#1988 Alain&Ayrton: Ayrton vince per lo scarto dei punti, Alain si arrende ai regolamenti

Aggiornato il: 3 giorni fa



Dal Gran Premio di Monaco del 1984 fino all’inizio del Campionato del 1988 ne è passata di acqua sotto i ponti per Senna e Prost, che in quel del Principato avevano solo pregustato un incontro ravvicinato in pista, prima che l’incessante diluvio costringesse Jackie Ickx a sospendere la gara. Il francese ha conquistato la totale leadership all’interno del team McLaren, grazie all’addio di Niki Lauda e ai due Mondiali conquistati tra l’85 e l’86, e a 33 anni è all’apice di una carriera che lo annovera di già tra i più vincenti di sempre.


Senna ha concluso la sua esperienza triennale con la Lotus, durante la quale ha assaporato l’indescrivibile gioia della vittoria, sei volte per la precisione, e si è affermato come un pilota velocissimo, in particolare sul giro secco; il brasiliano necessita solo di una macchina costantemente competitiva per consentirgli di lottare per ciò che più conta: il Mondiale, ovviamente.


L’occasione della vita per il nativo di San Paolo si presenta, per l’appunto, nel 1988.


Il team Campione in carica, la Williams, ha perso la fornitura di motori turbo da parte della Honda, in assoluto tra i marchi più affidabili per la produzione di propulsori in quel periodo.


Una storia che ha radici profonde.

Sabato 5 Settembre 1987 la Honda rompe il contratto con Frank Williams e annuncia il nuovo matrimonio con la McLaren. Il giorno precedente, durante la mattinata, la scuderia inglese aveva emesso una impeccabile nota che dichiarava:


"In seguito a un accordo comune fra la Williams e la Honda si è deciso di interrompere la collaborazione iniziata nel 1983 che ha portato a vincere venti Grand Prix ed il titolo mondiale costruttori nel 1986 (dovevano ancora vincere il campionato costruttori 1987). Abbiamo avuto delle ottime relazioni, ma siamo anche incentivati a cominciare una nuova avventura. Stiamo costruendo una vettura per il 1988 ed abbiamo deciso di avvalerci dei motori Judd aspirati di 3500 cc nella prossime stagione".


I motori Judd sono in realtà degli Honda 8 cilindri utilizzati nel campionato di Formula 3000. John Judd è un preparatore inglese che, lavorando su questi propulsori, sarà in grado di fornire tre team nel 1988. Sinora i motori sono stati montati con pezzi costruiti in Giappone, ma dal 1988 saranno prodotti interamente in Inghilterra e verranno utilizzati dalla Williams, dalla Ligier e dalla March.


Successivamente, in una conferenza stampa nel pomeriggio del 5 settembre 1987, i dirigenti della Honda hanno ribadito quanto già annunciato il giorno precedente dalla Williams. La Honda rompe il contratto con la Williams per una serie di motivi ben precisi:

  • La perdita del mondiale piloti nel 1986 a causa della lotta interna fra Mansell e Piquet;

  • I rapporti difficili fra il progettista della Williams, Patrick Head, e i giapponesi che forse volevano saperne di più dei segreti del tecnico inglese per quanto concerne telaio ed aerodinamica;

  • La convinzione della Casa giapponese di avvantaggiarsi appoggiandosi più ai piloti che non alle squadre.


Nel 1988 la Honda fornirà i motori alla McLaren di Prost e Senna, e alla Lotus di Piquet. Infatti, al termine dell'incontro, gli uomini della Honda presentano i loro nuovi collaboratori, Prost, Senna e il manager Ron Dennis della McLaren, tra brindisi, auguri e altre belle parole.


Lo sviluppo inaspettato degli eventi fa in modo che il motore voluto da Patrick Head fin dal termine del 1986, progettato da Katsumi Ichida, con la coppa dell'olio ribassata di 40 millimetri, non verrà mai utilizzato dalla Williams, bensì favorirà la creazione della McLaren MP4/4.


Schierati su un palco, impassibili e gentili, il progettista Goto, il responsabile della F.1 Sakurai, i direttori del vari servizi Yoshida e Hoguchi hanno letto una serie di documenti dai quali si è appreso quanto si era già saputo dal comunicato della Williams. E' stato poi annunciato che il motore aspirato ufficiale, per il 1989, è in fase di realizzazione, che sarà provato durante il 1988 e che dovrebbe debuttare nel 1989.


E' dunque in tale contesto, con un'auto che si rivela imbattibile, che la genialità e la costanza del francese si scontrerà con il talento cristallino e l’aggressività del brasiliano: il mondo dello sport è pronto per assistere ad una delle rivalità più accese della storia.


Secondo il regolamento imposto per l'annata 1988, la pressione di sovralimentazione consentita scende da 4 a 2,5 bar, con conseguente riduzione della potenza del motore, mentre la quantità di carburante immessa nei serbatoi delle vetture con propulsore sovralimentato è ridotta a 150 litri contro i 180 della stagione precedente. Per questo motivo bisogna realizzare motori con valori di corsa molto ridotti; ma dato che questa è l'ultima stagione in cui l'utilizzo dei propulsori sovralimentati è ammesso, i costruttori, eccetto la Honda, hanno deciso di utilizzare i vecchi materiali già esistenti, poiché proiettati verso i futuri progetti dei motori aspirati.


A Rio de Janeiro, l'8 marzo 1988, sul circuito di Jacarepaguà, dopo tre mesi e mezzo di riposo (con l'unica parentesi di un breve test sulla pista di Suzuka, in Giappone, per conto della Honda) per ritemprarsi fisicamente e per dimenticare lo stress di una stagione intensa ma sotto le aspettative alla Lotus, Ayrton torna alla guida di un'auto di Formula Uno.


Il programma iniziale prevede tre o quattro giorni di guida per il corridore di San Paolo, con Prost nel ruolo di osservatore di box, poi uno scambio di ruoli. Ma Ayrton, nella sua prima giornata di lavoro, con la vecchia McLaren-laboratorio, una Mp4/3B dotata di motore Honda, ottiene solo l'ottavo tempo in 1:34.04.


Tra l'altro, Prost non manca l'occasione per divertirsi un pò ai danni del compagno di squadra.


Infatti, durante il test svolto per provare le gomme, la McLaren porta solo un'auto. Alain è incaricato di percorrere solo pochi giri per controllare che tutto sia in regola, per poi lasciare l'incombenza a Senna, ma al rientro ai box, mentre i meccanici sostituiscono gli pneumatici, decide di tardare l'uscita dall'auto. Il motivo è semplice: il Professore ha visto Ayrton passeggiare nervoso ai box con il casco già indossato. Quando finalmente il francese decide di defilarsi, può sorridere di nascosto vedendo Ayrton gridare ai meccanici:

"Non è giusto! non è giusto".


Dopo le prove, Ayrton sostiene di non capire ancora la vettura.

I dirigenti della McLaren dunque, decidono di far proseguire i test ad Alain, giustificandosi con la necessità di avere dei parametri esatti sull'evoluzione e le possibilità della vettura con un pilota che ha provato per tutto l'inverno.


Per Ayrton doveva essere un ritorno sereno, graduale. Ma così non è stato.

I giornalisti lo incalzano, gli chiedono se per caso non si sente una seconda guida, ma lui rigetta ogni illazione, dichiarando:


"Io e Alain siamo alla pari, avremo materiale identico, È la vettura di scorta spetterà una volta a me, una volta a lui, in perfetta alternanza".


Il 22 marzo 1988 la nuova vettura, che era attesa per la mattina dopo essere stata spedita dall'Inghilterra, in realtà arriva solo alle ore 21:10, dato che rimane prima bloccata in dogana a Bologna, e successivamente in mezzo al traffico.

La scuderia inglese aveva prenotato la pista fino a tutta la giornata del 23 marzo; inoltre, dopo cinque giornate di bel tempo, proprio il 22 marzo le condizioni atmosferiche sono cambiate e sulla pista di Imola una pioggia insistente ha reso più difficili le prove delle squadre ancora impegnate nei loro collaudi.

Finalmente, il 23 marzo 1988 la nuova McLaren, progettata da Gordon Murray e Steve Nichols, presenta il modello MP4/4. Alain inizia le prove, e nota immediatamente che la McLaren ha prodotto un'auto che ha il potenziale per essere pressoché imbattibile:

"È assolutamente fantastica. Spero solo che Ayrton vada tranquillo, non dobbiamo mostrare al mondo ciò che abbiamo".


In effetti, Prost gira subito più veloce rispetto a tutti gli altri concorrenti addirittura di due secondi. Alla stampa il Professore confessa di sentirsi molto soddisfatto della nuova vettura, anche se si è sentito a disagio nell'abitacolo così stretto.


A questo punto, Dennis decide di portare Senna in un angolo del garage per invitarlo ad andare piano. Ciò che però il brasiliano non sa è che Alain non ha indicato ai meccanici che durante il test ha consumato le pastiglie dei freni; per questo, Ayrton, appena salito in auto, arrivato alla Tosa esce di pista, e molto lentamente torna ai box.


Durante l'inverno, comunque, Alain non è l'unico che si diverte a stuzzicare Ayrton; anche Nelson Piquet si prende gioco del connazionale. La ruggine tra Piquet e Senna è di vecchia data e risale all'anno passato, quando Nelson dichiarò:


"Finalmente la Lotus ha scelto il brasiliano giusto. Per diventare campioni del mondo, devono prendere un pilota capace di esserlo".


La risposta di Ayrton non si fece attendere:


"Se mai Nelson vincerà una corsa nel 1988, sarà per il lavoro che ho svolto io nella stagione precedente".


Le scaramucce proseguono quando a Rio, durante i test, alla domanda relativa alla sua assenza pubblica, Ayrton risponde:

"Ho preferito defilarmi per permettere a Piquet di apparire sulle pagine dei giornali".

Una battuta che non piace a Nelson, che sornione risponde:


"Senna non si è fatto vedere perché avrebbe avuto problemi spiegare come mai a lui non piacciono le donne".

Lo scambio di battute, nato forse per gioco, si scatena in una vera e propria tempesta mediatica, fino a che Senna decide di querelare Piquet, e assistito dall'avvocato Geraldo Gordilho, davanti al giudice Joao Antonio da Silva, accusa Nelson di diffamazione.


Addirittura, a furia di scavare i giornalisti brasiliani pubblicano una notizia chiaramente falsa risalente al Gran Premio d'Italia a Monza nel settembre 1987. Secondo questa presunta storia, la bella Marjorie Andrade, che accompagnava Senna, era solo una ragazza noleggiata presso un escort service di lusso per far fare bella figura ad Ayrton, e che il bel brasiliano Junior che prima accompagnava sempre Senna, era sparito dai circuiti per precisa volontà della famiglia di Senna, stanca di tutte le voci che giravano sull'omosessualità del figlio.


Il presunto amante di Ayrton sarebbe Americo Jacoto Junior, amico d'infanzia e segretario personale del connazionale brasiliano. Un amico che, a causa delle forti pressioni della famiglia, era effettivamente stato costretto ad abbandonare il suo lavoro a fianco di Ayrton, facendogli mancare un punto di riferimento fondamentale.


Ma il 17 marzo 1988, a smentire tali insinuazioni è proprio la modella Marjorie Andrade, che rilascia un'intervista al settimanale brasiliano Machete:


"Con Ayrton ho avuto una storia durata sette mesi. Una vera passione, è stato molto bello ma oggi è tutto finito. Ogni commento su di lui è pura calunnia. Ayrton è un vero maschio, è l'uomo col quale mi sono identificata di più".


"Guadagno un milione e mezzo di dollari l'anno, non ho alcun bisogno di farmi pagare per cose del genere".


Tuttavia, la notizia della presunta omosessualità di Ayrton, in quel marzo del 1988 oramai ha già fatto il giro del mondo, tant'è vero che addirittura le organizzazioni omosessuali brasiliane fanno sapere di volersi presentare al circuito con un grande striscione rosa con su scritto:


"Ayrton siamo con te contro la discriminazione".


Ma la polizia risponde prontamente che appoggi del genere non saranno ammessi dentro l'autodromo.


A Jacarepaguà, sede del primo gran premio stagionale, incalzato dalle domande sulle accuse di omosessualità riferite a Senna, Nelson risponde semplicemente:

"Ma io l'ho detto così per dire, come di una persona a cui non piacciono i cani".


Prima di passare ai campi di gara proseguono senza sosta le polemiche, poiché il neo-pilota della Lotus, dopo essersi lasciato sfuggire l'infelice dichiarazione sulla vita privata di Senna, passa all'attacco di tutti i grandi della Formula Uno, a cominciare da Enzo Ferrari: in un'intervista apparsa sul numero di Playboy brasiliano emerge una dichiarazione di Piquet, secondo cui Ferrari ha 90 anni e non è più in grado di gestire l'azienda, e la Formula Uno non vede l'ora di liberarsene; poi rincara la dose dichiarando che le Rosse di Maranello non hanno alcuna possibilità di vincere quest'anno il mondiale, data la divisione del lavoro tra la fabbrica inglese e quella italiana.

Dopodiché è il turno di Prost, etichettato come "quello che ha fatto più fesserie nella Formula Uno".


E anche di Mansell, "maleducato e con una moglie brutta".


Ne ha ancora anche per Senna, definito uno che "passa più tempo a giustificare gli errori che non mettere a punto la macchina".


Oltre ad un Piquet con la lingua lunga, continuano imperterrite le proteste di Prost contro il numero elevatissimo di concorrenti, che costringono la Federazione a dover organizzare delle pre-qualifiche:

"Forse stavamo meglio quando stavamo peggio. Voglio dire che qualche anno fa quando il turbo aveva cominciato a schiacciare tutti gli altri motori si stentava a mettere insieme il numero minimo di concorrenti. La Formula 1 sembrava destinata a ridursi ad un gruppetto di quattro gatti assatanati di velocità e pericolo. Adesso invece eccoci qui in sovra numero grazie al ritorno in massa dei motori aspirati. La confusione di trentuno macchine iscritte, l'umiliazione per molti di sparire dalla scena prima ancora della corsa, tanti pericoli in più in agguato ad ogni curva. Volevano far tornare la Formula 1 alla portata di tutti e ci sono riusciti ma penso anche che molti si siano illusi, qui c'è troppa gente che non ha speranze, che non combinerà nulla, che farà solo caos e confusione".

Infatti, essendosi iscritte al campionato ben diciotto scuderie, per il totale di trentuno piloti, è stata istituita nuovamente una sessione di pre-qualifiche, da disputarsi durante le prove libere del venerdì, in modo da ridurre a trenta (numero massimo previsto dal regolamento) i piloti che avrebbero preso parte alle qualifiche vere e proprie.


Ma nonostante le polemiche sulla sua vita privata e i dubbi derivanti dal fatto di aver provato poco la nuova McLaren, proprio nel suo Brasile Ayrton centra la pole position, e alla TV brasiliana si lascia andare anche lui a delle dichiarazioni al veleno:


"Che bello essere in pole position sul circuito intitolato a Piquet".


I collaudi della McLaren erano stati talmente positivi che Ron Dennis, il 27 marzo 1988 si era sbilanciato in una serie di previsioni allarmanti:


"Senna e Prost possono vincere tutte le gare. Non faremo delle tattiche per questo campionato, cercheremo solo di arrivare sempre primi. Questo è il nostro obiettivo".

L’inizio di stagione conferma la netta superiorità delle McLaren sulla concorrenza.


Il giorno della gara, quando sta per accendersi il semaforo del via, Ayrton alza il braccio.


Tutto si ferma.


Partenza rinviata.


I meccanici della McLaren armeggiano sul cambio che si è rotto, ma non c'è niente da fare lì su due piedi e col poco tempo a disposizione. La partenza viene rimandata di tre minuti e la McLaren di Senna viene riportata ai box.


Nonostante le indicazioni del suo capo meccanico Neil Trundle e del regolamento che lo vieta, Ayrton prende il muletto, si schiera all'uscita dei box e quando tutti sono partiti, parte anche lui.

Ultimo.



Senna viaggia come un fulmine e si trova sempre a 30, 33, anche 35 secondi da Prost che è in testa.


Tutti si chiedono, ce la farà mai a recuperare?

Ce la fa, eccome se ce la fa. Al ventesimo giro, ad un terzo di gara compiuto, è già alle spalle del suo compagno di squadra. Ci si prepara ad assistere al primo scontro tra titani, e invece al ventiseiesimo giro ecco una bandiera nera che sventola col numero 12.


Senna deve fermarsi subito, lui inizialmente ignora la bandiera, ma poi dai box gli dicono di rientrare. La squalifica è immediata.

I regolamenti parla chiaro: Senna non poteva cambiare macchina nemmeno partendo per ultimo dai box.


Peccato, la gara in questo modo perde uno dei protagonisti principali, anche se, dato che il pubblico era entusiasta per la sua rimonta, per gran parte della gara i commissari lasciano correre Ayrton fino al raggiungimento della seconda posizione.


"Quando ho cercato di innestare la marcia al via, mi sono accorto che il leveraggio del cambio era bloccato. Ho alzato le braccia e la corsa è stata fermata. Volevo correre con la mia vettura e ho chiesto ai meccanici di ripararla, pensando che tutta la procedura di partenza sarebbe stata ripetuta, almeno quindici minuti più tardi. Invece lo starter ha fatto riprendere subito e io ho cambiato la monoposto".


"Mi hanno fatto prendere tanti rischi, non potevano decidersi prima?"


Ne approfitta Prost, che vince tranquillamente in casa del compagno di squadra:


"La corsa è stata facile. Questa è la miglior McLaren che abbia mai guidato. Avevo avuto problemi nelle qualificazioni, via in gara tutto è stato perfetto. La tattica era quella di prendere un buon margine di vantaggio e cambiare una sola volta le gomme. Ho anche guidato al risparmio nel finale, tanto sapevo che potevo accelerare quando volevo. Berger non mi ha mai preoccupato. Siamo forti".


L'unica preoccupazione per Alain è rappresentata... dal baciatore.


Protagonista tal J. Moura, soprannominato el beijoquelro, un personaggio famoso in Brasile per i suoi continui tentativi di sottoporre alle proprie effusioni le star dello spettacolo e dello sport. Durante la seconda partenza del Gran Premio il signor Moura è spuntato all'improvviso in pista, mettendosi a correre in mezzo alle vetture che avevano già i motori in moto. Ha raggiunto la McLaren di Prost, si è chinato e ha baciato il casco del pilota francese, esterrefatto per l'inattesa apparizione. Il baciatore è poi scappato.

Raggiunto dai poliziotti si è messo in ginocchio e ha detto:


"Volevo baciare Senna, ho sbagliato macchina".


Portato fuori a braccia, è poi ricomparso come un fantasma in sala stampa cercando di compiere la sua azione preferita sul volto di un giornalista italiano. Anche in questo caso è stato allontanato con la forza, mentre diceva:


"Vi amo tutti".


Terminato il primo Gran Premio dell'anno in terza posizione, Piquet torna a parlare dell'intervista rilasciata a inizio anno, e scherzandoci su, spiega cos'era successo realmente:

"Ma che esagerato e ma che rimbambito. Qui bisognerà capirsi una volta per tutti perché a me piace, è sempre piaciuto, stare in compagnia dei giornalisti. Stare con loro mi insegna anche a capire tante cose di altri paesi, spesso sono persone intelligenti, di buona compagnia, allegri. Però quando uno a cena o in un dopocena parla a briglia sciolta, sintetizzando i concetti con modi di dire sbrigativi e poi se li ritrova stampati nella stessa maniera, ben allora viene voglia di cucirsi la bocca e non parlare più. Ma io anche se mi arrabbio, poi non sono capace di fare così".


"Cominciamo da Ferrari. Io ho detto che è un gagà, parola brasiliana che significa, diciamo così, persona un po' appesantita dall'età. Adesso viene fuori che gli ho dato del rimbambito. Ma per carità, stimo molto l'ingegner Ferrari e non era questo il senso di ciò che ho detto. Ferrari ha 90 anni, può essere vispo e arzillo finché si vuole, ma non è certamente il Ferrari di trenta o quaranta anni fa. Il Ferrari di allora, voglio dire con la freschezza e la grinta di allora, non avrebbe fatto il papocchio che ha fatto prendendo Barnard ,il quale aveva detto chiaro e tondo fin dall'inizio di non amare l'Italia e di non voler lavorare in Italia. Lo ha preso lo stesso e ora ne paga le conseguenze di avere due gruppi di lavoro, lontani e credo anche in lotta fra loro".


Poi, riguardo la moglie di Mansell, e sul pilota britannico, dichiara:

"Anche qui, quanto casino! Mi hanno chiesto chi erano le donne più belle della Formula 1 e io ho risposto innanzi tutto Caterina, la mia compagna, e poi nell'ordine ho nominato: Rita Cheever e Susy Patrese. Qualcuno mi ha buttato lì: e la signora Mansell? No, non mi pare una gran bellezza ho risposto. Se ora volete giocare a mettermi in mezzo, beh fate pure, io non ci sto. Su Mansell invece ho detto quello che pensavo; e cioè che secondo me piuttosto che perdere il mondiale facendosi battere in pista, preferì uscire di scena con l'incidente".

"L' incidente è stato certamente vero ma le conseguenze mi pare siano state un po' esagerate. Mentre ripartiva dall'aeroporto di Nagoya rilasciava interviste, poco tempo dopo il ritorno in patria fu visto giocare a golf nel suo club, un meccanico della squadra che lo aveva soccorso mi disse che non era per niente grave. Che cosa dovrei fare? Dire il contrario?"


E riguardo Prost sottolinea:


"Avrò parlato mezz'ora magnificando le doti e i pregi di Alain e ora viene fuori che ne ho parlato male. E' vero invece il contrario. Prost è un pilota bravissimo. Ma commette anche lui errori. Se avessi una mia scuderia, assumerei Prost e Senna. Ayrton è bravissimo, non ha ancora vinto un Mondiale e ha tanta voglia di vincerlo. Ciò detto sono poi pronto a ripetere le critiche che gli ho già fatto. E che non sono quelle che tutti avete gonfiato, ma altre: un mese fa dissi che invece di trovare scuse per giustificare la sua lontananza dalle piste avrebbe fatto meglio a dedicarsi un po' di più al collaudo della sua nuova macchina. Punto e basta".


Poi conclude dicendo:


"La Ferrari non vincerà certo il Mondiale se continuerà a restare indietro come in Brasile. E lo stesso si può dire della Lotus. Ma tutto può cambiare perché tutti cercano di migliorare e spesso ci riescono. I bilanci si fanno dopo, non prima".

Allora, è tutta colpa dei giornalisti? Nelson risponde:

"No, non dico questo. Dico però che a volte c'è qualche giornalista che di un semplice fiammifero acceso fa un incendio. Parliamoci chiaro: le cose che io ho detto sono le stesse che sento sempre dire dagli stessi giornalisti. Su Prost, su Ferrari, su tutti. Poi io ci faccio sopra una risata e tutti le attribuiscono a me. Fa comodo così, se le si fanno dire a un campione del mondo si tramutano in bei titoli. Sono le leggi della comunicazione? E diciamo che lo sono. Ma il senso, il tono e il modo con cui posso aver detto certe cose o avere solo acconsentito ad altre, era ben diverso. Sia ben chiaro: l'ingegner Ferrari non lo ritengo affatto uno scemo, non mi è mai passato per la testa. Ma con l'età è avanti e lui non è più quello di prima. Questa non è un'offesa come la si vuole far sembrare".

Intanto, mentre il buon Nelson spiega cosa realmente è accaduto, discolpandosi dalle accuse subìte, il 21 aprile 1988, mentre sono in corso dei test a Monza, Ayrton è protagonista di un impressionante e drammatico incidente, mentre con la sua McLaren sta simulando un Gran Premio.


L'episodio è avvenuto alle ore 18:05, quando il brasiliano sta compiendo il quarantatreesimo del cinquanta giri in programma. Il pilota brasiliano sta uscendo in piena velocità, circa 270 km/h, in sesta marcia dalla seconda curva di Lesmo. La monoposto si è intraversata, ha compiuto un paio di testacoda e poi è andata a sbattere con la fiancata destra contro i guardrail. La ruota anteriore si è divelta, quella posteriore si è schiacciata, il musetto è volato ed intorno si sono sparsi decine di pezzetti.


Ayrton è poi rientrato ai box, seduto sul sedile posteriori di un'Alfa 33, e ha raccontato l'incidente:


"Che spavento. Mi sono salvato per un miracolo. Come crash test è stato quasi il massimo. Bisogna dire che queste vetture sono robuste. Per fortuna comunque non sono andato a picchiare di muso. Già da parecchi giri in quel punto la vettura scivolava. All'ultimo passaggio è partita per la tangente e non sono riuscito a controllarla".


L'uscita di pista ha interrotto il test, tuttavia la McLaren ha avuto comunque indicazioni positive da cui prendere spunto:


"Incidente a parte sono soddisfatto. Ad Imola ci giocheremo la vittoria. Per quanto mi riguarda, parto con l'handicap dopo quanto è successo in Brasile, quindi dovrò cercare di recuperare sia sul mio compagno di squadra Prost che sugli altri avversari".


A Imola, Ayrton in qualifica rifila oltre tre secondi di distacco al terzo classificato, Nelson Piquet.


La McLaren domina le qualifiche con una superiorità schiacciante. L'unico che si avvicina alla prestazione del brasiliano è Prost, che però dista sette decimi dalla pole. Va anche peggio alla Ferrari, che con Berger si qualifica oltre tre secondi e mezzo. L'austriaco, deluso dal risultato, non nasconde il disappunto:


"E' triste lavorare così tanto per poi scoprire di essere andati indietro. E' finito purtroppo il mito della macchina di vertice, forse una macchina così tanto varrebbe impacchettarla e rispedirla a casa".


Terminate le qualifiche, scoppia un piccolo giallo.


Quando le macchine di Senna e Prost sono sottoposte alle consuete verifiche al termine delle prove, le operazioni dei commissari, abitualmente rapide, si sono intoppate mandando le cose per le lunghe. Il fondo delle due McLaren non sarebbe risultato regolare, ma alla fine di lunghe discussioni tutto si è risolto con una promessa della scuderia inglese di mettere le cose a posto. La Federazione aveva già avuto a Rio il sentore che qualcosa fosse ai limiti della regolarità, poiché dopo il Gran Premio era stata emanata una circolare per ricordare a tutte le scuderie che il fondo doveva essere corrispondente alle caratteristiche di una norma emanata nel 1984, e che probabilmente molti ritenevano caduta in disuso. La norma sul fondo piatto era stata introdotta per porre fine all'utilizzo dell'effetto suolo che all'epoca era diventato un artificio aerodinamico efficientissimo ma pericoloso.


Ora, se qualcuno fosse riuscito a riprodurre oggi almeno una parte di quel magico effetto, avrebbe potuto guadagnare in pista consistenti margini cronometrici. Non è questo il caso della McLaren, visto che le due macchine non vengono squalificate dalle prove.


Al via Senna mantiene agevolmente il comando della corsa, mentre Prost parte molto male, dopo aver rischiato addirittura di far spegnere il motore. Il francese rimonta molto rapidamente dalla sesta posizione fino alle spalle del suo compagno di squadra, che però a questo punto risulta imprendibile.


Senna conduce quindi fino al traguardo, vincendo la prima gara con la McLaren davanti a Prost e Piquet.


Nel dopo gara, Alain e Ayrton vengono intervistati uno a fianco all'altro.

Il pilota francese esordisce così:


"Purtroppo l'unico problema del nostro motore Honda riguarda il via. Bisogna tenerlo su di giri, in maniera precisa. lo non ci sono riuscito e sono avanzato a singhiozzo, tanto che mi hanno superato in quattro. Questo ha compromesso il mio risultato in quanto, onestamente. era difficile raggiungere Senna se non commetteva errori, come ha saputo fare. In ogni caso ho un risultato in più all'attivo e mi sento tranquillo".


E Ayrton ribatte dicendo alla stampa:


"E' bella ed è corretta la lotta con Alain. Nessuno dei due crea problemi di traffico all'altro, perché andiamo entrambi veloce non ci doppiamo mai. Davvero il traffico in pista delle vetture lente è l'ostacolo più serio che ci è toccalo incontrare a Imola. Io ho persino toccato la coda di un'auto. Certo che è bello correre così: nel passato io dovevo sempre dare la caccia a qualcuno, adesso sono gli altri che devono dare la caccia a me".


I giornalisti chiedono ad entrambi se non hanno paura di uccidere il campionato mondiale:


"Io credo che la nostra sfida tecnica sia un grosso motivo di interesse. Proprio il fatto che siamo così avanti a tutti è qualcosa di sensazionale, di interessante per chi ama davvero la scienza dell'automobilismo veloce, non la lotteria", risponde Alain.


Ma c'è un segreto?


"Non facciamo ridere. Casomai la completezza del settore tecnico. Ma queste sono cose che tutti possono verificare, e cercare di riprodurre a casa loro", ribatte invece Ayrton.


Non vi annoiate a vincere cosi facilmente?


"Credo che tra il vincere facilmente e il lottare rabbiosamente per perdere, sia preferibile la prima opzione. A costo di essere banale dico che un'auto perfette e noiosa è migliore di un'auto imperfetta e divertente. Ma poi la mia auto è noiosa per voi. non per me".


Conclude poi Alain.

Ed ecco giungere la domanda che tutti si stanno facendo.


Scoppierà la rivalità fra voi due?


Risponde prima Prost:


"Non ci conosciamo ancora bene, io e Ayrton. Ma sinora tutto procede a meraviglia".


Gli fa eco Ayrton:


"Alain è un compagno perfetto, per me l'esperienza di stare in squadra con lui è già magnifica".


Pochi giorni dopo, il 12 maggio 1988, a Le Castellet in Francia, durante dei test privati la McLaren stabilisce il nuovo record del circuito, con Prost che gira in 1:05.19 seguito da Senna in 1:05.93, pur avendo lungamente provato il nuovo cambio trasversale.


Il vantaggio della McLaren sugli avversari è imbarazzante.


Dopo un inizio così dominante, tutto lascia presagire un nuovo facile trionfo della McLaren a Monaco.


Tuttavia, il Gran Premio corso tra le stradine di Monte Carlo mostra un Ayrton ben lontano dalla capacità di gestione delle situazioni richiesta in tali contesti, specialmente se devi misurarti con un Campione del Mondo; questo, nonostante durante le qualifiche Ayrton rasenti la perfezione, rifilando distacchi abissali al compagno di squadra:


"Qualche volta penso di sapere alcune delle ragioni per le quali faccio il mio lavoro. Montecarlo ’88, sessione di qualifica, sabato pomeriggio: ero già in pole position, prima di mezzo secondo, poi di un secondo e andavo, andavo, andavo sempre più forte. In poco tempo ero due secondi più veloce di chiunque altro; stavo guidando istintivamente, ero in un’altra dimensione, in un tunnel, ben oltre la mia capacità razionale. In quel giorno mi sono detto: è il massimo che posso raggiungere, non c’è margine per qualcosa in più. Non ho mai più raggiunto quella sensazione da allora".


Durante la sessione del sabato, Prost fa registrare un tempo di 1:26.90; Ayrton risponde attraverso un crono di 1:24.40; dopodiché Prost ci riprova e scende sul 25.4, ma Senna infligge il colpo finale con uno straordinario 1:23.90. Il volto impallidito e incredulo di Prost alla fine della qualifica dice tutto: il francese semplicemente non riesce a capire come e dove Ayrton abbia tirato fuori quel tempo sul giro.


La supremazia McLaren-Honda sembra attaccabile solo da eventuali imprevisti e da nessuno degli altri avversari in pista. La sfida è evidentemente solo tra i due piloti della McLaren. I giornalisti insinuano che nel circuito che ha visto trionfare più volte Alain, in quest'occasione sia difficile mantenere il primato in maniera incontrastata. A tal riguardo, Alain confessa che:


"So perfettamente che sarà il Gran Premio più difficile ed impegnativo degli ultimi anni. Per la prima volta ci saranno 26 vetture alla partenza. Un folla per un circuito come questo stretto e tortuoso. Sorpassi proibitivi, dunque, anche in considerazione che il livello medio delle prestazioni delle monoposto si è alzato".

"A dire il vero avrò il mio da fare quando verrà data la partenza, visto quanto è successo ad Imola dove mi sono lasciato sorprendere. Il motore Honda, in effetti, ha un solo problema proprio in questi frangenti, in quanto bisogna tenerlo ad un numero di giri elevato ed esatto per evitare un calo improvviso che ti può bloccare sulla griglia. Nello stesso tempo mi rendo conto che se ci sarà un'occasione per superare Senna senza grandissime difficoltà sarà quella del via".


Parlando del compagno di squadra e della sua incredibile pole position, Alain professa una frase che diventerà maledettamente vera il giorno successivo:


"Prende troppi rischi".


Forse è vero, Senna prende troppi rischi, talvolta inutili, soprattutto considerando la supremazia della McLaren sugli avversari. Tuttavia, si è confermato invece un divario netto e superiore alle previsioni fra i due compagni di squadra sul giro secco.


Un secondo e mezzo fra i due è tanto e, fortunatamente per Prost, non corrisponde alla differenza in metri sulla griglia di partenza, che è sempre la stessa.


Alain tende a sminuire la gravità del fatto, cioè il divario dal suo compagno di scuderia, ma molti iniziano ad avere l'impressione che Senna sia destinato a vincere la gara in solitaria. L'idea comune ai box è che Prost debba solo sperare in uno errore di Senna.


Tutto ciò non fa che aggravare la posizione della Ferrari, perché è vero che la seconda fila conquistata è una boccata di ossigeno, una spinta psicologica importante in un momento di grande confusione e di grandi rivalità all'interno della Casa, ma è anche vero che Senna ha rifilato più di due secondi e mezzo Berger.



Proprio a proposito di quanto detto, Gianni Agnelli, appena uscito dal tendone della Ferrari, viene fermato da un giornalista trafelato che gli ha sbarrato la strada:


"Avvocato, ma insomma: queste benedette azioni Fiat quando si decideranno a riprendere quota? Sa, io ne ho un bel po'...".


Esclama il giornalista.


"E allora pensi a me che ne ho più di lei di azioni", ringhia l'Avvocato.

A quel punto si tenta di raddolcire il presidente della Fiat che ogni anno, a Montecarlo, per il Gran Premio arriva nelle ore più strane e con i mezzi più insoliti nel tentativo, sempre terribilmente inutile, di depistare i curiosi. Così prima di chiedergli delle magre prestazioni della Ferrari, i giornalisti prendono il discorso alla lontana portandolo sull'argomento Honda:

"Sono bravi, non c'è proprio niente da dire".


Ma a Maranello regna la confusione. Addirittura, i motori modificati che dovevano arrivare venerdì notte non sono arrivati, per stessa ammissione di Harvey Postlethwaite:


"I motori sono gli stessi che avete visto fino ad oggi, abbiamo solo cambiato la mappatura elettronica ma questo è normale, si fa in ogni corsa perché ogni corsa è diversa dalle altre. Direi che il miracolo dipende solo dal fatto che in queste prove tutto è andato per il verso giusto, tutto è filato liscio, nessun inconveniente a Berger, nessuno ad Alboreto. E allora i valori si sono ristabiliti, perché gli unici che possono stare dietro alle McLaren siamo noi".


Già, gli unici che possono almeno provare a stare dietro alle McLaren sono le Ferrari.


Al via della gara Ayrton prende il comando; Alain invece sbaglia una cambiata e perde alla prima curva la seconda posizione in favore di Berger.



Il francese impiega ben cinquantaquattro giri prima di riprendersi la seconda posizione. Nel frattempo dai box segnalano ad Ayrton l'avvenuto sorpasso del compagno di squadra ai danni di Berger.



Ayrton dunque decide di spingere sull'acceleratore, dato che il compagno di squadra sta iniziando a guadagnare terreno, nonostante l'abissale distanza tra i due. A 15 tornate dal termine Ron Dennis urla alla radio del pilota brasiliano:

"Rallenta, non ti prenderà mai. Rallenta".


Ma non c'è verso che il team principal possa convincere Ayrton a rallentare. Così, al 67° giro si consuma il dramma: il pilota brasiliano sbaglia la curva del Portier e vola contro le barriere.


L’errore che gli costa il ritiro, commesso a pochi giri dal termine mentre aveva quasi un minuto di vantaggio sul suo compagno di squadra, è un invito all’intera opinione pubblica a fargli piovere critiche di ogni genere addosso.

Ayrton, deluso ai sé stesso, abbandona l'auto e si incammina verso il suo appartamento, situato in Boulevard Princess Grace, non lontano dal Portier, dove rimarrà per ore chiuso a pensare. Passerà infatti diverso tempo prima che Ayrton decida di rispondere alle innumerevoli telefonate di Jo Ramirez, e tra le lacrime ammette:


"Non so come sia successo. Ho sfiorato appena l'interno della curva o la barriera, e l'auto è saltata, il volante è sfuggito dalle mie mani e in una frazione di secondo stavo picchiando contro l'esterno della pista. Devo essere il più grande idiota di tutto il mondo!".



Nel frattempo Alain, raggiante, dichiara ai giornalisti:


"Ho vinto perché Ayrton si è fermato, d'accordo, ma io ero li, pronto. E quando l'ho passato ho pensato ai punti miei e della McLaren e mi sono scoperto felicissimo. Questo è lo sport, è la competizione. Non so cosa gli sia accaduto, voglio che ne parli lui, ogni mia frase potrebbe essere interpretata male. Io ho corso per il secondo posto dopo che in partenza ho mancato il passaggio dalla prima alla seconda: ero schizzato avanti benissimo, mi sono fatto passare da Berger. Da li ho cominciato a pensare al secondo posto da prendere e tenere assolutamente. L'auto di Berger perdeva olio e acqua, ogni tanto staccavo di tre-quattro secondi per non rischiare ed anche per pulirmi la visiera con i guanti".


"Avevo deciso di cercare di passarlo nella seconda parte della gara, ho fatto cosi. Forse lui ha pure commesso un errore d'inserimento di una marcia, quando l'ho superato. Sin li ero soddisfatto di me, da uomo, poi sono passato alla felicità da bambino: si, quando ad un certo punto mi sono trovato primo. Avevo problemi ai freni posteriori, non una cosa grave, però sempre una cosa noiosa. Bastava riposare ogni tanto, cioè non forzare al massimo, e tutto filava liscio. Possibile che anche Senna li abbia avuti, e più gravi, sino all'incidente. Lui deve avere pennellato un po' troppo la pista. Ha chiuso la curva a destra, ha toccato con la ruota anteriore ed ha perso il controllo della vettura".



Dopo qualche ora, anche Ayrton ammette le sue colpe, parlando con un giornalista brasiliano che riporta le sue parole ai colleghi:


"Sì, è stato un mio errore. Ero felice, sapevo che Berger aveva passato Prost, mi sognavo già campione del mondo. Poi Prost è diventato secondo, ha fatto alcuni giri velocissimi, gli ho risposto. Ho di nuovo ristabilito il mio vantaggio, e mi sono deconcentrato. Ho tardato la frenata, ho picchiato da una parte, ho perso il controllo dello sterzo, ho picchiato dall'altra, ed è finito tutto".


"Avevo perso il ritmo. Quando manca la concentrazione tutto diventa più difficile. Avevo già rischiato di finire fuori due o tre giri prima, e purtroppo è capitato nuovamente e non sono riuscito a rimanere in corsa. Mi dispiace moltissimo perché ci tenevo a vincere a Montecarlo e volevo assolutamente recuperare punti in classifica. Prost dice che il campionato per lui ormai è in discesa. Io rispondo che la stagione è ancora molto lunga e tutto potrà capitare".


Con la squalifica subìta in Brasile e il ritiro nel Principato, inframmezzati dal successo di San Marino, fanno due zeri in tre gare, e un gap di 15 punti da Prost.


Pochi weekend e Ayrton è già di fronte ad un bivio: se non reagisce immediatamente, ne va della sue chance di vincere il titolo e del suo peso politico all’interno del team, dove il solo appoggio della Honda potrebbe non essere più sufficiente per garantirgli parità di trattamento.


Intanto, in Messico scoppia un altro giallo riguardante la McLaren e...la Ferrari.


Sembra infatti che gli uomini di Maranello, a Rio, abbiano preso un ingegnere sconosciuto nell'ambiente e lo abbiano mandato a curiosare nei box altrui, accompagnato da due nipotini, cercando di comprendere soprattutto il funzionamento dei cassoncini di aspirazione del motore Honda montato sulle McLaren.


Poi ci sarebbe stato un meeting durante il quale si fa strada un'ipotesi: che dentro quei cassoncini ci fosse il trucco per avere più cavalli e andare più forte. Ma in che modo?


Beffando la valvola che dovrebbe aprirsi quando il turbo fornisce più di 2,5 atmosfere di pressione, e che invece fa i capricci sulla Ferrari, aprendosi prima e declassando la potenza. In pratica, secondo quanto ipotizzato dagli ingegneri della Ferrari, i giapponesi avrebbero realizzato questo giochetto creando dentro il cassoncino un effetto Venturi, cioè una strozzatura che fa accelerare il flusso d'aria compresso dal turbo ma che la fa anche abbassare di pressione. In altre parole, dentro il motore Honda l'aria entra a 2,7 di pressione, supera la strozzatura abbassandosi a 2,5 di pressione proprio davanti alla valvola che così non si apre, e poi riprende quota a 2,7 al momento di entrare nei cilindri.


Due decimali di pressione in più quanti cavalli possono produrre?


Cinquanta cavalli secondo i tecnici e sono appunto quei cinquanta cavalli che la Honda ha in più.


Alla Ferrari si mettono subito al lavoro, ora finalmente sanno come recuperare i cavalli perduti. Le facce non sono più tanto scure, per Montecarlo le novità Ferrari erano già attese in pista, invece, come detto, le novità non arrivano in tempo e la Ferrari rimedia un distacco pesante.


Alla vigilia del Gran premio del Messico viene divulgata la notizia delle novità bomba della Honda ed il caso diventa di attualità, al punto che i commissari tecnici della Federazione Internazionale, dopo la prima giornata di prove, dominata come sempre da Senna e da Prost, prelevano una delle McLaren e la controllano in lungo e in largo, arrivando perfino a infilare occhi e mani dentro i cassoncini sospetti attraverso l'attacco della valvola.



Tutti si aspettano il colpo di scena, i giapponesi colti con le mani nel sacco, i visi orientali cosparsi di rossore, tutti gli altri che si fregano le mani dalla gioia. E invece niente.


Il responso è che tutto è regolare, come il minuto di distanza al traguardo tra la McLaren di Prost e la Ferrari di Berger.


Il desolato Harvey Postlethwaite può solamente confessare:


"Non ci aspettavamo che qui potessero andare ancora così forte. Abbiamo recuperato un secondo di distacco, ma la differenza è ancora notevole".


Successivamente si scopre che una valvolina da quattro soldi che misura il consumo di carburante ha giocato un'amara beffa alla Ferrari. Infatti, inspiegabilmente verso metà gara, Berger è arrivato a poco più di due secondi da Senna e i suoi tempi sul giro davano l'impressione nettissima che di lì a poco avrebbe preso il pilota brasiliano. Invece tutto d'un tratto Berger rallenta e arriva al traguardo con 57 secondi di distacco da Prost e 50 da Senna:


"Credevo di poter almeno avvicinarmi a Senna. Invece da metà gara mi sono accorto che i consumi di carburante erano fuori dalla norma e così ho dovuto tirare i remi in barca per riuscire a mantenere la posizione. Questo mi preoccupa molto perché su questa pista non avrebbero dovuto esserci guai di questo genere. Chissà che cosa potrà succedere a Montreal dove normalmente il consumo della benzina è altissimo e determinante".


La sorpresa viene a galla durante le verifiche tecniche del dopo-gara quando con una pompa sono stati tirati fuori tanti di quei litri di benzina da far sbiancare gli ingegneri della Ferrari. Tutti i tecnici avevano infatti un po' di paura sul consumo per una ragione molto semplice: al di là delle dichiarazioni ufficiali, i motori della Ferrari impiegati a Città del Messico offrivano molti più cavalli, di conseguenza anche i consumi che prima non spaventavano la Ferrari sono diventati all'improvviso uno spauracchio.


Così il computer di bordo era stato riprogrammato con una certa prudenza, senza immaginare che una valvola impazzita si sarebbe messa all'improvviso a segnalare delle cifre sbagliate.


Tuttavia, c'è da sottolineare che anche le magiche McLaren hanno avuto qualche problemino con i consumi, a dimostrarlo il fatto che mai si era visto l'ingegner Goto così agitato al muretto dei box fino a quel Gran Premio, e così indaffarato a segnalare ai suoi piloti di andare meno forte di come stavano andando.


Non sembra invece avere preoccupazioni Prost, che sul podio sente suonare nuovamente la Marsigliese, prima di innaffiare con lo champagne i colleghi sugli scalini più bassi del podio. E' la trentunesima volta che il francese conquista una vittoria, dovrebbe essere abituato, ma ogni volta è una gioia nuova, diversa, specie adesso che ha un compagno di squadra in grado di contrastarlo, come forse neanche Niki Lauda a suo tempo.


Bisogna attendere il pilota della McLaren almeno una ventina di minuti, affinché si liberi delle lunghissime interviste televisive. Dopo la gara, Prost appare stanco ma non distrutto dalla fatica:


"E' stata una gara durissima perché molto tirata ed impegnativa. La differenza fra me e Senna si è fatta tutta alla partenza. Dopo aver preso due via disastrosi ad Imola e Montecarlo, finalmente mi è andata bene e questo è stato il segreto del successo. Ho tirato sempre al massimo, al limite dei consumi di benzina in quanto il brasiliano non mi ha mai mollato e non c'è stato certamente gioco di squadra".


"Certo 18 punti di vantaggio dopo quattro corse sono un bel margine. Ma non credo che questo sarà un mondiale in discesa per me. Forse ho un solo avversario in Senna, ma è anche un rivale che va forte e dispone della mia stessa vettura. Non potrò permettermi alcuna distrazione".


Mentre Ayrton, accasciato su un divano, ha ammesso di non avere avuto la possibilità di attaccare il primo posto:

"Sono stato sconfitto in partenza. Quando ho innestato la seconda marcia schiacciando al massimo, si è aperta la valvola pop-off e sono rimasto praticamente surplace, tanto che mi hanno passato pure Piquet e Berger. Ho recuperato subito, prima della conclusione del primo giro, ma era già tardi per agguantare Prost che ha marciato su un ritmo perfetto. Solo se avesse fatto uno sbaglio avrei potuto raggiungerlo. Comunque non mi abbatto, lotterò sino alla fine. In fondo abbiamo ottenuto una vittoria netta ciascuno, lui in Brasile, io ad Imola. Qui e a Montecarlo ì risultati sono stati condizionati dalla fortuna".


Passato il Gran Premio corso in Messico, dove al via Prost prende la testa della corsa, e Senna, attardato dalla lotta con il connazionale Piquet, giunge secondo, in Canada e negli Stati Uniti Ayrton torna alla vittoria.


A Montreal, ancora una volta le qualifiche sono dominate dai due piloti della McLaren, con Senna in pole position davanti al compagno di squadra, mentre Berger, recrimina nuovamente per l'occasione persa in Messico, e con molta schiettezza e con tanto rammarico dichiara:

"Onestamente non sono ottimista. Alla Ferrari di questi tempi si è fatta molta politica e poco di concreto in pista. Mi sento come su una barca dove tutti remano per conto proprio. E mi dispiace perché il potenziale è grande, perché se fossimo tutti uniti ci sarebbe la capacità per combattere la McLaren. Mi auguro soltanto che si arrivi ad una definizione precisa dei ruoli e dei compiti".

"In Messico mi hanno detto che non funzionava il sensore che mandava i dati al computer. Mi fido. Ma desidero avere una controprova. Solo se arriverò sino in fondo potendo spingere al massimo sarò convinto".


Ma la gara canadese confermerà solo lo stra-dominio della McLaren, al via, Prost sopravanza il compagno di squadra, prendendo il comando della corsa; Alain viene sorpreso al diciannovesimo passaggio, quando Senna lo supera approfittando di un doppiaggio, mantenendo poi la prima posizione fino al traguardo.


Al termine della gara, Alain ammette la sconfitta:


"Ho fatto una bella partenza e quando ero lÌ davanti pensavo di poter dominare la gara. Invece ho perso per due motivi distinti. Primo: quando Senna mi ha superato, mi ero spostato troppo a sinistra a causa di un doppiato e dei freni che non erano troppo brillanti. Il brasiliano ha dato pressione alle turbine e mi ha infilato di brutto, molto pulito comunque. Secondo: nel momento in cui mi sono trovato dietro, mi sono detto che continuando su quel ritmo Ayrton avrebbe finito per avere dei problemi con la benzina".


"E' successo quando ho dovuto doppiare Arnoux e le due Arrows. In quel momento ho perso contatto. Ho provato a spingere al massimo e mi sono reso conto che non sarei più riuscito a raggiungerlo. Debbo anche sottolineare che dai box mi hanno segnalato nel finale di mantenere la posizione, di portare a casa il secondo posto senza fare follie. Ho obbedito. E spero, se dovesse presentarsi una situazione analoga che anche Senna farà la stessa cosa nei miei confronti".


"La prossima corsa a Detroit sarà ancora favorevole a Senna. Quando arriveranno le piste tradizionali, cercherò di incrementare il mio vantaggio, prendendo magari dei rischi. Debbo comunque riconoscere che Senna è il pilota più veloce ed anche più corretto che io abbia mai avuto come compagno".


Un riconoscimento che Senna ha accettato sorridendo, levando il cappello in direzione del francese, prima di dichiarare che:


"Conquistare la pole position su questa pista è stata una mossa sbagliata. Un pilota non dovrebbe lasciarsi ingannare in questa maniera dall'ingordigia di dimostrarsi sempre il migliore. Il primo posto nello schieramento era nella parte sporca del tracciato e le ruote lì hanno pattinato, anche se io non ho sbagliato il via. Mi sono buttato nella scia della vettura di Alain, cercando il punto ideale per tentare il sorpasso. Ma mi sembrava difficile, mi pareva che Prost fosse più veloce in rettilineo. Invece mi sono sbagliato. Quando si è aperto un varco al tornantino mi sono buttato ed è andata bene. E quando sono stato davanti, ho capito che le vetture si equivalevano e che lui non avrebbe avuto la possibilità di agguantarmi se io non avessi commesso errori.


"Di problemi ce ne sono stati. Sapevo che eravamo al limite con i consumi, anche se potevamo tenere un ritmo più elevato dei nostri avversari. Non mi fidavo del computer, che mi aveva tradito in Messico. Cosi mi sono regolato su Prost. Quando lui attaccava rispondevo".


Sul circuito cittadino di Detroit, Ayrton si impone nuovamente e nettamente sugli avversari, conquistando la pole position con quasi un secondo di vantaggio sul più vicino degli inseguitori, Berger, mentre Prost ottiene invece solo il quarto posto, alle spalle anche del secondo pilota della Ferrari Alboreto.


Prima della gara, Alain e Ayrton vengono nuovamente intervistati assieme, e il brasiliano ne approfitta per fare delle dichiarazioni piuttosto interessanti:


"Ho passato un periodo molto duro per tanti motivi. All'interno dovevo cercare la fiducia dei tecnici, fuori ho dovuto combattere contro le malignità scatenate da Piquet con le sue dichiarazioni ai giornali. Un altro al mio posto, se non fosse stato animato da un'identica passione, avrebbe anche mollato tutto. Ma io amo correre, ne ho fatta una ragione di vita e credo di avere superato bene tutte i problemi".


"Con Prost all'inizio ci guardavamo con diffidenza. Ora c'è un grande rispetto. Ci scambiamo le informazioni. Lui è un pilota di grande esperienza che però ha sempre dovuto lottare duramente per ottenere dei risultati. Grande tattico e talento naturale. Un avversario molto insidioso per costanza e regolarità. E' chiaro che cerca di prendere meno rischi, lui è già arrivato, ha molto più da perdere a fare follie".


"Io penso di avere solo un tipo di guida diverso, più aggressivo. Ma non cerco i pericoli inutili. E' chiaro che se si vuole fare una pole position bisogna dare il massimo, cercare il limite. Ma nulla di più".


Quindi viene chiesto ad Alain se a suo dire Ayrton fosse un pilota un po' troppo spericolato:


"Prima forse lo credevo anch'io. Sembrava sconsiderato e scorretto. Ora ho capito bene il suo temperamento: lui è solo molto determinato, sicuro. E' un grande professionista del volante, pignolo e sensibile, che solo in alcuni frangenti è stato quasi costretto a compiere azioni fuori dalla norma, magari perché non disponeva di un mezzo adeguato. Forse gli manca ancora un po' d'esperienza, ma questo, per lui, non è un male. Quando si ragiona troppo probabilmente si perde anche un po' di smalto nel nostro mestiere".



Senna mantiene il comando della corsa, davanti a Berger, Alboreto e Prost; poco più tardi quest’ultimo supera rapidamente i piloti della Ferrari, portandosi in seconda posizione al sesto giro; tuttavia non è mai in grado di minacciare seriamente il compagno di squadra, che conduce indisturbato fino al traguardo.


L'alto numero di ritiri permette a scuderie di secondo piano di ottenere buoni piazzamenti: De Cesaris e Martini, quarto e sesto al traguardo, conquistano i primi punti nella storia di Rial e Minardi, che così possono evitare le pre-qualifiche nella seconda parte del campionato, mentre Palmer giunge quinto per la Tyrrell. Da segnalare che il team di Faenza, per evitare di perdere quella posizione di vitale importanza per il suo futuro, durante la corsa decide di non sostituire le gomme sulla vettura di Martini che, nel corso dell'ultimo giro, si toglie anche lo sfizio di sdoppiarsi di un giro dal leader della corsa, Senna.


Alain si accontenta ancora del secondo posto, e nel dopo gara si prolunga ancora nel fare complimenti al compagno di squadra, vincitore tra le strade di Detroit:


"Mi sono reso conto nella prima parte della gara che era impossibile raggiungere Ayrton. C'era il rischio di uscire ad ogni curva, io in pratica ho perso la gara nelle qualificazioni".


Ayrton, dal canto suo appare intimamente soddisfatto ed espone un argomento che gli sta a cuore:


"A Montecarlo ho imparato la lezione. Ho guidato sempre con la massima concentrazione, puntando al ritmo. Non mi piace andare in questa maniera, al risparmio, ma non cera altra possibilità, viste le condizioni della pista e la mancanza di avversari. L'asfalto era pessimo, non si dovrebbe correre in queste condizioni. In ogni caso ho vinto e questo fa sempre un grande piacere".


Nel frattempo, le incredibili prestazioni delle McLaren Honda iniziano a tenere banco nelle discussioni in Formula 1, e come al solito quando una vettura è nettamente superiore alle altre saltano fuori, poco alla volta, le voci più disparate ed anche denigratorie.


Si parla di trucchi e si cerca di scoprire il segreto di tanta velocità.

Non è un mistero che qualcuno, per spiegare ad esempio i bassi consumi di benzina delle monoposto di Prost e Senna in Messico e a Montreal, abbia addirittura pensato a serbatoi nascosti nel telaio.

Nei giorni precedenti al Gran Premio corso a Detroit, invece, trapela un'altra informazione: secondo alcuni tecnici, in base a delle rilevazioni fatte dagli ispettori della FISA sulla McLaren, in base alle quali motori e scarichi sono estremamente puliti, la Honda avrebbe messo a punto un sistema per polverizzare la benzina negli iniettori in modo da creare una miscela fra carburante ed aria quasi perfetta che viene bruciata senza alcun residuo, sfruttata sino all'ultima goccia.


A tal proposito, dice l'ingegner Giuseppe Giliberto, responsabile del settore impianti d'alimentazione della Magneti Marelli-Weber:


"Per quanto ne sappiamo si tratta di un sistema conosciuto che anche noi abbiamo in fase sperimentale. Me non è nulla di rivoluzionario e tantomeno di grandissima utilità. II risparmio è minimo, o per lo meno non tale da giustificare certe differenze. Non utilizza né i laser né gli ultrasuoni, ma è piezoelettrico, molto simile a quello usato in certi accendini. C'è una lamella di quarzo negli iniettori che libra ad altissima frequenza al passaggio della benzina e la polverizza".


"Nessun segreto".


Come non è un segreto la voglia di rivalsa di Alain nei confronti di Ayrton, infatti, in Francia il Professore torna a battere Ayrton.


Al Paul Ricard, in prova, Prost trova il perfetto assetto dell'auto e sigla la pole position guidando come un indemoniato, e a mezz'ora dal termine delle prove esce dall'auto, si infila i jeans e guarda il resto delle qualifiche:


"È stato un giro perfetto. Non potrei certamente fare meglio di così. Se Ayrton può andare più veloce e realizzare un tempo migliore, si merita la pole".


Ayrton, osserva la scena, prova a migliorare, ma non riesce a battere il tempo di Alain.

Dopo sei pole position consecutive di Senna, Prost riesce a battere il compagno di squadra davanti al pubblico di casa.


Durante la prima fase di gara, Prost mantiene il comando davanti a Senna, ma il brasiliano sopravanza il compagno di squadra durante i cambi gomme a metà gara, favorito da un pit stop. Tuttavia, durante la gara Ayrton inizia ad essere rallentato da problemi al cambio, consentendo così a Prost di riavvicinarglisi.



Il francese supera il rivale nel corso del 61º giro, con una mossa memorabile: i due raggiungono un gruppo di doppiati e Prost si stacca volontariamente da Senna.

Quando questi, all'uscita da Signes, è rallentato da Piquet, Prost lo attacca per il delirio del suo pubblico.


Nonostante l'avaria al cambio, Senna riesce a giungere al traguardo in seconda posizione, mentre i piloti della Ferrari si contendono a lungo l'ultimo posto sul podio, conquistato alla fine da Alboreto.


Al termine della gara, un raggiante Alain si offre ai giornalisti:


"Senna aveva già frenato un paio di volte in maniera brusca, inconsueta. Quando siamo arrivati dietro alla Minardi di Martini, mi sono reso conto che Ayrton forse aveva fatto un errore. La sua vettura sembrava perdere efficacia a causa della mancanza di aria necessaria per la pressione aerodinamica. Ho visto un varco e mi sono infilato con decisione".


"E' stata una gara abbastanza facile, perché nei due giorni precedenti avevo messo a punto bene la vettura. Ero leggermente superiore, più veloce di Ayrton in tutti i punti del circuito. Quindi mi sentivo in grado di attaccarlo. Questa comunque è una vittoria molto importante perché avevo deciso di attaccare a partire dal Gran Premio di Francia e ci sono riuscito".


"Mi sono reso conto che nelle precedenti prove avevo usato troppa prudenza nei doppiaggi. Bisognava agire con più decisione in quanto il mio principale avversario nella lotta per il titolo dispone della mia stessa vettura. Forse l'ho capito troppo tardi ed ho perso alcuni punti".

"Il campionato è ancora lungo, si deciderà probabilmente alla fine, anche se io proverò a chiudere il discorso prima. Adesso arrivano le piste che mi piacciono, Silverstone ed Hockenheim, circuiti velocissimi, e potrò prendere meno rischi nei doppiaggi. In ogni caso Senna non sarà un rivale facile da battere".


Poi è il turno dello sconfitto di giornata, Senna:


"Sono rimasto sorpreso, onestamente non mi aspettavo un attacco in quel punto. Avrebbe potuto farlo anche dopo, con maggiore sicurezza, in quanto avevo problemi con il cambio e mi mancava il freno motore. Prost ha invece preso un grosso rischio e gli è andata bene. L'unica scusante che posso trovare è che Martini poteva anche togliersi dalla traiettoria ed evitare di farmi spostare, azione che ha convinto Prost a tentare il sorpasso".


"Il cambio non funzionava bene, prima ancora che Prost mi passasse. E' stato bravo comunque. Mi avrebbe superato in ogni caso magari un giro dopo. Avevo anche problemi con il consumo di carburante. Prost era partito con più benzina di me...".

Nel frattempo, Aleardo Buzzi, uomo della Philip Morris europea che è il principale sponsor della Ferrari, porta Nigel Mansell alla Ferrari per l'annata 1989, in cambio di un compenso di cinque miliardi di lire. La Ferrari, con l'appoggio dello sponsor, ha accettato le richieste del britannico, quindi attendeva soltanto una risposta dal pilota, il quale nel frattempo aveva ricevuto offerte economicamente ancora più invitanti dalla Williams.


A fargli spazio in Ferrari è Michele Alboreto, che deve trovare una nuova sistemazione in vista dell'89. E, oramai libero di parlare, alla domanda relativa sui presunti segreti della McLaren, Michele risponde:


"Qual è il vero segreto della McLaren? Perché va così forte? Perché sembra imbattibile? Ogni tanto leggo che sulla McLaren c'è qualche trucco, che i giapponesi sono così bravi. Può darsi che sia vero, non sono in grado di giudicare queste cose. Però secondo me il primo vero segreto della McLaren è Ron Dennis, il general manager e co-proprietario della squadra. Ron è uno che sa mettere in fila tutte le persone che lavorano per lui. Il secondo segreto è il telaio più ancora del motore anche se tutti parlano della Honda".

A Silverstone, per la prima volta nella stagione la pole position non è conquistata da un pilota della McLaren: Senna e Prost stavolta si devono accontentare della terza e quarta posizione. A interrompere il monopolio del team inglese è Berger, al fianco del quale si qualifica Alboreto, che afferma:

"Già da qualche tempo avevamo recuperato potenza nel nostro motore. La differenza rispetto alla Honda è che loro riescono ad avere più potenza ai bassi giri, maggiore accelerazione e dunque a prevalere nei circuiti dotati di curve difficili. Ma tutto ciò non conta qui a Silverstone dove i curvoni sono molto veloci, si viaggia quasi sempre a tavoletta e si esprime dunque la potenza massima. Mettiamoci anche qualche piccolo miglioramento aerodinamico, una nuova barra delle sospensioni portata da Barnard ed ecco tutto spiegato".


"Nelle prove si può scendere ancora con i tempi e sia io che Berger ci proveremo. In gara invece il discorso è completamente diverso. Non sarà possibile per noi girare su questi ritmi, finiremmo la benzina molto prima di arrivare al traguardo, quindi penso che le McLaren resteranno sempre favorite".


E infatti Ayrton si rifà in gara sfruttando le condizioni climatiche a lui favorevoli, la pioggia, mentre Prost decide di ritirarsi al venticinquesimo giro per motivi di sicurezza.


Allo spegnimento dei semafori Berger mantiene il comando, difendendosi dall'arrembante Senna, mentre Prost scatta male, scivolando indietro. Al quattordicesimo passaggio Senna ha la meglio su Berger, conquistando la prima posizione e mantenendola poi fino al traguardo. Mentre per quanto riguarda le Ferrari, le previsioni di Alboreto si rivelano fondate.


In una gara che sembrava potesse essere favorevole, a pochi giri dal termine entrambi i piloti della Ferrari sono costretti al ritiro perché rimasti senza benzina. Inutilmente chiedono spiegazioni a Piccinini, che risponde seccamente:


"Stiamo cercando di scoprirlo".


Si scoprirà, infine, che qualcuno si era sbagliato nel mettere i chip elettronici dentro il motore. A tal proposito, proprio mentre si accavallano le voci sulle condizioni di salute di Enzo Ferrari, le due Ferrari di Berger e Alboreto, mercoledì 20 luglio 1988, completano una serie di test riguardanti soprattutto i consumi.


A peggiorare ulteriormente la situazione a Maranello, il fatto che si scopra che mentre sulla macchina di Berger vengono effettuati complicati calcoli elettronici per trovare il giusto assetto su ogni pista, sulla macchina di Alboreto si è sempre proceduto con i sistemi empirici della Ferrari vecchia maniera, cioè per tentativi. In questo modo la differenza di prestazioni fra due macchine che ogni venerdì mattina al debutto in pista si presentano uguali, è andato accentuandosi col passare dei mesi fino a decretare ufficialmente un divario fra i due piloti che in realtà non corrisponde alle loro effettive capacità.

Intanto, però, a partire dal Gran Premio di Gran Bretagna inizia una serie (mai vista prima) di gare condizionate dal meteo, che inevitabilmente cambiano i valori in campo.


O almeno così si pensa in quel momento, ma a fine anno...


Ad ogni modo, Prost, scattato male dalla quarta posizione, scivola indietro fino al sedicesimo posto, anche a causa di problemi meccanici derivanti dalla al Paul Ricard, dove abusando troppo dei cordoli, il francese ha danneggiato il fondo della vettura. Poi, durante la gara, comprendendo che non ci sarebbe stato modo di riavvicinarsi i primi tre, decide di ritirarsi per non prendere ulteriori rischi:


"Ho avuto dei problemi sin dall'inizio. Nel giro di schieramento mi si è inceppata la frizione. Lo stesso è avvenuto al via. In ogni caso la mia vettura non andava bene. Allora ho abbandonato perché non avevo voglia di prendere dei rischi mutili. Ciascuno fa quello che meglio crede, con la sua vita o con la sua macchina. Ora torno a casa. Può darsi che io mi possa ancora permettere il lusso di rimanere in testa al campionato, può darsi che io oggi abbia perso il titolo. Vedremo".


"Non c'era alcuna possibilità di recuperare in quanto le condizioni atmosferiche erano proibitive. Si correva a 200 km/h di media senza vedere assolutamente nulla. Nelle prime posizioni era differente, al massimo le difficoltà arrivavano nei doppiaggi. Ma io ero intruppato in un gruppo di concorrenti scatenati ai quali non sembrava vero di poter attaccare una McLaren. Me ne hanno fatte di tutti i colori. Allora mi sono chiesto: vale la pena di rischiare di farsi male e compromettere tutto? La risposta è stata no. Ed allora mi sono ritirato. Se la vettura fosse stata competitiva non sarebbe successo. Ma non avevo alcuna chance di arrivare fra i primi tre. E a me onestamente non servono punti spiccioli. Il titolo quest'anno si conquista con le vittorie, al massimo con il podio".

Quest'azione, però, scatena non poche polemiche, e tocca a Prost stesso difendersi:

"Vogliono forse che un pilota si suicidi per dimostrare che è coraggioso, che non ha paura di nulla? Vogliono che corra rischi inutili? Non sono un saltimbanco. Sono un professionista, mi piace correre e soprattutto mi gestisco con il mio cervello come ho sempre fatto e non con quello degli altri. Dicono che ho perso il titolo mondiale, che Senna ormai ha preso il sopravvento, che è psicologicamente avvantaggiato. Io rispondo: ci sono ancora otto gare da disputare ed il brasiliano le troverà molto lunghe".


"Lui non è abitualo a lottare per il mondiale e non sa cosa vuol dire arrivare all'ultima prova senza che una decisione sia stata ancora presa. Se ne accorgerà. In tutta questa vicenda comunque Senna è stato molto corretto, la stima reciproca che ci lega ci permetterà di non lasciarci coinvolgere in situazioni da discussione al bar. Lotteremo sino alla fine lealmente ed io penso che avrò buone possibilità di vincere il mio terzo titolo".

Questo mentre Ayrton si mostra tranquillo in sala stampa.



Il brasiliano è certamente convinto non solo di aver vinto una bella gara, ma anche di avere inflitto al suo compagno di squadra Prost un duro colpo. Malgrado ciò, non calca la mano ed anzi è magnanimo con il compagno di box, dando però la sensazione di essere un po' troppo diplomatico e molto vicino alla presa in giro:


"Mi dispiace per Alain in quanto so che ha avuto delle difficoltà. Ovviamente sono contento per il mio successo che mi rilancia in campionato, adesso ci sono solo sei punti di differenza. In ogni caso sono convinto che dovremo giocarci il titolo con le vittorie. Mi sembra che la stagione sia piuttosto bella in quanto a ogni gara la situazione cambia volto".


"Sono partito male, facendo pattinare le gomme. Ma anche le Ferrari non hanno fatto meglio. Ho cercato di sorprendere Berger, ma l'austriaco teneva un ritmo troppo alto e cosi l'ho lasciato andare. Anzi mi sono accodato. Ho preferito attendere il momento buono che è arrivato con il doppiaggio di Prost. Con Alain non ci siamo toccati. In diverse occasioni, tuttavia, per la scarsa visibilità ho rischiato di finire fuori. C'è stato anche un risvolto negativo per noi. Per la prima volta la McLaren ha avuto problemi in corsa".


La polemica si protrae anche in Germania, e Alain, appena giunto ad Hockenheim, dichiara:


"Sono in testa alla classifica, ho vinto quattro gare e ho buone possibilità di puntare al terzo titolo. Non vedo perché dovrei subire questo tipo di pressione, come se tutto dipendesse da una sola corsa".


Ma come anticipato, sull'intera Europa è di passaggio una perturbazione che durerà ancora per settimane. Quindi anche in Germania a fare da padrona è la pioggia, condizione che avvantaggia Senna, proverbialmente più a suo agio sul bagnato rispetto alla concorrenza.


Intanto, in qualifica Ayrton conquista la settima pole position stagionale, con quasi tre decimi di vantaggio su Prost, mentre in seconda fila si schierano, più staccate, le Ferrari di Berger e Alboreto.


Ciò non significa che non ci sia stata battaglia, almeno fra i due compagni del team con sede a Woking. Anzi. I due si sono letteralmente scannati a suon di centesimi di secondo. Prima è andato all'attacco il brasiliano, superando il francese di una trentina di millesimi, poi Prost è passato in vantaggio di un soffio, quindi Ayrton si è installato in vetta alla graduatoria, con un vantaggio di 277 millesimi di secondo.


La tensione per Prost è alta al punto tale che al sabato, dopo essere arrivato con tre quarti d'ora di ritardo, innesca un battibecco generale in sala stampa, spalleggiato anche da Senna, dicendo che non può perdere tanto tempo con inutili interviste.


Il due volte iridato si è poi calmato e ha dichiarato:

"Avevo la quarta e la quinta marcia che uscivano in frenata e difficoltà anche a cambiare. Inoltre il motore perdeva olio, fumava ed era scarso come potenza".


"Non sono riuscito a fare un giro perfetto ma si tratta di piccole frazioni. La nostra vettura è perfetta".


Si, la McLaren è perfetta.


Anche perché essendo stati costretti ad abbandonare la nuova carrozzeria nelle prove in Inghilterra, caparbio e testardo com’è, Ron Dennis ha riprovato il nuovo telaio ad Hockenheim e ha ottenuto i risultati sperati.


Poi però, la gara parte col circuito in condizioni umide, ma senza che cadano ulteriormente altri acquazzoni che già avevano caratterizzato le giornate precedenti.

Scattato dalla pole, Senna mantiene la prima posizione, mentre Prost scivola alle spalle di Nannini e Berger; Alain ha rapidamente la meglio su entrambi, ma non riesce ad impensierire seriamente il battistrada Senna, concludendo in seconda posizione.


Nel dopo gara, Ayrton, dopo per l'ennesima vittoria, asserisce:


"E' sempre problematico guidare sotto la pioggia. Io comunque me la cavo abbastanza bene. Le gomme si deterioravano, la stabilità della vettura era precaria. Avevamo degli assetti per la pista asciutta e le prese d'aria per i freni troppo grandi si raffreddavano molto e bloccavano le ruote. In ogni caso sono partito nella maniera migliore e non ho commesso errori, anche se ho rischiato parecchio".


"Io e Alain abbiamo mezzi uguali, si può solò tentare di vincere. Credo che arriveremo all'ultima gara, vedrete sarà eccitante. Debbo però dire che la pista dì Budapest mi piace molto".


Diversamente, Prost appare scuro in volto:


"Mi è andata bene all'inizio del campionato, adesso la fortuna è girata verso Senna. Lui è bravo, ma due gare consecutive sotto la pioggia non si facevano da tempo. Io non amo l'acqua, però debbo dire di avere dimostrato che in condizioni normali non sono poi tanto indietro. A Silverstone non era possibile continuare, ero staccatissimo e la vettura andava proprio male".


Situazione di grande imbarazzo e caos si crea nuovamente in Ferrari, dato che i due boss Cappelli e Castelli sono fermi all'ingresso e non possono entrare per un semplice caso di omonimia! Pochi istanti dopo aver ricevuto la chiamata dai due boss, un meccanico parte in direzione dei cancelli e risolve la faccenda, mentre a Maranello Migeot, è già stato sostituito alla galleria del vento con un ingegnere francese di nome Henry Durand.


Pochi giorni dopo, in Ungheria non c’è la pioggia, anche se durante le prove il cielo è coperto da incombenti nuvole. Il risultato è sempre lo stesso. Ayrton conquista l'ottava pole position stagionale, precedendo Mansell, Boutsen, Capelli, Nannini e Patrese, mentre il leader del campionato Prost fa segnare solo il settimo tempo:


"Il gioco è questo. Devo assolutamente conquistare la pole position. Quando sarò davanti in partenza, sfido Prost a superarmi. Lui è bravo, ma su quel tracciato sarà un impresa quasi impossibile, visto che abbiamo vetture identiche".


Questo è quanto aveva dichiarato Ayrton prima dei due turni di qualificazione, mentre Alain aveva ammesso che la situazione per lui stava diventando critica e che la stagione sarebbe proseguita in salita:


"Lo scorso anno la McLaren non era superiore alle altre vetture come invece lo è attualmente. Dovevo lottare contro diversi avversari ed era anche possibile impostare gare tattiche, tanto per prendere dei punti. Adesso valgono solo le vittorie, ci battiamo fra noi per il primo e secondo posto. E chi arriva dietro è sconfitto. Sul piano psicologico è terribile. Non è più una corsa automobilistica, ma un match di pugilato, un testa a testa massacrante".


Domenica Senna mantiene il comando, sfruttando la maggiore potenza del propulsore Honda per tenere dietro Mansell, scattato meglio di lui ma incapace di impensierirlo; poi acquisisce un buon margine sugli inseguitori, guidati dai due piloti della Williams; sia Patrese che Mansell devono però retrocedere, a causa rispettivamente di problemi al motore e di un'uscita di pista, mentre, più indietro, Prost recupera diverse posizioni.


Certo, nei giorni che precedono il Gran Premio ungherese c'è chi scherzando dice che Ayrton ha fatto un patto con il diavolo, essendo che per quasi due anni la Formula 1 era passata indenne con il maltempo, mentre questa stagione si erano appena concluse due corse, a Silverstone ed Hockenheim, sotto l'acqua, con una terza in prospettiva.


La domenica c'è la minaccia della pioggia che incombe sul Gran Premio d'Ungheria, fin dal mercoledì notte infatti, la zona intorno alla capitale magiara era stata sconvolta da un violento nubifragio.


Il brasiliano che delle gare sotto la pioggia è già definito il re, a questo proposito, in un improvvisato faccia a faccia con il compagno di squadra, si dimostra lapalissiano, esclamando:

"La pioggia è uguale per tutti".


Poi aggiunge:


"Ero molto più sotto pressione all'inizio della stagione, rispetto ad ora. C'erano, allora, molte incognite da affrontare. E sapevo che di fronte al due volte campione del mondo avrei subito un esame. Adesso non dico che sono rilassato, perché sarebbe stupido, ma sono molto più tranquillo. Infondo non ho nulla da perdere".


"Il campionato è ancora lungo, Prost ha sempre delle frecce al suo arco, come io ho le mie. Certo un'altra affermazione a Budapest mi farebbe comodo, perché andrei a quota sei contro quattro. E sappiamo tutti, vista la superiorità delle nostre McLaren, che alla fine potendo sommare solo undici risultati, saranno i primi posti a contare in maniera pesante".


Prost, a distanza ravvicinata, annuisce, poi dice:


"Qui non ci sono tattiche che tengano. Bisogna arrivare primi, il resto non conta. Speriamo che questo temporale maligno che ci segue da un mese se ne vada da un'altra parte. Chiedo soltanto di poter correre regolarmente. Questa di Budapest non è la mia pista preferita, ma in condizioni normali non ci sono problemi".


"Un Senna in squadra, se dovessi ricominciare da capo, lo riprenderei? Sì, certo. Io penso soprattutto agli interessi della squadra. E Ayrton era il miglior pilota che potesse ingaggiare la McLaren".


Dopo tanta preoccupazione per il meteo avverso, a sorpresa la domenica è il sole a caratterizzare la corsa dei due rivali al titolo, favorendo - in parte - il recupero di Alain.


Durante la corsa, il francese giunge alle spalle del compagno di squadra, comincia a tallonarlo, e al 49º passaggio tenta un attacco approfittando della presenza di un doppiaggio, ma Senna riesce a ripassarlo.



Dopo un piccolo spavento, il brasiliano conduce fino al termine, vincendo davanti a Prost, grazie a questo risultato agganciato in testa alla classifica mondiale.


"Siamo compagni di squadra e non potevo chiudergli la porta. Ho visto che era più veloce perché aveva preso la scia di due vetture, la mia e la Coloni di Tarquini che era alle mie spalle. Poi lui è andato largo nella curva ed ho potuto ripassarlo".


Commenta Senna in sala stampa al termine della gara, mentre Prost ammette di essere rimasto beffato:


"Sono stato sorpreso da Ayrton. Lui ha decelerato molto, credevo che mi opponesse una maggiore resistenza. Cosi ho accelerato al massimo e sono andato lungo, finendo nella parte della pista sporca fuori traiettoria La vettura si è parzialmente intraversata ed il gioco per Ayrton, purtroppo, è stato facile. Dopo era troppo difficile andarlo a prendere. Anche perché la mia monoposto aveva delle vibrazioni ad una ruota e non era più ben bilanciata".


E il giorno dopo, prima di lasciare il circuito, Alain ribadisce che:


"Ho superato momenti più difficili. Sapevo e so benissimo quanto sia veloce e abile Senna. Proprio ieri però, nella giornata della sconfitta e della sua terza vittoria consecutiva, ho capito che posso ancora superarlo, essere più bravo di lui. E' vero, mi ha beffato nel mio tentativo di sorpasso, è stato furbo, mi ha lasciato andare sapendo che poi sarei stato in difficoltà. Mi ha giocato come un pivello. Tuttavia mi sono accorto che quando tutto va bene, anche su piste che non sono le mie preferite, posso andare forte. Infondo se fate le differenze, considerando che sono partito dalla settima posizione, e visto l'esiguo margine di vantaggio che ha avuto al traguardo, sono stato il migliore".


In Belgio, tre settimane dopo, Alain punta alla riscossa su una delle sue piste preferite, ma fin dalle qualifiche capisce che battere Ayrton sarà difficile: il brasiliano gli rifila quattro decimi:


"Mezzo secondo più veloce di me, qui! Non è possibile, non qui! È fottutamente veloce!".


Quando Alain pronuncia questa frase rivolto a Jo Ramirez, Ayrton sente tutto e si lascia andare ad un sorriso soddisfatto. Una rarità ai box per lui.


Poco dopo, quando Alain si allontana, Ayrton confida a Jo Ramirez:


"Sono stato più veloce di Alain. Io voglio diventare il più forte al mondo e lo sto battendo".


Sempre più intricata la situazione in Ferrari, che cambia il responsabile della progettazione motore - arriva dalla Fiat l'ingegner Massei al posto di Jean Jacques His - ma non cambia il risultato: terzi e quarti, a quasi un secondo di distacco. L'unica soddisfazione per Berger è una bella chioma rosso-castana di una fanciulla conosciuta ai box: prima di iniziare le qualifiche, Berger alza il dito e un meccanico accorre.


"Chi è quella lì?".


Mormora Berger all'orecchio del collega.


Sorpreso dalla domanda, il meccanico va dalla ragazza, parlotta qualche istante e torna trafelato infilando nella tuta del bell'austriaco un foglietto di quaderno con su scritto il numero di telefono della ragazza. Il tutto sotto gli occhi del Direttore Sportivo della Ferrari, Piccinini, che imbarazzato finge di guardare da un'altra parte.

Come se non bastasse ad animare una giornata di qualifica altrimenti noiosa, un gruppo di giornalisti scopre la presenza di strani fogli nella spazzatura, e raccogliendoli si rendono conto che sono i tabulati di un computer di qualche scuderia. Leggendoli, si scoprono segretissime mappature elettroniche di un motore turbo, i dati sui consumi, sul numero dei giri, sui cavalli, sui difetti di funzionamento. E si scopre che sono della Ferrari.

Piccinini, che nel frattempo passa distrattamente davanti ai giornalisti, sbianca in volto perché riconosce subito i caratteristici fogli usati dagli ingegneri di Maranello, si precipita sui presenti, strappa loro i fogli e chiede:

"Dove li avete presi?"


Erano lì nel bidone della spazzatura, rispondono i giornalisti. Piccinini pensa che lo stiano prendendo in giro, quindi chiama un giovane ingegnere, al quale chiede:


"Sono nostri questi fogli?"


Arriva la risposta affermativa del giovane ed imbarazzato ingegnere, che affonda le braccia fino al collo dentro il bidone dove vi erano deposti altri fogli, cercando di salvare il salvabile, per poi portare via tutto. Resta il mistero di come siano finiti dentro un bidone dell'immondizia tanti e tali documenti, così come rimane un mistero l'episodio in cui un martello rimane all’interno della macchina di Berger, in una circostanza precedente.


Il tutto è frutto di una confusione totale che regna a Maranello, dove persistono le porte girevoli, e gli ingegneri entrano ed escono di continuo da troppi mesi.

Ultimo in termini cronologici è il tecnico della Porsche, Ralf Hahn, che viene spacciato per uno specialista della sala prove motori, ma che in realtà è un ingegnere che alla Porsche ha lavorato per anni, e teoricamente dovrebbe ancora lavorare, nel delicato settore della mappatura elettronica.


Con questi avversari, si capisce anche perché la McLaren abbia vita facile nel mantenere saldamente il ruolo di prima della classe.

Ciò nonostante, gli inconvenienti non mancano anche in McLaren.


Infatti, nel giro di ricognizione prima della partenza in Belgio, Ayrton si accorge che la famigerata valvola pop-off, quella che delimita la pressione del turbo a 2,5 bar, non funziona alla perfezione. Quindi avverte via radio i box e i meccanici che, con la presenza di un tecnico della FISA, la sostituiscono sullo schieramento, a pochi minuti dal via.


In gara non c'è storia, malgrado questo piccolo inconveniente: Alain parte meglio, ma Ayrton si riprende immediatamente la prima posizione e vince anche a Spa. Con questa vittoria Magic conquista la testa del mondiale piloti, risultando favorito rispetto al compagno di squadra anche per la regola degli scarti; il brasiliano ha nove risultati utili contro i dieci di Prost, conta sette vittorie contro le quattro dell’avversario.



E mentre Senna ha già due risultati nulli da togliere - una squalifica in Brasile e un ritiro a Montecarlo - Prost può buttar via a cuor leggero solo il ritiro in Inghilterra. Delle cinque corse che mancano, Prost dovrebbe vincerne quattro per riuscire ad avere la meglio sul compagno di squadra.


Un'ipotesi che il Professore in primis ritiene irrealizzabile. Calcolatrice in mano, i numeri dicono che se alle eventuali quattro affermazioni di Prost si affiancassero una sola vittoria ed un solo secondo posto per Senna, i due si ritroverebbero a pari punti. In questo caso il titolo andrebbe a Prost che ha un maggior numero di secondi posti.

Senna invece per diventare matematicamente campione ha bisogno di altre due vittorie, e questa è una ipotesi più facilmente realizzabile.


Perciò, conclusa la gara, sconfortato, Alain appare arrendevole:


"Senna è il nuovo campione del mondo. E' il più forte ed è stato il migliore con vetture uguali. Ho sempre trovato difficile batterlo. Questa era l'ultima chance che avevo, è impensabile che io possa vincere quattro delle cinque corse che restano da disputare. Sono contento per lui, merita il titolo, la logica è stata rispettata. L'anno prossimo vedrete due campioni del mondo sulle McLaren".


"Ora la pressione cui sono stato sottoposto finalmente diminuirà. Sono pronto per cominciare un nuovo campionato, una nuova sfida con vetture diverse con il motore aspirato. Per questa stagione cercherò di aiutare Senna a vincere altre gare e la McLaren a battere tutti i record".


"Avevo scelto una soluzione aerodinamica diversa per ridurre i consumi di carburante e la mia vettura era meno stabile e meno veloce nella parte lenta del circuito. Pensavo di attaccarlo nel finale, ma dal venticinquesimo giro ho dovuto lasciarlo andare anche perché le gomme si erano un po' deteriorate".


Senna tuttavia sottolinea che il titolo non è ancora suo:


"Non mi considero ancora campione, mi manca la conferma matematica ed in Formula 1 non si sa mai".


"Non ho fatto una bella partenza, facendo pattinare le ruote. Non mi era mai successo in maniera cosi evidente. Alla staccata delle prima curva avrei potuto allargarmi per non fare passare Prost, ma sarebbe stato troppo rischioso per entrambi. Quindi ho preferito lasciarlo passare. Ma mi sono messo subito in scia e alla prima chicane l'ho superato senza problemi. Una volta in testa, ho pensato a risparmiare benzina, gomme e motore. La gara era troppo importante per fare degli errori".


Poi, tornando sulle parole pronunciate da Alain in suo favore, Ayrton, seppur felice, precisa:


"Neppure vincendo fra due settimane il Gran Premio d'Italia potrò considerarmi campione del mondo. Ma conquistare Monza è uno dei miei sogni, quindi arriverò nell'autodromo italiano caricato al massimo con due obiettivi da centrare. Certo che un successo nella prossima gara mi metterà al riparo da tutti gli attacchi, in quanto Prost poi sarebbe costretto a vincere tutte e quattro le gare che resteranno, cioè Portogallo, Spagna, Giappone ed Australia. Ma non voglio vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso".

"Debbo molto anche ad Alain perché da lui ho avuto modo di imparare tante cose. E poi c'è la McLaren. La nostre vetture sono missili in confronto alle altre. Il merito è dei tecnici ed anche, parzialmente, di noi piloti che abbiamo saputo collaudarle bene. Posso affermare, senza paura di essere smentito, che quest'anno molti piloti avrebbero potuto puntare al titolo mondiale se avessero avuto a disposizione le nostre monoposto. Per fortuna alla guida di una delle due McLaren c'ero io".


Ciò che è certo è che a cinque gare dal termine, la McLaren ha conquistato matematicamente il Campionato Mondiale Costruttori.

Si giunge dunque al potenzialmente fatidico Gran Premio di Monza.

Prima però, proprio su questo circuito, il 18, 19 e 20 agosto 1988 si disputano delle prove private in cui, nemmeno a dirlo, nei primi due giorni Senna fa registrare il miglior tempo, mentre Michele Alboreto prova il propulsore sperimentale della nuova vettura, già provato al banco presso le officine Fiat:

"Il motore che stiamo provando è diverso nelle regolazioni e nei consumi. Questa volta dovremmo aver imboccato la strada giusta. Purtroppo però prima che i risultati si vedano, ci vorrà del tempo. Forse ci riusciremo solo verso fine stagione".


Ed è ovviamente soddisfatto Senna del tempo ottenuto, pur al termine di una giornata di lavoro alquanto ridotta:

"Quelle della McLaren sono state semplici prove di assetto senza particolari novità. La pista di Monza mi piace, anche se non ho particolari preferenza in fatto di circuiti. Da qui al mondiale, di strada ce n'è ancora: domani (19 agosto n.d.r.) sarò a Silverstone per provare la nostra nuova vettura che è già pronta".

Il 19 agosto 1988, infatti è Prost a sostituire il brasiliano alla guida della McLaren, mentre Gerhard Berger conduce dei test sulle nuove sospensioni a controllo elettronico:


"Oggi non ho fatto molti giri, ma queste sospensioni intelligenti sembrano abbastanza buone".

Solo al terzo giorno di prove, la Ferrari riesce a fare un tempo migliore rispetto alle McLaren:


"La vettura a sospensioni con controllo elettronico è stata condizionata da vari inconvenienti che non siamo riusciti a risolvere immediatamente", dichiara Piccinini al fine di smorzare eventuali entusiasmi.


Per Monza ci sono pochi calcoli da fare: se Alain non arriva al traguardo e Ayrton vince la gara, il brasiliano è campione del mondo.

Tutto ciò, mentre pochi giorni prima, il 14 agosto 1988, Enzo Ferrari era venuto a mancare.


Il finale di stagione si avvicina.


Solo altre quattro tappe rimaste, l’ago della bilancia potrebbe essere costituito dal minimo dettaglio, fattispecie in cui Alain sembra essere leggermente in vantaggio.


Ma Alain - lo ha già dichiarato pubblicamente - giunge a Monza con l'idea di aiutare il compagno di squadra a laurearsi per la prima volta campione del mondo.

Ayrton, dal canto suo, non si fida delle intenzioni del compagno di squadra:


"Se vinco qui a Monza è un altro record, ma non significa avere il mondiale in tasca. Prost, lo conosco, non mollerà mai".


Il previsione del Gran Premio d'Italia, i tecnici della Honda hanno tirato fuori un'altra versione dei loro motori, più adatta ai circuiti veloci.


I risultati sono subito buoni, come ammette l'ingegnere giapponese e responsabile Honda, Osamu Goto. Sennainfatti, conquista la decima pole position stagionale, battendo di tre decimi Prost; dietro alle due McLaren si qualificano le due Ferrari di Berger e Alboreto, e le Arrows di Eddie Cheever e Derek Warwick. Anche le due F1-87/88C sono spinte da motori sperimentali che non garantiscono maggiori cavalli, ma dovrebbero fornire maggior affidabilità, come spiegato dal Direttore Sportivo della Rossa, Piccinini:

"Ragazzi miei, io non sono un tecnico perciò non posso dirvi molto. So però che ultimamente si è lavorato sodo per recuperare affidabilità, ma come faccio a darvi una garanzia? La risposta sicura ce l' avrò solo domenica sera dopo la gara. Una cosa è certa: non ci divertiamo neppure noi a perdere, perciò cerchiamo di ottenere dei risultati, ma il fatto è che tutti fanno progressi e il lavoro diventa sempre più difficile e complesso. Abbiamo esaminato al computer tutti i dati riguardanti i consumi che a Monza creano qualche apprensione: speriamo di tenere la situazione sotto controllo".

Il Gran Premio d'Italia a Monza non porta bene a nessuno dei due piloti della McLaren, né a Prost, né tanto meno a Senna.


Alain, in particolare, inizia il week-end con un'uscita di pista alla seconda variante, durante le qualifiche:

"Non so cosa sia successo, qualche guaio meccanico. Senna va fortissimo, bisogna provarle tutte. Ma è sempre più dura. In questo tracciato bisogna guidare tagliando le chicane e questo non fa per me. Ci sono piloti che passano addirittura con tutta la macchina fuori pista. Ho dovuto adattarmi a questa tecnica, altrimenti avrei perso troppo tempo in prova. La situazione andrebbe regolata, alzando il cordolo o cambiando la linea della curva. Ma qui da voi, con gli ecologisti, che hanno messo in dubbio addirittura il Gran Premio, non si può muovere una foglia".


"Ora devo consultarmi con Ayrton. Per la gara non so ancora se io adotterò alcune sue soluzioni, oppure lui adotterà le mie. Comunque, alla fine disporremo di vetture dello stesso livello e, a meno di inconvenienti, sarà un'altra doppietta McLaren. Noi non abbiamo problemi".


Senna non sbaglia e alla partenza mantiene il comando davanti a Prost, Berger e Alboreto; non ci sono variazioni importanti fino al 35º passaggio, quando il francese si deve ritirare per un problema al motore.


A questo punto Senna sembra ormai avere la vittoria in pugno, ma a causa di un'incomprensione, alla Variante della Roggia entra in collisione con Schlesser durante la manovra di doppiaggio a due giri dal termine della gara. Il ritiro del brasiliano permette così a Berger e Alboreto di conquistare una doppietta per la Ferrari, a meno di un mese dalla morte di Enzo Ferrari.



Viste le situazioni tragicomiche in cui si è ritrovata la Ferrari durante la stagione, è mai possibile che vinca senza che vi siano ulteriori brividi, anche e soprattutto dopo la corsa?


Se il Gran Premio d'Italia ha distribuito grandi emozioni per i tifosi della Ferrari, le tradizionali verifiche tecniche delle vetture, cominciate mentre la maggioranza della gente aveva iniziato a defluire dal circuito, hanno rischiato di trasformare il successo in una clamorosa beffa per gli uomini del Cavallino.


Nel dopo gara i commissari della Federazione Internazionale svolgono allegramente il loro compito, quando se ne scorge uno sbiancarsi in volto; si era appena controllata la capienza del serbatoio della benzina della Ferrari di Berger che, come vuole il regolamento, deve contenere al massimo 150 litri di carburante.


II commissario inizia a fare più volte i conti: la cifra finale è minacciosa: 151,5 litri, il che avrebbe significato la squalifica immediata del pilota austriaco. La scuderia di Maranello avrebbe ottenuto ugualmente il primo posto con Alboreto, ma il successo avrebbe destato polemiche e sospetti.


Cosa è successo?


Un errore, un semplice e banale errore.


Non potendo disporre di un contenitore da 150 litri i commissari svuotano prima completamente il serbatoio e poi lo riempono con sette taniche da 20 litri, per un totale di 140. La rimanenza viene immessa con bottiglie da 2 litri.

Ne sono state versate sei al posto delle cinque previste, ragion per cui dentro il serbatoio in apparenza dovevano esserci almeno 151,5 litri. A questo punto l'operazione viene completamente ripetuta, ed alla fine si evince che il serbatoio conteneva esattamente 149,5, cioè due litri di meno di quanto si era calcolato in precedenza.


Ovviamente nel parco chiuso delle vetture si raduna una piccola folla, soprattutto con i direttori sportivi delle altre squadre. Alla fine i commissari tecnici rimediano alla svista inserendo in un comunicato ufficiale che il serbatoio della vettura di Berger è regolare, facendo tirare un respiro di sollievo agli uomini della Ferrari.

Sebbene fosse da escludere l'ipotesi del dolo, avrebbe potuto trattarsi di un errore nella costruzione del serbatoio, che avrebbe trasformato una giornata di festa in un incubo.


L'unico che non ha mai perso la calma è stato, ad onore del vero, il ds Marco Piccinini:


"Ero tranquillissimo perché sapevo che non era possibile".


Sono stati comunque minuti di ansia che hanno concluso una giornata carica di tensioni.


Doveva essere il giorno della laurea con lode per Ayrton Senna; doveva essere per il brasiliano il Gran Premio del record di vittorie stagionali, la gara che avrebbe dovuto consegnargli il titolo mondiale.


Diversamente, sono state ore amare e dolorose per lui, avendo gettato alle ortiche un successo assai probabile, se non già acquisito. Scuro in volto, Ayrton ammette con onestà di aver commesso un errore:


"E' stata colpa mia. Non dovevo infilarmi in quella trappola. Pensavo, vista la superiorità della mia vettura, di poter passare, infilando la Williams. Ma non c'era abbastanza spazio per due. Mi sono agganciato e la corsa è finita. Peccato. Ma non sarà questo episodio a scoraggiarmi. Sono cose che succedono".


"Non so se la Ferrari avrebbe potuto superarmi. Avevo conquistato un buon margine di vantaggio nella prima metà ed andavo in sicurezza. Dai box mi avevano comunicato via radio di essere prudente. Si erano rotti i motori Honda sulla macchina di Prost e sulla Lotus di Nakajima. Erano preoccupati. Anch'io non ero tranquillo, c'era qualcosa nel motore, nel funzionamento che non mi dava fiducia. Per questo motivo ho rallentato in maniera vistosa, proprio per non prendere rischi. Quando Berger è arrivato vicino ho aumentato leggermente il ritmo per non trovarmelo addosso troppo presto. Pensavo a non farmi prendere la scia ed in ogni caso cercavo di risparmiare i pneumatici. In un'eventuale volata sarei stato in grado di rispondere adeguatamente e di vincere".

"Comunque non è cambiato nulla, visto che Prost non è arrivato primo, in un certo senso, essendoci una gara in meno da disputare, ho aumentato il mio vantaggio. Ma non parliamo del titolo, al momento non mi interessa".


"E poi sono contento per le Ferrari, in fin dei conti qui è casa loro ed è giusto che abbiano conquistato questo successo. Durante la gara le vedevo dietro di me e capivo che erano a posto quanto lo ero io. Questa sconfitta brucia più che per me, per la squadra, ma forse oggi lassù c'era un signore che non voleva sentirne parlare di farci vincere".


Dal canto suo, Alain ribadisce che per il campionato non cambia nulla, e che il compagno di squadra rimane il favorito per la vittoria finale:


"Mi sono ritirato per la rottura del motore, ma è stata causata da un problema elettrico. Lo stesso che ho sempre avuto in questi giorni. Ho avuto qualche difficoltà con i consumi e credo che pure Senna non fosse in una situazione diversa. Non credo che in uno sprint avrebbe potuto usare tutta la potenza. Circa l'incidente del mio compagno di squadra, non voglio giudicare, succede, si sbaglia. Ci sono molte pressioni nervose in questi casi, nelle ultime gare, io ne so qualche cosa".


"Per il titolo non cambia nulla. Il conto rimane 7-4 per Senna che ha già il mondiale in mano. Sono comunque contento che abbia vinto la Ferrari, soprattutto qui a Monza. E' stato il miglior modo per ricordare Enzo Ferrari, senza la sua squadra la Formula Uno non sarebbe tanto importante e popolare. Ogni anno anche se non è la più forte, alla fine riesce sempre a fare qualcosa. Ed è positivo per tutti noi. La gente continua ad essere interessata. Ho visto una Ferrari più competitiva, è migliorata nel motore".


La classifica rimane invariata, 75 a 72, con la regola degli scarti da tenere in considerazione.


Eccoci quindi al Gran Premio del Portogallo, il weekend numero 13 sui 16 previsti dal calendario. Il Professore, ringalluzzito dal nuovo telaio portato su sua richiesta dalla McLaren (il numero sei), conquista la Pole Position un po' a sorpresa, vista l’egemonia di Senna sul giro secco durante tutto il campionato. Per il francese, infatti, è solo la seconda partenza dal palo, dopo quella al Paul Ricard.


Per ottenere questo risultato, Prost sfodera l'ennesimo colpo di genio: approfittando di una bandiera rossa, rimanendo soltanto 15 minuti di prove ufficiali, decide di cambiarsi d'abito e di aspettare con la sua felpa viola attaccata sulle spalle la fine delle prove, al muretto dei box assieme ai suoi ingegneri, perfettamente conscio di mettere pressione all'avversario: più duramente ci prova , più lento sarebbe andato. Ayrton, essendo solo secondo in classifica, si getta in pista alla ricerca di una pole position insperata, ma l'enorme traffico gli impedisce di compiere il miracolo: Alain lo aveva battuto in astuzia, rendendo il compagno di squadra nervoso.


In seconda fila, dietro i due McLaren, con un distacco enorme di oltre un secondo, c’è il sorprendente Ivan Capelli al volante della March, e Berger con la Ferrari.


È il 25 settembre 1988: quel giorno, la fatidica bomba ad orologeria all’interno del box McLaren esploderà, e le conseguenze si protrarranno per il resto del campionato e ben oltre. È una questione di pochi secondi, il tempo di azzardare una manovra al limite sul rettilineo, e solamente durante i primi giri.


Alla partenza, la seconda in seguito allo stallo del motore della Rial-Ford di De Cesaris, Prost tiene agevolmente la leadership, ma purtroppo per lui nelle retrovie un incidente coinvolge più vetture: ergo, bandiera rossa e tutto da rifare. Qualche minuto dopo, si spegne il terzo semaforo, e stavolta Alain non è altrettanto felino nello scattare dalla sua piazzola; Senna gli si affianca, sfiora la linea bianca che delimita la pista, e in modo efferato e coraggioso infila il francese all’esterno, prendendosi così la prima posizione.



Prost non ci pensa nemmeno a stargli dietro, quindi gli si attacca dietro per crearsi immediatamente il momento propizio per la contromossa, che arriva subito, allo scoccare del secondo giro: Prost sfrutta la scia, Senna sembra concedergli l’interno, lui se lo prende tutto ma in quel momento il brasiliano cerca di chiudere bruscamente la porta in faccia all’avversario stringendolo al muro.



Ian Phillips del team March deve addirittura ritrarre il suo pit-board per evitare di centrare Prost. Nonostante ciò Alain è coriaceo e non alza il piede, anzi spinge Ayrton verso l'erba, arriva alla staccata e riconquista la testa della gara. Ma ora è comprensibilmente infuriato per la manovra del suo compagno di squadra.


Puntualmente, dopo la gara Alain tuona ai box all'indirizzo di Ayrton:


"Se vuoi vincere il campionato tanto bassamente da essere pronto a uccidere o ad essere ucciso, puoi averlo".


Prima della sfuriata,il francese vince agevolmente per la quinta volta in stagione davanti a Capelli e Boutsen, mentre Senna deve fare i conti con problemi di consumo carburante segnalati dalla sua vettura sin dalle prime fasi di gara, ed è costretto a fare la gara con gli altri. Ayrton giunge sesto al traguardo, a oltre un minuto di distacco dal vincitore, un gap dovuto anche al contatto avvenuto con la Williams di Mansell, con il quale battaglia per buona parte della corsa.


Nel dopo-gara Prost neanche sembra ricordare di aver vinto la gara e di esser tornato in testa al Mondiale, è solo furibondo con Senna per il modo in cui ha cercato di difendersi:


“Andavo più forte, potevo passare e lui mi ha stretto contro il muro, mentre la traiettoria era a destra. Vedevo i bastoni delle bandiere dei commissari passarmi a pochi centimetri dal volto. A questo punto per non essere schiacciato e finire di provocare un terribile incidente, ho dovuto spingere sull'acceleratore a fondo. Sono stato praticamente costretto ad effettuare il sorpasso. Non capisco perché Ayrton si sia comportato in questa maniera. Avrà avuto le sue ragioni".


Poi aggiunge:

"Questa vittoria è una boccata di ossigeno. Ma è ancora lui a condurre la danza: come vittorie siamo cinque a sette. Ed io ho completato la serie dei risultati positivi che si possono sommare".


"Cosa volete che dica? Era da cinque gare che avevo problemi di telaio e di motore. Stavolta c'era un telaio nuovo e tutto ha funzionato perfettamente”.

Sul fronte opposto, a chi gli chiede spiegazioni sul sorpasso contestato, il brasiliano replica con fermezza:


"Guardate la scena al rallentatore in TV con attenzione e vi accorgerete che non ho commesso alcuna scorrettezza".

"Ho avuto problemi sin dall'inizio, con l'impianto elettrico, mentre il computer di bordo mi segnalava che non avrei avuto abbastanza benzina per finire la corsa. Quindi ho dovuto rallentare".

La settimana seguente si corre a Jerez.

Per continuare a sperare, Prost è praticamente obbligato a vincere. Alain, dopo avere criticato le azioni di Senna nelle prime fasi del Gran Premio del Portogallo, a Jerez si dimostra polemico anche nei confronti della Honda che fornisce i motori alla McLaren:


"All'Estoril è andato tutto bene. Ma era la prima volta che il motore funzionava alla perfezione dopo diversi mesi. Avete visto tutti come Senna mi ha superato in rettilineo a Monza e Spa. Sembrava avere almeno 70-80 CV in più a disposizione. E io in 5-6 gare ho sempre avuto problemi. Non riesco a capire perché tutto sia invece sempre filato liscio per Ayrton".


E di pari passo, le polemiche continuano a inseguire Ayrton, che a sua volta si chiude su se stesso e ribatte alla stampa:


"E' vero, adoro essere il numero uno. Ed è per questo che volevo la McLaren, una macchina vincente. C'era già Alain nel team, ma per me non faceva differenza. Ora so di avere questa chance di vincere il Mondiale, ma so pure che non ho ancora ottenuto nulla. Tutti dicono che ora sono sotto stress, ma non è una novità. Pressione addosso ne ho da sempre: fa parte della mia vita di pilota. Quando Prost disse, in Belgio, che sarei diventato campione del mondo, non mi sorpresi. Sapevo cosa sperava, che mi turbassi psicologicamente. Invece non è successo niente. Io corro sempre per vincere, quello che dice Prost non lo sento neppure".

Nonostante la pole del pilota brasiliano ottenuta con due secondi di vantaggio sul suo diretto rivale, solo quinto, la gara viene vinta da Prost, mentre Senna riscontra lo stesso problema che lo aveva condizionato sette giorni prima in Portogallo, ed è solo quarto.


Cinque punti in classifica dividevano Prost e Senna prima di correre il Gran Premio di Spagna, cinque punti li dividono ancora, come non fosse capitato nulla. Alain ha vinto, ma dei 9 punti del primo posto ne ha potuti incasellare solo tre, poiché ha già gli undici risultati utili previsti dal regolamento, quindi ha dovuto scartare dalla sua classifica un precedente secondo posto che vale sei punti, mentre Ayrton è arrivato quarto, guadagnandone pure tre.


Ecco perché Ayrton, a fine gara, non è poi così dispiaciuto per la sua prestazione ed anzi spiega il motivo per cui sia sembrata sotto tono:


"Mi occorrevano, per vincere il Mondiale, una vittoria e un quarto posto. Ho capito subito che qui avevo troppi guai con i consumi: potevo finire la benzina e non ricavarci nulla. Ho corso per il quarto posto e così posso dire che questo Gran Premio non è stata una corsa sprecata".


"Oggi, oltre ad una brutta partenza ho avuto problemi con il consumometro andato subito fuori uso. Cosi non potevo sapere come condurre la gara. Ero al limite con i consumi e nel finale non ho neppure avuto la possibilità dì attaccare Patrese. Comunque nulla è perduto, vorrà dire che vincerò una delle prossime due gare".


"Mi manca la vittoria, adesso: fra Giappone e Australia una la prenderò".


Fresco come una rosa, quasi ringiovanito da un successo nel quale forse neppure lui osava credere, nel dopo-gara Alain parla a lungo:


"E' stata una delle mie gare più belle, forse la più brillante di tutte. Ho corso su un circuito dove il mio stile di guida non si adatta perfettamente alle caratteristiche del tracciato, dovevo vincere ed ho vinto, raggiungendo il miglior risultato possibile".


"Non è stata assolutamente una corsa tattica. Ho spinto a fondo sin dal primo metro. Penso di avere fatto una partenza perfetta, sfruttando la parte migliore della pista, quella meno sporca. E sono anche stato fortunato perché Mansell è riuscito a mettersi fra me e Senna evitandomi attacchi pericolosi. Anche se poi l'inglese si è dimostrato, come sempre, un avversario ostico, difficilissimo. Tanto è vero che mi ha tenuto costantemente sotto pressione, non ho avuto un attimo di respiro, se non nel finale quando avevo un vantaggio tale da poter controllare la gara. Debbo dire che mi ero messo bene a posto la vettura sabato e nella mattinata. Piccoli trucchi del mestiere".


Poi Alain si sofferma sulla battaglia per il campionato:


"La lotta per il titolo rimane ancora aperta. Ma Senna ha sempre il coltello dalla parte del manico. E' impensabile che concluda la stagione senza vincere almeno un'altra corsa, visto il trend che ha avuto sinora. Ma io posso ancora sperare. E questo è il bello. Più passa il tempo e più mi carico. Ho attraversato un momento molto difficile, a partire dal Gran Premio d'Inghilterra, ma l'ho superato brillantemente. Diciamo che a questo punto molto dipende da Senna, ma anche io posso dire la mia parola. Sono contento di fare un lungo viaggio per cercare di vincere il terzo titolo. Ci sarà molta pressione su di noi".


Ayrton incassa bene il colpo, anche perché sa bene che gli basta una vittoria per chiudere il discorso campionato a suo favore, quindi parte e va in Brasile per passare una settimana di vacanza a casa, per rilassarsi in vista della stretta finale in Giappone ed Australia. Ma prima di imbarcarsi sul suo Jet, ha voluto sapere esattamente cosa fosse successo alla sua vettura, frenata da un problema che non lo ha portato oltre il quarto posto.


Quindi, per un'ora e quaranta minuti Ayrton rimane a parlare dopo la gara con i tecnici della McLaren e quelli della Honda e ha rivisto, riga per riga, i tabulati della telemetria.


Un campionato praticamente già chiuso a Monza, ora sembra più aperto che mai.

La cosa fa immediatamente insospettire il presidente della FISA, Jean-Marie Balestre.


Come è possibile che la McLaren, avendo dominato in lungo ed in largo il campionato non riesca a fare due vetture egualmente competitive?


Perché Prost è apparso in difficoltà, con una vettura inferiore, su cinque piste (Siverstone, Hockenheim, Budapest, Spa e Monza) denunciando sempre problemi di motore, mentre Senna ha perso in due circuiti a lui congeniali come Estoril e Jerez, a causa del computer di bordo che gli segnalava erroneamente un consumo di benzina superiore a quello previsto per arrivare in fondo?


Tecnicamente non sarebbe impossibile modificare le prestazioni dei motori: con le mappature elettroniche, basterebbe cambiare un parametro per modificare le prestazioni o comunque i dati ricevuti dal computer di bordo.


Per altro, Nelson Plquet sostiene che la Casa giapponese dispone di propulsori diversi, ad esempio, alcuni a corsa lunga con pistoni piccoli, altri a corsa corta e pistoni grandi; ma l'ingegner Goto, responsabile della Honda, smentisce, almeno parzialmente, le parole del pilota carioca:


"A volte facciamo esperimenti, ma non in corsa, dove tutti i nostri piloti hanno motori uguali".


Ma perché la Honda dovrebbe far questo? Ebbene, un'ipotesi plausibile che potrebbe sostenere tale tesi c'è: nell'ambiente della Formula Uno si ipotizza che la Honda potrebbe aver creato un diversivo per portare avanti il duello tra i due suoi piloti fino al Gran Premio del Giappone, fornendo ai due avversari pari mezzi nella corsa decisiva.

E' questo il pensiero che inizia ad aleggiare nella mente del presidente della Federazione Internazionale dell'Automobile, Jean Marie Balestre, e cioè il sospetto che la Honda abbia sabotato i motori di Ayrton, quindi fa sapere pubblicamente, con un telegramma inviato alla Federazione brasiliana, di aver chiesto con fermezza alla Honda di fornire motori rigorosamente uguali ai due piloti nelle prossime gare in Giappone e Australia, per evitare che il campionato mondiale perda credibilità.


Questa dichiarazione viene rilasciata nel corso della conferenza mondiale dello sport automobilistico apertasi la sera del 12 ottobre 1988 a Parigi, dove Balestre ha aggiunto che la FISA avrebbe prestato molta attenzione al regolare svolgimento di questa fase finale del campionato tra Senna e Prost:


"Ho chiesto delle garanzie precise alla Honda e alla McLaren affinché i due piloti siano trattati a condizioni uguali. Ho fatto una inchiesta e posso dire che nessuna combine c'è stata nelle corse precedenti, ma se ci saranno delle irregolarità, verranno stabilite gravi sanzioni".

Intanto, quasi in contemporanea all'annuncio di Balestre, la Honda da Tokyo comunica di aver messo a punto due tecnologie per incrementare il rendimento dei motori turbo. La prima riguarda le valvole la cui apertura non è più fissa ma variabile secondo il regime di rotazione del motore, ed è regolata da un computer: secondo la Honda questo sistema permette di aumentare la potenza su un turbo da 1600 centimetri cubici di cilindrata. Il secondo sistema permette invece di ridurre il tempo di risposta del turbo consentendo di utilizzare più cavalli in fase di accelerazione ai bassi regimi.


Aldilà dei sospetti del presidente della FISA, è lo stesso Senna che smentisce quest'ipotesi a Imola, durante un test dedicato alla prova del nuovo motore Honda aspirato che sarà utilizzato nel 1989, dichiarando:


"E' difficile interpretare le intenzioni dei giapponesi, ma non mi pare che stia succedendo qualcosa di particolare, sono le normali situazioni di corsa. A Monza, per esempio, ho avuto a disposizione tre motori diversi che non andavano molto bene".


"In Spagna ho potuto guidare una vettura con un telaio nuovo ed ho ripreso ad essere competitivo".


"Ma mi rifiuto di credere che una Casa seria come la Honda mi abbia sabotato. La verità è che ho disputato quattordici corse, dodici sono andate bene, due male. Ma non per colpa di altri. Ci sono sempre piccole differenze fra le nostre vetture, volute da noi piloti. Può anche darsi che a volte uno azzecchi soluzioni giuste e il secondo le sbagli".


A Imola, il 13 e 14 ottobre, nel testare i nuovi aspirati della Honda, già al secondo giorno le McLaren segnano il record della pista: 1:28.924 di Senna contro l'1:29.529 segnato da Prost nel primo giorno di test, ma soprattutto molto più rapido del tempo fatto segnare da Berger con motore turbo, 1:30.551, tanto che la Ferrari decide di recuperare le sue auto e tornare subito a Maranello.


Tornando ai discorsi iridati, sono bastate appena tre gare per cambiare completamente lo scenario di un campionato che già a Monza avrebbe potuto terminare con la vittoria di Senna.


Adesso invece, Prost ha cambiato registro e non pensa minimamente ad aiutare il compagno di squadra, ed anzi dichiara:


"Ora sono convinto, andrò a Suzuka ed Adelaide per vincere. In ogni caso cercherò di stare davanti ad Ayrton se per caso la Ferrari cercasse di ripetere l'impresa dello scorso anno".

Ayrton tuttavia è carico:


"Prost ha cinque punti di vantaggio. Dunque sarà una bella lotta, mi sono preparato bene, con qualche giorno di relax a casa, a San Paolo, e un po' di ginnastica".


"Paura? No, sono concentrato come sempre, farò, del mio meglio. In ogni caso ora il campionato è più eccitante di prima".

Ha ragione Ayrton: ora la sfida per il titolo di Campione del Mondo si fa eccitante.


Ottantaquattro punti Prost, settantanove Senna, si va in Giappone.


Prost e Senna si presentano così al penultimo e decisivo Gran Premio della stagione 1988 da correre in Giappone.


Sarebbero 90 i punti di Alain, ma la regola degli scarti non solo lo priva di un gap ben più comodo, ma lo relegano paradossalmente al ruolo di sfavorito nella corsa al titolo.


Il francese infatti, in caso di vittoria può scartare solamente un secondo posto, così facendo guadagnerebbe appena tre punti; Senna invece, dall’alto delle sue sette vittorie, una in più rispetto al rivale, vincendo in terra nipponica scarterebbe il sesto posto ottenuto ad Estoril, compiendo un balzo di otto punti in classifica. Di conseguenza, con tale scenario il brasiliano potrebbe festeggiare già nel weekend il suo primo titolo Mondiale.


La vigilia è ovviamente più calda che mai e si specula su ogni minima voce che gira all’interno del paddock, in particolare su presunte disparità di trattamento all’interno del team, dovute sia ai problemi registrati sulla vettura di Senna nelle ultime due uscite ad Estoril e Jerez, sia al fornitore di motori Honda e la sua presunta preferenza per Ayrton.


Addirittura si arriva a presupporre che Senna voglia perdere di proposito il campionato perché ha promesso alla madre che una volta vinto il primo titolo mondiale si sarebbe ritirato.


Il tutto condito dalle interviste del giovedì, durante le quali Prost prova a scaricare tutta la pressione del momento sul compagno di box, enfatizzando sulla sua esperienza passata a lottare per traguardi simili, e su come Ayrton possa peccare proprio sull’aspetto psicologico, data la sua ossessiva voglia di vincere.


Aldilà dei giochi psicologici, le dichiarazioni di Alain non sono certo campate per aria, soprattutto se si torna indietro alle gare di Monaco e Monza e i clamorosi errori commessi dal brasiliano mentre era agevolmente in testa, ritiri senza i quali i giochi sarebbero stati già ampiamente chiusi. Ayrton non si fa minimamente scalfire da tali dichiarazioni, anzi, quasi ammette la sua sudditanza psicologica:


"Devo vincere assolutamente, sul piano psicologico sarebbe più complicato per me doversela giocare all’ultima gara in Australia".


La qualifica conferma le sue intenzioni: dodici pole in stagione, record assoluto, e ventotto in carriera, con Prost distante tre decimi. Ayrton, quando si parla di giro secco, è inequivocabilmente il migliore; il Professore dovrà giocare le sue carte migliori in gara se vuole mantenere i giochi aperti.


Il distacco dal resto della griglia oramai non fa più scalpore, in una stagione stra-dominata dalla vettura inglese alimentata dai motori giapponesi, ancor più decisi a schiacciare la concorrenza nel loro Gran Premio di casa; Gerhard Berger è terzo a un secondo e mezzo, seguito da Ivan Capelli e dalle ottime Lotus, anche loro con motore Honda, di Piquet e Nakajima. Una stagione tuttavia molto deludente per Piquet, mai in grado di lottare per la vittoria per tutto l'arco della stagione; i podi conquistati in Brasile e ad Imola (e poi nell'ultima gara in Australia) non possono certo soddisfarlo.


La sera prima della gara, Senna si lascia convincere a gironzolare per i tavoli del casinò per stemperare la tensione, ma dimentica di controllare l'ora e va a letto tardi.

il giorno della gara la tensione è ugualmente alle stelle e, come se non bastasse, a rendere l’atmosfera ancor più da film hollywoodiano, oltre al sonno accumulato da Ayrton, c’è l’incognita della pioggia che incombe sul circuito di Suzuka. Un’incognita che però può solo caricare ulteriormente Senna, maestro dichiarato, oltre che nel giro secco, anche delle situazioni di pista umida.


Rimanendo in ambito cinematografico, il film di Senna diventa però drammatico quando si spegne il semaforo e la sua McLaren inizia a singhiozzare, senza riuscire a partire.


Ayrton agita le braccia mentre le altre vetture lo sfilano, Prost in primis, ma per sua fortuna la leggera pendenza del rettilineo fa sì che il motore si possa riaccendere: Senna è in gara, ma la sua fantastica pole del giorno precedente, seppur così vicina, è di già soltanto un lontano ricordo, poiché si ritrova in quattordicesima posizione, mentre Prost fa agevolmente l’andatura. La cosa più semplice da fare in quel momento per chiunque sarebbe stata darsi per vinto e rassegnarsi a giocarsela ad Adelaide, tra due settimane.



Ma Senna è Senna, e al termine del primo giro è già in ottava posizione.


Successivamente, Patrese, Nannini, Boutsen, Alboreto e Bergeer, diventano quasi delle chicane mobili per il brasiliano, che li brucia uno ad uno con un’aggressività ed una facilità disarmante. Trascorsi appena dieci giri, Senna è terzo a undici secondi da Prost, con Ivan Capelli a frapporsi tra le due McLaren.


Chi già pensava ad Adelaide dopo quegli attimi clamorosi in partenza, deve già ricredersi. Quel 30 ottobre del 1988 è il giorno di Ayrton, e a darne ulteriore prova è la pioggia che finalmente rompe gli indugi e inizia a cadere sul tracciato, inizialmente non in maniera copiosa, ma quanto basta per irrigidire Prost, sorpreso addirittura da Capelli che gli si mette davanti.


Il milanese è speranzoso di poter compiere l’impresa e vincere la sua prima gara in Formula Uno, ma al giro 22 il motore Judd lo appieda, e addio sogni di gloria.


Pioggia, problemi al cambio, e doppiaggi che diventano più antipatici del solito: il dramma sportivo si consuma per Alain al ventisettesimo giro, quando viene raggiunto e superato sul rettilineo principale, inerme di fronte alla superiorità odierna del suo rivale.


Paradossalmente il momento più difficile della gara per Senna inizia proprio dopo il sorpasso: con pista insidiosa e due scivoloni clamorosi mentre era in testa che si porta sulla coscienza, l’imperativo per i restanti ventiquattro giri è mantenere il sangue freddo e non gettare tutto alle ortiche, poiché un errore questa stavolta costerebbe carissimo.



La pioggia imperversa sulla pista e l’ansia fa lo stesso con lui, al punto che a cinque giri dal termine prova attraverso gesti eloquenti con le braccia a far sospendere la gara in anticipo.


Non sarà ascoltato, ma poco importa, perché alla bandiera a scacchi tutti i fantasmi scompaiono, così come la tensione dei giorni precedenti, la paura alla partenza e nelle ultime tornate: Prost è secondo e lontano 13 secondi.


Ayrton ce l’ha fatta.


A 28 anni è Campione del Mondo per la prima volta in carriera.



Nel post gara, Ayrton non nasconde la sua gioia e il saliscendi di emozioni durante la gara e addirittura, dopo la vittoria del primo titolo mondiale, in un'intervista lampo realizzata mentre tornava dal Giappone, parla per la prima volta della sua fede:


"Il momento più difficile della gara è stato certamente al via. E' stato un mio errore: ho fatto scendere troppo il numero dei giri e, con una frizione molto sensibile, il motore mi si era addirittura spento. Per pura fortuna son potuto ripartire in quanto le ruote erano ancora in movimento, In quel momento ho pensato che fosse tutto finito: mi vedevo sfilare da tutte le parti, ho pensato veramente che non ci fosse più nulla da fare. E' stato l'attimo più difficile".


"Ho cercato di fare raffreddare la testa , ma nei primi giri ero molto agitato, ho evitato per miracolo Gugelmin che mi si è girato davanti. A poco a poco ho ripreso il mio ritmo e la vettura non ha avuto nessun problema. L'unica difficoltà è venuta dalle informazioni contrastanti fornite dal mio computer di bordo ed i segnali che mi facevano dai box. A un certo punto c'erano ben due giri di differenza nei dati di consumo, e con Prost alle spalle non sapevo cosa fare".


"Per una decina di giri ho cercato una specie di compromesso, poi, a quindici giri dalla fine, improvvisamente sul mio computer sono ricomparsi i due giri misteriosamente scomparsi. In questo frangente non potevo guardare nemmeno i segnali che dal box inviavano a Prost: avrei dovuto prestare troppa attenzione ai cartelli e questa non era certo la giornata adatta per deconcentrarsi".


"Sono sicuro di avere disputato la corsa più bella della mia vita. In precedenza ritenevo che la mia prestazione più bella fosse stata il GP di Portogallo 1985, ma oggi credo di essermi superato. Oggi ho avuto una montagna di problemi da risolvere, è stata una corsa senza respiro, tirata dal primo all'ultimo giro. Non avevo nessun problema di consumo, ho potuto spingere sempre fino alla morte".


"Negli ultimi giri ho protestato contro la direzione di gara perché con la pioggia la pista era diventata molto pericolosa. In altre occasioni avrebbero sospeso la gara immediatamente, eppure questa volta ci ha fatto correre in una situazione di grande rischio. C'era molta tensione, eppure nessuno si è preso questa responsabilità. Invece che mandare lettere alla Honda, Balestre farebbe meglio a occuparsi di queste cose e di alcuni piloti che nelle fasi di doppiaggio hanno creato situazioni di grande pericolo".


"Voglio pubblicamente ringraziare la Honda e la McLaren che ha sempre fornito ad entrambi i piloti un materiale uguale e di primissima scelta. Anche oggi non ho avuto nessuna noia meccanica".


"Credo che ogni pilota desideri vincere un campionato del mondo, ma questa stagione è stata tremenda per tutta la tensione che si era creata fin dai primi GP. E' stata proprio questa pressione psicologica che ha determinato l'errore di Montecarlo. Probabilmente quello è stato il momento più difficile, ma è stato da quel giorno che la mia vita è cambiata. Da quell'errore ho tratto una nuova forza e una nuova potenza per lottare per il campionato del mondo. E' stato dopo quell'incidente che ho fatto il grande passo della mia carriera di pilota e di professionista".


"In quel momento mi sono avvicinato a Dio come mai avevo fatto in passato. non ho cambiato le mie abitudini, ma il mio modo di vedere le cose. Da Monaco sono uscito molto frustrato, ho riflettuto a lungo. Ne sono uscito anche con l'aiuto della mia famiglia e di alcune persone care che mi hanno indicato una nuova direzione per la mia mente. Sono cose che dico solo adesso perché farlo prima sarebbe stato forse più pericoloso in un ambiente come la F1. Sono sempre stato cattolico, ma il mio modo di credere è adesso differente. La notte prima della gara di Suzuka, ho dormito pochissimo, appena una mezz'ora, ma credo sia normale quando si arriva ad appuntamenti del genere".


"Adesso l'unica cosa che desidero è dormire, poi me ne andrò a Bali per una settimana di relax. Credo che il prossimo anno saremo sempre più ai vertici, e forse io e Alain ci divertiremo di più, saremo più rilassati".


Prost invece non nasconde più del dovuto il suo disappunto e lancia qualche frecciatina, celandola dietro i complimenti per Senna:


"Non sono dispiaciuto per il mondiale perso. E' stato l'andamento della gara a frustrarmi. Il traffico, il cambio che non funzionava alla perfezione, qualche problemino di motore con la valvola pop-off. Ho perso otto secondi guadagnati faticosamente, in due giri, per colpa soprattutto di qualche sconsiderato che non si faceva da parte. E Senna mi ha superato approfittando di un momento di battaglia. Ayrton comunque merita il titolo, lui in certi frangenti è più bravo, sa attaccare con decisione. Adesso il mondiale è suo, gli animi sono più tranquilli, ci prepariamo all'anno prossimo, a una nuova sfida. Voglio una rivincita immediata".


A stagione conclusa, con il GP di Australia vinto dal francese, il punteggio totale recita 105 punti per Prost, e 94 per Senna, tuttavia con la regola degli scarti, il risultato finale è 90 per il neo Campione del Mondo, e 87 per Alain, che anche in questo caso non nasconde quanto sia contrariato per tale sistema di punteggio:


"È inaccettabile terminare la stagione con 11 punti di vantaggio e non essere Campione. È incomprensibile e la FIA deve cambiare per il bene della Formula Uno!”.


Otto successi contro sette, tredici Pole contro due, tre giri veloci contro otto. Numeri che sommati tra loro, corrispondono non solo ad una straordinaria battaglia giocatasi sul filo del rasoio, ma sono anche testimoni dell’impressionante egemonia della McLaren durante il 1988. Un copione destinato ad essere verosimilmente lo stesso nella stagione successiva.



In Australia torna a vincere Prost, anche se ai fini della classifica non conta oramai nulla:


"Sono riuscito a partire meglio di Senna. Poi sono rimasto sorpreso nel vedere che non aveva alcuna intenzione di riprendermi. Dopo tanta sfortuna in questa stagione, sono contento di questa vittoria".


"Non mi ha affatto preoccupato il sorpasso di Berger. Sapevo che la Ferrari ha dei grossi problemi di consumo e che non sarebbe mai arrivata al traguardo tenendo quel ritmo di corsa. Cosi, quando l'austriaco è passato, ho addirittura rallentalo. Quando l'ho visto fermo, mi è dispiaciuto perché ho pensato che sulle tribune c'era gente che magari credeva davvero che la scuderia di Maranello potesse vincere. Il fatto è che, fin da prima della gara, Berger e Alboreto mi avevano detto di essere nei guai con i consumi Ma sapevo anche che la Ferrari voleva dimostrare qualcosa in questa ultima gara. Per questo non mi sono agitato molto".


Anche Ayrton Senna liquida la prestazione della Ferrari dichiarando:


"Anche noi della McLaren eravamo al limite con i consumi, figuriamoci Berger che ne ha sempre avuti più di noi. In gara ho rotto la prima e la terza marcia e ho avuto delle difficoltà con la seconda per cui non potevo fare niente di più".


E' però Ron Dennis, in sala stampa, durante una sessione di interviste alquanto noiosa, ad animare l'ambiente quando tutto ad un tratto strappa il microfono di mano ad Ayrton e tuona contro i giornalisti:


"Tutti voi avete insinuato che io avrei dato macchine differenti a Senna e Prost per orchestrare il campionato secondo i miei oscuri desideri. Allora vi chiedo, chi di voi la pensa così alzi la mano".


Ovviamente nessuno osa alzare un dito. Quindi Dennis rincara la dose ed attacca:


"Che bisogno c'era, ad esempio, di andare a controllare dopo la vittoria in Giappone il differenziale di questo mostro di perfezione?"


Polemiche a parte, è degno di nota ciò che accade in questo periodo al napoletano-tirolese d'Austria Gerhard Berger, come viene soprannominato da Lauda, che chiede aiuto proprio all'ex campione del mondo poiché è nei guai col ministero della Difesa austriaca.


Il motivo? Dovrebbe partire in divisa, ed alcuni giornali austriaci lo hanno già foto-montato con elmetto e tuta mimetica! Eppure il giovane austriaco riesce a non perdere mai il sorriso, tant'è vero che ad Adelaide, appena incontra Lauda gli si mette sull'attenti, simulando maldestramente un saluto militare; un modo scherzoso di chiedergli aiuto.


Ovviamente Gerhard non ha alcuna intenzione di andare presentarsi al reclutamento, e in Austria è già scandalo.


Lauda ha molte aderenze, conosce gente che conta, gente che gli permise a suo tempo di riuscire a svicolare dalla naja. I due parlottano, finché Lauda esclama:


"Potresti provare con l'insufficienza toracica, bastano due centimetri in meno e la sfanghi, dammi retta, smetti di mangiare".


Lasciando perdere i problemi di peso di Berger, il finale di stagione è differente per i due piloti della McLaren.


Ayrton, ha conquistato il titolo mondiale e non ha alcuna intenzione di ritirarsi, neppure se a chiederlo è la mamma, come avevano spettegolato certi suoi nemici. Con undici miliardi di lire intascati non ci pensa nemmeno a tornarsene in Amazzonia a curare i latifondi del padre, Milton Da Silva.


Inoltre, trova ad inizio 1989 la compagnia femminile in Xuxa Meneghel, diva televisiva di Rete Globo.


Alain, invece, si dedica a intense giornate di test a Jerez ed Estoril per sviluppare il nuovo motore atmosferico e, approfittando della sosta, il 21 dicembre 1988 va a cena con il responsabile Honda, Nabuhiko Kawamoto. Una cena che dovrebbe essere di chiarificazione, ed in un certo senso lo è, ma non nel senso che ci si può aspettare: Alain riconosce che ci sono stati momenti difficili, come in Portogallo, e che sebbene Senna abbia vinto più gare di lui, ci sono state occasioni dove a vincere doveva essere lui, come a Budapest.


A parte questo, la sua unica richiesta rimane quella di avere lo stesso trattamento per entrambi i piloti nel 1989, senza dover vedere motori speciali che arrivano nei box solo per Senna.


A quel punto, Kawamoto riconosce a Prost che forse gli ingegneri avrebbero potuto lavorare meglio sulla sua macchina, e che se non lo hanno fatto è perché hanno dato un maggior supporto a Senna. Kawamoto inizia a parlare della 'nuova generazione' degli ingegneri, di uomini nati nel dopo-guerra che hanno una spiccata preferenza per Senna, perché questi impersona maggiormente la figura del samurai, di quel guerriero che non molla mai a prescindere dall'ostacolo che gli si pone davanti, in pieno contrasto con Prost, meno spettacolare, più calcolatore ma ugualmente vincente.


È in questo momento che Alain capisce che durante tutta l'annata 1988 si è dannato inutilmente in cerca di una soluzione alle difficoltà che ha riscontrato, per poi rimanere a bocca aperta una volta scoperta la verità.


Kawamoto gli garantisce la parità di trattamento alla conclusione dell'incontro, ma col trascorrere delle settimane Alain si renderà conto che la promessa non è stata mantenuta...


Davide Scotto di Vetta

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