Anteprima Campionato del Mondo di Formula Uno 2020: Alta tensione!



La Formula 1 è ufficialmente tornata. E non si parla soltanto di test questa volta.

Domenica i motori torneranno ad accendersi a Melbourne, in Australia, località ormai abituata a ospitare il GP inaugurale della stagione iridata di Formula Uno. Ma dietro al grande entusiasmo generato dall'inizio del mondiale 2020 si cela un clima notevolmente teso, dovuto dalle tante discussioni, polemiche e controversie, legate a svariati motivi: le scelte prese dalla Federazione (incredibile ma vero) riguardo a determinate soluzioni presentate ai team, il fatto che alcune squadre abbiano optato per monoposto sostanzialmente "copiate" dalle scuderie maggiori e per un virus destinato a perseguitare i tanti eventi sportivi in programma per il 2020. Insomma, la fase che ha preceduto il GP di Melbourne è stata del tutto incandescente, e non è certamente destinata a raffreddarsi, anzi, può solo diventare più bollente.

Il caso Racing Point

Squadra che vince non cambia recita il detto, e in fin dei conti è giusto così, perché non ha senso stravolgere un team che ha vinto dominando, e questo in Mercedes lo sanno.

Per ambire al massimo bisogna sempre guardare ai migliori, ma forse c'è chi ha preso questo insegnamento un po' troppo alla lettera: è il caso della Racing Point. Il team di Lawrence Stroll si è presentato al Day-1 dei test di Barcellona con la RP20, una monoposto che, senza usare mezzi termini, è praticamente identica alla Mercedes W10 della passata stagione.



Non è certamente una novità in F1: la Haas, da quando ha esordito in F1 nel 2016, è sempre scesa in pista con monoposto ispirate alla Ferrari dell'anno precedente, tanto da suscitare, stranamente, la frustrazione del polemico Helmut Marko, che dopo il GP del Bahrain del 2016, riferendosi proprio alle prestazioni del team americano, disse:


"Quanto va forte la Ferrari dello scorso anno!". Anche in casa Red Bull, tuttavia, hanno poco da ridire, visto che l'Alpha Tauri AT01 presentata quest'anno nasce con numerosi concetti visti sulla RB15 nel 2019. Certo è che la RP20 è la vettura che più si avvicina alla monoposto dalla quale ha preso ispirazione, se così si può dire, e nel Paddock è scoppiata una vera e propria bufera, che è anche comprensibile: un team come McLaren, che lo scorso anno si aggiudicò il quarto posto nella classifica Costruttori, comprende che battere la Mercedes dello scorso anno è molto difficile, e indubbiamente scattano le polemiche, le quali conducono poi verso i tanti discorsi sul DNA della F1, sull'individualità, sul piacere di progettare una monoposto da solo, senza l'aiuto di nessuno.


Ma chi ha ragione? A questo punto non conviene introdurre in F1 i team clienti, seguendo un po' la falsa riga della MotoGp?


Così facendo, oltre a rendere la competizione più equilibrata, si eviterebbero tutte queste polemiche legate proprio ai team satellite. È ovvio che se invece si vuole proteggere lo spirito della competizione e dello sviluppo individuale di ogni singolo team, situazioni palesi come quelle delle RP20 non possono verificarsi. Anche perché, durante i test, Perez e Stroll volavano, facendo registrare tempi che forse sono arrivati a impensierire anche i Top Team.


In fin dei conti, con una vettura molto simile alla Mercedes, seppur rosa, sono tutti veloci, no? Ancora una volta la F1 si ritrova in un limbo, una via di mezzo che non accontenta quasi nessuno e che scontenta un po' tutti. Se per qualche strano motivo Perez e Stroll dovessero precedere i due piloti della Red Bull a Melbourne, la Formula 1 sarà pronta ad accogliere l'ennesimo monologo contestatore di Helmut Marko. E se per qualche strano motivo la RP20 si rivelasse più veloce della W11 su alcune piste, a quel punto cosa accadrà?


Toto Wolff chiederà a Perez di far passare Hamilton come accadde con Ocon a Monaco nel 2018?


Il DAS della Mercedes

Nelle stagioni precedenti le Frecce d'Argento sono state chiamate con l'appellativo di astronavi, soprattutto quando facevano registrare tempi incredibili e inarrivabili per chiunque. Quest'anno a Brackley hanno ideato una soluzione che rende la W11 un'astronave a tutti gli effetti: il DAS.

Il Dual Axis Steering System è una tecnologia inedita sviluppata quest'anno per la prima volta nella storia della F1 dal team campione in carica: in pratica il sistema montato sulle monoposto di Hamilton e Bottas permette al pilota di variare l’angolo d’incidenza delle ruote anteriori spostando in avanti o indietro il volante. Il vantaggio? Con questa piccola modifica al set up i due alfieri della Mercedes sono in grado di ottimizzare il degrado delle gomme, oltre che a godere di un vantaggio in termini di prestazione pura: con un certo valore di convergenza degli pneumatici anteriori la W11 può vantare più aderenza in curva e una maggiore velocità in rettilineo. Tutto il Paddock è rimasto scioccato nel vedere il volante di Lewis Hamilton spostarsi all'indietro durante il Day-2, e inizialmente il DAS ha spaventato tutti, come se si trattasse dell'arma segreta della Mercedes, contro la quale nessuno può competere. Ma sono sorti inevitabilmente degli interrogativi sul DAS: qualcuno ipotizza che non comporti un vantaggio così grande, altri addirittura sostengono che Mercedes non lo utilizzerà a Melbourne.

La vera domanda, tuttavia, è un'altra: è legale questo DAS? La Federazione ha dato il via libera, eppure il DAS infrange una regola fondamentale, che vige in F1 dal 2005: il Parco Chiuso. In sostanza, una volta lasciati i box dopo l'inizio delle qualifiche, i meccanici non possono più intervenire sull'assetto della monoposto, fatta eccezione per piccoli parametri, come l'incidenza dell'ala anteriore, il quantitativo di carburante e le gomme. In linea puramente teorica, il DAS va a modificare l'inclinazione delle ruote anteriori, infrangendo in sostanza la regola del Parco Chiuso. A far discutere, tuttavia, non è stata tanto la questione regolamentare, piuttosto quella legata alla sicurezza: un volante che si muove avanti e indietro garantisce a pieno lo standard di sicurezza del pilota? La vicenda si è conclusa con l'ennesima ambiguità della FIA: il DAS è legale, ma solo per quest'anno. Dal 2021, quindi, nessuna scuderia potrà sfruttare i vantaggi di questo sistema, e dunque sorge spontanea la domanda: se non è conforme ai regolamenti o agli standard di sicurezza, perché tenerlo quest'anno, per poi vietarlo la prossima stagione?

La Power Unit Ferrari

Ed eccoci qui, finalmente, alla questione che gira nel Paddock addirittura fin dal 2018: la Power Unit del Cavallino. Fa strano pensare che nel 2014 il motore prodotto a Maranello pagasse un gap enorme in termini di cavalli con Mercedes e che invece ora sia considerato il riferimento, tanto da scatenare le polemiche dei team avversari. Ma facciamo un passo indietro: la SF90, la monoposto che Ferrari schierò la passata stagione, era una vettura che con un singolo settore di sole curve lente si prendeva un secondo dalla W10. Poi, sui tratti rettilinei, Vettel e Leclerc riuscivano a guadagnare dai tre ai cinque decidi di secondo. È una situazione normale, in fin dei conti, no?


Se una macchina ha poco carico, va veloce in rettilineo.


Per i team avversari del Cavallino, tuttavia, non era solo questo il segreto: il propulsore Ferrari aveva qualcosa che non andava, qualcosa che non fosse del tutto conforme con il regolamento. La Federazione ha dichiarato di aver condotto gli studi e le indagini sulla Power Unit italiana, e il comunicato ha spiazzato tutti: in sostanza, la FIA e la Ferrari hanno stipulato un accordo segreto, con il quale il Cavallino si impegna di collaborare con i delegati della Federazione affinché questi siano in grado in futuro di analizzare ed eventualmente scovare le soluzioni fuori norma sui motori, pur non dichiarando apertamente la legalità, ma nemmeno l'illegalità, del motore 064.

Ovviamente, tutti i team non motorizzati Ferrari hanno storto il naso, e si sono uniti, formando una vera e propria congregazione, chiedendo maggiori chiarimenti alla FIA, la quale, dopo un solo giorno, ha risposto così:

"Dopo l'annuncio di ieri da parte di sette squadre di F1, la FIA vuole fare i seguenti chiarimenti:la FIA ha condotto un'analisi tecnica dettagliata sulla power unit della Scuderia Ferrari, come è autorizzata a fare per qualsiasi concorrente del Campionato Mondiale di Formula 1".

"Le estensive ed approfondite indagini condotte durante la stagione 2019 hanno sollevato il sospetto che la power unit Ferrari potesse non operare nei limiti delle normative FIA in ogni momento. La Scuderia Ferrari però si è opposta fermamente a questi sospetti, ribadendo che la sua power unit funzionava sempre nel rispetto delle normative".

"La FIA non era pienamente soddisfatta, ma ha valutato che ulteriori azioni non avrebbero necessariamente portato ad una conclusione del caso a causa della complessità della questione e dell'impossibilità materiale a fornire la prova inequivocabile di una violazione".

"Per evitare le conseguenze negative che un lungo contenzioso comporterebbe, soprattutto alla luce dell'incertezza sull'esito di esso e nel miglior interesse del campionato e dei suoi azionisti, la FIA, in conformità all'articolo 4 (ii) delle regole disciplinari e giudiziarie, ha deciso di stipulare un accordo con la Ferrari per chiudere questo procedimento".

"Questo tipo di accordo è uno strumento legale riconosciuto come componente essenziale di qualsiasi sistema disciplinare ed è utilizzato da molte autorità pubbliche e da altre federazioni sportive nella gestione delle controversie. La riservatezza dei termini dell'accordo è prevista dall'articolo 4 (vi) delle regole disciplinari e giudiziarie".

"La FIA prenderà tutte le misure necessarie per proteggere lo sport e il suo ruolo e la sua reputazione come regolatore del Campionato Mondiale di Formula 1". Insomma, per chi si aspettava un chiarimento definitivo sulla vicenda si è invece ritrovato con un accordo segreto. Non proprio il modo migliore per calmare gli animi. Il Covid-19 mette a serio rischio l'intero mondiale?

I battibecchi tra team e Federazione ci sono sempre stati, e in qualche modo costituiscono un elemento essenziale del DNA della F1.

Purtroppo la Formula 1, così come tutto il mondo, è stata colpita da un problema gravissimo: il Covid-19, conosciuto più comunemente come Coronavirus. Questo virus proveniente dalla Cina ha colpito duramente il nostro Paese, e ormai si sta diffondendo, dove di più e dove di meno, in tutto il mondo. A rimetterci, ovviamente, sono anche tutti gli eventi sportivi programmati per quest'anno, compreso il Campionato europeo di calcio, le Olimpiadi di Tokyo e, ovviamente, anche la F1. I Paesi temono fortemente che un GP possa rivelarsi fatale, perché costituisce un punto di ritrovo affollato per persone provenienti da tutto il globo, e una delle regole principali per contenere il Coronavirus è proprio quella di evitare eventi eccessivamente affollati: in mezzo a un massa numerosa di persone ne basta una per diffondere in tempi fulminei il virus. Una mossa precauzionale adottata da molti governi è stata quella di chiudere le frontiere, quantomeno alle persone provenienti dalle nazioni più contagiate, ma per la Formula 1 questo è un problema grosso, perché tra queste c'è l'Italia: quindi, come si può immaginare un Paddock di F1 senza Ferrari, Alpha Tauri, Pirelli, Brembo, Magneti Marelli e via dicendo? Al momento la situazione resta molto delicata: il GP di Cina è stato rinviato, quello del Bahrein si terrà a porte chiuse e probabilmente lo stesso accadrà per quello del Vietnam. Inoltre, per raggiungere i paddock dei circuiti di Manama e di Hanoi, pare che tutti i piloti, gli ingegnerie e gli addetti ai lavori saranno trattenuti negli aeroporti per 6/7 ore, per poi essere sottoposti a tutti i controlli del caso, tra cui il tampone; solo in caso di risultati negativi potranno svolgere regolarmente le loro attività.

È chiaro quindi che ogni singolo GP è a rischio, soprattutto perché la soluzione si evolve continuamente giorno dopo giorno. Fa strano pensare che Zandvoort, sede del GP d'Olanda in programma il prossimo 3 maggio, nelle condizioni attuali, possa accogliere senza problemi le 300.000 persone attese per il weekend. Melbourne rappresenta un'eccezione, ma probabilmente molti eventi opteranno per tenere le tribune chiuse, e si vocifera che il GP di Cina, a Shangai, possa essere recuperato così. È triste vedere gli spalti vuoti, ma meglio così che cancellare definitivamente il GP, no?


E questo ovviamente vale per tutti. In Motogp la situazione è addirittura peggiore, dato che il Qatar ha annullato definitivamente la corsa, il GP di Thailandia è stato rinviato e anche il GP degli USA, ad Austin, è a rischio. Non ci resta che attendere, giorno dopo giorno, gli sviluppi della vicenda. Simone Pietro Zazza

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