Alain Prost, un'accesa rivalità e un obiettivo: riportare in alto la Ferrari!



Avendo dedicato finora maggior attenzione a piloti che hanno corso per la scuderia di Maranello in anni recenti, fatta eccezione per Mika Salo, vorrei ora tornare un po' più indietro nel tempo.


Ci sono tanti personaggi che meritano di essere raccontati, che si sono ritagliati il loro spazio in quei tempi in cui la Formula Uno era un vero spettacolo, a differenza (purtroppo) di quella del giorno d'oggi, sempre più in preda a fattori esterni. Per l'articolo di oggi ho scelto un francese che nell'arco della sua carriera ha lottato contro tanti grandi dell'epoca, tra cui Lauda, Mansell e Senna.


Sto parlando di Alain Prost, trasferitosi dalla McLaren alla Ferrari nell'inverno tra il 1989 e il 1990, prendendo il posto di Berger, quando vantava già tre titoli mondiali vinti con il team di Woking. Nella sua prima stagione in rosso, si trovò a dividere il box proprio con Nigel Mansell, accasatosi in Ferrari un anno prima.


Prost si presentò subito molto motivato ed ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnico della monoposto, i cui miglioramenti si videro e non poco nel corso del campionato. L'unico punto debole rimaneva l'affidabilità, che non rappresentava un problema per la McLaren, team rivale per il titolo.


Il mondiale si aprì con il pronostico di una nuova sfida tra il neo pilota della Rossa e Ayrton Senna, che nelle prime cinque gare riuscì ad accumulare un vantaggio di 17 punti sul francese.


Prost vinse a Interlagos, ma il feeling con la vettura ancora mancava. Debuttò così una versione B, la Ferrari 641/2, grazie alla quale migliorò progressivamente le prestazioni gara dopo gara. Durante il proseguimento del campionato ottenne tre vittorie consecutive; la prima di queste in Messico. Partito solo 13esimo a causa del meteo variabile durante le qualifiche, Alain si rese protagonista di una rimonta furibonda che lo portò, al giro 60, a superare Senna e prendersi così la leadership del gran premio. Dietro Mansell vinse il duello con Berger, grazie ad un sorpasso capolavoro alla curva Peraltada, così per la Ferrari fu addirittura doppietta, al termine di una gara spettacolare.


Prost vinse poi in Francia, dopo essere scattato dalla quarta posizione e sfruttando i problemi al motore sulla Leyton di Ivan Capelli, che riuscì a superare a tre giri dalla conclusione.


Fu la 100esima vittoria per la Ferrari.


Il terzo successo consecutivo arrivò a Silverstone e lo portò in testa alla classifica generale.


Importante sottolineare il sorpasso su Mansell, in contrasto con gli ordini di scuderia, il quale annunciò il ritiro al termine del gran premio, poi ritrattato. I tre appuntamenti successivi si tramutarono in tre vittorie di Senna, che sfruttò il suo talento unito al potenziale del motore Honda, tornando in testa al mondiale con 16 punti di vantaggio.


Ci si trasferì dunque in Portogallo.


La Ferrari disputò una grande qualifica e conquistò l'intera prima fila, ma al via Mansell strinse eccessivamente il compagno di squadra contro il muretto, portandolo a perdere tante posizioni. Alain rimontò, non riuscendo però a fare meglio della terza posizione, alle spalle di Mansell e Senna. Si rifece in Spagna, dove andò a vincere, quindi si arrivò al penultimo appuntamento stagionale a Suzuka con i due piloti di testa separati da soli 9 punti, ma con la Ferrari che sembrava disporre di un piccolo vantaggio tecnico. Il brasiliano fece la pole position ma Prost era lì, in seconda posizione.


Al via scattò meglio il francese, che sfilò immediatamente il rivale, il quale però lo colpì violentemente all'imbocco di curva 1, mettendo fine alla gara di entrambi. L'incidente consegnò il titolo a Senna, che solo un anno dopo confessò che quella manovra era in realtà premeditata, una sorta di vendetta a ciò che era successo nel 1989.


Alain meditò il ritiro, avendo perso il titolo in un modo ritenuto non sportivo, ma alla fine decise di continuare, preparandosi ad una nuova stagione in rosso al fianco della giovane promessa Jean Alesi, che avrebbe sostituito Mansell.


Il 1991 fu però un anno piuttosto deludente per lui e per la Ferrari. McLaren-Honda e Williams-Renault riuscirono a colmare lo svantaggio tecnico accusato nel finale della stagione precedente, trovandosi addirittura più avanti rispetto alla Rossa all'inizio del nuovo campionato. Negli USA, al primo appuntamento, fu Senna a tagliare il traguardo per primo, ma Prost non sfigurò e giunse secondo con ritardo abbastanza limitato. Le cose non andarono meglio in Brasile, dove non riuscì a portare la monoposto più in alto della quarta posizione.


Nel weekend di San Marino, Prost si rese protagonista di un episodio piuttosto imbarazzante, uscendo di pista durante il giro di ricognizione e terminando così in anticipo la sua gara, ancor prima di averla cominciata. Fu spesso costretto al ritiro e solo in poche occasione riuscì a salire sul podio. Il debutto della Ferrari 643 migliorò solo di poco la situazione, con il francese che si trovava quasi sempre relegato fuori dalla lotta per la vittoria, al volante di una monoposto mediocre. Il suo rendimento era stabilmente migliore rispetto a quello del neo arrivato Jean Alesi, che a differenza del compagno di squadra trovava molto più facilmente le simpatie del pubblico.


Il rapporto tra Alain, il team e la stampa italiana si logorò sempre di più, tanto che dopo il Gran Premio di Monaco venne licenziato Fiorio, sostituito dal triumvirato composto da Piero Fusaro, Piero Lardi Ferrari e Claudio Lombardi. L'alfiere della Rossa dovette attendere fino al weekend francese prima di rivedere un podio.


A Magny-Cours Prost giunse secondo alle spalle di Nigel Mansell, ora pilota della Williams, per poi salire nuovamente sul podio a Silverstone, al termine di una gara vinta dallo stesso inglese. Seguirono tre appuntamenti dai quali la Ferrari raccolse pochissimo, solo un terzo posto ottenuto da Alesi in Germania alle spalle delle due Williams. Alain rivide la luce solo a Monza, quando giunse anch'egli terzo, dietro a Mansell e Senna.


Arrivò poi un altro podio per Alesi in Portogallo, mentre nel successivo weekend, in Spagna, arrivò il miglior risultato stagionale da parte del team di Maranello, con Prost secondo e il suo compagno di squadra quarto.


In Giappone il francese non andò oltre la quarta posizione, in una gara al termine della quale scoppiò una nuova polemica tra lui e il team.


Alain criticò duramente la mancanza di prestazione accusata dalla Ferrari, arrivando a dire alla stampa francese che, a seguito della rottura del servosterzo, gli pareva di guidare lo sterzo di un camion, una dichiarazione che portò all'immediata rottura del contratto.


Si decise così di schierare Gianni Morbidelli per l'ultimo appuntamento del mondiale, che fu vinto da Ayrton Senna.


Prost terminò le sue due stagioni in rosso con un mondiale sfiorato e cinque vittorie, tutti i migliori risultati ottenuti nel 1990, anno in cui la Ferrari aveva il potenziale per lottare per il titolo. Salì per 14 volte sul podio e non riuscì ad ottenere nessuna pole position. Lasciò il team di Maranello al termine di un'annata difficilissima, fatta di risultati deludenti, ritiri e polemiche con la squadra.


Decise di prendersi un anno sabbatico, per poi tornare alle corse, al volante dell Williams, e vincere il suo ultimo titolo mondiale nel 1993, ponendo addirittura fine alla rivalità con Ayrton Senna.


Alessandro Cappelli

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