#Alain&Ayrton: Viaggio verso Imola

Aggiornato il: 1 ott 2019



Giovedì 28 aprile, ore 11:25.


L’Hawker 800 con a bordo Senna, il fratello Leonardo, Julian Jacobi e Marie Ubirayara atterra sulla cortissima pista dell’aeroporto padovano.


Deus Armand, con la sua Sony in spalla, inquadra con la telecamera l’Hawker 800 che si arresta nel piazzale dello scalo padovano per Rede O Globo.


Il programma è calcolato al minuto: Ayrton deve dapprima visitare la fabbrica Carraro, poi deve recarsi di corsa allo Sheraton per la presentazione delle mountain bike, prima di volare a Imola.


Ad una cinquantina di metri dall’Hawker c’è l’Agusta 109 bianco e blu dell’Alpi Eagles, con le pale già in movimento. Deus Armand continua a filmare Ayrton all’interno dell’elicottero, mentre parla con il fotografo Koike e con Enrico Cuman che fa gli onori di casa.


Cinque minuti di volo, poi l’atterraggio sul piazzale erboso della fabbrica.


Dalla scaletta dell’elicottero scende Ayrton, che con un cenno della mano saluta un centinaio di persone presenti ad attenderlo, per lo più dipendenti dell’azienda che lo vogliono vedere e salutare.


Giacca verde, camicia e pantaloni bianchi, cravatta disegno cashmere, Ayrton cammina lento circondato dalla gente; non si vuole sottrarre agli abbracci ed anzi si ferma a parlare, stringe le mani dei presenti e firma autografi.


Subito dopo, i Carraro lo invitano a visitare lo stabilimento e le linee di montaggio dalle quali usciranno le biciclette firmate Senna, che segue curioso ed ascolta attento quando gli spiegano le metodologie di costruzione.


Nel frattempo, Betise Assunçao, la preziosa e inseparabile press agent di Ayrton, si aggira nervosamente nella hall dello Sheraton Hotel.


Valige sempre in mano, sale stampa e aerei eletti a propria dimora, il lavoro di Betise è quello di curare l’immagine di Ayrton, pianificare appuntamenti e interviste, stendere resoconti e inviarli a tarda sera, via computer, alla sede della Senna Promoçoes. Betise tuttavia non ha mai amato la frenesia della Formula Uno:


"Se non fosse per lui, non vivrei mai in questa merda di mondo. Non ne posso più di questa Formula Uno".


Soprattutto, ha sempre detestato le rivalità, le bugie, le ipocrisie, distintivi sovrani nel mondo della Formula Uno.


Ma Ayrton è diverso dagli altri, per Betise, ed è per questo che cerca di non pensarci e di superare stress e arrabbiature, oltre ad essere efficiente e premurosa spalla del pilota brasiliano in qualsiasi momento della giornata, per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.


Un lavoro oscuro, ma estremamente prezioso.


Anche a Padova è arrivata puntuale, martedì 26 aprile, per preparare la visita di Ayrton.

Assieme a Celso Lemos, responsabile dei contratti della holding, Betise, prima di recarsi a Imola, è stata incaricata di seguire da vicino l’organizzazione della conferenza stampa di presentazione delle mountain bike, prodotte dalla Cicli Carraro di Saccolongo, che porteranno il marchio Senna.


Così Betise da un’occhiata alla sala Mantegna dell’hotel Sheraton, dove è in programma la presentazione, un controllo alle cartelle stampa in tipografia, un ritocco alla scaletta degli incontri e degli orari. Precedentemente, aveva passato un giorno e mezzo gomito a gomito con Enrico Cuman, titolare dell’agenzia pubblicitaria Il Telaio di Bassano del Grappa, e con Andrea ed Enrico Carraro, dell’azienda produttrice delle biciclette.


Scrupolosa e perfezionista come il suo datore di lavoro, Betise ha preparato tutto alla perfezione.


Quando poco più tardi si sente il rumore dell’elicottero che atterra, per Betise e per le trecento persone che stanno attendendo Ayrton parte una scarica elettrica emotiva. Una parte del gruppo presente corre verso l’esterno per vederlo arrivare, un’altra cerca la sistemazione nelle prime file della grande sala congressi.


All’ingresso dell’Hotel, Ayrton afferra la bici che gli porgono ed entra nella sala tra gli applausi. Con la sua dolce cantilena, rilassa e ipnotizza la platea, fino a che una ragazza gli chiede se la Ferrari rientra ancora nei suoi programmi:


"Fin da piccolo è sempre stato il mio sogno. Volevo diventare pilota e ci sono riuscito. Volevo diventare campione del mondo e anche quest’obiettivo sono riuscito a centrarlo. Con la Ferrari sono andato molto vicino ma, all’ultimo momento, non sono riuscito a concretizzare l’ingaggio. Allora l’ho fatto perché un bel sogno non si deve guastare. Per non rovinare nulla bisogna che il matrimonio avvenga al momento più opportuno. Non avrebbe senso guidare una Ferrari e prendere tre secondi in gara. La vittoria sarebbe soltanto un’illusione. E in Formula 1 non c’è spazio per le illusioni".


Ayrton rimane un’ora sotto il tiro di domande, racconta anche la storia della bicicletta gialla che tanto desiderava e che era stata il primo regalo della sua vita:


"Avevo quattro anni e quella bicicletta l’avevo vista nella vetrina di un negozio. Dopo pochi giorni ho portato là mio padre Milton per acquistarla. Ci ho giocato tanto. Quante corse e quanti ruzzoloni! Ero talmente affezionato alla mia biciclettina gialla che ho continuato a usarla anche quando ero diventato grande e facevo fatica a pedalare. Con gli amici facevamo delle gare strane. Vinceva chi arrivava per ultimo. I miei surplace erano interminabili. Ero abile, andavo pianissimo".


I rappresentanti della stampa italiana specializzata, quel gruppo di 25-30 persone che generalmente segue tutti i Gran Premi, ha snobbato questa presentazione; lo avrebbero visto a Imola più tardi. Solo pochi rappresentati della stampa locale sono presenti, assieme a un giornalista milanese, Carlo Grandini, che segue saltuariamente la Formula Uno, con il quale Senna aveva legato in maniera particolare negli ultimi anni; finita la conferenza, in una saletta privata è proprio Carlo Grandini a raccogliere quelle che diventeranno le ultime parole di Ayrton Senna fuori dal circuito di Imola.


Il giornalista inizia chiedendo quali aspettative ha per il Gran Premio che si disputerà a Imola pochi giorni più tardi.


Ayrton risponde:


"Da Imola vita nuova. È il punto di partenza per rifarmi. Difficile ma possibile. Si tratta di combinare un grande lavoro con i meccanici e gli ingegneri della Renault per ottimizzare le modifiche che abbiamo allo studio: la macchina ha bisogno di migliorare i propri equilibri. Noi della Williams abbiamo accusato dei problemi che spero non si ripresentino più".


"Imola è una pista veloce, dove la potenza del motore Renault 10 cilindri mi dovrebbe aiutare. Potrebbe cambiare i valori espressi finora. Le corse sono imprevedibili, ma certo a Imola non posso sbagliare. Il campionato non è finito".


"Ci tengo molto a vincere. Del resto si vuole vincere sempre, ma qualche volta le corse sono imprevedibili".


"Michael è un grande talento, possiede una macchina velocissima e ha meritato i suoi successi. Adesso tocca agli altri contrastarlo, a cominciare da me. Io fino a quando mi sentirò motivato cercherò di onorare la mia personale tradizione. Michael ha talento, ma ci sono altri giovani di talento che non dispongono di una macchina veloce come la sua".


"Stiamo vivendo una fase di naturale ricambio generazionale che va accettata e che tuttavia comporta un punto negativo per l’interesse della Formula 1. Sono giovani talenti, ma sono spariti i personaggi alla Mansell, alla Patrese, anche alla Prost. La gente di carisma capace di emozionare e di promuovere lo spettacolo. A parte il caso Ferrari, che è unico, la gente non tifa per una macchina, tifa per un pilota che con il suo carattere, il suo stile, il suo modo di dominare la macchina da portare al traguardo. Se viene a mancare l’uomo con la U maiuscola cade anche l’interesse, la motivazione, lo stimolo a seguire le corse. E qui oggi siamo poveri".


Alle ore 14.00 Ayrton si trova ancora a Padova, pertanto arriva a Imola in ritardo.

Giunto al circuito, fa un giro nei box, si ferma a chiacchierare con Frank Williams e con Patrick Head e poi esce, pronto per recarsi in un alberghetto che da sei anni continua a frequentare, in un paesino poco lontano, Castel San Pietro.


Prima, però, ha un appuntamento importante.


Pochi sanno, infatti, che ogni qualvolta Ayrton si reca a Imola, anche per dei test, puntualmente fa visita a un amico d'eccezione, nel locale ospedale: Stefano, un ragazzo di poco più di venti anni. Stefano è fermo in una stanza dell'ospedale di Imola da più di un anno dopo che è entrato in coma a seguito di un incidente di moto.


Immobile, le uniche cose che lo fanno reagire sono le foto del pilota brasiliano.


Ayrton va spesso a trovarlo e ogni volta per dieci lunghi minuti si mette a parlare, sicuro che questo solleciti le reazioni del ragazzo. La mamma di Stefano assicura che ogni qualvolta Ayrton visita suo figlio, con il quale ha sviluppato uno speciale colloquio tramite le dita, reagisce in maniera incredibile.


E Ayrton, instancabile continua a parlare.


Questo è quanto si scoprirà qualche giorno dopo.


Prima invece, Ayrton deve affrontare delle accuse che gli piovono addosso: inizia ad essere visto come un pilota arrivato a fine carriera, oramai affermato e non più affamato di vittorie, nonostante avesse pubblicamente dichiarato:


"Io non corro né per gloria, né per denaro. Corro perché mi piace fare il pilota. Il mio mestiere mi dà una quantità infinita di emozioni. E queste non sono altro che il riflesso dell’amore che ho per le corse. Quando non vinco mi sento bloccato, come se fossi un infermo".


Il numero di Autosport datato 21 aprile 1994 intitola: Michael 20, Ayrton 0.


E una settimana più tardi, sotto una foto di Ayrton ritratto con aria preoccupata, Autosport scrive: Senna può sostenere la pressione?


Ora Ayrton ha un patrimonio che ammonta a più di 40 milioni di dollari. D’altro canto il paulista negli affari ci sa fare, negli anni ha accumulato proprietà immobiliari, tra case, palazzi, ville, regge, fazende a San Paolo, a Higienopolis, a Tatuì, nell'interno del paese, a Andra dos Reis, il suo paradiso marino, in Portogallo; ha acquistato un elicottero, un aereo, motoscafi, una concessionaria Ford e una Audi; ha fatto partire il progetto relativo al fumetto Senninha, per un valore di 4 milioni di dollari l'anno; commercia e compra esclusive di tutto, tra apparecchi elettrici, moto e biciclette; e ha un'assicurazione sulla vita presso i Lloyds, che secondo il Financial Times ammonta a 25 miliardi di lire.


Per la fine del 1994, si prevede che le attività commerciali di Ayrton possano chiudere con un fatturato totale di 70 milioni di dollari.


Senza dubbio è anche vero che Ayrton non è diventato tutto ad un tratto un pilota lento, o che non ha voglia di correre solo perché nel frattempo ha accumulato un eccellente patrimonio.


La verità è che nemmeno Ayrton si aspettava un inizio di campionato così disastroso, con Schumacher a venti punti di distanza dopo le prime due gare e con una Williams FW16 pressoché ingovernabile, perché come ha ammesso il suo progettista, Adrian Newey, il cambiamento improvviso dei regolamenti lo ha inaspettatamente messo in crisi.


La FW16 è sensibile all’altezza da terra, e quando gli ingegneri della Williams hanno provato ad abbassare il muso dell’auto, si sono accorti che l’auto soffre di una crisi di stallo della parte inferiore, fattore questo che porta ad una diminuzione della deportanza. Inoltre le fiancate dell’auto sono troppo lunghe.


Insomma, l’auto fin’ora è stata ingovernabile non certo a causa della scarsa qualità del pilota, eppure, come detto, le critiche attorno ad Ayrton non mancano.


Per questo motivo, il weekend di Imola, un circuito dove ha già vinto tre volte in carriera, ora è uno snodo cruciale per la sua stagione: c’è infatti chi dice che Imola rappresenti quasi un’ultima spiaggia per il suo Mondiale.


Inizia così l’ultimo viaggio a Imola per Ayrton Senna.


Davide Scotto di Vetta

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