#1989 Alain&Ayrton: Alain entra in rotta con la McLaren, inizia la guerra con Ayrton

Aggiornato il: mag 19



Una lunga sosta per ricaricare le batterie, distendere i nervi e prepararsi sia psicologicamente che fisicamente alla nuova stagione, senza ombra di dubbio scenario di un nuovo duello tra loro. Il 26 marzo 1989 in Brasile, Senna e Prost sono pronti a scrivere il capitolo successivo della loro questione personale, vissuta ancora nello stesso box, e dotati di un’evoluzione della stessa mostruosa vettura che l’anno prima aveva sbaragliato la concorrenza.


Intanto a Fiorano, il 6 gennaio 1989 Nigel Mansell prova la nuova Ferrari progettata da Barnard, con le leve del cambio posizionate sul volante, e subito batte il record segnato da Berger, prima di essere protagonista di un fuori pista spettacolare ma nello stesso tempo mozzafiato, insomma, classico Mansell:


"La macchina mi piace. Trovo molto buona l'idea del cambio e il motore oggi ha risposto a meraviglia. L'organizzazione che io e Berger abbiamo alle spalle è fantastica e in questo primo giorno in Ferrari è la cosa che forse mi ha più stupito e galvanizzato. Adesso dobbiamo solo metterci al lavoro per migliorare e io sono prontissimo. Una promessa però mi sento già in grado di fare ai ferraristi: sono venuto a Maranello per vincere e sono convinto che la squadra e la macchina hanno questi mezzi".


Il 10 febbraio 1989 tocca alla McLaren provare a Jerez.


Dopo tre mesi di inattività, Ayrton si ripresenta in pista, accolto da Alain non certo con i migliori favori:


"Bello stare in vacanza, eh? E noi qui a lavorare".


Esclama Alain all'indirizzo di Ayrton, quasi come se fosse una prima avvisaglia di ciò che deve ancora succedere. Il brasiliano ha un tremito al labbro dalla parte sinistra ma, fa finta di niente ed anzi abbozza un sorrisetto mellifluo.


Dopo una lunga vacanza, Ayrton è arrivato solo in Spagna, lasciando a casa l'adorata Xuxa, la nuova fidanzata.


Dopo questo avvenimento, la stampa chiede ad Ayrton se pensa che nell'annata che sta per iniziare possano nascere delle incomprensioni, ma il pilota brasiliano spegne sul nascere ogni qualsivoglia polemica:


"No, con Alain andremo d'accordissimo, è passato un anno e siamo più amici di prima. E' la prima volta che mi prendo una vera vacanza da quando sono in Formula Uno, e questo mi ha fatto bene, mi ha dato una tranquillità di spirito che non avevo mai conosciuto. Si, lo so, molti dicono che quando uno vince il titolo mondiale poi non ha più stimoli, alza il piede dall'acceleratore e non rischia più. Nel mio caso non è vero, ho la stessa voglia di prima, la voglia di essere il più veloce".


A Jerez, Senna fa solo qualche giro di assaggio del nuovo motore sviluppato da Prost, senza forzare. Secondo il pensiero di Ayrton, i record sono una bella soddisfazione, ma in questa fase del campionato non servono a niente:


"E' più importante lavorare con pignoleria per mettere a punto la macchina. Io per esempio avevo provato questo motore nell'ottobre scorso e adesso sono rimasto sorpreso dai progressi che hanno fatto quelli della Honda. In poco più di tre mesi le cose sono cambiate da così a così".


"Alle ultime prove di Rio, la settimana prima del Gran Premio, sarà pronto anche il nuovo telaio della McLaren. Non è un problema di segretezza, facciamo così perché la macchina vecchia col motore nuovo va già benissimo e allora i tecnici preferiscono lavorare fino all'ultimo momento sulla nuova. Sarà una sorpresa per tutti, anche per noi".


"I motori aspirati renderanno le corse più spettacolari, ci sarà più competitività, forse sarà anche un po' più pericoloso. Con i turbo avevamo sempre a disposizione una riserva di potenza per effettuare più rapidamente e più sicuramente un sorpasso. Adesso no, e allora conterà molto la capacità di guida".


"Un'altra differenza importante quest' anno si avrà nelle prove perché con le nuove gomme da qualificazione che durano uno o due giri il pilota avrà pochissimo tempo a disposizione per ottenere un buon cronometraggio. Ma siccome ci saranno più macchine in pista c'è il rischio che uno si giochi inutilmente il treno di gomme che sta utilizzando, così sarà molto importante cogliere il momento giusto per fare le prove, cioè bisognerà uscire in pista nel momento in cui ci sono meno macchine in circolazione".


Tornando alla Ferrari i test vanno abbastanza male, il motore della nuova vettura si rompe quasi subito e i tecnici rimangono a scrutare nelle sue viscere per ore e ore. A nulla dunque sono servite le nuove centraline arrivate nottetempo con l'aereo di Berger. Il cambio automatico sta creando notevoli difficoltà, e in seno alla squadra già si mormora che iniziare il mondiale con un aggeggio così insicuro sarebbe una pazzia.

Pensieri confermati al rientro a Maranello il 5 marzo 1989: dopo una settimana di prove, il bilancio vede le note negative superare di gran lunga quelle positive.

Terminate le singole prove dei team nei circuiti privati, la Formula Uno si sposta, come di consueto, in un unico circuito per i test collettivi organizzati dalla FISA, che per l'annata 1989 sono in programma a Rio de Janeiro, sul circuito di Jacarepaguà.


Non sempre la popolarità porta dei vantaggi.

L'ha scoperto a sue spese Alain Prost, che il 13 marzo 1989, alla dogana dell'aeroporto di Rio de Janeiro, è stato fermato dalla polizia in quanto il suo visto d'entrata non era regolare. Infatti, giunto alla dogana, il pilota francese ha mostrato il suo visto turistico - molto più facile da ottenere rispetto a quello per lavoro - ma è stato riconosciuto dagli agenti e trattenuto per sette ore prima di essere autorizzato a passare.


Stessa sorte è capitata ai meccanici della Williams e alcuni tecnici della Renault: per tutti è toccata un'estenuante attesa e il ritiro dei passaporti fino al giorno della partenza.

Intanto sulla pista di Jacarepaguà sono iniziate le prove in una giornata senza sole ma ugualmente afosa.


Il 15 marzo 1989, si sfiora la tragedia sul tracciato di Jacarepaguà: Philippe Streiff esce di pista riportando gravi lesioni alle vertebre. Mentre percorreva una curva veloce del circuito, Streiff, al volante della AGS, ha toccato a 240 km/h il cordolo di delimitazione della pista, perdendo il controllo della vettura e spiccando il volo, oltre il guardrail. La monoposto, prima di schiantarsi sul terreno, ha urtato un commissario di pista e un pompiere. Il primo se l'è cavata con escoriazioni, il pompiere (che ha compiuto un balzo per evitare la macchina) ha riportato la frattura di una gamba.


Streiff è rimasto imprigionato nell'abitacolo della AGS che nell'impatto aveva perso le pance laterali, il muso, il motore e persino il serbatoio della benzina, che per fortuna non è esploso. La scocca ha resistito e il pilota francese, innaffiato di benzina, è stato estratto dai soccorritori dopo alcuni minuti di lavoro.


In ospedale Streiff è stato sottoposto a una Tac e il controllo ha posto in luce un pesante bilancio:spostamento di due vertebre cervicali e schiacciamento di una dorsale che hanno causato prima una paralisi alle gambe e poi alle braccia. In più, il pilota ha riportato una frattura alla scapola sinistra e alla clavicola destra. Il francese è stato messo in terapia intensiva.


Successivamente, si è ipotizzato di trasportare il pilota con un volo speciale a Parigi, dove esiste un centro particolarmente attrezzato, ma durante la serata del 15 marzo 1989 si è affacciata anche l'ipotesi di una operazione immediata. Fin da subito la prognosi è riservata; i medici ipotizzano che il pilota rischi di rimanere tetraplegico.


Intanto i test sono rimasti a lungo fermi, coi colleghi di Streiff ammutoliti e tesi per l'incidente. Immediatamente, rivedendo gli spettri dell'incidente di Elio de Angelis, Prost commenta quanto accaduto, sostenendo che le condizioni di Streiff sarebbero meno gravi se l'intervento dopo l'incidente fosse stato più rapido e qualificato:


"Si spendono tanti soldi nella Formula 1; possibile che non si possa organizzare un servizio professionale con medici specializzati? Non credo che ci vogliano cifre spropositate".


Due giorni dopo, il 17 marzo 1989, si diffonde un cauto ottimismo attorno a Philippe Streiff, il quale, pur essendo cosciente, non ricorda nulla dell'incidente.


Ricoverato nel reparto terapia intensiva della clinica Sao Vicente, Streiff riceve la visita del prof. Gerard Saillant, che esamina le sue condizioni e approva quanto è stato fatto nell'intervento di mercoledì notte. Tempo una decina dì giorni, se non ci saranno complicazioni,e il corridore dell'AGS verrà trasportato in Francia.


"E' comunque presto per sapere quali saranno le possibilità di recupero di Streiff. Ci vorranno parecchie ore".


Spiega il chirurgo Carlos Giesta, colui che ha effettuato l'intervento alle vertebre.

Intanto sul circuito di Jacarepaguà, anche se l'ambiente rimane sempre scosso per il dramma di Streiff, sono proseguite le prove. Gli occhi ovviamente sono tutti puntati sulla nuova McLaren MP4/5 che Senna collauda a lungo. E, strano ma vero, le novità non sono positive: la vettura ha dei problemi di tenuta, il retrotreno è scomposto.


Terminate le prove, Ayrton ha preparato una pagina e mezzo di note per richiedere delle modifiche.


Nel frattempo Prost, che assisteva ai test dai box, porta personalmente Ron Dennis e l'ingegner Goto, responsabile dei motori Honda, in un curva, per far notare le difficoltà del compagno di squadra, e a quest'ultimo confida che il propulsore denuncia dei vuoti di potenza in rilascio.


E' chiaro che si tratta di guai che riguardano una vettura ai suoi primi giri, ma Prost e Senna sono preoccupati perché temono dei difetti strutturali, il che porterebbe ad un notevole passo indietro rispetto al precedente modello:


"La vettura al momento non è bilanciata", dichiara Ayrton, per altro protagonista di uno spettacolare testacoda senza conseguenze.


Tra alti e bassi Nigel Mansell riesce comunque ad abbassare notevolmente il tempo ottenuto l'anno precedente da Senna per la pole position, girando in 1:26.00 contro l'1:28 del brasiliano; la nuova e tanto discussa macchina di Barnard a motore aspirato sembra andare più forte della McLaren Honda turbo dell'anno precedente. Ma a raffreddare illusioni ed entusiasmi va detto che l'inglese è riuscito a ottenere questo tempo girando da solo in pista, cioè in condizioni ideali irripetibili durante le prove ufficiali.


La parte negativa del bilancio comprende invece molti difetti di funzionamento, una scarsa affidabilità e parecchie incognite, dato che la Ferrari 640 ha avuto grossi problemi di surriscaldamento del motore, di funzionamento delle centraline elettroniche che gestiscono il motore stesso e il nuovo cambio automatico. Sia Mansell che Berger hanno assistito impotenti e allibiti all'improvviso passaggio dalla quinta alla terza senza aver toccato le leve che manovrano il cambio elettronico, un inconveniente che ha messo fuori uso un paio di motori e che potrebbe ancora ripetersi. Resta infine l'incognita dei consumi e dell'affidabilità, visto che Mansell e Berger in tutta la settimana non sono riusciti a compiere un'intera simulazione di gara.


Intanto, dopo i primi test svolti sul circuito di Jacarepaguà, Alain sostituisce Senna in un curioso evento che doveva avere come principale attore proprio il brasiliano. Originariamente era previsto che Ayrton si sottoponesse ad uno spot commerciale, ma all'ultimo momento non fu disponibile.


Tocca quindi ad Alain prendere il suo posto indossando...il casco di Ayrton!


Quando mancano quattro giorni all'inizio del campionato, solo Alain si dichiara fiducioso riguardo le possibilità per la Ferrari di trionfare al primo appuntamento in Brasile.


Un'opinione che fa il paio con la poca fiducia attualmente riposta della nuova McLaren:


"La macchina ha problemi di instabilità e sarà molto difficile vincere. Se i tecnici non faranno miracoli, domenica io e Senna ci troveremo con due handicap rispetto agli altri piloti: saremo costretti a rompere il ritmo nelle curve e a fermarci almeno due volte ai box per cambiare le gomme. In queste condizioni vedo favorite altre scuderie: la Williams, la Ferrari, la March e la Brabham".


"C'è qualcosa che non funziona, forse per il fatto che abbiamo montato il cambio longitudinale al posto di quello previsto, trasversale. Io non dico che questa vettura non sarà mai alla pari con la precedente. Al momento però non va bene, non è perfetta e saremo vulnerabili".


Anche Senna avverte i giornalisti:


"Non aspettatevi quindici vittorie come l'anno scorso", ma immediatamente, sia Goto che Dennis lo redarguiscono, costringendolo successivamente a minimizzare e a dire che le sue dichiarazioni sono state fraintese:

"Avevo detto che la vettura non era equilibrata, non che ha dei difetti congeniti e irreversibili. Si tratta solo di finire la messa a punto. E poi, una macchina che gira in 1:26.34 dopo due giorni dal debutto, su questa pista, vi sembra così lenta?"


Due giorni dopo, il 23 marzo 1989, Ron Dennis organizza una conferenza stampa nella quale Ayrton redarguisce la stampa:


"Voi non dovete scrivere che la vettura non va bene. Ammettiamo che non è ancora a punto, che ci sono dei problemi da risolvere ma li supereremo".


Anche Dennis ci tiene a dire la sua, e afferma:


"Ci sono state delle speculazioni. Noi siamo sempre gli stessi e non siamo in crisi. La verità è una sola: la vettura è stata progettata per montare un cambio trasversale che non è ancora pronto. Abbiamo dovuto utilizzare quello vecchio, longitudinale, per cui, fra l'altro, le sospensioni posteriori e anteriori non lavorano bene insieme. Anche l'aerodinamica è stata un po' compromessa. Ma vi assicuro che a Imola saremo ok".


Insomma, la McLaren per il momento resta lo stesso la squadra da battere, ma non è più così sicura di vincere con la stessa facilità della passata stagione. Nel frattempo, però, a Nelson Piquet non è parso vero di poter cavalcare la tigre, e quindi dichiara:

"La vettura di Ayrton è una baracca", prima di sorridere, continuando:


"No, esagero, ma non va bene. Ha dei problemi di telaio".


Non a caso, Emanuele Pirro, il pilota collaudatore della scuderia anglo-giapponese, gira come un matto in Inghilterra per porre rimedio ai mali della nuova macchina; Senna gli telefona ogni due o tre ore per chiedere come va e per dargli indicazioni. In sala stampa, l'ingegner Goto si affanna ad elencare tutti i progressi fatti dal motore Honda negli ultimi mesi. Parla in giapponese perché lui fa sempre finta di non conoscere altre lingue, ma quando ascolta la traduzione in inglese si inalbera perché il suo pensiero non è stato ben interpretato.


Interviene Ron Dennis e Goto, che apparentemente conosce solo il giapponese, fa grandi cenni di assenso nel sentirlo dire in inglese che è vero, il motore va benissimo.

Poi perde la pazienza anche Senna, che allontana l'interprete e traduce tutto lui dal brasiliano all'inglese e all'italiano.


Insomma, in casa McLaren si pesano le parole col bilancino nel tentativo di nascondere quello che appare sempre più chiaro: la vettura è nata male.

I giornalisti incalzano Ayrton, al quale chiedono cosa gli passi per la testa, offuscando il suo bel sorriso di ragazzo educato. Ayrton risponde stizzito che non ha nulla che non vada, ma Alain Prost, che è un grande conoscitore di uomini, suggerisce una risposta che spiazza tutti:

"Quindici vittorie in un anno, quante ne abbiamo fatte lo scorso anno, ti creano una difficile situazione psicologica, ti fanno perdere il contatto con la realtà e allora ecco che la sola idea di fare dieci vittorie anziché quindici ti fa stare male, ti mette a disagio".

E' così che Alain, vecchia volpe, riporta alla normalità una conferenza molto movimentata.


Mentre ai box del circuito i meccanici grondano di sudore per mettere a punto i bolidi che il giorno di Pasqua prenderanno il via nel primo Gran Premio della stagione, i piloti si riposano sotto al gran sole di Rio, quel sole che darà loro molto fastidio durante la gara. Mare, piscina, spiagge, tennis e grandi dormite fino al venerdì, quando la pista sarà riaperta per le prove. I più raffinati si danno convegno sul green del Gavea Golf Club, il circolo esclusivo dell'alta società carioca. E' qui che Mansell, Warwick e lo stesso Prost distendono i loro nervi d'acciaio.


Nel Caligola, intanto, viene celebrato il galà della Benetton, all'Ippopotamus si radunano gli ospiti della Lotus, e al Columbus si celebra una festa italiana, con la partecipazione di tutti i piloti italiani rimasti sulla piazza che per l'occasione si prestano alla figura di giurati per eleggere la miss del Gran Premio di Rio. Mauricio Gugelmin è costantemente immerso in piscina, Piquet fa il footing a Ipanema, e Senna gioca con un aeromodello che gli ha regalato la Honda. Ne manca solo uno, che i giornalisti incontrano i box di Jacarepaguà con gran sorpresa: sdraiato sotto alla sua March, Ivan Capelli aggiusta non si sa cosa, dopo che ha pulito i radiatori e la carenatura della sua macchina.


Sono tante le novità tecniche per la nuova stagione, ma soprattutto bisogna fare i conti con un numero abnorme di piloti, ben trentanove, sicché diventerà necessaria la consueta pre-qualifica per eliminare le vetture più lente, snellendo di conseguenza la griglia.


Senna conquista in scioltezza la pole, Prost invece litiga tutto il weekend con la MP4/5 ed è appena quinto, con Patrese e Boutsen su Williams-Renault, e Berger su Ferrari a dividere i piloti McLaren:

"Non pensavo di fare un tempo del genere. Sapevo che la macchina andava bene, ma c'erano l'incognita del traffico in pista e il caldo soffocante. Invece è andato tutto alla perfezione. Credo di avere fatto due giri molto buoni. E non si può essere cosi veloci se il mezzo non ti asseconda. Non posso dire che questa McLaren sia ancora al massimo: telaio e motore non mi sembrano al momento perfettamente accoppiati. Ma quando arriverà il cambio trasversale, saremo a posto".

"Ora però pensiamo alla gara. Credo davvero di avere buone possibilità di vincere. Williams e Ferrari potranno anche darci del filo da torcere, soprattutto all'inizio del Gran Premio. Ma sono fiducioso. Alla fine della corsa però potremmo anche dover fare i conti con March e Benetton. Insomma, io penso che la gente si divertirà, che sarà una prova appassionante".

Ayrton è più che soddisfatto, non si può dire lo stesso di Prost, che comunque nutre ambizioni di successo in vista della gara:


"Molto dipenderà dalle scelta degli pneumatici e dalle regolazione della vettura per la gara. Non mi sento tagliato fuori. Sono conscio delle difficoltà che dovrò affrontare, ma allo stesso tempo ho fiducia nelle mie possibilità".


Malgrado la qualifica discreta di Berger, la nuova Ferrari è talmente inaffidabile che durante il warm-up, tutte e tre le vetture sono bloccate da guasti che sembrano irrisolvibili. Berger e Mansell sono perplessi, i tecnici sconcertati e i meccanici disperati, fino a che, ad un certo punto il tecnico tedesco Ralph Hahn, responsabile della gestione elettronica del motore, si impone su tutti e a dispetto di alcuni pareri contrari, monta sulle vetture due vecchi alternatori che avevano ben funzionato nelle prove di venerdì.


Mezz'ora prima della partenza la vettura di Berger si ferma per noie al cambio; l'austriaco passa quindi sul muletto che si ferma a sua volta.

Ciò nonostante il pilota austriaco riesce a portare l'auto sullo schieramento ed è perfino protagonista, in negativo, allo start.


Senna scatta piuttosto male, perdendo la prima posizione a favore di Patrese; alla prima curva il ferrarista prova a superare il campione del mondo passando all'interno, ma le due vetture si toccano: la vettura di Berger è danneggiata, e il pilota si ritira, mentre Senna si ferma ai box per più di due minuti, e riparte in un lento tentativo di rimonta che si conclude con l'undicesimo posto finale.



Patrese si ritrova dunque in testa ad una gara per la prima volta dal GP del Sudafrica del 1983, precedendo Mansell e Prost. L'ordine rimane invariato fino al 16º giro, quando Mansell sopravanza il leader della corsa prendendo il comando; poche tornate più tardi il neo-pilota della Ferrari effettua il primo cambio gomme, imitato nei giri seguenti dagli altri due.


Mentre Mansell continua a condurre davanti a Prost, Patrese perde contatto con i rivali; il francese rimane in prima posizione per due tornate dopo il secondo cambio gomme del ferrarista, ma deve poi cedere nuovamente il comando.

Mansell continua senza problemi fino al traguardo, nonostante le persistenti preoccupazioni del box Ferrari sulla durata dell'innovativo cambio semi-automatico dopo il secondo pit-stop, momento in cui viene sostituito il volante. Nigel torna a vincere una gara, e lo fa portandosi dietro Prost.

Appena terminata la gara, Cesare Fiorio, nuovo team principal, estasiato a tal punto da invadere la pista quando viene sventolata la bandiera a scacchi per mostrare il pugno al suo nuovo pilota, dichiara:

"Non è stato difficile gestire la gara. I dati arrivano precisi. Penso che la mossa di cambiare le gomme sia stata quella decisiva. Qualche brivido, al secondo pit-stop, quando Mansell ha chiesto di sostituire il volante. Ne abbiamo montato uno di Berger, un po' differente. Tutto è andato bene. Nigel è stato bravissimo soprattutto nel finale quando ha preso il ritmo giusto per non rischiare".


Per la seconda volta dopo Monza ‘88, a interrompere l’egemonia del team di Woking è ancora la Ferrari, la quale può ben sperare soprattutto per il notevole passo di gara palesato, con l'unico ma importante cruccio dell'affidabilità.


Sul podio, dopo essersi fatto annaffiare la schiena con una bottiglietta d'acqua, mentre sta per alzare il trofeo del vincitore, non si sa in che modo, ma sta di fatto che Mansell si taglia una mano, e a stento riesce a spruzzare lo champagne per la vittoria.


Prost e Gugelmin, insieme a lui sul podio, cercano di comprendere come diamine abbia fatto, ma per non correre rischi, quando prendono i loro trofei lo fanno con molta cautela.


Inconvenienti a parte, nessuno riesce a credere a questa incredibile vittoria di Nigel, dato che il sistema che comanda il cambio non aveva mai completato i test di affidabilità.


Nella gran confusione del dopo-gara, durante la celebrazione della vittoria nel box Ferrari, viene chiesto ad un meccanico di tirare fuori lo champagne, ma quest'ultimo, niente: rimane imbambolato senza rispondere. Seconda richiesta, e identica scena.

"Allora, lo prendi o non lo prendi?"


E il meccanico, che pure è uno sopravvissuto dalle peripezie di mille Gran Premi, finalmente tira fuori un filo di voce tremolante ed esclama:


"Non posso, ho la pelle d'oca".


Anche John Barnard ha tutto ad un tratto un'altra faccia, tutto bello levigato e colorito, mentre Maurizio Nardon, il tecnico responsabile della macchina di Mansell, ora cammina a testa alta e, un po' nelle nuvole anche lui, afferra una forchetta per sbucciare una banana.

Perfino Giorgio Ascanelli, l'ingegnere di Berger, si muove a passo di samba e canticchia il cacao meravigliao a chiunque lo incroci.


Fioccano le telefonate. Chiamano dal Kenya quelli della Lancia, rimasti da poco orfani di Cesare Fiorio, chiama Romiti, chiama l'Avvocato, chiamano tutti. Ma il carnevale Ferrari dura poco.

Viceversa, sugli spaventosi computer della Honda qualche giocherellone ha appeso un cartello bilingue: siamo momentaneamente assenti. I nipponici si sforzano di fare gli anglosassoni per digerire il brutto colpo, Osamu Goto, il grande capo della Honda, quando passa davanti ai box della Ferrari si inchina e fa grandi sorrisi, ma chiuso dentro il box McLaren, c'è chi giura di aver sentito sbattere ripetutamente pugni sui tavoli.


Goto strepita che il motore è perfetto, ma qualcuno gli rinfaccia la frizione rotta di Prost, quindi l'ingegnere giapponese tira in ballo l'errore di Senna in partenza.


Ora Goto teme di fare la stessa fine dell'ingegnere Sakurai, che due anni prima, a seguito della vittoria di Berger con la Ferrari a Suzuka, era stato trasferito al reparto trattori Honda nello Zambia; per evitare di essere spedito in qualche angolo sperduto del pianeta, per Imola promette cavalli in più come fossero coriandoli.


Contemporaneamente Ayrton, molto deluso spiega l'incidente con Berger:

"In effetti, ho sbagliato con il cambio. Ho innestato la seconda marcia troppo presto, ragion per cui mi sono trovato con il motore imballato e la vettura ha rallentato. Cosi Berger e Patrese hanno potuto affiancarmi, uno alla mia destra, l'altro alla sinistra. Quando abbiamo cominciato ad affrontare la curva alla fine del rettilineo di partenza, io ero stretto fra l'uno e l'altro. Non potevo proprio spostarmi. Ho cercato anche di frenare, ma i dischi al carbonio erano ancora freddi e non hanno reagito con prontezza. Cosa dovevo fare? Non sono capace di volare".


"Dopo aver perso tre giri per le riparazioni necessarie, sono rientrato in pista cercando di fare mente locale, senza pensare che ero solo un inseguitore. Ho fatto la mia gara. Alla fine mi sono reso conto che avrei potuto arrivare primo".


Per consolarsi, Ayrton dopo la gara partecipa alla festa per il compleanno di Xuxa, la sua bella fidanzata, star della televisione brasiliana, quindi parte alla volta di Brasilia, dove, invitato dalla Fuerza Area, ha provato l'emozione di volare su un caccia militare Minge..


Gli fa da contraltare un Alain stranamente molto felice, sebbene a vincere non sia stato lui.


Il motivo? Lo spiega lui:


"Penso di avere disputato la più bella gara della mia vita. Dal primo cambio di pneumatici sono rimasto praticamente senza frizione e cosi non ho più rischiato a fermarmi un'altra volta. Se non avessi avuto questo problema avrei potuto vincere. Ho guidato benissimo, resistendo agli attacchi di Gugelmin ed Herbert nel finale. La McLaren non è ancora perfetta, ma migliorerà. Io ho preso sei punti preziosi, in quanto le differenze fra le scuderie quest'anno saranno minime. Ogni piazzamento conta".


Anche Ron Dennis, come Goto, è livido, poiché con tre progettisti di prim'ordine in casa, proprio non si aspettava che la sua macchina mostrasse certi difetti. Intanto lancia avvertimenti in giro e si appiglia ad un sottile cavillo per dire che a suo avviso molti telai delle squadre avversarie non sono conformi ai regolamenti, e che se non si mettono tutti in regola, a Imola comincerà a fare reclamo contro tutti gli avversari, Ferrari compresa.

La prima scuderia che corre ai ripari è la McLaren stessa. Il 5 aprile 1989, il team britannico porta a Imola due macchine per una sessione di test: quella dell'88 con motore aspirato e la vettura che ha debuttato a Rio dove è stata clamorosamente battuta dalla Ferrari. Un forte vento disturba le prime prove durante le quali è Senna, con 1:29.461, a ottenere il miglior tempo.



Nel corso di questi test si cerca di trovare un rimedio ai difetti riscontrati in Brasile, al punto da rimanere sul circuito imolese fino al 14 aprile.


Il risultato è che il 10 aprile 1989, Prost con la vecchia McLaren abbassa il record della pista per motori aspirati girando in 1:27.772, mentre Senna con la nuova vettura e il cambio trasversale gira in 1.27.946.


"E' necessario percorrere ancora molti chilometri, l'unico segnale positivo è dato dal fatto che non si è ancora rotto, mentre quanto al funzionamento permangono i problemi di durezza nell'innesto delle marce".


Va ancora meglio due giorni dopo, quando Ayrton, con macchina nuova ma dotata del vecchio cambio longitudinale, lima ancora il tempone di Prost scendendo a 1:25.33.


Senna vorrebbe fare addirittura 1:24. ma non ci riesce. Poco importa, perché la macchina Campione del Mondo gira con continuità impressionante su tempi vicini al record della pista. Secondo Senna e Prost tuttavia, in questa macchina c'è ancora un potenziale enorme da sfruttare. Il nuovo cambio trasversale provato a Imola non ha dato gli ottimi risultati previsti tanto che la sua utilizzazione in gara viene rimandata a giugno, forse a luglio. Anche con la marea di modifiche apportate però, la nuova Mp4/5 non va così più forte della vettura dell'anno precedente.

L'11 aprile, Alain commenta i test confidando ai giornalisti:

"Stiamo migliorando, ora per ora. Da lunedì abbiamo fatto progressi enormi, solo con la messa a punto. Ed aspettiamo delle modifiche importanti per la prossima settimana, speriamo prima del Gran Premio di San Marino. La vettura è velocissima, ma ancora difficile da guidare. Punta di muso, dobbiamo ancora fare passi avanti".


Non perde occasione per fare una pessima figura il pubblico ferrarista: a Imola, la folla presente in tribuna fischia sonoramente tutto il team McLaren, piloti compresi.


Entrambi vengono bersagliati da scherni ed invettive, tant'è vero che ogni volta che uno dei due si ferma ai box, dalla tribuna parte una salva di improperi, di tipo prettamente calcistico. L'impegno del team britannico è stato così accompagnato da questo clima quasi intimidatorio, per fortuna solo verbale.

Ma qual è la colpa della McLaren?


Semplice, solo di avere inflitto alla Ferrari molteplici sconfitte nel corso degli ultimi anni e di voler continuare a fare il suo mestiere, provando a vincere ancora.


Nei test a Imola, la Ferrari compie due o tre giri del circuito, prima di imbattersi in lunghe soste nei box. Uno stillicidio davvero snervante non solo per il pubblico, che ha pagato diecimila lire e vuole togliersi almeno lo sfizio di veder girare l'amata Ferrari, ma soprattutto per i meccanici, per i tecnici, e soprattutto per il povero Berger, che desiderava chiudere i suoi due giorni di prove con un bel tempo da regalare ai tifosi.

Il pilota austriaco sente che la macchina va forte, quando non si rompe, e afferma addirittura che da metà stagione in poi sarà una macchina da titolo mondiale. Ma nota anche che Barnard parla solo con Mansell, che il pubblico applaude più volentieri Mansell, che addirittura i battimani scoppiano quando a salutare la folla non è neppure colui che è diventato per gli italiani il Leone d'Inghilterra, ma il suo manager Mike Francis.

Insomma, Berger inizia ad avere una gran paura di far la fine di Alboreto, e a tal proposito si lascia andare ad un'amara battuta che spiega il suo stato d'animo. Gli avevano chiesto se questa Ferrari potesse fare i tempi record della McLaren e lui ha risposto:

"Oh sì, appena scenderò io e ci salirà Mansell".


Dichiarazione contornata da quella di Cesare Fiorio, che amaramente commenta:


"Quella di oggi è una giornata perduta che ci costringe ancora una volta a ritardare i nostri programmi di prova. Dobbiamo ancora fare i test dei consumi, quelli di affidabilità generale, speriamo di farli oggi e domani, altrimenti resteremo qui anche sabato".

Insomma, mentre la Ferrari si incarta, la McLaren chiude in bellezza i suoi otto giorni di prove a Imola. Dopo Rio, c'era chi si chiedeva se il monopolio McLaren non fosse giunto al termine, e se Senna e Prost avessero avuto un terzo incomodo nella loro sfida.

La risposta è...No.


La prestazione della Ferrari a Rio si rivela un fuoco di paglia, né più né meno, anche se nella prima ora di qualifiche, complice la pioggia che è caduta su Imola, Berger illude tutti andando più forte delle McLaren, segnando il tempo 1:42.781 contro l'1:42.939 fatto registrare da Senna. Ma al sabato è tutta un'altra storia.

Ayrton parte subito su una pista quasi vuota e segna un tempo all'apparenza battibile. L'aveva detto dieci giorni prima: si può arrivare all'1:24. Il sabato è ancora convinto di questa possibilità perché dopo l'1:26 precedente ci riprova. Ma verso la Tosa trova due macchine che vanno pianissimo, e i due secondi che stava rincorrendo sfumano nel nulla. Torna ai box, resta al suo posto dietro il volante e gli occhi fissi sul piccolo televisore che gli mettono sul cruscotto per seguire le prestazioni acrobazie cronometriche degli altri. Alle sue spalle c'è Prost a una manciata di millesimi, poi un abisso e tutti gli altri.


Ayrton, non contento di aver rifilato un secondo e mezzo alla Ferrari di Mansell, riparte, ma non riesce ad abbassare il tempo. Torna ai box, e un meccanico mette il cric per sollevare la vettura e cambiare le gomme.


Ma in questo momento succede una cosa strana: le gomme restano appiccicate al cemento dei box, il meccanico forza sul cric e si piega una sospensione. Le riparazioni fanno perdere tempo, mentre Ayrton è pieno di turbamenti, quasi furioso.


Riparata l'auto, esce ancora senza migliorarsi, e quando torna va alle verifiche tecniche, obbligatorie per il primo. Qui, i commissari tecnici spingono la macchina appoggiando le mani sull'alettone posteriore, che quindi si piega. Di poco, ma si piega.


Quando i commissari tecnici si accorgono dello strano fenomeno, subito cominciano le verifiche.


Alla fine, come sempre del resto, si scopre che è tutto a posto, che sotto la spinta l'alettone si era solo un po' deformato. Senna resta al suo posto e la qualifica termina con il pilota brasiliano che ha registrato un tempo di 1:26.010, con Prost che segue con un tempo di 1:26.235. Mansell è a oltre un secondo e mezzo.


La Ferrari non fa più paura.


Terminate le prove, Ayrton commenta:


"Sono alla quinta pole position a Imola, la quinta su cinque gare, mi pare che questo sia già un risultato di grande importanza. Ho fatto il tempo quasi subito, e senza gomme speciali. Quando ho messo quelle gomme, vi era troppo traffico. Si poteva migliorare ancora. Ma a proposito di miglioramenti, mi rendo conto adesso che non dovevo accontentarmi cosi presto del primato. Ho sciupato, senza insistere con la determinazione massima, quasi mezz'ora di prove. Un pilota vero non deve rilassarsi".


"La mia auto è migliore di quella di Rio. A Rio però potevo vincere, se non ci fosse stato quell'incidente con Berger. Qui posso vincere, facendo una gara tutta in testa, si capisce".


Prost, sornione, dopo aver registrato il suo tempo con gomme normali, commenta:


"In gara li doppiamo, altro che Ferrari dei miracoli".


"A serbatoi pieni penso di valere Senna, cioè di partire alla pari con lui, anche se in prova è stato leggermente migliore di me. Ho potuto fare due soli giri e mezzo senza traffico. Andavo al massimo quando hanno messo la bandiera rossa per un'uscita di Sala. Penso, in gara, di non fermarmi mai a cambiare gomme".


Qualche problemino di salute non è certo abbastanza per fermarlo:


"Si, ho un po' di mal di stomaco, penso sia un eccesso di frutta. Ho preso provvedimenti, dovrebbe sparire nella notte".


L’unico scoglio da superare per Senna è la partenza.


Considerando il suo straordinario passo di gara, una volta prese le misure nei primi giri, sarà impossibile contrastarlo per chiunque, Prost compreso. Scoglio scavalcato in gran scioltezza allo spegnimento dei semafori, quando il francese può solo accodarsi e allo stesso tempo evitare di farsi sorprendere da un gagliardo Nigel Mansell, che tenta di rompergli le uova nel paniere alla prima staccata della Tosa, dopo aver sfruttato tutta la scia della McLaren percorrendo in piena velocità il curvone del Tamburello.


Nulla di fatto per il britannico, di conseguenza dopo le prime battute di gara le posizioni di testa rimangono invariate.


Ma al quarto giro, la Ferrari di Berger va a sbattere ad una velocità di circa 290 km/h contro le barriere al Tamburello.


Dopo l’impatto violentissimo causato dal cedimento dell'alettone anteriore, un radiatore buca la scocca nella zona dei serbatoi benzina, e la vettura dell’austriaco prende improvvisamente fuoco, riportando alla memoria in men che non si dica il terribile incidente che coinvolse a suo tempo Niki Lauda.


Per fortuna, soprattutto grazie al tempestivo intervento degli uomini del servizio antincendio del circuito di Imola, che spengono il fuoco in meno di venti secondi, Berger esce fuori dall'incidente con solo una costola rotta e delle ustioni alle mani, che lo costringono ad un mese di stop.

La gara viene logicamente interrotta, e solo in seguito all’estrazione dall’abitacolo del pilota, le cure e le precauzioni dovute, si può tirare un sospiro di sollievo. Il giorno successivo, Ayrton telefonerà Gerhard per sapere come sta.


Berger, ancora scosso per l'incidente, confiderà ad Ayrton:

"Dobbiamo togliere quel fottutissimo muro, è troppo pericoloso".


Ma, come racconterà successivamente Gerhard, quando i due torneranno sul tracciato di Imola per svolgere dei test:


"Ayrton guardò dietro il muro e vide che c’era un fiume e mi disse...non possiamo spostarlo, dietro c’è un fiume. Ci guardammo l’uno con l’altro e fummo d’accordo. Allora dissi ad Ayrton...non possiamo fare niente però sicuramente qualcuno ci lascerà le penne su questa curva...".

Dopo l'incidente del compagno di squadra, Mansell, che è rimasto visibilmente colpito, non si trova nelle migliori condizioni psicologiche per correre. Anche perché, come lui, molti piloti intuiscono immediatamente che l'uscita di pista è stata causata da un cedimento meccanico, e quindi mettono in discussione la qualità della sicurezza che può offrire il circuito imolese in caso di cedimenti meccanici improvvisi.


Eppure, nonostante il sentimento generale di sgomento e paura, si decide di dare un nuovo start alla corsa.


L'avvenimento più importante della giornata e della storia che lega Alain e Ayrton, avviene subito dopo il secondo start, alla Tosa. Al secondo via Prost scatta meglio del compagno di squadra, ma con gran sorpresa di Alain, i due sono appaiati, e Senna senza pensarci due volte tira una gran staccata ed è di nuovo in testa.


Il prosieguo della gara di Prost è un misto di emozioni differenti tra loro, che vanno dalla furia dei primi giri quando prova a restituire invano il favore al compagno, passando per la frustrazione di non riuscire a mantenere il suo passo di gara a causa di problemi con le gomme e per il testacoda che lo vede protagonista mentre era in fase di doppiaggio, fino ad arrivare alla consapevolezza di aver perso questa battaglia.


Come previsto da lui stesso, ad Imola la McLaren doppia tutti.


Infatti, Senna dà almeno un giro a tutti i piloti in gara ad esclusione di Prost, che taglia il traguardo quaranta secondi dopo il compagno di squadra, che vince la sua quindicesima gara in carriera, la prima della stagione, necessaria per lasciarsi definitivamente alle spalle la sciagurata prestazione tra le mura amiche.


Nel dopo-gara, Alain non è capace di nascondere la propria delusione, l'amarezza ed anche il disappunto, tanto da strattonare il compagno di scuderia nel recinto di arrivo:

"Oggi non parlo. Anzi, non vado neppure sul podio e non parteciperò alla consueta conferenza stampa".


Dice Prost rientrando ai box a piedi, scurissimo in volto, e camminando a passo svelto per disperdere i giornalisti. Poi cambia idea e sale sul podio, dove si concede solo un sorriso quando Nannini non riesce a stappare lo champagne.

Resta però della sua idea e non si presenta in sala stampa, beccandosi una multa di 5.000 dollari. Il francese si giustifica dicendo chiaramente che in questi casi è meglio non parlare.

L'unica cosa facile da evincere è che Prost è furioso come non lo si era mai visto prima.

Poco dopo, il pilota francese detta all'addetto stampa della Honda un secco comunicato ufficiale sulla gara, attraverso il quale dichiara:


"La vettura era perfetta. Purtroppo si è formata una bolla nella gomma anteriore sinistra e questo ha causato dei problemi, culminati nel testacoda davanti ai box con il quale ho perso ogni possibilità di riagganciare Senna".

Successivamente Prost si confida con un amico, con il quale non riesce a trattenersi e rivela:


"Non hanno rispettato le consegne di squadra".

Ayrton dal canto suo, si gode il suo primo successo stagionale, e commenta l'accaduto con tranquillità:


"Che cosa si aspettavano che facessi? Eravamo praticamente appaiati, per restagli dietro in quel punto avrei dovuto sollevare il piede dal gas, non eravamo ancora al punto di frenata. E io sono un pilota".


"Sono contento perché tutti mi davano già per spacciato. Alla prima partenza non ho avuto problemi, nella seconda Alain mi ha superato ma sono riuscito subito a rimediare. La vettura era bilanciata bene. Tuttavia ho avuto piccole difficoltà con i freni e con la seconda marcia che usciva. Per il resto tutto bene, a parte il fatto che la vettura di Prost aveva una migliore velocità di punta. E' stata comunque una corsa molto tirata anche se avevamo vantaggi notevoli. Anche a Montecarlo nella prossima prova mi aspetto una grande battaglia. Debbo però dire che la nostra vettura è migliorata in modo impressionante in pochissimi giorni".

Ron Dennis, forse l'unico che ha veramente un sorriso a tutta bocca nella sua veste di manager della McLaren, dichiara:


"Tutti e due i piloti hanno spinto al massimo dall'inizio alla fine. E ciò appare evidente dal numero di giri veloci stabiliti. Come al solito loro non avevano ordini di scuderia. E' chiaro che io sono entusiasta di partire da Imola con 15 punti in più per il mondiale marche".


Il manager britannico deve lasciar perdere i sorrisi e gli entusiasmi: deve fare i conti con un Prost infuriato, che si sente tradito dall'attacco di Senna, il quale scavalcandolo poco dopo il via non ha rispettato un patto che avevano stretto prima dell'inizio della gara e che prevedeva che i due piloti avrebbero mantenuto le posizioni dopo lo start, allo scopo di evitare incidenti in seguito a quello che aveva compromesso la gara di Senna a Rio:

"Gli ordini di scuderia non sono stati rispettati".


Tuona Alain all'indirizzo di Dennis.


La settimana successiva, durante un test svolto a Pembrey, il team principal prova a convincere entrambi i piloti a ristabilire le regole, rinchiudendosi con tutti e due nel minibus del team. Prost non pronuncia una sola parola, e si limita ad ascoltare; Ayrton rifiuta di scusarsi ed anzi dice che lui ha superato Prost uscendo dalla traiettoria alla curva Villeneuve, quindi non contravvenendo agli accordi che prevedevano di non superarsi in frenata alla Tosa. Ci vogliono circa venti minuti perché il brasiliano capisca di essere nel torto.


Pochi giorni dopo, Alain rilascia una intervista a L'Èquipe, nella quale definisce tra le altre cose, Ayrton un uomo disonesto.


Senna finge di scusarsi, ma contemporaneamente taglia ogni rapporto col francese.

E' l'inizio della guerra.


Il trambusto che segue il Gran Premio di Imola è di quelli pesanti: due settimane dopo, ci si presenta a Monaco per la terza tappa per il Mondiale, e Prost sembra non aver ancora sbollito la rabbia per il fattaccio avvenuto al Gran Premio della Repubblica di San Marino, ribadendo fermamente le sue intenzioni di concludere ogni tipo di rapporto col suo compagno di squadra.


Concetto che viene rafforzato dallo stesso Ayrton, il tutto mentre Ron Dennis, in una conferenza stampa indetta il giovedì, conferma di essere stato a suo tempo inconsapevole del tacito accordo di non attacco stretto tra i due poco prima della partenza, ma afferma che le divergenze tra i suoi piloti sono state risolte e assicura la totale armonia all’interno del team:


"Tra i due piloti c'era stato un accordo di cui non eravamo a conoscenza. Per ragioni di sicurezza avevano stabilito che chi avrebbe preso il miglior via non sarebbe stato attaccato subilo. Senna ha ammesso di avere sbagliato ed ha chiesto scusa. D'ora in poi non succederanno più episodi del genere perché noi saremo informati di tutto. Ribadisco che non impartiamo mai ordini di scuderia sul comportamento agonistico dei piloti, l'unica eccezione riguarda i rientri ai box per cambiare le gomme, nei quali chi è in testa ha la precedenza. Tutto è finito e ricominciamo da capo, serenamente".


E' invece di tutt'altro pensiero Prost, che il giorno successivo, venerdì 5 maggio 1989, si lascia andare ad un amaro sfogo con i radiocronisti francesi:


"Si è rotto qualcosa ed in maniera definitiva, purtroppo, perché Ayrton è un disonesto".


"Sono ormai tanti anni che corro in Formula Uno, ho cambiato scuderie, ho cambiato compagni di squadra e mi sono trovato sempre bene con tutti perché ho sempre privilegiato i rapporti umani che per me sono una cosa fondamentale, alla base di tutto, lavoro o non lavoro".


"Ragion per cui fra lui e me tutto è finito, ognuno va per la sua strada. E' ovvio che, essendo un professionista, terrò conto degli interessi McLaren. Sul piano personale, però, è come se fossimo in due squadre diverse".


Per Alain i rapporti con Senna si sono definitivamente rotti e non c'è più niente da ricucire. Alain e Ayrton, ora non riescono più ad incrociare neppure un fuggevole sguardo:


"Era stato lui a propormi quel patto di non aggressione: cerchiamo di toglierci di torno gli avversari senza fare pazzie fra noi, senza sorpassi azzardati e poi ci giochiamo la corsa. Ho detto che andava bene, mi sembrava una cosa ragionevole. E così mi sono comportato ad Imola, poi all'improvviso lo vedo che si infila tra me ed una curva e via come una lepre. Certo che mi sono arrabbiato, non è stato onesto da parte sua e per me l'onestà è una cosa che viene prima di tutte le altre".


"Lui è anche recidivo perché dopo aver mancato ad un patto d'onore ha negato per giorni e giorni di essere venuto meno alla parola data e questo mi è dispiaciuto ancora di più. Mi sento tradito da una persona che credevo amica, leale, onesta, pulita. Ecco perché dico che d'ora in poi nulla sarà più come prima. Ognuno per sé, mi guarderò bene di stare lì a regolare la macchina con precisione per poi accorgermi che lui copia tutto quello che faccio".


"Se ne vada pure per la sua strada".


Per il resto della stagione, durante i briefing con Gordon Murray e i due rispettivi ingegneri, Steve Nichols e Neil Oatley, le conversazioni saranno piuttosto ambigue: Senna chiede a Oatley, ingegnere di Prost, informazioni sulla loro auto, e allo stesso tempo Alain si rivolge solo a Nichols; tra di loro non ci sarà mai più di un buongiorno.

Come ha già fatto Honda da qualche mese, anche Ron Dennis prende le difese di Senna, e minimizza sia quanto successo a Imola, sia quanto accaduto nei giorni successivi.


All'interno del paddock invece tornano i dubbi sulla personalità di Ayrton, che sebbene sia un pilota velocissimo, viene visto come una persona permalosa, vendicativa e spregiudicata.

Il pensiero comune è che abbia fatto tesoro di molte lezioni che lo abbiano aiutato a maturare, ma parecchi piloti lo considerano ancora un tipo da tenere lontano, da non frequentare, addirittura uno di cui diffidare, che neanche la convivenza con un pilota mite ed esperto come Prost ha cambiato.

Parallelamente, in casa dell'unico team speranzoso di minacciare l'egemonia della McLaren, ovvero la Ferrari, scoppia il caso riguardante il musetto della Ferrari di Berger, una storia per certi versi esilarante e che continua a tenere tutti col fiato sospeso.


Un settimanale di approfondimento pubblica le foto di questo reperto che sarebbe stato rubato ad Imola dopo l'incidente, e poi fotografato dal ladro, che avrebbe spedito le foto al giornale. Per essere un ignoto fotografo della provincia di Rieti, questo ladro è molto bravo: le foto sono perfette, realizzate in studio, con un parco lampade eccezionale e obiettivi costosissimi.


Ovviamente, la Ferrari è irritatissima per questa storia del furto, per le immagini fin troppo professionistiche e per il fatto che il reperto, se visionato dai tecnici di Maranello, potrebbe fornire utili indicazioni.

Ma soprattutto, la Ferrari si pone una domanda: se i tecnici di quel giornale hanno visto solo le foto, come fanno a dire che il pezzo si è rotto per micro-cedimenti del carbonio, dato che solo gli esami sul rottame possono fornire delle indicazioni del genere?


Per di più, spunta perfino un misterioso filmato catturato dalle telecamere a circuito chiuso di Imola che mostrano l'ala anteriore della Ferrari di Berger piegata, lacerata, contorta.


Nessuno quindi riesce a darsi pace, vuole sapere le cause dell'incidente che ha coinvolto Berger, e i più preoccupati sono logicamente i piloti, anche quelli di altre scuderie, i quali non potendo sapere le cause del botto, temono che lo stesso guasto possa capitare anche sulle loro auto.


Anche a Montecarlo non mancano situazioni di ilarità.


Al venerdì, Carolina di Monaco e suo marito Stefano riescono ad entrare nel paddock solo dopo aver lottato con i controlli per all'ingresso, poiché sprovvisti di tessera.


Il commissario addetto al controllo non ne vuole sapere di intercedere ai due nobili, fin tanto che arriva un addetto dell'Automobil club che allontana per un braccio il commissario dicendogli:


"Ma sei pazzo, è la principessa in persona".

Così, Carolina entra e fa il suo giro pastorale nelle varie scuderie, ma in molte di esse è costretta a girare al largo, dato che c'è in visita il redivivo Berger, che tutti si affannano a salutare dandogli grandi pacche sulle spalle, visto che nessuno può stringergli le mani ustionate.


Durante la prima ora di prove, Ayrton si mette subito in prima posizione, con Prost a mezzo secondo; il francese ha avuto un problema con il cambio ed è andato diritto alla Sainte Devote spiattellando gli pneumatici, per cui non ha potuto difendersi sino alla fine.

Ciò che inquieta la concorrenza è che Senna e Prost si sono potuti permettere questo duello a testa a testa senza permettere intromissioni, anche perché il motore Honda (nel Principato i giapponesi hanno una versione speciale, più leggera di tre chili e realizzata su misura per questa gara) ha messo in mostra una potenza spaventosa. Pur tenendo conto che le prestazioni velocistiche dipendano anche dalle soluzioni aerodinamiche, tanto per fare un esempio, Senna e stato cronometrato a 271 km/h dopo il tunnel e Prost a 249 km/h sul traguardo in accelerazione.

Sulle stesse cellule, nel suo passaggio più veloce, la Ferrari di Mansell è transitata rispettivamente a 254 e 237 km/h.

Un abisso, che spiega il motivo del distacco di oltre un secondo.


"Oggi ho guidato benissimo, il cambio automatico che qui a Montecarlo doveva darmi un vantaggio incolmabile ha funzionato a meraviglia, ma loro sono sempre avanti, molto avanti".


La giornata si conclude con un vertice in un piccolo motoscafo a largo, tra l'avvocato Gianni Agnelli, giunto di pomeriggio all'improvviso a Montecarlo, Cesare Fiorio, Nigel Mansell e John Barnard.

Nel frattempo il convalescente Berger giunge ai box, dopo essere sceso a piedi lungo il circuito, dalla sua abitazione, passando per il tunnel.


"Che nostalgia. Come mi sarebbe piaciuto essere nella mischia. Sono sicuro che avrei fatto qualcosa di buono. Certo che, visti da fuori, vanno come pazzi".


Non ha perso il buonumore il pilota della Ferrari, in libera uscita dal centro di rieducazione in cui sta cercando di recuperare la forma dopo l'incidente di Imola:


"Le bruciature non mi fanno soffrire troppo. Sono le infrazioni alla spalla e alla costola a essere dolorosissime, tanto che mi risulta difficile riposare. Ma sono sempre più convinto che potrò tornare in pista a Città del Messico".


Poi parlando dei risultati in pista, Gerhard ammette:


"La Ferrari è l'unica vicina alla McLaren. Spero che vinca Mansell, anzi farò il tifo per lui. Quanto è accaduto mi ha fatto capire come sia amata questa scuderia. Non avrei mai pensato di ricevere tanti auguri, telegrammi, visite. Tornando alla gara, è chiaro che Senna e Prost dispongano nuovamente di vetture difficili da battere".


Il pilota austriaco ha poi scherzato con i meccanici e con i fan presenti ai box, facendosi fotografare con le mani appoggiate al musetto della vettura. Ma non ha voluto tornare sulle cause dell'incidente, sostenendo di non avere avuto elementi nuovi per capirne qualcosa di più.


Episodio archiviato.


Il sabato la storia non cambia: Senna registra un tempo imprendibile per tutti (1:22.308), compreso Prost che si ferma a un secondo di distanza (1:23.456). Mansell è solo quinto, a oltre due secondi e mezzo, dovuto anche dalla mancanza di fiducia che il Leone d'Inghilterra ripone nella sua Ferrari.



Il motivo risale al giovedì, nel punto più veloce del tracciato monegasco, Nigel si è trovato all'improvviso con una sospensione rotta, mentre il sabato mattina, durante le prove libere, la sua auto è incorsa in un'inquietante rottura dell'ala anteriore. Una rottura che ripropone il tema del problema avuto da Berger a Imola, e riapre inquietanti interrogativi.


Per fortuna, a differenza di Berger, Nigel non è finito contro un muro; è tornato ai box, non poco contrariato per l'accaduto, e lasciando lo sfacelo sotto gli occhi di tutti. Per lui il successo a Jacarepaguà lo scorso 26 marzo sembra già un lontano ricordo.


Merita quantomeno una menzione invece Martin Brundle alla guida della Brabham, il quale, scampato all’eliminazione nelle pre-qualifiche per soli ventuno millesimi, ottiene un notevole quarto posto tutto da sfruttare il giorno della gara.


In casa McLaren, consumata la rottura tra Alain e Ayrton, al termine delle qualifiche il pilota brasiliano viene circondato da giornalisti, belle donne che cercano la fotografia, gendarmi, gorilla, meccanici, tanto che ad un certo punto sembra che davvero ci siano tutti fuorché Prost, che viene rintracciato da un giornalista francese nel buio del box:

"Senna non è un extraterrestre. Il suo tempo è alla portata anche mia. Lui parte avvantaggiato su di me alla prima curva, dunque è il favorito. Se lui fa un minimo errore, io lo supero. E poi, giuro, non lo lascio passare più".

Dal canto suo, Ayrton commenta:


"Abbiamo due auto formidabili, curate nello stesso modo, con gli stessi motori, gli stessi telai. Se io vado più forte di Prost, e io vado più forte, questo significa che nella vita so fare qualcosa meglio di lui".

Poco prima del via della gara, Ayrton chiede ai tecnici di far cambiare le molle posteriori, non essendo convinto di avere l'assetto giusto.

Una mossa vincente, dato che al via il brasiliano mantiene il comando della corsa davanti a Prost.


I due piloti della McLaren rimangono in quest'ordine fino per tutta della gara, nonostante i problemi al cambio che si presentano sull'auto del campione in carica, costretto a guidare per buona parte della gara senza la prima marcia, e successivamente senza la seconda, mentre dietro di lui Alain è condizionato pesantemente dalle fasi di doppiaggio - in particolare quello del connazionale e odiato Arnoux - più complicati che mai su tracciati del genere, e da un tragicomico incidente di gara avvenuto al giro 33, che vede coinvolti il nostro de Cesaris e l’annaspante Nelson Piquet a bordo di una Lotus mediocre; infatti, nel tentativo di effettuare la manovra di doppiaggio sul brasiliano, il romano al volante della Dallara si butta all’interno, ma viene chiuso da Piquet.

I due piloti rimangono fermi nel bel mezzo del Loews e discutono animatamente restando all’interno del loro abitacolo, e costringendo i piloti dietro di loro anche a manovre di retromarcia per infilarsi nello spiraglio rimasto aperto, e poter così riprendere la loro corsa. Tra questi c’è anche lo sconsolato Prost, che perde in tale circostanza circa venti dei cinquanta secondi totali che lo dividono da Senna a fine gara.


Senna, dopo aver perso la vittoria a poche tornate dal traguardo per un calo di concentrazione nell'edizione precedente, vince comodamente davanti al rivale, raggiungendolo in campionato.



Dimenticando tutti i protocolli, innaffia di champagne dal podio l'intera famiglia regnante, il principe Ranieri, la figlia Carolina con il marito Stefano Casiraghi e figlioletto, come fece già nel 1987. Non ha risparmiato, tanta era la sua incontenibile gioia, neppure il presidente Balestre, il quale alla fine della baldoria si ripuliva nervosamente la giacca blu.


Sceso dal podio si lascia andare ad un bacio appassionante nei confronti della fidanzata Xuxa, prima di regalarle il cappellino Goodyear che per contratto deve portare sempre in testa.


I festeggiamenti sono poi continuati in serata nel palazzo sulla rocca di Montecarlo, dove si è celebrato il tradizionale Gran Gala. Senna e Prost si sono sottoposti alle domande di rito, sorridenti e persino in apparenza riappacificati, tanto che si sono dati persino una stretta di mano:


"Oggi non era destino che potessi dare fastidio a Senna".

"Il mio compagno di squadra è sempre stato più aggressivo di me nei sorpassi. E credo che questo abbia fatto la differenza. Certo che il mio amico Arnoux me l'ha fatta grossa. Forse avrei potuto tenere il contatto con Senna".


"Però dopo qualche giro ho preso 20 secondi in una ammucchiata di vetture dove il cambio mi è finito in folle. Non era destino questa volta che potessi dare qualche fastidio in più ad Ayrton".

Alain sintetizza così la sua giornata, mentre Ayrton dichiara:


"E' stata una vittoria bella e sofferta perché ho avuto non pochi problemi. Nei primi giri la mia vettura sembrava non essere ben bilanciata. Facevo fatica a tenere a bada Prost. Poi ci sono stati i sorpassi che mi hanno permesso di conquistare un bel vantaggio, ma ci sono stati altri guai. Prima si è rotta la prima marcia e dovevo fare le tre curve strette in seconda. Successivamente è saltata anche la seconda. Ed ho dovuto stringere i denti, adattarmi ad una guida terribile per non fare capire ad Alain che ero in difficoltà. Insomma sino alla fine è stata dura, tanto è vero che avevo dei terribili dolori e crampi ad una gamba".


"Vincere a Montecarlo è sempre un bel traguardo, un soglio. Ma soprattutto mi conforta il fatto che la McLaren è andata bene e forte anche in un circuito lento. Questa è la dimostrazione che la gara di Rio de Janeiro dove aveva vinto la Ferrari aveva dato un risultato che non corrispondeva alla realtà".


Al pilota brasiliano fa eco l'ingegner Osamu Goto, responsabile tecnico dei motori Honda:


"E' stata una corsa perfetta anche se i birichini Senna e Prost hanno girato più veloci del previsto. Malgrado questo non hanno consumato tutta la benzina che avevamo calcolalo di utilizzare".


Ad eccezione della seconda McLaren, tutti gli altri piloti che tagliano il traguardo vengono doppiati: il terzo classificato Stefano Modena, al suo primo podio in Formula Uno, è a un giro; tutti gli altri vengono doppiati addirittura due volte.


Il dominio schiacciante di Senna è a dir poco imbarazzante, ma è messo in dubbio dalla direzione gara fino al tardi pomeriggio; la causa è l’indagine avvenuta sull’alettone posteriore della McLaren.


Come era già successo ad Imola, alle verifiche tecniche i commissari si soffermano a lungo sull'alettone posteriore delle due monoposto inglesi, mentre qualcuno, nel frattempo, manda a chiamare Ron Dennis, il quale è stato interrogato dagli uomini della FISA. Un comunicato allarmante attesta nel dopo gara:


"La classifica deve essere considerata provvisoria".


I commissari - riuniti in una saletta - alle ore 19:20, quando era passata più di un'ora dal termine della gara, discutono per un po', ma alla fine ufficializzano la vittoria di Senna.


Ron Dennis intanto, prosegue nel suo tentativo di passare oltre la diatriba tra i suoi due piloti, e dichiara alla stampa:


"Qui si vive come in un matrimonio, riesce bene quando moglie e marito hanno un interesse in comune da perseguire. Questo concetto vale per tutti qui dentro, si può anche litigare e non ha importanza se resta l'interesse comune. Capito? Uno per tutti e tutti per uno. Chi non ci sta, si può accomodare all'uscita".


E sul probabile addio di Prost, una possibilità che ora sembra prendere seriamente quota, Dennis replica:

"In Brasile gli ho detto che volevo una risposta molto presto, lui non me l'ha ancora data e io sto contattando tutti i piloti di vertice che saranno liberi sul mercato. Se va via Prost prenderemo uno del suo calibro, non rientra nella nostra filosofia avere un pilota buono e un mezzo pilota".


L’autodromo Hermanos Rodrìguez ospita tre settimane dopo il Gran Premio del Messico, non c'è ombra di probabili trattati di pace, alla faccia dell’armonia auspicata da Dennis. Come raccontato dal coordinatore e manager della McLaren, Jo Ramirez, è in questo week-end che un reporter televisivo gli chiede di organizzare un’intervista congiunta con Senna e Prost, un’occasione ideale per cercare di riavvicinare i due.


Peccato che non se ne fa nulla, soprattutto per la riluttanza, in questo caso, di Ayrton.

Tra un rifiuto e l'altro di riappacificarsi col vicino di box, in pista tutto lascia presagire un'altra pole e un'altra vittoria per il brasiliano, che al venerdì riesce a distanziare di più di un secondo Prost, di due secondi la Ferrari di Mansell, e di due e mezzo quella di Berger, avviandosi a conquistare la sua trentatreesima pole position, battendo così il record di Jim Clark che ha resistito per molti anni.

Al sabato cambia poco: la Ferrari si avvicina di poco alle McLaren, ma il distacco rimane di un secondo e tre decimi, mentre Prost dista otto decimi.

"Io cerco sempre di essere competitivo, mi piace e accetto sempre la sfida con chiunque. I record vengono dopo, sono la conseguenza di questa educazione, di questa filosofia che improntano la mia vita fin da quando ero bambino".


Pur sempre dietro alle McLaren, Gerhard Berger nel corso del week-end decanta il cambio semi-automatico adottato dal suo team, che gli consente di effettuare i vari cambi di marcia direttamente dal volante poiché, secondo lui, con un cambio manuale uguale al resto della concorrenza, nelle sue condizioni in seguito all’incidente di Imola non sarebbe stato in grado di gareggiare. Intanto però, la Ferrari scopre che l'auto progettata da Barnard pesa troppo, pare almeno venti chili più del minimo regolamentare, ma non si sa se a causa dei rinforzi che hanno dovuto apportare al telaio dopo l'incidente di Berger, o semplicemente del motore.


Il Professore deve inventarsi qualcosa in gara per cercare di invertire una tendenza che al momento lo vede perdente, di conseguenza per la gara decide di montare il compound di pneumatici Good Year C, ovvero quello più morbido, al contrario di Senna che opta per la mescola B, meno veloce ma più durevole.


Guadagnatosi tale soprannome proprio per la sua eccellente visione strategica, l’obiettivo di Alain è quello di sfruttare al meglio il suo stile di guida più gentile nei confronti delle gomme, e guadagnare lo stesso in termini di velocità rispetto a Senna.


Senna è autore di una partenza magistrale, incurante del fatto che partisse dal lato sporco, ed è seguito a ruota da Mansell e Prost. Ma una carambola a centro gruppo che vede coinvolti Modena e Grouillard costringe la direzione gara ad esporre la bandiera rossa e interrompere l’azione in pista.


Tutto da rifare, ma ciò non innervosisce Ayrton, che compie un'altra partenza perfetta. Rispetto alla prima, anche Prost stavolta è attento e mantiene la sua seconda posizione, seguito da un arrembante Berger che invece sorpassa Mansell, rimasto piantato allo scatto e solo quarto, davanti alle due Williams di Patrese e Boutsen.


Nelle prime fasi di gara Prost sfrutta appieno le sue gomme morbide e tallona Senna, ma non è mai veramente così vicino da poterlo impensierire e sferrare in tal modo il suo attacco; sul lungo rettilineo del tracciato messicano la McLaren col numero 1 sembra averne di più, ed ecco il primo elemento ad alimentare la paranoia di chi guida quest’anno la McLaren col numero 2. Alain si spazientisce, dà tutto quello che ha e la gestione delle gomme ne risente. Improvvisamente, Prost perde diverse posizioni.


Diventa dunque necessario un pit-stop anticipato.


Al momento del cambio gomme, i suoi meccanici montano sulla vettura ancora una volta pneumatici morbidi, piuttosto che montare quelli più duri previsti dalla strategia; i dubbi, la rabbia e le paranoie di Prost non hanno più freni, dettate dalla frustrazione di una gara compromessa che lo condanna ad un misero quinto posto finale, di nuovo, per la seconda volta di fila, a più di cinquanta secondi dal rivale e vincitore della gara.


Senna vince, anzi, domina davanti a Patrese e Alboreto e mette in fila tre successi, Imola, Monaco e Messico; è il nuovo leader a 27 punti, con Prost adesso a inseguirlo a quota venti.



Una gara condizionata dalle gomme e dai cambi ai box, come ammesso anche da Ayrton:


"In effetti la corsa si è giocata prima del via, quando si è trattato di montare le gomme. Prost ha optato per quelle più morbide che erano ovviamente più veloci, ma anche scivolose. Ho adottato una soluzione di sicurezza ed è andata bene".


Non bastano le pubbliche scuse effettuate da Dennis nel dopo gara:


"Alain ha rischiato volendo le coperture più tenere. Ma noi abbiamo sbagliato quando si è fermato a mettere solo l'anteriore sinistra più dura. Avremmo dovuto farlo anche per la posteriore. Questo errore ha provocato la seconda sosta".

Alain è infuriato e lancia la prima delle tante accuse nel corso della stagione verso il suo team, sostenendo di essere stato equipaggiato di un motore meno performante del suo compagno di squadra, unica spiegazione plausibile secondo lui per la differenza di chilometri sul rettilineo:


"E' stata una corsa nata male, non potevo fare di più con le gomme in crisi".


Ma non è finita.


La sera, dopo aver riflettuto su quanto accaduto, Prost insiste, e accusa la Honda di favoritismo nei confronti del compagno di squadra:


"Mi sono reso conto che la Casa giapponese dall'inizio dell'anno monta sulla vettura di Senna motori diversi e più potenti. Non c'è nulla da fare: Ayrton mi passa come vuole anche in rettilineo, anche in corse come questa nelle quali io ho scelto delle gomme più morbide e quindi dalle prestazioni migliori. Lui è bravissimo, ma un aiuto determinante viene dal motore".

Il tentativo di ricomporre una situazione molto delicata, arriva in un momento di particolare tensione fra Prost e la McLaren: Ron Dennis, infatti, ha imposto al pilota una data entro la quale far sapere se intende restare per il prossimo anno o se desidera andarsene.


Insomma, la McLaren domina in lungo e in largo in pista, ma per quanto riguarda la gestione dei suoi due fenomeni, piove sul bagnato.


Dopo il turbolento Gran Premio del Messico, la Formula Uno approda negli USA, sul circuito cittadino di Phoenix.


Dopo aver recepito le accuse di favoritismo nei confronti di Senna, Ron Dennis convoca una conferenza stampa per spiegare posizioni, verità e così via:


"I motori sono perfettamente uguali, anzi tutto il materiale che abbiamo è equamente diviso fra i nostri piloti. La Honda ci ha assicurato che non ci sono differenze. Del resto che vantaggio avremmo noi a favorire uno o l'altro? L'unica che deve vincere è la McLaren. E mi dispiace che in Messico la squadra non sia stata perfetta. Abbiamo commesso degli errori nel cambiare le gomme sulla vettura di Prost e si è anche perso tempo prezioso! Non dovrà più succedere".


Ayrton, che si sente evidentemente chiamato in causa, dice la sua:


"Se posso dire la verità, questa storia dei motori non sta in piedi. Per non fare parzialità la Honda estrae i motori prima della gara. Proprio con i bigliettini, come in una lotteria. E allora come si potrebbe favorire qualcuno?"


Ma a queste parole Alain non ha potuto non ribattere, quindi sbotta:


"E' vero che c'è il sorteggio. Ma a cosa serve se viene effettuato il giovedì sera? Lo sappiamo tutti che i motori di per sé sono uguali. Le prestazioni però sono condizionate dalle mappature elettroniche, cioè dai programmi che vengono inseriti nelle centraline che gestiscono i propulsori. Ragion per cui se si vuole si può aumentare o diminuire la potenza ed il rendimento a volontà. Per evitare qualsiasi manipolazione le vetture dovrebbero essere estratte sulla linea di partenza. Ed è impossibile perché non ci sarebbe più il tempo per metterle a punto, a seconda delle esigenze del pilota".


ll venerdì, anche su una pista sconosciuta, Senna è il più veloce di tutti nella prima sessione di prove staccando Prost di un secondo e mezzo, mentre Mansell si piazza al terzo posto e Berger è solo undicesimo: a giustificare questo pessimo piazzamento, il fatto che l'austriaco sia salito in macchina indebolito da un violento attacco di dissenteria in seguito ad una intossicazione alimentare.


Il ritornello può sembrare scontato, ma sono Senna e Prost a partire in prima fila a Phoenix, dopo che anche durante le qualifiche del sabato il brasiliano, pur non riuscendo a migliorare il tempo di venerdì, mantiene il secondo e mezzo di vantaggio su Prost, che ha rischiato troppo e si è ridotto a correre col muletto, visto che in mattinata sbattendo contro un muro ha reso inutilizzabile la sua vettura principale. La McLaren prende il via quindi senza una macchina di riserva.


Intanto, gli organizzatori si accorgono di aver sbagliato i conti, è di fatto impossibile percorrere gli 80 giri previsti in sole due ore, pertanto si decide che allo scadere del tempo massimo regolamentare (appunto le due ore) sarà sventolata la bandiera a scacchi.


La partenza vede Senna fare agevolmente l'andatura, concludendo il primo giro davanti a Prost, Nannini, Mansell, Caffi e Modena. Ayrton guadagna subito un piccolo margine sul compagno di squadra, ma poi comincia ad essere rallentato da problemi tecnici e al 34º passaggio gli dà strada, rientrando ai box; il brasiliano si ritira definitivamente dieci passaggi più tardi.



Prost si trova quindi in regalo la testa della corsa davanti a Caffi, il quale ha approfittato a sua volta del ritiro di Mansell, fermo a causa di un problema all'alternatore, per portarsi in seconda posizione, prima che al 40º giro il pilota della Dallara venga sopravanzato da Berger, per poi rientrare ai box e ritirarsi al 53º giro, a causa di un contatto con il compagno di squadra nel tentativo di doppiarlo. Nel frattempo è uscito di scena anche Berger, anch'egli fermato dall'alternatore come Mansell; quindi il secondo posto passa così nelle mani di Riccardo Patrese.

Prost conduce la gara fino al termine, tagliando il traguardo in prima posizione allo scoccare della seconda ora, dopo aver percorso 75 giri degli 80 previsti, e approfittando del ritiro di Senna, balza in testa alla classifica piloti con 29 punti, a +2 sul brasiliano.

In Canada, dopo cinque pole position consecutive di Senna, al venerdì a sorpresa Prost interrompe il monopolio del compagno di squadra, prendendosi la pole provvisoria con un vantaggio di appena sette centesimi sull'altra McLaren.


Le posizioni rimangono invariate al sabato, dato che il forte vento sporca irrimediabilmente l'asfalto del circuito di Montreal.


"Il vento a raffiche era fortissimo, soprattutto nel rettilineo, era inutile tentare di battere i tempi di venerdì. Le difficoltà maggiori erano nella parte del circuito piena di curve: il vento prendeva le macchine lateralmente facendole sbandare in maniera spesso pericolosa, il controllo era difficilissimo".

Sostiene il poleman al termine delle qualifiche.


Ma com'è possibile che il Professore, dopo tante batoste in qualifica, riesca a prevalere su Senna nel giro secco?


Ebbene, dopo il Gran Premio di Monaco, Ayrton aveva collaborato con Hiro Teramoto, e assieme avevano sviluppato gli ammortizzatori Showa. Questa era divenuta l'arma segreta di Senna, fino a che in Canada Steve Nichols, per errore, monta gli ammortizzatori destinati a Senna sulla vettura di Prost, che magicamente conquista la Pole Position.


Ayrton, quando se ne accorge stringe le mani attorno al collo di Teramoto, e solo l'intervento di Nichols riesce a evitare il peggio.


Dunque, Alain non nega che le sue decisioni, che annuncerà la settimana successiva, e che a suo dire non avrebbero subito modifiche in seguito a questi momentanei successi: l'idea è quella di cambiare aria.

Le qualifiche canadesi vedono consumarsi la delusione alla Ferrari, sempre speranzosa di avvicinarsi alle due McLaren: nell'ordine di partenza però, vengono dopo Prost, Senna e anche Patrese.


"Durante le prove ho avuto un forte calo di potenza sul motore, del resto era la vettura di riserva con un motore un po' stanco. Sono però molto fiducioso per la gara. Il consumo di benzina sarà uno dei motivi dominanti della gara di oggi", dichiara Mansell al termine delle qualifiche.


Anche la domenica purtroppo, la fiducia di Nigel verrà tradita.


Il giorno della gara, durante la mattinata comincia a piovere, quindi la gara parte con il tracciato ancora bagnato. Mansell e Nannini tentano l'azzardo e rientrano ai box al termine del giro di ricognizione per montare gomme slick, ma i due ripartono dalla corsia dei box troppo presto, prima che il resto del gruppo abbia preso il via, venendo così squalificati. Berger invece si ferma al 6° giro per noie al cambio.


A Montreal si consuma un disastro anche per le vetture anglo-giapponesi: il primo ad uscire di scena è Prost, che deve ritirarsi già nel corso del secondo giro per la rottura di una sospensione; poco dopo, molti piloti cominciano a montare pneumatici da asciutto e Patrese, rimasto in pista con le wet, si ritrova al comando davanti a Boutsen, Senna, Alliot e Warwick.



Scelta che paga, perché qualche minuto dopo ricomincia a piovere, e chi aveva cambiato gomme deve tornare nuovamente ai box: Patrese conquista così un buon vantaggio sugli inseguitori, capitanati da Warwick e dal sorprendente Larini.


Senna comincia però a rimontare rapidamente: superato Larini (costretto poco dopo al ritiro per problemi tecnici), approfitta poi del cambio gomme di Patrese per portarsi in seconda posizione, sopravanzando Warwick nel corso del 39º giro e tornando in testa.

Il brasiliano continua a condurre fino a tre tornate dal termine, quando deve clamorosamente ritirarsi per la rottura del motore. Passa quindi in testa il belga Thierry Boutsen, che conquista la prima vittoria in carriera davanti al compagno di squadra Patrese.


Al termine della gara, con grande amarezza, Ayrton, convinto di avere la vittoria in pugno, confessa:


"I motore si è piantato di colpo, non ho neppure avuto la possibilità di rendermene conto. La gara era stata difficilissima in quanto avevo anche problemi con la gomma posteriore sinistra che si era usurata in modo anomalo. Ed inoltre dovevo guidare con una mano sul cambio perché le marce tendevano ad uscire. E' stato un brutto colpo per me. Tuttavia avrò la possibilità di recuperare presto".


Il disastro in terra canadese fa smuovere le acque a Maranello, dato che la Rossa non ha più finito una corsa dopo il successo di Mansell a Rio de Janeiro:si parla in primis di una possibile sostituzione di John Barnard con Enrique Scalabroni, ingegnere italo-argentino che ha lavorato all'ombra di Patrick Head, capo progettista della Williams; in secondo luogo, viene ingaggiato l'ingegner Gianfranco Carmigiani della Marelli, con l'obiettivo di risolvere i tanti problemi elettronici; in terzo luogo, si ipotizza che in settimana si procederà con il licenziamento di Gerhard Berger, sia pure a malincuore, dato che per imitare Mansell, l'austriaco ha chiesto cifre da capogiro e non vuole più fare prove di collaudo, cosa di cui la Ferrari invece ha molto bisogno per uscire dalla situazione di inferiorità nel confronto con McLaren.

In realtà queste richieste sono tutte un palliativo per liberarsi dalla Ferrari, perché Berger si è messo in testa che la McLaren sia la scuderia che fa per lui, non aspetta altro che Prost decida di andarsene. Non immagina che, una volta raggiunto l'accordo con Ron Dennis, da Senna prenderà delle batoste memorabili.


Ma chi sostituirà Berger in Ferrari?


Si parla di piloti italiani giovani e aggressivi, e l'unico candidato probabile sembra Nicola Larini, che proprio a Montreal ha fatto una gara eccellente al volante dell'Osella.


A causa del clima che si è creato, giunti in Francia per il Gran Premio del Paul Ricard, Prost spazza via i dubbi e decide di comunicare alla stampa che nel 1990 non avrebbe più corso per la McLaren, nonostante nei giorni precedenti la Marlboro tenti di tutto pur di dissuaderlo da tale idea. Ci prova fino all'ultimo anche Jo Ramirez, ma Alain non ne vuole sapere di cambiare idea:


"Non penso che potremmo ancora lavorare assieme. Diversamente da Ayrton, io non sono ossessionato dalla vittoria. Ho vinto molto e voglio ancora vincere, ma non voglio morire facendolo. Amo la mia professione, ma voglio divertirmi. E io non mi diverto più a lavorare con Ayrton".


Tale decisione non lo distrae dalle questioni in pista, e durante le qualifiche si auto-regala la seconda pole position della stagione, quasi a voler ricordare a tutti che il campionato è ancora aperto, che lo spettacolo promette bene, che lui darà battaglia fino all'ultimo. Battuto per appena venticinque millesimi, Senna nonostante tutto dichiara:


"Telaio, motore, aerodinamica, tutto era perfetto ed ho trovato anche un giro buono".


Terzo si piazza Mansell, dopo che la Ferrari ha sognato per quasi tre quarti d'ora di poter fare la pole. Dopo che in un mese ha percorso 4800 chilometri di prove con una macchina che in sei mesi ne aveva percorso un decimo, e trovando certi difetti sui quali Barnard non voleva nemmeno discutere, finalmente Cesare Fiorio può tornare a sorridere.


Il distacco fra Mansell e Prost questa volta è ridotto a due decimi e se si considera che si corre su una pista veloce, tutto ciò assume maggiore significato:

"Ci manca ancora qualcosa, ma verrà pure quello".


Afferma ottimista il buon Cesare.


Al via Senna parte meglio del compagno di squadra, prendendo la testa della corsa; più indietro, però, Gugelmin viene a contatto con Mansell e Boutsen e la sua vettura si capovolge.

La gara viene immediatamente sospesa e viene organizzata una seconda procedura di partenza. Prost stavolta mantiene il comando, mentre Senna si ritira già nel corso del primo passaggio per un problema alla trasmissione; alle spalle del francese si inseriscono quindi Berger, Nannini e Capelli, tutti però costretti ad abbandonare la gara per problemi tecnici che si manifestano anche sulle loro vetture.



Alain conduce in solitaria fino al traguardo, conquistando la seconda vittoria consecutiva davanti a Mansell, autore di una brillante rimonta dopo essere partito dai box, Patrese, Jean Alesi, al suo debutto con la Tyrrel al posto di Michele Alboreto, Johansson che porta alla Onyx i primi punti della sua storia e Grouillard, a punti per l'unica volta in carriera.


Al termine della gara, Ayrton molto serenamente commenta l'inconveniente tecnico, dicendo:


"Sono incidenti di percorso che capitano. In Formula 1 il guasto meccanico è sempre in agguato. Si è bloccato il cambio in seconda marcia e sono rimasto fermo come un allocco. Senza trasmissione. Credo che sia stata senz'altro la corsa più breve di tutta la mia carriera. Il mondiale? E' ancora lungo, siamo agli inizi".


E' in vena di convenevoli Prost, che stranamente dopo la corsa ha avuto parole di conforto per il compagno:

"Se ci fosse stato Ayrton sarebbe stata molto più dura. Io comunque avevo una vettura perfetta, in tutto. Il cambio è attualmente il tallone d'Achille della McLaren. Ma a partire dalla prossima gara, cioè da venerdì a Silverstone, avremo quello nuovo, trasversale, che dovrebbe renderci più competitivi e risolvere i problemi. Senna è uno che tratta le marce piuttosto rudemente ed è per questo che gli capita di avere degli inconvenienti".


"E' stata una gioia doppia questa, vincere per la seconda volta consecutiva in casa. Ho dimostrato comunque che, anche se ho annunciato che non correrò più nel 1990 con la McLaren, la mia determinazione è sempre la stessa, la voglia di vincere è rimasta inalterata. La lotta per il titolo è ancora lunga. Certo avere vinto in una giornata nella quale il mio maggiore avversario, Senna, è rimasto a secco, vale doppio. Ma lui vanta ancora una vittoria in più e questo conta molto. Lo scorso anno avevo un vantaggio ancora maggiore degli undici punti attuali, a questo punto della stagione. Poi il lui infilò una serie di affermazioni che mi misero a terra".


Poi arriva la stoccata al team:


"Avete visto che quando mi danno i motori giusti non sono poi così tanto lento?"


Una battuta, quest'ultima, per chiarire alla Honda che non tutto è dimenticato e che lui si aspetta un trattamento paritario anche per il resto del campionato.

Infine aggiunge:


"Nel 1988 la lotta per il titolo fu una questione privata fra me e Senna. E Ayrton alla fine prevalse non per il punteggio più alto ma per il superiore numero di successi. Io dovetti scartare alcuni piazzamenti. Adesso, su sette corse disputate, due ci sono già sfuggite. Una è andata appunto a Mansell, l'altra a Boutsen. Se si dovesse concludere la stagione con questa media, forse anche i secondi posti avrebbero un peso. E a quel punto io avrei dei vantaggi".

"Da parte mia dovrò mettercela tutta per aggiudicarmi altre gare, almeno due o tre. L'impresa è dura ma non impossibile. E io credo che Mansell possa essere l'uomo adatto per mettere i bastoni fra le ruote a Senna, se la Ferrari gli metterà a disposizione un mezzo competitivo. In ogni caso per me sarà meglio una sfida con la partecipazione di un maggior numero di concorrenti che non un altro testa a testa".

"Senna è un campione, uno che va fortissimo, che ha imparato molto e in fretta. Ma non parlerei di paura. Da quando mi sono lamentato dei motori Honda in Messico, ad armi pari ho conquistato due pole position consecutive. E' una coincidenza? Lui ha avuto sfortuna? Non lo so. L'unica cosa certa è che l'ho battuto, anche se di pochissimo. E la fiducia è tornata ad accompagnarmi, sento di poter disputare un ottimo campionato, più motivato che mai".

"Non c'è bisogno di ripeterlo, è velocissimo. Tuttavia non tutti i mali potrebbero essere dovuti solo alla sfortuna. Lui è uno che chiede il massimo alla vettura. Non la risparmia. Così il motore può avere ceduto in Canada perché strapazzato oltre misura da Ayrton nell'inseguimento di cui era stato protagonista. In Francia il cambio ha ceduto alla seconda partenza, dopo che nella prima Senna era schizzato via come una saetta, senza alcun risparmio. Io fra l'altro ero scattato benissimo. Non sono riuscito a capire come aveva fatto a essere davanti. Per me deve avere rubato un po', anticipando di una frazione di secondo il semaforo verde. In ogni caso usa le marce come un forsennato. In parte la rottura potrebbe essersi verificata anche per colpa sua".

Prost allunga in classifica, portandosi a 38 punti contro i 27 del compagno di squadra, pur rimanendo in un team che è sicuro che abbandonerà a fine anno, e che spera non gli remi contro da qui in avanti.


D'altronde, Ron Dennis aveva detto che chi non voleva rimanere era libero di andarsene, e Prost lo ha preso in parola.


Venerdì 14 luglio 1989, alle ore 11:00, Ron Dennis conferma che a partire dalla prossima stagione, Gerhard Berger affiancherà Ayrton Senna:


"Noi siamo felici che Gerhard si sia aggregato alla nostra squadra. La sua presenza rafforza la nostra strategia di avere sempre due piloti in grado di vincere il mondiale. Honda e McLaren desiderano, è chiaro, continuare con la politica di fornire a entrambi i corridori lo stesso materiale e supporto tecnico".


Il pilota austriaco, felicissimo, dopo aver firmato un contratto per tre anni, con un compenso di 7 milioni di dollari annui, commenta:


"Volevo nuove motivazioni, stimoli diversi. Dalla Ferrari ho ricevuto molto, sono diventato famoso, ho avuto la fortuna di conoscere Enzo Ferrari. Momenti belli, indimenticabili. E sono sicuro che la scuderia di Maranello tornerà al vertice. Ma ci vorrà un po' di tempo: un anno, probabilmente due. Io ho fretta. Voglio vincere il mondiale, ho firmato per la squadra che negli ultimi anni ha avuto più successi. Questo al di là di tutto, dei soldi, delle simpatie, e anche della presenza nel mio futuro team di Senna, oggi il pilota più forte".


"Un po' di sfortuna mi ha privato di buoni risultati. Ma me ne andrò da amico, spero, senza sbattere la porta. E posso assicurare che fino alla fine del campionato sarò un pilota Ferrari e proverò a vincere con la Ferrari".


Il giorno prima la Ferrari aveva fatto sapere che Berger avrebbe lasciato la scuderia a fine anno.


Sereno e un po' fatalista, Ayrton prende la notizia con sufficienza, affermando:

"Berger? Uno vale l'altro. In Formula 1 tutti vogliono vincere. Meglio un bravo pilota che uno scassa macchine. Io e Gerhard abbiamo più o meno la stessa età e lo stesso carattere. In ogni caso è differente da Prost".


A Silverstone, la McLaren porta il tanto chiacchierato cambio trasversale, con il serbatoio dell'olio incorporato nella fusione. Ma l'impianto di lubrificazione non funziona a dovere: dallo scarico esce del fumo blu ad intermittenza, e il motore da segni di mancanza d'olio.


La McLaren corre ai ripari cercando di far girare in prova un'altra auto a Newbury, ma non si risolve il problema. Il risultato è disastroso per il morale della squadra, dato che Senna si ferma col motore a pezzi il sabato mattina. Ayrton quindi litiga furiosamente con Dennis, accusandolo di favoritismo e di aver dato un serbatoio migliore ad Alain. Dopo questo litigio, la McLaren riesce comunque a risolvere il problema (dopo numerosi tentativi) e a fornire entrambi i piloti due auto affidabili.

Dopo che il compagno di squadra lo aveva battuto per due Gran Premi di fila, Senna ottiene la sesta pole position stagionale, precedendo Prost di poco meno di due decimi.


In seconda fila si piazzano le due Ferrari di Mansell e Berger, questa volta distanti rispettivamente quattro e sette decimi.


Un altro passo indietro, ma Cesare Fiorio, che dai meccanici della Ferrari è stato soprannominato Hollywood, per il suo look smagliante e per la sicurezza con cui si destreggia sul set, nonostante i risultati non eccellenti traccia la strada che, a suo parere, deve perseguire la casa automobilistica di Maranello, e dichiara:


"Il prossimo anno la Ferrari correrà ancora con questa macchina e con il cambio automatico. Le modifiche ai regolamenti non sono tali da giustificare una nuova macchina. Andremo avanti perciò con lo sviluppo della vettura attuale. Quanto al cambio automatico, ci ha fatto accumulare una così preziosa esperienza che sarebbe davvero un peccato metterlo da parte proprio l'anno prossimo quando sarà affidabile e vantaggioso".


Al via della gara sul circuito di Silverstone, Prost tenta di insidiare Senna, ma il brasiliano lo chiude con decisione, tenendosi la prima posizione. Senna è quindi in testa, ma è costretto ancora una volta al ritiro nel corso del 12º giro, quando esce di pista in seguito ad un nuovo problema al nuovo cambio trasversale.



Per Ayrton trattasi del quarto ritiro consecutivo.


Prost prende quindi la testa della corsa, precedendo Mansell, i due piloti della Williams, Nannini e Piquet. Terza vittoria di fila mai in discussione per Prost, che aumenta a 20 punti il gap su Senna in classifica generale; Ayrton ora deve cominciare a preoccuparsi.


Con un filo di voce, ma con gli occhi brillanti di gioia, Prost, festeggia la sua 38° vittoria in Formula Uno:

"Era molto importante vincere qui. Abbiamo superato un weekend pieno di guai. I meccanici e i tecnici avevano finito, per due sere, alle due di notte, modificando in continuazione la vettura. Per questo avevo preso il via con qualche dubbio, invece è andato tutto bene. La McLaren è una squadra eccezionale, sa reagire in maniera impressionante a tutte le avversità. Ed è questa, forse, la sua forza".


"Io e Senna eravamo molto vicini. Alla prima curva lui è passato. Chiedete a Mansell cosa è successo, era dietro. Volete sapere cosa ho provato quando ho visto il brasiliano andare in testacoda e fermarsi nella sabbia? Ebbene, una grande felicità, anzi una bellissima sensazione. Lui per me è un compagno di squadra ma anche il maggiore rivale per il mondiale".

"Non ho mai avuto, in tutta la mia carriera, quando sono stato in lotta per il titolo, 20 punti di margine. Credo che sia un grosso vantaggio, cercherò di amministrarlo bene. Certo, adesso ho una grande carica: tre vittorie, tre secondi posti, un quinto, sempre al vertice. Ho pareggiato i conti con Senna che ha ottenuto pure lui tre successi, ma lui non ha alcun piazzamento a favore. Ora è costretto ad attaccare, a rischiare ed io posso controbattere bene".

Ayrton, senza gesti di stizza evidenti, dichiara alla stampa:

"Il cambio mi ha tradito. Dall'inizio della gara avevo difficoltà ad inserire la terza nelle scalate. Quattro o cinque giri prima del testa-coda stavo per uscire di pista nello stesso punto. Era alla curva Becketts dove non sono riuscito a inserire la terza. Non potevo prendere la curva in folle, e così la vettura è partita di coda e sono finito fuori. Sono cose che succedono".

Sembra assurdo, ma nonostante Ayrton abbia immediatamente spiegato cosa fosse realmente successo durante la gara, nelle ore successive gli si scatena contro una campagna denigratoria incredibile: in un solo giorno il brasiliano, re delle pole position, il più veloce di tutti, passa dall'altare alla polvere.


"E' l'inizio della parabola del campione" dichiara qualcuno, parafrasando una celebre frase di Enzo Ferrari.


"E' un bluff".


Ribadiscono altri.


"Senna è stanco, non sopporta la pressione cui adesso è sottoposto".


Certo, cinque ritiri su otto corse, di cui gli ultimi due a causa del cambio rotto, spinge non pochi addetti ai lavori a chiedersi: è stata proprio la vettura a cedere o Ayrton ha sbagliato?

L'ansia di fare il vuoto alle spalle, di dimostrare che fra lui e gli altri c'è una differenza abissale sta tradendo il corridore brasiliano?

Certo, dopo queste affermazioni Ayrton pare innervosirsi, ma da qui a dire che è già in fase calante, che è diventato improvvisamente un bidone, sembra proprio esagerato. In breve, le solite iperboli a sproposito dei media.

Una cosa però è certa: restano da disputare otto prove del mondiale e Senna non potrà più scartare nulla. Ogni ritiro gli costerà un punteggio in meno (il massimo è di 11) da calcolare in classifica, e Prost, ha sempre più motivi per continuare a sorridere.


Giunto in Germania, Ayrton mette subito in chiaro quali siano le sue intenzioni:


"Il mio obiettivo è quello di conquistare un secondo casco iridato. E per conseguirlo non posso permettermi di guardare in faccia nessuno. Prost ha più punti di me, si è piazzato bene ed ha vinto alcune corse nelle quali io sono stato costretto al ritiro. Ma questo non significa che io mi senta battuto. Anzi ci sono ulteriori stimoli per andare ancora più forte".


Per Ayrton però, le cose vanno di male in peggio: prima di tutto Armando Botelho, una specie di padre-manager-consigliere, ora non c'è più, è in un letto d'ospedale a San Paolo e non si sa se ne uscirà vivo. Senna si sente terribilmente solo e continua a guardarsi le spalle rimaste scoperte. Anche Xuxa non c'è più, i due fidanzati sono in rotta completa. Nei Gran Premi mondani, dove c'è sempre un principe alla cui tavola sedere in abito da sera, Xuxa correva da ogni parte del mondo, ma ora, nei Gran Premi senza mondanità, senza principi, senza feste, Xuxa non c'è più. Proprio ora che Ayrton avrebbe bisogno di umanità, di conforto, anche di buoni consigli, è rimasto solo. A rincuorarlo giunge da San Paolo la sorella Viviane, che di professione fa la psicologa: ai box la si vede girare con una bibbia in mano.


Forse è per tutti questi motivi che durante la mattinata del sabato, Ayrton esce di pista a circa 200 all'ora, esibendosi per circa 200 metri in una serie di spettacolari testacoda prima di andare a urtare con la parte posteriore della McLaren le protezioni di gomme accatastate, piegando uno spesso guardrail. La monoposto non rimane neppure molto danneggiata, ma Ayrton confida ai suoi uomini ai box di avere un po' di mal di testa.


Ciò non gli impedisce di staccare tutti in qualifica, pur partendo a venti minuti dalla fine delle prove perché la sua vettura non era ancora pronta. Con la trentaseiesima pole position conquistata, distanziando per altro ProstAlain di un secondo, Ayrton avrebbe l'obbligo di salire in sala stampa e riferire ai microfoni le sue considerazioni, ma a sorpresa dichiara:


"Non mi sento bene, alla conferenza stampa non ci vado".


In sala stampa nessuno ne fa un dramma, ma la FISA gli manda un medico per la visita fiscale, che trova Ayrton sotto una tenda, con un bel tè freddo in mano che parla con i giornalisti brasiliani; una bella multa di 10.000 dollari non gliela leva nessuno.

Alain sa benissimo che, messo sotto pressione, Ayrton potrebbe anche commettere qualche errore, ed un paio di sbagli sarebbero fatali al pur velocissimo brasiliano, già staccato di venti punti e non più in grado di accumulare gli undici risultati consentiti. Quindi Alain decide di giocare sul sottile filo della psicologia:


"Senna è un pilota straordinario ed in certi casi non c'è nulla da fare contro di lui, almeno per quanto riguarda i tempi sul giro. L'importante per me, dunque, non è puntare sulle qualificazioni ma sulle gare, dove non solo mi posso difendere meglio ma sento di non essergli inferiore a parità di mezzi".


"Da qualche tempo la Honda mi ha fornito motori validi, tutto è filato e sta filando nel migliore dei modi, non vedo perché la musica dovrebbe cambiare".


"Domani, ovviamente, Ayrton farà di tutto per lasciarmi indietro e conquistare una vittoria, la quarta stagionale, che gli farebbe molto comodo per là classifica. Ma io gli starò incollato addosso come un'ombra, pronto ad approfittare di situazioni favorevoli".

Ad aiutare Senna potrebbe essere il clima, dato che il sole e il caldo anormale che regnano su Hockenheim al venerdì e al sabato dovrebbero trasformarsi in pioggia la domenica. Ne sarebbe contento Senna che ha un gran bisogno di vincere e che sul bagnato è da sempre a suo agio, mentre ne soffrirebbe Prost che tutto vuole fuorché situazioni spinose.


Per Ayrton, giunto in circuito per il proseguo del weekend di gara, oltre alla pole conquistata si aggiunge una curiosa vittoria ottenuta per le strade tedesche a discapito del giornalista italiano Nestore Morosini.

Infatti, mentre il noto giornalista italiano è sull'autostrada che da Heidelberg porta a Hockenheim al volante di una Thema con motore Ferrari 8 cilindri a V e potenza di 240 cavalli, davanti a lui vede una Honda 1.6 con al volante Ayrton Senna.

Nestore lancia un'occhiata ad Ayrton, sorride e con la mano lo saluta, prima di accelerare: è sfida aperta tra i due. Convinto di poter vincere, prima dell’uscita per Hockenheim, Morosini si trova davanti due camion in sorpasso. Quello che sta superando ha cominciato la manovra, quindi Morosini si accoda pensando che Ayrton dentro un camion non può certo passare.


Morosini è felice e convinto dell'idea di aver battuto il campione del mondo in carica, quando alla sua destra passa velocissimo Ayrton, che si infila fra i due camion sfiorandoli e svanisce all’uscita di Hockenheim. Sui dieci chilometri di campagna, il giornalista italiano ha un bel rincorrere su curve e curvette, ma raggiungere Senna è impossibile. Quindi, arrivato al parcheggio, Morosini parcheggia la sua auto e si avvia verso il paddock, prima di sentire dietro alle spalle una voce che gli fa:


"Morozini, il campeon del mundo sono yo!".


Morosini si gira e vede Ayrton a cavalcioni su uno steccato, che lo aveva atteso al parcheggio con un sorriso beffardo stampato sul volto.

L'avversario che lo attende sulla griglia di partenza per la gara tedesca è leggermente più difficile da battere di Morosini.


Lo schieramento di partenza sembra un vecchio cliché ormai logoro. La McLaren era nata per il nuovo cambio trasversale, quindi finché questo non funzionava e al suo posto veniva usato un cambio longitudinale, le cose non andavano al meglio, ma ora che il nuovo cambio funziona, la McLaren è in grado di dare tutto quello che i suoi progettisti si aspettavano. E se a Silverstone, su un circuito di circa quattro chilometri, la Ferrari aveva accusato un distacco inferiore al secondo, a Hockenheim, dove la pista è lunga sette chilometri, il distacco non poteva che aumentare in mancanza di reali progressi tecnici, fino a oltre un secondo e sette decimi.


Proprio per questo distacco nuovamente abissale, due ingegneri provano ad andare, al termine delle prove di qualificazione, a curiosare dentro i box della McLaren, ma ne escono cacciati in modo piuttosto sbrigativo. Tutto langue in Ferrari anche sul fronte del nuovo pilota che prenderà il posto di Berger. Si continua a parlare dei soliti Patrese, Modena, Larini, Capelli, ma la Ferrari decide di rimandare al dopo Monza l'annuncio.


La domenica, al via della gara Berger prova ad insidiare le due McLaren, ma è sopravanzato nuovamente senza troppa difficoltà sia da Senna che da Prost. Il brasiliano mantiene il comando fino al cambio gomme, ma il suo pit-stop è piuttosto lungo e per questo perde la prima posizione a vantaggio del compagno di squadra per appena tre secondi.



In precedenza, Prost era entrato per primo ai box per sostituire gli pneumatici quando era secondo dietro al compagno per meno di un secondo, ed era uscito dalla pitlane con uno svantaggio di 28 secondi. Compiuto il suo lento pit-stop, Ayrton ha perso il comando a favore di Alain, nuovo leader per 3"2. Da quel momento i due ingaggiano un duello testa a testa che infiamma la corsa. Prost stringe i denti ed effettua doppiaggi coraggiosi, cercando di mantenere distante l'avversario scatenato all'inseguimento.


Aumenta persino il proprio margine fino a quattro secondi, ma poi inesorabilmente Senna si porta nella sua scia. Quando tutti a fiato sospeso attendono l'attacco finale e la reazione del leader, giunge il colpo di scena: si rompe la sesta marcia nel cambio della vettura di Prost.


E così, a tre tornate dal termine Senna riprende la prima posizione.


Su dodici vetture classificate, nove sono state doppiate, anche più volte. Il dominio McLaren non conosce limiti. Inutile a questo punto farsi illusioni, specie in casa Ferrari. Nel tentativo di tenere il ritmo delle Mp4/5, alcuni piloti hanno forzato e si sono verificati anche due spettacolari incidenti, per fortuna senza gravi danni. Berger è volato in aria con la sua Ferrari durante il 14° passaggio mentre affrontava la prima chicane.

La gomma posteriore sinistra della vettura è scoppiata, e il pilota austriaco non è riuscito a mantenere il controllo della macchina lanciata in piena velocità. La Ferrari ha saltato i cordoli, si è impennata, ha perso l'alettone anteriore e si è infine bloccata nella sabbia.


Durante la gara si registra anche un altro incidente, senza dubbio più drammatico, occorso a Emanuele Pirro con la Benetton. In quarta posizione alle spalle di Mansell, il pilota romano, mentre cercava di recuperare sulla Ferrari, finisce diritto all'ingresso del Motodrome. La vettura sbanda sulla sinistra, sale sul cordolo e poi abbatte una serie di blocchi di polistirolo posti a protezione; blocchi leggeri, ma che colpiti a 200 l'ora sono comunque resistenti. La monoposto sobbalza e Pirro si è procura una botta a un piede, qualche contusione alla tibia e un taglietto. Nulla di grave, ma il romano già al primo impatto è svenuto per lo shock.


La scena che ne consegue è drammatica, perché subito si temono ferite ben più serie. Qualcuno adombra immediatamente il sospetto che avesse ceduto una sospensione, ma il pilota racconta successivamente che la vettura si scomponeva in frenata già più giri.


Dopo quattro ritiri consecutivi, affaticato e colpito dalla strenua resistenza del compagno di squadra, nel dopo gara Ayrton commenta il suo ritorno alla vittoria:

"Non ero sicuro di farcela. Avevo recuperato qualche secondo lottando duramente. Quindi ho vinto con un po' di fortuna. La sorte mi ha ripagato parzialmente degli infortuni dell'ultimo mese. Per il campionato sono ancora in salita anche se la mia posizione ora è molto migliore, malgrado il distacco di 17 punti. Credo che la prossima gara in Ungheria sarà decisiva".


A fine gara Senna accusa il meccanico che si era occupato della sostituzione della gomma posteriore, indicando che questo lavorava precedentemente sulla vettura di Prost, quindi pretende da Ron Dennis che d'ora in avanti non lavorasse più per la sua auto.


Proprio il giorno in cui trionfa in terra tedesca, riscattandosi dal momento di difficoltà, Ayrton viene informato che Armando Botelho è scomparso la sera prima all'età di 49 anni. Il team aveva deciso di lasciare all'oscuro il pilota brasiliano fino al termine della gara. Quando Ayrton lo scopre, scoppia in un fortissimo pianto, sentito in tutto il motorhome.


Dopo nove tappe completate sulle sedici previste, il gap tra i due contendenti al titolo è sceso a 17 punti in favore del transalpino, che come detto in Germania ha accusato problemi di affidabilità senza i quali avrebbe potuto vincere la gara e allungare ulteriormente sul suo compagno:


"Purtroppo fa parte del gioco. Quando mi sono accorto che non avevo più la sesta marcia, sono rimasto di stucco: a due giri dalla fine è un brutto colpo. Non potevo fare nulla, solo arrivare almeno secondo. Questa gara, lo vedremo più avanti, sarà molto importante nella lotta per il titolo. I punti che ha preso Senna valgono doppio, anzi triplo: ha conquistato la sua quarta vittoria contro le mie quattro, ha preso punti preziosi togliendoli a me. Insomma una bella sfortuna".

Il 4 e 5 agosto, la McLaren sperimenta a Imola soluzioni inedite per la presa d'aria (una bassa ed una alta) e cerca di mettere a punto in maniera ancor più definitiva il nuovo cambio trasversale. Il primo giorno, al mattino Ayrton percorre 41 giri e segna il il suo tempo migliore, 1:27.930. Nel pomeriggio gira in 1:27.160, abbassando dunque il record personale, ma non riesce a fare meglio di Prost, che ferma il cronometro sul 1:26.690.


Il decimo week-end di gara del Mondiale 1989 si svolge nel caldo torrido di metà agosto a Budapest. Un caldo incandescente come la lotta al titolo.


Alain e Ayrton continuano a non parlarsi, non si frequentano, persino quella stima reciproca che aveva sostenuto il rapporto nei momenti più difficili del 1988 è venuta meno.


"Prost è partito col piede giusto, è stato fortunato, è praticamente sempre arrivato al traguardo. Io invece mi sono dovuto ritirare quattro volte di fila ed ho perso punti preziosi. Se avessi finito tutte le gare non ci sarebbe storia, avrei già conquistato il mondiale matematicamente. La verità è che lui non mi ha mai battuto sul campo, ha sempre avuto bisogno dei miei guai per vincere delle gare. Quest'anno tre successi sinora, sempre quando io ero largamente in testa alle corse e sono stato costretto ad abbandonare per guasti delle vettura. Mi pare che non ci siano dubbi su chi sia il migliore ed anche il più veloce", dichiara maliziosamente Ayrton.


Un gioco, questo, che non piace a Prost:

"Che debbo dire ad uno che lo scorso anno mi ha portato via il titolo grazie all'aiuto di qualcuno che mi metteva in condizioni d'inferiorità tecnica? Quando abbiamo avuto mezzi pari gli ho sempre reso la vita difficile. E se lui si è ritirato mentre era al comando, è perché io non avevo ancora attaccato, perché aspettavo il momento opportuno. E poi non parli di fortuna, Ayrton. Cosa è successo nell'ultima gara in Germania? Ero io ad essere davanti quando a tre giri dal termine della gara mi si è rotto il cambio. Non mi avrebbe mai superato. A quest'ora saremmo quattro a tre per me ed io avrei 23 punti di vantaggio e mezzo titolo in tasca".


Il circuito tortuoso dell’Hungaroring una volta tanto non è terreno di caccia per le vetture di Senna e Prost, e lo si capisce già dalle qualifiche del sabato: Riccardo Patrese stampa una pole eccezionale, con ben tre decimi rifilati ad Ayrton, mentre il terzo posto viene conquistato da un sorprendente Alex Caffi, abile nello sfruttare le gomme da qualifica della Pirelli, rientrata questa stagione nel circus, particolarmente efficaci su questo circuito.


Un anno e un mese dopo le qualifiche del GP di Gran Bretagna che videro imporsi Berger, il monopolio McLaren del sabato viene nuovamente interrotto, stavolta da una Williams, che reclama il ruolo runner-up del Mondiale.

La Rossa sembra calare a picco, vista la sesta piazza di Berger, e la mesta dodicesima posizione di Mansell. Vista la fisionomia del tracciato ungherese che non facilita le azioni di sorpasso, il weekend del Leone d’Inghilterra si potrebbe giudicare già concluso e privo di aspettative per la domenica.


Riccardo Patrese mantiene saldamente il comando nelle prime fasi di gara, incalzato da Senna che nei primi giri fatica a restare con costanza nei tubi di scarico della Williams. Dietro, la Dallara di Alex Caffi non dispone di un buon passo di gara, e fa da tappo a chi lo insegue, nell’ordine Berger, scattato bene allo spegnimento dei semafori, Prost, solo quinto il sabato, Boutsen, Nannini e Mansell, anche lui, come il compagno di squadra, autore di un ottimo spunto che gli vale quattro posizioni guadagnate.

Poche tornate più tardi prima, Berger e poi Prost si sbarazzano di Caffi, e molto velocemente raggiungono i due piloti di testa, formando un quartetto racchiuso in pochi secondi.


Quando Nannini rientra ai box, la Ferrari numero 27 scala in settima posizione, e non impiega molto tempo a superare con manovre decise prima Boutsen e poi Caffi; al ventiquattresimo giro Nigel, quinto e con pista libera, stampa il giro veloce in 1:23.338.


Con tempi del genere, i quattro che fanno l’andatura non sono affatto lontani.


È il giro 37 e Mansell è già agganciato con Prost, a sua volta vicinissimo a Senna, mentre Berger lascia la sua posizione sul podio al francese per rientrare ai box: l’austriaco non è ancora riuscito a concludere una gara fino ad ora, e in una stagione per lui maledetta, anche questa volta è il cambio a costringerlo a parcheggiare nuovamente a bordo pista la sua monoposto.


La Ferrari 640 possiede una trazione in uscita di curva eccezionale, ed è sfruttando questa sua potenzialità che Mansell passa anche Prost, sorpreso a tal punto dalla manovra da perdere contatto col gruppetto di testa. Nigel, invece, non perde tempo e inizia immediatamente a mettere pressione anche alla McLaren di Senna.


Il trio di testa perde il suo leader al giro 53: l’ottima prestazione di Riccardo Patrese, in grado di tenere dietro il Campione del Mondo in carica senza mai farsi impensierire, viene vanificata quando la sua Williams inizia a perdere potenza; il padovano deve cedere la scena ai due inseguitori ed abbandonare la gara, proprio quando il suo digiuno di vittorie di oltre cinque anni sembrava essere prossimo al termine.


Senna in testa, e Mansell a insidiarlo, la vittoria, sembra assurdo dirlo, è una questione tra loro, considerati i quindici secondi di distacco di Prost, sornione anche in gara. Il Leone guida in maniera egregia, Ayrton riesce a contenerlo a fatica, e se il circuito dovrebbe garantire un unico vero punto di sorpasso, ovvero la staccata in curva 1 dopo il lungo rettilineo, la Ferrari che lo insegue sembra poterlo fregare in ogni punto, esattamente come ha fatto in precedenza con gli altri.

A diciassette tornate dalla bandiera a scacchi, all’uscita della curva 3 Ayrton indugia nell’effettuare un doppiaggio, lo svedese Stefan Johansson.


Ora o mai più: Mansell lo affianca e prima della staccata è già davanti. È fatta, l’ex Williams scappa via a suon di altri giri veloci, e taglia il traguardo con la bellezza di venticinque secondi di vantaggio sulla McLaren, sulla medesima astronave che sta dominando la stagione, e che per un week-end rientra dallo spazio per tornare ad essere umana.


È Boutsen a completare il podio, non Prost, rientrato ai box e solo quarto al traguardo. Poco male per lui, ancora leader del Mondiale con 14 lunghezze su Senna. La scena di quella domenica però, è tutta per l'idolo dei tifosi Ferrari, autore di una delle gare più belle della sua carriera, come confermato da lui stesso nel dopo-gara. Sono invece un po' forzati i sorrisi nel box McLaren dopo la corsa.


Ayrton, infatti, commenta:


"Ho cercato di attaccare subito Patrese perché all'inizio era importante passare in testa ma la sua Williams era più veloce soprattutto all'uscita delle curve. Poi Riccardo è stato anche un po' fortunato nei doppiaggi. Ho capito che sarebbe stata una gara di rimessa. La Ferrari è stata eccellente e anche Mansell ha disputato una grande, grande corsa. Pure lui è stato fortunato. Mi ha superato quando sono stato rallentato da Johansson. Senza questo episodio la corsa sarebbe stata più emozionante e combattuta sino alla fine. Forse l'inglese avrebbe vinto lo stesso, ma avrei potuto difendermi più a lungo".

"Alla fine ho dovuto rallentare perché avevo vibrazioni alle ruote e problemi con i freni che si erano consumati troppo. Non posso dire che la gara sia stata brutta, ma le nostre vetture erano veramente fuori posto, poco bilanciate. Qui non si è vista la vera McLaren".


"Sono felice di aver preso sei punti. In fondo non posso più permettermi di sbagliare. E' meglio un secondo posto che un terzo".


Del resto anche Prost rimane sulla falsa riga dell'odiato compagno, dichiarando:


"Al via abbiamo cercato di sorprendere Patrese, lui è riuscito lo stesso a tenere il comando. A quel punto era difficile passarlo perché allungava all'uscita delle curve. Mi accontento del mio quarto posto. La Ferrari in fondo non mi ha sorpreso, casomai mi ha impressionato Mansell che è stato bravissimo. Quando mi ha superato ho capito che il suo telaio era più a posto del nostro. Per quanto riguarda il motore, forse noi abbiamo ancora qualcosina in più, ma stavolta non è bastato".


"Non avevo previsto di cambiare le gomme, ma ho dovuto farlo perché sono stato costretto a entrare ai box. Rimanendo dietro a Patrese la visiera mi si è sporcata di olio e non vedevo più nulla, non riuscivo a stare più in strada anche perché in un paio di occasioni sono finito nella zona sporca della pista. Il fatto che alla fine non abbia vinto il mio diretto avversario mi va molto bene".

Il 17, 18 e 19 agosto si torna a provare sul circuito di Monza. La McLaren è in allarme dopo la sconfitta di Budapest, quindi dal Giappone arriva una nuova versione del motore Honda, una soluzione tesa a sfruttare al meglio l'energia del V10. Anche la Ferrari porta sul circuito un nuovo propulsore, in grado di colmare il divario di potenza che ancora la separa dalla McLaren-Honda. Il 18 agosto, dopo i sessanta giri del giorno prima compiuti da Mansell, Berger sale sull'auto per proseguire il programma dei test, e soddisfatto, quando scende dall'auto esclama:


"Il nuovo propulsore per il momento è solo uno e non lo uso io. Chiederò di averlo in tempo per il Gran Premio di Spa, altrimenti protesterò".

Ma oramai, si sa, Berger non sarà più il pilota della Ferrari nel 1990, quindi può pretendere poco dalla squadra. Inoltre, secondo notizie circolate a Monza, girano frenetiche le voci su un incontro Prost-Ferrari, che sarebbe avvenuto a Maranello.


A Spa, la McLaren torna a fare da battistrada, Ayrton vola. In qualifica, sull'asciutto non ha difficoltà a realizzare il miglior tempo battendo di pochi millesimi il record della pista che era stato stabilito da Mansell (1:52.026) nell'86, quando i potenti motori turbo spazzavano impetuosamente il vecchio album dei primati.


A questo punto è lecito pensare che Senna si accontenti di una simile prestazione. Figuriamoci. Risale in macchina, guarda le nuvole del cielo dietro le quali riposa il suo amico Armando scomparso un mese prima, l'unico vero amico che aveva avuto in pista, e si avventa sul lungo nastro di asfalto delle Ardenne, tornando ai box solo dopo aver registrato il tempo di 1.50.867, limando il record di oltre un secondo. Prost è a mezzo secondo, in seconda fila si piazzano Berger e Boutsen, seguiti da Patrese e Mansell. Ferrari e Williams tornano a fungere da semplici spettatori non paganti.


Un giro straordinario, uno dei tanti che permettono di sottrarlo al confronto con ogni e qualsiasi grande campione del passato. Magic tuttavia guarda con terribile ansia alla gara:


"Non mi faccio illusioni, fra noi e la Ferrari non c'è più la differenza di prima. E se pioverà, potrebbe vincere la Ferrari perché sul bagnato il suo telaio è migliore del nostro".


Mansell invece è meno prudente. Ignora la differenza di prestazioni fra asciutto e bagnato, è gasatissimo dalla rimonta con vittoria di Budapest, e dichiara:


"Mi sta benissimo la sesta posizione sulla griglia, molto meglio della dodicesima di Budapest dove in un colpo solo mi sono mangiato quattro avversari".

Come previsto, la gara prende il via con il circuito ancora umido per la pioggia caduta in mattinata, il terreno ideale per Senna, che mantiene agevolmente il comando davanti a Prost, Berger, Mansell, Boutsen e Patrese.


Gli unici cambiamenti nelle prime posizioni sono i ritiri di Berger, a causa di un testacoda, e Patrese; Senna rimane in testa per tutta la corsa, vincendo davanti a Prost per un solo secondo e tre decimi di differenza, e a Mansell per un secondo e otto decimi.


Una vittoria particolare, quest'ultima, per il fatto che Ayrton durante la gara abbia indossato proprio a causa della pioggia un casco speciale, preparato da un tecnico suo amico, con delle feritoie che avrebbero dovuto garantire il non appannamento della visiera. Lo scopo è stato raggiunto, ma proprio da quelle aperture era entrata dell'acqua.

Per questo motivo, durante la gara Ayrton ha approfittato di un attimo di respiro per alzare la visiera stessa e pulirla con i guanti, ma proprio in quell'istante una scintilla partita dalla Minardi doppiata di Sala che lo precedeva, lo ha colpito a fianco dell'occhio destro:


"Ho urlato per la paura e il dolore ma soprattutto mi sono spaventato. Se il frammento incandescente mi avesse colpito la pupilla forse sarei finito fuori strada o comunque sarei stato costretto al ritiro. Anche questa è andata bene".


Poi parla del suo quinto successo stagionale:


"Una bella vittoria, anche se non mi piace correre in queste condizioni pericolose. Avevo le gomme anteriori con una pressione troppo bassa e la vettura non era equilibrata. Anche il motore nel finale non era perfetto. Per questo ho rallentato, ma non c'erano problemi gravi".


Con il secondo posto ottenuto, Prost raggiunge quota 62 punti contro i 51 di Senna, che seppur ancora in una situazione di deficit, prova a riaprire i giochi.


In tutto ciò non si sa dove si accaserà Alain nel 1990, così come resta in sospeso il tormentone del nuovo pilota Ferrari.

Sarà Patrese? Sarà Larini? Sarà Modena? Sarà Caffi? O lo stesso Prost?


Pur avendolo detto solo ai giornalisti brasiliani, in una intervista televisiva del dopo corsa, Ayrton concede una mezza dritta per comprendere dove andrà a correre il francese:


"Mansell ha attaccato Prost, ma in realtà si è fatto solo vedere con la sua Ferrari da una parte e dall'altra dietro alla McLaren. Se ci fossi stato io al posto di Alain, sono sicuro che non mi avrebbe riservato lo stesso trattamento morbido, probabilmente mi sarebbe passato sopra. Non poteva certamente mettere in difficoltà più di tanto il suo prossimo compagno di squadra".


La Ferrari sguazza in queste voci alimentandole e smentendole tutte in un tourbillon di chiacchiere. L'unica cosa certa l'ha detta Cesare Fiorio ai giornalisti francesi:

"Non sarà Prost".


Se l'ha detto Fiorio bisogna crederci, no?


La trattativa con Prost era iniziata al Gran Premio di Francia in luglio quando la Ferrari, reduce dalle disavventure americane, cominciava a dare segni di miglioramento.

In uno studio legale di Lugano, il 6 settembre 1989, Alain Prost e Cesare Fiorio con i rispettivi legali mettono la parola fine alla stucchevole telenovela dell'estate ricamata dalla Ferrari. Il due volte campione del mondo l'anno prossimo siederà dentro la macchina n. 28 di Gerhard Berger, guadagnerà otto miliardi di lire all'anno. Di pari passo Mansell ha rinunciato ai privilegi voluti in precedenza: ad esempio il muletto sarà uno solo e i due piloti saranno trattati alla pari. Per convincere il britannico a rinunciare allo status di prima guida, la Ferrrari gli regala persino la sua F640 a fine stagione.


"La Ferrari è il sogno di tutti i piloti. Per me questo sogno si avvera in tarda età ma sono ugualmente felice", commenta Prost dopo aver firmato un lungo contratto di 66 pagine.


Prost ne ha avuto abbastanza e ha deciso, dopo una trattativa protrattasi per tutta l’estate, di lasciare la scuderia che lo ha reso campione del mondo per ben due volte, per sposare l’ambizioso progetto della Ferrari ma, soprattutto, per porre fine all’insostenibile convivenza nello stesso box con Senna. Una convivenza che ha causato col passare del tempo la rottura con i vertici della scuderia e con Ron Dennis, schierato sempre di più con l’asso brasiliano.

Dennis non prende per niente bene l'idea che il francese possa andare in Ferrari portando con sé il numero 1 in caso di vittoria del titolo, nonché informazioni segretissime sulle proprie vetture. Nelle settimane precedenti, Alain sembrava in procinto di passare alla Williams, cosa gradita al manager inglese, ma la notizia del suo passaggio in Ferrari lo infuriare.


A Monza, il paddock commenta l'annuncio, ognuno a modo suo. Frank Williams, a cui dicono che gli è stato soffiato il pilota, replica:


"Non mi hanno soffiato un bel niente, lo sapevo da un pezzo che Prost non sarebbe venuto da me".


E parlando di Enrique Scalabroni, il progettista che approderà alla Ferrari, dichiara:

"Scalabroni sarà un'ottima carta per la Ferrari, soprattutto se non lo faranno lavorare con Barnard".


Molto più polemico è invece il commento del sostituto di Prost in McLaren, Gerhard Berger:

"Una bella coppia Mansell e Prost, settanta anni in due, dureranno poco. Io e Senna abbiamo davanti dieci anni di successi".

Un po' pallido ma apparentemente abbastanza sereno, anche Ayrton accetta di dare un giudizio sul passaggio del rivale alla Ferrari, mettendo da parte le polemiche col compagno di squadra al quale non rivolge più parola se non per strettissimi motivi di lavoro:


"Credo sia stata una buona scelta per il pilota e per la scuderia. Prost potrà portare un grosso bagaglio di esperienza e la Ferrari gli darà probabilmente nuovi stimoli. Per quanto mi riguarda, penso che starò bene con Berger il prossimo anno. Non dovrei sbagliare pronosticando una stagione 1990 molto combattuta e spettacolare".


"Sono convinto che Prost sarà utile alla Ferrari non solo per la sua bravura in corsa. Fra l'altro è uno dei pochi che conosce la potenza dei motori Honda. Io sono contento: con Alain ho parlato in Belgio, non ci sono problemi. Anche se saremo in competizione fra noi. Per quanto mi concerne, ho rinegoziato il contratto".


Di pari passo, l'addio imminente di Alain alla McLaren ovviamente non placa le continue polemiche all’interno del team, ma al contrario, queste aumentano già dal venerdì.

A Monza, Senna dispone di due vetture, con venti persone attorno che si danno da fare per lavorare solo per lui, mentre Prost dispone di una sola vettura, con più o meno quattro o cinque meccanici.


Alain si ritrova da solo in un angolo dei box. Questo diviene il weekend più difficile a livello psicologico nella carriera del pilota francese. Oltretutto, la Honda non è stata accondiscendente nei confronti delle sue richieste.


Durante le prove libere, il leader del mondiale paga un distacco di addirittura due secondi dal compagno di squadra e diretto inseguitore in classifica.


Che si tratti puramente di efficacia del pilota è difficile poterlo credere, la differenza di cavalli è fin troppo evidente, e lo stesso Prost si dice indignato per il trattamento ricevuto, sostenuto persino da altri piloti e vecchie volpi del paddock come Mansell e Keke Rosberg.


"Un distacco del genere non dipende da me, non ci sto a fare una figura del genere proprio davanti al mio nuovo pubblico. Alla McLaren ormai sono isolato, nessuno si occupa di me, mi hanno dato un motore senza cavalli. No, no, no, così non ci sto proprio. Ora glielo vado a chiedere e se hanno intenzione di farmi perdere il mondiale in questo modo, non ci penso su due volte, scendo dalla macchina e non finisco neanche la stagione".

E mentre Alain si sfoga con i giornalisti, al sabato Senn rimane orfano di quelli italiani, sentendosi anche un po' offeso. La causa? Semplice, è arrivato l'avvocato Gianni Agnelli, che un incauto e zelante commissario voleva cacciare dai box assieme al figlio Edoardo, Luca Montezemolo e suo figlio Matteo.

Ovviamente il commissario è stato prontamente sollevato di peso da altri commissari. Mai Gianni Agnelli era stato così a lungo su un circuito. Un'intera ora di prove e almeno un'altra fra il prima e il dopo. Si era fatto attendere a lungo. Poi l'avvocato arriva e si schermisce:


"Cosa volete che vi dica della Ferrari, i cronometri parlano da soli".


Ma a questo punto l'audace ma simpatico giornalista bolognese Raffaele Dalla Vite sbotta, ed esclama:

"Socc'mel avvocato, siam qui dalle sette e non ci dice altro?".


Sbigottito ma cortese il presidente della FIAT si ferma:


"Ma no, prego, tutto quello che volete".


La prima ovvia domanda è su Prost:


"Parla l'italiano con lo stesso accento di Platini. Ah Platini, che grande giocatore, ecco lui abbiamo avuto la fortuna di prenderlo che era giovane. Prost forse non è simpatico come Platini ma è un grande pilota".


Nel frattempo l'Avvocato pregusta la pole position a Monza, poiché mancano sette otto minuti alla fine delle prove e Berger è in testa alla classifica, ma Senna va in pista, indemoniato, e rifila un secondo alla Ferrari. Agnelli si ammutolisce, poi commenta:


"Certo, dispiace essere battuti negli ultimi minuti ma spero che domenica le cose cambieranno. Domani faremo grandi cose, abbiate fede".


Il popolo si fa audace, e gli urla - Avvocato, ci vogliono più soldi per la Ferrari - e lui di rimando, senza perdere un secondo, risponde:


"Fosse solo per quelli...".


Senna conquista la pole position stracciando gli avversari, mentre Prost è lontano un secondo e sette decimi, in seconda fila, battuto anche dalle due Rosse con Berger davanti a Mansell per appena cinque millesimi. Un cauto Ayrton commenta la pole ottenuta in extremis, dichiarando:


"Non so ancora se riuscirò ad essere più veloce delle Ferrari in gara, molto dipenderà dalla messa a punto della vettura. In ogni caso la mia sarà per una volta una prova tattica, cercherò di pensare al Mondiale e non alla vittoria anche se è contro la mia mentalità. Se le Ferrari forzeranno troppo le lascerò andare".


"Dopo lo stint con il primo set di pneumatici, avevo preso dei riferimenti precisi. Ho commesso un piccolo errore alla chicane salendo su un cordolo, ma sapevo comunque che avrei dovuto tirare al massimo, senza badare a spese. E' andata bene. E penso che il mio segreto sia stato quello di far scaldare bene le gomme, alla temperatura giusta, perché l'asfalto dopo la pioggia era un po' strano".


Prost invece, sconsolato per il misero quarto posto ottenuto in qualifica, a un secondo e sette decimi dal compagno di squadra, si rivolge così alla stampa francese:


"Ragazzi, dimenticate le vacanze in Australia a fine stagione, perché staremo a casa".

Così, tra il serio e il faceto, Alain ha accolto la folta truppa dei giornalisti francesi dopo le prove. Una battuta, ma si è visto chiaramente che il due volte iridato ha ben poca voglia di scherzare. Scuro in volto, con i tratti induriti dalle mascelle chiuse, parlando a bocca serrata, ha poi continuato la sua litania:


"Impossibile regolare la vettura in questa maniera, in tutto il weekend. Il motore era irregolare nel funzionamento. Una volta andava, l'altra no, non riuscivo a capire il comportamento del telaio. Ho lavorato proprio male".


"Se avessi le prove di un trattamento differenziato fra me e Senna, avrei già lasciato la McLaren. Spero che la situazione non sia precipitata a questo punto. Certo succedono cose strane, come ne sono successe tante in questi anni, soprattutto nell'ultimo e all'inizio di questo. Nelle prove libere ad esempio, quando facciamo i test, otteniamo sempre tempi su valori molto simili".


"Conosco benissimo il valore di Ayrton, la sua capacità di andare non forte ma fortissimo. Ma un distacco del genere è ridicolo fra due piloti del nostro livello a parità di vettura. Al massimo può esserci qualche decimo".


"Non voglio farmi troppe domande. Meglio tenere la mente libera. Nel warm-up cercherò di mettere bene a punto la vettura per la gara, poi vedremo".


L'ordine dei primi quattro durante la prima fase di gara rimane invariato fino al 21º passaggio, quando Prost sopravanza Mansell; non vi sono altri cambiamenti fino al 42º passaggio sul traguardo, giro in cui Prost ha la meglio anche su Berger. Senna sembra comunque avere la vittoria in pugno, ma a nove tornate dal termine il suo duro lavoro va letteralmente in fumo.

Che l’affidabilità della Mp4/5 in questa stagione non sia il massimo è un dato di fatto, e in quella che si era profilata essere una passeggiata verso il successo, mentre si trovava saldamente in testa, il motore di Ayrton fa le vizze e lo costringe al quinto ritiro stagionale.


Per Prost invece, in una gara in cui sentiva di dover semplicemente limitare i danni, nell’atmosfera da separato in casa che si era andata a creare, vede trasformare l'appuntamento monzese nella tappa che forse potrebbe rivelarsi decisiva per la vittoria finale del campionato, dato che ora ha venti i punti di vantaggio sul compagno di squadra.


Che oramai Alain sia in rottura totale con il team lo dimostra ciò che accade nel podio.



Qui, sopraffatto dall'entusiasmo del pubblico italiano che lo avrebbe avuto in Ferrari nel 1990, all'incitamento di tirare la coppa, Alain cede e lascia che il trofeo fosse preso in consegna dai fan, contravvenendo al proprio contratto che lo obbliga a cederlo al team McLaren.


Dennis, a dir poco infuriato, aspetta che Prost si allontani dal podio per tirargli la coppa dei costruttori sui piedi, ma per fortuna i riflessi del francese gli evitano un brutto infortunio.


Il boss della McLaren si sente offeso dal gesto compiuto da Alain, che in realtà getta la coppa non per offenderlo o in gesto di sfida, ma solo per far felice la folla che l'anno successivo lo avrebbe supportato. Vien da pensare a come cambiano facilmente le cose in Forumula Uno: qualche anno prima Prost doveva girare per i paddock italiani accompagnato dalla scorta; adesso è pronto per diventare il nuovo beniamino dei Tifosi.


Alain, dopo la corsa, a proposito della coppa donata ai tifosi dichiara:


"Il mio gesto è stato naturale, spontaneo. Mi spiace che abbia fatto arrabbiare qualcuno. Ho visto la gente completamente fanatizzata, ho pensato che potevo, facendo strafelice uno, fare strafelici tutti. Io non conservo le coppe, d'altronde. E poi sul podio era diverso da ogni altra volta: mai goduto così, primo di giornata, lanciato al Mondiale, firmatario di un contratto con la Ferrari 1990 e amato da tutta Monza".


Come se non bastasse già la storia del trofeo ad inasprire i rapporti con Dennis, in conferenza Alain continua ad alludere al fatto che gli era stato dato del materiale inferiore:


"Doveva pure capitare a quello lì un guasto importante, una volta o l'altra. Ho avuto fortuna, lo ammetto, ma era il turno mio".


"Con 20 punti di vantaggio, a questo punto dovrei essere tranquillo, sentirmi in una botte di ferro. Invece no, la situazione è tutt'altro che piacevole. Ho paura che mi venga messo il classico bastone fra le ruote, che si faccia di tutto per favorire quello là. Dovrei essere esultante per il trionfo di Monza. Ma è stato un successo casuale. Se il mio rivale non avesse rotto il motore non avrei avuto alcuna possibilità di batterlo. Non mi piace assolutamente vincere in questa maniera. Preferirei giocarmi il campionato alla pari, pur sapendo che lui è bravo e velocissimo".


Jean-Marie Balestre, presidente della FISA, sempre molto sensibile a questo argomento, alimenta la polemica insinuando che la Honda stia fornendo materiale differente ai due piloti della McLaren, proprio come l'anno prima fece a parti invertite, pensando che la Honda stesse sfavorendo il pilota brasiliano.


La risposta della Honda non si fa attendere: il costruttore giapponese decide di non fornire i motori a Prost, e solo una lettera di scuse firmata da Dennis e il pilota, oltre ad una conferenza stampa chiarificatrice, riportano la calma tra la McLaren e la Honda.


A pochi Gran Premi al termine, le uniche preoccupazioni per il Professore sono due: l’affidabilità della sua McLaren, e la regola degli scarti, che lo ha già beffato nel 1988, e per la quale a suo tempo non risparmiò critiche.


Ha invece di che preoccuparsi la Honda che, durante il Salone di Francoforte, fa sapere che oltre ad avere problemi con Prost, ci sono delle difficoltà anche con Ayrton:

"Prima di tutto esistono dei problemi pratici. Avremmo voluto invitare i nostri due piloti a fare gli onori di casa in questa rassegna. Ma come potevamo invitare Prost che pubblicamente ha già firmato per un'altra scuderia? E se facevamo arrivare Senna da solo saremmo stati criticati. Tutti avrebbero pensato che intendiamo favorire il brasiliano".


"Ma non è così: Senna ultimamente ci ha dato dei grattacapi. E' irrequieto e disobbediente. C'è stata una gara in cui era secondo ma stava rimontando. I nostri tecnici avevano calcolato che poteva passare al primo posto in sette giri, guidando ad un certo ritmo. Lui dopo due passaggi era già in testa, rischiando molto. Fa di testa sua".

Intanto la Ferrari annuncia, attraverso le parole di Cesare Fiorio, che John Barnard, dato per partente in giugno, rimarrà in Ferrari e lavorerà all'evoluzione dell'auto che sarà data in mano a Prost:

"Tutti abbiamo fretta, i nuovi regolamenti della Formula Uno sono stati ormai approvati e dobbiamo cominciare a lavorare subito per la prossima stagione. Bisogna stabilire i compiti e le responsabilità di ognuno. Con Barnard che si è dimostrato molto disponibile a restare con noi in un nuovo tipo di struttura, restano da definire due cose: i compiti che dovrà svolgere e la remunerazione (che era di 7 miliardi di lire in tre anni), entrambe diverse dal passato. Ne abbiamo già discusso, siamo d'accordo sui principi generali, dobbiamo solo stringere i tempi per i dettagli finali. Prima del Gran Premio di Spagna la questione Barnard sarà risolta".

Nel frattempo Fiorio licenzia il collaudatore finlandese Jarvvi Lehto, che al pari di Barnard ha dormito per lungo tempo prima di compiere qualche giretto sulla pista di Fiorano.

Due settimane dopo, in Portogallo, Senna porta avanti la sua egemonia al sabato, con la sua decima pole stagionale; Prost è più vicino, per usare un eufemismo, ed è a sette decimi, ma anche stavolta è preceduto dalle due Ferrari, decisamente a loro agio sul circuito dell’Estoril. Quinto si piazza il sorprendente Martini, alla guida di una Minardi particolarmente competitiva grazie anche alle gomme Pirelli da qualifica.


Mansell, sentendo tra le mani una vettura in grado di contrastare di nuovo le McLaren, non può che ripensare alla sua straordinaria prestazione in Ungheria, desideroso di poterla riproporre in terra lusitana. Purtroppo per lui, le cose non andranno proprio come a Budapest, al contrario, sarà una vera e propria sciagura il cui unico responsabile da individuare è lui stesso.


Che la Ferrari ne abbia per contrastare la McLaren lo si nota dalla partenza, con Berger che scatta meglio di Senna, prendendosi la testa della corsa. Otto tornate più tardi il brasiliano è sopravanzato anche da Mansell che a sua volta sorpassa il suo compagno di squadra al 24º passaggio, diventando il nuovo leader della corsa. Tuttavia, al cambio gomme, il pilota inglese arriva lungo, mancando la postazione dei suoi meccanici, e invece di uscire dalla corsia dei box per ripetere l'operazione nel giro seguente, decide di inserire la retromarcia, cosa che gli costa un'immediata bandiera nera nei giri successivi. Ma il ferrarista si limita probabilmente a guardare dall’altra parte, o volendo sostenere la sua tesi, non si accorge né del commissario né tanto meno della bandiera.


Pertanto, scivolato in terza posizione, Mansell prosegue imperterrito, ignorando sia gli avvisi via radio della Ferrari sia la bandiera nera che gli viene esposta ad ogni passaggio sul rettilineo principale. Ai box, intanto, per due volte Ron Dennis si reca alla Ferrari per protestare, perché Mansell non si ferma al segnale della bandiera nera. Il manager inglese schiuma di rabbia, mentre Cesare Fiorio gli fa segno di andarsene, muovendo una mano.

Poco dopo, Dennis torna da Fiorio perché un suo meccanico gli ha segnalato che il ds di Maranello si è anche fatto scappare un gestaccio.



Poi accade l'inimmaginabile. Giunto alle spalle di Senna, l'inglese tenta un sorpasso improbabile, mettendo fuori gara entrambi:

"Non ho visto nulla. Alla luce di quanto ho saputo dopo, mi dispiace per quanto è successo. Ma io giuro sulla Bibbia che non avevo visto le segnalazioni. Ero impegnato nella lotta con Senna, incollato alla sua vettura che se mi fossi distratto anche per un decimo di secondo avrei perso il duello. Per quanto riguarda l'entrata ai box, c'era una gran confusione. Ho visto i nostri meccanici quando era troppo tardi. Ho aspettato che mi tirassero indietro, ma non arrivava nessuno e ho messo la retromarcia".


Mentre Senna tuona:


"Mansell ha compiuto una manovra da suicidio. Se vuole rischiare la vita sono affari suoi, ma stavolta ha messo a repentaglio la mia. Andrebbe punito duramente per questo, non per il resto. Io avevo visto la bandiera nera. Avete potuto notare tutti cosa è successo, ci sono anche le riprese televisive. Lui era fuori gara, mi ha buttato fuori deliberatamente. Non mi pare che ci sia altro da aggiungere e non c'è nulla da dire sulla lotta per il mondiale".


Ma Cesare Fiorio ribatte immediatamente ad Ayrton:


"Sono molto dispiaciuto per Senna. Mi auguro che nessuno pensi che c'è stata la minima intenzione di influenzare la sfida per il titolo. Sono incidenti che purtroppo capitano in corsa. La Ferrari sovente ha pagato per casi analoghi. Mansell a mio avviso ha commesso un solo errore, quello di innestare la retromarcia. Per il resto ha fatto una gara esaltante, così come bravissimo è stato anche Berger. I meccanici della McLaren hanno in qualche modo ostacolato Mansell mentre rientrava coprendogli la visuale. L'inglese così è arrivato troppo veloce. Quando poi il direttore di gara ci ha comunicato la squalifica abbiamo provveduto subito ad esporre il cartello con l'ordine di rientrare. Abbiamo anche tentato di farlo per radio, ma si capiva poco, c'erano delle scariche".


La polemica, tuttavia, non ha fine, dato che alle parole di Ayrton si accodano quelle di Ron Dennis:

"Fiorio mente, non è uno sportivo. Per tre giri ha lasciato Mansell in pista. Ed è stato anche maleducato perché ha fatto un brutto gesto nei miei confronti. Se dovesse ancora capitare una cosa del genere non so come andrebbe a finire. Noi e la Ferrari abbiamo anche uno sponsor in comune e credo sia meglio che la scuderia italiana si presenti con un altro direttore sportivo".


Nel dopo gara Balestre, diretto come sempre, spara a zero, dichiarando:

"Mi sono rifiutato di dare la coppa al vincitore di questa gara. Mi spiace per Berger che è un amico, ma ero troppo teso. Mi sono incontrato con Mansell ed abbiamo visto cinque volte il replay dell'incidente e si è vista anche l'esposizione della bandiera nera. L'inglese si è scusato, poi ha detto che non aveva notato nulla perché era dietro a Senna. Ma se nel traffico normale un automobilista non vede un semaforo rosso o fa un incidente o viene multato".

Chi ringrazia la giornata di follia del ferrarista è ovviamente Prost, che nell’anonimato totale e a bordo della sua McLaren conclude a trenta secondi dal vincitore Berger, ma è secondo e guadagna altri importantissimi quattro punti su Senna, le cui speranze iridate si fanno sempre più flebili. Eppure, anche Alain, che pure avrebbe dovuto essere felice con il titolo mondiale praticamente in tasca, non ha quasi parlato, anche perché gli è stata inflitta una multa di 10mila dollari per non essersi presentato alla conferenza stampa dopo la gara.

Nel pomeriggio del lunedì 25 settembre 1989, dopo una notte di riposo, Senna espone la sua verità su quanto è successo domenica all'inizio del 49° giro, quando si è verificata la collisione fra la McLaren e la Ferrari:

"Mi sono calmato. Da un anno e mezzo ho capito che in questi casi subito ti passano nel cuore e nella testa cose incredibili. Il modo più giusto per evitare di perdere il senso delle proporzioni è di camminare un po' e rimettere le idee a posto".


"Prima di tutto Mansell era fuori gara e non poteva tentare il sorpasso e neppure pensare di farlo. Io avevo visto una bandiera nera, ma sapevo che non mi riguardava perché altrimenti me l'avrebbero comunicato via radio dai box. Tutti i segnali erano raggruppati in pochi metri. Avevo difficoltà persino a distinguere fra quelli destinati a me e quelli per Prost. Quando è iniziato il messaggio, con il quale Dennis mi voleva spiegare la situazione, ho sentito l'urto".


"Io ero deciso a non entrare nelle bagarre per non compromettere la vettura. La prima volta Mansell mi ha superato prendendo la scia. Il secondo sorpasso, invece, lo ha tentato in staccata alla fine del rettifilo. Credevo che fosse uscito solo per farsi vedere. Non poteva farcela così all'interno perché sarebbe andato diritto in curva. Non esiste che uno si comporti così. Ho guardato la tv: è molto chiaro quello che è successo. Lui è stato squalificato per un errore che ha commesso ai box, ma avrebbero dovuto punirlo per il pericolo che ha creato nell'incidente. Sono affari suoi se vuole rischiare la vita, ma Mansell ha messo a repentaglio la mia. La velocità era molto alta. Per fortuna c'erano 200 metri di spazio, perché se ci fosse stata una barriera mi potevo ammazzare. Considerando questo fatto, la sospensione proposta per una gara è ben lontana da quella che dovrebbe essere una giusta punizione. quella manovra è anche stata una specie di suicidio".


"Mansell ha fatto due errori: è arrivato troppo veloce e quindi lungo al cambio delle gomme dei box ed ha usato la retromarcia. Ed è lì che si è bruciato la gara. Le Ferrari erano meglio di noi con il telaio e leggermente superiori anche di motore. I due piloti erano molto caricati e duri da battere. Avevo capito che Berger all'inizio aveva spinto troppo, infatti dopo l'ho avvicinato. Ai cambi di gomme sono andato male nei doppiaggi ma mancavano ancora molti giri alla fine. Avrei potuto mantenere un buon ritmo sino al termine. Non so gli altri".


"Berger ha meritato di vincere, un'ottima corsa la sua, è stato bravo. E domenica a Jerez può darsi che si prospetti una gara uguale a quella dell'Estoril. Il circuito spagnolo è molto simile a quello di Budapest, dove io ho provato recentemente e sono andato molto forte".

"La situazione attuale non rispecchia i valori dei piloti in pista. Per il mondiale devo vincere le tre gare che restano. Ci proverò".


Quindi, come confermato da Senna, i cartelli erano tutti troppo vicini l'uno all'altro per essere distinguibili, e la radio di Mansell non funzionava a dovere. Tuttavia, lo stesso 25 settembre, a Parigi la FISA con un voto quasi unanime (20 presenti su 22, 18 voti favorevoli, 1 astenuto, 1 voto contrario) decide che Nigel Mansell non correrà il Gran Premio di Spagna. La squalifica della Federazione coglie di sorpresa il Leone d'Inghilterra, facendolo arrabbiare e non poco:


"Mi ha chiamato Cesare Fiorio per dirmi della squalifica. E' una cosa incredibile che siano riusciti lunedì stesso a prendere una decisione del genere senza sentire le mie ragioni. E' vero, domenica mi hanno chiamato i commissari presenti sul circuito di Estoril, mi hanno interrogato in fretta, ho avuto a malapena il tempo di rispondere. Sono tanti anni che corro e non ricordo un'altra squalifica come questa, così frettolosa e soprattutto così sommaria, ma non finirà così".

"Certo, sapevo che è proibito ingranare la retromarcia ai box. Tutti i piloti studiano i regolamenti, anche se spesso sono lunghi e complicati. Ma ci sono delle situazioni che non si verificano mai e allora è facile che l'istinto prevalga sulla ragione soprattutto se teniamo conto di quanto stava accadendo ai box quando sono entrato io. Entrando ai box ho visto un sacco di gente sulla corsia, molta di più di quanta ce n'è di solito in queste occasioni. Sono entrato molto veloce, perché avevo i secondi contati, dovevo perdere meno tempo possibile nel cambio delle gomme. I meccanici della McLaren erano tutti fuori, quelli della Ferrari per farsi vedere da me si sono spinti ancora più in fuori, la traiettoria di entrata non era più la stessa e sono arrivato lungo dopo aver fatto due scarti per non investire nessuno. In quei momenti non vai a pensare all'articolo tal dei tali del regolamento, non mi era mai successo una cosa del genere. Ho visto un po' di incertezza intorno a me e ho messo la retromarcia. Ma in quei momenti, lo ripeto, non stai a pensare ai regolamenti".

"Le bandiere nere non le ho viste, lo ripeto per l'ennesima volta. Avete provato a mettervi sul circuito a quell'ora nel punto esatto in cui mi trovavo io? Era tutto esattamente contro il sole, non si vedeva niente, si fa una gran fatica perfino a guardare davanti perché la pista è ondulata, si balla terribilmente, e ti senti scuotere tutta la testa. Ho visto invece il cartello dei box, ma non capivo perché mi davano il cartello box. Avevo appena cambiato le gomme, tutto funzionava bene. Ho chiesto per radio e la risposta è arrivata frammentaria, spezzettata, non si capiva nulla. Ho chiesto una seconda volta nel giro successivo, stessa risposta incomprensibile. Non ho insistito, ero tutto preso dall'operazione sorpasso su Senna. Ero nella sua scia, pochi metri dietro, l'unico punto dove si può tentare il sorpasso è proprio davanti ai box. Se ti va bene ci riesci quando sei già alla curva. Non c'è altra possibilità. Questo stavo tentando di fare mentre passavo lì, questo poi ho fatto".


"Senna sapeva che io ero stato squalificato? Ah, questa poi...no, non ci posso credere. Senna sapeva benissimo che stavo cercando di superarlo e oltre a guardare davanti mi teneva d'occhio nello specchietto. Ma come ha fatto a guardare lassù in cielo, contro il sole? Forse glielo hanno detto per radio, si vede che le loro radio funzionano bene. Ma non ci credo lo stesso. Se Senna sapeva, perché mi ha tagliato la traiettoria causando la collisione fra noi due? Mi ha visto benissimo che iniziavo il sorpasso, ha perfino girato leggermente la testa verso di me".


"Non fu lì che un anno fa cercò di buttare fuori Prost? Fece la stessa manovra che ha fatto con me, un po' prima, solo che Prost riuscì a passare ugualmente. E voi mi dite adesso che Senna sapeva della mia squalifica? No, non posso proprio crederci, non ho parole".

Comunque l'esclusione dal Gran Premio di Spagna non gliela toglierà nessuno, perché l'appello proposto dalla Ferrari contro la decisione della FISA non sarà discusso negli immediati giorni successivi. La Ferrari sostiene che i diritti della difesa nel processo sommario di lunedì sono stati completamente violati. In ogni caso in Spagna la Ferrari non sostituirà Mansell con altri piloti. E ovviamente Ron Dennis approfitta della situazione per attaccare ancora il direttore sportivo della Ferrari, Cesare Fiorio.


"La squalifica è un provvedimento gravissimo per il pilota in una gara di campionato del mondo. Però la responsabilità maggiore è della direzione sportiva della Ferrari che non è stata capace di fermarlo quando è stata esposta la bandiera nera".


Martedì 26 settembre, a Maranello c'è stato forse l'incontro decisivo fra Fiorio e Barnard. Contrariamente alle dichiarazioni degli ultimi tempi, la Ferrari non sembra più intenzionata a tenersi Barnard. Piero Fusaro commenta così l'addio del progettista:


"Ci siamo lasciati di comune accordo, senza rancori. Per noi il rapporto con lui era già chiuso in giugno, poi Barnard aveva espresso il desiderio di rimanere e così ne abbiamo riparlato, ma improvvisamente una settimana fa ha cambiato parere. Con lui non eravamo mai arrivati ad affrontare la questione economica".


La partenza di Barnard riapre alla Ferrari il problema dello stabilimento di Guildford in Inghilterra dove insieme a Barnard lavorano molti altri tecnici. Sembra che Barnard voglia portarsi via ben diciassette persone, le migliori, nel nuovo centro che la Benetton costruirà per lui. Alla Ferrari, insomma, resterebbero le mura e i macchinari che senza cervelli non servono logicamente a nulla.


Ad ogni modo, Jerez de la Frontera, Prost si presenta dunque con 77 punti in classifica, i quali, dato lo scarto del quinto posto in Messico, diventano 75, mentre Ayrton è fermo a 51. Il Professore è consapevole di non poter fronteggiare il rivale, essendo il secondo di differenza tra i due oramai divenuta una consuetudine, e deve pertanto tentare di battere l’unica Ferrari di Berger per conquistare un secondo posto e scartare il quarto ottenuto in Ungheria. Senna dal canto suo ha pochi calcoli da fare: deve vincerle tutte.

Durante le qualifiche Alain deve persino difendersi dalla sorprendente Minardi-Ford di Pierluigi Martini, piazzatosi quarto dietro la McLaren numero 2 per appena un decimino.


Che la pole sia proprietà di Ayrton sembra superfluo doverlo dire, mentre la Ferrari dimostra di essere sempre più alla pari sul piano della competitività con il team anglo-giapponese, dato che Berger è in prima fila non lontano dal miglior tempo.


"Gerhard è più bravo di quell'altro, è corretto ma non mi darà alcun aiuto, sarà una gara durissima. Trovarsi in pole è un grosso vantaggio, ma se parti male può essere la fine. Berger è molto bravo nelle partenze e forse è più avvantaggiato di me perché parte all'esterno, in posizione migliore per affrontare la prima curva, e poi il cambio semi-automatico gli dà un' arma in più".


Commenta Ayrton, festeggiando la sua quarantesima pole position in carriera, mentre Berger, dal canto suo, dichiara:


"Non voglio avere guai col mio futuro compagno di squadra".


La gara offre ben poche emozioni. Senna questa volta scatta bene, e si mette al sicuro da qualsiasi attacco di Berger e Prost: i tre rimangono in quest'ordine fino al termine della gara, con il brasiliano che, grazie alla vittoria, riduce a sedici i punti di distacco in classifica dal compagno di squadra. Una gara facile e alquanto noiosa.

Non per Ayrton, che si presenta ai giornalisti stravolto e zoppicante:

"Sono felice, ma anche talmente stanco che mi è passata l'allegria della vittoria, una sensazione che non provavo da un po' di tempo".

"Tutto sembra essere filato liscio, ma un crampo alla gamba destra e alla spalla mi tormentavano. Questa pista è terribile sul piano fisico perché non consente attimi di sosta. Comunque è andata bene".


"Ero molto preoccupato nei primi giri, perché vedevo Berger vicinissimo nello specchietto retrovisore e non riuscivo a capire se stava solo attendendo il momento giusto per attaccarmi o se quello era il suo limite. Poi mi sono reso conto che potevo staccarlo e mi sono concentrato per sopportare il dolore e non commettere errori".


"Ho sudato per superare la Lola di Alliot che andava da una parte all'altra della pista, e anche De Cesaris mi ha dato del filo da torcere. C'è anche da dire che nel finale avevo i freni al limite e il cambio non sempre funzionava perfettamente. Insomma una vittoria sofferta ma importante, importantissima per il campionato. Almeno avrò la soddisfazione di portare avanti la sfida fino al Giappone o in Australia, anche se il compito di vincere non è assolutamente facile, per tanti motivi. Questa tuttavia era la pista che temevo di più".

Alain, che sul podio non stringe nemmeno la mano al compagno di squadra, non si sbilancia troppo con le parole, dopo aver firmato un patto di non belligeranza con la propria squadra:


"Questo è esattamente il risultato che cercavo. Era molto difficile superare in questo circuito e non avrei potuto con la mia vettura passare Senna e Berger al via. Non potendo attaccare mi sono accontentato del risultato minimo, prendendo un punto con il terzo posto: il mio rivale dovrà rischiare tutto nel finale. Per quanto riguarda la gara, poco dopo la partenza ho avuto problemi di visibilità in quanto il casco si era sporcato d'olio e successivamente il cambio mi ha dato qualche noia. Tuttavia ho condotto il mio taxi tranquillo al traguardo".


Per l'assegnazione del titolo mondiale valgono come anticipato soltanto i migliori undici risultati: Prost ora può solo scartare, avendo già tredici punteggi (il suo punteggio reale è di 81 punti). Per vincere il Mondiale, Senna deve invece arrivare primo nei prossimi due Gran Premi. Anche due eventuali piazze d'onore di Prost non avrebbero alcun valore: il brasiliano vanterebbe un maggior numero di gran premi vinti.


Basta fare pochi calcoli, e il risultato è il seguente: con due vittorie in Giappone e in Australia, Prost verrebbe beffato ancora una volta, e Ayrton potrebbe festeggiare il suo secondo Mondiale in carriera, prevalendo di nuovo sul suo acerrimo rivale. E con

il totale sostegno di Ron Dennis e della Honda, vincere le ultime due tappe sembra tutt'altro che un’utopia. Paradossalmente, chi dà l’impressione di necessitare quasi di un miracolo è Prost, a discapito dei sedici punti di vantaggio in classifica generale.

Il tutto, dunque, si può già decidere a Suzuka, regione del Kansai, Giappone, dove l’anno prima si è fatta la storia, dove Senna ha rimontato dalle retrovie e superato Prost, dove si è compiuto il primo passo verso la fine dell’era del francese in McLaren, e dove verrà scritto un altro capitolo di questa indimenticabile rivalità.


Insomma, la gara di Suzuka ha solo cinquanta probabilità su cento di rivelarsi decisiva e non si capisce quindi dove attingano tanta certezza i giornali giapponesi, che danno come vincitore certo il Professore.

O millantano credito o hanno informazioni molto buone, come ad esempio quelle che la voce dei box trasmette di orecchio in orecchio per far sapere che i giapponesi avrebbero già preso una decisione: il campionato finirà a Suzuka e a vincerlo sarà Prost, nonostante il fatto che a furia di lamentarsi del fatto che Honda avrebbe finora boicottato lui e privilegiato Senna, abbia finito per danneggiare l'immagine della casa nipponica che, pur smentendo a squarciagola, si trova adesso a fare la figura di chi ha sordidamente manovrato le redini di uno sport che tutti pensavano esente da macchinazioni dietro le quinte.


Di qui, secondo le voci ricorrenti, la decisione di tagliare la testa al toro da parte della Honda: facciamo vincere Prost e non se ne parli più. Anche se pare difficile credere che la Honda sia tanto facilmente disposta a rinunciare al numero uno sulla McLaren, visto che Prost andrà alla Ferrari l'anno prossimo. Ma la risposta che giunge dai box è davvero diabolica: l'anno prossimo la Honda vorrebbe utilizzare per la propria pubblicità l'immagine di Prost in divisa Ferrari con una scritta del seguente tenore:


"Quest'uomo è diventato campione mondiale, ma grazie a noi".

Intanto Senna, che doveva effettuare i test con McLaren a Imola dopo il GP di Spagna, è invece andato in Brasile a farsi curare il nervo sciatico dolorante dopo la gara di Jerez. Prima di giungere in Brasile, rilascia questa dichiarazione:


"Il motore Honda ha qualche piccolo problema che impedisce di aumentare la potenza. Per le prossime due gare non ho paura né di Prost né di Mansell anche se la Ferrari adesso è competitiva. Quanto a Prost, da tempo non ho più alcun rispetto per lui. Le sue accuse di favoritismi della Honda e della McLaren nei miei confronti sono assurde. Due imprese che spendono decine di milioni di dollari non si abbassano poi ad agire in questo modo".


Prost vince il Mondiale se Senna non arriva primo a Suzuka, oppure nel Gran Premio d'Australia, in programma il 5 novembre. Senna vince il Mondiale se arriva primo negli ultimi due gran premi.


Delle combinazioni che entrambi i contendenti, la Honda, la McLaren e Ron Dennis, si stanno ripetendo nella mente, in continuazione.


In Formula Uno, ci sono dei circuiti che nel corso degli anni hanno assunto un determinato ruolo all’interno del calendario: un esempio è Montecarlo, a tutti gli effetti la tappa più glamour della stagione, oppure San Paolo in Brasile, spesso teatro di gare caotiche condizionate da un meteo incerto.


L’esempio più eclatante in questa curiosa categoria è certamente il tracciato a forma di numero otto di Suzuka, che anno dopo anno è divenuto il palcoscenico ideale per la resa dei conti tra due piloti che si stavano giocando il Mondiale.


Il primo caso si registra nel 1976, quanto sotto il diluvio giapponese James Hunt e Niki Lauda si contendevano il Titolo piloti dopo una stagione ricca di colpi di scena, ultimo dei quali proprio in quella gara, con l’austriaco che decise di rientrare ai box ritenendo le condizioni climatiche troppo pericolose, e consegnando di fatto il campionato all’inglese.


Se facciamo qualche passo in avanti sulla linea del tempo arriviamo a tempi più recenti, e diventa impossibile non citare le famose battaglie di fine anni ‘90 inizio 2000 che videro protagonisti Ferrari e McLaren, Michael Schumacher e Mika Hakkinen, oppure il 2006 e il motore della 248 F1 del tedesco che andò in fumo mentre era agevolmente al comando. Un ritiro fondamentale per il Titolo poi andato nelle mani di Fernando Alonso e la Renault.


Ma torniamo di nuovo indietro, perché ovviamente tra le battaglie più importanti (o forse la più importante) che hanno avuto luogo a Suzuka, è inclusa senza ombra di dubbio quella del 1989 tra Senna e Prost, un seguito più che degno dell’altro corpo a corpo svoltosi l’anno prima.


Ricapitolando, la situazione che precede il quindicesimo appuntamento del Mondiale 1989 è la seguente: Prost è a tutti gli effetti un separato in casa. Alain è convinto che la Honda vuole favorire Ayrton dandogli del materiale migliore, ma alla sua penultima gara a bordo di una McLaren ha ancora ottime chance di conquistare il suo terzo Titolo Mondiale prima di accasarsi a Maranello, dove lo aspettano a braccia aperte, magari da campione in carica.


Senna con la vittoria a Jerez de La Frontera ha riaperto una questione che sembrava quasi del tutto chiusa, e gli basta vincere le due gare restanti per vincerlo lui il Mondiale, e beffare ancora una volta sfruttando la regola degli scarti il suo rivale. Dalla sua ha il pieno appoggio del team.


Dopo il Gran Premio di Imola, che aveva definitivamente sancito la fine di ogni tipo di rapporto amichevole, la pista non ha più offerto un ferreo ruota a ruota i due, che hanno comunque continuato imperterriti il loro testa a testa per la rincorsa al titolo. In quell'occasione Prost dichiara seccamente di non voler avere più nulla a che fare col suo compagno di squadra, e poco prima della partenza della domenica in Giappone che potrebbe decretarlocampione, memore di quanto accaduto a San Marino si espone in tal modo:


"Quest’anno ho alzato il piede molte volte per evitare di toccarmi con lui, ma questa volta non gli lascerò spazio".


D’altronde un suo ritiro, accompagnato anche da quello del brasiliano non sarebbe così male, poiché gli garantirebbe la certezza matematica di non poter essere più raggiunto, e su quest’aspetto, dovremmo per forza di cose tornarci.


Il sabato, manco a dirlo, la pole è di Senna, per la dodicesima volta in stagione davanti a tutti, e sebbene il distacco dal poleman sia per l’ennesima volta imbarazzante (un secondo e sette decimi), Alain, secondo, può abbozzare un mezzo sorriso, poiché stavolta le Ferrari del rientrante Mansell, che ha scontato la sua gara di squalifica dopo le follie di Estoril, e di Berger, non sembrano essere in condizione di agire nel ruolo di terzo incomodo. Di conseguenza la domenica si prospetta essere nuovamente una questione personale tra loro due:


"Tempo imprendibile, non ci sono scuse, ma io non mi arrendo. Anzi, a questo punto, visto che siano in prima fila, fianco a fianco, non chiedo neppure l'aiuto della Ferrari. Vedrò di arrangiarmi. Per lui il Mondiale è una questione di vita, io ho anche altri interessi. Questo è uno sport, bene o male, non un'attività da gladiatori. A vincere ci provo, ma non vado oltre".


Questo è ciò che dichiara Alain, mentre Senna sa che deve vincere per rimandare il verdetto mondiale all'ultima gara:


"Devo vincere, non ci sono alternative. Ma questo per fortuna non cambia nulla perché io ho sempre corso per arrivare primo. Il secondo posto non mi interessa. Forse sarebbe persino meglio, idealmente, che la situazione fosse sempre questa: essere obbligato a vincere, una sublimazione del piacere di fare il pilota".


Anche se per motivi diversi, Suzuka resuscita alcuni fantasmi sia per Alain che per Ayrton: il primo, l’anno prima in Giappone ha perso non soltanto la gara, rimontato e scavalcato dal rivale, ma ha perso anche il titolo; il secondo, malgrado la corona iridata conquistata, non può non ricordare i momenti drammatici dei primi giri e quella sua partenza orripilante, alla quale poi riuscì a rimediare magistralmente. Inoltre, le partenze di Ayrton in stagione non sono state esattamente il suo punto di forza, ragion per cui una sua eventuale preoccupazione in merito è da mettere in conto.


La sera, i due rivali cenano in ristoranti differenti, ma vanno a dormire presto in due camere vicine, la 2709 e la 2710, dello stesso albergo dentro al circuito.


Uno a otto metri di distanza dall'altro, come se già fossero schierati sulla griglia di partenza.


Domenica 22 ottobre 1989 il cielo nipponico è oscurato da una coltre di nuvole grigie, che però secondo le previsioni non minacciano pioggia; a differenza dell’88, la gara stavolta sarà asciutta. Durante la mattina, Ron Dennis si rivolge ad entrambi:


"Ragazzi, giocatevi pure il mondiale, ma ricordatevi anche che correte per la McLaren".


Allo scatto i fantasmi si fanno sentire maggiormente per il poleman, ancora una volta poco rapido allo spegnimento dei semafori; Prost non indugia, non può permettersi di farlo, poiché questa potrebbe essere l’unica occasione per lui di sorpassare Ayrton, e perciò alla prima curva è lui il leader della gara.


Non ci vuole molto che le due vetture biancorosse facciano il vuoto dietro di loro, ma ciò che stupisce è il modo in cui Alain riesce a mantenere Senna distante a non meno di quattro secondi per buona parte della gara.


Nel frattempo le due Ferrari salutano la compagnia nel giro di dieci tornate, poiché prima Berger è fermato dai soliti problemi al cambio che hanno condizionato l’intera stagione della Rossa, e poi Mansell, il quale aveva accusato seppur in maniera meno evidente lo stesso problema dell’austriaco, è tradito dal motore. Dopo il gioco dei pit-stop, c’è Alessandro Nannini e la sua Benetton-Ford sul podio virtuale, davanti alle due Williams di Patrese e Boutsen.


Chi viene invece rinvigorito dal cambio gomme è Senna. Magic in pochi giri chiude il gap da Prost, che è un po' indeciso nell'effettuare alcuni doppiaggi, in particolare la Brabham di Martin Brundle, con il quale perde parecchio tempo. Fatto sta che al giro numero 40 le due McLaren sono ricongiunte, e vista la situazione mondiale, se c’è qualcosa da dare per scontato è che Senna proverà un attacco, altrimenti tanti saluti alle sue speranze iridate.



In fin dei conti il brasiliano non ha nulla da perdere, deve per forza di cose tentare a vincere la gara, Prost invece, deve essere perfetto nella guida e non lasciargli il minimo spiraglio.


Ogni giro, ogni curva, ogni finta del brasiliano per farsi vedere negli specchietti; sono momenti vissuti al cardiopalma da chiunque stia guardando questa battaglia, perché una mossa azzardata, o azzeccata allo stesso tempo, può cambiare le sorti del Mondiale.


È il Giro 46: Ayrton esce dalla 130R più vicino di quanto non fosse stato nei giri precedenti. L’ultima chicane prima del rettilineo principale è il momento giusto, tira la staccata e si affianca a Prost.


Alain non può davvero credere a ciò che vede e chiude la traiettoria. Ma Ayrton mette due ruote nell'erba piuttosto che fermarsi. A questo punto Alain stringe ancor di più la traiettoria.

"Questa volta non gli lascerò spazio".


Alain lo aveva promesso ed è stato di parola.



Le due McLaren vanno dritte nella via di fuga incastonate l’una nell’altra. La sospensione destra sulla McLaren n.2 è irrimediabilmente piegata.


Il transalpino non perde tempo, lascia la marcia inserita per rendere difficile la rimozione e scende immediatamente dalla sua vettura. Dopodiché si allontana, convinto di essere oramai il nuovo Campione del Mondo. Senna però non ci sta a darsi per vinto, invoca l’aiuto dei commissari, che a spinta riescono a rimetterlo in pista.


E' proibito, gridano in coro i giornalisti, ma Balestre si arrabbia:


"No, non è vero, possono farlo".


Con l’alettone danneggiato Senna va ai box per sostituirlo, e quando è ufficialmente di nuovo in gara è secondo a pochi secondi da Nannini, la cui distanza dai primi prima del contatto era di quasi un minuto.


La leadership dell’italiano dura a stento cinque giri, il tempo di esser raggiunto e superato agevolmente da Senna, che taglia il traguardo da vincitore e adesso a solo 7 punti da Prost. Nel frattempo, però, Alain, vedendo il compagno di squadra che era riuscito a ripartire e recuperare Nannini, va da Balestre.


Infuriato, Prost fa notare che Senna per rientrare in pista ha tagliato la chicane senza completare di conseguenza l'intero numero di chilometri previsti per il Gran Premio. Un colpo di genio del pilota francese.


L'anno precedente, a norma di regolamento aveva perso un titolo vinto ai punti solo per un regolamento oramai obsoleto. Ora per lo stesso motivo, a norma di regolamento, chiede alla FISA la rivincita sul rivale.


Si arriva a quasi venti minuti di attesa per vedere i piloti sul podio, ma nulla. Prost e Senna sono convocati dai commissari e da Balestre per discutere di quanto accaduto. Fino a quando, d'improvviso, sul podio salgono Nannini, che vince per la sua prima volta in carriera, Patrese e Boutsen.



Alle 14:55 locali arriva il comunicato ufficiale dei commissari sportivi che annuncia la squalifica di Senna. Il motivo, anzi, i motivi sono il taglio della chicane al momento del rientro in pista in seguito al contatto con Prost, e l’aiuto ricevuto dai commissari, azioni categoricamente vietate dal regolamento.


Alain Prost è ufficialmente Campione del Mondo per la terza volta in carriera, mentre la McLaren presenta immediatamente appello avverso alla squalifica. Dovrebbe essere discusso dal tribunale nazionale giapponese, ma su richiesta del Royal Automobile Club inglese, rappresentante della McLaren, la vicenda finisce sui tavoli del tribunale della FIA.


Il brasiliano rimane tre ore chiuso in sé stesso prima di parlare:


"La sola cosa che ho fatto è stata quella di mettermi in una posizione sicura come dice il regolamento. Per quanto riguarda l'incidente, ho visto lo spazio sufficiente per passare. Mi sono comportato come era logico. E' Prost che ha chiuso. Dopo io ho cercato di togliermi di mezzo il più in fretta possibile per ragioni di sicurezza. In ogni caso il risultato di questa gara è provvisorio e non riflette quello della pista. Abbiamo fatto appello e vogliamo combattere con tutte le nostre forze. Ora la questione è fuori dalle mie mani. Sarebbe stata una festa bellissima con i miei fans. Posso solo dire per quanto riguarda quel sorpasso che qualsiasi altro pilota non mi avrebbe chiuso la strada in quella maniera".


Prost nel frattempo, si vede rifiutare una stretta di mano da parte di Senna e Ron Dennis, mentre tecnici e meccanici lo festeggiano come il nuovo campione del Mondo:


"Dedico questo titolo a mio figlio Nicolas. Non mi è piaciuto vincere il mondiale in questa maniera, ma credo di avere disputato una bellissima gara. Lui è entrato deliberatamente in una maniera nella quale non poteva passare. Non mi importa nulla delle sue motivazioni. Ammetto che Ayrton quest'anno è anche stato bersagliato dalla sfortuna. Ma io ho avuto i miei problemi e certe differenze di prestazioni delle nostre vetture sono tuttora inesplicabili. Vi posso dire una cosa che non ho mai rivelato a nessuno: un giorno Ron Dennis mi ha chiamato e mi ha fatto capire che la sola maniera che avevo per non avere problemi con la McLaren per vincere il mio terzo titolo era di firmare ancora due anni per loro. Così ho dovuto battermi da solo anche contro la squadra. Questo successo mi gratifica molto meno di quello del 1986, ma forse lo potrò apprezzare di più in futuro. Per quanto riguarda questa corsa ero sicuro già prima della partenza che avrei ottenuto una vittoria abbastanza facile o che saremmo arrivati all'incidente. Non mi ero sbagliato. Lui pensava che gli avrei aperto la porta come era successo in altre occasioni. Ma aveva fatto male i suoi conti. Su di chi sia la colpa non mi pare che ci siano dubbi. Adesso vado in Australia a riposarmi, a festeggiare. Ma non aspettatevi un Prost arrendevole nell'ultima gara".


Domenica sera, Ron Dennis e Senna hanno un lungo colloquio con Bernie Ecclestone e Max Mosley, l'ex avvocato della associazione costruttori, ma ora la parola spetta ai giudici. Poco più tardi, Ayrton cena con l'amico fotografo Angelo Orsi, al quale dice, intervallato da interminabili momenti di silenzio:


"Questa me la paga! Gliela faccio pagare!".


Nei giorni successivi, Prost rincara la dose contro il suo rivale, sostenendo durante un'intervista televisiva che Ayrton era convinto di poter guidare rischiando continuamente la vita, soltanto perché credeva in Dio. Ayrton rimane profondamente colpito da questa dichiarazione, e risponde anche lui tramite i media televisivi:


"Solo perché credo in Dio e ho fede in Lui non significa che io sia immortale, o che sia immune dai pericoli, come è stato detto da qualcuno. Ho paura di farmi male come chiunque altro, specie in Formula Uno, dove il pericolo è costante".


E nell'attesa della sentenza per il ricorso, commenta:


"C'è un appello in corso e quindi non credo che, al momento, sia il caso di fare dei commenti. Non sono io che devo decidere. La classifica, in ogni caso, non rispecchia il risultato sportivo della giornata. Tant'è che è stato interposto un appello. Le decisioni prese non sono il frutto delle testimonianze dei commissari di pista locali. Però devo sottolineare che mi hanno spinto, togliendomi da una posizione di sicuro pericolo e quando il motore è andato in moto io sono uscito dalla parte meno pericolosa della variante".


"Andrò ad Adelaide al massimo della concentrazione. Con la stessa serenità e determinazione con cui ho affrontato le altre gare del campionato. In ogni caso, so che devo aspettare il risultato dell'appello".


"In Giappone, Prost ha avuto una partenza migliore della mia. Successivamente io sono stato messo in difficoltà da dei problemi al cambio che mi impedivano di inserire le marce con la necessaria rapidità. Non c'era alcuna possibilità di passare Prost se non alla staccata della variante prima dei box, in quanto al curvone precedente io uscivo ad una velocità superiore. Ho provato a superarlo in quella posizione per alcuni giri, arrivando anche a ruote bloccate. Quando ho visto il varco per passare non ho esitato, anche perché sapevo che quella era la mia unica possibilità e che per poter sperare ancora di vincere il mondiale, dovevo comunque cercare di impormi nella gara".


"Se a cercare di entrare in quel punto non fossi stato io, ma un altro concorrente, credo che Prost lo avrebbe fatto passare. Su quello che è successo negli istanti successivi non voglio fare commenti, c'è la televisione...".


Nel dopo-gara, durante la conferenza stampa di rito, un giornalista esclama rivolgendosi a Prost:


"Alain, tu dici che era una traiettoria normale, ma dalle riprese aeree sembra che tu abbia iniziato la curva troppo presto".


Alain, dopo essersi lasciato andare a una smorfia di compiacimento per la domanda rivoltagli, risponde:


"Ho vinto trentanove gran premi, e adesso tre titoli mondiali. Pensate che farei una cosa del genere di proposito? Io avevo già iniziato la curva, forse un po' presto se volete, ma la mia traiettoria era quella".


Venerdì 27 ottobre, cinque giorni dopo il GP del Giappone, a Parigi la FIA esamina il ricorso della McLaren contro la squalifica di Senna.


Una decisione favorevole a Senna rimetterebbe in discussione l'esito del mondiale. Il presidente della Federazione Automobilistica brasiliana intanto, ha chiesto che della giuria non facciano parte giudici brasiliani, francesi, giapponesi e britannici.


Poi, la FIA rimanda al martedì successivo ogni decisione sul caso Senna. Prost dovrà quindi aspettare ancora qualche giorno per avere la certezza di essere il Campione del Mondo 1989. Data l'importanza del caso, il Tribunale d'Appello ha deciso di allungare i tempi della sua riflessione e della sua decisione. Non è comunque stata una sessione formale quella del 27 ottobre 1989, dato che la deliberazione del tribunale è arrivata dopo quattro ore di riunione durante le quali i tre membri del collegio giudicante, le cui identità sono segrete, hanno visionato più volte le riprese televisive dell'incidente.


In seguito sono stati ascoltati sia Senna che Ron Dennis. Alla fine dell'audizione Senna si mostra fiducioso:


"Sono ottimista", dichiara Ayrton prima di sfuggire all'assedio di giornalisti, telecamere e tifosi che avevano circondato l'hotel Crillon. In seguito, la McLaren annuncia una conferenza stampa per il lunedì successivo, nonostante la FIA abbia reso noto che non prenderà una decisione prima del 30 ottobre.


Il 29 ottobre 1989, durante la suddetta conferenza stampa tenutasi all'aeroporto di Londra poco prima di imbarcarsi per l'Australia, Ron Dennis smentisce innanzitutto alcuni propositi attribuitigli dai giornali francesi di voler impedire a Prost di partecipare alla gara di Adelaide:


"Mi auguro che Prost voglia correre".


La mancata partecipazione di Prost al prossimo e ultimo GP comporterebbe infatti la risoluzione anticipata del contratto tra il francese e la McLaren, con gravi conseguenze economiche. Ma le affermazioni più gravi fatte da Dennis sono quelle che riguardano la vicenda Senna. Secondo il team manager McLaren, la FISA avrebbe presentato una memoria al Tribunale d'Appello in cui Senna viene definito come un pilota che mette in pericolo la sicurezza degli altri piloti. Insomma, Senna per la Federazione Internazionale equivale ad un autentico pericolo pubblico che si aggira sui circuiti.


E per evitare che continui a scorrazzare indisturbato mettendo a repentaglio la vita degli altri, la FISA vorrebbe proporre la sospensione per un anno della superlicenza di Senna.


Questa sospensione verrebbe però a sua volta posta con la condizionale. In breve la cosa dovrebbe funzionare così: Senna potrà continuare a correre, ma alla prima scorrettezza o azione pericolosa, la condanna entrerebbe subito in atto con l'allontanamento materiale del pilota dai circuiti.


Per non incorrere in questa condanna Senna dovrebbe, in altre parole, evitare ogni sorpasso, perfino sui doppiati, mettersi sempre da parte, dare strada a tutti:


"Se non otterremo soddisfazione con l'appello, inizieremo un'azione legale davanti alla giustizia ordinaria nei confronti della FISA. Ci sono i precedenti in questo senso e non tralasceremo nulla per difendere le nostre ragioni", dichiara Dennis, e aggiungendo:


"Non penso che Senna abbia commesso un errore grossolano a Suzuka, il taglio di una chicane è evento frequente nei Gran Premi e quest'anno non era mai stato punito. Senna è stato spinto dai commissari giapponesi perché era in una posizione pericolosa. Non ha guadagnato nulla nel tornare in pista saltando la chicane, anzi, ha perso qualche secondo perché ha dovuto superare le barriere di rallentamento. Siamo convinti che la FIA dovrà annullare la squalifica, il nostro avvocato Prat lo ha detto chiaramente ai giudici, venerdì a Parigi. E personalmente non ho alcuna intenzione di privare Prost della macchina, domenica ad Adelaide. Anzi, Alain avrà le stesse chance di Ayrton. In Australia ci sono già quattro vetture, due a testa. Bisogna che questo campionato finisca nel fair-play. Con Prost i rapporti sono stati cortesi fino a Monza. Poi si è spezzato qualcosa, è intervenuta un sorta di rottura, e da quel momento è stato meglio per tutti e due impostare i rapporti solo su un piano professionale".


Dal canto suo, Prost commenta con serenità le frammentarie notizie che giungono da Londra:


"lo vado ad Adelaide per correre. Mi auguro che non ci siano ulteriori sviluppi negativi a questa già penosa vicenda. Ho un contratto con la McLaren, intendo rispettarlo sino alla fine e mi auguro che la squadra faccia lo stesso come è suo dovere. Del resto è prevista una forte penalità in caso di inadempienza".


"Al momento non sono in grado di giudicare. Non capisco dove si voglia arrivare. L'episodio ha avuto una risonanza e soprattutto reazioni a mio avviso spropositati. L'idea della FIA, se confermata, di proporre Senna per una sospensione della licenza con la condizionale ha due aspetti. Da un lato è una iniziativa pericolosa perché è difficile definire le regole del gioco meglio di quanto non si sia fatto sinora. Un sorpasso, un incidente, possono avere diverse interpretazioni ed è difficile giudicare. Dall'altro la pista non è un Far West. Non vedo nessun motivo per il quale i giudici della Federazione debbano ritornare sulle decisioni prese dai commissari sportivi giapponesi. E' stato commesso un errore, deve essere punito"


Il giorno successivo, il Tribunale d'Appello della Federazione Internazionale dell'Automobile, composto dai magistrati van Roswalen (Paesi Bassi), De Winghe (Belgio), Remvikos (Grecia) e Macedo Cunha (Portogallo), respinge l'appello della McLaren contro l'esclusione di Ayrton Senna dalla classifica del GP del Giappone e infligge al pilota brasiliano un'ammenda di 100 mila dollari e la sospensione con la condizionale della licenza per sei mesi. E la cosa che stupisce è che il tribunale parigino ha cercato di salvare la faccia riducendo da 12 a 6 mesi la sospensione voluta da Balestre.


Con questa sentenza senza precedenti emanata da Parigi, Prost diventa ufficialmente campione del mondo e porterà il n.1 che gli spetta sulla Ferrari con la quale correrà nella prossima stagione. Alain, svegliato nella notte dalla sua segretaria che gli ha comunicato la sentenza del tribunale FIA, dichiara:


"Sono felice dopo una settimana di tensione. Non si può mai sapere cosa succede nell'aula di un tribunale, anche se sportivo. Però ero sicuro che la Federazione non potesse far marcia indietro. E' stato il titolo più difficile solo per il nervosismo che regnava in squadra. Con la McLaren non ho più avuto contatti da una settimana. Non ho sentito nessuno, nemmeno quelli della Ferrari, ma credo che Maranello sia contenta per questo numero 1".


"Se penso a quando Senna mi ha stretto contro un muro in Portogallo a 300 l'ora, non posso che approvare. Ma non voglio esprimere un giudizio globale. In ogni caso le vetture sono sempre più difficili da guidare, Senna si crede immortale e fa prendere rischi terribili agli altri".


"Ora mi piacerebbe vincere domenica e poi con la Ferrari l'anno prossimo. Ma lasciatemi godere questo momento: so che ci sono state pressioni di Ecclestone e Mosley contro di me. Una cosa scorretta, la politica deve rimanere fuori dalla Formula Uno".


La sentenza non serve certo a placare gli animi, anzi.


Il presidente della FISA, Balestre, oltre ad accusare Senna di guidare in modo pericoloso e di aver provocato in Giappone uno stupido incidente che ha rovinato lo spettacolo sportivo, polemizza duramente con Ron Dennis, per aver rivelato nella conferenza stampa tenuta il lunedì precedente, un documento che doveva rimanere riservato, e cioè quello con il quale la FISA chiedeva addirittura la sospensione della licenza di Senna per un anno:


"Suggerisco al signor Dennis, che ha tentato un ricatto nei confronti della FIA facendo circolare nella conferenza stampa londinese un nostro rapporto riservato su Senna, di rileggersi l'articolo 58 del regolamento: un tesserato FISA deve accettare, in ultima istanza, le decisioni del tribunale d'appello FIA. Se non lo fa, ad esempio opponendosi in altra giurisdizione, può essere escluso dai campionati. E non mi accusino di essere sciovinista, come fanno i giornali britannici. Sono amico di Prost così come lo sono di Mansell o di Berger. Quando avevo qualcosa da ridire sul comportamento di Alain l'ho detto. A me interessa solo che finiscano le scorrettezze in pista. Se lo volete sapere, il momento più bello di quest'anno è stato quando ho ricevuto un telegramma del presidente della Ferrari, Fusaro, in cui si diceva: Basta con i tribunali in F1. Fusaro aveva perfettamente ragione, faccio mie le sue parole. Peccato che Senna abbia continuato a sbagliare".


"D'altra parte il direttore di corsa era talmente furioso contro Senna che voleva mostrargli la bandiera nera subito dopo lo scontro con Prost. Non lo ha fatto solo perché ci siamo opposti noi della FISA. Non volevamo far finire il mondiale, in pista, in questa maniera".


"Senna ha spezzato il nostro sogno di una fine stagione magnifica, di una lotta serrata tra due grandi piloti, lui e Prost. Col comportamento di Suzuka il brasiliano ha rovinato tutto".


Mentre per quanto riguarda l'ammenda pecuniaria di centomila dollari, anch'essa senza precedenti, Balestre dichiara di volerne devolvere la metà al fondo di assistenza speciale costituito per pagare le cure del pilota francese Philippe Streiff, vittima di un grave incidente in Brasile e tuttora immobilizzato in un letto.


Ma che cosa ha fatto Senna per meritare una condanna così grave? E' presto detto, in quanto la stessa Federazione Internazionale ha fornito ai giudici l'elenco delle infrazioni di cui il brasiliano si sarebbe macchiato, definendolo pericoloso per l'incolumità degli altri piloti nonché recidivo in questa sua pericolosità.


  • GP d'Italia a Monza nel settembre 1988: collisione fra Senna (che così perde la gara a vantaggio di Berger) e Schlesser. Per la verità è Schlesser, in quel momento doppiato, a non vedere Senna e a tamponarlo, ed è dunque strano che oggi la colpa venga data a Senna.

  • GP del Brasile 1989: subito dopo il via Berger cerca di superare Senna all'interno della prima curva e viene buttato fuori. L'incidente viene considerato da tutti un normale evento di gara, visto che è consentito il sorpasso sia a destra che a sinistra e ognuno lo tenta a proprio rischio, ma solo ora si apprende che la colpa è di Senna.

  • GP di Francia '89: Senna parte sulla destra, rompe la frizione e va a fermarsi sulla sinistra della pista tagliando la strada a tutti. E' vero, ma è difficile pensare che Senna volesse causare un incidente di cui sarebbe stato la prima vittima visto che tutti gli sarebbero finiti addosso.

  • GP del Portogallo '89: secondo la FISA, Senna è da considerare corresponsabile della collisione con Mansell, nonostante un mese prima fu considerato responsabile il solo pilota inglese.

  • GP di Spagna '89: nelle prove Senna finge di non vedere le bandiere rosse e nere e continua a correre come un missile.

  • GP del Giappone '89: alle note vicende in pista se ne aggiunge un'altra segnalata dalla Ferrari ma a quanto pare non rilevata da Balestre. Quando riparte dai box nel finale dopo aver cambiato il musetto rottosi nell'incidente con Prost, Senna rientra in pista col semaforo rosso.


Tutto questo risulta strano, dato che per le stesse infrazioni tanti altri piloti non sono mai stati nemmeno multati o richiamati all'ordine. Nell'ambiente della Formula Uno resta l'amaro sospetto che dietro questa decisione si celino ragioni irriferibili.


Dopo la sentenza, Senna dichiara:


"Non mi sono mai fatto illusioni. Quando a Suzuka mi sono trovato davanti a una specie di tribunale per direttissima composto da Balestre, Prost e dai tre commissari della FISA, ho capito che per me non c'era speranza, che ero condannato. Quindi con Ron Dennis e tutta la squadra abbiamo subito messo a punto una strategia. L'appello al tribunale della FIA è stato solo l'inizio della battaglia che ci porterà ad una causa civile davanti alla giustizia ordinaria".


"Siamo sicuri di essere nel giusto. Conoscendo la situazione politica oggi in Formula Uno, quanto è successo era quello che tutto sommato ci dovevamo aspettare. La mia squalifica è stata una vera manipolazione del campionato. Questo è un nostro diritto. E' troppo presto per parlare, ci sono altre mille cose che ora non posso rivelare, ma che verranno chiarite al momento giusto. Ovviamente c'è stata una manovra a favore di qualcuno. Non sta a me fare i nomi, è evidente. Il fatto del quale sono stato imputato non esiste, cioè io in Giappone non ho commesso alcuna infrazione, anzi ho rispettato alla lettera il regolamento. E mi dispiace che, poiché la maggioranza della gente non conosce le norme del nostro sport, l'opinione pubblica sia stata influenzata in una direzione precisa. Erano tutti catechizzati contro di me. Pensateci bene: Balestre è francese, Prost pure, il tribunale si è riunito a Parigi presso la FISA. Questa è una vera manipolazione del campionato 1989. Il tribunale parigino ha costruito un castello di bugie su di me spacciando incidenti normali di gara come scorrettezze. Mi pare evidente che sotto questa vicenda c'era un piano ben preciso".


"Tornando all'incidente di Suzuka, avevo studiato a fondo la possibilità di superare Prost in quel punto, prima della chicane ed ero sicuro di potercela fare. Se si guarda la ripresa dall'alto, dall'elicottero, si potrà vedere che la vettura di Prost, prima della curva a destra, ha piegato verso la mia in una direzione che l'avrebbe portata, per la tangente, fuori pista. Questo significa che lui ha provocato l'incidente in maniera deliberata, per mettermi fuori gioco".


"Comunque la cosa non finisce qui, andrà magari per le lunghe ma non finisce così. Esiste una ripresa televisiva fatta dall'elicottero che mi scagiona in pieno. Il taglio della chicane attraverso la via di fuga è un altro errore, un falso. Siamo rimasti bloccati prima della curva con le vetture incastrate. Lui è sceso e ha lasciato il cambio innestato in prima marcia, in maniera che io non potessi più muovermi. I commissari hanno dovuto prima spingermi indietro, poi sbloccare l'altra McLaren per spingerla in posizione sicura. Sono arrivati altri addetti al percorso e mi hanno spinto, in modo che il motore della mia vettura ha ripreso a marciare. A questo punto io non potevo tornare indietro, perché avrei costituito un pericolo enorme per chi arrivava, tanto e vero che secondi dopo che la mia vettura era stata sgombrata, è passata una Arrows. L'unica cosa che mi restava da fare era di prendere la via di fuga, alla fine della quale c'era un commissario con bandiera verde per dare via libera e riprendere la pista".


"Ma la FISA sostiene che questa è stata una manovra scorretta, ed è un altro sbaglio che si ritorcerà contro di loro. Abbiamo decine di esempi analoghi per i quali non sono mai state prese sanzioni".


La McLaren, come era lecito aspettarsi, non accetta questa sentenza che uno dei titolari della scuderia, Creighton Brown, definisce grossolanamente ingiusta. La scuderia inglese conferma di aver dato incarico ai propri legali di studiare l'azione di rivalsa nei confronti della FISA presso la magistratura ordinaria. E' difficile prevedere l'esito di una simile procedura.


Balestre replica all'annuncio della McLaren di voler citare in giudizio la Federazione per la dura condanna nei confronti del proprio pilota, assicurando che per loro non esiste alcuna possibilità di successo davanti alla magistratura ordinaria:


"La FIA è sottoposta alle leggi francesi e già in due occasioni, nel 1985 e nel 1988, la Corte d'appello e il tribunale delle grandi istanze di Parigi hanno dato ragione alla FIA e alla FISA, stabilendo che non è di competenza del giudice civile entrare nel merito della vita e della disciplina di un'associazione purché queste rientrino nell'ambito degli statuti interni. Nel caso in questione, i giudici della FIA hanno agito conformemente ai poteri loro riconosciuti dalla magistratura francese".


Inoltre, il presidente della FISA fa sapere che la McLaren rischia di essere radiata dalla Formula Uno se davvero deciderà di intraprendere un'azione legale:


"Se continueranno gli attacchi contro la Federazione e la mia persona, qualche testa illustre rischia di cadere!".


Ed infine, Balestre annuncia che non si recherà ad Adelaide per l'ultimo Gran Premio della stagione in programma domenica, ma seguirà la corsa in TV dalla sua villa di Oppio nel Sud della Francia, e resterà in contatto telefonico continuo con i commissari di corsa in modo da essere presente nel caso dovessero verificarsi incidenti tali da meritare un suo intervento diretto ed immediato.


In attesa dell'ultima gara fioccano i commenti. In Brasile l'atteggiamento dei giornali è abbastanza composto, anche se non mancano le critiche a Balestre. L'ex campione del mondo Emerson Fittipaldi sostiene che il comportamento di Senna in Giappone è stato giusto e corretto; poi invita Ayrton a lasciare la F1 per la formula americana, visto che a suo dire, in quel paese i dirigenti dell'automobilismo sono di gran lunga più competenti del signor Balestre.


Giunto ad Adelaide, Ron Dennis chiama in una sala d'hotel numerosi giornalisti, per mostrare loro le immagini di altri piloti che in passato avevano tagliato delle chicane senza mai ricevere una squalifica.


Anche se oramai ininfluenti per la classifica, le qualifiche in vista dell'ultima gara vengono dominate come di consueto dalle due McLaren, con Senna che conquista la tredicesima pole position stagionale davanti a Prost. In terza posizione si piazza il sorprendente Martini, nuovamente abile nello sfruttare la superiorità delle gomme da qualifica.


Domenica 5 novembre 1989, il bel sole della primavera australiana si tramuta improvvisamente in una giornata uggiosa, con nuvoloni neri carichi di pioggia. L'acqua comincia a battere nella tarda mattinata senza più smettere neppure per un attimo. Così gli organizzatori del Gran Premio sono costretti alle 12:30 a concedere mezz'ora di prove supplementari per mettere a punto gli assetti e le gomme per l'asfalto bagnato. Il temporale continua poi a imperversare anche quando è arrivato, un'ora più tardi, il momento di prepararsi per lo schieramento.


Molti piloti vogliono però attendere, rinviare la gara, o aspettare una schiarita.


Nelle prove mattutine lo stesso Senna era stato protagonista di uno spettacolare testacoda senza danni. E fuori pista erano finiti anche Nannini e Mansell, entrambi danneggiando le rispettive vetture. Prost, Piquet, Berger, Patrese e Boutsen diventano immediatamente i leader della contestazione e mandano una delegazione a parlare con il direttore di corsa Bruynseraede, mentre Senna siede immobile nella propria vettura.


Molti piloti sono incerti sul da farsi.


Piquet cerca di convincere Bernie Ecclestone a non dare il via alla gara, ma il manager britannico lo liquida con una battuta:


"Piove? Basta un ombrello".


Boutsen si reca da Senna senza però riuscire a smuoverlo.


Stefano Modena confida:


"Se mi rifiuto di partire, Ecclestone non mi farà mai più vedere una macchina".


Cesare Fiorio lascia ai propri piloti la libertà di decidere, secondo coscienza.


In un clima di coercizione, nel caos più assoluto, la gara parte.



Senna scatta in testa ed effettua una manovra intimidatoria chiudendo Prost. Il brasiliano si porta in testa, ma la sua fuga viene subito bloccata, al primo giro, da una serie di uscite di pista: sono ferme in posizione pericolosa la Onyx di Lehto e le due Ligier di Arnoux e Grouillard.


Non resta che fermare tutto.


Si deve così attendere un'altra mezz'ora per ri-completare lo schieramento e per osservare le regolari procedure. A questo punto però tutti erano, nel bene e nel male, coinvolti e pronti a partire. Il solo Prost, dall'alto di un titolo mondiale ormai assicurato, decide di rimanersene ai box, seduto contro un muretto, a spiegare i perché della sua decisione di non partecipare alla gara:


"Sarebbe stato giusto non far partire la corsa. Senna è stato il vero colpevole di quanto è successo, perché tutti i piloti indecisi, vedendo lui immobile nella sua vettura, non hanno avuto il coraggio di protestare. Io a quel punto sono scattato solo per fare un giro, mi sarei fermato comunque, anche senza l'interruzione. Il fatto di essere stato l'unico a rinunciare non è un problema. Ma se si continuano ad accettare certe decisioni passivamente prima o poi qualcuno morirà".


"La gara vista dai box non mi ha fatto rimpiangere nulla. E gli incidenti di Piquet e di Senna hanno confermato che avevo ragione. E' andata bene: le vetture che hanno tamponato, hanno battuto sulla parte posteriore di quelle che precedevano e non sulle ruote. Con le gomme scolpite da pioggia avrebbero potuto agganciarsi e volare in aria. Come successe a Pironi nel 1982 quando in Germania mi colpì in condizioni analoghe e si sfracellò le gambe".


"Non sono un leader politico ma posso permettermi di prendere certe decisioni. L'atteggiamento di Senna che è sempre rimasto in macchina è stato provocatorio, inutile che poi abbia raccontato che era d'accordo a rinviare. Si poteva aspettare una o due ore. Adesso ho vinto ufficialmente il mondiale e mi è piaciuto essere protagonista di questo episodio pro sicurezza".


La replica di Senna, poco più tardi, non si fa attendere:


"La corsa doveva essere fermata. Ero favorevole a non partire, ma dovevo restare nella vettura per non perdere la concentrazione nel caso, come è poi avvenuto, che fosse dato il via. Ma Prost non la conta giusta: se si è fermato perché riteneva la gara pericolosa, ha fatto bene e lo rispetto. Mi chiedo però perché abbia partecipato alla prima partenza, abbia cercato di andare in testa e, dopo non esserci riuscito ed aver capito che non avrebbe vinto, si sia fermato. Ma tutto è nato dalle manipolazioni di Suzuka".


A onor di cronaca cronaca, dopo che è stato dato il secondo via, Ayrton aveva mantenuto il comando, continuando a condurre fino a quando, al 13º giro, ha tamponato violentemente la Brabham di Brundle, che non aveva potuto vedere per via della nube d'acqua sollevata dalla vettura dell'inglese. In prima posizione passava quindi Boutsen, che avrebbe poi guidato il gruppo fino al traguardo, conquistando la seconda vittoria stagionale e precedendo Nannini, Patrese, Nakajima, Pirro e Martini.


Terminata la gara, Ayrton sconsolato confida a Ron Dennis la sua intenzione di pensare ad un eventuale ritiro dalle corse:


"Non so se mi fermo o continuo. Torno a San Paolo, ci penserò, poi deciderò. Ma in questo momento non so quale strada prendere. Sono tranquillo perché Dio sta con me. Anzi, non sono mai stato così sereno. Ma non posso parlare del prossimo anno, di rivincite, perché ignoro se correrò. Vado a casa a riposarmi, con i miei genitori, i nipotini. Giocherò con i miei aeromodelli. Non ci sono problemi di legami: gli sponsor mi danno libertà di fare ciò che voglio. Stavo attraversando il miglior momento della mia carriera, ma per continuare dovrei migliorarmi. Mi sento campione del mondo: ho perso solo per guasti meccanici e ragioni politiche. Resto il più forte".


Concluso il campionato, dal Brasile Senna continua a polemizzare contro Balestre, e ai giornalisti dichiara che nella Formula Uno oramai gli interessi economici e politici pesano sempre di più.


Che il Presidente della FISA stia calcando un po' troppo la mano pare fin troppo evidente, e in effetti, in un processo successivo avvenuto il 7 dicembre 1989, Senna si rifiuta di porre alcun tipo di scuse per le sue dichiarazioni, e ribadisce che, a suo parere, Prost e Balestre hanno manipolato il risultato del GP del Giappone.


Così, Ayrton questa volta si becca l’etichetta di pilota arrogante e irritante, e gli viene ritirata la super-licenza per sei mesi.


Nel frattempo, fra Ferrari e McLaren è guerra. Dennis rifiuta di concedere il permesso a Prost di provare con la Ferrari prima della fine dell'anno, quando scadrà il suo contratto. E per ripicca la Ferrari impone lo stesso veto all'austriaco Gerhard Berger che nel 1990 passerà dalla casa di Maranello a quella di Woking.


Tuttavia, contravvenendo a quelle che erano le indicazioni iniziali, il 15 novembre 1990 Alain si presenta alla stampa a Maranello, dinnanzi ai maranellesi accorsi a conoscerlo:


"Avete visto? Già parlo italiano molto meglio di prima e farò ancora progressi. Che emozione entrare in questo tempio delle corse, è il sogno di ogni pilota e per me è diventato realtà. Mi hanno accolto tutti con molta gentilezza, con molta simpatia. Ecco, posso già dire di aver trovato qui una seconda casa. Ho lasciato la McLaren perché non mi sentivo più motivato, non c'erano più i rapporti umani giusti, qui invece è un'altra cosa".


"Come ha passato la sua prima giornata in fabbrica? Ho parlato con Fiorio, poi col presidente Fusaro e dopo abbiamo lavorato per il sedile. Mi hanno preso le misure, adesso dovranno fare il sedile con della pelle e dell'alluminio speciale, poi dovranno aggiustare le pedaliere, insomma la settimana prossima potrò cominciare a girare sulla pista di Fiorano. Quello sarà un momento davvero emozionante ma fino ad allora non posso dirvi niente, non ho idea di come va questa macchina. Certo, voglio essere al corrente di tutti i problemi tecnici, voglio conoscere i programmi di sviluppo, voglio intervenire nella messa a punto".


A questo punto, un giornalista chiede a Prost se pensa che Senna davvero si ritirerà dalle corse:


"Conoscendolo, direi di no, e poi mi dispiacerebbe, è un grande avversario, un pilota molto bravo. Solo che non mi sono trovato bene con lui sotto il profilo umano, tutto qui. Con Mansell credo che le cose andranno benissimo, è un pilota molto veloce, mi darà del filo da torcere, umanamente parlando non è nemmeno paragonabile a Senna".


"Un quarto titolo mondiale sarebbe fantastico ma non credo che arriverò mai ai cinque di Fangio".


Il mercoledì della settimana successiva, Prost prova la Ferrari a Fiorano, prima di trasferirsi il 4 dicembre all'Estoril, mentre all'interno dell'azienda continuano le ristrutturazioni: l'ingegner Ascanelli, responsabile della macchina di Berger, viene trasferito nella produzione di serie, da dove se ne andrà definitivamente passando alla Benetton; e sta per andarsene anche Juan Villadeprat, il capo meccanico imposto da Barnard tre anni prima. Inoltre, dalla McLaren insieme a Prost, arriva anche l'ingegnere Steve Nichols. E' proprio Alain a chiedergli di vestirsi di rosso come lui, e Nichols, nonostante le insistenze di Ron Dennis che non vuole lasciarlo andare, sceglie di sposare la causa di riportare il titolo a Maranello.


Sei anni, 30 vittorie, 458 punti e tre titoli mondiali. Una partnership vincente che si conclude amaramente malgrado il terzo iride conquistato. Ad ogni modo, mentre Alain è pronto al suo nuovo capitolo in quel di Maranello, da affrontare da campione del Mondo in carica, Ayrton imperversa nella sua guerra con la FISA, rifiuta di porre le sue scuse a Balestre, mette in dubbio la sua permanenza in Formula Uno, e siccome al peggio non c’è mai limite, rompe definitivamente ogni rapporto con la fidanzata Xuxa. L’inverno a cavallo tra il 1989 e il 1990 ha molto da raccontare, esattamente come il campionato successivo, dove la Ferrari riesce finalmente a colmare quel gap che la divideva dalla corazzata McLaren.


Davide Scotto di Vetta

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.