#Alain&Ayrton: Prova a prendermi!

Aggiornato il: 28 set 2019



22 aprile 1993. Ad Imola, sede del quarto Gran premio dell'anno, per la quarta volta tutti i fan della Formula 1 si trovano dinnanzi al solito quesito: Senna ci sarà? Quesito non da poco, perché dalle prime tre uscite stagionali si è potuto capire che soltanto lui può contrastare Prost. Il motivo per cui Ayrton non vuole correre è semplice: vuole anche lui il motore Ford Spec.8, e non ha intenzione di scendere in pista senza prima aver ottenuto la garanzia di poterlo utilizzare.


Ma Briatore non è d'accordo, e forte del suo accordo con la Ford pone il veto per la concessione del propulsore alla McLaren. I tifosi italiani non si elettrizzano all'idea di vedere Prost dominare: a Imola sono solo 50.000 gli spettatori presenti sulle tribune. Il week-end ha bisogno del suo rivale.


Ayrton però, non si trova nemmeno nel paddock; non si trova nemmeno in Italia.


Addirittura, ad un certo momento del pomeriggio, quando scadono i termini per le iscrizioni, la sua partecipazione è ancora messa in dubbio. Poi, l'arcano segreto viene svelato. Anche se non ha ottenuto i motori Ford Spec. 8, Senna ha preso il volo Alitalia che parte da San Paolo quando in Italia è quasi notte. Ad Ayrton è bastato sapere che c'è una trattativa in atto tra la McLaren e la Ford per trovare un accordo:


"Sino a poche ore prima la Ford non voleva accettare di discutere per fornire alla McLaren l'ultima versione dei suoi motori. Poi la Casa americana ha ceduto e ha aperto una trattativa che andrà avanti anche con la Benetton, che vanta un contratto in esclusiva per gli 8 cilindri più avanzati" dichiara un portavoce di Ayrton, mentre Briatore risponde scherzando:


"Michael Schumacher non gareggerà qui a San Marino, il nostro pilota ha detto che vuole i motori della Williams di Prost, altrimenti non gareggia".


Senna arriverà il giorno successivo a Fiumicino alle 8:30 ma poi sorgerà il problema sul come trasferirlo all'autodromo il prima possibile.


Una cosa è certa, salterà quasi sicuramente le prove libere, ma farà in tempo a sedersi nella sua McLaren per le prove ufficiali. Intanto, però, il solito giallo creatosi attorno a Senna ha causato un po' di problemi agli organizzatori del Gran Premio. Senza di lui e con una Ferrari che non va, la vendita dei biglietti è scesa a livelli mai raggiunti nella storia di quest'evento. La Ferrari, per l'appunto, ha semplicemente una organizzazione interna da ricostruire da zero. Un Esempio?


Dopo una giornata di intenso lavoro, alle ore 2:00 in piena notte, a Maranello i meccanici hanno messo in moto l'ultima versione di un motore super potente, ma stavolta neppure il grande amore dell'Emilia Romagna per i motori e per il Cavallino li ha aiutati. Gli abitanti del vicinato, indispettiti dal rumore, hanno chiamato i Carabinieri e le prove sono finite immediatamente. Come se non bastasse, la Ferrari ha già eguagliato a Donington il record negativo di 37 gran premi consecutivi senza vittorie, che aveva stabilito nei disastrosi anni '86-'87.


Battere questo record proprio a Imola è la ciliegina sulla torta di un momento veramente buio in quel di Maranello.


Ma torniamo al caso Senna. Giovedì 21 aprile: Ayrton sta giungendo a Roma, quindi Ron Dennis ordina a Jo Ramirez di raccogliere Senna e portarlo a Imola con l'aereo privato del team, raccomandando il messicano:


"O torni con Ayrton in tempo per le prove o non mostrarmi più la tua faccia".


Così, Jo decolla con l'aereo privato in direzione di Fiumicino. Tuttavia, giunto nelle vicinanze il pilota dell'aereo scopre che in questo aeroporto non è permesso atterrare con gli aerei privati, dunque bisogna utilizzare il vicino aerodromo militare, per poi sostare in un hotel limitrofo in attesa dell'arrivo di Ayrton, previsto per la mattina successiva.


Il 22 aprile, di buon'ora, Jo si fa trovare a Fiumicino, dove Ayrton, con ancora l'aereo in movimento, in qualità di Vip viene scortato fuori dall'aeroporto. Ma quando Jo e Ayrton giungono nel parcheggio, il tassista che era stato tenuto fermo apposta non c'è più:


"Dimenticalo, prendiamo un altro taxi" esclama Ayrton, ma Jo ha sul taxi la sua valigetta con i biglietti, i documenti del team, i passaporti, l'agenda, i soldi; ma Ayrton insiste:


"Chi se ne frega della tua valigetta, io devo andare a Imola".


Nonostante una breve attesa, alla fine Ramirez cede alle volontà di Senna, quindi prendono un altro taxi e si recano nel aerodromo militare dove vi era parcheggiato l'aereo privato del team, pronto a decollare.


Le sorprese però non sono finite.


I due viaggiatori, giunti all'aereo e quasi sul punto di decollare, vedono arrivare di corsa il tassista, che trafelato restituisce la valigetta a Ramirez, per la sua gioia e per quella di Ayrton, che dispiaciuto per il comportamento che aveva avuto pochi minuti prima si scusa.


Giunti a Bologna, prendono un elicottero, che era già pronto ad accoglierli per portarli dentro il circuito di Imola, e una volta arrivati, Senna sale a bordo di uno scooter che il team aveva già preparato per permettergli di arrivare, con soli due minuti d'anticipo, ai box, per iniziare le qualifiche.


Anche le qualifiche sono condizionate dalla situazione grottesca che si era appena creata. Infatti, a causa della stanchezza, l'ansia, il nervoso e il jet-lag, dopo pochi giri Ayrton finisce dritto nel terrapieno della Tosa. Ma nonostante questo, si qualifica quarto.


Mentre Senna è impicciato nelle suddette questioni, Alain sta preparando la sua reazione in seguito alle due batoste rimediate in Brasile e in Inghilterra, che lo hanno relegato in seconda posizione in classifica generale a 12 punti dal suo rivale.

La superiorità delle Williams in qualifica va avanti ininterrotta, e continua ad essere alquanto imbarazzante per la concorrenza: Prost e Hill, rispettivamente primo e secondo, ma distanti meno di un decimo tra loro, scavano un solco di quasi due secondi sul terzo in griglia, ovvero Michael Schumacher.


Nella domenica mattina post-warm-up, l’inviato della Rai Ezio Zermiani chiede a Senna perché l’accordo sulla fornitura dei motori Spec. 8, che oramai sembrava fatto, sia a quanto pare saltato. Senna commenta ironico così:


"Ormai non abbiamo bisogno del motore, quello che abbiamo è già abbastanza buono. Quindi va bene così, la macchina va bene, il motore va bene, non c’è nessun problema!".


A quel punto Zermiani si reca da Briatore ad informarlo delle dichiarazioni di Senna, alle quali Flavio reagisce altrettanto ironicamente:


"Ah, non lo vuole più? Beh, non so cosa sia successo ma io son contento che non lo voglia più, abbiamo risolto la telenovela brasiliana. Se anche lui è contento di non averlo, pensate che bella notizia!".


Nel frattempo, proprio il pilota di punta della Benetton, Schumacher, è coinvolto in una storia che ha risvolti grotteschi. Squalificato venerdì sera dalle prove per aver usato, secondo i commissari, gomme irregolari, è stato tranquillamente riammesso in classifica sabato mattina quando gli stessi commissari hanno fatto dietrofront.


Ciò che sorprende è che nessuno protesta per quanto accaduto. Nessuno tranne la Ferrari, che strepitai fa sentire, ma non inoltra nessuna protesta ufficiale alla Federazione.


Come grottesca è la storia che coinvolge Ron Dennis e Jo Ramirez nel retro box: Ramirez prova a convincere l'azienda produttrice di caffè Segafredo a sponsorizzare la McLaren, ponendo il proprio marchio sul muso dell'auto e della tuta di Ayrton, in cambio di 1,5 milioni di dollari, ma Dennis manda tutto a monte con un pranzo che allontana gli investitori. Sbigottito e dispiaciuto per l'accaduto, Jo si scusa con i portavoce dell'azienda.


Durante la stagione 1993, la Williams in pole non è l’unica costante di ogni Gran Premio (l’unica gara dove non figurerà una Williams davanti a tutti sarà solo l’ultima in Adelaide, dove a far registrare il miglior tempo sarà Senna), ce n’è un’altra, di costante, riguardante proprio Prost; nel trittico di sette gare che danno una svolta alla stagione in favore di Alain, e cioè da Imola fino ad Hockenheim, il transalpino sbaglierà la bellezza di sei partenze, azzeccandone giusto una, a Magny-Cours, quando non si trova nemmeno in Pole position. Malgrado ciò, Il Professore riesce a metterci sempre una pezza, sfruttando il suo immenso talento e, ovviamente, il bolide di cui dispone.


A Imola, per l’appunto, su una pista leggermente inumidita da uno scroscio di pioggia arrivato poco prima della partenza, al via Alain pattina vistosamente e viene scavalcato dal compagno di squadra e da Senna, autore di un ottimo scatto. Prost cerca subito di rimediare e comincia a mettere gran pressione a Senna che con la sua McLaren è nettamente più lento mentre, nel frattempo, passati i primi 5 giri il leader della gara, Damon Hill, ha già otto secondi di vantaggio sul duo.


Prost inizialmente non affonda il colpo, ma quando si accorge che la McLaren non ha un’ottima trazione in uscita dalla Tosa, Alain si affianca ad Ayrton e già prima della staccata successiva gli è davanti.


Sorpasso bello ma pressoché inutile, poiché durante le soste per montare pneumatici slick, Senna si riprende prontamente la posizione. Chi ha perso un’enormità, avendo atteso troppo per rientrare, è Damon Hill; di conseguenza il terzetto di testa è ricompattato e pronto a darsi battaglia, in mezzo ad una marea di doppiati che rendono il tutto ancor più difficile per tutti e tre.


Come in precedenza, in uscita dalla Tosa, sia Hill che Senna non godono di un’uscita di curva impeccabile, diversamente da Prost che traziona alla grande e li frega entrambi, riconquistando la leadership che aveva perso in partenza attraverso un gran doppio sorpasso. Anche Senna riesce a passare Hill nello stesso momento, ma ogni sua speranza di dar fastidio al rivale termina al 42° passaggio, quando un problema idraulico lo mette fuori gara; lo stesso vale per Hill, già ritirato al giro 20 per noie ai freni.


La doppia esclusione al vertice consente a Schumacher di scalare sul secondo gradino del podio, una boccata d’ossigeno per lui considerando i due ritiri nelle prime tre gare, mentre a presenziare alla cerimonia del podio salendo sul terzo gradino c’è a sorpresa Martin Brundle con la Ligier, anche lui bravo a capitalizzare il gran numero di ritirati, ben diciotto.


Alain vince e si porta a -2 dalla testa del Mondiale; per lui è la prima di sei vittorie su un totale di sette gare disputate:


"Sono contento. Non tanto per la vittoria in sé, quanto per l'avere dimostrato che anche con la pista bagnata so andare forte. Dopo Donington ho vissuto due settimane pessime, con una gran pressione addosso, bersagliato da critiche pesanti e antipatiche. Adesso credo che il campionato si indirizzerà per me sul binario giusto".


"Credo di essermi meritato questa vittoria. La vettura come tenuta di strada era perfetta, sia sul bagnato sia sulla pista asciutta. Al via ho avuto un problemino con la frizione, ho dovuto frenare per non partire anticipatamente e rischiare di essere penalizzato. Così mi sono trovato terzo. Ho passato una prima volta Senna all'uscita della Tosa al settimo giro. Poi, quando abbiamo cambiato le gomme, sono rientrato nuovamente in terza posizione. Dopo due passaggi ho infilato Ayrton e Hill che si trovava al comando".


"Senna era dietro a Hill e cercava di superarlo. Entrambi hanno allargato la curva e io sono riuscito a tenere la linea ideale e ho potuto affrontare la salita in prima posizione".


Con il primo ritiro stagionale, Senna vede così sfumare il suo già esiguo vantaggio in classifica:


"Ero già contento del secondo posto che potevo conquistare, ma si è guastato l'impianto idraulico delle sospensioni attive. L'olio è uscito dai condotti ed è finito sulle ruote. Sono stato anche fortunato a non avere un incidente. Come avete potuto vedere il motore Renault della Williams era troppo potente per noi. Mi sono battuto come ho potuto".


Due vittorie per Prost, e due per Senna. Tutti pronti per il quinto round


Due settimane dopo, l'8 maggio 1993, a Barcellona, non si ripete la telenovela di Senna riguardante la sua presenza sul circuito, ma la pole, manco a dirlo, la firma sempre lui, il Professore, sempre davanti a Hill. E come ad Imola, il terzo classificato, stavolta Senna e non Schumacher, che invece segue subito dietro, dista due secondi tondi tondi:


"Ragazzi, c'è poco da fare: la Williams è imbattibile. Starò lì, aspettando che succeda qualcosa di strano. Altrimenti sarà solo una questione fra Prost e Hill".

Senna è piuttosto eloquente al termine delle qualifiche.


Il suo pronostico non fa una piega, e Prost deve sporcarsi le mani solo per sbarazzarsi del suo compagno di squadra:


"E' stata dura perché su questa pista ci sono molti salti ed è difficile tenere la vettura nella traiettoria giusta. Ma bisogna ammettere che la Williams-Renault è fantastica: riesci a superare sempre i limiti che pensi di non poter raggiungere. La corsa? Possiamo vincerla, ma prima bisogna percorrere senza problemi tutti i 308 chilometri che ci aspettano per arrivare al traguardo di questo Gran Premio".


Un gara che, dinnanzi a soli 30.000 spettatori, non offre tantissime emozioni.


Alla partenza, invece della solita luce verde si accende curiosamente una luce arancione lampeggiante, che a ogni modo segnala il via delle ostilità. Prost parte male, lasciando Hill libero di andare in testa, ma riuscendo a resistere all’attacco di Senna. Dopo una manciata di giri Alain sorpassa Hill, che tenta invano di rispondere al sorpasso subito, per poi rompere il motore e ritirarsi per la seconda volta di fila, lasciando Prost in completa solitudine fino alla bandiera a scacchi.

Dietro invece, a suon di giri veloci Schumacher si avvicina a Senna, ma proprio sul più bello passa su una chiazza d’olio lasciata dalla vettura di Alex Zanardi, ed è autore di un’escursione che lo allontana irrimediabilmente dal brasiliano, che conserva senza alcun patema il secondo posto.


Ad offrire le uniche emozioni, soprattutto riguardandolo oggi, è il podio: Alain Prost, Ayrton Senna e Michael Schumacher, per la prima ed ultima volta insieme sullo stesso podio, un’immagine da incorniciare e da farci un quadro.


In quel momento storico si parlava di 6 Titoli Mondiali divisi equamente tra Alain e Ayrton, il giovane Kaiser era ancora a zero; a riguardarla adesso se ne contano 'appena' 14.


In breve, sul podio catalano di quella stagione presenzia un’enorme fetta della storia di questo sport. Intanto Prost si è ripreso momentaneamente la testa del Mondiale, a +2 su Ayrton, prima di partire per il Principato di Monaco, dove le circostanze sembrano quelle ideali per interrompere la dittatura instaurata dal brasiliano negli ultimi anni.


"E' stata la gara forse più dura, sul piano fisico della mia carriera. Una pressione enorme".


Commenta Prost dopo la gara.


"Al via il cambio che deve scattare automaticamente si è bloccato in prima e ho dovuto mettere la seconda manualmente. Quindi Hill mi ha messo alla frusta, quando gli ero davanti e dopo quando lui era dietro. Non ci sono ordini di scuderia da rispettare. Siamo liberi. Unica imposizione: non possiamo attaccarci negli ultimi dieci giri per non compromettere il lavoro del team. Chi è in testa in quel momento ci rimane. La mia vettura era perfetta all'inizio. A metà corsa però ha cominciato a saltare come una cavalletta. Insomma mi sono guadagnato questo successo, anche se negli ultimi giri mi sono limitato a controllare: nessuno mi minacciava da vicino. Questa è una vittoria importante perché arriva alla vigilia di Montecarlo, dove credo che i miei rivali potranno darmi battaglia con maggiori possibilità. Comunque non voglio parlare di classifiche, è troppo presto".


Senna, limitati i danni con una seconda posizione, nelle interviste di giornata se la prende con alcuni suoi colleghi, giudicati troppo sconsiderati :


"Di più non potevo fare. Anzi il secondo posto è già migliore di quanto mi aspettavo, perché non avrei mai potuto raggiungere Hill. Nelle prossime gare se non saremo capaci di compiere dei progressi non ci saranno molte chances. Per me è stato terribile in quanto i motori di diverse vetture mi sono esplosi davanti. Avevo la visiera piena d'olio e non vedevo nulla. Ci sono dei piloti, come Zanardi, che sono degli sconsiderati, che non guardano la sicurezza e i regolamenti. I commissari dovrebbero punirli. Rompono tutto e cospargono d'olio la pista, rimanendo in traiettoria, quando ormai è inutile".


A cavallo tra il GP di Spagna e quello di Montecarlo, il 16 maggio 1993, il manager francese Jean Todt, che il 30 giugno lascerà la Peugeot per assumere ufficialmente il giorno dopo la carica di nuovo direttore sportivo della Ferrari, giunge a Maranello per essere presentato dal presidente Montezemolo a tecnici e dirigenti. Subito dopo Todt visita tutti gli uffici, trattenendosi a colloquio singolarmente con i responsabili delle varie sezioni tecniche.


Jean Todt giunge a Maranello con la fama di essere un duro; il suo compito sarà quello di coordinare il lavoro di Barnard, Lombardi e Postlethwaite, e di gestire oculatamente il bilancio della scuderia. Ha praticamente carta bianca, diventerà il vero braccio destro di Montezemolo.


Tre giorni dopo, mercoledì 19 maggio, giunto a Montecarlo Prost deve constatare che piove ancora, quasi come se ci fosse una nuvola fantozziana ad inseguire gli spostamenti del circus. Una situazione che certo non gli fa fare i salti di gioia, visto che un asfalto bagnato, soprattutto su un circuito come quello monegasco, può scombinargli i piani:


"Devo dare la caccia alla pole position. Solo partendo davanti a tutti avrò la possibilità di sfruttare al massimo le doti della mia Williams-Renault. Su questo circuito è sempre stato determinante avere il miglior tempo in prova. Inoltre, una volta, per sorpassare si doveva attendere un errore di chi ti precedeva. E normalmente si trattava di un errore nel cambio delle marce. Adesso, con i cambi semiautomatici, impossibile aspettarsi regali. Quindi diventa più importante la battaglia nelle qualificazioni. Un tempo non badavo molto a queste cose. Ultimamente mi sono allenato a fondo".


Prost dunque è determinato, ma dovrà fare i conti con un Senna altrettanto deciso, lui che qui ha instaurato una vera e propria oligarchia, vincendo le ultime quattro edizioni per un totale di cinque successi.


A dar man forte al proposito di vittoria di Alain è il brutto inizio di weekend per Ayrton, che va a sbattere per ben due volte, durante le prove libere del giovedì alla Sainte Devote, rimediando un pollice dolorante, e successivamente, nelle qualifiche del sabato, questa volta senza subire conseguenze fisiche:


"Me la sono vista proprio brutta. Tre impatti tremendi, potevo rompermi entrambe le gambe. E' andata bene, anche perché la mia vettura è costruita in maniera fantastica. Devo aver toccato l'asfalto con il fondo ed ho perso il controllo, non c'è stato nulla da fare. Così nel pomeriggio non ho voluto forzare: non ero nelle condizioni fisiche e psicologiche migliori, Adesso desidero riposarmi e domani sarà un altro giorno".


Ciononostante, Ayrton porta a casa un’ottima terza posizione in vista della gara, dietro Schumacher e davanti ad un Damon Hill piuttosto in crisi tra le strette stradine monegasche, soprattutto se paragonato al suo caposquadra, che fa sei pole su sei, e continua ad impartirgli lezioni di guida:


"Sono contento della pole, le statistiche dimostrano che partire per primo è una garanzia di vittoria. La mia vettura va forte, però è difficile da guidare e i problemi in un circuito del genere sono sempre in agguato".


E questo nonostante la Williams scopra di aver montato sulle monoposto di Prost e Hill due triangoli delle sospensioni incrinati, dovendoli successivamente sostituirli.


Sarà per l’estremo desiderio di non cadere di nuovo nello stesso errore, sarà per un presunto problema alla frizione lamentato da lui stesso nel dopo-gara, ma sta di fatto che in gara Alain scatta in anticipo rispetto allo spegnimento delle luci, pertanto la direzione gara lo punisce con uno Stop&Go di 10 secondi, scontato al 12° giro.


Al momento di ripartire però, Alain compromette definitivamente la sua gara, facendo spegnere il motore esattamente nel bel mezzo della pit-lane come già fatto a Donington Park; quando riesce a tornare in pista, è ventiduesimo e riesce appena in tempo a non farsi superare anche da Damon Hill.


Ad ogni modo Alain non si dà per vinto, e malgrado la penalità, a fine gara lo troviamo ai piedi del podio, in quarta posizione; una rimonta che acquisisce ulteriore spessore, se si considera la pista dove si gareggiava.


Il nuovo leader è diventato nel frattempo Michael Schumacher, il quale ha anche un bel gap su Senna, che pare possedere il passo gara adatto per insidiarlo. Va tutto alla grande per Michael, finché un problema idraulico causa un principio di incendio sulla sua Benetton, e il tedesco deve forzatamente parcheggiare al Loews per permettere ai commissari di spegnere il fuoco divampante.


Così, senza dover fare nulla di eccezionale, Ayrton si ritrova in testa, e gli basta gestire con tranquillità la leadership fino a fine gara, compito reso ancor più facile dalle difficoltà incontrate per tutto il week-end da Damon Hill, mai a suo agio sul tracciato cittadino di Montecarlo, tanto è vero che Gerhard Berger a bordo della sua Ferrari riesce persino ad insidiarlo, ma eccessivamente gasato dall’opportunità di battagliare con una Williams, l’austriaco esagera e prova a superare il britannico al tornantino, proprio come aveva fatto poco prima sul compagno di squadra Alesi, che aveva superato non senza prendersi qualche rischio.


La Ferrari dell’austriaco in questo caso centra il pieno la Williams col numero zero, che si gira e deve effettuare un paio di manovre in retromarcia per ripartire regolarmente, mentre Gerhard può solo scendere dalla vettura e ritirarsi, cedendo il terzo gradino del podio al suo compagno di squadra; per la Ferrari arriva un bagliore di luce in un’altra stagione mediocre.


Senna vince dunque per la sesta volta a Monaco, la quinta di fila, battendo il record di Graham Hill:


"Montecarlo è sempre stata speciale per me, già dal 1984 con la Toleman-Hart, ma anche in seguito con la Lotus posso vantare dei bei ricordi qui, come quando vinsi nell’87, quella fu la prima vittoria con il motore Honda, e la prima sospensione attiva della storia. Poi abbiamo vinto con il 10 cilindri aspirato, e pure con il 12 cilindri, sempre della Honda. Oggi vinciamo anche con il V8 Ford. Sì, è veramente magica per me, un punto di riferimento per la mia carriera. È sempre stato così ed è cosi anche oggi".


"Io non credo nella fortuna ma credo in Dio".


Prost invece, non si capacita della penalità inflittagli:


"Ho rivisto il videotape della partenza. Sono scattato quando si sono spenti i semafori rossi. Forse ho percorso una decina di centimetri in avanti. E con la coda dell'occhio mi sono accorto che la Benetton di Schumacher si era già mossa. In ogni gara almeno 15 piloti fanno la stessa cosa. Credo di essere stato punito con una severità eccessiva. E' difficile accettare questa decisione dei commissari. E' stato vanificato un duro lavoro svolto nelle prove. Onestamente la stagione è ancora molto lunga e c'è modo di recuperare. Mi preoccupa, invece, il fatto che ogni due gare mi succede qualcosa di strano, un intoppo."


Tre pari. 42 punti a 37 in favore di Senna: signori e signore, abbiamo un Mondiale. Almeno per ora.


Davide Scotto di Vetta

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