#1984 Alain&Ayrton: Alain è secondo per solo mezzo punto, Ayrton stupisce con la Toleman

Aggiornato il: mag 19



La stagione 1984 prosegue sul continente americano, con una tournée di tre Gran Premi tra Canada (a Montreal) e Stati Uniti (Detroit e Dallas), disputate nel giro di quattro settimane in piena estate, tra giugno e luglio.

Periodo di vacanze per molti lavoratori, che finalmente grazie alle tanto agogniate ferie possono godersi un po' di riposo.


Ferie, ingiustificate però, anche per la McLaren, che per tre GP di fila lascia la vittoria ai suoi inseguitori, che per un attimo quasi sperano di potersi reinserire nella lotta al titolo.


Il week-end canadese comincia sotto il segno di Prost, che conclude in testa alla classifica le prove libere, abbassando di un secondo il record del circuito. Il suo tempo, sul minuto e ventisei secondi basso, a suo dire potrebbe addirittura scendere sotto il minuto e venticinque secondi.


Il venerdì è caratterizzato anche dalla disavventura di cui si rende protagonista il ferrarista Michele Alboreto, il quale fa a pugni con un giornalista italiano che giorni prima aveva criticato la sua residenza a Montecarlo, un sotterfugio per evadere il fisco secondo quanto scritto dal giornalista. Alboreto lo intimidisce a parole e poi lo spintona, l’altro non ci sta e gli sferra un pugno. I due cominciano ad azzuffarsi prima che arrivino Mauro Forghieri e Marco Piccinini a dividerli.


Alboreto riceve anche delle scuse, ma si rifiuta di accettarle.


Durante le qualifiche, come previsto da Prost, si scende sull’1:25.442, ma non è il pilota McLaren a far registrare questo super-crono. No, Alain rimane sull’1.26.198, inoltre alla fine della sessione rompe il motore cospargendo la pista di olio, e così facendo nessuno può migliorare il proprio tempo nelle fasi conclusive.


È il redivivo Nelson Piquet a conquistare la pole position, rifilando sette decimi al leader del Mondiale. La Brabham si è presentata in Nord America con numerose novità per ovviare al preoccupante zero che persiste in entrambe le classifiche generali. Su tutte, spicca una turbina più piccola.


Anche in gara non c’è verso di contrastare il Campione in carica, che non solo torna alla vittoria, ma guadagna anche i primi punti, muovendo finalmente la sua desolante classifica. L’unico problema della corsa glielo causa la vettura stessa, nella fattispecie il radiatore dell’olio posto all’interno del musetto, il quale, riscaldatosi in maniera anomala, ha fatto salire irrimediabilmente alle stelle la temperatura dell’intera macchina. Piquet è riuscito a resistere alla grande, ma durante le interviste si presenta col piede destro immerso in una bacinella colma di ghiaccio.



Le ustioni riportate quasi mettono a rischio la sua partecipazione al GP successivo a Detroit.


Secondo si piazza Lauda, in rimonta dall’ottavo posto ottenuto in qualifica, mentre Prost limita i danni ed è terzo, dopo aver sofferto per tutta la gara di surriscaldamento dei freni e di un motore che sembrava sul punto di lasciarlo a piedi da un momento all’altro.

Tutto sommato per Alain è già un miracolo essere arrivato al traguardo, averlo fatto da terzo classificato rende i due punti persi su Lauda meno amari.


Piquet vince anche sul circuito di Detroit la settimana successiva, e si ritrova già quarto in classifica, riaccendendo una flebile speranza iridata. Le McLaren infatti faticano terribilmente sul tracciato statunitense: Lauda inizia il fine settimana al centro di numerosi voci che lo vedono lasciare la McLaren a fine anno per accasarsi in Renault al posto di Derek Warwick, o per un romantico ritorno in Ferrari. Solo successivamente il britannico viene confermato alla guida del team francese, cosi come Arnoux e Alboreto in Rosso.

In pista l’austriaco rimane anonimo tutto il tempo, appena decimo in qualifica a due secondi e mezzo dal poleman Piquet, e ritirato di domenica per guai all’impianto elettrico. Ringrazia Prost, che litiga con le Michelin in gara, fermandosi per ben due volte, ed è solo quinto al traguardo. Tuttavia, con Lauda rimasto a secco, anche stavolta non può certo lamentarsi.


È però preoccupante la sua situazione con le Michelin, poiché Piquet, con lo stesso compound morbido non ha avuto nessun tipo di problema, ed è andato a vincere in solitaria con la vettura di riserva (la prima era stata danneggiata irrimediabilmente durante un incidente alla partenza, poi con l’interruzione necessaria per rimuovere le numerose vetture danneggiate, ha potuto schierarsi nuovamente col muletto). Ad impensierito relativamente nel finale c'è il giovane Martin Brundle su Tyrrell, secondo al traguardo.

Proprio a Detroit esplode il caso Tyrrell, che un mese dopo porta alla decisione da parte della Federazione di squalificare il team dal Mondiale, cosa mai avvenuta fino ad allora. Le due vetture del team gestite da Ken corrono sub judice (anche se avessero concluso a punti, non gli sarebbero stati assegnati, ndr) anche le gare successive fino a Zandvoort, prima dell’estromissione definitiva. Tale decisione, e quella successiva del 9 ottobre 1984 di modificare le classifiche delle gare escludendo la Tyrrell, porta così Prost in quarta posizione, e sul podio de Angelis su Lotus e Teo Fabi sull’altra Brabham.


E se Brundle riesce a farsi notare con ottimi risultati, poi resi vani, cosa sta facendo il suo acerrimo rivale in Formula 3, già a podio a Monaco tra le mille polemiche per la sospensione contestata della gara?


Beh, Senna a dire il vero non se la passa benissimo dopo il quasi successo tra le stradine monegasche.

La Toleman non si sta rivelando una macchina poi così pessima, quantomeno tra le sue mani. Il confronto con Cecotto, suo compagno di squadra, per ora è impietoso; Ayrton continua a stargli agevolmente davanti.

Alla fine del Gran Premio del Canada concluso a ridosso della zona punti però, Senna si sente male, colto dalla disidratazione, e viene trasportato d’urgenza in infermeria dove rimane alcune ore a riposo. Dopo lo svenimento in Sudafrica, ancora una volta il paulista patisce l’enorme sforzo fisico richiesto dalla Formula Uno.



A Detroit invece, paga a caro prezzo il suo stile di guida aggressivo. Nella prima sessione di qualifica va a sbattere violentemente contro le barriere ad una velocità di 260 chilometri orari, e per fortuna ne esce senza nessun osso rotto. Il giorno dopo non ne risente minimamente, ed è settimo nel computo totale dei tempi.

Di certo le condizioni in cui imperversa l’intero autodromo non aiutano i piloti nella ricerca del limite: poche vie di fuga, tombini sporgenti, asfalto pessimo, e addirittura si possono scorgere le rotaie di un treno. A peggiorare il tutto la pioggia che cade la notte tra sabato e domenica, che rende la pista anche scivolosa.


Gli incidenti dunque sono tantissimi, e Ayrton è solo uno dei tanti ad commettere errori. In gara però incappa di nuovo in un incidente, stavolta alla prima curva, e distrugge per la seconda volta in tre giorni la macchina.



Qualcuno gli imputa troppa aggressività, ma d’altronde si parla pur sempre di un rookie, e gli errori di foga di chi vuole strafare per mettersi in mostra talvolta sono ben accetti.

Anche perché Senna è già nel pieno delle contrattazioni che lo porteranno in Lotus, per rimpiazzare Nigel Mansell.

Ai primi di luglio si chiude la breve tournée americana nell’inferno di Dallas.


Il caldo paradossalmente è la preoccupazione minima per il week-end, poiché a tenere banco sono altre questioni che mettono a rischio il regolare svolgimento del Gran Premio.


La prima questione viene portata avanti dagli organizzatori texani, capeggiati da Don Walker, contro la FISA e la FOCA, in merito agli effettivi poteri decisionali delle parti. Le prove libere vengono ritardate di due ore, Ecclestone risolve la diatriba minacciando di disertare l’intero Gran Premio, con l’appoggio di tutti i team.

Un altro tema scottante riguarda il tracciato: se quello di Detroit era in pessimo stato, il Fair Park di Dallas è un vero e proprio disastro. Le libere vengono ritardate non solo per le discussioni politiche, ma anche per saldare vari tombini, o sistemare numerose vie di fuga. I piloti sono chiari, il tracciato non è al livello di una competizione di Formula Uno. Elio de Angelis è il più duro, dichiarando di sentirsi ridicolo a correre su questo circuito, e aggiunge:


"Siamo veramente come delle belve esibite in un circo".

Il circuito cittadino è frutto di un investimento lampo dell’agente immobiliare Don Walker e del presidente di un’azienda di costruzioni Larry Waldrop. La costruzione del tracciato attorno ad uno stadio di football, un acquario, laghetti e grandi palazzi, era iniziata a febbraio per poi terminare nel giro di pochi mesi. A prescindere dal cospicuo investimento, pare evidente che le cose siano state fatte in maniera un po' troppo affrettata. Inoltre, si tratta di un tracciato neppure omologato con un test di gare internazionali. La cosa suscita numerose critiche verso la FISA, che aveva già chiuso un occhio in passato con altre gare negli USA, come Long Beach e Detroit stessa.

Ma si sa, purtroppo in certi casi l’interesse economico prevale su tutto.


In terzo luogo c’è il già citato caldo.


Durante l’intero fine settimana non si scende mai sotto i 35°C, e l’asfalto inizia in alcuni punti persino a sgretolarsi per l’eccessivo calore, non reggendo una temperatura di oltre 60°C.

Durante le qualifiche ne fanno le spese Brundle e Lauda: il primo si frattura una caviglia, il secondo esce malconcio con solo un polpaccio dolorante. Sia la Tyrrell che la McLaren però sono distrutte.


I piloti minacciano di non correre, ma sia i team che gli sponsor fanno mancare il loro appoggio.


L’interesse economico.


Sullo spigoloso tracciato statunitense si destreggiano bene i motorizzati Renault: le due Lotus, capitanate da Mansell che ottiene la prima pole in carriera, monopolizzano la prima fila, con Warwick ad inseguire, terzo. Senna è sesto, tra le due McLaren. Dopo i problemi avuti in Sudafrica e in Canada, le condizioni dure causate dal caldo potrebbero rivelarsi un problema per Senna, che però nel frattempo sta continuando a lavorare duramente sulla sua tenuta fisica.

Torna nell’anonimato la Brabham, con Piquet e Corrado Fabi (sostituto del fratello Teo impegnato nel campionato nordamericano) a centro gruppo. Inoltre, il brasiliano si rifiuta di scendere in pista nell’ultimo quarto d’ora della qualifica, poiché era fisicamente impossibile secondo lui continuare a correre, con la bellezza di 40 gradi all’ombra!


I piloti proseguono la loro battaglia in maniera quasi unanime. Arnoux sostiene che:


"Dallas e Detroit hanno battuto il record di mediocrità".

Prost invece si dice pentito di trovarsi lì, e incita tutti a protestare e a ribellarsi alla situazione. Jacques Laffite non si perde in lunghi discorsi, ma dimostra di essere della stessa idea esclamando:

"Troppo caldo, circuito troppo lungo, pieno di dossi, sporco, una vera merda".

Sono in pochi a schierarsi a favore del tracciato. Tra questi vi è Warwick, che lo definisce piacevole, e Fabi, il quale si dispiace solo di non avere l’aria condizionata.


Ecclestone si mostra magnanimo, e riduce di 10 giri la distanza totale della gara, che inizia alle 11:00 di mattina allo scopo di evitare l’insopportabile caldo pomeridiano. Inoltre, a solo un'ora dall'inizio della gara, si cerca di stendere un ulteriore strato di asfalto.


Nonostante tutto la gara si rivela spettacolare ed incerta, e alla fine delle ostilità a spuntarla è a sorpresa Keke Rosberg, che regala così il primo successo all’accoppiata Williams-Honda, fino a quel punto una delle delusioni più grandi della stagione. Una prestazione magistrale quella del finlandese, protagonista nella prima parte di gara di un’eccitante battaglia per la prima posizione con Mansell e Prost.


E' curioso ciò che succede all'ultimo giro della gara: infatti, Keke, osservato da Lauda, Prost, Bousten, Cheever, Patrese, Surer e Alboreto, tutti seduti sul muretto con le tute arrotolate e il busto scoperto, dall'abitacolo della sua Williams con la mano fa loro il segno di chi si masturba.



Proprio Alain nella seconda fase era riuscito a conquistare la leadership, ma quando sembra lanciato verso un successo garantito e fondamentale in vista del Mondiale, tocca un muro di cemento e rompe la sospensione anteriore destra. Alain percorre un paio di curve ad una velocità lenta, per poi parcheggiare dietro la Ferrari, anch'essa fuori dai giochi di Alboreto. La causa del ritiro è la stessa sia per il transalpino sia per il milanese, oltre che per Niki Lauda, ancora una volta anonimo in gara e stavolta non più immune da pecche.


Un regalo da parte di Alain, questo è vero, ma Rosberg il successo se lo merita tutto, se non altro per il semplice fatto di non aver commesso nessun errore malgrado un caldo atroce.


Il poleman Mansell invece fa in modo che il Gran Premio di Dallas venga trasmesso ai posteri, regalando un’immagine di sé alla fine della gara che lo trasforma in un gladiatore irriducibile.


A poche centinaia di metri dal traguardo, il cambio della Lotus si guasta mentre il britannico si trova in quinta posizione. Mansell non si dà per vinto, scende dalla vettura e comincia a spingerla con tutte le sue forze per poter tagliare il traguardo, ma il calore insopportabile gli fa perdere i sensi.


Nigel si risveglia poco dopo, ma per ragioni precauzionali viene portato al centro medico. Conclude ad ogni modo sesto, dietro Piercarlo Ghinzani che regala una gioia incommensurabile alla piccola Osella-Alfa Romeo.

Mansell viene poi punito con un anno di squalifica dalle corse con condizionale. Può dunque continuare tranquillamente a gareggiare.


Una gara che poteva vederlo lì davanti a lottare coi grandi, si trasforma in un’inutile traversata nel deserto per Senna. Quarto dopo la partenza, Ayrton si lascia ingolosire dalla possibilità di attaccare il terzo posto in quel momento occupato da Warwick, esagera di nuovo e sbatte contro le barriere, andando poi in testacoda. Gara compromessa e finta al quarantasettesimo giro per la rottura del semi-asse:


"Non è colpa mia, si è spostato il muro!".


Così si giustifica Ayrton, tornato ai box. E poiché l'insistenza è tanta, solo qualche ora più tardi si scopre che Ayrton ha ragione, dato che Pat Symonds, recatosi sul luogo, scopre che il muro si era veramente spostato di qualche millimetro durante la gara.

Alain invece sciupa una grossa occasione per ipotecare il titolo, può consolarlo a malapena il fatto che anche Lauda abbia fatto la stessa fine. Almeno però, la McLaren è parsa nuovamente la più veloce in pista.


Intanto Elio de Angelis, grazie alla sua costanza nei risultati, supera Lauda in classifica generale, con 26 punti all’attivo contro i 24 dell’austriaco. Alain, malgrado il periodo di appanno, è saldamente in testa a 34 punti e mezzo.


A Brands Hatch, il 22 luglio 1984, il team di Woking rientra dalle ferie e spegne ogni remoto sogno di gloria dei rivali.


Prima del week-end inglese, il 15 luglio 1984, Senna decide di partecipare alla 1000 km del campionato mondiale Prototipi sul circuito di Nurburgring, dove si terrà ad ottobre il Gran Premio d’Europa. Non essendo previsto alcun test su quella pista con vetture di Formula 1, Ayrton riesce a partecipare tramite l’aiuto del suo manager, Domingo Piedade, a questa competizione, con lo scopo di conoscere meglio il tracciato tedesco. Non chiede soldi, e tanto meno ne offre.


Alla guida della Porsche 956 Gruppo C Senna gira immediatamente sui tempi dei migliori, che quel tipo di macchine le guidano costantemente, ad un certo punto detiene anche il giro più veloce, poi un problema elettrico sulla vettura lo relega ottavo.


Il giorno dopo, Reinhold Joest, colui che gli aveva fornito il sedile, legge il rapporto sulla macchina inviatogli da Senna, e ne rimane scioccato. La precisione e la completezza con cui Ayrton descrive pregi e difetti della vettura sono straordinari. Joest si mette subito in contatto con Piedade per cercare di sapere di più su quel brasiliano, e farlo correre nel campionato Prototipi ed in quello americano. Ma Domingo Piedade gli fa capire chiaramente che nella mente di Senna non c’è spazio per i Prototipi.


Lui vuole solo la Formula Uno.

La stagione del brasiliano ha altri due acuti, a Brands Hatch e a Estoril, l’ultima gara del campionato, cogliendo in entrambe le occasioni il terzo posto.


In Inghilterra va forte a partire dalle prove libere, dove piazza il miglior tempo. Non si lascia intimidire dal brutto incidente che coinvolge il compagno Johnny Cecotto, il quale ha riportato sette fratture alle gambe. Anzi, a dimostrare che i rapporti tra i due tra l’altro non siano idilliaci lo dimostra il fatto che Ayrton, insieme a Hawkbridge, è l’unico a non recarsi all’ospedale a fargli visita.


In qualifica ottiene un promettente settimo tempo, che viene però messo in ombra dall’accesa lite con Arnoux subito dopo la fine del secondo turno di qualifica.


Ayrton si reca furioso nel box Ferrari per rimproverare in toni poco pacati Renè Arnoux, reo di averlo rallentato durante il suo ultimo giro, non consentendogli di migliorare il tempo. Senna spintona il francese, che non sta a guardare e fa lo stesso. Volano parole grosse in italiano, l’unica lingua che sanno parlare entrambi, prima che Senna venga allontanato:

"Può anche darsi che io gli abbia provocato dei problemi. Non mi ero accorto che arrivava ma comunque non l’ho fatto apposta. Lui però non può venire a protestare in casa mia, può anche protestare garbatamente".

Dice Arnoux commentando d'accaduto. Senna dimostra di dover migliorare sia in pista, dopo i recenti botti presi negli States, che nel rapportarsi coi suoi colleghi. Intanto però, sul veloce circuito inglese conquista il suo secondo podio in carriera, stavolta senza l’amaro in bocca che gli aveva lasciato quello a Montecarlo:


"È stato fantastico. Per me si tratta quasi di una vittoria. Su questa pista ho ottenuto tanti successi anche nelle categorie minori".



Due settimane dopo, a Hockenheim, in gara Ayrton è vittima di un terribile incidente alla Ostkurve. Al quinto giro, a oltre 260 km/h, a causa di anomale vibrazioni l'alettone anteriore della Toleman del pilota brasiliano cede di schianto. Ayrton non può far altro che attendere che la vettura si fermi, prima di scendere dall'auto.


Il brasiliano però continua a commettere qualche errore anche fuori dal tracciato, e non si parla solo del litigio con Arnoux.

Le trattative inoltrate con Peter Warr per il suo passaggio in Lotus arrivano ad una conclusione positiva verso i primi giorni di agosto, dopo il GP di Germania. È tutto fatto, per il 1985 Senna sarà il nuovo compagno di squadra di Elio de Angelis, con Nigel Mansell diretto in Williams. Per il team inglese due piccioni con una fava: da un lato dividono due piloti che erano in rotta totale, de Angelis e Mansell, dall’altro prendono uno dei giovani più promettenti del momento.


La cosa rimane segreta fino al 24 agosto 1984.

Poiché Warr ha fretta di portare o trattenere sponsor in casa, in particolare John Player Special, così, senza che Senna sappia nulla, emette il comunicato ufficiale che ufficializza l’ingaggio del pilota brasiliano; tuttavia, il contratto con la Toleman prevede che Senna possa svincolarsi dal team solo dopo aver pagato la clausola del buy-out, cosa che il pilota brasiliano non ha fatto.


Alex Hawkbridge è furibondo, anche perché anche lui, come Warr, è alla ricerca disperata di sponsor, e l’attrazione principale da lui utilizzata è proprio Senna.


Già ad inizio campionato, quando Ayrton si cucì sulla tuta sponsor propri senza il permesso del team, Hawkbridge reagì col pugno di ferro. Anche in questo caso non fa sconti, e a Monza lascia Senna a casa, nonostante il pilota brasiliano abbia nel frattempo pagato la clausola del buy-out prima che il week-end di gara inizi. Al suo posto corre lo svedese Johansson, che per la cronaca conclude la gara in quarta posizione, fatto che irrita ancor di più Senna.


Ma grazie all’intermediazione del Presidente FOCA, Bernie Ecclestone, le due parti si riavvicinano e Senna riprende il suo posto fino alla fine dell’anno. Tra qualche altro incidente e il podio in Portogallo, si conclude la sua avventura in Toleman, con all’attivo tre podi, e 13 punti totali, validi per il nono posto in classifica piloti.


Dichiarerà a riguardo Ayrton:

"Il problema è che quando decisi di fare parte della squadra avevo molta fiducia del management, ma poche nelle possibilità della squadra stessa. Nel giro di sei mesi mi sono ritrovato ad avere totale fiducia nelle possibilità tecniche della squadra, ma seri dubbi sul management".


Non si saranno lasciati con due pacche sulle spalle, ma quella che fino all’anno prima era la cenerentola del Mondiale, con Ayrton al volante ha conquistato i suoi unici podi durante la permanenza in Formula Uno, che per la Toleman giunge al termine alla fine del 1985, una stagione passata di nuovo nelle retrovie con nessun punto conquistato.


Senna, per la Toleman, ha dunque rappresentato sia l’ascesa che la caduta.

Tornando ai discorsi iridati, dopo Dallas, mancano sette GP al termine del campionato. L’obiettivo per Lauda, ma anche per chi come de Angelis o Arnoux che ci sperano ancora, è fermare Prost, il quale indipendentemente dal ritiro nell’ultima gara, viaggia spedito verso il titolo Mondiale.


Come già anticipato, l’egemonia del team di Ron Dennis nella seconda parte dell’anno diventa imbarazzante, tanto che il duo Prost-Lauda si aggiudica tutte le gare: quattro ne vince Alain, tre Lauda.


La prima tappa della volata finale si svolge a Brands-Hatch, tracciato storico nonché bellissimo, e che a differenza di quelli appena visitati negli Stati Uniti, garantisce spettacolo e soprattutto sicurezza.


In Inghilterra, il vantaggio di Prost viene pesantemente decurtato.


Prima che il week-end abbia inizio la FISA rende nota la decisione che per il 1985 il limite di benzina da poter imbarcare rimarrà lo stesso, e non si scenderà ai proibitivi 195 litri.

La gara, divisa in due manche a causa dell’incidente di cui rimane vittima Jonathan Palmer con la RAM che danneggia le barriere di protezione, viene vinta un po' a sorpresa da Lauda.


Sembrava infatti fin dalle prime battute un sicuro testa a testa tra il poleman Piquet e Prost, i due però uno dopo l’altro sono usciti fuori di scena e hanno lasciato la strada spianata all’austriaco.



Alain soffre di problemi al cambio, perde l’uso della terza marcia, subito dopo anche della quarta e della quinta e mentre era agevolmente al comando deve tornare ai box e lasciare a malincuore, per usare un eufemismo, la leadership della corsa a Lauda.


Piquet invece, al volante della BT53 tornata sui suoi passi dopo che le varie novità tecniche non avevano dato i risvolti sperati, soffre di anomalie al turbo. Il brasiliano riesce a gestirlo, ma conclude comunque fuori dalla zona punti.


Nel dopo gara ci sono stati d’animo logicamente contrastanti per i due rivali al titolo:


"È colpa di Ecclestone, ormai ferma tutte le gare quando Piquet è in difficoltà. Io purtroppo ho avuto dei problemi. Spero che non accada più".


Commenta Prost riguardo all’interruzione della gara giudicata necessaria per risistemare le barriere dopo l'incidente di Jonathan Palmer alla Clearways, avvenuta mentre aveva appena scavalcato Piquet. Più lucido, invece, Lauda commenta:


"L’interruzione è stata giusta. Prost ritirato? Peggio per lui, meglio per me".

Abbastanza facile intravedere la gioia di uno, Lauda, e la frustrazione dell’altro, Prost, che ha perso nove punti in una sola gara e ora ha appena mezzo punto di vantaggio sul compagno di squadra.

Nel frattempo è abbastanza nera la situazione in casa Ferrari: Alboreto è in caduta libera, Arnoux è reduce dal fantastico secondo posto in rimonta dall’ultimo posto a Dallas, ma a Brands Hatch si mostra al quanto frustrato per le cattive acque in cui naviga la sua squadra,e durante un duello con de Cesaris perde le staffe e lo butta fuori di proposito.


Sebbene i due piloti siano stati confermati, continuano ad aumentare le voci di un ritorno di Lauda, che però viene fortemente accostato anche alla Renault, vogliosa di dare un nuovo scossone interno ingaggiando il pilota più esperto della griglia. Le indiscrezioni nascono dal fatto che Ron Dennis si sia convinto a mettere Prost al centro del progetto del team, e dunque non sia intenzionato a pagare anche per la stagione successiva l’oneroso ingaggio di Lauda, per il quale c’è un nuovo contratto, ma con stipendio dimezzato. Cosa che Niki non gradisce per niente.


Il gelido silenzio instauratosi fra Lauda e Dennis inizia a pungere i nervi del pilota austriaco, che ad un certo punto cerca di arrivare ad un chiarimento, invitando Ron e la sua amica Liza a Ibiza, per poter discutere con calma.


Qui, a bordo del motoscafo di Niki, i due iniziano a parlare della situazione in atto. Ron precisa subito di provare un sentimento di odio e amore nei confronti di Niki, a causa del quasi ricatto con il quale aveva ottenuto un contratto molto oneroso per il biennio 1983-1984, guadagnando il doppio rispetto a qualsiasi altro pilota:


"Quando qualcuno paga a una persona cifre così folli ha il diritto di pretendere un po' di amicizia".


Esclama Ron all'indirizzo di Niki, accusandolo perfino di egocentrismo. I due continuano la discussione, lanciandosi contro numerose accuse, fino a che Dennis conclude esclamando che il lunedì seguente avrebbe invitato Senna nel suo ufficio per offrirgli un contratto per due o tre anni. Lauda ovviamente risponde di fare ciò che gli pare e gli augura buona fortuna.


Così, il pilota austriaco contatta Gérard Larrousse, direttore corse della Renault, accennandogli la possibilità di aprire una collaborazione.


In un secondo tempo, Larrousse chiama Lauda, trovando un accordo a grandi linee e fissando un appuntamento a Parigi. E' curioso il fatto che, in questa occasione, Larrousse spreca circa dieci minuti della telefonata per stabilire se dovesse o meno inviare un elicottero a Le Bourget.


Tuttavia, Larrousse assicura a Lauda che l'incontro sarebbe rimasto segreto e che nessun'altro ne sarebbe stato al corrente.


Così, Lauda vola a Parigi e i due discutono per ore, fino al trovare un punto d'accordo relativo alle pretese economiche del pilota austriaco.

Ma quando il contratto è pronto per la firma, Larrousse annuncia a Lauda che il contratto sarebbe stato siglato in presenza del presidente della Renault. Ciò che dunque sembra normale prassi si trasforma invece nella fine delle trattative, poiché il presidente della Renault informa Larrousse che il contratto non poteva essere sottoscritto quel giorno: era sopravvenuto un contrattempo e bisognava aspettare ancora due settimane.


Lauda rimane comunque con la certezza che il team principal del team francese lo avrebbe telefonato quando tutto sarebbe stato pronto.


Un'ora dopo, quando Lauda è già tornato a Ibiza, Ron Dennis chiama il pilota austriaco al telefono e gli chiede:


"Dove sei stato oggi, a Parigi?"


Lauda risponde affermativamente, seppur perplesso.


"È bello da parte tua ammetterlo", ribatte Dennis, che in seguito gli parla dei particolari del contratto.

Inizia con queste premesse il Gran Premio di Germania sul veloce circuito di Hockenheim.


Alain intanto si mostra cattivo in pista come raramente lo si vede, lui sempre improntato a guidare con estrema dolcezza la vettura, e ottiene una super-pole davanti alla Lotus di de Angelis. Lauda prova a tenere il ritmo di qualifica del francese, ma semplicemente non ha la stessa velocità: che Il Professore sia più veloce di lui è un dato di fatto. Il bi-campione del Mondo è appena settimo, dopo aver compiuto un testacoda nel suo ultimo giro buono.


Per la domenica Lauda chiede di montare sulla sua vettura un alettone più piccolo, al fine di ridurre la resistenza aerodinamica e facilitare così i sorpassi. La sua idea non funziona proprio come lui voleva, poiché un pesante sovrasterzo lo condiziona a lungo.


Prima della partenza Prost accusa problemi alla pompa dell’olio, e opta per il muletto. Ciò non lo ferma nella sua corsa verso il successo, il quarto stagionale, facilitato anche dal ritiro, tanto per cambiare, di Piquet, l’unico in grado di poterlo contrastare:


"Voi [rivolgendosi ai giornalisti] scrivete sempre che Lauda è un computer, e nessuno può smentirlo. Ma avete anche visto che quando abbiamo macchine uguali non riesce a raggiungermi".

Alain è raggiante dopo la vittoria; sta dimostrando gara dopo gara di essere più rapido del suo rivale.


Con tale premessa, il risultato finale del Mondiale dovrebbe sembrare scontato.



Lauda però capitalizza al meglio ogni situazione, e anche in una giornata per lui complicata, completa la doppietta McLaren grazie al secondo posto. Niki giustifica la sua inferiorità sulla velocità pura con la poca conoscenza che dispone dei motori Turbo rispetto a Prost, che invece li ha già lungamente provati a suo tempo con Renault.


Detto ciò, si dice comunque convinto che i suoi due titoli Mondiali faranno la differenza.


Sembra quasi una profezia questa in vista del Gran Premio d’Austria di due settimane dopo, il 19 agosto 1984, che dà ragione al pilota di casa sul fatto che due titoli conquistati e tanta esperienza possano fare una differenza enorme tra lui e Alain.


Durante l'estate prosegue il colloquio tra Lauda e la Renault. Larrousse richiama Lauda, confermando che il contratto è stato approvato: la direzione ha dato il proprio assenso e si può quindi firmare. Ma irritato per la precedente indiscrezione, Lauda risponde che l'accordo è valido e ne dà parola, ma avrebbe firmato ufficialmente solo alla conclusione del Campionato Mondiale, poiché teme che se avesse agito diversamente Ron Dennis avrebbe fatto in modo che Prost venisse favorito nella lotta al titolo.

Larrousse comprende la situazione e si accontenta di un accordo verbale. Questa volta la segretezza funziona, anche se sui giornali francesi l'argomento viene costantemente tenuto in caldo e Dennis tenta ancora di convincere Lauda a firmare un contratto dimezzato.

Infatti, due ore prima della partenza del Gran Premio d'Austria, Dennis ribatte a Lauda: "Mezza tariffa o io mi prendo Keke Rosberg".

Lauda gli risponde:

"E va bene, prenditi Keke e tante grazie per avermi disturbato quasi all'inizio di una corsa decisiva con simili discorsi. Dopotutto si tratta solo di un titolo mondiale".

Contemporaneamente alle dure proteste dei tifosi Ferrari perdurate tutto il week-end, arricchite da cori e da striscioni del tipo 'cavallino di legno' e 'Forghieri stai a casa', Nelson Piquet fa sua un’altra qualifica, e come già accaduto altre quattro volte in stagione, Prost completa insieme a lui la prima fila. Le Ferrari rinvigoriscono i fischi provenienti dagli spalti dopo un dodicesimo ed un quindicesimo posto ottenuto sulla griglia di partenza. De Angelis è terzo davanti a Lauda, ma sia l’italiano che il brasiliano della Brabham non si fanno illusioni: sanno che a meno di problemi tecnici, le due McLaren faranno una corsa a parte.

Eppure l’irreprensibile Piquet si rivela in grado per buona parte di gara di tenere a bada Prost, che nel corso del suo inseguimento al primo posto perde l’uso della quarta marcia.

Quando è da poco trascorsa metà gara, Elio de Angelis abbandona la gara per la rottura del motore, che lascia una chiazza d’olio sulla pista, precisamente all’ultima curva. Per l’italiano è il secondo ritiro di fila, lui che era sempre arrivato al traguardo nelle prime dieci gare, una costanza che lo aveva momentaneamente posto nel ruolo di terzo incomodo per il Mondiale.


Arrivato a percorrere l’ultima curva, Piquet rallenta allo scorgere delle bandiere gialle e rosse che segnalano pista scivolosa, sbanda leggermente ma tiene il controllo della Brabham. Prost, a meno di un secondo di distanza, non riesce a fare lo stesso, sfavorito anche dal fatto di non avere più l’utilizzo della quarta, e perciò, dovendo gestire in maniera diversa la trasmissione, in percorrenza dell’ultima curva teneva una sola mano sul volante.

Alain perde il controllo della McLaren e va a muro.

Un errore pesantissimo, che il francese giustifica sostenendo che i commissari non avevano esposto le bandiere che segnalavano il pericolo imminente, aggiungendo che l’aver perso la quarta marcia di certo non lo ha aiutato.

Piquet però lo smentisce e non perdona 'l’errore incredibile', a suo dire, del pilota McLaren, asserendo che le bandiere erano ben visibili, e che per tale motivo lui ha rallentato giusto in tempo. Poi si lascia ad andare ad una leggera presa in giro con un pizzico di cattiveria nei confronti di Prost:

"Ah, aveva perso la quarta? Ma no! Ha perso anche la prima, la seconda, la terza, la quinta, la gara e il campionato! Quest’anno ha perso la testa prima dell’anno scorso".

Ogni riferimento a Zandvoort 1983 è puramente casuale…

Piquet arriva ad ogni modo secondo al traguardo, poiché ad acciuffare la vittoria è Lauda, rimasto fino al momento dell’incidente di Prost in disparte, leggermente staccato dal duetto di testa, nonostante la discussione con Dennis prima dell'inizio della gara. Dopodiché ha raggiunto la Brabham e l’ha sopravanzata sul rettilineo.

Prima vittoria sul circuito di casa, festeggiata sul podio insieme all’amico Piquet e a Michele Alboreto, il quale sfrutta i tanti ritiri e si innalza sul podio, facendo così tacere almeno per quel giorno i tanti tifosi della Ferrari scontenti.

L’idolo di casa diventa il nuovo leader della classifica, con 48 punti, mentre Prost, rimasto fermo a 43,5, adesso deve inseguire. Lauda è ora il favorito a tutti gli effetti, che sarà meno veloce, ma come ha già fatto vedere negli anni passati, non sbaglia praticamente mai.

Prost al contrario, viene bersagliato dalla stampa (e anche dai piloti nel caso di Piquet), che lo giudicano troppo fragile mentalmente.

Alain se la prende con la sfortuna, parla dei tre motori rotti soltanto durante il week-end austriaco, e del cambio difettoso in gara. E infine scarica la pressione sul compagno di box, dichiarando:

"Ora sarà Niki a prendersi tutte le responsabilità e le pressioni di chi è il primo candidato al Titolo".

La leadership acquisita mette in crisi anche Ron Dennis: come può pensare di ridurre l’ingaggio al pilota che è in testa al mondiale e conseguenzialmente anche il favorito numero uno ad aggiudicarselo?

A Zandvoort quindi, Alain è chiamato ad una vera prova del nove: sul circuito dove l’anno prima perse di fatto il titolo a causa di un suo errore di valutazione, e dopo averne commesso un altro la settimana precedente a Zeltweg, il francese ha l’obbligo di dimostrare che non ha nessuna fragilità morale.

Deve reagire.

Stavolta Alain non sbaglia, ottiene pole position e vittoria schiacciante, in più dimostra di meritarsi eccome, se qualcuno se lo fosse già dimenticato, il suo appellativo di Professore.

La gara si pronosticava una lotta a tre tra i due McLaren e Piquet, come al solito veloce in qualifica, ma anche bersagliato dalle noie tecniche in gara. Dieci giri infatti, e il carioca può lasciare i Paesi Bassi con un altro zero.

Il successo di Prost è frutto non solo della gran velocità alla quale ha abituato tutti, ma anche della strategia vincente riguardante gli pneumatici.


Lauda monta mescole morbide da un lato, e dure dall’altro; Alain opta per un intero set di gomme dure. È la mossa vincente, dato che Lauda pare essere in grado di avvicinarsi, ma poi col passare dei giri inizia a soffrire la scelta delle gomme e deve rinunciare ad attaccare.


Prost batte Lauda in quella che viene riconosciuta da anni come la specialità dell’austriaco.

A dimostrare che la questione iridata si sta facendo seria, c'è da notare il fatto che i due si fossero sempre confrontati su tutto, a volte le loro chiacchierate andavano per le lunghe, ma ad un certo punto del campionato, Prost ha smesso di dire in anticipo a Lauda le gomme che aveva intenzione di montare per la gara. Per vincere il Mondiale di Formula Uno, bisogna guardare anche a quelle che sembrano delle inezie, ma che in realtà tali non sono.

Lauda riconosce in maniera pragmatica la sconfitta e definisce Prost il pilota migliore del lotto, ma con la ferma intenzione di non alzare bandiera bianca.

La distanza tra loro in campionato è di un punticino e mezzo, mentre la McLaren, grazie alla schiacciante superiorità, può già festeggiare il campionato Costruttori, il secondo della sua storia.

Inoltre, viene battuto il record di otto vittorie in un anno di un unico team, appartenente fino a quel momento alla Lotus del '78. A fine stagione, quel record non è solo battuto, è frantumato.

Alla vigilia della terzultima prova del Mondiale a Monza, ai piloti viene chiesto chi vedono favorito nella corsa al titolo. Ebbene, tredici dicono Lauda, altri dieci Prost, mentre Rosberg e Alboreto non si esprimono.

Niki viene visto come il vincitore più probabile, nonostante sia evidente che sia Prost il più veloce.

Ad ogni modo, la classifica generale vede davanti l’austriaco, che però nel tempio della velocità non può più permettersi di utilizzare il suo approccio attendista che eppure ha pagato fino ad ora. Adesso deve attaccare, esattamente come sta facendo il suo compagno di squadra.

Il suo week-end però non inizia benissimo, poiché durante le prove libere le cinture non allacciate correttamente gli causano la sublussazione di una vertebra dorsale. La sua partecipazione alla gara viene persino messa in dubbio, ma date le circostanze è impossibile pensare che Lauda possa accettare tale eventualità.


A fine mattinata, terminate le prove, c'è un'oretta di tempo prima delle prove pomeridiane. In questo frangente di tempo, Niki sparisce subito, rintanandosi dentro il motorhome del ristoro che si trova subito dietro i box, per poi uscirne con un piatto di minestra di verdura. Dopodiché, il pilota austriaco si mette in un angolo del tavolino verde con i fiori gialli e inizia a mangiare.


Qualche attimo dopo arriva anche Alain, che nel tragitto si è limitato a tirarsi giù la tuta a metà gamba, camminando impacciato a piccoli passi. Alain si siede vicino al compagno e dà uno sguardo poco convinto alla sua minestrina, mentre una provvida signorina gli mette davanti un più sostanzioso piatto di prosciutto e formaggio. I due piloti confabulano qualche secondo, poi Niki con la minestra e Alain con gli affettati decidono di concedersi alla privacy del motorhome.


Nel pomeriggio, come detto, Lauda lamenta un doloroso mal di schiena: lo annuncia un comunicato stampa della Grand Prix News, riprendendo le voci della stessa Marlboro-McLaren.

Malgrado gli acciacchi, Niki si piazza quarto in vista della gara, mentre Piquet e Prost, tanto per cambiare, occupano la prima fila.


Al termine delle prove, Prost concede l'ennesimo sorriso ai fotografi, regala qualche pacca sulle spalle ai meccanici, e poi sparisce, mentre Lauda, inseguito da un signore inglese vestito da cavallerizzo, firma l'unico autografo della giornata, poi si apparta sul motorhome.


Lo attende però un appuntamento con una televisione tedesca, quindi Niki ricompare qualche ora più tardi in maglietta rosa e pantaloni verdi, colori un po' più tenui del bianco-rosso accecante delle sponsorizzazioni.


E' invece terribile la qualifica delle due Ferrari, con Michele Alboreto undicesimo e René Arnoux quattordicesimo.


Al termine delle prove, Arnoux quasi si mette a piangere.


I microfoni si accalcano sulle sue labbra e il povero, piccolo, combattivo francese non si tira indietro:


"Non ci capisco più nulla, la macchina andava peggio di stamattina quando avevo provato con gomme da gara e il pieno di benzina. Spero che per domani si riesca a capire cos'è che non va. Non voglio rinunciare a lottare, non solo per un possibile terzo posto in campionato ma soprattutto per scoprire cosa succede, per aprire la strada al prossimo anno".


Ma quando gli dicono che le Alfa sono davanti alle Ferrari, René risponde:


"Ah si? Non lo sapevo, mio Dio...".


E se ne va.


Nei minuti successivi, i fan si accalcano fuori al tendone della Ferrari ma i piloti, chiusi nel pullman, non escono:


"Cosa gli posso dire, vorrei rincuorarli, anzi dovrei, ma non ci riesco", afferma René, prima di accasciarsi su un divano con gli occhi sbarrati al soffitto.


Se possibile, va anche peggio a Michele Alboreto, dato che la macchina nuova è fuori uso e la vecchia non andava oltre i settemila giri.

Al box Ferrari, l'ingegner Forghieri non c'è più, ma già lo si rimpiange.


Per Piquet, invece, la pole è mancata poiché quando mancavano otto minuti al termine delle prove ufficiali, il pilota carioca è stato costretto a rientrare ai box col motore della sua Brabham che sbuffava un fumo azzurrastro.


Nelson si diceva sicuro di poter scendere ad 1:25.5 ma non ci è riuscito perché, come da lui dichiarato:


"Col primo treno di gomme da tempo, nel giro della pole position, ho preso male un cordolo alla curva di Lesmo, la macchina ha ballato per un po' altrimenti un secondo meno ci stava tutto. Poi con il secondo treno di gomme, che di solito ti permette di migliorare, ho subito rotto il turbo. Mi hanno rimesso in sesto la macchina, ma con le gomme già usate un giro non c'è stato niente da fare, mi sono fermato ad 1:27. Stando a quanto hanno dichiarato, domani Lauda e Prost baderanno solo a marcarsi, di certo non verranno a prenderla. Li capisco, anch'io mi comporterei così, ma per il sottoscritto sarà una gara come tutte le altre, mica posso andare più piano. Per me conta stare davanti, e sperare che la macchina tenga".


Poi, parlando dell'inconveniente tecnico, Nelson confessa che:


"E' dalla gara di Brands Hutch che non rompo più il motore, gli ultimi due ritiri sono dovuti ad altri inconvenienti banali al tubo dell'olio lasciato allentato dai meccanici. Altro non posso dire. Aggiungo solo che dobbiamo risolvere un piccolo problema di assetto che salta fuori quando la macchina ha il pieno di benzina".

Inconvenienti che non lasciano certo tranquilli nemmeno i meccanici della McLaren, dato che gli istanti che precedono la partenza sono un po' concitati per il team britannico, con Lauda che cambia il motore, e Prost che decide di partire con il muletto dopo aver riscontrato una perdita d’acqua sulla sua monoposto.

Forse Alain avrebbe fatto meglio a rimanere sulla sua vettura principale?

Chi può dirlo, sta di fatto che dopo appena quattro giri di gara, accade l’irreparabile: sul rettilineo principale, allo scattare del 4° giro, dal retrotreno della McLaren numero 7 esce il classico fumo azzurrino che nessun pilota vorrebbe vedere negli specchietti. Alain percorre un paio di curve, poi deve per forza di cose parcheggiare sull’erba a bordo pista in uscita dalla Variante della Roggia. È ritiro dalla gara, il quinto in stagione, ma in assoluto il più pesante.

La vittoria di Lauda rende il tutto ancora più drammatico per lui. L’austriaco parte male, è un po' impacciato, poi acquista passo, Piquet manco a dirlo si ritira, e lui intasca 9 punti fondamentali che gli valgono una seria ipoteca sul titolo. Sono infatti 10,5 i punti di vantaggio su un Prost inconsolabile al suo rientro ai box.


Perdere così un Mondiale, per una rottura del motore che ti impedisce a priori di potertela giocare in pista, è a dir poco frustrante.

Ovviamente, colui che è etichettato come il pilota che si perde sul più bello, dopo una botta al morale del genere, viene dato definitivamente KO. Ma Alain non vuole mollare:

"Tocca a me lottare per riemergere, e così mi trovo insieme abbattuto ed esaltato. Devo lottare contro lauda, un grande campione e anche un vero amico, adesso posso dirlo. Quando mai due piloti di una stessa squadra si sono dati una simile battaglia? Sono sereno, anche se triste".

"Questo è vero sport, signori. Non so se sia ancora possibile vincere il Mondiale, comunque diciamo non impossibile. Però adesso le cose non dipendono da me. Io posso anche vincere le ultime due corse, ma non basta: Niki deve fermarsi, insomma, io devo essere aiutato dalla sua sfortuna".

Prost poi commenta anche l’accanimento dei tifosi italiani nei suoi confronti, poiché mentre tornava ai box c’è stato lo spiacevole lancio di una pietra verso di lui, oltre al boato che ha accompagnato il suo ritiro:

"Non capisco la gente che mi ha insultato, o che ha applaudito alla mia disgrazia. Io faccio il massimo, corro, rischio, mi batto, ho sfortuna ma mi insultano e mi tirano pietre, oltre alle noccioline. Forse ho torto di essere, per pura casualità, l’avversario del beniamino di turno, almeno a Monza: una volta Arnoux, adesso Lauda".

Ci sono altre due gare da disputare, ma logicamente iniziano i discorsi del Lauda vince se...

Per la sua terza corona, a Niki bastano due terzi posti, oppure un secondo ed un quinto. Intanto, fuori dai campi di gara accade l'impensabile. A Lauda viene chiesto di chiamare urgentemente Larrousse, il quale, dispiaciuto, si dichiara spiacente di non poter onorare l'accordo. In Francia i sindacati sono entrati in agitazione a causa dell'enormità della cifra richiesta dal pilota austriaco e dei recenti licenziamenti, quindi il presidente è stato costretto a dichiarare di non potersi assumersi la responsabilità di pagare Lauda, mentre sull'altro versante l'impresa aveva in serbo ulteriori licenziamenti.

A questo punto per Lauda rimane solo la possibilità di accordarsi con Dennis, che ovviamente gli propone la metà dei soldi, e non un dollaro in più. Lauda si dirige dunque a Losanna, dove chiede ai dirigenti della Marlboro se vogliono le sue prestazioni, con la speranza che quest'ultimi si schierassero dalla sua parte.

Ottenuta una risposta positiva, nei giorni precedenti la gara da disputarsi sul circuito del Nurburgring, Dennis sottopone un contratto gradito a Lauda, seppur il suo ingaggio viene ridotto di un terzo.

Così, Lauda, sul punto di diventare campione del mondo deve contemporaneamente assoggettarsi al più consistente taglio finanziario della sua carriera.

Il fato vuole che il suo primo match-point sia al Nurburgring, circuito dove non si corre proprio dall’anno del suo incidente quasi fatale. Il tracciato tuttavia è stato drasticamente modificato, e dai 25 km di lunghezza si è passati agli odierni 4,5 km; inoltre, la sicurezza del rinnovato autodromo non è in discussione.

Il week-end si presenta ricco di avvenimenti, il primo riguardante proprio l’asso austriaco, che ufficializza la sua permanenza in McLaren anche per il 1985, e di conseguenza anche la Renault fa sapere che Patrick Tambay rimarrà anche per il campionato dell'85 al fianco di Warwick.

Successivamente giunge la notizia dell’abbandono della Michelin. Più clienti per Goodyear, ma anche per Pirelli, fino ad allora fornitore soltanto di piccole scuderie, che ora firma altresì un accordo con un top team, e cioè la Brabham.

Degna di nota anche la disavventura che coinvolge l’ingegnere di pista di Prost, Alan Jenkins, che dopo aver litigato con uno dei commissari di sicurezza ai box, il quale probabilmente gli aveva negato per qualche ragione l’accesso, è stato convocato dalla polizia ed ha rischiato l’arresto. A salvarlo ci ha pensato Lauda, che ha risolto la vicenda facendo da intermediario e da paciere tra le due parti. In maniera indiretta insomma, Niki assiste il suo compagno e rivale al titolo.

La qualifica del leader del Mondiale è di quelle belle travagliate. Tra problemi al cambio e alla centralina elettrica, perdite d’olio e pessimo tempismo nell’uscire in pista per effettuare i suoi unici 4 giri della prima sessione di qualifiche, Lauda è solo quindicesimo. Il giorno dopo arriva la pioggia, quindi non c’è la possibilità di migliorare i propri tempi.

Può così sperare in un risultato favorevole per riaccendere le speranze Prost, che parte secondo (sempre dietro Piquet, che ha infilato l’ottava pole in stagione), ma spera in una domenica senza pioggia, siccome un tracciato scivoloso in una corsa dove lui deve andare per forza di cose all’attacco, significherebbe prendere ulteriori rischi.

Le sue preghiere nella notte servono a qualcosa: domenica non cade neanche una goccia, tuttavia Alain si complica la vita nel warm-up, quando va a sbattere con violenza contro le barriere e danneggia gravemente la vettura.


Il Professore si rifiuta di utilizzare il muletto, settato nell’occasione per Lauda, e per sua fortuna i meccanici riescono con un lavoro strabiliante a riparare perfettamente la sua macchina.

La gara, una volta passato Piquet in partenza, si trasforma in una tranquilla passeggiata verso la bandiera a scacchi.

Contemporaneamente, Lauda deve sgomitare per risalire la classifica, rischia di ritirarsi in un contatto con il doppiato Baldi (un’incomprensione tra i due causa il testacoda della McLaren), e conclude quarto, innervosito dal non essere riuscito a chiudere il discorso iridato prima dell’ultima gara.

Sceso dalla vettura, chiede addirittura una sigaretta, lui che non fuma più…


Gli altri due partecipanti alla cerimonia del podio sono Alboreto e Piquet. Il ferrarista nel finale si contende col brasiliano il secondo gradino, ciò porta entrambi a rimanere senza carburante negli ultimissimi metri. Per sfruttare fino all’ultima goccia di benzina rimasta, tagliano il traguardo zigzagando, dopodiché, impossibilitati ad andare oltre, scendono subito dall’abitacolo e commentano l’accaduto con una bella risata.

Quattro punti e mezzo di distacco alla fine della gara. Tre punti e mezzo dopo la decisione della FISA di riassegnare i punti che aveva conquistato la Tyrrell prima della squalifica. Le classifiche vengono ridisegnate, e Prost ne beneficia guadagnando un punto dalla gara di Detroit.

Prima dell’Estoril dunque, la situazione vede Lauda a 66, e Prost a 62,5. Per vincere il primo Mondiale in carriera, Prost ha queste possibilità:

  • Vittoria con Lauda che fa terzo o peggio;

  • Secondo posto con Lauda quinto o peggio;

  • Terzo posto con Lauda fuori dai punti.


Insomma, nulla è perduto, tutto è ancora possibile.

Paradossalmente Alain è dei due quello con meno pressione: non avendo più la leadership della classifica, lui è lo sfidante, posizione generalmente più comoda, inoltre è conscio di essere per il futuro il pilota di punta della McLaren.


Decide di passare il week-end lusitano in una villa di 800 ettari circondato dalle persone a lui più care, tra cui anche Jacques Laffite. Lauda invece risiede all’Hotel Sintra d’Estoril insieme alla moglie, che per l’occasione fa uno strappo alla regola e partecipa ad un week-end di gara. Erano anni infatti, che Marlene non si presentava ad un GP di Formula Uno, ma è evidente che Lauda abbia bisogno del suo sostegno per riuscire a spuntarla.

Il pilota austriaco è nervoso, alloggia in un hotel che per sua ammissione puzza ed ha delle camere orrende, e per di più il circuito non gli piace per niente.

Su un tracciato che in effetti si presenta abbastanza scivoloso, pieno di dossi e alcuni punti considerati poco sicuri dai piloti per le barriere troppo vicine, Prost rifila nelle prove un secondo netto al compagno di squadra.

La tensione si fa sentire il venerdì, durante la prima sessione di qualifiche.

Rischiaritosi il cielo dopo un’improvvisa pioggia, negli ultimi minuti tutti i piloti scendono in pista per cercare di migliorare i loro tempi cronometrati, ed è Prost che riesce a far segnare il miglior tempo provvisorio. Rientrato ai box, Alain si ferma un po' più indietro rispetto alla piazzola di sosta di sua competenza, occupando lo spazio necessario anche per Lauda, che diversamente da lui deve effettuare un pit-stop rapido per tornare in pista, e cercare il giro veloce.

Così, Lauda perde svariati secondi nella pit-lane, e non è in grado di migliorarsi. Successivamente, Prost si giustifica sostenendo che c’era un gran caos nei box, e pertanto riteneva inopportuno avanzare di quei metri aggiuntivi col rischio di investire qualcuno.

Piccoli giochi psicologici che non attanagliano più di tanto la mente di Lauda, che però anche al sabato non si rivela per niente competitivo, è infatti solo undicesimo, con Prost che occupa come consuetudine la seconda posizione dietro Piquet, che è in pole.

Eppure, al circuito il giorno della gara Lauda arriva rilassato, mentre Prost continua a rosicchiarsi le unghie, è pallido e ha l'aspetto insonne. Infatti, a differenza del suo compagno di squadra, Alain ha dormito poco o niente.

Durante il warm-up mattino, Lauda è tre decimi più veloce di Prost. Ma il pilota austriaco non si sente in sintonia con il motore, quello con cui ha vinto a Brands Hatch. Lauda chiede di poter montare il motore usato a Digione.


Anche Prost decide, in seguito a una perdita d'olio, di cambiare il motore della sua monoposto.

Domenica 21 ottobre 1984 l’affluenza sul circuito non è altissima, appena 44.000 spettatori, probabilmente per un prezzo dei biglietti troppo alto nel Paese col più basso tenore di vita dell’Europa occidentale.

Prost ha tutte le carte in regola per vincere, Lauda è chiamato ad un’altra difficile rimonta.

Alla partenza Keke Rosberg e Nigel Mansell sono autori di uno scatto micidiale che li porta in testa, mentre Piquet si gira nelle primissime fasi di gara e può dire addio alle posizioni di testa. Proprio lui che, in accordo con Lauda, avrebbe dovuto ostacolare Prost:

"Ma perché non sta attento? Ma perché proprio oggi deve fare queste stupidaggini? Sa benissimo quanto conti su di lui. Nelson è il mio unico e sincero amico in questa brigata e ci siamo messi naturalmente d'accordo perché lui cerchi di ostacolare Prost per aiutarmi", dichiarerà molti anni dopo Lauda, descrivendo i primi minuti di gara.

Ora anche per Piquet, come per Lauda, si profila una dura risalita.

Prost è momentaneamente terzo, ma non impiega troppi giri a liberarsi di Mansell e Rosberg, quest’ultimo passato poi anche da Senna, che sale virtualmente sul podio. Prost si invola in solitudine portandosi dietro Mansell; dopo 30 giri invece Lauda è quinto.

A questo punto, per riuscire a superare Johansson, Lauda è costretto ad aumentare la pressione d'alimentazione da 2 a 2.5 bar, nonostante così facendo il consumo di carburante sia eccessivamente elevato. Ma Johansson commette un errore, e Lauda lo supera; tuttavia, alla frenata d'entrata della curva successiva, Johansson urta con l'alettone anteriore la ruota posteriore sinistra di Lauda; fortuna vuole che il contatto non crea danni significativi alla vettura del pilota austriaco.

Nel giro di pochi altri passaggi sul traguardo, Niki sale in terza posizione, passando prima Rosberg e poi Senna. Ora Lauda è convinto di essere secondo, ma quando riesce a vedere il cartello con su scritto P3, e con Mansell a oltre 30 secondi di distanza, inizia a pregare affinché qualcosa accada al pilota britannico.


Infatti, per poter vincere il titolo, Lauda ha bisogno del secondo posto occupato dalla Lotus. In questo momento Prost ha 71,5 punti, Lauda 70.

L’austriaco ci prova a ridurre il gap, girando mediamente un secondo e mezzo più veloce di Mansell e abbassando costantemente il record della pista, ma poi deve fare i conti con la gestione della vettura; non può permettersi di fare tutti i giri al limite, deve quindi rinunciare alla sua disperata rincorsa.

Al 52° giro arriva la svolta decisiva.

Improvvisamente Lauda scorge davanti a sé una Lotus ferma a causa di un problema ai freni, ma il pilota austriaco impiega più di un giro per constatare che è secondo attraverso il cartello esposto dal suo team.

La situazione così si capovolge, ora è Prost a dover sperare in un’avaria che colga il suo diretto inseguitore, che ha passato Mansell ed è secondo.

Lauda però non riscontra nessun problema, gestisce con parsimonia gli ultimi 20 giri prima diminuendo la pressione del motore a 1,8 bar, salvo poi riportarla al livello normale di 2,2 perché Senna sta premendo da dietro, e taglia il traguardo da secondo classificato: 72 punti contro i 71,5 di Prost.

Il Campione del Mondo è Lauda, per solo mezzo punto.

Nel giro di rientro Piquet si affianca alla McLaren campione e gli chiede novità su chi sia il nuovo campione, e quando riceve la conferma che a trionfare è stato il suo amico, che gli fa il segno tre con le dita, ed esulta vistosamente. Lo stesso fa Laffite, che però una volta scoperto il risultato non reagisce alla stessa maniera, essendo uno dei migliori amici di Prost.

Durante le interviste Lauda compie un gesto che raramente gli si vede fare: si toglie il cappello.

Un capo d’abbigliamento di cui mai si liberava, probabilmente un portafortuna per lui, visto che esclama ai giornalisti:

"Adesso non mi serve più!".


Per poi aggiungere:

"È stata la corsa più dura della mia vita, ho fatto gli ultimi giri con il groppo in gola. E queste cose le dice un uomo giudicato freddo e senza emozioni. Avevo molti avversari da superare alla partenza, e questo mi dava preoccupazioni. Troppi sorpassi, mi ripetevo, inoltre non volevo nemmeno rischiare compromettendo la gara. Ma è stato più facile di quanto pensassi, poiché nessuno mi ha ostacolato con cattiveria".

"Si, ho ance avuto fortuna! Il guasto ai freni di Mansell che mi precedeva mi ha senz’altro facilitato l’impresa".

Mentre Prost è beffato, ancora una volta alla fine, ancora una volta sul più bello. Il 1982 fu ricco di rimpianti, ancor di più il 1983, dove Prost aveva gettato alle ortiche in coppia con Renault un Mondiale che pareva ormai vinto.

Questo però, perso per la miseria di mezzo punto, fa ancora più male dei precedenti.


Alain ha dimostrato di essere costantemente più veloce di Lauda per tutta la stagione, è stato in testa alle gare per un totale di 345 giri contro i 168 di Lauda; è stato per larghi tratti in testa alla classifica; è stato Campione del Mondo per 52 giri.

La vittoria dimezzata a Monaco, i problemi di affidabilità, su tutti quello cruciale di Monza, e l’errore di Zeltweg. I tre episodi principali sui quali il francese può recriminare. Ne sarebbe bastato uno in meno, e tutto sarebbe andato per il meglio:

"Ho fatto tutto quello che potevo. Ho vinto sette gare, Niki cinque. Alcuni dei piloti che precedevano Lauda forse si sono arresi un po' troppo presto".

"Stavo controllando Mansell, lo vedevo secondo nello specchietto retrovisore ed ero tranquillo, andava tutto benone, mi sentivo Campione del Mondo. Quando ho visto che Mansell non c’era più, ho capito che la gara non aveva più storia. L’avrei vinta, lo sapevo, ma sapevo anche che Lauda sarebbe arrivato secondo e sarebbe stato lui il Campione".

"Adesso devo ricominciare da capo, per la terza volta. In ogni caso ho ancora degli anni buoni davanti a me, e sono il più veloce. Ma per vincere ci vuol anche un po' di fortuna, e io con la fortuna sono in credito".

Sul podio dell’Estoril presenziano i due contendenti al titolo più Senna. Lauda, cercando di confortare Alain, visibilmente deluso, gli sussurra:

"Dimentica, dimentica al più presto possibile, ascoltami, questa è stata la mia annata, la prossima sarà la tua. Dimentica tutto il resto e rallegrati per l'anno prossimo!".



Le carriere di questi tre sono in un momento piuttosto differente l’uno dall’altro:


Lauda ha raggiunto di nuovo l’apice, ha vinto il suo terzo Mondiale, e pare avere ancora poco da chiedere alla Formula Uno.


Prost è considerato il presente di questo sport, il più veloce in pista insieme a Piquet, ma al momento, a 29 anni, l’etichetta di eterno secondo gli rimane incollata addosso più che mai, e gli servirà tutta la forza mentale del mondo per riuscire a compiere il passo necessario per staccarsela;


Senna invece è il futuro, un pilota veloce ma ancora acerbo, ma per il quale c’è un avvenire sicuro, ricco di successi, già pronti ad arrivare dal 1985 con la Lotus.

Nonostante il ferreo testa a testa, Prost e Lauda mantengono un rapporto pacifico e amichevole dall’inizio alla fine del campionato, decisamente un avvenimento raro in Formula Uno, specie se si parla di due compagni di squadra. Domenica sera l’intero team McLaren va a festeggiare la stagione trionfale tra ristorante e discoteca dell’hotel Albatroz di Cascais.


Di rientro verso le cinque del mattino, Alain si ritrova insolitamente un po' alticcio ad accompagnare al suo hotel Elio de Angelis, anche lui non in perfette condizioni dopo aver alzato il gomito. Arrivati all'entrata dell'hotel, Elio chiede ad Alain di accompagnarlo più vicino alla porta, richiesta che fa accendere una lampadina nella mente ubriaca del francese.


"Vuoi che mi avvicini? Ok!".


Esclama Alain, che gira la macchina, inserisce la prima ed entra nella lobby dell'hotel sfondando le porte d'ingresso di vetro. Poi si gira verso Elio e gli dice:


"Ok, ora chiedi le chiavi della stanza".


Con la sua auto bloccata nella lobby, Alain deve chiamare un taxi per tornare al suo di hotel, e per sua fortuna, a pagare i danni ci pensa Marlboro.

Per Prost, prima di ricominciare da capo, per la terza volta, un po' di svago e di relax, tralasciando gli ingressi distrutti degli hotel, non può che fargli bene.


Davide Scotto di Vetta

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