#Alain&Ayrton: Ayrton Senna da Silva, le origini del campione brasiliano, dai kart alla Formula Uno

Aggiornato il: mag 19



"Non era umano, era un extraterrestre. Aveva una simbiosi col mezzo meccanico, kart o Formula 1 che fosse, che personalmente ho visto solo in due piloti della storia del motociclismo. Il primo fu uno zingaro, nel senso buono della parola, di nome Tarquinio Provini. Con una Morini 250cc monocilindrica fece tremare l’impero del Sol Levante fino all’ultima gara del Mondiale. Il secondo fu Gary Hocking, che alla sua prima gara con una moto competitiva (MZ 250 cc 2T) fece sembrare gli idoli del Circus motociclistico un gruppo di appassionati da raduno domenicale".


"Ritengo che Ayrton abbia vissuto in credito con la vita e con il mondo. Penso che la rabbia interiore che covava dentro di sé sia stata generata e alimentata dalla mancanza di giustizia umana nei suoi confronti. Sono convinto, e mi sembra che in un’intervista alla TV brasiliana nel 1992, egli stesso lo abbia confermato, che il suo più grande rammarico – quando era già 3 volte campione del mondo di Formula 1 - sia stato di non essere divenuto campione del mondo di kart. Ayrton doveva esserlo di diritto e avrebbe potuto sicuramente vincere tre volte quel mondiale di kart, tanto desiderato e meritato".


"Sono stato fortunato perché quando Ayrton vinse l’ultima gara del Campionato Mondiale di karting all’Estoril, alzando le braccia al cielo negli ultimi tre giri mentre decine di migliaia di persone lo osannavano, non toccò a me dirgli che in realtà non aveva vinto. Fu Achille a doverlo fare".


"Lui scese dal kart, baciò mio fratello, baciò i meccanici, baciò me… Aveva raggiunto il settimo cielo, era stato esaudito nel suo più grande desiderio, sapeva di essere il migliore e lo aveva dimostrato in pista, se mai ce ne fosse stato bisogno. Noi sapevamo che era a pari punti, e che era secondo per un nuovo regolamento ai limiti del ridicolo".


"Toccò a mio fratello dirglielo, e lui scoppiò in un pianto di rabbia e disperazione. Pianse come un ragazzo di 18 anni che si rende conto di aver subito un’ingiustizia. Per la seconda volta nella sua vita fu in credito. Chiedeva Perché? e mio fratello gli spiegò che la Cik aveva cambiato i regolamenti. Questo 'Perché?' ha continuato a ossessionarlo avanti negli anni, continuamente".


"Perché non fu accolto il mio reclamo al mondiale di Nivelles? Perché fu defraudato della prima vittoria in F1 a Montecarlo? Perché? Perché? La sua vita è stata tutto un rincorrere i perché…".


Ciò che avete appena letto è un estrapolato della lettera scritta da Angelo Parilla il 1° maggio del 1994, giorno dell’incidente che ci ha privato di uno dei più grandi piloti della storia del Motorsport, Ayrton Senna da Silva.


In questi paragrafi, Parilla si focalizza sullo straordinario talento di Ayrton, definendolo un extraterrestre, e sottolinea inoltre l’enorme emotività del brasiliano, che scoppia in lacrime quando incredulo, viene a sapere di non aver vinto il suo primo Mondiale kart per i cambiamenti assurdi apportati alle regole.


Ayrton per la prima volta subisce un torto regolamentare a 18 anni, nel mondiale di kart.


Non è un fattore da sottovalutare, perché sarà questo episodio a creare le circostanze che lo porteranno a scagliarsi molti anni più tardi contro Balestre e la FIA, rendendosi parallelamente protagonista della rivalità sportiva più longeva e spettacolare di tutta la storia della Formula 1 con Alain Prost.


In quel momento, Senna era ancora lontano dal suo approdo in Formula Uno, ma aveva già avuto modo fino ad allora di sperimentare sulla propria pelle il duro mondo del Motorsport, che gli ha regalato innumerevoli gioie, ma che ha anche saputo essere crudele fino alla fine.


La storia di Ayrton Senna da Silva inizia il 21 marzo del 1960 a Santana, quartiere situato nella zona Nord di San Paolo in Brasile, dove Milton da Silva, un ricco proprietario di un’azienda metallurgica e di un allevamento di bestiame a Dianopolis, e Neide Senna, celebrano la nascita del loro secondogenito. Ayrton è un bambino che inizialmente crea qualche preoccupazione ai genitori, poiché sembra avere problemi di natura fisica che non gli permettono di camminare regolarmente, ma dopo svariati controlli i medici assicurano che il loro figlioletto sta benone.


Beco, così soprannominato fin da piccolo, mostra fin da subito una gran passione per le

automobili, le disegna e gioca spesso con i modellini; un po' meno per la scuola, pur frequentando il collegio Rio Branco, tra i più esclusivi della capitale paulista, dove eccelle in alcune materie come ginnastica, arte e chimica, ma fatica in altre materie generalmente più noiose come la matematica o la fisica.


Compiuti quattro anni, il piccolo Ayrton può accrescere la sua passione per i motori. Suo padre infatti, gli regala un proto-kart dotato di un micro-motore, ideale per percorrere i suoi primissimi chilometri da pilota.


Con il trascorrere degli anni però, il kart fatto in casa da Milton inizia a stargli stretto.



Beco a sette anni è già capace di guidare la Jeep nella fattoria di famiglia, e non potendo arrivare al pedale della frizione ha persino imparato a cambiare marce ascoltando i giri del motore.


L’anno successivo, Beco può finalmente guidare un kart vero, e sfruttando una pista adiacente all’autodromo di Interlagos, comincia a girare senza sosta. Il giovane Ayrton diventa per tutti il bambino che non si ferma mai.


Bisogna attendere però altri cinque anni per poterlo ammirare in pista contro altri piloti.


È esattamente il 1° luglio del 1973.


Ayrton ha 13 anni ed è il più giovane di tutti, fattore che forse lo spinge a dare ancora di più il massimo, poiché ottiene la pole e rimane in testa alla gara prima di ritirarsi per un contatto.


Poco importa, perché il piccolo Ayrton da Silva dimostra di avere stoffa, tanto che la settimana successiva arriva la sua prima vittoria.


Milton se ne accorge e decide di affidare le redini della situazione a Lucio Pascal Gascon, o più semplicemente il Tchè, un ex meccanico che vanta esperienze lavorative con gente come Emerson Fittipaldi.


Il Tchè modella il talento di Ayrton, lo aiuta a crescere, diventa un suo secondo padre. I due trascorrono tutto il tempo insieme, al punto che Ayrton non accetta che egli si interessi ad altri piloti, rispondendo al posto suo ad eventuali chiamate, e liquidando chi aveva chiamato con un "mi dispiace, ma non c’è".


Nella sua officina in Brasile, Gascon conserva tuttora una lettera breve ma ricca di significato scritta il 16 settembre 1979 da Ayrton per lui:


"Sei il responsabile della mia vita, mi hai insegnato tutto quello che so, mi hai aiutato tantissimo".


E' proprio in questo periodo che, ascoltando lo scherno di un concorrente nei suoi confronti, Ayrton capisce che deve imparare ad andare forte anche in condizioni di bagnato. Capita infatti che, disputando una gara in condizioni climatiche avverse, Ayrton non riesca a tenere il passo dei migliori:


"Sarà anche bravo sull'asciutto, ma sul bagnato...".


Alla battuta segue il gesto della mano che indica l'incapacità di Ayrton, che assistendo a quella scena decide di allenarsi ogni qualvolta le condizioni climatiche gli consentissero di provare con pista bagnata. E' così che Ayrton impara che per frenare il mezzo deve scalare due marce anziché una, e accelerare con una marcia in meno uscendo dalle curve. Una tecnica che lo aiuterà per il resto della sua carriera.


A 14 anni, con il numero 42 sempre impresso nel suo kart, Ayrton ha già conquistato il campionato kart a San Paolo, dunque può ampliare i suoi orizzonti puntando a competizioni nazionali e internazionali.


Ricorda Antonio Hermann, all'epoca valido pilota di kart:


"Una volta Senna venne a correre con i più grandi. Noi usavamo gomme importate, lui, essendo junior, di fabbricazione nazionale. Ci dava un po' fastidio questo ragazzo che vinceva tutto. Io, Chico Serra e gli altri senatori decidemmo di dargli una lezione. Quel giorno pioveva e Senna partiva dal fondo. Sarebbe toccato a me aspettarlo per dargli una ruotata. Mi ricordo che alla seconda curva lo cercavo da entrambi i lati, aspettavo solo che mi affiancasse. Poi nella curva più veloce, mi ha passato all'esterno. Ho fatto appena in tempo a capire chi era ed era già scomparso. Quel giorno Ayrton vinse la corsa e da lì diventammo grandi amici".


Nel 1977 fa suo il campionato sudamericano di kart, quindi in seguito si dedica al campionato mondiale, dove le cose non andranno esattamente come lui sperava.


Ayrton disputa ben cinque edizioni, finendo secondo e beffato nel 1979 a Estoril e nel 1980 a Nivelles.


E' nel 1979 che si consuma il dramma sportivo di cui Parilla parla all’interno della sua lettera. Il mancato successo nel campionato kart è un cruccio che è rimasto per sempre nella testa di Senna. Un cruccio che paradossalmente gli ha consentito di poter continuare la sua carriera sportiva, poiché, come dichiarato da il Tchè:


"Se Ayrton ci fosse riuscito [a vincere il campionato kart, ndr], probabilmente si sarebbe fermato, sarebbe tornato in Brasile e non avrebbe mai più corso. Me lo ha confermato tante volte".


Se Ayrton avesse smesso o meno non ci è dato saperlo, anche se con tutta probabilità non avrebbe resistito più di tanto senza l’ammaliante fascino della competizione. Una controprova tra l’altro, arriva nel momento in cui i genitori gli chiedono di abbandonare le corse per dedicarsi alle attività imprenditoriali della famiglia; un periodo caratterizzato dalla noia e dalla nostalgia per la pista, che porterà Milton a ritornare sui suoi passi per rivedere il sorriso sul volto del figlio.


Prima che ciò accada, il giovane Ayrton abbandona gli studi di economia di impresa.


Oramai ha deciso: vuole dare tutte le sue attenzioni alle corse, forte anche del sostegno economico di suo padre che per ora persiste, sebbene Milton sia già preoccupato della piega che sta prendendo la passione di suo figlio. La famiglia subito dice di no ad Ayrton, di non pensarci nemmeno, ma poi la madre gli propone un patto: se fosse stato capace di chiudere in bellezza l'anno scolastico, allora avrebbe avuto l'opportunità di andare in Italia. Ayrton rispetta il patto, e la famiglia cede.


Grazie a un italiano emigrato in Brasile, Mario Milla, il padre di Ayrton entra in contatto con Angelo Parilla, detentore di un team di kart. Ayrton, accompagnato dal Tché, si trasferisce durante i periodi in cui è impegnato nel campionato di Kart, cioè nei mesi di maggio e di settembre, a Milano, a casa di Parilla, mentre dal secondo anno viene ospitato a casa del fratello del boss del team.


Tutto pagato dal padre. Vitto, alloggio e corse. Il primo anno, Milton paga un equivalente di 10.000 dollari, il secondo 5.000, mentre il terzo anno Parilla fa correre gratuitamente il giovane Ayrton.


Appena arrivato, Ayrton parla a malapena qualche parola d'inglese. Anzi, si può dire che Ayrton a Milano non parli proprio. E non parla con nessuno, nemmeno con i genitori al telefono. Ma mangia, e molto.


Dirà Parilla, tempo dopo:


"Ancora con i bagagli in mano e stanco per il viaggio, decidemmo di portarlo a mangiare in una trattoria vicino casa. Ayrton mangiò un piatto di carbonara, una fiorentina e un'insalata. Così, dato che non beveva vino e non fumava, azzardai a chiedergli se voleva del caffè. Ayrton rispose di no, ma se fosse stato possibile avrebbe mangiato volentieri un altro piatto di carbonara!".


Inizialmente, Senna e il nuovo compagno di squadra Fullerton non si piacciono, non si piacciono per niente, sono uno l’opposto dell’altro, ma col tempo iniziano a parlarsi e rispettarsi, diventando persino amici.



Appena arrivato nel team, il ragazzino venuto dal Brasile viene messo alla frusta dal suo team, che gli fa rodare la bellezza di cinquanta motori, per poi darli a Fullerton che può liberamente portarlo al limite. Portato allo stremo, Ayrton pensa di tornare in Brasile. Nessuno parla con lui, inoltre deve solo rodare motori.


Ma il Tché lo convince a rimanere. Soltanto dopo un’intera settimana di rodaggi, gli viene concesso di poter andare alla massima andatura, e in maniera sorprendente, dopo una manciata di giri di adattamento, comincia a girare più forte di Fullerton, il ragazzo considerato in quel periodo il numero uno in assoluto!


Ayrton stupisce tutti non solo per la sua straordinaria velocità, ma anche per la sua sensibilità che gli permette di essere un collaudatore di estrema finezza. Emblematico è il racconto di Parilla, che ricorda quando Senna alla fine di una gara gli fece notare che uno pneumatico anteriore fosse più grande dell’altro. Parilla sembrò poco convinto, ma su insistenza del suo pilota decise di controllare, e rimase stupefatto quando si evinse che uno dei due pneumatici era più grande di un solo millimetro rispetto all’altro:


“Il momento più sorprendente di tutta la mia vita”.


Affermerà in seguito Parilla.


Imitando e poi emulando lo stile di guida di Fulllerton, Ayrton rivoluziona in maniera unica la tecnica di guida dei kart, sfruttando il fatto di essere mancino.


Con la mano destra infatti, riesce a parzializzare l’aspirazione del kart anche in percorrenza di curva, mentre gli altri possono farlo solo sui rettilinei, quando la mano destra va sul carburatore e la sinistra resta sul volante.



Nel 1981 Ayrton compie due passi importanti per la sua vita: incurante delle perplessità dei suoi genitori, a febbraio si sposa con Lilian Vasconcelos Sousa, con la quale decide di trasferirsi in Inghilterra, per fare un altro step nella sua carriera sportiva, ovvero abbandonare i kart per dedicarsi alle monoposto, nonostante provi ancora a vincere nel 1981 a Parma, arrivando però quarto poiché in possesso di un kart con motore da 127 cm³ contro i nuovi 135 cm³.


Ayrton chiede subito consiglio a Emerson Fittipaldi, che però ha appena lasciato la Formula Uno e non ha voglia di tornare all'interno dell'ambiente delle corse europee; quindi è Chico Serra che presenta Ayrton a Ralph Firman, proprietario della Van Diemen, e discute per lui un contratto per correre nella Formula Ford 1600.


Per correre, Ayrton vende la macchina, il computer, la barca e tutto ciò che è di suo possesso. Messo sotto contratto dal team Van Diemen, capeggiato da Ralph Firman, Ayrton gareggia in Formula Ford 1600, dove tutti devono inchinarsi al suo strapotere sin dalla prima gara a Brands Hatch.


Sullo storico circuito britannico, la pioggia fa capolino, condizione perfetta per esaltare le capacità di Ayrton, che riesce a battere tutti in scioltezza: 12 vittorie, 18 podi e campionato stravinto. Ma non è tutto oro quel che luccica. Ayrton mostra seri problemi caratteriali, nella fattispecie si nota un’eccessiva ostilità nei confronti dei suoi colleghi, dentro e fuori dal tracciato.



Non a caso viene definito da molti un pilota pericoloso, e in più di qualche occasione è coinvolto in qualche rissa.


Se in pista le cose vanno alla grande, per Ayrton sul piano personale arriva più di qualche grattacapo: il matrimonio con Lilian dura appena nove mesi, probabilmente a causa dello suo stile di vita totalmente focalizzato sulle corse, al quale si aggiungono le difficoltà di adattamento alla vita in Inghilterra della moglie, come da lei stesso confermato:


"Entrambi eravamo dei bambini che giocavano a papà e mamma. E' vero, non mi sono adattata all'estero e sapevo che Beco non avrebbe cambiato i suoi piani per nulla al mondo".


In origine, pur andando contro il volere della famiglia, Ayrton aveva sposato Lilian nel febbraio del 1981, pochi giorni prima di partire per Eaton, dove vive in una piccola casa in affitto.


Ma ad ottobre arriva già il divorzio.



Verso la fine del 1981 sembra andare tutto a rotoli: costretto a tornare in Brasile per sbrigare le pratiche del divorzio, Senna salta la prestigiosa gara da disputare a Brands Hatch del Formula Ford Festival. Al suo posto corre un certo Tommy Byrne, che riesce a vincere la gara, cosa che alimenta qualche dubbio sugli effettivi meriti del brasiliano per quanto riguarda la sua dominante stagione.


Inoltre, Milton è deciso ad interrompere la carriera del figlio, chiedendogli di far ritorno in Brasile per lavorare con lui. Ayrton accetta, ma la lontananza dalle piste per lui è insopportabile, al punto da ricominciare a correre in kart per combattere la noia. Il giovane Ayrton cerca invano un supporto finanziario a San Paolo, ma in quel momento tutto il supporto necessario viene concesso unicamente all'altro pilota brasiliano in ascesa, Nelson Piquet.


Conscio della scontentezza di suo figlio, durante una riunione di famiglia, Milton cede e alla fine cambia idea, permettendo ad Ayrton di tornare in Europa per riprendere a gareggiare nel febbraio 1982, a patto che la sua carriera venga gestita passo dopo passo da un suo amico, oltre che collega di lavoro, di nome Armando Botelho Teixeira, che rimarrà al fianco di Senna fino al 1989, anno in cui viene a mancare.


Nel febbraio del 1982, Ayrton si trasferisce a Norwich, a nord di Londra, in un appartamento composto da due camere, una cucina e un bagno, affittato in cambio di un compenso di 160 sterline al mese, assieme al pilota brasiliano Mauricio Gugelmin e suo cugino Zeca. Ayrton chiede al suo nuovo coinquilino di permettergli di parcheggiare il suo kart sotto la sua tenda piuttosto che sul tetto del suo pick-up, come faceva regolarmente. il motivo è cercare di evitare eventuali atti di sabotaggio, più di una semplice paranoia a quei tempi.


Ayrton, nel periodo che lo porterà in Formula Uno, non essendo capace di cucinare si limita a lavare i piatti in casa, e ad offrire la cena in un piccolo ristorante italiano a Mauricio e il cugino quando al termine di una gara vinta riceveva le 80 o 100 sterline. In questo periodo, con i suoi connazionali Ayrton è molto allegro, tanto è vero che, racconterà Mauricio, bisognava stare attenti quando si pranzava perché approfittava delle distrazioni altrui per prendere ciò che era nel piatto dei coinquilini.


Poiché nel febbraio 1982 il campionato di Formula 3 britannica è già iniziato, Ayrton chiama Ralph Firman, e gli chiede cosa ne pensasse di gareggiare nel campionato di Formula Ford 2000. La risposta ovviamente non può che essere positiva.


Nel 1982 quindi, al volante di una Van Diemen RF 82, Senna partecipa al campionato di Formula Ford 2000, imponendosi sia in quello inglese (14 vittorie, 7 pole e 14 giri veloci su 19 gare disputate) sia in quello europeo (6 vittorie, 8 pole e 6 giri veloci su 9 gare disputate).


I problemi di natura caratteriale continuano a manifestarsi più del dovuto, in qualche occasione Ayrton si becca anche delle multe, ma questi vengono offuscati dalle sue straordinarie prestazioni, come ad esempio quella a Snetterton, dove riesce a mantenere la testa della corsa e a vincere nonostante freni anteriori non funzionanti.


Alla fine della stagione gli si offre la possibilità di gareggiare in una gara fuori stagione di Formula 3 britannica, guidando per la West Surrey Racing. Ancora una volta Ayrton farà parlare di sé, ottenendo vittoria, pole position e giro veloce. Una stagione, quella dell’82, per lui semplicemente mostruosa.


Annata durante la quale nasce anche il nome Ayrton Senna. Fino a quel momento infatti, Ayrton prendeva come è consuetudine fare il cognome di suo padre, da Silva, ma su consiglio dell’amico Chico Serra, che giudicava quel cognome fin troppo normale (da Silva è uno dei cognomi più comuni e facili da trovare in Brasile), Ayrton, sebbene inizialmente titubante per non mancare di rispetto a suo padre, decide di adottare il cognome della madre, Senna.


In vista del 1983, per accaparrarsi il talento paulista c’è la fila, e ad attendere il suo turno c’è anche Ron Dennis, il cui occhio vispo non si è lasciato sfuggire le gesta del giovane talento brasiliano.


Lo cerca nei box, assieme al direttore della Toleman Alex Hawkridge, a Zolder, l'8 maggio 1982, proprio mentre Gilles Villeneuve vola via a seguito del terribile incidente che lo ha coinvolto.

E' in questo periodo che Ayrton conosce Nelson Piquet. Il giovane brasiliano cerca il connazionale per chiedergli un consiglio, ma Nelson è sconvolto per quello che è successo a Gilles, suo grande amico, quindi quasi non gli dedica alcuna attenzione.


Ron si offre di finanziargli la partecipazione all’imminente campionato di Formula 3, ben 250.000 dollari in cambio di un'opzione unilaterale di tre anni con la McLaren, ma Ayrton, nel secondo incontro che avviene in una casa anonima nella campagna a Nord di Londra, con la gran faccia tosta che lo ha sempre contraddistinto, rifiuta perché vuole certezze di poter guidare una Formula Uno negli anni successivi. Un giovane che promette bene, ma pur sempre giovane, che dà un ultimatum del genere a Ron Dennis, roba da non credere, ma Ayrton è anche questo, prendere o lasciare.


Ron Dennis ha avuto solo un assaggio delle tante e tribolate trattative che nel corso degli anni dovrà intavolare con Senna.


Anche la Toleman, un piccolo team in ascesa in Formula Uno, si propone di finanziare la carriera di Ayrton in F.3 fino al raggiungimento della superlicenza necessaria per correre nella massima categoria, ma anche in questo caso arriva un diniego.


Ayrton trova il denaro grazie al finanziamento della banca Banerj e l'azienda produttrice dei jeans Pool, coprendo il 40% delle spese. Il rimanente glielo concede il padre, Milton, per un ammontare totale di ben 250.000 dollari. Ayrton rimborserà il padre restituendogli il denaro, pagandogli anche gli interessi, nel 1986.


Rimane però il problema di far uscire la prima rata equivalente a 73.000 dollari dal Brasile, dato che il cambio del denaro porterebbe a una perdita pari a un quinto del valore. E' per sua fortuna l'amico José De Azevedo che decide di aiutare Ayrton, uscendo dal Brasile imbottito di banconote, atterrando poi a Heathrow.


Curioso il fatto che il volo, giungendo con cinque ore di ritardo, spazientisce e preoccupa Ayrton, che spera di poter avere il denaro il prima possibile.


Raccolto il denaro, Ayrton riceve un'offerta da Willy Maurer per correre in Formula 2, ma alla fine sceglie di accasarsi al West Surrey Racing Team di Dick Bennett, per partecipare al campionato di Formula 3 britannica. Stagione durante la quale si evidenziano ancora una volta pregi e difetti dell’asso brasiliano.


Con nove vittorie su nove gare nella prima parte di stagione, il titolo sembra oramai una pura formalità: 185 giri in testa su 187 percorsi sono numeri da capogiro.



Batte perfino il record di vittorie consecutive di Piquet, ma nella seconda parte di stagione Ayrton si dimostra incapace di gestire le gare, vuole a tutti costi vincere, vincere e vincere, non accontentandosi mai di piazzamenti inferiori. Cosa che invece fa Martin Brundle, pilota della Eddie Jordan Racing, che grazie alla costanza di risultati avuta in stagione, riesce a rimontare in classifica generale.


Tutto inizia quando a Silverstone il 12 giugno, il campionato inglese di Formula 3 corre in simbiosi col campionato europeo, ed a causa di ciò viene scelta una marca di gomme che i piloti non conoscono. Brundle vince, mentre Senna esce di pista all'ottavo giro, mentre duella con il futuro compagno di squadra in Lotus Dumfries. Va anche peggio a Cadwell Park, dato che Senna, già in pole, distrugge la gara e non partecipa alla corsa.


E' a questo punto che la tensione tra Ayrton e Dick Bennett sale alle stelle, dato che il titolare della squadra, vedendo che il giovane brasiliano almeno inizialmente non commetteva errori, aveva cancellato l'assicurazione. Ora Ayrton si ritrova incredibilmente a dover pagare le spese di riparazione!


Addirittura a Snetterton, Ayrton e Brundle entrano in contatto dopo che il giovane brasiliano tenta un sorpasso impossibile; quindi Ayrton fa reclamo dinnanzi al tribunale sportivo, ma quest'ultimo non gli concede la ragione.


Senna torna a vincere a Silverstone, in una gara di contorno, davanti agli sguardi dei manager della Formula Uno, ma torna al contatto con Brundle ad Oulton Park.


A questo punto tutto si decide all’ultima gara della stagione.


Il 27 ottobre del 1983, a Thruxton, Ayrton capisce che è il momento di vincere anche d’astuzia, non soltanto sfruttando la sua impareggiabile velocità. Al fine di avere una temperatura ottimale dell’olio fin dal primo giro per potersi dare alla fuga, Senna chiude parzialmente le prese d’aria del radiatore, utilizzando del nastro adesivo. Così facendo riesce a guadagnare una manciata di secondi fondamentali durante i primi giri di gara, dove sarebbe partito in pole position.


Il problema sorge quando è necessario togliere il nastro adesivo, altrimenti un eccessivo surriscaldamento potrebbe causare la rottura del motore, che equivarrebbe a perdere il campionato. Durante la gara tutto va come previsto, Ayrton parte alla grande e scappa via, ma poi è il momento di staccare il nastro adesivo. Ayrton allenta le cinture e prova ad allungare la mano per staccarlo, senza però riuscirci, quasi rischiando di finire fuoripista. Per sua fortuna, il motore della sua vettura regge, e quando arriva sotto la bandiera scacchi, può finalmente festeggiare vittoria e titolo.


Il mese successivo, Ayrton conquista anche l'ambita vittoria al Gran Premio di Macao.



Pur non conoscendo il tracciato, il brasiliano decide di regolare la sua auto azzerando il carico aerodinamico, di modo tale da avere tanta velocità nei rettilinei, compensando con la sua guida nelle curve lente.


In questa circostanza, Ayrton conosce Gerhard Berger, simpatico pilota austriaco che diverrà un suo grande amico, e Piero Martini, dato che la madre, vedendo Ayrton all'aeroporto, esclama:


"Quello è Senna, che ha vinto la gara solo perché correndo per Teddy Yip avrà avuto chissà quali gomme e chissà quale motore".


Ayrton, sentendo l'esclamazione della madre di Piero Martini, sorride e risponde:


"Signora, stia attenta quando parla, perché l'italiano lo capisco bene".


Siamo alla fine del 1983, Senna ha 23 anni, ha vinto quasi tutto quello che poteva vincere, dimostrando di essere pronto per la massima espressione dell'automobilismo. Numerosi team di Formula Uno hanno i loro occhi puntati sull’asso brasiliano, per il quale ad attenderlo c’è un inverno pieno di contrattazioni.


È arrivato per lui il momento del grande salto in Formula Uno.


McLaren, Williams, Brabham e Lotus, sono i nomi delle maggiori scuderie che mostrano interesse per Ayrton Senna durante la stagione 1983, in vista di quella successiva del 1984.


Mentre è impegnato nel testa a testa in Formula 3 britannica con Brundle, Ayrton inizia i contatti con tutte le scuderie elencate poco fa con una certezza: l’anno prossimo correrà in Formula Uno, e le premesse lasciano presupporre che lo farà guidando per un top team.


Martedì 19 luglio 1983, a Donington arriva la prima sessione di test con una vettura di Formula Uno, la Williams FW 0SC Ford, Campione del Mondo nell’82 con Keke Rosberg. Senna compie 83 giri segnando ottimi tempi, e fornisce anche ottime indicazioni sul piano tecnico, confrontandosi direttamente con Frank Williams.



Ayrton stabilisce perfino il record, ma le monoposto di Formula Uno non sono né kart né tanto meno vetture di Formula3, perciò Ayrton accusa fisicamente il gran numero di giri effettuato, specie al collo, la parte che viene solitamente più sollecitata. Tuttavia, Frank Williams rimane visibilmente sorpreso, come dichiarerà successivamente:

"Devo dire che Senna è davvero impressionante. Mi ha sorpreso soprattutto il fatto che abbia trovato la sua andatura così velocemente, raggiungendo in pochissimo tempo una velocità competitiva. Non mi sembrava che fosse in difficoltà. Ripeté il giro svariate volte, senza mai scomporsi ogni qualvolta stabiliva tempi sempre migliori, anche se era molto scomodo nella vettura, con il sedile preparato per Laffite, che è più basso di lui. Non aveva mai guidato niente di così veloce, ma nessuno se ne sarebbe accorto".


"Considero questo test semplicemente come un investimento a lungo termine. Non è possibile averlo in squadra con noi l'anno prossimo, a causa della nostra situazione attuale. Credo che Bernie Ecclestone gli farà un'offerta per la prossima stagione. Ayrton è venuto a parlare con noi tempo fa, chiedendoci dei pareri, perché tutti gli offrivano contratti per 400 anni, come accade sempre. Io gli dissi che non potevo consigliarlo ma che, se gli fosse stato di qualche aiuto sapere cosa fosse veramente correre in Formula Uno, avrebbe potuto guidare una delle nostre vetture tutte le volte che voleva. No, non era un gesto filantropico. Speravo che in futuro si sarebbe ricordato di come l'avevo trattato correttamente".

Un paio di mesi dopo, il 27 ottobre 1983, la Philip Morris invitava il vincitore del campionato britannico di Formula 3 a provare una vettura di Formula Uno con la sua squadra principale, la McLaren. Quindi Senna viene invitato Silverstone, in compagnia dello stesso Brundle e di Stefan Bellof, sotto l’occhio vigile di Ron Dennis.

Il team principal britannico si mostra subito severo e intimidatorio nei confronti di Senna, dato che dopo un solo giro viene richiamato ai box per beccarsi una strigliata poiché reo di aver spinto al massimo già al primo giro, incurante delle basse temperature. Rientrato in pista, Ayrton non si lascia condizionare troppo, effettua qualche giro di riscaldamento per poi far registrare tempi strabilianti, ben oltre la portata di Brundle e Bellof.


Gira in un tempo di 1:14.300, nonostante abbia un dolore alla gamba destra causato dal sedile, prima che il motore inizi a dare segni di cedimento a causa di una valvola danneggiata:


"La McLaren è facile da guidare, con uno sterzo più leggero della mia Ralt di Formula 3. Sono certo che se avessi fatto altri giri, avrei ottenuto un tempo inferiore a 1:12, perché ero scomodo, con la gamba schiacciata, che riduceva la sensibilità del piede sull'acceleratore. Dato che conosco bene questa pista, non mi è stato difficile ottenere queste prestazioni".


A fine giornata, Ron Dennis commenta:


"I piloti si sono mostrati maturi, considerando l'età e l'esperienza limitata. I tempi realizzati avrebbero permesso a tutti di essere al via del GP d'Inghilterra. Il crono di Ayrton Senna da Silva è impressionante, considerando le condizioni atmosferiche, ma rispetto a Brundle e Bellof aveva il vantaggio di aver già provato una monoposto di Formula Uno".

Insomma, due ottime sessioni di test, per due team che aspirano al meglio. Ayrton dovrebbe dunque essere soddisfatto, e non dovrebbero esserci problemi a trovare un sedile libero per l'annata 1984 nel campionato del mondo di Formula 1.

Il problema è che entrambi hanno già i sedili occupati per il 1984: la Williams ha Keke Rosberg e Jacques Laffite; la McLaren ha messo sotto contratto subito dopo la fine del campionato Alain Prost, tornato dalla Renault in sostituzione di John Watson, e nuovo compagno di Niki Lauda.

Per Senna quindi, non c’è nessuna possibilità di correre per McLaren o Williams.


Tuttavia, due settimane più tardi Ayrton torna in pista a Silverstone per il suo terzo test in Formula Uno, questa volta con la Toleman. In una giornata fredda e con pista veloce, Ayrton guida la sua prima vettura turbo compiendo 72 giri sulla TG183, e abbassa il suo tempo fino a 1:11.54, inferiore di circa un secondo rispetto a quello di Dereck Warwick, fatto registrare durante il GP d'Inghilterra. Senna, per altro, è perfino leggermente condizionato da problemi al cambio a sei marce, assemblato quel giorno stesso al posto del tradizionale cinque marce. Tutto il team Toleman non può che essere entusiasta di Senna. In particolare Hawkridge e il progettista Rory Byrne, che dichiara:

"Questo è il pilota che fa per noi, dobbiamo averlo per il 1984".


Ma durante il test svolto a Silverstone con la McLaren, a bordo pista, giunto in incognito, c'è anche Herbie Blash, Direttore Sportivo della Brabham, che Ecclestone ha mandato apposta per vedere i giovani piloti in azione. Blash prende i tempi con il suo cronometro personale, e quel giro in cui cede la valvola sul motore, che la McLaren contano come 1:14.300, lui lo conta come 1:13.800, un tempo perfino migliore di quello fatto segnare da Lauda con la stessa vettura nel GP d'Inghilterra.


Proprio durante il GP di Inghilterra corso a Silverstone, Ayrton era andato a cercare Piquet nel motorhome della BMW, e con il connazionale parlarono per circa tre ore. In questo momento, Nelson confida a Senna che l'anno successivo Patrese sarebbe andato in un altro team, e che quindi si sarebbe aperta un'opportunità, inoltre aggiunse:


"Sono qui un da po' di tempo ormai, sono già stato campione del mondo e probabilmente me ne andrò. Potresti diventare il numero uno qui".


Successivamente Senna dichiarerà di essersi confessato con Piquet in tali termini:


"Ecclestone disse molto chiaramente che mi voleva nella sua squadra per il 1984 e io ne parlai a Nelson per scoprire se non avesse niente in contrario. Rispose di no, e mi diede persino dei consigli su come negoziare con Bernie. Se la sua intenzione fosse stata quella di bloccarmi, e penso che lo fosse, non lo condanno. Al posto suo probabilmente avrei fatto la stessa cosa".


In realtà, Nelson lo voleva semplicemente mettere in guardia e consigliargli di stare molto attento ai contratti che avrebbe offerto Bernie Ecclestone, una vecchia volpe di cui non ci si può fidare, dato che fregò a suo tempo lo stesso Piquet, il quale nell’anno in cui vinse il suo primo titolo, il 1981, guadagnava una miseria, rinfoltita soltanto dalla vittoria del Mondiale.


Ma Senna interpreta il tutto in maniera cospiratoria, volta ad allontanarlo dalla Brabham, poiché secondo lui Piquet teme un confronto diretto con lui.

Nei test svolti il 14 novembre sul circuito del Paul Ricard con la Brabham, Senna ottiene ottimi tempi, battuto solamente da Franco Baldi, che però ha dalla sua esperienze passate in Formula Uno.


Approfittando del collaudo degli pneumatici Michelin al Paul Ricard, la Brabham mise a disposizione una BT52B/BMW Turbo per verificare le possibilità di vari candidati alla Formula 1, ovvero Baldi, Martini e Guerrero e Senna. La pista è estremamente lenta.


Piquet riesce a completare un giro in 1:05.900, Senna invece perde il controllo della macchina proprio nel suo giro più veloce, e ottiene solo 1:07.900, stesso tempo di Baldi.


Ma Ecclestone è comunque rimasto stregato dalla guida del paulista, quindi la firma sul contratto sembra solo una formalità. Ciò è vero finché nella vicenda non si inserisce il main sponsor della Brabham, la Parmalat, la quale, come stabilito da accordi contrattuali, spinge per avere un pilota italiano che affianchi Piquet, e la loro prima scelta è Piero Martini. Ecclestone le prova tutte per raggirare il cavillo che gli legava le mani, ma alla fine deve soccombere e rinunciare ad ingaggiare Senna.


Quasi come ripicca nei confronti della Parmalat, Ecclestone non ingaggerà Piero Martini, bensì i fratelli Fabi, Teo e Corrado, che si alterneranno nel corso della stagione.


Ecclestone dunque propone ad Ayrton una stagione pagata in ATS, ma il brasiliano rifiuta la proposta. Rimarrebbe la Lotus, ma anche la scuderia di Peter Warr, successore del patron Colin Chapman venuto a mancare l’anno prima, si defila per la corsa a Senna, anche qui per ragioni di sponsor; la Imperial Tobacco pretende un pilota inglese, quindi rimane invariata la coppia dell’83, con Mansell ad affiancare Elio De Angelis.

Senza neanche rendersene conto, Ayrton si ritrova a mani vuote, senza nessun contratto da firmare, in particolare senza quello della Brabham, scuderia alla quale lui aveva dato priorità assoluta. La possibilità di diventare un pilota di Formula Uno per il 1984 persiste ancora, ma non è più come immaginava lui, al volante di una delle vetture più veloci della griglia.

C’è la Toleman, la piccola e modesta Toleman, fondata nel 1977 ma attiva nel circus dall’81. Un team che non ha raccolto nessun punto nelle prime due annate in Formula Uno, ma qualche margine di miglioramento si è avuto verso il finale del 1983, quando Derek Warwick è andato a punti per quattro gare consecutive.



Lo stesso Derek però, ha appena lasciato la scuderia che lo ha fatto esordire per emigrare in Francia verso la Renault, rimasta orfana del suo pilota di punta Prost.


Alex Hawkbridge aveva già da tempo sondato il terreno per Senna, ma le richieste esose del brasiliano, che nel frattempo aveva occhi solo per la Brabham, lo avevano dissuaso.


Quando Ayrton si ritrova a corto di alternative, è Hawkbridge ad avere il coltello dalla parte del manico, e l’offerta che propone a Senna è ben altra cosa rispetto a quella avanzata dal brasiliano un po' di tempo addietro: contratto triennale, ma sprovvisto per il primo anno di conguaglio economico, con la possibilità di apporre sponsor personali sulla tuta, solo in seguito alla necessaria approvazione del team. Negli anni successivi ci sarà l’introduzione di un ingaggio che oscilla tra i 300.000 e i 500.000 dollari, con un bonus di 30.000 per eventuali punti conquistati.


Senna riesce quantomeno ad inserire una clausola buy-out, ovvero la possibilità di liberarsi dai suoi obblighi contrattuali in qualsiasi momento attraverso una piccola penale da pagare.

Il brasiliano, accompagnato dall'avvocato Tony Clare e Hawkbridge, in presenza del proprietario del team, Ted Toleman, e Chris Witty, direttore commerciale del team, firmano un contratto che paradossalmente non soddisfa pienamente nessuna delle due parti, ma poco importa. Ciò che più conta per Ayrton, è aver fatto il suo ingresso nel mondo della Formula Uno, il 19 dicembre del 1983, il giorno della firma del contratto, all’età di ventitré anni. Forte del nuovo contratto, poco più tardi, Ayrton lascia l'abitazione dove coabitava con Gugelmin, e si sposta a Reading, a ovest di Londra.


Per lui e il suo compagno di squadra, Johnny Cecotto, la situazione non può certo dirsi esaltante: la Toleman dispone del motore Hart, un dinosauro della tecnologia per quel periodo, ancora ad iniezione meccanica ed ampiamente tra i più lenti e meno affidabili del campionato. Inoltre, a fornire le gomme è Pirelli, tra l’altro tra gli sponsor principali della vettura, ma non paragonabile sul piano prestazionale a Michelin e Goodyear.

Il suo debutto ufficiale arriva il week-end del 25 marzo 1984, nella sua terra natìa, il Brasile. Sul circuito di Jacarepaguà, le cose non iniziano nel modo migliore per Ayrton, che si presenta con sponsor personali sulla tuta, per la precisione Marlboro e Monroe, senza aver prima informato il team, come previsto dal contratto.



Alex Hawkbridge e Peter Gothin, direttore sportivo del team, non sono magnanimi e gli fanno una bella lavata di capo. Senna ne rimane sconvolto: non si aspettava tale rigidità dal suo team e si mette a piangere dalla rabbia. Sa di essere dalla parte del torto, ma si aspettava un po' più di ragionevolezza.


Il week-end di gara non prosegue per il meglio, con Senna e Cecotto che navigano nelle retrovie. La gara di Ayrton, scattato dalla sedicesima piazza, dura appena otto giri, dopodiché un problema al turbo lo costringe a ritirarsi. Non esattamente il debutto che chiunque si possa augurare.


Sul circuito del Kyalami le cose vanno decisamente verso un’altra direzione: Ayrton si qualifica in tredicesima posizione, ma in gara riesce a concludere in sesta, risparmiato da qualsiasi problema tecnico (Cecotto invece si ritira per problemi al cambio), salvo la perdita del muso della sua Toleman nella parte finale di gara, e bravo a capitalizzare i numerosi ritiri.


È la prima gara di Formula Uno conclusa per lui, non a pieni giri, poiché Lauda lo doppia per ben tre volte, ma i settantadue che compie sono abbastanza per stremarlo fisicamente. Ayrton è sfiancato, il collo gli duole, così come tutti gli altri muscoli, quindi al termine della prima corsa collassa per la stanchezza e viene portato al centro medico dove viene messo sotto osservazione per alcune ore.


La potenza delle Formula 3 non è paragonabile a quelle delle Formula Uno, per le quali è necessaria una preparazione fisica adeguata. Per questo motivo, quando torna in Brasile decide di affidarsi a Nuno Cobra, noto preparatore atletico brasiliano che stravolgerà la condizione fisica di Senna attraverso esercizi aerobici finalizzati a migliorare la resistenza fisica. Racconterà Nuno Cobra, qualche anno dopo:


"Quando Senna arrivò era un ragazzo gracile e delicato, a malapena riusciva a fare due giri di corsa in una pista di atletica. Pochi anni dopo si era trasformato in un super atleta, capace di correre per cinquanta giri su una pista di 400 metri, tutti nello stesso tempo e mantenendo la stessa frequenza cardiaca".


Al fine di migliorare la resistenza fisica, Nuno Cobra gli insegna ad eseguire 'l'ottava', un particolare allenamento con la sbarra che coinvolge i muscoli pettorali, addominali, tricipiti, bicipiti, lombari, deltoidi e dorsali.


Ayrton impiega circa un anno prima di riuscire ad eseguire questo particolare esercizio fisico, ma quando prende affinità inizia a fare fino a quindici ottave consecutive per cinque serie. Oltre a questo esercizio, il pilota brasiliano aggiunge la corsa a piedi giornaliera.


Così, mentre Ayrton inizia a curare la mente e il corpo, a Zolder, nella terza gara, Ayrton conclude settimo, ma la squalifica dal Mondiale inflitta alla Tyrrell mesi dopo a causa dell’utilizzo illegale di un liquido contenente pallini di piombo che aumentava la potenza del motore, permette al brasiliano di scalare al sesto posto.



Questi sono i primi punti che il team conquista ma, nonostante il risultato incoraggiante, è evidente in casa Toleman che per invertire concretamente la tendenza bisogna apportare grossi cambiamenti, su tutti, gli pneumatici. Questo è quanto pensano Ayrton e il progettista sudafricano Rory Byrne. Ma cambiare fornitore non è facile.

Così, Alex Hawkbridge decide di imputare alla Pirelli le scarse prestazioni della vettura, e accusa la casa italiana di non aver rimborsato la spesa di 250.000 dollari per i test del Kyalami. In realtà i pagamenti di tali somme vengono sempre effettuati a due mesi di distanza dalla ricevuta della fattura e il mancato rimborso è solo un pretesto per rompere i rapporti.


Hawkbridge vuole le Michelin, pneumatici sulla base dei quali è stata progettata la nuova vettura, che a breve farà il suo debutto. A Imola intanto, quasi per protesta, durante il venerdì le vetture di Senna e Cecotto restano nei garage.


Ecclestone, presidente della FOCA, fa da mediatore tra le due parti, finché si arriva all’accordo di correre per il weekend. Un fine settimana che dura comunque poco per il brasiliano e per la Toleman, dato che per la prima ed unica volta in carriera il pilota brasiliano fallisce la qualificazione, piazzandosi ultimo dietro l’Osella di Piercarlo Ghinzani, anch’egli escluso, a causa di alcuni problemi di alimentazione.


Nel frattempo, dopo una serie di discussioni tra gli avvocati, Toleman e Pirelli trovano l'accordo per terminare il loro rapporto di collaborazione, pertanto, come consolazione, dal Gran Premio di Francia Ayrton potrà beneficiare di gomme Michelin.


Non quelle della stagione in corso però, poiché Ron Dennis sfrutta una clausola contrattuale con Michelin per impedire che la Toleman usufruisca di gomme nuove. Di conseguenza, devono accontentarsi degli pneumatici dell’83, che a Digione vengono montate sulla nuova TG184, dotata di doppio alettone posteriore. Il cedimento del turbo però, estromette dalla gara francese entrambi i piloti, che comunque non si trovavano in posizioni di gara poi così interessanti.


Riguardo all'inconveniente relativo alle gomme, Ayrton confessa in quei giorni:


"Sento una forte frustrazione. E' un peccato che la Formula Uno debba fare spesso i conti con problemi politici come questi. A me piace molto guidare e vorrei poterlo fare senza altre preoccupazioni. Avevo ottimi rapporti con quelli della Pirelli e continuerò ad averli anche adesso che non corro più con le loro gomme. Non mi lamento di come vanno le cose, ma nemmeno mi illudo".

E aggiunge:


"Adesso vorrei concludere altre gare nei primi sei posti. Salire sul podio mi sembra impossibile. In questo momento tutte le squadre stanno raggiungendo un ottimo livello di messa a punto. Poi mi attendono circuiti come Montecarlo, sui quali la nostra vettura è tutta da scoprire...".


Davide Scotto di Vetta

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