#Alain&Ayrton: Alain e Ayrton, tra alti e bassi...

Aggiornato il: 18 set 2019



La stagione 1984 prosegue sul continente americano, con una tournée di tre Gran Premi tra Canada (a Montreal) e Stati Uniti (Detroit e Dallas), disputate nel giro di quattro settimane in piena estate, tra giugno e luglio.


Periodo di vacanze per molti lavoratori, che finalmente grazie alle tanto agogniate ferie possono godersi un po' di riposo.


Ferie, ingiustificate però, anche per la McLaren, che per tre GP di fila lascia la vittoria ai suoi inseguitori, che per un attimo quasi sperano di potersi reinserire nella lotta al titolo.


Il week-end canadese comincia sotto il segno di Prost, che conclude in testa alla classifica le prove libere, abbassando di un secondo il record del circuito. Il suo tempo, sul minuto e ventisei secondi basso, a suo dire potrebbe addirittura scendere sotto il minuto e 25 secondi.


Il venerdì è caratterizzato anche dalla disavventura di cui si rende protagonista il ferrarista Michele Alboreto, il quale fa a pugni con un giornalista italiano che giorni prima aveva criticato la sua residenza a Montecarlo, un sotterfugio per evadere il fisco secondo quanto scritto dal giornalista. Alboreto lo intimidisce a parole e poi lo spintona, l’altro non ci sta e gli sferra un pugno. I due cominciano ad azzuffarsi prima che arrivino Mauro Forghieri e Marco Piccinini a dividerli.


Alboreto riceve anche delle scuse, ma si rifiuta di accettarle.


Durante le qualifiche, come previsto da Prost, si scende sull’1:25.442, ma non è il pilota McLaren a far registrare questo super-crono. No, Alain rimane sull’1.26.198, inoltre alla fine della sessione rompe il motore cospargendo la pista di olio, e così facendo nessuno può migliorare il proprio tempo nelle fasi conclusive.


È il redivivo Nelson Piquet a conquistare la pole position, rifilando sette decimi al leader del Mondiale. La Brabham si è presentata in Nord America con numerose novità per ovviare al preoccupante zero che persiste in entrambe le classifiche generali. Su tutte, spicca una turbina più piccola.


Anche in gara non c’è verso di contrastare il Campione in carica, che non solo torna alla vittoria, ma guadagna anche i primi punti, muovendo finalmente la sua desolante classifica. L’unico problema della corsa glielo causa la vettura stessa, nella fattispecie il radiatore dell’olio posto all’interno del musetto, il quale, riscaldatosi in maniera anomala, ha fatto salire irrimediabilmente alle stelle la temperatura dell’intera macchina. Piquet è riuscito a resistere alla grande, ma durante le interviste si presenta col piede destro immerso in una bacinella colma di ghiaccio.


Le ustioni riportate quasi mettono a rischio la sua partecipazione al GP successivo a Detroit.


Secondo si piazza Lauda, in rimonta dall’ottavo posto ottenuto in qualifica, mentre Prost limita i danni ed è terzo, dopo aver sofferto per tutta la gara di surriscaldamento dei freni e di un motore che sembrava sul punto di lasciarlo a piedi da un momento all’altro.


Tutto sommato per Alain è già un miracolo essere arrivato al traguardo, averlo fatto da terzo classificato rende i due punti persi su Lauda meno amari.


Piquet vince anche sul circuito di Detroit la settimana successiva, e si ritrova già quarto in classifica, riaccendendo una flebile speranza iridata. Le McLaren infatti faticano terribilmente sul tracciato statunitense: Lauda inizia il fine settimana al centro di numerosi voci che lo vedono lasciare la McLaren a fine anno per accasarsi in Renault al posto di Derek Warwick, o per un romantico ritorno in Ferrari. Solo successivamente il britannico viene confermato alla guida del team francese, cosi come Arnoux e Alboreto in Rosso.


In pista l’austriaco rimane anonimo tutto il tempo, appena decimo in qualifica a due secondi e mezzo dal poleman Piquet, e ritirato di domenica per guai all’impianto elettrico. Ringrazia Prost, che litiga con le Michelin in gara, fermandosi per ben due volte, ed è solo quinto al traguardo. Tuttavia, con Lauda rimasto a secco, anche stavolta non può certo lamentarsi.


È però preoccupante la sua situazione con le Michelin, poiché Piquet, con lo stesso compound morbido non ha avuto nessun tipo di problema, ed è andato a vincere in solitaria con la vettura di riserva (la prima era stata danneggiata irrimediabilmente durante un incidente alla partenza, poi con l’interruzione necessaria per rimuovere le numerose vetture danneggiate, ha potuto schierarsi nuovamente col muletto). Ad impensierito relativamente nel finale c'è il giovane Martin Brundle su Tyrrell, secondo al traguardo.


Proprio a Detroit esplode il caso Tyrrell, che un mese dopo porta alla decisione da parte della Federazione di squalificare il team dal Mondiale, cosa mai avvenuta fino ad allora. Le due vetture del team gestite da Ken corrono sub judice (anche se avessero concluso a punti, non gli sarebbero stati assegnati, ndr) anche le gare successive fino a Zandvoort, prima dell’estromissione definitiva. Tale decisione, e quella successiva del 9 ottobre 1984 di modificare le classifiche delle gare escludendo la Tyrrell, porta così Prost in quarta posizione, e sul podio de Angelis su Lotus e Teo Fabi sull’altra Brabham.


E se Brundle riesce a farsi notare con ottimi risultati, poi resi vani, cosa sta facendo il suo acerrimo rivale in F.3, già a podio a Monaco tra le mille polemiche per la sospensione contestata della gara?


Beh, Senna a dire il vero non se la passa benissimo dopo il quasi successo tra le stradine monegasche.


La Toleman non si sta rivelando una macchina poi così pessima, quantomeno tra le sue mani. Il confronto con Cecotto, suo compagno di squadra, per ora è impietoso; Ayrton continua a stargli agevolmente davanti.


Alla fine del GP del Canada concluso a ridosso della zona punti però, Senna si sente male, colto dalla disidratazione, e viene trasportato d’urgenza in infermeria dove rimane alcune ore a riposo. Dopo lo svenimento in Sudafrica, ancora una volta il paulista patisce l’enorme sforzo fisico richiesto dalla Formula Uno.


A Detroit invece, paga a caro prezzo il suo stile di guida aggressivo. Nella prima sessione di qualifica va a sbattere violentemente contro le barriere ad una velocità di 260 chilometri orari, e per fortuna ne esce senza nessun osso rotto. Il giorno dopo non ne risente minimamente, ed è settimo nel computo totale dei tempi.


Di certo le condizioni in cui imperversa l’intero autodromo non aiutano i piloti nella ricerca del limite: poche vie di fuga, tombini sporgenti, asfalto pessimo, e addirittura si possono scorgere le rotaie di un treno. A peggiorare il tutto la pioggia che cade la notte tra sabato e domenica, che rende la pista anche scivolosa.


Gli incidenti dunque sono tantissimi, e Ayrton è solo uno dei tanti ad commettere errori. In gara però incappa di nuovo in un incidente, stavolta alla prima curva, e distrugge per la seconda volta in tre giorni la macchina.


Qualcuno gli imputa troppa aggressività, ma d’altronde si parla pur sempre di un rookie, e gli errori di foga di chi vuole strafare per mettersi in mostra talvolta sono ben accetti.

Anche perché Senna è già nel pieno delle contrattazioni che lo porteranno in Lotus, per rimpiazzare Nigel Mansell.


Ai primi di luglio si chiude la breve tournée americana nell’inferno di Dallas.


Il caldo paradossalmente è la preoccupazione minima per il week-end, poiché a tenere banco sono altre questioni che mettono a rischio il regolare svolgimento del Gran Premio.


La prima questione viene portata avanti dagli organizzatori texani, capeggiati da Don Walker, contro la FISA e la FOCA, in merito agli effettivi poteri decisionali delle parti. Le prove libere vengono ritardate di due ore, Ecclestone risolve la diatriba minacciando di disertare l’intero Gran Premio, con l’appoggio di tutti i team.


Un altro tema scottante riguarda il tracciato: se quello di Detroit era in pessimo stato, il Fair Park di Dallas è un vero e proprio disastro. Le libere vengono ritardate non solo per le discussioni politiche, ma anche per saldare vari tombini, o sistemare numerose vie di fuga. I piloti sono chiari, il tracciato non è al livello di una competizione di Formula Uno. Elio de Angelis è il più duro, dichiarando di sentirsi ridicolo a correre su questo circuito, e aggiunge:


"Siamo veramente come delle belve esibite in un circo!".


Il circuito cittadino è frutto di un investimento lampo dell’agente immobiliare Don Walker e del presidente di un’azienda di costruzioni Larry Waldrop. La costruzione del tracciato attorno ad uno stadio di football, un acquario, laghetti e grandi palazzi, era iniziata a febbraio per poi terminare nel giro di pochi mesi. A prescindere dal cospicuo investimento, pare evidente che le cose siano state fatte in maniera un po' troppo affrettata. Inoltre, si tratta di un tracciato neppure omologato con un test di gare internazionali. La cosa suscita numerose critiche verso la FISA, che aveva già chiuso un occhio in passato con altre gare negli USA, come Long Beach e Detroit stessa.


Ma si sa, purtroppo in certi casi l’interesse economico prevale su tutto.


In terzo luogo c’è il già citato caldo.


Durante l’intero fine settimana non si scende mai sotto i 35°C, e l’asfalto inizia in alcuni punti persino a sgretolarsi per l’eccessivo calore, non reggendo una temperatura di oltre 60°C.


Durante le qualifiche ne fanno le spese Brundle e Lauda: il primo si frattura una caviglia, il secondo esce malconcio con solo un polpaccio dolorante. Sia la Tyrrell che la McLaren però sono distrutte.


I piloti minacciano di non correre, ma sia i team che gli sponsor fanno mancare il loro appoggio.


L’interesse economico…


Sullo spigoloso tracciato statunitense si destreggiano bene i motorizzati Renault: le due Lotus, capitanate da Mansell che ottiene la prima pole in carriera, monopolizzano la prima fila, con Warwick ad inseguire, terzo. Senna è sesto, tra le due McLaren. Dopo i problemi avuti in Sudafrica e in Canada, le condizioni dure causate dal caldo potrebbero rivelarsi un problema per Senna, che però nel frattempo sta continuando a lavorare duramente sulla sua tenuta fisica.


Torna nell’anonimato la Brabham, con Piquet e Corrado Fabi (sostituto del fratello Teo impegnato nel campionato nordamericano) a centro gruppo. Inoltre, il brasiliano si rifiuta di scendere in pista nell’ultimo quarto d’ora della qualifica, poiché era fisicamente impossibile secondo lui continuare a correre, con la bellezza di 40 gradi all’ombra!


I piloti proseguono la loro battaglia in maniera quasi unanime. Arnoux sostiene che "Dallas e Detroit hanno battuto il record di mediocrità".


Prost invece si dice pentito di trovarsi lì, e incita tutti a protestare e a ribellarsi alla situazione. Jacques Laffite non si perde in lunghi discorsi, ma dimostra di essere della stessa idea esclamando:


"Troppo caldo, circuito troppo lungo, pieno di dossi, sporco..una vera merda!".


Sono in pochi a schierarsi a favore del tracciato. Tra questi vi è Warwick, che lo definisce piacevole, e Fabi, il quale si dispiace solo di non avere l’aria condizionata.


Ecclestone si mostra magnanimo, e riduce di 10 giri la distanza totale della gara, che inizia alle 11 di mattina allo scopo di evitare l’insopportabile caldo pomeridiano. Inoltre, a solo un'ora dall'inizio della gara, si cerca di stendere un ulteriore strato di asfalto.


Nonostante tutto la gara si rivela spettacolare ed incerta, e alla fine delle ostilità a spuntarla è a sorpresa Keke Rosberg, che regala così il primo successo all’accoppiata Williams-Honda, fino a quel punto una delle delusioni più grandi della stagione. Una prestazione magistrale quella del finlandese, protagonista nella prima parte di gara di un’eccitante battaglia per la prima posizione con Mansell e Prost.


E' curioso ciò che succede all'ultimo giro della gara: infatti, Keke, osservato da Lauda, Prost, Bousten, Cheever, Patrese, Surer e Alboreto, tutti seduti sul muretto con le tute arrotolate e il busto scoperto, dall'abitacolo della sua Williams con la mano fa loro il segno di...chi si masturba!


Proprio Alain nella seconda fase era riuscito a conquistare la leadership, ma quando sembra lanciato verso un successo garantito e fondamentale in vista del Mondiale, tocca un muro di cemento e rompe la sospensione anteriore destra. Alain percorre un paio di curve ad una velocità lenta, per poi parcheggiare dietro la Ferrari, anch'essa fuori dai giochi di Alboreto. La causa del ritiro è la stessa sia per il transalpino sia per il milanese, oltre che per Niki Lauda, ancora una volta anonimo in gara e stavolta non più immune da pecche.


Un regalo da parte di Alain, questo è vero, ma Rosberg il successo se lo merita tutto, se non altro per il semplice fatto di non aver commesso nessun errore malgrado un caldo atroce.


Il poleman Mansell invece fa in modo che il Gran Premio di Dallas venga trasmesso ai posteri, regalando un’immagine di sé alla fine della gara che lo trasforma in un gladiatore irriducibile.


A poche centinaia di metri dal traguardo, il cambio della Lotus si guasta mentre il britannico si trova in quinta posizione. Mansell non si dà per vinto, scende dalla vettura e comincia a spingerla con tutte le sue forze per poter tagliare il traguardo, ma il calore insopportabile gli fa perdere i sensi.


Nigel si risveglia poco dopo, ma per ragioni precauzionali viene portato al centro medico. Conclude ad ogni modo sesto, dietro Piercarlo Ghinzani che regala una gioia incommensurabile alla piccola Osella-Alfa Romeo.


Mansell viene poi punito con un anno di squalifica dalle corse con condizionale. Può dunque continuare tranquillamente a gareggiare.


Una gara che poteva vederlo lì davanti a lottare coi grandi, si trasforma in un’inutile traversata nel deserto per Senna. Quarto dopo la partenza, Ayrton si lascia ingolosire dalla possibilità di attaccare il terzo posto in quel momento occupato da Warwick, esagera di nuovo e sbatte contro le barriere, andando poi in testacoda. Gara compromessa e finta al 47° giro per la rottura del semi-asse:


"Non è colpa mia, si è spostato il muro!".


Così si giustifica Ayrton, tornato ai box. E poiché l'insistenza è tanta, solo qualche ora più tardi si scopre che Ayrton ha ragione, dato che Pat Symonds, recatosi sul luogo, scopre che il muro si era veramente spostato di qualche millimetro durante la gara!


Alain invece sciupa una grossa occasione per ipotecare il titolo, può consolarlo a malapena il fatto che anche Lauda abbia fatto la stessa fine. Almeno però, la McLaren è parsa nuovamente la più veloce in pista.


Intanto Elio de Angelis, grazie alla sua costanza nei risultati, supera Lauda in classifica generale, con 26 punti all’attivo contro i 24 dell’austriaco. Alain, malgrado il periodo di appanno, è saldamente in testa a 34 punti e mezzo.


A Brands Hatch, il 22 luglio 1984, il team di Woking rientra dalle ferie e spegne ogni remoto sogno di gloria dei rivali.


Prima del week-end inglese, il 15 luglio 1984, Senna decide di partecipare alla 1000 km del campionato mondiale Prototipi sul circuito di Nurburgring, dove si terrà ad ottobre il GP d’Europa. Non essendo previsto alcun test su quella pista con vetture di Formula 1, Ayrton riesce a partecipare tramite l’aiuto del suo manager, Domingo Piedade, a questa competizione, con lo scopo di conoscere meglio il tracciato tedesco. Non chiede soldi, e tanto meno ne offre.


Alla guida della Porsche 956 Gruppo C Senna gira immediatamente sui tempi dei migliori, che quel tipo di macchine le guidano costantemente, ad un certo punto detiene anche il giro più veloce, poi un problema elettrico sulla vettura lo relega ottavo.


Il giorno dopo, Reinhold Joest, colui che gli aveva fornito il sedile, legge il rapporto sulla macchina inviatogli da Senna, e ne rimane scioccato. La precisione e la completezza con cui Ayrton descrive pregi e difetti della vettura sono straordinari. Joest si mette subito in contatto con Piedade per cercare di sapere di più su quel brasiliano, e farlo correre nel campionato Prototipi ed in quello americano. Ma Domingo Piedade gli fa capire chiaramente che nella mente di Senna non c’è spazio per i Prototipi.


Lui vuole solo la Formula Uno.


La stagione del brasiliano ha altri due acuti, a Brands Hatch e a Estoril, l’ultima gara del campionato, cogliendo in entrambe le occasioni il terzo posto.


In Inghilterra va forte a partire dalle prove libere, dove piazza il miglior tempo. Non si lascia intimidire dal brutto incidente che coinvolge il compagno Johnny Cecotto, il quale ha riportato sette fratture alle gambe. Anzi, a dimostrare che i rapporti tra i due tra l’altro non siano idilliaci lo dimostra il fatto che Ayrton, insieme a Hawkbridge, è l’unico a non recarsi all’ospedale a fargli visita.


In qualifica ottiene un promettente settimo tempo, che viene però messo in ombra dall’accesa lite con Arnoux subito dopo la fine del secondo turno di qualifica.


Ayrton si reca furioso nel box Ferrari per rimproverare in toni poco pacati Renè Arnoux, reo di averlo rallentato durante il suo ultimo giro, non consentendogli di migliorare il tempo. Senna spintona il francese, che non sta a guardare e fa lo stesso. Volano parole grosse in italiano, l’unica lingua che sanno parlare entrambi, prima che Senna venga allontanato:


"Può anche darsi che io gli abbia provocato dei problemi. Non mi ero accorto che arrivava ma comunque non l’ho fatto apposta. Lui però non può venire a protestare in casa mia, può anche protestare garbatamente!".


Dice Arnoux commentando d'accaduto. Senna dimostra di dover migliorare sia in pista, dopo i recenti botti presi negli States, che nel rapportarsi coi suoi colleghi. Intanto però, sul veloce circuito inglese conquista il suo secondo podio in carriera, stavolta senza l’amaro in bocca che gli aveva lasciato quello a Montecarlo:


"È stato fantastico! Per me si tratta quasi di una vittoria. Su questa pista ho ottenuto tanti successi anche nelle categorie minori".


Due settimane dopo, a Hockenheim, in gara Ayrton è vittima di un terribile incidente alla Ostkurve. Al quinto giro, a oltre 260 km/h, a causa di anomale vibrazioni l'alettone anteriore della Toleman del pilota brasiliano cede di schianto. Ayrton non può far altro che attendere che la vettura si fermi, prima di scendere dall'auto.


Il brasiliano però continua a commettere qualche errore anche fuori dal tracciato, e non si parla solo del litigio con Arnoux.


Le trattative inoltrate con Peter Warr per il suo passaggio in Lotus arrivano ad una conclusione positiva verso i primi giorni di agosto, dopo il GP di Germania. È tutto fatto, per il 1985 Senna sarà il nuovo compagno di squadra di Elio de Angelis, con Nigel Mansell diretto in Williams. Per il team inglese due piccioni con una fava: da un lato dividono due piloti che erano in rotta totale, de Angelis e Mansell, dall’altro prendono uno dei giovani più promettenti del momento.


La cosa rimane segreta fino al 24 agosto 1984.


Poiché Warr ha fretta di portare o trattenere sponsor in casa, in particolare John Player Special, così, senza che Senna sappia nulla, emette il comunicato ufficiale che ufficializza l’ingaggio del pilota brasiliano; tuttavia, il contratto con la Toleman prevede che Senna possa svincolarsi dal team solo dopo aver pagato la clausola del buy-out, cosa che il pilota brasiliano non ha fatto.


Alex Hawkbridge è furibondo, anche perché anche lui, come Warr, è alla ricerca disperata di sponsor, e l’attrazione principale da lui utilizzata è proprio Senna.


Già ad inizio campionato, quando Ayrton si cucì sulla tuta sponsor propri senza il permesso del team, Hawkbridge reagì col pugno di ferro. Anche in questo caso non fa sconti, e a Monza lascia Senna a casa, nonostante il pilota brasiliano abbia nel frattempo pagato la clausola del buy-out prima che il week-end di gara inizi. Al suo posto corre lo svedese Johansson, che per la cronaca conclude la gara in quarta posizione, fatto che irrita ancor di più Senna.


Ma grazie all’intermediazione del Presidente FOCA, Bernie Ecclestone, le due parti si riavvicinano e Senna riprende il suo posto fino alla fine dell’anno. Tra qualche altro incidente e il podio in Portogallo, si conclude la sua avventura in Toleman, con all’attivo tre podi, e 13 punti totali, validi per il nono posto in classifica piloti.


Dichiarerà a riguardo Ayrton:


"Il problema è che quando decisi di fare parte della squadra avevo molta fiducia del management, ma poche nelle possibilità della squadra stessa. Nel giro di sei mesi mi sono ritrovato ad avere totale fiducia nelle possibilità tecniche della squadra, ma seri dubbi sul management".


Non si saranno lasciati con due pacche sulle spalle, ma quella che fino all’anno prima era la cenerentola del Mondiale, con Ayrton al volante ha conquistato i suoi unici podi durante la permanenza in Formula Uno, che per la Toleman giunge al termine alla fine del 1985, una stagione passata di nuovo nelle retrovie con nessun punto conquistato.


Senna, per la Toleman, ha dunque rappresentato sia l’ascesa che la caduta.


Tornando ai discorsi iridati, dopo Dallas, mancano sette GP al termine del campionato. L’obiettivo per Lauda, ma anche per chi come de Angelis o Arnoux che ci sperano ancora, è fermare Prost, il quale indipendentemente dal ritiro nell’ultima gara, viaggia spedito verso il titolo Mondiale.


Come già anticipato, l’egemonia del team di Ron Dennis nella seconda parte dell’anno diventa imbarazzante, tanto che il duo Prost-Lauda si aggiudica tutte le gare: quattro ne vince Alain, tre Lauda.


La prima tappa della volata finale si svolge a Brands-Hatch, tracciato storico nonché bellissimo, e che a differenza di quelli appena visitati negli Stati Uniti, garantisce spettacolo e soprattutto sicurezza.


In Inghilterra, il vantaggio di Prost viene pesantemente decurtato.


Prima che il week-end abbia inizio la FISA rende nota la decisione che per il 1985 il limite di benzina da poter imbarcare rimarrà lo stesso, e non si scenderà ai proibitivi 195 litri.

La gara, divisa in due manche a causa dell’incidente di cui rimane vittima Jonathan Palmer con la RAM che danneggia le barriere di protezione, viene vinta un po' a sorpresa da Lauda.


Sembrava infatti fin dalle prime battute un sicuro testa a testa tra il poleman Piquet e Prost, i due però uno dopo l’altro sono usciti fuori di scena e hanno lasciato la strada spianata all’austriaco.


Alain soffre di problemi al cambio, perde l’uso della terza marcia, subito dopo anche della quarta e della quinta e mentre era agevolmente al comando deve tornare ai box e lasciare a malincuore, per usare un eufemismo, la leadership della corsa a Lauda.


Piquet invece, al volante della BT53 tornata sui suoi passi dopo che le varie novità tecniche non avevano dato i risvolti sperati, soffre di anomalie al turbo. Il brasiliano riesce a gestirlo, ma conclude comunque fuori dalla zona punti.


Nel dopo gara ci sono stati d’animo logicamente contrastanti per i due rivali al titolo:


"È colpa di Ecclestone, ormai ferma tutte le gare quando Piquet è in difficoltà. Io purtroppo ho avuto dei problemi. Spero che non accada più".


Commenta Prost riguardo all’interruzione della gara giudicata necessaria per risistemare le barriere dopo l'incidente di Jonathan Palmer alla Clearways, avvenuta mentre aveva appena scavalcato Piquet. Più lucido, invece, Lauda commenta:


"L’interruzione è stata giusta. Prost ritirato? Peggio per lui, meglio per me".


Abbastanza facile intravedere la gioia di uno, Lauda, e la frustrazione dell’altro, Prost, che ha perso nove punti in una sola gara e ora ha appena mezzo punto di vantaggio sul compagno di squadra.


Nel frattempo è abbastanza nera la situazione in casa Ferrari: Alboreto è in caduta libera, Arnoux è reduce dal fantastico secondo posto in rimonta dall’ultimo posto a Dallas, ma a Brands Hatch si mostra al quanto frustrato per le cattive acque in cui naviga la sua squadra,e durante un duello con de Cesaris perde le staffe e lo butta fuori di proposito.


Sebbene i due piloti siano stati confermati, continuano ad aumentare le voci di un ritorno di Lauda, che però viene fortemente accostato anche alla Renault, vogliosa di dare un nuovo scossone interno ingaggiando il pilota più esperto della griglia. Le indiscrezioni nascono dal fatto che Ron Dennis si sia convinto a mettere Prost al centro del progetto del team, e dunque non sia intenzionato a pagare anche per la stagione successiva l’oneroso ingaggio di Lauda, per il quale c’è un nuovo contratto, ma con stipendio dimezzato. Cosa che Niki non gradisce per niente.


Il gelido silenzio instauratosi fra Lauda e Dennis inizia a pungere i nervi del pilota austriaco, che ad un certo punto cerca di arrivare ad un chiarimento, invitando Ron e la sua amica Liza a Ibiza, per poter discutere con calma.


Qui, a bordo del motoscafo di Niki, i due iniziano a parlare della situazione in atto. Ron precisa subito di provare un sentimento di odio e amore nei confronti di Niki, a causa del quasi ricatto con il quale aveva ottenuto un contratto molto oneroso per il biennio 1983-1984, guadagnando il doppio rispetto a qualsiasi altro pilota:


"Quando qualcuno paga a una persona cifre così folli ha il diritto di pretendere un po' di amicizia!".


Esclama Ron all'indirizzo di Niki, accusandolo perfino di egocentrismo. I due continuano la discussione, lanciandosi contro numerose accuse, fino a che Dennis conclude esclamando che il lunedì seguente avrebbe invitato Senna nel suo ufficio per offrirgli un contratto per due o tre anni. Lauda ovviamente risponde di fare ciò che gli pare e gli augura buona fortuna.


Così, il pilota austriaco contatta Gérard Larrousse, direttore corse della Renault, accennandogli la possibilità di aprire una collaborazione.


In un secondo tempo, Larrousse chiama Lauda, trovando un accordo a grandi linee e fissando un appuntamento a Parigi. E' curioso il fatto che, in questa occasione, Larrousse spreca circa dieci minuti della telefonata per stabilire se dovesse o meno inviare un elicottero a Le Bourget.


Tuttavia, Larrousse assicura a Lauda che l'incontro sarebbe rimasto segreto e che nessun'altro ne sarebbe stato al corrente.


Così, Lauda vola a Parigi e i due discutono per ore, fino al trovare un punto d'accordo relativo alle pretese economiche del pilota austriaco.


Ma quando il contratto è pronto per la firma, Larrousse annuncia a Lauda che il contratto sarebbe stato siglato in presenza del presidente della Renault. Ciò che dunque sembra normale prassi si trasforma invece nella fine delle trattative, poiché il presidente della Renault informa Larrousse che il contratto non poteva essere sottoscritto quel giorno: era sopravvenuto un contrattempo e bisognava aspettare ancora due settimane.


Lauda rimane comunque con la certezza che il team principal del team francese lo avrebbe telefonato quando tutto sarebbe stato pronto.


Un'ora dopo, quando Lauda è già tornato a Ibiza, Ron Dennis chiama il pilota austriaco al telefono e gli chiede:


"Dove sei stato oggi, a Parigi?"

Lauda risponde affermativamente, seppur perplesso.

"È bello da parte tua ammetterlo", ribatte Dennis, che in seguito gli parla dei particolari del contratto.


Inizia con queste premesse il Gran Premio di Germania sul veloce circuito di Hockenheim.


Alain intanto si mostra cattivo in pista come raramente lo si vede, lui sempre improntato a guidare con estrema dolcezza la vettura, e ottiene una super-pole davanti alla Lotus di de Angelis. Lauda prova a tenere il ritmo di qualifica del francese, ma semplicemente non ha la stessa velocità: che Il Professore sia più veloce di lui è un dato di fatto. Il bi-campione del Mondo è appena settimo, dopo aver compiuto un testacoda nel suo ultimo giro buono.


Per la domenica Lauda chiede di montare sulla sua vettura un alettone più piccolo, al fine di ridurre la resistenza aerodinamica e facilitare così i sorpassi. La sua idea non funziona proprio come lui voleva, poiché un pesante sovrasterzo lo condiziona a lungo.


Prima della partenza Prost accusa problemi alla pompa dell’olio, e opta per il muletto. Ciò non lo ferma nella sua corsa verso il successo, il quarto stagionale, facilitato anche dal ritiro, tanto per cambiare, di Piquet, l’unico in grado di poterlo contrastare:


"Voi [rivolgendosi ai giornalisti] scrivete sempre che Lauda è un computer, e nessuno può smentirlo. Ma avete anche visto che quando abbiamo macchine uguali non riesce a raggiungermi".


Alain è raggiante dopo la vittoria; sta dimostrando gara dopo gara di essere più rapido del suo rivale.


Con tale premessa, il risultato finale del Mondiale dovrebbe sembrare scontato.


Lauda però capitalizza al meglio ogni situazione, e anche in una giornata per lui complicata, completa la doppietta McLaren grazie al secondo posto. Niki giustifica la sua inferiorità sulla velocità pura con la poca conoscenza che dispone dei motori Turbo rispetto a Prost, che invece li ha già lungamente provati a suo tempo con Renault.


Detto ciò, si dice comunque convinto che i suoi due titoli Mondiali faranno la differenza.


Sembra quasi una profezia questa in vista del Gran Premio d’Austria di due settimane dopo, il 19 agosto 1984, che dà ragione al pilota di casa sul fatto che due titoli conquistati e tanta esperienza possano fare una differenza enorme tra lui e Alain.


Davide Scotto di Vetta

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