#3 Alain&Ayrton: Alain corre in Renault!

Aggiornato il: 13 dic 2019



Il triennio di Alain Prost alla corte della Renault è costellato da tante prestazioni straordinarie che fanno sognare l’intera Francia, ma anche da momenti di frustrazione dovuti alla scarsa affidabilità della vettura, che in troppe occasioni, specie nei primi due anni, abbandona Prost proprio sul più bello. Differente è il discorso dell’83, anno in cui il titolo era ad un palmo di distanza, e dove non è solo l’affidabilità a rovinare i piani di Alain.


Affiancato dal connazionale Renè Arnoux, idolo dei tifosi francesi col quale avrà più di qualche attrito, Alain fa il suo esordio sulla RE20B sul tracciato di Long Beach, prova valevole per la prima tappa del Mondiale 1981.


Ad aprire le danze sarebbe dovuto essere il Gp del Kyalami, in Sudafrica, che viene però reso nullo dalla guerra portata avanti per tutto l’inverno da FISA e FOCA, scaturita dalla decisione di Balestre di rendere illegali le cosiddette minigonne, un dispositivo aerodinamico utilizzato dai team motorizzati Ford-Costworth, in grado di fornire un vantaggio in termini di competitività rispetto ai team dotati di motore turbo. I rapporti tra le due parti, già inaspriti da eventi passati come la cancellazione del GP di Spagna della stagione precedente, peggiorarono ulteriormente, e si allargarono a tante altre tematiche sulle quali c’era già disaccordo.


Ecclestone citò in giudizio la FISA ufficialmente per la decisione di bandire le minigonne, inoltre minacciò di creare un campionato alternativo, denominato The World Professional Drivers Championship.


Il Gran Premio del Sudafrica si disputò malgrado la diatriba non accennasse ad arrestarsi, sebbene a partecipare furono solo alcune scuderie (tra cui Williams, McLaren, Brabham e Lotus), e a vincere fu Carlos Reutemann, su Williams.


Ad ogni modo, la gara non viene considerata come facente parte del Mondiale di Formula Uno, che dunque, inizia ufficialmente il 15 marzo a Long Beach, due settimane dopo la firma del famoso Patto della Concordia tra FISA e FOCA, annunciato attraverso un comunicato dalla FISA:


"Accordi sono stati trovati su tutti i problemi del campionato del Mondo di Formula Uno tra la FISA, la FOCA e gli altri costruttori. Lo sport automobilistico ha trovato soluzioni che instaurano un equilibrio tra tutte le parti interessate, e potrà servire d’esempio alle altre discipline sportive internazionali".


"Il campionato riunisce ora tutte le condizioni per conoscere un gran successone!".


Sebbene il comunicato non espliciti gli accordi raggiunti su alcuni punti chiave, su tutti il numero dei seggi della FOCA nel comitato esecutivo della FISA, si evince che la Federazione diretta da Ecclestone riconosce il potere sportivo di Balestre, e che al contempo la FOCA mantiene il controllo dell’organizzazione finanziaria.


Tornando a Long Beach, Alan Jones vince la gara seguito dal compagno di squadra Reutemann, che completa così la doppietta Williams.


Prost invece, fatica insieme alla Renault, scatta nelle retrovie e alla prima curva è già fermo al centro della pista, tamponato da Andrea de Cesaris.


In Brasile le cose sembrano già andar meglio: Alain si qualifica quinto, quasi un secondo più veloce di Arnoux, che invece è soltanto nono.


Anche stavolta il francese rischia di ritirarsi durante le primissime fasi di gara, in seguito ad una pessima partenza condizionata dalla pioggia incessante. Il compagno di box Arnoux infatti, viene speronato da dietro ed in testacoda passa proprio davanti a Prost, evitato per una questione di centimetri.


Durante il ventesimo passaggio, tuttavia, un contatto con la Ferrari di Didier Pironi lo vede finire prematuramente anche la sua seconda gara in Renault.


Al terzo GP dell’anno, in Argentina, arriva un cambio di tendenza rispetto alle prime due uscite: Alain fa segnare il miglior tempo assoluto durante le prove libere, e si mantiene in prima fila dopo le qualifiche, battuto di tre decimi soltanto dalla Brabham di Piquet.

Malgrado una pessima partenza che lo attesta in sesta posizione alla fine del primo giro, Prost riesce a rimontare, ha la meglio nella sua battaglia con delle vibrazioni che rendono più difficile il controllo della vettura, e riesce a conquistare il suo primo podio in carriera. Terzo al traguardo, a sandwich tra le due Williams del pilota di casa Reutemann, secondo, e Alan Jones, quarto.


A vincere la gara è Piquet, cosa che fa infiammare ulteriormente le polemiche riguardanti l’irregolarità della Brabham, che sfruttando zone buie del regolamento, attraverso sotterfugi tecnici sta continuando ad utilizzare le tanto chiacchierate minigonne. Le autorità sportive non sono in grado di dimostrare con evidenza che la Brabham sfiori l’asfalto mentre è in piena velocità, per usufruire in maniera tale del cosiddetto effetto suolo. La supremazia netta della Brabham viene attestata anche dalla gran rimonta dell’altro pilota, il messicano Rebaque, risalito dalla sesta alla seconda posizione prima di ritirarsi per problemi elettrici alla sua monoposto.


Balestre dichiara le macchine di Ecclestone regolari, ma la Renault dopo la gara invia un documento di protesta in merito a tale decisione. Il tutto si conclude in un nulla di fatto, e gli altri team possono solo cercare di portare la stessa identica soluzione in pista per ovviare alla superiorità delle vetture britanniche.


Ad ogni modo la vettura francese, con l’ottima gara in terra argentina è attualmente la migliore delle vetture alimentate da motori turbo, vista la gran fatica di Alfa Romeo e Ferrari, con Gilles Villeneuve e Pironi che non hanno ancora visto una bandiera a scacchi nelle prime tre gare.


Per un mesetto e mezzo la bandiera a scacchi diventa un miraggio anche per Prost, tradito nell’ordine da cambio, frizione e motore per le tre gare successive all’Argentina, mentre in Spagna va in testacoda e deve ancora ritirarsi, registrando così il quarto non classificato consecutivo.


Per lui un calvario inaspettato dopo la sua prima gioia sul podio, che lasciava presagire un seguito diverso per la Renault, la quale inizia ad esser giudicata come la grande delusione dell’anno, considerate le difficoltà incontrate anche da Arnoux, a secco di punti dopo Buenos Aires.


Al contempo si risolleva inaspettatamente la Rossa, che con Gilles Villeneuve vince sia a Monaco che in Spagna, e grazie al quarto posto di Pironi nel Principato, conquista 21 punti in due gare, più di quanti non ne avesse collezionati nelle 19 gare precedenti (appena 13!).


Un’inversione di tendenza clamorosa a Maranello, persino in chiave iridata, sebbene la Williams di Reutemann sia ancora piuttosto distante. I tre ritiri consecutivi dell'altro pretendente al titolo Piquet tuttavia, lasciano ben sperare: può succedere ancora di tutto.


Si va a Digione per l’ottava prova del Mondiale, valevole per il Gran Premio di Francia, che ogni anno vede l’alternarsi dei tracciati con il Paul Ricard.


La padrona di casa dimostra subito di essere a suo agio tra le mura amiche, con Arnoux che firma la Pole e Prost terzo battuto dalla rediviva McLaren di John Watson.


Ma la pole di Renè viene subito vanificata da una partenza stentata, causata anche dall’addetto allo spegnimento dei semafori, Derek Ongaro, che fa spegnere le luci prima dei canonici quattro secondi, per poi riaccenderle e spegnerle ancora, creando un po' di caos. Il poleman retrocede decimo e con un alettone danneggiato, ma riuscirà ugualmente a risalire la china.


La gara procede regolarmente con Nelson Piquet in testa seguito a 6 secondi da Prost, il cui passo di gara non è sufficientemente veloce per impensierire il leader.


Poi però si scatena un violento acquazzone sul circuito.


Mancano appena due giri al completamento del 75% della gara, ma la direzione gara decide di esporre la bandiera rossa. Così facendo, secondo il regolamento sportivo, bisogna ripartire appena le condizioni lo permettano, con la griglia di partenza decisa in relazione alla classifica fino al momento dell’interruzione. La graduatoria finale verrà poi stilata sommando i tempi delle due gare.


La situazione favorisce chi come Prost usufruisce di pneumatici Michelin. La casa francese infatti, mette a disposizione gomme morbide da qualifica, denominate le 005, in grado a parer loro di compiere i 22 giri della mini-gara. Compound di cui al contrario non disponde Goodyear.


Piquet, Prost, Watson, Reutemann e Arnoux sono i primi cinque sullo schieramento quando su Digione è rispuntato il sole.


Alla ripartenza, Alain brucia Piquet, autore invece di uno scatto orribile e risucchiato nelle posizioni dietro. Watson tenta di impensierire la Renault, si butta all’interno alla staccata della Double Gauche de la Bretelle, ma finisce lungo, permettendo a Prost di rimettersi davanti.


Dopodiché il giovane Alain non lascia più scampo agli avversari, sfrutta al meglio le sue gomme morbide e va a tagliare da primo il traguardo. Anche il computo totale dei tempi lo vede davanti a tutti, seguito da Watson e da Piquet, visibilmente contrariato sul podio, poiché prima della sospensione, la gara era saldamente nelle sue mani. Il brasiliano nel dopo-gara non usa mezzi termini, sostenendo che se ci fosse stato un pilota francese in testa, la gara non sarebbe stata interrotta in quel modo. Inoltre, con fare polemico spruzza champagne su Jean-Marie Balestre, che deve darsi alla fuga!


Alain festeggia sul podio, è un po' impacciato, senz’altro emozionato, d’altronde, a 26 anni e mezzo, ha appena conquistato la sua prima vittoria in Formula Uno.



Nel post gara viene messo sotto accusa il direttore di gara Pavesi, colui che ha deciso di interrompere la gara quando mancavano pochissimi minuti al raggiungimento del 75% di giri completati. C’è chi vocifera che si volesse favorire la vittoria del team di casa, la Renault, che in condizioni normali non avrebbe potuto raggiungere Piquet. Anche la gestione dell’interruzione non è stata egregia, dato che molti piloti sono stati recuperati con la forza dai loro camper, poiché erano sicuri che la gara fosse finita.


Alain di tutto questo se ne infischia:


"Non chiedetemi neppure se sono felice! Ho dentro tutto un tumulto di sentimenti. Dico a me stesso che ho imparato se non altro che i Gran Premi di Formula Uno sono alla mia portata. Poi però mi commuovo e basta!".


"Speravo di vincere quando inseguivo Piquet, nella prima manche, sapevo che le sue gomme si stavano degradando. Lui era partito troppo aggressivo, presto o tardi doveva pagare. Non poteva tenere quel ritmo, quando la gara è stata interrotta ho pensato dapprima che la sua vittoria fosse oramai cosa fatta, poiché anche riprendendo la gara io non ce l’avrei fatta, perché lui, Piquet, aveva gomme nuove, in più col motore aspirato poteva godere di una maggior potenza in confronto alla mia Renault Turbo. Ma dopo il via della seconda manche è successo il miracolo: persino la quarta marcia, che mi poneva dei problemi, ha preso ad entrare regolarmente. E allora non ho potuto fare altro che vincere".


La Renault può metter a tacere le polemiche su una vittoria giudicata sporca già due settimane dopo, a Silverstone, e in effetti dimostra che il successo del suo giovane talento in Francia non è stato un caso.


Sei pole position consecutive, equamente divise tra Prost e Arnoux: la RE30 diventa imbattibile in qualifica, ma riesce a capitalizzare le partenze in prima fila solo tre volte, tutte con Prost, il quale, dopo la vittoria a Digione, fa sue anche le gare a Zandvoort e a Monza (dove però era partito terzo, dietro Arnoux e Reutemann), nonostante non sfrutti la sua prima pole in carriera ad Hockenheim, dove conclude secondo, beffato da problemi al turbo. Le pole position di Alain hanno senza dubbio più valore, essendo che il team principal Larrousse permette ad Arnoux di utilizzare un livello di sovralimentazione maggiore del turbo durante le qualifiche.


La vittoria in Olanda invece è resa speciale dalla battaglia contro Alan Jones: l'australiano, una volta sbarazzatosi di Arnoux, si avvicina alla nuova RE30 guidata da Prost e al giro 18, sfruttando il mancato inserimento di una marcia di quest'ultimo in uscita dall'ultima curva, gli si affianca e lo passa. Sicuro di aver compiuto il sorpasso potendo sfruttare anche la scia di un doppiato, Jones deve ricredersi quando alla sua destra ricompare la giallona di Prost, che tira una super staccata alla Tarzan e si riprende la testa della corsa fino alla conclusione. Una manovra che gli consente di guadagnarsi il rispetto del veterano della Williams. Un successo reso ancora più dolce dalla nascita del figlio Nicolas, il 18 agosto.


Sul tracciato storico di Monza, mentre Piquet e Reutemann proseguono il loro testa a testa nel Mondiale, appaiati a 45 punti, Prost osserva il suo compagno di box stabilire il nuovo record della pista, in 1:33.467, un secondo più veloce del suo crono, che lo attesta in terza piazza.


La cosa non scompone Prost, che infatti, il giorno dopo, alla prima curva è già davanti a tutti; Arnoux non riesce a contenere il suo compagno di squadra alla prima staccata, e deve consegnargli una leadership durata per lui solo pochi istanti.


Prost vince indisturbato, neanche la pioggia riesce ad impensierirlo minimamente, seguito da Jones e Reutemann, nuovo leader della classifica generale dato il sesto posto di Piquet, ritirato al penultimo giro per noie al motore mentre era terzo, ma comunque classificato, avendo percorso il 95% dei giri.



Alain invece sale in terza posizione, appaiato ad Alan Jones a quota 37, e può addirittura sperare nel titolo vincendo le due gare rimanenti e con Piquet e Reutemann che non facciano mai meglio di una terza posizione.


Le vittorie del giovane francese non passano inosservate, iniziano subito i paragoni con i migliori di sempre; Alain diventa un ibrido tra la costanza di Niki Lauda e la spregiudicatezza di Villeneuve. Il confronto con Arnoux è impietoso, poiché mentre Alain, solo al suo secondo anno in Formula Uno, sembra immune dagli errori, Renè, seppur a tratti più veloce, è decisamente più incostante ed incline a sbagliare.


Tuttavia, le sue speranze iridate si spengono al penultimo appuntamento a Montreal, dove viene messo fuori gara da Nigel Mansell, che lo centra in pieno al tornantino mentre con la sua Lotus stava rientrando da un’escursione fuoripista.


Alain conclude la stagione al quinto posto con 43 punti totalizzati, a soli sei punti dal Campione del Mondo Nelson Piquet, con una statistica curiosa: su 15 gare in calendario, Alain ne ha concluse solo 6, ma le ha finite tutte sul podio, grazie ai suoi tre successi, i due secondi posti e il terzo posto in Argentina.


Insomma, quando la macchina non lo lascia a piedi, Alain è lì a giocarsela, è veloce, intelligente e si rivela importantissimo nello sviluppo e nella messa a punto della macchina.


Per il 1982, è dunque lui il pilota di punta della Renault.


Una stagione, quella dell’82, iniziata coi fuochi d’artificio per Prost, vincitore delle prime due gare, alle quali però fanno seguito risultati deludenti, che rendono il suo, un campionato ricco di rimpianti.


Il primo dei due successi lo conquista il 23 gennaio sul circuito del Kyalami, ancora una volta palcoscenico di giochi politici all’interno della Formula Uno. L’anno prima infatti, la gara fu resa nulla mentre FISA e FOCA facevano la guerra tra loro (adesso Balestre e Ecclestone sembrano amiconi, tanto da trascorrere il week-end prima della gara a Sun City, città sudafricana, una sorta di mini-Las Vegas), stavolta, è l’associazione piloti, la GPDA, capitanata dal rientrante Niki Lauda, Didier Pironi e Gilles Villeneuve, a mettere a rischio il regolare svolgimento del GP. I piloti sono schierati contro FISA e FOCA per alcuni punti del nuovo regolamento sportivo concordato dalle due federazioni il 18 dicembre dell’anno precedente, che doveva essere per forza di cose firmato dai piloti al fine di ottenere la superlicenza.


Alcuni piloti come Piquet, De Angelis e lo stesso Prost, sbadatamente e senza leggere attentamente i punti della discordia, firmano il nuovo regolamento, altri invece, si oppongono strenuamente.


I suddetti punti sono quattro:


  • I piloti non possono far causa agli organizzatori dei Gran Premi per nessun motivo;

  • I piloti non devono ledere in alcun modo l’immagine della Formula 1, della FISA e della FOCA;

  • Obbligo di rispettare tutte le regole del Mondiale (articolo piuttosto ambiguo);

  • Non poter esercitare nessuna risoluzione del contratto per potersi accasare altrove, in altre parole, rispettare obbligatoriamente il contratto con la scuderia d’appartenenza fino alla fine.


Niki Lauda non ci sta, e si esprime con tali termini alla vigilia del primo week-end stagionale:


"Non sono disposto a cedere, non mi lascerò mai trascinare in una simile avventura. Non voglio mettermi nelle condizioni di uno schiavo!".


Sulla stessa lunghezza d’onda anche Villeneuve, che parla in termini ironici ma schietti:


"Non voglio trovarmi a dover pagare una multa di 5 mila dollari perché non ho abbracciato Balestre e Ecclestone sul podio. L’arrivo di Lauda, che è un nome con un certo carisma, ci farà ottenere certamente dei risultati positivi. Anch’io sono senza superlicenza al momento, ma non credo oseranno farci nulla: anche quelli che hanno firmato sono con noi!".


I piloti minacciano lo sciopero, ed il giovedì mattina dimostrano quanto facciano sul serio: arrivati al circuito, tutti salgono sul pullman fornito dall’albergo dove alloggiano per farvi ritorno. Il manager della March, John McDonald, tenta in maniera un po' bizzarra di fermarli, piazzando il suo camioncino bianco di traverso sulla strada, bloccando così il pullman, ma ci pensa Jacques Laffite a rimediare all'imprevisto: il pilota francese scende dal pullman, fa manovra col camioncino togliendolo dalla strada, e insieme agli altri torna tranquillamente in albergo.


L’inevitabile cancellazione delle prove libere fa infuriare Balestre, così come Ecclestone, che minaccia di licenziare in tronco i suoi due piloti alla Brabham, Piquet e Riccardo Patrese.



I piloti trascorrono la notte nella hall dell’albergo insieme, per evitare che disperdendosi, qualcuno potesse cambiare idea e lasciar perdere. Elio de Angelis e Villeneuve si dilettano nel suonare il pianoforte, mentre Bruno Giacomelli impartisce lezioni sul terrorismo e sulle armi da fuoco!

Tuttavia, sono in due a recarsi al circuito lasciando la compagnia, Jochen Mass e Teo Fabi. Proprio quest’ultimo viene ampiamente criticato da Keke Rosberg:


"È scappato via come un pollo, e ha perso il nostro rispetto per sempre. Non perché sia andato via, ma perché ci ha traditi. È andati dritto da Ecclestone e Balestre, e ha detto loro tutto ciò di cui avevamo discusso".


Ma Fabi replica dicendosi soddisfatto di quanto avesse già concesso la Federazione al giovedì.


La situazione si sblocca il venerdì mattina in seguito ad un incontro tra Pironi e Balestre, che concordano sul fatto di discutere tutto dopo il Gran Premio, che quindi si terrà in maniera regolare, compresa di prove libere e qualifiche.


Dopo la gara però, non avviene nessun meeting, anzi, la furia del presidente della FISA non si placa: Balestre informa immediatamente i piloti di aver sospeso con effetto immediato le loro superlicenze, ad eccezione di chi si era dissociato dalla protesta, ovvero Mass, Fabi, Surer e Henton, perché hanno messo a rischio il normale svolgimento del week-end di gara.


Il caos di conseguenza si protrae, i piloti chiedono le dimissioni di Balestre, le scuderie protestano sostenendo che Balestre, da solo, non aveva il potere di prendere una simile decisione, e decidono di fare ricorso. La GPDA definisce Balestre 'un pazzo che ha bisogno di visite mediche, non più degno di guidare lo sport automobilistico'.


Frank Williams fa sentire il suo appoggio ai piloti, dichiarando che:


"Se la Williams correrà in Argentina, lo farà soltanto con i suoi piloti, Rosberg e Reutemann".


Messa spalle al muro, la FISA opta per ammende e gare di sospensione con condizionale per i piloti, i quali, tramite la loro associazione, la GPDA, affermano di non avere nessuna intenzione di pagare alcuna multa. Alcune vengono pagate, ma non dai piloti, bensì dalle loro scuderie d’appartenenza.


Viste le incertezze, la seconda prova del Mondiale, prevista il 7 marzo in Argentina, viene cancellata. La motivazione ufficiale viene attribuita a problemi di natura economica, sebbene sia chiaro che l’ACA (Automobile Club d’Argentina) si sia defilata a causa dell’incertezza che regnava intorno alla Formula Uno.


La vicenda si conclude quando il Tribunale d’Appello decide di diminuire l’ammontare della multa a 5 mila dollari, di mantenere la sospensione di una sola gara con condizionale per sei mesi, e di restituire le superlicenze ai piloti, seppur criticando aspramente il loro metodo di protesta.


Per quanto riguarda le ben più avvincenti questioni in pista, sul circuito del Kyalami, scenario della gara d’apertura, durante le qualifiche si assiste al festival dei motori sovralimentati, che monopolizzano le prime tre file. Arnoux fa la pole girando in 1:06.351, davanti alla Brabham-BMW di Piquet (durante l’inizio di stagione la Brabham utilizza sia i nuovi turbo forniti da BMW, che i motori aspirati Ford), la Ferrari di Villeneuve, l’altra Brabham di Patrese, Prost, lontano più di un secondo da Arnoux dopo esser stato il migliore nelle libere girando con lo strepitoso tempo di 1:05.830 con una media di 224 chilometri orari, e Pironi, sesto con la seconda Ferrari.


In gara però, niente e nessuno può contenere Alain, che alla fine del primo giro è già secondo dietro al connazionale Arnoux. Sfruttando la presenza di un gruppetto di doppiaggi, al 15° passaggio sul traguardo Alain esce più forte dall’ultima curva, sfrutta tutta la scia dell’altra Renault, e in staccata di curva 1 va a prendersi la leadership del Gran Premio.


A metà gara, quando tutto lascia presagire ad una facile doppietta della Renault Turbo, arriva il colpo di scena: Prost è costretto ai box dalla foratura alla sua posteriore destra, rimasta sul cerchione. Alain perde più di un minuto durante la sosta, rientra ottavo e doppiato da Arnoux, ma comincia subito la sua esaltante rimonta, favorita anche da problemi che affliggono anche chi gli stava davanti, su tutti lo stesso Arnoux, che inizia a girare circa 4 secondi più lento a causa di vibrazioni che affliggono la sua vettura, dovuti all’eccessiva usura degli pneumatici.


Prost si sdoppia agevolmente, e al 55° dei 77 giri previsti è quarto.


Ma non è finita qui.


A suon di giri veloci, qualche tornata dopo raggiunge e scavalca anche Reutemann e Pironi, e a sei giri dal termine ritorna in testa sopravanzando senza alcun problema Arnoux, il quale, sempre in difficoltà con le sue gomme, perde anche la seconda posizione a favore di Reutemann.


Alain vince la prima gara dell’anno in maniera straordinaria, la quarta in carriera, dimostrando ancora una volta che animale da gara egli sia. In qualifica non sarà un mastino, ma con gare del genere, ci si può anche passar sopra:


"Non so se mi capiterà ancora di arrivare primo, ma sono sicuro che questa mi resterà nella memoria come vittoria più bella, la più sofferta, la più sorprendente. Quando mi sono fermato ai box per cambiare la gomma, pensavo di aver rotto qualcosa, ho viaggiato su un cerchione per centinaia di metri. Normalmente non si esce sani da una situazione del genere, invece tutto è andato bene. Però sono ripartito convinto di aver perso la gara, non credevo, con un giro di distacco, di poter recuperare su tutti. A darmi fiducia è stato il comportamento della macchina, perfetta, attaccata al terreno in curva, velocissima sul rettilineo. Ho persino rotto una delle pinne aerodinamiche della carrozzeria, ma non mi ha procurato dei fastidi. Evidentemente doveva essere la mia giornata".


Il 21 marzo, visto il dietrofront dell’Argentina, si corre a Rio de Janeiro la seconda gara del Mondiale, dove è il caldo a far capolino. A conquistare la pole position è Prost, in gran forma dopo la straordinaria vittoria in apertura di campionato. Tuttavia, in gara deve soccombere a Piquet e Rosberg, giunti in prima e seconda posizione davanti al francese. Sul podio, dalla stanchezza di Piquet, colto da un malore ed incapace persino di alzare il trofeo del vincitore al cielo, si può dedurre quanto sia stata dura fisicamente la gara per i piloti. A darne ulteriore dimostrazione l’altro pilota Brabham, Patrese, vittima di uno svenimento con conseguente testacoda mentre era in terza posizione.


Poco dopo la fine della corsa, scoppia la grana dei pesi: Ferrari e Renault presentano un reclamo alla Federazione in merito al peso delle vetture Brabham e Williams al termine della gara. I due team sono accusati di aver effettuato un rabbocco di acqua in serbatoi finalizzati al raffreddamento dei freni, ciò per far rientrare la vettura nel peso limite di 580 chili.


Mentre i commissari cercavano di impedire il rabbocco ai meccanici Brabham e Williams, poiché proibiti dal regolamento, sarebbe intervenuto lo stesso Ecclestone utilizzando persino intimidazioni fisiche per far sì che i suoi meccanici potessero completare il loro lavoretto illegale.


I commissari tuttavia, inizialmente rifiutano il reclamo, ma la Federazione, chiamata in causa il 20 aprile 1982 decide di squalificare Piquet e Rosberg, dando così la vittoria a Prost.


Fatto piuttosto curioso è che siano stati gli stessi addetti di Brabham e Williams a firmare le loro condanne, ammettendo ai giudici di aver aggiunto un minimo di venti litri di acqua nei serbatoi di raffreddamento dei freni, tre di olio nel cambio e cinque nei radiatori. Con un rapido e semplice calcolo, il tribunale si è accertato che le vetture incriminate avessero preso parte alla gara di Rio sottopeso.


Con due vittorie in saccoccia, Alain è per tutti gli addetti ai lavori il favorito numero uno alla vittoria del titolo.


Un pronostico che però va pian piano scemando, visto che il leader del Mondiale per sette gare filate non va a punti, tutte a causa di ritiri che spesso arrivano nel momento peggiore.


A Imola, quarta prova del Mondiale, la strada sembrava spianata grazie all’assenza di numerosi team tra cui Williams, McLaren e Brabham, rivali dirette della Renault in campionato, a causa del boicottaggio del Gran Premio effettuato dalla FOCA, dopo la decisione di squalificare Piquet e Rosberg dal GP del Brasile, senza la possibilità di far ricorso.


Gran parte dei team cede ai ricatti di Ecclestone al punto da venir meno anche agli accordi con gli sponsor, come nel caso di McLaren e Arrows. Lo spietato Bernie minaccia di escludere dall’organizzazione coloro che sceglieranno di scendere in pista; d’altronde l’esclusione dalla FOCA significherebbe perdere sostanziosi aiuti economici, di cui sarebbe difficile privarsi per molti.


La motivazione ufficiale, o per meglio dire la ‘scusa’ utilizzata da Ecclestone, è l’impossibilità dei team nel preparare in tempo vetture che non scendano sotto i 580 chili previsti.


A correre un Gran Premio che ha ugualmente validità per il campionato (secondo il Patto della Concordia bastava che una sola vettura scendesse in pista per considerare la gara valida) ci sono soltanto Reanult, Ferrari, Alfa Romeo, Osella, Toleman, Tyrrell e ATS.


Le due Renault monopolizzano la prima fila, ma in gara risultano entrambe non classificate per problemi di affidabilità alle loro monoposto. Prost rientra dopo sei giri ai box, fermato da una valvola mal funzionante; il motore di Arnoux va in fiamme poco dopo il sorpasso subito da Villeneuve.


Ciò lascia la strada spianata alle due Ferrari, che stavano comunque dimostrando di essere più veloci delle vetture francesi, e che andranno incontro al celebre duello tra i suoi due alfieri, Villeneuve e Pironi, con quest’ultimo che ignora il team order di congelare le posizioni e attacca ripetutamente il canadese, il quale nel dopo gara definisce il suo compagno di squadra un bandito.


Quella di Imola è l’ultima bagarre in pista di Gilles, poiché due settimane dopo, durante le prove di qualifica del Gran Premio del Belgio, sarà vittima dell’incidente che gli toglierà la vita, e lascerà la Formula Uno orfana di uno dei suoi talenti più cristallini.

Lo stato psicologico mentale di Gilles fu inevitabilmente alterato dal fattaccio con il suo compagno di squadra, ed a confermarlo è lo stesso Alain, che nella settimana di avvicinamento alla gara belga riceveva chiamate dal ferrarista per due tre volte al giorno. Nonostante gli inviti di Prost a pensare a qualcos'altro, l'ossessione di battere Pironi lo porterà a scendere nuovamente in pista durante le qualifiche per completare un giro veloce che gli si rivelerà fatale.


Intanto Alain continua la sua striscia di ritiri, per la maggior parte dovuti a problemi che affliggono la sua Renault, che rendono inutili le due pole position artigliate a Zolder e a Detroit. Negli USA perde la testa del Mondiale in favore di John Watson, vincitore della gara statunitense partendo dalla diciassettesima posizione.


L’esperto John non si è lasciato intimorire nemmeno per un secondo dal rientrante Lauda, e con due vittorie in tre gare ha seriamente messo in discussione le gerarchie all’interno del team.


Dopo un sesto posto a Brands Hatch che è puro ossigeno per lui, Prost torna ad un passo dal successo in casa sua, sul circuio del Paul Ricard, lo stesso dove qualche anno primo divenne il nuovo Pilota Elf, una tappa fondamentale per la sua carriera.


A negargli la gioia del suo terzo centro stagionale è Renè Arnoux, che disobbedisce agli ordini impartiti dal team, che negli ultimi 10 giri per ben tre volte gli mostra sul cartello l’avviso di lasciar passare il compagno di squadra. Il nativo di Grenoble infatti si trova in una situazione di classifica pessima, con soli 4 punti, al contrario di Prost che con una vittoria si sarebbe rilanciato concretamente nella lotta al Titolo.


L'accordo viene già stabilito prima della gara, quando il direttore sportivo Larrousse, il team manager Jean Sage e il presidente della Renault Bernard Hanon, convocano i due piloti per informarli che in caso di necessità, Arnoux avrebbe fatto passare Prost. Renè accetta, ma poi in gara viene meno ai suoi doveri, tenendosi la prima posizione fino alla fine.


I media francesi riportano solo parte della storia, scrivendo storie solo in base al pit board esposto dal team in gara, anche perché Renault non lascia filtrare nulla dell'accordo non rispettato. Di conseguenza, la reazione del popolo francese, che riconosce in Arnoux il proprio idolo, è quella di screditare ed insultare Alain.


Una reazione che si può riassumere in un avvenimento accaduto subito dopo la gara:

mentre sta tornando in macchina nel suo paese, Saint-Chamond, Alain si ferma ad una stazione di benzina Elf per fare il pieno.


Sceso dall'automobile per pagare, intrattiene una breve ma spiacevole conversazione con l'addetto alla cassa.


"Oh, ho seguito la gara oggi ed è stata fantastica!".


Esclama il tizio.


"No, non è stata così bella".


Replica Prost.


"No - insiste il benzinaio - è stata bella perché quello stronzo di Prost ha avuto quel che si merita! Perché avrebbe dovuto vincere lui la gara? Gli hai mostrato come si fa, Monsieur Arnoux!".


Imbarazzato, Prost paga in contanti invece che con la sua carta Elf, per non mostrare che in realtà il benzinaio non sta parlando con Arnoux, bensì con lo stronzo.


Il rapporto tra i due compagni di squadra, già incrinato dopo che a Montecarlo Prost aveva accusato Arnoux di averlo ostacolato in qualifica, si logora definitivamente:


"Se alla fine del campionato mi mancheranno tre punti per vincere il titolo, saprò chi ringraziare. Dopo il GP di San Marino avevo dichiarato che Didier [Pironi] aveva fatto bene ad approfittare dell’occasione. Ma si era all’inizio della stagione e non c’era nessun accordo per stabilire la precedenza fra i due piloti".


"Noi invece avevamo deciso che Arnoux avrebbe dovuto farmi passare. Dal box gli è stato esposto più volte il cartello affinché mi aspettasse e lui l’ha ignorato. Avevamo concordato la tattica anche dieci minuti prima della gara. Ora è finita un’amicizia, ho un rivale in più da battere".


"Alla fine dell’anno la Renault dovrà decidere: o va via lui, o me ne vado io!".


Alain lancia subito un ultimatum al suo team. Arnoux si difende sostenendo di esser stato vittima di forti vibrazioni, e perciò se avesse lasciato passare Prost, ci sarebbe stato il rischio per lui di essere scavalcato anche dalle Ferrari di Pironi e Patrick Tambay, sostituto di Villeneuve.


Nel frattempo il gran capo del team, Gérard Larrousse, tenta invano di gettare acqua sul fuoco:


"Non ci sono problemi, metteremo d’accordo i piloti. Vorrei avere cento volte la possibilità per fare polemiche per decidere chi tra i nostri piloti deve vincere una corsa".


Nel frattempo però, le voci che vedono Arnoux a Maranello per la stagione successiva sono sempre più insistenti.


In un campionato ricco di cambiamenti al vertice, è Didier Pironi a diventare il nuovo favorito, nonché leader del mondiale dopo la gara in Francia. La gara successiva ad Hockenheim purtroppo, non solo lo esclude dai papabili vincitori, ma mette fine alla sua carriera di pilota di Formula Uno.


Nel corso della seconda sessione di qualifiche, si sfiora una tragedia identica a quella che ha coinvolto tre mesi prima l’altro ferrarista Villeneuve, e neanche due mesi prima Riccardo Paletti in Canada (incidente in cui fu coinvolto lo stesso Pironi, rimasto al palo alla partenza e colpito dall’italiano): sotto una pioggia battente, il trentenne francese va a scartare la Williams di Derek Daly, convinto che l’irlandese gli stia dando strada. Daly invece, sta compiendo una manovra di sorpasso su Prost, che stava girando relativamente piano (220 chilometri all’ora). Pironi si ritrova davanti Alain, lo centra e spicca un volo pauroso ad una velocità inaudita.


Successivamente Alain, disperato e in lacrime, commenta così l’incidente:


"Ho sentito un urto violento, e ho visto una macchina passarmi sulla testa, come se dovesse decollare. Sono stati attimi terribili. Un proiettile, un vero proiettile che è volato a parecchi metri d’altezza dall’asfalto cominciando a capovolgersi. Non potevo frenare. Ma non ho avuto neppure il coraggio, quando sono riuscito a fermarmi 300 metri più avanti, di andare a vedere cosa fosse successo. Ho capito che era la Ferrari di Pironi, ho visto che Didier muoveva la testa. Ho pregato per lui".


Dopo un intervento di quasi sei ore, Pironi riesce ad evitare l’amputazione del piede, ma la sua carriera in Formula Uno è irrimediabilmente compromessa. Malgrado abbia saltato le ultime cinque gare della stagione, la classifica lo vedrà lì in alto, in seconda posizione, un dato che fa pensare che molto probabilmente, senza quel drammatico incidente, quel Mondiale sarebbe stato suo.


Un po' a sorpresa invece, il campionato del 1982 va nelle mani di Keke Rosberg, bravo al capitalizzare al meglio l’incostanza e le disavventure di tutti i suoi rivali, vincendo così il suo primo e unico Mondiale di Formula 1, con un solo successo stagionale all’attivo, a Digione nella terzultima gara, ma con cinque piazzamenti a podio, e un totale di totale di dieci piazzamenti nella zona punti.


Quarantaquattro punti per lui, seguito da Pironi e Watson a 39, e da Prost a 34.


Watson avrebbe dovuto vincere l’ultima gara a Las Vegas e sperare in uno zero di Rosberg per potersi laureare campione; in gioco c’era anche Niki Lauda, per il quale pendeva sulla testa la squalifica in Belgio dove era arrivato terzo, ma reso nullo a causa della vettura trovata in sottopeso di due chili. Nel caso in cui il ricorso della McLaren fosse stato accolto e l’austriaco avesse vinto l’ultima gara, e allo stesso tempo Rosberg non si fosse piazzato meglio del sesto posto al traguardo, il Mondiale sarebbe stato suo.


Il ricorso però viene rifiutato, e a vincere la gara è Michele Alboreto su Tyrrell.


Watson è solo secondo, Lauda addirittura ritirato.


Keke Rosberg è quinto ed è Campione del Mondo.


Per Alain il leitmotiv della stagione è stato pressoché simile al 1981, con i troppi ritiri che fanno aumentare in maniera direttamente proporzionale i rimpianti.


Addirittura dieci, quasi tutti causati dallo stesso problema tecnico alla vettura, cioè una piccola parte del controllo dell'iniezione, del costo di 20 euro, ma che non viene mai sostituita con un'altra più affidabile perché fornita da una compagnia di proprietà della Renault.


Due vittorie che sarebbero potute essere anche di più con un po' di gioco di squadra e anche un pizzico di fortuna in gare come ad esempio Francia, scenario dell’ordine di scuderia non rispettato da Arnoux; Monte Carlo, dove paga a caro prezzo l’arrivo della pioggia a due giri dal termine, andando a sbattere in uscita della chicane del porto e regalando a Riccardo Patrese la sua prima vittoria in carriera; a Digione, per il GP di Svizzera (sebbene si corresse in Francia), gara in cui a causa del danneggiamento di una minigonna sulla sua Renault Turbo, viene passato al penultimo giro da Rosberg, anche lui al suo primo centro in Formula Uno; o anche in Austria, ritirato a poche tornate dal termine per il suo motore che va in fiamme.


La vittoria finale di Rosberg però è l’esempio all’ennesima potenza: per vincere il campionato ad essere fondamentale è la costanza. Una costanza che Alain sa di poter avere, ma per metterla in pratica necessita di avere alle spalle un team altrettanto pronto a puntare tutto su di lui.


Perciò, nel 1983 si cambia: Arnoux, come già si prevedeva da tempo, va in Ferrari, al suo posto arriva Eddie Cheever, che si guarderà bene dal creare alcun tipo di problema al numero uno della squadra.


Ad ogni modo, la diatriba con Arnoux incrina e non poco il rapporto con la stampa ed i tifosi francesi, che rimarrà per il resto della carriera di Prost un rapporto burrascoso e ricco di polemiche.


Davide Scotto di Vetta

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