#Alain&Ayrton: A Jerez Ayrton fa 50 Pole, ma a vincere è Prost!

Aggiornato il: 25 set 2019



Una settimana dopo il trambusto interno che coinvolge la Ferrari ad Estoril, ci si sposta di qualche centinaio di chilometri per far tappa a Jerez de la Frontera, terzultimo appuntamento di un Mondiale che è saldamente nelle mani di Senna, dall’alto dei 18 punti di vantaggio su Prost di cui Magic dispone.


La variante che potrebbe favorire il transalpino è la regola degli scarti, che prevede il conteggio solamente dei migliori undici risultati ottenuti nel corso della stagione, e che nel 1988 si rivelò cruciale al fine di decretare il Campione del Mondo (Prost ottenne più punti totali di Senna, ma per tale regolamento concluse dietro il brasiliano).


Ayrton conta già undici risultati importanti: 6 vittorie, 2 secondi posti e 3 terzi posti; per aumentare il suo punteggio in classifica non può far altro che vincere o salire sul secondo gradino del podio, mentre Prost ha in verità pochi calcoli da fare; deve vincere le tre gare restanti sperando nell’aiuto del suo team e del suo compagno di squadra, che è mancato in terra portoghese.


Dopo i fatti dell'Estoril, arrivato in Spagna, Alain parla ai meccanici della Ferrari e si scusa con loro, dopo aver parlato per telefono con i dirigenti della Ferrari:


"Ho avuto dei colloqui telefonici con Agnelli, Romiti e Fusaro, presidente della Ferrari. Quello che voglio, se resto alla Ferrari la prossima stagione, è che sia assicurato come obbiettivo numero uno la vittoria nel campionato del mondo. Per adesso non prendo nemmeno in considerazione l'ipotesi di lasciare la Ferrari. So che con questa macchina tutti gli avversari mi stanno dietro. Io però ce l'ho con Mansell, che ha dato prova di mancanza di professionalità. Tanto più che non ha lavorato molto quest'anno".


Il week-end spagnolo inizia nel peggiore dei modi, poiché durante la prima sessione di qualifiche del venerdì Martin Donnelly è protagonista di un incidente orribile, che fa pensare inizialmente al peggio.


Alle ore 13:51, a nove minuti dal termine del primo turno di qualificazione, sotto un sole impietoso, la Lotus di Donnelly percorre normalmente la curva a una velocità di circa 225 km/h, quando all'improvviso la vettura scarta verso l'esterno e si schianta a piena velocità contro i guard-rail posti a pochi metri dal tracciato.


Ne segue uno schianto terrificante, un frastuono orribile, un colpo cupo e l'auto che in pratica si sbriciola, dividendosi in tre tronconi, con il motore e il cambio letteralmente staccati dall'abitacolo.


Il pilota, dopo essere volato fuori dalla sua vettura, rimane immobile in mezzo alla pista, una trentina di metri più avanti rispetto al punto di impatto, con il corpo piegato in una posizione innaturale. Il silenzio cala immediatamente sui box, poiché tutti hanno visto le immagini, in televisione.


Passano pochi ma lunghissimi minuti, prima che i soccorsi arrivino sul posto. Nessuno, neppure i medici presenti sul luogo, osano toccare il corpo esanime. Poi finalmente arriva l'autoambulanza e ha inizio l'attività di soccorso. Nel paddock aleggia fin da subito una convinzione generale: non è possibile che Martin si sia salvato dall'impatto a una velocità che la telemetria aveva calcolato con la solita terribile precisione.


E invece, dopo la paura, cresce la speranza.


Dopo che Senna e il compagno di squadra del pilota irlandese Derek Warwick tornano, visibilmente scossi, ai box dopo essere stati sul luogo dell'incidente, giungono le prime informazioni incredibilmente confortanti:


"Donnelly è vivo! Muove una mano e ha parlato".


Poi la corsa verso l'ospedale di Siviglia, Il pilota viene ricoverato in una clinica neurochirurgica.


Alle ore 14:30, mezz'ora dopo l'incidente, gli organizzatori spagnoli emettono un comunicato, firmato dai dottori Watkins e Isserman, nel quale riportano che sul corpo di Martin hanno riscontrato fratture di femore, tibia e perone della gamba sinistra, la frattura della clavicola destra, uno stato di commozione celebrale in via di risoluzione, e funzioni vitali e motrici intatte.


Successivamente si viene a sapere dall'ospedale posto a un'ottantina di chilometri dal circuito, che i sanitari escludono una possibile frattura cranica, seppur il pilota riscontri difficoltà respiratorie; un fatto abbastanza normale dopo traumi di questo genere. I medici lo operano immediatamente per ridurre la frattura alla gamba.

Martin rimane in prognosi riservata.


In quella giornata Senna si rivela il più veloce, ma l'incidente di Martin Donnelly coinvolge sul piano emotivo tutti i piloti. Primo su tutti proprio Ayrton, che era andato a piedi in pista per vedere di persona quanto era successo, mentre Prost fa la solita filippica contro i circuiti dove le misure di sicurezza non sono state attuate con la stessa attenzione dedicata alle vetture.


Sotto la spinta del francese, i piloti chiedono immediatamente agli organizzatori spagnoli di mettere in atto, nel circuito, alcune misure che ritengono indispensabili. E solerti funzionari provvedono ad accumulare pile di vecchie gomme legate da cavi nei punti più pericolosi, all'uscita di alcune curve e nelle zone dove i guardrail sono troppo vicini alla pista.


Al fine di svolgere correttamente questi lavori, le successive prove sono cominciate con mezz'ora di ritardo.


"In questa pista si raggiungono i 5 g di gravità in curva. Quindi si deve diminuire la velocità delle vetture, ma anche pensare alla sistemazione degli autodromi. Se qui a Jerez non verrà cambiato qualcosa, il prossimo anno potremmo anche non correre", dichiara Prost.


Intanto, tecnici e i meccanici della Lotus hanno lavorato tutta la notte fra venerdì e sabato per rinforzare le sospensioni delle monoposto. Sembra infatti che sia l'incidente di Donnelly nel primo turno di qualificazione, sia quello di cui era stato protagonista il suo compagno di squadra Warwick a Monza, siano stati provocati dal cedimento dei tiranti che sostengono la ruota posteriore sinistra.


Nel frattempo giungono anche buone notizie per Martin Donnelly.


Dall'ospedale si apprende che il pilota irlandese è stato operato per ridurre le fratture ed è perfettamente cosciente. I medici emettono un bollettino nel quale si dice che, se non sorgeranno complicazioni, la situazione può essere considerata positiva.


Intanto il dottor Watkins, medico della FISA, dopo l'incidente di Martin aveva chiesto una vettura più veloce di quella messa a disposizione per i soccorsi rapidi dagli organizzatori del GP. Per accontentarlo, era stata fatta arrivare da Madrid una Porsche, ma alle porte di Jerez la vettura è stata protagonista di un incidente e il guidatore è stato ricoverato nello stesso ospedale dove è presente Martin Donnelly.


Le prove del sabato, che come detto iniziano con mezz'ora di ritardo, vedono Ayrton migliorare ulteriormente il proprio tempo al sabato, nonostante le Ferrari si dimostrino ancora una volta estremamente competitive. Il pilota brasiliano raggiunge così la ragguardevole cifra (per usare un eufemismo) di cinquanta Pole Position in carriera.


Per Alain, l'unica speranza di vincere sembra quella di scattare meglio dell'avversario in partenza.


Senna però è autore di una gran partenza, seguito a ruota dalle due Rosse, che non perdono tempo ed iniziano a mettergli pressione per cercare di indurlo ad una piccola indecisione che possa spianar loro la strada, mentre dietro Jean Alesi, scattato dalla quarta posizione, viene toccato da dietro alla prima curva dalla Williams di Patrese, la sua posteriore sinistra viene forata, la Tyrrell diventa incontrollabile e finisce nella ghiaia.


Per il giovane francese la gara dura pochi istanti; un peccato, vista la sua posizione di partenza.


Il primo stint di gara passa indenne per Senna, bravo a non farsi intimidire dalla costante pressione di Prost, dopodiché arriva uno dei momenti chiave della gara, quello di fermarsi ai box per il cambio gomme: il primo ad effettuare la sosta è Mansell, poi tocca a Prost cambiare i suoi pneumatici, con un undercut aggressivo nei confronti di Senna, che non può fare altro che fermarsi il giro successivo e sperare di tornare in pista ancora in testa.


Sul rettilineo principale Mansell si fa da parte e lascia passare Prost, ma non si accorge che Senna si trova proprio lì di fianco a lui, appena uscito dalla corsia della pitlane. Ayrton coglie l’attimo di indecisione del britannico e si butta in traiettoria interna di curva 1, riuscendo a limitare i danni e rubare una fondamentale seconda posizione virtuale (un terzo posto non gli avrebbe garantito alcun punto, per la regola degli scarti).


In testa in quel momento c’è Piquet, il quale a differenza degli altri non ha ancora effettuato il suo pit-stop. Prost lo tallona, ma prima che possa anche solo abbozzare una manovra di sorpasso, il brasiliano della Benetton va largo finendo fuoripista, lasciando strada libera a Prost e al duo Senna-Mansell.


Il disastro per Piquet si completa al giro 48 a causa di un problema alla batteria che è per lui sinonimo di ritiro. Per il carioca sono lontani i giorni di gloria passati a lottare per vittorie e mondiali.


L’andamento della gara non offre parecchie emozioni, Prost scappa via agevolmente tanto da potersi permettere un’altra sosta ai box, per porsi al sicuro da eventuali problematiche con le sue Goodyear, e tornare in pista ancora da leader; intanto dietro di lui Mansell non riesce a trovare spiragli per attaccare Senna.


Il colpo di scena arriva al giro 51 quando una nube di fumo bianca inizia ad uscire dal retrotreno della McLaren. Ayrton perde potenza e deve farsi da parte, consentendo a Mansell e Nannini di occupare le restanti posizioni del podio. Si decide per un cambio gomme che fa scalare Magic al sesto posto, ma bastano poche curve e la MP4/5B viene parcheggiata a bordo pista dal leader del Mondiale, causa problemi al radiatore.


È il terzo ritiro stagionale per Senna, il secondo sulla carta poiché in Messico fu considerato comunque classificato, essendosi fermato a sole due tornate dal termine; tuttavia quest’ultimo potrebbe trattarsi senza dubbio del più pesante in chiave iridata.


L’ultima azione degna di esser messa negli highlights della gara la offre Gerhard Berger, autore di un attacco all’ultima curva del 57° giro, che per gli appassionati di MotoGP come il sottoscritto sarà facilmente paragonabile alla manovra di Valentino Rossi su Sete Gibernau nel 2005 sempre a Jerez; il risultato ottenuto dal campione pesarese delle due ruote fu una vittoria fantastica e ricca di polemiche nel dopo-gara, la staccata che tenta l’austriaco su Boutsen invece provoca il contatto tra i due, con la McLaren che spicca il volo prendendo slancio sulla gomma della Williams, atterrando infine mestamente nella ghiaia senza riuscire a ripartire.


Si chiude così una domenica da dimenticare per il team di Woking, mentre per la Ferrari al contrario si concretizza una splendida doppietta, questa volta con il pilota giusto a tagliare il traguardo davanti all’altro, e cioè Prost, che precede di 22 secondi Mansell, diversamente dal weekend precedente nel ruolo di scudiero coi fiocchi, ad eccezione della scarsa grinta con cui si è difeso da Senna per la seconda posizione. Poco importa, perché Senna il traguardo non lo taglia, pertanto la logica conseguenza è che non guadagni nessun punto, al contempo Alain ne mette 9 in cascina e così facendo dimezza il suo distacco da 18 a 9 punti.


Le scene, dopo le vittorie, sono sempre più o meno le stesse: baci e abbracci e, nel caso della Ferrari, oltre lo champagne, anche il lambrusco. Ma l'atmosfera nel clan di Maranello è diversa, più raccolta e allo stesso tempo più esplosiva, come se la vittoria di Prost e il secondo posto di Mansell li avessero risvegliati da un incubo. In quel momento forse la squadra ritrova compatta intorno a Fiorio, dimenticando sette giorni vissuti nella crisi più nera.


"Nel meeting della mattinata con i piloti avevamo preso alcune decisioni. Sapevamo che i due momenti cruciali sarebbero stati la partenza e le sostituzioni degli pneumatici. Al via non si è riusciti a passare in testa, e allora si è giocata la seconda carta. Abbiamo ottenuto due vittorie in una settimana e soprattutto abbiamo ritrovato, almeno spero, la serenità. Se riusciremo ad avere delle polemiche anche in questa situazione, allora vuol dire che in questo campo siamo proprio bravi".


"Personalmente sono molto contento del fatto che i due piloti si siano ritrovati con uno spirito accettabile per la squadra. Adesso continueremo a lavorare. Da domani saremo nuovamente all'Estoril per quattro giorni di prove. E in officina a Fiorano abbiamo ancora qualcosa di nuovo da provare. Mancano tre settimane al Gran Premio del Giappone e vi posso assicurare che ci presenteremo a Suzuka agguerriti".


Sul podio c’è anche Alessandro Nannini, ignaro del fatto che il suo nono podio in carriera sarebbe stato purtroppo anche il suo ultimo week-end da pilota di Formula Uno; un incidente in elicottero avvenuto nella settimana successiva al Gran Premio che gli causa gravi danni al braccio gli precluderà di correre nuovamente al volante della sua Benetton, o di qualsiasi altra monoposto di Formula Uno.


Anche il podio mostra una scena ben diversa paragonata a quella a cui si è assistiti ad Estoril, dove Mansell e Senna facevano la parte dei grandi amiconi quasi a voler indispettire Prost. Questa volta i due piloti Ferrari si scambiano sorrisi, una stretta di mano e persino un abbraccio prima di lasciare il podio.


Le schermaglie portoghesi sembrano dimenticate, e a dar man forte a tale teoria ci pensa lo stesso Alain in conferenza stampa:


"Oggi è stato tutto sicuramente diverso rispetto alla settimana scorsa, e in tutta onestà non voglio tornare su ciò che è successo. Sono felice di essere tornato alla vittoria e per come abbiamo vinto questa gara. In qualifica era già andata bene, e in gara tutto il team è stato all’altezza, e sottolineo tutto il team perché sono stati tutti bravissimi, sia noi piloti che i meccanici nei pit-stop, inoltre anche la strategia è stata ottima".


"Sempre in questa stagione è stato decisivo partire in pole position. Da tre gare sono in prima fila, ma non basta. Avete visto tutti: potevo andare più veloce di Senna, forse anche due secondi al giro. Ma sono stato dietro fino a quando non abbiamo cambiato le gomme. E' stata una sosta perfetta, nulla da dire".


"Il campionato? Onestamente non ho ancora fatto i conti. Ma credo che non ci sia bisogno del pallottoliere o del computer. L'unica cosa certa è che Senna sia ancora il grande favorito. In sostanza dovrò cercare di vincere ancora, magari tutte e due le corse che restano da disputare. Non sarà semplice, ma ci proveremo. Io e la Ferrari. Speriamo solo che quei punti persi in Portogallo non diventino troppo pesanti".


Ayrton, come d'abitudine, dopo la corsa non ha cercato scuse e scuro in volto, dopo aver assistito al trionfo Ferrari seduto al muretto dei box afferma:


"E' stato un bello spettacolo, ma per me questo è il peggior risultato che potesse scaturire da questa corsa. Neppure il mio compagno di squadra Berger è riuscito a finire. Quando mi sono fermato ai box per la seconda volta pensavo di avere un problema ad un gomma. In realtà c'era una perdita d'acqua da un radiatore e il liquido gocciolava sulla ruota posteriore destra. Ho continuato, ma senza troppe speranze. E quando ho visto accendersi la spia dell'olio perché la temperatura del motore era andata alle stelle ho deciso di parcheggiare. Penso che un secondo posto sarebbe stato alla mia portata. La vettura non andava male, gli pneumatici non mi hanno dato problemi. Ora si ricomincia da capo".


Per l'ingegner Osamu Goto, responsabile della Honda, non resta che aspettare la possibile rivincita nella gara a Suzuka:


"Fino a quando il motore della vettura di Senna non ha cominciato a surriscaldarsi per la perdita d'acqua dal radiatore, tutti i dati che avevamo erano normali. Tenteremo adesso di vincere in casa a fine mese".


Arrivati a questo punto, con una vittoria Senna conquisterebbe automaticamente il titolo mentre, arrivando primo Prost, la chiusura del campionato si prolungherebbe fino alla gara di Adelaide, in programma il 4 novembre 1990.


Ci risiamo: si va a Suzuka!


Davide Scotto di Vetta

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