#654 GP del Canada 2000, è doppietta Ferrari, Schumacher domina e vince, Barrichello è secondo



Archiviata la trasferta monegasca, la Ferrari rivolge il proprio sguardo all’ottava tappa della stagione 2000, partecipando ad una sessione di test sul circuito di Monza.


La Scuderia di Maranello cerca di minimizzare le rotture degli scarichi sulle due vetture impegnate pochi giorni prima nella gara di Monte Carlo, sottolineando come esse fossero legate a doppio filo alle caratteristiche del circuito cittadino. In ogni caso, a Monza parte la corsa alle modifiche, e così, giunti in Lombardia, nella tarda serata di martedì 6 Giugno 2000, un camioncino rosso varca i cancelli dell'Autodromo Nazionale portando con sé un paio di scarichi inediti, non tanto nella forma quanto nei materiali.


Ecco perché il giorno seguente Rubens Barrichello completa un Gran Premio simulato, accompagnato da un paio di rifornimenti volanti: segue le operazioni ai box l'ingegnere Pino D'Agostino, responsabile in pista dei motori di Maranello e dell'ufficio che ha ideato gli scarichi alti.


La simulazione di gara si rivela piuttosto travagliata, un po' per colpe altrui (un paio di bandiere rosse causate da Junqueira e Zonta), ma soprattutto per l'improvviso cedimento del tirante della sospensione posteriore destra, che causa un testacoda all'uscita della Roggia. Fortunatamente, in questo tratto Barrichello viaggia in seconda marcia, a poco più di 100 km/h, ma ovviamente il guasto mette in allarme i tecnici del Cavallino, che appena recuperata la vettura esaminano con estrema attenzione la sospensione rotta. Barrichello riprende soltanto nel pomeriggio, mettendo insieme una settantina di giri; giovedì 8 Giugno 2000, dopo aver partecipato ad una iniziativa della Fondazione Senna, Rubens vola in elicottero a Fiorano per un'ulteriore sessione di prove.


La sessione di test a Monza è caratterizzata anche dalle vicissitudini di Ricardo Zonta, ormai abbonato ad incidenti piuttosto gravi. Nel pomeriggio di mercoledì 7 Giugno 2000, per un anomalo bloccaggio della ruota anteriore sinistra alla staccata della Parabolica, che si affronta a circa 250 km/h, il brasiliano perde il controllo della sua BAR: quest'ultima, dopo aver toccato lo spigolo del guard-rail interno (facendo fuggire il commissario che presidia la postazione), parte in testacoda e si schianta con la fiancata sinistra contro la triplice barriera di gomme posta alla conclusione della via di fuga esterna.


Il telaio è da buttare, mentre Zonta rimedia una forte contusione alle ginocchia.


Per precauzione, la scuderia anglo-americana decide di bloccare anche i test di Manning e Lemarie. Ma a Monza, ci sono anche i due principali rivali nella lotta al titolo di Schumacher: Hakkinen e Coulthard, che in mattinata soffrono parecchi problemi di elettronica.


L'umore dei due rispecchia il risultato di Monaco: Hakkinen si rifiuta di aprire bocca, mentre Coulthard, galvanizzato dal successo, avanza la propria candidatura al Mondiale.


"Senza la squalifica in Brasile ora mi ritroverei a soli sei punti da Michael, e comunque tranne il ritiro in Australia sono sempre finito sul podio, segno che questa potrebbe essere la mia annata fortunata".


A chi gli chiede come si senta a precedere Hakkinen in classifica a questo punto della stagione, Coulthard risponde piccato:


"Già nel biennio 1996-97 gli sono stato davanti, qualcuno ha la memoria corta".


Eddie Irvine, invece, anche dopo la disfatta ferrarista a Monaco, non cambia parere:


"Il titolo lo vincerà Schumacher, perché Mika ora è meno motivato e David non è abbastanza costante".


La suddetta sessione di test rappresenta l’ultima occasione per la Formula 1 di girare sul circuito così come era stato ridisegnato sei anni prima, dopo la modifica alla seconda curva di Lesmo per ragioni di sicurezza. Il 3 Luglio 2000, infatti, inizieranno i lavori che cancelleranno la caratteristica esse della prima variante e cambieranno aspetto anche alla seconda. Sul rettifilo principale verrà ripristinata parte del vecchio tracciato che prima fungeva da via di fuga, e lì verrà disegnata una curva secca a 90° da 70 a 80 km/h, che in uscita si raccorderà alla pista attuale. Nei pressi della variante Roggia, il breve rettifilo tra ingresso e uscita sarà allungato di una decina di metri. Nuovi anche i cordoli, che alla prima saranno alzati da cinque a dieci centimetri.


Alla vigilia del Gran Premio del Canada, intanto, Willi Weber, manager di Michael Schumacher, smentisce seccamente la notizia pubblicata da una rivista sportiva tedesca a proposito di un possibile ritorno del suo assistito alla Benetton, che dal 2002 diventerà a tutti gli effetti Renault.


Michael, disinteressato di certe voci infondate, si presenta nel Nord America fresco e riposato, reduce da un tranquillo week-end tra le montagne statunitensi: cavallo, sacco a pelo, boschi, torrenti, canoa degli indiani. Nel mezzo, per motivi di sponsor, visita ad una fabbrica delle più famose moto americane, e con una di queste il tedesco si diverte scorrazzando fuori strada.


Schumacher è rinfrancato e rimotivato: i guasti dello scarico a Montecarlo sembrano già un vecchio ricordo. In Canada il ferrarista è sempre andato forte, anche quando disponeva di vetture meno competitive della F1-2000: non c'è quindi nessun dubbio che possa lottare per vincere, sempre che non ci siano imprevisti come l’incidente del ‘99, quando andò a sbattere contro il muro in uscita dall’ultima chicane.


Inoltre, la Ferrari sembra aver risolto il guaio dei tubi di scarico spaccati, come spiegano i tecnici di Maranello:


"A Monte Carlo per oltre un terzo del circuito il motore è in rilascio, e in questi casi molta benzina resta incombusta: quando passa nei tubi di scarico si incendia e fa salire alle stelle le temperature. Per precauzione abbiamo rinforzato i tubi, ma qui l'inconveniente non esiste, viste le caratteristiche del tracciato".


Qualche preoccupazione c'è ancora, invece, per le sospensioni, che si sono rotte a Monte Carlo, Monza e Fiorano.


Il week-end di gara a Monaco è stato amaro per entrambi i fratelli Schumacher, visto che anche Ralf non è riuscito a portare a termine la sua di corsa, andando a sbattere alla prima curva e infortunandosi ad una gamba. La sua presenza sul circuito di Montreal viene inizialmente messa in dubbio: poi, però, il portavoce della Williams, Nav Sidhu, assicura che le condizioni del pilota sono migliorate, e le probabilità di vederlo correre sono alte.


Probabilità che diventano certezze dopo la visita di Sid Watkins, medico della FIA.


Nulla da fare, quindi, per Bruno Junqueira, che sperava di poter sostituire Schumacher e fare così il suo debutto in Formula 1.


Venerdì 16 Giugno 2000 i piloti scendono in pista per le consuete due sessioni di prove libere.


La prima giornata di prove vede fin da subito una lotta sul filo del rasoio tra Schumacher e Coulthard. Lo scozzese risulta primo in graduatoria, nove millesimi davanti a Schumacher, che a sua volta precede Barrichello di appena undici millesimi. Hakkinen, invece, è lontano, ad un secondo dai primi. La causa del ritardo sta nel fatto che il finlandese esegue simulazioni di gara con serbatoio pieno, sia per conoscere i consumi, sia per testare i freni, piuttosto sollecitati sulla pista di Montreal.


Dietro i primi la situazione è mutevole, poiché le squadre si alternano week-end dopo week-end nelle posizioni a ridosso dei due top team. Stavolta è Johnny Herbert con la Jaguar a primeggiare tra gli altri, davanti a Jarno Trulli.


In casa Ferrari, il più contento è Barrichello:


"Sì, è molto confortante vedere che ogni volta che uscivo in pista riuscivo a migliorare, segno che la strada intrapresa con i miei tecnici è quella giusta, e sono sicuro che potrò ancora andare più forte. Sono vicinissimo a Michael, ma anche a Coulthard, e questo vuol dire solo che una volta di più sono le nostre macchine a primeggiare. Che Michael vada più forte, a me interessa fino a un certo punto. La lotta non è tra noi due, è di noi due contro i nostri avversari".


Soddisfatto anche Schumacher, che ribadisce di non dare importanza alla curiosa statistica che vede da dodici gare vincere piloti che non sono partiti dalla pole:


"La maledizione della pole? No, non ci credo, sono casualità che si creano non so perché, ma non mi riguardano. Quello che mi fa piacere è constatare che in tutto questo periodo in cui sono stato in America i tecnici e la squadra hanno lavorato bene, la macchina mi sembra migliorata, i guai di Monte Carlo non ci preoccupano più".


Sabato, come facile prevedere, la sessione di qualifiche è infuocata.


Nei primi trenta minuti, la Ferrari si nasconde, senza spingere troppo sull’acceleratore, lasciando le due McLaren a giocarsi la pole provvisoria. Hakkinen stabilisce il tempo più veloce in 1'19"576, battuto successivamente da Coulthard di quattro decimi. Il finlandese torna in testa scendendo sotto il muro dell’1'19", con pronta risposta dello scozzese che dimostra anche su questa pista di essere all’altezza del compagno di squadra, se non addirittura più veloce.


Al primo vero tentativo, Michael Schumacher si piazza secondo a quattordici millesimi da Coulthard, dopodiché giunge sul traguardo Barrichello, terzo dietro il compagno.


Nel frattempo, qualche brivido per due incidenti: il primo vede coinvolto Gastòn Mazzacane, il quale rimane impantanato nella sabbia; il secondo ha come protagonista Jos Verstappen, che va contro il muro danneggiando la sua Arrows. L’olandese deve interrompere le sue prove per qualche minuto.


Al vertice, tutto si decide in un lampo: nel suo ultimo tentativo, Coulthard supera di un niente il tempo di Schumacher, che intanto era riuscito a piazzarsi al comando.


Il tedesco torna in pista, sembra non farcela, poi taglia il traguardo e segna il giro più veloce in 1'18"439, novantotto millesimi meglio di Coulthard. Barrichello si qualifica terzo, a tre decimi, con Mika Hakkinen dietro di lui a completare le prime due file monopolizzate da Ferrari e McLaren.


Il brasiliano è senza dubbio tra i più soddisfatti al termine delle qualifiche: l’ex pilota della Stewart era chiamato ad una conferma dopo le buone sensazioni nelle prove libere, e non ha deluso le aspettative. Diversamente, Hakkinen ha l’amaro in bocca per la sua quarta posizione, dovendo fare i conti con un problema all’ammortizzatore che lo ha rallentato, ma soprattutto con un Coulthard molto più veloce ed ingombrante rispetto alle annate passate. Alla fine delle qualifiche, nonostante tutto, il finlandese afferma:


"Qui di solito finiscono in pochi, è una corsa lunga, piena d'incidenti e di problemi tecnici. Sono molto contento dell'assetto per la gara, abbiamo trovato un bilanciamento ideale. So perfettamente cosa ho in mano, per questo non sono troppo preoccupato, anche se cinque decimi da Schumacher in qualifica sono un distacco enorme. Aspettatemi a darmi per disperso, non è ancora finita".


Jean Todt ha solo elogi per i suoi piloti e per il tempismo con il quale la squadra li ha mandati in pista:


"Voglio vedere cosa troveranno per criticarci quelli che amano criticarci".


È vero, stavolta non c'è nulla da eccepire, soprattutto per Schumacher:


"Michael è fatto così, è sempre così: questa sua grande capacità di attaccare con forza e decisione. Lo fa sempre, è una sua caratteristica, ma a volte può succedere che le cose non vadano bene. Stavolta tutto è andato a dovere, quando l'ho visto fare l'ultimo tentativo per recuperare la pole che Coulthard gli aveva appena portato via ho pensato: ce la fa, ce la fa. Diciamo la verità: abbiamo il potenziale per fare queste cose, quello tecnico e quello umano, ma non si può mai sapere cosa succederà dopo in pista".


Dal canto suo, Coulthard scherza per la pole mancata per meno di un decimo, poiché, come ricorda a tutti, chi fa la pole non vince da ben dodici gare.


"Mi è andata bene. Non dite sempre che la pole porta sfortuna? Non sono dodici gare che chi esulta al sabato si dispera la domenica? Io voglio vincere la corsa, è alla prima curva che bisogna essere davanti, non dopo le qualifiche. Partire in prima fila mi basta, è un grande risultato: ho fatto un giro fantastico, non ho trovato traffico, ho dato il massimo, non ho rimpianti".


Poi riconosce la grandezza di Schumacher:


"E' un fenomeno, dobbiamo trovare qualcosa di speciale per batterlo".


Ma non si sente affatto sconfitto in partenza:


"La mia macchina con il pieno di benzina è perfetta, lo dicono i tempi del venerdì, quando il migliore sono stato io. Quest'anno la Ferrari è molto forte sul singolo giro, ma in corsa i più bravi siamo ancora noi. Ho grande fiducia, posso trionfare e puntare sul serio al mondiale".


Domenica 18 Giugno 2000, Schumacher si conferma il più veloce anche nel warm-up mattutino girando in 1'18"932, davanti al compagno di squadra Barrichello, distante poco più di un decimo. Le due Frecce d’argento seguono in terza e quarta posizione, ma pagano otto decimi con Hakkinen, e quasi un secondo con Coulthard. Ottima sessione per i due italiani Jarno Tirulli, quinto, e Giancarlo Fisichella, settimo. Da segnalare l’uscita di pista della Sauber di Pedro Diniz, finito in testacoda in percorrenza dell’ultima chicane.


Altissima la concentrazione in casa Ferrari: alle ore 7.30 del mattino la squadra è già in pista a simulare una serie di doppi pit stop. Vengono provati in particolare rifornimento e cambio gomme, nel caso in cui le due monoposto dovessero fermarsi ai box a pochi secondi l'una dall'altra. Un’evenienza non da escludere, soprattutto perché nel pomeriggio le probabilità di pioggia sono alte.


Alle ore 13:00, le vetture sono schierate per dare il via al Gran Premio del Canada.


A pochi istanti dal via dl giro di ricognizione, però, il motore Mercedes della McLaren di Coulthard si spegne. I meccanici intervengono velocemente per riavviarlo, completano l’operazione con successo, ma violano la regola secondo cui non si può toccare la vettura a meno di quindici secondi dal via. Per forza di cose, Coulthard viene messo sotto investigazione dalla Federazione.


Lo scozzese, per il momento, può solo focalizzarsi sul fare il suo lavoro e cercare di impensierire Schumacher.


Allo spegnimento dei semafori, il ferrarista scatta bene e chiude immediatamente la traiettoria all’avversario, mentre dietro, alla prima curva, Hakkinen frena con eccessiva prudenza, al contrario di Jacques Villeneuve, partito sesto, che stacca profondo e sale addirittura in terza posizione. Barrichello, sorpreso dal finlandese sin dai primi metri, blocca pesantemente le ruote anteriori per evitare il contatto con il retrotreno della vettura del finlandese. E' invece fermo sulla griglia Eddie Irvine, che rimane nel suo abitacolo mentre i commissari lo portano nella pit-lane, da dove comincerà la sua corsa con un paio di giri di ritardo.



Al primo passaggio sul traguardo, Michael Schumacher guida la corsa davanti a Coulthard, Villeneuve, Barrichello, Hakkinen e Frentzen.


La BAR del canadese non dispone del passo di Ferrari e McLaren, e fin da subito rallenta i piloti che lo seguono, favorendo al contempo la fuga di Schumacher e Coulthard. Ma il vero protagonista della primissima fase della corsa è Pedro De La Rosa, partito con un serbatoio più leggero rispetto agli altri, e dunque, su una strategia a due soste.


Partito nono, lo spagnolo si porta in sesta posizione grazie al sorpasso su Frentzen al tornantino, e poi si attacca alla vettura di Hakkinen, riuscendo perfino ad affiancarlo sul lungo rettilineo prima di doversi riaccodare per la potenza superiore del motore Mercedes.


Intanto la FIA comunica l’investigazione ai danni di David Coulthard, che nel frattempo è impegnato a seguire Schumacher a nove decimi di distanza. Al tredicesimo giro arriva la stangata: Stop&Go di dieci secondi per il pilota della McLaren, e gara che vede l’unico pilota in grado di poter impensierire Schumacher tagliato fuori dai giochi.


Scontata la penalità, Coulthard rientra in pista decimo, dietro il gruppetto formato da Zonta, Trulli e Verstappen.


Dopo quasi venti giri passati indenni, Hakkinen prova a smuovere la situazione nelle posizioni di vertice, tentando un sorpasso su Barrichello alla prima curva. Il ferrarista resiste, è il tutto torna estremamente stazionario, con i due, insieme a De La Rosa, frenati da Villeneuve. Il distacco dal leader solitario Schumacher, infatti, ammonta a diciotto secondi.


L’avventura di De La Rosa in zona punti termina al ventesimo giro, quando lo spagnolo effettua il suo primo pit-stop.


Tre tornate dopo, sul circuito inizia a cadere una leggera pioggerellina che movimenta e non poco la gara. Barrichello si fa più minaccioso alle spalle di Villeneuve. In curva 6, il ferrarista affianca la BAR, i due sono appaiati nel rettilineo che segue, e alla staccata successiva, favorito dalla traiettoria interna, Villeneuve sembra aver mantenuto la posizione. Ma al tornantino, Barrichello affonda la staccata e riesce finalmente a far sua la seconda posizione. Allo stesso tempo, Verstappen finisce lungo in curva 8 e, dietro di lui, Coulthard è autore di un testacoda che lo relega ancora più indietro in classifica.


Con Coulthard impantanato a centro gruppo e le due Ferrari in testa alla corsa, Mika Hakkinen deve assolutamente superare Villeneuve per mantenere vive le speranze della McLaren di poter ancora lottare per la vittoria. Intanto, Jarno Trulli sale in quinta posizione dopo aver scavalcato il compagno di squadra Frentzen, che qualche giro dopo deve ritirarsi per problemi ai freni.


Con il cessare della pioggia la pista si asciuga, come dimostra il giro veloce fatto registrare da Rubens Barrichello. Al trentaquattresimo giro, Michael Schumacher viene richiamato ai box per l’unica sosta in programma. Sulla vettura del tedesco, oltre a cambio gomme e rifornimento, si effettuano anche aggiustamenti all’ala anteriore, il tutto in 9.5 secondi.


Il giro dopo, Hakkinen riesce finalmente a scavalcare Jacques Villeneuve, con una staccata profonda alla prima curva. Il due volte iridato, con pista libera, abbassa subito il limite del giro più veloce. È il quarantaduesimo dei sessantanove giri previsti quando Hakkinen effettua la sua sosta. Ma purtroppo per lui, il tempismo non è ottimale.


Anzi, proprio mentre il finlandese entra ai box, ricomincia a piovere, ma stavolta in maniera più copiosa. Stesso discorso in quanto a tempismo che vale anche per Barrichello e Villeneuve, i quali rientrano la tornata successiva.


Di nuovo leader della gara, Michael Schumacher è tra i primi ad effettuare un ulteriore pit-stop per montare gomme da bagnato, al quarantaseiesimo giro. Barrichello imita il compagno di squadra, ma i meccanici non sono pronti con le sue gomme, e Rubens perde svariati secondi fermo ai box. Se il tempismo non era stato ideale per alcuni, è perfetto per chi come Giancarlo Fisichella effettua un’unica sosta, immettendo la benzina necessaria per arrivare fino al traguardo e montando direttamente gomme da bagnato.


Quando tutti i piloti sono rientrati per il cambio pneumatici, la zona punti è composta nell’ordine da Schumacher, Fisichella, Barrichello, Hakkinen, Trulli e Wurz.


Il pilota della Benetton, fino a poco prima nemmeno in zona punti, si ritrova a podio, ma a causa di un errore in curva 1 restituisce il secondo posto a Barrichello. La pista è molto scivolosa, al punto che sono in molti a commettere lo stesso errore di Fisichella, tra cui anche Schumacher, il quale finisce per commettere un errore, ma dall’alto del suo enorme vantaggio su Barrichello non paga alcun tipo di dazio.


A ridosso della zona punti, Jacques Villeneuve e Ralf Schumacher alimentano una bella lotta per la settima posizione, con il pilota canadese che dopo aver perso la battaglia quasi rischia di finire a muro. Non riesce ad evitare questa sorte Pedro De La Rosa: il pilota della Arrows viene stretto contro le barriere da Pedro Diniz e danneggia la sospensione posteriore destra. Lo spagnolo è dunque costretto al ritiro.


L’altra Arrows di Jos Verstappen, nel frattempo, si esalta su pista bagnata: l’olandese si sbarazza di Villeneuve e Ralf Schumacher, dopodiché mette nel mirino il sesto posto di Alex Wurz.


La pioggia non ha portato grossi cambiamenti alla gara di David Coulthard, risalito solamente in nona posizione, ma con ancora qualche flebile speranza di conquistare qualche punto.


Al cinquantottesimo giro Verstappen supera Wurz, e non contento aggancia in poco tempo anche Jarno Trulli: l’olandese appare inarrestabile.


In testa alla corsa Schumacher gira su tempi altissimi, limitandosi a gestire la vettura fino al traguardo, diversamente da Barrichello che è invece per distacco il più veloce in pista, tanto da guadagnare circa due secondi al giro sul compagno di box.


Verstappen ha la meglio anche su un Trulli, dal canto suo in netta difficoltà. Non a caso, dietro l’italiano della Jordan si forma una fila di piloti desiderosi di guadagnare quell’unico punto che offre la sesta posizione. I piloti in questione sono Wurz, Ralf Schumacher, Coulthard e Villeneuve. Quest’ultimo persevera in un paio di occasioni nel ritardare la staccata al tornantino, e se nella prima occasione evita la collisione con Coulthard per un nulla, nella seconda travolge un incolpevole Ralf Schumacher.


Per i due arriva l’inevitabile ritiro.


Salito in ottava posizione, Coulthard forza una manovra decisamente garibaldina alla prima curva ai danni di Wurz: i due vanno al contatto, finiscono sull’erba, e nonostante la manovra avventata, Coulthard guadagna la posizione sul pilota austriaco.


Per lui, però, non c’è altro tempo per attaccare il sesto posto di Trulli.


La gara si conclude con le due Ferrari di Schumacher e Barrichello che tagliano il traguardo divise da appena un decimo. Michael festeggia la quinta vittoria stagionale, la numero quaranta della carriera, una in meno di Ayrton Senna. Non solo, con questo successo, finalmente, interrompe la maledizione che si protraeva da dodici gare, secondo cui chi partiva dalla pole non riusciva mai a vincere la gara.


Barrichello completa il trionfo della Ferrari, Fisichella, con il secondo podio consecutivo, regala ai suoi connazionali un podio per certi versi tutto italiano. Quarta posizione per Hakkinen autore di una prestazione incolore, l’esatto opposto di quella di Jos Verstappen, che giunge quinto davanti a Trulli.



Cinque vittorie, 56 punti in otto gare, ed un vantaggio su Coulthard e Hakkinen salito rispettivamente a 22 e 24 punti: Michael Schumacher è semplicemente entusiasta, ma è conscio del fatto che il titolo sia tutt’altro che assegnato.


"Oggi le cose sono andate bene, ma so perfettamente che non sarà sempre così. Avere 22 punti di vantaggio su Coulthard non significa aver già vinto il mondiale. In Formula 1 ormai ne ho viste talmente tante che è meglio pensare già alla prossima gara".


In conferenza stampa il tedesco fa un ringraziamento particolare al compagno di squadra, e rivela che in fondo la sua F1-2000 non stava poi così bene:


"Oggi Rubens è stato fantastico, e mi ha dato un aiuto incredibile a tenere dietro gli avversari. Spero di ripagarlo. Rubens è davvero un bravo ragazzo: mi ha coperto le spalle in modo eccezionale".


"Un sensore mi dava il segnale d'allarme. Non so spiegare il motivo preciso. Quando sono rientrato ai box per la prima sosta, anticipandola tra l'altro di qualche giro, mi hanno detto di stare tranquillo, che non era niente, che i freni erano okay, che il retrotreno non presentava problemi. Una volta sono andato sull'erba, in curva 1: avevo tutti i freni sull'anteriore, ma lì non credo di aver fatto dei danni. In quel punto la via di fuga è ampia, è più rischioso cercare di raddrizzare la traiettoria che controllare la macchina fuori pista".


Un trionfo per la Ferrari, dunque, da prendere tuttavia senza trionfalismi, perché la doppietta nasconde ma non elimina i rischi corsi a Montreal del team di Maranello:


"Oggi abbiamo tratto vantaggio anche da circostanze particolari: per esempio lo Stop&Go di Coulthard mi ha permesso di fare la mia gara all'inizio senza dovermi preoccupare di avere pressione alle spalle. Anche se devo dire che non ci ho fatto caso più di tanto alla sua assenza, io ho cercato sempre di fare la mia gara. Ma sentivo che la macchina aveva qualcosa di strano, anche se non capivo cosa fosse. Dai box mi hanno detto di rilassarmi, che andava tutto bene".


Michael ha sfatato la maledizione della pole, anche grazie al suo amuleto speciale:


"Innanzitutto, avevo la spazzola di mia figlia Gina Maria, quella che avevo anche al Nurburgring, il giorno della mia ultima vittoria, e che non avevo portato a Monte Carlo. Questa spazzola fa miracoli. Per averla qui in Canada me la sono fatta inviare per posta. Da Monte Carlo sono andato direttamente in vacanza negli Usa, non c'era il tempo di passare dalla Svizzera a prenderla".


E dopo la spazzola?


"Il tredici, il mio numero fortunato. Lo sapevo che la tradizione si sarebbe interrotta al tredicesimo Gran Premio. Ho cercato a tutti i costi la pole, perché ero sicuro che questa volta non mi avrebbe tradito. Poi c'era mia moglie Corinna, che ha assistito dal vivo a tutte e cinque le vittorie di quest'anno. Insomma, ero copertissimo".


Quella in Canada è la quarantesima vittoria in carriera, ad un solo trionfo da Senna:


"Spero di raggiungerlo presto".


Infine, una dedica particolare:


"La mia squadra la meriterebbe sempre. Sono tutti fantastici. Ma vorrei regalare questo successo ai ragazzi del kartodromo di Kerpen, la mia città natale. So che hanno visto la corsa in televisione. Ragazzi, stringete i pugni. Quest'anno ce la facciamo".

Esulta anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo:


"Sono molto contento, perché è stata una vittoria pesante, dopo che avevamo perso dei punti che erano nostri a Monte Carlo. Devo complimentarmi con i piloti, grande gara di Schumacher, molto bene Barrichello, e macchine che, sia in prova che in gara, si sono dimostrate superiori ai nostri concorrenti. Tutto ha funzionato perfettamente e adesso avanti così".


Il quarto podio in Ferrari è agrodolce per Rubens Barrichello, che dimostra una crescita costante, ma ancora insufficiente per impensierire Schumacher. Il brasiliano si è portato vicino al compagno di squadra nelle fasi finali della corsa, e, ai microfoni dei giornalisti, seppur senza voler far polemica, dichiara con rimpianto:


"Meritavo la vittoria. Perché sull'acqua volavo. Nel finale Ross Brawn mi ha detto di rallentare, perché mi stavo avvicinando troppo a Schumacher e secondo lui correvo rischi eccessivi. Ma io gli ho risposto: guarda che sto già andando piano, ho problemi alla frizione. Ho grande rispetto per il team, ma non so per quanto tempo ancora avrei potuto rallentare, già farlo per tre o quattro giri mi è costato tantissimo".


Mai come questa volta Barrichello è stato vicino alla vittoria; è arrivato ad un soffio da Schumacher, pur perdendo una decina di secondi preziosi durante il secondo pit stop.


Le gomme hanno segnato la sua gara: alla prima sosta aveva da poco cominciato a piovere, poteva mettere gli pneumatici da bagnato, invece non ha rischiato.


"Perché dopo il Nurburgring, quando sono rimasto in pista un giro in più, eravamo d'accordo con la squadra che avremmo evitato qualsiasi azzardo".


Azzardo che però si è verificato due giri dopo, quando è arrivato ai box immediatamente dietro a Schumacher:


"Per radio mi hanno detto: guarda che rientra Michael, rischi di perdere del tempo. Ma io ho risposto: meglio aspettare un po' ai box che rimanere in pista. Dove, con gomme da asciutto, lascio cinque secondi a giro".


In questo modo, però, ne ha persi una decina al box, anche per via di un operatore televisivo che riprendeva il cambio gomme di Schumacher:


"Si vede che è il mio destino sfiorare solo la vittoria. Ma non mollo, prima o poi arriverà".

Lo pensa anche Fisichella, logicamente felice per aver conquistato per il quarto anno consecutivo il podio a Montreal. Un'impresa che il pilota romano dedica alla nazionale di calcio, e che lo fa gioire enormemente soprattutto perché è arrivata attraverso un colpo di genio. Fisichella è stato infatti il primo a mettere pneumatici da bagnato:


"Una scelta tutta mia, e il mio coraggio è stato premiato. A questa Benetton ho fatto raccogliere 18 punti. Briatore mi tiene sulla corda? Io resterei volentieri, ma ho tante offerte. E più faccio risultati, più aumentano".


Jean Todt, dal canto suo, ha parole di conforto per Barrichello:


"Capisco la sua delusione perché un pilota è contento solo quando fa la pole position o vince la gara. Io sono contento del suo risultato, grazie a lui abbiamo fatto il pieno di punti in una gara molto difficile. Abbiamo stravinto ma la gara è stata piena di rischi. Per esempio, finché Coulthard era in gara andava fortissimo dietro Michael. Se non avesse avuto quello Stop&Go la corsa avrebbe preso un'altra piega. La pioggia, i cambi gomme: in quelle circostanze basta un niente e tutto finisce male. Schumacher era in testa al mondiale e ci sta adesso con più punti, ma non è ancora una differenza tale da darci tranquillità".


"Mancano molti Gran Premi, i nostri avversari sono forti, possono succedere ancora molte cose. La nostra priorità era quella di rafforzare la posizione di Michael in testa al mondiale, di mettere Barrichello in condizioni di fare punti. Certo, mi dispiace che Rubens si sia sacrificato, ma è un bravissimo pilota, sa di poter vincere e sa che vincerà. Ma da troppo tempo inseguiamo questo titolo, dobbiamo avere determinazione e freddezza. Non possiamo lasciarci andare con i sogni adesso".


Insomma, il sacrificio di Rubinho, che ha quasi dovuto fare forza su sé stesso per non superare Schumacher, è fortemente apprezzato dalla Ferrari. I sentimenti, però, devono mettersi da parte davanti alle urgenze del campionato. Continua Todt:


"È andato tutto benissimo. Però rimane quell'inconveniente che Schumacher ha avuto ai freni che lo ha costretto a rallentare vistosamente. Un sensore ci segnalava che la temperatura del disco posteriore destro era in forte aumento, e Schumacher avvertiva dei difetti in frenata. Così ho dovuto dare l'ordine a tutti e due i piloti di rallentare e rimanere nelle loro posizioni. Poi abbiamo scoperto che la presa d'aria dei freni aveva una ammaccatura che deviava il flusso impedendo al disco di raffreddarsi. E poi Michael rallentava tanto perché era tranquillo sapendo di avere Rubens dietro che lo proteggeva".


La Ferrari dà l’impressione di aver surclassato le McLaren:


"Piano, loro sono sempre forti. Non so se siamo tecnicamente superiori, ma psicologicamente preferiamo considerarci ancora un po' inferiori, così abbiamo lo stimolo per migliorare".


Successivamente, secondo indiscrezioni trapelate dalla Ferrati, le spiegazioni sul rallentamento di Schumacher divergono da quelle ufficiali di Todt. Pare infatti che il tedesco, memore di precedenti incidenti sul bagnato, abbia chiesto di poter alzare il piede, a condizione che Rubens non cercasse di superarlo. Condizione accettata, con l’ordine via radio al brasiliano di restare dietro.


A prescindere da quale sia la verità, sta di fatto che il team di Maranello ha semplicemente sfruttato al meglio il disastro della McLaren, annegata nella pioggia canadese tra i problemi al via di Coulthard e la scarsa vena su pista bagnata di Hakkinen.


La Rossa ha così scelto saggiamente di conservare una doppietta importantissima in condizioni d’asfalto complicate. Dorme profondamente domenica notte, Rubens Barrichello:


"Perché ho la coscienza a posto e so di aver compiuto la scelta giusta".


La scelta è di aver rallentato negli ultimi giri, di aver evitato di sorpassare Schumacher, di aver obbedito agli ordini di scuderia, che gli intimavano di rimanere secondo, di lasciare la vittoria al compagno di squadra e di coprirgli le spalle. Una scelta che Barrichello non rimpiange, anche se gli è costata il primo trionfo della carriera, la prima grande gioia dopo centoventi Gran Premi.


"Non potevo comportarmi diversamente. Cosa faccio, vado lì, compio una cavolata e poi? Se superavo Schumacher, creavo una guerra e la mia carriera in Ferrari era finita. A Montreal si è capito che Schumacher è il pilota del presente e io del futuro. La Ferrari è molto contenta di aver realizzato questa doppietta, ma i tecnici sono felici anche perché si sono resi conto di avere un altro pilota fortissimo oltre a Michael, uno che va forte, che vola sull' acqua, che non ha paura di nulla".


"Da oggi mi sento più ferrarista, sono stato decisivo per la squadra e mi aspetto di essere ricompensato. Ross Brawn mi ha detto di andare più piano, io mi sono adeguato. Ho molto rispetto per le sue decisioni, ho grande fiducia in lui. Ross sa quello che voglio e mi capisce, ma è chiaro che deve anche gestire una squadra e non è semplice. Di lui mi fido. Da adesso in poi so che se fossi davanti, non mi fermerebbero, mi farebbero vincere, a meno che Schumacher non avesse estremo bisogno di quei dieci punti per conquistare il Mondiale".


Barrichello però non ha mai vinto una gara nella sua vita. Come si riesce a rallentare, quando si vede che il successo è lì, a portata di mano? Non crolla il mondo addosso sentendo certi ordini alla radio?


"E' vero, la vittoria era lì, mai stata così vicina, più che a Silverstone. In Inghilterra ero in testa, ma la macchina aveva dei problemi, qui a Montreal non ho trionfato, perché non ho potuto. Il mio ragionamento è stato semplice: se vinco oggi, poi magari non vinco mai più. Una parte di me, meno razionale, mi dice che poteva essere il mio giorno; l'altra, più riflessiva, mi fa capire che arriverà il momento in cui mi diranno vai, puoi andare a vincere. Io ho la voglia e la grinta per impormi, conto di restare in Ferrari per molto tempo, avrò parecchie occasioni. Rappresento il futuro e sono un pilota umano, pulito. Non mi piace rubare".


"Mi sarei sentito un ladro, non avrei potuto sorridere sul podio se avessi sorpassato Schumacher, se fossi stato protagonista di ciò che mi avevano chiesto di non fare. E' stata dura resistere per quei tre o quattro giri, una sofferenza. Vedevo che mi avvicinavo a Schumacher, sapevo che aveva più problemi di me, non so se ce l'avrei fatta a controllarmi ancora per molto. Ma il rispetto per il team viene prima di tutto. Prima dei tanti sorpassi che ho effettuato, della bella gara che credo di aver disputato".


La Ferrari sostiene che anche la macchina di Barrichello aveva un inconveniente.


"Non mi entravano bene le marce, c'era qualcosa alla frizione. Questo però non mi impediva di andare forte. Molti mi accusavano di non essere aggressivo, a Montreal ho dimostrato che non è vero. Guardate il sorpasso a Villeneuve: c'era una sola chance e l'ho sfruttata. Non potevo aspettare ancora. Appena ha cominciato a piovere, dovevo entrare e l'ho fatto".


Molti sostengono anche che Rubens è nettamente inferiore a Schumacher.


"Mi auguro che da domenica qualcuno cominci ad avere dei dubbi. Io non ho mai detto a me stesso che uno dei due è migliore. Io devo imparare, ma so di poter lottare alla pari".


Un'ultima considerazione: perché Barrichello non ha messo subito le gomme da bagnato, durante la prima sosta?


"Lo avessi fatto, probabilmente avrei vinto la gara. Ma dopo gli errori del Nurburgring non volevo correre rischi. Devi scegliere in una frazione di secondo, non è facile. Tutto sommato va bene anche così. Sono sereno, perché tormentarsi?"


Ordini di scuderia che rimangono una questione spinosa in casa McLaren-Mercedes, visto che entrambi i piloti sono candidati a diventare l’avversario numero uno di Schumacher nella lotta al titolo, e dunque, destinati a togliersi punti l’uno con l’altro.


Per la Ferrari, invece, le gerarchie sono sempre più delineate, e quel titolo che manca dal lontano 1979, non è più un miraggio.


Davide Scotto di Vetta