#9 1999: GP Gran Bretagna, Coulthard si riscatta, Schumacher stagione finita?



Archiviato il rocambolesco Gran Premio di Francia, vinto a sorpresa da Heinz-Harald Frentzen alla guida della Jordan motorizzata Mugen-Honda, la Formula 1 si sposta a Silverstone per una delle tante sessioni di test effettuate durante l’anno, da martedì 29 Luglio fino a venerdì 1 Agosto 1999. Sullo storico circuito inglese si disputerà anche l’ottavo round del Mondiale, guidato sempre da Mika Hakkinen, il quale, grazie al secondo posto in rimonta ottenuto in Francia, ha incrementato otto punti di vantaggio su Michael Schumacher.


Martedì 29 Giugno, su pista bagnata, il pilota tedesco effettua alcune prove da assetto utilizzando i telai numero 195 e 190 sulla F399, chiudendo in testa con il tempo di 1'26"956, sfruttando al meglio la pista solo a tratti asciutta. David Coulthard, secondo, si ferma a quattro decimi.


Il giorno successivo, il ferrarista completa ben cinquantatré giri senza riscontrare alcun problema, testando nuovi pneumatici Bridgestone, mentre Eddie Irvine, assente il giorno prima, porta in pista il motore 048B, ancora privo della necessaria affidabilità per debuttare in gara.


Il miglior tempo stavolta è di Rubens Barrichello, in palla al volante della Stewart-Ford. Il brasiliano è tra i candidati principali a sostituire Irvine in Ferrari nella stagione 2000, voci alimentate anche dalle dichiarazioni dell’Avvocato Agnelli, che si dice incerto su quale sarà il futuro del pilota nord-irlandese.


Piuttosto che il prossimo pilota che dovrà fare da scudiero a Michael Schumacher, tuttavia, a tener banco in quel di Maranello è sempre il nuovo motore, alleggerito e con più cavalli, che finalmente passa indenne le simulazioni di gara effettuate durante i test, a differenza di un propulsore della precedente evoluzione che cede durante l’ultima giornata, impedendo ad Irvine di completare il suo programma di lavoro. Nessun allarmismo comunque, anche perché il V10 era a fine chilometraggio.


Sebbene i progressi fatti sullo 048B siano evidenti, il team diretto da Jean Todt preferisce attendere le prime sessioni di prove libere per decidere il suo eventuale utilizzo.


In molti si interrogano sull’effettivo vantaggio che il motore possa portare in gara, e Schumacher, dopo aver cautamente dichiarato nei giorni precedenti che i vantaggi non saranno enormi, lascia intendere che il tanto atteso debutto alla domenica potrebbe arrivare a Silverstone. Inoltre, non fa drammi per il crescente distacco in classifica da Hakkinen:


"Il nuovo motore sta andando bene, come hanno dimostrato i numerosi test fatti. Silverstone è un circuito McLaren, ma possiamo essere ottimisti. Lo svantaggio? La classifica è migliore rispetto all'anno scorso".


Il 1° Luglio 1999, il fotografo Oliviero Toscani viene condannato dal Tribunale di Milano per un'intervista rilasciata dopo l'incidente tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve al Gran Premio d'Europa, corso a Jerez De La Frontera il 26 Ottobre 1997. Toscani si era detto certo che il pilota tedesco avesse eseguito precisi ordini di scuderia. Il fotografo dovrà pagare un milione di multa e risarcire per 60 milioni il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo e per 30 il responsabile della squadra corse Jean Todt.


Prima di tornare in Inghilterra per il week-end di gara, il pilota della Minardi e collaudatore della Ferrari, Luca Badoer, prova le tre monoposto che prenderanno parte alla trasferta inglese, girando in 1'02"858, ma è anche protagonista di una innocua uscita di pista alla fine del rettilineo principale sulla pista di Fiorano.


La Ferrari non è l’unica squadra a lavorare su un motore potenziato, perché anche la Honda è pronta a far esordire una nuova evoluzione del motore (sinora utilizzato solo in prova) sulla Jordan. Le due vetture di Frentzen e Hill avranno in dotazione anche un cambio più piccolo e un profilo estrattore modificato.


Ci sarà, quindi, anche Damon Hill, la cui presenza al suo Gran Premio di casa era stata messa in dubbio alla fine della corsa a Magny Cours, conclusa in anticipo per un guasto alla vettura: demotivato e già orientato verso il ritiro alla fine della stagione, l’ex Campione del Mondo non aveva escluso di appendere il casco al chiodo fin da subito.


Dopo due settimane di riflessione, però, il pilota della Jordan si presenta a Silverstone, per la gioia dei suoi tanti tifosi. La scelta di Hill viene commentata così dal connazionale Irvine:


"Mi auguro che Hill corra perché lo voglia e non perché sia costretto. Sarebbe stupido".


Il buon Eddie, però, ha altro a cui pensare, perché nella settimana di avvicinamento al Gran Premio, il News of the World rivela che il pilota della Ferrari ha una figlia in gran segreto in Inghilterra. La piccola, di tre anni, vive con la mamma in una piccola cittadina inglese, ma papà Eddie, seppur assenteista per gran parte del tempo, paga regolarmente le rette per un costosissimo asilo, ha comprato un’auto per la madre, e provvede a tutte le spese necessarie. La bimba, inoltre, viene spesso visitata dalla sorella di Irvine, dai suoi nonni paterni, nonché dal papà.


Una notizia che fa sorridere se si pensa alle tante volte in cui Irvine ha schernito il suo compagno di squadra, Michael Schumacher, per il suo stile di vita da padre modello.


Nel frattempo, giovedì 8 Luglio 1999, nella giornata che precede l’inizio del week-end di gara, Rubens Barrichello conferma che è in corso una trattativa con la Ferrari per prendere il posto di Irvine a partire dalla stagione successiva:


"Anche dopo Magny Cours ci siamo parlati, ma non c'è ancora una decisione. Aspetto che mi facciano sapere qualcosa, nel frattempo io sono libero di trattare con altri e loro pure. Non è facile prendere una decisione per me: la Ford - che nelle settimane precedenti ha acquistato la Stewart e punta a portare nel circus il prestigioso marchio Jaguar - è una grande casa automobilistica, ha grandi programmi, ha delle ottime possibilità di diventare Campione del Mondo. Ma anche la Ferrari ha queste possibilità e non è facile. Il resto viene dopo, i soldi non sono la mia priorità".


Ferrari e Stewart, però, non sono le uniche opzioni:


"Avevo parlato anche con la McLaren, ci eravamo dati quindici giorni, sono passati e dunque questa è la terza possibilità che però mi pare ormai più remota".


L’obbiettivo del brasiliano è uno solo:


"Io voglio vincere e basta. E vi dico di più: ho la presunzione di credere di poter vincere e voglio vincere. Se un pilota non ha questo in testa, è meglio che smetta".


In Ferrari, tuttavia, dovrebbe accontentarsi del ruolo di gregario, ma l'attuale pilota della Stewart non sembra d’accordo:


"Seconda guida per contratto, cioè che non puoi superarlo perché ti è vietato? Ecco, questo non lo farei mai. Io voglio la stessa macchina, gli stessi mezzi, le stesse possibilità di vincere. Avevo cominciato come seconda guida, mi sono fatto valere e sono passato di grado. Vedremo cosa viene fuori, ma non firmo per fare da secondo a nessuno. Del resto Michael è bravissimo, è il numero uno, non ha paura di nessuno, tanto meno di me. Ciò non toglie che se sono in condizioni di superarlo, voglio farlo e basta. Mi trovo in una felice situazione, conteso da due squadre forti, voglio scegliere il meglio".


Venerdì 9 Luglio, si scende di nuovo in pista.


E la McLaren, che non vince sul circuito di Silverstone dal lontano 1989 con Alain Prost, mette subito le cose in chiaro: Hakkinen è l’unico pilota in grado di scendere sotto il muro dell'1'27, si attesta in prima posizione precedendo Ralf Schumacher, alla guida di una Williams sulla quale continuano ad essere sfornate novità. I miglioramenti sembrano esserci, ma per ora sono evidenti soltanto per il giovane tedesco, visto che Alex Zanardi arranca ancora nelle retrovie.


Eddie Irvine è terzo, e percorre ben ventisette giri davanti a Coulthard, Barrichello e Michael Schumacher, sesto a quattro decimi da Hakkinen, ma forte di un passo gara promettente, avendo completato ventiquattro giri con un solo set di gomme su tempi molto interessanti.


Grande spavento per Jarno Trulli, che a causa della rottura di una sospensione posteriore sulla sua Prost motorizzata Peugeot, esce di pista ad una velocità di 250 km/h.


Alla fine delle libere, Hakkinen si dichiara soddisfatto per come si sono svolte le due sessioni:


"La vettura va benissimo, abbiamo fatto un ottimo lavoro riuscendo a trovare un assetto ideale per la gara. La qualifica sarà combattuta, lo è sempre, ma noi andremo forte".


Altrettanto ottimista Michael Schumacher, anche perché finalmente il nuovo motore verrà utilizzato in gara oltre che in qualifica:


"Posso fare la pole, siamo alla pari con la McLaren. Se riusciamo a indovinare gli assetti andremo più forte. Ci sono sei vetture in tre decimi di secondi. Sarei sorpreso qualora, al termine delle qualifiche, la classifica fosse la stessa. Posso attaccare, la vettura va bene, useremo il nuovo motore anche in gara. Dopo un momento no che dura da tre gare, non possiamo che entrare in un periodo favorevole. Avevamo sprecato una buona occasione in Spagna, poi ho sbagliato io in Canada, e in Francia la gara è stata una lotteria, senza dimenticare il problema che ho avuto alla vettura. In ogni caso la macchina alla fine era competitiva ed entrambe sono arrivate al traguardo, cosa che non è riuscita a tutti".


Piuttosto bizzarre sono le scene che regala il box della Ferrari durante le prove libere.


Dopo il disastro nell’effettuare il pit stop non programmato di Eddie Irvine a Magny Cours (durato addirittura 43 secondi), Ross Brawn reagisce col pugno duro a quello che il direttore tecnico della Ferrari definisce 'un errore causato dall’emotività all’italiana'.


All’interno del box vengono sistemate ad U venti sedie, su ognuna delle quali si può leggere il nome di un meccanico.


Poi, Stefano Domenicali, prende la parola:


"Per alzarvi tutti all’unisono e di scatto, tenete le ginocchia unite e le mani aperte sulle ginocchia. Quelli seduti a destra si girino a sinistra, quelli a sinistra verso destra".


Una volta in piedi, i meccanici si dirigono verso gli pneumatici, ora dotati di fodere dai colori diversi per distinguere i vari compound ed evitare pasticci. Alla piazzola, tre sono addetti al rifornimento, due agli estintori, dodici alle gomme, due ai carrelli e uno con un pistolone ad aria per eventuali messe in moto di emergenza. Il tutto per un totale di venti uomini. Procedure provate e riprovate, perché scene come quelle di Magny Cours non si ripetano.


Sabato, il paddock dà il bentornato a Bernie Ecclestone, reduce da un’operazione al cuore conclusa con successo. Festeggiato da tutti, il patron della Formula Uno appare in gran forma, pronto a godersi la qualifica, che inizia nel segno di Mika Hakkinen.


Il campione in carica segna un gran tempo già al suo primo tentativo, che gli permette di rimanere in testa alla graduatoria per tutta la durata della sessione, senza mai essere avvicinabile. Ad un quarto d’ora dal termine, per garantirsi la sesta pole stagionale, torna in pista e si migliora di 134 millesimi, girando in 1'24"804.


Nelle battute finali, Michael Schumacher tenta il tutto per tutto, ma rimane a quattro decimi di distacco dal poleman. Una qualifica travagliata per il tedesco, che fatica a completare un giro pulito, tra sbavature e bloccaggi pesanti.


Hakkinen osserva l’ultimo tentativo dell’avversario ai box, nell’abitacolo, dopodiché, essendosi assicurato di non poter essere battuto, stacca il volante e scende dalla vettura, alza le braccia al cielo e festeggia una pole che gli mancava da due gare; troppe per un pilota che ne aveva conquistate cinque di fila.


In conferenza stampa, Mika non nasconde la sua gioia:


"Sono contento per il comportamento della mia McLaren. Avevamo diversi assetti sui quali lavorare, nessuno in verità molto differente dall’altro, e la macchina ha sempre dimostrato di reagire bene a ogni modifica. Nei test della scorsa settimana e in questi due giorni la squadra ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo migliorato in tutti i settori, dal motore all'aerodinamica e ora mi sento di poter dire che siamo a 2-3 decimi dal massimo sfruttamento della macchina".


"Qui sorpassare è quasi impossibile, la gara sarà meno eccitante che a Magny Cours, e io parto davanti a tutti. In più la pista è sporca. E lo è molto di più, a livello di griglia, nella zona dove sono le Ferrari. Il sogno è Coulthard che sorpassa Schumacher al via, va secondo e io faccio il vuoto. Non credo comunque, che Silverstone possa essere considerata una tappa decisiva, ma certo chi insegue ha sempre più mal di testa di chi è davanti. E la pressione psicologica facilita gli errori".


Durante la sessione di qualifica c’è una piccola incomprensione proprio con Schumacher, quando i due escono in contemporanea dai rispettivi box; Hakkinen gli esce appena davanti, e il ferrarista gli si affianca e lo passa in corsia box. Michael spiega così l’accaduto:


"Ai box il limite è di 80 km/h, se uno va più piano vuol dire che ha problemi. E io dovevo tentare il tempo. Per questo l'ho superato".


Dal canto suo, Hakkinen liquida velocemente la questione e parla dell’importanza per il suo team di tornare ai vincere davanti ai suoi tifosi:


"Nessun problema, ci sta che accadano queste cose. Con Michael nessun problema. La storia è una cosa importante per la squadra, meno per me che sono abituato a vivere il presente. Ma è chiaro che mi farebbe un immenso piacere fare un regalo di questo tipo alla squadra, oltre che guadagnare punti preziosi per il mondiale".


Ron Dennis, invece, spera che il lungo digiuno su questa pista non condizioni le prestazioni di piloti e squadra:


"I nove anni di mancate vittorie non avranno nessuna influenza. Ma siamo soddisfatti per il comportamento di Mika e Coulthard. E, oltretutto, in prova abbiamo risparmiato due treni di gomme che potrebbero risultare decisivi nella gestione della gara".


Dennis conclude parlando della performance complessiva della vettura:


"Il tempo di Mika nelle libere del mattino, quando la temperatura era più fresca, è un segnale molto confortante perché ci ha confermato che siamo messi bene. Ma non per questo e per il vantaggio recuperato alla Ferrari nel mondiale ci sentiamo rilassati. Non lo saremmo neppure se avessimo 30 o 40 punti di vantaggio, perché in quel momento diventeremmo vulnerabili. Non ci piace trovarci con il sedere a terra per esserci cullati sugli allori".


Secondo e sconfitto, Michael Schumacher promette battaglia in gara:


"Siamo andati al limite. Ma in condizioni da gara noi andiamo molto meglio e quindi non sono affatto preoccupato, anche se partire in pole sarebbe stato meglio. Il nuovo motore dà sicuramente dei vantaggi nella guidabilità totale, ma per quanto riguarda la potenza non so, non mi sono accorto di una grande differenza. Tutto sta adesso riuscire a trovare gli assetti giusti".


In seconda fila, staccati rispettivamente di sette e di otto decimi da Hakkinen, David Coulthard e Irvine. Lo scozzese si lamenta per un retrotreno instabile e che tende a scivolare, pertanto un terzo posto è da considerarsi ugualmente un ottimo risultato per lui:


"Rispetto alla scorsa settimana la macchina era molto più nervosa, colpa anche del vento che ha stravolto le nostre regolazioni. Ho cercato di andare più forte, ma con la macchina non a posto è venuta a mancare un po' di fiducia".


Terza fila monopolizzata dalla Jordan, con Frentzen che batte l’idolo di casa Hill di un decimo. Il sesto posto è comunque un’iniezione di fiducia per il britannico, nel pieno di una crisi di risultati.


"Sono contento della posizione ottenuta in qualifica. Spero di far meglio in gara anche perché corro in casa, davanti ad un pubblico che mi ama e che attende da me il massimo".


Non ha il pubblico connazionale a spingerlo, ma Frentzen, a discapito di una gamba ancora dolorante per l’incidente occorso in Canada qualche settimana prima, è in forma smagliante e con sogni iridati che gli passano per la testa dopo la vittoria in Francia:


"E' stato uno dei miei migliori della stagione, su un circuito impegnativo ed estremamente veloce. Sono riuscito a star dietro al quartetto McLaren-Ferrari, il che per me è già una grande conquista. Per il momento, anche se la macchina va di bene in meglio, non credo si possa fare di più . In uno dei miei giri veloci sono stato frenato nell'ultimo settore della pista, perché ho probabilmente urtato una pietra, altrimenti avrei conquistato un posticino in seconda fila. Sono molto fiducioso: credo in gara di poter migliorare la mia posizione. L’obiettivo? Conquistare il massimo dei punti e a salire sul podio, naturalmente".


Malgrado le novità provate sulla B199, su tutte una nuova ala anteriore, la Benetton non riesce a trovare il giusto equilibrio. Una stagione fatta di alti e bassi ha nella qualifica di Silverstone forse il punto più basso, poiché Giancarlo Fisichella deve fare i conti con il peggior piazzamento della carriera: diciassettesimo, a tre secondi da Hakkinen, e davanti solo a Wurz, alle Arrows e alle Minardi.


Un disastro che può essere arginato, secondo il pilota romano, solo con l’aiuto della pioggia:


"Ormai però non spero più in nulla. La nuova ala è peggio della vecchia, in gara non la useremo, il mio stato d'animo è pessimo. Come la nostra galleria del vento, che ci aiuta proprio poco".


Il 14 Luglio 1979, Clay Regazzoni dava alla Williams la prima gioia della sua gloriosa storia. Da allora, il team fondato da Sir. Frank e da Patrick Head ha incamerato sette mondiali piloti, nove mondiali costruttori, 108 pole position e 103 vittorie in 402 gare disputate. Numeri eccezionali, anche se ormai da due anni, in seguito alla corona iridata di Villeneuve, il team con sede a Grove è nel pieno di una fase di transizione, fatta di prestazioni mediocri e ben poche soddisfazioni.


A farne le spese è soprattutto Alex Zanardi, che dopo un deprimente tredicesimo posto nelle qualifiche (lontano come al solito anche dal compagno Ralf Schumacher, nono), ammette ai microfoni dei giornalisti:


"Avevo accettato l’offerta della Williams con un contratto di tre anni, essendo sicuro di capitare in un team competitivo, dotato di una vettura vincente. La squadra è sempre forte, determinata, una delle migliori, ma credo di essere capitato in una stagione di transizione. In realtà il motore Supertec è buono ma non superlativo. Però non è questo il mio handicap: la verità è che non il mio stile di guida non riesco a guidare la FW21. È una vettura difficile, nervosa, con la quale non si possono prendere troppi rischi. La devi buttare di forza e sperare di tenerla. Ralf ci riesce meglio di me, ma lui è giovanissimo e si adatta meglio di me a situazioni nuove".


Nel sabato di qualifiche, ai box presenzia anche il presidente Luca di Montezemolo, accerchiato dai media per qualche novità sul futuro secondo pilota della Ferrari, oramai un vero e proprio caso. Montezemolo ammette che ci sono tante cose da valutare, poi spende qualche parola per Irvine:


"Prima lo dipingevate come inutile e poi come indispensabile. Ci sono ragioni per tenerlo e ragioni per lasciarlo andare: Irvine è arrivato alla Ferrari per fare da seconda guida a Schumacher o, come ho letto sui giornali, per fargli da cameriere. Non è una vergogna, e lui lo ha fatto bene, con efficienza, con grande professionalità. Poi, grazie anche al fatto che noi gli abbiamo dato una macchina migliore, lui ha cominciato a fare dei buoni risultati e a nutrire delle ambizioni più consistenti: giustissimamente, s'intende. È bello avere ambizioni. E poi la squadra: in oltre tre anni lui si è affiatato benissimo con la squadra, nel lavoro, nei rapporti personali e queste sono cose che pesano, che valgono. Per contro bisogna anche vedere se e fino a che punto le sue motivazioni sono ancora forti, insomma bisogna valutare, insieme a lui, tante cose. Non c'è fretta, vedremo".


E sull’altro candidato, Rubens Barrichello:


"Sicuramente è un bravo pilota, veloce mi dicono, ma ce ne sono tanti veloci. Io ho parlato con lui l'ultima volta dieci mesi fa, poi non l'ho più visto. E se devo essere sincero, avrei preferito che quelle cose che ha detto alla stampa - voglio essere alla pari con Schumacher - le avesse dette a me in privato, ma, del resto, anche Irvine ne dice tante di cose a voi giornalisti. Bisogna vedere, valutare con calma, in ogni caso la decisione la prenderò io e basta. L'annuncio sarà dato prima di Monza, è una tradizione".


Poi l’attenzione si sposta sulla qualifica, conclusasi non esattamente come lui sperava:


"Questa è la pista della McLaren, è la sua base storica, è chiaro che qui vanno forte e lo sapevamo. Ma per noi va benissimo partire in prima fila perché questo è un tracciato difficile, e proprio la partenza potrebbe rivelarsi decisiva. Se devo essere sincero mi piacerebbe molto domenica pomeriggio ripartire con una vittoria in tasca, e sapete perché? Perché festeggiamo il centenario Fiat, ma anche il trentennale della Fiat entrata nella Ferrari, e al gran galà di domenica sera mi piacerebbe portare in regalo alla Fiat questa vittoria. Io ci ho sempre tenuto ad avere sulle nostre macchine da corsa il loro marchio perché sono due storie molto legate, molto unite e sentite".


Domenica 11 Luglio, alla fine del warm-up dominato da Hakkinen, Michael Schumacher è ancora secondo, ma non felicissimo per il bilancio della sua F399. Nel primo pomeriggio, a pochi minuti dall’inizio della gara, Michael effettua due giri prima di schierarsi sulla griglia, passando per la corsia box; l’obbiettivo è controllare la messa a punto della vettura, e constatare se le sensazioni sono le stesse del mattino nonostante il lavoro dei meccanici alla fine del warm-up. Un’ultima regolazione all’ammortizzatore centrale della sospensione, e poi dritti sullo schieramento di partenza.


Sceso dalla vettura, Schumacher ha un breve colloquio con Todt, Brawn e Lunetta. Si ripassa la strategia di gara, che salvo sorprese dovrebbe essere su due soste per tutti, poi una breve intervista concessa all’emittente tedesca, alla quale dichiara:


"Questo Gran Premio si deciderà tutto alla partenza, devo subito attaccare Hakkinen, passarlo senza indugi. Non ho alternativa".


Michael sembra sereno, scherza un po' con il giornalista e infine si abbassa la visiera. La gara sta per cominciare.


Sulla griglia, nel frattempo, manca Olivier Panis, che osserva nervosamente i meccanici all’interno dei box che gli preparano il muletto settato per Jarno Trulli. La sua Prost, infatti, ha qualche problema, e il francese dovrà partire dalla pitlane.


Alle ore 13:00 locali, i semafori si spengono, la gara comincia.


Non per Alex Zanardi e Jacques Villeneuve, che rimangono fermi sulla griglia, e, non riuscendo a partire, causano dopo una leggera attesa la bandiera rossa, che sta a significare gara interrotta.



Gli altri piloti, intanto, sono nel pieno del primo giro. Hakkinen è scattato benissimo e si è involato in testa, mentre Schumacher è autore di uno scatto rivedibile.


Sia Coulthard che Irvine lo passano alla prima curva, ma Michael non ci sta, e alle curve Becketts e Maggots prova ad infilare il compagno di squadra, rischiando anche il contatto.


Sull’Hangar Straight le due Rosse sono appaiate.



In questo frangente viene esposta la bandiera rossa, ma ai piloti non è stato ancora comunicato. Ciò avverrà soltanto dopo che tutti hanno affrontato la staccata della curva Stowe. È qui che Schumacher e Irvine arrivano ruota a ruota; il nord-irlandese lascia spazio al suo caposquadra, come logico aspettarsi, ma qualcosa non va sulla F399 di Micahel, che blocca prima l’anteriore destra e poi l’anteriore sinistra, finisce nella via di fuga e ad una velocità spropositata va a sbattere violentemente contro le barriere di pneumatici.



Neanche il tempo di realizzare cosa sia accaduto che Michael prima avverte il team dicendo:


"Abbiamo problemi ai freni, avvertite Irvine".


Poi tenta di uscire velocemente dalla vettura, ma poi deve fermarsi bruscamente, forse perché sente una fitta di dolore. I commissari intervengono con estrema cautela, perché Michael è estremamente dolorante.


Per la dinamica dell’impatto, si teme subito per le gambe.


Dopo una lunga e straziante attesa, ben sette minuti, il tedesco viene estratto alle ore 13:10 dai commissari, e i medici gli prestano soccorso seguendo le procedure standard.


Sono momenti concitati, nei box Ferrari temono il peggio, il più lucido forse è proprio il tedesco, che non ha perso conoscenza e chiede un telefono per chiamare sua moglie Corinna a casa, in Svizzera. Poche parole, ma ad effetto:


"Non ti preoccupare, sono ancora vivo".


Alle ore 13:16 Schumacher viene messo su una barella, con il collare e coperto ai lati da un telone per tenerlo nascosto da telecamere e macchine fotografiche, e trasportato all’interno di un’autoambulanza, che a sua volta lo scorta al centro medico. Nel percorrere la pista, un’ondata di applausi proveniente dagli spalti accompagna il veicolo.


Dirà tempo dopo, alla rete televisiva tedesca RTL:


"Credevo di morire. Ho sentito il cuore che si fermava. Sudavo, ho sentito che i battiti cardiaci diminuivano, il mio cuore improvvisamente si è fermato e tutto è diventato nero. Non so esattamente quanto tempo è durato lo stato di incoscienza e da cosa fosse causato, ma è quello che ho sentito".



Nel frattempo, i piloti sono tornati sulla griglia, e sono in attesa di ricevere informazioni su Schumacher, e su quando riprendere la corsa. Alcuni scendono dall’abitacolo, tra cui Hakkinen, che conversa con Ron Dennis, mentre altri rimangono all’interno senza neanche togliersi il casco, come Irvine, il quale, si scoprirà a fine gara, non è stato informato della gravità della situazione di salute del suo compagno di squadra.


Il direttore di gara, Charlie Whiting, si dirige alla curva Stowe, luogo dell’incidente, parla con i commissari e li osserva lavorare mentre trasportano via la Ferrari incidentata, con la parte anteriore completamente distrutta: un’immagine che non invita all’ottimismo.


Whiting si avvicina al musetto completamente staccato, lo analizza, poi va verso le barriere, che devono essere risistemate.



Nell’attesa, le prime notizie che filtrano dal centro medico parlano di danni ad entrambe le gambe. Alle ore 13:33, la FIA emette un comunicato che parla di fratture e di ritiro dalla gara, e alle ore 13:35 locali, Maurizio Arrivabene, responsabile per il main sponsor della Ferrari, torna dal centro medico e conferma che sono in corso le radiografie. Si parla di frattura di tibia e perone della gamba destra, notizia confermata poco dopo, a qualche istante dalla seconda partenza.


Alle ore 13:54 l'elicottero con a bordo Schumacher si alza da Silverstone, in direzione del General Hospital di Northampton. Ad accompagnarlo ci sono Jean Todt, che tenendogli la mano cerca di confortarlo minuto per minuto, il fisioterapista indiano Balbir Singh e il responsabile logistico Miodrag Kotur. Qui, al termine di un'ora e mezzo di lavori in sala operatoria, verrà operato con successo.


Un'operazione che si svolge senza complicazioni, come reciterà il comunicato emesso a tarda sera dal General Hospital di Northampton, la Croce Rossa di Silverstone come viene chiamato l'ospedale in cui Michael Schumacher trascorrerà il suo infausto pomeriggio:


"Michael Schumacher è arrivato questo pomeriggio al General Hospital di Northampton. è stato messo sotto osservazione in relazione ad una frattura della tibia e del perone, fratture ridotte durante un intervento che si è svolto senza complicazioni. Schumacher resta ricoverato per l'intera notte a Northampton, domani alle ore 10:00 verrà divulgato un nuovo comunicato".


Nonostante lo choc per l’incidente pauroso di Schumacher, la gara deve ricominciare, con la seconda piazzola, lì in prima fila, desolatamente vuota.



Si riparte quindi, e anche stavolta Hakkinen non lascia scampo ai suoi inseguitori e si invola in testa, seguito da Irvine che ha la meglio su Coulthard e Frentzen, che si accodano. Ottimo scatto di Ralf Schumacher, da ottavo a sesto, a sandwich tra le due Jordan.


Dopo appena un giro però, è necessario l’ingresso della Safety Car, poiché la Arrows di De La Rosa è rimasta ferma lungo la pista. La monoposto viene rimossa velocemente, e dopo appena un giro dietro la vettura di sicurezza si ricomincia immediatamente.


David Coulthard prova a sorprendere Irvine alla curva Copse, ma questi fa le spalle larghe e tiene la seconda posizione.


La prima fase di gara è piuttosto statica, con i soli Barrichello e Alesi vicini tra loro a battagliare per la settima posizione. Per il resto, i piloti di testa sono tutti sgranati tra loro; Coulthard, infatti, dopo alcuni giri di assedio perde contatto dall’unica Ferrari superstite. Hakkinen gestisce un tranquillo margine di cinque secondi su Irvine, un gap che gli fornisce la tranquillità necessaria in vista della prima delle due soste in programma.


Intorno al ventesimo giro comincia la prima serie dii pit-stop, aperto da Marc Gené con la Minardi.


Coulthard va ai box al ventiduesimo giro, quando è a tre secondi da Irvine. Con un pit-stop della durata di 7.6 secondi, lo scozzese deve spingere al massimo nel suo out lap per impensierire Irvine.



Il passaggio successivo rientra Hakkinen, la cui sosta si rivela problematica per un problema di serraggio della gomma posteriore sinistra: 9.2 secondi, decisamente troppi, ed inoltre, i meccanici si consultano preoccupati tra loro, perché il problema non sembra sia stato risolto. Infatti, nel suo giro di uscita dai box, Hakkinen gira lentissimo al punto da essere superato agevolmente da Coulthard ed alcuni piloti doppiati.


Nel frattempo, il nuovo leader della gara, Irvine, si ferma ai box, e anche per lui la sosta non è perfetta. Eddie arriva leggermente lungo alla piazzola, causando una perdita di tempo ai suoi meccanici che devono riposizionarsi; in più si fa fatica ad inserire il bocchettone per fare rifornimento. A dispetto dei tanti allenamenti durante il week-end, il pit-stop dura ben dodici secondi, e all’uscita dalla pit-lane la posizione su Coulthard è inesorabilmente persa.


Irvine però mantiene il secondo posto, perché i problemi di Hakkinen costringono quest’ultimo a tornare di nuovo ai box. Il guaio alla gomma posteriore destra persiste, i meccanici non riescono a fissarla. Viene sostituita con un’altra gomma, ma il tempo perso è tantissimo: 27 secondi è la durata del secondo pit-stop effettuato in due giri per il leader del campionato.


Coulthard, dunque, si ritrova in testa alla corsa, davanti ad Irvine e Ralf Schumacher, che riesce a superare Frentzen dopo un pit-stop in contemporanea durante il quale gli uomini della Williams sono impeccabili a differenza di quelli della Jordan. Frentzen è quarto, a precedere il compagno Hill e Barrichello.


Hakkinen è solo undicesimo, è il pilota più veloce in pista, ma ecco che al ventottesimo giro, in uscita dall’ultima curva, la gomma posteriore destra si stacca, lasciando la McLaren Mercedes del finlandese su tre ruote.



Mika torna ancora ai box, i meccanici montano un nuovo set di gomme, ma come in precedenza, la posteriore destra ha dei problemi. Altra sosta di 24 secondi, poi si riparte da doppiato, subito dietro Frentzen.


I colpi di scena non sono finiti, perché il giro successivo finisce la gara di Jacques Villeneuve, per un problema al semiasse. Il pilota canadese, ancora incapace di concludere una gara in questa stagione, parcheggia la vettura sul traguardo, in una posizione potenzialmente pericolosa, pertanto la direzione gara opta di nuovo per l’ingresso della Safety Car.


Dopo tre giri di attesa, la corsa può ricominciare, con tutto il gruppo ricompattato.


Irvine bracca Coulthard, ma non riesce a rendersi pericoloso, mentre Hakkinen attacca Frentzen e si sdoppia con un bel sorpasso alla curva Stowe. Grande manovra anche da parte di Barrichello, che sorprende Damon Hill alla curva Club e sale in quinta posizione.


Hakkinen prova a sdoppiarsi anche da Ralf Schumacher, il quale tuttavia resiste agli attacchi della McLaren.


Al trentacinquesimo giro poi, il box McLaren richiama Mika ai box, questa volta per decretarne il ritiro, il terzo in questo campionato. Con il suo diretto inseguitore fuori dai giochi, non solo per questa gara ma anche per quelle successive, ecco che si presenta un’occasione d’oro per i due gregari, coloro che fino a poco prima difficilmente avrebbero potuto immaginare uno scenario del genere.


Con una vittoria, Irvine si candiderebbe a diventare il pilota numero uno per contendere il titolo ad Hakkinen; Coulthard, dal canto, suo, guadagnerebbe dieci punti che gli consentirebbero di avvicinarsi alle zone alte della classifica piloti.


Nella fase centrale, Eddie è visibilmente più rapido di Coulthard, che però si difende strenuamente senza mai commettere imprecisioni, e dare così chance di sorpassi all’avversario.



Intorno al quarantesimo giro i piloti effettuano il secondo pit-stop. Irvine tenta l’undercut, ma Coulthard, prima di tornare a sua volta ai box, fa registrare parziali record che gli consentono di mantenere saldamente la prima posizione virtuale dopo il suo di pit-stop.


Virtuale perché le due Jordan rientrano pochi giri dopo, e grazie a questa scelta, Damon Hill, dopo che anche Frentzen si è fermato, può godersi un giro in prima posizione nel suo Gran Premio di casa. Prima posizione che dura poco, poiché Damon rientra e lascia la leadership a Coulthard, ma è comunque da evidenziare il boato della folla che durante quel giro festeggia il britannico con un entusiasmo più unico che raro.



Hill torna in pista sesto, ma successivamente sale in quinta posizione grazie alla foratura di una gomma sulla Stewart di Barrichello, che deve dire addio alla possibilità di conquistare punti preziosi. Ringrazia il compagno di squadra Johnny Herbert, che guadagna la sesta posizione, almeno fino a quando la direzione gara non gli commina uno Stop&Go per aver effettuato un sorpasso in regime di Safety Car. Herbert sconta la penalità, e lascia nelle mani di Pedro Diniz la sesta posizione.


Non succede altro, e dopo sessanta giri percorsi, David Coulthard può finalmente festeggiare la sua prima vittoria stagionale, mettendo fine ad un digiuno che perdurava addirittura dal Gran Premio di Imola della passata stagione. Tanta sfortuna ha colpito lo scozzese nel corso della prima parte di campionato; sfortuna che stavolta si è accanita su Hakkinen e la ruota posteriore della sua McLaren.



Sul podio con lui salgono Irvine ed un sontuoso Ralf Schumacher, capace di portare una Williams sul podio, nonostante la poca competitività della vettura e soprattutto l’incidente occorso a suo fratello Michael. La logica preoccupazione non gli ha comunque impedito di fare una grande gara. Chiudono la zona punti Frentzen, Hill e Diniz sulla Sauber.


Nel parco chiuso, appena sceso dalla vettura, Coulthard viene circondato da Hakkinen e Ron Dennis, che lo abbracciano e si congratulano con lui. Una scena che dà l’idea di quanto David avesse bisogno di tornare a vincere, e di quanto l’atmosfera in quel di Woking sia distesa e amichevole.


In conferenza stampa, Coulthard esordisce dicendo:


"È fantastico, dopo che il team mi ha consentito di superare Eddie con un pit-stop velocissimo, ho iniziato a pensare di poter vincere questa gara, magari provando a restare fuori dai guai. È passato molto tempo dalla mia ultima vittoria, ed è bello poter tornare a festeggiare. Mi dispiace per il ritiro di Mika, ma questo è senza dubbio il successo più emozionante della mia carriera".


Coulthard porta la McLaren sul gradino più alto del podio in Gran Bretagna dopo un’attesa lunghissima:


"Vincere qui è speciale: avrei barattato qualsiasi mia vittoria per questa. È un’emozione indescrivibile, e devo ringraziare i miei meccanici per l’egregio lavoro che hanno svolto, permettendomi di passare in testa. Eddie era più veloce di me nella prima parte di gara, mentre in seguito io avevo un passo gara migliore del suo, ma in ogni caso i nostri tempi erano molto simili, per cui le soste sono state fondamentali. Mondiale? È presto per dirlo, non voglio pensarci al momento. Intanto spero che Michael stia bene".



David è infatti a quota 22 punti, a -18 dal compagno di squadra Hakkinen, il quale, parlando dell’inconveniente avuto durante la gara quando ha perso una gomma in piena accelerazione, si dice sconvolto:


"Ho avuto una paura terribile, fortuna che è avvenuto in una curva lenta, quando stavo andando a poco più di 100 km/k. Fosse accaduto in pieno rettilineo, adesso non sarei qui a raccontarlo. È stranissimo, non mi era mai capitato e spero non accada più. I meccanici mi hanno spiegato che si è rotto un dado di fissaggio della ruota posteriore sinistra. Un guaio rarissimo, che poteva costarmi caro".


Il motivo del ritiro però è stato un altro:


"La colpa è dei freni. Quando sono rimasto con tre ruote, la macchina ha avuto diversi impatti con il suolo. In uno di questi si è rotto un disco, quello della ruota saltata. Io sono rientrato ai box, era il mio terzo pit-stop in pochi minuti, mi hanno messo la gomma, e tutto sembrava a posto, tanto è vero che ho realizzato il mio giro più veloce. Ma dalla scuderia è arrivato l’ordine di rientrare, perché si sono accorti che non riuscivo più a frenare bene, che presto avrei avuto grossi problemi. Mi hanno fermato per motivi di sicurezza. In una domenica del genere, visto anche ciò che è capitato a Schumacher, forse è meglio così".


La probabile lunga assenza di Michael potrebbe spianargli la strada verso il secondo titolo Mondiale, ma Mika non pensa a questo:


"Non mi piace, non amo speculare sulle disgrazie altrui. Anzi, sono molto preoccupato per ciò che è successo a Michael. Io gli avversari preferisco batterli in pista. In ogni caso, ho sprecato una grande occasione per allungare in testa al mondiale, per accumulare vantaggio. L'unica cosa positiva di questo week-end è che sono ancora il leader. Ma adesso si è avvicinato Irvine. E anche lui è un avversario temibile".


Riguardo a Coulthard, il finlandese dichiara:


"Per David è una grande cosa, non vinceva da più di un anno, gli darà grande morale. E sono felice per la squadra, che nonostante le mie disavventure è riuscita a recuperare punti sulla Ferrari. Adesso, nei costruttori, siamo solo a due lunghezze. E in Austria può esserci il sorpasso".


Con la seconda posizione ottenuta, Irvine vanta 32 punti in classifica, gli stessi del compagno di squadra. In conferenza stampa, a sentire le sue dichiarazioni, si capisce che Eddie, incredibilmente, non sa assolutamente nulla delle condizioni di Schumacher:


"Durante il warm-up abbiamo provato settaggi che potessero permetterci di stressare meno le gomme, ma non hanno funzionato, per cui siamo tornati al set-up precedente. Non so cosa sia successo a Michael, ma sono sicuro che tornerà ad occupare la sua posizione già a a partire dalla prossima gara, come al solito. Inutile quindi parlare di quale sarà il mio ruolo per il resto della stagione, non ne vedo il senso".


Parole mal digerite da Ralf Schumacher, che in conferenza stampa si limita a scuotere il capo, ma poi alla stampa tedesca si sfoga e attacca Irvine:


"Eddie dovrebbe imparare a stare un po' zitto o a pensare a quello che dice. Negli ultimi mesi non ha fatto altro che lamentarsi della posizione privilegiata di Michael, di come a lui non sia data la possibilità di dimostrare quello che vale. Michael è sempre stato il più veloce dei due, però Irvine non perde occasione per piangere. Bene, io vorrei dirgli di smettere di lamentarsi e di dimostrare davvero di essere il più veloce. Altrimenti farà meglio a tacere perché ormai nessuno ne può più di lui".


Poco dopo arriva il comunicato ufficiale delle Ferrari, in cui Irvine spiega che era all’oscuro della gravità dell’infortunio di Michael. Poco importa a Ralf, che intanto si è subito recato all’ospedale di Northampton dove si trova il fratello.


Dopo aver rivisto la dinamica dell’incidente, il pilota della Williams dice la sua:


"È stato un brutto incidente, soprattutto per l'angolo e la velocità di impatto. Ed è stato un incidente strano perché, da quello che ho potuto vedere in televisione, Michael non ha nemmeno provato a cambiare traiettoria. Non è da lui andare a sbattere in quel modo, senza nemmeno tentare qualcosa. Per questo credo che l'incidente sia stato causato da un problema tecnico".


Tornare in macchina non è stato sicuramente facile, come lui stesso ammette:


"Ero preoccupato per Michael, ma con la seconda partenza così ravvicinata non potevo certamente andare all'ospedale a vedere come stava. Pochi minuti più tardi il team mi ha informato che era stato estratto dalla macchina, che aveva salutato il pubblico prima di essere caricato sull'autoambulanza, che non era grave e questo mi ha tranquillizzato. E poi durante la corsa sono stato tenuto al corrente sulle sue condizioni. Per questo, se all'inizio ero in ansia per lui, una volta saputo che stava bene ho potuto tornare a concentrarmi sulla gara. Adesso la mia unica speranza è che lui possa tornare a correre al più presto".


Nel dopo gara, Claudio Berro, il portavoce del team, è il più ricercato da telecamere e taccuini, ma è il tedesco portavoce di Schumacher, Buchinger, che parla di placche di metallo applicate alla gamba destra (con l'operazione i medici inseriscono una placca metallica della lunghezza di 30 centimetri per ridurre la frattura di tibia e perone), cosa che farebbe pensare ad una frattura scomposta e a lunghi tempi di recupero:


"Michael parlava qualche attimo prima di entrare in ospedale, ha telefonato a sua moglie per tranquilizzarla".


Si spargono intanto i dubbi sui motivi dell' incidente, ma Berro invita a temporeggiare:


"La macchina è ai box, bisogna esaminare la telemetria, mentre la FIA analizzerà la scatola nera in suo possesso. Escludiamo problemi al volante. E' colpa dei freni posteriori, sono la causa dell'incidente.".


Altro argomento delicato: quando Schumacher è uscito di pista, i commissari avevano già esposto la bandiera rossa, la gara era interrotta. Il tedesco era stato avvertito? E perché allora ha azzardato quell'inutile sorpasso su Irvine? Qui la confusione regna sovrana. Il direttore sportivo della Ferrari, Stefano Domenicali, afferma:


"La bandiera rossa era per l'incidente a Schumacher, non per le due macchine ferme sulla griglia. Al mattino, durante il briefing, si era detto che con vetture rimaste immobili al via ci sarebbe stata la safety car. Così è avvenuto, solo che non so se Schumacher se n'è reso conto, noi avevamo problemi a comunicare con lui via radio".


Ma Charlie Whiting, direttore di gara, parla di bandiera rossa per le due macchine ferme in griglia e il mistero resta. Berro dice:


"Noi la bandiera l'abbiamo vista sui monitor, ma la gara era cominciata da quindici secondi. E non è facile comunicare in così breve tempo con i piloti".


Il culmine del paradosso si verifica con Irvine, dato che sa ben poco su Schumacher e continua ad augurarsi di vederlo alla prossima gara, fino a che capisce e dichiara:


"Non mi avevano detto nulla per farmi correre tranquillo".


Dopo un incidente così pauroso, il discorso si sposta logicamente sulla sicurezza e sulle vie di fuga. La ghiaia, infatti, non sembra aver rallentato abbastanza la Ferrari di Schumacher, che è poi andata contro le barriere ad alta velocità. Secondo Ralf:


"In teoria quella era una curva sicura, con un'ampia via di fuga, invece si è visto che cosa è successo. Si dibatte da molto se l'asfalto possa rappresentare una soluzione più sicura, anche se io non ne sono convinto. Può esserlo in certe curve, poi però piove e l'asfalto non ti ferma più. La ghiaia rappresenta ancora la soluzione migliore, ma proporrei alla FIA di studiare delle innovazioni, con magari il livello della ghiaia che va a innalzarsi verso l'esterno della curva. Questo provocherebbe un sicuro rallentamento della macchina. È una proposta fatta da tempo, forse sarebbe il caso di adottarla, anche se in alcuni casi imporrebbe il rifacimento di qualche tribuna".


Molto più polemici piloti più esperti come Coulthard e Hill, i quali puntano il dito proprio contro la scarsa efficacia della ghiaia. David accusa:


"Quando ti succede un incidente come quello capitato a Schumacher, con la sua Ferrari che picchia frontalmente contro le protezioni, non ci sono protezioni frontali sulle vetture che possano evitare del tutto danni alle gambe. Purtroppo in questi casi le vie di fuga con la sabbia, pur ampie come quella all'esterno della curva Stowe, non servono perché in queste condizioni non riescono a rallentare la vettura, che anzi vi galleggia sopra. Ne parleremo con la Federazione: l'associazione piloti esiste per questo".


Hill lo incalza e dice:


"Con incidenti di questo tipo le vie di fuga dovrebbero essere leggermente rialzate, per funzionare. Inoltre, visto cosa è successo a Schumacher, è evidente che le barriere con le pile di vecchi pneumatici messi davanti al terrapieno in quel punto, dove si raggiungono velocità elevatissime, erano decisamente inadeguate".


Non da meno Ruben Barrichello, che lancia l’allarme sicurezza. Secondo lui, tuttavia, il vero problema sono le gomme a quattro scanalature:


"Questi pneumatici su certe piste e con il vento possono diventare pericolosissimi. Qui a Silverstone, durante la gara, c'era molto vento e spesso la macchina perdeva aderenza. Mi spiace per ciò che è capitato a Schumacher, ma lui è un leader, le sue parole sono sempre molto pesanti e spero che il suo incidente possa contribuire a migliorare la situazione. Perché adesso siamo al limite. Lui si è rotto una gamba, è stata una fortuna, poteva andargli peggio. Così non si può più andare avanti. Per il corpo le macchine di Formula Uno sono diventate più sicure. Però sono più strette e le gambe restano sempre ad alto rischio, perché è diminuito lo spazio per attutire i colpi. Noi piloti dobbiamo ragionare assieme".


Il giorno dopo la gara, i risultati dell’indagine FIA sull’incidente vengono resi noti: la gomme anteriori destra della F399 si è bloccata ad una velocità di 306 km/h, con una decelerazione iniziale di 3,1 G. Poi, il bloccaggio di entrambe le gomme anteriori è avvenuto a 240 km/h con una forza G scesa a 2,1. Al momento dell’impatto, la velocità della Ferrari era di 107 km/h.


Il presidente della FIA, Max Mosley, spinge per dei nuovi passi avanti necessari al fine di aumentare la sicurezza:


"Nonostante i progressi compiuti dal tragico incidente di Senna , Schumacher nell'uscita di domenica ha colpito il volante con la testa. Le forze sono così grandi che non bastano cinture di sicurezza così tirate".


Intanto, a Maranello si cerca di capire la causa del malfunzionamento che ha portato all’incidente. Alcune testate giornalistiche parlano di un errore del pilota (Il giornale inglese Indipendent), mentre il giornale tedesco Bild ipotizza addirittura un tentativo di sabotaggio:


"Bulloni allentati: chi li ha svitati ai freni di Schumacher? Si è trattato di un errore, o l'hanno fatto apposta?"


Accuse sfacciate e senza alcun fondo di verità, su cui però il giornale continua a speculare parlando di uno Schumacher in rotta con la Ferrari e pronto a rescindere il contratto per andare in McLaren al posto di Hakkinen, che a sua volta sposerebbe il progetto della Ford.


Lasciando da parte le illazioni dei media tedeschi, la Ferrari vaglia più ipotesi per la causa dell’incidente. Si parla di un guasto all’impianto elettro-idraulico del servosterzo, di un malfunzionamento dei freni, oppure di un semplice errore del pilota.


Poi però, si scopre il vero motivo: una banalissima vite.


Allentatasi (oppure fissata male), questo minuscolo oggetto avrebbe azzerato la pressione del circuito posteriore dei freni, inducendo la vettura, incontrollabile dopo l’inchiodata dei freni anteriori, ad andare a sbattere contro le barriere.


Tramite un comunicato ufficiale, la Ferrari fa sapere che su quanto è avvenuto si sta ancora conducendo una inchiesta completa e dettagliata, e che il problema ai freni è stata causato da un allentamento della vite di spurgo sulla pinza posteriore sinistra.


Dopo qualche giorno di convalescenza arrivano le prime attesissime parole di Schumacher dopo l’intervento chirurgico subìto alla gamba, attraverso il suo portavoce Heiner Buchinger:


"Sono fortunato a essere vivo. Se ne sono uscito soltanto con una gamba rotta è grazie ai progressi fatti dalle vetture da qualche anno. So che non potrò gareggiare per due o tre mesi e che non ho più alcuna possibilità di essere quest'anno Campione del Mondo, ma sono molto fiducioso di poter tornare a condurre una Ferrari in Formula 1 prima della fine della stagione".


Michael parla anche dell’incidente:


"Mi sono spaventato, perché è la prima volta che mi capita in carriera. All'inizio non potevo uscire dalla vettura e questo mi ha turbato. Poi ho visto le registrazioni video dell'incidente, due o tre volte, e non era poi così drammatico".


Nella camera del ferrarista, situata al primo piano nel padiglione di ortopedia, sono arrivati in pochi giorni decine di messaggi e mazzi di fiori, al punto che Michael ci scherza su e dice alla moglie Corinna che si potrebbe anche pensare di aprire un negozio di fiori.


Il primo bouquet arriva dalla Ferrari, per la precisione trentacinque rose rosse, una per ognuna delle sue vittorie in carriera, accompagnate da un breve caloroso messaggio d’auguri.


Dopodiché arrivano quelli di Hakkinen e Coultahrd, della McLaren e tanti altri che augurano una pronta guarigione al tedesco.


Sulle condizioni di salute del pilota della Ferrari, si pronuncia il 12 Luglio 1999 il direttore del General Hospital di Northampton, David Wilson, davanti ad un centinaio di giornalisti:


"Michael ha trascorso una notte confortevole. Sta prendendo liquidi ed ha fatto una buona colazione. Le sue ferite stanno guarendo bene e muove le gambe. Allo stato attuale gli stanno cambiando gli abiti e comincerà la fisioterapia. Resterà nell'ospedale almeno fino a domani".


E serene sono le parole di Michael Schumacher, le poche filtrate dalla sua stanza al primo piano, protetta come un fortino e alla quale hanno accesso solo la moglie Corinna, il fisioterapista indiano Balbir Singh, gli uomini Ferrari, Ralf Schumacher, Jean Alesi e perfino Damon Hill, che fa visita al tedesco prima di partire per una vacanza in Spagna:


"Visto in televisione, l'incidente non sembra così orribile. Comunque non voglio più pensarci. E' stato un momento molto brutto, anche perché era la prima volta che mi è capitato qualcosa del genere. Non vedo l'ora di lasciare questo ospedale, quello che mi interessa adesso è tornare a correre il più presto possibile".


"Appena ho frenato, mi sono accorto che qualcosa non funzionava".


E intanto studia il modo di passare il tempo su quel letto dove dovrà restare fino alla mattina del 13 Luglio. Dopo la colazione, Schumacher ottiene un televisore, per rivedere l'incidente e poi distrarsi con qualche film in cassetta.


Poi, all'ora di pranzo manda Balbir Singh a procurarsi del cibo cinese, e nel pomeriggio si rilassa giocando a carte.


Nel frattempo, Todt torna in Italia già nel pomeriggio del 12 Luglio 1999, mentre il responsabile logistico Kotur rimane vicino al pilota, e per continuare a svolgere il suo lavoro ha trasformato una stanza in ufficio. Il 13 Luglio Schumacher se ne andrà, così almeno giurano i medici inglesi e i dirigenti Ferrari, ma di nascosto, da qualche uscita secondaria, lontano da giornalisti e telecamere, perché Todt su questo è categorico:


"Non vogliamo foto di Michael con le stampelle".


E sulle sue condizioni, dichiara:


"Schumacher sta bene, è di ottimo umore e ha fatto una gran colazione. Ha chiesto subito una televisione, un videoregistratore e delle cassette dell'incidente. Stamane quando si è svegliato ha trovato in camera Corinna e tutti noi".


"Per precauzione, i medici inglesi vogliono seguire da vicino il decorso post-operatorio, poi sarà trasferito in un'altra clinica, dove dovrebbe restare una settimana, per iniziare la rieducazione. E' difficile prevedere quando potrà tornare a gareggiare. Potrebbe essere fra sei come fra dieci settimane".


"Per quanto riguarda l'incidente, mi ha detto che ha perso il controllo della macchina, che si è reso conto che non aveva più freni sul posteriore. Probabilmente tutto il peso della frenata si è portato sulla parte davanti e a quel punto governare la macchina è diventato impossibile. Solo le analisi di Maranello potranno darci il responso definitivo, ma il problema sembra essere stato proprio questo".


"La situazione non è favorevole. Ci spiace perché la squadra è forte e la macchina andava bene. Abbiamo gestito bene tante grane, ci riusciremo anche con questa. Irvine non è mai stato la seconda, lo era solo perché finiva sempre dietro Schumacher. Adesso ha l'occasione per dimostrare il suo valore. ma siamo a metà stagione e in testa di 2 punti nel mondiale costruttori. Abbiamo una squadra valida, una buona macchina e due bravissimi piloti. Uno è qui, per il momento, e l'altro ha 32 punti, 8 in meno del capo classifica. Dovremo gestire una situazione delicata. È la prima volta che ci troviamo davanti ad un tale problema, ne usciremo".


Infine, la domanda fatidica: chi sostituirà Michael Schumacher?


"Stiamo riflettendo: Badoer collauderà la macchina a Fiorano e a Monza, serve un pilota bravo e riservato. Non possiamo affidare la macchina a chi potrebbe poi rivelare i nostri segreti. Ma vorremmo averlo già a disposizione in settimana per i test di Monza".


Qualcuno suggerisce Jean Alesi, ma Todt ribatte:


"Per il momento mi risulta che lui sia legato alla Sauber".


Durante la giornata del 12 Luglio 1999, Eddie Irvine telefona a Schumacher e, dopo vari tentativi, riesce a trovare la linea nel pomeriggio. Per consolare il compagno di squadra gli racconta di quando, anni addietro, si ruppe la gamba cadendo dallo skateboard con cui stava giocando nella campagna irlandese:


"L'ho trovato molto su di morale. Michael mi ha lasciato un grosso peso e ora mi renderò conto di quanto possa essere forte la pressione con tutta questa responsabilità sulle spalle".


Racconterà il pilota irlandese.


Il 13 Luglio 1999, il tedesco lascia il General Hospital di Northampton intorno alle ore 10:30, a bordo di un' autoambulanza. Con lui è presente la moglie Corinna. Come annunciato, l'uscita non avviene alla luce del sole, ma da una via sotterranea, nei pressi della lavanderia. Una vera fuga che ha spiazzato i tanti fotoreporter che ancora stazionavano davanti alla casa di cura inglese. E la fuga è proseguita lungo tutto il territorio inglese, tanto è vero che di Schumacher si sono ritrovate le tracce solo nel primo pomeriggio, quando alle ore 14:15, a bordo di un aereo sanitario, giunge a Ginevra.


A parte ciò, resta il grande affetto registrato in questi giorni inglesi per Schumacher. Cobbys, il fiorista di Northampton, affermerà che non vendeva tanto dai tempi della morte di Diana. E non è mancata pure l'ironia, dato che nella mattinata del 12 Luglio 1999 un tifoso si presenta all'ospedale con due scarpe rosse giganti, da clown, con l'intenzione di regalarle al tedesco:


"Così la prossima volta trova il freno".


Mentre dopo pochi giorni trascorsi all’ospedale di Northampton Schumacher viene rilasciato per recarsi in una clinica specializzata in Costa Azzurra per iniziare la riabilitazione, la Ferrari si interroga sul sostituto. Michael infatti starà fermo per almeno otto settimane, il che significa saltare, nella migliore delle ipotesi, quattro o cinque gare, con ritorno previsto a Monza.


Le opzioni non sono molte.


Da Badoer, collaudatore della Ferrari prestato alla Minardi, passando per Jean Alesi, il cui ritorno farebbe sicuramente felici i tifosi italiani, che non hanno mai nascosto il proprio affetto nei confronti del pilota della Sauber anche dopo il suo addio, fino ad arrivare a Mika Salo.


Il finlandese, ex Arrows, ha partecipato a tre gare ad inizio stagione guidando per la BAR, in sostituzione di Ricardo Zonta, infortunatosi a Interlagos.


Il trentaduenne non è sotto contratto con nessuna squadra, ed un suo ingaggio dunque non dovrebbe essere per nulla complicato. Per Badoer e Alesi, al contrario, bisognerebbe raggiungere un punto di incontro con Minardi o con Sauber.


Il tempo a disposizione tuttavia è poco, i test incombono ed il Gran Premio di Austria non è lontano. Il 12 Luglio 1999 viene svolta una riunione a Maranello tra il Presidente e i suoi più stretti collaboratori. Questa dura molto più del previsto, e alla fine ogni decisione definitiva viene congelata per qualche ora.


I candidati erano tre, ma piano piano la rosa si è ristretta.


Il primo a sparire nel corso della giornata è il nome più atteso, quello di Jean Alesi. Il pilota francese si defila con una dichiarazione pubblica in cui afferma di non voler accettare determinate condizioni, spiegando che prendere il posto di Schumacher in un momento come questo non rientrava nei suoi programmi e nei suoi desideri:


"Mi sarebbe piaciuto correre con lui alla Ferrari, non senza di lui".


Probabilmente, nel Gran Consiglio di Maranello questa dichiarazione viene accolta con sollievo perché è proprio sul nome di Alesi che si discute più a lungo, e sul quale si manifestano delle divergenze. Da un lato il nome è gradito, il pilota è considerato bravo e buon conoscitore della Ferrari oltre che molto amato dai tifosi. Dall'altro, però, si teme di innescare una rivalità eccessiva tra il francese e Irvine, col rischio di trovarsi nel giro di poco tempo con una situazione ingestibile sul piano umano e psicologico.


Ad Alesi, inoltre, sembra venga rimproverato dentro la Ferrari di essere stato a suo tempo molto, anche troppo polemico. E su questo scoglio avrebbe fatto naufragio l'avignonese che pure viene considerato una specie di ancora di salvezza.


Il 13 Luglio 1999, la Ferrari annuncia l’ingaggio di Mika Salo in sostituzione dell’infortunato Michael Schumacher.


Il finlandese giunge a Maranello alle ore 15:00, visita la fabbrica, viene presentato ai tecnici e ai meccanici e poi compie la rituale operazione di lasciare l'impronta del sedere e della schiena in un materiale plastico malleabile per realizzare il suo sedile di guida.


Nel frattempo, alle ore 16:20 il presidente Montezemolo, accompagnato dall'amministratore delegato Paolo Marinsek e da tutti i tecnici, raduna i 450 dipendenti della Gestione sportiva per dare lo sprone a tutti in un momento così difficile. Per prima cosa chiama al telefono Michael Schumacher, scatenando il boato e gli applausi di tutti i presenti alla risposta del pilota tedesco, un po' emozionato.


Poi, il presidente della Ferrari dichiara:


"I nostri programmi non cambiano; abbiamo una macchina competitiva che ci ha permesso di essere in testa al mondiale costruttori e di avere uno dei nostri piloti in lizza per l' altro titolo mondiale".


Già in serata, a partire dalle ore 19:30, Salo effettua i primi giri sulla pista di Fiorano per prendere confidenza con la F399, inanellando ventisei giri e chiudendo il programma di lavoro alle 21:00.



La Ferrari si ritrova così privata del suo leader, colui che l’ha portata a lottare per il titolo mondiale nelle ultime stagioni, e che l’ha risollevata dalla mediocrità degli anni precedenti. Colui che anche quest’anno stava dando filo da torcere alle McLaren, a questo punto della stagione in testa alla classifica piloti, ma ad inseguire la Rossa in quella costruttori.


Con Salo a fare da soluzione temporanea, il Cavallino ripone ora tutte le sue speranze sul pilota gregario, sul pilota che fino al Gran Premio d’Australia di pochi mesi prima non aveva mai vinto una corsa in Formula 1, sul pilota il cui futuro è sempre stato in bilico nei suoi tre anni e mezzo di permanenza alla Rossa.


"Il mondiale non è finito e non è perduto".


Dice Montezemolo ai suoi uomini, il 13 Luglio 1999.


Per contrastare l’invincibile McLaren, la Ferrari punta ora su Eddie Irvine.


Davide Scotto di Vetta

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