#9 1998: GP Francia, Schumacher domina, Irvine è secondo, le McLaren sono in crisi?



La prima delle due sessioni di test, in attesa che si svolga l’ottava prova del Mondiale 1998, ha luogo a Silverstone, in un clima rovente a causa della tensione creatasi tra i piloti dopo il Gran Premio del Canada, caratterizzato dall’incidente controverso tra Schumacher e Frentzen, e dalla difesa al limite della regolarità di Damon Hill nel cercare di resistere agli attacchi del ferrarista, il quale comincia i test con qualche intoppo: il 10 Giugno 1998, il pilota tedesco, reduce dal successo di Montréal, è protagonista di un testacoda durante il pomeriggio. La sua F300 finisce sulla ghiaia, ma la vettura verrà ripulita ai box senza riportare danni.


Lo stop&go inflitto a Schumacher per il contatto con Frentzen non ha soddisfatto la concorrenza, che lo ha pesantemente attaccato nei giorni a seguire. Nemmeno la pioggia, che imperversa sul circuito inglese per due dei tre giorni di test, serve a spegnere un incendio che appare indomabile.


Durante l’ultima giornata, mentre tutti sono ai box impossibilitati a girare, si presenta l’occasione per i giornalisti di chiedere ad alcuni piloti un’opinione sulla lotta in corso per il Mondiale, che vede ora contrapposte le McLaren di Hakkinen e Coutlhard contro la Ferrari di Schumacher. Può la Rossa essere una seria contendente al Titolo, dopo il successo a Montréal?


Jacques Villeneuve, non senza dimenticare di far riferimento alle polemiche di questi giorni, dice al giornale tedesco Bild:


"I giochi sono apertissimi, e la Ferrari mi sembra assai robusta: se i suoi piloti continuano a buttare fuori gli avversari".


"Michael Schumacher si è fatto le proprie leggi. Non so su che pianeta vive quest'uomo, probabilmente sul pianeta Michael. Lui pensa di essere intoccabile, ma la questione è come si possa porre fine a questo stato di cose".


Poi aggiunge:


"Comunque a Montreal, se Coulthard fosse rimasto in gara, difficilmente Schumacher avrebbe vinto".



Lo stesso Coulthard dichiara:


"Ritengo probabile che il campionato ce lo giocheremo io, Mika e Michael. Schumacher va quasi sempre a punti, la Ferrari è molto resistente, e quando la temperatura è bassa, le sue gomme rendono forse meglio delle nostre Bridgestone: per questo io sono ottimista per Magny Cours. Là farà caldo. È pur vero che loro sono andati bene nei precedenti collaudi, ma questo è dovuto anche alle caratteristiche dalla pista: il nostro punto di forza è l'efficienza aerodinamica, e quella francese non ne richiede molta. La Ferrari sarà più lontana su altri tracciati come questo, Hockenheim, Zeltweg e Monza, dove noi conserveremo un buon vantaggio".


Il pilota della Sauber, Johnny Herbert, la pensa diversamente:


"La Ferrari non ha ancora un pacchetto vincente, però se le Goodyear continueranno a migliorare, chissà. Saranno decisivi i prossimi due Gran Premi: se Schumacher riuscisse a vincere anche a Magny Cours e a Silverstone, allora il mondiale si riaprirebbe. Io, poi, sono convinto che in Canada Michael sia stato fortunato, e proprio questo aspetto potrebbe aiutarlo".


Sulla stessa lunghezza d’onda i piloti della Prost, Olivier Panis:


"La McLaren per ora fornisce prestazioni migliori, e al di là dei problemi avuti a Montréal, mi sembra abbastanza affidabile".



E Jarno Trulli:


"E' difficile che la Ferrari possa vincere il Mondiale, anche se domenica, in Canada, il campionato sembra essersi riaperto. La F300 è molto affidabile e va quasi sempre a punti, ma bisogna anche ammettere che la McLaren per il momento è migliore, forse anche grazie alle Bridgestone. Secondo me, poi, la McLaren si tiene ancora un margine, potrebbe andare più forte ma non lo fa per non rischiare, e non vorrei che in Canada abbia fatto proprio così. La Bridgestone ha portato gomme più dure della Goodyear, la quale ha preferito prendere qualche rischio, spingendo Mika e David a tirare di più".


Cosa ne pensa invece il diretto inseguitore, Michael Schumacher?


"Il Canada può essere stata un'eccezione, oppure ha fotografato realmente una nuova situazione. Ma questo potremo dirlo dirlo soltanto a Magny Cours, dopo i test o nel fine settimana del Gran Premio. Anche Coulthard ha ragione a dire che le Bridgestone con il caldo vanno meglio, o almeno così è stato sinora. Ma lo sarà ancora? Comunque è chiaro che con 12 punti da Hakkinen guardo al resto del campionato con ottimismo".



Il 16 Giugno 1998 ci si sposta sul circuito di Magny Cours per iniziare la seconda sessione di test, decisamente più importante ed indicativa, poiché precede il week-end di gara sulla medesima pista.


Il lavoro in casa Ferrari procede senza intoppi, con varie prove d’assetto e delle nuove gomme prodotte dalla Goodyear, poi durante il pomeriggio della prima giornata di test, un danneggiamento del cerchione provoca l’afflosciamento dello pneumatico sulla vettura di Schumacher, mentre era in corso una simulazione di gara. Finito nella ghiaia, il tedesco ha anche concluso prematuramente la sessione.


Il 18 Giugno, alla curva Adelaide, ovvero il tornantino alla fine del lungo rettilineo, stando a quanto raccontato da un testimone, Frentzen perde il controllo della Williams, finendo violentemente fuori pista durante la sessione pomeridiana, nello stesso punto dove in mattinata aveva avuto un incidente la Ferrari di Schumacher in piena velocità. Nell'impatto, Frentzen urta violentemente il capo e perde conoscenza, nonostante tutti i sistemi di protezione non abbiano lamentato danni.


Soccorso quasi subito, il tedesco viene trasportato all'ospedale di Nevers, dove i medici lo trattengono per accertamenti per tutto il pomeriggio. Il pilota della Williams lascia l'ospedale in serata, dopo che i medici gli diagnosticano uno stato di commozione cerebrale.


Il più veloce dei tre giorni di test è David Coulthard, che precede Ralf Schumacher, Hakkinen e Michael Schumacher, il quale confessa:


"Abbiamo quasi azzerato il distacco dalla McLaren, ma prima di parlare vorrei aspettare le prossime due gare, per dire esattamente dove siamo. Abbiamo molte cose nuove che mi fanno ben sperare: gomme, mezzo telaio rifatto, alettoni, sospensioni, motore".


"Tutte queste cose le ha provate Irvine, ma io sono ottimista, perché durante i test della settimana scorsa non avevamo queste novità eppure siamo andati molto bene. Per quanto riguarda il Gran Premio di Francia di domenica spero che faccia caldo, perché le nostre gomme paradossalmente vanno meglio proprio con le temperature alte".


Durante questa tre giorni di lavoro, il team manager della Ferrari, Jean Todt, parla di come quello entrante sia un mese decisivo per il Mondiale, ed in vista del Gran Premio di Francia da disputare il 28 Giugno, non si sbilancia:


"Io sono prudente, e superstizioso. Non mi vanno i pronostici, ma questa è una Ferrari che può vincere. La macchina è buona, le gomme lo sono diventate, le prove hanno dato ottimi risultati. Ci proviamo, tutto va per il meglio e spero che questo basti per ottenere un grande risultato finale. La McLaren-Mercedes resta pericolosa. La macchina ha un ottimo telaio, una buona aerodinamica, buone gomme, è leggera. A noi manca ancora un po' di guidabilità del motore, al di là degli eccellenti livelli di affidabilità e prestazioni del nostro dieci cilindri".


E quando gli viene chiesto del discusso ma allo stesso tempo determinante Michael Schumacher, Todt dichiara:


"Ci sono due Schumacher. Uno che va molto forte facendo cose normali, e l'altro che, se punto o stimolato, fa cose straordinarie, come si è visto a Montreal dopo i dieci secondi di penalizzazione. Difficile valutare il suo margine sugli altri, non saprei dire. Ma in certe condizioni non è poco".


"Due anni fa il nostro spauracchio era Hill, lo scorso anno Villeneuve, ora Hakkinen. Questo vuol dire che con macchine eccezionali è possibile fare grandi cose. Senza, nessuno crea miracoli, neppure Schumacher, benché abbia, di suo, qualcosa in più".


Spiega Todt parlando del finlandese, attuale leader del Mondiale.


Il suo secondo pilota, Eddie Irvine, al terzo anno in Ferrari è ancora a secco di vittorie, tuttavia non ha mai perso la fiducia del suo team principal:


"La sola gara che Eddie avrebbe potuto aggiudicarsi è stata il Gran Premio del Giappone '97, ma si è sacrificato per Schumacher. La macchina di quest'anno gli piace, spero possa spuntarla. Ma se ci sarà Schumacher dietro a lui, dovrà farlo passare. La nostra carta per il mondiale è Michael.


Poi, sul possibile rinnovo del contratto, il manager francese ammette:


"Se Eddie sarà confermato? Non ne abbiamo ancora parlato, affronteremo la cosa nelle prossime settimane".


Infine, è immancabile un parere di Todt sugli attacchi ricevuti da Schumacher negli ultimi tempi, e se, soprattutto, stia diventando scomodo per la Ferrari dover continuamente intervenire per difendere il suo pilota. Il direttore del settore sportivo della Ferrari replica, affermando:


"Per niente, lo difendo perché credo a quanto mi dice. A Jerez ha sbagliato lui e lo ha anche ammesso, dopo. Purtroppo il suo errore è costato a lui ed a noi un titolo mondiale. Ma a Montreal no, non aveva colpe. Non aveva visto Frentzen. Schumacher è indubbiamente un tipo aggressivo, con una grande voglia di vincere, non si può negare. Ma tutti sono così: anche Prost e Senna, nella stessa squadra, si contesero i successi senza troppi complimenti".


Rimanendo in tema, Todt ci tiene anche a smentire le accuse di alcune squadre, le quali ritengono che la FIA abbia un occhio di riguardo per il team di Maranello:


"Non è vero che la Federazione faccia regali alla Ferrari. Pensiamo solo a quante volte ci hanno verificato la macchina quest'anno, o ai candelabri aerodinamici vietati non appena li abbiamo usati noi, spendendo soldi per lo sviluppo. Quella dei favoritismi federali per la Ferrari è una psicosi, degli altri".


Giovedì 25 Giugno 1998 si torna in Borgogna, sul circuito di Magny Cours.


Le novità non mancano anche sulla griglia di partenza, dato che, malgrado il sesto posto ottenuto in Canada, Jan Magnussen viene ugualmente licenziato dalla Stewart, che al suo posto ingaggia Jos Verstappen, fino a questo momento terzo pilota della Benetton.



Per Jos the Boss - così soprannominato nel paddock - si presenta un’altra chance per dimostrare il suo valore, alla sua quinta stagione in Formula Uno.


Nel frattempo prende forma il nuovo team che ha rilevato la Tyrrell, acquistata da Craig Pollock, manager di Jacques Villeneuve, e dalla British American Tobacco. La nuova scuderia si chiamerà BAR, acronimo di British American Racing, e in seguito ad un accordo raggiunto negli ultimi giorni con Flavio Briatore, verrà spinta dai motori Renault, sebbene con la denominazione Mecachrome (che nel 1999 diventerà Supertec).


Alla vigilia delle prime due sessioni di prove libere, Michael Schumacher concede un’intervista a Martin Brundle per conto di ITV Sport, emittente televisiva per la quale lavora l’ex pilota britannico, il quale va subito al punto, e chiede a Schumacher il perché sia stato negli ultimi anni così spesso al centro di episodi controversi. Michael risponde:


"Se negli ultimi anni sono stato coinvolto in incidenti controversi è solo perché lotto per le prime posizioni. Se cose del genere fossero accadute mentre ero nelle retrovie, non sarebbero importate a nessuno".


Dopodiché Brundle difende Damon Hill, asserendo che secondo lui il pilota della Jordan non ha esagerato nel cambio di traiettoria mentre si difendeva. Ma Schumacher ha la risposta pronta:


"Non mi va giù che sia stato Damon a farlo, perché lui è un pilota esperto. Se si fosse trattato di un giovane debuttante appena arrivato dalla Formula 3, senza esperienza, un comportamento del genere sarebbe stato perfino normale, giustificabile. Ma Damon non è un rookie, inoltre lui sapeva che a breve avrebbe dovuto fermarsi, e che era molto più lento di me. È vero, bisogna sempre lottare per difendere la propria posizione, ma sono sicuro che anche gli altri piloti sarebbero d’accordo col mio punto di vista".


Poche ore prima dell'intervista, Jacques Villeneuve ha dichiarato che non riuscirebbe a dormire la notte se facesse le cose che fa lui. Quando viene fatto presente questo a Schumacher, il pilota della Ferrari prima abbozza un sorriso, poi dice:


"Non vale nemmeno la pena di rispondere. Lui ormai sfrutta ogni occasione che ha per criticarmi, talvolta senza essere coinvolto e allo stesso tempo eseguendo manovre molto simili, come ad esempio in Giappone l’anno scorso, quando mi buttò quasi fuoripista in partenza. Bisogna anche guardare l’immagine globale, ora loro vogliono farmi passare per quello cattivo".


"La verità è che le corse sono dure, competitive, ed io non sono qui per fare la presenza. Ribadisco di non aver causato apposta l’incidente con Heinz-Harald; ho compiuto una manovra sulla quale si può discutere se fosse giusta o meno. Inoltre non c’era nessun commissario con le bandiere blu che mi indicasse che qualcuno stesse arrivando".


Conclude con decisione il pilota tedesco:


"Non ho alcuna intenzione di cambiare il mio stile di guida, non c’è motivo per cui debba farlo".


Il giorno dopo si scende in pista per le due sessioni di prove libere del venerdì.


Mika Hakkinen ottiene il primo tempo, ma dietro di lui c’è a sorpresa Eddie Irvine, distante appena 82 millesimi e scavalcato solo nei minuti finali dal finlandese. Le due Mp4/13 palesano qualche difficoltà, poiché sia Hakkinen che Coulthard finiscono un paio di volte in testacoda, senza contare numerosi bloccaggi in frenata.


Irvine però non si fida delle McLaren, i cui margini di miglioramento sono tutti da scoprire:


"La cosa più strabiliante è che la macchina provata oggi non andava così bene come quella con cui ho fatto i test della settimana scorsa: se solo riusciamo a trovare un buon assetto, potremo fare delle cose fantastiche qui in Francia".


"Le nuove gomme le avevo provate qui un mese fa, poi hanno subito delle modifiche e l'ultima versione è arrivata ora. Sono magnifiche, hanno già dato dei buoni risultati e altri ne daranno. Vanno molto bene anche con le temperature alte, cosa che non succedeva prima e questo è uno dei passi avanti che abbiamo fatto. In pratica: eravamo lontani dalle McLaren, adesso siamo vicinissimi e siamo in grado di attaccarli, metterli in difficoltà e infatti si vede che ogni tanto accusano il colpo. Non hanno più vita così facile come in Australia".


"Il nuovo alettone influisce sul miglioramento della Ferrari, ma non è solo quello. Ci sono altre migliorie aerodinamiche, tutta la parte dietro della vettura che è stata rifatta, le sospensioni, insomma una serie di cose apparentemente piccole ma che messe tutte insieme danno dei risultati: la macchina va meglio, la si guida meglio, fa dei tempi migliori".


Rispondendo alla possibilità di vittoria del campionato per il compagno di squadra, Eddie risponde con molta franchezza:


"Se io dovessi scommettere dei soldi, li punterei su di lui più che su Hakkinen. Perché Michael è Michael, la Ferrari è in grande progresso e lo stiamo dimostrando. Che distacco ha Schumacher nel mondiale? Dodici, quattordici punti? Non mi ricordo bene ma non mi sembra un distacco irrecuperabile".


"Loro accusano il colpo, fanno fatica, sono al limite. Poi, bisogna sempre essere cauti in queste cose. Per esempio: che ne so io se la McLaren ha ancora qualche asso nella manica che domani la fa volare un chilometro davanti a noi? Può sempre succedere, ma se devo giudicare dall'oggi allora vedo che hanno fatto una gran fatica ad andare zero virgola otto secondi più veloci di me. Un mese fa eravamo molto lontani da questa realtà".


Schumacher rimane per il momento nell’ombra, con un quinto tempo dovuto al fatto che il pilota di Kerpen si sia concentrato sul provare le numerose novità aerodinamiche, specie al mattino, per poi guidare con la vettura standard, ma con il nuovo alettone anteriore, durante il pomeriggio, come ammesso anche da Eddie Irvine:


"Per fare quell'ottimo tempo ho montato delle gomme nuove. Schumacher, invece, è andato avanti sempre con le stesse. E poi Michael aveva altro cui pensare, tra cui le novità che abbiamo portato qui. Lui le ha volute provare tutte e poi smontarle e provare la macchina nella vecchia configurazione: insomma, ha fatto delle prove di comparazione che saranno molto utili".


Ciò che si può notare dalla classifica dei tempi è una leggera flessione dei team gommati Bridgestone, o se vogliamo, un netto miglioramento di quelli gommati Goodyear: un andamento che si conferma il giorno successivo, nella sessione di qualifiche.


La pole position, sabato 28 Giugno, è una questione tra Hakkinen e Schumacher.


I due si strappano la pole provvisoria a vicenda in un paio di occasioni, poi, a sette minuti dal termine della sessione, Hakkinen mette il sigillo sulla sua prima posizione stampando il tempo di 1'14"929, due decimi più basso di quello fatto registrare da Schumacher, che si deve accontentare della seconda posizione e rimandare l’appuntamento con la prima pole stagionale.



Un piazzamento che comunque fa ben sperare in casa Ferrari; Schumacher, infatti, al termine delle prove del venerdì, aveva detto che se in qualifica il distacco tra lui e le McLaren fosse stato sui due decimi, allora le probabilità di vittoria nella gara di domenica sarebbero state alte. Dopo le qualifiche, Michael ribadisce il concetto:


"Adesso non ricordo bene, ma da tempo non ero in condizioni così buone. Effettivamente sento di poter raccogliere la sfida in tutta tranquillità. Abbiamo fatto un sacco di progressi: ve lo ricordate il distacco in Australia? Rimaneste tutti delusi. Bene, anch'io. Ora le cose sono cambiate molto e in meglio: siamo lì, con loro, abbiamo realmente la possibilità di batterli".


"Sì, lo so, loro sostengono di avere ancora una sacco di cose da migliorare ma sinceramente non credo che potranno fare un tale progresso da allontanarsi nuovamente da noi. Siamo noi, a guardare bene le cose, ad aver fatto un lavoro eccezionale".


"La macchina è migliorata aerodinamicamente in tante parti, quasi ovunque anche se non tutti se ne accorgono guardando la televisione. Le gomme, poi, non ne parliamo: straordinarie. Questa è la prima volta in cui le nostre nuove gomme potranno in gara andare perfino meglio delle loro. In ogni caso, con distacchi così ridotti, tutto si giocherà nelle strategie, nel rendimento delle gomme e anche, perché no, nelle condizioni atmosferiche".


Un pronostico che non vede d’accordo il poleman Hakkinen, che dichiara:


"Ferrari favorita? Intanto io sono davanti nella griglia. Il fatto che io, qui, abbia ottenuto la pole position dopo una battaglia davvero dura con Schumacher, mi fa pensare che la McLaren sia più viva che mai e pronta a respingere l'attacco".


"Preoccupato? No, anzi, sono fiducioso. In questi giorni ho pensato soltanto alla mia macchina, non alla Ferrari. E so che siamo a posto e possiamo lottare per vincere".


Terzo e lontano quattro decimi da Hakkinen, David Coulthard accusa problemi all’ingresso delle curve lente, ma riesce quantomeno a tenere dietro l’altra Ferrari di Irvine, per meno di due decimi.


Jacques Villeneuve è quinto, non troppo distante, ma nonostante le tante novità sulla sua Williams, è chiaro che domenica la lotta per la vittoria sarà esclusivamente tra McLaren e Ferrari. Un confronto che, su una pista dove superare è difficilissimo, sarà basato fondamentalmente sulla giusta strategia. La Ferrari per cominciare punta sulle Goodyear dure, la McLaren invece opta per Bridgestone morbide.


I progressi della Goodyear sono ormai palesi: nelle prime dieci posizioni si contano ben sei vetture fornite dalla casa americana. I gommati Bridgestone, oltre alle McLaren, sono le due Benetton, che però si qualificano soltanto in nona e decima posizione, con Fisichella davanti a Wurz.


Una ulteriore prova è la rinascita della Jordan Mugen-Honda, che riesce a piazzare Ralf Schumacher e Hill in sesta e settima posizione.


Si fa notare in positivo anche Jos Verstappen, che al suo ritorno si qualifica quindicesimo, subito dietro il compagno di squadra Barrichello, ma soprattutto meglio di quanto abbia mai fatto Jan Magnussen durante le sette gare precedenti.



Intanto, per volere di Jean Todt, ai meccanici della Ferrari viene vietato di guardare in televisione la partita del campionato mondiale di calcio tra l'Italia e la Norvegia, nonostante i meccanici si mettano a disposizione per prolungare il lavoro nella notte, se necessario.

Ma Todt è irremovibile:


"E se poi domenica qualcosa va storto, che faccio? Dico che abbiamo visto la partita?"

In Minardi, invece, semplicemente il lavoro viene organizzato in due turni, per permettere a tutti, meccanici inclusi, di guardare la partita.


Durante il warm-up mattutino Coulthard risulta il più veloce davanti a Hakkinen e Schumacher. La Ferrari è lì, oramai la cosa non fa più notizia, ma nel confronto con il motore Mercedes pecca sicuramente in quanto a velocità massima, ragion per cui superare in pista le vetture del team di Woking è utopia, eccetto che in un’occasione: la partenza.


Allo spegnimento dei semafori Hakkinen è impeccabile, pertanto a Schumacher, Coulthard e Irvine non resta che accodarsi. Ma dopo appena due curve, i commissari a bordo pista sventolano le bandiere rosse: gara interrotta.



Jos Verstappen, infatti, è rimasto bloccato sullo schieramento, a causa di un problema al cambio che non gli permette di inserire la prima marcia. Il regolamento prevede che se una vettura rimane bloccata sulla propria piazzola la corsa dev'essere immediatamente interrotta, e dunque, i piloti completano il giro e si riposizionano sullo schieramento, come se nulla fosse accaduto.


La falsa partenza, in ogni caso, fa accorciare la gara di un giro, quindi, da settantadue previsti si passa a settantuno giri da completare.


Il secondo scatto non è altrettanto felice per Hakkinen: stavolta, il finlandese viene infilato sia da Schumacher che da Irvine, mentre Coulthard viene bloccato alla prima curva proprio dal compagno di squadra, e quasi rischia di esser superato anche da Villeneuve.


Una partenza da sogno per Schumacher e Irvine, esattamente quella che speravano in casa Ferrari.


Alla fine del primo giro, il numero uno del team del Cavallino è in testa alla corsa, con Eddie Irvine a coprirgli le spalle e le due McLaren in terza e quarta posizione. Nella prima parte di gara, il pilota nord-irlandese deve difendersi dalla pressione di Hakkinen e Coulthard, più veloci di lui ma senza possibilità di sorpasso; ciò favorisce la fuga di Schumacher, che guadagna mediamente un secondo al giro sugli inseguitori. Dietro, invece, Jacques Villeneuve, quinto, viene incalzato dalle Jordan di Ralf Schumacher e Hill.


Dopo diciotto giri arrivano le prime soste per i piloti che si fermeranno per tre volte, e tra questi non ci sono le McLaren e le Ferrari, che puntano su una strategia a due soste.


Le speranze di ottenere punti iridati per la Jordan, sfumano intorno al ventesimo giro: Damon Hill viene superato da Alesi e Wurz; dai box gli comunicano che la sua Jordan ha un problema all’acceleratore. Il britannico effettua un pit-stop, e prova a proseguire.


Poi Ralf Schumacher si presenta ai box con un braccetto della sospensione anteriore sinistra danneggiata. I meccanici si danno da fare per ripararla, ma la sosta è lunghissima e la gara del giovane pilota tedesco è di fatto compromessa.


Durante quest’interminabile sosta, Hill torna ai box e parcheggia direttamente nel garage: la sua gara è finita, e il disastro per la Jordan si è consumato.


Dopo una prima fase di stallo, la gara si accende tutto d’un tratto, sebbene la regia internazionale abbia la capacità di perdersi i due avvenimenti più importanti: Hakkinen tenta di superare Irvine all’ultima curva; il sorpasso non solo non va in porto, ma la McLaren si gira su sé stessa e si ritrova col muso verso la direzione opposta.



Villeneuve è lontano, quindi il pilota finlandese deve cedere la posizione solo a Coulthard, ripartendo quarto, dopodiché si ferma per la sua prima sosta.


Due giri dopo, bloccato in mezzo ad un gruppetto di doppiaggi, Irvine si fa sorprendere da Coulthard, che si prende il secondo posto. Ciò porta il muretto box Ferrari a reagire immediatamente, richiamando ai box Schumacher al ventitreesimo giro. Rientra nella stessa tornata anche Coulthard, la cui sosta di 17.1 secondi - a causa di un problema al bocchettone, che i meccanici non riescono ad inserire per effettuare il rabbocco di benzina - consente ad Irvine, una volta effettuato il suo di pit-stop, di riconquistare la seconda posizione.


I guai ai box di Coulthard permettono anche ad Hakkinen di superare lo scozzese, ragion per cui le posizioni ritornano ad essere le stesse della prima parte di gara, solo che ora il terzetto in bagarre per il podio è ben sgranato. In questo secondo stint le due McLaren sembrano quasi ingolfate, al punto che Irvine riesce anche a guadagnare sul pilota finlandese.


La gara procede in maniera piuttosto lineare: l’unica lotta in pista è quella tra Wurz e Alesi per il sesto posto, l’ultimo utile per guadagnare punti iridati.


Al quarantaduesimo giro Irvine si ferma per la seconda ed ultima volta, seguito da Schumacher, nel passaggio successivo. Schumacher conserva la sua leadership, mentre Irvine è quarto, con Hakkinen e Coulthard che iniziano solo adesso ad abbassare i loro tempi, per tentare un overcut col quale sottrarre la posizione ad Irvine.



Nonostante quattordici giri tutti su tempi velocissimi, ed un vantaggio di venti secondi su Irvine, dopo il pit-stop Hakkinen torna in pista dietro il pilota nord-irlandese. Quando poi arriva il momento della sosta per Coulthard, si ripresenta lo stesso problema della prima sosta: il bocchettone non entra, la benzina non può essere immessa, e dopo svariati tentativi e secondi preziosi persi, il meccanico, frustrato più che mai, fa cenno di far ripartire Coulthard, anche se il rifornimento non è stato effettuato.


La sosta dura 36.9 secondi: Coulthard è quinto, ma deve fermarsi ancora nella speranza di non rimanere a secco.


Il giro successivo, il bocchettone continua a dar problemi, la sosta dura 14.6 secondi, il rifornimento avviene, ma la benzina immessa non è abbastanza. Al ritorno in pista, il pilota scozzese si ritrova addirittura settimo, fuori dalla zona punti, poi passa Alesi e sale in sesta posizione.


Coulthard è furente, e scarica la sua rabbia facendo registrare il giro veloce in 1'17"523. Non ci vuole molto che anche Wurz venga raggiunto, ed il sorpasso valevole per la quinta posizione portato a compimento con facilità.


Nel frattempo, Hakkinen si è avvicinato ad Irvine, e ad ogni curva si fa vedere con decisione negli specchietti del pilota della Ferrari, nello specifico al tornantino e all’ultima curva, dove il finlandese ci aveva provato anche in precedenza, ma con risultati scarsi. In un'occasione, il leader del Mondiale ci prova all’esterno alla Adelaide, ma Irvine resiste con decisione.



La benzina a bordo dell’altra McLaren, come già anticipato, non è sufficiente, dunque Coulthard deve effettuare l’ennesimo pit-stop, retrocedendo in ottava posizione. Per lo scozzese non rimane che ricominciare a spingere come un forsennato per racimolare almeno un punto.


La sua missione viene facilitata quando Frentzen, settimo, si ritira per un danno ad una sospensione: Jean Alesi, suo ultimo ostacolo per l'acquisizione dei punti, viene raggiunto e superato all’ultimo giro.


Il sesto posto, tuttavia, non è di certo una consolazione per Coulthard, che sperava di portarsi a casa un successo fondamentale per le sue speranze iridate.


A vincere è invece Michael Schumacher, che dopo settantuno giri corsi in totale solitudine fa suoo per la quarta volta in carriera il Gran Premio di Francia, mentre Eddie Irvine resiste fino alla fine ad Hakkinen, il quale esce in derapata dall’ultima curva nel tentativo di avere la meglio nell’arrivo in volata, ma deve accontentarsi del terzo posto finale.



La Ferrari fa doppietta: ciò non accadeva dal lontano 1990, nel Gran Premio di Spagna, quando a guidare per il Cavallino erano Alain Prost e Nigel Mansell.



Dietro ad Hakkinen, Jacques Villeneuve conclude la gara in quarta posizione, davanti ad Alex Wurz e allo sfortunato David Coulthard.


Grazie alla terza vittoria in stagione, Schumacher raggiunge quota 44 punti, a sole sei lunghezze da Hakkinen, mentre la disfatta del box McLaren relega Coulthard a venti punti di distanza da compagno di squadra, ora più preoccupato di non perdere il terzo posto in classifica, perché Irvine, al quinto podio in otto gare, è distante soltanto cinque lunghezze.



Con trenta punti guadagnati in due gare, contro i quattro guadagnati dalla McLaren, la Ferrari riapre anche la lotta nel campionato costruttori. Con 69 punti, adesso la scuderia di Maranello paga un gap di appena undici punti dalla McLaren.



Il Gran Premio di Magny Cours si rivela uno snodo cruciale per il prosieguo di questa stagione, come spiega Schumacher in conferenza stampa:


"Altro che passeggiata, è stata una gara durissima, tirata fino agli ultimi giri. Basta guardare i tempi sul giro. Sono partito benissimo, questo è vero e mi ha dato la possibilità di stare in testa, ma poi ho cominciato subito a tirare come un matto. Non avevo scelta, dovevo per forza accumulare un bel vantaggio per stare tranquillo al primo rifornimento. Non si sa mai, se entri ai box con poco margine rischi di farti sorpassare da fermo".


"Oggi era una gara importante per noi. Abbiamo fatto tutto nel modo giusto. In questo momento non ricordo da quanto tempo era che la Ferrari non festeggiava una doppietta, ma l’importante è averlo fatto ora. Il lavoro svolto negli ultimi mesi è stato molto intenso, e ha portato i risultati sperati. Devo fare i complimenti anche a Goodyear, le gomme che abbiamo testato settimana scorsa, e che abbiamo usto oggi, si sono rilevate molto performanti".


"La prima partenza è andata bene a Hakkinen, la seconda a me. Ma poteva succedere il contrario, e allora sarebbe andato in testa Hakkinen, forse io non l'avrei mai sorpassato perché su questo circuito è quasi impossibile e oggi non faremmo tutte queste feste. La partenza non si sa mai come riesce, tante volte è andata male a me. Poi, perché ne abbiamo fatte due di partenze io non so, non posso giudicare, un pilota sta li sulla linea e pensa solo a partire non a guardare quello che succede intorno".


"Eddie ha fatto una gara splendida, è riuscito fino alla fine a tenere dietro Hakkinen e questo ha significato un finale più tranquillo per me e più punti. E' stato bravissimo, grazie Eddie".


"Le novità aerodinamiche si sono rivelate positive. L’alettone anteriore, accoppiato con il nuovo scivolo posteriore, ha reso la vettura più stabile ed efficiente. Ma se dovessi fare una graduatoria, direi che i maggiori passi avanti sono arrivati grazie agli pneumatici. Tuttavia, dobbiamo continuare a lavorare su tutti i fronti. Il nostro problema maggiore resta sempre la velocità di punta, che è inferiore a quella di diverse vetture. Per quanto riguarda le classifiche ci siamo avvicinati parecchio, sul piano tecnico credo che ora siamo praticamente alla pari".


"È veramente una bella battaglia, mi piace".


Parlando dell'evoluzione del campionato, il pilota della Ferrari ammette: "Parlando del futuro, il discorso diventa un po' difficile. Statisticamente è quasi impossibile che possiamo continuare a vincere in questo modo. Quindi bisogna stare molto attenti. Dobbiamo tenere d'occhio la nostra grande affidabilità, ma dobbiamo continuare a migliorare tutto il nostro pacchetto, motore, telaio, aerodinamica, gomme e penso che ci riusciremo".


"Ma anche le McLaren faranno qualcosa, non possono restare ferme. Bilanciando tutto, credo però che noi resteremo sempre molto vicini a loro, forse una volta davanti, una volta dietro, ma saremo sempre lì, e questo vuol dire incertezza, lotta fino alla fine del campionato".


"A questo punto possiamo giocarcela bene". In conclusione, Schumacher torna sugli avvenimenti delle settimane precedenti, in particolare sugli incidenti di cui è stato protagonista in negativo:

"Non sono perfetto e posso aver commesso degli sbagli, ma non faccio queste cose di proposito. Diciamo che non sono un angelo, non aiuto nessuno, non mi faccio da parte. Resisto, attacco, cerco di mettere gli avversari in difficoltà, cerco di spingerli a sbagliare e infatti spesso sbagliano. Queste sono astuzie che fanno parte della vita di ogni pilota in ogni tipo di corsa. Ma non butto fuori nessuno per togliermelo di torno. Poi, ripeto, qualche sbaglio l'avrò pure fatto e mi pare di aver pagato".


Ancora una volta in veste di scudiero d’eccellenza, Irvine si gode il secondo posto ed i complimenti del suo caposquadra, soprattutto dopo che il pilota della Ferrari confessa le difficoltà trovate nel resistere agli attacchi delle McLaren:


"Hakkinen mi ha messo sotto pressione dal primo all’ultimo metro. Ho cercato di farlo sbagliare e ci sono anche riuscito, quando è finito in testacoda. Era sempre lì a pungolarmi".


"Mi sono anche spaventato quando mi hanno detto che c’era olio in pista (a causa del ritiro di Tagaki, n.d.r.), e ci sono arrivato sopra subito. Ma mi è andata bene. Sono felice per Michael e per me. Mi ero già piazzato una volta secondo con la Ferrari, l’anno scorso. È la prima volta però che facciamo doppietta, e mi piacerebbe tanto ripetere questo risultato. Ciò che mi rallegra di più è il fatto che le nostre vetture hanno prestazioni sempre più consistenti".


Scuro in volto, Mika Hakkinen esordisce con qualche rimostranza riguardo alla decisione di effettuare una seconda partenza:


"Non ho capito bene la storia del secondo via, in pista non c’erano pericoli, come per esempio era successo a Montréal. In ogni caso, dobbiamo accettare la situazione che si è venuta a creare. Purtroppo, al secondo start sono partito male. Poi ho fatto di tutto per recuperare, ma questo è un circuito dove si rischia troppo. Stare dietro Irvine è stato quasi un incubo. Ad un certo punto ho deciso di raccogliere il massimo dei punti che era realisticamente alla mia portata".


La leadership in campionato comincia a scricchiolare, ma il pilota finlandese predica calma:


"Non dobbiamo preoccuparci più di tanto, la squadra proseguirà il suo lavoro come ha sempre fatto. Sarebbe stupido agitarsi troppo, a Silverstone potremo riprenderci quello che abbiamo perso oggi. L’importante è rimanere concentrati, siamo ancora i più forti, di questo ne sono certo".


Infine, il team principal della Ferrari, Jean Todt, commentando la gara e l'andamento del campionato, racconta:


"Ci davate già per spacciati, vero? Invece eccoci qui. Ora però non facciamoci illusioni. Due gare come queste ultime non capitano sempre, ripeterle non sarà facile. Certo è che stiamo tutti lavorando per le prossime corse che sono difficili e importanti: Silverstone, Austria e Germania. Dobbiamo migliorare ancora l'aerodinamica, specialmente per la Germania. Poi si vedrà, ma non sarà un campionato facile. La cosa importante è prendere atto che abbiamo superato i momenti brutti e che siamo in grado di farlo: questa è la differenza tra una squadra e una grande squadra".


Alla domanda relativa alle prossime novità ed alla possibilità di vedere una Ferrari a passo lungo, il manager francese frena gli entusiasmi:


"Per carità, andiamoci piano. Tutti dicono che quello è il vantaggio della McLaren, ma noi abbiamo recuperato senza il passo lungo. Però abbiamo detto: studiamolo, proviamolo, poi vediamo. Comunque il passo lungo può tornarci utile per l'anno prossimo. Ma aspettiamo, non vorrei che alla fine fosse solo una moda, come quei benedetti candelabri".


Nei giorni precedenti, in svariate occasioni Eddie Irvine aveva insistito sul fatto che se messa sotto pressione, la McLaren avrebbe commesso più di qualche errore. Il doppio zero per problemi tecnici a Montréal, poi la partenza sbagliata di entrambi i piloti, il testacoda di Hakkinen e le vicissitudini al bocchettone della benzina di Coulthard a Magny Cours, sono fatti che per il momento danno ragione al pilota nord-irlandese.


Il Gran Premio di Gran Bretagna, davanti ai propri tifosi, sarà la prima occasione per la scuderia di Woking per smentire la teoria di Irvine, ma soprattutto per porre un freno alla rimonta di Michael Schumacher, che esattamente come Hakkinen fino ad un mese prima, ora sembra inarrestabile.


Davide Scotto di Vetta

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