#9 1982: GP del Canada, a Montréal vince Piquet, ma in partenza perde la vita Riccardo Paletti



E' passato un mese dalla scomparsa di Villeneuve. Il Canada sportivo si appresta a ricordare il suo campione di Formula 1 con un Gran Premio memorabile sulla pista intitolata al pilota della Ferrari. I tifosi hanno persino chiesto di cambiare il nome all'isola di Notre Dame (dove sorge il circuito) dedicandola a Gilles. Per questo motivo si stanno raccogliendo adesioni con una petizione indirizzata al sindaco di Montreal e già circa 30.000 persone si sono dichiarate disposte a sottoscriverla.


Ovunque il battage pubblicitario per la corsa è pressante, sui giornali, alla radio, alla televisione non si parla d'altro. Ben diversa è l'atmosfera nella cittadina, circa a ottanta chilometri ad est della metropoli, dove abitava Villeneuve. Qui a Berthiérville la gente sembra ancora affranta, per le strade passa poca gente, solo i bambini che arrivano dalla scuola elementare schiamazzano.


E il garage che fu di Gilles, con qualche poster, le scritte sui vetri delle macchine.


Poco più in là, al lato di un curvone, una casa bianca in legno con una piccola piscina.


E' l'abitazione dei genitori del pilota. Sulla porta una figura femminile, seminascosta. I capelli tirati indietro, il volto ancora segnato dalle lacrime, dal dolore, un'espressione smarrita. E' Johanna, la moglie di Villeneuve. E' tentata di rientrare in casa, di sparire, poi si fa avanti con un mesto sorriso:


"Mi fa piacere parlare un poco. Prendiamo un caffè. Non ho mai voluto incontrare nessuno, qui ho fatto dire a tutti che ero partita per Montecarlo. Ma stare sempre soli, isolati, è dura. Venerdì me ne andrò con Jody e Pamela Scheckter per una vacanza nella casa che hanno acquistato nella Carolina del Sud. Giocheremo a tennis, cercherò di distrarmi per non pensare. Non vedrò certamente la corsa".


Nell'interno dell'abitazione, tipicamente americana, una grande sala, con biliardo, e poi i trofei, i caschi, le fotografie del campione.


"E' difficile anche stare in questa casa, ma il ricordo è ovunque, soprattutto nella mente, e non si può cancellare".


Johanna ha rancore verso qualcuno per quanto è successo?


"No. Jochen Mass non ha colpe. E' stato anche lui vittima di un malinteso. Gilles probabilmente pensava e agiva in maniera più veloce degli altri, e allora non si sono capiti. MI dispiace che siano state interpretate come accuse le parole di Lauda. Niki non voleva dare la responsabilità al pilota tedesco. Intendeva spiegare come si sarebbe comportato lui, diversamente. E non tutti possono pensare alla stessa maniera. L'unica cosa che mi ha fatto veramente male è stata la conclusione dell'inchiesta della Fisa, che ha spiegato tutto l'incidente con un errore di Gilles. E' facile scaricare la responsabilità su chi non si può difendere. Jean-Marie Balestre ha perso un'altra occasione per stare zitto".


Johanna ora è tesa essenzialmente a stare vicina e a educare i figli, Jacques di dieci anni e Melanie di otto.


"La bimba è dai nonni materni, a pochi chilometri di qui. Jacques sta giocando con i compagni. Ha una piccola moto e va su e giù lungo le sponde del fiume. E' un ragazzino vivace, mi fa un po' paura. Vuole diventare sciatore e andare quest'estate con qualche squadra che si allena sui ghiacciai, per imparare. Non vorrei che facesse la discesa libera, meglio gli slalom, per non aspettare sempre In casa con il terrore addosso. Cercherò di farlo giocare a tennis, uno sport meno pericoloso".


Johanna Villeneuve dopo le vacanze tornerà ad abitare a Montecarlo e d'inverno starà a Praloup, nell'Alta Savoia.


"Prima, però, voglio andare ancora a Maranello, alla Ferrari, con i bambini, a salutare il commendatore e i meccanici. Sono stati la vita di Gilles e non posso dimenticarlo. Ho ricevuto, dall'Italia soprattutto, molte lettere commoventi, delle poesie. Piano piano voglio rispondere a tutti: è come ritrovare un pezzo del passato che è stato molto felice, nonostante tutto".


Johanna si congeda, mentre arrivano mamma e papà di Gilles.


"I miei figli hanno scelto un mestiere molto rischioso. Io non avrei voluto. Ma ho dovuto accettare la loro decisione. Uno pensa sempre che le disgrazie accadano agli altri. E ora mi ritrovo ad augurarmi che Gilles protegga in qualche maniera suo fratello Jacques, che vuole percorrere la stessa strada, arrivare alla Formula 1. Ma nel mondo dell'automobilismo ora il nome Villeneuve sembra essere diventato un passaporto all'incontrarlo. E anche questo mi rattrista molto".


Giovedì 10 Giugno 1982, con la tradizionale parata in mezzo alle strade della città, prende l'avvio il Gran Premio del Canada, ottava prova mondiale di Formula 1.


Macchine e piloti sfilano fra due ali di folla: non mancano attimi di commozione, pensando a Gilles Villeneuve. Il ricordo del campione scomparso è sempre vivo, anche se i tifosi canadesi sperano che domenica la gara, favorita dal bel tempo (nei giorni scorsi c'era stato un clima californiano con trenta gradi all'ombra), sia spettacolare e combattuta.


Nel circuito tutto è pronto.


Prima dell'inizio dell'evento, il delegato alla sicurezza della Fisa, l'inglese Derek Ongaro, ispeziona il tracciato e chiede solo quattro piccole modifiche nelle protezioni. Si attende ancora la ricognizione dei piloti, ma si ritiene che non dovrebbero esserci difficoltà.


Gli organizzatori si sono cautelati per l'eventualità di incidenti preparando una équipe di cinquantadue medici di tutte le specialità, che saranno dislocati lungo il percorso con quattro mezzi per interventi rapidi.


Le squadre si preparano alle prove, che cominceranno alle ore 10:00.


La Brabham fa sapere che Nelson Piquet scenderà in pista ancora con la monoposto spinta dal motore turbo BMW. Solo in caso di grossi problemi, tipo quelli riscontrati a Detroit, il Campione del Mondo ricorrerà al più affidabile Cosworth.


La pista non è velocissima ma neppure si può paragonare a un autentico tracciato cittadino. La superficie dell'asfalto è abbastanza regolare ed i guasti meccanici dovrebbero essere minori che negli Usa.


I maggiori propositi di rivincita sono espressi dalla Renault: il team francese, dopo essere partito in pole position a Monte Carlo e a Detroit, non ha raccolto nulla.


"Ogni corsa scopriamo nuovi piccoli guasti. Nella prova americana abbiamo avuto il cattivo funzionamento del motorino dell'iniezione. Sul piano delle prestazioni, però, non temiamo confronti. Saremo certamente in prima fila. Io desidero sempre battermi per il titolo mondiale e non ho perso tutte le speranze".


Dichiara Alain Prost.


Gli stessi propositi, seppure in misura diversa, sono espressi anche all'Alfa Romeo ed alla Ferrari. La casa milanese si sente pronta, sul piano teorico, per una affermazione. Bruno Giacomelli ha la rabbia in corpo per quanto è successo nell'ultima corsa americana:


"Tutti mi hanno incolpato per l'incidente con Watson, ma lo stesso nord-irlandese mi ha quasi chiesto scusa perché non mi aveva visto. Se cerchi di superare un avversario ti dicono che sei imprudente, se non lo fai affermano che sei fermo. Cercherò di dare una dimostrazione che quanto avevo fatto vedere in passato come pilota non era frutto del caso".


Ottimista è anche Didier Pironi, il quale però è fatto oggetto di una antipatica campagna denigratoria per il suo litigio ad Imola con Villeneuve. Il francese, tuttavia, è abbastanza solido per sopportare eventuali fischi di qualche tifoso canadese, e soprattutto può contare su una Ferrari che è ancora in crescita e potrà garantirgli un ottimo piazzamento.


Mentre si attende che sul circuito intitolato a Gilles Villeneuve inizino a rombare i motori, molte discussioni si fanno nell'ambiente della Formula 1 per quanto riguarda il mercato piloti. Anche se la lotta per il titolo mondiale non è ancora cominciata, se le possibilità sono aperte per molti campioni, le scuderie stanno cercando di formare già le squadre per il prossimo anno.


La Ferrari conferma Didier Pironi, e poi vedrà.


Si parla sempre dell'arrivo di Niki Lauda ma non è escluso che si possa arrivare anche ad un altro pilota, e per questo alcune indiscrezioni indicano il francese René Arnoux come candidato alla guida di una delle vetture di Maranello.


E' proprio la squadra transalpina, la scuderia delle turbo giallo e nere, quella che è sulla bocca di tutti: il pilota più conteso è infatti il piccolissimo Alain Prost, il quale, malgrado alcune disavventure nelle ultime gare, viene considerato come uno dei migliori in assoluto, sia come serietà, come professionalità che come performance in prova e in gara. Prost è conteso da molte squadre: Williams farebbe un assegno in bianco per averlo e non è il solo. Ma la Renault risponde secca:


"Alain Prost non lo lasceremo libero neppure se ci verranno offerte somme incredibili".


Si parla di milioni di dollari per avere un pilota valido, e c'è chi dice che Prost possa valere il prossimo anno fino a due milioni di dollari.


Anche Michele Alboreto è conteso da molte squadre, ma Ken Tyrrell non è disposto a lasciarlo libero neppure nel 1983, salvo clamorose sorprese. Il giovane milanese viene valutato moltissimo ed è lo stesso costruttore inglese a spiegare perché un pilota può costare molto:


"Per formare un buon pilota ci vogliono parecchi soldi. Ho fatto un veloce calcolo, circa un milione di dollari per sviluppare la macchina con un conduttore bravo che sia anche un collaudatore, e due milioni di dollari di investimento generale per la scuderia. Insomma, veramente un ballo di dollari da capogiro".


Per quanto riguarda l'Alfa Romeo, è sicura la permanenza di Andrea De Cesaris mentre Bruno Giacomelli viene dato come possibile partente. Il bresciano - secondo alcuni - ha deluso nella corrente stagione e non è più all'altezza della situazione. Ma Giacomelli ha già detto che si difenderà coi denti, e in ogni caso cercherà di passare ad una squadra inglese. Non è però ancora spuntato un offerente in quanto Bruno non ha raccolto molte simpatie in questi ultimi tempi. Le sue disavventure in pista, numerose rotture e gli incidenti non hanno contribuito a costruire attorno al pilota italiano un'immagine brillante.


Dopo l'esito negativo del Gran Premio degli Usa Est, in cui il compagno di squadra John Watson ha ottenuto il secondo successo dell'anno con la McLaren, qualcuno ha lanciato l'ipotesi che Niki sia nuovamente in crisi, che qualcosa si sia incrinato un'altra volta nel suo animo. Lauda però smentisce decisamente l'eventualità:


"A Montreal gareggerò con più rabbia, con più determinazione, con maggiore voglia di vincere di prima. A Detroit sono stato uno stupido, mi sono lasciato prendere la mano dalla macchina come un novellino. Quando Watson mi ha passato, ho cercato di recuperare immediatamente ed ho commesso un grave errore di valutazione nel superare Rosberg. Altrimenti, con tutta probabilità, avrei potuto lottare con John".


Niki ha stima di Watson, come collega e come amico.


"E' un ragazzo che sa andare molto forte, che in giornata di vena può essere imbattibile. Ma non credo che possa diventare Campione del Mondo. Almeno per quanto ha dimostrato sinora. Non si può arrivare al titolo disputando gare eccezionali in un anno, per poi nascondersi nel gruppo per il resto della stagione. Solo se John cambierà mentalità, potrà raggiungere il vertice, ma penso che sia troppo tardi per assumere una personalità diversa".


A chi gli chiede se la presenza del nord-irlandese potrà disturbarlo, il campione di Salisburgo risponde:


"No, nessun fastidio. La McLaren ha la possibilità di preparare due macchine allo stesso livello. Dipenderà da noi trovare del risultati. Per me è uno stimolo in più, che va bene".


Sul tema del titolo mondiale Niki ha una sua opinione ben precisa, il favorito di quest'anno per lui è Didier Pironi:


"Ritengo che la Ferrari possa offrire al francese una vettura in grado di entrare nei punti in ogni prova. E questo è molto importante. La macchina preparata a Maranello è attualmente la più affidabile fra quelle dotate di motore turbo. E quando arriveranno i circuiti più veloci, saranno dolori per tutti. Pironi, inoltre, ha imparato a non sprecare nulla. Lo hanno accusato di avere bloccato l'inseguimento a Prost nella corsa di Detroit. Ma lui ha cercato solo di non rischiare. Con un'accelerazione spaventosa nei piccoli rettilinei e la possibilità di raggiungere in breve tempo quaranta o cinquanta chilometri più del rivali, arrivava nelle curve velocissimo ed era costretto a frenare con maggiore decisione. Di qui l'impressione che bloccasse le vetture che lo seguivano. Da rilevare inoltre che, con una monoposto certamente non facile da condurre, non commette quasi più errori".


Lauda continua ad avere una autentica ammirazione per il lavoro della Ferrari.


"Se la 126 C2 è riuscita ad ottenere il quarto tempo in prova a Detroit con delle gomme, le Goodyear, che in quell'occasione erano meno veloci della Michelin, in un circuito stretto e spigoloso, ciò significa che è diventata veramente competitiva. Prima la mia favorita era la Renault con Alain Prost, ma le vetture della squadra francese hanno ancora denunciato una mancanza d'affidabilità che costituisce un handicap grave. In ogni caso è troppo presto per fare pronostici che abbiano un senso: io stesso punto al titolo e non ho rinunciato a battermi per conquistarlo una terza volta".


Durante il pomeriggio di Venerdì 11 Giugno 1982, nel corso di una cerimonia commovente, il circuito dell'isola di Notre Dame viene ufficialmente intitolato a Giles Villeneuve. E' lo stesso sindaco di Montreal, Jean Drapeau a presentare la risoluzione ufficiale della municipalità che ribattezza la pista in memoria al pilota scomparso.


Alla cerimonia prendono parte quasi tutti i piloti e anche una numerosa folla che applaude a lungo la decisione dei politici canadesi. E' in questa atmosfera che domenica 13 Giugno 1982, nel ricordo di Villeneuve, i piloti si daranno battaglia al limite delle loro possibilità per l'ottava prova del campionato mondiale di Formula 1.


Prima, però, viene svolto il primo turno di qualificazione del Gran Premio del Canada: in questa prima fase, Andrea De Cesaris ottiene il miglior tempo in 1'30"28. Alle spalle dell'italiano seguono Rosberg, Pironi, Patrese e Arnoux, ma la giornata è disturbata dalla pioggia.


Si registrano alcuni incidenti, uno dei quali elimina Winklehock dalle prove durante i test non cronometrati. Il tedesco toccato la vettura di Arnoux, esce di pista e rovina la scocca.


Nel pomeriggio si sviluppa anche un litigio tra i due brasiliani Serra e Boesel.


II pilota della Fittipaldi arriva al box infuriato, e prende letteralmente a calci il connazionale, poiché Boesel gli aveva fatto segno in pista di passare, poi lo aveva chiuso, costringendolo a una pericolosa manovra di recupero per non uscire di pista.


Di mattina, le prove ufficiali, che scattano alle ore 10:00, come detto sono disturbate dalla pioggia, ma si riescono ad avere comunque alcune indicazioni per ciò che si potrà verificare nel corso della prova.


Pertanto, sabato 12 Giugno 1982 si tenterà di cambiare le posizioni anche perché se il tempo rimarrà bello tutti potranno scendere sotto i tempi ottenuti venerdì.


Molto attesa alla prova è la Renault turbo, che su un tracciato da oltre 180 km/h di media oraria non avrà difficoltà a mettere in fila le macchine avversarie. La pole position è contesa sia dall'Alfa Romeo, che è stata la vettura più rapida con Andrea De Cesaris, che dalla Ferrari, terza nella graduatoria finale. Ed è lo stesso Didier Pironi a promettere un attacco in gara:


"Se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, cioè se non pioverà, non farò una corsa come quella di Detroit, in difesa. Mi auguro che le gomme vadano bene e che io possa sfruttare al massimo la potenza della Ferrari. Sarebbe la più grande gioia della mia vita ottenere una vittoria su questo circuito. Non c'è neppure da dirlo: la dedicherei al mio compagno scomparso. Abbiamo litigato, è vero, ma non per questo avevo considerato chiusa un'amicizia che durava da tanto tempo. Sono sicuro che Giles avrebbe voluto vedermi, lui, vincitore, o comunque, vedere una Ferrari al primo posto. Le insidie sono molte, gli avversari tanti, ma sono ottimista visto come sono finite le ultime gare".


Le dichiarazioni di Pironi sono abbastanza impegnative. Tuttavia sono molti i piloti a credere che il pilota della Ferrari sia uno dei favoriti del Gran Premio del Canada. La serie di piazzamenti ottenuti sinora, le ottime performance della macchina che cresce di giorno in giorno ed è sempre più competitiva, costituiscono una dimostrazione di qualità che sinora non è mai venuta meno.


La Ferrari ha anche qualche piccolo segreto tecnico, con delle innovazioni che sono state apportate negli ultimi tempi. Uno di questi, per uno speciale tipo di raffreddamento dell'aria che viene espulsa dal turbo, costituisce un autentico segreto della 126 C2.


Sono in molti ora a copiare il sistema che si avvale evidentemente di una pompa che nebulizza il liquido, cioè l'acqua, nell'aria e consente di raffreddare la stessa e ottenere delle temperature nettamente inferiori per il motore. In questo modo il propulsore turbo preparato a Maranello non si rompe quasi più ed offre prestazioni di altissimo livello. I maggiori rivali per il pilota della Ferrari dovrebbero essere Prost e Arnoux, Patrese con la Brabham, Lauda e Watson con le McLaren e, ovviamente, le Alfa Romeo di De Cesaris e Giacomelli.


Il pilota bresciano tenta di mettere a punto la sua vettura che venerdì non ha fornito delle ottime performance, relegandolo molto indietro nello schieramento.


"Voglio fare anch'io una buona corsa, perché sono stufo di sentire soltanto accuse nei miei confronti. Se non mi si dà una macchina a punto, come posso fare? Si tratta soltanto di trovare una soluzione equilibrata nella preparazione della vettura e poi dimostrerò che sono sempre un uomo da primi posti".


Sono molti i pretendenti alla vittoria, e non bisogna dimenticare che i punti in palio saranno determinanti anche per la classifica mondiale. Quest'anno, come già nel passato, la classifica sarà stilata sulla base di undici risultati, cioè la metà delle prove in programma nel Campionato Mondiale più tre. Quando sarà raggiunto tale limite cominceranno gli scarti, ed allora saranno buoni i piazzamenti migliori.


Nessuno comunque ha raggiunto ancora una quota accettabile (è Pironi ad avere il maggior numero di piazzamenti in percentuale, con quattro risultati fra i primi sei in sette corse disputate), mentre Watson è sempre il leader della classifica iridata.


Anche il nord-irlandese ha cominciato ad alimentare qualche speranza, ma venerdì la sua prestazione è nettamente inferiore al compagno di squadra Niki Lauda.


Tra i piloti che ambiscono a vincere gare e mondiale c'è anche Andrea De Cesaris, che con l'Alfa Romeo stupisce e riesce a cancellare l'idea che si aveva di sé nell'ambiente della Formula 1:


"Quando ho avuto la certezza di andare all'Alfa Romeo ho passato il giorno più bello della mia vita. Sapevo che non sarebbe stato facile emergere, ma almeno potevo ricominciare da capo. Ora credo di essermi saputo conquistare la fiducia di tutti. Un giorno o l'altro dirò a quelli della McLaren: grazie di avermi mandato via".


De Cesaris ritiene l'Alfa Romeo veramente competitiva.


"Siamo stati molto vicini a cogliere la prima vittoria, e solo qualche guaio ci ha fermati. Ma abbiamo avuto sfortuna quando meritavamo un successo, non escluderei di arrivare presto al vertice in una corsa che magari non ci aspettiamo. Il giorno è vicino".


Qualcuno ha fatto un paragone tra De Cesaris e Villeneuve, ma sta bene ad Andrea questo paragone?


"Sono lusingato, perché Gilles era considerato da tutti un grande pilota. E' successo quello che è successo. Io mi auguro di avere una possibilità in più di lui, quella di poter puntare al titolo mondiale".


Il pilota dell'Alfa Romeo, un ragazzino felice che sogna ad occhi aperti, dal carattere aperto, un po' naif e proprio per questo più apprezzabile, può diventare un protagonista della Formula 1 sia sul piano agonistico che su quello umano. E pare che di questo si siano accorti, adesso, in molti.


De Cesaris ha importanti offerte per cambiare squadra, ma il pilota italiano si chiude in un no comment. In fondo, se l'Alfa Romeo gli deve qualcosa, anche lui sa cos'è la riconoscenza.


Sabato 12 Giugno 1982 la Ferrari onora nel migliore dei modi la memoria di Gilles Villeneuve, sulla pista che porta il nome del pilota scomparso. Didier Pironi, al volante della 126 C2, ottiene una splendida pole position per il Gran Premio del Canada.


Il francese lotta con superbo impegno per ottenere questo posto di privilegio, battendosi al limite delle possibilità sue e della macchina. Il brillante risultato, ovviamente, è un buon augurio per la corsa che in ogni caso si presenta combattutissima: fa molto caldo e c'è un notevole equilibrio di valori.


Il risultato dipenderà alla scelta delle soluzioni aerodinamiche e delle gomme.


Pironi, comunque, è felice. Il francese sottolinea la conquista della sua pole position, la prima da quando è alla Ferrari, con una frase in memoria al compagno perduto:


"E' il più bel regalo che potevo fare alla Ferrari, ai tifosi e a me per onorare Gilles, e devo dire che ce l'ho messa proprio tutta".


A chi chiede a Pironi se il motore turbo sia stato determinante nell'impresa (quattro monoposto sovralimentate sono ai primi quattro posti con Arnoux e Prost a seguire, e con la Brabham-Bmw di Piquet in quarta posizione), il francese risponde:


"La Ferrari è ormai una vettura fantastica. Il motore certo conta molto, ma bisogna dire che senza un ottimo telaio e delle buone gomme non sarei riuscito ad ottenere questo piazzamento".


Pironi non si sbilancia sulla gara che è aperta ad ogni risultato. Infatti, alle spalle del pilota della Ferrari sono presenti le due Renault, poi Piquet e Giacomelli con l'Alfa Romeo, Watson e Rosberg con la Williams e Patrese con la Brabham-Cosworth.



De Cesaris è soltanto nono, dato che durante la mattinata danneggia la sua macchina in un incidente dovuto allo scoppio di una gomma.


Per la prima volta gli otto piloti italiani iscritti a un Gran Premio si qualificano tutti: De Angelis precede Lauda, Cheever è dodicesimo, Alboreto è quindicesimo, Baldi diciassettesimo, Paletti ventitreesimo. Ottima anche la prestazione della Osella, che questa volta non ha avuto difficoltà a qualificarsi con entrambe le vetture.


La Toleman diserta anche questo appuntamento, mentre il pilota della Theodore Racing, Jan Lammers, infortunato nel corso delle prove della gara di Detroit, non è in grado di prendere parte alla gara canadese; la squadra inizialmente ipotizza di sostituirlo con Jacques Villeneuve Sr., fratello di Gilles, optando infine per il più esperto Geoff Lees, già iscritto dalla Theodore al Gran Premio di Gran Bretagna 1981, gara a cui poi non prese parte.


Lees ha disputato tre Gran Premi tra il 1979 e il 1980 con Tyrrell, Shadow ed Ensign.


"Un Gran Premio maledetto".


Così i giornali canadesi definiranno la tragica corsa di domenica.


Una gara su cui già grava l'ombra della scomparsa di Gilles Villeneuve è funestata dalla morte del giovane pilota italiano Riccardo Paletti.


La partenza è uno dei momenti più critici in una corsa automobilistica e specialmente in Formula 1. Sono stati studiati più volte meccanismi per evitare al massimo i rischi di incidenti, ma tutti i tentativi sono risultati sino ad ora vani.


L'avvio lanciato viene, considerato troppo pericoloso, in quanto la velocita è ancora maggiore; pertanto, da circa due anni lo schieramento viene fatto a lisca di pesce con le fila alternate e una distanza media tra le vetture di una decina di metri. Lo starter ufficiale, in questo caso l'inglese Derek Ongaro, un professionista della Federazione.


Ongaro, a griglia completata, su segnalazione del commissari sistemati lungo tutta la linea delle vetture, deve accendere un semaforo rosso per segnalare il via con il verde, che viene dato generalmente dopo quattro o massimo sette secondi.


Domenica 13 Giugno 1982 l'attesa sembra, ai corridori, più lunga del solito, ma i cronometristi calcolano 5,2 secondi tra i due segnali. Quindi tutto è regolare, se non fosse che un commissario crea confusione tenendo un braccio alzato come per avvertire che non tutte le monoposto sono ferme. Quando Prost si accorge che la Ferrari di Pironi è immobile, essendo il primo dietro la vettura italiana, scarta sulla sinistra passando indenne.


"Ho innestato la prima marcia, la macchina si è mossa leggermente, ho dovuto frenare. Come è scattato il semaforo verde, dopo istanti che sono sembrati un'eternità, il motore si è spento di colpo. Ho alzato le braccia, ma era troppo tardi.


Così come Prost, tutti i concorrenti sino al brasiliano Boesel, che è in undicesima fila, riescono ad evitare la vettura di Pironi. La sua March urta lievemente con la ruota posteriore destra la macchina ferma di Pironi, poi sopraggiunge Paletti, che seguiva Boesel, e non è riuscito ad evitare l'impatto. C'era la possibilità di passare sia a sinistra che a destra sul prato, ma evidentemente il giovane milanese non si è accorto dell'ostacolo.


"Prima ho sentito un piccolo urto che mi ha spostato di poco, poi una botta tremenda che mi ha inferto un colpo di frusta al collo. Sono scivolato via, in testa-coda. Altri urti. Poi un silenzio terribile. Sono saltalo fuori dall'abitacolo, sono corso verso la vettura di Paletti. Il ragazzo era esanime, con il casco appoggiato in maniera innaturale al piantone del volante. Ci siamo accorti subito che c'era poco da fare. La benzina colava a terra".


L'urto è di una violenza terribile, avvenendo ad una velocità tra i 160 e i 170 km/h.



Ciò significa un'energia cinetica di circa 100.000 chilogrammetri, considerando un peso totale di ottocento chili tra vettura, pilota e carburante. Una forca agghiacciante, che può aver prodotto una gravità istantanea di oltre 50 g, tant'è vero che il motore dell'Osella si sposta in avanti, mentre la macchina imprigiona Paletti in un groviglio di lamiere. Il contagiri verrà trovato bloccato sulla cifra di 10.200 giri, e il cambio in terza marcia.


I primi soccorsi giungono dopo nove secondi.


Mentre i soccorritori occorrono ad aiutare il pilota italiano, il carburante si incendia.


In questi attimi Susan Watkins scorge il marito, Sid, tra le fiamme, mentre Balestre - vestito con un cappotto nero - si agita affianco a lei all'interno della torre di controllo. Più tardi, quando il pilota dell'auto medica, Mario Vallee giungerà presso la torre di controllo, porterà questo messaggi a Susan:


"Sid mi ha detto di farti sapere che sta bene, ha solo le caviglie e i piedi bruciati".


Al suo fianco, Bernie Ecclestone le tiene stretta la mano.


Poco dopo il divamparsi delle fiamme entrano in funzione gli estintori, ma l'azione dei commissari diventa caotica: sebbene avessero a disposizione diversi estintori, alcuni di essi li rivolgono in direzioni sbagliate, sicché tra i primi ad arrivare, oltre a Pironi, anche l'ingegner Carletti della Ferrari strappa un estintore di mano a un commissario e si butta davanti all'auto per spegnere l'incendio.


L'incidente avviene alle ore 16:17 locali: malgrado i soccorsi siano rapidissimi, ci vorranno ventotto minuti per estrarre il pilota dalla vettura, e per districare le lamiere contorte si farà perfino ricorso a una motosega. Dopo oltre venti minuti Paletti sarà finalmente estratto dal relitto dell'Osella e sottoposto a un tentativo di rianimazione.


L'elicottero, disceso al centro del rettilineo principale, giungerà al Royal Victoria Hospital nel centro della città alle ore 16:55.


Sul velivolo i sanitari, che sono accompagnati da Gianfranco Palazzoli, direttore sportivo dell'Osella, praticano il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale, ma l'emorragia interna è letale. Dopo un'autorizzazione dello stesso Palazzoli, il dottor Nicholas Cristou, capo dell'equipe dei chirurghi, tenta un'operazione in extremis, ma la pur forte fibra del giovane non resiste, e alle ore 17:45 Paletti cessa di vivere.


Il pilota milanese, figlio di Arietto Paletti, un imprenditore immobiliare, riporta ferite irreparabili: sfondamento del torace, schiacciato dal piantone dello sterzo, perforamento dell'aorta, rottura del diaframma, e fratture degli arti inferiori.


Il dramma si consuma davanti agli occhi della madre del pilota, Gina, che per la prima volta l'aveva accompagnato in Formula 1 in questa trasferta americana.


La signora Paletti verrà poi accompagnata all'ospedale dove i medici cercheranno di calmarla. Alla notizia della scomparsa, poco dopo, è scoppiata in un pianto:


"Voglio vederlo, fatemelo vedere ancora una volta".


Il padre, Arietto Paletti, viene avvertito per telefono a Milano, prima di partire immediatamente con un jet privato messo a disposizione dall'industriale Silvio Berlusconi, giungendo anche lui stravolto a Montreal nel corso del lunedì mattina.


Al suo arrivo in aeroporto ci sono soltanto Palazzoli, direttore sportivo della Osella, e Cesare Gariboldi tecnico ed amico da sempre; soltanto loro vengono incontro e alle prime parole di angosciose domande del padre rispondono:


"Riccardo è scomparso".


E' solo in questo momento che Arietto Paletti scopre la verità, non essendo stato informato delle reali condizioni del figlio.


La versione autoptica ufficiale indicherà come decisiva per il decesso l'inalazione delle sostanze estinguenti, nonostante il pilota avesse subìto gravi lesioni a livello toracico, e la frattura della gamba sinistra e della caviglia destra.


Niki Lauda, poco dopo, pur riconoscendo la rapidità degli interventi, criticherà l'operazione:


"Sono stati utilizzati estintori a polvere chimica, tossica per il pilota mentre avrebbero dovuto usare la schiuma".


Dopo un'ora dall'incidente la pista viene sgomberata dai rottami, e si procede con una nuova partenza senza l'Osella, che ritira il secondo pilota Jarier, mentre Boesel e Pironi partiranno col muletto. Il francese partirà con un'auto che non è a punto come la macchina da gara, avendo ancora le sospensioni vecchio tipo.


Anche Geoff Lees, non avendo a disposizione la vettura di riserva, non parteciperà alla seconda partenza.


Al secondo via Didier Pironi, partito in pole position assai teso e dolorante al collo per la precedente botta subita nell'urto con l'Osella di Paletti, mantiene il comando della corsa seguito da René Arnoux, Alain Prost, Nelson Piquet e John Watson.


Già alla fine del primo giro Arnoux riesce a superare Pironi, in netta difficoltà col muletto; poco dopo, al tornantino del Casinò, Giacomelli, che procede a rilento a causa di una foratura, viene tamponato da Mansell: l'inglese, nell'impatto, si frattura un polso e viene portato via in ambulanza, mentre Giacomelli scende dall'auto e calcia ripetutamente la gomma posteriore destra.


Nel corso del secondo giro Piquet prende la terza posizione a Prost, e la seconda a Pironi, un giro dopo.



Il francese dovrà fermarsi ai box tre volte: prima per cambiar le gomme, poi per la centralina elettronica e quindi per l'iniezione che non funzionano a dovere; con pneumatici nuovi e la macchina nuovamente in ordine, Pironi inanellerà una serie di giri velocissimi. Poco alla volta, Pironi era scivolato nelle retrovie, con tre giri di distacco.


Al nono giro il brasiliano supera anche Arnoux portandosi al comando della corsa, mentre Pironi perde sempre più posizioni, tanto che decide di rientrare ai box per la sostituzione delle gomme. Ora quarto scala Eddie Cheever, seguito da Andrea De Cesaris e Riccardo Patrese. Il padovano passa il romano al quattordicesimo giro, e l'americano al diciassettesimo giro.


Al ventinovesimo giro Arnoux è vittima di un testacoda, ed è costretto al ritiro.


Nello stesso giro Patrese passa Prost, trovandosi così secondo, e due giri dopo il francese si ritira a causa di un problema al motore.


Adesso Piquet guida la classifica seguito da Patrese, con la Brabham aspirata, De Cesaris e Cheever.


A quattro giri dal termine Cheever rimane senza benzina e si ferma sul rettilineo d'arrivo, e due giri dopo anche De Cesaris (terzo) e Derek Daly (quinto) subiscono lo stesso inconveniente e devono fermarsi a bordo pista.


Ne approfittano John Watson che scala al terzo posto, ed Elio De Angelis al quarto.


La gara è vinta da Nelson Piquet che, a solo sette giorni dalla non qualificazione di Detroit, ottiene la prima vittoria per un motore BMW. La casa tedesca è la sedicesima ad imporsi, come motorista, in una gara valida per il mondiale di Formula 1.



Il Campione del Mondo in carica, salito sul podio accanto a Seville Villeneuve, che gli consegna un trofeo dedicato alla memoria del figlio Gilles, pronuncia parole accorate:


"Come si può essere felici in un giorno simile? Sappiamo che la morte fa parte del gioco. Ma ogni volta perdiamo una parte di noi stessi".


Per Piquet il Gran Premio del Canada rappresenta una delle maggiori soddisfazioni della sua carriera, dato che dopo non essere riuscito a qualificarsi a Detroit, il sudamericano ha portato per la prima volta alla vittoria il motore Bmw turbo quattro cilindri a soli cinque mesi dall'esordio nel mondiale di Formula 1.


"Sapevo che avrei potuto compiere una buona corsa. Tuttavia, non pensavo alla vittoria. E' state invece tutto più facile del previsto".


Il trionfo della Brabham è completato da Riccardo Patrese, secondo con la vettura spinta dal motore Cosworth, mentre John Watson si è visto regalare un terzo posto che lo manda in fuga nella classifica mondiale per l'incredibile stop, negli ultimi giri, della Talbot di Cheever e dell'Alfa Romeo di De Cesaris, rimaste senza benzina.


L'italiano verrà comunque classificato al sesto posto, preceduto da Elio De Angelis, quarto, e Marc Surer, quinto.


Lunedì 14 Giugno 1982 verranno avviate al consolato italiano le pratiche per il rimpatrio della salma di Riccardo Paletti. I funerali si svolgeranno a Milano nei giorni successivi.


Le autorità locali chiudono l'episodio considerandolo un incidente di corsa, mentre la Fisa aprirà un'inchiesta tecnica.


Non ci sono responsabilità soggettive in questo nuovo tragico capitolo della Formula 1, ma la colpa è di tutto l'ambiente, del sistema. Riccardo Paletti era giovane, aveva un'esperienza molto limitata, forse si doveva agire prima: aveva avuto già tanti, troppi incidenti. Aveva trovato i soldi di uno sponsor che lo aveva aiutato molto in passato e che credeva in lui tanto da farlo arrivare al vertice, una scuderia pronta ad accogliere la sua voglia di emergere, di diventare campione del volante, di sfogare forse in uno sport rischioso il desiderio di far vedere che era capace di farsi strada da solo, come è successo per molti altri giovani.


Era forse una rivincita verso certi complessi di gioventù, forse una maniera per dimostrare che anche lui poteva farsi una strada per conto suo cosi come aveva fatto suo padre, una volta umile cameriere e poi ricco imprenditore immobiliare.


Fatto sta che la sua vita è stata stroncata da una di quelle fatalità che in corsa possono sempre succedere. Quello che poteva essere il giorno più felice della sua vita, la sua prima vera gara, la sua prima vera partenza in Formula 1, è stato purtroppo l'ultimo.


Nella mente dei telespettatori rimarrà a lungo la sequenza delle immagini del dramma che si è consumato sulla pista canadese, e soprattutto dell'impotenza del soccorritori che hanno impiegato quasi mezz'ora per estrarre il corpo del corridore dell'Osella dai rottami dell'auto, mentre le fiamme aggredivano l'abitacolo.


Ma non sta tanto nel fatto di aver avuto la possibilità di arrivare nel mondo dei Gran Premi quanto nella mancanza assoluta di un controllo da parte delle autorità sportive: in questi casi, si è detto più volte che i piloti dovrebbero salire di categoria solo dopo aver accumulato ed acquisito una certa esperienza, dopo avere vinto delle gare, dopo avere ottenuto dei punteggi di un certo rilievo. Invece, per chiunque voglia arrivare alla Formula 1, basta disporre di una certa cifra, di essere relativamente giovani, e di avere la volontà di correre.


Per il resto non ci sono ostacoli, e così ci si trova, il giorno dopo, a commentare un avvenimento drammatico e funesto.


Simone Ghilardini

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