#9 1954: GP d'Italia, Fangio vince con un po' di fortuna, one-shot per Ascari con la Ferrari



Il XXV Gran Premio d'Italia che si disputa domenica 5 Settembre 1954 a Monza, giunge in un momento particolarmente difficile per l'automobilismo sportivo italiano.


Il ritorno alle corse della Mercedes ha infatti coinciso con una serie di vittorie che farebbe pensare alla ripetizione di quel ciclo di supremazia tedesca verificatosi esattamente vent'anni or sono, con la stessa Mercedes e con l'Auto Union.


A quel tempo cominciò il tramonto delle Alfa Romeo; oggi non è il caso di parlare di declino, ma i sintomi della situazione sono analoghi a quelli di allora.


Si tratta di vedere se davvero ci troviamo di fronte a una superiorità tecnica, oppure se circostanze particolarmente sfavorevoli (prima tra tutte l'impossibilità di poter disporre di un pilota della classe di Ascari o Farina, da opporre al numero uno della Mercedes, a quel Fangio, cioè, cui non pochi attribuiscono il merito primo dei successi a ripetizione della vettura tedesca) non abbiano contribuito a renderla più apparente che reale.


A sgomberare il campo da una di tali possibili cause, ci sarà domenica a Monza Alberto Ascari, lasciato libero dalla Lancia di partecipare al Gran Premio d'Italia al volante della Ferrari. Si ricostituisce, insomma, e pare provvisoriamente, quel fortissimo complesso uomo-macchina che dovrebbe essere in grado di fronteggiare, a parità di risorse e di abilità, il binomio Fangio-Mercedes.


In considerazione della non completata preparazione delle nuove vetture Lancia, l'ex Campione del Mondo ardeva dal desiderio di misurarsi a Monza con Fangio, cioè con colui che lo ha detronizzato dal massimo titolo (senza che lo stesso Alberto abbia peraltro potuto difenderlo), e naturalmente aspirava a poter tornare alla macchina che tanto ha contribuito alla sua fama.


Molto sportivamente la Lancia ha lasciato libero il suo pilota, e dal canto suo Enzo Ferrari è ben lieto di poterlo riavere nella sua Scuderia, risolvendo cosi, almeno per una volta, il problema del vuoto momentaneamente lasciato da Giuseppe Farina.


In altre parole, tutto svolgendosi regolarmente, la corsa di domenica potrà indicare l'effettivo livello di rendimento raggiunto dalla macchina di Stoccarda, e parallelamente le concrete possibilità delle Ferrari dopo le più recenti modifiche, riguardanti in particolare il motore.


A questo motivo di acuto interesse per la passione popolare costituisce il nocciolo del Gran Premio d'Italia, possiamo aggiungere il valore di bilancio stagionale che la corsa di Monza propone, e di cui costituisce da molti anni la consuetudine. Il 1934 ha dato l'avvio alla nuova formula internazionale, cioè a quell'artificio periodicamente proposto ai costruttori di automobili da corsa nell'intento di promuovere un progresso costruttivo, generalmente costringendoli nei limiti di peso o di cilindrata.


Com'è noto, la Formula l in vigore per il triennio 1954, 1955 e 1956, impone ai progettisti la scelta tra motori ad aspirazione naturale di 2500 cm³, o di 750 cm³ con compressore; libertà, invece, in fatto di peso e di carburanti. Dato il rapporto tra le due cilindrate, finora tutti i costruttori hanno adottato la prima soluzione del tema tecnico.


Le differenze sorgono nella impostazione costruttiva, e mentre le due marche italiane sono ricorse alla consueta alimentazione per carburatori multipli (Ferrari sul motore a quattro cilindri, Maserati sul sei), la Mercedes ha risolto il problema del rendimento volumetrico - e non solo quello - adottando sul suo otto cilindri in linea un sistema di iniezione diretta. Le potenze rispettivamente ottenute sono lievemente più elevate nell'unità tedesca, ma soprattutto favorevole risulta in questa la latitudine d'impiego della potenza stessa.


Per i circuiti molto veloci, e Monza appartiene a questa categoria, la Mercedes ha poi superato lo scoglio della grande resistenza all'avanzamento con lo studio di forme di carrozzeria a linee avvolgenti. Il Gran Premio d'Italia, cui Maserati partecipa la squadra della Gordini e una nuova vettura inglese, la Vanwall, avrà insomma il valore di conclusione dell'attività stagionale - sportiva e tecnica - con la relativa chiusura dei conti.


L'arrivo di trenta giornalisti tedeschi per il Gran Premio automobilistico d'Italia, concede l'occasione ad una conferenza stampa svolta giovedì 2 Settembre 1954 in cui viene espresso il vivo rammarico per l'assenza delle Lancia, la cui presenza avrebbe accresciuto l'importanza della grande corsa.


Nel pomeriggio provano le Mercedes e Fangio, che compie il giro più veloce in 1'58"3, alla media di oltre 191 km/h con la vettura carenata, mentre con il tipo normale non è sceso sotto il tempo di due minuti. Kling gira invece in 2'4", mentre la Vanwall Special di Collins, la cui costruzione è stata finanziata dal costruttore di cuscinetti per auto Wandervell, segna il tempo di 2'8", e le Maserati con Villoresi, Moss e Mantovani, accusano qualche irregolarità nel funzionamento.


È una macchina assai interessante, che tra l'altro adotta la soluzione del freni a disco, novità per le vetture europee di formula.


Per quanto riguarda gli schieramenti, la Ferrari avrà Ascari, González, Hawthorn e Trintignant; la Maserati presenta Stirling Moss, Mantovani, Mieres, Musso e Rosier; la Mercedes porta l'inossidabile Fangio, Kling ed Herrmann; le tre Gordini saranno condotte da Behra, Bucci e Wacker, ed infine la nuova vettura inglese, la Vanwall Special, sarà condotta da Peter Collins.


Si prepara Insomma una grande giornata per l'automobilismo mondiale, e il voto degli sportivi italiani è che Alberto Ascari sappia compiere il miracolo di infrangere una catena che minaccia di diventare troppo pesante.


Sabato 4 Settembre 1954 si concludono le prove ufficiali per il XXV Gran Premio d'Italia, che confermano la lieve superiore velocità sul giro delle Mercedes aerodinamiche, e riaccende le speranze di non assistere a una semplice passeggiata delle Mercedes.


Le vetture italiane, non dovrebbero, insomma, scendere ad un'avvilente resa a discrezione, anzi - se proprio si vuole essere ottimisti - può darsi che lo squadrone tedesco, messo finalmente alla frusta, accusi qualche sfaldamento, nelle cui maglie potrebbe infilarsi una macchina rossa. Le prove, infatti, mettono in luce un netto miglioramento delle Ferrari, mentre le Maserati confermano la loro eccellente preparazione meccanica, nonché l'ardore combattivo dei giovani piloti della equipe capeggiata da Villoresi.


Alberto Ascari è stato ancora l'uomo più osservato e incoraggiato: dopo la mezza delusione di venerdì, il milanese assecondato da una vettura sensibilmente più efficiente, scende ripetutamente sotto i due minuti al giro. Durante le prove, i giornalisti chiedono al pilota milanese se pensa di poter migliorare il suo tempo:


"Di qualcosa penso di poter scendere, ma come reagiranno quelli là?"


Riferendosi ai piloti della Mercedes, Fangio e Kling (il terzo, Lang, guida la macchina con carrozzeria convenzionale, che marcia decisamente meno forte delle altre e si sussurra che sarebbe stata affidata all'anziano campione proprio per togliergli ogni velleità di dare battaglia ai compagni di squadra, con i quali l'accordo non è precisamente un idillio.


Ascari concluderà la sua giornata con un ottimo tempo, 1'59"2, che avvicina di soli due decimi di secondo il tempo realizzato da Fangio.


Lo segue a un decimo l'inglese Moss, su Maserati, secondo miglior tempo della giornata e seconda grossa sorpresa, mentre quasi tutti gli altri concorrenti delle squadre italiane - eccetto Gonzales, che prova una Ferrari a serbatoi laterali, e Villoresi, peraltro costantemente vicino ai due minuti - realizzano a loro volta forti miglioramenti.


I piloti delle Mercedes si limitano a compiere pochi giri: Fangio, infatti, attende nel suo box in attesa che il resto dei concorrenti rientrassero in pista per le ultime prove. Il solo Herrmann, che contende a Lang il ruolo di terza guida, segna ottimi tempi, e per questo verrà preferito all'anziano campione.


Soddisfatto della sua Maserati è anche Villoresi, sesto.


Così come per Ascari, anche al secondo pilota della Lancia viene concessa l'opportunità di correre con l'opposta Casa modenese:


"Gran bella macchina, proprio preparata a puntino. E se un vecchietto come me riesce a sfiorare i due minuti sul giro, significa che la Maserati va proprio forte".


I giochi per il Mondiale 1954 sono stati definitivamente chiusi nel precedente Gran Premio di Svizzera, con Fangio campione del mondo per la seconda volta nella sua carriera. Ciononostante, l'evento brianzolo rappresenta la penultima tappa stagionale, e sul circuito di Monza la folla accorre per ammirare dal vivo i grandi campioni dell'automobilismo, comprese le amatissime Ferrari e il neo Campione del Mondo Fangio, il quale vanta un supporto incredibile in Italia, essendosi definito l'allievo del grande Achille Varzi, scomparso tragicamente sul circuito di Bremgarten il 1° luglio 1948; un'affermazione che inevitabilmente ha reso notevolmente simpatico il pilota della Mercedes agli occhi degli italiani. Il circuito di Monza del 1954 vanta tante analogie con quello moderno, ma anche sostanziali differenze: sebbene la forma sia molto simile, il tracciato usato 66 anni fa non presenta la Prima Variante, ma lo stesso rettilineo di partenza arriva fino a Curva Grande, seguito poi dalla Curva della Roggia, all'epoca contrassegnata non da una variante ma da una leggera sterzata verso sinistra. Dopo le due Curve di Lesmo, il circuito segue il rettilineo del Serraglio, fino alla Curva del Vialone. Dopo il rettilineo opposto a quello di partenza, si affrontano due curve a novanta gradi denominate Curva Sud. Nel complesso, l'autodromo di Monza vanta una lunghezza di 6,3 chilometri, contrassegnati da velocità di punta elevatissime e curve assai veloci.


Sta per cominciare la trasmissione televisiva sul Gran Premio d'Italia a Monza, quando Giuseppe Farina - ancora a letto - viene collocato di fronte all'apparecchio.


Come le immagini compaiono sullo schermo, l'asso del volante non riesce a trattenere i singhiozzi; è un momento appena di traboccante commozione che desta nel presenti profondo accoramento.


Giuseppe Farina dovrà restare immobile ancora per due settimane; dopo di che, con l'aiuto delle stampelle, potrà compiere un po' di moto. Ancora i medici non sono in grado di stabilire quando la guarigione sarà interamente raggiunta.


Poco prima della partenza, il maestro Ugolini si mostra sicuro di un possibile trionfo della Ferrari:


"Abbiamo molta fiducia. Se le Mercedes durante le prove hanno raggiunto i tempi registrati dai cronometristi spingendo a fondo e in pochi giri, le macchine tedesche forse non ci fanno molta paura".


Alle ore 14:30 iniziano i preliminari per il XXV Gran Premio d'Italia.


Poi, alle ore 15:00 esatte l'onorevole Ezio Vigorelli, ministro del Lavoro e rappresentante del Governo italiano, dà la partenza ai venti concorrenti. Fangio, Moss, Ascari e Kling balzano al comando, ruota a ruota, mentre il gruppo si sgrana in una tumultuosa bagarre. Al primo passaggio è al comando Kling, seguito da Fangio, Ascari, Moss, González, Hawthorn ed Hermann, che è partito al posto di Lang.


Per un paio di giri Kling rimane in testa; poi al quarto viene superato da Fangio, seguito da Ascari e González. Al sesto giro Ascari rimonta e supera i concorrenti che lo precedono, mentre Villoresi, che in partenza era rimasto lievemente attardato, è in ripresa e si trova a una ventina di secondi dal primo.


Al sesto giro Ascari rimonta e supera i concorrenti che lo precedono, mentre Villoresi, che in partenza era rimasto lievemente attardato, è in ripresa e si trova a una ventina di secondi dal primo.


Ascari insiste nella sua azione poderosa e guadagna metro su metro a Fangio, il quale è balzato di nuovo davanti a González. Nei giri successivi Fangio recupera il terreno perduto, mentre al diciassettesimo giro González è costretto a fermarsi al box per noie alla trasmissione, ma cambia la macchina e prende quella di Maglioli. Così Moss è adesso in terza posizione.


Al ventesimo giro Ascari e Fangio sono appaiati sulla linea del traguardo: lungo i rettifili la Mercedes aerodinamica di Fangio riesce a staccare di qualche metro Ascari, ma nelle curve il milanese riesce a recuperare il terreno perduto. La media, in conseguenza della lotta, e salita a 180 km/h.


La schermaglia tra i due, grandi campioni della Ferrari e della Mercedes durerà a lungo, ed esalterà gli spettatori, tra cui Anna Magnani che, zoppicando, si era fatta più volte le lunghe scalinate della tribuna centrale acclamando ogni qualvolta Alberto Ascari o un italiano prendevano il comando della corsa, Della Scala che rimarrà per oltre due ore in piedi appoggiata a una ringhiera della tribuna d'onore per applaudire ed incitare gli uomini della Ferrari e della Maserati, e Lauretta Masiero con Carlo Dapporto Ulva e il regista Lattuada, si aggireranno inquieti e trepidanti sull'ampio spiazzo davanti al rettilineo. Al ventitreesimo giro Fangio tenta un'ulteriore manovra di sorpasso ai danni di Ascari, portandola al termine con molta fatica, decisione e aggressività, ma il pilota della Ferrari restituisce il favore e al termine della tornata è già tornato in testa. Nonostante il duello per la leadership, Moss e Villoresi non riescono inizialmente ad avvicinarsi, staccati rispettivamente di sette e quattordici secondi dal pilota in testa, ma al quarantesimo giro il gruppo di quattro piloti transita sul traguardo racchiuso in soli due secondi. Villoresi attacca Fangio e riesce a sopravanzarlo: il pubblico italiano va in visibilio, ma la gioia dura poco, perché il pilota Maserati ha un problema alla frizione ed è costretto a ritirarsi. Mentre Hawthorn e Mantovani sono in lotta per il terzo posto, Kling - che è quinto - si rende protagonista con un'uscita di pista alla prima di Lesmo causata da una macchia d'olio che, probabilmente a causa di un raccordo del manometro, lo ha momentaneamente accecato.


Il pilota tedesco deve rimettersi alle cure dei medici per fare medicare le bruciature.


Comincia adesso la fase più emozionante della gara.


Al quarantaduesimo giro Villoresi giunge lentamente al box e si ritira per guasto alla frizione. Al quarantacinquesimo giro balza al comando Moss, seguito a pochi metri da Ascari e Fangio. Al quarantottesimo passaggio si ha un altro colpo di scena: il motore della macchina di Ascari cede, ed il milanese è costretto ad abbandonare a sua volta la corsa a causa del cedimento di una valvola.


In questo momento Moss sferra la sua grande offensiva, che costringe Fangio a indietreggiare sensibilmente: al sessantacinquesimo giro il ritardo dell'argentino e salito a ventitré secondi e pare che l'inglese possa avviarsi verso un insperato trionfo.


Purtroppo, nel giro successivo, Moss piomba al box ed inchioda la macchina mentre un nugolo di meccanici gli si fa attorno: si tratta di aggiungere olio al serbatoio, ma sono sufficienti quei pochi secondi di fermata per permettere a Fangio di passare in testa.


Quando Moss riprende è attardato di ben venti secondi, ma in un sol giro riesce a ricuperare tre secondi, mentre tra gli spettatori rinascono speranze che, tuttavia, durano poco, poiché al giro successivo la Maserati dei giovane pilota inglese si ferma a un chilometro dal traguardo, mentre una largo, chiazza d'olio si spande sotto la macchina.


Moss scende e spinge a braccia la vettura fino nei pressi della linea di traguardo, per riuscire ad essere classificato. Ormai la corsa non ha più storia e Fangio si avvia verso la nuova vittoria. Da segnalare ancora la sfortuna del giovane mantovani, la cui Maserati, a solo otto giri dalla fine, accusa la rottura della sospensione posteriore: il pilota milanese proseguirà ancora fino al termine a velocità ridotta. A questo punto Fangio si ritrova in testa alla corsa, con un passo gara decisamente rallentato, ma i rivali rimasti in pista sono stati tutti doppiati in precedenza dall'argentino, che quindi gode in un vantaggio enorme ed incolmabile, nonostante le problematiche riscontrate sulla sua W196. Il due volte campione del mondo si aggiudica anche il Gran Premio d'Italia, seguito da Hawthorn e Maglioli, il quale aveva precedentemente aveva ripreso a guidare la vettura che aveva affidato a González. Due Ferrari sul podio di Monza rappresentano una grande soddisfazione per il pubblico italiano, il quale, tuttavia, rimpiange fortemente l'assenza di Ascari con la sua Rossa e Moss con la sua Maserati, notevolmente superiori sul passo gara rispetto ai piloti della Mercedes. Fangio, nel giorno in cui non ha avuto il passo per trionfare, riesce con un po' di fortuna ad aggiungere un ulteriore successo alla sua stagione finora impeccabile, e si appresta a chiuderla in grande stile in Spagna, nel Gran Premio conclusivo del Mondiale.


Al termine della gara, i tedeschi intonato gli inni del loro Paese, mentre gli argentini gridano:


"Arriba Fangio".


Con quanto fiato hanno in gola.


Questo stupendo XXV Gran Premio d'Italia non sarà facilmente dimenticato: quasi tre ore di emozioni e di colpi di scena hanno caratterizzato lo svolgimento, alimentando per cinque sesti della corsa le speranze più rosee di veder finalmente la Mercedes battuta senza scusanti, tanto autoritaria e decisa era stata la condotta di gara di Ascari e Villoresi prima, di Moss in seguito.


Poi, uno dietro l'altro, i tre alfieri delle Case Italiane hanno dovuto cedere il passo per guasti meccanici alle macchine, per ultimo il bravissimo Stirling Moss, proprio quando, In virtù del vantaggio di oltre venti secondi conquistato sulla Mercedes di Fangio, poteva dire di avere a portata di mano la grande vittoria.


Le macchine italiane hanno dimostrato questa volta di essere veloci, agili, stabili come e più della Mercedes. E' però mancata loro una grande, essenziale virtù: quella della tenuta, mentre le vetture germaniche sotto questo aspetto sono risultate ben più a posto. SI potrà anche aggiungere che probabilmente qualcuno dei piloti della Maserati e della Ferrari ha impostato la propria condotta di corsa in modo non del tutto adeguato alle necessità, forse nell'intento di costringere Fangio a chiedere alla sua Mercedes uno sforzo superiore al previsto.


Invece questa non ha ceduto.


Comunque l'impressione suscitata, specie dalle Maserati, è molto buona, e suggerisce questa osservazione conclusiva: che il divario fra italiani e tedeschi in fatto di vetture da corsa è oggi meno sensibile di quanto i risultati delle ultime due corse non lasciassero supporre.


Si può dunque guardare all'avvenire con maggiore fiducia.


La vittoria della Mercedes di Fangio a Monza, nel XXV Gran Premio d'Italia, non ha affatto dissipato le riserve che avevano accompagnato quasi tutti i precedenti successi stagionali della vettura tedesca. Anzi le ha ancora accentuate, perché se nel giudicarla dopo il Nurburgring e dopo Berna ci si era basati più su impressioni che su argomenti concreti, domenica 5 Settembre 1954 oltre 100.000 persone constatano che le Ferrari e le Maserati erano altrettanto e forse più pronte, veloci e maneggevoli della Mercedes aerodinamica di Fangio.


E se alla distanza le vetture italiane hanno difettato di quella qualità essenziale espressa genericamente nel termine di tenuta, non è merito del vincitore averne provocato il cedimento.


Se dunque si dovessero valutare i rapporti di forza unicamente sulla scorta dei rilievi emersi domenica, la conclusione - nonostante la nuova vittoria - non sarebbe del tutto favorevole alla macchina di Stoccarda. Ragionando però sul bilancio di questi ultimi due mesi di attività nel campo delle corse di Formula 1, non si può disconoscere che la supremazia tedesca è nel complesso un fatto concreto.


Il Gran Premio d'Italia ha peraltro rivelato il netto miglioramento delle vetture italiane, soprattutto in materia di potenza erogata dai motori, che sulla pista monzese ha potuto avere una più completa utilizzazione.


Sotto tale aspetto si può parlare di raggiunto equilibrio tra italiani e tedeschi, rimanendo a vantaggio di questi l'accennato superiore complesso di prestazioni stagionali, e quell'accuratezza di preparazione che ha reso possibile la vittoria di domenica.


A tal proposito, dichiara Von Stuck, l'intramontabile asso tedesco, che segue la gara con la sua signora.


"Gli italiani meritavano di vincere solo per l'entusiasmo col quale hanno corso. Sono stati tutti bravissimi e di più non avrebbero potuto fare: la Mercedes ha atteso questa gara da anni e da mesi sta studiando ogni particolare della pista; i piloti conoscono ogni buca dell'asfalto e potrebbero ormai chiudere gli occhi nelle curve".


Ed anche Giuseppe Farina, al termine del Gran Premio d'Italia, riassume le sue impressioni:


"I piloti e le case italiane hanno fatto più di quanto, alla vigila, fosse lecito sperare. Magnifico Ascari e sorprendente la prova della Maserati. Nulla da eccepire sulla vittoria di Fangio e della Mercedes: un mezzo prodigioso nelle mani d'un fuoriclasse: una fusione perfetta. Ritengo però che le affermazioni di recente avutesi da parte della Mercedes dipendano in misura notevole dal fatto che ci si trova di fronte allo sforzo congiunto di un'intera nazione in un determinato settore tecnico, mentre, come si sa, in Italia la rivalità fra Casa e Casa è così accanita da pregiudicare gli interessi superiori dell'industria e dello sport nazionale".


E perfino Fangio alla fine della corsa ammette:


"Ho avuto solo tanta fortuna. Le macchine italiane fanno ancora paura. In questa gara il gioco di scuderia fosse stato fatto con più intelligenza, forse la gara avrebbe avuto un epilogo diverso. Non è vero che la Mercedes sia nettamente superiore alle Ferrari e alle Maserati. Curando di più l'approntamento di queste macchine, nelle gare successive la casa tedesca avrà molto filo da torcere. In questa corsa i piloti Italiani hanno lavorato troppo sulla frenata e tutto questo è andato a scapito della frizione, che a un certo momento non poteva fare altro che finire con lo slittare".


Nell'ultimo Gran Premio dell'anno, che si correrà a fine Ottobre sul Circuito di Pedralbes, a Barcellona, se i tecnici di Maserati e di Ferrari avranno saputo risolvere il problema della tenuta senza diminuire il rendimento delle vetture, potrebbe benissimo verificarsi un'inversione di posizioni, e quindi anche di giudizi.


Il XXV Gran Premio d'Italia, a parte queste sommarie indicazioni tecniche ha offerto uno spettacolo agonistico di primissimo ordine.

Simone Pietro Zazza

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info, o inviando una e-mail a staffosservatoresportivo@gmail.com Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.