#9 1952: GP d’Italia, Ascari conclude un'annata dominata fino alla fine, ma la Maserati fa paura



Il 7 settembre, sull'Autodromo Nazionale di Monza, si disputa il Gran Premio d'Italia, ottava ed ultima prova del Campionato Mondiale di Formula Uno.


Le premesse per questo ventitreesimo Gran Premio d’Italia non sono delle migliori visto che il campionato è già stato virtualmente assegnato.


Come se non bastasse, il 4 Settembre 1952 la B.R.M., fabbrica di automobili da corsa britannica che era stata fondata nel 1948 allo scopo di strappare all'Italia il dominio assoluto sulle piste automobilistiche, viene offerta in vendita: la potrà acquistare solamente un cittadino britannico, il quale, però, non avrà diritto di usare la sigla B.R.M.


La ditta che viene offerta in vendita consiste, in realtà, in tre automobili da corsa che sono costate complessivamente circa 300.000 sterline, e l'officina. Le automobili erano state costruite con la collaborazione di 160 ditte interessate alla fiorente industria automobilistica britannica. La decisione è stata presa per due motivi: il primo, perché le automobili erano state studiate per una formula ormai superata, e secondo per la mancanza di fondi. Gli 11.000 sottoscrittori privati, delusi delle prove poco soddisfacenti di queste macchine a sedici cilindri, si erano ridotti negli ultimi tempi a soli quattromila, i quali avevano contribuito con una sterlina ciascuno. E queste quattromila sterline costituiscono il magro attivo in cassa. La B.R.M. prenderà tuttavia ancora parte a due gare: il 27 Settembre, Reg Parnell sarà al volante di una di queste macchine al circuito di Goodwood, e l'11 Ottobre essa correrà in Scozia, a Chartenhall. Se entro un mese non sarà stata ricevuta nessuna offerta, la ditta verrà messa in liquidazione.

Intanto, a Monza, alle prove di qualificazione partecipano trentatré vetture, ma solo ventiquattro verranno ammesse alla gara. Per l'occasione, la Ferrari corre con ben cinque auto, consegnate al nuovo Campione del Mondo Alberto Ascari, Giuseppe Farina, Luigi Villoresi, Piero Taruffi e André Simon. All'appuntamento sono finalmente presenti anche le Maserati, che portano due vetture per José Froilán González e Felice Bonetto.


Durante le prime prove, Ascari è ancora una volta il migliore, mentre González, con la Maserati sei cilindri, lo segue. In questo lasso di tempo i piloti provano con assidua frequenza le fermate ai box per operare i rifornimenti, pertanto sarebbe interessante sapere con qual peso di carburante sono stati ottenuti I singoli risultati, tanto più che le cento e le 50.000 lire in palio per il pilota più veloce, pur non essendo un premio straordinario, sembrano pungolare alcuni concorrenti ad ottenere un buon risultato ad ogni costo.


Ascari si conferma il più in forma non solo per il giro più veloce, ma per il ritmo e le stile dell'andatura, mentre Farina stupisce per essere solamente il terzo in graduatoria nel primo turno di prove, pur non avendo un motore in piena efficienza. L'asso torinese si dichiara entusiasta detta stabilità della vettura, mentre il propulsore non rende tutta la potenza.


Per questo motivo, Enzo Ferrari, constatata l'anomalia, dà subito disposizioni affinché da Modena possa giungere un nuovo motore e un'altra macchina per l'ex Campione del Mondo:


"Le provi ambedue, poi sceglierà lei la migliore".


Dice Ferrari al pilota torinese, che rimane commosso.


Ma nonostante ciò, anche al termine della seconda giornata di prove, Ascari conquista l’ennesima pole, seguito da Villoresi, Farina e Trintignant con la Gordini, mentre la seconda fila è capitanata da González con la Maserati, il quarto ferrarista Taruffi, Manzon con l’altra Gordini e Simon con la Ferrari privata.


Tra gli altri partenti c’è da segnalare Bonetto con la seconda Maserati, Bayol che con la sua Osca ottiene un buon tempo di qualificazione, Hawthorn con la Cooper-Bristol e la Connaught, che esordisce a Monza con Moss e Poore.

Al via della gara, dato alle ore 15:00, a sorpresa González scatta con estrema decisione dalla seconda fila dell'allineamento, e supera Ascari, Villoresi, Farina e Trintignant che sono sulla prima linea.


In questa fase iniziale le Maserati sono favorite rispetto alle Ferrari, in quanto sono più profilate e leggere delle rosse di Maranello. Infatti le Maserati hanno a disposizione serbatoi con soli ottanta litri di carburante, e pesano a secco solo 580 Kg, mentre le Ferrari hanno centosessanta litri di carburante, e a secco pesano ben 620 kg.

Inoltre il motore della Maserati eroga una potenza di 180 cavalli, non distante da quella erogata dalle monoposto del Cavallino Rampante. Tutti questi vantaggi strutturali permettono a González di guadagnare una media di un secondo e mezzo al giro sugli inseguitori, anche se poi sarà costretto a fermarsi per fare rifornimento, contrariamente ai piloti Ferrari, che dispongono di pneumatici Pirelli con un nuovo tipo di mescola.


Pertanto, González sfreccia velocissimo verso la curva di Lesmo, ricompare nettamente in testa sul rettilineo opposto, e passa davanti alle tribune precedendo Ascari, Trintignant, Manzon, Behra, Villoresi, Bonetto che ha l'altra Maserati, Farina, Taruffi, Simon.


Al terzo giro un'altra sorpresa: si ferma ai box, riparte, ma si ritirerà al successivo passaggio la Ferrari dello svizzero Fischer, uno dei più regolari corridori.


González guadagna in media un secondo ogni giro su Ascari e Villoresi che procedono appaiati. In breve volgere di tempo l'intera squadra Gordini va fuori combattimento, per cedimento delle valvole: la prima sosta è di Trintignant al quinto giro, poi all'undicesimo passaggio è la volta di Behra, e a seguire Manzon resterà valorosamente a battagliare con Bonetto e Farina per il quarto posto, ma non a lungo.


Al decimo giro González è ancora saldamente al comando con quindici secondi di vantaggio su Ascari e Villoresi, venticinque secondi su Manzon, trenta secondi su Simon e trentadue su Farina, che ha scelto gomme troppo alte e che evidentemente ha la macchina meno veloce, e a seguito Taruffi, Behra e Bonetto.


In questa prima fase il pilota argentino cerca di forzare il ritmo, consapevole di doversi fermare, ma il vantaggio su Ascari e Villoresi non sembra aumentare.

Alle loro spalle ha luogo la sfida più interessante della corsa, quella tra Simon, Manzon, Farina e Bonetto, che procedendo a velocità molto elevati continuando a sorpassarsi ininterrottamente. Tra questi il più attivo sembra essere Bonetto, che ad ogni giro - prima di entrare nel rettilineo sotto le tribune - sfrutta tutta la scia della Ferrari per sopravanzarla.


Al diciottesimo giro Taruffi subisce la rottura della molla dell’acceleratore, e che per poco non lo coinvolge in un brutto incidente alla curva Lesmo, quindi è costretto a tornare ai box per riparare la vettura, perdendo quattro minuti.


Al ventesimo giro il vantaggio di González è di diciannove secondi su Ascari e Villoresi, e trentacinque su Farina, Bonetto e Manzon.

Al trentesimo giro inizia l’attacco del leader della classifica iridata, che riesce a scrollarsi di dosso Villoresi, ma non a ricucire il gap con l’argentino in testa alla corsa, dato che il terzetto che sta dando spettacolo è già attardato di cinquanta secondi.


Quattro giri più tardi comincia la serie di rifornimenti per le due Maserati; il primo a fermarsi è Bonetto, che impiega quaranta secondi, mentre González, trentasettesimo, ne perde addirittura cinquantatré, perché il motore stenta a riavviarsi.


A questo è Ascari a condurre la gara, seguito da Villoresi, Farina a quarantatré secondi, e González a cinquantatré.

Durante la corsa, molti piloti sono costretti a rientrare ai box a causa di guasti meccanici, tra cui Manzon al trentanovesimo giro per controllare la distribuzione, e le due Connaught per sostituire le candele. Il pilota argentino della Maserati mette in scena una bella rimonta, che lo porta a superare Farina al quarantacinquesimo giro, mentre Ascari, che intorno alla cinquantesima tornata si trova abbastanza tranquillamente in testa alla corsa, gestisce il vantaggio risparmiando la sua vettura, girando in 2'08"


Nei giri successivi, González cerca di raggiungere Villoresi, e proprio in questa fase l’argentino eguaglia il giro veloce, segnato poco prima da Ascari.


Quando manca oramai poco al termine della gara, esattamente al sessantottesimo giro, Villoresi deve fermarsi ai box per un breve rifornimento d'olio, quindi González riesce a raggiungere il secondo posto, pur pagando un ritardo di cinquantuno secondi dalla vetta.

Poco dopo, anche Bonetto si arresta ai box per rifornire la sua Maserati, rassegnandosi a dover scendere al quinto posto: lungamente, sino al momento della sua seconda sosta, il pilota italiano della Maserati, distaccato di un giro esatto da Ascari, ha lottato con quest'ultimo contribuendo a mantenere sostenuta l'andatura della corsa. Ciò ha reso forse più arduo l'inseguimento da parte di González, compagno di squadra di Bonetto, il quale tuttavia aveva ben il diritto di fare la propria gara nella possibilità di ogni evenienza.


A questo punto si pensa ad un finale emozionante, nella previsione che proprio negli ultimi giri, González e Ascari, appaiati dalla sosta di quest'ultimo, potrebbero disputarlo in volata. E invece Ascari compie tutti i cinquecento chilometri senza fermarsi, senza aver bisogno di rifornimento; e non ne hanno avuto bisogno i suoi compagni di squadra Villoresi, Farina, Simon e Taruffi, giunti al traguardo nelle prime sette posizioni.


In questa fenomenale autonomia, nell'averla elevata sacrificando un poco la potenza per diminuire il consumo, consiste la trovata di Ferrari e del suo giovane ingegnere Lampredi. Una carta segreta di cui sembra proprio essercene stato bisogno, perché le nuove Maserati, specie quella affidata a González, compiono una prova superiore ad ogni previsione.


I tecnici della Ferrari diranno successivamente che per l'intera distanza di gara, pari a 500 km, sono stati necessari 140-150 litri di carburante, ma è verosimile che i serbatoi ne portassero circa 110.


Questo fa sì che il risultato possa rimanere incerto, con il pubblico in sospeso sino alla fine, cioè fino a che Ascari trionfa anche a Monza, e conclude un Campionato del Mondo che non ha mai avuto storia, seguito da González, Villoresi, Farina e Bonetto.


Il pubblico acclama a lungo Ascari, che sull'esigente circuito di Monza si è confermato pilota di grandi risorse atletiche e di guida, mentre Farina non ha potuto sfruttare la sua perfetta conoscenza del percorso a lui preferito, ed anzi ha dovuto rischiare molto, più degli altri. Due volte è uscito, senza danno, dalla curva di porfido, riprendendo subito la vertiginosa corsa.


Al termine della corsa si assiste ad una bellissima immagine: Fangio, che ormai in convalescenza aveva assistito alla gara dalla tribuna, abbraccia il nuovo Campione del Mondo, quasi per simboleggiare il passaggio dello scettro.


Tuttavia, la corsa delle Maserati reca una folata d'aria nuova e promette per le prossime competizioni altrettanta incertezza e interessanti temi tecnici, quasi una rivoluzionaria interpretazione dei Grandi Premi: varrà la pena di ridurre il consumo, e sacrificare un po' la velocità e la ripresa, per risparmiare il tempo del rifornimento come ha fatto Ferrari?ù


Oppure sarà meglio richiedere alla macchina uno scatto bruciante, una ripresa fulminea, mettendo alla frusta il motore e riducendo il peso della vettura col caricare meno benzina, per fermarsi poi al rifornimento?


Fangio dice che, tornando alle corse, preferirà una macchina scattante, a costo di perdere tempo nel rifornimento.


Ludovico Nicoletti

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