#653 GP di Monaco 2000, Schumacher è beffato da una sospensione, Coulthard vince a Monte Carlo



Mercoledì 24 Maggio 2000, durante una sessione di test sul circuito di Valencia, Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli sono sfortunati protagonisti di un nuovo tamponamento dopo quello avvenuto pochi giorni prima nelle fasi iniziali del Gran Premio d’Europa. In spagna, Fisichella è nel pieno di un giro veloce quando si è trovato davanti, in percorrenza di una curva, la Jordan del connazionale. La Benetton è poi uscita di pista ad una velocità di 240 km/h, distruggendosi. Per fortuna, per Fisichella solo qualche graffio.


Nel frattempo, in seguito alla quarta vittoria stagionale ottenuta al Nurburgring, il 25 Maggio 2000 Michael Schumacher lavora con la Ferrari a Fiorano, completando quarantatré giri. Il giorno seguente, il leader del Mondiale partecipa alla partita di calcio per la Pace, allo stadio Olimpico, ma non prima di continuare ad eseguire test in vista del Gran Premio di Monaco, in programma il 4 Giugno 2000.


In relazione alla partita, il ferrarista parla di una grande gioia e una serata storica, mentre per quanto concerne il Gran Premio monegasco afferma:


"A Monaco mi va benissimo partire in seconda posizione. Non mi crederete, ma con le nuove regole dell'elettronica le nostre partenze sono migliorate molto, mentre Hakkinen non mi sembra sia sempre perfetto come l'anno scorso. In ogni caso il circuito è piacevole, e la macchina è a posto: sono ottimista".


C’è anche una domanda su Barrichello ed i suoi problemi, alla quale Michael non si sottrae:


"Non ho sentore di problemi, tra lui ed il team. Però è il primo anno per lui in Ferrari, e deve imparare tante cose. In ogni modo ha la possibilità di lottare per la pole e per la vittoria, sempre per il podio: finora ha fatto una grande stagione".


Come consuetudine, le prime due sessioni di prove libere sullo storico circuito cittadino del principato si svolgono il giovedì, e come previsto è subito Ferrari contro McLaren.


Nella sessione mattutina Schumacher mette tutti in fila, a partire dal suo rivale numero uno, Hakkinen. Il Campione del Mondo in carica poi si rifà con gli interessi, segnando il miglior tempo assoluto al pomeriggio con 1'21''387. A separare i due avversari un soffio d'aria, con il tedesco che ferma il cronometro su 1'21''486.


A seguire l'altro pilota delle Frecce d'argento, David Coulthard, poi un sorprendente Eddie Irvine con la Jaguar. In ritardo invece, Rubens Barrichello, che sembra faticare ancora nel trovare il giusto assetto sulla sua F1-2000, e si deve accontentare del decimo posto.


Tempi sul giro per il momento fini a sé stessi; quello che conta, per adesso, è la tensione, e le premesse di un duello che si annuncia già entusiasmante.


Nelle dichiarazioni della vigilia la McLaren ostenta il solito ottimismo di facciata, ma dentro il muro si intravede qualche crepa. Hakkinen è sicuro:


"Sarà un campionato entusiasmante, che si deciderà allo sprint. Lo vincerà la monoposto più affidabile".


E non si capisce, visto come è andata finora con i vari problemi di affidabilità accusati dalla Mp4/15, se lo dice con soddisfazione o rammarico.


In casa Ferrari c'è una nuova consapevolezza, che da quest'anno è tornata a far compagnia agli uomini di Maranello. Per Ross Brawn la F1-2000 è la migliore mai realizzata dalla scuderia italiana. Anche Schumacher lo sa, e sa che mai come ora è giunto il momento di non commettere errori. Tutti si affrettano a sostenere il contrario, ma il Gran Premio di Monaco ha tutta l'aria di essere una gara decisiva per dar vita ad una fuga concreta in classifica generale.


Sulle strade del principato Schumacher ha già vinto quattro volte, l'ultima nel 1999 davanti ad Irvine. Con una eventuale cinquina il campionato rischia di essere già ben indirizzato, anche se il tedesco non è d’accordo:


"Non siamo ancora in una fase della stagione dove i distacchi in classifica possono essere considerati irrecuperabili. Certo cercherò di fare bene come sempre, ma non carichiamo di troppo significato questa corsa".


Già assente dalla gara del Nurburgring perché la sua Prost fu trovata sottopeso dopo le qualifiche, Nick Heidfeld prosegue la sua stagione da incubo dovendo fare i conti con una vettura per la quale è difficile trovare pregi. Durante le prove libere, il rookie tedesco va a sbattere contro le barriere danneggiando gravemente la vettura. Inoltre, una gomma staccatasi dalla monoposto va a colpire in pieno il cameraman della FOCA, Giampiero Agosti, che tra l’altro dimostra di possedere una freddezza tale da restare fermo inquadrando lo pneumatico che gli viene addosso. La telecamera, però, viene centrata riportando ingenti danni, comunque di minor portata rispetto a quelli cui dovrà far fronte Alain Prost.


"Meglio beccarsi addosso uno pneumatico che vedersi arrivare contro Tomba, come mi successe a Calgary: sarebbe stata la fine".


Commenta sorridente il cameraman.


Terminate le due sessioni di libere, Ron Dennis parla a tutto campo di quella che è la rivalità con la Ferrari, e del piano che la McLaren ha per recuperare lo svantaggio che separa i piloti e la squadra da Schumacher e dalla Ferrari:


"Considerare ogni corsa a sé. Ovvero attaccare. C'è una storiella che fa sorridere i bambini e che dice: sai come si divora un elefante? Semplice, con un morso per volta. Il discorso vale per noi. Se vogliamo risalire, dobbiamo rosicchiare pian piano il vantaggio alla Ferrari, non è pensabile annullare il margine in due corse. Ci saranno gare in cui guadagneremo, altre in cui perderemo, lo sappiamo".


Questa Ferrari, tuttavia, è più forte che mai:


"Certo. Schumacher e la Ferrari rappresentano una sfida formidabile. Sono molto forti e noi dovremo lavorare a fondo per essere migliori di loro. Solo alla fine ci sarà un vincitore. Non credo ad una conclusione anticipata del mondiale".


Perché la McLaren ha avuto un avvio di stagione così difficoltoso?


"Abbiamo costruito una macchina molto speciale per ospitare il nuovo motore Mercedes col nuovo cambio, facendo 15.000 km di test prima del via Mondiale. Ma due errori stupidi ci sono costati le prime, possibili, due vittorie".


Qual è stato il momento peggiore in queste prime sei gare?


"Il risultato del Gran Premio d'Australia, quando nessuna delle nostre macchine è giunta al traguardo. Ero convinto che avremmo vinto. Ne sono uscito distrutto. In simili casi, chi è in cima alla struttura, come nel mio caso, si trova a dover dimostrare al team che si può risorgere, ma deve indicare una via".


È una Ferrari più forte di quella attesa?


"Ci sono alcune cose che hanno giocato a favore della Ferrari. Ad esempio, quando da un momento all'altro la FIA ha deciso le restrizioni all'elettronica, la Ferrari era già pronta mentre noi abbiamo perso del tempo prima di essere in posizione di reagire. Ci siamo rimessi in quasi-parità al Gran Premio Spagna, ma con un pizzico in più di consumo rispetto ai nostri piani ed una perdita di guidabilità della macchina provocata dalle nuove norme".


Quando la McLaren potrà dire di aver assorbito il contraccolpo della riduzione dell'elettronica, per competere alla pari con la Ferrari?


"Al Nürburgring eravamo all'80%, a Monaco siamo al 100%, sperando che Ferrari o altri non abbiano fatto grandi passi in avanti".


Sarà una gara molto tirata, quella di domenica:


"Sì. Ed io mi aspetto un terzo incomodo tra la Ferrari e noi: la Williams-BMW. Perché nel Principato conterà meno che altrove la potenza massima. La Williams, poi, ha vettura davvero buona".


Schumacher contro Schumacher, secondo tempo dopo il duello a Barcellona? Risata. Poi con fare serio:


"No, ci saranno anche i miei. Comunque, Michael è molto deciso nelle sue manovre, come si è visto spesso. Io credo che i piloti, in generale, debbano avere un rispetto reciproco perché ciò che accade in pista è nelle loro mani".


Un problema difficile, che il team ha dovuto fronteggiare, è stato l’incidente aereo di Coulthard prima del Gran Premio di Spagna, un week-end di gara durante il quale lo scozzese è subito tornato in macchina:


"È stato più facile di quanto non si pensi. Ognuno nella vita ha vissuto esperienze poco felici o addirittura tragiche. La morte di un familiare, di un amico, di un compagno di lavoro. Col tempo ci si abitua ad essere toccati in modo forte nei sentimenti. Ma alla fine si cambia sempre. Nel senso che puoi diventare più forte o più fragile. Coulthard ne è uscito più forte. Ha tenuto per sé il dolore fisico delle costole, ha tenuto fuori dalla sua mente ciò che era successo pur restando cosciente del dramma che si era consumato. Ed è salito sul podio di Spagna e del Nürburgring con grande dignità, senza spruzzare champagne né fare festa. Se fosse stato mio figlio, sarei stato orgoglioso di lui".


Hakkinen è sempre per metà misterioso. È più forte rispetto al '99?

"Sì. Ha tutto da guadagnare e nulla da perdere, visto che in due anni è stato capace di conquistare vittorie a ripetizione e due Mondiali. Ma soprattutto è diventato un professionista più maturo. Anche nel modo in cui gestisce i rapporti con Coulthard e con il team. Quello che fa in corsa è davanti agli occhi di tutti. Si parla tanto di Schumacher: Mika non è certo inferiore, anzi".


Si parla di frizioni tra Hakkinen e Coulthard:


"Pettegolezzi. Tra di loro c'è piena armonia. È ovvio che se il team dà disposizioni, queste sono quasi sempre nell'interesse della squadra. Entrambi sanno che devono dare il massimo per battere i rivali e poi, semmai, giocarsi tra loro la vittoria".


Si può già dare una quasi conferma per il 2001?


"Ora sì. Ma non ho mai messo in discussione la permanenza di Coulthard. O di Hakkinen. Non serve dare giudizi o stringere i tempi prima che un contratto non sia esaurito: c'è il rischio che il pilota non dia il meglio perché sente un clima di sfiducia".


Però è noto che Hakkinen volesse avere un trattamento da prima guida, dopo due titoli di fila:


"Mika non vorrebbe avere nessun altro compagno di squadra che non fosse Coulthard. La realtà è che tra i piloti di una stessa squadra deve esserci rispetto ed una certa forma di amicizia: Mika e David si rispettano e sono in qualche modo amici. Ho sempre ricordato loro quanto sia importante un rapporto di armonia. Una guerra psicologia interna toglie energie e le regala ai rivali, lo so bene da esperienze passate. Invece, con l'armonia uno può accettare meglio la sconfitta dal compagno e magari sciogliere la tensione con una battuta. Io, oggi, vedo una McLaren ben equilibrata".


Quale elemento deciderà il campionato 2000?


"L'affidabilità. Che anche la Ferrari, a volte, non ha avuto. Poi la strategia in gara: le prestazioni di Ferrari e McLaren ormai si equivalgono. Loro sono molto bravi a far pubblicità alla bontà delle proprie strategie. E Schumi è molto forte nella guerra psicologica sul tema. Ma è una propaganda politica che può funzionare con la stampa o con qualche team, non con la McLaren. Noi non viviamo di fantasie, ma di realtà".


Nella giornata di venerdì, le monoposto di Formula 1 non scendono in pista, quantomeno sul circuito di Monte Carlo. Infatti, come già fatto l’anno prima, Michael Schumacher si alza di buon’ora, sale su un elicottero e parte per raggiungere la pista di Fiorano. Il motivo è sempre lo stesso: allenarsi con le partenze, fattore cruciale su una pista dove il sorpasso è impossibile. Nel '99, tale allenamento portò i frutti sperati, dato che allo spegnimento dei semafori il tedesco balzò in testa.


Terminate le prove, Schumacher sbarca dall'elicottero e va a prendere il fresco sul ponte del GinaMaria, la sua barca di ventisette metri ormeggiata nel porticciolo di Fontvielle. Corinna apparecchia la tavola, tovaglia blu a quadrettini tipo campagna, bicchieri di plastica, il menù non si sa, nessuno l'ha visto. Arrivano a cena anche il fratello Ralf, il manager Willy che sta tanto simpatico a Montezemolo e un po' di amici.


Per quanto concerne la giornata di libere, Schumacher parla del fatto che la pista sia andata progressivamente migliorandosi, e che chi ha fatto stabilire il miglior tempo, Hakkinen, ci è riuscito soprattutto perché ha completato il giro veloce alla fine della sessione:


"Non è un problema, posso andare anch'io così veloce. Certo, qui la pole fa comodo, ma siccome sembra che quest'anno la pole non porti poi fortuna in gara, io mi accontenterei anche della prima fila. Tutto sta nel partire bene".


In questa chiave, dunque, Michael e i suoi ingegneri decidono di ripetere la seduta a Fiorano, un po' costosa ma evidentemente redditizia. Sulla pista di casa trova ad attenderlo la vettura numero 200 con la quale non si possono percorrere per regolamento più di cinquanta chilometri.


Schumacher ha approfittato del fascino del Principato anche per sfoggiare il suo nuovo casco da gara, tutto rosso, tendente all’arancione:


"Forse perché sono innamorato della Ferrari, ma anche perché avevo voglia di cambiare, il casco vecchio lo avevo da due anni".


Non è più il casco supertecnologico dell'anno precedente: sono spariti i led luminosi che gli indicavano il numero dei giri del motore, e il motivo è semplice: nella nuova Ferrari è stato rifatto completamente il cruscotto proprio per permettere al tedesco di leggerlo bene senza artifici complicati dentro il casco. L'unica parte innovativa è costituita dal muso che è smontabile per poter accedere ai circuiti della radio, mentre prima con le pinzette bisognava agire dall'interno.


Michael rientra a Monaco ringalluzzito dal test di Fiorano, dove effettua sette prove di partenza.


Pare che tutto abbia funzionato bene, e che in gara Schumacher possa contare su una frizione incomparabile per prendere il via. Non è del tutto contento Jean Todt, che da un anno sta tribolando con questo sistema della frizione:


"Non è colpa di Michael se a volte parte male, siamo noi che dobbiamo migliorare. Abbiamo fatto progressi ma non bisogna fermarsi mai se si vuole vincere".


"Certo che fa sempre piacere conquistare la pole position, ma possiamo accontentarci della prima fila, e spero in una seconda fila per Barrichello. Ma bisogna stare attenti, perché Monte Carlo è molto difficile e ci sono sempre piloti dotati di grande sensibilità di guida che qui riescono a fare dei risultati eccellenti: come Fisichella, Alesi, Frentzen".


La preoccupazione di Todt in questo momento è Barrichello, che non riesce a fare grandi risultati e viene per ora schiacciato dallo strapotere di Schumacher:


"Barrichello è un bravissimo pilota, ma dobbiamo dargli tempo. Deve prenderselo anche lui, i risultati verranno. Nell'attesa dobbiamo aiutarlo e proteggerlo: a volte è meglio che un pilota non sappia di essere bravo perché così trova più stimoli".


Il venerdì è sempre una giornata quieta a Monte Carlo, ma non inutile: tutti ne approfittano per pensare al domani. E questo pensiero sul futuro lo espone la Renault, che ha ricomprato la Benetton e tornerà ufficialmente in pista col proprio nome nel 2002. Il presidente Patrick Faure spiega:


"Abbiamo acquistato la Benetton perché ci siamo trovati in sintonia con Luciano Benetton quando ci disse una grande verità: la Formula 1 sta diventando estremamente impegnativa sotto l'aspetto tecnologico, senza una grande Casa non si va più avanti e così siamo arrivati noi, perché riteniamo che l'impegno sia più efficace con una intera squadra che non con i soli motori. Arriveremo tra due anni con qualcosa di molto innovativo in fatto di motori, crediamo in Flavio Briatore, il resto verrà".


Nel frattempo viene assunto come progettista Marck Gascoigne, precedentemente alla Jordan. C'è una galleria del vento molto avanzata ed è probabile che della Benetton si sentirà di nuovo parlare molto.


"Già ora la squadra è più motivata e i risultati già si vedono soprattutto con Fisichella".


Dice Briatore, sempre accompagnato da Naomi Campbell, durante la colazione svolta sul ponte del Lady in Blu, il quarantacinque metri di Briatore tra piatti di Limoges, posate Bugatti, bicchieri di Boemia su una tavola azzurra decorata con stelle marine, conchiglie, pietruzze di sabbia. Briatore intanto ha già ingaggiato un nuovo giovanissimo pilota che promette di essere lo Schumacher del futuro: è il brasiliano di Manaus Antonio Pizzonia, di appena diciannove anni.


Sabato 3 Giugno, è tempo di qualifiche.


Durante la prima mezz’ora non accade nulla, poi ecco che arriva il primo acuto di Eddie Irvine, che dopo un avvio di stagione da dimenticare pesca con un giro da manuale la pole virtuale, superando Verstappen e Coulthard, i più veloci sino a questo momento.


È solo un attimo di gioia per il nordirlandese, dato che poco dopo arriva il suo ex compagno di squadra, Michael Schumacher. Il tedesco comincia a sfiorare il limite, oltre che, in un paio di occasioni, il guard-rail, e ferma il cronometro sull'1'20''830, tempo che gli vale il primo posto provvisorio. Anche per lui è un attimo solo di gioia, ma rovinare la festa non è il solito rivale Hakkinen, bensì Jarno Trulli, che per la prima volta in carriera si trova davanti a tutti.


La pole momentanea del pilota della Jordan è come un soffio di vento improvviso; le prove si animano, si scaldano. I magnifici quattro di Ferrari e McLaren non hanno intenzione di lasciare il palcoscenico e la gloria ad un intruso, e così si tuffano in pista pronti a riprendersi quel che gli spetta. Il più rapido a rimettere le cose a posto è Coulthard, che trova pista libera e riesce con sorprendente facilità a scalzare Trulli dalla vetta della classifica. Le Frecce d'argento non hanno però molto tempo per festeggiare, perché Schumacher concede il bis: con un giro da brividi si piazza in prima fila.


Il compagno di squadra, Barrichello, stacca il biglietto per il terzo posto.


A questo punto manca all'appello solo Hakkinen, perso nel traffico del circuito e costretto a viaggiare lontano, molto lontano dalle posizioni che contano. A complicare la situazione un testacoda della Minardi di Genè, che esce illeso dall'incidente. Frentzen non rimane invischiato nella fila di vetture bloccate dietro la Minardi, e si piazza al secondo posto provvisorio. Come per Trulli in precedenza, a scalzare eventuali outsider dalla prima fila ci pensa Coulthard, che si attacca a Schumacher, sempre leader.


Gli ultimi nove minuti sono intensi: Hakkinen si butta in pista per recuperare il tempo perduto, e con Schumacher pronto a difendersi con i denti. Nel duello si inserisce nuovamente Trulli, che sente di poter vivere la sua giornata da primo della classe.


Il pescarese va ancora in pole, ma Schumacher gliela strappa un secondo dopo, relegando l’italiano in seconda posizione.


Non c'è tregua, i cronometri girano e nei box della McLaren sale la tensione. Hakkinen continua a non trovare corridoi liberi, questa volta per le bandiere gialle sventolate dopo un'uscita di Verstappen, e a sei minuti dalla fine della sessione ufficiale è lontano, addirittura in diciassettesima posizione. Il finlandese prova a rimettere in carreggiata una giornata maledetta con l'ultimo giro, ma non c'è niente da fare: è quinto.


Per Schumacher si tratta della seconda pole stagionale dopo quella in Spagna, ma questa è resa ancor più bella dal fatto di averla conquistata sulla pista dove il giro veloce del sabato conta molto di più rispetto ad altri tracciati. Inoltre, ad affiancarlo non ci sarà né la McLaren di Hakkinen, né tantomeno quella di Coulthard, terzo e incapace nel finale di riposizionarsi in prima fila, bensì la Jordan di Jarno Trulli. Di fianco allo scozzese, l’altra Jordan di Frentzen.

Se fosse scaramantico, Michael Schumacher sarebbe disperato: la pole di Monte Carlo è sua, ma nessuno quest'anno ha vinto partendo davanti agli altri. Il tedesco però non è tipo da scoraggiarsi per così poco. Così si prende con rabbia e talento il miglior tempo nelle prove ufficiali, e scende dalla vettura con l'aria sicura di chi sa con esattezza dove vuole andare. Una prestazione da applausi, dopo una sessione emozionante e ricca di sorprese.



Il pilota di giornata è però a tutti gli effetti Jarno Trulli, il primo a riconoscere di aver fatto qualcosa di eccezionale:


"Non me l'aspettavo, non ho ancora la macchina che vorrei, puntavo a finire fra i primi sei. Il secondo posto è un sogno. Avercela fatta qui, su una pista dove è il pilota a fare la differenza e non la macchina, mi fa godere come un pazzo. Sono stato perfetto, soprattutto all'entrata delle Piscine. Mi esalta quel punto, mi provoca un'emozione incredibile".


Un ospite inatteso nel grande delirio Ferrari per la pole di Schumacher, che potrebbe essere già sazio, e che invece non si accontenta:


"Io parto sempre molto bene, Schumacher a volte tentenna. No, non fatemi dire che voglio vincere, Ferrari e McLaren sono dei colossi, la Jordan non lo è ancora. Ma alla prima curva potrei esserci io davanti. E se ciò avvenisse, ci sarebbe da ridere. Perché a Monte Carlo non si sorpassa e uno in testa deve sognare per forza".


Era dal 1992 che un pilota italiano non conquistava la prima fila tra le stradine di Monte Carlo. L'ultimo fu Riccardo Patrese, il quale rappresenta anche l’ultimo italiano ad aver vinto una gara, sempre nel '92, ma in Giappone.


"Per noi piloti italiani queste astinenze sembrano sortilegi. Spezzarli una volta per tutte sarebbe fantastico".


Jarno ci proverà, prendendosi i rischi del caso:


"Perché ci sono almeno sei punti in cui puoi andare a sbattere, la prima curva, la Santa Devota, quella del Casinò, la Portier, la curva del Tabaccaio, l'entrata delle Piscine e la Rascasse. È una gara lunga, stressante, dove può accadere di tutto. Ma a Monte Carlo non puoi tirarti indietro. Io oggi ho dato il massimo e avrei anche potuto essere in pole, se nell'ultimo tentativo non mi avesse frenato una McLaren. Comunque, il traffico a Monte Carlo è una cosa inevitabile. Devi avere fortuna e nessuna paura. Io toccavo barriere a destra e a sinistra, ma alla fine sono stato premiato. Voglio ringraziare i miei meccanici, che hanno lavorato giovedì per tutta la notte, e venerdì. Con la macchina non mi sento ancora di poter giocare alla pari con gli altri, oggi ci è voluto il cuore, spero che in gara basti. Ho sfruttato gli errori e i problemi dei grandi, di Hakkinen, di Barrichello. E adesso loro devono venire a prendermi".


Mika Hakkinen è a terra, seppellito dalla sfortuna, da un quinto posto che mette in crisi la sua gara. Comprensibilmente, Mika ha poca voglia di parlare. Il suo è solo un elenco di tentativi falliti, tutti per incidenti o traffico:


"Per realizzare un tempo decente ci ho dovuto provare cinque volte. Ditemi voi se è mai capitato a qualcuno in qualifica di trovarsi fra i piedi tre incidenti. Mai avuto una sfortuna simile. Una volta sono rientrato perché c'era bagarre fra una Benetton e una Williams, in un'altra ho beccato l'incidente di Gené, in una terza è andato a sbattere De La Rosa. E anche nel quinto tentativo si è messo di traverso Mazzacane. Per fortuna sono passato dalla Rascasse qualche decina di secondi dopo, altrimenti avrei battuto ogni record di sfiga".


Per la gara si fa durissima:


"Qui non si sorpassa, dovrò inventarmi una strategia".


La McLaren è anche pronta ad accusarsi, e lo fa per bocca di Jo Ramirez, il direttore sportivo:


"Siamo usciti troppo tardi, abbiamo rovinato le qualifiche e ora è un bel guaio".


Dunque, una griglia di partenza insolita, che sorprende anche il poleman Schumacher, soprattutto per quanto concerne la prestazione di Hakkinen:


"Sono sorpreso anch'io dalla performance di Mika, ma non è colpa sua, poveretto. Però anche dal quinto posto lui per me rappresenta un pericolo. Sono contento, perciò, di avere Jarno alle mie spalle: lui non è in corsa per il titolo mondiale e non credo abbia voglia di rischiare un incidente alla prima curva. Trulli è uno che parte molto bene e a me non resta che cercare di partire meglio di lui".


Continuano invece i problemi di Rubens Barrichello: nel '99, con la Stewart, si piazzò quinto; quest’anno, al volante di una Ferrari molto più competitiva della vettura poi rilevata dalla Jaguar, è solamente sesto, a quasi un secondo dal compagno di squadra.


Succede che quasi ad ogni Gran Premio il brasiliano non riesce a trovare il set-up che più lo soddisfa, la squadra è per forza di cose portata a suggerirgli soluzioni che Schumacher ha trovato buone, ma lui non ci si raccapezza perché ha un modo di guidare del tutto diverso. Rubens afferma sconsolato:


"Per la gara devo cercare di cambiare assetto, perché anche se sono messo male sulla griglia, a Monte Carlo succede sempre qualcosa che ti permette di andare avanti".


L'unica vera incognita per la domenica è data dalle gomme: Trulli sceglie gomme extra-morbide, mentre Schumacher e le McLaren partiranno con un compound più duro. Tutti mirano a fare un solo pit-stop, perché quando si riparte dai box non c'è modo di fare un sorpasso, e quindi meno ci si ferma meglio è. L'unico a non avere dubbi di alcun genere è Schumacher:


"Va tutto bene, ho una grande macchina, sono ben concentrato, una griglia meglio di così non la potevo sognare. Posso vincere alla grande, e se vinco dedicherò la vittoria a mamma Rossella".


Domenica 4 Maggio 2000 è Barrichello il più veloce nel warm-up mattutino, con il tempo di 1'21"251, cinquanta centesimi meglio di Schumacher, secondo. Sessione che viene sospesa a sei secondi dalla fine per l’incidente al Tabaccaio di Pedro De La Rosa, che va a sbattere e distrugge la sua Arrows. Terza posizione per Ralf Schumacher, davanti a Coulthard, Trulli e Hakkinen, sesto a otto decimi dalle due Ferrari.


Alle ore 14:00 tutto è pronto per dare il via al settimo round del Mondiale 2000, sul circuito cittadino di Monte Carlo.


Partiti per il giro di ricognizione, bisogna subito fare i conti con dei problemi occorsi sulla vettura di Pedro Diniz, che riesce a partire solo quando gli altri piloti sono in percorrenza del secondo settore della pista. Il brasiliano della Sauber, stando al regolamento, deve scattare dall’ultima posizione, e non più da quella che era per lui la diciannovesima casella.


Quanto tutto sembra pronto per dare il via, però, Alexander Wurz agita le braccia per segnalare ai commissari che il motore Supertec della sua Benetton si è spento.


La partenza viene abortita, Wurz dovrebbe partire dalla pit-lane, ma poiché il danno sulla vettura è irreparabile, e il muletto è assettato per Fisichella, non può essere modificato in tempi brevi, essendo Wurz molto più alto dell’italiano: per l’austriaco arriva il ritiro.


Completato il secondo giro di ricognizione, la gara inizia e Michael Schumacher tiene la posizione su Trulli e Coulthard. Tutto rimane invariato nelle posizioni di testa, fin quando non si giunge al Loews, dove Hakkinen sorprende Frentzen salendo in quarta posizione.


A centro gruppo Jenson Button prova la stessa manovra di Hakkinen, ma finisce per speronare De La Rosa, che si intraversa e rimane fermo al centro della traiettoria, formando un ingorgo in cui rimangono bloccate sei vetture. Poco prima, però, per nessun motivo specifico la direzione gara ha già dato la comunicazione di gara interrotta, con bandiere rosse sventolate lungo la pista. La causa dell’interruzione è sconosciuta, e solo successivamente si viene a sapere che il tutto è stato causato da un problema ai computer della direzione gara, che è andato in tilt portando a quella comunicazione, che, in ogni caso, sarebbe arrivata per forza di cose qualche istante dopo a causa dell’incidente al tornantino.



Le vetture tornano a schierarsi sulla griglia, quelle rimaste dietro la Arrows di De La Rosa spengono il motore in attesa che la monoposto venga rimossa.


La lunga attesa per un terzo via permette alla Benetton di rimettere in pista con il muletto Alex Wurz che, insieme a Jenson Button, prenderà parte alla gara partendo dalla pit-lane.


Il terzo tentativo è quello buono.


Allo spegnimento dei semafori, Schumacher è ancora una volta impeccabile, tenendo dietro di sé Trulli e Coulthard, con Frentzen quarto davanti ad Hakkinen, il quale stavolta non trova varchi per attaccare il tedesco della Jordan. Malissimo Rubens Barrichello, scavalcato sia da Ralf Schumacher che da un sorprendente Alesi al volante della poco competitiva Prost. Il brasiliano alla fine del primo giro è solo ottavo.


Schumacher sfrutta sin dalle prime tornate la differenza di passo rispetto a Trulli, imponendo un ritmo irraggiungibile per l’italiano, nel frattempo chiaramente un tappo per Coulthard, che nonostante l’incessante pressione non trova spiragli per effettuare il sorpasso, anche perché Trulli non commette alcuna imprecisione. Stesso dicasi per Frentzen, con Hakkinen che al tornantino sfiora il contatto ed un potenziale incidente.



Per le due Frecce d’argento, questa rappresenta una prima parte di gara a dir poco frustrante.


Tutto rimane invariato fino al ritiro dei due piloti scattati dalla pit-lane: Button, fuori per noie al motore BMW, e Wurz, finito a muro alla Sainte Dévote. La Benetton viene rimossa tempestivamente, in modo da evitare l’ingresso di una Safety-Car che sarebbe stata una vera e propria beffa per Schumacher, poiché il tedesco nel frattempo continua a guadagnare mediamente un secondo al giro sul duo Trulli-Coulthard.


Pochi giri dopo si conclude il week-end della Minardi: prima Gené si ritira per problemi al cambio, poi Mazzacane diventa la seconda vittima di giornata della Sainte Dévote.



Trascorsi trenta giri, Frentzen sembra leggermente in sofferenza con le sue gomme, ed i suoi tempi si alzano a tal punto che dietro di lui, oltre ad Hakkinen, sopraggiunge anche Ralf Schumacher, e sebbene più lentamente, persino Alesi, che dal canto suo controlla senza alcun problema Barrichello. Purtroppo, poco dopo il francese deve lasciare la settima posizione a Barrichello per un problema al semiasse, decretando l’ennesimo ritiro della sua stagione, per l’esattezza il quinto in sette gare. Alesi inaugura una fase concitata della corsa, dato che di lì a poco le posizioni di testa vengono stravolte.


Nel corso del trentaseiesimo giro, Hakkinen rallenta improvvisamente in percorrenza del tunnel, perdendo svariate posizioni prima di rientrare ai box. Decretare il ritiro del due volte iridato sembrerebbe una formalità. Ma i meccanici esaminano il problema, che sembra essere sull’avantreno, e passati cinquantatré lunghissimi secondi, riescono a risolvere lo strano inconveniente manifestatosi sulla monoposto del finlandese: un cavo di cablaggio del comando del freno, infatti, era finito sotto la pedaliera, impedendo ad Hakkinen di poter guidare correttamente. Questi torna in pista, ma è decisamente attardato, addirittura dodicesimo.



I guai però non affliggono soltanto la McLaren: nello stesso giro, Jarno Trulli vede infrangersi i suoi sogni di gloria a causa dei soliti problemi di affidabilità della Jordan.


Il pilota italiano può solo riportare mestamente la vettura all’interno del box e lasciare strada libera a Coulthard, il quale dimostra tutta la sua velocità facendo registrare immediatamente il giro veloce della gara.


Peggio ancora va a Ralf Schumacher, che nel passaggio successivo va a sbattere con violenza alla Sainte Dévote. Il tedesco della Williams esce zoppicante dalla vettura, scavalca il guard-rail con fatica e poi viene soccorso per un taglio profondo alla gamba.


Per Ralf, fortunatamente, nessun tipo di frattura.


Al quarantesimo giro, dunque, la zona punti vede protagonisti diversi: Schumacher continua a fare l’andatura in completa solitudine, Coulthard lo segue a debita distanza in seconda posizione, mentre Frentzen è terzo. Barrichello, senza far praticamente nulla, si ritrova quarto, a precedere Fisichella e Irvine.


Hakkinen prova a scuotersi facendo registrare il giro veloce in 1'22"123, ma dalla dodicesima posizione la sua gara può dirsi compromessa. Successivamente, Schumacher e Coulthard abbassano a ripetizione il tempo del finlandese, dando vita ad una battaglia a distanza giocata sul filo dei centesimi.


È il quarantanovesimo giro quando il ferrarista torna ai box per la prima ed unica sosta in programma. Tutto va alla perfezione, e Schumacher conserva agevolmente la prima posizione.


Quando anche Ricardo Zonta imita alcuni dei suoi colleghi sbattendo alla prima curva, i piloti rimasti in gara sono soltanto dodici, e con oltre venticinque giri ancora da completare è facile pensare che il numero sia destinato a ridursi ancora, in un modo o nell’altro.


Intanto, Rubens Barrichello aggancia Frentzen per il terzo posto. I due effettuano il pit-stop in contemporanea ma entrambe le squadre di meccanici sono impeccabili, e Frentzen mantiene la posizione senza difficoltà.



Poi, al cinquantacinquesimo giro, sul rettilineo principale, il colpo di scena: la sospensione posteriore sinistra della F1-2000 di Schumacher salta improvvisamente, con il tedesco che si vede costretto ad effettuare un giro intero su tre ruote, poiché l’anteriore destra tende a sollevarsi. Coulthard ringrazia e si ritrova in testa alla corsa, ne approfitta anche per fare la sua di sosta, e tornare in pista da leader.


Quando Schumacher rientra ai box, i meccanici Ferrari lavorano freneticamente, ma alla fine devono constatare che non c’è nulla da fare. È ritiro, il primo della stagione, arrivato quando la vittoria sembrava oramai in tasca. Ed è così che una giornata da sogno si trasforma tutto d’un tratto in un incubo.


Mentre Coulthard si invola verso un inaspettato successo, Hakkinen prova a dare un senso alla sua corsa ingaggiando un duello valevole per il sesto posto con il vecchio rivale nelle categorie minori, Mika Salo. Lotta che diventa per il quinto posto quando, a otto giri dal termine, Frentzen perde la concentrazione per una frazione di secondo, diventando la sesta vittima di giornata della Sainte Dévote.


Un errore imperdonabile dell’esperto pilota tedesco, che getta alle ortiche un podio preziosissimo per la Jordan. Si ritrova così sul podio, dietro Rubens Barrichello e Giancarlo Fisichella.


Nel finale Hakkinen va dritto alla Chicane del Porto, accontentandosi definitivamente del sesto posto. La sua gara si può perfettamente riassumere nel doppiaggio che subisce dal suo compagno di squadra negli ultimi chilometri da percorrere.


David Coulthard vince il Gran Premio di Monaco, sale a quota due successi in stagione e soprattutto 34 punti in classifica, che gli valgono il secondo posto in classifica piloti. La distanza dal leader Schumacher si riduce a 12 punti, mentre il vantaggio su Hakkinen, terzo in graduatoria, è di 5 punti.


Al netto delle tante difficoltà, Rubens Barrichello può festeggiare su uno dei podi più prestigiosi del calendario grazie al secondo posto, ottenuto soprattutto grazie alle sfortune altrui. Terzo Fisichella, precede Eddie Irvine, che conquista i primi storici punti per la Jaguar, Mika Salo e Hakkinen.



Ancora una volta, chi parte dalla pole position non riesce a trionfare alla domenica. Michael Schumacher sperava di poter interrompere questa maledizione, ma il primo problema in stagione evidenziatosi sulla sua F1.2000 glielo ha impedito.


A beneficiarne è David Coulthard, che potrà anche sembrare un intruso in quella che da inizio stagione si dice debba essere un testa a testa tra Schumacher e Hakkinen.


Tuttavia, lo scozzese tiene botta come non aveva mai fatto negli anni precedenti:


"Mi sento al top della carriera, nel pieno della maturità fisica e mentale. Commetto meno errori, so gestire le situazioni, credo di essere arrivato al massimo delle mie potenzialità. E allora perché nascondermi? Punto al titolo mondiale, sono più che mai in corsa, non mi interessa se c'è chi non mi considera. Posso farcela e non mollerò fino all'ultima gara".


Per il momento ha già centrato un obiettivo:


"C'erano quattro gare che volevo assolutamente vincere, con oggi ho chiuso il poker. Puntavo a Monza, perché i tifosi italiani sono il massimo, a Spa, un circuito fantastico, a Silverstone, perché corro in casa, e a Monte Carlo, la pista dove più conta il pilota. Avrò anche vinto solo otto gare, ma sono tutti successi prestigiosi".


"In questo circuito non si può sorpassare, io alla partenza sono stato fregato da Schumacher e Trulli, avrei potuto andare allo sbaraglio, cercare di attaccarli a tutti i costi, invece ho cominciato a correre in difesa, pensando a tenere in pista la macchina, a portare a casa un risultato comunque prezioso. E questa tattica mi ha premiato. Anche perché stavolta la McLaren è stata fantastica, affidabile, a differenza della Ferrari. Lo avevo detto che la macchina di Schumacher prima o poi si sarebbe rotta. Ora bisogna sperare che la storia si ripeta, che la Ferrari continui a ritirarsi. A livello di prestazioni siamo alla pari, gli episodi possono determinare la differenza. È accaduto qui, succederà anche in Canada".


Lui ci crede, le due vittorie di quest'anno lo hanno trasformato, ma non se la sente di mettere al muro la scuderia, di reclamare più spazio, ora che è lui la lepre e Hakkinen arranca dietro:


"Mika è un Campione del Mondo, merita la massima attenzione. Oggi ha avuto un inconveniente, ma resta un fenomeno".


Il finlandese ha pochi motivi per non sorridere; forse solo uno, ovvero il fatto che Schumacher non abbia vinto. Mika ha dovuto compiere una fatica enorme per portare a casa un misero punticino:


"Tutto sommato è andata bene così. In un Gran Premio così tormentato potevo restare all'asciutto. E poi Schumacher ha rotto, una volta tanto mi sento fortunato".


In casa Ferrari ci si interroga sul problema avuto da Schumacher. Jean Todt sembra non trovare pace, e dichiara alla stampa:


"Sinceramente mi ci vorranno alcuni giorni per smaltire una delusione del genere. Dovremo capire se la crepa negli scarichi è stata determinata dalle vibrazioni che inevitabilmente una vettura accusa su un tracciato del genere, o se deriva da qualcosa d'altro. Io avevo indicato nella partenza, nella strategia e nell'affidabilità le tre cose fondamentali per arrivare al successo; le prime due sono andate benissimo, purtroppo ci ha tradito incredibilmente la terza. No, alla maledizione della pole io non voglio credere, cercherò sempre di mettere i miei piloti nella condizione di poterla conquistare, di questo si può essere certi. Ne abbiamo fatte già tre, quest'anno, ed è senza dubbio una conferma dei nostri miglioramenti visto che in passato al sabato spesso non eravamo brillantissimi. Adesso ci metteremo subito al lavoro per preparare il Canada; due giorni a Monza con Barrichello che va elogiato per aver già portato un bel bottino di punti alla Ferrari, ed altri due a Fiorano con Badoer. Intanto studieremo con la massima attenzione quel che è capitato a quegli scarichi, potete starne certi; l'affidabilità è da tempo un nostro fiore all'occhiello e tale deve rimanere. Vedrete che rimarrà".


Todt spiega anche che nessuno al muretto, nel corso della gara, aveva potuto rendersi conto del problema allo scarico:


"Però ci siamo accorti dalle telemetrie che anche in Barrichello c'era qualcosa di anomalo".


Di conseguenza, è arrivato subito il team radio al brasiliano in cui gli si chiedeva di alzare il piede. Infatti, i tecnici di Maranello, analizzate le due vetture utilizzate, confermano che uno scarico della bancata di sinistra della Ferrari numero 4 di Barrichello si è crepato esattamente come è capitato a Schumacher. Le cause ipotizzate dalla squadra sono tre: un materiale di spessore insufficiente; una soffiatura nella saldatura; o, infine, un’anomala vibrazione innescata proprio dalla zona della saldatura.


Nonostante tutto, Barrichello fa suo un secondo posto dopo due giorni di prove in sordina ed una gara trascorsa lontana dai primi:


"Sono stato chiuso un po' in partenza, poi non ho fatto una buona qualificazione e quindi sono stato penalizzato dalla posizione di partenza. In corsa ho sempre dovuto rincorrere, ma nello stesso tempo ho cercato di risparmiare la macchina e le gomme. Credo che sarei anche riuscito a passare Frentzen, perché ero più veloce".


Dal canto suo, Michael Schumacher si dice più deluso che arrabbiato per il primo ritiro del suo campionato. Il ferrarista si sente scippato di una vittoria certa, del quinto trionfo in sette anni a Monte Carlo, il terzo con la Ferrari:


"Sono sempre rimasto tranquillo, concentrato su quello che dovevo fare, poi si è rotto un tubo di scarico, all'improvviso. La parte superiore ha scaldato il puntone della sospensione posteriore sinistra, lo ha fuso. Un brutto guaio che speravo si potesse sistemare ai box, e invece non c'è stato nulla da fare. Sospensione rovinata, addio gara. Anche perché non si poteva sostituirla. Con gli scarichi rotti si sarebbe distrutta anche quella nuova".


Michael spiega anche quando si è accorto esattamente che il trionfo stava tramutandosi in disastro:


"Alcuni giri prima. Due o tre. Ho capito che c'era qualcosa che non andava, ma non potevo farci niente. Fino a quel momento era stato tutto perfetto, ogni cosa funzionava a meraviglia. Non ho toccato da nessuna parte, non ho commesso errori. Non so spiegarmi perché sia avvenuta questa rottura. Sono inconvenienti che possono sempre accadere, sfortunatamente è successo proprio oggi, in una gara che avevo già vinto".


Dieci punti gettati al vento. Inutile interrogarsi sullo stato d’animo:


"Potrei stare meglio. Può capitare, devo farmene una ragione. Reagire, continuare a lottare, pensare già alla prossima gara".


Questa sconfitta cosa cambia nel Mondiale?


"C'è un aspetto positivo: Hakkinen, il mio avversario principale, ha preso solo un punto. Questo mi spinge a dire che sono deluso, ma non troppo. Però il rovescio della medaglia afferma che io avevo già altri dieci punti in tasca, che sarei andato in fuga, che avrei messo ulteriore pressione alle McLaren. Il campionato è ancora lungo, non saranno i singoli episodi a deciderlo. Ma certo quest'anno ho vissuto giorni migliori".


Suo fratello Ralf si è fatto male. Ha rimediato un taglio alla gamba sinistra, gli hanno dovuto applicare dei punti di sutura, poi è andato all'ospedale. È preoccupato?


"Io sì, lui no, visto che non ha nulla di grave. Ho saputo del suo incidente subito dopo la gara, mi hanno raccontato che aveva solo una ferita e che i medici dovevano chiuderla. Ho provato a chiamarlo, non sono ancora riuscito a mettermi in contatto con lui. Ma questi sono guai di poco conto. Sta peggio chi resta a casa, senza magari conoscere la realtà di chi è in ospedale. Ralf correrà a Montreal, salterà solo i test di Monza. Cosa volete che sia?"


La Ferrari è sempre stata affidabile. E questa è stata la sua forza negli ultimi anni. Ora che è anche velocissima, potrebbe stravincere. E invece a Monaco si è rotta. Bisogna temere una pericolosa inversione di tendenza?


"Un episodio non può fare storia. Fino a quel momento era stata una passeggiata, siamo stati perfetti per tutto il week-end. Posso essere deluso per come è finita, ma non mi sembra il caso di esagerare. Monte Carlo era un circuito favorevole a noi, lo è anche il Canada. A Montreal cercheremo di prenderci una rivincita".


Schumacher ha sempre temuto Hakkinen. Potrebbe correre così il rischio di sottovalutare Coulthard, ma il tedesco non cambia idea:


"Ribadisco: meglio che abbia vinto David e non Mika. So fare bene i miei conti".


Dal volto deluso di Schumacher a quello raggiante di Fisichella, che conquista il secondo podio stagionale:


"L'obiettivo era andare a punti, il terzo posto è un sogno. Dedico questo podio ad un mio amico romano, Fabrizio Tulli. È un pilota di kart, ha trentuno anni, un mese e mezzo fa ha avuto un infarto sulla pista di Parma mentre correva, è entrato in coma e ora comincia a dare segni di risveglio. Gli avevo promesso un grande risultato e questo lo è".


Nonostante il podio, Briatore continua a metterlo in discussione:


"So che il mio futuro in Benetton è incerto, ma finora ho dato il massimo. E poi comunque la cosa è reciproca, perché anch'io ho diverse offerte. Stare sulla corda non mi disturba, ma non ho bisogno di essere pungolato".


Un risultato che fa salire la scuderia italo-inglese in quarta posizione nei costruttori, ad una sola lunghezza dalla Williams, rimasta ferma a 15 punti. La Ferrari, che alle ore 15:00 del 5 Giugno a Maranello svolge un briefing con tutta la squadra per cercare di capire cosa possa essere successo a Monaco, mantiene la leadership grazie al secondo posto di Barrichello, ma adesso la McLaren è lontana soltanto cinque punti, forte dei 53 punti conquistati nelle ultime quattro gare, contro i 29 della scuderia di Maranello.


Davide Scotto di Vetta