#8 1999: GP Francia, sotto al diluvio vince a sorpresa Frentzen, Hakkinen è secondo



Dal 16 al 18 Giugno 1999, la Formula Uno effettua una sessione di test sul circuito di Magny Cours, in Francia, esattamente dove si disputerà la settima prova di un campionato che ha in Mika Hakkinen il suo nuovo leader in seguito alla vittoria conquistata da quest’ultimo in Canada. Un successo facilitato dall’errore clamoroso di Michael Schumacher, che andando a sbattere contro il muro mentre guidava la corsa, è rimasto fermo a quota 30, a soli quattro punti dal finlandese.


A Magny Cours la Ferrari si concentra sul nuovo motore 048B, che sembra dare i frutti sperati durante la prima giornata di test, in cui Schumacher fa segnare il terzo miglior tempo dietro Coulthard e Barrichello, mentre a Londra il vicepresidente della FIA, Bernie Ecclestone, viene operato con successo al cuore nel Chest Hospital di Londra; ad Ecclestone vengono applicati alcuni by pass coronarici. Ma nel secondo dei tre giorni di lavoro, nel pieno di una simulazione gara, il V10 della Ferrari esplode: dopo quaranta giri una grossa fumata bianca fuoriesce dal retrotreno, ed una striscia d’olio viene lasciata sulla pista. In seguito all’inconveniente, Schumacher conferma che l’evoluzione del propulsore Ferrari sarà utilizzata soltanto in qualifica, non essendo ancora pronto per la gara.


Nessun problema invece per Eddie Irvine, che percorre ottantadue giri provando diversi assetti sulla F399 con motore vecchio, fermandosi a soli 17 millesimi dalla migliore prestazione assoluta, quella di Mika Hakkinen, che si ferma sull’1'17"263.


Il nord-irlandese si prende la scena nella terza ed ultima giornata di test, girando in 1'15"981, staccando di oltre un secondo Coulthard e Schumacher, il quale deve fare ancora i conti con uno 048B alleggerito e potenziato, ma ancora poco affidabile: il tedesco rompe per la seconda volta in due giorni il motore, uno 048B alleggerito e potenziato.


Conclusi i test, in casa Ferrari i piloti si concedono qualche giorno di riposo per poi rituffarsi nuovamente nel pieno della stagione. E così, prima di raggiungere la Borgogna, Schumacher collauda la Ferrari con il telaio numero 193, compiendo sette giri sul circuito di Fiorano. Infine, prove di partenza con il telaio numero 190 e altri due giri non cronometrati.


Tornati in Francia, il 24 Giugno 1999 la Ferrari si presenta con la parte posteriore della F399 completamente rifatta, dopo aver lavorato 16 ore al giorno per sei giorni la settimana: cofano più basso per adattarsi sia al nuovo che al vecchio motore, fiancate posteriori ridisegnate, nuovi deviatori di flusso, prese ed uscite d’aria modificate. Tutte novità del programma di sviluppo del team di Maranello, studiate dal greco Nicholas Tombazis, che verranno portate in pista dopo i promettenti risultati in galleria del vento.


Jean Todt spiega che l’obbiettivo è migliorare l’aerodinamica della F399, e si dice certo che la squadra sia riuscita nell’intento:


"Le nuove alette servono a deviare i flussi d’aria; permettono, per esempio, di far uscire meglio l'aria calda proveniente dai radiatori e questo a sua volta ci permetterà di ridurre tutte quelle aperture laterali e superiori usate in alcuni Gran Premi, e che servivano proprio a facilitare l'uscita di questa aria calda".


Riguardo al motore 048B, Todt dichiara:


"Il problema durante i test è stato causato dalla testata. Stiamo già lavorando per risolvere il problema perché sappiamo l'origine del guasto, ma è chiaro che useremo il nuovo motore in gara solo quando ci saranno tutte le garanzie necessarie. Per ora verrà usato solo al sabato, nelle prove libere e nelle qualifiche. Quanto alle nuove gomme extra morbide, provate da Irvine, non saranno disponibili per questa gara".


Il Gran Premio di Francia si preannuncia molto equilibrato, con l’ormai consueta lotta con la McLaren:


"Credo che saremo sempre vicini alle McLaren, ma dobbiamo avere la prova di aver fatto un buon lavoro. Io ripeto sempre che la Formula 1 è uno sport molto difficile. Le cose sono molto migliorate rispetto al passato, ma non basta: a Montreal eravamo in testa alla gara, avevamo praticamente vinto e sapete cosa è successo. Tu sei lì al muretto che ti aspetti di vedere la nostra vettura tagliare per prima il traguardo, e in un attimo il sogno si infrange. È stato un incidente di corsa, purtroppo può capitare".


Eddie Irvine è terzo in campionato, non lontano Schumacher. Tuttavia, come chiaramente scritto nel suo contratto, il suo ruolo rimane quello di seconda guida, ed il rapporto tra i due, secondo Todt, non è assolutamente cambiato rispetto agli anni precedenti:


"Sono insieme da quattro anni e non ci sono problemi. Noi e Schumacher non possiamo che essere contenti se Eddie va forte e fa bene il suo lavoro. Hanno la stessa vettura e lui cerca di trarre il massimo dalla sua, che lo soddisfa e che guida con piacere".


Lo stesso Schumacher si mantiene sulla falsa riga delle parole del suo team manager, dichiarandosi fiducioso per l’imminente nuova battaglia con la McLaren e Hakkinen. Quest’ultimo, intanto, trascorre il giovedì che precede le prove libere partecipando ad una gara in bici sul medesimo circuito. Sulla lotta al titolo, che lo vede per la prima volta in prima posizione, Mika dice:


"Questa è una corsa importante. Aver ripreso il comando della classifica piloti non significa molto, ma dopo la vittoria in Canada abbiamo più fiducia, ed il team sta continuando a sviluppare la vettura. All’inizio eravamo alle prese con problemi di affidabilità, che però sono stati risolti. I tecnici hanno le idee chiare, siamo sulla strada giusta".


Il giorno dopo, venerdì 25 Giugno, l’ottimismo palesato in casa Ferrari riceve l’attesa conferma in pista che cercava Todt: Michael Schumacher si attesta in prima posizione alla fine della sessione pomeridiana, risultando l’unico pilota a scendere sotto il muro dell'1'18. Eddie Irvine lo segue a ruota, e precede le McLaren di Hakkinen e Coulthard, con il finlandese distante quasi quattro decimi dal tempo di Schumacher.


Curioso notare che entrambe le Rosse non partecipino alla sessione mattutina, dato che, come spiega il pilota di punta del team di Maranello:


"La scorsa settimana abbiamo realizzato tante prove a Magny Cours, ed era impossibile ottenere nuove informazioni valide per questo Gran Premio".


Inoltre, Michael invita tutti ad essere cauti sul giudicare troppo in fretta le novità portate dalla Ferrari, anche perché la giornata viene caratterizzata da un forte vento, cosa assolutamente da non sottostimare con le sensibilissime vetture moderne.


Eddie Irvine, infatti, afferma:


"Mi sembrava di provare qui per la prima volta, la macchina era completamente diversa da una settimana fa, dove non avevo sottosterzo; ora lo avevo, e quindi è cambiato anche il modo di guidare. Però nel complesso la nuova macchina va bene. Diciamo che siamo alla pari con la McLaren, non ancora superiori. Potremo fare una bella gara, anche se non sarà facile la scelta delle gomme".


Le prime prove sono caratterizzate anche da altri episodi: in primis, il brutto incidente occorso a Jean Alesi, che ad una velocità di oltre 200 km/h perde il controllo della sua Sauber, che si ribalta e si distrugge, lasciando per fortuna il pilota di casa incolume.


Poi, il controllo antidoping a sorpresa da parte della Federazione Internazionale, su richiesta di Max Mosley, che sorteggia i piloti che devono sottoporsi al test, ovvero: Zanardi, Irvine, Hill, Fisichella, Wurz ed Herbert, con Ralf Schumacher sorteggiato come riserva.


Per effettuare i controlli è necessaria l’urina dei diretti interessati, e se c’è chi, come Fisichella, che riesce subito a farla, c’è anche chi ,come Alex Zanardi, che proprio non riesce a sbloccarsi.


Successivamente, Fisichella scherza su questa circostanza, dichiarando:


"Sono entrato nel bagno insieme a un medico francese che mi guardava e siccome mi scappava l'ho fatta subito: 70 centilitri che poi io stesso ho dovuto versare in due provette. Mi pare giusto che si facciano questi controlli, di che cosa dovrei avere paura? Io non prendo nemmeno un caffè".


Ed anche Zanardi racconta, ridendo:


"Ci ho provato in tutti i modi, persino battendo i piedi per terra come i bambini. Alla fine l'ho fatta, ma che fatica. Ho dovuto ritardare tutti gli appuntamenti e far attendere tante persone. A mio parere comunque, è giusto che la FIA proceda a questi controlli a sorpresa. La Formula 1 deve dimostrare che non ha nulla da nascondere. Credo che nel nostro ambiente nessuno prenda sostanze vietate, ma sottoporsi ai controlli permette di dimostrare una certa trasparenza e di essere solidali con chi lotta contro il doping in un momento nel quale tanti altri atleti vengono controllati ripetutamente, e devono far fronte a continui sospetti".


Un problemino al quale andò in contro anche Nigel Mansel nel 1990, quando l’allora pilota della Ferrari spese ore ed ore per riuscire a fare pipì. Dopo aver faticosamente riempito due fiale, il Leone d’Inghilterra si infuriò, essendosi reso conto che avrebbe perso l’aereo con il quale doveva tornare a casa.


Nessun problema, ma qualche lamentela da parte di Eddie irvine, il quale fa presente che nel corso degli anni sia già stato chiamato più volte, al contrario del suo vicino di box Schumacher, mai sottoposto ad un controllo.


Sabato, il dominio della Ferrari durante le prove libere viene messo in discussione da una variante ancor più determinante di quanto non possa essere il vento: la pioggia.


A voler essere più precisi, una vera e propria tempesta si abbatte su Magny Cours pochi minuti dopo l’inizio delle qualifiche. Nelle primissime fasi della sessione, infatti, solo una leggera pioggerellina bagna l’asfalto; i primi ad uscire sono Rubens Barrichello e Jean Alesi, che completano il loro tempo sul giro e si piazzano in testa. Un tempismo perfetto, in barba agli strateghi dei top team e delle previsioni meteo in fin dei conti non così precise (sembrava infatti che la pioggia dovesse cessare), perché subito dopo si scatena una tempesta che inonda il tracciato.


Manca appena un quarto d’ora alla fine della sessione, la pioggia è leggermente diminuita ma la pista è allagata. Michael Schumacher esce dai box, vuole provare un improbabile assalto a quella pole che per il momento appartiene a Rubens Barrichello. Il ferrarista finisce in testacoda, dopo essere rimasto vittima dell’aquaplaning, e alla fine deve accontentarsi del sesto posto sulla griglia.


Poco male per lui, dato che per gli altri concorrenti va anche peggio: il compagno di squadra Eddie Irvine, che dopo le prove libere diceva di poter puntare persino alla pole position, naufraga in diciassettesima posizione, davanti a Damon Hill, a sei secondi di distacco dal poleman Barrichello; il leader del Mondiale, Mika Hakkinen, è solo quattordicesimo, anch’egli autore di un paio di testacoda su un asfalto, quello bagnato, che non ha mai particolarmente esaltato le sue doti. Salva parzialmente la giornata della McLaren David Coulthard, che si piazza quarto con un ottimo tempo ottenuto nei minuti finali.


Concluse le qualifiche, Damon Hill, le Minardi di Badoer e Gené, e le Arrows di De La Rosa e Takagi rimangono fuori dalla regola del 107% del tempo fatto segnare da Barrichello, e stando al regolamento, dovrebbero essere esclusi dalla gara. Considerando le condizioni particolari della pista però, dopo l’esclusione iniziale i commissari decidono di permettere ai piloti di prendere parte alla gara di domenica.


Una gara che vedrà una prima fila tutta inedita, composta da Rubens Barrichello alla sua seconda pole position in carriera dopo quella ottenuta a Spa nel 1994 al volante della Jordan, e Jean Alesi.


Il brasiliano però non vuole fermarsi alla pole, stavolta punta seriamente alla vittoria:


"Su questo circuito non si può sorpassare, e se riesco a partire in testa, sarà dura venirmi a prendere".


Una pole position che non gli offre soltanto la possibilità di vincere la sua prima gara in Formula 1, ma anche qualche altro beneficio:


"Con Stewart avevamo scommesso un Rolex non appena fossi partito dalla pole position: ora deve regalarmelo".


Al di là delle scommesse vinte, il brasiliano è sempre più al centro di voci di mercato che lo accostano alla Ferrari in sostituzione di Irvine. Rubens però, per il momento, pensa solo alla gara:


"Pensavo di avere una possibilità su cento di poter vincere una gara nella mia vita. Adesso ne ho almeno due. È la più grande percentuale da quando corro. Anche perché la macchina è competitiva e già in mattinata, su un asfalto più asciutto, ero stato il migliore. Quel tempo non era un bluff, Ferrari e McLaren avevano girato con gomme nuove, lì ho capito che avrei potuto spaventarli".


Uscendo dai box prima di tutti, però, oltre a spaventare i top team li ha anche battuti:


"Una voce dall'alto mi ha detto: vai. Ho seguito l'istinto e i consigli del mio direttore tecnico Gary Andersson, che era con me anche nel '94, a Spa, ai tempi della Jordan. Abbiamo di nuovo fregato tutti".


Entusiasmo alle stelle ovviamente anche per Jackie Stewart, alla sua prima pole da proprietario di una scuderia. L’ex campione del Mondo scozzese non resiste e lancia una frecciatina a Ferrari e McLaren per la loro scelta di scendere in pista con colpevole ritardo:


"Non capisco come Ferrari e McLaren abbiano potuto commettere una sciocchezza del genere. Uscire subito era l’unica cosa da fare: fai un tempo e poi si vede. Ma ora i piloti si marcano troppo, e perdono di vista la realtà".


Sulla pista di casa, un ritorno in prima fila è a rigor di logica ancor più gradito per Jean Alesi, che inizia il suo giro di interviste con una battuta:


"Spero che in gara i commissari non sventolino le bandiere blu quando avremo alle spalle Ferrari e McLaren, perché stavolta non siamo doppiati".


Poi l’ex ferrarista si concentra sulle strategie adottate da lui e dai suoi colleghi:


"Sono rimasto stupito dalla tattica dei miei colleghi. Hanno gli occhi come me, e in cielo c'erano solo nuvole nere. In cosa speravano? Uscire subito era l'unica cosa da fare. Questa è pioggia benedetta, perché partire da secondo in Francia è un sogno. Qui tutto il pubblico tifa per me ed è difficile spiegare che senza macchina non puoi fare niente. L'impegno non basta. Finalmente ho potuto regalare una gioia ai francesi. E spero di andare a punti".


"Ho alle spalle tanti Gran Premi, dieci anni di lotte, di soddisfazioni e anche di delusioni, ma quando vedi scoppiare un temporale all'inizio delle qualifiche e vedi il cielo nero fino all'orizzonte non puoi stare ad attendere che arrivi il sole. Sono uscito immediatamente, prima di tutto per controllare l'assetto della macchina, e quando ho visto che in pista c'erano delle pozzanghere spaventose mi sono detto che era meglio continuare a girare per realizzare subito un tempo, e per mettermi al riparo da qualsiasi eventuale sorpresa".


"Questo è il decimo Gran Premio di Francia al quale partecipo, e sono fiero di scattare in prima fila. Conosco bene il circuito e, credetemi, non sarà facile superare a prescindere dalle condizioni meteo. Se dovesse piovere credo che sarebbe saggio per i commissari mandare in pista al momento giusto la safety-car per evitare incidenti inutili: è una corsa che potrebbe rivelarsi pericolosa. Sono molto fiducioso, anche perché i miei meccanici hanno fatto un vero miracolo rimettendo a posto in meno di quindici ore la macchina che avevo quasi distrutto nell'incidente di venerdì. I tifosi qui hanno tanta voglia di vedermi sul podio, e farò l'impossibile per non deluderli".


Per i tifosi francesi le belle notizie non si fermano al secondo posto di Alesi, dato che in terza posizione si qualifica un fantastico Olivier Panis al volante della Prost, un binomio tutto francese che nel '97, prima del brutto incidente di Panis in Canada, stava facendo faville. Poi un ritorno incolore nella seconda parte di quel campionato, ed un '98 difficile a causa di una monoposto tutt’altro che competitiva. In questa stagione le cose sono leggermente migliorate, ma Panis non aveva brillato nel confronto col compagno di squadra Jarno Trulli. Stavolta il francese mette in mostra tutte le sue capacità sul bagnato, e si piazza in seconda fila per una manciata di millesimi, davanti a David Coulthard.


Lo scozzese, per l’appunto, considerando la vettura che guida ed i piloti che lo precedono, può considerarsi il favorito per la vittoria della corsa, se sarà in grado di effettuare una buona partenza e sbarazzarsi dei piloti più lenti di lui prima che rinvengano Schumacher e Hakkinen.


Intanto, però, Coulthard avverte la direzione gara che se le condizioni saranno le medesime anche in gara, questa dovrà essere interrotta:


"Così non si può correre, parlerò con Wurz e con la commissione sicurezza dei piloti. In gara si deve lottare e per farlo ci devono essere le condizioni di sicurezza. Non vorrei proprio trovarmi in una corsa dove si passa il tempo ad entrare e uscire dalla ghiaia delle vie di fuga".


Soltanto quattordicesimo in griglia, Mika Hakkinen ha di fronte a sé una difficile montagna da scalare per raggiungere la zona punti, e soprattutto il suo rivale al titolo, che scatterà molto più avanti:


"Quando sono entrato in pista puntavo a raggiungere il quarto o quinto posto, ma ho capito che non era possibile. Ho provato a forzare ma poi ho pensato al campionato. Stavo rischiando di andare fuori, magari di capottarmi, sarebbe bastato fratturarmi un mignolo e mi sarei giocato due o tre Gran Premi. Ora tutti mi avrebbero dato dello stupido. La corsa sarà un'altra cosa, come sempre può accadere di tutto. Strategia sbagliata? Non so, avevamo deciso di uscire subito poi abbiamo cambiato idea, anche quelli della Ferrari non si muovevano. I team più piccoli hanno rischiato e sono stati premiati. Spero che durante la gara tutto questo non si ripeta, non voglio pensare a un Gran Premio in queste condizioni".


Nel mentre, il suo team manager, Ron Dennis, alla fine delle qualifiche osserva con uno sguardo beffardo il cielo quasi azzurro che si apre su Magny Cours:


"Guardate, si sta asciugando tutto. In questa zona dell'Europa non si era mai registrata un'ora di pioggia continua e violenta. L'esperienza insegna che bisogna aspettare, quando ci siamo accorti di aver sbagliato era troppo tardi. L'aquaplaning era tremendo, non solo di gomme, si creava anche con il fondo della macchina, molto bassa e molto carica aerodinamicamente. Ma dovevamo comunque mandare fuori le macchine, c'è un regolamento, ci dovevamo qualificare. Era pericoloso, certo, ma le corse sono pericolose. Ci consola solo il fatto che le altre grandi squadre hanno fatto il nostro stesso errore".


Sia McLaren che Ferrari ammettono i propri errori di valutazione, e nel caso del team di Maranello, Jean Todt si prende tutta la responsabilità del caso:


"Beh, se vi serve un colpevole scrivete pure che sono io. Eravamo convinti che quel poco di pioggia che c'era all'inizio sarebbe finita, che le altre macchine avrebbero asciugato la pista a forza di girare e che nella parte finale delle prove avremmo potuto fare dei tempi molto più veloci di quelli fatti da Barrichello e Alesi. E invece non è andata così. La colpa è mia".


"Comunque siamo posizionati meglio del nostro avversario diretto, e noi corriamo per il mondiale. Vedrete che sarà una bella gara, non potrete più lamentarvi che non si vedono sorpassi. Sarà una bella gara, e possiamo anche vincere".


Anche Michael Schumacher, comunque sesto dietro la Jordan di Frentzen, non nasconde l’errore commesso dalla squadra:


"Solo due persone in questo caos hanno avuto ragione: Barrichello e Alesi. Gli altri hanno sbagliato tutti. È facile dirlo adesso, col senno di poi, ma in quei momenti non ci siamo resi conto di come stava cambiando la situazione, che è peggiorata anziché migliorare".


"Domani, se pioverà, al via avrò davanti a me un muro d'acqua, l'invisibilità assoluta. E può succedere di tutto. Basta uno che va piano, o uno che si gira e gli finisci addosso senza nemmeno accorgertene, senza poter fare nulla per evitarlo. Spero davvero che cambino le condizioni perché così tutto è troppo pericoloso, dipendesse da me sarebbe meglio non correre in un lago del genere, perché si perde il controllo della vettura anche in rettilineo, figuriamoci in curva. Troppe pozzanghere, poca visibilità, troppi rischi".


Domenica 27 Giugno 1999, come desideravano Schumacher e altri suoi colleghi, a pochi minuti dalla partenza il tracciato di Magny Cours è asciutto, dopo che il warm-up nel mattino si è svolto su pista umida, con David Coulthard in testa alla graduatoria davanti alle Ferrari.


Il pilota scozzese ha avuto una stagione sciagurata fino ad ora, contando tre ritiri per problemi tecnici e due soli piazzamenti a podio. Il sogno iridato sembrava quasi del tutto sfumato, ma con una vittoria, in concomitanza ad un passo falso di Hakkinen, che scatta dalle retrovie, Coulthard potrebbe rientrare nella lotta.


Sul suo cammino però c’è Rubens Barrichello, che ha già avuto occasione in questa stagione di guidare una gara, per la precisione in Brasile, davanti ai suoi tifosi, dove per ventisette giri mantenne con freddezza la leadership. La Stewart è una vettura veloce soprattutto sui rettilinei, dove il motore Ford dà il meglio di sé.



Alesi e Panis non dovrebbero costituire un problema per Coulthard, ma i sorpassi dovranno essere effettuati con rapidità, dato che dalla sesta posizione scatta il pilota vincitore di quattro delle ultime cinque edizioni del Gran Premio di Francia, Michael Schumacher.


Allo spegnimento dei semafori, dei nuvoloni grigi carichi di pioggia incombono sulla pista, ma per il momento la gara viene dichiarata ovviamente asciutta.



Dalla prima fila scattano bene sia Barrichello che Alesi, i quali mantengono rispettivamente la prima e la seconda posizione. Meno reattivo Oliver Panis, passato alla prima curva da Coulthard, sul rettilineo da Frentzen e infine da Michael Schumacher alla curva Adelaide. Il ferrarista prova a sorprendere anche Frentzen, che però è attento e chiude la porta. Mika Hakkinen si fa spazio a centro gruppo, ed in mezzo giro è già risalito in decima posizione.



Al primo passaggio sul traguardo Barrichello è in testa alla gara, davanti ad Alesi che inizia già a rallentare il gruppo di avversari composto da Coulthard, Frentzen e Schumacher. Il pilota della McLaren non perde tempo e in fondo al lungo rettilineo frena in ritardo e sorpassa il trentacinquenne francese.


Mentre Hakkinen risale la china velocemente, passando Giancarlo Fisichella per l’ottavo posto, fatica a fare lo stesso Irvine, diciottesimo alla fine del primo giro dietro Damon Hill.


La primissima fase di gara vede Coulthard attaccarsi alla Stewart di Barrichello, senza però riuscire a rendersi pericoloso, mentre Schumacher, con una vettura dotata di un set-up da bagnato, rimane bloccato dietro Alesi e Frentzen. Hakkinen invece è inarrestabile, scavalca anche le Prost di Trulli e Panis, ed in poco tempo raggiunge Schumacher, in sesta posizione.


In pochi giri, il campione in carica ha superato otto vetture.


Nel frattempo Coulthard, dopo qualche tornata trascorsa a studiare l’avversario, attacca Barrichello alla curva Adelaide; la staccata però è profonda, anche troppo, perché Coulthard finisce largo. Rubens tenta l’incrocio, ma in uscita dal tornantino l’accelerazione della McLaren Mercedes fa la differenza. Coulthard passa in testa e mostra subito di avere un passo gara notevole, girando in 1'19"227, un secondo e mezzo più veloce di Barrichello, il quale, a sua volta, gestisce un gap di quattro secondi sul gruppo di piloti guidati da uno stoico Alesi, che tiene tutti dietro con una modesta Sauber.



Hakkinen è palesemente colui che ha più velocità, e lo dimostra tentando una manovra di sorpasso su Schumacher alla curva Adelaide. Mika tenta l’incrocio delle traiettorie, ma Schumacher tiene bene il punto di corda e scongiura il sorpasso. Il giro successivo, però, il ferrarista non può nulla: Hakkinen stavolta si getta all’interno, frena tardi e non gli lascia scampo. Il finlandese compie un sorpasso di forza, che lo porta adesso in quinta posizione dopo appena nove giri percorsi.



Gli stessi che completa uno sfortunatissimo David Coulthard prima che, per l’ennesima volta, un problema elettrico alla sua McLaren lo estrometta di nuovo dalla corsa. David parcheggia mestamente la vettura nell’erba, vede interrotto il suo tentativo di fuga che stava riuscendo alla perfezione, e deve disperarsi perché la sfortuna sembra essersi accanita contro di lui.


"Il solito disastro, sono molto triste, non riesco mai a chiudere una gara. L'assetto era ottimo, tutto funzionava, ma di colpo la macchina non è andata più. È un anno maledetto".


Dichiara un disperato Coulthard a fine gara.


Così, Rubens Barrichello riprende la testa della gara, mantenendo cinque secondi di vantaggio su Alesi.


Dietro però, prosegue senza sosta la rimonta indemoniata di Hakkinen.


Al quindicesimo giro, il finlandese prova a superare Frentzen con la stessa manovra che gli aveva consentito di avere la meglio su Schumacher, ma finisce leggermente lungo. In uscita dal tornantino i due sono appaiati, ma all’ingresso della curva Nurburgring Mika si prende la posizione, e ora è terzo dietro Alesi.



Il passaggio successivo è il turno dell’ex ferrarista, che prova a difendersi con una forte staccata in fondo al rettilineo. Entrambi finiscono fuori traiettoria e rischiano di fare un bel regalo a Frentzen, che però non è abbastanza vicino per approfittarne. In ogni caso, anche Alesi deve cedere il passo ad Hakkinen, che adesso è secondo, il tutto mentre Schumacher lo osserva da lontano, sornione, in quinta posizione.


A centro gruppo battagliano per l’ottava posizione Fisichella e Ralf Schumacher, con il tedesco della Williams che riesce a sopravanzare l'italiano, mentre Eddie Irvine ha acquisito ritmo ed è risalito in decima posizione, giusto dietro la coppia formata dal romano e dal giovane Ralf.


Trascorsi poco più di venti giri, sul circuito inizia a cadere una fitta pioggia che poi si trasforma in un incessante diluvio, il quale costringe i piloti ad alzare il piede e a rientrare il prima possibile ai box per montare gomme da bagnato. Il primo a farlo è Irvine, il cui tempismo potrebbe favorirlo per il resto della gara, se non fosse che i meccanici non sono pronti ad accoglierlo.


Eddie resta fermo sulla piazzola mentre i meccanici corrono a prendere le gomme da montare sulla vettura, mentre si completa il rifornimento.


La sosta dura addirittura 42.9 secondi.


Un disastro.


Nella confusione generale causata dall’esodo nei box dei piloti, Damon Hill e Toranosuke Takagi si toccano: l’alettone anteriore della Arrows va contro la gomma posteriore sinistra di Hill, che deve così fare i conti con una foratura all’uscita della pit-lane.



Dopo che tutti hanno montato gomme da bagnato, la situazione in testa è pressoché invariata: Rubens Barrichello mantiene la prima posizione davanti ad Hakkinen, Alesi, Frentzen, Schumacher e Panis.


I valori in campo però sono cambiati, al punto che ora Jean Alesi si concede il lusso di insidiare Hakkinen per la seconda posizione. Il francese forse si lascia trasportare un po' troppo dall’idea, perché in percorrenza della curva Estoril perde il controllo della vettura, finendo la sua corsa nella ghiaia. Alesi sbatte a ripetizione i pugni contro il volante, e continua a disperarsi una volta sceso dall’abitacolo. Le chance di ottenere punti, o addirittura un podio, erano alte, e Jean ne è consapevole.


Un errore, quello di Alesi, giustificabile dal fatto che la pista sta diventando impraticabile a causa della pioggia torrenziale.



Se ne rende conto la direzione gara, che neutralizza la corsa mandando in pista la Safety Car, in attesa che la pioggia diminuisca di intensità.


Nonostante la vettura di sicurezza sia in pista, non mancano i ritiri nemmeno in questa fase. Jacques Villeneuve, Alex Wurz e Marc Gené, infatti, mentre sono in procinto di ricongiungersi con il gruppo rimangono insabbiati in diversi punti della pista, a dimostrazione di quanto la pista sia insidiosa.



Finisce anche la gara di Damon Hill, a causa di noie elettriche sulla sua Jordan. La stagione del britannico, soprattutto se messa in confronto con quella di Frentzen, è da considerarsi disastrosa: cinque ritiri in sette gare, e solo due punti conquistati grazie al quarto posto ottenuto ad Imola. Già nelle settimane precedenti, il Campione del Mondo 1996 aveva annunciato il suo ritiro a fine stagione, poi però, raggiunto dai giornalisti nei box, non esclude la possibilità di lasciare il posto vacante già a partire dal prossimo Gran Premio, che si correrà a Silverstone.


Dopo sette giri trascorsi con le vetture in fila dietro la Safety Car, la direzione gara dà il via libera per ricominciare la gara al giro trentacinque, essendo la pioggia praticamente cessata. Con l'assetto da bagnato, Schumacher è molto più a suo agio di quanto non fosse nella prima fase della corsa, e comincia subito ad insidiare la terza posizione di Frentzen.



Hakkinen fa lo stesso con Barrichello, e al trentaseiesimo giro vede lo spiraglio alla frenata della curva Adelaide e si getta all’interno. Mika però sfiora il cordolo e in accelerazione la vettura finisce in testacoda. Un errore banale, che rende vana parte della fantastica rimonta effettuata precedentemente, poiché il campione in carica riparte in settima posizione, dietro Ralf Schumacher e davanti ad Irvine.


La momentanea uscita di scena di Hakkinen risveglia Michael Schumacher, che scavalca Frentzen nell’unico vero punto di sorpasso del tracciato, il tornantino.


Al quarantaduesimo giro, Michael è a pochi metri da Barrichello, e sempre alla fine del lungo rettilineo che porta alla curva Adelaide, malgrado la distanza dal ventisettenne brasiliano fosse sostenuta, tira una staccata formidabile con la quale si affianca al leader della corsa, il quale mantiene la calma, allarga la traiettoria ed incrocia in maniera magistrale. Una difesa perfetta.


Passano altri due giri, Schumacher ritenta con un’altra straccata profonda, e stavolta non permette a Barrichello di incrociare la traiettoria. Assetto da bagnato sfruttato alla perfezione, e testa della corsa acquisita.



Il testacoda di cui è rimasto vittima ha forse causato una perdita di fiducia in Mika Hakkinen, per niente a suo agio in questa fase di gara, come dimostra il sorpasso subìto da Irvine. Il numero due della Ferrari ha la meglio anche su Jarno Trulli ed entra così in zona punti, non lontano da Ralf Schumacher, quinto.


Ad esclusione di Schumacher, che scappa via dopo aver superato Barrichello, a partire dal pilota brasiliano, passando per Frentzen, Panis e Ralf Schumacher sino ad Irvine, sono tutti racchiusi in pochi secondi, in lotta per le posizioni che valgono punti.


Al cinquantesimo giro i meccanici Ferrari accolgono Irvine per la seconda sosta in programma, e oltre al rabbocco di benzina, sulla F399 del nord-irlandese vengono montate ancora gomme da bagnato, sebbene le condizioni della pista migliorino giro dopo giro. Ciò aiuta Hakkinen, che con l’asciugarsi della pista acquisisce anche velocità. Il finlandese supera prima Trulli e poi Panis, e grazie alla sosta di Irvine sale in quinta posizione.


Una gara che non concede un attimo di sosta, se si escludono i giri dietro la Safety Car, offre un nuovo colpo di scena a circa venti giri dal termine.


La regia internazionale inquadra Michael Schumacher, fino a quel momento in testa alla corsa con otto secondi di vantaggio su Barrichello, incalzato proprio dal brasiliano della Stewart, che in un solo giro ha azzerato il gap. Qualcosa non va sulla Ferrari del tedesco, e a darne la conferma è il fatto che ai box il suo ingegnere di pista, Ignazio Lunetta, sia pronto con un altro volante, da sostituire al momento del secondo stop ai box, che avviene pochi giri dopo.


Tutto viene svolto regolarmente: il rifornimento, la sostituzione delle gomme e del volante. Schumacher però riesce a lasciare la piazzola soltanto dopo qualche secondo di troppo di attesa. La sua sosta, infatti, dura ben 13 secondi, e Michael torna in pista sesto, in attesa che chi gli è davanti effettui il pit-stop.


La gara pazza di Hakkinen intanto prosegue, e che il campione in carica abbia di nuovo la giusta confidenza con la pista è un dato di fatto confermato dall’attacco che quest'ultimo porta ai danni di Frentzen. Il pilota della Jordan prova a resistere ma finisce lungo, e Hakkinen è di nuovo secondo, all’inseguimento di Barrichello.


I due sono di nuovo vicini al cinquantanovesimo dei settantadue giri previsti. Hakkinen gli si affianca sul lungo rettilineo, ma Barrichello resiste e lo tiene dietro con un’altra manovra di difesa sontuosa, che però non riesce a replicare il passaggio successivo, perché Hakkinen esce meglio dalla curva Estoril e fa sua la testa della corsa ancor prima di giungere alla staccata.


La gara da montagne russe di Hakkinen però non è ancora finita.


A dieci giri dal termine, gli unici a non essere rientrati per la seconda sosta sono gli stessi che occupano le posizioni sul podio: nell’ordine Hakkinen, Barrichello e Frentzen.



Quest'ultimo vive qualche secondo di spavento quando, mentre è in procinto di doppiare la Arrows di De La Rosa, non riesce più ad inserire le marce: un piccolo spavento che dura pochi istanti, dopodiché Frentzen riprende indisturbato la sua corsa in terza posizione.


Michael Schumacher è quarto, attende che i primi tre si fermino, ma gira su tempi lentissimi, che ad un certo punto sono addirittura quattro secondi più alti rispetto a quelli che registra Hakkinen. Il problema alla Ferrari non è stato risolto con il cambio di volante, e piuttosto che pensare a chi gli sta davanti, Michael deve guardarsi negli specchietti, perché arrivano il fratello Ralf ed il compagno di squadra Irvine.


A otto giri dal termine, l’ultimo colpo di scena di una gara fantastica: Hakkinen e Barrichello rientrano ai box per la seconda sosta, e tornano in pista dietro Frentzen, che, secondo le indiscrezioni giungono dalla pit-lane, ha imbarcato abbastanza carburante durante il primo pit-stop per poter arrivare alla bandiera a scacchi senza fermarsi.


Il tedesco della Jordan riesce per pochi secondi a stare davanti ad Hakkinen, così come Barrichello tiene la posizione su Schumacher per il rotto della cuffia.


Al muretto box, Eddie Jordan può iniziare a sperare nella seconda vittoria della sua scuderia, ed anche Frentzen, a sua volta, vede avvicinarsi la sua seconda vittoria in carriera. Hakkinen gira su tempi molto simili a lui, ma poi il finlandese alza i tempi, decidendo di accontentarsi del secondo posto, che viste le premesse, vale come una vittoria.


Michael Schumacher nel frattempo, spera che Irvine riesca a superare suo fratello Ralf, in modo da proteggere la sua quarta posizione. Eddie in effetti ci prova all’ultima curva con manovra che però non ha successo. Poche curve dopo, Ralf passa agevolmente il fratello maggiore al tornantino, conquistando la quarta posizione.



Al settantaduesimo ed ultimo giro, Heinz-Harald Frentzen taglia il traguardo e vince il Gran Premio di Francia, festeggiando il suo secondo successo in carriera grazie ad una prestazione solida e una guida magistrale, soprattutto nel momento in cui doveva gestire una vettura pesantissima per il tanto carburante imbarcato. Lui che quasi rischiava di non prender parte al week-end di gara in seguito al brutto incidente di cui era rimasto vittima in Canada.



Completano il podio Hakkinen e Barrichello, anche loro protagonisti assoluti di questa gara, uno per i tanti sorpassi compiuti, l’altro per la freddezza con cui ha gestito la testa della corsa per così tanto tempo, senza lasciarsi intimidire dagli attacchi di Hakkinen prima e Schumacher poi.


Dietro, Ralf Schumacher giunge quarto, mentre Michael conclude quinto scortato fino al traguardo da Irvine, sesto a chiudere la zona punti davanti alle due Prost di Trulli e Panis.



Nel parco chiuso, Frentzen è così emozionato da scendere dall’abitacolo in fretta e furia, dimenticandosi di riposizionare il volante. Ci pensa Eddie Jordan a farlo, anche se a mano tremanti fatica un po' ad inserirlo. Hakkinen, dal canto suo, esulta come se avesse vinto la gara, felice per la rimonta e per i punti guadagnati su Schumacher.


Il suo vantaggio in classifica sul tedesco, infatti, sale a 8 punti (40 per Mika contro i 32 di Schumacher). Terza posizione occupata sempre da Irvine, a quota 26 punti, ma incalzato adesso da Frentzen, che con questa vittoria vola a 23 punti.



Accerchiato dai giornalisti al termine della corsa, Eddie Jordan, ricordando anche il successo Hill sotto la pioggia di Spa, dichiara emozionato:


"Beh sembra davvero che ci piacciano le gare sul bagnato. Cosa posso dire, Heinz-Harald è stato fantastico, dopo l’incidente di settimana scorsa. La strategia è stata perfetta, ma lui lo è stato ancora di più. Nessun errore durante tutto il weekend, una guida fenomenale".


Prima di correre dal vincitore, il team manager parla anche di Hill e del suo probabile ritiro anticipato:


"La decisione è sua, Damon è un professionista ed una delle persone migliori che abbia mai conosciuto. Qualsiasi sarà la sua decisione, la rispetterò".


In conferenza stampa, Frentzen inizia col parlare degli ultimi giri, quando si è ritrovato in testa alla corsa:


"Quando ho visto Hakkinen e Barrichello che rientravano ai box, non credevo ai miei occhi. Ero primo, a sette giri dalla fine, con benzina sufficiente per arrivare in fondo. Non ho pensato alla vittoria, mi faceva paura solo immaginarla. Però ero lì, in testa, e mi sono messo a spingere come un matto. Quando ho cominciato a credere nel miracolo? Solo dopo l'ultima curva. Il rettilineo finale è così corto".


"Non sono stato io a decidere di effettuare un solo pit-stop, nemmeno mi ero accorto che mi avevano inserito così tanta benzina. Durante la sosta abbiamo perso un sacco di tempo per rifornire la macchina e io non capivo. Anzi, appena sono tornato in pista, ero sconvolto: pioveva a dirotto e la mia vettura era pesantissima, non riuscivo a guidarla, soffrivo da morire, in preda all'aquaplaning. Allora ho chiamato i box via radio e gli ho chiesto: che accidenti avessero combinato? Vai tranquillo, mi hanno risposto, ora entra la Safety Car. Sei pieno di benzina e non dovrai più fermarti. È stato un momento terribile, alla seconda curva la macchina mi è scappata di mano. Gridavo alla radio: mandate dentro quella maledetta Safety Car, ma i commissari hanno aspettato l'incidente di Alesi. Non è stato comunque l'unico attimo di panico. Ad un certo punto, quando ero terzo e non riuscivo a doppiare De La Rosa, per rallentare mi sono ritrovato in folle. Altri brividi, mi sono messo a schiacciare tutti i pulsanti del volante. Per fortuna sono ripartito".



È un terzetto colmo di soddisfazione quello che presenzia in conferenza, e dopo Frentzen tocca ad Hakkinen esternare le proprie sensazioni dopo una gara fatta di alti e bassi, ma conclusa con un secondo posto importantissimo in chiave iridata. Il testacoda di metà gara mentre era in lotta con Barrichello, però, potrebbe essergli costato il successo:


"Lì, forse, ho perso la vittoria, ma dopo una rimonta del genere piangere sarebbe stupido. Non amo farmi i complimenti, ma stavolta la mia prova è stata proprio fantastica. Ho perso il conto dei sorpassi, ho corso molti rischi, ma era necessario. Ho preso altri quattro punti a Schumacher".


I sorpassi di Mika sono stati ben quattordici, ma come sostiene lui stesso:


"Non è stato facile superare così tanta gente, ma ho provato sensazioni meravigliose. Avevo avuto paura della pioggia nelle qualifiche, mi ero trattenuto accontentandomi della settima fila. Credevo di dover limitare i danni, correre in difesa e invece a disperarsi è la Ferrari. Certo, otto punti sono pochi, con nove gare ancora da disputare, ma la Ferrari ha sprecato due grosse occasioni, in Canada e qui in Francia, in circuiti che la vedevano favorita. Questo secondo posto a Magny Cours, sotto l'aspetto della fiducia, può contare più delle mie vittorie, perché non era facile reagire con quel quattordicesimo posto in qualifica, abituati come siamo a partire in prima fila. Potevamo andare in confusione e invece abbiamo risposto alla grande, con una strategia azzeccata, con perfette comunicazioni via radio, con un grande lavoro di gruppo. Sento sempre magnificare la squadra Ferrari, l'abilità dei loro meccanici ai box, la velocità dei pit-stop. Ebbene, la McLaren non è inferiore. Abbiamo avuto qualche problema d'affidabilità a inizio stagione, ma siamo riusciti a risolverli. Abbiamo buone chances di ripetere il trionfo dell'anno scorso".


Con un parziale pesante di 26 punti a 6 nel confronto con Michael Schumacher nelle ultime tre gare, Hakkinen ha preso con decisione la testa del Mondiale, reagendo alle due vittorie del ferrarista ad Imola e Monte Carlo. Sempre più capace di fare la differenza, freddo e calcolatore nei momenti difficili e bravo a sfruttare al meglio la sua Mp4/14. Jo Ramirez, coordinatore della McLaren, dispensa elogi per il campione finlandese:


"Mika sta diventando più forte di Schumacher, perché non si fa mai prendere dal panico. Quando si è girato, nel duello con Barrichello, è ripartito senza problemi. Se sbaglia, dimentica. E se spinge, non ce n'è per nessuno".


Altro MVP di giornata è senza ombra di dubbio Rubens Barrichello, per larghi tratti in testa alla corsa, ma alla fine soltanto terzo. Il brasiliano è riuscito a conquistare il secondo podio stagionale per lui e per la Stewart:


"Ho emozioni contrastanti, non posso dire di essere deluso perché sono di nuovo sul podio. Ovviamente, essendo stato in testa alla corsa per così tanti giri, avevo la sensazione che potesse essere la nostra giornata. Quando ha iniziato a diluviare, però, ho sofferto parecchio per l’aquaplaning, anche se per fortuna non sono finito in testacoda. Guidare in quelle condizioni era molto difficile, avevo molto sovrasterzo e non ero velocissimo se paragonato alle McLaren, le Ferrari o anche la Jordan di Frentzen. Dunque, direi che alla fine la terza posizione è un risultato più che accettabile".


"È stato molto divertente battagliare con Mika e Michael, ho provato ad essere il più corretto possibile. Spero di poter essere lì con loro sempre più spesso. Mi mancavano dieci chili, tre giri. Non fossi dovuto andare ai box, ora sarei io ad esultare per il successo".


La delusione fa capolino nel box Ferrari alla fine della corsa, e fa il paio con una grossa dose di rammarico considerando che prima del problema elettronico che ha afflitto la F399 di Schumacher, quest'ultimo era comodamente in testa alla corsa. Ai microfoni dei giornalisti il trentenne di Kerpen racconta il guaio che gli ha compromesso la gara:


"Quello era il momento in cui mi trovavo in testa con una decina di secondi su Barrichello, e all'improvviso me lo sono visto piombare addosso. In poco più di un giro ho perso tutto il vantaggio. I problemi erano cominciati già prima, quando aveva smesso di funzionare la radio e dovevo cercare di comunicare con il muretto gesticolando con le mani; e in seguito sono arrivate difficoltà nella selezione delle marce, il cambio faceva quello che voleva, a un certo punto avevo soltanto la prima e la seconda. Per forza crescevano i miei tempi e Barrichello mi piombava addosso. Dopo la sosta ai box ed il cambio di volante, le marce si sono rimesse a funzionare, ma la situazione generale non è migliorata affatto, la macchina aveva un comportamento strano, era difficile da guidare. Forse il nuovo treno di gomme non lavorava bene o forse la pressione non era giusta, chissà. Le gomme davanti si sono consumate in fretta, non c'era più l'inserimento in curva, la situazione era davvero caotica. Che potevo fare in quelle condizioni? Persino Ralf mi ha superato".


Senza questi problemi sarebbe arrivata la terza vittoria stagionale?


"Non credo che avrei vinto, Frentzen con una sola sosta ha fatto una gara fantastica. Forse però sarei potuto arrivare davanti ad Hakkinen. E voglio fare tanti complimenti ad Heinz-Harald, è stato bravissimo e ha proibito a Mika di raccogliere quattro punti in più, lo ringrazio per questo".


"All’inizio la macchina era un po' lenta perché c'era molta benzina e avevamo l'assetto da bagnato, sapendo che a un certo punto sarebbe piovuto. La Safety Car, tra l’altro, è uscita al momento giusto ed è rimasta in pista a lungo com'era necessario. Sabato ero preoccupato perché temevo una partenza sotto la pioggia dopo il caos nelle qualifiche. Così invece il via è stato regolarissimo, come del resto tutta la gara".


Ora bisogna lasciarsi alle spalle il risultato deludente e lavorare sodo per tornare in alto a Silverstone, dove la Ferrari sarà impegnata in una sessione di test appena lasciata la Francia:


"Adesso pensiamo a Silverstone, là saremo proprio nella tana della McLaren, ma non dobbiamo spaventarci, la lotta è più che mai aperta".


Eddie Irvine parla di una giornata storta, in cui tutto quello che poteva succedere, è successo. A partire dal via, quando non è scattato benissimo:


"La macchina mi è andata in folle ed ho dovuto reinserire la prima, ritardando il via. Volutamente sono andato un po' cauto all'inizio, per non danneggiare le gomme e non commettere errori ben sapendo che la pioggia sarebbe arrivata".


Quando è arrivata, però, il pit-stop lungo quaranta interminabili secondi ha danneggiato la corsa del pilota nord-irlandese:


"Con la squadra avevamo concordato in questo modo: tu entri non appena comincia a piovere. Ed è ciò che ho fatto. Via radio ho gridato subito pit, pit, pit e mi sono tuffato dentro. Sapevo che forse non sarebbero stati pronti proprio al 100% ma valeva tentare, anticipare tutti. Non so cosa sia capitato, è stata una sosta troppo lenta, che non finiva mai. Ma può capitare ed è inutile ora tirar fuori i se e i ma. Una cosa molto strana, perché è proprio un nostro punto forte quello di non commettere errori. Certo che, anticipando gli altri, avrei potuto compiere un bel balzo in avanti in quel giro che ha preceduto l'ingresso della Safety Car, forse sarei potuto arrivare anche terzo e la situazione sarebbe cambiata. Poi però è toccato a me fare un errore incredibile, proprio da stupido".


Eddie infatti spiega di essere finito in testacoda in regime di Safety Car:


"Si zigzagava per scaldare le gomme, e ad un certo punto ho rischiato di toccare chi mi stava davanti, ho frenato e sono slittato in testacoda. Grosso stupido che sono. Ho perso tre o quattro posizioni, ma poi le ho ben presto recuperate, la macchina andava benissimo e mi sentivo più veloce di tutti quelli con i quali mi trovavo a battagliare. Sì, ho fatto tanti sorpassi, qualcuno anche molto bello, almeno credo. Ho capito che avrei potuto raggiungere facilmente anche Michael, come ho fatto".


Senza la pioggia, a detta di Irvine, la Ferrari avrebbe potuto fare facilmente doppietta:


"Perché avevamo preparato molto bene la macchina. Sicuramente qui eravamo più veloci delle McLaren. Sarebbe potuto andar bene anche con queste condizioni atmosferiche, ma ci sono stati errori ed inconvenienti e quindi abbiamo mancato un'opportunità molto molto grande".


Mentre è in corso l’intervista, dietro Irvine passa Eddie Jordan, che abbraccia il suo ex pilota ed esclama:


"Eccolo qua il primo dei battuti. Ma non preoccuparti Eddie, l'anno prossimo ti riprendo con me".


Un simpatico siparietto che si conclude con entrambi che ridono e si danno pacche sulle spalle.


C’è poco di divertente invece, nella riunione che avviene lunedì a Maranello per analizzare la gara, e in questo caso, tutto ciò che non ha funzionato come dovrebbe.


Il presidente Montezemolo è talmente amareggiato da non riuscire neppure a arrabbiarsi:


"Con tutto quello che abbiamo e facciamo, com'è possibile una gara così?"


Chiede a Todt e agli ingegneri delle due squadre reduci da Magny Cours, accasciandosi sulla poltrona. In risposta a questa domanda, dalla Ferrari fanno sapere che:


"Abbiamo pensato che Michael avesse fatto un testa coda e che la televisione non lo avesse ripreso in quel finimondo d’acqua. Non sapevamo nulla. Guardare la telemetria era inutile. Sui monitor apparivano soltanto misteriosi geroglifici: la trasmissione dei dati dalla centralina di bordo non funzionava. Se avessimo potuto seguire la telemetria ci saremmo accorti prima che qualcosa non funzionava. Invece, buio completo".


"Dopo la sostituzione del volante, il cambio funzionava di nuovo, il resto no. Normalmente la pioggia e l'umidità non creano problemi al volante, abbiamo fatto più volte queste prove. A Melbourne scoprimmo che era un interruttore la causa del mancato funzionamento del cambio sul volante. Adesso potrebbe essere uno spinotto, quello che collega il volante ai computer di bordo. Il problema è che con la pioggia e il caldo si creano dei vapori bollenti, l'umidità vicino al motore arriva al 130%. Se un contatto manda in tilt il computer o se un sensore non invia più i suoi dati, succede che, come tutti i computer, si mette da solo in recovery: il computer continua a funzionare, solo che non avendo più i parametri inseriti va a cercarsi da solo altri parametri per avere un riferimento, e dopo un po' riprende a funzionare in modo diverso. Questo potrebbe spiegare la lentezza della macchina di Michael nella fase successiva della gara".


Secondo argomento da affrontare, il pasticcio durante il pit-stop di Irvine:


"Purtroppo è successo tutto così all'improvviso che siamo andati nel panico. Non abbiamo sbagliato strategia, sapevamo benissimo dell'arrivo della pioggia, eravamo preparati ad ogni evenienza. Solo che avevamo programmato prima il rientro di Schumacher e poi quello di Irvine. Quando invece Eddie a trecento metri dalla corsia dei box ha visto la pioggia e ci ha chiamato per dire che rientrava, siamo stati contenti perché questo gli avrebbe permesso di guadagnare poi molte posizioni. Sennonché ad essere pronte in prima fila c'erano le gomme di Michael, ed è successo un po' di parapiglia. Alla fine qualcuno ha gridato forte: le altre, le altre, le altre per Giove. E così si è messo mano all'altro set. Certo che non devono succedere queste cose, ma intanto sono accadute".


Per rimediare, la Ferrari studia delle fodere di colore diverso in modo che anche con la coda dell'occhio sia sempre reperibile il set giusto. In effetti sulle gomme viene scritto col gessetto a quale pilota sono destinate, ma le coperture termiche sono tutte nere e anonime, e in quella montagna di pneumatici, qualcuno, a causa dell'ansia e la fretta nel fare una cosa diversa da quella programmata, è entrato in confusione.


Con tante recriminazioni per un week-end concluso lontano dalle posizioni sul podio, quando le prestazioni delle prove libere facevano pensare a tutt’altro, la Ferrari cerca subito di rimettersi in riga puntando forte sul Gran Premio di Silverstone, dove sarà necessario reagire alla McLaren e ad Hakkinen, che a loro volta approcciano il Gran Premio di casa per la scuderia di Woking fiduciosi di poter incrementare il vantaggio in classifica piloti, e ridurre quello nei costruttori, dove la Ferrari è ancora in testa con soli 6 punti da gestire sui rivali.


Il Gran Premio di Silverstone, molto più di quanto non sia stato il Gran Premio di Francia, sarà lo snodo cruciale di questa stagione. E, purtroppo per la Ferrari, non a favore di Michael Schumacher.


Davide Scotto di Vetta

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