#8 1998: GP Canada, Schumacher torna alla vittoria, le McLaren si fermano, Irvine rimonta ed è terzo

Aggiornato il: giu 22



Stanco dei ripetuti attacchi di Schumacher, Antonio Corsi, Amministratore delegato di Goodyear Italia, risponde alle accuse del tedesco, reo di aver indicato la casa americana come la causa principale del deficit in termini prestazionali che la Ferrari paga dalla McLaren:


"I rapporti con la Ferrari sono buoni, dal presidente Montezemolo a Irvine, si tratta di persone con le quali si può ragionare. Schumacher è diverso: viene considerato una specie di semidio, ed è difficile gestire un simile personaggio. Forse siamo stati troppo protettivi nei suoi confronti, e anche con il presidente Montezemolo. Il nostro chairman, Sam Gibara, gli ha telefonato e ha detto: Ora basta".


"Il presidente ha capito, Schumacher no".


Nel suo ultimo anno di permanenza in Formula Uno, Goodyear sta lavorando sodo per fornire pneumatici che siano all’altezza di quelli Bridgestone, che a cavallo tra la stagione ‘97 e ‘98 hanno compiuto un salto di qualità non indifferente.


Fino ad ora, tuttavia, i risultati non sono stati soddisfacenti.


Impegnato in una sessione di test a Monza, Schumacher risponde così alle dichiarazioni di Corsi:


"Non conosco quella persona, quindi non saprei rispondere. In ogni caso, chiedete alla McLaren se vuole provare le nostre gomme".


La diatriba, tuttavia, non si placa, quindi Antonio Corsi torna a ribadire:


"È vero che ad inizio stagione eravamo un po' in ritardo nei confronti della Bridgestone, ma ora il gap è stato colmato, e Schumacher dovrebbe smetterla di sputare nel piatto in cui mangia. Rifiutiamo le sue accuse che ci attribuiscono il 70% delle responsabilità dei risultati di quest’anno. Non è giusto, non accettiamo di passare come l’unico capro espiatorio".


Tuttavia la Goodyear si dissocia dalle dichiarazioni dell'amministratore delegato.


Dopo una telefonata di Sam Gibara, presidente del colosso di Akron (Ohio), a Luca di Montezemolo, dagli Usa giunge in Italia questo comunicato:


"Diciotto anni di lunghe e positive relazioni in Formula Uno non possono essere in alcun modo sminuite dalle infelici dichiarazioni fatte alla stampa in Italia. Noi continuiamo ad aspettare e a rispettare le valutazioni che riceviamo dal team e dai piloti, Michael Schumacher ed Eddie Irvine, sulle prestazioni dei nostri pneumatici e continuiamo a svilupparne di nuovi e più competitivi".


Sul circuito lombardo, intanto, sulla F300 vengono testati un nuovo alettone anteriore, e per l’appunto, nuovi pneumatici Goodyear, che però non vengono messi alla frusta a causa della pioggia che fa capolino sul tracciato per due giorni su tre. Verranno ugualmente utilizzati nel prossimo week-end di gara a Montréal, con tutte le incognite del caso, perché Goodyear e Ferrari hanno fretta di recuperare sugli avversari.


C’è anche la McLaren a Monza, per testare un nuovo motore, per il momento solo sperimentale, che però si rompe subito; in ogni caso, Coulthard e Hakkinen fanno registrare, come al solito, i tempi più rapidi.


Ai primi di Giugno, la Formula Uno arriva in Canada, per la settima prova del Mondiale 1998.


Prima di tutto, Michael Schumacher si scusa con Pedro Diniz, che a causa di una manovra folle ed inutile del tedesco, che era doppiato, all’ultimo giro del Gran Premio di Monaco quasi rischiava di perdere un preziosissimo sesto posto.


Acqua passata ormai, e deve esserlo soprattutto per Schumacher, che nel frattempo ha litigato con la casa produttrice di pneumatici per il suo team, si è messo contro una buona parte della stampa italiana ed internazionale, e accusa una notevole distanza dal leader in classifica iridata, Mika Hakkinen, che in tutto ciò sembra inavvicinabile.


Per distogliere i cattivi pensieri, il pilota tedesco, alla vigilia del Gran Premio del Canada, decide di dedicarsi ad una passeggiata a cavallo, nei boschi, assieme a Corinna.


La pista di Montréal dovrà essere un punto di svolta anche per la Williams, fino ad ora protagonista di una stagione anonima. Il Campione del Mondo in carica, Jacques Villeneuve, spera che la sua rivoluzionata FW20, che diverrà poi FW20B, possa permettergli di tornare a lottare per la vittoria. Il pilota di casa si mostra piuttosto ottimista in conferenza stampa, puntando in alto in vista di domenica:


"La vettura è migliorata, e le gomme dovrebbero essere più competitive. Quindi punto al podio, anzi, più in alto ancora".


Chissà se avrà ripensato a queste parole quando venerdì pomeriggio, alla fine della seconda sessione di prove libere, nel guardare la classifica il campione canadese ha dovuto scendere fino alla sedicesima posizione per trovare il suo nome. Un risultato bugiardo - Jacques gira pochissimo in entrambe le prove libere, coi suoi guai che cominciano già in mattinata per un motore rotto - ma lo stesso sconfortante.


Il neo-sposo Mika Hakkinen è saldamente in testa, nonostante le gomme Bridgestone facciano un po' fatica a lavorare al meglio, a causa delle basse temperature. Schumacher è secondo, non lontano, seguito da Alesi, Coulthard, Fisichella, Frentzen e Irvine.


Il pilota di punta della Ferrari, al termine delle prove, palesa ottimismo, ma predica calma:


"Andiamoci piano prima di parlare di miracoli, certamente questo notevole miglioramento è dovuto in larga parte alle gomme, ma aspettiamo le qualifiche. Nelle prove del venerdì non si sa mai ognuno di noi quanta benzina ha, mentre sabato tutti siamo alla pari".


"Quindi prima di esultare aspettiamo".


"Io però resto ottimista, sento che la macchina va bene, è molto guidabile e questo è importante. Io qui devo vincere, devo fare molti punti, la pole position sarebbe una bella soddisfazione, ma non servirebbe a nulla. L'importante è vedere che siamo competitivi, che le distanze si accorciano. Domani faremo meglio i conti". "Il grosso del miglioramento viene dalle gomme, ci sono anche delle migliorie aerodinamiche e meccaniche, ma niente di speciale".


Considerando tali affermazioni, si può dire che Schumacher non sia sorpreso nel vedere, sabato 6 giugno 1998, ancora una volta tutte e due le McLaren riuscire a monopolizzare la prima fila, con l’unica differenza che David Coulthard riesce a conquistare la sua terza pole position stagionale.


Un’impennata d’orgoglio, che per soli 67 millesimi gli consente di avere la meglio su Hakkinen.


Michael Schumacher è terzo, a due decimi dalla pole, mentre dietro di lui c’è Fisichella, ringalluzzito dall’indimenticabile podio monegasco.


Si rivede a sorpresa la Jordan, che grazie ad un colpo di reni di Ralf Schumacher si issa al quinto posto, davanti all’idolo di casa Villeneuve, il quale deve comunque mettere da parte le sue ambizioni di successo, visto il secondo e tre decimi di distacco da Coulthard.


Jacques, per il momento, deve accontentarsi di battere il suo compagno Frentzen, settimo davanti ad Irvine, a completare una quarta fila molto calda.


"Devo fare il possibile per conquistare un punteggio che mi consenta di rimanere in lizza per il campionato. Le gomme sono buone, forse possono tenere il ritmo delle McLaren. Dovremo però centrare tutto alla perfezione: partenza, strategia, soste, e messa a punto. Se tutto andrà nella maniera giusta, in teoria, la possibilità di vincere come in Argentina non mi sembra cosi buttata in aria".


Dichiara Michael Schumacher, al termine delle prove.


Diversamente dalle ultime uscite, il pilota della Ferrari sente di avere la possibilità di impensierire le McLaren, ma come lui stesso sottolinea, per batterle servirà la giornata perfetta, sotto ogni aspetto.


In primis la strategia, che considerando la posizione di partenza, deve per forza di cose differenziarsi da quella decisa in casa McLaren, che sebbene abbia scelto per la prima volta in stagione di usufruire di Bridgestone morbide e non dure, rimarrà fedele alla strategia con un’unica sosta.


Jean Todt e Ross Brawn intravedono quindi la possibilità di ripetere lo stesso esplosivo inizio di gara avuto a Buenos Aires, dove Schumacher si sbarazzò prima di Hakkinen e poi di Coulthard, per portarsi in testa alla gara che sarebbe poi andato a vincere.


È dunque più che probabile che Schumacher partirà più scarico di benzina per attaccare, ed effettuare successivamente due soste. Strategia rischiosa, ma anche unica via da intraprendere per mantenere vive le speranze iridate.


Irvine svolge, invece, un utile lavoro di collaudatore, girando molto più del suo compagno e soprattutto esprimendo delle conclusioni positive e incoraggianti dalle nuove gomme Goodyear: "Non mi sono dedicato molto al cronometro, ma ad un lavoro di misurazione delle gomme. Ho girato a lungo sempre con lo stesso treno, per valutarne meglio la durata su questo asfalto e in queste condizioni climatiche, e ora posso dire che non abbiamo più problemi di durata, e possiamo andare avanti senza problemi con le nuove gomme morbide; il che è già una notevole conquista che mi fa essere ottimista".


Domenica 7 giugno 1998 il cielo è coperto interamente da nuvole grige, che però non promettono pioggia, stando a quanto detto dalle previsioni meteo.


Poco prima che la griglia venga sgomberata da chiunque al di fuori dei piloti, Jacques Villeneuve, già all’interno della sua Williams, si concede due chiacchiere ed una foto con Sylvester Stallone, che negli ultimi tempi è diventato una presenza costante ai Gran Premi, poiché egli è impegnato nella realizzazione di un film sul Motorsport in cui fa da protagonista principale.


Poi Jacques lo congeda, e abbassa la visiera del suo casco: stanno per iniziare i sessantanove giri del suo Gran Premio di casa, sul circuito intitolato a suo padre Gilles.


Schumacher aveva promesso battaglia, ed ecco che allo spegnimento dei semafori scatta rapido come una lepre e supera Hakkinen, portandosi al secondo posto. Fa maldestramente spegnere il motore suo fratello Ralf, che rimane piantato e crea un po' di scompiglio, che si trasformerà in una baraonda totale alla prima staccata.


Alex Wurz viene chiuso da Alesi, e la Benetton diventa una scheggia impazzita, che si cappotta per ben due volte e trascina con sé lo stesso pilota della Sauber, Jarno Trulli e Johnny Herbert. La direzione di gara ferma immediatamente la corsa.



Wurz deve subito affrettarsi a raggiungere il suo box per salire a bordo del muletto, in modo da prender parte alla seconda partenza. Stesso dicasi per Trulli e Alesi, mentre Herbert rientra camminando con il suo immancabile sorriso stampato in faccia, dato che in Sauber c’è solo una vettura di riserva, che nell’occasione spetta ad Alesi.


Poi però la Sauber del pilota britannico viene riportata velocemente ai box, e non avendo subito danni considerevoli, dopo le riparazioni necessarie Herbert può rimettersi il casco e salire di nuovo in macchina, anche se dovrà partire dalla pit-lane.



Lo start abortito sa di beffa per Schumacher, che era riuscito a scavalcare Hakkinen ed ora vede tale sforzo vanificato, mentre è una manna dal cielo per il fratello Ralf, che ha una seconda chance per sfruttare il suo promettente quinto posto in griglia.


Il giovane pilota Jordan, tuttavia, riuscirà a fare persino peggio di quanto fatto al primo via.

Dopo un’attesa non lunghissima si può ripartire. Al secondo via, Michael Schumacher parte male e viene infilato da Fisichella.



Anche in questa ripartenza però domina il caos, con vari colpi di scena, su tutti, l’improvviso rallentamento di Mika Hakkinen dopo nemmeno dieci metri percorsi. La Mp4/13 del leader del Mondiale si pianta all’improvviso e viene sfilata rapidamente da tutti i piloti.


In piena percorrenza della prima chicane, Ralf Schumacher finisce in testacoda, ciò crea un altro ingorgo a centro gruppo dove a farne le spese sono in tanti.



Alesi e Trulli, già coinvolti nella prima carambola, finiscono al lato della pista con la Prost dell’italiano ferma ad incastro sul retrotreno della Sauber di Alesi. Irvine si ritrova con la gomma posteriore sinistra forata, deve compiere un giro intero su tre ruote prima di arrivare ai box ed effettuare il cambio gomme.



Si ritirano anche Toranosuke Takagi, per problemi alla trasmissione, Ralf Schumacher, il quale deve ad un guasto al cambio la sua uscita alla prima curva, e soprattutto, Mika Hakkinen. Anche il finlandese viene subito estromesso da un problema al cambio, evidenziatosi dopo pochi secondi dall’inizio delle ostilità.


Per lui è il secondo ritiro stagionale, entrambi causati dal malfunzionamento del cambio.


Prima che venga comunicato l’ingresso della Safety-Car, necessario per favorire la rimozione delle vetture incidentate di Trulli e Alesi, Schumacher attacca e supera con una gran manovra all’esterno del tornantino Giancarlo Fisichella. Sorpasso effettuato con facilità disarmante, a dimostrazione che la F300 è molto più scarica di carburante rispetto alla Benetton.


Tornato di nuovo ai box, ma stavolta non per salire sul muletto, Alesi è furibondo:


"C’è gente che vuole risolvere una gara in trenta metri. Fare una buona partenza non significa volare sopra gli altri".


Sbotta il francese, mentre Jarno Trulli si scagiona per le due carambole che lo hanno visto coinvolto:


"Due incidenti, anche abbastanza brutti, e non so ancora cosa sia successo. In entrambe le occasioni mi hanno spinto fuori, e non ho potuto fare nulla per difendermi".


Dopo due partenze caotiche, e svariati ritiri, Coulthard è in testa, seguito da Schumacher, poi Fisichella, Villeneuve, Frentzen e Rubens Barrichello ad occupare le prime sei posizioni.


Una volta rimosse le vetture incidentate, al sesto giro può ricominciare quella che, ormai è evidente, sarà una gara a dir poco movimentata.


Partito tredicesimo ed ora sesto, Barrichello si concede anche il lusso di superare prima Frentzen e poi Villeneuve, grazie ad un motore Ford eccezionalmente efficace sul lungo rettilineo che precede l’ultima curva. Successivamente, il pilota brasiliano cerca di passare anche Fisichella, ma effettua un pesante bloccaggio in frenata al tornantino, finendo lungo e perdendo svariate posizioni, al punto da ritrovarsi fuori dalla zona punti.


Nel frattempo, Coulthard e Schumacher riescono a distanziare Fisichella di dieci secondi in pochi passaggi. Il duello sembra sul punto di infiammarsi, ma ecco che al sedicesimo giro entra ancora in pista la Safety-Car.


Il motivo?


In vari punti della pista sono sparse delle zolle d’erba.


A portarcele è stato Pedro Diniz, che dopo un’uscita di pista, nel ripartire ha sradicato dal terreno queste zolle, rimaste quindi incastrate nel fondo della Arrows, prima di ricadere in pista.


Sono necessari tre giri per ripulire il tracciato, dopodiché la gara può riprendere.



Coulthard e Schumacher allungano nuovamente sul resto del gruppo: la loro superiorità è tale al punto che, dopo un solo, giro Fisichella ha già cinque secondi di svantaggio.


Poi, l’ennesimo colpo di scena: durante il diciannovesimo giro, David Coulthard perde improvvisamente velocità.


Lo scozzese rientra ai box, ma va direttamente nel garage, in modo da ufficializzare il suo ritiro.



Con entrambe le Frecce d’Argento fuori dai giochi, per Schumacher si tratta adesso di un’occasione d’oro per riaprire il Mondiale.


Non c’è tempo di metabolizzare a dovere il ritiro di Coulthard, che la regia inquadra prima Mika Salo a muro, e poi Johnny Herbert fermo, di traverso, al tornantino.


Anche per loro la gara finisce qui, mentre la Safety-Car entra nuovamente in pista, per la terza volta.


Siamo al ventesimo giro, e la Ferrari ne approfitta per richiamare Schumacher ai box per effettuare la prima delle due soste in programma. Mentre esce dalla pit-lane, sul rettilineo sopraggiunge Frentzen: i due sono appaiati, Schumacher allarga la traiettoria come se il connazionale non fosse presente, le vetture si toccano e la Williams finisce fuori, sulla ghiaia, incapace di ripartire. Un incidente che fa infuriare Frank Williams, il quale presenta immediatamente le sue rimostranze ai commissari di gara, chiedendo una penalità per Schumacher.


Patrick Head invece, affronta Jean Todt a muso duro, puntando l'indice sul petto del manager francese, con occhi minacciosi:

"Vi faccio sbattere fuori, dalla classifica di questa gara e da quella del mondiale, così la fate finita".


Urla il britannico all'indirizzo del francese.



I commissari prendono sotto esame la richiesta, frattanto Fisichella è passato in testa alla gara, seguito da Villeneuve e quindi Schumacher, l’unico dei tre ad essersi fermato.


Dopo tre giri la Safety-Car esce di scena.


Villeneuve tenta subito il colpaccio provando a superare Fisichella alla prima curva; Jacques effettua una staccata impossibile all’esterno, manda per appena un secondo in visibilio i tifosi di casa, ma poi finisce inevitabilmente lungo.



Quando non ha ancora preso la normale velocità di gara, dietro di lui giunge la Minardi di un distratto Esteban Tuero, che centra in pieno la Williams e gli distrugge l’alettone posteriore, che vola via.


Un disastro per Villeneuve, che torna mestamente ai box convinto che la sua gara sia finita. Il team però gli chiede di attendere all’interno dell’abitacolo. I meccanici, infatti, vogliono risistemare il retrotreno e montare una nuova ala posteriore; l’operazione richiederà qualche minuto, che in una gara di Formula Uno sono un’enormità, tuttavia la piega che ha preso la gara fa pensare a tanti ritiri, dunque, anche se con sei giri di ritardo, Villeneuve torna in pista con flebili speranze di conquistare punti.


Con l’uscita di scena del pilota Williams, Schumacher è risalito in seconda posizione, con Damon Hill in terza. Il campione del mondo 1996 è ancora a secco di punti, stesso dicasi per gli altri tre piloti che completano la zona punti: Jan Magnussen con la Stewart, Oliver Panis con la Prost, e Shinji Nakano con la Minardi. Dietro di loro, però, incombono minacciose le sagome di Alex Wurz e Irvine, che per cominciare si sbarazzano del pilota giapponese.


Schumacher è a soli sette decimi da Fisichella, quando al trentatreesimo passaggio i commissari di gara rendono nota la propria decisione in merito all’incidente tra il Schumacher e Frentzen, giudicando il pilota tedesco colpevole, e punendolo con uno Stop&Go di dieci secondi. Una stangata che complica la rincorsa al successo, e allo stesso tempo avvicina Fisichella alla sua prima vittoria in carriera.


Scontata la penalità, Schumacher rientra in pista terzo, dietro Hill. Il britannico viene raggiunto in fretta, ma per superarlo Michael deve prendersi qualche rischio. Sul Casinò Straight, in prossimità della staccata dell’ultima curva, Hill comincia a zigzagare pericolosamente; Schumacher cambia due volte traiettoria prima di gettarsi all’interno e superare la Jordan, non senza finire leggermente lungo. Hill prova a rispondere immediatamente alla prima curva, senza successo.


Sbarazzatosi di Hill, Schumacher inizia il suo inseguimento a Fisichella, distante venti secondi, e per ora ancora senza pit-stop effettuati dopo quaranta giri.


Finisce anche la gara di Olivier Panis, che in curva 8 va in testacoda e si insabbia.


Un peccato per il pilota francese, vicino a portare i primi punti in casa Prost. Perlomeno, diversamente dalla stagione precedente quando un incidente pauroso sulla pista canadese lo costrinse a svariati mesi di stop per la frattura di entrambe le gambe, stavolta il francese può uscire dalla vettura camminando.


Stessa sorte tocca a Damon Hill, che per il cattivo funzionamento di un sensore del motore, lascia anche il Canada con zero punti in classifica, proprio quando era potenzialmente sul podio.


Schumacher, intanto, spinge e guadagna mediamente due secondi al giro su Fisichella, che al quarantaquattresimo giro, con il gap tra i due sceso a dieci secondi, si ferma ai box. Schumacher passa di nuovo in testa, dovrà fermarsi ancora, ma può sfruttare il suo eccezionale passo di gara per costruire un gap sufficiente sul pilota italiano, che nel frattempo avrà il serbatoio pieno e di conseguenza sarà più lento, in modo da conservare la leadership.



Con una guida aggressiva, ma impeccabile, la F300 del tedesco scende sotto il muro dell’1’20, e rifila la bellezza di due secondi e mezzo alla Benetton.


Quando arriva il momento di fermarsi, il distacco è di sedici secondi, esattamente quanti ne servirebbero per rientrare davanti. Con una sosta perfetta di 7.2 secondi, all’uscita della pit-lane Schumacher si ritrova davanti a Fisichella per una questione di decimi.



Schumacher ce l’ha fatta, è in testa alla gara e stavolta nessuno potrà togliergliela, perché Fisichella non può nemmeno pensare di avvicinare il passo gara dell’avversario.


Dopo la sosta di Rubens Barrichello, tornato in gara in quinta posizione, il terzo gradino del podio diventa una questione tra Irvine e Wurz, con il nord-irlandese che la spunta grazie alla stessa identica strategia adottata dalla Ferrari con Schumacher nel duello con Fisichella.



Effettuato il secondo pit-stop, grazie ad un gap di diciassette secondi su Wurz, Eddie mantiene la terza posizione, lui che aveva cominciato la corsa con una foratura e conseguente ripartenza dall’ultima posizione dietro la Safety-Car. Una prestazione maiuscola, mista a fortuna per i tanti ritiri, anche per il numero due della Ferrari.


La gara vive per la prima volta un momento di stallo, che perdurerà fino alla fine, con il solo Nakano che prova a movimentare la situazione insidiando la sesta posizione di Jan Magnussen.



Al sessantanovesimo ed ultimo giro, Michael Schumacher taglia il traguardo e può festeggiare la ventinovesima vittoria della carriera, la decima con la Ferrari, la seconda di fila in Canada.


Giancarlo Fisichella è di nuovo secondo dopo Monaco, segno che il talento dell’italiano è tornato a splendere; Irvine, terzo, completa una giornata praticamente perfetta per la Rossa.



Wurz è quarto, e le due Stewart di Barrichello e Magnussen chiudono la zona punti, per la gioia di Sir. Jackie Stewart.


Grazie alla seconda vittoria in campionato, Schumacher scavalca Coulthard in classifica e sale a trentaquattro punti, a meno dodici da Hakkinen, fermo a quota quarantasei. I quattordici punti conquistati permettono alla Ferrari di ridurre drasticamente il gap dalla McLaren, anche se i ventitré punti in meno sono ancora molti.



È per questo motivo che in conferenza stampa, Schumacher non vuole sentir parlare di stagione che parte da zero:


"I nostri rivali sono ancora ampiamente davanti, e con un vantaggio notevole. Ma è chiaro che questo risultato ci rilancia su tutti i piani, anche su quello della competitività della vettura. Avevamo studiato una strategia rischiosa, quella delle due soste ai box, ma così ero nettamente più veloce di tutti. E ciò mi ha permesso di battermi con tutte le mie forze. È stata una gara di straordinaria intensità, devo ringraziare il team perché è stato perfetto".


"Abbiamo fatto quasi il pieno di punti, mentre la McLaren è rimasta a zero. Questo è ottimo per il campionato. Credo di aver disputato una buona gara, la Ferrari ha fatto un lavoro fantastico. Ora proveremo altre novità, prima a Silverstone poi a Magny Cours. Ci sono tre settimane di tempo per presentarci al Gran Premio di Francia ancora più competitivi. La McLaren resta sempre fortissima e favorita, ma noi siamo più vicini".


"E il morale ci aiuterà".


Riguardo all’incidente con Frentzen che gli è costato una penalità, il tedesco si auto-assolve, ma porge comunque le sue scuse:


"Devo essere sincero: non l'ho proprio visto. Io uscivo in diagonale dalla corsia dei box, lui stava arrivando dietro di me, ma la sagoma della sua vettura non comparativa sui miei specchietti e così l'ho buttato fuori. Mi dispiace davvero molto, del resto sono andato da lui scusarmi con le braccia allargate, perché ero anch'io senza parole.".


"Dopo una corsa assurda come questa che abbiamo fatto oggi, sono un sopravvissuto. Questa è una pista molto pericolosa, lo sappiamo da anni, perché è sempre la stessa, e così è un continuo di incidenti, ma noi piloti dovremo intervenire, così non si può andare avanti. Una corsa senza senso, piena di interruzioni che ti fanno perdere la concentrazione e basta uno sbaglio piccolo, una disattenzione per provocare altri incidenti".


Schumacher, poi, dimostra di non aver gradito la manovra di difesa di Damon Hill:


"Penso sia meglio non esplicitare cosa ho pensato in quel momento, ma quella di Damon è stata una manovra veramente pericolosa. Sapete, se qualcuno vuole ucciderti può farlo in vari modi. In quella situazione siamo su un rettilineo a tutta velocità, a circa 330 km/h, e cambiare la propria linea per ben tre volte è scorretto, ma soprattutto è pericoloso. Lo si può fare una sola ed unica volta, e quello che facciamo di solito, ma non si può fare per tre volte".


"Per poco non ci siamo toccati, ero veramente arrabbiato in quel momento, e onestamente mi chiedo come sia possibile che non sia stato penalizzato per una manovra del genere. So di aver tagliato la chicane, ma c’è mancato poco che lo centrassi, inoltre ho quasi perso il controllo della vettura. Per fortuna sono riuscito a percorrere la chicane indenne. È inaccettabile che un pilota con così tanta esperienza alle spalle si comporti così, io di certo non lo accetto, quindi appena ci sarà occasione farò due chiacchiere con Hill".


È al settimo cielo Giancarlo Fisichella, al suo secondo podio consecutivo:


"Difficile da credere, due secondi posti in due gare. Posso solo ringraziare la Benetton, e soprattutto i miei meccanici. È stata una gara molto strana, caotica direi, tra interruzioni e Safety-Car che entrava, usciva, e poi rientrava ancora. La vettura all’inizio era molto pesante, di conseguenza era difficile da controllare, soprattutto nei primi quindici giri ho fatto molta fatica a causa del sottosterzo. Inoltre, sin dall’inizio ho avuto un problema con la terza marcia, e giro dopo giro la cosa peggiorava. Per fortuna ciò non mi è stato fatale".


"All’ennesima ripartenza ho commesso un errore all’ultima curva, e Villeneuve ha provato a superarmi, ma ha frenato troppo tardi ed è finito lungo. Per quanto riguarda la lotta con Schumacher, ad un certo punto il mio ingegnere mi ha detto di spingere, perché Michael stava effettuando la sua sosta, e quando l’ho visto uscire dalla pitlane davanti a me ho potuto far poco per lottare, perché stavo faticando a tenere sotto controllo la mia macchina".


Ritrovatosi ultimo dopo la foratura al via, probabilmente il podio era tra gli ultimi pensieri di Eddie Irvine. Certamente i tanti ritiri, ben dodici, gli hanno facilitato il compito, come lui stesso ammette:


"Sono stato fortunato all’inizio, perché ero lì in zona durante il primo incidente, ma non sono stato colpito da nessuno; ero nel mezzo anche durante il secondo incidente, e stavolta qualcuno mi ha toccato la gomma posteriore causando la foratura. Sono rientrato ultimo, ma per fortuna la Safety-Car ha ricompattato il gruppo. Era incredibile come nella prima parte di gara, mi trovavo dietro le Minardi ma non riuscivo a superarle, è stato scioccante".


"Giro dopo giro ci provavo ma niente".


"Avevo detto alla vigilia che questo week-end sarebbe stato cruciale per noi, e il fatto che Michael sia stato vicino alle McLaren in tutte le sessioni è abbastanza indicativo. Inoltre, i problemi che hanno avuto oggi dimostrano che se vengono messi sotto pressione commettono errori. Noi dobbiamo continuare così. Io sono stato sicuramente facilitato dai ritiri. Però credo di aver meritato questo podio, per la forza con cui ho lottato sino alla fine".


Sebbene evidentemente soddisfatto per il doppio podio, in contemporanea alla disfatta della McLaren, come suo solito Jean Todt guarda avanti, concentrandosi già sui prossimi test:


"Per noi è importante essere sempre realisti, quando le cose vanno bene e quando vanno male. La squadra è la stessa che aveva perso a Montecarlo, e che si è affermata in Canada".


"Sappiamo che la McLaren resta forte, e non ce lo nascondiamo".


"Rispetto al giorno prima ci sono solo due differenze: Schumacher ora è secondo in classifica a dodici punti da Hakkinen. E noi siamo più sereni. Questo ci aiuterà molto, come ci ha aiutato Goodyear, che ringraziamo per l’impegno profuso, e per quello che darà ancora. Ma attenzione: non siamo ancora al livello della McLaren".


"Questa settimana saremo in pista a Silverstone, con Irvine prima, e Schumacher poi. La settimana prossima saremo a Magny Cours con due monoposto, ed entrambi i piloti".


"Abbiamo un intenso programma di lavoro".


"Siamo alla settima gara, ne mancano ancora nove. Si è visto che le cose possono cambiare in fretta. Dobbiamo privilegiare stabilità e continuità. È chiaro che sul piano tecnico si deve puntare su performance più elevate in rettilineo, visto che presto arriveranno i circuiti veloci".


"Opereremo su tutta la meccanica, anche su sospensioni e ammortizzatori. Non bisogna lasciare nulla d’intentato. Per quando riguarda il famoso passo lungo, non siamo convinti che porti solo vantaggi. Permette una migliore distribuzione dei pesi, ma rende anche il telaio meno rigido. Dovremo valutare anche gli svantaggi".


E sul motore, Todt precisa:


"Ci hanno criticato perché il nostro V10 è un po' più pesante del Mercedes, ma lo abbiamo fatto così perché riusciamo a girare più in alto, ad avere più potenza e a lavorare con temperature maggiori. È stata una scelta che sinora ci ha premiato".

"Avevamo studiato una strategia di due pit-stop perché facendone uno solo avremmo accettato in partenza di lottare per il terzo posto, invece volevamo vincere".


"Siamo molto contenti, abbiamo assistito ad una gara incredibile che non dimenticherò mai".


Riguardo la possibilità di sviluppare una macchina col passo lungo, Jean Todt ammette: "Lo stiamo studiando ma non sono affatto sicuro che lo faremo. I vantaggi ci sono, pesi distribuiti meglio e sopratutto spostati più avanti. Ma gli svantaggi? Se la macchina ad esempio diventasse meno rigida? Meglio fare bene i calcoli. Mi pare che tranne la McLaren, nessuno abbia ottenuto col passo lungo risultati migliori di noi col passo corto. Vedremo". "Il difficile viene dopo, con i circuiti veloci, perché noi dobbiamo ancora migliorare l'efficienza aerodinamica. Nei rettilinei siamo ancora meno veloci delle McLaren, è lì che dobbiamo lavorare. Se ci riusciamo, nelle grandi corse dell'estate potranno esserci delle sorprese e allora, sì, che il mondiale si riapre. Mancano molte gare e poi diciamo anche un'altra verità: i problemi mica li abbiamo solo noi".


"Questa volta abbiamo avuto delle gomme eccezionali, che potranno ancora essere migliorate per le prossime gare, e ciò è confortante, mi spinge a guardare con ottimismo al futuro immediato. Tuttavia, è presto per parlare di mondiale riaperto. Le McLaren sono ancora le vetture più forti, noi ci siamo avvicinati molto e questo ci permette di attaccare e metterle in difficoltà".


Riguardo all'incidente tra Schumacher e Frentzen, il manager francese ammette:

"Non l'ha visto. Che vogliamo fare? Fucilarlo? Prima l'hanno punito, poi hanno respinto il reclamo, ha perso non solo i dieci secondi della penalità ma anche tutti gli altri che ci vogliono per rientrare e ripartire dai box. Ha pagato e ha vinto lo stesso".


Todt conclude con una battuta su Frank Williams, e sul suo reclamo per la manovra di Schumacher su Frentzen:


"Williams è molto simpatico: quando perdiamo, viene sempre a congratularsi con noi; quando vinciamo, si fa vivo con le carte bollate".


La McLaren, uscita con le ossa rotte dalla trasferta canadese, può ancora consolarsi con la leadership in entrambe le classifiche. Ron Dennis, inoltre, sostiene che senza i problemi d’affidabilità avuti, la gara sarebbe stata diversa, e i suoi due piloti avrebbero conquistato ancora la prima e la seconda posizione.


"Avevamo fatto notevoli sforzi per partire avanti a tutti, e invece siamo stati fermati da due problemi che non puoi prevedere. Mika non riusciva a ingranare la seconda, mentre a David si è bloccato l'acceleratore. Comunque, andiamo al prossimo Gran Premio guidando le due classifiche mondiali ancora largamente in testa".


Difficile dirlo, inutile anche domandarselo, perché in questo sport l’affidabilità delle vetture è parte integrante, se non cruciale, della competizione. Hakkinen invita la squadra a produrre il massimo sforzo per recuperare i punti persi già dalla prossima gara, Coulthard confessa che battere Schumacher sarebbe stato molto difficile.


Il Presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, si gode uno Schumacher tornato ai massimi livelli, dopo la deludente gara nel Principato di Monaco. Anche lui, come il suo pilota, non ha gradito il comportamento di Hill e della Williams, che non contenta, dopo la penalizzazione inflitta in gara, ha chiesto ulteriori provvedimenti per il pilota tedesco:


"Non vi dico cosa ho detto e pensato in quel momento. Non mi è piaciuto l'atteggiamento antisportivo di Hill né quello della Williams, che facendo reclamo contro Schumacher, ha dimostrato di non saper perdere. Non mi sembra ci fosse bisogno di un ulteriore reclamo dopo la penalizzazione inflitta in corsa. Preferisco parlare della straordinaria corsa del nostro pilota. Ha guidato in modo formidabile. Ma sono contento anche per la nostra macchina: Schumacher l'ha strapazzata in corsa, e lei ha retto benissimo, mostrando di avere un'eccellente affidabilità, una cosa della quale andiamo fieri. E poi le Goodyear hanno rappresentato il passo avanti che ci attendevamo. Sì, possiamo dire che è stato un bel Gran Premio per noi, con Irvine ancora sul podio: ci ha portato 4 punti importanti, fa quello che gli chiediamo. Siamo contenti di lui".


La polemica tra Schumacher e la Williams però non si placa, anzi, viene alimentata dal team inglese durante i test a Silverstone nei giorni successivi.


Attraverso il Sunday Telegraph, è Jacques Villeneuve ad attaccare il ferrarista, dichiarando:


"Le sue manovre sono quantomeno discutibili. Mi chiedo: su quale pianeta crede di vivere?"


"L'unica risposta che riesco a dare è che vive sul pianeta Michael. Crede di essere da solo in pista. A Montecarlo è entrato in collisione con Diniz, malgrado fosse tre giri dietro, e a Montreal ha aggravato la sua posizione. Nelle prove mi ha superato, passando all'interno della linea gialla dove stavano lavorando tutti i meccanici. Il motivo? Non ne ho idea. Poi, durante la gara, lasciando i box stava per buttare fuori Frentzen, quindi ha tagliato dritto una chicane e per poco non metteva k.o. anche Hill".


"È una vergogna che un pilota del suo talento commetta tante stupidaggini".

Anche Frentzen, l’ultima 'vittima' di Schumacher, lancia le sue accuse all’indirizzo del connazionale:


"Non voglio dire che l'abbia fatto apposta, questo no, quello che è certo che ha commesso un errore grossolano. Non mi venga a dire che non mi ha visto. Può essere vero, ma il problema è un altro: lui non doveva essere lì. Nella riunione con tutti i piloti, prima della gara, si era detto di fare attenzione uscendo dai box. È come viaggiare su una strada e voler superare su un dosso: se non si vede chi arriva dall'altra parte, non c’è alcun motivo per rischiare di fare uno scontro frontale".


Per spiegare la sua tesi, secondo la quale i piloti della Ferrari godono di un occhio di riguardo della FIA, Frentzen ricorda alcuni casi recenti:


"Fisichella e Irvine finiscono nella sabbia a Barcellona, e Giancarlo viene punito con 7.500 dollari di multa. Ok. Eddie mi butta fuori a Montecarlo, e non viene nemmeno convocato dai commissari. Il fatto è ignorato. E sì che Irvine ormai ha sulla coscienza almeno sei o sette incidenti. E le punizioni, invece, vengono date per piccolezze, ad esempio se superi di un chilometro all'ora la velocità in corsia box".


Ma Heinz non si ferma, e aggiunge:


"E' divertente che lui (Schumacher, ndr) negli incidenti non veda mai chi lo segue. Ma io Michael lo conosco meglio di chiunque altro. Lui fa sempre così, inutile discutere. Non ho creduto a una sola parola di tutto quello che mi ha detto dopo l'incidente. Quando io mi lasciai con Corinna, lui veniva a dirmi che dovevo rimettermi con lei. E invece era già il suo nuovo fidanzato. Come faccio a credergli? E poi l'episodio non è nuovo: altre volte ha fatto cose del genere".


"No, non credo più a quello che dice".


Si unisce al coro dell’offensiva contro Michael anche David Coulthard, che dice:


"Quello tra Schumacher e Frentzen non è un problema mio, ma è dall'Argentina che invito la Federazione ad un intervento. I giudici devono valutare i pericoli. Se fossero intervenuti subito...".


Il primo a difendere a spada tratta Schumacher, è il compagno di squadra Irvine:


"Credetemi, non ci sono angeli in Formula Uno. Frentzen forse non si ricorda di avermi buttato sull'erba al via. Certo, Michael ha sbagliato, ma Heinz-Harald si era reso protagonista di una manovra simile con me in Giappone lo scorso anno: dunque Michael doveva vederlo, e lui non poteva vedere me? Per non parlare poi di Hill: quello che ha fatto Damon con Schumacher è dieci volte più pericoloso di quello che è successo tra Michael e Frentzen. Mi ricordo che una volta, in una gara di Formula Ford alla quale partecipavo anch'io, un ragazzo si è ammazzato per una manovra del genere. Se quello che sta davanti si mette a fare zig-zag, e tu lo prendi dentro, voli via, sei fregato".


Dopodiché, tocca al diretto interessato rispondere agli attacchi dei suoi colleghi:


"Ho già porto le mie scuse, e se non le accetta non posso farci niente. La questione per me è chiusa. Ma non mi va di passare per un pilota pericoloso. Non l'ho danneggiato di proposito, non l'ho visto. Poi ognuno può dire o scrivere quello che vuole, l'importante è che abbia vinto in Canada".


Capitolo chiuso, almeno per ora.


Adesso, tre settimane, con un paio di sessioni di test nel mezzo, per raffreddare i bollenti spiriti e ripresentarsi a Magny Cours, in Francia, per l’ottavo appuntamento di un Mondiale che, finalmente, ha nella Ferrari e in Schumacher una degna avversaria della McLaren, e di Mika Hakkinen.


Davide Scotto di Vetta

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