#8 1954: GP di Svizzera, Fangio vince e si laurea per la seconda volta Campione del Mondo



Gli appassionati degli sport motoristici avranno di che essere soddisfatti per le due giornate di gare che il 21 ed il 22 Agosto 1954 si svolgeranno sul pittoresco e difficile circuito di Bremgarten. Il Gran Premio della Svizzera automobilistico e quello motociclistico richiameranno nella città degli orsi quanto di meglio in fatto di macchine e di piloti si possa oggi contare al mondo nei due settori.


Il programma è talmente vasto da dare il capogiro: dopo le prove ufficiali per i piloti delle due e quattro ruote giovedì e venerdì, avremo sabato la gara per le moto e ancora le ultime prove delle vetture di Formula 1; poi, la domenica mattina, gareggeranno le 350, i sidecars e le 500; al pomeriggio le auto per il loro Gran Premio.


A parte la grandiosità e la completezza della duplice manifestazione, non sono pochi i suoi elementi di particolare interesse: lo sperato esordio di una o due Ferrari di tipo nuovo (quanto meno nel motore), e l'ultimo sforzo di Fangio per assicurarsi in modo matematico il titolo mondiale.


Ma, contando per regolamento i soli quattro migliori piazzamenti sulle nove prove previste, gli sarà sufficiente che non vinca González.


Il Gran Premio di Gran Bretagna corso a Silverstone aveva riacceso qualche speranza in ottica mondiale, grazie alla doppietta Ferrari firmata González-Hawthorn, ma il Nurburgring ha ristabilito le gerarchie, con la supremazia incontenibile della nuova Mercedes W196 affidata al talento puro di Juan Manuel Fangio, un binomio arduo da battere. Con tre Gran Premi rimanenti, González è chiamato a una tripletta di successi per ribaltare la classifica, confidando anche che il rivale della Mercedes totalizzi un numero misero di punti in tre appuntamenti, sono due aspetti che rendono l'impresa a dir poco impossibile.


La quarta ripresa dell'incontro italo-germanico vedrà lo schieramento completo delle squadre Ferrari, Mercedes e Maserati (mancheranno purtroppo ancora Farina ed Ascari). La casa tedesca mette in campo tre vetture del tipo vincitore al Nurburgring, in considerazione delle caratteristiche non eccessivamente veloci del circuito bernese, con i piloti Fangio, Kling ed Hermann.


La Ferrari porta in Svizzera González, Hawthorn, Trintignant e Manzon, mentre la Maserati si presenta addirittura con un quintetto di piloti, poiché oltre al caposquadra Moss, la Casa modenese porta Schell, Mieres, Mantovani, mentre la quinta vettura è condotta dal pilota britannico Ken Wharton.


Quest'ultimo gareggia ufficialmente con il team BRM, il quale non ha ancora una monoposto di propria costruzione; non passerà tuttavia molto tempo prima che la squadra di Mr. Owen riuscirà a produrne una, senza più doversi appoggiare ad altre scuderie. Lo schieramento del Gran Premio di Svizzera presenta anche assenze pesanti, come quella di Giuseppe Farina, ancora sofferente per le ustioni, e quelle di Ascari e Villoresi, i quali sono in trepidante attesa per il debutto ufficiale delle nuove Lancia Formula 1.


Saranno tre, come di consueto, le Gordini ufficiali che prendono parte al Gran Premio, condotte da Behra, Bucci e Wacker. A completare lo schieramento, il pilota belga Swaters, a bordo di una Ferrari acquistata privatamente.


Prima di giungere però al tanto atteso Gran Premio di Svizzera, le due Case modenesi approfittano dell'invito degli organizzatori del Gran Premio di Pescara, previsto per il 15 Agosto 1954, per proseguire lo sviluppo delle proprie vetture.


Il ferragosto pescarese è per lunga tradizione dedicato all'automobilismo.


Vi fu un tempo in cui il circuito della città abruzzese era considerato come la più importante corsa dell'estate: difficile e completo il tracciato di gara, partecipazione al gran completo delle Case, interesse enorme degli appassionati. Ancor oggi si ricordano le vicende delle manifestazioni pescaresi tra il 1934 e il 1939, con le grandi protagoniste del tempo: Alfa Romeo, Maserati, Mercedes, Auto Union, e piloti che rispondevano ai nomi di Varzi, Nuvolari, Caracciola, Rosemeyer, Fagioli. Moll, Lang, Stuck.


Ma erano anni nei quali non si disputavano due e anche tre corse ogni domenica, come avviene oggi, e ciascuna gara rivestiva un'importanza eccezionale, fra tutte, il circuito di Pescara aveva caratteristiche inconfondibili, determinate soprattutto dalla sua conformazione planimetrica: una scorrevolissima strada sul triangolo Pescara-Cappella-Montesilvano-Pescara, dove alla lunga linea retta del traguardo fa seguito il tratto di montagna e la velocissima discesa per ritornare a Montesilvano.


Il lato che congiunge quest'ultima località con il capoluogo è un segmento di circa sei chilometri perfettamente diritto e pianeggiante, soltanto interrotto verso il termine - prima delle tribune - da una variante costruita ad arte prima della guerra per interrompere le enormi velocità che vi si raggiungono (Fangio, sull'Alfa Romeo 1500 a compressore doppio stadio, realizzò sul chilometro lanciato i 310 km/h). Da Pescara la strada sale a Cappelle attraverso una estenuante successione dl curve e di dislivelh, poi ritorna a Montesilvano lungo un paio di diritture in sensibile discesa. Sono, in totale, 25.579 chilometri.


Dopo la guerra, i fedeli organizzatori pescaresi ripresero la loro gara, successivamente con formule diverse: Gran Premio per macchine di Formula 1, e di durata su sei o dodici ore con vetture turismo e Sport. Ogni volta con buon successo, ma non certo il ritorno ai fasti del passato, e quel lustro al quale pare che il circuito di Pescara sia destinato a ritornare. È questa la ragione per cui la ventitreesima edizione è stata nuovamente organizzata con la Formula 1, i cui sviluppi per gli anni prossimi si delineano quanto mai avvincenti.


Deve essere, insomma, una gara di riprova, quasi un ponte tra il luminoso passato e un promettente avvenire.


Come era facile prevedere, sul circuito di Pescara mancheranno le Mercedes, ma Ferrari, Maserati e Gordini sono all'appuntamento, sia pure a ranghi non completi. La Ferrari, anzi, mette in campo una nuova vettura, quel modello 154, per intenderci, che fece la sua prima apparizione a Siracusa ad inizio stagione, e successivamente nella nera giornata di Reims, per non interrompere la severa preparazione che impegna le due Case modenesi in vista del Gran Premio della Svizzera, a Berna.


Modificata nel telaio, con un nuovo motore più potente, lungamente provata all'aerautodromo modenese, la macchina sulla quale si concentrano le speranze di poter validamente opporsi alla Mercedes negli ultimi Gran Premi della stagione è stata affidata per l'occasione al giovane Umberto Maglioli. Dovrebbe essere questo il definitivo collaudo, in vista di Berna e soprattutto di Monza; costituirà comunque il motivo tecnico di più sicuro interesse della prova pescarese.


La Ferrari dl Maglioli presenta nuove soluzioni nel motore, nel telaio e nella carrozzeria; caratteristica la forma a squalo, determinata dai due serbatoi di combustibile piazzati lateralmente in sostituzione di quello unico in coda, nell'intento di realizzare una più corretta distribuzione dei pesi e quindi un diverso assetto delle sospensioni, Manzon, secondo uomo della Scuderia Ferrari a Pescara, ha invece la monoposto già ampiamente nota.


La Scuderia Ferrari vedrà in gara, oltre al già citato Maglioli ed il francese Robert Manzon, passato in questi giorni a far parte del team di Maranello, Rosier e Swaters al volante delle vetture del Cavallino; con la Maserati sarà presente Stirling Moss - attualmente capo équipe - con il romano Luigi Musso, ed i privati Biro, Shell e Daponte. Infine Behra, Bucci e Guelfi correranno sulle Gordini. Mancherà invece Fangio, che pur essendo stato invitato preferirà rinunciare per godersi una vacanza. Pochi grandi nomi, come si vede, ma appunto per questo garanzia di lotta incerta e vivace.


Il Gran Premio di Pescara si svolge su un totale di sedici giri, pari a 469.264 metri.


Sabato 14 Agosto 1954, puntualmente tutti i piloti iscritti al XXIII circuito di Pescara si presentano alle prove ufficiali. In totale tredici concorrenti anziché quattordici, poiché non prenderà parte alla competizione Mantovani su Maserati. Dopo i primi contatti con l'anello di asfalto, i piloti forzano i tempi, in vista dello schieramento di partenza per la gara. Clamoroso l'exploit dell'inglese Stirling Moss, il quale, pur correndo per la prima volta a Pescara, migliora progressivamente i propri tempi, facendo infine crollare il primato del giro più veloce che appartiene a Tazio Nuvolari (Alfa Romeo), che resisteva dal 1932. Il giovane asso britannico registra un tempo di 10'23" alla media di 147,808 km/h. Tuttavia il nuovo primato non poteva essere riconosciuto perché non è stato ottenuto in competizione. Il favorito di turno, Maglioli, con la Ferrari sperimentale compie pochi giri, evidentemente perché la macchina ha bisogno ancora dl essere regolata. Maglioli segna comunque un buon tempo, 10'53", alla media di 139,691 km/h con partenza da fermo.


Ma il secondo miglior tempo della giornata viene stabilito dal privatista Manzon su Ferrari, preparata anch'essa nelle officine di Maranello. Il francese registra un ottimo tempo 10'66"l alla media di 142,855 km/h. Altra lieta sorpresa di queste interessanti prove è il pilota argentino Bucci su Gordini: il giovane amico di Fangio (presente, quest'ultimo, quale spettatore a Pescara) ottiene il tempo di 10'46" alla media 142,545 km/h. Anche Behra è fra i più veloci, facendo registrare il tempo di 10'57"1 alla media di 140,116 km/h. L'altro pilota della Maserati, Luigi Musso, si porta anch'egli sotto gli 11', stabilendo un 10'58"2 alla media di 139,860 km/h.


Domenica 15 Agosto 1954, nel mezzo di un clima ideale ed un'imponente spettacolo di folla offerto da quasi centomila persone, tra cui numerosi turisti, lungo i bordi della strada e nelle tribune, alle ore 9:30 prende vita la ventitreesima edizione del Gran Premio di Pescara.


Ciò denota che la maggioranza degli sportivi ha preso interesse e ha gradito questo ritorno alla Formula 1, dopo le prove degli scorsi anni.


Prima del via, però, un improvviso colpo di scena si verifica nelle ultime ore della vigilia.


Il corridore Umberto Maglioli, a cui era affidata la Ferrari ufficiale che domenica prossima correrà al Circuito di Berna e su cui si appuntavano le previsioni di molti, viene invitato da una telefonata del padre a recarsi con urgenza a Biella presso il capezzale della madre in gravi condizioni.


Per un improvviso collasso, le condizioni della signora - già da tempo malata - si aggravano ulteriormente. Il ritorno del figlio solleva il morale della signora Mariuccia, alla quale viene detto che Umberto era tornato perché la nuova Ferrari non era ancora a punto e quindi non poteva partecipare ad una gara impegnativa come quella di Pescara.

Il pilota della Ferrari non può perciò essere presente alla partenza.


Al via, dato da S. E. Ermini, sottosegretario allo Spettacolo, scattano immediatamente Manzon e Behra. Tuttavia al primo passaggio davanti alle tribune le posizioni sono le seguenti: in testa la Maserati di Moss, tallonata da vicino dalla Ferrari di Manzon. Seguono nell'ordine a brevi intervalli Bira, Bucci, Musso, Shell, Rosier, Daponte, Swaters e Guelfi.


Behra, che era scattato secondo, è attardato di circa sei minuti poiché sembra abbia urtato la parte posteriore della vettura di Manzon lungo i tornanti di Spoltore.


Al secondo giro avviene la prima selezione. Il concorrente Guelfi, su Gordini, è costretto ad abbandonare per un principio di incendio alla vettura, da cui esce leggermente ustionato. Nulla di grave, per cui si ritiene inutile il trasporto all'ospedale del corridore, il quale viene medicato sul posto.


Intanto Manzon, attardatosi a Spoltore dove finisce il tratto più duro in salita, si ferma al box. e si ritira. Si ferma anche Taraschi per guasto riparabile e perde due giri nel confronti di Moss che continua a condurre. Al quarto giro, colpo di scena: passano nell'ordine Bira, Musso e Bucci, a distanza ravvicinata.


Si attendono notizie di Moss e, attraverso il ponte radio che i radioamatori hanno gratuitamente stabilito fra i principali luoghi del percorso, si apprende che il più giovane concorrente in gara - ventiquattro anni - è fermo dopo Cappelle, e sarà costretto al ritiro perché la sua Maserati accusa la rottura del tubo dell'olio. Contemporaneamente. Bira fa registrare il giro più veloce fino a quel momento.


Ormai le Maserati hanno tre vetture nelle prime quattro posizioni e si apprestano a dominare completamente il campo.


Nulla di notevole fino al sesto giro, quando Bira stabilisce il giro più veloce di tutta la gara in 10'48"39 alla media di 142,417. Dodo il sesto passaggio, altro sensazionale colpo di scena: il principe Bira perde il comando della corsa a causa di un banale guasto: la rottura del collettore di scarico. Passa così in testa Musso, seguito da Bucci.


Bira comunque transita in terza posizione dopo una breve fermata al box, dove è superato da Shell.


Un lungo applauso del pubblico saluta intanto l'ingresso sul circuito del Campione del Mondo Fangio, accompagnato dalla moglie. Siamo ormai a metà gara, e comincia a delinearsi la classifica finale. Musso che ha preso il comando, lo manterrà fino alla fine.


Dall'ottavo al decimo giro sono da segnalare il ritiro di Taraschi, la riconquista della terza posizione da parte di Bira e l'ultimo ritiro, quello di Rosier, che giunge al traguardo a piedi. Anche Bucci, pochi minuti dopo, è fermato da un guasto, ma potrà comunque classificarsi avendo tagliato il traguardo del decimo giro come previsto dal regolamento.


Le posizioni dell'undicesimo giro, che rimarranno fino al termine della gara sono quindi le seguenti: in testa Musso con 3'12"3 su Bira; in terza posizione Shell, il concorrente più regolare. Seguono Daponte e Behra, ambedue doppiati.


Quattro Maserati ai primi quattro posti, con una lieve diminuzione del distacco tra Musso e Bira che scende a 2'41" al tredicesimo giro. La folla, tutta in piedi, saluta con un lungo applauso l'arrivo vittorioso dell'unico italiano, rimasto in gara, mentre dal microfoni circostanti si diffondono le note dell'inno di Mameli. Il pubblico, sportivissimo, applaude calorosamente anche gli altri piloti rimasti in gara. Subito dopo la conclusione, S. E. Ermini ha premiato con numerose coppe, offerte dal vari Ministeri, i brillanti protagonisti della gara.


Durante la sera si apprende che le condizioni della mamma del noto corridore Umberto Maglioli, la signora Mariuccia Maglioli Florio, permangono assai gravi. La signora verrà amorevolmente assistita dal marito, il professor Nicola, e dal cognato, professor Vincenzo Maglioli, entrambi valenti medici.

Giovedì 19 Agosto 1954 hanno inizio le prove di qualificazione, che riservano una prima sorpresa visto che il pole non troviamo il solito Fangio, ma il connazionale ferrarista González, più veloce di due decimi rispetto al tempo del pilota della Mercedes. I due argentini segnano tempi inarrivabili per gli avversari (Gonzalez 2'39"5, Fangio 2'39"7), se si pensa che Stirling Moss, terzo, paga quasi due secondi dall'alfiere della Ferrari. In seconda fila Trintignant precede Kling, mentre la terza fila è occupata da Hawthorn, Herrmann e Wharton.


Un momento drammatico prende vita venerdì 20 Agosto 1954 al box, verso il termine delle prove ufficiali per il Gran Premio Automobilistico della Svizzera. La pista viscida per la gran pioggia, che pure aveva smesso di cadere, induce i piloti alla prudenza, tanto che nessuno riesce neppure ad avvicinare i tempi realizzati giovedì. E la conferma di questi timori si ha, appunto, quando gli allenamenti si avviano alla conclusione.


In questa fase, Robert Manzon sulla nuova Ferrari sfreccia davanti ai box, ma poco dopo una nervosa agitazione viene trasmessa dal pubblico, con epicentro fuori della pista, oltre il rettilineo del traguardo.


"È uscito Manzon".


Data la scarsa visibilità, imboccando una curva a circa un chilometro dal traguardo, Manzon sbanda con violenza e la sua Ferrari si abbatte fuori strada capovolgendosi più volte, mentre il pilota viene sbalzato fuori e si abbatte esanime al suolo.


Meccanici e assistenti accorrono nel luogo dell'incidente, mentre il francese viene subito raccolto vicino alla vettura completamente sfasciata, e portato all'ospedale. Più tardi si scoprirà che Manzon fortunatamente ha riportato solo contusioni al torace, guaribili in pochi giorni, tanto che il bravo Robert lunedì 23 Agosto 1954 potrà tornarsene a casa sua guidando l'automobile.


La novità più interessante è tuttavia costituita dall'arrivo di Umberto Maglioli, che gira a lungo con la Ferrari squalo, in un tempo appena superiore ai cinque minuti, e che prenderà parte al Gran Premio al posto dell'infortunato Manzon.


La presenza di Umberto Maglioli è garantita dal fatto che le condizioni della madre vanno sensibilmente migliorando: superata la crisi, la signora Mariuccia Maglioli Florio è ormai quasi fuori pericolo.


Con un tempo grigio ma finalmente senza pioggia, dinnanzi a 50.000 spettatori lungo il circuito, il 22 Agosto 1954 il Gran Premio di Svizzera ha inizio con Fangio, solito a perdere qualche posizione durante le fasi della partenza, che scavalca González, sorpassato anche dalla Mercedes di Kling.


Al secondo giro il compagno di squadra di Fangio si rende protagonista di un testacoda nell'ultima curva della pista, andando a finire contro una paglia di protezione; Kling riprende la corsa, ma transita davanti alle tribune in ultima posizione. Nel frattempo Moss sopravanza González, mentre Fangio impone un ritmo insostenibile per chiunque. Poco dopo l'argentino viene sorpassato anche dal compagno di squadra Hawthorn, il quale, tuttavia, riscontra un problema alla pompa della benzina ed è costretto al ritiro nel corso del trentesimo giro.


Nel frattempo, al ventunesimo giro anche Moss è costretto al ritiro per un problema alla pompa dell'olio. La giornata da incubo per il Cavallino continua quando Trintignant deve abbandonare la corsa per noie al motore al trentatreesimo giro; a questo punto solo González rimane in pista con la sua Ferrari, ma deve fare i conti con una situazione a dir poco stressante, perché Fangio gode di un vantaggio pari a diciotto secondi.


Per l'argentino della Scuderia di Maranello, recuperare il connazionale della Mercedes pare davvero impossibile.

Per altro, González deve fare i conti anche con le altre due Frecce d'Argento condotte da Kling ed Hermann che lo tallonano da vicino.

Al trentottesimo giro Kling è terzo, ma è costretto a ritirarsi a causa di noie al sistema di alimentazione: probabilmente la sua W196 è stata sottoposta a uno sforzo troppo grande mentre completava la rimonta dall'ultimo posto e nel duello interno contro Herrmann. Da questo momento in poi la gara riserva poche sorprese, manifestando una spaventosa prova di forza da parte di Fangio e della sua Mercedes: l'argentino arriva a doppiare tutti piloti rimasti in gara, compreso il compagno di squadra Herrmann.


Solo González riesce a concludere la gara a pieni giri, ma il ferrarista paga un ritardo di oltre un minuto.

Il pilota argentino amministra la corsa fino alla bandiera a scacchi, trionfando in maniera esemplare e aggiudicandosi il secondo titolo iridato, chiudendo i conti con ben due gare di anticipo.


Quando Juan Manuel Fangio taglia il traguardo del Gran Premio automobilistico della Svizzera, il grosso ingegner Neubauer, direttore sportivo della Mercedes, si abbandona a una specie di fantasia nient'affatto teutonica, lanciando per aria il cappello a lobbia e tracciando nel vuoto frenetici ghirigori con la bandiera rossonera delle segnalazioni, mentre il volto ridente si tinge di rosso.


L'ingegnere tedesco ha buon diritto di manifestare cosi clamorosamente il suo entusiasmo, dato che la Mercedes si è comportata in modo tale da spazzar via tutte quella riserve che, forse a torto, avevano accompagnato le precedenti vittorie di Reims e del Nurburgring.


La Ferrari è seconda con González, ma deve far conto di due vetture fuori combattimento e dovrà pertanto lavorare duramente per non perdere altro terreno sul piano tecnico, sperando di recuperare in breve tempo Giuseppe Farina, la cui mancanza si fa sempre più sentire.


Ancora una volta la Mercedes di Fangio ha dominato da un capo all'altro del Gran Premio, e vana - anche concedendo tutte le attenuanti - è risultata la difesa opposta dai piloti delle Ferrari e delle Maserati. Se Juan Manuel Fangio, con questa sua quinta vittoria nella sequenza di prove valevoli per il Campionato del Mondo si è matematicamente assicurato il titolo per il 1954, la Mercedes-Benz ha fornito la riprova di avere conquistato una superiorità tecnica che sarà molto arduo infrangere.


Ormai le riserve che avevano accompagnato le precedenti vittorie della Mercedes a Reims e al Nurburgring non hanno più ragione di esistere; piuttosto preoccupano i mancati miglioramenti che si erano sperati nelle Ferrari.


Lo stesso nuovo modello della Casa modenese non risponde ancora alle aspettative dei tecnici: si aggiunga l'attuale indisponibilità di uomini di gran classe da opporre a Fangio, e si dovrà concludere che le prospettive per l'avvenire non sono affatto liete.


Al Bremgarten, dietro al Campione del Mondo si è classificato González dopo una gara onesta ma non proprio brillante, poi Herrmann ancora sulla Mercedes, mentre Hawthorn, Kling, Trintignan e Moss sono stati messi fuori gara da incidenti meccanici.


Il Gran Premio della Svizzera conferma le ipotesi avanzate alla vigilia.


Fatto riscontro della dura realtà di una Mercedes che cresce di corsa in corsa senza che le macchine italiane riescano a seguirne il progresso, parecchie illusioni stanno purtroppo crollando, a cominciare da quella che le piccole fabbriche di automobili Ferrari e Maserati possano, con le loro sole risorse, fronteggiare l'offensiva del colosso tedesco; non è più soltanto un problema tecnico, ma di mezzi e di organizzazione.


L'entrata in campo della Lancia e dell'Alfa Romeo potrà forse ristabilire almeno l'equilibrio di forze, se non riconquistare d'acchito una posizione di superiorità.


L'avvenire in questo settore è pieno di nubi, soprattutto se ci si riallaccia alla memoria di quanto accadde vent'anni prima, sempre ad opera dell'industria tedesca.


Simone Pietro Zazza

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