#8 1951: Gran Premio d’Italia, vince Ascari e si porta a soli tre punti dalla vetta del campionato



Dopo il trionfo dell'Alfa al recente Gran Premio di Bari, vinto da Fangio, ma combattuto con tutti i crismi della regolarità, a Monza la tensione si taglia con il coltello, sia per via del fatto che ormai siamo agli sgoccioli della competizione mondiale, e i punti in palio potrebbero essere decisivi per la vittoria finale, sia per la solita diatriba che vede contrapposti i motori aspirati e i motori sovralimentati, nel tempio della velocità, tra le due scuderie che si stanno contendendo il titolo.


Un successo di Fangio corrisponderebbe per l'argentino alla definitiva conquista del titolo mondiale, mentre con minori probabilità restano in ballo Ascari, Farina e González.

Per il Gran Premio d'Italia, la Ferrari sceglie di mandare in posta il solito quartetto, composto da Ascari, Villoresi, Taruffi e González, mentre l'Alfa Romeo si presenta con Fangio, Farina, Bonetto e Sanesi.


Le vetture quadrifogliate, viste le alte velocità medie di questo circuito, che costringono a delle soste ai box più frequenti per via del consumo degli pneumatici, sono dotate dei serbatoi classici, quindi non più quelli con maggiore capienza, e posseggono una potenza di 420 CV.


Tuttavia, il 10 luglio 1951, nel corso delle prove pomeridiane, durante una normale operazione di rifornimento, l'Alfa 159 di Sanesi si incendia, dopo che del carburante fuoriesce durante il rabbocco.


Il pilota italiano e due meccanici riportano delle ustioni, che li costringeranno al ricovero in ospedale, costringendo la casa automobilistica di Milano a scegliere dei sostituti.


Durante la mattina, Farina e Fangio si allenano e sperimentano la tenuta delle gomme, esercitando nello stesso tempo i meccanici a cambiare nel minor tempo possibile il treno dei pneumatici, e a rifornire a tempo di record i serbatoi del carburante.


Quindi, nel pomeriggio, giunge il turno di Sanesi, che oltre ad essere la terza guida dell'Alfa, è il collaudatore delle macchine da corsa. Il giovane pilota compie quattro girl a discreta velocità, quindi ferma la macchina al box.


Come previsto, i meccanici aprono svelti il tappo, e introducono il tubo nel serbatoio.


Per guadagnare tempo nei rifornimenti delle corse, la benzina viene introdotta sotto pressione, sicché entrano circa 150 litri in una decina di secondi.


Ma, improvvisamente, delle altissime fiamme avvolgono l'auto, poiché la miscela si è Incendiata, forse a causa della caduta di qualche goccia, scivolata nel fervore del rifornimento su parti della vettura riscaldatasi nei precedenti giri di prova.


Sanesi, seduto al volante, invoca aiuto.


Le sue grida escono da un turbine di fuoco, mentre le fiamme si attaccano anche alle tute del due meccanici. I presenti non esitano ad afferrare gli estintori, riversandone il contenuto sul rogo, mentre altri, sfidando il pericolo, traggono in salvo Sanesi sollevandolo di peso dal posto di pilotaggio.


Un'autoambulanza trasporta subito, a tutta velocità, i feriti all'ospedale.


Con sollievo, si scopre che lo sfortunato collaudatore ha riportato ustioni non gravissime, poiché le fiamme hanno toccato le braccia, la schiena e bruciacchiato i capelli. Un meccanico verrà subito dimesso dall'ospedale dopo la medicazione, mentre un altro verrà trattenuto in corsia, ma il suo stato non desterà preoccupazioni.


Data l'indisponibilità a correre per Sanesi, sarà il pilota svizzero Emmanuel de Graffenried a partecipare alla gara di Monza come quarto pilota dell'Alfa. Alla vigila del Gran Premio non sembra più il caso di parlare di semplice duello tra l'Alfa e la Ferrari, data la presenza della BRM, la semi-rivoluzlonaria vettura di 1500 compressore, sorta in Inghilterra per iniziativa ufficiale di un consorzio appoggiato dal governo, che avrebbe dovuto riportare oltre Manica gli antichi allori dei primordi automobilistici, almeno nei superbi programmi che accompagnarono la sua impostazione.


Il debutto, lo scorso anno, era stato per un paio di volte un fiasco solenne; la vettura o compiva pochi metri, o si ritirava dopo aver brillato nelle ultime posizioni di gara. Ma quest'anno, quasi improvvisamente, i gravi difetti sono apparsi eliminati.


Altre novità riguardano la squadra delle francesi SIMCA e la nuovissima OSCA, che i fratelli Maserati affidano per la presentazione ufficiale al torinese Rol: vettura che nelle prove non si è scoperta, ma che sembra aver superato le incertezze di ogni messa a punto iniziale.


Tuttavia, fin dalle prime prove di qualifica si intuisce che la lotta per il vertice sarà ancora tutta italiana. Il brusco voltafaccia delle condizioni atmosferiche, tra l'altro, mutato le prospettive tecniche e spettacolari della prima giornata di test ufficiali, valevoli per il Gran Premio d'Italia. Nel pomeriggio la pioggia cessa di cadere, ma la pista rimane umida, impedendo ai piloti la possibilità di spingere subito le macchine a forte andatura.


In questa fase, Bonetto registra il tempo di 2'13", poi Farina, avente sul casco una speciale girella trasparente contro la pioggia, prova qualche giro con la vettura del compagno di squadra. Verso sera, asciugatasi quasi completamente la pista e comparso persino il sole, i giri di prova si infittiscono e le velocità raggiungono limiti ragguardevoli.


Il miglior tempo, al termine della giornata, viene segnato da Ascari, seguito dal Campione del Mondo in carica, Giuseppe Farina, poi Taruffi, Villoresi, Fangio, González e Parnell, a bordo della sua BRM.


Durante le prove, la vettura britannica si fermerà all'imbocco del rettilineo, e non sarà possibile rimetterla in moto. Si renderà perciò necessario spingerla a mano fino al box, dopo che l'altra BRM, pilotata da Richardson, era andata a sbattere contro una balla di paglia nella curva di Lesmo, riportando una ammaccatura al cofano.


L'ultima giornata di prove ha inizio alle ore 13:00 di sabato 15 Settembre, e vede Fangio conquistare l’ennesima pole, a discapito di Farina, Ascari e González, rispettivamente secondo, terzo e quarto. La BRM, invece, durante le prove si vede costretta a scambiare il pilota Richardson con Stuck, che però, durante alcuni giri effettuati la domenica mattina, rompe il cambio su una vettura, e il pistone nella seconda, costringendo il team britannico a dare forfait, mentre de Graffenried compie soltanto alcuni giri; il pilota svizzero, qualificatosi nono, assieme a Bonetto avrà compiti di rincalzo, vale a dire che durante li corsa, entrambi i piloti dovranno cedere la vettura a Fangio, o a Farina, se le circostanze lo imporranno.


Terminate le qualifiche, si accende una polemica che si spegnerà soltanto verso sera.


Gli uomini della Ferrari, infatti, espongono dei dubbi relativi alla possibilità che i cronometristi si siano sbagliati nel segnare i tempi di Fangio e Farina, tuttavia non verrà riscontrata nessuna irregolarità, pertanto le posizioni rimarranno invariate.


Tra l'altro, durante tutto il pomeriggio, Fangio e Farina atteneranno a lungo, e invano, l'arrivo dei furgoni con le macchine da pilotare nel Gran Premio. Le due vetture saranno pronte soltanto durante la notte, e verranno assegnate per sorteggio ai due piloti che, pur facendo parte della stessa squadra, hanno entrambi sufficienti motivi per essere tra di loro acerrimi rivali.


Il tema fondamentale del Gran Premio resta dunque il confronto fra le Alfa e le Ferrari, più veloci e scattanti le prime, ma con maggior usura di gomme. Le macchine modenesi hanno però una più lunga autonomia, e se dovesse piovere potrebbero compiere tutti gli ottanta giri senza effettuare soste per cambio di pneumatici.


Non è il caso di parlare di tattiche di squadra, dato che una corsa tanto veloce non le permetterebbe. Conterà molto il saper richiedere alla vettura lo sforzo giusto, ma deciderà soprattutto la fortuna.


Alle ore 15:00 del 16 Settembre 1951, le venti vetture in griglia partono compatte, ma già al curvone le vetture italiane hanno guadagno un margine considerevole, e al primo passaggio è Fangio ad essere in testa, seguito da Farina, Ascari, González, Bonetto, Villoresi, Taruffi e de Graffenried.


Proprio il pilota svizzero, a bordo della sua Alfa, sarà costretto al ritiro alla seconda tornata, a causa del grippaggio del motore: la casa automobilistica di Milano perde così la sua vettura più potente, che era destinata a fare da scorta in caso di necessità.


González, Fangio e Farina sono i più lesti a mettersi in azione, ma al secondo passaggio Ascari è già secondo, nella scia di Fangio e davanti a Farina.


Al quinto giro, Farina perde due giri poiché i meccanici tentano di riparare un guasto alla pompa; quando riparte, il pilota italiano compierà appena due giri, prima di fermarsi definitivamente.


Nei successivi minuti, Ascari e Fangio si contendono la prima posizione fino a che l’argentino, al tredicesimo giro, non viene costretto ai box a causa di un distaccamento del battistrada della gomma anteriore destra; quando riparte è quinto, a più di un minuto da Ascari, che da questo momento non verrà più sorpassato da nessuno.


L'inseguimento di Fangio è una conferma di stile e di spericolata irruenza, che si concretizza nel superamento di Bonetto e di Villoresi, riportarsi in terza posizione, alle spalle di Ascari e González. Ma al ventisettesimo giro, il pilota argentino è costretto ad nuova sosta per cambiare le gomme posteriori, perdendo altri cinquantotto secondi.


Al ventinovesimo giro, Farina, che nel frattempo ha raggiunto i box, sostituisce Bonetto e riprende la gara in quinta posizione, con tre minuti di distacco da Ascari.


Il pilota italiano si getta all'inseguimento dei rivali, entusiasmando i centomila spettatori presenti a Monza, mentre sostano ai box anche Ascari e González, pur non perdendo la prima e la seconda posizione.


Contemporaneamente, Fangio si riporta a una quindicina di secondi da González, ma il vero colpo di scena arriva al trentanovesimo giro, quando il pilota argentino è costretto al ritiro a causa della rottura di un pistone, causata dall’impoverimento della miscela.


Dai box dell'Alfa Romeo vengono fatte continue segnalazioni a Farina, unico superstite della squadra milanese, affinché acceleri ancora, nel tentativo di recuperare il terreno perso nei confronti delle Ferrari.


Ma grazie a queste circostanze, sia Ascari che González possono procedere con relativa tranquillità, forti anche del fatto che le Alfa non hanno mai rappresentato una seria minaccia, come dimostrato dal fatto che Ascari segna il giro veloce al trentatreesimo giro, quando le vetture della casa automobilistica di Milano erano già fuori dai giochi, e quindi non avrebbe avuto nessun bisogno di spingere.


Altre due soste, una per il previsto rifornimento e un'altra accidentale, tolgono al Campione del Mondo in carica ogni speranza di raggiungere Ascari e González.


Le nuove soste di Gonzales e Ascari, eseguite per cambiare le gomme, non mutano le posizioni, tanto più che Farina resta senza benzina, essendosi aperta una falla nel serbatoio, arrivando ai box sullo slancio, a motore spento.


Ormai è finita.


Ascari e Gonzales, separati l'uno dall'altro da un minuto abbondante, sono irraggiungibili e rallentano un poco l'andatura, per prudenza, mentre Farina non cede il passo e si aggiudica il record sul giro del circuito.


Il pilota italiano dell'Alfa esce a testa alta da una contesa in cui le anziane vetture di Milano cedono a denti stretti il loro antico primato alle Ferrari di più recente costruzione, e di maggiore e sicuro rendimento.


Con l'aumentare delle velocità, le Alfa Romeo restano le macchine più rapide, ma gli sforzi di un Gran Premio di cinquecento chilometri sembrano fiaccarle, ma le Ferrari reggono l'andatura, ed anzi la impongono alle vetture rivali, incalzandole senza tregua.


Le Ferrari dominano e conquistano il primo e il secondo posto con Ascari e González, mentre Farina, giunto terzo al traguardo, è tagliato dalla lotta alla difesa del titolo di Campione del Mondo. Seguono in zona punti le Ferrari di Villoresi e Taruffi, che completano il dominio delle auto modenesi.


Con Ascari che riduce lo svantaggio nella classifica mondiale a soli tre punti da Fangio, ora la lotta al secondo titolo di Campione del Mondo è più aperta che mai, e si deciderà nel successivo Gran Premio di Spagna.


Ludovico Nicoletti

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