#8 1950: Gran Premio d'Italia, Farina è il primo Campione del Mondo di Formula Uno



L'attesa per il XXI Gran Premio d'Italia, che è anche la settima ed ultima prova del primo anno di Formula 1, è tanta, sia perché ognuno dei tre piloti dell'Alfa può ancora vincere il titolo iridato, sia perché, fino all'ultimo momento, è in dubbio la partecipazione della Ferrari, che solo al giovedì iscrive due vetture affidandole rispettivamente ad Alberto Ascari e a Dorino Serafini, ex pilota di motociclismo.


Avviene, così, il debutto ufficiale della Ferrari 375 che, spinta da un motore 12 cilindri a V di 60° di 4.500 cm³, il massimo consentito per i motori aspirati, sviluppa in questa prima versione una potenza di 330 cavalli a 7.000 giri/minuto, con un peso di 850 kg, ed un rapporto peso/potenza di 2,57 kg/CV; il serbatoio carburante è di 195 litri, con un consumo stimato di circa 2,5 km/litro.

Anche l'Alfa Romeo approfitta di questa vetrina milanese per fare debuttare, con Fangio e Farina alla guida, la 159, erede naturale della 158, della quale ricalca l'impostazione generale, ma dalla quale si differenzia per il miglioramento dell'impianto frenante e della trasmissione, e, soprattutto, per l'adozione del ponte De Dion, che era stato abbandonato tre anni dopo l'uscita del primo modello.


La potenza sale a 425 CV a 9.300 giri/minuto, divenendo il motore di 1.500 cm³ più potente mai costruito nella storia dell'automobilismo, e con un peso di soli 710 kg, fa scendere il rapporto peso/potenza ad uno stupefacente 1,67 kg/CV; la capacità dei serbatoi è portata a 300 litri.


Unica nota dolente dell'Alfa 159, che sembra destinata a dominare su tutti gli avversari, è il consumo abnorme di carburante, calcolato in circa 0,580 km/litro, tanto che, nel corso della stagione successiva, alcune vetture saranno dotate di un serbatoio aggiuntivo posto sul fianco del motore.


A favore delle Alfa Romeo giocano la potenza, la leggerezza e l'affidabilità.


Il 31 Agosto 1950, verso le ore 12:00 Fangio compie un giro in due minuti alla media di km. 188,685, denunciando però noie alla lubrificazione del motore. Trattandosi, tuttavia, della macchina d'allenamento, il guasto viene riparato in poche ore.

A tarda sera, dopo la conferenza stampa all'Automobil Club, iniziano a circolare voci non controllate che danno come possibile la rinuncia di Giuseppe Farina benché questi avesse sviluppato sul giro l'identica velocità di Fangio; venuto a conoscenza di ciò, lo stesso Farina ha più tardi smentito.


Ma la Ferrari dimostra subito tutto il suo valore e nelle prove ufficiose, nonostante condizioni meteorologiche sfavorevoli, Ascari migliora di tre decimi di secondo il record sul giro, ad oltre 190 km/h di media, segnando un tempo incredibile, pari a 1 minuto e 59 secondi.

La sfida tra Alfa Romeo e Ferrari è apertissima, soprattutto perché l'Automobile Club d'Italia mette in palio un premio di sette milioni a favore del costruttore che partecipa al XXI Gran Premio d'Italia con almeno due vetture di nuovo tipo, e se i costruttori partecipanti dovessero essere più di uno il premio sarà assegnato al miglior classificato; mentre un premio di due milioni verrà assegnato al costruttore che migliorerà la media sulla distanza di 504 chilometri; e infine, un premio di un milione spetterà al costruttore che migliorerà il record del giro.

Tuttavia, chi pensa che le Ferrari potessero prevalere solo in virtù dei loro più bassi consumi, che garantivano una sosta in meno ai box per i rifornimenti, deve ricredersi.


Le vetture in griglia di partenza sono ventisette, un record, con una prima fila inedita capitanata da Fangio, seguito da Ascari, Farina e Sanesi; in seconda fila scattano Fagioli, Serafini, Taruffi e Sommer con la Talbot.


Al venerdì, il più veloce nella prima giornata di prove è Alberto Ascari con la nuova Ferrari, che segna un tempo in 2 minuti e 1 secondo, corrispondenti alla media di 187 chilometri all'ora, poiché la pista è bagnata e la carburazione dei motori risulta piuttosto difficile da regolare.


Il giorno seguente, durante la mattina Ascari riesce a migliorare ancora il proprio limite, portandolo, in un primo momento, a 1'59"1 e poi a 1'58"4. Ma preso visione dei tempi segnati dal pilota della Ferrari, i tecnici dell'Alfa fanno nuovamente scendere in pista Fangio, che porta il primato a 1'58"3, corrispondente alla media di 191 chilometri all'ora.


A Monza, meccanici, corridori e clienti si stringono attorno a Enzo Ferrari, all'ingegner Colombo e Bozzi, fervidamente fiduciosi nella nuova vettura, sognando un possibile trionfo.

La domenica, un numeroso gruppo di argentini, giunti in volo dall'Argentina, dalla tribuna centrale innalzano stendardi inneggianti al campione nazionale Fangio e ne grida in cadenza, sillabando, il nome. In contrapposizione, da sinistra risponde uno squillo: Fa-ri-na.


In un attimo l'atmosfera si in fiamma ma un cavalleresco viva Fangio, partito dalle file italiane, seguito da generali applausi, riporta la calma; applausi destinati soprattutto alle bandiere delle Nazioni rappresentate in gara, che in questo momento entrano nella pista, seguite dai bolidi spinti a braccia.


Al via, abbassato dal principe Caracciolo, presidente dell'A.C.I., il più veloce è Farina, seguito da Fangio e Sanesi. Ascari appare in difficoltà ma, al primo passaggio sulla linea del traguardo, il giovane pilota milanese è già secondo, seguito da Fangio, Sanesi, Taruffi e Fagioli.



Procedendo di conserva, i due piloti di testa aumentano, giro dopo giro, il loro vantaggio su tutti gli altri e, al quindicesimo giro, Ascari passa in testa, tra l'entusiasmo della folla, mentre Bira è costretto al ritiro a causa della rottura di una biella e Sanesi per un problema al motore.


Ma la gioia del pubblico dura poco: dopo solo un giro, Ascari è costretto a fermarsi lungo la pista a causa della rottura di un cuscinetto del ponte, dando via libera a Farina che, tornato al comando, non lo lascerà più fino alla fine.


Al ventiquattresimo giro anche Fangio è costretto ai box per la rottura del radiatore dell'acqua e per sostituire gli pneumatici posteriori, ma il pilota argentino non si rassegna e poco dopo torna in pista con l'Alfa Romeo 158 di Taruffi, tra i fischi di disapprovazione del pubblico, ma ricorrendo ad una precisa disposizione regolamentare che permette un simile gioco di squadra.



Poco dopo anche Serafini, alla guida della seconda Ferrari ed in quarta posizione alle spalle di Fagioli, si ferma ai box e al suo posto, dopo la sostituzione delle gomme, riparte Ascari, fra le acclamazioni del pubblico.


La situazione adesso in testa Farina, seguito da Fangio, Fagioli e Ascari.


Ma le sorprese non sono finite: Fangio è costretto a fermarsi definitivamente al trentacinquesimo giro per problemi al motore, dando così l'addio ai suoi sogni di conquistare il titolo mondiale, mentre Ascari continua la sua rincorsa a Fagioli, sperando di conquistare almeno il secondo posto.

Quando il pilota dell'Alfa Romeo, al cinquantaduesimo giro, è costretto a fermarsi ai box per il rifornimento, lascia il secondo posto al rimontante Ascari.



Anche Farina, successivamente, è costretto a fermarsi per rifornire, ma il suo vantaggio è tale da mantenere fino in fondo la prima posizione, che gli vale il titolo mondiale.


Applausi frenetici accolgono il trionfatore afferrato da cento mani, infiorato e portato in trionfo, ma ugual calore è serbato al giovane Ascari. Al chiassoso giubilo si associa la rappresentanza argentina, mentre gli altoparlanti proclamano la classifica del campionato del mondo.


A Fangio va la magra consolazione del giro più veloce.


Ma la grande rivelazione viene rappresentata dalla Ferrari che riesce a dimostrare di aver creato un mezzo molto competitivo con il quale può riconsegnare un po’ di credibilità ad una Formula uno che sta già diventato a tratti noiosa a causa del dominio dell’Alfa Romeo.


Ludovico Nicoletti

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