#7 1999: GP Canada, Schumacher bacia il Muro dei Campioni, Hakkinen ringrazia



Pochi giorni dopo il Gran Premio di Spagna, il 3 Giugno 1999 la Ferrari inizia una serie di test sul circuito di Fiorano in vista del sesto round del campionato da disputare a Montreal, sulla pista intitolata a Gilles Villeneuve. Con Michael Schumacher che si gode qualche giorno di riposo a New York, tocca ad Eddie Irvine sobbarcarsi gran parte del lavoro riguardante gli pneumatici:


"Sono qui a provare, Schumacher è in vacanza e a me non dispiace avere tutta la responsabilità sulle spalle in questi giorni. Anche perché questo mi dà l'opportunità di conoscere meglio la F399, di essere più veloce".


Il futuro del pilota nord-irlandese continua ad essere in bilico, dato che il rinnovo con la Ferrari non è ancora arrivato, e le indiscrezioni che lo danno in Jordan al posto di Damon Hill non sono ancora state smentite da nessuna delle parti in causa:


"A me piace stare davanti agli altri piloti, non voglio cadere in basso. Per questo va bene fare la seconda guida alla Ferrari, ma sta a loro decidere. Mi dispiace solo per Barcellona. Io che parto sempre bene mi sono trovato lì, quasi fermo. Non si capisce cosa è successo".


Parlando del Gran Premio catalano, Eddie viene interpellato nuovamente sulla noia che ha caratterizzato la gara, e l’enorme difficoltà nel compiere sorpassi anche su vetture nettamente più lente:

"Solo la gara di Barcellona è stata noiosa. Quelle precedenti lo sono state molto meno, ma bisogna dire che questo è dipeso dalle caratteristiche del circuito che non consente di esaltare le possibilità delle monoposto".


A Montmeló, la McLaren è tornata a dominare con una doppietta messa in discussione per una breve fase della corsa soltanto da Schumacher; per il Gran Premio del Canada, tuttavia, Irvine è ottimista.


"I freni sono molto sollecitati a Montreal, ma i nostri sono già buoni ed hanno sempre funzionato a dovere. Il Canada è un circuito strano, assomiglia in parte a Barcellona e succede sempre qualcosa di importante in gara".


Il 3 Giugno 1999, a Fiorano, Irvine segna il tempo di 1'01"219, girando tre decimi più rapido del miglior crono di Schumacher, registrato durante la sessione di test di fine Marzo.


Si lavora alacremente anche in casa Sauber, con Jean Alesi che a Monza testa le gomme Bridgestone e cerca la giusta via da percorrere per apportare miglioramenti ad una vettura che per ora ha portato a termine una sola gara, ad Imola, dove per altro il pilota francese è giunto sesto. Il compagno Diniz, al contrario, non ha completato ancora nessuna corsa.


Le voci che vogliono un Irvine lontano da Maranello si sovrappongono a quelle che auspicano per un romantico ritorno del francese in Rosso, al fianco di Schumacher.


Forse infastidito da tutto ciò, intervistato da Autosprint, Irvine liquida la questione affermando che la Ferrari non dovrebbe neanche prendere in considerazione di riportare a casa Alesi.


Nel frattempo, attraverso le pagine del giornale Times, il presidente della FIA, Max Mosley, stanco dei continui attacchi dei piloti al regolamento varato dalla Federazione, si sfoga:


"Non è argomento pertinente ai piloti. Vogliono macchine che rendano facili i sorpassi, ma questa potrebbe non essere la cosa migliore. Dato che i piloti sono pagati così tanto, non hanno alcun titolo per giudicare bene o male le regole".


Piloti come Schumacher e Hill premono per un ritorno alle gomme slick per migliorare l’aderenza, e si oppongono al desiderio di Mosley di impiegare un tipo di gomma che vada bene per qualsiasi condizione meteo, un’eventualità che renderebbe ancora più complicato superare.


Una voce fuori dal coro è quella di Niki Lauda, il quale non punta il dito contro il regolamento, le gomme scanalate e la poca aderenza:


"I pochi sorpassi non dipendono dalle macchine, bensì dalle piste, che andrebbero modificate per permettere d'entrare in rettilineo più veloci".


In un clima piuttosto teso, la Formula 1 si avvicina al Gran Premio del Canada con la speranza di offrire una gara emozionante, ricca di colpi di scena e di ruota a ruota, esattamente quello di cui ha bisogno il circus per ridimensionare, almeno per una settimana, le tante polemiche post-Barcellona.


La Ferrari approda nel Nord America con tante novità sulla F399: una nuova ala con una lunghezza del profilo tale da possedere più carico ma meno resistenza; un motore nuovo la cui affidabilità verrà testata nelle prove libere ma che difficilmente debutterà in gara e, infine, miglioramenti apportati ai dischi e le pinze dei freni, poiché sul circuito canadese questi sono particolarmente sollecitati.


Giunto sul circuito dove ha conquistato la sua unica vittoria in carriera nel '95, proprio al volante della Ferrari, Jean Alesi festeggia il suo trentacinquesimo compleanno dopo una breve vacanza a New York, e si esprime in merito alle dichiarazioni poco lusinghiere di Irvine, che lo ha giudicato poco adatto al ruolo di seconda guida del team del Cavallino:


"Non voglio assolutamente replicare, non mi va di commentare una cosa del genere. Non capisco perché Eddie si sia espresso a quel modo, io non sono mai stato abituato a comportarmi così con i miei colleghi, quando ho qualcosa da dire a qualcuno glielo dico in faccia".


Nuovamente interpellato su tale diatriba, lo stesso Irvine ribadisce il concetto espresso qualche giorno prima:


"Ho semplicemente detto che per me non sarebbe la scelta giusta, sempre considerando che ritengo di poter essere io la scelta giusta per la Ferrari".


Nel '95, mentre Alesi gioiva per la prima volta sul gradino più alto del podio, Irvine era lì insieme a lui a festeggiare un fantastico podio da pilota della Jordan. Una prestazione che ha ripetuto anche nel '98, con la Ferrari:


"Questo è un circuito molto strano, dove succedono tante cose strane. Il mio obiettivo è di ripetermi domenica. Qui dovremmo essere più vicini alle McLaren che a Barcellona, credo proprio che per noi ci siano le possibilità per un buon risultato".


Montreal è terra di conquista per Michael Schumacher, vincitore per ben tre volte del Gran Premio canadese, nel '94 con la Benetton, e nelle ultime due edizioni con la Ferrari.


Michael è a ragion veduta ottimista per il week-end, dove spera di poter tornare agli stessi livelli di competitività della McLaren, che a Barcellona ha nuovamente dettato il passo:


"Questa pista è abbastanza congeniale per me e la Ferrari, e mi piacerebbe molto ripetere i successi degli ultimi anni. È come un tracciato cittadino poco regolare, con molte curve e chicane, si deve guidare frenando ed accelerando in continuazione. La Ferrari non è irresistibile nelle accelerazioni, ma va meglio nelle frenate e nell'affrontare le chicane; per questo saremo competitivi e possiamo fare un buon risultato. Specie se già nella prima giornata di prove riusciremo a trovare l'’assetto ideale".


Mika Hakkinen ha uno score leggermente diverso dal suo diretto rivale, non avendo mai vinto su questa pista, né tanto meno conquistato podi:


"Ogni volta sono colpito dalle difficoltà che presenta questa pista. Non per nulla negli ultimi due anni non sono mai arrivato al traguardo, e nella mia carriera qui non mi è mai riuscito salire sul podio. Ferrari favorita? Beh, questo no. Nel '97 e anche lo scorso anno siamo sempre stati nelle condizioni di vincere. Nella passata stagione, Coulthard ci è andato vicino. Personalmente non ho avuto molta fortuna qui. Io, però, sono arrivato in Canada con l’intenzione di preparare bene la vettura, fare la pole e poi vincere la gara".


La lotta con Schumacher si è accesa dall’inizio della passata stagione, e ovviamente i paragoni con il pilota di Kerpen non mancano mai:


"Leggo spesso che Schumacher è più bravo e più veloce di me. Io non voglio replicare, contano le vittorie nelle corse e i titoli. Vedremo quando sarà ora di fare i conti. Un pilota guida anche per il piacere di dare il massimo con i mezzi che ha a disposizione, e non tanto per battere gli altri. È più bella la sfida con sé stessi".


Mika parla anche di Irvine, resosi protagonista nei giorni precedenti di paragoni con alcuni suoi colleghi. Il pilota della Ferrari, infatti, oltre ad affermare di non avere molta stima per il talento di Alesi, si è detto sicuro di non avere nulla da invidiare ai due piloti della McLaren. Il campione in carica replica dicendo:


"Bisogna riconoscere che Eddie è migliorato parecchio. Ma è difficile giudicare. Non lo faccio mai. A me pare molto strano che uno che non dispone di metri di paragone si permetta di valutare gli altri. In ogni caso non credo di avere particolari punti deboli. Posso solo dire di odiare visceralmente le critiche".


Venerdì 11 Giugno, Irvine decide di far parlare di sé non solo per le sue dichiarazioni alla stampa, ma anche per le prestazioni in pista. Miglior tempo sia nella prima che nella seconda sessione di prove libere per il pilota nord-irlandese, che stacca di 88 millesimi David Coulthard, secondo.



Michael Schumacher paga sette decimi dal compagno di squadra, ma non c’è da allarmarsi in casa Ferrari, poiché il pilota di punta del team di Maranello occupa gran parte della sua giornata di lavoro focalizzandosi sul passo gara e sul nuovo motore 048B che, visti gli ottimi risultati, verrà utilizzato anche in qualifica, ma, come già anticipato, non in gara.


"Beh, aspettiamo domani perché in genere voi giornalisti dite sempre che le prove del venerdì sono inutili e che contano solo quelle del sabato. Comunque Schumacher e Irvine non hanno girato nelle stesse condizioni e quindi c'era da aspettarsi anche una differenza di prestazioni. Erano diverse le condizioni di benzina che avevano imbarcato e diverse le prove che volevano fare. La pista è ancora un po' scivolosa, ma qui a Montreal il venerdì è sempre così e questo spiega perché i tempi siano lontani da quelli dello scorso anno. Penso che la pole position si farà a 1'19"2, forse 1'19"5. Comunque la Ferrari va bene e difenderà la propria leadership nel mondiale".


Dichiara Jean Todt, team principal della Ferrari, che poi prosegue col parlare del nuovo motore:


"Sì, il nuovo motore c'è, ma è un' evoluzione dello 048 usato fin qui e, infatti, si chiama 048B. Tutti e due i piloti lo useranno nelle qualifiche, in gara ancora no. Il suo impiego dipende da altri test che dobbiamo portare a termine e che saranno il nostro obiettivo la settimana prossima sul circuito di Magny Cours. La decisione di usare anche in gara questo motore dipende da tante cose tra cui, appunto, l'esito dei test. E' chiaro che quando si va in gara con un motore nuovo bisogna essere sicuri, non possiamo rischiare la nostra affidabilità in un momento così delicato del campionato".


"Chiaramente non posso mettermi qui a raccontare i dettagli, sono fatti nostri e cerchiamo, legittimamente, di tenerceli per noi. Ma è chiaro che l'obiettivo era quello di fare un motore più leggero e con una potenza massima superiore. Ci siamo riusciti. Ma questo è solo il primo passo nell'evoluzione del motore, ce ne saranno altre".


Situazione pressoché analoga in casa McLaren: Coulthard cerca la prestazione sul giro singolo, Hakkinen si concentra sulla corsa di domenica (a fine giornata, infatti, è solo settimo), ma non pare per nulla soddisfatto del set-up della sua vettura.


Voglioso di dimostrare al mondo che i trentacinque anni non si fanno sentire, Jean Alesi trova un ottimo assetto sulla sua Sauber motorizzata Ferrari, e conquista la quarta posizione, deciso a rimanerci anche nella sessione di qualifica del sabato.



Non ha le stesse aspirazioni il compagno di box Pedro Diniz, autore di un incidente pauroso alla prima curva. Il pilota brasiliano, dopo aver perso il controllo della vettura, va a sbattere con violenza contro le barriere; la monoposto ne esce distrutta ma Diniz, per fortuna, è incolume.


Sabato, la sessione di qualifica comincia con uno Schumacher voglioso di interrompere la striscia di cinque pole consecutive di Hakkinen, il quale necessita di altre due partenze dal palo per eguagliare il record di sette pole di fila detenuto da Alain Prost.


Al primo tentativo, Schumacher mette subito le cose in chiaro, girando in 1'19"298. Un tempo strepitoso che il tedesco, come nessun altro, riuscirà a migliorare. Hakkinen soffre anche nelle prove libere del mattino, durante le quali sbatte e danneggia l’ala anteriore, e fatica durante le qualifiche, prima del guizzo negli ultimi minuti che gli consente di guadagnare la seconda posizione, a soli 29 millesimi dal tempo di Schumacher.



Michael torna in pole dopo un’attesa lunga sette mesi - l'ultima la conquistò nello sciagurato Gran Premio del Giappone della passata stagione - e, in conferenza stampa, il pilota tedesco esterna tutta la sua soddisfazione per quella che, dati alla mano, è la centoventicinquesima pole nella storia della Ferrari:


"Sapevo che l'avrei fatta, e non solo per il nuovo motore, ma perché fin da venerdì mattina siamo andati bene, abbiamo avuto una macchina competitiva, migliore della McLaren. Mi sono accorto subito che loro avevano un bel po' di problemi. Ecco, diciamo che abbiamo saputo trarre profitto da un insieme di cose. La Ferrari ora va veramente bene e devo ringraziare Eddie che si è sobbarcato questo lavoro di messa a punto, mentre io ero in vacanza negli Stati Uniti. Peccato che Eddie non sia in prima fila con me, ma non è stata colpa sua".


Irvine, infatti, durante il suo ultimo tentativo deve alzare il piede a causa delle bandiere gialle esposte per la Sauber di Alesi, rimasta ferma lungo la pista.


Il rammarico di Eddie traspare dalle sue parole:


"Potevo fare tranquillamente la prima fila, ma come avete visto tutti nel mio ultimo tentativo mi sono trovato ingabbiato nelle bandiere gialle causate da Alesi e ho dovuto alzare il piede. Peccato, perché la macchina andava così bene che con un pizzico di fortuna avrei potuto anche fare la pole. L'importante è vedere come è ben bilanciata questa Ferrari, e sapere che con il pieno di benzina noi andiamo nettamente meglio delle McLaren".


Il ritorno alla pole di Schumacher coincide con il debutto del nuovo motore sulla F399. A tal proposito, il pilota tedesco dice:


"Va bene, chiamiamolo pure nuovo motore visto che tutti dite così, anche se in realtà è una evoluzione del vecchio e ad ogni gara, ad ogni test c'è sempre qualcosa di nuovo da provare. Si va avanti ormai con piccole e continue evoluzioni. Comunque va bene questo motore: ne sono soddisfatto, si sente che dà qualcosa di più, ma io non credo che la pole derivi solo da questo. È tutta la vettura che va bene, è più equilibrata, più stabile e in queste condizioni permette di sfruttare bene anche il potenziale del nuovo motore, ma sono convinto che anche con il vecchio avrei fatto la pole".


Michael conclude la sua intervista così:


"Qui per andare veloci bisogna salire sui cordoli e lavorarseli bene, ma questo significa che se le sospensioni e i tiranti non sono ben calcolati rischi di rompere tutto perché sessantanove giri in queste condizioni mettono a dura prova l'intero telaio. Se riesco a finire la gara, state tranquilli che la finisco bene".



La possibilità di raggiungere Prost è svanita, ma Hakkinen ammette di avere altro a cui pensare. La sua McLaren continua ad essere difficile da guidare, e lo diventa ancora di più se da battere c’è una Ferrari così veloce. Durante la conferenza stampa post-qualifica, Mika sostiene che i miglioramenti rispetto alla prima giornata di libere sono stati comunque evidenti:


"Non sono deluso per il primato; non sono qui per i record, ma per la gara, per raccogliere qualcosa in una corsa che per me è sempre stata stregata. Se fossi finito in seconda fila, sarebbe stato un disastro, così no, perché qui chi parte secondo ha il vantaggio di avere la seconda curva all'interno. E se io e Schumacher siamo appaiati, in quel punto posso sorpassarlo".


"Venerdì ero davvero preoccupato, ora no. Ero più lento di Coulthard, prendevo un secondo dalla Ferrari, adesso siamo quasi alla pari, perché 29 millesimi non sono niente e avrei potuto chiudere davanti, se non avessi trovato le bandiere gialle in un tentativo, traffico nell'ultimo, e non avessi sbagliato la percorrenza di una chicane nel mio miglior tentativo. La macchina è migliorata costantemente, stiamo trovando l'assetto giusto. Sarà una gara interessante, perché questo è un circuito molto duro, che mette i freni sotto pressione, riempie di fatica i piloti e ti costringe all'errore".


Come accaduto in mattinata, durante le prove libere, quando sulla McLaren del finlandese ne è esploso uno, facendolo andare a sbattere. Ha avuto paura, ma a mente fredda anche quest'inconveniente viene liquidato con un sorriso:


"Succede quando si cerca sempre il limite. Ho perso il controllo della macchina, ma non mi sono fatto niente".


Poi, al momento di rilasciare qualche dichiarazione in lingua madre, comincia una esilarante battaglia di gavettoni con Irvine, mentre Schumacher osserva in silenzio nel mezzo, sperando di non rimaner coinvolto. Eddie inizia col gettare l’asciugamano in faccia ad Hakkinen, poi è in procinto di gettargli addosso un bicchiere d’acqua, ma sembra desistere dopo che Mika gli dice non lo farei se fossi in te. Tuttavia, appena il finlandese abbassa la guardia, ecco che arriva il gavettone con annessa fuga. Hakkinen controbatte con la stessa moneta, ma manca il bersaglio, e siccome di battaglie lui non ne vuol perdere in nessun contesto, prende l’intera caraffa e si getta all’inseguimento di Eddie, chiedendo scusa ai giornalisti presenti.


La conferenza stampa si conclude così con leggero anticipo, con il solo Schumacher rimasto ad osservare divertito la scena.


Tornando ai risultati delle qualifiche, Coulthard è quarto e completa la seconda fila insieme ad Irvine, seguito dai soliti Barrichello e Frentzen, i quali monopolizzano la terza fila. Ottima prestazione per Fisichella, settimo e alle prese con una vettura a dir poco incostante nelle performance, e Alesi, ottavo.



Sprofonda di nuovo nelle retrovie la BAR Supertec, con il pilota di casa Villeneuve ed il rientrante Zonta solamente in quindicesima e sedicesima posizione. Il team di Craig Pollock non sa spiegarsi un andamento così altalenante nelle qualifiche, né riesce a capire i problemi che affliggono la vettura.


Alex Zanardi si qualifica in dodicesima posizione, e per la prima volta in stagione è più rapido del compagno Ralf Schumacher, tredicesimo a pochi millesimi dal pilota italiano. Il due volte campione di Formula CART spera che questo sia indice del fatto che la sua confidenza con una Williams, comunque mediocre, stia aumentando:


"Ho disputato trenta gare in Formula 1, e il mio miglior risultato era stato un sesto posto, con la Lotus. Ora la vettura non è competitiva e nemmeno molto adatta al mio stile di guida. Ralf riesce a portare a casa qualche risultato, io sono stato un po' perseguitato dalla sfortuna. Ma devo ammettere che non mi sono ancora adattato: lasci per qualche anno e tutto cambia".


"Ho dovuto ricominciare dall’abc della guida, non puoi mai smettere di imparare, giorno per giorno: credi di aver capito tutto, poi ti rendi conto che non è cosi. È facile arrivare al livello minimo, difficile fare gli ultimi passi per giungere al vertice. Non posso continuare in questa maniera. È vero che qui sono tornato ad essere un debuttante, ma l’età mi chiede di fare in fretta. Spero già in questa gara di arrivare per la prima volta a punti".


Zanardi può sperare nel fatto che in Canada, spesso e volentieri, si svolgono gare caotiche, durante le quali tutto può succedere. Nel 1998 furono ben tre gli ingressi in pista della Safety Car, e solo nove i piloti che arrivarono alla bandiera a scacchi.


Insomma, si potrebbero creare le occasioni ideali per degli outsider.



Domenica 13 giugno, sono oltre 100.000 gli appassionati presenti sugli spalti per assistere alla sesta gara del Mondiale 1999.


Alle ore 13:00 locali si spengono i semafori. Si parte.


Schumacher chiude immediatamente la porta ad Hakkinen, e alla prima curva è in testa seguito dal finlandese e da Irvine. A centro gruppo, Trulli si intraversa per evitare il contato con Frentzen, ma così facendo diventa una scheggia impazzita all’ingresso della prima curva che centra in pieno i malcapitati Jean Alesi e Rubens Barrichello.


La Prost rimane nella ghiaia, irrimediabilmente danneggiata, e anche Alesi non va molto lontano.


Il caso vuole che questi due piloti siano stati coinvolti in un incidente al via anche nella passata stagione, sulla medesima pista.



L’altro incidentato, Barrichello, torna ai box insieme ad Alex Wurz, il quale non è coinvolto nell’incidente ma deve ritirarsi per problemi alla trasmissione. Barrichello, invece, torna in pista ma successivamente rientrerà ancora per ritirarsi definitivamente.


Un vero peccato per il pilota brasiliano, che dalla quinta posizione poteva aspirare ad un buon piazzamento.


Mentre la direzione gara manda in pista la Safety Car, Alesi torna ai box infuriato nei confronti di Trulli, e tuona ai microfoni dei giornalisti:


"Esigo un intervento! Se non prendete provvedimenti lo farò io. Trulli è senza cervello, mi ha sventrato la macchina. Le gare non durano 25-30 secondi, ma due ore. Ero partito così bene. La FIA deve intervenire: hanno le immagini e tutto il resto per poter prendere provvedimenti. Questo è un mestiere pericoloso, e dobbiamo essere tutti responsabili. Io ho vissuto il dramma di Senna, e Jarno non deve approfittare del fatto che le macchine sono più sicure".


L’ex ferrarista si ferma in pit-lane per parlare al muretto dove siede Alain Prost, col quale avviene una pacifica conversazione in francese, attraverso la quale i due si spiegano. Dal canto suo, Jarno Trulli si giustifica e fornisce il suo punto di vista sull’incidente:


"Frentzen è partito male e si è buttato all'interno; io per evitarlo ho dovuto scartare a mia volta. Certo non mi ha toccato, ma mi ha condizionato lo stesso. Non è colpa mia quanto è accaduto, e mi spiace aver rovinato la gara a Alesi, ma le sue dichiarazioni non mi sono piaciute. Jean dovrebbe essere più calmo e riflessivo quando parla. Anche l'anno scorso mi aveva accusato ingiustamente dell'incidente al via, e non era colpa mia. Purtroppo nelle gare sono episodi che possono capitare, soprattutto in partenza. Io non sono un pilota pericoloso, e poi questa volta ero scattato tranquillo proprio per evitare quanto era successo l’anno scorso".


I commissari in effetti danno ragione a Jarno, dato che nel dopo gara, analizzato l’incidente, decidono di non prendere alcun provvedimento.


Basta appena un giro in regime di Safety Car per rimuovere le vetture incidentate, poi la gara ricomincia. Schumacher è in testa, seguito da Hakkinen, Irvine, Fisichella, autore di un ottimo scatto, Coulthard e Frentzen a chiudere la zona punti.



Lo scozzese della McLaren è nettamente più veloce di Fisichella e, sfruttando la scia sul lungo rettilineo che precede l’ultima chicane prima del traguardo, si riprende la quarta posizione.


Se la partenza caotica non avesse ancora lasciato intendere che si assisterà ad una gara tutt’altro che noiosa, un ulteriore indizio lo fornisce Ricardo Zonta, che al suo ritorno in pista dopo l’incidente qualche mese prima ad Interlagos, va a sbattere contro il muro in uscita dall’ultima chicane.


Il brasiliano distrugge la sospensione posteriore destra, deve dunque ritirarsi, ma lascia la sua BAR in una posizione ritenuta potenzialmente pericolosa, e pertanto, la Safety Car fa di nuovo il suo ingresso in pista. Sono passati tre giri, e la gara conta già due Safety Car e quattro ritirati.


Ricominciata la corsa, Coulthard mette subito pressione ad Irvine, mentre il duo di testa costituito da Schumacher e Hakkinen va via indisturbato, con il ferrarista che mantiene un gap di un secondo e mezzo sul rivale. A partire dal decimo giro, poi, i due danno vita ad una battaglia a distanza a suon di giri veloci: Schumacher gira in 1'22"235, tre giri dopo Hakkinen scende sotto il muro dell'1'22, ma in men che non si dica Michael abbassa di altri due decimi il tempo limite. Al diciottesimo passaggio sul traguardo, Hakkinen va sull'1'21"480, tenta di ricucire ancora lo strappo migliorandosi di altri due decimi nel giro seguente, ma con prontezza il tedesco della Ferrari inizia a girare sull'1'20 alto.


Finisce intanto la gara di Damon Hill, che in una dinamica identica a quella di Zonta, va contro il muro in uscita dall’ultima curva. È la seconda vittima di giornata dell'ultima variante. Per Hill, inoltre, trattasi del quarto ritiro in sei gare.



Si arriva al trentesimo dei sessantanove giri previsti: Schumacher e Hakkinen continuano a spingere al massimo, uno per tenere il gap sopra i due secondi, l’altro per azzerarlo del tutto. Il ferrarista fa i conti con i primi doppiaggi, e forse viene leggermente deconcentrato dopo aver superato Panis. Sta di fatto che, allo stesso modo di Zonta e Hill, il pilota tedesco perde il controllo della F399 e finisce contro il muro.


Un botto pesante, ancor più di quanto non fossero stati i due precedenti, che distrugge il lato destro della Ferrari.


Michael si dispera con sé stesso, conscio di aver commesso un grave errore, avendo gettato alle ortiche una possibile vittoria. Per di più, ha lasciato nelle mani del diretto rivale la leadership della corsa. Hakkinen, infatti, guida ora la corsa indisturbato, e quasi incredulo, ringrazia per la gentile concessione.


La Ferrari ora pone tutte le sue speranze su Eddie Irvine, secondo a sei secondi da Hakkinen, e con Coulthard che dopo una prima parte arrembante ha leggermente perso contatto.



Schumacher torna ai box a piedi, mentre Jean Todt scende dal muretto e rientra assieme al tedesco nella penombra del garage. I due parlano, poi guardano insieme il resto della gara. Trascorrono appena cinque giri, e quello che verrà poi rinominato Muro dei Campioni miete l’ennesima vittima di giornata. Zonta prima, poi due Campioni del Mondo quali Hill e Schumacher, e, al trentacinquesimo giro, anche l’idolo di casa Jacques Villeneuve.


L’altro pilota iridato, nel 1997, a differenza degli altri che avevano sbattuto con il posteriore e poi con la fiancata, impatta con la parte anteriore della BAR contro il muro. Un botto pesante, simile a quello che Jacques aveva già avuto due anni prima quando, al volante della Williams, commise il medesimo errore mentre era in seconda posizione, all’inseguimento di Schumacher.


In quell’occasione non riportò alcun acciacco, stavolta esce zoppicante dalla vettura, e per la sesta volta su altrettanti tentativi in questa stagione, non è in grado di portare a termine la corsa.



L’incidente di Villeneuve provoca il terzo ingresso in pista della vettura di sicurezza: evenienza perfetta per gran parte dei team, che richiamano immediatamente i piloti ai box per effettuare l’unica sosta in programma.


Al trentottesimo giro, in regime di Safety Car, Hakkinen guida la corsa, Irvine è secondo ma a dividerlo dal leader ci sono due doppiaggi - Badoer e Panis - che impediscono a Eddie di meditare qualsiasi manovra di sorpasso. Coulthard è terzo, seguito da Fisichella, Frentzen e Diniz.


Si riparte.


Irvine è impossibilitato ad attaccare Hakkinen, ma non solo, perché l’unica Ferrari rimasta in pista viene sorpresa alla prima curva da Coulthard, che tenta una manovra all’esterno, che diventerà poi interno in curva 2. Irvine ha una miglior trazione in uscita da curva 1, e in entrata di curva 2 chiude la porta a Coulthard, il quale prova comunque ad infilare il musetto della sua McLaren.


Il contatto è inevitabile.


I due finiscono fuoripista, con Irvine in testacoda e Coulthard che tira dritto sull’erba e fa un evidente gesto di frustrazione con la mano all’indirizzo di Irvine, impegnato nel frattempo a riprendere la pista il prima possibile. Per sua fortuna, la Ferrari non è rimasta danneggiata.



Coulthard, invece, torna ai box per controllare che tutto sia a posto sulla sua McLaren, e dopo una sosta di 13.9 secondi torna in pista, in nona posizione ma staccato dal gruppetto di piloti in lotta per i punti. Irvine è ottavo, ma sale subito in settima posizione dopo aver superato con facilità Alex Zanardi.


L’incidente tra il ferrarista e Coulthard lascia Mika Hakkinen in totale solitudine, dato che Fisichella, secondo, gira circa un secondo e mezzo più lento del battistrada. Il romano tra l’altro, fa fatica a liberarsi dei doppiaggi di Panis e Badoer, in bagarre tra loro e poco propensi a farsi da parte malgrado le bandiere blu esposte a più riprese. Ciò rallenta inevitabilmente il pilota della Benetton, che viene raggiunto da Frentzen.


All’ultima chicane prima del traguardo, Panis tenta di superare Badoer, ma senza successo. Subito dietro, Fisichella deve alzare nettamente il piede per evitare il contatto, e così facendo ne approfitta Frentzen che scalza l’italiano dalla seconda posizione. Solo ora Panis decide finalmente di rallentare, ma la frittata ormai è fatta.



Pochi giri dopo la direzione gara punisce sia Panis che Badoer, per non aver rispettato le bandiere blu, infliggendo uno Stop&Go di dieci secondi. Stessa sorte tocca ad Alex Zanardi, e soprattutto a David Coulthard, ritenuto colpevole nell’incidente con Irvine.


Dopo aver scavalcato Zanardi, intanto, il pilota nord-irlandese mette nel mirino Pedro Diniz e Johnny Hebert, immediatamente davanti a lui e rispettivamente in sesta e quinta posizione.


Con una gran staccata alla prima curva, Eddie si libera contemporaneamente di Diniz e del doppiaggio di Badoer, entra in zona punti e punta la Stewart di Johnny Herbert, il cui sorpasso sarà più complicato a causa della gran velocità di punta della vettura motorizzata Ford.


Le bagarre imperversano in pista, a differenza della noia che aveva caratterizzato il precedente Gran Premio di Spagna; l’unico a non essere coinvolto in queste lotte è Hakkinen, il quale prosegue nel suo viaggio solitario verso la vittoria.


Irvine prende le misure su Herbert limitandosi a studiarlo per qualche giro, rischiando in un’occasione di tamponarlo in frenata di curva 1. Poi, al cinquantatreesimo giro, Eddie forza la staccata all’ultima chicane e si getta all’interno. Herbert rimane sorpreso dall’entrata dell’avversario, tant’è che quest’ultimo va lungo e taglia la chicane passando sull’erba.


Herbert fa lo stesso, ma per fortuna nessuno dei due perde il controllo della vettura.


Irvine, in ogni caso, seppur con un gran rischio porta a casa la quinta posizione, e adesso, a quattro secondi di distacco c’è Ralf Schumacher.


Il giovane tedesco della Williams viene subito raggiunto e superato sul lungo rettilineo senza alcuna difficoltà, essendo il motore Supertec decisamente meno performante di quello Ferrari.


A circa dieci giri dalla fine, Irvine ha rimontato dall’ottava alla quarta posizione; Fisichella, terzo, dista dodici secondi, dunque, sebbene sia più rapido del romano, un ricongiungimento appare improbabile. Eddie ci prova lo stesso, facendo anche registrare il giro veloce, 1'20"674, ma la Benetton è troppo lontana.


Anche Fisichella spinge al massimo, poiché spera di potersi riprendere la seconda piazza ai danni di Frentzen, che però lo mantiene a debita distanza. La gara sembra ormai andare verso la conclusione senza ulteriori colpi di scena, ma ecco che a quattro giri dal termine, la rottura del disco del freno anteriore della Jordan causa una violenta uscita di pista in curva 3 di Frentzen, che finisce ad una velocità sostenuta contro le barriere.


Il pilota tedesco è cosciente, ma non riesce ad uscire dall’abitacolo. In molti rivedono nella scena l’incidente capitato a Panis due anni prima, col francese che riportò la frattura delle gambe dopo una brutta uscita di pista. Stavolta, per fortuna, dopo alcuni minuti di paura, Frentzen esce dall’abitacolo con le sue gambe, ma aiutato dai commissari di pista che lo scortano al centro medico. Successivamente verrà portato in ospedale, dove saranno riscontrate ferite lievi alla spalla ed al ginocchio sinistro. Nulla che pare possa impedirgli di tornare al volante nelle prossime settimane (solo successivamente si scoprirà che dalla testa del perone, al di sotto dell'attaccatura del ginocchio destro, si era staccata una scheggia d'osso).


L’incidente, in ogni caso, rende necessario il quarto ingresso in pista della vettura di sicurezza guidata da Oliver Gavin, che scorterà i piloti fino alla bandiera a scacchi: per la prima volta della storia, la gara si conclude in regime di Safety Car. Gavin si fa da parte solamente all’ultima curva, rientrando in pit-lane, e lasciando pista libera a Mika Hakkinen, che festeggia indisturbato la terza vittoria stagionale, la prima sul circuito intitolato a Gilles Villeneuve.



Giancarlo Fisichella e Eddie Irvine, autore di un’entusiasmante rimonta, lo accompagnano sul podio. Chiudono la zona punti Ralf Schumacher, Johnny Herbert, e Pedro Diniz. Per il britannico della Stewart ed il brasiliano della Sauber trattasi dei primi punti iridati della stagione. David Coulthard giunge solo settimo; le sue già deboli speranze di lottare per il titolo, sembrano oramai definitivamente svanite.


Con questo successo, in contemporanea al ritiro di Schumacher, Hakkinen diventa il nuovo leader del campionato, a quota 34 punti, staccando di quattro il pilota tedesco. Irvine conserva il terzo posto grazie ad i suoi 25 punti, allungando ulteriormente su Frentzen, rimasto fermo a 13 punti e raggiunto da Fisichella.


Coulthard, anch’egli a secco, condivide il sesto posto con Ralf Schumacher, fermo a 12 punti.



In conferenza stampa, Mika parla dell’importanza di questa vittoria:


"Odiavo il Canada, ora lo amo, è un posto fantastico. Mi sono ripreso la beffa di Imola. Lì stavo dominando, ho sbagliato e ho regalato il successo a Schumacher. Qui è accaduto l'esatto contrario. Ed è una vittoria molto importante, perché può segnare una svolta, invertire la rotta. Qui giocavamo in trasferta, questa è una pista adatta alla Ferrari. I dieci punti che porto a casa sono pesantissimi. La lotta per il titolo è apertissima, forse si deciderà di nuovo tutto all'ultima gara, ma adesso sono tornato io il favorito. Perché la McLaren ha pronto un piano di grande sviluppo della macchina. In questo momento ci sentiamo alla pari con la Ferrari, lo dimostrano le qualifiche di sabato, un divario fra loro e noi di appena ventinove millesimi, le prossime settimane saranno decisive. Si deve puntare su potenza del motore e affidabilità. La nostra vettura sarà molto più veloce. E se Schumacher non riesce a stare dietro ai nostri progressi, la battaglia è vinta".


"Le prove libere erano state un disastro, ed ero davvero preoccupato anche perché qui in passato non avevo mai fatto davvero niente di buono, anche se mi ero ripromesso di restare sempre concentrato per cercare di fare il meglio. Poi, grazie al grande lavoro dei miei ingegneri, la macchina è cambiata, diventando assai più facile da guidare al limite".


Una vittoria senza dubbio favorita dall’uscita di scena prematura di Schumacher:


"Alla partenza Michael mi ha chiuso, e visti gli incidenti che capitano qui al via ho adottato una tattica prudente. Era inutile anche andare ad attaccarlo, perché qui se si esce dalla traiettoria si trova facilmente dello sporco e basta poco per andare a sbattere. A quel punto ho deciso di assumere una tattica attendista, di aspettare per vedere se succedeva qualcosa: è andata proprio così, come speravo".


Un errore, quello di Michael, che il finlandese giustifica:


"Qui abbiamo usato le gomme di mescola più morbida, che raccolgono tanto sporco in pista, per cui l'aderenza non è mai ottimale. In quel punto, poi, come in tutte le chicane, basta uscire dalla traiettoria consueta per finire contro il muro. Bisognava stare molto attenti, soprattutto dopo le soste ai box o quando si ripartiva con le coperture non in temperatura, dopo l'uscita di scena della Safety-Car. L'unica cosa era mantenere la traiettoria ideale e tenere giù il piede".


"Davvero non so se avrei mai avuto la possibilità di superare Michael, andavamo tutti e due molto veloci. Però i primi dieci o quindici giri non sono mai indicativi di quello che è poi la gara".


Dopo il ritiro del tedesco, la gara è stata tutta in discesa, e Mika ha potuto tranquillamente gestire la sua vettura:


"Questa è una pista esigente con la meccanica, in particolare con i freni, e quindi non sono andato sempre al limite. Ma la cosa più confortante è che ora la McLaren non si rompe più. Sinora nei collaudi abbiamo dovuto cercare di risolvere i tanti guai che ci capitavano nei fine settimana dei Gran Premi, invece ora potremo finalmente concentrarci sullo sviluppo della macchina. Questa gara ha dimostrato chiaramente che noi e la Ferrari siamo sullo stesso piano, e tale equilibrio durerà probabilmente sino alla fine. Prevarrà dunque chi riuscirà a far progredire meglio macchina e telaio".


Con il terzo podio conquistato nelle ultime tre gare disputate a Montreal, Giancarlo Fisichella dimostra di avere un rapporto speciale con questa pista:


"Sì, questo è un posto speciale per me, riesco sempre ad ottenere buoni risultati, sono molto felice. Il mio obbiettivo primario era di conquistare dei punti, quindi essere addirittura sul podio mi rende entusiasta. La strategia è stata perfetta, solo ad inizio gara ho faticato un po' perché il serbatoio era pieno e la macchina aveva molto sottosterzo. Dopodiché, con la vettura più leggera, è andata molto meglio".


Un secondo posto che, prima del ritiro di Frentzen, aveva perso per colpa dei doppiati:


"Quando ho perso la posizione a causa di Panis e Badoer, ero veramente arrabbiato. Loro avevano un giro di ritardo, ma non si sono fatti da parte. Poi Heinz-Harald si è ritirato e ho ripreso il secondo posto. Un risultato fantastico per me e per il team, che dedico alla mia bambina Carlotta".


È altrettanto soddisfatto della sua prestazione Eddie Irvine, felice di aver avuto una gara così movimentata, specie se paragonata a quella disputata a Barcellona, dove, aveva dichiarato alla stampa, avrebbe tanto voluto avere uno stereo in macchina:


"Un podio strappato proprio con i denti. Sono contento di questo terzo posto ma non completamente, perché ho avuto delle vicissitudini senza le quali avrei potuto dapprima infastidire addirittura Hakkinen per il primo posto, e nel finale anche Fisichella per il secondo. Mi ha rovinato quella Safety-Car entrata in pista dopo l'incidente a Villeneuve, in quel momento la gara avrebbe potuto prendere tutta un'altra fisionomia, naturalmente a mio favore. Dai box mi hanno detto che stava entrando la vettura di sicurezza proprio dopo avere superato la corsia d’ingresso: fossi stato due secondi più indietro ne avrei approfittato per la sosta, e sarei anche potuto andare in testa, considerando che Hakkinen e Fisichella dovevano ancora fermarsi".


E soprattutto non ci sarebbe stato lo scontro con Coulthard:


"Quando la Safety-Car è rientrata, un doppiato ha buttato terra in traiettoria. Per evitarla stavo filando verso il muretto e così ho dovuto alzare il piede. David mi è venuto sotto, è entrato un po' largo in curva, ci siamo trovati affiancati ma io ero davanti perché mi sono sentito toccare dietro, e sono finito in testacoda. Per un po' sentivo la macchina strana, ma per fortuna era soltanto per lo sporco che avevo nelle gomme. Eliminato quello è cominciato il vero divertimento".


Questa, invece, la versione di Coulthard:


"Io ho cercato di passarlo a destra, lui ha risposto a sinistra. Ha chiuso la traiettoria prima di quanto mi aspettassi, ma capisco la sua aggressività, ci stavamo giocando il secondo posto. Purtroppo ho danneggiato il musetto, l'ho sostituito ai box, ma da quel momento la macchina non era più stabile. E non ho più potuto fare niente".


Poi, per Eddie, la grande rimonta:


"È stato fantastico con tutti quei sorpassi. Toccato con Diniz? Non so, se parla del primo sorpasso, eravamo in tre in quella curva: divertente. Non so se mi ha toccato, non ho sentito nulla. Mi sentivo immerso in un gioco eccitante, parlavo in continuazione alla radio, e chiedevo: chi ho davanti? quanti secondi ho di svantaggio? E poi, dopo un sorpasso: a chi tocca adesso? Uno spettacolo".


"Con Herbert ho tentato il sorpasso in quel punto perché era la mia unica chance; lui non voleva farmi passare, è normale, così siamo finiti fuori entrambi. Sapevo che sarebbe stato un problema superare la Stewart che aveva più velocità sul dritto, e quindi non potevo che tentare lì. Siamo finiti entrambi sull'erba, tagliando la chicane, abbiamo corso dei rischi, ma Herbert sa che la Formula Uno non è roba per bambini".


Con Ralf Schumacher, invece, il sorpasso per Irvine è stato molto più facile:


"Sì, perché lui non aveva la velocità della Stewart sul dritto. In quel momento stavo davvero spingendo forte nel tentativo di agguantare Fisichella, forse avrei potuto farlo proprio nell'ultimo giro se non ci fosse stata ancora la Safety-Car, e se non avessi perso troppo tempo dietro ad Herbert. La mia Ferrari era formidabile, la miglior macchina da corsa che abbia mai guidato. Peccato per Michael, ma con una macchina del genere possiamo andare a Magny Cours sicuri di poter fare molto bene. Credo abbia ottime chance. In Francia siamo sempre andati molto forte e capiterà anche quest'anno. A differenza di Montreal quello di Magny Cours è un circuito molto liscio, adatto alle nostre macchine. Nella passata stagione abbiamo fatto un primo ed un secondo posto, ripeterci sarebbe stupendo. E potrebbe mandare di nuovo in crisi la McLaren".


Intanto, il manager di Irvine, Enrico Zanarini, chiarisce che:


"Aspettiamo proposte dalla Ferrari. Se non si fanno avanti loro, lo faremo noi. Entro quando? Non abbiamo mai posto un limite di tempo, tanto le offerte non mancano".


Ma a Maranello c'è altro a cui pensare.


Sebbene la Ferrari conservi il primo posto nel campionato Costruttori con 11 punti di vantaggio sulla McLaren, resta il gran rammarico per il ritiro di Schumacher, causato da uno dei rari errori di guida del campione tedesco, il quale, davanti ai microfoni dei giornalisti, non nasconde le sue colpe:


"Sostanzialmente la cosa è molto semplice: sono entrato troppo veloce, ho perduto il controllo della vettura e sono andato a sbattere. Un errore mio, ne faccio sempre uno all'anno, e questo è quello del 1999. Che peccato, in una giornata così, su un circuito così. Andavo tanto bene, la macchina era magnifica, il circuito era per noi. Che peccato".


"Ero quasi a metà gara, la conosco benissimo quella chicane e l'ho percorsa sempre con molta attenzione perché altri piloti sono usciti proprio lì, andando a sbattere sul muro. Nei giri precedenti, mi ero accorto che c'era più sporco in quel punto. Tutto il lato lungo il muro era coperto di polvere che si spostava con il vento per le uscite di pista che c'erano state. Me ne ero accorto, lo sapevo, e dunque non ho attenuanti: è stata tutta colpa mia. Dovevo fare attenzione, e invece ho rovinato tutto. In quei giri stavo spingendo forte perché avevo un margine molto ristretto su Hakkinen, e siccome di lì a poco avrei dovuto fare il pit-stop, stavo cercando di distanziarlo. Quello è un punto terribile: se esci dalla traiettoria hai due possibilità: se vai piano puoi riprendere il controllo della macchina, ma se vai forte come stavo andando io non la riprendi più. Un po' per la polvere, un po' forse anche per i cordoli che scompongono la traiettoria. Fatto sta che dopo aver superato quella curva indenne per tanti giri, sono andato a sbattere".


"E' la vita, succede. Poteva essere una grande vittoria, molto importante per il mio campionato, e invece è andata così. Ma sono sicuro che potremo vincere ancora grazie ai nostri mezzi. La Ferrari va bene, va benissimo, è in grande progresso. Abbiamo la possibilità di vincere altrove come l'avevamo oggi. Certo, ora sono quattro punti indietro ma non è una situazione drammatica".


Conclude fiducioso Schumacher, ottimista per le prossime gare come anche il team manager Ferrari, Jean Todt:


"Purtroppo non abbiamo potuto sfruttare in pieno il nostro potenziale, ma mi pare che le nostre sono state le migliori vetture in pista oggi, e del resto il giro più veloce in gara di Eddie lo dimostra. Non ci demoralizziamo e pensiamo al futuro, cioè al prossimo Gran Premio, dove potremo fare delle belle cose".


Come già accaduto in passato, subito dopo che Michael Schumacher si è reso protagonista di una imprecisione in pista, la stampa comincia con precisione chirurgica i suoi dibattiti riguardanti il tedesco e la sua inclinazione a commettere errori in momenti clou.


Si parte dai due Mondiali persi nel '97 e nel '98 per episodi quali l’incidente con Villeneuve a Jerez e quello controverso a Spa con Coulthard, per andare ancora più indietro nel tempo, riportando alla mente degli appassionati il contatto con Damon Hill nel '94 in Australia, dal quale Schumacher ne uscì comunque vittorioso avendo conquistato il titolo, o l’errore nelle prime curve di Monte Carlo, nel 1996. Senza dimenticare che sempre in Canada, nella stagione '98, Michael era finito nell’occhio del ciclone per aver spinto fuori pista Frentzen, e quindi, essere accusato di guida pericolosa.


Flavio Briatore, uno di quelli che può dire di conoscere bene Michael, etichetta l’incidente con Hill nel '94 come un episodio di gara, ma non scagiona il pilota della Ferrari per quanto accaduto con Coulthard a Spa:


"Quello sì che fu un errore incomprensibile: doveva avere la mente accecata per andare a tamponare uno che non gli dava fastidio nella corsa al titolo. E Jerez e Villeneuve? Pur conoscendo bene Michael, ancora oggi non riesco a capire cosa gli passò nella mente".


"Quando Hakkinen ha fatto lo stesso sbaglio a Imola, tutti gli avete dato addosso, ora Schumacher fa la stessa cosa ma sono sicuro che vorrete assolverlo per carità di patria".


Con la memoria si finisce col parlare anche di gare come Argentina '97, con Schumacher che urta la vettura di Rubens Barrichello alla prima curva, o Austria '98, quando esce di pista mentre provava ad avvicinarsi ad Hakkinen. Tante occasioni gettate al vento, dice Briatore, che nel continuare a parlare del due volte iridato afferma:


"Michael non è il freddo calcolatore dipinto in questi anni dai giornali. È tutt'altro che un robot. Al contrario, è molto latino, ha ragione l'avvocato Agnelli, sente enormemente la pressione esterna. E non sempre riesce a dominare l'ansia, il nervosismo. E va nel pallone. In Canada forse gli ha dato alla testa la pole position. È entrato in agitazione, si vedeva da come guidava. Lui spingeva come un matto e concludeva poco o nulla perché Hakkinen era sempre lì dietro a due o tre secondi. Troppo poco per fare un pit-stop in tranquillità, senza pericolo di essere superato da fermo. Stavolta un errore così gli peserà molto, più che in passato".


"Perdere dieci punti così è duro da digerire".


"Sarà un peso psicologico enorme, sarà difficile per lui scrollarselo di dosso. Ormai ha trent'anni, non è più quel ragazzo fresco con la mente sgombra che avevo io cinque anni fa. E certi pensieri è difficile cancellarli. Poi lui è come gli elefanti: non dimentica mai. Speriamo abbia ragione quando parla di un errore all'anno, ma a volte, purtroppo, ne ha fatti più di uno. E allora sarebbe un guaio. Mi dispiacerebbe molto per lui perché è bravo, e meriterebbe di raccogliere di più. Ma mi dispiace anche per la Ferrari che sta lavorando così bene".


Nel '96, dopo il ritiro di Monte Carlo, vinse la gara successiva a Barcellona, per quella che viene ricordata come una delle sue prestazioni migliori della carriera; nel '97, dopo la collisione in Argentina, vinse tre gare delle cinque disputate subito dopo, riaprendo un Mondiale che sembrava già nelle mani della Williams e di Villeneuve; nel '98, dopo la sciagurata prestazione a Montecarlo, gara conclusa ultimo e doppiato, dominò le tre gare successive, e sempre nella stessa stagione, in seguito al ritiro di Spa causato dal contatto con Coulthard, mandò in estati il pubblico di Monza con una vittoria schiacciante.


Ora, con l’errore che gli è costato una vittoria, o nella peggiore delle ipotesi un podio, tutti si attendono una pronta reazione da parte di Michael Schumacher, già a Magny-Cours, Francia, dove avrà luogo la settima prova del Campionato Mondiale 1999.


Davide Scotto di Vetta

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