#7 1998: GP Monaco, Hakkinen imprendibile, Coulthard e Schumacher si fermano!



Per prepararsi al meglio in vista del Gran Premo di Montecarlo, uno dei week-end più attesi dell’intera stagione, i team di Formula Uno si ritrovano da mercoledì 13 maggio 1998 a Magny Cours, in Francia, per una delle numerose sessioni di test da effettuare durante l’anno.


La McLaren si prende la scena anche in questi tre giorni di lavoro, mentre gli altri team si adoperano per cercare di porre fine il prima possibile alla dittatura instaurata dal team di Woking in questo inizio di campionato. Su tutti la Ferrari, che tra le tante novità porta in pista un nuovo computer di bordo, che dovrebbe fornire dei vantaggi nell’utilizzo del motore. A Maranello si lavora senza sosta, e lasciata la Francia, le prove proseguono sulla pista di Fiorano, venerdì 15 maggio 1998. Michael Schumacher rimane insieme al suo team dalle ore 9:00 alle 21:00, per regolare a dovere sospensioni, mappature, gomme, e tutto ciò che può servire ad avvicinarsi alla McLaren.


In compagnia del Cavallino c’è anche la Minardi, con il giovane Esteban Tuero.


La presenza del capo della Bridgestone, Hiroide Hamashita, presente per supportare il team faentino, fa supporre a molti addetti ai lavori che la Ferrari avesse provato di nascosto le gomme concorrenti.


Pertanto giunge scherzosa la replica del presidente Montezemolo, che risponde:


"Sì, è vero, abbiamo montato le gomme Goodyear a destra e le Bridgestone a sinistra".


Terminati i test sul circuito di Magny Cours, Schumacher sintetizza la situazione della Ferrari, dichiarando:


"Sono ragionevolmente soddisfatto del lavoro svolto finora. L'anno scorso a Magny Cours prendevamo due secondi a giro e a Monaco, poi, ho vinto. Ora, dopo i test di Fiorano, siamo decisamente più vicini. è cambiato il nostro avversario, allora era la Williams oggi è la McLaren". "Non tutto quello che abbiamo sperimentato in questi giorni lo potremo avere in pista domenica prossima, il pacchetto tecnico completo lo si vedrà più avanti, tra i gran premi di Canada e Francia".


La pista di Monte Carlo riesuma bei ricordi della mente di Schumacher, dato che nella stagione precedente, grazie ad una prestazione stratosferica sotto la pioggia monegasca, vinse una gara che diede ufficialmente inizio al suo testa a testa iridato con Jacques Villeneuve, il quale, dopo quella corsa, culminata con un ritiro, capì che quel Mondiale se lo sarebbe dovuto giocare fino alla fine.


Sarà forse perché quella gara è ancora un ricordo nitido nella sua mente, sia per la vittoria di Schumacher che soprattutto per il podio di Rubens Barrichello, il quale gli consentì di festeggiare il primo podio da team manager, che Jackie Stewart, appena giunto nel Principato, addita il tedesco come favorito numero uno per la vittoria di questa edizione del Gran Premio:


"Io sono scozzese e non scommetto mai, ma se dovessi puntare i miei soldi li metterei ovviamente su Michael. È il più bravo e il più intelligente. E qui, per vincere, serve molto cervello. Ma ovviamente c’è anche la McLaren".


Il grande punto di domanda alla vigilia di ogni Gran Premio di questa stagione, continua ad essere il confronto tra Bridgestone e Goodyear.


La casa giapponese, sinora, ha annichilito gli avversari, i quali hanno vinto una sola gara grazie a Schumacher in Argentina, dove la nuova tipologia di pneumatici anteriori aveva illuso tutti che il gap si fosse finalmente azzerato. Così non è stato, poiché i team gommati Bridgestone hanno ripreso ed aumentato la loro competitività, soprattutto nell’ultimo Gran Premio disputato in Spagna.


Per il week-end monegasco, gli americani puntano su un nuovo tipo di gomme posteriori, riviste sia nella struttura che nella mescola, che si spera possano fornire una maggior trazione in uscita dalle curve, ed un consistente aiuto in frenata.


Ci spera Schumacher, l’unico indiziato per mettere il bastone tra le ruote ad Hakkinen.


Il pilota tedesco, appena arrivato nel paddock, si concede ai giornalisti, e per prima cosa risponde a chi gli domanda se questa può essere definita una gara-chiave:


"Forse il termine è esagerato, è presto per parlare così, anche se mi rendo conto che sarebbe importantissimo per la classifica non perdere contatto dai primi, altrimenti il seguito della stagione diventerebbe tremendamente difficile. Una cosa è certa: rispetto a Imola e Barcellona, qui saremo molto vicini alle McLaren, ed essere a un paio di decimi da loro farebbe diventare la situazione molto interessante".


"Da cinque anni consecutivi parto in prima fila, devo riuscirci ancora, è il mio obiettivo".


"Abbiamo provato molto, tanti pneumatici e altre varie piccole cose. Avremo nuove gomme posteriori, che ovviamente si comportano meglio, ma noi abbiamo bisogno di un intero pacchetto di soluzioni che vadano bene su tutti i circuiti, altrimenti addio lotta per il titolo”.


Dopo la gara sul circuito del Montmeló, Schumacher aveva dichiarato che secondo il suo punto di vista il gap dalla McLaren era dovuto per il 70% alla scarsa performance degli pneumatici Goodyear nel confronto diretto con quelli Bridgestone.


In merito a tali parole, il tedesco afferma:


"Quando le cose non vanno bene, tutti me ne chiedono i motivi, e io ho semplicemente quantificato i nostri problemi, forse a loro non sono piaciuti i miei calcoli. Non dico che sono solo colpevoli loro, sicuramente lo siamo anche noi, ma le cose stanno così, dobbiamo lavorare assieme per uscirne".

Al pilota tedesco tocca commentare poi anche due argomenti che forse avrebbe preferito non toccare, come si nota anche dalle sue risposte piccate.


Primo, i sospetti lanciati da una rivista inglese, che ha pubblicato una foto della Ferrari alle Acque Minerali sul circuito di Imola, dove si vedrebbe il disco posteriore incandescente, a differenza degli altri tre che invece risultano normali.


Ciò potrebbe significare l’utilizzo di un sistema di controllo di frenata simile al terzo pedale della McLaren, giudicato irregolare dalla FIA. Tale ragione ha portato proprio il team anglo-tedesco a chiedere chiarimenti alla Federazione:


"Ho sentito parlare di queste illazioni, ho visto la foto ed è talmente di cattiva qualità che non riesci a vederla bene. La FIA dovrebbe chiedere alla Ferrari se abbiamo qualcosa di irregolare".


"Davanti al nostro box staziona fisso un commissario, siamo sempre pesantemente controllati, e io sono contento di questo, perché così nessuno può pensare che ci sia qualcosa di non regolare. Credo che la FIA si sia già espressa, abbia chiarito tutto dopo il Brasile".


Secondo, le crescenti voci che lo vogliono lontano dalla Ferrari, magari destinazione McLaren-Mercedes, specie se non dovesse arrivare il Mondiale:


"No, assolutamente no".


Risponde Schumacher, senza dilungarsi più del necessario.


Hakkinen e Coulthard, a differenza del pilota tedesco, non vantano risultati di prestigio sul tortuoso circuito monegasco: il finlandese non è mai arrivato al traguardo, mentre Coulthard concluse secondo la rocambolesca edizione del 1996, quando a vincere fu Olivier Panis con la modesta Ligier.


Ciononostante, il leader del campionato mondiale non si mostra preoccupato:


"Sono tranquillo e fiducioso. Qui me ne sono capitate di tutti i colori, statisticamente dovrei avere una gara tranquilla".


Intanto arrivano notizie sul fronte motori, nello specifico i Mecachrome, utilizzati in questa stagione da Williams e Benetton. Ebbene, dalla stagione 1999 sarà Flavio Briatore, ex team manager della scuderia di Treviso, ad occuparsi della distribuzione dei propulsori.


Il dettaglio più importante però è che Briatore farà le veci della Renault, e che quindi, seppur in maniera ufficiosa, tornerà in Formula Uno dopo un solo anno di assenza.


Come consuetudine, a Montecarlo i piloti scendono in pista per le prime due sessioni di prove libere già al giovedì. Guardando il computo dei tempi, si capisce subito che è stata una giornata particolare, e dove l’unica certezza resta sempre Mika Hakkinen.



Il leader del campionato è primo, ma dietro di lui c’è a sorpresa Giancarlo Fisichella. Il romano, a suo agio su una Benetton dotata di una nuova sospensione posteriore, per una manciata di secondi assapora persino il primo posto in graduatoria, prima che Hakkinen rimetta subito nel cose a posto, girando in 1'21"937.


Anche l’imperturbabile finlandese viene giocato dalle insidie del circuito cittadino, e subito dopo aver fatto segnare il miglior tempo finisce in testacoda, senza tuttavia colpire le barriere.


Le colpisce eccome Michael Schumacher, che dopo 35 minuti di prove va a sbattere con la parte anteriore sinistra della sua Ferrari contro il guard-rail in uscita dal Casinò. Un impatto pesante che danneggia in maniera considerevole la vettura.


Schumacher si scusa, affermando che anche lui è un essere umano e che l’errore capita a tutti. Il lato positivo è che fino a quel momento la F300 si stava comportando molto bene, essendo momentaneamente in testa alla sessione.


"Posso lottare per la pole, sento di potercela fare". Ammette Schumacher, fiducioso in vista delle qualifiche di sabato. "Noi abbiamo girato in assetto da gara, con benzina a bordo e gomme dure. Facciamo sempre così, perché la prima cosa su cui basarsi sono le prestazioni e gli assetti da gara. Una volta messi a posto quelli, allora ci dedichiamo alla preparazione delle qualifiche".


A fine giornata Schumacher è quinto, a un secondo e sette decimi da Hakkinen, il quale scagiona il rivale dall’errore commesso, poiché lui stesso non ne è stato esente:


"Non so cosa sia successo a Michael, non mi sono curato di quello che faceva perché ero concentrato su come migliorare la mia monoposto. Ma ho notato anch'io che ci sono delle curve che possono ingannarti e se le affronti troppo velocemente non sai bene come puoi uscirne".


"È successo anche a me, intorno alla mezz'ora di prove; ho appena sfiorato il guard-rail e sono rientrato ai box. Apparentemente non è successo nulla, ma la macchina non andava più come prima. E sul finale sono finito dritto alla Sainte Dévote".


"E’ una bella sensazione essere ancora davanti. Soprattutto qui, dove io gioco in casa. Questa, per la verità, è una pista molto difficile, dove non ti senti mai sicuro della macchina. Ma come prima giornata non c’è male. Inoltre, questo miglior tempo ha un valore psicologico perché, oltre a rendermi felice, dà più fiducia al team per le qualifiche. La pole se la giocherà il solito gruppo di piloti, abituati a lottare per il vertice: io, Schumacher, Coulthard e probabilmente anche Fisichella".


Qualche problema lo riscontra, invece, David Coulthard, lontano otto decimi dal suo compagno di squadra, e sempre più a rischio di diventare a tutti gli effetti il numero due del team.


Nel cercare il limite, lo scozzese finisce lungo per ben tre volte alla Sainte Dévote.


Riguardo a queste imprecisioni dichiara:


"Problemi ai freni? No, semplicemente frenavo troppo tardi. È normale quando provi la macchina con differenti livelli di benzina, e stai lavorando per ottenere il miglior bilanciamento. Io poi stavo lottando contro un terribile sottosterzo, ma sono sicuro che sabato avrò a disposizione una macchina migliore".


"Mi candido per pole e vittoria".


Giornata frustrante per il campione del Mondo in carica Jacques Villeneuve, che continua a litigare con la sua FW20, e con Riccardo Rosset.


Nono in classifica, il pilota con il capello biondo platinato, ai quali ha aggiunto delle nuove punte blu qua e là, come da lui dichiarato per puro divertimento, viene rallentato anche da un incidente con il pilota della Tyrrell, che gara dopo gara sta dimostrando di non avere il talento per correre in questa categoria.


All’uscita dalla variante delle Piscine, i due entrano in collisione, con responsabilità da additare soprattutto al brasiliano, almeno secondo il punto di vista di Villeneuve, che come sempre, non le manda a dire:


"Non è la prima volta che Rosset mi crea guai. A Imola, dopo il primo rifornimento, sono quasi dovuto uscire di pista per evitarlo; anche altri colleghi hanno avuto problemi. Questa è l'ennesima dimostrazione che guida con gli occhi chiusi".


Rosset dal canto suo, scarica le colpe sul canadese:


"La colpa è tutta di Jacques: anche in passato, coloro che cercavano di superare lì hanno causato incidenti. Non c’è spazio, e non ho visto che si spostava all'interno, perché quella è una sequenza di curve molto rapida. Non capisco perché tentare una manovra così a tempo scaduto. Io credo che un campione del mondo debba usare la testa".



Un po' di caos durante la giornata di prove viene causato anche dalle bandiere, nello specifico quella rossa. Dopo venti minuti di prove, infatti, vengono sventolate senza alcun motivo dai commissari, con anche lo speaker tratto in inganno dopo aver visto nei televisori la comunicazione che indica lo stop momentaneo della sessione.


Tutta colpa di un commissario che, in direzione gara, si era inavvertitamente appoggiato sul pulsante che comunicava lo stop.


Bandiera rossa che sarebbe tornata utile dopo l’incidente di Jarno Trulli al Tabaccaio, ed invece neanche l’ombra.


Venerdì 22 maggio è giorno di riposo, in attesa di tornare in pista sabato, per le restanti prove libere e soprattutto le qualifiche.


È comunque una giornata importante per i team, che si incontrano con la FIA ed Ecclestone per firmare il rinnovo del Patto della Concordia. Tutti, ad eccezione della Ferrari, poiché Montezemolo arriva in ritardo, e la Sauber, per ora dissidente.


Un accordo importante, che prevede la spartizione degli incassi tra i team, le sponsorizzazioni dei Gran Premi, i diritti TV e non solo, con riconoscimenti speciali per i team storici, come la Ferrari.


Tra le novità, il fatto che i premi saranno legati alla classifica costruttori, e quindi i soldi verranno divisi tra i team a seconda della posizione che hanno occupato in classifica nella stagione precedente, con nessuna indennità prevista per il team piazzatosi in undicesima ed ultima posizione.


Approfitta del tempo libero anche il team principal della Ferrari, Jean Todt, per rilasciare un'intervista in cui il manager francese sfoga la sua frustrazione toccando diversi temi, ad iniziare dalla mancanza di competitività nei confronti della McLaren:


"Non sono un mago e non faccio miracoli. Quando arrivai, la Ferrari battagliava per il decimo o quindicesimo posto, prendeva tre secondi di distacco e spesso non arrivava al traguardo". "Adesso, quando arriviamo secondi è un disastro, perché la stampa lo dipinge come un disastro, e ne capisco un po' la ragione: la Ferrari è un patrimonio dell'Italia, è nel cuore degli italiani che vorrebbero vederla sempre vincere". "La verità è che comunque siamo protagonisti: l'anno scorso perdemmo il mondiale a venti giri dalla fine, mentre oggi siamo gli unici a competere con la McLaren".

E sempre rimanendo in tema giornalistico, il manager francese dichiara:

"E' difficile vivere e lavorare alla Ferrari? Sinceramente sì, perché la pressione dei media a volte è snervante. E poi le chiacchiere, le voci, i pettegolezzi, come ad esempio la mia presunta volontà di costruire gli alberi motore in Francia, perché la fabbrica sarebbe mia".


"Quando arrivai alla Ferrari, non pensavo di dover sopportare anche questo". "Ho riempito la Ferrari di stranieri? Forse non è bello ma per adesso è utile. Però, io so benissimo che la Ferrari è l'Italia e l'Italia senza la Ferrari non sarebbe la stessa, ma ogni volta che trovo un italiano lo prendo, non lo scarto mica".

Parlando di investimenti, Todt ammette che la Ferrari non dispone del più grande budget in assoluto:

"I soldi da soli non fanno tutto, ma anche gli uomini da soli non fanno tutto. Abbiamo un budget limitato, è vero, ma facciamo molto. Nessun'altra squadra di Formula Uno ha mai avuto la forza e il coraggio di far tutto da sola, anche i motori. Detto questo non c'è dubbio che i nostri avversari abbiano budget molto superiori".

Infine, la discussione si sposta sul profilo tecnico:

"La McLaren è sottopeso? In realtà è più leggera, ma non sottopeso, perché poi usa la zavorra che è molto utile. E' un vantaggio. Anche il loro motore è più leggero, ma il nostro è più pesante perché avevamo preferito fare un motore capace di girare di più e sopportare temperature più alte, e ciò comporta un maggior peso. Era una scelta precisa, ma come tutte le scelte si tratta di un compromesso e non è detto che sia sbagliato". "Non abbiamo scelto anche noi le gomme Bridgestone, perché la Ferrari ha il costume di rispettare i contratti firmati. E poi chissà: forse, anche volendo, la Bridgestone non avrebbe potuto darcele. La McLaren potrebbe anche aver voluto una priorità o una esclusiva o qualcosa del genere. Non c'è niente di male, lo avrei fatto anch'io". Sabato si torna in pista, e Hakkinen dimostra che il giorno di riposo non lo ha certo distolto dal suo obbiettivo: conquistare anche Monte Carlo.


Il qualifica, il finlandese è l'unico a scendere sotto il muro dell’1'20: 1'19"798.


Un giro semplicemente inarrivabile per i rivali, Coulthard compreso. Il pilota scozzese si ferma a tre decimi di distanza, inerme davanti alla superiorità del compagno, malgrado i tanti sforzi compiuti.



Fisichella cede il passo alle McLaren dopo essere stato il più rapido nella mattinata, ma può ugualmente festeggiare una notevole terza posizione, ottenuta battendo Michael Schumacher, quarto e incappato in un’altra giornata complicata.


Il ferrarista infatti, è costretto a disputare le qualifiche con il muletto, dato che in mattinata la sua F300 accusa problemi alla trasmissione. Viste le premesse, il quarto posto, con pochi millesimi di vantaggio su Frentzen, è tutto sommato un buon risultato.


"Sono andato al limite delle mie possibilità, ho effettuato un giro un secondo più rapido rispetto a quello di Irvine. Forse avrei potuto guadagnare un altro decimo, ma non troppo di più. Si vedeva ad occhio nudo che all’uscita dalle curve le nostre macchine mancano di trazione, rispetto a chi montava le Bridgestone".


Queste le parole di Schumacher, che lancia un’altra stilettata al fornitore di pneumatici della sua squadra, per poi spostare la sua attenzione sulle aspettative per la gara:

"Sarei contento di salire sul podio: primo o terzo non cambierebbe la situazione, dalla prossima corsa dovremmo trovare una migliore competitività".


Wurz, sesto, completa la terza fila, mentre Irvine è settimo, anche lui a muro come il suo caposquadra due giorni prima: il nord-irlandese sbatte alla Rascasse e distrugge la sua monoposto.



Sorprendente Mika Salo, ottavo a bordo della Arrows.


Qualifica da incubo invece per Villeneuve, solo tredicesimo a due secondi e sei dalla pole. Per Jacques si tratta della peggior qualifica in carriera.



E' per altro impietoso il confronto con Frentzen, quinto, anche se bisogna precisare che il pilota tedesco, insieme alle due Sauber di Alesi e Herbert, è l’unico ad utilizzare un compound di gomme morbide, mentre il resto della griglia opta per gomme dure.


Ancora una volta oltre il limite del 107% Rosset, che come già accaduto a Barcellona viene escluso dalla gara.



In seconda fila, subito dietro le McLaren e davanti a Schumacher, un agguerrito Giancarlo Fisichella pare più che motivato a lasciarsi alle spalle un avvio di stagione tribolato.


Il romano è raggiante dopo le qualifiche:


"Sono felice, ero andato bene nelle prove libere e volevo ripetermi durante le qualifiche".


"Per un quarto d'ora ho avuto il miglior tempo, ero in pole, sono dovuti uscire dai box quattro volte per battermi". "Ho tanta fiducia. La macchina si comporta molto meglio, le nuove sospensioni provate la settimana scorsa a Jerez hanno portato più stabilità; anche davanti c'è stata qualche modifica vincente. Sapevo che le McLaren sarebbero state velocissime anche qui. Me n'ero accorto nelle prove libere, quando, con gomme nuove, ottenevano tempi intermedi fantastici e poi non chiudevano il giro, smettevano di accelerare, per non svelare le loro carte. Sognavo d'infilarmi in mezzo a loro, per poco non ci riuscivo". "Schumacher diceva di temere solo le McLaren, perché la Benetton non era da podio. Si vede che si sentiva troppo sicuro e non si è accorto di me. Adesso è lui che deve superarmi e non sarà facile. So che è molto veloce, ma non mi fa paura. In questo circuito sorpassare è impossibile. Come si parte, si arriva. Se esco terzo dalla prima curva, il podio non me lo toglie nessuno, che è il mio obiettivo". "Vincere sarebbe fantastico, provarci è normale, ma non voglio pormi sogni impossibili. Quest'anno ho commesso tante stupidaggini, anche troppe, devo riuscire a finire una gara, arrivare in fondo, raccogliere dei punti. Non sono il tipo che si accontenta, ma non si può sempre cercare di strafare". "Questo circuito mi eccita, qui, nel '94, ho vinto la mia prima gara internazionale di Formula 3, ripetere quel risultato sarebbe la cosa più esaltante della mia carriera. Si può lottare, ma è giusto essere realisti. Nel mio ultimo tentativo Villeneuve mi ha disturbato; non lo ha fatto apposta. Ho rallentato, ma non avrei mai superato Hakkinen, al massimo Coulthard".


Infine, scherzando, a Giancarlo viene chiesto se è vero che David Richards, il team principal della Benetton, si è offerto di pagare la multa spagnola in cambio di un podio a Montecarlo: "Intanto ha anticipato i tredici milioni. Toccherebbero a me, ma ha pagato lui. A me cosa dà fastidio è il principio: pagare sapendo che non ho alcuna colpa. Quella storia non mi è andata giù, per dimenticare ci vorrebbe proprio un podio".



Le due edizioni precedenti, come già ricordato, furono caratterizzate dalla pioggia, che stravolse completamente i valori in campo e regalò ai tifosi due gare a dir poco pazze.


Quest’anno, il 24 maggio 1998, si assisterà ad una corsa completamente asciutta.


Alle ore 14:00 si spengono i semafori, ed il Gran Premio di Monaco ha inizio.


Nelle prime battute i piloti rimangono piuttosto cauti per evitare collisioni, ragion per cui le posizioni di partenza sono pressoché le medesime alla fine del primo giro, con l’eccezione di Wurz che riesce a passare Frentzen, e Esteban Tuero che si ritira dopo essere andato a sbattere all’entrata del Casinò.


La vettura viene subito rimossa dai commissari, dunque l’ingresso della Safety-Car viene scongiurato.



Mentre Hakkinen inizia come previsto a scappare via, Schumacher è vicinissimo alla vettura di Fisichella, dimostrando di essere nettamente più veloce della Benetton.


Schumacher si fa minaccioso in un paio di occasioni alla curva Mirabeau e alla Rascasse, ma il suo è più che altro un tentativo di indurre all’errore il giovane Fisichella, che tuttavia resiste, senza mai commettere una minima imprecisione.



Suona la carica anche Irvine, al momento in settima posizione e deciso ad entrare in zona punti ai danni di Frentzen, il quale è così lento che sta favorendo persino l’avvicinamento di Mika Salo con la Arrows.


Al decimo giro il pilota nord-irlandese si getta all’interno del tornantino, ma nel farlo colpisce violentemente la vettura dell’incolpevole Frentzen, che finisce contro le barriere e deve così ritirarsi.


"Non potevo far nulla, Eddie ci ha provato lì pur sapendo che l’incidente sarebbe stato inevitabile. Evidentemente gli andava bene così".


Commenta acido Frentzen appena rientrato nella pit-lane.



Nel frattempo, Hakkinen e Coulthard danno vita ad una battaglia basata sui tempi cronometrati, dato che giro dopo giro abbassano il limite, facendo registrare il giro più veloce togliendoselo a vicenda.


Il distacco oscilla continuamente tra i due e i tre secondi, fino al diciassettesimo giro, quando le speranze di Coulthard avvicinare il suo compagno di squadra vanno in fumo insieme al suo motore Mercedes, che in uscita dal tunnel cede senza dare alcun preavviso.


Un ritiro che, oltre ad estrometterlo dalla corsa, rappresenta anche un grosso colpo inferto alle sue speranze iridate.



Hakkinen ora fa l’andatura senza nessuno a mettergli pressione, poiché Fisichella e Schumacher, i quali viaggiano ancora in coppia ma col tedesco che ha allentato leggermente la sua pressione, sono lontani oltre quindici secondi.


Coi ritiri di Frenzten e Coulthard, in questo frangente la zona punti viene occupata da Hakkinen, Fisichella, Schumacher, Wurz, Irvine e Mika Salo.


Proprio il finlandese sorprese tutti nel ‘97, arrivando a punti con la modesta Tyrrell, avendo completato la corsa senza effettuare nemmeno una sosta. Anche quest’anno, nonostante non ci siano condizioni particolari a favorire gli outsider, sta facendo la fortuna della Arrows.



Al ventinovesimo giro, Schumacher cerca di capitalizzare il gran traffico in cui si ritrovano intruppati lui e Fisichella, ed effettua la sua sosta: i 7.4 secondi di durata lasciano intendere che Schumacher è su una strategia a due soste, ma la Ferrari rientra in pista in quarta posizione, dietro l’altra Benetton di Wurz.


Al muretto box Benetton reagiscono immediatamente, e decidono di richiamare Fisichella per un pit-stop anticipato, che comunque non cambia i piani del team, che vuole mantenere il pilota romano su una strategia con un’unica sosta.


Il carburante imbarcato è quindi maggiore, la sosta dura più tempo e Fisichella rientra ovviamente dietro Schumacher, ma a favorire la sua gara c’è il compagno di squadra Wurz, che sta rallentando il pilota tedesco proprio nel momento in qui quest’ultimo dovrebbe spingere al massimo per creare un gap consistente sul romano.


Al trentaseiesimo giro, Hakkinen effettua in tutta tranquillità il suo pit-stop, mentre due passaggi dopo, Schumacher sfrutta un gruppetto di doppiaggi, composto da Trulli, Herbert e Diniz, per sorprendere Wurz.


Alla curva Mirabeau, Diniz chiude la porta a Wurz, non lasciandosi doppiare: l’austriaco viene rallentato, e quando si giunge alla curva Loews, Schumacher non ci pensa due volte e gli si affianca.



Le due vetture si toccano, sono ruota a ruota; Wurz tiene botta senza farsi intimidire e sembra quasi aver mantenuto la posizione, ma al Portier Schumacher incrocia le traiettorie e lo scavalca, con un ultimo, cruciale contatto tra i due.


Bastano poche curve, e qualcosa sulla F300 si rompe.


Schumacher rientra immediatamente ai box, dove i meccanici constatano il danneggiamento di un braccetto della sospensione posteriore sinistra. Il pilota esce dall’abitacolo, ma viene subito fermato da Ross Brawn, che lo intima a rientrare, poiché il danno si può riparare in poco tempo.


Passano svariati minuti durante i quali Schumacher attende, con sguardo impietrito, che i meccanici riparino il danno; completato il lavoro, il due volte iridato rientra in pista con tre giri di ritardo da Hakkinen.


Una situazione perfetta per il finlandese, lanciato verso la quarta vittoria stagionale, mentre i due inseguitori diretti nella classifica piloti sono fuori dai punti.


La lotta con Schumacher pare non aver causato danni sulla Benetton di Wurz, che però, appena dopo aver effettuato la sua sosta, va a sbattere contro il guard-rail in uscita dal tunnel, per poi rimbalzare sulle protezioni di pneumatici presenti alla Nouvelle Chicane.


"Non so cosa sia successo, ma ho avuto tanta paura. Stavo facendo una curva a destra, qualcosa non ha funzionato nella macchina, forse le sospensioni. Non ho capito più niente. Una sensazione strana, ho toccato il guard-rail, ho sbattuto varie volte, mi sembrava di essere finito in una lavatrice. Mi rendevo conto del pericolo, tanto è vero che ho pensato alla Sauber di Alesi che era dietro di me. Ho detto: Ora mi viene addosso e mi distrugge". "Come quella volta in Germania, in Formula 3, quando scocca e motore volarono tra il pubblico, un guard-rail saltò per aria e per poco non mi decapitò. I miei incidenti sono sempre spaventosi, per fortuna che finisce tutto bene".


Asserisce lo sfortunato pilota austriaco dopo un botto pauroso.



L’ennesima uscita di scena nella zona alta della classifica stravolge ancora la zona punti: Hakkinen e Fisichella rimangono saldamente in prima e seconda posizione, Irvine è terzo, Jean Alesi è quarto, Salo quinto e Jacques Villeneuve sesto.


Il pilota canadese non si fa notare per manovre di sorpasso o nulla di simile, ma guida con solidità e sfrutta gli errori altrui per entrare in zona punti, nonostante alla fine delle qualifiche aveva espresso l’unico desiderio di far terminare questo week-end il prima possibile per poter pensare già al suo Gran Premio di casa, da disputare con pezzi nuovi sulla sua Williams.


Dopo oltre cinquanta giri, Jacques è l’unico a non essersi fermato.


Lo farà al cinquantacinquesimo giro, riuscendo a conservare la sesta posizione.



Forse erroneamente rilassatosi dall’alto dell’ampio margine su Irvine, quando oramai manca poco al termine della gara, Fisichella commette un errore, e alla Rascasse colpisce con la gomma posteriore il guard-rail, andando così in testacoda.


Per sua fortuna Irvine è lontano, quindi il pilota romano ha tutto il tempo di rimettersi nel verso giusto e riprendere la gara, senza percepire alcun danno alla sospensione.


Negli ultimi giri nulla sembra poter modificare ancora la zona punti, ma ad otto tornate dal termine del fumo bianco inizia a fuoriuscire ad intermittenza dal retrotreno della Sauber di Alesi. Il pilota francese alza i suoi tempi sul giro, non ha nessuno che lo impensierisce da vicino, e può cercare di gestire la vettura fino al traguardo, ma purtroppo per lui, al settantaduesimo dei settantotto giri previsti, è costretto ad abbandonare la gara, a causa di un problema al cambio.


Alesi parcheggia la vettura alle Piscine, in una posizione piuttosto pericolosa, scavalca le barriere e si inginocchia disperato, con la visiera alzata che permette di vedere i suoi occhi colmi di delusione.


Lo sconforto di Alesi contrasta fortemente con la gioia della Arrows, che grazie a questo ritiro può vantare ben due vetture in zona punti.



Oltre a Mika Salo, quarto, ora anche Pedro Diniz riesce a raggiungere la zona punti, conquistando la sesta posizione.


Una giornata da ricordare per il team britannico, quasi rovinata da una follia di Michael Schumacher, che non si sa perché ma all’ultimo giro, da doppiato, tenta di superare con una manovra a dir poco azzardata proprio Diniz, alla Nouvelle Chicane.


Schumacher, penultimo e doppiato, appena si accorge di non avere il margine per compiere il sorpasso, si intraversa e sbatte col musetto contro le barriere, sfiorando il retrotreno di Diniz. Un rischio inutile, derivante senza dubbio dalla frustrazione per una gara che prometteva molto di più.


Mika Hakkinen taglia il traguardo per la settantottesima volta, e vince il Gran Premio di Montecarlo, davanti a Fisichella, Irvine, Salo, Villeneuve e Diniz.



Nel giro d’onore il finlandese fa divertire un po' i tifosi sugli spalti, scodando qua e là con la sua McLaren Mercedes; poi, giunto sul traguardo, appena sceso dalla vettura, festeggia con un trasporto che di solito non gli si addice.



E durante la festa del podio, inonda di champagne Ron Dennis e Norbert Haug; dopodiché, prima di tornare indietro per le foto di rito, si concede un bacio appassionato con la sua fidanzata Erja.



La sua gioia è palpabile anche in conferenza stampa:


"Questo week-end è stato incredibile, più o meno simile a quello avuto in Spagna. Devo dire che non mi sentivo veloce tanto quanto lo ero a Barcellona, ma Montecarlo è un circuito diverso dove succedono tante cose, e bisogna sempre stare sull’attenti, specie quando si rimane bloccati nel traffico. Di conseguenza, non è necessario girare costantemente su tempi rapidissimi. Non avevo realizzato quanto questa gara fosse importante per me fino alla bandiera a scacchi, e forse per poterlo fare a dovere mi servirà ancora qualche giorno".


"Vincere a qui è da sempre un sogno per tutti, e io ora sono tra i piloti che lo hanno realizzato, e come ho detto mi è ancora difficile crederci. Non avrei mai potuto farlo da solo, ci sono molte persone intorno, a partire dal team che ha fatto in modo che questa vittoria oggi fosse possibile".


"Dopo il ritiro di Coulthard ero preoccupato per la mia macchina, soprattutto perché ero in testa. In quei momenti inizi a preoccuparti, anche se effettivamente tutto va alla grande: cominci a pensare alle gomme, al motore, a tutto. Con la speranza che tutto possa funzionare fino alla fine".


Una gara relativamente tranquilla per lui, sebbene il brivido di toccare le barriere sia toccato anche a lui:


"Ho avuto un momento difficile, subito dopo il primo pit-stop. Alla Rascasse ho toccato con una ruota il guard-rail, e mi ha preso una terribile paura di aver compromesso tutto: ho girato per un paio di tornate con attenzione, teso a cogliere un minimo segnale di pericolo".


Infine l’immancabile apprezzamento nei confronti del suo team:


"Voglio ringraziare il team e i ragazzi che hanno lavorato sin dal primo mattino per affidarci una vettura affidabile. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza di loro".


È al settimo cielo anche Giancarlo Fisichella, che finalmente coglie un risultato importante, in una stagione fino ad ora deludente per lui:


"E’ un risultato fantastico per me, l’obiettivo era di conquistare il podio. Il terzo posto sarebbe andato bene, ma essere secondi è ancora meglio, quasi difficile da credere. Amo questo tracciato, ho vinto qui in Formula 3 e ora sono sul podio in Formula Uno".


"Per un attimo ho anche sperato nella vittoria, quando lo svantaggio diminuiva ed era sceso a soli otto secondi, ma oggi Hakkinen era davvero imprendibile, non potevo fare di più. Le McLaren mi sembrano imbattibili, penso che il Mondiale sia già finito. Possono solo perderlo loro, sbagliando una marea di gran premi".


"Sono felicissimo".


Se Hakkinen ha solo sfiorato le barriere, alla Rascasse Fisichella se l’è vista davvero brutta:


"Ho tremato, mi sono detto: qui finisce tutto in malora, come al solito. Resisti davanti a Schumacher per tanti giri, gli rifili tre decimi ad ogni tornata, la macchina diventa più guidabile e poi, per uno stupido sbaglio, tocchi una barriera, vai in testacoda e addio sogni. Per fortuna il motore è rimasto acceso, mi si è spento solo il cuore. La macchina non ha subito danni, ha reagito bene, per un paio di giri l'ho sollecitata e ho visto che tutto rispondeva alla perfezione. Devo dire grazie anche alla squadra, che dai box mi ha aiutato. Ero un po' scosso, mi hanno detto: stai tranquillo, hai perso solo dieci secondi, ne hai ancora trenta di vantaggio su Irvine. E così ora posso raccontare il risultato più esaltante della mia carriera, secondo, sul circuito più difficile del mondo".


"Noi in questo periodo non siamo fortissimi di motore, ma questo circuito non premia troppo la potenza. In ogni caso, nei doppiaggi ho dovuto faticare parecchio. Gli altri non ti facilitano mai il compito, anche se sono staccati di due giri".


E sulla battaglia iniziale con Schumacher:


"All’inizio la mia Benetton era pesante, ho dovuto difendermi con i denti. Poi la situazione è migliorata, e in accelerazione riuscivo a prendere una decina di metri di vantaggio che mi metteva fuori dalla portata della Ferrari. Avevo scelto le gomme dure, soluzione azzeccata".


"Un risultato che ci voleva per il morale, anche se, pur non avendo raccolto molto sinora, ho sempre mantenuto fiducia sulle mie possibilità. Ho dimostrato di non aver perso la calma, di essere in grado di lavorare bene e anche di divertirmi in questo mestiere difficile ed appassionante".


Con il terzo podio in quattro gare, Eddie Irvine sta senz’altro dimostrando di essere migliorato in quanto a solidità:


"La partenza è stata dura, mi son ritrovato dietro Frentzen che aveva gomme morbide e volevo assolutamente sorpassarlo. Al Loews ci siamo toccati, ma sono riuscito a proseguire".


"Avevo paura di aver danneggiato la macchina dato che il contatto era stato pesante, ma dopo aver percorso senza problemi le curve successive mi son tranquillizzato. Dopodiché ho avuto una gara piuttosto solitaria, son rientrato tardi per la sosta poiché ero partito con molto carburante nel serbatoio. È bello essere sul podio ma non sono del tutto soddisfatto della performance nel complesso".


"A Magny Cours ho provato un nuovo tipo di pneumatico portato dalla Goodyear, speriamo che ci porti a fare uno step in avanti in Canada. Se la loro situazione non migliora possiamo scordarci il titolo. Se invece quanto abbiamo provato a Magny Cours ci darà gli effetti che speriamo manterremo una possibilità di lottare".


Il suo compagno di squadra è incappato in una giornata storta, inasprita ulteriormente da alcune dichiarazioni nel post-gara non gradite dalla stampa, che un po' come successo dopo Jerez ‘97, torna a scagliarsi contro il pilota di Kerpen.


"A Maranello bisogna costruire pezzi più robusti, la botta con Wurz non è stata forte e non capisco perché si sia rotto il pezzo. Normalmente avrei dovuto proseguire senza problemi e restare secondo: invece il braccetto ha resistito per un po' di metri e si è spaccato".


"Andavo due secondi più veloce di Wurz e non potevo restargli alle calcagna, dovevo assolutamente superarlo. Alla Benetton avevano programmato un solo pit-stop, noi due, perciò non potevo aspettare che Wurz si fermasse perché dopo sarebbe toccato a me e mi sarebbe stato difficile tornargli davanti. Dovevo passarlo e avvantaggiarmi, ma a Monte Carlo ci sono pochi posti per un sorpasso: quando mi ha lasciato un varco mi sono infilato ma non sono riuscito a superarlo, avevo solo messo le ruote un po' avanti a quelle della sua macchina".


"C'erano molte altre auto in quelle curve e dovevo sbrigarmi, così alla seconda curva mi sono infilato di nuovo e ci siamo dati una toccatina. Una cosa leggera e banale, come ne accadono tante in ogni corsa. E invece si è rotto il tirante della convergenza. Ma allora che cosa avrebbe dovuto rompere Irvine che ha dato una botta molto più forte a Frentzen?"


"Quando sono ripartito avevo tre giri di ritardo. Mi sono detto: che posso fare? Niente, mi sono risposto, non resta che sperare in uno scroscio di pioggia, nelle avarie di tutti quelli che mi stanno davanti, insomma in un miracolo. Non è piovuto, invece, e le altre macchine era tutte affidabili, il miracolo non l'ha fatto nessuno".


"La botta con Diniz nel finale è stata inevitabile, credevo mi lasciasse il varco, invece dopo la frenata ha impostato la traiettoria normale. Lui in fondo era molto davanti a me in classifica e io appena mi si è presentata l'occasione ho cercato di sdoppiarmi. Invece ho dovuto piantare una gran frenata e mi sono girato finendo contro il muro". "La situazione è semplice e chiara: se non miglioriamo subito e tanto, possiamo dimenticarci del titolo mondiale. Ho ancora una speranza, e cioè che le promettenti novità in fatto di gomme provate la settimana scorsa in Francia da Irvine siano vere, siano una realtà e ci permettano di fare un grosso passo avanti. Ma se ciò non accade, addio campionato".


Le critiche indirizzate a Maranello non sono gradite, così come la difficoltà che ha il tedesco nell’ammettere i propri errori. Ed ecco che, proprio come a Jerez qualche mese prima, Schumacher viene accusato dai giornali italiani di non saper gestire la pressione, di commettere errori nei momenti cruciali, di subire troppo il peso di quella tuta rossa, e di volersi accasare altrove, magari proprio alla McLaren tramite l’intermediazione di Mercedes.


Ancora una volta, tutte le magie effettuate in pista dal pilota tedesco finiscono per qualche giorno nel dimenticatoio.


Uno dei pochi che difendono le parole e l'operato di Schumacher è ovviamente il team principal della Ferrari, Jean Todt:


"Michael poteva guadagnare parecchio su Wurz a ogni giro, non c’era ragione di restargli dietro. A Monte Carlo i sorpassi sono difficili. Il mestiere di Schumacher è anche quello di fare tutto il possibile, anche se ci sono dei rischi".


"Il clima e la fiducia tra piloti, tecnici e meccanici alla Ferrari sono ottimi, e questo lo si apprezza particolarmente in giornate come quella che abbiamo appena superato. Il nostro impegno non si è ridotto".


"Disponiamo di una vettura molto buona e vogliamo vincere, anche se incontriamo delle difficoltà con le gomme, che non sono al livello di quella della concorrenza. È da inizio stagione che ciò costituisce uno svantaggio, ma siamo fiduciosi perché Goodyear spinge molto per darci un prodotto migliore già dal Gran Premio del Canada".


"Se a Montreal, però, non ci saranno progressi tangibili, la situazione sarà davvero preoccupante. Bisogna ridurre il divari dalle McLaren, che in verità è meno sensibile in gara che nelle qualifiche: qui giravamo appena tre decimi dal miglior tempo di Coulthard. Non so se in corsa loro si risparmino, gestendo il vantaggio che acquisiscono nei primi giri, però dobbiamo avvicinarci".


"Ventidue punti in sei gare ci fanno riflettere, ma mancano ancora dieci gare alla fine della stagione. Ci batteremo sino alla fine. Siamo determinati almeno a vincere delle gare".


"Circa il futuro di Schumacher, non mi piace rispondere a voci di corridoio. Michael ha un contratto con la Ferrari che scadrà al termine del ‘99 e già adesso stiamo parlando di un eventuale rinnovo oltre quella data. Credo di avere una conoscenza migliore della situazione di chi pretende di parlarne".


Parole chiare quelle di Todt. Il Gran Premio del Canada rappresenta già una tappa decisiva della stagione: Hakkinen ha quarantasei punti, Coulthard e Schumacher sono fermi rispettivamente a ventinove e ventiquattro.


Si va a Montreal con un quesito a cui rispondere: è possibile fermare Mika Hakkinen?


Davide Scotto di Vetta

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