#7 1997: GP Monaco, finalmente Schumacher sotto la pioggia!

Aggiornato il: apr 8



A Montecarlo, nel 1996 fece la pole e innescò qualche polemica per aver inavvertitamente rallentato Gerhard Berger che era ancora nel pieno del suo giro veloce; il giorno successivo su pista bagnata, partì male e nella foga di tenersi vicino al rivale Hill andò a sbattere e fu costretto a ritirarsi.


Un anno dopo, con due secondi posti all’attivo e il ruolo conclamato di anti-Villeneuve, a Schumacher serve solo il primo successo stagionale per buttarsi a capofitto nella ricerca del titolo perduto per Maranello. Se la stagione precedente riporta alla mente brutti ricordi, per Schumacher la pista monegasca conserva anche bei momenti, come i successi ottenuti al volante della Benetton nel ‘94 e nel ‘95, gli anni dei suoi due titoli mondiali.


"È un pista che pur con tutti i suoi difetti congeniti mi piace. La guida conta molto, più del solito. E dovrebbe adattarsi bene alle caratteristiche della vettura, anche se tutto deve ancora essere confermato. Sarà una bella battaglia, già a partire dalle qualifiche, perché tutti sanno che partire davanti significa avere almeno un buon piazzamento a portata di mano. Sono ottimista perché abbiamo fatto progressi anche senza aver ancora utilizzato le modifiche programmate sulla vettura. Possiamo giocarcela alla pari con la Williams, che però resta ancora la favorita".


Ma prima di giungere al successivo Gran Premio di Monaco, sia Schumacher che la Ferrari tornano a Maranello per lavorare sullo sviluppo della F310B.


Il 28 aprile 1997, la pista di Fiorano è bagnata ma la Ferrari è già al lavoro. Schumacher nei 78 giri fa fermare il cronometro sul 59''545, segnando il record della pista. L'attività comincia già dalla mattina, con una televisione tedesca che intervista Schumacher, mentre la giornata procede su vari fronti, tra cui la riunione col presidente Montezemolo, che si congratula con il team:


"Finalmente siamo una squadra ma bisogna essere consapevoli che siamo ancora dietro la Williams. Ci vuole pazienza, la strada è ancora lunga ma raccoglieremo i frutti del nostro lavoro. Domenica ho sperato nella vittoria, forse tra soste e doppiaggi si poteva fare qualcosa di più".


Un'altra riunione avviene in officina per preparare il programma di venti giorni che inizia il 29 aprile nella vicina galleria del vento.


"L'obiettivo minimo è quello di vincere almeno quattro gare, ma sto aspettando anch'io di vedere intanto la prima di queste vittorie. Adesso non abbiamo più scuse per perdere. Forse ci aspettavamo di più da questa macchina, però stiamo andando bene. Siamo gli unici a tenere il passo delle Williams", sostiene Jean Todt, che poi prosegue parlando dei problemi della F310B e dei programmi di sviluppo:


"L'efficienza aerodinamica, sulla quale abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare, è il maggiore problema. La parte più delicata è la parte anteriore della vettura ma queste tre settimane di lavoro alla galleria del vento serviranno a migliorare. Rispetto alla prima gara in Australia abbiamo già fatto dei passi avanti e si vede dalle prestazioni. Adesso dobbiamo fare quel passo in più per andare davanti alle Williams".


"Non dico che bisogna rifare un'altra volta il muso della macchina, sarebbe impossibile. Tutto comincia dalla parte anteriore ed è lì che dobbiamo lavorare. Ali, alettoni, deviatori, deflettori, bisogna far lavorare bene l'intera vettura e in tutte le condizioni che si incontrano nel campionato. Sembra una cosa semplice ma non lo è. Per questo ci chiudiamo in galleria".


"E' adesso che la Ferrari lavora tutta a Maranello. E' adesso che la squadra si è completata in tutte le caselle. E' adesso che cominciamo. Vi ricordate quanto tempo fa dissi che bisognava fare tutto qui? Un anno fa poi cominciò quella serie nera di avarie e poi sono accadute tante cose. Ma abbiamo già recuperato sennò non andremmo così bene alle spalle della Williams. Dobbiamo recuperare ancora. Con l'aerodinamica ma anche con una migliore efficienza meccanica. Tutte cose che avvengono piano piano, sono già avvenute in questi mesi".


"Il motore, intendo dire la versione uno, va benissimo ed è molto affidabile. Ma ci sono altre cose. In questi giorni proveremo ancora il differenziale attivo. Lo abbiamo già e funziona bene ma prima di usarlo nel campionato vogliamo essere certi fino in fondo. Non esiste un solo componente che possa far guadagnare mezzo secondo o un secondo. Bisogna migliorare in tante cose e poi sommando tutto il vantaggio viene fuori".


"Vedremo una Ferrari da vittoria a fine giugno, cioè per il GP di Francia, dove avremo tutte le novità pronte e utilizzabili. Ma questo non vuol dire necessariamente che la Ferrari sarà vincente da quel giorno".


Nel frattempo, il 6 maggio 1997 viene ufficializzato l'ingaggio di John Barnard, che diventa ufficialmente il nuovo direttore tecnico della Arrows a partire proprio da Montecarlo, sostituendo Frankie Dernie, colui che ha guidato la progettazione della vettura guidata da Damon Hill e Pedro Diniz, e che non ha riscosso fino ad ora molto successo, essendo ancora ferma in classifica con zero punti.


In casa Williams, la prima vittoria in carriera di Frentzen in concomitanza con il ritiro di Villeneuve, non sembra aver giovato al morale di tutta la squadra. In primis ovviamente del canadese, indiscusso numero uno nelle gerarchie della squadra, ma che vede scricchiolare tali certezze in seguito alla vittoria del ex-Sauber e alle dichiarazioni dei vertici della squadra, che chiariscono la loro intenzione di non creare favoritismi nella lotta interna tra piloti. Con il successo di Imola, Frentzen non è più un fattore da ignorare per Villeneuve, il quale, in seguito al secondo ritiro stagionale, evidentemente stizzito ha anche disertato una conferenza stampa organizzata da uno sponsor Williams, che non ha ovviamente gradito. Oltre a dover fare i conti con un potenziale nuovo rivale, Jacques ha da risolvere anche la sua spinosa questione contrattuale: l’accordo che lo lega alla Williams infatti è in scadenza, sebbene sia presente un’opzione per la stagione ‘98; Villeneuve tuttavia chiede un sostanzioso aumento dell’ingaggio, e sullo sfondo c’è il forte corteggiamento da parte di Alain Prost, desideroso di portare il campione di Formula Indy dalla sua parte.


Quando gli si chiede chi sono a suo dire i favoriti in vista del GP di Montecarlo, Villeneuve risponde:


"Non ci sarà solo lui [Schumacher] in pista. Lo scorso anno vinse Panis, inoltre attenzione ad entrambe le Jordan. E poi ci siamo noi, che abbiamo una gran vettura".


Poi scherza con una battuta riferendosi alla differenza che a detta di tutti Schumacher è in grado di fare nonostante non possieda la vettura più performante:


"Vorrei vederlo su una Lola!".


Parlando invece del circuito cittadino, Jacques parla del fascino che questo esprime confessando alla stampa:


"Alcune curve sono cieche, bellissime, ti devi fidare dei commissari perché se ti metti a pensare che potrebbe esserci un ostacolo è la fine".


A partire da quest'edizione, viene cambiata la curva delle Piscine, dove prima i piloti avevano difficoltà a vedere la traiettoria, e dovevano dunque gettarsi quasi alla cieca sperando di uscirne senza recare danni all'auto. A riguardo, Jacques, non proprio contento di tale scelta, esclama ironico:


"Peccato, adesso la visibilità è piena".


La Ferrari non sarà ancora la vettura più veloce sui circuiti, ma di sicuro è la più organizzata, dato che a Monaco si presenta con quattro motorhome, quattro camion, motori vecchi e motori nuovi, quattro vetture da corsa, un elicottero e perfino i gommoni per venire dall'albergo ai box attraversando il porto.


"Abbiamo tutto per vincere", dice Jean Todt alla vigilia del Gran Premio.


"Schumacher è molto motivato quest'anno e poi la macchina va bene".


Poi, parlando dei motori, di cui lo step 2 ancora non è stato deliberato per l'utilizzo in gara, Todt ammonisce la stampa dichiarando:


"Su questo circuito il motore non è importante, conta tutto l'insieme e adesso abbiamo una squadra dove tutti remano insieme".


Il giovedì si tengono le prime sessioni di prove libere, e Villeneuve deve provvisoriamente aggiornare il suo pronostico di potenziali concorrenti alla vittoria: al primo posto c’è infatti Johnny Herbert, in grande spolvero a bordo della sua Sauber motorizzata Ferrari. La Ferrari, quella nell’insieme e non solo nel motore, è subito dietro con Schumacher, che si mostra tuttavia dubbioso a causa di problemi di messa a punto di una vettura che tende a scivolare fin troppo. I tempi sul giro lasciano pensare ad una qualifica serratissima, siccome ci sono ben dodici piloti in soli otto decimi di secondo.



Ovviamente tutti nel paddock non si spiegano come mai la Sauber con motore Ferrari e Osamu Goto, spedito in Svizzera, possa aver fatto un tempo migliore del team di Maranello. Ma Schumacher glissa, dicendo:


"Ve l'ho sempre detto che i motori non sono un problema per noi. Il problema è trovare il bilanciamento della vettura. Per ora non ci siamo ancora riusciti ma sabato sarà un'altra cosa. In fondo anche l'anno scorso il giovedì andammo male e poi il sabato feci la pole position. E la domenica? Beh, lasciamo perdere".


"Potrebbe arrivare anche qui la prima vittoria. Le premesse c'erano l'anno scorso e ci sono adesso e per me non dovrebbe essere troppo difficile fare meglio di un anno fa, che ne dite?".


"Sapevo che alla Ferrari ci sarebbe voluto del tempo per essere vincenti, forse sono un po' in ritardo con la tabella di marcia, ma ora la stagione mi sembra matura. Non mi sento affatto frustrato. Forse, se avessi vinto un mondiale e mi ritrovassi come Hill, potrei sentirmi frustrato. Per carità, non è per offendere, ma certo che quella non è una situazione allegra. Per me è diverso, sento che i frutti stanno maturando".


A Montecarlo c’è anche l’Avvocato Agnelli che, oltre che per assistere all’evento più mondano della stagione, è giunto anche per conoscere il nuovo direttore tecnico Ferrari, Ross Brawn.


E come di consueto, Schumacher, Irvine, Todt e il nuovo direttore tecnico Ross Brawn vengono prelevati da una motolancia mandata dentro il porto, proprio sotto i box, per poi essere trasportati a bordo dello yacht dell'avvocato.


Dopo questa visita, Jean Todt, una volta analizzato il quadro generale, decide per un improvviso cambio di programma: i nuovi motori step 2, lasciati inizialmente da parte per questo week-end, vengono montati sulle due vetture di Schumacher e Irvine, che intanto, nella giornata di riposo del venerdì viene mandato in elicottero a Fiorano solo per collaudare una quarta vettura, il telaio n. 174, che viene successivamente spedito a Montecarlo, dove servirà come auto di riserva. Il nord-irlandese percorre appena sette giri per un totale di 21 chilometri per accertarsi che tutto funzionasse.


"Nelle prove qualifiche useremo il motore step 2, poi si vedrà. Ciò che i piloti ci chiedono per la gara di domenica è una maggiore guidabilità. Cavalli in più non ne servono. Il motore step 2 offre invece qualcosa che può essere molto utile nelle prove che saranno intense e molto dure. Come si è visto giovedì nella sessione di prove libere, sia pure in condizioni diverse e non riproducibili sabato, ci sono parecchie vetture vicine nei tempi e quindi bisogna utilizzare tutto quello che si può e sperare anche di trovare un giro libero, un giro buono".



Prove libere tirate o meno, considerando le quattro pole su quattro ottenute fino ad ora, il favorito indiscusso nella giornata di sabato è logicamente Villeneuve, con Schumacher considerato come unico serio antagonista. Schumcher in effetti riesce a tenersi in testa alla graduatoria per quasi tutta la durata delle qualifiche, ma poi, come un fulmine a ciel sereno, Heinz-Harald Frentzen dimostra tutto il suo amore per i tracciati cittadini, registrando un gran giro, in 1'18"216, appena 19 millesimi più rapido rispetto a quello fatto registrare da Schumacher. Il ferrarista non può ribattere, ma l’errore commesso dal leader del mondiale Villeneuve, che va a sbattere mentre sta facendo segnare tempi record e potenzialmente da pole position, gli permettono di tenersi stretto quantomeno la prima fila, che per la prima volta nella storia della Formula Uno è composta per intero da due tedeschi.


"Ho perduto un po' alla curva del Casino e del Mirabeau, non avevo più un buon grip sulle gomme", dichiara Schumacher, che poi aggiunge:


"Frentzen è stato bravissimo, e a me va bene così. Adesso devo solo pensare a portare a termine la gara perché se ci riesco sono sicuro di andare sul podio e fare dei punti utilissimi".


"Lo sapevo che sarebbe finita così. Lo sapevo perché so che Frentzen è bravo e appena mi dissero che sarebbe passato alla Williams, pensai subito che mi sarei ritrovato con due ossi duri. I piloti della Williams hanno sempre per tradizione bisogno di un po' di tempo per affiatarsi con la vettura, ora quel tempo è passato e c'è anche Frentzen. Certo che una cosa è affrontare un avversario alla volta e un'altra cosa è affrontarli tutti e due insieme".


E alla domanda su quale motore sarebbe stato utilizzato per la gara, Schumacher conclude dicendo:


"Decidiamo stanotte quale motore utilizzare".


Ma in realtà la Ferrari ha già deciso al termine delle qualifiche. Si corre col motore step 1, perché lo step 2 ha problemi con i collettori di scarico che in più di una occasione sono stati ritrovati con delle piccole crepe o fissurazioni.


Dopo la prima vittoria in carriera ad Imola, Frentzen si mantiene sulla falsa riga del week-end sammarinese e festeggia anche la sua prima pole in carriera. Il compagno di box, malgrado l’errore nel suo giro buono, è terzo.



Continua a stupire anche Giancarlo Fisichella, che mette in ombra l’altro giovane emergente della stagione con la sua stessa vettura, Ralf Schumacher; il romano è quarto, e sogna il primo podio tra le stradine del Principato, dopo averlo sfiorato ad Imola:


"E’ già eccezionale stare assieme ai migliori, salire sul podio sarebbe una ulteriore soddisfazione. Non è impossibile, certo dovrò lottare con tutte le mie forze, cercare di mantenere la concentrazione e non lasciarmi tentare dalla voglia di strafare".


Si rivede nelle posizioni di alta classifica in qualifica anche la McLaren, in netta difficoltà nel trovare il tempo sul giro al sabato nelle ultime uscite; Coulhard è quinto, Hakkinen ottavo. Meglio stendere un velo pietoso sulla prestazione di Eddie Irvine, addirittura quindicesimo, incappato in una di quelle giornate in cui sembra non saper davvero dove sbattere la testa:


"Avevo troppo sottosterzo e la macchina era inguidabile. Spero di poter risalire e fare qualche punto per la scuderia".


Montezemolo, al quale si chiede di esprimer un’impressione sulla giornata del suo secondo pilota, commenta laconico:


"Speravo di vederlo più avanti".


Dopodiché, qualche considerazione anche su Fisichella e sulla competitività della F310B:


"[Giancarlo] è un ragazzo molto serio e veloce. Se continuerà così si inserirà stabilmente tra i migliori piloti della Formula Uno".


"Sono molto contento di aver visto la Ferrari protagonista per la prima volta nelle prove sin dal primo giorno, e in pole position fino a due minuti dalla conclusione: soltanto un anno fa sarebbe stato impossibile pensarlo. Non mi ha sorpreso che Frentzen strappasse la pole position a Schumacher, perché le Williams sono state le macchine da battere finora, e anche Villeneuve, senza l’errore nel finale avrebbe fatto un gran tempo".


Ad ogni modo, per il buon Eddie c’è un precedente molto interessante in grado di rincuorarlo e motivarlo in vista della gara. Un precedente che risale proprio alla stagione precedente, quando Olivier Panis scattò dalla quattordicesima posizione e andò a vincere in maniera sensazionale una gara che vide soltanto tre piloti arrivare al traguardo. Tra le due gare c’è un fattore non di poco conto che le accomuna, e cioè il forte rischio di pioggia, che nel ‘96 si abbatté su Monaco a pochi minuti dall’inizio delle ostilità.


In questo caso, la domenica del 11 maggio 1997, il warm-up si svolge in condizioni di asciutto, ed è monopolizzato dalle due Williams, ma a circa trenta minuti dallo spegnimento dei semafori la pioggia inizia a cadere con insistenza sul tracciato, scatenando un inevitabile caos nei box, sulla griglia e nelle menti di strateghi, ingegneri, piloti e meteorologi. Una decisione sbagliata può portare alla compromissione totale della propria gara, una scelta azzardata ma azzeccata potrebbe portare all’esatto opposto. Le scelte fondamentali ricadono sulla scelta del set-up e sulle gomme da montare.


Intervistato sulla griglia, Damon Hill rappresenta tutta l’indecisione del momento:


"La pista per ora è scivolosa ma non abbastanza per montare gomme full-wet. Vedremo".


Nel frattempo, sotto l’occhio vigile di Schumacher, la Ferrari è completamente messa a nudo con i meccanici che lavorano freneticamente per apportare determinate modifiche, sperando che nella foga nulla venga lasciato al caso.


Cinque minuti prima del via, il pilota tedesco è già dentro la macchina, pronto alla partenza, ma si alza di scatto e corre verso un'altra Ferrari parcheggiata vicino. Si consulta con Todt e poi si mette al volante della vettura di riserva.


Sarà la scelta vincente.


Al momento di togliere le termocoperte, le scelte dei vari team vengono svelate: quasi tutti vanno su gomme intermedie o da bagnato estremo, ad esclusione di tre piloti, che tentano un azzardo che normalmente sarebbe stato più consono per scuderie di basso rango che tentano il colpo ad effetto della giornata. Villeneuve, Frentzen e Hakkinen montano gomme slick, sperando dunque nel cessare della pioggia e nell’asciugarsi della pista. Già dal giro di ricognizione però, la scelta di quest’ultimi sembra una vera e propria follia, poiché a partire dal Casinò la pista è completamente bagnata.


Al via ovviamente, i tre che hanno scelto le gomme da asciutto faticano persino a tenere le vetture in carreggiata, con i guard-rail che sembrano più vicini di quanto non lo siano già. Ragion per cui, Frentzen e Villeneuve vengono sfilati facilmente da Schumacher e da Fisichella, che si attestano dunque in prima e seconda posizione. Frentzen tenta in qualche modo di difendersi dagli attacchi di quelli che lo tallonano da dietro, ma i pochi punti di sorpasso lo aiutano solo fino ad un certo punto.



Risale alla grande la Stewart di Barrichello, partito decimo e già quinto alla fine del primo giro, bravo a sfruttare il caos causato dai piloti con gomme d’asciutto e le gomme Bridgestone, che in condizioni di pista bagnata lavorano meglio delle Goodyear.


Ciò che più fa scalpore però, è il distacco tra Schumacher e Fisichella dopo appena un giro su una pista, che giusto ad onor di cronaca, è lunga poco più di 3 chilometri. Sono 6.6 i secondi rifilati alla Jordan, che diventano 11 al secondo passaggio sul traguardo, e 16 al terzo. Mentre gli altri sbandano da tutte le parti ed evitano le barriere per pochi centimetri, Schumacher guida come se fosse sull’asciutto, sfruttando in maniera magistrale le gomme intermedie sulla sua Ferrari con un assetto adattato alla pista bagnata, ma soprattutto, la sua sensibilità alla guida su un tracciato così insidioso.


Appena tre giri e il tedesco ha già dato una lezione di guida a tutti; una lezione che proseguirà per tutti i giri restanti.


Nel frattempo, le Williams vengono sfilate man mano dal gruppo, dunque è l’altra Jordan di Ralf Schumacher a conquistare il terzo posto provvisorio, davanti a Barrichello, Herbert e Panis.


Durante il primo giro, alla Nouvelle Chicane in uscita dal tunnel, si consuma il disastro per la McLaren: Coulthard si gira in ingresso di curva, gli altri rallentano per evitare con cautela la McLaren dello scozzese, ma Hakkinen, che con gomme slick ha evidentemente meno aderenza, non riesce a frenare abbastanza la sua corsa e centra in pieno la Benetton di Alesi, distruggendo il muso e la sospensione anteriore destra della sua macchina. Con anche Coulthard che non riesce a ripartire, in una manciata di secondi la McLaren prende atto di dover già smontare le apparecchiature ai box per tornare a casa.



In uscita dalla Nouvelle Chicane, nello stesso momento, Hill colpisce il retrotreno della Ferrari di Irvine e anche lui danneggia in maniera irreparabile la sospensione destra; per il britannico sono cinque ritiri in cinque gare.


Dopo tre giri di agonia la Williams richiama Villeneuve ai box per montargli gomme intermedie, e subito dopo tocca a Frentzen. Il canadese si ritrova diciassettesimo, fa registrare un illusorio giro veloce battuto il passaggio successivo da Schumacher, ma in ogni caso la sua gara può dirsi compromessa.


Continua a salire in classifica Barrichello, abile nello sfruttare il leggero testacoda senza conseguenze al Loews di Ralf Schumacher per prendersi la terza posizione, per poi attaccare con successo anche Fisichella. Il romano non appare molto a suo agio sul bagnato, dato che anche il compagno Ralf lo scavalca con una gran manovra al Louis Chiron. Trascorsi sette giri, la Stewart del brasiliano paga 27 secondi dal battistrada incontrastato.



Incappare nell’errore sotto la pioggia è già piuttosto comune, se poi si guida a Montecarlo le probabilità di sbagliare raddoppiano. Ne sanno qualcosa Jarno Trulli, che sbatte al Mirabeau, Herbert, che fa lo stesso alla Sainte Dévote, Ralf Schumacher, che deve lasciare incustodita nella via di fuga alle Piscine la sua Jordan, e Gerhard Berger, il quale scampa il ritiro ma perde l’alettone anteriore e deve rientrare ai box per montarne un altro.


Stesso discorso per il favorito alla vittoria del titolo, Jacques Villeneuve: disperso nelle retrovie e privo di feeling con una vettura settata per una pista asciutta, dopo dodici tornate si trova dietro di sé Schumacher, pronto a doppiarlo. Più lento dai tre ai quattro secondi al giro rispetto al tedesco, il pilota Williams esita a farsi da parte, costringe un attento Schumacher a trascorrere ben due giri dietro di lui, e alla fine si decide ad alzare il piede a Massenet, un punto non esattamente ideale viste le condizioni, ma in ogni caso ciò non serve a scomporre il ferrarista. Trascorre qualche giro ed anche per lui la gara giunge al termine prematuramente, in seguito ad un contatto contro le barriere che gli risulta fatale. Cinque gare disputate, due successi, ma già tre ritiri; per Villeneuve un week-end che doveva essere di riscatto si trasforma in un altro incubo. Il tutto mentre deve osservare dai box il rivale che si immola verso il successo, e che gli toglierà il primo posto in graduatoria.



Percorsi 25 giri dei 78 previsti (che saranno impossibili da completare tutti poiché con pista bagnata si sforerà inevitabilmente il limite delle due ore) la situazione è la seguente: Schumacher leader indisturbato in totale solitudine, così come Barrichello, che gira senza nessuno nelle vicinanze ma sempre in al'lerta, pregando che la sua Stewart non si rompa anche stavolta; poi Fisichella, Panis, Irvine e Mika Salo con la Tyrrell a chiudere la zona punti. Tra i tanti errori e ritiri (solo 13 piloti rimasti in gara fino a questo punto), la storica scuderia inglese ben lontana dall’essere quella degli anni ‘70, sogna l’impresa, esattamente come la neonata Stewart di Barrichello.


Al trentaduesimo giro, Schumacher va ai box per il suo unico pit-stop, dove gli vengono montate gomme da bagnato estremo al posto delle intermedie utilizzate fino a quel momento, segno che la pioggia non sta cessando, anzi, si sta intensificando.


Intanto Olivier Panis sfoggia tutte le sue capacità e il suo amore per la pioggia, raggiunge Fisichella e dopo qualche giro di studio rompe gli indugi e appena dopo le Piscine effettua un gran bel sorpasso ai danni del romano, in evidente crisi con le gomme, dato che neanche un giro dopo anche Irvine lo passa in uscita dal tunnel. La sosta per lui è obbligatoria, ma ai box commettono un errore e rimontano gomme intermedie invece delle più consone full-wet considerando la quantità di acqua presente in pista.


Annega nella pioggia anche il poleman del sabato, Frentzen, come Villeneuve prima doppiato e poi a muro alla Nouvelle Chicane, dopo essere saltato sul cordolo ed aver rotto la sospensione. Inutile dire che il nativo di Moenchengladbach questa giornata l’aveva immaginata in maniera parecchio differente.


Mentre Schumacher continua a girare due secondi più rapido rispetto a tutti gli altri, dietro Irvine ritarda la sua sosta per cercare di strappare il terzo posto a Panis. La strategia aggressiva riesce e all’uscita dalla pitlane Eddie può gestire un cospicuo vantaggio di 10 secondi sul francese della Prost.



Il resto della gara prosegue nell’attesa che scocchino le due ore e con tutti i piloti sgranati tra loro attenti a non cadere in errori fatali; le uniche emozioni le offrono Schumacher, che spaventa tutti i ferraristi andando lungo alla prima curva ma rientrando tranquillamente in pista senza alcun danno ("Avevo un sacco di problemi, ogni volta che frenavo era difficile tenere la macchina. Quando, verso la fine, stavo arrivando alla Sainte Devote, ho sentito la sbandata e ho cercato di limitare i danni", dirà a fine gara il pilota tedesco), e Mika Salo, che arriva fino alla bandiera a scacchi senza aver effettuato alcun pit-stop e con l’alettone leggermente danneggiato, giungendo quinto davanti a Fisichella.


Nelle ultime curve Schumacher, dall’alto del suo enorme vantaggio, quasi si ferma per far trascorrere quei pochi secondi necessari per raggiungere le due ore di gara ed evitare in maniera tale di effettuare un altro insidioso giro. Michael giunge sotto la bandiera a scacchi, che sancisce il suo trionfo sotto il diluvio di Montecarlo e può finalmente festeggiare il suo primo successo stagionale, sfatando anche quello che era diventato un vero e proprio tabù per la Ferrari. La Rossa infatti, non vinceva tra le stradine monegasche dal lontano 1981 con Gilles Villeneuve al volante della 126 CK.



Senza dimenticare che l’ultimo successo in ordine di tempo risaliva ad otto mesi prima al GP di Monza, sempre con Schumacher.


Quasi un minuto dopo giungono sul traguardo Rubens Barrichello, che alla prima gara completata per la giovane Stewart può permettersi addirittura di festeggiare un podio insperato, insieme ai due ferraristi, poiché Irvine conserva il terzo gradino del podio davanti a Panis.


Subito dopo la fine della gara il giornalista James Allen si avvicina al muretto box Stewart per strappare qualche parola dalla bocca di Sir. Jackie, che sebbene ci provi, scoppia in lacrime di gioia e si allontana. Solo qualche minuto dopo si ricompone e dichiara:


"Non sono mai stato più felice nella mia vita, né con le mie vittorie né con i miei mondiali. Sono contento per tutti, per chiunque ha contribuito alla macchina, i meccanici, Ford, Bridgestone, e tutti quelli che ci hanno supportato. Sarebbero dovuti volerci anni per ottenere risultati del genere ed invece alla quinta gara siamo secondi. Io stesso, in tutta la mia carriera, non ho mai fatto secondo a Monaco! Rubens ha fatto un lavoro straordinario, ha guidato da Dio".


In effetti è vero, Sir. Jackie a Monaco non ha mai fatto secondo, ma nell’euforia del momento deve aver dimenticato che nella sua eccezionale carriera da pilota su quel podio ci è salito per ben tre volte da vincitore.


Non trattiene l’emozione neanche Rubens Barrichello:


"E’ fantastico, sono orgoglioso di me stesso e del team. Sono felice di far parte di questa famiglia. Non è passato molto tempo da quando accendevo la TV e guardavo Ayrton vincere qui, poterci salire io stesso vale molto per me. È come una vittoria".



Nel parco chiuso, Jean Todt si precipita ad abbracciare con forza entrambi i suoi piloti, autori a modo loro di due prestazioni da ricordare.


"Un sogno che vivremo almeno per ventiquattro ore prima di rituffarci nella soluzione dei problemi per la prossima gara".


Racconterà il team manager della Ferrari:


"Un primo e un terzo posto non l'avevamo mai fatto e sono felice perché a Montecarlo non abbiamo ripetuto l'esperienza di altre volte, quando andavamo bene fino al venerdì e meno bene quando bisognava fare sul serio. Qui siamo stati sempre protagonisti. Quattro anni fa la strada della Ferrari era in salita: dallo zero di quei giorni siamo passati alla realtà di oggi".


"Ma non dobbiamo lasciarci trascinare dall'euforia: la macchina è competitiva e lo resterà soltanto se continueremo a migliorarla".

Poi, parlando della scelta delle gomme e dell'assetto della vettura che ha reso possibile la vittoria a Monte Carlo, Jean Todt ammette che:

"Ha deciso Schumacher sia l'assetto che le gomme. E lo ha fatto anche per Irvine, la cui rimonta dal quindicesimo posto è stata entusiasmante: bravi loro due. Il nostro obiettivo? Presentando la stagione a Maranello dissi che puntavamo a vincere quattro Gran Premi, cioè uno più dell'anno scorso, mentre il successo nel Mondiale era programmato per l'anno successivo. Non ho cambiato idea".


A sua volta, Schumacher ed Irvine celebrano il manager francese sollevandolo di peso e facendolo saltare per aria.


"È una delle vittorie più belle della mia carriera" dichiara Michael durante il giro delle interviste.


"E' stato stupendo e per noi anche divertente. Avevamo preparato due soluzioni ma nello scegliere non si poteva sapere se la nostra intuizione sarebbe stata giusta. Si è deciso all'ultimo momento e ci è andata molto bene".


"Alla prima curva c’erano molti tifosi con le bandiere della Ferrari, quindi ho pensato che avrei dovuto fare qualcosina per loro!".


"L'unica preoccupazione poteva venire dai doppiaggi sotto l'acqua e con una visibilità ridottissima".


Mentre sul piccolo errore commesso nelle battute finali ci scherza sopra dicendo:


"Ho avuto paura che si spegnesse il motore perché altri rischi non ce n'erano visto che il vantaggio su Barrichello era piuttosto forte. Ho tenuto i giri alti, la macchina si è mossa, l'ho girata e me ne sono andato via. Non ero stanco. Questo è un tracciato che ti impegna nella concentrazione ma non ti affatica se ti porti in vantaggio".


"Escludendo l’errore alla Sainte Dévote ho avuto sempre tutto sotto controllo. Senza la pioggia, credo che avrei ingaggiato una bella battaglia con Frentzen. Nel ‘96 ebbi lo svantaggio di prendere il via dalla parte più umida della pista, in questo caso invece ero dal lato dell’asfalto secco. Avevo gomme da pioggia intermedie, più tenere, e poca benzina nel serbatoio, tutto perfetto".


"All’ultimo giro ho guardato il cronometro in modo da tagliare il traguardo dopo le due ore necessarie per chiudere la gara. Non avevo nessuna voglia di farmi un’altra passeggiata nel circuito. Sono orgoglioso di aver riportato la Ferrari alla vittoria a Montecarlo dopo tanti anni. Dedico questo successo ai cinquant'anni della scuderia".


"Finora molte cose hanno girato bene e siamo anche stati fortunati perché la Williams ha avuto molti problemi: oggi ad esempio ha sbagliato le gomme, mi hanno detto, e non so perché sia successo. Ma la corsa al titolo è ancora lunga e verranno i circuiti più ingrati di questo: a Barcellona non credo che le Ferrari potranno andare bene perché le caratteristiche non sono quelle che si adattano alla nostra macchina".


"E anche il Canada non ci favorisce".


"Dovremo lavorare molto per essere competitivi a fine giugno, dopo la gara di Montreal".


La gran gioia per la vittoria ottenuta non fa perdere lucidità a Luca di Montezemolo, che rimane saldamente coi piedi per terra:


"Dobbiamo essere molto soddisfatti del bellissimo risultato, ma sia ben chiaro, abbiamo fatto unicamente il nostro dovere. Bisogna stare con i piedi per terra, ma so bene che tutti i collaboratori della gestione sportiva sono i primi ad essere consapevoli che il lavoro da fare è ancora moltissimo".


"La Ferrari è una squadra che potrà sbagliare ancora, ma oggi è la migliore come organizzazione in pista e fuori pista. Sono molto fiducioso, ma non dimentico tanto lavoro e ringrazio tutti coloro che ci hanno saputo aspettare, i nostri azionisti e soprattutto i nostri tifosi".

"Sabato avevo lasciato il circuito fiducioso, perché finalmente potevamo dire: stavolta si parte per vincere. La squadra non ha sbagliato niente, facendo e azzeccando tutte le scelte difficili con una calma incredibile".


Anche Irvine festeggia per l'insperato terzo posto agguantato nonostante partisse quindicesimo, e durante la gara la sua vettura avesse subito non pochi urti:


"Farò tutto il possibile per rimanere in alto e dimostrare che non merito certe critiche. Sono felicissimo. Dopo il quindicesimo posto di sabato non mi sono demoralizzato, però mi sembrava difficile rimontare tante posizioni su un tracciato come questo: ce l'ho fatta".


"L'assetto della mia macchina era quello per l'asciutto ma sulla griglia di partenza ho aumentato il carico aerodinamico ed è diventata guidabile anche sotto la pioggia. Ho azzeccato la partenza, ma i primi sei giri sono stati incredibili: ero intruppato tra tutte quelle macchine, ci si toccava da ogni parte. La mia Ferrari si è dimostrata robusta ed efficace per resistere a tanto".

"Adesso, con questi risultati, comincio anch'io a sentirmi un altro, speriamo che continui così".


L’umore è logicamente opposto in casa Williams, da inizio stagione consapevoli di possedere la vettura più forte, ma incapaci sino ad ora di sfruttarla a dovere; sette ritiri in totale in cinque gare sono un dato che deve far suonare l’allarme per Frank Williams ed il suo team.


Il capro espiatorio della giornata è il meteorologo: il team britannico si è affidato ad un servizio meteo privato inglese che, minuto per minuto, trasmette la previsione.


"I dati in nostro possesso ci dicevano che non avrebbe dovuto piovere per mezz’ora - afferma un deluso Villeneuve - abbiamo quindi optato per gomme e set-up d’asciutto. A quel punto, anche con le intermedie la macchina era inguidabile".


Stesso discorso fatto dal team manager della scuderia inglese:


"Le informazioni sul meteo annunciavano una schiarita subito dopo la partenza e il team ha deciso di montare le gomme da asciutto per trarne un vantaggio. La schiarita è arrivata, ma intorno alle sette di sera, quando già si incominciava a sbaraccare le tribune. I miei piloti non hanno colpa e non possono essere criticati per il risultato".


E' ovviamente raggiante Rubens Barrichello, che con il suo secondo posto porta per la prima volta sul podio la Stewart GP:


"Mi sembra ieri che guardavo Senna in tivù vincere a Montecarlo. Per me essere salito sul podio è come una vittoria. E' stata una battaglia durissima, ma anche bella, il miglior risultato della mia carriera. E anche il primo grande risultato della Stewart che è nata da cinque gare".


E' invece contento per il punto conquistato Giancarlo Fisichella, ma dispiaciuto per un podio a portata di mano perso non per colpa sua. Sono state le gomme a tradirlo, almeno parzialmente. Il pilota italiano era partito con un compound da bagnato, ma di tipo intermedio, troppo poco aderenti.


Quindi il pilota della Jordan ha chiesto a gran voce, via radio ai suoi box, di preparargliene un set di quelli veri da pioggia.


Ma quando è tornato in pista dopo il pit-stop si è accorto che gli avevano montato gli stessi pneumatici: "E' stata una gara molto dura. All'inizio pensavo che sarebbe piovuto poco e che l'asfalto si sarebbe asciugato. Invece no, l'acqua è venuta giù sempre più forte. La vettura era difficile da guidare e non ho mai potuto spingere sull'acceleratore. Dovevo usare un terzo della potenza del motore per non andare diritto dappertutto. In pratica è stato un miracolo se ho finito la gara. Mi rifarò presto, lo prometto".


Coi 10 punti conquistati Schumacher vola a quota 24, il che significa anche ritrovarsi in testa al campionato piloti, una piacevole sensazione che la Ferrari non assaporava dal 1990, quando Alain Prost scavalcò Senna dopo il GP di Gran Bretagna.


Sorride anche la classifica dei costruttori, dove la Rossa, forte anche degli ottimi risultati di Eddie Irvine, sale in testa con 38 punti, con la Williams ferma a 30 punti.


Dopo una prestazione di tale livello, la vetta delle classifiche conquistate, ed un avversario tramortito, il quesito fondamentale per il prosieguo della stagione è uno: riuscirà la Ferrari a rimanere costante nei risultati e nel livello di competitività nella battaglia a due con la Williams?


Davide Scotto di Vetta

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