#7 1953: Gran Premio di Gran Bretagna, Ascari torna al successo, Fangio è staccato di un minuto



Il 18 Luglio 1953, sul circuito di Silverstone si corre il Gran Premio di Gran Bretagna, sesta prova del Campionato Mondiale di Formula Uno. L’attesa per questa gara è per ovvi motivi spasmodica. In primo luogo, le Maserati sembrano ormai poter costituire una seria minaccia per il predominio Ferrari. E poi c’è l’ormai affermato Mike Hawthorn, che nella gara di casa punta a ripetersi, dopo il successo ottenuto in Francia.


La griglia di partenza è la dimostrazione dell’equilibrio che si è raggiunto, perché i piloti nelle prime sette posizioni sono tutti racchiusi in tre secondi. Ascari è in pole e la prima fila è completata da González, Hawthorn e Fangio. In seconda ci sono Farina, Villoresi e Marimon.


Pioggia, grandine, vento, lampi e tuoni si avventano nel pomeriggio del 18 Luglio 1953 su Londra, e su gran parte dell'Inghilterra, con vigore insolito. Alla fine del temporale si sentono i pompieri scampanellare in ogni direzione, ed in vari quartieri di Londra vi sono case allagate. Ad Hampstead, dove i pittori locali e di Chelsea tengono la loro esposizione annuale all'aperto, acquarelli e tempere hanno subito una triste sorte, mentre treni e servizi di ogni genere vengono interrotti.


Ad un certo momento lo strade del centro sono completamente imbiancate dalla grandine.


Tuttavia, i temporali risparmiano la pista di Silverstone, dove il Gran Premio di Gran Bretagna vede il nuovo duello Ferrari-Maserati. Così, dopo che nella mattinata il pilota britannico Stirling Moss aveva spadroneggiato nella prova nazionale, alle ore 11:30 viene dato il via alla corsa valevole per il Campionato del Mondo, a cui presenziano ben ventotto piloti, tra cui anche Ian Stewart e Jimmy Stewart, quest'ultimo fratello di Jackie Stewart.


Davanti ad una folla enorme, circa 100.000 persone, Ascari è il più lesto al via e si porta dietro Fangio, González, Villoresi, Marimon, Hawthorn e Farina. Tre piloti invece sono rimasti piantati al momento dello scatto: Crook, McAlpine e de Graffenried; quest’ultimo dopo alcuni minuti riesce a rimettersi in gara mentre gli altri due danno subito il via alla serie dei ritiri. Ascari, forse rimasto scottato dal quarto posto di Reims, impone da subito un bel ritmo che gli possa permettere di vincere la corsa nel modo che preferisce: partire in testa e arrivare così al traguardo martellando giro dopo giro.


Anche Hawthorn è in cerca di un buon risultato davanti al proprio pubblico, ma si fa prendere un po’ troppo la mano e al terzo giro, è costretto ad evitare un disastro che sarebbe risultato di proporzioni notevoli, se non avesse fatto ricorso a tutto il suo sangue freddo e alla sua eccezionale bravura. Quando la macchina di Hawthorn entra nella curva Woodcote, dinanzi alle tribune ad oltre 220 km/h, quest'ultima comincia a sbandare a causa di una macchia d'olio presente sull'asfalto, e successivamente investe e frantuma una leggera barriera all'altezza della tribuna principale. La vettura si gira poi due o tre volte su se stessa sull'erba, fra la pista e le tribune, ma il pilota britannico riesce a riprendere la gara senza alcun evidente danno. Dopo aver ricondotto la sua Ferrari in pista, Hawthorn compie un giro e si ferma ai box per un controllo allo sterzo.


Compiuto una sosta di due minuti, il pilota britannico riparte.


Nel frattempo, González si dimostra come al solito aggressivo e riesce a superare Fangio, lanciandosi alla rincorsa del primo posto. Per respingere il suo attacco, Ascari fa segnare il giro veloce in gara, successivamente eguagliato dallo stesso González che sta recuperando terreno.


Purtroppo per lo spettacolo arriva una brutta notizia dal giudice di gara ai danni di González: la sua monoposto ha una perdita d’olio e deve fermarsi ai box.


Al quindicesimo giro Ascari ha 16" di vantaggio su Fangio, 27" su Villoresi e oltre un minuto su Farina. Hawthorn, a causa di una perdita del serbatoio, si ferma nuovamente ai box per una sosta che gli costa oltre due minuti di attesa. E, successivamente, anche Bonetto si ferma per noie al motore.


In questa fase di gara, l’entusiasmo del pubblico è trascinato quasi unicamente dalla rimonta di González.


Al ventottesimo giro le vetture a pieni giri, oltre a quella del leader, risultano essere solamente quelle di Fangio e Villoresi, dopo che anche Marimon e Farina sono stati doppiati. La gara non ha più storia, González con il suo stile spericolato che esalta il pubblico, ma non i tecnici, viene sopravanzato anche da Farina.


Il ritmo della gara inevitabilmente si abbassa, anche perché in alcuni punti il fondo stradale risulta scivoloso, probabilmente a causa della perdita d’olio di González.


Al sessantasettesimo giro anche Villoresi si ritira, dopo aver condotto una splendida gara, a causa della rottura del differenziale.


A dieci giri dal termine comincia a scendere qualche goccia di pioggia che inficia ancor più negativamente sul passo gara: tuttavia, le posizioni di testa rimangono invariate e al traguardo, Fangio, che è l’unico a pieni giri, arriva secondo ad un minuto di ritardo. Tutti gli altri piloti sono stati doppiati di almeno due giri da Ascari, che torna al successo in maniera inequivocabile. A completare il podio è Giuseppe Farina, mentre José Froilán González e Mike Hawthorn giungono quarto e quinto.


Ascari, al termine di questa quinta prova del campionato, ha ormai consolidato la sua prima posizione in classifica; l’unico in grado di impensierirlo potrebbe essere il suo compagno Hawthorn, il quale dovrebbe vincere le restanti tre gare ed effettuare almeno un giro più veloce, un’impresa troppo difficile.


Terminata la gara, a Silverstone inizia la corsa per la formula libera, che Nino Farina si assicura, davanti a Fangio e Hawthorn, stabilendo inoltre il record assoluto del circuito alla media oraria di 161.161 km/h.


Ludovico Nicoletti

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