#660 GP d'Italia 2000, nella tragedia di Monza torna al successo Schumacher e la Ferrari



Il 29 Agosto 2000 sono 3.000 gli spettatori paganti a Monza, in occasione della prima giornata di test in vista del Gran Premio d’Italia, da disputarsi il 10 Settembre. Gli entusiasmi sembrano un po' raffreddati a causa del momento non proprio brillante del team di Maranello, reduce dalla difficile trasferta belga dove Mika Hakkinen ha vinto alla grande grazie ad un sorpasso, già entrato nella storia, ai danni di Michael Schumacher.


Chi attraversa il momento più difficile è proprio il tedesco, senza vittorie da cinque gare.


In Lombardia, nella prima giornata è Luca Badoer a salire a bordo della F1-2000: il collaudatore della Ferrari percorre novantaquattro giri, limitandosi a lavorare sulle regolazioni per conoscere il comportamento della monoposto - priva di camini e dotata di un alettone posteriore di dimensioni ridotte - con carichi aerodinamici differenti.


L'unico inconveniente nel quale il trevigiano incappa è un testacoda con uscita nella via di fuga alla seconda di Lesmo: un fuoriprogramma causato da un treno di pneumatici posteriori difettoso, che si è usurato in modo anomalo.


Brividi più intensi per Jos Verstappen, protagonista di uno spaventoso testacoda causato da un guasto meccanico: la sua Arrows sfiora il muretto dei box a oltre 300 km/h sul rettilineo dei box, per poi prendere immediatamente fuoco. Fortunatamente il pilota olandese ne esce illeso.


Ma la notizia del giorno è la rottura del motore Mercedes della McLaren di David Coulthard. Lo scozzese la prende con filosofia: alza le braccia e poi si allontana salutando i tifosi presenti. Coulthard comunque ha avuto il tempo di completare un po' di giri e farsi un'idea del circuito, e non ha gradito le modifiche effettuate dagli organizzatori. David definisce la prima variante rinnovata:


"Una curva che non ti aspetteresti di trovare in un impianto dove si fanno le corse. Al Gran Premio saranno molti i piloti che tireranno dritto".


Giudizio condiviso anche da Giancarlo Fisichella e Heinz Harald Frentzen; Badoer invece, dice di preferire il lay-out precedente, ma poi aggiunge:


"Si passa meglio, c'è più spazio per i sorpassi, e del resto in tutti i circuiti c'è quasi sempre una curva impegnativa dopo la partenza. E chi è bravo passa".


Anche Rubens Barrichello è tra quelli a cui non è piaciuta la novità, anzi a lui non piacciono proprio tutte queste strozzature:


"Dispiace quando vengono cambiate delle piste, ormai sono sempre di più le curve lente e noiose. Basti ricordare come vanno le cose a Budapest".


Il responsabile del tracciato, Giorgio Beghella Bartoli, replica nei seguenti termini:


"Noi dovevamo comunque cambiare la curva così com'era perché non era più adeguata, e credo che i piloti debbano ancora farci l'abitudine".


Nella seconda giornata di test i tifosi possono scaldarsi per l’arrivo di Michael Schumacher, che anticipa di ventiquattro ore il suo approdo a Monza per preparare al meglio un Gran Premio cruciale. Il leader del Mondiale, Hakkinen, preferisce prendersi un’altra giornata, lasciando l’incombenza al collaudatore Panis.


Dopo lo spavento di Verstappen, il 30 Agosto 2000 è il turno di Giancarlo Fisichella, che per la seconda volta in pochi giorni rimane in balia della sua Benetton impazzita ad una velocità altissima. A Spa, la vettura si impennò in rettilineo durante il warm-up prima della gara; a Monza, quando manca poco a mezzogiorno, in prossimità della Ascari i freni smettono di funzionare regolarmente, e la Benetton si schianta contro il guard-rail e le barriere di pneumatici. Pochi i testimoni, oltre gli addetti alla pista, rimasti con il fiato sospeso quando osservano il pilota riversarsi sull'erba e lì rimanere immobile, dopo essere uscito da solo da quello che resta della vettura scarnificata dall'agghiacciante impatto.


Fortunatamente, come a Spa, quando Fisichella rientrò ai box ricoperto di lividi ma sano e salvo pronto a ricominciare, anche a Monza il romano non rimedia alcun serio infortunio. La paura, però, rimane:


"Ammetto che sono un po' scosso. Sono momenti che rimangono in testa. Adesso me ne vado a casa. Restare non serve".


Il suo volto, ancora un'ora dopo l’incidente, rivela una grande tensione, e forse qualche sgradevole immagine ancora impressa nella mente:


"Sono arrivato alla variante Ascari a 337 km/h e ai centodieci metri ho schiacciato il freno, ma il pedale è andato giù a vuoto. Non c'è tempo di pensare a nulla in quei momenti, sono riuscito a dare un colpo di sterzo e a far girare l'auto. Poi ho aspettato il colpo. Ma di quel che è successo non ricordo nulla. È andata bene perché ho battuto prima con la parte posteriore, poi con una fiancata. Ora verificheranno cosa è successo alla vettura, per capire cosa è successo ai freni. Spero davvero che la sfortuna sia finita e sono fiducioso per il Gran Premio: l'unico modo per dimenticare è riguidare subito".


Staccate e frenate che alzano ancora i limiti di resistenza dei materiali non sono un problema per Ferrari e McLaren, ma per tanti altri non è così. Mentre Fisichella torna a casa, sulla pista le auto girano senza tregua. Bene la Ferrari nella velocità pura, Schumacher arriva a superare i 347 km/h, Barrichello i 345 km/h, ma le due McLaren fanno segnare i tempi migliori. All’autodromo giunge in elicottero anche l’avvocato Agnelli, con l’intenzione di portare conforto ed infondere fiducia alla squadra:


"Sono qui per vedere come vanno le cose, incontrare i due uomini. È sempre nei momenti difficili che bisogna star loro vicini".


Per la Ferrari sono ore delicate, dopo il sorpasso in classifica di Budapest è arrivato anche quello in pista a Spa, una stilettata a tante certezze, trasformando il Gran Premio di Monza in una prova senza appello. Agnelli parla a lungo con Schumacher sul muretto, mentre sulla pista sfrecciano avvolte in nuvole d'acqua le auto dei rivali, in una giornata condizionata dalla pioggia. I due ragionano a lungo del micidiale sorpasso di Hakkinen, mimando quella fulminea e fulminante manovra con le mani. E se i tedeschi cominciano a dubitare sulla superiorità di Schumacher, l'avvocato non ha dubbi:


"E' nei momenti difficili che si misurano gli uomini, e noi gli uomini li abbiamo. Hakkinen a Spa ha guidato bene, mi è sempre piaciuto come pilota, ma ora mi piace molto meno come avversario. Non c'è dubbio che lui e Schumacher siano i più bravi in assoluto".


Speranze di vincere il mondiale?


"Hakkinen sessanta, Schumacher quaranta".


Ma se andrà male un'altra volta cosa bisognerà fare?


"Terremo gli stessi uomini e la stessa squadra. Mai pensato di cambiare i piloti, che formano la migliore coppia possibile. Essere tra i primi due al mondo è già molto difficile. Essere i primi difficilissimo".


Ma la Ferrari ha ancora la macchina più forte?


"Va chiesto ai piloti. Credo che in questo momento la McLaren sia più forte ma la partita non è ancora finita".


Più o meno quello che ricorda a tutti lo stesso Schumacher:


"La mia convinzione è altissima. Penso che siamo ancora in grado di rovesciare le posizioni. Qui stiamo lavorando bene, lo faremo ancora per due giorni. Non penso che Monza sarà decisiva. Fino a quando non lo dirà la matematica io non considererò questa corsa finita. Questa pista è simile ad Hockenheim, e lì eravamo molto veloci. Se le cose fossero andate in modo normale avremmo fatto sicuramente bene".


Il 31 Agosto 2000, in occasione del compleanno di Luca di Montezemolo, il presidente, prima di congedarsi da Monza lascia capire senza troppi mezzi termini che come regalo di compleanno non vorrebbe altro che quel titolo Mondiale che sfugge ormai da più di due decenni, e che alla fine del Gran Premio del Canada vinto da Schumacher sembrava diventare quasi una formalità, prima che errori, sfortuna e bravura altrui rendessero il tutto molto più complicato. Montezemolo ribadisce quanto già espresso l’avvocato Agnelli, ovvero che la battaglia non è ancora persa, e che bisogna crederci sino in fondo:


"Dai commenti che ho letto sui giornali dopo la gara di domenica a Spa, credevo che fossimo arrivati trentesimi. Signori, calma, calma. A Spa abbiamo vissuto una gara da protagonisti, sino a tre giri dalla fine eravamo al comando della corsa e del Mondiale, abbiamo anche compiuto dei bei sorpassi. Barrichello stesso durante la gara ha colto un tempo significativo, girando ad un certo punto più rapido di Hakkinen".


Da ciò, ne deduce il presidente, dare Schumacher e la Ferrari per spacciati sarebbe scorretto:


"Certo che ci credo ancora nel Mondiale, ci mancherebbe altro. Il mio obiettivo adesso è quello di mettere tutti gli uomini della Gestione Sportiva nelle migliori condizioni di lavorare con serenità. Ho trovato una squadra molto concentrata e dal canto mio ho chiesto a tutti il massimo impegno. Ringrazio anche l'Avvocato di essere venuto qui da solo, in maniera del tutto informale. Con il suo gesto ha mostrato quanta passione abbia lui e quanta ne abbiano i nostri azionisti verso la squadra. Condivido la sua sofferenza per la Ferrari. Anch'io soffro tanto. Inoltre, ha ragione quando dice che Hakkinen ha il sessanta per cento di possibilità di farcela anche quest'anno, ma in cuor mio spero che abbia ragione Schumacher quando invece afferma di averne novanta".


Scherzi a parte, il numero uno della Ferrari condivide il discorso di fondo dell'Avvocato sul fatto che anche arrivare secondi sarebbe comunque una sconfitta onorevole:


"Indubbiamente essere primo o secondo nel Mondiale di Formula 1 è sempre molto difficile e non dobbiamo dimenticare che negli ultimi due anni abbiamo centrato il record di punti iridati della storia ferrarista. Certo ci resta l'amarezza di ciò che è accaduto in Austria e Germania alla partenza: è come se, rispetto ai nostri avversari, avessimo disputato due corse in meno. Senza contare che a Zeltweg Barrichello si è trovato con una macchina sbilanciata dal fuoripista e poi Schumacher... I numeri lo dicono chiaramente. Lui arriva primo o secondo oppure non arriva affatto. Comunque, restano ancora quattro gare che speriamo vengano corse nello spirito del regolamento".


Il primo appuntamento di questa volata finale poi si corre in casa, davanti ai propri tifosi; Montezemolo non esita a definire l'appuntamento molto importante.


"Speriamo di poter lavorare bene in queste prove. Questa è una grande occasione per noi. Tra l'altro io sono legato a questa pista da ricordi davvero ottimi. Qui ho vissuto il giorno più bello della mia carriera professionale quando, da direttore sportivo, nel Settembre del 1975 vinsi il Mondiale con Niki Lauda. Due anni fa, invece, Schumacher e Irvine ci regalarono una splendida doppietta".


Il lavoro che il presidente spera possa esser fatto, viene disturbato ampiamente dalla pioggia. Quasi metà della terza giornata di test scorre via con le vetture parcheggiate ai box, piloti e tecnici impegnati a discutere tra loro, e tifosi in paziente attesa di una schiarita. Preghiere rimaste inascoltate.


Davanti a tutti si piazza Jacques Villeneuve, a precedere Coulthard e Frentzen, sceso in pista con il motore normale, dopo che quello evoluzione provato nei giorni precedenti si era rotto in pochi giri ed era stato spedito nella notte in Giappone. Davanti alla Ferrari, anche Hakkinen e l'altra BAR di Zonta, con Schumacher autore del sesto tempo e Barrichello subito alle sue spalle. Almeno stando a quello che dichiara Schumacher, la Ferrari continua a peccare in quanto a velocità di punta:


"Non siamo sufficientemente veloci, e stiamo cercando di crescere in questo settore. La macchina a livello di velocità ha un margine di sviluppo che non siamo riusciti a sfruttare completamente".


Le nuove ali anteriori vengono provate con risultati soddisfacenti; discorso differente per il nuovo motore, che non ha impressionato il pilota tedesco, il quale, approfittando del brutto tempo nel pomeriggio, chiama il suo parrucchiere personale per farsi ritoccare la chioma.


Da segnalare sugli spalti un paio di striscioni critici nei confronti di Schumacher: uno invita la Ferrari a cacciar via il tedesco, l'altro lo ammonisce a non stare in Ferrari solo per vendere i cappellini. In casa McLaren non viene completato il programma di lavoro. Hakkinen, che abbandona il circuito non appena cadono le prime gocce d'acqua, si lascia scappare una sola battuta:


"Non sono soddisfatto, avevamo tanto da provare, la pioggia ci ha costretto a lasciare le cose a metà".


Nessun quarto giorno di prove per BAR e Minardi, con Mazzacane autore di una rovinosa uscita subito dopo la variante Ascari. L'argentino tocca il cordolo interno, perde il controllo dell'avantreno, ed esce di pista dopo aver compiuto un testacoda, danneggiando la parte sinistra della vettura. Poi polemizza con i responsabili del circuito:


"In quel punto la via di fuga non è sufficiente e con quell'uscita abbiamo buttato via lavoro prezioso".


Contento, invece, Villeneuve:


"La macchina ha subito dimostrato di andare bene sia sull'asciutto sia sul bagnato, e anche se abbiamo fatto il tempo con gomme nuove siamo già messi meglio che non su altre piste. Per questo sono convinto che, continuando a lavorare così, possiamo stare con Ferrari e McLaren. Dobbiamo lavorare su velocità e aerodinamica, ma non sono un pazzo ad affermare che possiamo entrare nei primi cinque".


Jacques poi si sofferma anche sulla nuova variante, promuovendola su tutta la linea:


"È meglio sia per la sicurezza, sia per la guida. Ora sarà possibile fare un giro uguale all'altro, prima molto dipendeva da come si affrontavano i cordoli".


Dopo le critiche di Frentzen, che prevedeva una decina di vetture andare dritto alla prima variante e suggeriva di partire addirittura con la Safety Car, alla vigilia del Gran Premio d’Italia, il compagno di squadra, nonché pilota di casa, Jarno Trulli, ritorna sull’argomento annunciando che durante la riunione tra piloti del venerdì chiederà di avanzare lo schieramento di partenza:


"Così arriveremo alla prima curva un po' più lenti ed è l'unica opportunità per passare indenni da quella curva. Ma ve li immaginate ventidue scatenati che arrivano lì e scalano in prima?"


Tra coloro che invece gradiscono la nuova soluzione c'è curiosamente anche Michael Schumacher, che è stato la vittima più illustre dei recenti botti della stagione in corso:


"Credo sia peggio a Monte Carlo. Anche a Spa, ad esempio, la prima curva dopo la partenza è molto lenta. E comunque la mia idea è che ad ogni partenza ci sia potenzialmente il pericolo di un incidente, al di là delle caratteristiche della pista. Basta che qualcuno commetta un errore e il botto è fatto".


Ma al di là della discussione su cosa si dovrà fare nella delicata fase di avvio, la prima variante non costituirà un grattacapo per i tecnici. Trulli spiega che:


"Le modifiche al tracciato non hanno mutato sostanzialmente le regolazioni alle monoposto. Si viaggia sempre scarichi anche se c'è chi preferisce una maggiore incidenza aerodinamica degli alettoni rispetto a prima. Ma si tratta di gusti, finezze personali".


Niente di nuovo neppure sotto il profilo meccanico, anche se gli scuotimenti delle sospensioni sono calati rispetto al passato, mentre sono cambiati i rapporti del cambio:


"Abbiamo bisogno di una prima che non sia troppo corta per poter affrontare la chicane iniziale".


L’unica differenza rispetto al test effettuato da Alesi nelle settimane precedenti, è che non ci sarà l’asfalto antipioggia alla prima variante. Ciò per due motivi: le tecniche di manutenzione, in caso di chiazze d'olio o carburante che imbrattino il manto, non sono state ancora messe a punto: poi, per non provocare alcun consumo anomalo delle gomme da bagnato in quel tratto in caso di pioggia.


Il 5 Settembre 2000, a Fiorano la Ferrari lavora a pieno ritmo per completare le monoposto che Luca Badoer sottopone poi al rituale collaudo che precede un week-end di gara. A Monza, la Ferrari darà a Schumacher la vettura con la scocca numero 205, mentre a Barrichello andrà la 202. I due muletti saranno invece la numero 198 e 204.


La scuderia di Maranello approccia la quattordicesima prova del Mondiale 2000 con molte similitudini con il 1998, quando la situazione in classifica prima della gara a Monza era molto simile; inoltre si era reduci da una frustrante gara in Belgio, dove sotto il diluvio tra le Ardenne si consumò il famoso incidente tra Coulthard e Schumacher.


Alla vigilia del Gran Premio di Italia, infine, la McLaren si presentava come in questa occasione da favorita assoluta, grazie alle caratteristiche del circuito che esaltavano le qualità delle frecce d’argento. Quel fine settimana del '98, però, si allontanò decisamente dai pronostici: Schumacher centrò la pole e la domenica vinse il Gran Premio, lasciando il rivale al titolo a quasi un minuto (Hakkinen chiuse quarto a 55"6 con problemi alla vettura) e agguantandolo così in testa alla classifica (80 a 80) quando al termine del Mondiale mancavano soltanto due prove.


I tifosi della rossa si augurano che il copione sia pressoché identico, possibilmente con un finale di stagione completamente differente da quello del '98. Lo stesso Michael alimenta le speranze di una pronta replica a quanto è accaduto nelle trasferte di Ungheria e Belgio, con dichiarazioni improntante all'ottimismo:


"Mi piacerebbe regalare ai tifosi, che rendono questo Gran Premio qualcosa di speciale, un risultato proprio come quello di due anni fa".


I presupposti ci sono tutti:


"Sì, io sono molto fiducioso in questo senso. Le caratteristiche del tracciato monzese sono abbastanza simili a quelle di Hockenheim dove siamo stati competitivi. Là io avevo centrato la prima fila e Rubens, pur partendo dalle retrovie, è stato autore di una bella rimonta che poi gli ha consentito di vincere. I test della settimana scorsa sono andati bene, rendendomi ancora più ottimista perché, malgrado il maltempo che ci ha un po' frenato, ho avuto la sensazione di guidare una macchina a posto".


"La mia Ferrari era veloce, anche i tempi sono stati soddisfacenti e non abbiamo incontrato grossi problemi, tranne quel motore che ho spento più per precauzione che per altro. Insomma, non c'è alcuna ragione per non essere felice. So bene che veniamo da un momento delicato ed è per questo che chiedo un sostegno ancora maggiore ai nostri tifosi. Adesso si tratta di incrociare le dita per questa gara e per quelle che rimangono da qui alla fine della stagione: siamo ancora in lotta per il titolo e non ci arrendiamo".


Prima di recarsi a Monza, Schumacher si concede una sosta a sorpresa (poiché la Ferrari aveva smentito categoricamente che ciò potesse accadere) sul circuito di Fiorano, dove il tedesco compie numerose prove di partenza e percorre gli ultimissimi chilometri per finalizzare la messa a punto della F1-2000: altezza da terra, cinematismi delle sospensioni, regolazioni dell'elettronica di bordo.


Nel giovedì che precede le prove libere, Jean Todt si mostra piuttosto arrabbiato per le critiche piovute addosso alla Ferrari dopo gli ultimi insuccessi che hanno fatto perdere a Schumacher la leadership del mondiale:


"Cosa faccio se perdo anche questo mondiale? Niente. Da sette anni sono sul banco degli imputati, la Ferrari da più lungo tempo: siamo abituati a stare nel mirino. Cosa dovrei fare? Spararmi? Se ne scordino tutti quelli che non fanno altro che criticare. Continuerò a fare il mio lavoro, come tutti del resto, con un unico fine: migliorare ancora. Abbiamo ancora delle chances, le difenderemo con i denti così come abbiamo fatto dall'inizio del campionato e così come facciamo dal 1997, quando la Ferrari è tornata ad essere protagonista del mondiale. È un duello a due, noi e la McLaren, e vincerà uno solo, ma state certi che faremo di tutto per essere noi i vincitori".


Dopo quel bruciante sorpasso di Hakkinen su Schumacher in Belgio, si fa fatica a sperare:


"In televisione quel sorpasso è sembrato molto di più di quello che in effetti è stato. Bravissimo il pilota, per carità; ottima la macchina, certamente, ma direi che non c’era una superiorità così netta come è sembrato in televisione. Per questo sappiamo di poter ancora vincere il titolo mondiale".


Cosa manca?


"Niente, la cosa più importante è sfruttare al massimo quello che abbiamo. Purtroppo, nelle ultime gare non sempre ci siamo riusciti ma abbiamo un buon pacchetto, si tratta solo di sfruttarlo bene".


Che cosa non ha funzionato nell'ultima gara in Belgio?


"Avevamo il potenziale per fare una prima fila sulla griglia di partenza. Non l'abbiamo fatta per una questione di bandiere gialle che ci hanno rallentato. Questo lo abbiamo poi pagato in gara. Ma la cosa più importante è che non avevamo l'assetto giusto per il tipo di gara che c'è stata. Mi spiego: noi eravamo convinti che la pista sarebbe rimasta bagnata per un numero maggiore di giri e così eravamo partiti con molto carico aerodinamico. L'asfalto invece si è asciugato presto e noi ci siamo ritrovati con un assetto che non ci avvantaggiava. Hakkinen invece aveva fatto il contrario: era partito con poca ala, scelta rischiosa all'inizio, ma pagante dopo. Senza nulla togliere ad Hakkinen, dirò una cosa: il pilota che sta dietro ha sempre una visione migliore, più globale e può muoversi meglio in un'azione di sorpasso".


Però la Ferrari sembra un po' in crisi:


"Nel modo più assoluto no. Quella scelta di assetto non era frutto di crisi o di incapacità. Era una scelta rischiosa e basta. Come lo era quella di Hakkinen. Vi rendete conto che sarebbero bastati due giri in più sul bagnato per vincere noi alla grande? Ma nessuno è in grado di dire e di sapere quando pioverà, quanto pioverà e quanto tempo ci vorrà perché la pista si asciughi".


E sull’imminente Gran Premio davanti ai tifosi italiani:


"Abbiamo provato sul circuito che non è più lo stesso di prima. Mi sembra che con le modifiche apportate ora, sia più facile effettuare dei sorpassi, che è poi quello che tutti vogliono, mi pare. Noi siamo andati bene e so che possiamo vincere a condizione di riuscire a sfruttare al massimo quello che abbiamo. Poi, ogni gara ha una sua storia".


E quella pericolosa chicane dopo il via?


"È vero, c'è e costringerà i piloti a fare frenate violente per infilarsi in un passaggio strettissimo. Ma non è una novità, sono cose già viste ultimamente e ci è andato di mezzo Schumacher. Abbiamo già dato, speriamo che questa volta non risuccedano certe cose".


Nelle prove libere di venerdì 8 Settembre 2000, Barrichello e Schumacher sorprendono tutti facendo segnare rispettivamente il primo e il secondo tempo nel computo totale dei tempi: 1'25"057 per il brasiliano, 1'25"117 per il tedesco.


Staccate le McLaren: Hakkinen, che nella prima sessione non gira, ottiene solo il quarto tempo staccato di cinque decimi, Coulthard il quinto a oltre sette decimi. Meglio di loro fa Jarno Trulli con la sua Jordan, terzo a 333 millesimi da Barrichello.


Le prove vengono caratterizzate da un errore di Coulthard (che danneggia la sua McLaren) e di Mazzacane alla seconda di Lesmo, da un'uscita di pista di Wurz, da alcuni tagli della Prima Variante da parte di Verstappen, Zonta e Irvine, nonché dello stesso Schumacher. Complessivamente, le Ferrari appaiono superiori agli avversari. Da decifrate, tuttavia, la performance della McLaren, che potrebbe essersi nascosta.


"Abbiamo ancora tanta da strada da fare, prima di trovare la macchina ideale. Ma non illudetevi: l'anno scorso qui il venerdì fu disastroso e andai male anche al sabato mattina. Così decidemmo di cambiare tutto. E due ore dopo, con uno dei giri più belli della mia vita, conquistai la pole position".


Non ha paura, Mika Hakkinen. Né dei tempi della Ferrari né del tifo contro della marea di italiani che già nelle libere riempie il circuito:


"Io sono un tipo freddo e tranquillo, mi sento immune, la gente non riuscirà a condizionarmi".


Come non lo condiziona il fatto di essere indietro:


"Queste prove potevano andare meglio, però non sono preoccupato perché so di avere in serbo qualcosa di speciale per le qualifiche. Una novità che ci farà migliorare".


Naturalmente l’arma segreta non viene rivelata. Entra nella grande schiera dei misteri McLaren, come il guasto che impedisce al finlandese di girare nella prima ora, o la causa dell'uscita di pista di Coulthard all'inizio della seconda sessione. Hakkinen sembrerebbe sincero quando parla di inconveniente al cambio, ma subito dopo arriva la versione ufficiale del team:


"Slittava la frizione e volevamo sistemarla, per questo Mika è rimasto ai box. Coulthard ha rotto la sospensione posteriore sinistra".


Sulla prima variante, sebbene durante la riunione tra piloti sia stato tra quelli che l’hanno contestata, alla domanda dei giornalisti risponde con indifferenza, diversamente da Coulthard, che appare seriamente preoccupato:


"La chicane è addirittura più stretta dell'anno scorso, il rischio di incidente al via è cresciuto. Più della prima fila è importante passare indenni dalla prima variante".


L’atmosfera in casa Ferrari è carica di positività dopo un venerdì promettente; Schumacher conferma che finalmente il team ha capito come far funzionare la macchina su questo circuito, questo grazie ai test della settimana precedente.


Sabato 9 Settembre 2000 sarebbe lecito aspettarsi un confronto serrato tra Ferrari e McLaren, e invece durante le qualifiche il duello si svolge tutto in casa del Cavallino Rampante, con Schumacher che alla fine ha la meglio su Barrichello e conquista la pole position. Un duello emozionante nel quale le McLaren non riescono ad inserirsi. Le Frecce d'Argento si devono accontentare del terzo posto di Hakkinen a circa tre decimi da Schumacher, e del quinto di Coulthard, battuto da un sorprendente Villeneuve.


Le Ferrari, dunque, confermano tutte le ottime impressioni delle prove libere, e lo si vede fin dal primo giro delle prove, quando Schumacher piazza subito un tempo (1'24''888) che gli consegna la pole virtuale. Inutili i tentativi di Coulthard e Hakkinen che non riescono a scalzare il pilota tedesco. Cosa riuscita, invece, a Barrichello, che dopo qualche minuto gira sotto il minuto e ventiquattro secondi. Ma Michael non si accontenta del secondo posto e, dopo una pausa ai box, torna in pista per riprendersi la pole: obiettivo raggiunto con un giro velocissimo in cui sottrae la prima posizione al compagno di squadra per soli ventisette millesimi.


Oltre alla gran prestazione di Villeneuve, da rimarcare anche il sesto tempo di Trulli e l’ottavo di Fisichella. Una prima fila tutta Ferrari mancava dal Gran Premio della Malesia 1999. Felice per il secondo posto Barrichello dichiara fiducioso:


"Finalmente si parlerà di me e Michael alla pari. Dopo il mio ultimo giro ho alzato la mano per salutare i tifosi: sono lì al sole da tre giorni e sicuramente hanno sofferto. Ecco, spero che aumentino quelli miei, perché ho avuto l'impressione che siano quasi tutti per Schumacher. Per quanto riguarda la gara, potrei anche andare in testa al primo giro perché io di solito parto meglio di Michael".


Rubens poi si abbandona a ricordi e speranze:


"Io avevo tre sogni: andare alla Ferrari e l'ho realizzato; vincere a Monza e spero di riuscirci stavolta; vincere in Brasile e spero di farlo l'anno prossimo. Questo è un giorno bello per me, anche perché proprio un anno fa io passai alla Ferrari. Ho pagato la mia inesperienza ma ora mi sento tranquillo e forte, non avverto nessuna pressione e posso dare il massimo".


In McLaren ci si chiede che fine abbia fatto l'arma segreta tanto decantata da Hakkinen, se mai fosse esistita. Ron Dennis imputa il ritardo dei suoi piloti ai tanti problemi del venerdì:


"Purtroppo quei tre decimi che ci separano dalla Ferrari sono stati accumulati ieri, quando siamo stati bloccati da guasti meccanici. I nostri piloti hanno dato il massimo, ma non avevano a disposizione delle monoposto regolate perfettamente, ci è mancato il tempo per farlo".


Una dichiarazione che smonta una specie di caso, sorto per una risposta sibillina di Coulthard a chi gli aveva chiesto se fosse sorpreso di ritrovare due Ferrari in prima fila:


“Ma siamo a Monza. E tutti coloro che sono coinvolti in Formula 1 non possono stupirsi se sono davanti qui".


Una velata accusa di giochi poco puliti intorno al Cavallino? Nessuno alla McLaren smentisce né conferma, sino a quando non interviene il numero uno in persona.

Hakkinen, invece, rimane sereno, sebbene anche in qualifica non siano mancati problemi sulla sua macchina:


"Negli ultimi due tentativi sentivo un calo di potenza che quanto meno mi ha tolto un po' di tranquillità e di concentrazione".


In realtà, come spiega successivamente Dennis, il guaio riguardava un sensore della pompa benzina che si manifestava soltanto nel giro di lancio. Dunque, non ha avuto alcuna influenza nelle prestazioni di Mika.


"Non mi trovo certamente in una situazione da sogno: io ho dato il massimo, non ho nulla da rimproverarmi però non siamo riusciti a rendere perfetta la nostra vettura. Comunque, non c'è da preoccuparsi: sono in testa al campionato e la gara è lunga e difficile. Non c'è soltanto la prima curva da superare indenni, ma anche tutta una serie di brusche frenate che durante la gara possono modificare il bilanciamento della macchina. E poi tutta la pressione sarà su Schumacher, perché deve recuperare punti in classifica e perché corre davanti ai tifosi della Ferrari che si attendono grandi cose da lui".


La McLaren, poi, in condizioni da gara ha dato a Mika responsi confortanti:


"Con tanto carburante a bordo, nelle ultime gare si è sempre comportata bene e qui l'usura delle gomme non ha mai rappresentato, né in questi giorni, né durante i test, alcun problema per noi".


Più complicata la situazione di Coulthard, che si trova dietro persino a Villeneuve:


"Sarà dura al via districarsi lì in mezzo: l'unica mia fortuna è che partirò sul lato sinistro della pista, quello più pulito. Jacques una sorpresa? Non tanto, perché il motore Honda è molto potente e anche nei test della settimana scorsa la BAR era andata piuttosto bene. Purtroppo, la mia McLaren in queste prove non era ben regolata, non avevamo sufficiente velocità massima".


Alla sua sesta pole stagionale, Michael Schumacher fa fatica a contenere la sua gioia, forse anche per aver smentito tutte le critiche piovutegli addosso in seguito al Gran Premio del Belgio. A qualifiche concluse, Michael sale sul muretto del box e si sbraccia nel salutare la folla di Monza, tutta ferrarista, che lo ripaga con un lungo applauso. La Ferrari sembra risorta:


"Non è un miracolo, è solo che la macchina va bene. Siamo riusciti subito, fin da venerdì mattina, a trovare il giusto assetto e ora sfruttiamo tutto il potenziale che abbiamo e che per la verità avevamo anche prima".


Anche Barrichello questa volta è andato benissimo, solo ventisette millesimi di ritardo:


"Sono molto contento per lui, perché ha avuto tanta sfortuna negli ultimi mesi e adesso può raccogliere i frutti del lavoro che ha fatto. E sono anche contento di averlo alle spalle con una vettura così competitiva. Strategicamente è un grosso vantaggio partire in due dalla testa della griglia. Da solo avrei potuto avere dei problemi, così invece possiamo proteggerci a vicenda e realizzare una strategia migliore per tutta la gara".


Come è stato possibile ottenere dei miglioramenti così notevoli?


"Niente di particolare. Molti pensano che abbiamo un motore mostruoso, un telaio nuovo o chissà che cosa. No, non è questo: è solo che siamo riusciti a mettere bene insieme tanti pezzi, tutti, e a farli funzionare come si deve. Pezzi che avevamo già, ma una volta per un motivo una volta per un altro qualcosa andava sempre storto".


Attenzione, però, alla prima variante subito dopo il via:


"Quella variante è lì ma mica solo per me, per tutti. Io spero che tutti i piloti alla partenza si comportino bene, perché non è vero che si può fare un sorpasso solo in quella curva e che dunque è proprio lì che bisogna osare. No, non è vero. Ci sono altri punti per sorpassare, e allora dico: sarebbe da pazzi combinare qualche grosso pasticcio proprio lì, dopo il via. Quella curva è come la prima di Monte Carlo: basta stare attenti. Se succede qualcosa è perché qualcuno vuole strafare".


Venerdì e sabato molti piloti si sono trovati costretti a saltare quella curva: cosa succederebbe se lo facessero in gara?


"Vedo le cose in modo semplice: se un pilota trae un vantaggio da quel salto è giusto che sia punito, ma spesso saltare quella curva comporta più perdite che guadagni, quindi credo che non sarà affatto difficile per i commissari di gara capire come vanno le cose".


Forte della quarta posizione, Jacques Villeneuve punta ad essere l’outsider della domenica:


"Se parto alla Villeneuve, è un casino per tutti. Perché la frenata alla prima curva è delicata, difficile. E io vorrei tanto lasciare quei problemi agli altri. Schumacher mi ha dato meno di mezzo secondo, Hakkinen poco più di due decimi. Distacchi minimi, vuol dire che il nostro è stato un grande lavoro. Ma la cosa che più mi sorprende è aver battuto Coulthard, non me l'aspettavo, anche perché al mattino la macchina non andava. Questo è un circuito molto complesso, se sbagli alla Ascari o alle due nuove chicane poi non recuperi più. È una pista per piloti veri. Io farò una corsa d'attacco. Voglio dare fastidio, lasciare il segno. Alla prima curva bisogna entrare fra i primi, se ti ritrovi nell' imbuto è un disastro. Tenetemi d'occhio, vi farò divertire".


La mattina di domenica 10 Settembre 2000, è a sorpresa Ricardo Zonta il più veloce nel warm-up, davanti a Hakkinen e Schumacher. Tempi come sempre fini a sé stessi, poiché le scuderie non cercano il tempo migliore, bensì le ultime rifiniture per trovare l'assetto migliore per la gara.


Alle ore 14:00, orario della partenza, su Monza splende il sole, e gli spalti sono gremiti di rosso: si parte.


Dalla prima fila Michael Schumacher ha un ottimo scatto, mentre Barrichello rimane quasi fermo e viene sfilato da entrambe le McLaren. Alla fatidica prima chicane c’è un contatto tra le due Sauber e Eddie Irvine, il quale non ne esce indenne e deve parcheggiare la Jaguar nella via di fuga.



Le tante paure riguardanti la prima chicane alla partenza svaniscono, non essendoci stato nessun grave incidente oltre al suddetto contatto, ma nemmeno il tempo di tirare il sospiro di sollievo che all’ingresso della Variante della Roggia scoppia il caos.


Mentre Barrichello e Trulli sono in lotta per la quarta posizione e appaiati all’ingresso della chicane, dietro di loro Frentzen manca il punto di frenata e finisce col centrare in pieno il compagno di squadra e il brasiliano ad una velocità elevatissima. Le tre vetture finiscono nella ghiaia, coinvolgendo anche la McLaren di Coulthard. Detriti e pneumatici volano dappertutto, ma non è finita, perché subito dietro la Arrows di De La Rosa si tocca con la BAR di Zonta, decolla cappottandosi più volte e colpendo anche la Jaguar di Herbert, fino a terminare la sua corsa impazzita nella ghiaia, al fianco della Ferrari di Barrichello.


Una carambola spaventosa, che causa l’immediato ingresso della Safety Car. I ritirati sono ben sei: le due Jordan di Trulli e Frentzen, Barrichello, Herbert, De La Rosa e Coulthard. Lo scozzese può dire addio alle sue speranze iridate, ma non c’è dubbio che dopo un incidente del genere l’unico pensiero suo e di tutti è che nessuno sia rimasto ferito.


Quantomeno tra i piloti.


Mentre in pista c’è ancora la Safety Car, infatti, all’ingresso della Variante della Roggia c’è tanta attività: inizialmente si crede che la Medical Car sia sopraggiunta per soccorrere Pedro De La Rosa, poi però si capisce che i soccorsi sono per un commissario rimasto ferito da pneumatici e detriti volanti. Ad un certo punto, sul posto arriva anche l’ambulanza.


Quando, alla fine dell’undicesimo giro la gara riprende, non si sa ancora nulla delle sorti del povero addetto alla sicurezza.


Con la Safety Car che esce di scena, Schumacher deve gestire una ripartenza complicata, dovendo fare i conti con un lungo rettilineo e soprattutto con un Hakkinen deciso a tentare il sorpasso. In terza posizione, segue un ottimo Jacques Villeneuve, poi Ralf Schumacher, Fisichella e Button. Proprio il britannico viene colto di sorpresa dalle brusche frenate di Michael Schumacher al momento di ripartire: Jenson si vede costretto a virare sull’erba e contro le barriere per evitare di colpire Fisichella davanti a lui, e quindi rischiare di innescare un’altra carambola. Il contatto con le barriere, tuttavia, lo costringe a parcheggiare la sua Williams danneggiata alla Parabolica, consegnando la seta posizione ad Alex Wurz.



La gara riprende piuttosto in sordina, poiché nelle zone alte di classifica le posizioni rimangono congelate. Poi però, si scatenano Ricardo Zonta e Jos Verstappen, che in pochi giri riescono a guadagnare posizioni su posizioni grazie a due vetture decisamente performanti sui lunghi rettilinei monzesi, e nel caso di Zonta, un serbatoio leggero dovuto ad una strategia a due soste.


Al quattordicesimo giro, purtroppo, finisce la gara di Jacques Villeneuve, che viste le premesse assaporava già il primo podio con la BAR. Un problema al cambio lo estromette dalla corsa, consegnando nelle mani di Ralf Schumacher il terzo gradino del podio, almeno per il momento.


Infatti, poco dopo, sopraggiungono spediti sia Verstappen che Zonta, i quali salgono rispettivamente in terza e quarta posizione. Ralf Schumacher e Fisichella chiudono la zona punti.


In testa alla corsa Hakkinen non è mai in grado di avvicinare i tempi sul giro di Schumacher, che guadagna costantemente sul rivale e pare esser in grado di viaggiare indisturbato verso il successo, salvo complicazioni.


Verstappen e Zonta viaggiano in coppia, con il pilota brasiliano che ad un certo punto tenta una manovra di sorpasso alla prima curva; la BAR finisce leggermente lungo, Verstappen prova ad incrociare, e la prima impressione è che ci riesca. Ma in percorrenza della Curva Grande è Zonta ad avere la meglio, e conquista la terza posizione.



Mentre Michael Schumacher spinge sull’acceleratore abbassando a più riprese il limite del giro veloce, con il vantaggio su Hakkinen che sale a cinque secondi, nel corso del ventiquattresimo giro Zonta effettua il pit-stop. Il brasiliano torna in pista momentaneamente fuori dalla zona punti, ma al trentesimo giro, quando tocca a Verstappen effettuare il suo di pit-stop (il primo ed unico, a differenza di Zonta che dovrà fermarsi ancora), l’unica BAR rimasta in pista è in sesta posizione, proprio davanti alla Arrows dell’olandese.


Il secondo pit-stop di Zonta avviene al trentacinquesimo giro, quando nelle prime posizioni Schumacher e Hakkinen non sono ancora rientrati nemmeno una volta.


Michael, però, dopo qualche giro in cui ha rifiatato, riprende a segnare giri veloci, segno che il pit-stop si avvicina. Di fatti, è il quarantesimo dei cinquantatré giri previsti quello in cui il box Ferrari richiama il tedesco, che lascia la leadership della corsa ad Hakkinen.


Mika ritarda la sua sosta di quattro giri rispetto a Schumacher, magari per tentare una manovra stile Spa, ovvero un overcut con il quale ridurre il distacco di qualche secondo. Questa volta, però, la Ferrari è fin troppo superiore per pensare a qualsiasi tipo di attacco.


Quando al quarantacinquesimo giro il quadro è completo e non si prospettano altre soste, Schumacher gestisce con tranquillità la prima posizione davanti ad Hakkinen; terzo è Ralf Schumacher, poi Verstappen in quarta posizione, Wurz in quinta e Zonta in sesta.


Manca Giancarlo Fisichella, che era comodamente in zona punti fino al momento del suo pit-stop: a gomme cambiate e benzina immessa, la Benetton dell’italiano semplicemente non riparte, o quantomeno riesce a farlo solo dopo che è trascorso un lunghissimo minuto che compromette del tutto la gara; Giancarlo torna in pista penultimo e doppiato, solo davanti alla Prost di Alesi.


Non succede altro, così, alla fine del cinquantatreesimo giro, la marea rossa di tifosi della Ferrari può iniziare i festeggiamenti per il successo di Michael Schumacher, il quale torna alla vittoria dopo una lunga attesa, e soprattutto raggiunge quota quarantuno vittorie in carriera, come Ayrton Senna.


Hakkinen limita i danni col secondo posto e sei punti, che gli consentono di conservare la leadership nel mondiale piloti a +2 su Schumacher. Secondo podio consecutivo per Ralf Schumacher (terzo in stagione), e primi punti in campionato per Alex Wurz. Zonta, invece, in cerca di un sedile per la stagione 2001, torna a punti grazie alla sesta posizione, la stessa che aveva ottenuto nella gara d’apertura in Australia. Il brasiliano lo fa partendo dalla diciassettesima posizione.


Michael Schumacher sembra impazzito una volta sceso dalla vettura nel parco chiuso: bacia la telecamera, sprizza gioia da tutte le parti, sul podio si gode l’atmosfera unica di Monza, tutta per lui, che ha portato la Ferrari sul gradino più alto. Scene da brividi, mentre gli stessi che lo acclamano cantano l’inno di Mameli. Poi champagne a fiumi, Michael che salta, urla, abbraccia, ride. Tutto ciò fino alla conferenza stampa ufficiale.



La domanda sembra innocente: con quarantun vittorie hai raggiunto Senna, cosa provi?


Un terremoto di emozioni, evidentemente, perché Schumacher dopo un attimo di esitazione scoppia in un pianto dirotto, irrefrenabile. Forse è il nome Senna, forse è l'incredibile tensione accumulata. Fatto sta che il tedesco ha una vera e propria crisi emotiva. La testa chinata sul tavolino, Michael proprio non riesce a parlare. Deve intervenire Hakkinen per chiedere al giornalista di iniziare da lui.


Schumacher piange, poi, un quarto d'ora dopo, ai giornalisti tedeschi, finalmente riuscirà a spiegare il perché di tanta emozione:


"Basta guardare il pubblico, tutte le loro reazioni. La nostra storia recente, le ultime gare, che per noi sono state molto difficili. Due volte sono stato sbattuto fuori alla partenza, due volte sono arrivato secondo quando pensavo di vincere. Ci davano tutti per morti. Mi sono tolto un enorme sasso dal cuore. E proprio qui, a Monza, in un Gran Premio che per me ha un grande significato".


Dunque, Senna non c'entra?


"Diciamo che ci sono state tante emozioni in un colpo solo. Io non sono uno che ama le statistiche, che si sofferma a guardarle. Però se ce n'è una che conta, è quella relativa alle vittorie. È un record importante, fra le cose belle di oggi, mettiamola al secondo posto. Ma al primo c'è un successo che mi permette di tornare in lotta per il titolo mondiale. Che ora vogliamo vincere. Lo dobbiamo a questo pubblico straordinario".


La folla di tifosi in estati lo ha proprio impressionato:


"Ricordavo il trionfo del '98 come una cosa unica, fantastica. Ebbene, oggi sembravano ancora di più. Io mi sento molto vicino a questi tifosi. E loro mi vogliono sempre più bene. Io voglio ringraziarli per il grande calore. Spero di aver fatto ai tifosi un bellissimo regalo, mi auguro che se lo possano godere per tanto tempo".


Una vittoria così netta è anche una rivincita alle tante critiche degli ultimi tempi?


"Dà grande soddisfazione. Ma devo ammettere che anche fra di noi, all'interno della squadra, ci criticavamo, perché c'era la sensazione di non aver tirato fuori il massimo dalla macchina. Non eravamo convinti di noi stessi, questa vittoria ci ridà entusiasmo. Anche perché non è mai stata in discussione, sono stato davanti dall'inizio alla fine. Negli ultimi giri ho rallentato, perché non volevo correre il minimo rischio. Il successo poteva sfuggirmi solo per un errore mio, la macchina era perfetta".


Adesso i punti di svantaggio da Hakkinen sono solo due, mentre Coulthard è tagliato fuori:


"Ho sempre saputo che la lotta era fra noi due. È un grande duello, a tre gare dalla fine siamo praticamente alla pari. Sarà una battaglia molto serrata, con due piloti sullo stesso livello e due macchine molto competitive. Io spero di avere un grande aiuto da Barrichello, se continua a guidare così, può riuscirci. Peccato che oggi sia stato coinvolto in quell'incidente, aveva un'ottima posizione sulla griglia di partenza, magari poteva scapparci la doppietta".


Dell'incidente, Michael dice:


"Non ho visto nulla, non posso giudicare. Tutti sostenevano che era pericolosa la prima curva e invece a causare il botto è stata la Roggia".


Piuttosto, vuole scusarsi con Button e Villeneuve (che lo accusano) per il suo comportamento dietro la Safety car in occasione della ripartenza:


"Io volevo provare i freni, per questo acceleravo e poi mi bloccavo di colpo. Nel momento in cui l'ho fatto per l'ultima volta, la Safety car se n'è andata. Un errore mio, mi spiace che qualcuno ne abbia sofferto".


Ancora una volta la pista di Monza non porta bene a Mika Hakkinen, poiché su questo tracciato non è mai riuscito ad imporsi. Lui però non crede ai sortilegi, spiegando che si tratta solo di una casualità. A fine gara, tuttavia, è sconsolato:


"Oggi la Ferrari era più veloce. Non di molto, ma abbastanza per dominare. Era impossibile prenderla. Nel finale, dopo il pit stop, abbiamo cambiato qualcosa e sono diventato più rapido, ma ormai era troppo tardi. Ho anche perso un paio di secondi per doppiare le due Minardi, ma è inutile cercare scuse. Oggi non c'era storia, negli ultimi giri mi sono avvicinato a Schumacher solo perché lui non spingeva al massimo. Aveva rallentato, gestiva il vantaggio".


L'impressione è che le sue speranze siano svanite alla partenza. Puntava, il finlandese, a sorpassare entrambi i ferraristi:


"Ma Schumacher ha scelto la linea giusta e non c'è stato nulla da fare. Non avevo il bilanciamento che volevo sulla macchina, era difficile da guidare, c'era qualcosa che non andava. Uno non è mai contento per un secondo posto, ma se non altro ho raccolto sei punti e sono passato indenne da quel grande incidente alla partenza. Sono ancora davanti in classifica, anche se due punti sono pochi con tre gare ancora da disputare. In pratica io e Schumacher ricominciamo da zero. Sarà un finale eccitante".


Un testa a testa che comincia con Indianapolis, una gara inedita:


"Sarà una scommessa per tutti, una gara complicata. Dovremo trovare il giusto set up. Giappone e Malesia mi lasciano più tranquillo, là sappiamo di essere molto veloci".


Un duello che per Hakkinen si risolverà solo all’ultima gara. E che non comprende più Coulthard. Dall’altro lato del box Ferrari c’è un Rubens Barrichello semplicemente furioso, che non vuole assolutamente sentire avanzare ipotesi di giustificazione per Heinz-Harald Frentzen, reo di averlo tamponato, estromettendolo dal Gran Premio di Monza. Partito in prima fila, aveva perso qualche posizione:


"Ero dietro a Jarno, e mi sono spostato a sinistra per fare il sorpasso. Ho sentito una botta fortissima da dietro. Era Frentzen che ha perso la testa e mi ha tamponato".


Non vuole ascoltare altre interpretazioni. È sicuro di non avere alcuna responsabilità nell'incidente:


"Frentzen ha completamente perso la testa. Era dietro di me e mi ha tamponato. Questo è successo. Non c'è nessun'altra interpretazione".


Quando gli dicono che Frentzen sostiene di non avere colpe e si giustifica affermando di essere stato tamponato, si arrabbia ancora di più:


"Ho dei dubbi che sia stato tamponato. Ho sentito la botta dietro molto forte, lui arrivava molto più rapido".


C'è anche chi avanza l'ipotesi che la carambola possa essere stata innescata per un cedimento dei freni alla Jordan del tedesco, ma Rubens replica stizzito:


"Frentzen aveva rotta la testa, non i freni. Se avesse rotto i freni avrebbe fatto molti più danni. Frentzen era fuori di testa, aveva la pressione, voleva il sorpasso, ma in quel punto non c'era spazio".


Barrichello era stato protagonista di un ottimo week-end: miglior tempo nelle prove libere del venerdì e secondo nelle qualifiche del sabato. Il suo primo Gran Premio di Monza da ferrarista, davanti al pubblico che lo adora e lo sostiene, è andato in fumo prima ancora che si concludesse il primo giro. Ma a rendere triste Rubens Barrichello che, in gara, sembra essere decisamente sfortunato, c'è un altro motivo.


Nello spaventoso incidente alla Variante della Roggia, nessun pilota ha riportato acciacchi, ma purtroppo Paolo Gislimberti, giovane addetto al sistema antincendio, viene colpito da uno pneumatico volante e da alcuni detriti. Rubens commenta dispiaciuto:


"Sono davvero molto triste per quello è accaduto a quel ragazzo. Sono triste anche perché magari qualcuno adesso dirà che noi piloti siamo dei pazzi scatenati, dei fuori di testa perché facciamo quelle velocità pericolose che possono far succedere incidenti disastrosi".


Paolo era uno dei tanti pompieri esperti (e volontari) di una società che da anni effettua questo servizio a Monza come a Imola dove i suoi uomini, con prontezza e audacia, furono i primi, per fare un solo esempio, a salvare anni prima Gerhard Berger dalle fiamme della sua Ferrari. A trentatré anni, con la sua tuta rossa di vigile del fuoco volontario, casco in testa, estintore in mano, con la sua infinita passione, l'esperienza accumulata in oltre dieci anni di servizio civile, l'amore per le corse, l'orgoglio di essere in missione per renderle meno pericolose, l'esperienza di un professionista e settantamila lire di rimborso spese assicurato.


Erano passate le ore 14:00 da una manciata di secondi, e Paolo Gislimberti era già sdraiato sull'erba dietro la barriera di metallo che non lo aveva protetto. Un paio di compagni, i commissari appostati lì come lui, hanno capito in fretta che la tragedia si era consumata. Le telecamere che dall'elicottero frugavano tra quel cimitero di detriti, auto sventrate e rovesciate, hanno mostrato quasi per sbaglio il concitato agitarsi di un gruppo di persone tra guard-rail ed erba, e qualcuno che tentava un massaggio cardiaco. Per Paolo, sposato da due anni con Elena Campestrini, incinta di cinque mesi, le speranze di salvezza erano in realtà minime, la ruota impazzita lo aveva colpito tra volto e torace, un trauma devastante. La sua vita, forse, si era già spenta su quel prato.


Prima di poterlo portare al centro medico dell'autodromo, appena di fianco ai box, si è dovuto aspettare l'arrivo di una seconda ambulanza. La prima se ne era andata con De La Rosa. Gislimberti è arrivato all'infermeria in condizioni disperate, anche se chi impediva di avvicinarsi, vigilanti e addetti vari, minimizzavano. Più lontano un altro vigile del fuoco, stravolto, confessava la sua disperazione ad un fotografo:


"E' tutto finito, tutto finito".


Dentro e intorno l'infermeria la tensione era grande. Qualcuno sbracciandosi prima ha chiesto un elicottero, ma poi hanno fermato tutto. Alle ore 14:45, a sirene spiegate, partiva un'ambulanza. Pochi minuti dopo, Paolo entrava nel reparto rianimazione dell'ospedale, dove veniva fatto un terzo disperato tentativo di far ripartire il suo cuore.


Alle ore 15:15, all’ospedale di Monza annunciavano la scomparsa sopraggiunta in seguito alle gravi ferite subite. Trauma cranico e toracico. La notizia si diffondeva mentre la corsa stava terminando. Intanto, al pronto soccorso dell'ospedale, altri inservienti della pista rivelavano quanta fosse grande la paura e il timore di incidenti prima di questa gara:


"Era una tragedia annunciata, ci aspettavamo un guaio. Lì c'era troppo poco spazio".


Timori e paure inascoltate? Fisichella a fine gara rivela:


"Avevamo avvertito che c'era un pericolo per i commissari, erano troppo esposti".


Anche di questo dovrà occuparsi il magistrato incaricato dell'inchiesta, che scatta subito.

Salvatore Bellomo, il sostituto procuratore di Monza, non perde tempo e poche ore dopo la tragedia è già all'autodromo per interrogare tre piloti, Frentzen, Trulli e Barrichello, quelli più coinvolti nell'incidente e ancora presenti al circuito. Il magistrato ascolta anche un testimone oculare (un collega della Cea che era vicino a Gislimberti), e tutte le persone della Cea che stazionavano nel giro di trecento metri, nonché i commissari che erano dislocati su quel punto della pista.


In più, Bellomo acquisisce il verbale redatto dai commissari di gara dopo la deposizione di Barrichello, Trulli e Frentzen, e pone cinque macchine sotto sequestro: la Ferrari del brasiliano, la McLaren di Coulthard, le due Jordan e la Arrows di De la Rosa.


Le vetture nella notte rimangono all'autodromo. Il magistrato lascia il circuito poco dopo le ore 20:00. Successivamente, Beghella Bartoli, responsabile del tracciato, rilascia un commento sulla triste giornata:


"L'indagine penale è in corso, e io su quella non posso entrare nel merito. Da un punto di vista sportivo posso affermare che i commissari lo hanno definito, dopo la loro inchiesta, un normale incidente di gara, anche se dalle conseguenze tragiche. Vorrei precisare che come organizzatori abbiamo fatto di tutto per salvare il ragazzo. Non è vero, come ha affermato un commissario a caldo ed evidentemente sotto choc, che se fossimo intervenuti in maniera diversa l'uomo avrebbe potuto essere salvato. Non è vero che non abbiamo utilizzato l'elicottero perché c'era la gara in corso".


"Se avesse potuto significare la salvezza, ne avremmo impiegati cinque. Il problema è che l'ambulanza poteva garantire un'assistenza continua e, con le strade libere, era il mezzo più veloce per raggiungere l'ospedale di Monza. L'elicottero avrebbe impiegato cinque minuti in più e non dava le stesse garanzie come terapia. Bisogna considerare che sin dal momento dell'incidente, il ragazzo è stato messo in rianimazione con tutte le tecniche possibili".


"A quaranta metri dal posto in cui è avvenuta la tragedia c'era una macchina con due medici rianimatori. Per far prima sono addirittura arrivati a piedi. In più hanno avuto l'aiuto di Watkins, il medico che è sulla Safety car. Non si poteva intervenire in altro modo. Ultima cosa: non è vero che il ragazzo non era al suo posto. Era lì, pronto, con gli estintori".


Il che non coincide con la versione di Coulthard:


"L'ho visto benissimo, quel vigile: era al di qua delle barriere di sicurezza, come troppo spesso accade su questa pista, e solo su questa. E comunque con tutto quello che è successo la corsa andava sospesa".


Anche in Ferrari, ovviamente, i canti, i cori, gli abbracci e lo champagne per la vittoria durano poco: non appena viene comunicata la notizia della tragedia, la soddisfazione per un successo così importante da parte di Schumacher lascia il posto a una grande mestizia. Ma non si può dimenticare la realtà, come racconta Jean Todt:


"Se pensiamo al Mondiale si tratta di un giorno importante e di un'impresa importante, utile per allentare la pressione che stava crescendo sulla squadra. Siamo tornati competitivi ed ora cercheremo di proseguire su questa strada".


Poi Todt cambia subito argomento e accenna alla tragedia che ha funestato il Gran Premio d'Italia:


"Sono molto dispiaciuto per quello che è accaduto all'addetto al servizio antincendio sul percorso. Senza queste persone l'automobilismo sportivo non potrebbe esistere: a loro dedico questa vittoria".


Quindi torna ad analizzare la corsa:


"Mi spiace anche per quanto è accaduto a Barrichello, che è stato tamponato. Ancora una volta abbiamo perso una macchina al primo giro. Michael ha fatto una grande gara e la sua è stata una prestazione davvero perfetta, come pure quella della squadra e della vettura".


Anche i numeri sono incoraggianti: si tratta del sesto successo per Schumacher nel corso della stagione, il settimo per la scuderia. Non accadeva una cosa simile dal 1953:


"Ora abbiamo solo due punti di distacco nel campionato piloti e quattro fra i costruttori: davvero un bel recupero. Era importante vincere qui, davanti ai nostri tifosi, nonostante la pressione delle ultime settimane, e per questo sono davvero contento. Si è visto il vero valore di questa squadra. L'ingresso della Safety-car? Non ha cambiato le nostre strategie di corsa. Tuttavia, suggerirei che, nel caso in cui tale vettura resti in pista per più di tre giri, la corsa venga sospesa, ripetendo la partenza. È paradossale, poi, che il sinistro si sia verificato non alla prima chicane, ma alla seconda curva".


Luca Baldisserri, ingegnere di pista di Schumacher, bolognese, trentasette anni, mostra una gioia contenuta, fedele com'è al suo personaggio:


"È andata bene a metà, perché, a parte il ritiro di Barrichello, abbiamo avuto Schumacher che ha lavorato benissimo, riuscendo a fare la differenza. Per noi si tratta di un successo importante, anche se pure Hakkinen è andato bene. Certo, se nei prossimi tre Gran Premi saremo in grado di fare altrettanto, per la Ferrari sarà davvero un risultato importante".


Una giornata speciale anche per Paolo Martinelli, responsabile dei motori Ferrari, salito per la prima volta sul podio al momento della premiazione:


"Tocca a Todt prendere queste decisioni, e a un certo mi ha detto: vada lei. Una bella soddisfazione, una vittoria di tutta la squadra. Per fortuna con Michael non ci sono mai stati problemi. Anche nella fase finale della corsa ci siamo limitati a gestire il vantaggio accumulato nei giri precedenti, senza correre rischi eccessivi".


Il futuro? Più roseo, anche se lui non lo dice:


"Siamo cresciuti molto, ora nei prossimi test lavoreremo per fare ancora meglio sia in qualifica sia in gara. Vogliamo sviluppare i dati che possediamo su Indianapolis per lasciare un segnale importante in questa stagione. Al riguardo, stiamo lavorando per utilizzare in gara il motore da qualifica".


Subito dopo essere stato ascoltato dal magistrato che conduce l'inchiesta sulla scomparsa dell’addetto alla sicurezza, Heinz-Harald Frentzen si reca a casa sua, a Monte Carlo. Dopo una riunione con i suoi manager, alla presenza dello stesso titolare della sua scuderia, Eddie Jordan, Frentzen diffonde una dichiarazione non molto diversa, nei toni e nei contenuti, da quelle altrettanto brevi rilasciate subito dopo la gara a Monza:


"Anche se ancora non so bene cosa sia davvero accaduto, è certo che questa domenica di gara a Monza è uno dei momenti peggiori della mia carriera. Prima della seconda chicane ho provato a superare Rubens Barrichello, che aveva frenato sorprendentemente in anticipo. Non ho potuto evitare Rubens, e in conseguenza si è verificato questo scontro di massa".


"In effetti, si è trattato di un tipico incidente di corsa, di quelli che si ripetono sempre soprattutto nei primi giri, e che nei duri duelli accadono facilmente. Dopo la corsa ho dovuto apprendere che in questo incidente era morto un addetto alla sicurezza della pista. Questa tragica notizia ci ricorda che tutti noi siamo protagonisti di uno sport pericoloso. I miei pensieri vanno adesso alla famiglia di questo addetto alla sicurezza, ma anche a tutti gli altri addetti che con il loro impegno senza risparmio rendono possibile il nostro sport. Quello di oggi è davvero un giorno triste".


Dall'entourage del tedesco trapela inoltre che il pilota è rimasto molto amareggiato per le dure dichiarazioni rilasciate contro di lui da Barrichello. Alcune persone a lui vicine fanno sapere:


"Frentzen ha ammesso di averlo tamponato, ma non si sente quantomeno il solo colpevole per l'incidente e non accetta di essere considerato un pericoloso pilota, che non sa guidare".


Viene confermato, per altro, che la Jordan di Frentzen fosse programmata, quanto a benzina nei serbatoi, per due soste e non per una sola: quindi la vettura era molto più leggera delle altre monoposto, ed anche per questo motivo sarebbe arrivata più veloce alla seconda chicane. Un amico del pilota rivela:


"All'interno del suo motorhome, dopo aver saputo della scomparsa di quel povero ragazzo italiano, Heinz-Harald è scoppiato in un pianto dirotto".


Ma la Formula 1, come già fatto in passato per tragedie simili, deve andare avanti, per cui a Maranello si comincia subito a lavorare per preparare il Gran Premio degli Stati Uniti, che si correrà sulla pista di Indianapolis il 24 Settembre 2000. Nessuno conosce il nuovo circuito, e gli unici dati disponibili sono teorici. Per verificare le simulazioni su una pista vera, i piloti dovranno sottoporsi a un vero e proprio tour de force.


Schumacher e Badoer saranno impegnati alternativamente a Fiorano e nel Mugello per tutta la settimana successiva al Gran Premio d’Italia.


Unica concessione possibile, i funerali di Paolo Gislimberti.


La Ferrari decide di mantenere il silenzio sull'incidente: tutto quello che la Scuderia fa per la famiglia del defunto rimane in forma strettamente privata. Si sa, quantomeno, del colloquio tra il presidente Montezemolo e Bernie Ecclestone, durante il quale il presidente della Ferrari chiede che tutto il mondo della Formula 1 renda omaggio a Gislimberti.


Davide Scotto di Vetta

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