#659 GP del Belgio 2000, Hakkinen sorpassa Schumacher, ringrazia Zonta, e vince a Spa-Francorchamps



Sono stati sufficienti poco meno di due mesi affinché il vantaggio di ventiquattro punti che Michael Schumacher aveva accumulato al termine del Gran Premio del Canada, si dissolvessero. Anzi, archiviata la gara disputata a Budapest, valevole per il Gran Premio di Ungheria, il pilota della Ferrari si trova secondo in graduatoria, a due lunghezze da Mika Hakkinen, quando mancano cinque gare alla fine del Mondiale 2000.


Sul circuito di Spa-Francorchamps, in Belgio, il tedesco ha il compito arduo di recuperare punti per non farsi staccare troppo. Su una pista che Schumacher conosce bene e che ha registrato il suo esordio in Formula 1 nel 1991, la Ferrari avrà, secondo il pilota tedesco, l'occasione di lottare alla pari:


"Stiamo ultimando un nuovo motore più potente. In Belgio non sarà facilissimo sorpassare, però niente a che vedere con la pista di Budapest, dove in pratica superare l'avversario è impossibile".


In casa Ferrari c'è la consapevolezza di dover lavorare molto, ma di potercela ancora fare. Mercoledì 16 Agosto, sulla pista del Mugello, Schumacher gira a lungo (sessantanove giri, fermando il cronometro su 1'27"337), in compagnia di Sauber e BAR.


Anche il giorno di Ferragosto, a Fiorano, Schumacher aveva lavorato inanellando centoquindici giri. Sul circuito modenese, il ferrarista aveva provato anche otto volte la partenza. Sembra che l'avvio di gara sia il momento più critico per la Ferrari, ma per Michael non è così:


"No, non è un problema che ci assilla più di tanto perché non credo che sia l'unico aspetto tecnico su cui lavorare. Certo, la McLaren è riuscita a trarre dalla partenza il meglio, noi dobbiamo cercare di fare altrettanto. Loro riescono a scaricare anche in avvio tutta la potenza della macchina, noi no. Ecco, quindi, che la Ferrari pur avendo migliorato molto rispetto alla passata stagione deve fare qualcosa in più".


C'è chi ha ipotizzato che ci sia stato qualcosa di irregolare sulle McLaren, un accorgimento tecnico non consentito che le avrebbe avvantaggiate al momento del via.


"Noi che facciamo parte di un grosso gruppo come la Fiat, non potremmo mettere in atto cose illegali e credo che non lo facciano nemmeno loro. E poi la FIA ha fatto i controlli ed è risultato tutto a posto".


Volendo seguire gli sbalzi d’umore dei media, per i quali Michael da eroe diventa brocco con una facilità disarmante, il diretto interessato commenta:


"Ognuno la pensi pure come vuole. Sono un uomo normale che fa con serenità il suo lavoro. Ed è il proprio il fatto di essere tedesco, un aspetto che spesso mi rimproverate, che mi dà la forza di andare avanti con così tanta convinzione".


Già, la serenità. È una parola che regna ancora nei box della Ferrari, oppure affiora un po' di nervosismo?


"Ambiente decisamente caldo per la temperatura, ma non nella squadra Ferrari che sta mettendocela tutta. Siamo appena due punti dietro e mancano ancora cinque gare".


Però l'aver perso sul circuito dell'Hungaroring la leadership non preoccupa?


"Numericamente a Budapest ho perso il primo posto ma i punti che mancano sono quelli che abbiamo lasciato in altre occasioni".


Ci sono delle strategie specifiche per le prossime gare?


"Certamente, guai se non fosse così. L'importante è riuscire ad ottimizzare il tutto per cercare di ridare ai tifosi quel titolo che manca ormai da ventun anni".


Oltre ai test al Mugello, la Ferrari lavora con Luca Badoer anche a Fiorano, dove l’attenzione è focalizzata soprattutto sulla gomma posteriore sinistra. In particolare, i tecnici raccolgono informazioni sulle temperature istantanee del battistrada nel tentativo di sfruttare meglio le coperture stesse, e di capire come le regolazioni della vettura influiscano sul loro degrado. Alla fine, il collaudatore trevigiano percorre centosette giri (il migliore in 1'01"620) ed effettua anche una decina di simulazioni di partenza. Da segnalare anche un testacoda con conseguente uscita di pista nel corso del pomeriggio.


Le problematiche partenze di Schumacher, come già accennato, continuano ad essere tema d'attualità in Germania, fomentando continue polemiche. Certamente destinate a trovare nuovi spunti dopo l'intervista a Ross Brawn apparsa sul settimanale Sport Bild. Il direttore tecnico della Ferrari non nasconde critiche al tedesco:


"Certamente ci sono stati anni nei quali alla partenza è andato meglio. Se Michael partisse bene, avrebbe un sacco di problemi in meno. Chi parte lentamente, viene poi sorpassato da chi sta dietro. Tecnicamente, non c'è nulla che non vada bene".


La domanda che segue è logica: Allora è Schumacher a sbagliare?


"Sì. Noi facciamo tutto per rendere possibile al pilota un avvio ottimale. E Michael prova spesso le partenze. Schumacher vorrebbe sempre raggiungere il punto ottimale tra gioco di frizione ed acceleratore per poter partire in modo fantastico e non soltanto così così. Se gli va bene, ne esce fuori una partenza a razzo, altrimenti la conseguenza è una partenza debole".


Sport Bild, in maniera provocatoria, chiede ancora a Brawn se non possa addirittura ordinare lui stesso a Schumacher un modo standard di effettuare le partenze:


"Se fosse tutto così facile... Come faccio a dirgli io come deve guidare? È lui il pilota, non io. La partenza è il momento più importante di tutto il week-end di gara e per di più è una cosa molto personale. Il pericolo d'incidenti è altissimo. Non ci si può immischiare di queste cose con una superstar del genere".


Intanto, a Monza, Jean Alesi ha l’opportunità di testare il nuovo lay-out del circuito, con la modifica più sostanziale alla prima chicane. Il pilota della Prost, a fine giornata dichiara:


"È stato fatto un lavoro eccezionale soprattutto alla prima variante sotto il profilo dello spettacolo e della sicurezza. Prima superare alla fine del rettifilo principale era quasi impossibile perché la pista diventava praticamente un imbuto. Il nuovo disegno, invece, impedisce di saltare da un cordolo all'altro. Ed è un bene. In gara, gli anni passati pregavo che, prendendo quei colpi, non si rompessero le sospensioni".


Jean è rimasto meno impressionato dalla seconda variante:


"La modifica è quasi impercettibile".


E sull'asfalto antipioggia, applicato alla prima chicane:


"Il tratto rifatto è troppo breve per poter dare un giudizio e d'altronde stiamo solo sperimentandolo per vedere se regge alle sollecitazioni di una Formula 1. Ma se funzionerà. verrà steso sui rettifili e quello sarà un bel passo avanti perché garantirà una migliore visibilità in caso di maltempo".


Tutto bene, dunque, anche se un piccolo neo c'è: malgrado gli organizzatori abbiano piazzato sul lato sinistro della pista una freccia per indicare la curva, l'ingresso di quest'ultima non è ben individuabile per via del rettifilo che prosegue a mo' di via di fuga:


"Ma la FIA farà mettere sicuramente delle barriere di gomme, e questo ci aiuterà. I tempi sul giro? Non posso fornire dati certi perché qui stiamo girando in configurazione Spa, ma credo che saremo circa due-tre secondi più lenti".


Giovedì 17 Agosto 2000, al Mugello c’è anche Rubens Barrichello. Insieme a lui Villeneuve e Zonta su BAR, Diniz su Sauber e Vinella su Minardi. Per la prima volta in stagione, i cancelli riapriranno per consentire l’accesso al pubblico, che può quindi assistere ai test della Rossa in comodità e non assiepato sulla collinetta che sovrasta le curve Savelli e Arrabbiata 1 e 2.


Tocca proprio al brasiliano provare l’evoluzione del motore, quello che con tutta probabilità le Ferrari utilizzeranno a Spa. Sull’argomento, Rubens spiega:


"Abbiamo lavorato sul bilanciamento della macchina e sul motore. Quest'ultimo, in particolare, ci ha molto soddisfatto: spero di poterlo usare in Belgio".


Nel complesso una buona giornata di prove, durante la quale Barrichello percorre novantotto giri, il migliore dei quali in 1'27"227. Il tutto mentre a Fiorano, Luca Badoer prova la F2000 sulla pista bagnata, in configurazione pioggia.


Lavora intensamente anche la BAR-Honda: Jacques Villeneuve, percorre settantatré giri con il miglior tempo di 1'28"409. Il canadese è fiducioso per la gara di fine Agosto in Belgio:


"Questo circuito assomiglia molto a quello di Spa. Questi test sono stati molto importanti".


Sia Villeneuve che Barrichello scendono in pista anche il giorno successivo, e a far loro compagnia c’è Michael Schumacher. I due piloti Ferrari continuano a lavorare sugli assetti della vettura e sul suo bilanciamento, senza tralasciare i test al motore.


A test conclusi, Jean Todt non ha dubbi: per far suo il mondiale la Ferrari è condannata a vincere già a partire dal Belgio, ed avere la giusta aggressività. Il direttore sportivo della Ferrari arriva al Mugello in elicottero, portandosi dietro perfino un alettone in carbonio ancora da verniciare. I tre giorni di test al Mugello sono stati soddisfacenti:


"Abbiamo un programma di lavoro specifico per Spa. Noi lavoriamo sempre per avere una buona prestazione in gara, e anche se questo non è successo a Budapest non dobbiamo pensare che il cielo ci sia caduto in testa".


Davanti a oltre settemila tifosi accaldati per le alte temperature estive, Schumacher completa sessantacinque giri, fermando il cronometro sull’1'27"007, due secondi in più di Barrichello (settantuno giri) che gira in 1'25"770. In tutto, i due piloti Ferrari percorrono quasi settecento chilometri. Michael spiega:


"Abbiamo fatto moltissime prove di assetto in vista del Gran Premio del Belgio, e anche i test di durata effettuati giovedì da Barrichello ci hanno lasciati molto soddisfatti".


Schumacher è ottimista, e neppure il guasto improvviso che lo costringe a fermarsi intorno alle ore 17:30 lo preoccupa. In serata, i tecnici della Ferrari minimizzano parlando di un problema indefinito che comunque non crea preoccupazione. Almeno a parole. E resta la convinzione che a Spa la Ferrari sarà molto più competitiva rispetto a Budapest. Per tutto il giorno i due piloti di Maranello mettono alla frusta la F1-2000, alla ricerca di quella consistenza di prestazione, come dice Barrichello, che ancora manca alla Ferrari.


Schumacher ritorna in pista il 21 Agosto 2000 a Fiorano, per collaudare il telaio del muletto da utilizzare in Belgio, oltre a qualche immancabile prova di partenza.


Alla vigilia del Gran Premio del Belgio, la Minardi comunica di aver trovato il sostituto di Cesare Fiorio nel ruolo di direttore sportivo del team di Faenza: Frederic Dhainaut, che torna a far parte della scuderia dopo un breve periodo di assenza.


Sono tempi non proprio semplici per Jenson Button, che se può prendere alla leggera la multa che gli commina la FIA per il ritardo di venti minuti in occasione della conferenza stampa prevista alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, non può fare lo stesso con la decisione della Williams di preferire Juan Pablo Montoya a lui nel ruolo di pilota titolare del team insieme a Ralf Schumacher. La scuderia britannica dà in prestito il giovane Jenson alla Benetton per due anni, con l’opzione di riprenderlo in squadra nel 2003.


Si muove sul mercato piloti anche la BAR, che ufficializza l’accordo con Olivier Panis, collaudatore McLaren, per la stagione 2001, in sostituzione di Ricardo Zonta.


Giunti sulle Ardenne, Michael Schumacher riprende il discorso della stampa che tende a criticarlo con una certa facilità, la stessa con cui poi sale sul carro dei vincitori dopo una sua vittoria:


"Voi italiani siete fatti così, cioè siete troppo emotivi. Quando uno vince lo osannate, quando perde lo distruggete, e l'esempio più emblematico è Zoff. Ora io dico: bisogna guardare il lato positivo delle cose. Non tutto è perduto e tutto può cambiare ancora. Il campionato non è finito affatto. Io mi ricordo i titoli dei giornali italiani qualche tempo fa: Hakkinen in crisi. Ma quale crisi? Adesso è in testa. E così non voglio sentir parlare di crisi alla Ferrari, o di Schumacher in crisi. E nell'ultima gara a Budapest non è vero che sono partito male: è stato Hakkinen a partire meglio. Quella partenza di Hakkinen è stata una sorpresa per tutti. Noi credevamo di aver lavorato molto bene per migliorare il sistema di partenza delle nostre vetture e loro invece hanno lavorato meglio di noi".


L' ottimismo, quindi, trionfa. E le ragioni ci sono. Tanto per cominciare il nuovo motore, il famoso 049C, che però sarà utilizzato soltanto nelle qualifiche, mentre in gara si punterà sullo 049B. Poi c'è il pacchetto aerodinamico con tante cose nuove dalle quali Schumacher si aspetta prestazioni notevoli. Michael parla anche del suo museo di famiglia, di cui ha posato la prima pietra pochi giorni prima. Pignolo com'è in tutte le cose, ci tiene a precisare:


"Non è vero che è un museo, è una mostra di famiglia, delle carriere mia e di mio fratello, tutto qui".


Venerdì 25 Agosto 2000 si scende in pista per le due sessioni di prove libere del Gran Premio del Belgio. Già dal mattino, le McLaren confermano la superiorità dimostrata negli ultimi mesi. David Coulthard è primo, Hakkinen è secondo, Schumacher solo quinto a otto decimi, preceduto da Johnny Herbert e Jacques Villeneuve. Rubens Barrichello addirittura nono. Le premesse, dunque, sono a sfavore del Ferrari, con Schumacher che gira esasperatamente alla ricerca dell'assetto migliore senza riuscire a trovarlo.


Molto più sicuri di sé appaiono Coulthard e Hakkinen. Lo scozzese registra il suo miglior tempo al primo vero tentativo, nella prima ora di prove libere (1'53"398) al quale si avvicina successivamente soltanto una volta. Hakkinen, invece, è inizialmente dietro Schumacher, ma poi riduce lo svantaggio dal compagno di scuderia da oltre un secondo a 521 millesimi.

Come Coulthard, Schumacher fa il tempo poco dopo esser sceso in pista, senza mai riuscire a migliorare, al contrario di quanto fanno ad esempio Herbert con la Jaguar (l'unico a scendere sotto il 1'54 insieme alle due frecce d'argento) e Villeneuve. Schumacher compie diversi giri rientrando spesso ai box per modificare l'assetto; i problemi più grandi si registrano nella parte veloce del circuito, un po' meno in quella guidata, dove il maggiore carico aerodinamico aiuta.


Ma nel complesso, le McLaren risultano migliori. Nonostante un ritardo preoccupante, già dal sabato in Ferrari promettono netti miglioramenti, grazie ai nuovi motori che dovrebbero assicurare una maggiore velocità.


Le sorprese, oltre a Herbert e Villeneuve, sono il sesto posto di Alexander Wurz, che sopravanza il compagno Fisichella (ottavo). Settimo l'olandese Jos Verstappen, mentre Jarno Trulli deve accontentarsi della decima piazza. Bene le Minardi di Marc Genè (undicesimo) e di Mazzacane (diciannovesimo), che per una volta non si trova in ultima posizione, dove invece si trovano le due deludenti Prost-Peugeot.


La prestazione del venerdì per David Coulthard si traduce indubbiamente in una bella iniezione di fiducia. Nel trio di candidati in lotta per il Mondiale, David è quello meno quotato. Un po' per certi errori commessi in passato, un po' perché rispetto ad Hakkinen e Schumacher non può vantare un gran palmarès. Sino a poche settimane prima pareva il più serio rivale di Michael, ma appena le quotazioni di Hakkinen hanno ripreso a salire, le sue sono scese. Sono bastate due incertezze in partenza per cancellare quanto di buono fatto nelle qualifiche tedesche e ungheresi, e offuscare la brillante prima parte del campionato. Ma su una pista che lo stesso Ron Dennis ha definito per piloti veri, ecco che Coulthard si piazza subito davanti a tutti.


"Non posso negare che dal punto di vista psicologico possa essere un buon avvio, anche se in queste giornate non c'è niente in palio. Il tempo in effetti è interessante, ma lo è ancor di più trovare la giusta regolazione della macchina. Qui tutti fanno attenzione all'Eau Rouge, se la facciamo o meno con il pedale a fondo, ma lì puoi perdere al massimo un paio di decimi. La differenza la fa il secondo tratto. Il distacco che ho rifilato a Mika? E quello alla Ferrari? Io mi preoccupo dei rivali solo in due occasioni. Un'ora al sabato pomeriggio e poi dalle ore 14:00 di domenica".


David sostiene di aver imparato la lezione per quanto concerne le partenze:


"Ho studiato le partenze di Mika, e credo di averci capito qualcosa. Mi piacerebbe dimostrarlo subito".


Nell'attesa David può confidare sulle parole di Ron Dennis, tornato sulla ormai trita questione degli ordini di scuderia:


"Sin dal 1991 nei contratti dei nostri piloti è scritto che devono soggiacere alle decisioni della scuderia perché sono dipendenti a tutti gli effetti, ma questa norma l'avremo applicata sì e no cinque volte da allora ad oggi. Così, anche se si discute per tutto il fine settimana di strategie, poi lasciamo loro comportarsi come meglio credono opportuno e siamo disposti a pagare il prezzo per questa loro libertà".


Il team principal del team di Woking si impegna anche in una diatriba col rivale Jean Todt, nella quale fioccano accuse e controaccuse. L'ultimo episodio è di fine Luglio, quando in occasione del Gran Premio di Germania era emersa la vicenda di una lettera inviata dalla Ferrari ai commissari sportivi della precedente gara di Zeltweg, riguardante il famoso sigillo mancante su una delle centraline della vittoriosa McLaren di Hakkinen.


Un episodio che ha avvelenato i rapporti tra le due scuderie e che appare tutt'altro che rimarginato, alla luce delle dichiarazioni rilasciate al venerdì dai due manager. Todt afferma:


"Noi rispettiamo la McLaren, è un avversario tosto, ma proprio perché siamo in lotta noi ci ritenevamo in diritto di chiedere chiarimenti alla FIA sull'argomento. Per questo abbiamo inviato una lettera alla FIA e ai nostri rivali: nulla di segreto, tutto alla luce del sole".


La replica di Dennis non si fa attendere:


"Mi spiace dover tornare su un argomento che sarebbe meglio dimenticare, ma noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione e la lettera non è stata inviata alla FIA ma ai commissari sportivi. Una cosa inammissibile, tanto che i commissari hanno impiegato solo trenta secondi per rigettarla. Comunque è meglio mettere la parola fine sulla vicenda, non è produttivo per le corse. E anche se le nostre relazioni con la Ferrari resteranno difficili, preferisco competere in pista e fuori con lealtà".


Todt, dal canto suo, non cambia idea:


"Io reputo di aver agito correttamente, per me i commissari rappresentano la Federazione e se dovesse ripetersi un episodio simile non esiterei a comportarmi allo stesso modo".


Soltanto l'argomento Adrian Newey, ovvero il suo trasloco a Maranello, mette d'accordo i due dirigenti. Todt spiega che:


"Noi abbiamo contattato Newey l'ultima volta nel 1995, e tutto il resto sono delle speculazioni messe forse in giro ad arte per destabilizzare la scuderia. Io sono orgoglioso della gente che lavora con me, e voglio vincere con loro".


Dal canto suo, Dennis replica:


"Ho sentito anch'io queste voci su Newey ma lui è molto coinvolto nel team, anche se non è un'azionista, ed inoltre è ben pagato. Credo resterà con noi".


Sabato 26 Agosto 2000 è Mika Hakkinen a conquistare la pole position (la ventiseiesima in carriera) del Gran Premio del Belgio. Accanto al pilota della McLaren, a sorpresa, c'è Jarno Trulli, alla guida della Jordan Mugen-Honda. In seconda fila, altra sorpresa, poiché si piazza la Williams-BMW di Jenson Button davanti alla Ferrari di Schumacher.


Coulthard, in forma durante le libere, è solo quinto. L'altro ferrarista, Rubens Barrichello, è addirittura decimo, anche a causa di un testacoda avvenuto nella fase finale delle qualifiche. Dall'alto della pole position ottenuta in maniera dominante, Hakkinen può permettersi di scherzare, e dice sorridente:


"Come finirà la gara? Dipende da quello che faranno questi due baldi giovani".


In riferimento a Trulli e Button, due giovani piloti non proprio abituati a partire dalle zone alte della classifica:

"Cercherò di mantenere la concentrazione, di essere regolare per tutta la gara, di non fare errori. Mi aspetto che la partenza e la gara siano molto interessanti".


Mika è tranquillo dopo aver ottenuto la terza pole position consecutiva sul circuito della città termale belga. E lo ha fatto grazie ad un grande tempo, fermando le lancette sul 1'50"646, sette decimi meglio di Trulli:


"Abbiamo fatto alcuni cambiamenti radicali durante le prove libere di questa mattina, e per capire questi cambiamenti sono uscito il più presto possibile".


L'incubo può tramutarsi in sogno. La pista maledetta, dove Hakkinen non ha mai vinto, può diventare il teatro della grande fuga. Lontano da Schumacher, dalla sua voglia di riportare il mondiale a Maranello dopo ventuno anni. Strane pretese, Mika non le permette. E per dimostrarlo, tira fuori un sabato esplosivo, da grande impresa, nove decimi di distacco nei confronti del rivale, quasi un secondo e otto decimi all’altra Ferrari guidata con mille stenti da Barrichello. Un divario abissale. Non ci sarebbe motivo per trattenere l'euforia, tuttavia:

"Qui in gara accade sempre qualcosa. Io non sono il tipo che si lascia condizionare, so benissimo che se non commetti errori, ottieni il massimo risultato. Basta azzeccare tutte le curve e mantenere la velocità che avevo oggi. Non credo alle maledizioni, però preferisco aspettare la gara con un po' di apprensione. Mi aiuterà a non sbagliare".


Poi il pilota della McLaren prosegue:


"Ricordo ancora come un incubo il '98, quando finii fuori alla prima curva, dopo un collisione Herbert. La mia prima partenza era stata fantastica, ma non contò nulla, perché la gara fu sospesa. E dopo il secondo avvio andai in testacoda. E non dimentico nemmeno la passata stagione, il mio compagno di squadra Coultard che mi brucia all'inizio, io che inseguo e non riesco più a prenderlo".


Hakkinen era messo meglio in classifica, ma la McLaren si rifiutò di impartire ordini di scuderia, togliendo al finlandese, in lotta mondiale con Irvine, quattro preziosi punti in classifica. In questa stagione certi rischi non sono più possibili, nel senso che Mika sa benissimo di non potersi aspettare favori. Per questo sorride nel vedere l'altra McLaren così indietro, e ancor più può essere soddisfatto nel constatare i travagli di Schumacher, quarto e preoccupato.


"La mia macchina vola, soprattutto nel secondo settore, quello più lungo e impegnativo. Gli altri si sono concentrati più sulla prima e sulla terza parte. Così si spiega il mio vantaggio".


A cui lui cercherà di aggiungere una grande partenza, sulla falsariga delle ultime due, fantastiche, di Hockenheim e Budapest:


"Mi sono allenato molto la scorsa settimana a Silverstone, non vedo perché dovrei peggiorare".


In casa Ferrari si respira tutt'altra aria. Nessuno nasconde i problemi, pochi però si sbilanciano sui rimedi. A partire da Schumacher:


"La verità è che è solo colpa nostra se oggi siamo dietro alla McLaren, e non merito loro. Sono convinto che senza le bandiere gialle alla fine della sessione, la prima fila sarebbe stata alla mia portata e anche per questo mi sento di dire che domani la gara sarà molto interessante".


Secca la diagnosi del pilota tedesco:


"Sul lungo periodo, se si vuole vincere non servono le circostanze fortunate, ci serve essere sempre competitivi. La macchina da un lato non è tranquilla nelle chicane, dall'altro in alcuni punti manca di trazione. E non riusciamo a capire il perché".


A niente è servito l'indefesso lavoro notturno con meccanici sfiancati e madidi di sudore. La Ferrari improvvisamente sembra essere inguidabile, tant’è che ad un certo punto, dentro la cuffia della radio si sente gracchiare la voce quasi spenta di Barrichello che chiedeva di provare i vecchi alettoni. La risposta è deludente come d’altronde l’intera giornata: li ha già provati Michael, Rubens, ma è stato tutto inutile, nessuna differenza.


In questa tragica risposta di un tecnico c'è tutta l'amarezza di una squadra che non si tira indietro davanti a nessuna richiesta, ed ora affranta guarda i risultati. Con grande sforzo, Schumacher riesce a risalire di un posto, nonostante in pista sventolassero le bandiere gialle. Non è servito il motore nuovo, il tanto chiacchierato 049C: è aumentata un po' la velocità, ma il tempo sul giro non porta Schumacher oltre un fortunoso quarto posto, che vuol dire seconda fila, stretto tra piloti velocissimi come Coulthard e Villeneuve, e giovani scalpitanti come Trulli e Button, che gli stanno davanti.


Peggio ancora fa Barrichello, che non sta in curva con una Ferrari che lo proietta in fantastici testa coda, che non ha trazione, con una aerodinamica probabilmente sbagliata. Erano state tanto osannate le prove del Mugello mirate sul Belgio, ma poi, in seguito a prove libere e qualifiche, si scopre che la macchina non va. Che niente va: il motore, l'aerodinamica, la trazione. Le facce parlano da sole e sembrano voler dire: è tutto da rifare. Schumacher tenta di esternare positività:


"Tutto sommato è andata proprio bene, ero messo peggio e solo alla fine sono riuscito a scavalcare Coulthard, meno male. Però sono quarto, ho un secondo di distacco, non posso proprio essere contento. Che cosa succede? Non lo so nemmeno io, dobbiamo analizzare una grande quantità di dati per riuscire ad afferrare il bandolo di questa matassa molto intricata. Non c'è una spiegazione precisa, è tutta la macchina che non va, abbiamo problemi con l'aerodinamica, con la trazione, col motore, forse solo le gomme sono a posto. Ma un perché preciso non lo so neanche io".


Anche più drastico Barrichello:


"Abbiamo provato tutto quello che c'era da provare, i risultati non ci sono e nessuno sa perché, è veramente deludente vedere che la macchina non sta insieme".


Ma non tutto è perduto, secondo Schumacher:


"E' proprio così, non ho ancora perso il Gran Premio del Belgio e tutto sommato c'è anche di che essere ottimisti. In Ungheria tutti davano per spacciato Hakkinen che partiva dietro, e invece avete visto che cosa ha fatto, superandomi alla prima curva. Posso fare anch'io così, devo cercare di imitarlo e allora potrei anche uscire vincente da questo infelice week end. Sarà una gara molto interessante, vedrete. Una vittoria ci vorrebbe per risollevare le nostre sorti in questa corsa verso il titolo mondiale. Ma se la nostra prospettiva è quella del titolo allora dobbiamo vincere di forza, con i nostri mezzi, non possiamo stare qui a sperare che piova o che succedano disgrazie agli altri, perché altrimenti il mondiale non lo vinciamo più. Dunque, voglio vincere senza pioggia, ma se piove non mi tiro certamente indietro".


La soddisfazione è tanta per Jarno Trulli, che eguaglia il suo miglior risultato in qualifica ottenuto a Monte Carlo pochi mesi prima, grazie ad una prestazione eccezionale. Il tutto mentre il più esperto compagno di squadra, Frentzen, è solo ottavo.


"Sono riuscito a preparare molto bene la macchina, in un circuito che è una sfida continua. Qui ognuno dei tre settori ha la sua storia: nel primo devi essere molto veloce e io ho sempre percorso l’Eau Rouge in pieno, senza alzare mai il piede. Nel secondo ci vuole molto carico aerodinamico, la macchina deve essere schiacciata a terra e la mia lo era. Nel terzo c’è bisogno di trazione e avevo anche quella. La mia Jordan era perfetta. Non è un sogno, questo secondo posto. Me l'aspettavo, dopo i tempi delle prove libere, sapevo di poterlo ottenere".


Jarno partirà davanti a Button, e soprattutto Schumacher:


"Non mi crea alcun problema. Non sarò condizionato. Parte sporca, parte pulita, chi se ne frega. Io parto e basta, più veloce possibile. Sarebbe bello infilare Hakkinen alla prima curva, ci proverò. Come tenterò di tenere dietro Schumacher e Button. Troppe volte quest'anno mi è scappato il podio, è tutta la stagione che faccio i conti con la sfortuna. A Hockenheim, con quell'ingiusto Stop&Go che mi ha privato del podio, a Monte Carlo, quando partivo secondo, come adesso, e non sono riuscito ad arrivare in fondo, senza dimenticare Zeltweg nel '97, quando ancora guidavo la Prost. La Jordan mi ha fatto penare, abbiamo avuto problemi di affidabilità, a volte anche di qualità, come la mia ala anteriore a Budapest. Ma adesso sento che il destino è cambiato e voglio riprendermi quanto ha lasciato per strada. Deve arrivare il mio giorno".


L'unica cosa in cui si sente inferiore è il sistema di partenza. Trulli spiega:


"Noi non abbiamo sistemi automatici come la Ferrari e la McLaren, noi facciamo tutto come gli automobilisti della strada. Io ho un grande tempo di reazione, ma un conto è dover modulare il gas da solo e un altro con l'aiuto dell'elettronica. Su dieci partenze una magari ti viene meglio. Ma nelle altre nove, sull'uomo vince sempre la macchina. A Monte Carlo non ero partito male. Solo che quella volta Schumacher ha azzeccato tutto. E mi ha fregato".


Questa volta proverà a farlo lui. Minacciando anche Hakkinen:


"Lui cerca di condizionarci, parlando di piloti non abituati alle prime file, ma io e Button non abbiamo paura. Siamo il futuro della Formula 1, prima o poi se ne accorgeranno tutti".


Neanche la pioggia, la cui probabilità è alta, lo spaventa:


"Io sono bravo anche sul bagnato, l'anno scorso al Nurburgring ho fatto scintille, ho portato la Prost al secondo posto. E anche un mese fa ad Hockenheim avrei potuto finire sul podio. C'è meno grip, ma non è un problema. Terrei la macchina così, senza cambiare niente".


Domenica mattina, il warm-up del Gran Premio del Belgio è condizionato dalla pioggia battente. La pista bagnata sembra favorire la Ferrari, che diventa decisamente più competitiva. Alla fine della breve sessione, comunque, è Hakkinen a far segnare il miglior tempo, in 2'03"392, ma a tallonarlo c’è Schumacher, distante appena un decimo; terzo, e ancora veloce, Button, a precedere Barrichello e Coulthard.


In condizioni difficili, sono numerose le uscite di pista: quella più spettacolare e allo stesso tremenda vede coinvolto Giancarlo Fisichella. Il pilota della Benetton, in uscita da Blanchimont e all’ingresso della Stavelot, sfiora la striscia bianca sull’asfalto, perde il controllo della vettura e si schianta contro le protezioni di pneumatici che svolgono egregiamente il loro lavoro. La vettura finisce la sua corsa impazzita capovolta sulla pista, ma dopo attimi di terrore, Fisichella esce velocemente dall’abitacolo sulle sue gambe, per poi farsi visitare accuratamente dagli specialisti del centro medico, che non rilevano alcun acciacco.


Nel primo pomeriggio, la pista risulta ancora bagnata per la pioggia caduta durante l’intera mattinata e la direzione gara, ricordando forse il disastroso via dell’edizione '98, opta per una partenza in regime di Safety Car: per la precisione, dopo un unico giro dietro la vettura di sicurezza, verrà sventolata la bandiera verde e i piloti potranno spingere al massimo. Quasi tutte le vetture montano pneumatici intermedi, ad esclusione della Sauber di Pedro Diniz, che tenta l’azzardo delle gomme d’asciutto, con la speranza che la pista si asciughi prima del previsto. Una scelta che però non paga.


Quando la Safety-Car si fa da parte, Michael Schumacher cerca subito di farsi vedere negli specchietti di Jenson Button, il quale chiude con sicurezza la traiettoria alla prima curva. Dietro, Coulthard osserva, pronto a sfruttare qualsiasi errore. Hakkinen sa che bisogna sfruttare al meglio i giri che Schumacher trascorrerà dietro Trulli e Button, per cui comincia subito a spingere al massimo per scappar via.


Poiché sulla pista non cade più nemmeno una goccia di pioggia già da un po', l’asfalto continua ad asciugarsi, tanto che una traiettoria asciutta può già intravedersi in alcuni tratti.


Dopo i primi giri, dunque, Hakkinen è il leader della corsa, davanti a Trulli e Button, seguiti da Schumacher e Coulthard, mentre Ralf Schumacher chiude la zona punti. Rubens Barrichello, partito decimo, è salito in nona posizione grazie al sorpasso alla Source su Herbert.


Sempre alla Source, Button cerca di sorprendere Trulli con una staccata fin troppo profonda, che porta il giovane britannico a finire largo, con Jarno che incrocia prontamente. Ma il pilota della Jordan è visibilmente in difficoltà rispetto a chi lo segue, ciò fa il gioco di Hakkinen che arriva a guadagnare un secondo e mezzo al giro sui suoi inseguitori. Button continua a mettere pressione a Trulli, ma all’ingresso della Bus Stop sbaglia nel posizionarsi in frenata e viene superato da Schumacher.


Questi sfrutta il momento, e alla curva successiva, la Source, supera anche di Trulli. Button va un po' in confusione allungando la frenata, ma stavolta finisce per speronare il malcapitato Trulli, che finisce in testacoda e fa spegnere il motore della Jordan.


Purtroppo per lui, la sua gara finisce così.



Button, invece, a causa della sua manovra sconsiderata viene scavalcato anche da Coulthard e dal compagno di squadra Ralf Schumacher. Il giovane Jenson paga - e non poco - la sua inesperienza.


In poche curve le prime sei posizioni subiscono un drastico cambiamento. Alla fine del quinto giro, Hakkinen è in fuga, Schumacher e Coulthard lo seguono a dieci secondi; le Williams-BMW di Ralf Schumacher e Button sono in quarta e quinta posizione, mentre Jacques Villeneuve sale in sesta posizione grazie al ritiro di Trulli.


Nel corso del sesto giro di una corsa che si preannuncia emozionante, alcuni piloti, nella fattispecie Alesi, Gené e Verstappen, decidono che è il momento di passare su pneumatici d’asciutto.



Appena le altre scuderie prendono atto dei parziali record registrati dal francese della Prost, i meccanici vengono quasi tutti richiamati per prepararsi. Quasi tutti, perché solo quelli della McLaren rimangono fermi.


Hakkinen e Coulthard, infatti, rimangono in pista con gomme intermedie, mentre i due Schumacher e il resto del gruppo, rientrano ai box per montare gomme d’asciutto. Quando Jean Alesi registra il giro veloce, è evidente che il team di Woking abbia commesso una leggerezza nel non far rientrare almeno uno dei due piloti. E se Hakkinen effettua la sosta al passaggio successivo, Coulthard deve aspettare ben due giri per il cambio gomme.


Dopo che tutti hanno effettuato il crossover, Hakkinen è sempre al comando della gara, ma i suoi secondi di vantaggio su Schumacher sono scesi a sei. In terza posizione sale Ralf Schumacher, a precedere Jean Alesi, bravissimo nel rientrare prima e soprattutto nello sfruttare fin da subito le gomme da asciutto, Button e Villeneuve. Risale in settima posizione Barrichello, mentre Coulthard è addirittura nono, dietro la Jordan di Frentzen.


Un risultato del genere rischierebbe di escludere lo scozzese dalla lotta per il titolo, poiché al contempo i suoi due rivali guidano la corsa in prima e seconda posizione.


Con la McLaren del rivale in vista, Schumacher registra a più riprese il giro veloce della gara, aiutato anche dal fatto che la pista sia in costante miglioramento. Hakkinen, tuttavia, ad ogni passaggio sul traguardo perde quasi un secondo.


A Spa, a dispetto della tanta pioggia promessa, spunta persino il sole, e con l’asciugarsi progressivo della pista anche Hakkinen inizia ad avere una maggior confidenza. Il testa a testa tra i due diventa serrato, ma poi, in percorrenza della curva Stavelot, il colpo di scena: Mika si fida troppo del cordolo interno, evidentemente ancora scivoloso per l’acqua, e così facendo finisce in un mezzo testacoda che per sua fortuna non lo porta ad urtare contro le barriere. L’imprecisione costa caro al campione in carica, perché adesso è Schumacher ad essere leader della gara, con cinque secondi di vantaggio su di lui. Tutto questo quando si è giunti al tredicesimo dei quarantaquattro giri previsti.



Nel frattempo l’altra Ferrari di Barrichello non riesce proprio a sbarazzarsi della BAR di Villeneuve, nonostante una differenza di passo evidente. Per cui, mentre Schumacher sfrutta un momento di appannamento di Hakkinen per portare il suo vantaggio a dieci secondi, in prossimità del ventesimo giro Rubens torna ai box per tentare un undercut sul canadese, cambiando la sua strategia da due a tre soste.


Hakkinen sembra riprendersi soltanto dopo che Schumacher ha effettuato la sua sosta alla fine della ventunesima tornata; sosta che dura 11.1 secondi, e riconsegna il ferrarista in terza posizione, tra le due Williams, in attesa che anche queste rientrino.


Rispetto al suo avversario, Hakkinen allunga il suo stint con l’obiettivo di ridurre al minimo il gap che lo dividerà dalla testa della corsa dopo il pit-stop, che viene effettuato alla fine del ventisettesimo giro. I meccanici completano l’operazione di cambio gomme e rifornimento in 8.8 secondi, e all’uscita della pit lane, Hakkinen paga sei secondi da Schumacher.


A questo punto gli unici a dover effettuare la seconda sosta sono Frentzen e Coulthard, in coppia per buona parte della gara con lo scozzese mai in grado di impensierire l’unica Jordan rimasta in gara. Rientrando dalla quarta e quinta posizione, diventa compito dei meccanici McLaren consentire al loro pilota di prendere la posizione.


Un compito che viene eseguito alla perfezione, poiché mentre al box Jordan sbagliano nel montare uno pneumatico, gli uomini della scuderia anglo-tedesca sono perfetti, e così Coulthard torna in pista davanti a Frentzen, in settima posizione. Davanti a lui, oltre a Michael Schumacher, Hakkinen e Ralf Schumacher, ci sono Barrichello, risalito quarto ma con la terza sosta da effettuare, Jean Alesi, che spera di poter portare i primi punti in casa Prost, e Button.


L’attenzione però è tutta per le prime posizioni, dato che a seguito dell'ultimo pit-stop Hakkinen comincia a segnare giri veloci su giri veloci, riducendo drasticamente il distacco da Schumacher. A dodici giri dal termine, i duellanti sono divisi da appena due secondi, e con la differenza in quanto a velocità di punta tra motore Mercedes e Ferrari in favore del primo, per Schumacher si preannuncia un finale di gara difficile.


Nessun finale di gara, invece, per Rubens Barrichello, che rimane fermo all’ingresso della pit-lane proprio nel giro in cui i meccanici lo attendevano alla piazzola del pit-stop.


I meccanici della Ferrari vanno di corsa a recuperare la Ferrari e portarla a spinta ai box, dove però non c’è più nulla da fare nonostante i lavori frenetici sul retrotreno della vettura per capire cosa sia andato storto. Per il brasiliano arriva il terzo ritiro stagionale dopo una striscia positiva di otto gare costantemente tra le prime quattro posizioni.


Nel medesimo giro, purtroppo, finisce anche la gara di Jean Alesi, a causa di un problema alla pompa di benzina. Il francese era ad un passo dall’impresa, ma ancora una volta la Prost lo ha lasciato a piedi.



Mancano oramai dieci giri al termine, ed Hakkinen ha recuperato i sei secondi che lo dividevano da Schumacher. I due viaggiano insieme. Tra i due si tratta di un testa a testa che consegnerà al vincitore la leadership del Mondiale. Se Hakkinen vince può addirittura iniziare a pensare ad una fuga, dato che andrebbe a più sei sul tedesco e più tredici su Coulthard, che intanto ha superato Button e si è portato al quarto posto; in caso contrario, Schumacher si riporterebbe in testa alla classifica piloti con due punti di vantaggio sul rivale.


Al trentasettesimo giro Hakkinen rompe gli indugi: forse disturbato dal doppiaggio di Gené, Schumacher si ritrova la McLaren vicina più di quanto non lo fosse in precedenza. Hakkinen sfrutta tutta la scia, prova a buttarsi all’interno ma Schumacher chiude con decisione e forse con un minimo di ritardo. La mossa difensiva non è gradita da Hakkinen, che reagisce con un gesto spazientito della mano. Per evitare il disastro, il finlandese ha dovuto alzare il piede, tuttavia Schumacher è rimasto all’interno dei limiti del regolamento, cambiando traiettoria una sola volta.


Ma Hakkinen non demorde, e il giro dopo ci riprova. Stavolta, davanti c’è la BAR di Ricardo Zonta, che Schumacher, come rivela successivamente in conferenza stampa, accoglie come una manna dal cielo poiché il doppiaggio del brasiliano può consentirgli di sfruttare una scia sul lungo rettilineo del Kemmel, e mettersi al sicuro almeno per questa volta da attacchi di Hakkinen. Una previsione che si rivela errata.


Mika è ancora una volta aggressivissimo in percorrenza di Eau Rouge-Radillon, ed è vicinissimo alla Ferrari. Schumacher sfrutta la scia della BAR, e va all’esterno di Zonta per effettuare il doppiaggio e preparare al meglio la staccata a Les Combes. Hakkinen, però, vira a destra, all’interno, scarta Zonta anche lui, e a Les Combes supera incredibilmente Schumacher, scavalcato senza possibilità di difendersi.



Una manovra eccezionale di Hakkinen, che torna così leader del Gran Premio del Belgio.

Uno dei sorpassi più incredibili della storia della Formula 1 rappresenta anche l’ultima emozione della gara: Mika Hakkinen taglia il traguardo da vincitore per la prima volta a Spa. Il finlandese festeggia un successo pesantissimo in chiave iridata, e lo fa davanti a Michael Schumacher, secondo, e Ralf Schumacher, terzo a precedere Coulthard, Button e Frentzen.


Sceso dall’abitacolo, Mika festeggia con il suo oramai iconico pugno destro alzato con gioia verso il cielo. Con settantaquattro punti in classifica piloti a quattro gare dal termine, una prestazione d'altissimo livello ed una Ferrari in crisi di prestazioni, il finlandese inizia ad intravedere il suo terzo titolo mondiale. E Ron Dennis, a ragion veduta, gongola dopo il capolavoro del suo pilota:


"Continuate pure a dire che Schumacher è il più forte, perché lui è un grande comunicatore, sa conquistare tutti. Io me ne frego, io guardo le statistiche, le vittorie, anche gli errori e il modo in cui un pilota riesce a rimediare. Hakkinen oggi è andato in testacoda, ma ha tenuto benissimo la macchina. E poi il sorpasso: mi ha fatto un regalo immenso. In un momento in cui la lotta per il titolo è così accesa e la pressione è alle stelle, è difficile divertirsi. Mika mi ha dato una grande gioia. È stato fantastico".


Mika è restìo a parlare del più bel sorpasso della sua vita, ma riconosce che se superare Schumacher regala già di per sé un’emozione particolare, farlo in questo modo, con una vettura di mezzo, rende il tutto ancora più speciale:


"Negli ultimi tre anni mi sono capitate tante di quelle cose incredibili, che non so più dire qual è la migliore".


Due mesi micidiali, cominciati a Magny Cours. Il pilota che non aveva più stimoli, che doveva ritirarsi, ora è un campione osannato, che cammina sulle nuvole:


"Anche se il segreto è tenere i piedi ben ancorati a terra. Ora mi godo questo trionfo, ma domani penserò al Gran Premio d'Italia, a come imparare la nuova pista. Io non voglio presentarmi a Monza da vincitore. Ma come uno che tornerà da Monza con un successo".


Un modo elegante per dire che è il momento di chiudere il discorso. E proprio in Italia, casa Ferrari. Altri dieci punti sarebbero un colpo ai sogni di Schumacher:


"Monza altra pista maledetta? Lo era anche Spa. E ci ho vinto. Questo circuito era un incubo, ma mi piace da morire. Adesso vorrei correrci due volte l'anno".


Meno gli è piaciuto il modo in cui Schumacher, in occasione del primo tentativo di sorpasso fallito, gli ha chiuso la strada. Glielo ha spiegato chiaramente a fine gara, i due gesticolavano parecchio e in modo eloquente. Poi però, a trionfo caldo, tutto è dimenticato. Hakkinen è grande anche in questo:


"Di cosa abbiamo parlato? Facevamo i conti dei punti in classifica".


Bugia clamorosa. In realtà Mika dice al pilota tedesco:


"Non puoi spingere qualcuno sull'erba a 300 km/h. Questa è una situazione di vita o di morte, usa un po' di buon senso".


Ma Schumacher inclina la testa, guarda il finlandese ed esclama:


"Cos'ho fatto di sbagliato?"


E il finlandese ha risposto:


"Se fosse una curva lenta e ti difendi e fai cose che sono ai limiti del giusto, potrei in qualche modo accettarlo perché anche io uso espedienti in pista. Ma 300 km/h sono così veloci che se a quelle velocità un'auto di Formula 1 va sull'erba, e l'altezza da terra è di circa quindici millimetri all'anteriore, il più piccolo urto farà volare l'auto".


Mika, però, in conferenza stampa preferisce parlare d’altro, come il suo errore a Stavelot che aveva consegnato la leadership della corsa a Schumacher:


"Un mio errore. Ho pensato: dio mio, è finita. Invece sono riuscito a non fare danni alla macchina. Una vettura che dopo il secondo pit stop andava come un missile. Avevo otto chilometri orari in più in rettilineo su Schumacher. Quando ho visto Zonta nel mezzo, mi sono detto: qui si fa interessante. Ho visto Michael che andava a sinistra: bene, è l'errore che mi aspettavo. Io mi sono buttato a destra e tutto è filato liscio".


E come si sente Schumacher dopo aver subìto un sorpasso del genere su una delle sue piste preferite?


"Non posso essere felice. Ma Hakkinen era troppo veloce; ho cercato di fare del mio meglio, non è stato abbastanza. La sua manovra è stata straordinaria, gli faccio i complimenti. Ma se non fosse riuscito a passare lì, lo avrebbe fatto due giri dopo. In quel punto era molto più veloce di me".


Non una dichiarazione incoraggiante. Anzi, sa quasi di resa:


"Non cominciamo a disperarci. È stata una gara difficile, ma non è la fine. Nulla è compromesso. Sono sei punti dietro in classifica, non è un distacco incolmabile. Non molleremo. La McLaren attualmente è più forte, ma anche noi lo siamo stati in passato. Il campionato è aperto, anche se ora, dopo questa vittoria di Hakkinen, diventa tutto più difficile. I tifosi devono sapere che ci crediamo ancora. Adesso si va a Monza, bisogna essere ottimisti e io lo sono. Tutta la squadra spingerà al massimo. Questo divario da Hakkinen va colmato, a tutti i costi".


Le dichiarazioni d'intenti fanno bene. Ma i fatti mostrano un quadro diverso. Fa impressione vedere Hakkinen che passa una Ferrari così in rettilineo.


"Lui è stato furbo. Io, per doppiare Zonta, sono andato a sinistra, pensavo che facesse lo stesso. In quel caso gli avrei chiuso la strada. Perché un conto è essere più veloci, un altro sorpassare. Invece ha scelto la destra della pista e mi ha sorpreso. Credevo fosse quella la traiettoria giusta. Nei doppiaggi si cerca sempre la traiettoria corretta, ritenevo sbagliato restare sull'interno. I fatti mi hanno dato torto".


Il finlandese ci aveva già provato un giro prima e gli era andata male. Non ha gradito però la manovra di difesa, il modo in cui gli è stata chiusa la strada. Schumacher dice la sua:


"In macchina abbiamo solo gli specchietti, la critica ha a disposizione la televisione. A caldo mi sembra di aver compiuto una mossa corretta. Voglio rivedere le immagini. Se ho sbagliato, mi correggerò".


La Ferrari era arrivata in Belgio con grandi speranze. A fine gara, il suo pilota di punta dice che non si poteva fare di più. A cosa è dovuto questo passo indietro nelle prestazioni?


"È difficile spiegare. Di sicuro per Monza dovremo migliorare l'intero pacchetto, bisogna continuare a lavorare con grande determinazione. Monza ha subito parecchie modifiche, è diventato un circuito nuovo, ancora non lo conosco. Mi auguro che finisca come nel '98, con una mia vittoria. Due anni fa Spa era stata molto più disastrosa, c'era stato l'incidente con Coulthard, un sacco di polemiche. Monza ha cancellato tutto".


I problemi, però, restano. E il Mondiale sembra aver preso una direzione molto precisa.


"Io invece credo che possa cambiare ancora volto, pur riconoscendo la forza di Hakkinen. Mi piace combattere con lui, i nostri duelli sono sempre leali".


Qualche parola arriva anche dal terzo incomodo involontario in occasione del sorpasso decisivo per la vittoria. Ricardo Zonta racconta come ha vissuto quei momenti:


"Io Hakkinen non l’ho visto proprio. Seguivo l'azione di Schumacher, tenevo d'occhio lui. E solo alla fine mi sono accorto che a destra passava Mika. Per fortuna ho tenuto la mia linea, se mi fossi spostato a destra sarebbe stato un bel guaio...".


A 300 km/h sarebbe stato devastante, più che altro. E Zonta conviene:


"Si, è stato pericoloso, ma finalmente si è visto qual è il bello della Formula 1. C'era bisogno di un po' di movimento. Una follia? No, non giudicherei così la manovra di Hakkinen, anche se per vincere un po' pazzo lo devi essere".


La domenica tra le Ardenne della Ferrari è resa ancor più amara dal ritiro di Rubens Barrichello, decimo nelle qualifiche, in grado di recuperare fino al quarto posto prima dell’inconveniente che ha compromesso tutto poco prima di rientrare ai box. Rubens spiega triste:


"Sono partito bene, passando Herbert quando la pista era ancora molto bagnata. In occasione della prima sosta avevo chiesto di rientrare un giro prima, ma la radio non ha funzionato e così mi sono fermato dietro Schumacher: comunque non abbiamo perso molto tempo. Non avevamo una buona velocità sui rettilinei e non riuscivo a sorpassare Villeneuve. Allora abbiamo deciso di cambiare strategia, una scelta che si stava rivelando azzeccata".


Inizialmente Barrichello parla della rottura della pompa, oppure di un problema di pescaggio, poi però, Jean Todt fornisce la spiegazione ufficiale, e cioè un calo di pressione dovuto ad un'anomalia e non certo, come si pensava inizialmente, ad un calcolo sbagliato, con Barrichello che rientra troppo tardi per il pit stop.


"In effetti la sosta per il rifornimento era programmata proprio in quel momento. Ma c'erano i margini, non eravamo a rischio. La strategia era giusta, il guasto ha rovinato tutti i piani".


Per Barrichello, ad ogni modo, la cosa più inquietante è un'altra:


"In rettilineo eravamo molto più lenti della McLaren. E questo in vista di Monza, circuito da grande velocità, è molto grave. Io non credo che il campionato sia compromesso, siamo ancora lì. Ma certo dobbiamo lavorare molto e non solo su motore e aerodinamica. Qui al venerdì e al sabato non siamo mai riusciti a trovare ciò che non funzionava, è stato un week-end da dimenticare. Alla domenica la macchina andava, ma ormai era troppo tardi. Io ero più veloce di Ralf Schumacher, ma non credo che sarei mai riuscito a superarlo".


Al momento del ritiro si è imbestialito anche con i commissari:


"Gridavo che non mi spingessero, ma loro non capiscono le regole e nemmeno l'inglese".


A Maranello, la parola d’ordine è niente panico. Lo dice Jean Todt nel post gara, lo ribadisce Montezemolo durante la riunione del giorno dopo. Il presidente ascolta le varie spiegazioni, per poi trarre un bilancio non così negativo:


"In fondo anche sabato la Ferrari è andata come le altre volte in Belgio, né bene né male. Purtroppo, non hanno funzionato le modifiche che avevamo studiato, ma la situazione non è pesante. Sei punti non scatenano alcun panico, al contrario bisogna rimanere lucidi al cento per cento. Potrebbe bastare una doppietta a Monza e tutto cambierebbe".


Queste le parole che filtrano dal briefing di lunedì. E a Monza, l’obbiettivo è fare in modo che le cose vadano molto meglio che in Belgio.


"Monza assomiglia per molti versi ad Hockenheim dove la Ferrari andava benissimo. C'è una nuova chicane che proveremo in questi giorni per studiare tutte le necessarie modifiche. Non dovrebbero esserci problemi per guadagnare un bel po' di punti".


Ottimismo, dunque. Ottimismo a oltranza. Ottimismo ragionato. Anche il mistero dell'improvviso arresto della vettura di Barrichello viene chiarito: nel serbatoio erano rimasti solo due litri di benzina, troppo poco perché la pompa riuscisse a pescare carburante ed alimentare il motore. Un tecnico spiega che:


"In genere ne mettiamo un po' di più proprio per evitare questo inconveniente, ma stavolta è successo quello che non doveva succedere. C'è anche da dire che questo circuito è molto lungo e può essere bastato un consumo lievemente superiore per arrivare a quella situazione".


Sul confronto iridato tra Hakkinen e Schumacher, Niki Lauda sembra non avere dubbi in una sua intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild:


"Per me, in questo momento, sono sullo stesso livello. Ormai Mika ha raggiunto Michael. E dire che sono pari, di per sé è già una novità. Perché in molti pensano ancora ad uno strapotere assoluto di Schumacher. Ed è un errore".


I due non guidano la stessa macchina, per cui spesso i tifosi del tedesco possono sempre sostenere che la Ferrari sia inferiore alla McLaren:


"E sbagliano. Stesso livello significa che fra loro non c'è differenza. Una volta può imporsi uno, un'altra l'altro. E sempre per questione di centesimi. Accadrebbe anche se entrambi fossero sulla McLaren".


Spa ha celebrato il trionfo di Hakkinen.


"Mika è stato più forte, si è imposto proprio nel duello diretto. Può aver fatto un errore con il testacoda, bisogna considerare anche quello, ma durante il sorpasso è stato geniale. Non ho mai visto una cosa del genere negli ultimi anni. È stata una manovra grandiosa. Paradossalmente Hakkinen è stato aiutato dal sorpasso fallito nel giro precedente. Il modo in cui Schumacher gli ha chiuso la strada era al limite del regolamento, ma è servito a Mika per capire che doveva tirare fuori qualcosa di straordinario per vincere la gara. Non poteva bastare un sorpasso normale. Ce ne voleva uno fuori dalla norma. Dagli schemi usuali".


Dopo una gara del genere, diventa facile parlare di Schumacher sceso dal trono e di Hakkinen imperatore. Ma per Niki:


"Non è il caso di esagerare. Michael resta un fenomeno, ma il finlandese, ora che ha ritrovato gli antichi stimoli, non gli è da meno. E se, come credo, riuscirà a vincere il terzo mondiale di fila, entrerà nella leggenda".


Schumacher afferma che nulla è compromesso, che la Ferrari può colmare il divario con la McLaren:


"Non penso che la Ferrari possa crescere in modo netto in due settimane. E per Monza le è necessario un miglioramento sensibile, perché in questo momento è chiaramente indietro. Monza è una tappa decisiva e Schumacher rischia di arrivarci in affanno. Se perde anche lì, è finita. O forse si è già chiuso tutto a Spa".


Un modo per rendere ancora più prestigioso quel sorpasso a Les Combes:


"Quella manovra se lo merita. Quel sorpasso può essere stato determinante ai fini della lotta per il Mondiale. Con Schumacher che deve di nuovo arrendersi".


Soltanto diversi anni più tardi si scoprirà che in realtà sulla vettura di Schumacher erano stati montati gli alettoni in maniera errata, e che questo causò il famoso sorpasso di Hakkinen, come ammesso dall'ingegner Pino D'Agostino:


"Tutti dissero che Michael aveva sbagliato. Michael non confessò mai, ma eravamo stati noi ad aver sbagliato. Il meccanico che doveva montare li componenti aerodinamici per la gara montò una delle due ali compatibile con la pista asciutta, mentre l’altra ala adatta alla pista bagnata: la macchina era quindi completamente sbilanciata, e lui era riuscito solo grazie alle sue grandi capacità a tenere l’avversario dietro fino a quattro giri dal termine. Nonostante in molti gli diedero del pollo, Michael non disse mai che si trattò di un problema diverso".


Ma Schumacher non può arrendersi, soprattutto con il Gran Premio d’Italia alle porte: i tifosi della Rossa si aspettano una reazione decisa, per conquistare una vittoria che manca da oltre due mesi, e per sventare la fuga iridata verso il terzo titolo di Hakkinen.

Davide Scotto di Vetta

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