#658 GP d'Ungheria 2000, Mika Hakkinen vince e supera Schumacher in classifica



Due giorni dopo la prima vittoria in carriera sotto la pioggia di Hockenheim, Rubens Barrichello è ancora euforico:


"Avrei pagato qualsiasi cifra per una prima volta così. È una vittoria straordinaria, sto ancora sognando".


In vista del Gran Premio di Ungheria, il brasiliano effettua una sessione di test al volante della F1-2000, tuttavia, è difficile lasciarsi subito alle spalle il suo incredibile trionfo. Le immagini che lo ritraggono piangere di gioia sul podio hanno fatto il giro del mondo, e hanno avuto un enorme impatto sul pubblico:


"Niente di costruito, ero io, che pensavo a tutti i sacrifici effettuati dalla mia famiglia, ai miei sforzi, all'affetto di chi ha sempre creduto in me".


Intanto i suoi sponsor gongolano: Nokia, il suo partner più remunerativo, programma una nuova campagna pubblicitaria basata sulle immagini di domenica, poiché, come spiega la direttrice marketing, Elisabeth Peart, Barrichello ha il profilo ideale per tale ruolo; Shell, che da cinque anni sponsorizza la Ferrari, lancia in Brasile una mega-campagna di distribuzione di quarantamila magliette con la foto di Rubinho, e studia una sponsorizzazione specifica per il pilota.


Ma Rubens fa gola anche in televisione (Rede Globo, che ha l'esclusiva della Formula 1 in Brasile, la domenica della gara in Germania ha triplicato l'audience, raggiungendo le cifre dei tempi di Senna) e su internet. Il suo sito, dopo Hockenheim, è stato inondato di visite (200.000) e messaggi (3.000); i grandi portali brasiliani gli offrono cifre spropositate.


E per finire, Viviane Senna, la sorella di Ayrton, ringrazia il ferrarista attraverso un fax per aver dedicato a suo fratello la vittoria:


"Sono rimasta toccata dal tuo gesto in un momento che avrebbe dovuto essere solo tuo. Sei stato barbaro - che in dialetto paulista significa stupendo - sia come professionista che come essere umano".


A Fiorano, il 2 Agosto 2000 Barrichello gira dalle ore 10:00 del mattino fino alle ore 21:00 di sera, provando partenze, aerodinamica e assetti per Budapest, per un totale di settantaquattro giri di pista e un miglior tempo in 1'01"682.


Il 3 Agosto 2000 tocca a Michael Schumacher scendere in pista. Il leader del Mondiale doveva cominciare le sue prove il 4 Agosto, ma la Ferrari preferisce anticipare di ventiquattro ore per permettergli di curare principalmente assetti e aerodinamica per l’Ungheria. Michael si cimenta anche nelle partenze, che continuano ad essere il suo tallone d’Achille. Il tutto mentre dalla Germania, il quotidiano Bild sostiene con decisione la tesi del complotto ai danni del pilota della Ferrari, arrivando persino a pubblicare una classifica dei piloti che più odiano Schumacher. Sul podio di questa particolare graduatoria finiscono Villeneuve, Coulthard e Irvine.


Ad ogni modo, Michael sembra aver superato l’incidente al via del Gran Premio di Germania con Fisichella, con l’intento di guardare avanti e interrompere una striscia negativa preoccupante, appena dieci punti in cinque gare:


"Certo quello di Hockenheim non è un risultato che aiuta dal punto di vista psicologico. è ancora un momento difficile. Io pensavo che tutto potesse finire proprio domenica scorsa. Ero convinto di poter vincere, ma sono ancora ottimista".


Schumacher gira fino alle ore 21:00 di sera completando ottantasei giri, di cui il migliore in 1'01"308. La lotta per il titolo si è complicata enormemente, e da un gap comodo che sembrava gestibile fino alla fine, il tedesco si ritrova con due sole lunghezze di vantaggio su Hakkinen e Coulthard:


"Ora è tutto più difficile. Ma è positivo essere ancora davanti a tutti nonostante tanti problemi. Io vedo la cosa come positiva. Vi è ancora un numero sufficiente di gare tale da cambiare il volto del campionato a nostro favore".


Un campionato che è diventato equilibrato con quattro piloti in dieci punti:


"Sì, quattro piloti in lotta. Quello che manca da ventun anni alla Ferrari. Sarà una gran fatica, meno male che il quarto pilota è Rubens. A metà gara avevo deciso di lasciare la pista e poi le cose sono cambiate e mi sono fermato. Ho fatto bene perché ho visto cose fantastiche da parte di Rubens".


Il suo momento cruciale è ancora al via:


"Devo fare partenze migliori, proprio per questo sto lavorando a Fiorano, è un obbligo a cui dare risposta. In Germania non sono partito male a fronte di Coulthard. Chi invece è partito in modo esemplare è stato Hakkinen, che è andato in testa dalla seconda fila. È così che si parte. Mangiati ventiquattro metri in un attimo".


Dopo le accuse, le scuse. Schumacher chiede scusa a Fisichella per avergli attribuito la responsabilità dell'incidente di Hockenheim:


"In un momento come quello è normale dare tutta la colpa a chi ti ha tamponato da dietro, ma dopo una riflessione autocritica e obiettiva devo dire che è stato un incidente di corsa che può sempre capitare".


Poi c’è lo sfogo su Bild riguardo gli attacchi dei suoi avversari sul suo comportamento in pista:


"Sono un pilota duro, non sono un Rambo. Nelle ultime gare sono stato semplicemente buttato fuori pista da altri. Comunque, sono convinto che vinceremo il titolo mondiale".


Il 9 Agosto 2000 si torna a Fiorano su un asfalto che sfiora i cinquanta gradi.


Schumacher esegue otto prove di partenza, oltre a collaudare la quarta vettura in partenza per Budapest. La Ferrari, infatti, dopo le peripezie delle qualifiche ad Hockenheim dove Barrichello si era ritrovato senza vettura per buona parte della sessione, poiché le due F1-2000 principali erano danneggiate ed il muletto era utilizzato da Schumacher, decide di presentarsi in Ungheria con quattro vetture.


Un esercizio, quello delle partenze, che per un circuito come Budapest dove superare è praticamente impossibile, potrebbe risultare molto utile. Alla fine del test, Schumacher dichiara:


"Dopo la serie negative delle ultime gare a Budapest spero di tornare a vincere. Già in passato ricevevo domande analoghe quando chi faceva la pole non vinceva il Gran Premio. Ho interrotto quella fase. Ora finirà anche questo momento no. La F1-2000 ha qualità che la rendono competitiva su tutti i tracciati".

Questo mentre dal fronte dei suoi nemici arriva un altro duro attacco. È Jacques Villeneuve, uno che con non risparmia mai dichiarazioni di guerra, ad effettuarlo, in un'intervista al periodico tedesco Auto, Motor und Sport:


"Schumacher non tollera le critiche e non tiene assolutamente conto del parere degli altri. Si trincera dietro l'ipotesi secondo cui noi tutti gli vorremmo solo male, ma l'aggressività è entrata in gioco solo perché lui non ci ascolta. Le cose gli entrano in un orecchio e gli escono dall'altro. Non è nel mio stile criticare a vanvera. Non ritengo molto utili per il nostro sport le partenze di Michael: aggressività non significa aggredire l'avversario, tagliargli la strada, fargli correre il rischio di un incidente. Lui dice che in questo modo cerca solo di difendere la sua posizione, che i regolamenti glielo consentono, ma sarebbe meglio se rivedesse un po' i suoi concetti e ricominciasse ad essere un campione. Coulthard in Germania lo ha ostacolato per vendicarsi, ma le cose devono cambiare. Mi auguro che in Ungheria non succeda nulla. Per quanto mi riguarda, cercherò di stare lontano dal mio compagno di squadra Zonta".


Zonta che ad Hockenheim lo ha buttato fuori, e che Jacques pare non sopportare più.


Un'invettiva contro Schumacher, quella del canadese, piuttosto violenta e che fa il paio con quella lanciata da Coulthard, altro grande nemico del tedesco e per di più con lui in lotta per il titolo mondiale, alcuni giorni prima:


"Michael non fa mai autocritica, cerca sempre un colpevole, e poi vuole che gli altri lo trattino con rispetto. Rifarei ciò che ho fatto in Germania, perché ero dentro il regolamento. Chi sta dietro deve arrangiarsi. Non lo sostiene sempre Michael?"


Guerra senza esclusione di colpi. Con Villeneuve che aggiunge un tocco d' ironia:


"Sia chiaro che il mio rancore nei confronti di Schumacher non è dovuto all'incidente di Jerez, nel '97. Per quell'episodio lo devo solo ringraziare. Con quella manovra mi ha regalato il titolo mondiale".


C’è anche Eddie Irvine, un altro che non esita a tirargli frecciate, come quella sulla sua scarsa propensione a migliorare le partenze:


"È normale che accada, perché Michael si sente troppo forte per cercare d'imparare".


Nel gruppo dei nemici dopo Hockenheim qualcuno vorrebbe inserire Fisichella, ma il primo a smentire questa teoria è proprio il ferrarista:


"Il nostro è stato un semplice incidente di gara, fra me e Giancarlo non c'è nulla. Quanto alla guerra degli altri, non mi interessa. In tutti i campi esistono gelosie ed antipatie, con qualche collega si va d’accordo, con altri no. Non c'è niente di insolito. O di preoccupante".


Meglio pensare a Budapest:


"Dove sono molto ottimista. Alla Ferrari si lavora giorno e notte per riportare il titolo a Maranello. L'impresa non riesce da ventun anni. E potete immaginare quanti stimoli ci siano dentro la squadra".


La Gestione sportiva del team di Maranello ha dovuto affrontare e risolvere difficoltà enormi per portare a Budapest quattro vetture, più una quinta scocca di riserva poiché già il giorno di Ferragosto, il martedì successivo al Gran Premio ungherese, cominceranno dei test al Mugello, ma lo sforzo andava fatto. Naturalmente con piena soddisfazione di Barrichello, che interpreta la cosa come un segnale di grande fiducia.


"La concorrenza fa bene al lavoro, stimola, ti spinge in avanti, se il compagno è forte devo essere più forte anch'io".


Dichiara Schumacher, poco avvezzo a situazioni del genere se non in alcuni scampoli della stagione precedente con Irvine, sebbene in una situazione particolare. Rubens aggiunge:


"Io e Michael faremo vincere il titolo alla Ferrari, lottare con due vetture alla pari della McLaren-Mercedes sarà un grosso vantaggio".


Quando il Cavallino si aggiudicò l'ultimo Mondiale piloti nel 1979 si avvalse proprio di due campioni come Jody Scheckter e Gilles Villeneuve per piegare le Williams di Alan Jones e Clay Regazzoni. Finirono primo e secondo. Da allora non è capitato più molte altre volte di vedere una coppia di ferraristi in lotta per il titolo, e anche per questo l'ambiente di Maranello è un po' disabituato alla favorevole situazione che si è venuta a creare in seguito alla vittoria di Barrichello e la crisi di risultati di Schumacher.


A Budapest hanno voglia di stupire anche i due italiani Fisichella e Trulli. Jarno non ha ancora digerito lo Stop&Go di dieci secondi inflittogli per un sorpasso, in realtà mai avvenuto, a Rubens Barrichello in regime di Safety Car:


"Ci penso ancora, la rabbia per un possibile secondo posto sfumato in questo modo è stata molto grande. Ma dopo quanto successo mi sento ancora più forte di prima psicologicamente".


Fisichella, reduce dall’incidente al via con Schumacher, dichiara di essere ottimista:


"È una pista che mi piace molto e dove la nostra macchina dovrebbe andare bene. I test effettuati a Valencia hanno dimostrato che siamo migliorati, per cui affrontiamo la trasferta con positività".


Per Trulli, invece, resta l'incognita di come la macchina si adatterà al circuito:


"La Jordan nel passato non si è mai esaltata troppo in Ungheria. Ma quest'anno siamo andati bene sia a Monte Carlo sia a Zeltweg, che hanno caratteristiche simili. Quindi ho fiducia. Il tracciato a me piace molto, con curve difficili dove è importante trovare una buona messa a punto. È uno dei pochi circuiti dove il pilota può fare la differenza".


La stagione è stata di alti e bassi per entrambi. Il più deluso è sicuramente Jarno:


"Mi aspettavo molto di più. E la squadra con me dopo la scorsa stagione. Sono arrivato pochissime volte in fondo, anche se quando l'ho fatto ho raccolto punti. Questa è in parte una consolazione, perché dimostra che quando la macchina va, io lotto con i primi".


Più roseo il 2000 di Giancarlo:


"Abbiamo vissuto momenti difficili, ma lottiamo per il terzo posto nel costruttori e io per finire quinto nel Mondiale. Vogliamo centrare entrambi i traguardi".


Sul futuro, Trulli è sicuro di rimanere alla Jordan, la Benetton dal canto suo è in procinto di annunciare il rinnovo di contratto di Fisichella:


"L'opzione della Benetton scade il 15 Agosto, ma a questo punto manca solo la firma perché io rimanga anche la prossima stagione".


Per la lotta iridata, entrambi vedono ancora Schumacher favorito. Trulli:


"A questo punto tutto è possibile. Vedremo una lotta dura e all'ultimo sangue. Ma per me Schumacher resta favorito. Ha pagato dazio nelle ultime gare, non può continuare ad andargli male".


Fisichella:


"Dovremo aspettare fino all'ultima gara per vedere chi la spunterà. Ma la Ferrari ha fatto dei passi avanti ultimamente, e la sfortuna di Schumacher è destinata a finire. Per me vincerà lui".


Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria la Minardi ufficializza la fine del rapporto con Cesare Fiorio. Il nuovo direttore sportivo sarà Gabriele Tredozi. La scuderia di Faenza rende nota la notizia con un comunicato stampa di poche righe:


"Cesare Fiorio non esercita più la funzione di direttore sportivo, carica che ricopriva dal Gennaio 1999, terminando così la sua collaborazione con la scuderia. Tale decisione è maturata di comune accordo, in quanto non venivano più condivise le scelte strategiche della squadra".


Fiorio spiega i perché di questa decisione:


"Quando si lavora si devono prendere delle scelte, e le nostre non erano più conciliabili. Ovviamente non per colpa di una sola parte, ma reciprocamente. Io poi sono in Formula 1 da quarant'anni. Quando si invecchia evidentemente si diventa più intransigenti".


Un divorzio consumato senza rancori:


"Si tratta di una decisione presa di comune accordo con Gabriele Rumi, proprietario del team".


Poi parla della sua esperienza:


"Sono arrivato a Faenza nel '99. Da allora la squadra ha fatto grandi passi in avanti. Abbiamo una buona struttura, una squadra che lavora benissimo. Siamo stati sempre in griglia, abbiamo fatto i rifornimenti tra i più veloci. Insomma, le mie soddisfazioni le ho avute".


Non nega che alla base della fine del rapporto ci sia la mancanza di condivisione con Rumi delle scelte strategiche, quindi si sofferma su cosa manchi alla squadra per ottenere maggiori risultati:


"In Formula 1 è fondamentale il budget. Senza, una scuderia non può fare prove, lavorare sullo sviluppo. Poi un motore migliore e, da oggi, un Cesare Fiorio".


Giunti a Budapest, tra afa e asfalto torrido, l’atmosfera è calda. Ma a rendere il giovedì pomeriggio ungherese incandescente ci pensa il presidente Montezemolo, ed una sua dichiarazione riguardante le gerarchie in casa Ferrari:


"Fino a quando ci sarò io, nella nostra scuderia non ci sarà mai guerra fra i due piloti".


Ergo, gerarchie precise, con prima e seconda guida. Niente di nuovo per quello che è il passato recente della Ferrari, ma si tratta comunque di un'affermazione che persino Mika Hakkinen fatica a capire:


"Quando un capo ti dice così, ti distrae e ti toglie motivazioni. Essere secondo a priori, ti crea problemi nel morale. Come fai a correre, se sai già di non poter vincere? Se alla McLaren mi dicessero una cosa simile, faticherei persino ad entrare in macchina. Non penso che avere una prima e una seconda guida sia l'ideale, da noi non accade e battere il compagno di squadra è uno stimolo enorme".


Anche Barrichello fornisce una versione diversa del pensiero presidenziale:


"A me Montezemolo, quando ci siamo incontrati dopo Hockenheim, ha detto cose diverse, lui vuole che la Ferrari vinca il Mondiale a tutti i costi, non importa con chi. Perché avrebbero portato una quarta macchina, se fossi qui solo per fare il gioco di Schumacher? Io ho vinto una sola gara in vita mia, non ho il carisma dei miei tre avversari, non avrebbe senso mettersi qui a sbandierare obiettivi. Però la mia vita è cambiata, ora guidare è più divertente e farò di tutto per stare davanti".


L’obiettivo è sì aiutare Schumacher, ma la speranza di poter diventare una minaccia in più per il tedesco c’è. Schumacher che continua a vedere nemici ovunque. Il pilota della Ferrari non si fa problemi a parlare apertamente di una vera e propria lobby contro di lui:


"So che esiste, l'ha costituita un gruppetto di piloti ma non mi fa paura. Io non posso essere simpatico a tutti. Gli ultimi incidenti comunque non c'entrano, perché Zonta e Fisichella non fanno parte dei miei nemici. Come non ha senso parlare di mia crisi. Io non sono giù di forma, non è colpa mia se nelle ultime due gare non ho superato la prima curva. Per dimostrarlo non ho che un modo: ritornare a vincere. E voglio farlo subito. So che in Austria accettano scommesse sulla mia partenza: puntate pure su di me, stavolta arrivo in fondo".


Ma anche Hakkinen scommette su sé stesso:


"Qui, vincendo l'anno scorso, uscii da un incubo dopo Zeltweg e Hockenheim. È il mio circuito preferito".


Mentre Coulthard, per la serie viva la tensione:


"Qui non si può sorpassare. Vedrete che brividi alla partenza...".


Venerdì 11 Agosto 2000 il Gran Premio d’Ungheria si accende subito durante le prove libere, con un botta e risposta tra Ferrari e McLaren. Le Ferrari si prendono la prima sessione grazie al miglior tempo di Schumacher, il secondo round invece va alle Frecce d'Argento, che piazzano Coulthard e Hakkinen davanti alla coppia di Maranello.


Lo scozzese fa segnare il miglior tempo in 1'18'792, precedendo di 151 millesimi il compagno di squadra (1'18"943). Schumacher, da parte sua, si migliora rispetto alla prima ora (1'19"138 il suo miglior tempo) ma rimane a 346 millesimi dal primato. Più lontano, col quarto tempo, Barrichello: 1'19"896, ovvero oltre un secondo di distacco.


Alle spalle del quartetto McLaren-Ferrari, il più rapido è Trulli, quinto (1'20"104) davanti a Fisichella (1'20"304) e Ralf Schumacher (1'20"307).


Nel pomeriggio, il cielo si rannuvola e la temperatura scende di molto, ma nella prima mezz'ora Ferrari e McLaren duellano per cercare il miglior tempo in una sessione di prove che apparentemente dedicata alla ricerca della prestazione per le qualifiche del sabato. Coulthard, con il suo tempo, arriva a circa mezzo secondo dalla pole position realizzata nel 1999 da Hakkinen (1'18"156).


Al termine del venerdì, in casa Ferrari si percepisce una leggera preoccupazione. Schumacher spiega la problematica principale:


"Le nostre gomme anteriori si usurano più rapidamente di quelle della McLaren".


E questo angustia Maranello ancor più dei distacchi del tedesco, tre decimi abbondanti da Coulthard, due da Hakkinen. Perché gli pneumatici rischiano di essere l'ago della bilancia in gara, più del carico aerodinamico o del raffreddamento dei radiatori. Sulle gomme, Schumacher è indietro e questo non lascia tranquilli i tecnici, anche se Michael per ora evita di fasciarsi la testa:


"Non abbiamo ancora trovato il giusto set up, dobbiamo migliorare la macchina, ma i distacchi dalle due McLaren sono contenuti e per la gara resto ottimista. Certo, sapessimo quali pneumatici hanno usato i nostri avversari...".


Ecco uno dei punti focali della sfida. Guerra di gomme significa anche nascondere le proprie scelte. La Ferrari dovrebbe aver fatto provare le soft a Barrichello (non a caso sette decimi più lento del compagno di squadra) e le supersoft (migliori prestazioni, ma anche maggior degrado) a Schumacher, mentre in McLaren il peso della mescola più dura dovrebbe essere toccato ad Hakkinen. Ma guerra di gomme è anche aggirare il regolamento, con una trovata (già testata quando ci fu l’introduzione nel '98 delle gomme scanalate) che indurrebbe i piloti a consumare al massimo gli pneumatici al venerdì, fino ad azzerarne le quattro scanalature e a farli diventare dei vietati slick, buoni per la domenica.


La gomma liscia offre grandi prestazioni, ma è contro le regole.


La FIA fa già sapere che nel 2001 interverrà con controlli a sorpresa sulle macchine per verificare l'usura degli pneumatici, ma per questa stagione non è previsto nulla e venerdì i due piloti della McLaren nei loro venti giri usano un solo set di gomme a testa. Hakkinen parla di dover risparmiare i set di gomme in considerazione del gran caldo, ma per Schumacher è giusto anche alimentare il sospetto:


"Le McLaren stranamente aspettano sempre molto prima di cambiare gli pneumatici. Possibile che non si degradino mai?"


La certezza è che la sfida fra i due team è arrivata ai livelli di guardia. E fra le tante battaglie non manca quella dei nervi. Lo scambio di colpi riguarda nello specifico i due direttori tecnici, il ferrarista Ross Brawn e Adrian Newey. Accuse precise da parte di Brawn:


"Tutti dicono che privilegiamo Schumacher, ma anche alla McLaren esiste una prima e una seconda guida. Nelle ultime due gare hanno sfacciatamente favorito Hakkinen, solo che non hanno il coraggio di ammetterlo. Mentre noi, nella nostra trasparenza, vi garantiamo che daremmo il massimo apporto a Barrichello, se in testa al Mondiale ci fosse lui".


E Newey, stizzito:


"Se Brawn pensa a Zeltweg e Hockenheim, sbaglia di grosso. In Austria avevamo due macchine in testa, è normale congelare le posizioni, voleva che si sbattessero fuori? E in Germania con la Safety Car è entrato Hakkinen ai box solo perché lui era primo in quel momento".


Veleno in abbondanza. Che a Schumacher però non dispiace:


"E' il gusto della sfida. Vincere con tanta tensione dà più soddisfazione".


In casa McLaren, diversamente dagli avversari, c’è soddisfazione dopo le prove libere. Hakkinen la esterna più di tutti:


"Questo è un circuito unico, sporco e con tante cunette: trazione e bilanciamento sono fondamentali. I nostri ingegneri hanno superato le mie stesse attese. Il cambio di assetto nella seconda ora mi ha dato una macchina perfetta".


Domenica, il finlandese e Coulthard potranno eguagliare il record di vittorie per piloti McLaren (venticinque, record detenuto dalla storica coppia Senna-Prost):


"Sarebbe un grande momento, ma aspetto la fine della gara per festeggiarlo con David. Una bella coppia Senna e Prost. Ottimo esempio per me e David. E in futuro faremo meglio, noi perché continueremo a lavorare insieme".


Sorrisi e complimenti anche per Coulthard:


"Qui ho notato un enorme progresso rispetto all'anno scorso. Già ai test di Valencia avevo capito che qui ci saremmo trovati bene. La macchina cresce. E c'è stato un grande sviluppo, anche di motore".


Quota 25, Senna e Prost:


"Sì, mi piacerebbe trovarmi a fine settimana come la coppia che ha vinto di più con la McLaren. Ma ancora di più essere il Campione del Mondo a fine stagione. Ho già perso punti in Brasile e Canada. Non ho intenzione di lasciarne altri per strada. Ne va di mezzo la mia carriera. Qui devo vincere, se voglio continuare a sperare di conquistare il Mondiale".


Tuttavia, la Ferrari resta in testa alla classifica:


"Sì, e ci dovremo dare molto da fare. Il Gran Premio presenta una grande possibilità di errori, sia in pista sia nelle soste. Siamo vicini come prestazioni, la lotta è ristretta. Non possiamo sbagliare nulla".


Insieme a Monaco, questo è il circuito dove partire in pole è più importante:


"Partire davanti offre sempre qualche vantaggio, qui ancora di più. Ma non basta la pole: serve anche un'ottima partenza. Io avevo il tempo migliore a Hockenheim, ma alla prima curva mi ha preceduto Mika".


Schumacher insiste a ritenere solo Hakkinen il suo avversario per il Mondiale:


"Affari suoi. Non sono d'accordo".


Continuano le polemiche sulle partenze. Qualcuno sostiene che a Hockenheim si sarebbe dovuta ripetere la partenza:


"Se ci fossero state le condizioni si sarebbe dovuto decidere allora. Certo che a Michael sarebbe piaciuto molto ripartire".


Altri dicono che lo scozzese al via fosse più concentrato su Schumacher che su Hakkinen:


"Io ho cercato di fare il meglio che potevo in quella situazione. Ogni volta cerco di dare il massimo nel rispetto delle regole".


Dell'incidente si parlerà nell'incontro tra piloti?


"Potrà essere argomento di discussione tra Fisichella, Schumacher e gli altri coinvolti".


Un parere?


"Che dipende dal punto di vista. Gli unici che sanno esattamente quello che è successo sono i piloti coinvolti".


Chiamato in causa sulle dichiarazioni di Schumacher e l’esistenza di una presunta lobby creatasi contro di lui, Jacques Villeneuve replica:


"Io lobbista? No, affatto. Se a lui piace pensare così, va bene. A me non importa. Ma non c'è nessuna lobby, non ci siamo messi d'accordo. Io ho solo detto che lui fa brutte partenze. E l'ho detto anche quando, a Hockenheim, la brutta partenza l'ha fatta Coulthard, che è mio amico".


Jacques rifiuta il ruolo di capo del gruppo anti Schumacher. Ma in Ferrari Ross Brawn conferma che qualcuno ha fatto una questione del modo di partire di Schumacher, aggiungendo:


"Posso capirlo. Ma detto questo, le sue partenze sono state accettate dalla Fia. Quindi ora penso che il livello delle critiche sia diventato così alto per vendetta. Chi critica Michael non lo fa per evitare che continui a fare le sue partenze, ma per altri motivi nascosti. E la cosa non mi piace affatto. Se vogliono possono discuterne liberamente e direttamente con lui, non in pubblico".


Poi esclude che Michael cambi atteggiamento:


"Credo che un cambio di stile sarebbe un errore".


Ma Villeneuve replica:


"Si può pensare che sia in atto una guerra contro Schumacher, ma non è vero. È solo che certi episodi a lui capitano spesso. È difficile trovare una soluzione. Si dovrebbe lavorare sulle persone, non sulle leggi. E non ci sono molte persone che si comportano in un certo modo".

Al sabato, la diatriba in corso non turba minimamente Schumacher, che guadagna la pole position con un tempo di 1'17"514, grazie al quale stacca di tre decimi il rivale Coulthard, e di quattro decimi l’altra McLaren di Hakkinen. Completa la seconda fila Ralf Schumacher al volante della Williams-BMW, mentre Barrichello deve accontentarsi della terza fila, avendo ottenuto il quinto tempo con un distacco di otto decimi dalla pole del compagno di box.


Il tedesco con sembra dover faticare più di tanto per la pole, la ventottesima della carriera (al pari di Fangio): in testa alla graduatoria dall’inizio della sessione, la sua supremazia non viene mai messa in discussione. Gli ultimi assalti di Coulthard e Hakkinen non lo impensieriscono: Michael non ha nemmeno bisogno di forzare per migliorare il suo tempo nell'ultimo giro utile. In piena sintonia con la F1-2000, arriva una gran prestazione davanti agli occhi estasiati di Montezemolo. I due piloti McLaren, invece, litigano con le loro vetture, nervose e instabili.


Una pole position che rappresenta una solida base per pareggiare un altro numero storico, oltre al numero dei giri veloci (quarantuno, al pari di Prost), ovvero la quarantunesima vittoria, impresa che gli consentirebbe di eguagliare Senna.


I miti gli fanno posto nella galleria d'arte e Schumacher sorride felice. Perché questa pole position non dà ancora punti mondiali, ma in un circuito in cui sorpassare è quasi impossibile, può essere un valido aiuto per tornare ad un successo che gli manca da quasi due mesi.


Luca di Montezemolo regala buffetti, sorrisi, interviste e ammonimenti, senza dimenticare di esultare per la pole position di Schumacher:


"Sono felice, mi auguro che ora Schumacher abbia più fortuna in gara, ma aspettiamo la domenica".


Il presidente alterna momenti conviviali a incontri appartati, con piloti e collaboratori, fino al summit finale con Ecclestone. Con una premessa:


"Non voglio fare polemiche, qui ci vuole serenità, correttezza. E poi sono vecchio di Formula 1 e giornali, e so bene che d'Agosto gli inventori proliferano. E allora chiedo di non esagerare. Vi assicuro che tifosi e sostenitori sono molto sconcertati da certe interpretazioni".


Poi attacca:


"Schumacher non ha mai parlato di lobby, termine usato dai giornalisti, non c'è mai stata una polemica tra Ross Brown e la McLaren. Siamo seri. Stiamo vivendo la migliore stagione negli ultimi ventun anni, abbiamo due piloti in corsa per il mondiale".


E sulla situazione interna alla squadra, per quanto concerne le gerarchie, afferma:


"Si inventarono Irvine mito, un misto di Fangio, Senna e Nuvolari. Ora tocca a Barrichello. Irvine è un bravo ragazzo, ma non ha mai fatto una pole in tutta la vita. Per vincere il mondiale si deve partire in testa e vincere le gare. Eddie ha vinto, ma abbiamo anche fermato un paio di volte Salo".


Barrichello come Irvine, allora?


"Rubens ha vinto una gara molto importante, poteva vincere anche in Inghilterra, ha fatto una pole ed è straordinario, essendo al suo primo anno in Ferrari. È una conferma della qualità delle vetture, del grande lavoro che fa tutto il team. Io sono molto contento di Barrichello, tutti ci siamo commossi vendendolo in lacrime dopo la vittoria ad Hockenheim. Ma non dimentichiamo lo straordinario lavoro fatto al muretto".


Probabile vedere Schumacher e Barrichello sullo stesso piano?


"Chi andrà più forte vincerà. Ma, come ho già detto, finché io sono qui nessun pilota Ferrari potrà mai creare problemi all'altro. Io voglio che vinca la Ferrari. I piloti devono correre innanzitutto per far vincere la Ferrari. Come fece Schumacher in Malesia. Io non mi fermo alle parole, qui contano i fatti. I fatti dicono che cinque vittorie delle sei della Ferrari sono di Schumacher, che lui è il pilota che ha vinto più gare di tutti, che è dieci punti più avanti”.


Con la McLaren i rapporti non sono certo sereni:


"Niente polemiche. È solo ora che ognuno parli dei propri affari. Ho il massimo rispetto della McLaren. Dietro ho visto fare cose più gravi a livello di zig-zag. Per le partenze è forse giusto stabilire nuove regole, che i piloti per un certo tratto mantengano la traiettoria. Ma se non ci sono regole chi sta davanti può fare una, due finte, come Ronaldo. Oggi chi è davanti può fare quello che vuole. Credo sia stravagante che da parte di alcuni, soprattutto in Italia, si vedano colpe di Schumacher. Ci sono stati due episodi: nel primo un pilota è venuto a chiedere scusa, un caso unico; nel secondo se Michael avesse fatto quello che l'ultima volta ha fatto Coulthard apriti cielo. La realtà è che solo chi capisce poco di Formula 1 può discutere Schumacher. Ma la cosa importante davvero è smetterla con le polemiche e seguire questo mondiale che è appassionante e durissimo, come durissima si annuncia questa gara".


Sebbene Montezemolo predichi calma e serenità, Coulthard non si fa certo intenerire:


"Alla prima curva la porta è aperta e io mi ci voglio infilare".


Schumacher intende cautelarsi in un modo preciso:


"Scappare via. Fuggire con una partenza a razzo, per non essere speronato da nessuno. Perché l'altro rimedio, partire per ultimo, a livello di sicurezza sarebbe a prova di bomba. Ma poi come faccio a vincere la gara?"


Invece, qui, Michael deve assolutamente trionfare:


"E ho buone opportunità, perché abbiamo sistemato la macchina, trovato il giusto assetto. In qualifica sono stato rapidissimo, e sono sicuro di poter avere la stessa velocità in gara".


Uno stato d'animo opposto a quello di Hakkinen, preoccupato ai limiti della disperazione, scosso per una vettura che proprio non ne vuole sapere di diventare stabile:


"Durante l'ora di qualifica abbiamo effettuato un sacco di cambiamenti radicali sulla macchina, ma non è servito a nulla. Non sono soddisfatto, non lo sono stato per tutto il week-end. Non abbiamo mai trovato il giusto bilanciamento, non sono mai riuscito a tirar fuori tutta la velocità che abbiamo. Schumacher non ha fatto un tempo eccezionale, siamo stati noi a perdere. Ogni saltello era un supplizio. E qui, su questo circuito, di saltelli ce ne sono un'infinità".


Un autentico grido di dolore. Dovuto anche a quelle gomme extra soft, che lui odia:


"Anche a Monte Carlo e a Magny Cours ero stato costretto ad usarle, e le qualifiche furono un disastro. Per fortuna c'è ancora tempo per la gara, dovremo ricominciare da capo. E lo faremo. Perché la macchina attuale è troppo difficile da guidare".


Concetto sposato da Coulthard:


"Non mi aspettavo di subire un distacco simile da Schumacher. È tutta colpa del set up, loro evidentemente sono più avanti".


Musica per le orecchie di Schumacher. Che invece vede tutto in discesa:


"Mi aspettavo di essere competitivo, ma non credevo fino a questo punto. La gara è un'altra cosa, ma il risultato di oggi è una buona base. Essere in pole aiuta moltissimo. Ora vediamo come si comportano alla partenza i due della McLaren, mentre di mio fratello Ralf mi fido. Anzi, sarebbe bellissimo se si riuscisse ad infilare dietro di me, tenendo dietro Hakkinen e Coulthard".


Una ciliegina sulla torta. Come trasformare la gara in una marcia trionfale, anche se gomme ed afa non lasciano comunque tranquilli. Del caldo, Schumacher non ha paura:


"Al limite berrò un po' di più durante la corsa".


Diverso è il discorso gomme, vera incognita. Per non parlare dei camini, che continuano a rimanere in un angolo:


"Non li abbiamo mai usati finora, giova farlo domani?"


Probabilmente no. E quindi resteranno ancora ai box, nonostante le previsioni annuncino una domenica torrida.


In settima posizione, dietro la Jordan di Frentzen, Giancarlo Fisichella ha elementi per recriminare. La sua arrabbiatura è nei confronti di Schumacher, reo di averlo rallentato:


"Nel mio ultimo giro Schumacher mi ha ostacolato, avrei potuto finire quarto, partire dalla seconda fila".


Conscio del suo blocco involontario, tre ore dopo la fine delle qualifiche Schumacher va a chiedere scusa nel box Benetton:


"È stato un nostro errore. Non volevo bloccare Giancarlo, pensavo fosse Wurz nel suo giro di lancio. Ross Brawn ha cercato di avvisarmi, ma ha schiacciato il pulsante sbagliato e anziché parlare con me ha avvertito Barrichello".


Una tesi confermata dal direttore tecnico della Ferrari. Fisichella prende atto, ma a due settimane dall'incidente con il ferrarista a Hockenheim l'amarezza resta.


Domenica mattina il warm-up che precede la gara vede Coulthard in testa alla classifica, con il tempo di 1'19"261. Lo scozzese precede Schumacher di un decimo, e l’altra Ferrari di Barrichello di sette. Solo quinto Hakkinen, che continua a far fatica nel trovare il giusto set-up.


Nel primo pomeriggio, a pochi minuti dalla partenza, i meccanici della scuderia anglo-tedesca lavorano particolarmente sulla parte anteriore della monoposto, con la speranza che queste ultime modifiche possano dare la svolta.


Allo spegnimento dei semafori, Coulthard non è autore di un’ottima partenza, a differenza di Hakkinen che replica la partenza eccezionale effettuata in Germania.


Il finlandese sfrutta sin dai primi metri la scia di Schumacher, in modo da arrivare appaiato alla Ferrari in prima curva, dove il tedesco non può nulla se non accodarsi alla McLaren del campione in carica. Coulthard segue in terza posizione, difendendosi dai timidi attacchi di Ralf Schumacher, quarto. Barrichello e Frentzen mantengono le rispettive posizioni, completando la zona punti.


Nel corso del primo giro, Jacques Villeneuve perde l’ala anteriore durante una battaglia a centro gruppo, ed è quindi costretto a rientrare ai box per sostituirla.



Il terzetto di testa formato da Hakkinen, Schumacher e Coulthard scappa via, il leader della corsa però guadagna costantemente sui suoi inseguitori giro dopo giro, e lo stesso accade per Schumacher nei confronti di Coulthard.


A ridosso della zona punti Fisichella finisce in testacoda alla prima curva in seguito ad una staccata troppo profonda che trae in inganno Jenson Button, il quale finisce leggermente largo ma riesce quantomeno ad evitare il contatto con la Benetton. Di tutto ciò approfitta Eddie Irvine, che passa entrambi e porta la sua Jaguar in settima posizione.


La gara risulta molto statica: Hakkinen continua a spingere senza mai abbassare il ritmo, e così facendo il distacco su Schumacher aumenta vertiginosamente. Trascorsi circa venticinque dei settantasette giri da percorrere, i meccanici della Ferrari si preparano per accogliere Schumacher ai box. La prima delle sue soste in programma del tedesco dura 7.3 secondi, e lo rimette in pista al quinto posto, appena dietro Barrichello, che nel frattempo non è mai riuscito a rappresentare una minaccia per Ralf Schumacher.


Con quest’ultimo che va ai box il passaggio successivo, e Barrichello che si fa da parte, Michael non perde tempo e si trova subito con pista libera per poter spingere al massimo, più per mettersi al sicuro da attacchi di Coulthard che non per impensierire Hakkinen. La sosta di Ralf Schumacher, intanto, si prolunga per problemi nel fissaggio di uno pneumatico. Il pit-stop del giovane tedesco dura 10 secondi, quello di Barrichello nel giro successivo appena 6.7. Una discrepanza che permette a Barrichello di guadagnare la quarta posizione. Dopo che anche Hakkinen e Coulthard effettuano la prima sosta, le sei posizioni di testa non registrano alcun cambiamento rispetto al primo giro.


Rispetto al primo stint, Schumacher fatica ad acquisire il giusto ritmo, tanto che Coulthard, distante cinque secondi, si avvicina in poco tempo.


Giunti al cinquantesimo giro, Schumacher e Coulthard viaggiano oramai già da un po' insieme, ma lo scozzese non è mai in grado di portare un attacco, su un circuito tortuoso e con pochi punti di sorpasso. Si arriva così alla seconda serie di pit-stop: il primo a rientrare è Barrichello, poi tocca a Schumacher, che precede la sosta di Coulthard per mettersi al sicuro da undercut. La sosta di Michael dura 7.7 secondi, mentre quella del pilota della McLaren, effettuata il giro dopo, è di soli 6.6 secondi.


All’uscita della pit-lane, la McLaren e la Ferrari sono praticamente appaiate. Schumacher, però, riesce a conservare il secondo posto per il rotto della cuffia. Coulthard cerca di sfruttare il momento per portare una maggior pressione sul tedesco, che non si lascia mai impressionare e non commette alcun errore che possa favorire l’avversario.


In casa McLaren non prendono bene la condotta di Marc Gené, reo di aver rallentato Coulthard proprio nel momento cruciale della lotta con Schumacher, cioè a ridosso del secondo pit-stop. Ron Dennis critica apertamente il pilota della Minardi nel dopo-gara, assicurando che senza quel doppiaggio complicato, David avrebbe sicuramente conquistato il secondo posto. Lo stesso pilota scozzese attaccherà:


"La manovra di Gene è stata decisiva, perché poi superare la Ferrari è risultato impossibile. Non capisco perché Gene abbia fatto passare con facilità una macchina e non l'altra".


Dal canto suo, Giancarlo Minardi spegne la polemica ricordando che il suo pilota è stato sì penalizzato con uno Stop&Go per non aver rispettato le bandiere blu, ma non a danno di Coulthard, bensì di Irvine. Per Minardi, Coulthard avrebbe perso appena mezzo secondo per superare Gené, esattamente come Schumacher.


Ciò su cui deve sicuramente recriminare la McLaren è il giro in cui decidono di richiamare Coulthard, poiché nel serbatoio della monoposto c’era una quantità di carburante tale da consentire al pilota di effettuare altri sei giri. Considerando il passo gara piuttosto lento di Schumacher, qualche altro giro con vettura scarica avrebbe garantito il sorpasso ai danni del tedesco.


Ad ogni modo, a quindici giri dal termine, Hakkinen viaggia in solitaria verso il successo, mentre dietro di lui Schumacher deve pensare soltanto a limitare i danni e difendersi da Coulthard. La leadership del campionato, però, scivola via.


La gara non offre alcun tipo di emozione: soltanto i problemi al motore di Button consentono di assistere ad un paio di manovre di sorpasso da parte di Trulli e Irvine ai danni del pilota della Williams.


Il Gran Premio di Ungheria termina dopo un’ora e quarantacinque minuti di dominio totale da parte di Mika Hakkinen, che vince per la terza volta in campionato e conquista la testa del campionato per la prima volta in stagione. Schumacher e Coulthard completano il podio, Rubens Barrichello è quarto davanti a Ralf Schumacher e Heinz-Harald Frentzen.



Michael Schumacher torna a guadagnare punti dopo tre ritiri consecutivi e sale a quota 62 punti, ma Hakkinen, grazie alla vittoria, può vantarne 64. Inoltre, anche nei costruttori, la Ferrari subisce il sorpasso della McLaren, che completa la rimonta sul team di Maranello: 112 punti a 111.


Motivazioni, quelle che non doveva più avere il due volte Campione del Mondo in carica, prossimo papà, rassegnato alla sconfitta, seduto, imborghesito. Da dieci gare (su dodici disputate) va a punti e conta tre vittorie, cinque secondi posti; dopo la terza gara aveva ventiquattro punti di svantaggio su Schumacher, dopo Budapest è due lunghezze avanti. L'anno precedente, vincendo a Budapest, uscì da una crisi profonda:


"Adesso questo successo potrebbe darmi lo slancio decisivo. Stimoli ne ho moltissimi. Poi su di me dicano ciò che vogliono. Io penso solo a raccogliere più punti possibile".


In conferenza stampa, riguardo alla sua partenza eccezionale, Mika dichiara:


"In Germania dissi che solo una volta all’anno si può partire così bene. Beh, devo rettificare e dire che si può fare due volte in un anno. Ho avuto uno scatto eccellente, ciò mi ha consentito di superare Michael e David già alla prima curva. La lotta con Michael è stata dura, ma le corse sono così. Soprattutto, è importante saper essere aggressivi ma allo stesso tempo uscire integri dallo scontro, ed è quello che abbiamo fatto oggi".


Poi gli si chiede come abbia fatto a guadagnare così tanto in termini di velocità tra il warm-up e la gara. Schumacher interviene scherzoso, dicendo:


"Ti aspetti veramente una risposta?"


Hakkinen sorride, poi commenta:


"Si tratta del grande lavoro del mio team, che ha apportato alcune modifiche che ritenevamo fossero quelle giuste per migliorare la situazione. La macchina era tutta un’altra cosa. Ovviamente non posso parlare delle modifiche nello specifico, ma posso assicurare che era velocissima".


Non può dire lo stesso Michael Schumacher, che però non si lamenta di nulla:


"Le gomme andavano bene, anche il set up era discreto".


Attaccare Hakkinen, tuttavia, non è mai stata una possibilità:


"Quando la fase è critica, parlare è argento e il silenzio è d'oro. Bisogna solo pensare a guidare. Lavorare e guardare avanti".


Alcune voci critiche del paddock non perdono occasione per ricordare le difficoltà in partenza del tedesco. Qualche spirito sagace ironizza dicendo che Schumacher non partirebbe bene neppure per le vacanze, ma il presidente Montezemolo afferma che la Ferrari non riesce ancora a dare ai suoi piloti un sistema di partenza buono come quello della McLaren. Lo si supponeva da tempo, ma a furia di sentire i tecnici di Maranello che parlavano di grandi lavori sulla frizione, si pensava che ci fossero stati passi avanti; invece, il deficit persiste.


Al netto delle partenze, bisogna soprattutto chiedersi dove sia finita la Ferrari di inizio stagione, poiché quella di metà campionato arranca e non sembra essere in grado di tenere il passo dei rivali anglo-tedeschi.


Montezemolo non nasconde la delusione già a partire dal via, dove ha capito che vincere sarebbe stata un’impresa. Davanti ai monitor del muretto, anche Jean Todt e Ross Brawn avevano capito che la corsa era segnata, così come sfumata è l'idea di essere più forti e che solo circostanze, incidenti e guerra tra i piloti avessero bloccato la Ferrari e Schumacher. Il presidente cerca lo stesso di trarre un bilancio positivo, respingendo l'idea della resa, cercando di lanciare messaggi positivi, ma anche mettendo il dito nella piaga, là dove la Ferrari è rimasta indietro:


"Complimenti a loro, una bellissima gara, una vittoria meritata. Sapevamo che qui il via era fondamentale, e la McLaren con Hakkinen ha fatto meglio. Davvero una partenza al fulmicotone, perfetta. Loro hanno evidentemente un sistema di partenza migliore del nostro. Complimenti. Dovremo lavorare molto, ma noi siamo sempre competitivi, la squadra ha dimostrato di essere competitiva. Certo oggi si poteva fare meglio, ma anche peggio. Non dimentichiamo che senza aver praticamente corso due gare, Schumacher è secondo a due punti. E che abbiamo raccolto molto di più della passata stagione. Ormai è una corsa tra noi e la McLaren, la differenza con gli altri team è pazzesca. Ogni nostro punto perso va a loro, e viceversa. Sarà una lotta durissima".


"Basta vincere una gara e tutto ricomincia. D'ora in avanti è importante che Barrichello sia davanti ad una McLaren e Schumacher davanti all'altra. Qui chi passava davanti avrebbe vinto. Lo ha fatto Hakkinen. Se Schumacher fosse partito davanti avremmo vinto noi".


Una certezza che proprio il pilota tedesco smonta:


"Siamo indietro, ho provato a stargli attaccato per cinque giri. Inutile. Fossi partito in testa Hakkinen mi avrebbe superato".


Michael ha la tristezza nel cuore e una grande preoccupazione nelle parole:


"Forse è troppo presto per dire che c'è stata una svolta. Ma siamo indietro. E se continuiamo così, non abbiamo chances, questo è chiaro. Ma per come si è messa la gara posso dichiararmi soddisfatto. Porto a casa sei punti preziosi, avendo tenuto dietro Coulthard. Hakkinen era imprendibile, ha tirato fuori qualcosa d'eccezionale dalla sua macchina, non c'era storia".


Ora la Ferrari non deve appisolarsi la Ferrari:


"Il campionato non è chiuso, la caccia continua. Abbiamo un piccolo divario che entro la prossima gara cercheremo assolutamente di colmare. Essere dietro di due punti non significa niente. La lotta è serrata, ma se riusciremo a vincere il titolo, il piacere sarà ancora più intenso".


Jean Todt, al solito, difende le sue truppe, piloti compresi, da ogni attacco. Poi, con la freddezza dello stratega, analizza i fatti e pensa e disegna il futuro suo e della squadra di Maranello:


"No, non si può parlare di un brutto colpo: abbiamo due macchine all'arrivo, una in seconda e l'altra in quarta posizione. All'Hungaroring abbiamo messo nel carniere nove punti importanti. Io considero un brutto colpo soltanto quando si abbandona al primo giro. Ma è vero che, per la prima volta della stagione, non siamo più in testa ai due campionati: per un punto nel campionato costruttori e per due in quello piloti".


Todt è deluso, certo, per la mancata vittoria di Schumacher dopo la splendida pole di sabato, ma bacchetta chi vorrebbe incriminare la partenza del suo pilota di punta:


"Quella di Michael non è stata una partenza prudente, ma cauta. Abbiamo capito che la prima curva era importante e siamo contenti di averla superata. Ma è vero che non ci aspettavamo un Hakkinen così aggressivo. Per tre o quattro giri Schumacher è riuscito a seguirlo, poi ha difeso la sua posizione davanti a Coulthard e Barrichello quella davanti a Ralf. Restano cinque gare alla fine del campionato e lo avevamo detto alla vigilia dell'Hungaroring che il Mondiale lo si sarebbe giocato a partire da Spa. Il vero problema è che Schumacher non aveva un assetto perfetto e che Barrichello è partito dal quinto posto".


Todt ammette che la McLaren-Mercedes ha fatto un gran passo avanti a partire dal Gran Premio di Francia, a Magny-Cours. Ma non per questo intende glissare sul delicato terreno dei sistemi di gestione della partenza della McLaren:


"C'è un divario tra noi e loro. Differenza che non è immensa, ma dovremo colmarla al più presto. Lavoreremo per far meglio in partenza, per progredire rapidamente sia a livello di motore sia di aerodinamica".


Poi il francese cerca di frenare chi vorrebbe trasformare la domenica ungherese in un'altra Waterloo. Per Todt non è proprio il caso di annunciare che il titolo atteso ventuno anni e che fino a qualche domenica fa alcuni avevano già iniziato a cucire sulla tuta di Schumacher, sia ormai perso per la terza volta di fila con lo stesso avversario:


"Eravamo davanti nelle due classifiche e ora siamo alle loro spalle, eravamo davanti nelle qualifiche di sabato e siamo rimasti dietro di loro in gara, dobbiamo capire i perché e ridurre il piccolo, ma importantissimo divario che ci separa dai nostri avversari".


E a chi vorrebbe trarre conclusioni affrettate dal grande sorpasso subìto all'Hungaroring dice:


"Gli stessi che vorrebbero ora ricamare, con grande anticipo, un nuovo titolo sulla tuta di Hakkinen, erano gli stessi che poco fa dicevano che il finlandese era da pensionare".


Dopo il successo in Germania e le lacrime di gioia per la prima vittoria in Formula 1, in Ungheria Rubens Barrichello viene ricacciato in un mondo che forse sperava di aver abbandonato: relegato indietro, con l’unico sorpasso che conta nella sua gara compiuto dai meccanici, durante i pit-stop. A fine gara, prosciugato dal gran caldo ungherese, Rubens dichiara:


"Dopo quaranta giri avevo già bevuto tutta l'acqua, quasi due litri. Non so quanti chili ho perso. Che caldo, che sete. Per me tutto era diventato difficile dopo sabato. Male nelle qualifiche, per forza male in gara. Ho dovuto cambiare strategia, la macchina non andava molto bene. Alla fine, deve essersi rotto qualche cosa ed ho dovuto rallentare ancora. Per quello che si è visto qui bisogna solo dire che loro sono più forti. Loro partono bene, ma non è lì la differenza. Io, quando ho cominciato a girare come Schumacher e Coulthard, ero già indietro di venti secondi. Meno male che i ragazzi ai box hanno fatto un bel lavoro ed ho superato Ralf Schumacher. Questa pista non mi piace proprio, è stretta, piena di curve e non si può sorpassare".


Pista decisamente diversa rispetto a Budapest quella che ospiterà a fine agosto la tredicesima prova del Mondiale. Spa-Francorchamps, Belgio, dove Michael Schumacher fece il suo debutto in Formula 1 e dove ha vinto quattro volte nel corso della sua carriera. Una statistica che gli sorride, poiché Hakkinen, tra le Ardenne, conta zero successi, mentre ne vanta uno Coulthard, ottenuto nel 1999.


Il Mondiale 2000 entra così nella sua fase conclusiva.


Davide Scotto di Vetta

  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco YouTube Icona
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Spotify Icona
  • Bianco Instagram Icona

Magazine

Who Are

© 2021 Osservatore Sportivo