#657 GP di Germania 2000, la prima vittoria di Barrichello commuove tutto il mondo della Formula 1



In cerca di rivincita dopo le due sconfitte subìte nel confronto con la McLaren in Francia e Austria, la Ferrari si prepara con cura per il Gran Premio di Germania, in programma sul circuito di Hockenheim, pista di casa di Michael Schumacher. Dai test di Fiorano e Mugello emergono tante soluzioni per colmare il vantaggio che la scuderia di Woking aveva palesato a Zeltweg. In Toscana, Barrichello lavora su un propulsore potenziato, che però non sarà presente in Germania, dove verranno utilizzati solo motori a regimi di rotazione leggermente innalzati per le qualifiche.


Diversamente, si attendono novità sul resto della vettura: un’ala anteriore inedita e ampiamente collaudata nei test; una sospensione posteriore ridisegnata per avere una migliore trazione; un software aggiornato per le partenze e un altro di gestione del motore, più i camini aerodinamici in varie versioni. Questi ultimi vengono rispolverati dopo esser stati già provati durante i test di Magny-Cours a metà Giugno.


Nel frattempo questi sfoghi d’aria calda nella parte superiore delle fiancate hanno cambiato fisionomia e vengono provati a Fiorano da Badoer, il 24 Luglio 2000, in occasione dei collaudi delle tre F1-2000 per la trasferta tedesca: il pilota veneto ne prova due differenti tipi, che si distinguono per le dimensioni. Uno assomiglia ad una pinna di squalo, mentre un altro è simile alla soluzione della McLaren, ma è più generoso nelle forme. L’opzione da scegliere per il Gran Premio dipenderà esclusivamente dalle temperature.


Sul fronte piloti il morale è alto per Schumacher, nonostante i due ritiri consecutivi. Il tedesco ribadisce che non c’è nessuna crisi, mentre il suo manager Weber si dice sicuro del fatto che Michael vincerà sia a Hockenheim che a Budapest, oltre a rivelare che il ferrarista è deciso a correre quantomeno fino a quarant’anni.


Intanto, il mercato piloti è come sempre in continuo fermento quando si arriva a metà stagione: Heinz-Harald Frentzen rinnova per altri due anni il contratto che lo lega alla Jordan, e ciò avviene pochi giorni dopo la conferma della permanenza di Jacques Villeneuve in BAR. Il canadese nelle settimane precedenti era stato accostato con insistenza alla Benetton, dove avrebbe rimpiazzato il partente Alexander Wurz. Al posto del pilota austriaco, con tutta probabilità andrà Jenson Button, poiché la Williams è sempre più decisa a puntare su Juan-Pablo Montoya.


Come ormai da tradizione, alla vigilia del Gran Premio di casa della Mercedes Hakkinen e Coulthard fanno visita ad alcuni stabilimenti del Gruppo. Tra questi, tocca anche alla fabbrica di Rastatt, dove cinquemila dipendenti costruiscono la Classe A.


La mattinata del 26 Luglio si dipana in due atti: il primo vede Mika e David nei panni di due operai, poi, sul palco, i due tornano piloti. Il giudizio dei commissari FIA sul sigillo mancante alla centralina della McLaren di Hakkinen in Austria non poteva che essere il tema dominante delle domande che sono rivolte a loro e a Norbert Haug dai dipendenti. Il numero uno tedesco afferma:


"Ogni volta si impara qualcosa e in questa occasione non è del tutto chiaro perché, pur essendo il software della macchina di Mika assolutamente in regola, la Fia ci abbia condannato. Ci adeguiamo come abbiamo già fatto dopo la sentenza in Brasile. Certo è che per altri le misure possono anche essere prese in modo differente".


Una precisazione che ha lo scopo di riportare alla mente la questione dei deflettori della Ferrari, trovati irregolari nel Gran Premio di Malesia ’99, ma poi dichiarati a norma dal tribunale d'appello della Fia, poiché erano stati misurati con strumenti non adeguati. Per la McLaren questa vicenda va presa comunque con sportività e con la convinzione che il duplice titolo Mondiale resti comunque a portata di mano:


"Noi abbiamo due piloti veri, che daranno battaglia. La Ferrari ne ha uno solo. A noi va bene così. Chi sarà la nostra prima guida? Ci sarà un momento nel quale decideremo in base ai risultati, ma questo potrebbe accadere anche all'ultimo Gran Premio".


"Per il Gran Premio di Germania avremo molte novità, soprattutto un’evoluzione di motore molto potente che impiegheremo sia in qualifica sia in gara: confermeremo le prestazioni di Zeltweg, vedrete. Noi non ricorreremo mai a sotterfugi, come invece fanno altri. Ma per ogni gara porteremo importanti novità per battere i rivali".


Molto applaudita la presenza di Mika e David con la tuta da meccanico e gli occhiali da saldatore: i due si dilettano nell’assemblare la scocca di una Classe A. E per tre ore visitano lo stabilimento, senza mai parlare di Formula 1. Il più disinvolto e rilassato sembra essere Hakkinen, reduce da dieci giorni di mare trascorsi tra Porto Cervo e Portofino.


Meno tranquillo, malgrado abbia predicato lui stesso calma e ottimismo, Michael Schumacher, soprattutto quando gli si parla della questione partenze, da un po' al centro dell’attenzione dopo alcune manovre discutibili da parte sua nei confronti di Coulthard allo spegnimento dei semafori. Ma il tedesco non ne vuol sapere di dare ragione agli avversari:


"Le regole sono fatte così, possiamo discuterne quanto vogliamo ma finché restano così si può partire così. Poi, io non ho fatto niente di male e di scorretto, altrimenti mi avrebbero punito eccome. Questo è tutto, non c'è altro da dire. Stiamo in pista per correre, non siamo come una famigliola che prende il the in giardino".


La valanga di critiche non è affatto gradita. Schumacher si inalbera anche quando gli si chiede una spiegazione sulla fase che precede la sua manovra di zig-zag, ovvero la partenza vera e propria, cioè quando lui resta un po' fermo e parte in ritardo:


"Ma quando? Ma cosa dici? È successo in Austria e basta. Sì, è vero l'anno scorso è accaduto più spesso ma non era colpa mia, era un problema tecnico. Nessun fattore umano".


E sulle novità portate dalla Ferrari in Germania, dichiara:


"Abbiamo un pacchetto aerodinamico fatto apposta per questo circuito. Sono fiducioso che funzionerà bene. Infatti, noi abbiamo un motore che è potente almeno quanto quello Mercedes, ma a causa dell'aerodinamica non riusciamo ad andare più veloci. Questa volta penso che le cose andranno bene".


Sui camini, rivela:


"Anche qui credo che non li useremo, torneranno utili il prossimo inverno".


La Ferrari deve mostrare di non aver perso il mordente dopo le battute d’arresto, e di avere ancora energie per poter stare al comando delle classifiche sino alla fine:


"Non c'è una squadra che prevalga sull'altra. Se una va avanti, è solo per una gara. Il bilancio tecnico è in parità sia come macchina sia come motore. Non sono per nulla preoccupato, e non c'è la minima aria di crisi in Ferrari".


Schumacher parla anche dei problemi avuti in qualifica a Zeltweg, causati a quanto pare da un’anomalia al differenziale, risolta prontamente nei test tra Fiorano e il Mugello. A sua volta, la McLaren-Mercedes è caricatissima. Sui collaudi in pista, Coulthard preferisce la pretattica:


"Ci siamo allenati a Silverstone, su una pista non identica a questa per il carico aerodinamico".


A Hockenheim è fondamentale trovare il bilanciamento giusto per affrontare sia il tratto lento, nel Motodrom, sia quello rapido nei due rettilinei. La chiave di volta per il risultato di domenica potrebbe essere il super motore portato in due versioni inedite dal progettista Mario Illien. A Zeltweg, il Mercedes V10 ha mostrato soltanto a metà quello che può fare relegando le due Ferrari a distacchi inconsueti in qualifica: fino a 636 millesimi per Schumacher, il più lento dell'inattaccabile quartetto di testa.


Ma in gara l’incidente in partenza di Michael, tamponato da Zonta all'avvio, ha reso la vita facile alle Frecce d’argento, richiamate dal muretto quando spingevano troppo.


Il motore da gara, una evoluzione importante per ammissione degli stessi uomini della Mercedes, sarà l'arma segreta. I motoristi anglo-tedeschi non hanno dubbi circa la loro superiorità a prova di guasti, anche se ammettono che la sfida sarà a distanza ravvicinata. Coulthard è molto prudente sulla decisione dei commissari della Fia:


"È una scelta che non possiamo cambiare, come quella che in Brasile mi tolse sei punti. Adesso dipende tutto dai risultati. Il Mondiale, anche per me, resta possibile. E dieci punti persi a tavolino sarà possibile recuperarli già qui a Hockenheim".


Deludente, invece, la posizione pubblica dei due piloti della McLaren alle contestazioni poste a Schumacher su quello che, secondo gli addetti ai lavori, è un pessimo esempio fornito ai giovani piloti per le sue partenze trasversali. Mentre il pilota della Ferrari ribatte a muso duro invocando in sua difesa il regolamento, Coulthard precisa soltanto di non essere stato lui, ma Frentzen a sollevare il problema alla riunione piloti-delegato Fia per la sicurezza a Zeltweg. Hakkinen, e lo stesso Frentzen, scelgono di tacere. Il Campione del Mondo in carica si limita a dire:


"Non sono intervenuto perché non sono mai stato danneggiato dalle manovre di Schumacher alla partenza".


Nella conferenza stampa di vigilia, oltre alle solite polemiche sulle partenze di Schumacher, si parla anche del rientro di Eddie Irvine, assente nella gara austriaca per forti dolori addominali, ma presentatosi in forma e con un nuovo look in Germania.


Lo sguardo è il solito, gli occhietti maliziosi, ma la cera fa trasparire i dieci giorni trascorsi tra ospedale e laboratori specializzati per cercare i motivi che l'avevano costretto a dare forfait. L’ex ferrarista dice di star bene, ma:


"Non vi nascondo che ho trascorso momenti piuttosto difficili. Ho fatto mille esami e alla fine il professor Williams, a Londra, mi ha detto che nulla giustificava un'operazione".


"Perché mi sono ossigenato i capelli? Perché così almeno la gente mi farà domande sul nuovo look e non sulla mia malattia. Mi dispiace non aver potuto partecipare ai test di Silverstone, che Burti ha sostenuto al mio posto, e durante i quali è stato provato il nuovo propulsore che avrò a disposizione in gara. Ma farò di tutto per recuperare il tempo perduto lavorando al massimo in questi due giorni di prove".


Sotto i riflettori c’è anche Jacques Villeneuve, che spiega alla stampa i motivi della sua scelta di restare alla BAR altri tre anni. Per Jacques, la Benetton aveva sì fatto tante promesse per il futuro, ma con il rientro della Renault si sarebbe trattato di ripartire quasi da zero, mentre alla BAR, dopo due anni, conosce tutto, pregi e difetti:


"Non l’ho fatto per guadagnare più soldi, come potrebbero pensare alcuni, ma per portare a termine un progetto nel quale credo e per conquistare punti e risultati. La scelta non è stata facile: le due opzioni erano estremamente interessanti e attraenti, ho preferito puntare sulla continuità piuttosto che sulla novità".


Con grande aplomb, Flavio Briatore, general manager della Benetton, commenta dicendo che la scelta di Villeneuve forse rappresenta un bene sia per la BAR sia per la Benetton:


"Se fosse venuto da noi la prossima stagione avremmo sicuramente subìto un certo pressing da parte sua. Forse è meglio così, per il momento. Avremo tempo di progredire e di guardarci intorno".


Venerdì 28 luglio 2000 i piloti scendono in pista per le due sessioni di prove libere.


Al termine della prima sessione, Schumacher segna il miglio tempo in 1'43"532, davanti ad Hakkinen, staccato di mezzo secondo, al compagno di squadra Barrichello e David Coulthard.


Il tedesco si ripete al pomeriggio, in una sessione caratterizzata dalla pioggia e che non vede grossi mutamenti rispetto alla prima. L’unico scossone lo dà Frentzen, che con la sua Jordan sale in seconda posizione, a quarantatré millesimi da Schumacher.


Le McLaren utilizzano motori usurati, lasciando per il meglio quelli nuovi e più potenti.


Ragion per cui il team anglo-tedesco dorme sonni tranquilli, con un Hakkinen che ha ritrovato a tutti gli effetti il sorriso. Mika ha scoperto l’utilità delle vacanze e di conseguenza, dopo l’Austria, si è affrettato a fare un giro in barca nel Tirreno. Ne è tornato entusiasta e pallido come prima. Riguardo le prove libere, il campione in carica dichiara:


"Sono state prove interessanti, perché sono state movimentate dalla variabilità delle condizioni del tempo. Come quasi tutti i piloti io preferisco guidare sull'asciutto, ma stavolta mi sono trovato a mio agio in entrambe le condizioni e mi sembra che la nostra competitività resti uguale. Mi ha fatto una bella impressione vedere quanti tifosi abbiamo qui, tanti cappelli argento e neri sulle tribune fanno un bel colpo d'occhio".


Hakkinen si aggira per il paddock con fare sorridente, passa alle spalle di Coulthard mentre è assediato dai microfoni dicendo trattatelo bene, e rivela un ulteriore motivo della sua serenità:


"Io non ho mai avuto problemi in pista con Michael Schumacher. Se c'è qualche attrito tra lui e Coulthard non sarò certo io ad intervenire in qualche modo, non ho intenzione di prendere posizione sulle polemiche che li riguardano. E poi, in fondo, se c'è qualcuno che ha qualcosa da guadagnare dalla loro rivalità, quello sono io".


Coulthard, invece, è contento dei progressi fatti della macchina:


"Anche in queste prove libere abbiamo fatto un grosso lavoro. Questa pista, poi, è strana perché, anche se non sono state fatte modifiche sostanziali, non è mai uguale all'anno prima".


Tuttavia, sabato 29 Luglio 2000, la pioggia condiziona fortemente l’esito delle qualifiche.


Coulthard va in pista prima di tutti, proprio mentre sulla pista cominciano a cadere le prime gocce. Lo scozzese gira in 1'45"697. Dopodiché, l’intensità della pioggia aumenta, rendendo impossibile per gli altri piloti migliorare il tempo del pilota della McLaren. Le qualifiche ad un certo punto devono addirittura essere interrotte a causa di un violento acquazzone.


Michael Schumacher si piazza in seconda posizione negli ultimi minuti delle prove, ad un secondo e tre decimi dal poleman. In seconda fila Giancarlo Fisichella e Hakkinen, seguiti dalla Arrows di De La Rosa e Jarno Trulli in terza fila.


Giornata disastrosa per Rubens Barrichello: il brasiliano è soltanto diciottesimo, a quasi quattro secondi da Coulthard. Il pilota della Ferrari, fino a due minuti dal termine detiene un tempo addirittura insufficiente a garantirgli la partecipazione alla gara.


È l’ultimo tentativo a piazzarlo al diciottesimo posto.


Rubens, però, ha le sue recriminazioni: nei primi minuti delle qualifiche è costretto a tornare ai box a causa di un guasto elettrico; tuttavia, il muletto non è a disposizione perché utilizzato da Michael Schumacher, a sua volta privo della macchina titolare perché danneggiata nelle prove libere del mattino con un’uscita di pista e conseguente contatto contro le barriere.


Barrichello torna in pista solo nel finale, conquistando una deludente nona fila: non capitava da otto anni di vedere una Ferrari così indietro sulla griglia di partenza.


Rubens, nonostante tutto, resta ottimista:


"Se una cosa del genere mi fosse capitata in qualifica in Ungheria vi avrei detto subito che, salvo miracoli, non ci sarebbe stato nulla da fare. Ma qui no: se non piove e se la macchina va bene su questo circuito dovrei recuperare posizioni. Naturalmente se Dio vorrà".


Le mille peripezie vissute nella giornata di qualifica sembrano già archiviate:


"Mi è capitato di tutto. In mattinata ho realizzato il quarto tempo, ho diminuito al massimo il carico aerodinamico e speravo di poter far bene al pomeriggio. Ma al secondo giro ho avuto un problema alla centralina elettronica, mi sono trovato senza marce costretto a restar fermo. Sono rientrato ai box sapendo che il muletto lo aveva Michael e la sua macchina da gara era ancora mezza smontata. Quindi ho dovuto attendere tanto ai box per poter disporre di una macchina che mi permettesse di scendere in pista. Non è stato facile. Brawn mi ha rassicurato via radio dicendomi che non dovevo temere per le qualifiche perché il regolamento mi avrebbe permesso di entrare in griglia comunque".


Poi racconta l'ultimo tentativo:


"Forse avrei potuto fare meglio ma ho trovato traffico e mi sono rassegnato. Partirò in nona fila, non vedrò cosa succederà davanti, ma sarò aggressivo quanto basta per guadagnare qualche posizione. Se dovesse piovere al via sarebbe meglio partire dietro alla Safety car, altrimenti potrebbe capitare di tutto. Alla prima e forse ancor di più alla seconda curva".


Arriva anche una difesa al compagno di squadra:


"Le polemiche su Schumacher? Penso che sarebbe ora di finirla. Se Villeneuve, Coulthard, Irvine e qualche altro hanno qualcosa da dire che vengano a parlarne con Schumacher o che ne parlino alla Fia. Altrimenti la smettano".


Il pensiero torna subito alla gara:


"Sarà difficile, ma grazie al lavoro fatto la scorsa settimana a Fiorano e al Mugello la macchina è migliorata. Forse non è superiore alla McLaren, ma non credo che sia inferiore. E sono migliorato anch'io nel trovare le regolazioni, nell'affrontare e gestire certe situazioni. Sì, sono cresciuto. Ho anche più grinta e questo mi permette di dire che farò di tutto per staccarmi dal fondo della griglia e concludere questo strano fine settimana in modo positivo".


Esterna positività allo stesso modo Michael Schumacher, che prenota la vittoria dall’alto degli ottimi riscontri avuti nelle prove libere. Bisogna però considerare la variabile meteorologica: le previsioni della Ferrari per l'ora del Gran Premio sono per un'alternanza continua di bello e brutto tempo. Sarà davvero una lotteria anche per Michael, costretto a far tutto da solo, con Barrichello lontano, nelle retrovie:


"È molto difficile prevedere il tempo: potrà anche essere questione di fortuna. Ma correre in certe condizioni sarà davvero molto pericoloso. Abbiamo già parlato con Charlie Whiting, chiedendogli di fare uscire subito e a lungo la Safety Car in caso di pioggia forte. Questo perché nei due lunghi rettilinei si crea una nube d'acqua persistente che impedisce la visibilità e la valutazione della velocità di chi precede".


Michael non è arrabbiato per l'incidente del mattino che ha reso tutto più difficile:


"In un primo momento pensavo di aver sbagliato io. Stavo chiedendo scusa ai meccanici, loro mi hanno detto del guasto alla parte terminale del fondo piatto che ha provocato la perdita del controllo della macchina".


In vista della gara, Schumacher è soddisfatto per le prestazioni della Ferrari:


"Siamo sempre stati veloci, per questo ho fiducia nella gara, mi servirà una buona partenza. Non mi stupisce la prestazione della Benetton, sempre valida in condizioni di tempo variabile e con un ottimo Fisichella. Giancarlo pericoloso per me in gara? Possiamo avere una macchina più veloce della Benetton, ma se con una buona partenza si piazzerà tra me e Coulthard, mi renderà la vita difficile pur faticando a stare vicino a David. Rubens è stato sfortunato: difficile che mi possa aiutare. Mi sarebbe piaciuto per rendere la vita più difficile alle McLaren".


"All'ultimo assalto ho usato il giro di lancio per valutare l'aderenza nei differenti tratti. Così, nel passaggio lanciato sapevo esattamente dove potevo andare al limite e dove invece essere più dolce nella guida, come alla Ostkurve, la terza variante e le ultime due curve del Motodrom. Ammetto di essere stato fortunato: senza condizioni adatte non avrei mai potuto migliorare. Ho guidato al limite ed ho sfiorato anche un'uscita di pista".


Infine, Schumacher non si dimentica dei tredici tifosi infortunati per il maltempo, colpiti da alberi caduti nella foresta o nei campeggi del circuito:


"Faccio gli auguri perché guariscano tutti in fretta".


Alla sua prima pole stagionale, David Coulthard parla di risultato perfetto:


"C’è stata un po' di frenesia all'inizio quando tutti si sono buttati in pista per sfruttare il vantaggio dell'asciutto. Io sono riuscito a prevedere meglio la situazione meteo e sono stato molto veloce nel settore centrale. Ho fatto un secondo tentativo verso la fine del turno perché vedevo che la pista si poteva asciugare in fretta e volevo difendere la mia pole. In gara saremo tutti molto vicini, ma io voglio i dieci punti della vittoria".


Hakkinen non ha avuto lo stesso intuito da previsioni del tempo e la sua cautela eccessiva gli è costata la prima fila. Farsi passare da Schumacher non è certo un trauma ma, oltre alla pioggia, Mika non aveva previsto lo scatto opportunista di Fisichella, capace ormai di tirare fuori dalla sua Benetton doti sovrumane. Il finlandese dichiara:


"Un piazzamento che fa rabbia, perché avevamo sistemato la macchina in modo eccellente durante le prove libere. Però in giornate come queste riesci a fare il tempo solo se vai in pista esattamente al momento giusto. Forse sono stato un po' troppo prudente quando non sono uscito per evitare rischi. Alla fine di un sabato così, avere due macchine nei primi quattro posti mi sembra comunque un risultato che può fare felice la squadra".


La flemma di Ron Dennis nasconde come al solito sentimenti ed emozioni:


"Un pomeriggio che è stato una lotteria, ma i risultati e le prestazioni della squadra mi rendono tranquillo. David è stato bravo e pronto, Mika ha perso l'attimo migliore. Ma siamo in buona forma per la gara".


Dennis, inoltre, rivela che la Ferrari, in Austria aveva chiesto alla Fia sia la squalifica di Hakkinen che di Coulthard per la questione del sigillo mancante, e questo attacco alle spalle non è stato digerito.


"Ho letto la lettera e il suo contenuto mi è sembrato sorprendente sia in senso tecnico che per le conclusioni alle quali arrivava. Giudico molto strano che un team si pronunci ufficialmente su una vicenda, un giudizio, al quale è sottoposto un altro team. Infatti i giudici l'hanno trovata inammissibile. In quel documento le argomentazioni erano dettate solo dalle opinioni della Ferrari. Ripeto poi che in nessun modo sarebbe stato possibile intervenire sul programma".


Jean Todt replica asserendo:


"Abbiamo inviato alla FIA solo richieste di chiarimenti per capire quale era l'interpretazione data dalla Federazione alla mancanza della McLaren. Cosa che peraltro aveva fatto anche la McLaren in Malesia nei nostri confronti. Il fatto che loro abbiano questa lettera dimostra che era un documento agli atti, quindi niente di segreto".


Outsider di giornata con il terzo posto in griglia, appena dietro a Schumacher ma davanti ad uno specialista della qualifica come Hakkinen, Giancarlo Fisichella ha anche commesso una leggerezza che poteva costargli cara. Al di fuori della multa di 5.000 dollari che gli viene comminata dalla direzione gara per non essersi fatto pesare prima di passare dalla macchina titolare al muletto.


Secondo l’articolo 82 comma A punto 7, infatti, il pilota romano sarebbe potuto sprofondare nelle retrovie, con il diciottesimo tempo. L’articolo in questione, infatti, parla chiaro: prima di cambiare vettura, bisogna ricordarsi della bilancia. Se non lo si fa, il tempo ottenuto con la macchina di riserva può essere cancellato. La prodezza del romano negli ultimi minuti, dunque, rischiava di essere vana. Fisichella è rimasto per ore sub judice:


"Mi è andata bene, non avendo percorso nemmeno un giro con la prima macchina, non credevo fosse necessario pesarsi. E poi che bisogno c'è? Sono sempre settantun chili, non lo sanno? Scherzi a parte, l'ho scampata bella e pago volentieri questi 5.000 dollari".


Il portafoglio è più leggero, ma la prospettiva di conquistare un podio rimane:


"Se non perdo posizioni in partenza, è mio".


E la soddisfazione di aver compiuto un giro da applausi:


"Non era facile, con un muletto che in rettilineo perdeva dieci chilometri l'ora. Non bisognava commettere errori. E io sono stato perfetto".


Domenica 30 Luglio 2000 la McLaren rimane davanti a tutti nel warm-up mattutino, con Coulthard che dopo un pericoloso testacoda e conseguente ala danneggiata (così come le sospensioni anteriori), precede con il tempo di 1'44"065 il compagno Hakkinen, staccato di un decimo. Dietro le Frecce d’argento la Arrows-Supertec di De La Rosa e la Ferrari di Schumacher, distante sette decimi dallo scozzese. Fisichella è settimo, Barrichello ancora in difficoltà, nono, davanti a Trulli.


Alle ore 14:00, come previsto dai meteorologi, minacciosi nuvoloni neri sorvolano la pista, anche se per il momento non cade nemmeno una goccia di pioggia, ed anzi, quando i semafori si spengono c’è anche qualche raggio di sole che illumina Hockenheim.


Jenson Button vede complicarsi la sua gara quando al momento di partire per il giro di ricognizione il motore BMW della sua Williams si spegne. Il giovane britannico viene sfilato da tutti i suoi colleghi, dunque, secondo il regolamento, dopo che i meccanici hanno riavviato la vettura dovrà scattare dall’ultima casella.


Al via, Coulthard non ha uno scatto sublime, ma peggio ancora fa Michael Schumacher, mentre è bruciante la partenza di Hakkinen, che in pochi metri si ritrova niente meno che in testa alla corsa. Schumacher allarga la traiettoria all’ingresso della prima curva per avere una miglior trazione ed attaccare Coulthard, ma non si accorge che ad una distanza ravvicinata dietro di lui c’è Giancarlo Fisichella, il quale viene sorpreso dall’improvvisa sterzata del ferrarista. Alla staccata, la Benetton centra in pieno il retrotreno della Ferrari. Entrambe le vetture finiscono con violenza contro le barriere.


Schumacher scende infuriato dall’abitacolo e manda a quel paese Fisichella, anche se dar tutta la colpa dell’incidente al pilota romano sarebbe piuttosto ingiusto.


Il circuito di Hockenheim è abbastanza lungo da permettere ai commissari di rimuovere le vetture incidentate e scongiurare una bandiera rossa. Schumacher e Fisichella, dunque, sono costretti al ritiro. Il terzo di fila per il tedesco, il secondo per Giancarlo, anche lui coinvolto nel caos della partenza in Austria.



Alla fine del primo giro, Hakkinen fa l’andatura davanti a Coulthard, Trulli, De La Rosa, Irvine e Herbert. Rubens Barrichello guadagna velocemente posizioni, tanto da essere già decimo. Il brasiliano passa facilmente anche Zonta e sale al nono posto, intanto Irvine ha un difficile inizio di gara, poiché viene scavalcato prima dal compagno Herbert, e poi dalla Arrows di Jos Verstappen dopo due tentativi dell’olandese.


Con Jos sesto e De La Rosa quarto, la Arrows vanta entrambi i piloti in zona punti.


Dalle retrovie, però, arriva velocissimo Barrichello, che sfrutta la sua Ferrari con un carico minore di benzina e supera anche di Villeneuve, dopodiché si attacca a Irvine e all’entrata del Motodrom lo scavalca.


Mentre Hakkinen e Coulthard viaggiano indisturbati in testa alla gara divisi da un secondo, Herbert, Verstappen e Barrichello lottano tra di loro. Battaglia che imperversa anche a centro gruppo, dove si distingue Frentzen, come Barrichello partito con meno benzina, e su una strategia a due soste.



Barrichello prosegue la sua risalita, passa prima Verstappen e poi Herbert alla curva Clark. Il prossimo obiettivo è il quarto posto di De La Rosa, quarto a sei secondi di distanza. Con pista libera, il ferrarista registra subito il giro più veloce, abbassando il limite per due tornate consecutive.


Al decimo giro la Arrows e la Ferrari sono ricongiunte, e il sorpasso per Barrichello non costituisce un problema. Allo stesso tempo Frentzen entra in zona punti. Il tedesco era partito diciassettesimo, giusto davanti a Barrichello.


A partire da Johnny Herbert, settimo, tutti i piloti sono vicinissimi tra loro, fino ad arrivare all’ultima posizione detenuta da Jenson Button. La bagarre imperversa sul circuito. Proprio Herbert deve abbandonare la lotta serrata a causa di noie al cambio.


Barrichello conquista il terzo posto grazie al sorpasso agevole su Jarno Trulli, quest’ultimo in difficoltà dopo una prima fase di gara convincente. Il pilota italiano, infatti, viene raggiunto gradualmente anche da De La Rosa e Frentzen.


Sono trascorsi appena sedici giri, la gara è accesa e ricca di battaglie, ciononostante decine di tifosi di Michael Schumacher, delusi per il ritiro al via del loro idolo, abbandonano di già l’autodromo senza assistere al resto della corsa.



L’unica Ferrari rimasta in gara è a dieci secondi dalle McLaren, quando viene richiamata ai box per la prima sosta delle due in programma. Dopo 7.2 secondi per cambio gomme e rifornimento, Barrichello si ritrova in sesta posizione, che diventa quinta quando al passaggio successivo tocca a Frentzen effettuare il pit-stop; all’uscita dei box, il pilota della Jordan si difende da Verstappen con decisione per rimanere in zona punti.


Rubens riprende De La Rosa in men che non si dica, e proprio quando sembra in procinto di tentare il sorpasso, nel corso del venticinquesimo giro la regia internazionale si sofferma su un uomo che cammina a bordopista con addosso un lenzuolo pieno di scritte, tra le quali spicca il simbolo della Mercedes. L’invasore arriva addirittura ad attraversare la pista, poi saluta proprio le due McLaren-Mercedes con un cenno della mano nel momento in cui queste ultime transitano a tutta velocità.


La direzione gara non può fare altro che neutralizzare la gara tramite l’ingresso della Safety Car, e recuperare il folle il prima possibile. Di conseguenza, tutti piloti rientrano per effettuare i rispettivi pit-stop, inclusi Barrichello e Frentzen che si portano alla pari con gli altri, ma ad eccezione di Coulthard, il quale effettua un giro in più dietro la Safety Car piuttosto che fermarsi insieme ad Hakkinen.


Attendere che il compagno di box completasse la sosta sarebbe stato sicuramente la scelta migliore, dato che un giro intero su un circuito lungo come Hockenheim dietro la Safety Car fa sì che lo scozzese perda alcune posizioni dopo aver completato la sua di sosta. David, da secondo, si ritrova sesto.



Intanto, l’uomo che aveva invaso la pista viene portato via, e successivamente si scopre che si trattava di un ex dipendente licenziato dalla Mercedes. Con il suo gesto intendeva protestare contro il provvedimento. Oltre al lenzuolo indossato come un poncho sul quale si leggevano scritte contro la casa di Stoccarda, l’uomo aveva lanciato volantini dello stesso tenore.


Al ventottesimo giro, al momento di riprendere la gara, Hakkinen è in testa davanti a Trulli, Barrichello, De La Rosa, Frentzen e Coulthard.


Il finlandese scappa subito via, Barrichello sfrutta la scia di Trulli, prova ad attaccarlo alla curva Clark ma il pescarese si difende. A ridosso della zona punti, Jacques Villeneuve scavalca Ralf Schumacher per il settimo posto, poi lo stesso Ralf finisce in testacoda a causa di un contatto con l’altra BAR di Zonta, finendo così in ultima posizione.


Le lotte imperversano anche qualche posizione dietro, e una in particolare, quella tra Alesi e Diniz, finisce nel peggiore dei modi: all’ingresso della curva Senna, il pilota della Sauber si affianca alla Prost del francese, e in frenata allarga troppo la sua traiettoria, causando l’inevitabile contatto. Alesi sbatte a gran velocità contro le barriere, due penumatici volano in mezzo alla pista, Diniz deve a sua volta fermarsi perché impossibilitato a continuare.


La direzione gara si vede costretta a riportare in pista la Safety Car per appena un giro, il tempo di ripulire la pista.


Alla ripartenza, Hakkinen fa come in precedenza e si mette al sicuro da eventuali attacchi, Trulli deve difendersi di nuovo da Barrichello, mentre nelle retrovie Alex Wurz finisce in testacoda sul rettilineo principale dopo aver messo due ruote sull’erba durante una lotta con Salo. La Benetton dell’austriaco si spenge, il che significa ritiro anche per la seconda Benetton.


Intanto, come se la gara non avesse già regalato abbastanza colpi di scena, ecco che la tanto attesa pioggia inizia a cadere sulla pista in maniera copiosa. I commissari sventolano le bandiere giallorosse per segnalare pista scivolosa, in particolare nel terzo settore, dato che nelle altre parti del circuito l’asfalto è ancora asciutto e la pioggia è leggera.


Nick Heidfeld è il primo a montare gomme da bagnato, intanto, Coulthard passa Frentzen alla curva Clark e si porta in quinta posizione. L’asfalto insidioso inganna Irvine, autore di un testacoda, e Villeneuve, messo in difficoltà dal compagno Zonta alla prima curva. Il brasiliano ci prova in staccata ma finisce per toccare la ruota posteriore destra di Villeneuve, che diventa una piroetta.



Gran parte dei piloti sceglie di montare le wet, su tutti il leader della gara Hakkinen, seguito da Trulli. I meccanici Ferrari sono pronti per accogliere Barrichello, ma questi sceglie di rimanere in pista, poco convinto di cambiare pneumatici per il fatto che due terzi della pista sono pressoché asciutti. Coulthard fa la stessa mossa, così come Frentzen e Zonta.


La gara di Trulli viene rovinata da uno Stop&Go di cui non si capisce il motivo, e non a caso, nel dopo gara la direzione gara deve ammettere di aver inflitto la penalità erroneamente. Il danno, però, è fatto. Nessun errore nella penalità comminata a Zonta, responsabile nel contatto con Villeneuve.


Hakkinen, il primo dei piloti con gomme da bagnato, guadagna secondi su Coulthard e Frentzen, ma non tanti quanti vorrebbe, poiché la pioggia continua a cadere solo sul Motodrom. Frentzen, intanto, bracca con fare minaccioso la McLaren di Coulthard.


Lo scozzese è in difficoltà, va lungo in una chicane, poi ancora largo alla Sachs, dove pochi secondi dopo si va ad insabbiare Zonta. Lo scozzese decide che è il momento di passare su gomme da bagnato, Frentzen, invece, dà fiducia a quelle da asciutto come Barrichello, leader della gara davanti al pilota tedesco, che sogna di salire sul podio nella sua gara di casa. Coulthard, intanto, dopo il pit-stop si ritrova addirittura nono.


A sette giri dal termine Hakkinen raggiunge e sopravanza Frentzen dopo un dritto di quest’ultimo alla curva Clark. Il pilota della Jordan sfrutta la parte asciutta del circuito per riprendersi il secondo posto, perso definitivamente nel corso del trentanovesimo giro per un problema elettronico. Per la Jordan si tratta del dodicesimo ritiro stagionale, a dimostrazione di una affidabilità che non accenna a migliorare.


Mancano cinque giri al termine, Barrichello gestisce la prima posizione con dieci secondi di vantaggio su Hakkinen che precede Salo, Coulthard, risalito in quarta posizione, Button e De La Rosa. Coulthard completa la sua rimonta sorpassando anche di Salo, il quale deve poi difendersi dagli attacchi di Button, partito ultimo e incredibilmente in lotta per la quarta posizione. Il giovane britannico scavalca la Sauber, e va in contro al suo miglior risultato in carriera.


Rubens è chiamato a fare un miracolo: guadagnare nei tratti asciutti, per poi gestire e controllare la vettura nel tratti umidi.


Alla fine del quarantacinquesimo ed ultimo giro di una gara incredibile, Rubens Barrichello può finalmente festeggiare la sua prima vittoria in carriera, e lo fa in modo pazzesco, con una rimonta spettacolare dal diciottesimo al primo posto.



Una vittoria fatta di sorpassi decisi, di visione esemplare della corsa, di gestione perfetta degli pneumatici. Al muretto Ferrari, oltre ai meccanici festanti, c’è anche Michael Schumacher insieme alla moglie Corinna ad assistere al trionfo del brasiliano.


Hakkinen e Coulthard devono accontentarsi delle posizioni di rincalzo, tutt’altro da scartare considerando l’ennesimo zero di Schumacher. Nella classifica piloti, infatti, i due piloti della McLaren salgono a quota 54 punti, meno due dal tedesco.


Jenson Button è quarto, davanti a Mika Salo e Pedro De La Rosa che completano la zona punti.


Barrichello è incontenibile già a partire dal giro di rientro nel parco chiuso, durante il quale alza la visiera, non nasconde le sue lacrime di gioia e agita le braccia trionfanti.



Appena tagliato il traguardo, tra l’altro, il diluvio si estende su tutto il circuito, cosa che se fosse accaduta pochi minuti prima avrebbe cambiato per l’ennesima volta l'esito della gara. Così non è stato, e Barrichello, dopo un’attesa lunga 123 gare, può salire sul gradino più alto del podio, dove porta con sé la bandiera del Brasile.


Inoltre, come avrebbe fatto Schumacher, Rubens si finge direttore d’orchestra mentre viene suonato l’inno d’Italia. Dopo il bagno di champagne, Coulthard e Hakkinen lo prendono in spalla, per rendere omaggio alla sua prestazione eccezionale.



Il giorno dopo la gara, Rubens viene accolto a casa da una torta gigante a base di carote e cioccolato, la sua preferita. Guarnita come per un compleanno, piena di scritte augurali, di messaggi gioiosi, perché il primo ritorno a casa da vincitore è una ricorrenza.


L'ingresso nella storia della Formula 1, la definitiva conquista del Brasile, della sua gente, di tutti i suoi tifosi. Rubinho racconta il suo emozionante lunedì, indimenticabile come la domenica del trionfo. E comincia proprio dalla sera prima, dal ritorno a Cambridge, da come lo hanno accolto a casa la moglie, la cognata Mirella e due suoi amici:


"Cantavano, urlavano, scandivano il mio nome, festeggiavano. Sembrava Capodanno".


Già, non c'è più il peso del successo che non arriva. Rubinho ora è più leggero, meno ossessionato. La prima vittoria si è materializzata. E sotto forma di impresa, con una marea di sorpassi, in una domenica in cui nessuno avrebbe scommesso su di lui. Ora tutto sembra più facile. La sua carriera potrebbe essere a una svolta. Barrichello respira forte. Solo ora sembra rendersi conto di quello che ha fatto:


"Come mi sento? Benissimo. Un amico mi ha detto: Rubinho, valeva la pena aspettare così tanto, se poi il primo trionfo era così bello. In effetti non è stato un successo normale. Non sarò solo io a ricordarlo per tutta la vita. Lo faranno in tanti".


I giornali italiani e brasiliani lo trattano come un eroe. Lui commenta dicendo:


"Se devo essere sincero, ho intravisto solo qualcosa su Internet. Una navigatina rapida, perché il telefono non smette mai di suonare. Mi chiamano da tutto il mondo. E io ringrazio tutti. Anche se sono soprattutto due le telefonate che mi hanno riempito il cuore: quella del mio amico George Harrison. Sì, quello dei Beatles. E poi Paul Stewart, il figlio di Jackie. Per me è come un fratello, siamo legatissimi. Per anni ho corso per lui e ora non si è dimenticato di me, anche se sul gradino più alto del podio ci ho portato un'altra scuderia".


La sua vittoria non può essere considerata una vittoria di parte, e non a caso nessuno lo ha fatto, tanto è vero che persino i vertici della McLaren non hanno esitato a complimentarsi:


"Credo che le scene di domenica possano lasciare un segno non solo in me, ma in tutti gli appassionati di Formula 1. Avevo vinto, ma ad un certo punto sembrava il successo di tutti. Almeno così mi è sembrato. Pareva che tutta la gente capisse ciò che stavo provando. Magari provavano le stesse cose. La stessa felicità".


Le sue lacrime hanno colpito un po' tutti:


"Ho già rivisto parecchie volte quelle scene, come del resto mi sono goduto per due volte l'intera gara. Quello sul podio che piange sono io bambino, mi venivano in mente i sacrifici della mia famiglia per farmi diventare un pilota; mi sono ricordato del '96, quando ero a zero, in crisi nera, quanto ho dovuto faticare per ritrovare la fiducia in me stesso. Pensavo a Senna, a ciò che stavo vivendo. C'era di tutto nella mia testa. Allora ho aperto le mani e ho ringraziato Dio".


E le urla alla radio appena tagliato il traguardo?


"Ero come impazzito. Tutto è stato emozionante, grandioso. Se devo fermare un momento, dico la frase di Ross Brawn, che mi incita: vai, se tieni questo ritmo, puoi vincere. Io con le gomme da asciutto, in testa, mentre le McLaren erano già andate ai box. Esaltante. Quelle parole di Ross hanno dato un senso alla mia carriera".


Rubens adesso è quarto in classifica, ad appena dieci punti da Schumacher e otto da Hakkinen e Coulthard. Il titolo mondiale ha un pretendente in più?


"Piano. Io penso di avere un grande pregio, il mio spirito. Io voglio pensare piccolo, poi magari faccio grande. Cerco di vivere il presente, giuro che non ho nemmeno guardato la classifica. Adesso andiamo in Ungheria, dove posso far bene, dove la Ferrari può essere molto competitiva. Non mi tirerò indietro, questo è sicuro. Come ho sempre fatto, anche se qualcuno mi criticava".


Per la precisione, le tante critiche che prontamente facevano notare come Rubens fosse sempre dietro il suo caposquadra, e avesse sempre la scusa pronta per le prestazioni deludenti:


"Io non ho rivincite da consumare. Quel motivetto l'ho sentito anch'io, non mi interessa. Quello che conta è aver dimostrato che non ero un illuso, quando sostenevo che il mio momento sarebbe arrivato".


E per viverlo meglio già da martedì si reca a Fiorano, in pista, a provare la Ferrari per l'Ungheria. Rubinho non si ferma:


"Sarei matto se lo facessi proprio ora".


A spegnere ogni possibile ambizione del brasiliano è nientemeno che Luca Cordero di Montezemolo. La Ferrari, fa sapere il presidente, farà di tutto per favorire Schumacher:


"Fino a quando io sarò in Ferrari, i piloti non saranno mai in competizione tra loro ma lavoreranno sempre per l'esclusivo interesse della Scuderia. Faremo di tutto perché Schumacher vinca il titolo mondiale. I nostri uomini metteranno entrambi i piloti in condizione di vincere. A volte i piloti vengono giudicati per la simpatia personale e perché parlano in italiano, ma per noi sono importanti i valori tecnici. Noi vogliamo avere due piloti che siano i più forti possibile".


Per Barrichello ci sono solo gli onori del momento e le lodi:


"Un'impresa straordinaria fatta da tredici sorpassi che gli hanno dato l'opportunità di sfruttare la Safety car. Sotto la pioggia ha guidato in modo eccellente ed ha avuto coraggio a non rientrare per cambiare le gomme".


Montezemolo difende a spada tratta Schumacher dalle critiche dopo l'incidente:


"Trovo paradossale e profondamente ingiusto che qualcuno possa dare delle colpe a Schumacher. In Germania è uscito di scena alla prima curva, forse a causa di una partenza un po’ garibaldina, con una manovra a zig-zag, di Coulthard, che ha messo in difficoltà sia Michael che Fisichella. Certo che chi sta dietro, normalmente, dovrebbe stare più attento perché ha una migliore visibilità...".


Loda la squadra, il presidente, e poi lancia una stoccata alla McLaren:


"Quest'anno, per ben due volte, sono stati penalizzati per non aver rispettato il regolamento tecnico che è molto chiaro. Ma le dichiarazioni del responsabile della loro squadra le trovo azzardate. La lettera che la Ferrari ha inviato alla FIA non era affatto clandestina e, giustamente, la Fia l'ha fatta avere ai commissari sportivi che, a loro volta, l'hanno mostrata alla McLaren prima della riunione che doveva decidere sul caso. Abbiamo chiesto alla Federazione dei chiarimenti sull'applicazione dei regolamenti. Il nostro è stato un comportamento chiaro ed onesto".


Per Schumacher, l’incidente al via non ha fatto altro che alimentare le già accese polemiche sulle sue manovre in partenza. La stampa italiana non è morbida nel dare giudizi al tedesco, considerato oramai un teppista del volante, che zigzagando da una parte all’altra della pista finisce per tamponare i suoi avversari, senza rispetto per quelle regole non scritte ma in vigore tra piloti a cui Coulthard spesso aveva fatto riferimento nelle settimane precedenti.


I commissari di gara non penalizzano né lui né Fisichella, asserendo che l’incidente è da attribuire ad entrambi. Ma il pilota romano non ci sta, e protesta:


"I commissari di gara hanno dato la colpa al cinquanta percento; a me e a lui. Dunque è stato un incidente di gara in cui nessuno dei due andava punito. Però, se foste stati nella mia macchina, avreste potuto vedere bene come sono andate le cose. È stato come un camion che in autostrada esce di colpo sulla corsia di sorpasso e ti frena davanti all' improvviso".


Caso chiuso? Difficile crederlo. Fabio Briatore dichiara con fare polemico:


"Dire che Schumacher ha ragione è un atto di arroganza tipica. Michael si riguardi la partenza e poi la dinamica. Cosa doveva fare Fisichella? Quando Schumacher ha stretto a sinistra, Giancarlo aveva due alternative: andare sull'erba e sbattere contro il muretto, o proseguire per la sua traiettoria".


Insomma, le responsabilità sono reciproche e i due piloti devono dividersi le responsabilità, ma lo stesso Schumacher non ci pensa neanche, come si può evincere dalle sue dichiarazioni nel dopogara:


"Sono a dir poco arrabbiato. Fisichella mi è venuto addosso, poi si è scusato ma questo non mi aiuta un granché".


Al commento dell'intervistatore, secondo cui altri ritengono che il colpevole sia lui, Schumacher replica:


"Ci risiamo, l'accusa che il colpevole sia io sta facendo scuola".


In altre dichiarazioni, Schumacher, infine, dice:


"Sono quelli dietro che devono stare attenti alle macchine che hanno davanti. Fisichella mi è venuto addosso. Non vedo perché dovevo fermarmi io, era lui che doveva fermarsi".


Tra quelli che non sono d’accordo con il tedesco, c’è anche Niki Lauda, che commentando entusiasticamente la vittoria di Barrichello, afferma che la reazione di Schumacher a caldo è normale, ma che quando vedrà bene il filmato della corsa, vedrà che anche lui aveva delle responsabilità.


Al di là delle polemiche, Schumacher deve fare i conti soprattutto con una crisi di risultati pericolosa, che ha consentito ad Hakkinen e Coulthard di avvicinarsi e non poco in classifica. Dopo il successo in Canada, a metà Giugno, Michael riscattava il ritiro a Monte Carlo e consolidava una leadership incontrastata di ventidue punti su Coulthard e ventiquattro su Hakkinen. Poi sono arrivati altri tre ritiri, due dei quali per incidenti al via, e nel frattempo, i due alfieri della McLaren sono sempre saliti sul podio.


A Budapest, per il dodicesimo appuntamento del Mondiale 2000, Michael dovrà rispondere un po' a tutti, critici e avversari.

Davide Scotto di Vetta

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