#656 GP d'Austria 2000, è doppietta McLaren, Hakkinen precede Coulthard, Schumacher è out



Archiviato l’emozionante Gran Premio di Francia, vinto con forza da David Coulthard davanti a Mika Hakkinen e Rubens Barrichello, Ferrari e McLaren si ritrovano il 4 Luglio 2000 sul circuito del Mugello, per una sessione di test che in maniera un po’ insolita vede i due team in lotta per il titolo girare in contemporanea sul circuito toscano.


Ciò è stato reso possibile dalla richiesta fatta dalla McLaren alla Ferrari, attraverso la quale ha preso in affitto la pista per quattro giorni, giudicando il Mugello un circuito perfetto per prepararsi in vista del Gran Premio d’Austria, da disputarsi a Zeltweg.


Nella tarda serata del 3 Luglio arrivano i primi camion della scuderia di Woking, grazie ad un permesso speciale che ha consentito agli addetti del team di spostarsi dalla Francia nonostante il blocco del traffico per i mezzi pesanti.


Nella prima giornata di test per la Ferrari scende in pista Luca Badoer, che percorre settantasei giri fermando il cronometro sull’1'26"680. La McLaren lavora con Olivier Panis, il quale completa settantaquattro giri, il più veloce in 1'27"370. Il francese ha parole al miele per la pista:


Lo conoscevo già per averlo testato con la Prost, però farlo con una macchina competitiva come la McLaren è tutt'altra cosa. Più giri e più voglia hai di continuare, e non capisco davvero perché non si pensi a disputare un Gran Premio su questa pista".


Nella seconda giornata di prove, Panis effettua altri settantanove giri, il migliore in 1'25"966. Sono ottantuno quelli di Badoer, più lento di un secondo. I grandi assenti per il momento sono Michael Schumacher e David Coulthard, che però scendono in pista durante il terzo ed il quarto giorno di test, mentre Hakkinen e Barrichello si godono un periodo di vacanza.


Il dito medio alzato durante il Gran Premio di Francia da Coulthard all'indirizzo del tedesco appartiene già ai ricordi. Almeno formalmente, i due non sembrano più avere rancori: prima e durante le prove si incontrano e si salutano da lontano, con un semplice cenno della mano.


La giornata di test inizia intorno alle ore 8:30. Schumacher non comincia nel migliore dei modi, poiché va in testacoda alla curva Casanova, e poi si ferma sulla ghiaia della Savelli.


I tecnici Ferrari insistono molto sui carichi e sulle gomme, al contempo la McLaren preferisce simulare molte partenze, e pone molta attenzione sull'aerodinamicità delle vetture. Durante una pausa, Coulthard, alla sua prima esperienza al Mugello, non si sofferma sulle tensioni della gara a Magny-Cours, ma piuttosto preferisce spendere qualche parola per la pista:


"È un tracciato molto bello, soprattutto ben attrezzato ed è inserito in una regione fantastica. Tecnicamente è un mix, perché si trovano delle curve molto simili a quelle di molti circuiti dove si svolgono le gare del mondiale. Una sessione di prove molto interessante che ha dimostrato ancora una volta la grande adattabilità a tutte le piste delle nostre macchine".


Il circuito è rigorosamente blindato, anche se non mancano tentativi di invasione da parte del pubblico abbastanza numeroso, peraltro prontamente rintuzzati dalla sicurezza.


Durante l’ultimo giorno di test, un paio di modellini radiocomandati scorrazzano nel paddock guidati dagli addetti al catering ai box della McLaren. Due riproduzioni in perfetta scala di macchine di Formula 1, che il personale della casa anglo-tedesca fa correre sull'asfalto cercando di ammazzare la noia che nei momenti di pausa attanaglia tutti. L'ultimo a lasciare la pista è Michael Schumacher, il quale effettua centosedici giri, per un totale di 608 chilometri; il suo miglior tempo è di 1'25"499.


Per il ferrarista non ci sono sconti sul lavoro, nonostante debba prendere l'elicottero che lo porterà al matrimonio di Luca Cordero di Montezemolo. Fino all'ora stabilita, Michael è in pista lavorando su gomme, aerodinamica e motore. Quando un addetto di una lavanderia gli porta ai box la camicia stirata e impacchettata, pronta da indossare, il tedesco sorride, sicuro di aver risolto i problemi di Magny-Cours, soprattutto per quanto concerne l’affidabilità:


"Abbiamo avuto modo di provare alcune soluzioni, e il fatto di avere accanto per la prima volta su questo circuito la McLaren credo che sia tornato utile a tutti e due. Del resto, il Mugello si presta molto bene per le sue caratteristiche a preparare la prossima gara di Zeltweg".


Sul dito medio di Coulthard in Francia, dice:


"Se avesse visto i filmati probabilmente David non mi avrebbe fatto quel gesto. Il fatto che non ci siamo incontrati qui è normale; ognuno fa il proprio lavoro".


Poi è il momento di lasciare per un attimo da parte il lavoro.


Le nozze di Luca Coredero di Montezemolo e Ludovica Andreoni sono super blindate, con testimoni di gran nome come l’avvocato Agnelli. La chiesa è quella di San Bartolomeo a Pianoro, sulle colline bolognesi. Gli invitati sono in tutto un centinaio, tra questi, è di Agnelli il regalo più speciale, fatto recapitare due giorni prima del matrimonio in villa: una Ferrari 360 Modena grigio argento, personalmente commissionata dall'Avvocato a Pininfarina, un modello unico. Direttamente dal Mugello arriva da Schumacher, che pare abbia fatto come regalo di nozze un concerto dal vivo di Carlos Santana.


L'intrattenimento musicale, dopo la cena al buffet, in realtà è affidato ad un altro buon amico di Montezemolo: Lucio Dalla. Per il presidente, in programma un viaggio di nozze lampo in Africa, dopodiché, si torna al lavoro.


Lavoro che attende Schumacher già nella giornata successiva, quando il ferrarista si sposta a Fiorano per proseguire i test. Ma l’agenda del tedesco è di quelle fitte, tant’è che nella serata di sabato 8 Luglio partecipa ad una partita di beneficienza allo Stadio Flaminio, tra la nazionale Piloti di Formula 1 e la Germania campione del Mondo nel 1990. Insieme a lui, presenti tra i piloti Trulli, Patrese e Wurz. Di fronte a tremila spettatori, molti dei quali con bandiere del Cavallino Rampante, Schumacher appare in gran forma segnando due gol, in quella che però risulta essere una pesante sconfitta di 8-4.


Schumacher ha assoluto bisogno di mostrarsi in forma anche in quel che sa fare meglio, ovvero guidare le vetture più veloci del mondo. Alla vigilia del Gran Premio d’Austria, decima prova del Mondiale in programma il 16 Luglio 2000, la Ferrari deve rintuzzare i tentativi di rimonta della McLaren, che dopo le difficoltà di inizio stagione ha dimostrato di essere veloce, ma soprattutto affidabile. Ma Schumacher è fiducioso:


"Dodici punti di vantaggio in classifica per me non sono troppi, e fortunatamente i meccanici hanno individuato il guaio che mi ha fatto fermare a Magny-Cours. Ma credo non interessi ai giornali...".


Un cuscinetto di biella di bronzo prodotto dall’americana Glyco-Vanderwell che ha ceduto. Questo il motivo del suo ritiro in Francia, costatogli il podio. Oltre ad aver lavorato sull’affidabilità, sono tante le novità ai box della Ferrari, la più vistosa al muretto: Jean Todt, Ross Brawn e gli altri tecnici avranno, a partire dal Gran Premio austriaco, ben ventisei monitor per controllare il comportamento delle F1-2000.


Un concentrato di elettronica realizzato dalla Ciceri Racing di Pessano.


A differenza dei precedenti monitor, i nuovi sono collegati sia alla televisione che alla telemetria. Unico difetto: la mancanza dello spazio per poggiare qualsiasi altra cosa. Una novità nata dalla volontà di ridurre al minimo gli errori, come sostenuto da Jean Todt.


La seconda novità è parcheggiata nel box di Michael Schumacher. Trattasi del telaio 204, l'ultimo costruito, per la prima volta senza ridurre il peso della fibra di carbonio.


La terza è invece rappresentata dall'elettronica del motore, per avere un'erogazione più graduale della potenza e, ancora, qualche giro in più per le qualifiche. Nulla da fare, invece, per contrastare la rarefazione dell'aria provocata dall'altitudine del circuito austriaco, dove la potenza cala dell'otto per cento, tra i sessanta e i sessantacinque cavalli per la Ferrari. Ma la perdita di potenza è identica per tutti i motori, dunque, tutto è pronto per la sfida con la McLaren.


"Dobbiamo eliminare tutti i piccoli errori. Oggi vedo un leggero vantaggio della McLaren, lo aveva già a inizio stagione ma non lo ha sfruttato. Adesso lo mostra perché la Ferrari non ha ottenuto il massimo dal materiale a disposizione. Il risultato non dipende mai soltanto dal pilota, ma dal lavoro di tutta la squadra".


Spiega Schumacher mantenendosi sulla falsa riga di Jean Todt, mentre Rubens Barrichello è felice come chi torna dalle vacanze:


"Le ho trascorse in Brasile, a Campo do Jordao, a 1700 metri. Lì vanno molte squadre di calcio per l’ossigenazione. E quando sono tornato ad allenarmi a San Paolo, mi sono sentito in grande forma. Ho tenuto staccato il telefono, ma ho chiamato regolarmente i miei tecnici per aggiornarmi sul lavoro nei test: era come se fossi stato in pista anch'io".


Al momento, l'avversario numero uno di Schumacher è Coulthard:


"David ha ridotto i suoi punti deboli, prima era veloce ma non faceva risultati. Hakkinen? Non so perché ma ultimamente non riesce ad esprimersi al meglio".


Ma il ferrarista guarda più avanti dell'obiettivo stagionale, e parlando del proprio futuro prolunga la propria carriera:


"Vorrei correre sino a quaranta anni, a meno che prima non arrivi un giovane decisamente più veloce di me, senza che io riesca a capirne il motivo. Inoltre, anche quando smetterò, continuerò a lavorare per la Ferrari".


Venerdì 14 Luglio 2000, il Gran Premio di Austria ha inizio con le due sessioni di prove libere, durante le quali la McLaren mostra subito i muscoli, a differenza di una Ferrari apparsa in difficoltà. C’è David Coulthard in testa alla graduatoria dei tempi a fine giornata, con il tempo di 1'12"464. La brutta giornata per il Cavallino si può riassumere nel quarto posto di Schumacher e nel settimo di Barrichello, quest’ultimo, in prima posizione nella sessione mattutina prima di cedere il passo ai rivali nel pomeriggio.


Il circuito austriaco si conferma ostico per le F1-2000, tanto che Schumacher deve faticare per tenere dietro di sé la BAR-Honda di Ricardo Zonta, ma allo stesso tempo non può nulla contro l’exploit di Mika Salo e la sua Sauber, terzo dietro le due Frecce d’Argento.


Hakkinen è secondo a due decimi da Coulthard, ma ha dalla sua il fatto di non aver potuto girare nella prima ora di libere e buona parte della seconda, a causa di un problema di pressione alla benzina. Dall’altro lato del box, lo scozzese spaventa per la sua costanza nel far registrare giri veloci uno dopo l’altro. Un passo gara che gli fa meritare il primo posto e fa crescere le sue ambizioni di scalzare in campionato Schumacher, magari cominciando a limargli punti in Austria, suo centesimo Gran Premio in Formula 1.

Schumacher, dal canto suo, vuol sfatare la tradizione negativa che non lo ha mai visto vincere in Austria, ma ammette che la pista non lo entusiasma. Piuttosto, deve fare i conti con una concorrenza che, di gara in gara, si fa sempre più forte.


L’ultimo ad aver portato la Ferrari alla vittoria in Austria è stato Eddie Irvine, nella stagione ’99. Il nord-irlandese, proprio con quel successo si candidò a tutti gli effetti come sostituto dell’infortunato Schumacher nella lotta al Mondiale. Nel 2000, da pilota della Jaguar, la situazione di Eddie è piuttosto diversa.


Non bastassero gli scarsi risultati raccolti fino a questo punto della stagione, alla fine del venerdì di libere, il vice-campione del mondo è costretto a lasciare l’Austria per dolori lancinanti agli addominali.


A Londra, i medici dell’ospedale dove viene ricoverato dichiarano che non c’è da preoccuparsi sulle condizioni del pilota. In ogni caso, a Zeltweg, Irvine viene sostituito a partire dalle prove libere del sabato mattina da Luciano Burti.



Un week-end preannunciatosi già difficile dalle prove libere, diventa ancora più tribolato per Michael Schumacher durante il briefing tra piloti, quando David Coulthard, supportato anche da altri piloti, si scaglia contro il pilota tedesco ed il suo stile di guida, nello specifico le sue partenze ai limiti del regolamento.


Schumacher non fa in tempo a sedersi che Coulthard gli spara in faccia un secco:


"Guidi come John Rambo, anche al momento della partenze, e fai rischiare la vita".


Passa un minuto ed ecco che arriva il secondo affondo. Stavolta per bocca di Jacques Villeneuve:


"Schumacher corre senza cervello su un pianeta tutto suo: è sleale e non cambierà mai".


Rambismo, slealtà, poco intelligenza: Schumacher comincia a perdere la pazienza. Ma non è ancora finita. Tocca a Eddie Irvine, che avrebbe lasciato l’Austria successivamente:


"Non possiamo tollerare tutto quello che fa Michael".


Tutti contro Schumacher, meno Frentzen che lo difende. Insomma, un calvario eccessivo, tanto che, davanti alla sollevazione dei piloti, tocca al commissario FIA, Charlie Whiting, far tornare il buonumore a Schumacher:


"Non c'è stata da parte del pilota della Ferrari alcuna infrazione al regolamento".


Schumacher si rianima e, confortato dall'assoluzione della Fia, replica secco:


"Chi vuole stare davanti deve utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione: chi dice che gioco con la vita degli altri dice stupidaggini. Io ho avuto magnifici duelli con Hakkinen e nessuno si è mai lamentato. Coulthard mi ricorda Damon Hill, al quale non andava mai bene niente".


Sabato 15 Luglio 2000 la sessione di qualifiche sull’A1 Ring sembra una replica di quello visto nelle due stagioni precedenti: McLaren in prima fila con Mika Hakkinen davanti a David Coulthard; Ferrari ad inseguire con fatica le due Frecce d’argento. Eppure, non si tratta del 1998 o del 1999, bensì del 2000, stagione cominciata all’insegna del dominio di Schumacher (solo quarto), che però in Austria non è mai in grado di impensierire le due McLaren. A testimonianza delle difficoltà di Schumacher, il fatto che anche Barrichello riesca a far meglio di lui, piazzandosi terzo. Il brasiliano effettua un gran giro, più lento di quattro decimi rispetto a quello di Hakkinen, ma appena un decimo rispetto al tempo di Coulthard.


In terza fila, le sorprese di giornata: Jarno Trulli e Ricardo Zonta, che per la seconda volta in stagione batte il compagno di squadra Jacques Villeneuve, il quale si piazza subito dietro, in settima posizione. Assoluta delusione, invece, la Wiliams: Jenson Button e Ralf Schumacher si qualificano addirittura in diciottesima e diciannovesima posizione, davanti soltanto alle Minardi e alla Jaguar di Burti.


L'incubo è finito.


Lo ripete più volte, Hakkinen. Di nuovo signore del sabato, di nuovo padrone delle qualifiche, di nuovo in pole dopo più di tre mesi. Imola, l'ultima volta.


Era il 9 Aprile 2000, una data lontanissima per chi è abituato a partire sempre davanti e sulla velocità ha costruito due titoli mondiali. Talmente remota, da distruggere psicologicamente, da portare ad una crisi di nervi:


"Mi chiedevo: cosa c'è che non va in me? Cosa mi sta succedendo? Perché Coulthard mi batte, lui che al sabato finiva sempre dietro? Mi ponevo delle domande e non riuscivo a darmi delle risposte. Allucinante. Traumatico".


Spiega Mika, che fino a Magny-Cours ha dovuto sorbirsi le critiche di chi lo considerava finito, senza più cattiveria, senza più motivazioni, senza più voglia di vincere. Poi arriva Zeltweg, che potrebbe essere la svolta. Mika torna a distruggere gli avversari, quattro decimi a Coulthard e Barrichello, sei a Schumacher. Il finlandese ora attacca:


"Tutti capiscono di avere sbagliato. Perché adesso sono di nuovo io, quello vero. E quando sono al cento per cento, nessuno può andare più veloce di me".


Anche perché la sua macchina è tornata ad essere rapida e perfetta. Una metamorfosi che si unisce a quella del suo fisico. Aveva bisogno di vacanze, lo stressato Hakkinen:


"I continui test, i giri promozionali mi avevano spremuto. Dovevo staccare la spina, chiudermi nella mia casa di Monte Carlo, nuotare, giocare a golf. Ero talmente stanco che non ho nemmeno pensato ad un viaggio. L'idea di accendere il motore di una macchina mi metteva i brividi. Il riposo mi ha fatto bene, perché ora mi sento forte, rinato, in gran forma".


Un Hakkinen nuovo. Nella testa e nel corpo. Ma non c'è solo quello:


"È mutata anche la mia McLaren, gli ingegneri l'hanno di nuovo adattata a me. Questa è la macchina che voglio. Il mio è uno stile di guida particolare, molto brusco. Io pesto il piede sull'acceleratore ed ammetto di essermi trovato in difficoltà dopo che la Fia ha deciso di limitare l'elettronica. Ho provato a cambiare modo di guidare, ma è un rischio. Puoi risultare più veloce, io ero più lento. Allora, dopo l'ultimo Gran Premio a Magny-Cours, ho detto ai miei tecnici: perché non proviamo a mutare la macchina e l'adattiamo di nuovo alle mie caratteristiche? Ho avuto ragione e questo è il risultato. Sono tornato velocissimo e il bilanciamento della vettura è fantastico. Non potete capire come mi sento dopo aver ritrovato la pole. Mi eccita aver interrotto il digiuno, ma soprattutto aver risolto tutti i miei problemi, aver dato una risposta ai tanti punti interrogativi degli ultimi mesi, gare noiose in cui non commettevo nemmeno un errore e finivo dietro, perché la macchina non andava. Ora posso di nuovo attaccare al massimo, e lo farò, perché questa è una delle mie ultime occasioni, visto il distacco che ho da Schumacher".


È tornata la velocità. Ed è tornato anche lo spirito guerriero. Quella capacità di reagire, quando si ha il coltello puntato alla gola. Lo ammette anche Erja, la moglie, la donna che cambierà la sua vita, visto che ormai è ufficiale l'attesa di un figlio:


"Mika ha bisogno della pressione, del fucile dietro la schiena. Solo così può rendere al massimo, finora non ce n'era abbastanza".


L’ansia è arrivata, perché la crisi stava facendo scivolare via il titolo, e Hakkinen è pronto a rispondere. Nemmeno Coulthard può stare tranquillo.



Nell’edizione precedente del Gran Premio, alla seconda curva furono scintille tra i due (con lo scozzese che andò a speronare Hakkinen) e risate da parte dei rivali. Ad ogni modo, Mika non teme che ciò si possa verificare ancora, una sicurezza confermata dallo stesso Coulthard:


"Una collisione fra compagni di squadra è una cosa irripetibile. Semmai dovremo stare tutti attenti alla partenza di Schumacher, visto come si comporta. E questa volta non voglio farmi fregare".


Le Ferrari arrancano in seconda fila, e con tanti interrogativi da porsi, su tutti, la performance di Schumacher, qualificatosi dietro Barrichello. Dal box Ferrari si affrettano a dire che il tedesco non ha mai gradito il circuito, poiché non si adatta al suo stile di guida. Lo dimostrano alcune uscite di pista ed un testacoda del ferrarista


I tentativi di porre rimedio a tali difficoltà sono stati molti, tuttavia Schumacher non è mai riuscito a trovare il giusto bilanciamento della sua F1-2000. Michael si intestardisce anche in alcuni esperimenti, cambiando a più riprese tipo di gomme e di alettone, fino a confondersi in un gran caos di dati.


Barrichello, invece, si mantiene costante fin dal venerdì, trovando subito il giusto equilibrio sulla vettura. Equilibrio non utilizzabile per Schumacher, dato che questi ha uno stile di guida troppo diverso dal compagno di squadra. Malgrado le difficoltà, resta l'ottimismo di Schumacher:


"Partire dalla pole non è sempre un vantaggio, e questa sarà una gara durissima dove possono accadere tante cose".


Nel warm-up mattutino di domenica 16 Luglio 2000, nel box Ferrari filtra un raggio d’ottimismo regalato da Barrichello. Il brasiliano è il più veloce di tutti e regala alla sua squadra un minimo di fiducia per la gara. Segnali incoraggianti ma non sufficienti per pensare seriamente di minacciare lo strapotere della McLaren palesato durante tutto il week-end, anche perché intanto le difficoltà di Schumacher continuano.


Le due Frecce d’argento si attestano in seconda e terza posizione (con Hakkinen vittima di un innocuo testacoda). Schumacher, quinto dietro la sorpresa Jos Verstappen, la prende con filosofia:


"Questo non è certo un circuito favorevole per me, ma daremo il massimo per cercare di rimontare. Sarà importante partire bene e poi vedremo cosa succede. In Francia eravamo davanti noi e ha vinto la McLaren, magari qui succede il contrario".


Alle ore 14:00, la gara ha inizio.


Sullo schieramento di partenza manca Luciano Burti, che a causa di un problema dell’ultimo minuto sulla sua Jaguar, è costretto a prendere il via dalla pit-lane.


Allo spegnimento dei semafori, le due McLaren hanno un ottimo scatto, e alla prima curva Hakkinen chiude senza troppi problemi su Coulthard. Le Ferrari, invece, partono a rilento, venendo subito incalzate da Trulli e Zonta. Si arriva alla prima curva, Barrichello non affonda la staccata per non entrare in lotta con Schumacher, che gli è di fianco, e accontentarsi del quarto posto dietro il suo caposquadra.


Diversamente, Trulli e Zonta ritardano sin troppo la frenata alla prima curva: il pilota della Jordan finisce, senza eccessiva violenza, nel retrotreno della Ferrari di Barrichello, che di conseguenza finisce largo sulla ghiaia. Il brasiliano della BAR, invece, centra in pieno l’altra Ferrari di Schumacher, che va in testacoda.


Trulli non riesce ad evitarlo, e c’è l’impatto frontale.


A centro gruppo, il contatto tra Fisichella e Diniz danneggia in maniera irreparabile la Benetton del pilota romano, che per altro rimane bloccato nell’ingorgo creato dalla Ferrari incidentata di Schumacher. Stessa sorte tocca a Ralf Schumacher, il quale deve inserire la retromarcia per sbloccarsi e riprendere la gara, che nel frattempo è stata immediatamente neutralizzata con l’ingresso della Safety Car.


Michael Schumacher tenta la manovra disperata di spostare la sua monoposto con la parte anteriore danneggiata a centro pista, nella speranza di causare una bandiera rossa e quindi poter prendere parte alla gara con il muletto. I commissari, però, rimuovono con efficienza le vetture del ferrarista, di Trulli e di Fisichella, tutti e tre ritirati.



Il romano è infuriato per l’incidente causato da Diniz, come dichiara senza mezzi termini una volta tornato ai box:


"E' un pazzo, dove voleva andare a 300 km/h? Potevo farmi davvero male".


Anche Michael Schumacher è di poche parole:


"Mi dispiace per la squadra, è tutta colpa di Zonta che è arrivato troppo veloce, e che per inesperienza non ha saputo calcolare bene la staccata e mi è finito addosso. Ma Zonta ha fatto tutto involontariamente. Ora spero solo di rifarmi presto, a Hockenheim".


Alla fine del primo giro, in regime di Safety Car, la gara vede le due McLaren in testa, seguiti incredibilmente da Salo, De La Rosa, Verstappen e Johnny Herbert, colui che ha guadagnato più di tutti da questa partenza caotica, essendo partito sedicesimo. Il giro successivo, Verstappen deve sostituire l’alettone anteriore danneggiato, ragion per cui al sesto posto sale Jenson Button, anche lui scattato addirittura dal diciottesimo posto.


Rubens Barrichello è solo settimo, con il fondo della sua Ferrari danneggiato.


Il brasiliano si fa subito spazio tra piloti molti più lenti di lui: Button viene superato con facilità, e poco dopo tocca a Johnny Herbert.


Senza le Ferrari ad insidiarle, le due Frecce d’Argento scappano via indisturbate e sebbene ci sia ancora tutta una gara da disputare, sembra che nulla possa impedire la cavalcata solitaria di Hakkinen e Coulthard, che nella prima fase della corsa viaggiano in coppia, divisi da un secondo.


Il quarto ritirato di giornata è Heinz-Harald Frentzen, che dopo aver superato Button ed essersi portato al settimo posto deve fare i conti con l’ennesimo problema meccanico della stagione: il retrotreno della Jordan inizia a perdere olio, il quale finisce sulle ruote posteriori e causano il testacoda alla penultima curva del pilota tedesco, che termina la sua corsa nella ghiaia.



Alle spalle delle due McLaren si esalta Pedro De La Rosa, che supera Mika Salo portandosi in terza posizione, e considerata la situazione anomala che vede Schumacher fuori dai giochi e Barrichello con la vettura danneggiata, in casa Arrows pensano seriamente al podio. Salo, invece, deve guardarsi proprio da Barrichello, che conquista il quarto posto del finlandese alla staccata della curva Remus.


Se Salo non può nulla, Johnny Herbert mantiene senza troppi patemi il sesto posto su Button e addirittura Marc Gené su Minardi. La bagarre più accesa è a centro gruppo, e vede coinvolti Alex Wurz e Jean Alesi: il francese della Prost, dopo svariati tentativi, riesce ad avere la meglio sull’unica Benetton rimasta in gara.


Con vettura non al meglio, Barrichello non è in grado di ridurre il gap di sei secondi che lo divide dalla Arrows di De La Rosa, che comunque, dal canto suo, si mantiene su un ottimo passo gara.



Al diciassettesimo giro la direzione gara commina uno Stop&Go a Zonta e Diniz, protagonisti in negativo del caos alla prima curva. Cambia poco per i due piloti, che dopo la partenza disastrosa erano già scivolati nelle retrovie.


Intanto Hakkinen decide che è il momento di mettersi al sicuro da qualsiasi possibile attacco di Coulthard, soprattutto durante i pit-stop, così comincia a guadagnare costantemente sullo scozzese fino ad avere quindici secondi di vantaggio al trentesimo giro.


È il trentatreesimo giro quando i sogni di gloria della Arrows si spengono: a causa di noie al cambio, De La Rosa rientra mestamente all’interno del box, decretando così l’ottavo ritiro in dieci gare. Ciò facilita enormemente il compito di Barrichello, che sale al terzo posto, ma è troppo lontano dalle McLaren per sperare di poter far meglio. Hakkinen si gode la leadership solitaria in mezzo ai doppiati, Coulthard lo segue a distanza.


Alla fine del trentasettesimo giro Hakkinen effettua la sua sosta, imitato quattro tornate dopo da Coulthard, troppo distante per pensare ad un overcut. Per lo scozzese si profila l’ennesimo secondo posto al Gran Premio d’Austria, dopo quelli ottenuti nelle tre edizioni precedenti.


Quando mancano trenta giri alla fine di una gara già ben incanalata, Alain Prost deve, purtroppo per lui, assistere all'incidente tra i suoi due piloti alla prima curva. Una situazione oramai tragicomica all’interno del team francese, se si pensa che già a Magny-Cours Heidfeld e Alesi erano già arrivati al contatto. In quel caso, si trattò di un errore di valutazione in frenata del giovane tedesco, questa volta Alesi prova ad infilarsi alla prima curva, ma Heidfeld chiude la porta, come se non si aspettasse la manovra, in effetti un po' garibaldina, del compagno di squadra. Le due vetture finiscono nella ghiaia.



A meno di venti giri dal termine, tutti i piloti hanno effettuato almeno una sosta. Le prime posizioni sono coperte da Hakkinen, Coulthard, Barrichello, Villeneuve, Button e Salo.


Il canadese Campione del Mondo 1997 era quindicesimo alla fine del primo giro, ma grazie ad un ottimo passo gara e un primo stint allungato il più possibile, guadagna numerose posizioni fino a ritrovarsi in zona punti. Salo, quarto dopo il ritiro di De La Rosa, ha un pit-stop problematico che favorisce Villeneuve e Button.


Il finlandese non si perde d’animo e raggiunge la Williams del britannico insieme a Herbert, deciso anche lui a guadagnare il primo punto della stagione. Inoltre, Button corre con l’ala anteriore danneggiata dopo un’escursione sulla ghiaia all’ultima curva. Al box Williams si preparano con un alettone nuovo, ma Jenson prosegue per cercare di conservare il quinto posto.


Artefice involontario dell’incidente alla partenza, Ricardo Zonta si ritira al cinquantottesimo giro per problemi al motore Honda. La ciliegina sulla torta in una giornata da dimenticare per il brasiliano arriva quando la gru che doveva rimuovere la vettura, lo colpisce alla testa mentre lui stava risistemando il volante. Prima di allontanarsi, Zonta dispensa un bel dito medio a chi guidava la gru.


La gara non offre altri spunti interessanti, Button mantiene la quinta posizione su Salo, Villeneuve conquista un alto gran quarto posto, Barrichello limita i danni per la Ferrari come a Magny-Cours ed è terzo, ma soprattutto, Mika Hakkinen torna alla vittoria dopo due mesi e mezzo di astinenza (l’ultima vittoria a Barcellona, il 7 maggio).


Lo fa davanti a Coulthard, che seppur sconfitto dal compagno di squadra, sorride perché guadagna altri sei punti in classifica su Michael Schumacher. Il tedesco rimane fermo a quota 56, Coulthard sale a 50, Hakkinen a 48.


Nei costruttori, la McLaren scavalca la Ferrari salendo a 98 punti, sei in più della Ferrari.



Il sorpasso, però, così come il successo di Hakkinen, rimane in sospeso nel momento in cui i commissari di gara sequestrano la centralina elettronica della Mp4/15 del finlandese, avendo trovato un sigillo manomesso. La confisca avviene tre ore dopo la fine della gara, tuttavia, non potendo controllare in Austria il software per accertare eventuali irregolarità, i giudici portano tutto a Londra, dove avranno luogo gli esami necessari prima di prendere una decisione.


Le sanzioni potrebbero andare dalla forte multa fino alla squalifica del pilota.


Una doccia fredda che accende qualche speranza in casa Ferrari, ma non turba l'atmosfera in casa McLaren. La scuderia non commenta, ma si definisce assolutamente tranquilla, senza paura di aver inondato di champagne i box inutilmente. Né tantomeno perde il sorriso lo scatenato Hakkinen, euforico per il successo, irrefrenabile nella sua gioia, al punto da lanciare precise minacce a Schumacher:


"Il Mondiale è tornato verso di me. È di nuovo nelle mie mani. Lo so, Michael è ancora in testa, ha otto punti di vantaggio, ma questa vittoria può segnare una svolta. Ora è lui a non finire le gare, ad essere in crisi. Sul piano psicologico sta sicuramente peggio. Mentre io ho risolto definitivamente i miei problemi e la mia macchina è tornata un missile. Non mi sorprende la facilità con cui ho vinto. Ho ritrovato la mia velocità. E non la perderò più".


Un Hakkinen eccitato, di nuovo sicuro di sé, al punto da sentirsi padrone nonostante la classifica per ora continui a dargli torto. Ha stravinto, festeggiando nel migliore dei modi il suo record di fedeltà: centootto gare con la McLaren, una in più di Alain Prost, il pilota più longevo nella storia del team inglese.


Una domenica magnifica, tanto che Mika fatica a trattenere l'euforia:


"È pericoloso lasciarsi andare, ma questo è un successo troppo importante. Un pilota dovrebbe sempre avere i piedi per terra, la testa fredda, ma dopo tutto quello che mi è capitato in questa stagione, non ce la faccio a controllarmi. Qui a Zeltweg finalmente è cominciata la mia stagione. Io so di avere in mano una grande macchina e di essere il pilota più veloce del campionato, ma la tua superiorità non serve a nulla se non indovini l'assetto. Guardate Schumacher, qui lo ha sbagliato e ha arrancato per tutto il week-end, com'era capitato a me nelle ultime due gare. Il set up è fondamentale, i tecnici ora hanno capito cosa voglio, mi hanno restituito la mia macchina, quella che si adatta al mio stile di guida. Il mio obiettivo è arrivare alla pari di Schumacher prima delle ultime due gare. Poi si deciderà tutto. E io ho già dimostrato di sopportare bene la pressione. Meglio di chiunque altro".


Per festeggiare, si ritorna in vacanza, magari per riproporre quel riposo che prima dell'Austria gli ha fatto così bene:


"Ma non dite che è stato quello il mio segreto. Il vero aiuto è stato la macchina cambiata. Piccole modifiche. Possono sembrare insignificanti. Sono state decisive".


E di certo non si riferisce alla centralina elettronica, finita sotto inchiesta in serata. Anche perché garantisce che ad Hockenheim lo strapotere sarà lo stesso:


"Se poi Schumacher vuole di nuovo farmi un favore in partenza...".


Un favore che sarebbe gradito anche a Coulthard, in Austria a passeggio nel suo centesimo Gran Premio, per quelli che lui definisce sei punti comodi. Uno scozzese che si avvicina e che su Schumacher non si contiene:


"Non so cosa sia successo alla prima curva, ma di sicuro Michael è da condannare".


A dimostrazione che la pace fra i due è sempre più lontana.


Quattro doppiette nelle ultime sette gare e livello di affidabilità altissimo, lo dimostra il fatto che entrambe le macchine giungano al traguardo da otto Gran Premi. La McLaren ha rincorso a lungo, dopo le catastrofi di Australia e Brasile ha vissuto giorni terribili, ma adesso si godono i frutti della rimonta, con Hakkinen e Coulthard che senza ordini di scuderia si dividono le vittorie, mentre Maranello si attorciglia in una crisi di risultati.


Il simbolo migliore di questa metamorfosi è Norbert Haug, del quale si vociferava un licenziamento nel momento più buio (con Niki Lauda pronto a subentrare), ma che non ha mai smesso di crederci, anche quando minacciare la Ferrari poteva sembrare uno sterile e disperato gesto di autodifesa:


"La prova di Hakkinen in Austria è stata eccellente, ma non mi stupisco visto che da un po' di tempo la nostra macchina è diventata un orologio svizzero. Per anni abbiamo dovuto combattere con l'affidabilità, ma adesso è diventato il nostro punto di forza. E questo, unito alla potenza del motore e alla competitività della macchina, costituisce un cocktail micidiale".


Al resto poi pensano i due piloti, mai stati così in forma come in questo momento.


Coulthard è nell'anno migliore della sua carriera. In altri tempi, in Austria avrebbe fatto il diavolo a quattro pur di raggiungere il suo compagno di squadra, ma in questa stagione è diventato calcolatore e si accontenta di un secondo posto che lo avvicina alla testa del campionato.


È più lucido, si tiene lontano dai colpi di testa, e anche la sua ormai inarrestabile rivalità con il ferrarista apre squarci importanti solo nel dopo gara, mai in pista.


Una maturazione che lo aveva fatto diventare il nemico principale, fino a quando non è spuntato il vero Hakkinen, incontenibile al sabato e perfetto la domenica. Per lo scozzese, è come se si partisse da zero:


"È quasi come se dalla Germania fossimo alla prima gara dell'anno. Tutto è andato bene e questi punti sono stati conquistati con facilità. Hakkinen era molto motivato e non era facile prenderlo. Del resto, all'inizio sapevo di avere molto più carburante di lui e quindi era normale che la sua macchina fosse più veloce. Alla fine, potevo attaccarlo, ma ho pensato al traguardo più importante, quello del Mondiale. E mi sono accontentato del secondo posto. Ma io sono messo bene, dal Brasile sono sempre arrivato in fondo. La rincorsa è finita, la Ferrari aveva avuto un vantaggio grazie ai nostri problemi".


Alla fine delle qualifiche, Coulthard aveva avuto uno slancio profetico, quando aveva avvertito Barrichello:


"Se hai intenzione di cedere la posizione di partenza a Schumacher stai attento. Le cose potrebbero non andare esattamente come vorresti".


Nei giorni precedenti il Gran Premio d'Austria non si era parlato d'altro che di partenze.


E, tra profezie, premonizioni e velate minacce, sembrava che di tutta la gara contassero solo quei frenetici secondi che passano dal semaforo alla prima, insidiosa, curva. La realtà, però, ha superato le fantasie più maliziose. I due piloti della McLaren di quello scatto disastroso ricorderanno soltanto qualche immagine fuggevole inquadrata negli specchietti retrovisori: il fumo, la ghiaia, le bandiere, le macchine di traverso sulla pista significavano che la corsa era a loro disposizione. Per le Ferrari, invece, si consumava il disastro.


Un disastro si è consumato anche per la Prost, con l’incidente tra compagni di squadra a metà gara. In merito a ciò, Alesi e Villeneuve bocciano il giovane Nick Heidfeld. L’ex ferrarista tuona:


"Nick sapeva bene che ero più veloce di lui, e non riesco a capire come non abbia potuto vedermi o se l'ha fatto perché non si sia fatto da parte. Ho già due figli e non mi sento di occuparmi anche di un terzo".


Il tedesco si è giustificato sostenendo, appunto, di non aver visto il rivale, ma tali giustificazioni non hanno convinto nemmeno Jacques Villeneuve, il quale attacca Heidfeld per le manovre di quest’ultimo quando lottavano nelle retrovie:


"Nick è tornato a guidare come era solito fare in F.3000, cioè buttando sull'erba chiunque gli capitasse a tiro. Credo che un comportamento del genere, quando si lotta per la quattordicesima posizione, non sia accettabile".


E Prost cosa ne pensa?


"Alesi non doveva essere così aggressivo con il suo compagno, perché tanto si sarebbe dovuto fermare poco dopo".


Il tutto mentre per il Gran Premio successivo sembra che verrà ufficializzato il divorzio tra la scuderia del Professore e la Peugeot; è stato lo stesso Alain a farlo supporre quando sabato sera aveva detto:


"A Hockenheim ci sarà un annuncio".


Due giorni dopo la gara in Austria, proprio la Prost, insieme a Ferrari e Minardi, va al Mugello per una serie di test; la Arrows preferisce recarsi a Vairano (Pavia), mentre le altre scuderie, McLaren in testa, si ritrovano a Silverstone. Proprio le Frecce d' argento, con Panis e Coulthard, sono le protagoniste della prima giornata di test.


Il collaudatore francese segna il tempo più veloce, mentre Coulthard, in mattinata, rimane fermo in pista per problemi elettrici. Un po' di paura per Luciano Burti, uscito di pista nel pomeriggio alla curva Stowe. Il brasiliano perde il controllo della vettura al momento della frenata, andando in testacoda, sbattendo violentemente contro le gomme e danneggiando la parte sinistra della vettura. Pilota illeso, ma macchina fuori uso.


Riguardo al sigillo della discordia sulla centralina della vettura di Hakkinen, Jo Bauer, delegato tecnico della FIA, spiega:


"Nella mia lunga carriera non mi era mai successa una cosa del genere. Poi la parola toccherà ai commissari sportivi".


Nessuna replica ufficiale da parte della squadra, ma fonti Mercedes fanno sapere che non c’è nessuna irregolarità. Inutile preoccuparsi. Un portavoce della scuderia afferma:


"Le informazioni sono già state scaricate dai computer ed è stato confermato che i codici d'accesso non sono stati trovati alterati".


Un dato, quest'ultimo, che ha spinto lo stesso esponente della McLaren a dirsi ottimista sull'esito della vicenda:


"Noi abbiamo fiducia che la questione si risolverà velocemente e che la vittoria di Hakkinen verrà confermata".


In realtà un'infrazione è già stata accertata, e quindi la scuderia una punizione la riceverà di sicuro. Anche perché i sigilli delle centraline non possono saltar via per un colpo di vento: si tratta di una particolare carta adesiva con il marchio FIA e un numero che corrisponde alla centralina, a sua volta ricoperta con un nastro adesivo. Le scuderie hanno a disposizione venticinque sigilli per ogni fine settimana di gara: servono a garantire l'inviolabilità delle centraline montate sulle Formula 1. Per toglierli serve uno strumento speciale.


Saranno il tedesco Hermann Tomczyk, l'austriaco Walter Jobst e l'irlandese Brian Brophy a decidere che tipo di provvedimento adottare nei confronti della scuderia anglo-tedesca, probabilmente dopo averne ascoltato un rappresentante (il direttore generale Martin Withmarsh, il quale intervenne già nell'appello della Ferrari sul caso Sepang nel ‘99). Norbert Haug afferma con sicurezza:


"Non abbiamo alcun timore: la FIA può tranquillamente esaminare il software della centralina della macchina di Hakkinen, poi sarà chiaro che tutto è conforme ai regolamenti. Dobbiamo innanzitutto stabilire chi sia il responsabile della tenuta dei sigilli ma sono convinto che nessuno abbia compiuto manipolazioni".


La Federazione, però, prende tempo, arrivando a posticipare la decisione sulla punizione da infliggere alla McLaren nel fine settimana successivo al Gran Premio d’Austria. I motivi che portano all’allungamento dei tempi sono vari: in primis, bisogna considerare la delicatezza delle verifiche che il gruppo tecnico della FIA specializzato in elettronica si ritrova a svolgere, utilizzando anche consulenti esterni. Il lavoro d'analisi in corso non ha una sede fissa, ma utilizza diversi laboratori in Inghilterra.


Inoltre, i tecnici effettuano anche un sopralluogo alla sede della McLaren-Mercedes a Woking, oltre a visitare la Tag electronic system, la società del Gruppo McLaren che fornisce i programmi e costruisce le centraline di gestione non solo alla scuderia omonima ma anche ad altri, come la Jordan.


Gli specialisti incaricati del controllo non scartano nessuna ipotesi, dal possibile distacco accidentale del sigillo adesivo, agli interventi che l'apertura anche di una sola centralina di bordo può rendere possibile.


In particolare, la lettura dei codici d'accesso - che sono segreti e di proprietà della FIA - per poter poi modificare i programmi senza che vengano trovate alterazioni alle successive verifiche. McLaren e Mercedes, sulla vicenda mantengono una linea precisa, quella del distacco accidentale dell'adesivo provocato dalle vibrazioni.


In attesa del verdetto FIA, si torna a parlare dell'incidente al via di Zeltweg. Tramite un fax, Ricardo Zonta fa le sue scuse a Michael Schumacher. Il brasiliano scrive:


"Mi dispiace per quel che è accaduto non era mia intenzione rimanere coinvolto nell'incidente, tanto meno con te che sei in corsa per un titolo. Anche io in passato, seppur a livelli meno importanti, sono stato in lizza per un campionato e capisco le potenziali conseguenze di quello che è successo. È stato un episodio sfortunato, mi dispiace, ci vediamo a Hockenheim".


Parole che Michael Schumacher fa sapere di aver apprezzato. Il tedesco, tra l’altro, cancella la settimana di vacanza prevista dopo la gara austriaca per recarsi a Fiorano, a partire dal 19 Luglio 2000, dove esegue numerose prove di partenza e ben settantotto giri. Ma la Ferrari, come detto, è attiva anche al Mugello, dove c’è Rubens Barrichello, apparso su di giri dopo il podio in rimonta in Austria:


"Dopo la gara, parlando con Brawn quantificavamo la perdita di carico aerodinamico per quel particolare rotto intorno al quindici per cento, invece i tecnici hanno poi scoperto che la percentuale era molto più alta: in Formula 1 è già difficile superare e in quelle condizioni era praticamente impossibile. Quindi sostengo che senza l'incidente al via avremmo potuto fare un'altra gara. Soltanto in Francia la McLaren è stata più forte, in Austria no".


In attesa della controprova, la Ferrari riparte proprio dai guai capitati a Magny-Cours.


Cosa aveva trasformato l'iniziale cavalcata delle rosse in un calvario? Le gomme che si erano degradate eccessivamente. Ebbene, il primo lavoro di Rubens è quello di verificare con temperature più alte di quelle di Zeltweg la consistenza degli pneumatici.


Per cui, davanti alla ruota posteriore sinistra viene montato un lettore ad infrarossi che serve per tenere sotto costante controllo la temperatura; contemporaneamente, sotto il muso c'è un identico strumento per misurare l'altezza da terra, necessario per ottimizzare le regolazioni della vettura. Inoltre, per rendere ancora più estremo l'esame, ad un certo punto vengono allargati gli sfoghi dell'aria nella parte posteriore per convogliare più aria calda sulle gomme. Rubens, autore di un'escursione sull'erba che gli danneggia il fondo, prova anche numerose novità di aerodinamica. Conclusa la giornata di lavoro, il ferrarista spende qualche parola sul caso della centralina McLaren:


"Giusto chiarire cosa è successo, ma non voglio pensare ai vantaggi di una squalifica di Hakkinen. Non è bello e alla fine si può restare delusi".


Mentre i test proseguono, la Fia fa sapere che la decisione su Hakkinen sarà resa nota martedì 25 Luglio 2000, e quindi, viene ufficializzato un ulteriore ritardo. Gli specialisti della Federazione, coordinati da Jo Bauer, informano la sede di Ginevra della Federazione Internazionale di non essere ancora in grado di dichiarare conclusa la loro indagine, come invece era sembrato possibile fare. L'inchiesta, evidentemente, ogni giorno che passa si annuncia più lunga perché più complessa del previsto. Tale prolungamento moltiplica l'incertezza sull'esito della vicenda.


Giunti al 25 Luglio 2000, la Federazione mette la parola fine al caso: multa di 50.000 dollari e detrazione dei punti conquistati in Austria con la vittoria di Hakkinen, nella classifica costruttori, per la McLaren. Il successo del finlandese, dunque, viene omologato, così il campione in carica conserva i suoi dieci punti e resta terzo nella classifica generale, a meno otto da Michael Schumacher.


I dieci punti tolti alla McLaren non vengono attribuiti a nessuno, e la Ferrari torna a condurre la classifica del mondiale con 92 punti contro gli 88 dei rivali.

La casa anglo-tedesca viene infatti riconosciuta unica responsabile della mancanza del sigillo sulla centralina. I giudici parlano di circostanze eccezionali che fanno sì che solo il costruttore, e non il pilota, venga punito.


I giudici riscontrano la buona fede della McLaren, che non ha approfittato della mancanza del sigillo per modificare di nascosto l'elettronica e trarne magari dei vantaggi in gara; è confermata anche la responsabilità del team per quanto riguarda il sigillo: in base al regolamento una squadra è sempre responsabile della piena rispondenza tecnica della vettura alle norme del regolamento.


La centralina era priva di un sigillo e la colpa di ciò va assegnata di conseguenza alla McLaren, che doveva vigilare meglio e segnalare alla FIA l'eventuale mancanza di uno dei sigilli.


Cosa che invece non è avvenuta, in quanto è stato Jo Bauer ad accorgersi subito dopo la conclusione del Gran Premio d'Austria che sulla vettura del vincitore mancava un sigillo su una delle centraline elettroniche. I tre giudici non hanno potuto fare altro che applicare questa norma (articolo 8.2.7 del regolamento tecnico e articolo 7 del regolamento sportivo) e affibbiare una punizione alla squadra in quanto responsabile di tutto l'accaduto. La McLaren, dopo la sentenza, riconosce che:


"La condanna è molto dura, ma giusta, sarebbe stato veramente imbarazzante se fosse stato punito anche il pilota".


Ron Dennis annuncia di accettare il verdetto emesso, e di non voler fare nessun appello.


La Ferrari, dal canto suo, si limita a un laconico commento in cui prende atto della decisione dei giudici, senza entrare nel merito. Domenica 30 Luglio 2000 è in programma il Gran Premio di Germania sul circuito di Hockenheim, il più veloce di tutto il campionato.


Le vetture di Maranello sono già in Germania con i nuovi accorgimenti aerodinamici e i nuovi sviluppi di motore, che dovrebbero dare più velocità a Schumacher e Barrichello per contrastare le McLaren in un momento delicato del campionato.


Davide Scotto di Vetta

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