#6 1999: GP Spagna, doppietta McLaren nella noia, Schumacher giunge solo terzo



In vista del Gran Premio di Spagna, quinta prova del Campionato Mondiale 1999, la Formula 1 anticipa di una settimana il suo approdo in Catalunya per effettuare una sessione di test alla quale partecipano tutte le scuderie. Il 20 Maggio è David Coulthard a far segnare la migliore prestazione assoluta, mentre il compagno di squadra Hakkinen viene frenato per due volte dai cronici problemi di affidabilità della sua McLaren. Il pilota finlandese si rifa il giorno dopo, stabilendosi in prima posizione con un decimo di vantaggio su Michael Schumacher, secondo, davanti a Damon Hill e Coulthard, leggermente più staccati.


Con la testa delle classifiche iridate solidamente tra le mani, la Ferrari guarda al Gran Premio catalano con un velo di pessimismo, soprattutto perché il tracciato presenta caratteristiche che dovrebbero favorire le Mp4/14 di Hakkinen e Coulthard; al contrario, da Maranello si parla della pista più ostica dell’intero calendario per la F399.


Il presidente Luca Cordero di Montezemolo esprime alcune preoccupazioni per l’euforia che avvolge il team in seguito alle due vittorie consecutive di Schumacher, a Imola e Monte Carlo:


"C’è un eccesso di ottimismo, e io preferisco che stia fuori dai cancelli della fabbrica. Non è cambiato nulla: sappiamo che c’è molto da lavorare, che il Mondiale è lungo e i rivali sono sempre forti. La prossima gara sarà durissima, non credo che potremo vincere. Ma la speranza resta".


Per concludere, Montezemolo spende due parole sul berillio e la sua tossicità:


"Uno scandalo. Chi può, dovrebbe intervenire. Sono contrario, perché nulla offrono alla ricerca, sono tossici e costano follemente. E alla fine saremo forse costretti ad adottarli per non essere in condizioni di inferiorità".


Il 24 Maggio 1999, prima di immergersi nel quinto week-end di gara della stagione, il leader del Mondiale, Michael Schumacher, partecipa alla Partita del Cuore, una manifestazione con scopi benefici alla quale prendono parte quella che viene denominata Nazionale Piloti, tra cui, oltre a Schumacher, sono presenti anche Giancarlo Fisichella, Riccardo Partrese e Jean Alesi, e la Nazionale Cantanti. La partita si conclude in parità, con Schumacher in grande spolvero e motivato dal testa a testa con l’amico Gabriel Batistuta, presente anch’egli all’evento.


Due giorni dopo, Michael è a Fiorano per svolgere gli ultimi collaudi sulla F399: ferma il suo cronometro sull'1'02"795.


Giovedì 27 Maggio, in apertura del week-end di gara dell'appuntamento spagnolo, in conferenza stampa sono presenti sia Schumacher, sia il rivale designato per il titolo, Mika Hakkinen. La prima domanda riguarda la finale di Champions League che ha avuto luogo proprio a Barcellona, il giorno prima, tra Bayern Monaco e Manchester United, vinta dagli inglesi nei minuti finali.


Schumacher sostiene che un pareggio sarebbe stato più giusto:


"Così è come rimanere senza benzina all’ultimo giro dopo aver dominato una corsa. Il 2-1 è troppo. Ma questo è il calcio".


Michael poi promette di voler vendicare i connazionali del Bayern, mentre Hakkinen, che è andato a vedere la partita allo stadio Camp Nou, dichiara:


"Mi sono divertito molto, è stato uno spettacolo eccitante. Era la prima volta che assistevo dal vivo ad una gara così importante".


Poi confessa:


"In verità non ho visto i due gol vincenti di Sheringham e Solskjaer perché mi stavano intervistando, e pensavo che ormai il risultato non sarebbe cambiato. Comunque non avrei potuto esternare il tifo per il Manchester, visto che sulla mia vettura inglese c’è un motore Mercedes".


Tornando a questioni che li riguardano più da vicino, Schumacher dichiara che sulla Ferrari non ci sarà alcuna novità:


"Anche il motore è sempre quello. Aspettavamo da mesi una nuova versione, e invece niente. Il problema qui è che dobbiamo difenderci, e se domenica dovessimo scoprire che siamo molto vicini alla McLaren sarei davvero sorpreso. Abbiamo la stessa macchina di Imola e Monte Carlo, ma le differenze dipendono dal circuito: qui ci sono curve più veloci, l'asfalto è più liscio, c'è più aderenza, dobbiamo stare attenti e cercare di essere competitivi per difendere la nostra posizione nel Mondiale. Verranno corse più favorevoli a noi".


"Avremo un week-end difficile, ma nulla è impossibile. Se fossimo più vicini del previsto? Non so, sarebbe sorprendente per noi. Una cosa tuttavia mi sembra sicura: in questa stagione, la lotta sarà ristretta quattro piloti e due team. Alcune altre squadre hanno un ottimo potenziale, come ha mostrato per esempio la Stewart in Brasile, ma alla lunga la sfida per il titolo sarà una questione tra McLaren e Ferrari".


Dal canto suo, Hakkinen vuole lasciarsi alle spalle il momento buio, caratterizzato dall’errore che lo ha portato a ritirarsi ad Imola, e da una performance rivedibile a Monte Carlo, tra tanta fatica a trovare il set-up giusto sulla McLaren e qualche imprecisione evitabile in gara. Mika deve cercare di ripartire dalla pole straordinaria ottenuta tra le stradine del Principato, sebbene essa non gli sia poi valsa la vittoria.


Anche in Spagna, tuttavia, su un circuito dove superare è molto difficile, la pole può rivelarsi cruciale. Nel caso in cui non dovesse riuscire a battere Schumacher in questo week-end, il campione in carica ammette:


"Non sarebbe un disastro, ma poco ci manca. Il mondiale per ora riguarda due piloti, ma potrebbe restarne uno solo e allora sì, sarebbe un vero disastro".


Riguardo all’affidabilità della Mp4/14, afferma:


"Non credo che i guai siano dovuti ad un eccesso di tecnologia. Certo, costruendo una vettura completamente nuova si prendono sempre dei rischi. Questo è normale. Ma le prestazioni sono straordinarie. E stiamo lavorando molto duramente per evitare altri problemi prima del traguardo. Sono fiducioso".


Alla fine delle prime due sessioni di prove libere del venerdì, la paura della Ferrari di dover assistere ad un week-end dominato dalle McLaren va scemando. Eddie Irvine segna la migliore prestazione al suo secondo giro cronometrato, e non vi è nessuno in grado di scalzarlo dalla prima posizione per tutta la durata delle sessioni. Il motivo? Il vento.


Grandi folate si alzano per il resto della prima sessione e per l’intera durata della seconda, al punto che nel pomeriggio il solo Frentzen riesce a migliorare la propria prestazione montando un set di gomme morbide nuove (il tedesco della Jordan è secondo del computo totale dei tempi).


Irvine, che il giorno prima, mentre viaggiava sul suo aereo personale a 10.000 metri, ha visto uno dei finestrini della cabina creparsi, costringendo così i suoi due piloti a rientrare immediatamente a Milano, non sembra per niente risentire del grande spavento, e si gode la prima posizione. Tuttavia, il nord-irlandese è anche tra i tanti piloti che sono stati condizionati dal vento, poiché non è scampato ad una uscita di pista che per sua fortuna non ha danneggiato in maniera grave il fondo della vettura:


"Terribile, è cambiato tutto rispetto ai test della settimana scorsa. Ero abituato a prendere le curve in un certo modo, a frenare in un certo punto e ora è tutto diverso. Tremendo, a un certo momento una ventata improvvisa mi ha preso di poppa e sono volato fuori pista".


Michael Schumacher è terzo a tre decimi, ma a differenza del suo compagno di squadra, effettua i suoi migliori giri con gomme dure.


In casa McLaren si sorride, perché finalmente sulle vetture non si presentano problemi meccanici di alcun genere; in quanto ai tempi sul giro, Hakkinen e Coulthard sembrano nascondersi, e si piazzano rispettivamente in quarta e settima posizione.


Risultati da prendere con le pinze, come sostiene il direttore tecnico della Ferrari, Ross Brawn, a causa delle tante variabili che ha offerto una pista diversa da come dovrebbe presentarsi domenica, visto che le previsioni meteo annunciano una giornata calda e senza vento. Schumacher parla di una vettura più performante rispetto ai test, ma altamente instabile:


"Sì, questa faccenda del vento è vera, e infatti quasi tutti i tempi migliori di oggi sono stati fatti nella sessione mattutina quando di vento ce n'era poco. Ma per noi il problema era quello di mettere tutto in un buon equilibrio, soprattutto la configurazione aerodinamica e gli assetti meccanici, e quello abbiamo fatto. I tempi non contano in queste condizioni, tutto può dipendere da un colpo di fortuna o di vento. Però, la cosa importante è che sento che la macchina va molto meglio degli anni passati, e questo mi rende fiducioso".


"E' vero, avevo detto più volte che questo non è un circuito a noi favorevole, ma forse devo correggermi: non era favorevole perché quando una vettura va meglio cambiano anche questi giudizi".


"L'anno scorso qualunque prova facevi ti accorgevi che le cose non miglioravano molto. Quest'anno è diverso: ogni prova che faccio, qualcosa migliora e questo spiega perché qui non abbiamo novità. Abbiamo una vettura che una squadra intera è riuscita a mettere a posto in tanti piccoli particolari senza novità sostanziali, e il gap di prestazioni si è molto ridotto".

A centro gruppo continua a stentare più del previsto la Benetton, che fatica a trovare il bandolo della matassa dopo aver perso piloti esperti come Jean Alesi e Gerhard Berger.


I giovani Fisichella e Wurz, dopo aver capitalizzato al meglio una vettura che negli anni precedenti offriva serie chance di conquistare il podio, adesso non sembrano essere in grado di indicare una vera strada da seguire per sviluppare una B199 priva di aderenza, e che in questa prima fase di stagione fa da misera comparsa nella lotta per le ultime posizioni della zona punti. Al termine delle prove libere del venerdì, Fisichella è quindicesimo, Wurz diciassettesimo.


Tempi duri per la Minardi, dato che Marc Gené, dopo i tre incidenti in due giorni a Monte Carlo, va a sbattere di nuovo distruggendo l’ala posteriore ed una sospensione. Luca Badoer, invece, passa forte su un cordolo rompendo la scocca. I ricambi scarseggiano, per di più, i tanto sperati progressi tardano ad arrivare.


Abbozza un sorriso Jacques Villeneuve, nono al volante di una BAR che pian piano sta trovando competitività, ma che per ora non ha ancora concluso una corsa.


Intanto, il team di Craig Pollock ufficializza l’accordo con Honda per la fornitura di motori nel 2000. Una novità non gradita alla Supertec, gestita da Flavio Briatore, il quale rende note le sue intenzioni di fare causa alla casa giapponese, rea di aver avuto un comportamento scorretto. La Supertec, a inizio anno, aveva inviato una lettera alla Honda comunicando che la BAR era sotto contratto sino al termine della stagione 2000.


Un documento che Briatore intende utilizzare per chiedere i danni, e ricevere un compenso monetario.


Sabato 29 Maggio il sorriso di Villeneuve si accentua maggiormente, poiché il pilota canadese grazie ad un gran giro si piazza addirittura in sesta posizione. Ma la grande prestazione del Campione del Mondo 1997 non è l’unica buona notizia della giornata, dato che il medico della FIA, Sid Watkins, concede finalmente il via libera per il ritorno in pista di Ricardo Zonta, sostituito, in seguito al suo incidente ad Interlagos, da Mika Salo.


Il brasiliano lascerà per l’ultima volta, in Spagna, l’incombenza a Salo, dopodiché effettuerà un test a Silverstone, e se tutto andrà secondo i piani tornerà a gareggiare dal prossimo Gran Premio, da disputare in Canada.


Con un Villeneuve così in forma, la scuderia britannica può seriamente sperare di conquistare i primi punti stagionali; il problema, più che la competitività, rimane la fragilità delle vetture, che per ora non hanno consentito né a Villeneuve, né a Zonta, né tanto meno a Salo di vedere una bandiera a scacchi.


Soddisfatto per la terza fila, ottenuta con gomme morbide, Jacques dichiara alla stampa:


"Sono davvero contento perché questo è un circuito difficile che sottopone le monoposto ad un esame vero. Se vai forte qui puoi stare tranquillo per il resto della stagione, e io lo sono. Siamo a sei decimi dalla pole, e avrei potuto fare meglio se il vento avesse soffiato forte come ieri. E' strano, ma la mia BAR in quelle condizioni andava davvero bene. La cosa che più mi sorprende è il motore: qui sembra davvero potente".


"Spero proprio di vederla questa benedetta bandiera a scacchi, anche perché la gara - se le condizioni non cambieranno - sarà una lotteria, e noi possiamo ottenere davvero un buon risultato. Debbo fare i complimenti alla squadra, perché una volta tanto questo risultato non è stato soltanto merito mio, ma la macchina ha dato un grande contributo".

Il poleman di giornata, fino a nove minuti dal termine delle qualifiche, si trova soltanto in terza fila, con i meccanici che lavorano sulla sua vettura per una delle tante regolazioni effettuate durante la sessione. Tornato in pista, Mika Hakkinen non lascia scampo a nessuno per la quinta volta consecutiva in questa stagione. Dopo una mattinata difficile, alla fine della quale decide di intraprendere la strada scelta dal compagno Coulthard e prendere spunto dal suo set-up, Mika fatica anche nelle qualifiche a completare un giro pulito. Poi, nei minuti finali, completa un giro perfetto, che gli regala la quinta pole su cinque qualifiche disputate.


Osservando questa statistica, il finlandese dichiara scherzosamente alla stampa:


"A questo punto suggerisco di fare una cosa: dare punti a chi centra la pole. Considerando quante ne ho fatte, e la situazione in classifica, ne avrei davvero un gran bisogno".


"Dopo le prove libere, io e Coulthard ci siamo parlati. Lui era stato più veloce e si sentiva anche più a suo agio con la vettura, anche se aveva ancora qualche problema. A quel punto ho deciso di adeguarmi, cogliendo il meglio di quanto avesse fatto lui sino a quel momento, e poi di affinarlo. Durante il primo e il secondo tentativo ho commesso degli errori, e adesso direte che ormai ne faccio sempre. La verità è che la nostra macchina è molto difficile da regolare".


Qual è il segreto di così tante pole position? Hakkinen risponde:


"Non c’è. In qualifica devi soltanto andare al limite. Semmai è importante scegliere il momento giusto per scendere in pista".


Nonostante la pole, su una pista favorevole alla McLaren era lecito aspettarsi un margine maggiore sulla concorrenza, dato che Eddie Irvine, secondo, è a 131 millesimi.


Un pensiero espresso dallo stesso Ron Dennis, che si dice felice per la pole, ma non per la prestazione della macchina. Hakkinen, invece, afferma:


"Rimango convinto che questa macchina abbia un potenziale maggiore di quello che sinora ha mostrato. Può migliorare e dobbiamo farlo. Presto".


"Problemi di affidabilità? Ce ne sono stati, è vero, ma a Imola ne siamo rimasti immuni, e a Monaco Coulthard ha avuto un guaio anomalo che non si era verificato prima. Comunque cercheremo di fare ancora qualcosa per mettere al sicuro il risultato. Abbiamo un disperato bisogno di punti".


Coulthard, per l’appunto, dopo un sabato mattina caratterizzato dalla rottura del tirante della sospensione posteriore destra mentre percorreva l’ultima curva a 230 km/h, con il terzo posto di giornata, ad un decimo e mezzo da Hakkinen, figura tra i delusi di giornata. La delusione è resa ancor più cocente dal fatto che per una ventina di millesimi, Eddie Irvine gli abbia tolto la seconda posizione, e quindi la possibilità di partire in prima fila.


Il nord-irlandese, per la quarta volta da quando è in Ferrari, risulta più veloce di Schumacher (solo quarto) in qualifica. Era già accaduto in Australia nel '96, in Austria nel '97, e in Germania nel ‘98. Eddie promette battaglia in vista della gara, e addirittura recrimina per un piccolo errore in fondo alla discesa che gli ha impedito di ottenere la pole position:


"Sono vicino ad Hakkinen e sono stato più veloce di Michael, come riescono a fare in pochi. Sono più che soddisfatto. Sarà importante azzeccare la partenza, e magari andare in testa alla prima curva. Se mi trovo davanti, e tra me e Michael c’è una McLaren, la scelta è obbligata: devo fare la mia gara e andare a vincere. La voglia c’è, e credo di avere delle possibilità. Farò di tutto per vincere, ma non voglio neppure compromettere la mia posizione in classifica. Avevo notato che con il passare del tempo la pista diventava più lenta, così ho dato tutto quello che avevo in anticipo".


Un po' come fatto da Hakkinen con Coulthard, dopo delle prove libere travagliate Michael Schumacher decide di seguire la strada tracciata da Irvine e di montare gomme morbide durante le qualifiche, e di conseguenza, come da regolamento anche in gara.


Michael, tuttavia, fatica a trovare un assetto che lo soddisfi, e alla fine delle qualifiche paga 189 millesimi da Hakkinen; sono solo 50, però, quelli che lo separano da Irvine, e 30 da Coulthard. Con distacchi così ridotti, e la difficoltà annunciata nel compiere sorpassi, è chiaro che la corsa sarà decisa soprattutto dalle strategie.


Schumacher, nel post-qualifiche, dice di non esser soddisfatto del tempismo con cui è sceso in pista, ma riesce ugualmente a vedere il bicchiere mezzo pieno:


"A conti fatti sarebbe stato più giusto uscire presto, come hanno fatto Alesi e Irvine. Io invece pensavo che l’asfalto sarebbe diventato più veloce man mano che si gommava. Eddie ha trovato l’assetto migliore, e io non l’ho potuto imitare perché non ne avevo più il tempo. In certe curve andavo in sovrasterzo, in altre sottosterzo: non c’era un buon equilibrio".


"Comunque i distacchi sono molto ridotti, siamo tutti lì e questa gara potrebbe regalarci delle soddisfazioni: stare a meno di due decimi dalle McLaren mi sarebbe sembrato fantastico due settimane fa".


Bravo a sfruttare le gomme morbide, si rende protagonista di giornata anche Jean Alesi, che insieme a Villeneuve occupa una interessante terza fila, subito dietro le quattro vetture che con tutta probabilità si giocheranno vittoria e podio. Leggermente più attardati rispetto ai week-end precedenti Barrichello e Frentzen, i quali scatteranno dalla quarta fila. A chiudere la top ten, Jarno Trulli su una Prost in leggera ripresa, e Ralf Schumacher, al volante della Williams, per la quale non si può certo dire lo stesso.


Domenica 30 Maggio 1999, sotto il cocente sole che irradia la Catalunya, i minuti che precedono l’inizio della corsa sono piuttosto intensi per i piloti della Ferrari. Sia Schumacher che Irvine, infatti, poco prima che venisse chiusa la pit-lane, tornano ai box per far sì che i meccanici possano effettuare degli aggiornamenti dell’ultimo minuto su entrambe le vetture. Tutto regolare comunque, e le due F399 sono presenti in griglia di partenza, pronte a dare battaglia alle McLaren.


Alle ore 14:00 locali, i semafori si spengono e la quinta gara del campionato ha inizio.


Hakkinen ha un ottimo scatto e alla prima curva mantiene la testa della corsa indisturbato, mentre dietro Irvine fa pattinare le ruote posteriori e viene affiancato da Coulthard. Anche Schumacher parte bene, ma rimane bloccato dietro il compagno di squadra e lo scozzese. Alla prima staccata, approfitta della pista libera davanti a sé Jacques Villeneuve, che sfrutta la traiettoria esterna per superare le due Ferrari e instaurarsi incredibilmente in terza posizione, dietro Hakkinen e Coulthard, il quale è riuscito ad avere la meglio su Irvine e Schumacher. Il nord-irlandese, oltre a perdere le posizioni su Coulthard e Villeneuve, si ritrova anche dietro a Schumacher; la sua seconda posizione di partenza è resa completamente vana, e Eddie si ritrova in quinta posizione.


Schumacher sa che non può permettersi di perdere tempo dietro Villeneuve, tenta un attacco in curva 5, ma il canadese chiude con caparbietà la traiettoria ideale.


Restano fermi sulla griglia Olivier Panis e Marc Gené: il francese della Prost riesce a ripartire, il pilota della Minardi, invece, deve ritirarsi senza aver percorso nemmeno un metro.


Alla fine del primo giro Hakkinen ha già dato inizio alla sua fuga, con Coulthard a seguirlo non troppo distante. Poi Villeneuve, braccato da Schumacher e Irvine, mentre Jarno Trulli chiude la zona punti grazie ad una gran partenza che gli ha consentito di guadagnare tre posizioni.


Come era stato annunciato alla vigilia del week-end, e come si era già potuto vedere nelle gare passate, compiere sorpassi sarebbe stata un’impresa ardua, e Michael Schumacher, suo malgrado, diventa l'esempio lampante di questa difficoltà, dato che non riesce a sopravanzare Villeneuve, che è nettamente più lento di lui. Il terzetto guidato dal pilota della BAR perde un secondo e mezzo al giro nei confronti di Hakkinen, che nel frattempo segna degli ottimi tempi staccando con facilità anche Coulthard.


Il ferrarista non riesce mai ad essere pericoloso, non accenna nemmeno a farsi vedere negli specchietti. Dal canto suo, Villeneuve non commette la minima imprecisione, assaporando ogni secondo del tanto agognato ritorno al vertice. Per comprendere quanto l’ex Campione del Mondo stia facendo la differenza, è sufficiente guardare la posizione del suo compagno di squadra, Mika Salo, che è soltanto quindicesimo.


Dopo dieci giri, Hakkinen ha quindici secondi di vantaggio sulla BAR e sulle Ferrari; dopo appena venti, ha già il margine per effettuare il pit-stop e rimanere davanti. Tutto questo mentre Villeneuve comincia a soffrire con le sue gomme, bloccando ripetutamente quelle anteriori nelle frenate di curva 1 e curva 4.


Anche in Ferrari, però, entrambi i piloti lamentano un eccessivo consumo degli pneumatici posteriori, con Schumacher nello specifico che via radio parla anche di un eccessivo sottosterzo.


Al ventitreesimo dei sessantacinque giri previsti, la Ferrari fa la sua mossa, richiamando ai box Eddie Irvine. Il giro seguente tocca a Hakkinen, che mantiene agevolmente la posizione su Villeneuve e Schumacher, perdendo momentaneamente quella su Coulthard prima che anche quest’ultimo effettui il pit-stop.


Successivamente, Villeneuve e Schumacher vanno ai box per un pit-stop in contemporanea.


Nella battaglia a distanza tra i meccanici vincono per distacco quelli della Ferrari, che rimandano il loro pilota in pista nettamente davanti all’avversario, mentre i meccanici della BAR pasticciano e consentono persino ad Irvine di prendere la posizione su un incolpevole Villeneuve, il quale, ad ogni modo, alla fine della prima serie di pit-stop vanta una eccellente quinta posizione.


Dopo che tutti i piloti si sono fermati, Hakkinen continua a fare l’andatura con un cospicuo vantaggio su Coulthard, che durante il suo pit-stop arriva lungo alla piazzola e causa un ritardo di qualche secondo nel cambio delle gomme e nel rabbocco di benzina.


La sua sosta dura dodici secondi, sei in più rispetto a quella del compagno di squadra.


Schumacher è terzo, con pista libera, ma paga la bellezza di trenta secondi dal leader della gara.


Un gap che sembra impossibile da ricucire.


Michael, però, non vuole lasciare nulla d’intentato.


Il due volte iridato registra il giro veloce in 1'24"982, guadagnando un secondo e mezzo in un solo passaggio su Coulthard, che dall’alto dei suoi quindici secondi di vantaggio potrebbe dirsi tranquillo.


Ma non è così.


Il distacco scende costantemente giro dopo giro, anche grazie alle difficoltà dello scozzese nel liberarsi dei doppiaggi di Salo e Wurz. Dieci secondi. Otto secondi. Sei secondi. Tre secondi. Nove decimi.


Grazie ad un passo gara mostruoso, al quarantesimo giro Michael Schumacher è dietro a David Coulthard.


Nel medesimo giro, purtroppo, finisce la gara di Jacques Villeneuve.


Rientrato ai box, i meccanici non riescono immediatamente a rimuovere uno dei piani dell’ala posteriore, poiché non fissata correttamente. Come rivelato nel post-gara, Villeneuve aveva chiesto esplicitamente di non rimuovere il pezzo, perché ciò avrebbe portato ad una enorme perdita di tempo, come in effetti è stato. Quando, in seguito a svariati secondi, il pilota canadese prova a ripartire e riprendere la gara, ormai compromessa, la BAR si spegne e non si riaccende.


Nella lotta per la seconda posizione, riaperta grazie alla rimonta di Schumacher, la Ferrari tenta l’undercut nei confronti di Coulthard al quarantatreesimo giro. Durante il suo ingresso in pit-lane, però, il pilota tedesco viene rallentato dalla Arrows di Takagi che si trova giusto davanti a lui. Del tempo perso che si rivelerà cruciale, come sottolineerà lo stesso Michael a fine gara.


Quando Coulthard, due giri dopo, effettua il suo pit-stop, riesce a conservare il secondo posto su Schumacher per una questione di decimi. Il nuovo set di gomme montato sulla McLaren dello scozzese sembra funzionare meglio del precedente, tant’è che Schumacher stavolta perde leggermente contatto dall’avversario. Il distacco oscilla tra i quattro e cinque secondi.


A dieci giri dal termine, l’unica battaglia in pista che movimenta una gara altrimenti assolutamente piatta è quella per il sesto posto tra Trulli, Barrichello e Damon Hill. Un terzetto compatto nel quale si imbattono prima Hakkinen, che dopo il secondo pit-stop prosegue nella sua gara in solitaria, e successivamente Coulthard e Schumacher.


Durante le fasi di doppiaggio, il tedesco si avvicina nuovamente, riportandosi ad un secondo e mezzo, ma senza mai scendere sotto il secondo. Damon Hill guadagna la settima posizione su Barrichello sfruttando il fatto che il brasiliano avesse alzato il piede per dare strada a Schumacher. Una manovra scaltra che però non gli varrà punti, poiché Jarno Trulli gestisce con facilità il sesto posto negli ultimissimi giri.


Stesso dicasi per Mika Hakkinen, che va a vincere la seconda gara in campionato dopo il successo ottenuto in Brasile un mese e mezzo prima. David Coulthard completa la doppietta McLaren, la prima dell’anno per un team che fino ad ora non aveva mai completato una gara con entrambe le monoposto.


Michael Schumacher limita i danni ed è terzo davanti a Irvine, Ralf Schumacher, l’ultimo dei piloti non doppiati, e Jarno Trulli, il quale conquista il primo punto della sua stagione, il secondo per la Prost.


Sceso dall’abitacolo, nel parco chiuso Schumacher osserva a lungo prima il retrotreno e poi il cockpit della vettura di Hakkinen, questo prima che giunga il fratello Ralf, col quale inizia a scambiare due parole.


Con i quattro punti conquistati, il ferrarista sale a quota 30 punti in campionato, a +6 su Hakkinen, che grazie a questo successo vanta 24 punti e supera Irvine, che scende così in terza posizione con 21. Quarto rimane Frentzen a 13 punti, ritiratosi in una giornata deludente per la Jordan, mentre Coulthard è quinto con 12 punti.


Nei costruttori, guadagna punti la McLaren, che con 36 punti riduce a 15 il gap dalla Ferrari.


In conferenza stampa, Michael comincia col parlare della partenza:


"In verità la mia partenza è stata abbastanza buona, ma sono rimasto stretto fra David ed Eddie, non potevo andare da nessuna parte, anzi ho dovuto anche frenare, e ciò ha offerto a Villeneuve la possibilità di balzarmi davanti e di bloccarmi a lungo. Avrei avuto l'opportunità di superarlo subito al primo giro, alla curva 5. L'ho infilato all'interno ma era una manovra un po' rischiosa e così ho deciso di alzare il piede, non sapevo come avrebbe reagito. Ho preferito aspettare ma dopo non gli sono stato mai abbastanza vicino per tentare di nuovo".


"Jacques faceva la sua gara correttamente dopo una buona partenza, ma purtroppo questo ha consentito ad Hakkinen di guadagnare una trentina di secondi in venti giri. A quel punto era impossibile pensare di riprenderlo, la lotta per la vittoria era già conclusa".


Il secondo posto però, è stato rimesso in discussione da un secondo stint in rimonta, vanificato però dalla presenza di Takagi in pit-lane:


"Takagi sembrava uno che stesse andando al bar a prendere un caffè, ho dovuto piantare una frenata così forte che mi ha fatto perdere quel secondo che mi ha impedito di rientrare in pista davanti a Coulthard. è stato in quel momento che ho perduto il secondo posto, ma che ci vuoi fare? Le corse sono fatte così, ci sono gli imprevisti e devi stare al gioco".


"Avevamo fatto tutto il possibile per uscire davanti a Coulthard, perché senza Villeneuve ero riuscito a rimontare parecchio; purtroppo con Takagi ho perso ai box quel tempo che mi serviva per balzare al secondo posto. In seguito tutto è stato inutile, il terzo set di gomme non andava come i precedenti, ma soprattutto nella Formula 1 attuale è praticamente impossibile superare. Ho visto che Coulthard faceva addirittura una gran fatica a sorpassare una Minardi, quindi vuol dire che il problema della Formula 1 non è la velocità delle macchine ma dipende da altre cause, regolamenti sbagliati, le gomme, l'aerodinamica e se non cambiamo queste cose sarà sempre peggio".


Un problema, quello dei sorpassi, sui quali bisogna agire il prima possibile, a detta del tedesco:


"Noi come sindacato dei piloti vorremmo avere al più presto delle riunioni con gli organi della FIA, per poter esporre proposte in grado di rendere un po' più vivaci le corse. Noi le idee per cambiare le abbiamo, ma bisognerà vedere se ci ascolteranno".


Riguardo proprio alle gomme, la scelta delle morbide si è rivelata giusta:


"Non abbiamo sofferto la nostra scelta. Avevamo in serbo varie strategie, ma con quella partenza non c'erano alternative. Comunque non dobbiamo essere insoddisfatti, abbiamo fatto una bella gara e raccolto punti che potrebbero esserci molto utili in futuro".


Viste le premesse, dunque, si può parlare di un week-end tutto sommato positivo:


"Rispetto a quello che temevamo sicuramente sì. Dopo i test qui a Barcellona ci aspettavamo distacchi maggiori e invece non eravamo messi male, siamo riusciti a migliorare le cose e a lottare. Non dimentichiamo che in qualifica eravamo tutti lì, in nemmeno due decimi".


"A Monte Carlo abbiamo mancato la pole di pochissimo e anche qui a Barcellona siamo stati vicinissimi. Quindi si deve dedurre che ormai non c'è molta differenza fra noi e le McLaren".


"Dovremmo essere competitivi anche in Canada. Si tratterà di trovare le soluzioni migliori per gli assetti, e chi ci riuscirà sarà avvantaggiato. Torniamo a casa con maggior fiducia, e dopo il Canada ci sono altri circuiti che dovrebbero essere più adatti alla nostra macchina. Adesso ci sentiamo davvero a nostro agio".

Infine, gli viene chiesto cosa stesse osservando sulla Mp4/14 di Hakkinen:


"Niente di particolare, ma il fatto è che una McLaren non la vedo quasi mai da vicino se non in queste occasioni e quindi ne approfitto per dare un'occhiata, non si sa mai, magari vedi una piccola cosa che ne spiega tante altre. Non si sa mai, meglio girarsi a guardare".


Il team manager della Ferrari, Jean Todt, incassa la sconfitta, ma è fiducioso per le prossime gare:


"È meglio pensare che le McLaren siano davanti, contrariamente a quanto dice la classifica, così troviamo la tensione giusta per migliorare. È inutile dire che a Barcellona si poteva vincere, la teoria non conta; ma in Canada possiamo riuscirci. Dobbiamo migliorare telaio, motore e aerodinamica: quest'ultima può cambiare la stagione. Noi, per rendere più stabile la macchina in curva, rispetto alla McLaren dobbiamo caricare molto di più l'ala e perdiamo velocità in rettilineo. In Spagna, a livello di punta massima, c'erano tredici chilometri l'ora di differenza. A Magny Cours, a fine Giugno, dovremmo far esordire in gara il nuovo motore, l'evo 2, ma potrà essere vincente solo con un'efficiente aerodinamica. Solo lì possiamo migliorare perché a livello di pilota Schumacher non si discute: non penso che possa recuperare altre tre decimi, lui è già al massimo".


'Perfezione' è il termine utilizzato dal responsabile dello sport Mercedes, Norbert Haug, per descrivere il week-end di gara della McLaren Mercedes, che torna a festeggiare una doppietta che mancava dal 2 Agosto 1998, ad Hockenheim.


Eppure, Mika Hakkinen non è d’accordo con Haug:


"Non perché io non sia contento, aver dimezzato lo svantaggio in classifica da Schumacher mi rende felice, ora ho solo sei punti di distacco, il Mondiale è di nuovo in bilico. Ma è perché penso al nostro potenziale, che è terrificante e che non siamo ancora riusciti a sfruttare appieno. Questa macchina non è veloce come potrebbe essere, è nervosa, instabile, difficile da controllare quando si guida, come dimostra il mio incidente ad Imola, non mi permette di essere rilassato in gara come vorrei. Gli ingegneri stanno lavorando per ottenere il massimo, mi auguro che ciò possa avvenire già in Canada. Perché ora la Ferrari è vicina, ma con la vera McLaren non sarebbe così. Se riusciremo a trovare in fretta le soluzioni giuste, il Mondiale sarà nostro di nuovo. Ma dobbiamo accelerare lo sviluppo, non possiamo più perdere tempo".


La gara successiva sarà Canada, sul circuito di Montreal:


"Sarà fondamentale partire in testa, e visto quanto è successo qui mi aspetto di nuovo una prova sul filo dei centesimi, ma anche trovare i giusti assetti, quello che finora è stato il nostro handicap principale".


La fragilità della Mp4/14 non sembra più preoccuparlo:


"Ormai quello è un problema superato. Quando entrambe le macchine arrivano al traguardo, significa che sul piano meccanico tutto è perfetto. In questi mesi il cambio ci ha fatto penare, i meccanici hanno dovuto lavorare moltissimo, ma ora ogni cosa è sotto controllo. Questa vittoria dimostra che siamo un team reattivo. Per la prima volta ci trovavamo ad inseguire sul serio, avevamo addosso molta pressione: avrebbe potuto divorarci, e invece è diventata la molla per la rinascita. Nessuno alla McLaren si è rilassato perché l'anno scorso abbiamo vinto il titolo, C'è ancora tanta voglia di lottare, non molleremo mai".


Il vero pilota di giornata, però, è senza dubbio Jarno Trulli, che con una prestazione solidissima porta la Prost motorizzata Peugeot in sesta posizione, valevole per un punto importante per la classifica costruttori, poiché il team di proprietà dell’omonimo quattro volte campione del Mondo stacca in classifica la Arrows e la Sauber, ferme ad uno.


Il pilota italiano, dopo aver ricevuto gli elogi del suo capo, dichiara alla stampa:


"Questo è un punto vero, ottenuto contro macchine fortissime: quello in Belgio, l’anno scorso, me lo regalò la pioggia".


Negli ultimi quattro giri i due si sono sentiti in continuazione per radio, le loro valutazioni coincidevano:


"Sì, ma non paragonatemi a lui, prima di diventare come Prost ne ho da mangiare di bistecche. Ora la rimonta in classifica è possibile perché la macchina comincia a essere competitiva, e presto avremo un nuovo motore Peugeot, più evoluto. La frizione è ottima, e mi ha permesso di partire come un razzo, da nono a sesto".

Al di là delle prestazioni singole dei piloti, a tenere banco dopo un Gran Premio di Spagna privo di emozioni è la mancanza di sorpassi. Jean Todt afferma che quando si entra in scia si perde aderenza, e di conseguenza tentare manovre di sorpasso diventa impossibile. Una teoria sostenuta da molti piloti, in primis Michael Schumacher, il quale avverte la FIA:


"Lo sviluppo sta andando in una direzione sbagliata. Tutti si accorgono dei problemi che abbiamo quando dobbiamo superare".


Eddie Irvine parla di un Gran Premio così noioso, al punto che avrebbe voluto avere una radio in macchina, e la stessa idea viene esposta da Villeneuve e Damon Hill, che non si concentra solo sulla difficoltà nel superare:


"Il tutto non ha più nulla a che fare con le corse. Quello che dico arriverà alle orecchie del presidente Max Mosley, ma glielo ripeterò personalmente. Non è ammissibile che una macchina che la scorsa settimana su questo circuito andava bene, diventi inguidabile perché si alza un po' di vento laterale".


Al coro unilaterale si uniscono anche Rubens Barrichello e David Coulthard:


"Se oggi si vuole tentare un sorpasso, il pericolo di finire fuori pista è alto. E nessuno si prende il rischio".


Lo scozzese aggiunge:


"Auto strette senza grip non hanno nessun futuro. Dobbiamo tornare a macchine e gomme più larghe".


A supporto dei piloti giungono anche le parole di Montezemolo e Patrick Head. Il presidente della Ferrari attacca:


"Non mi piace una Formula 1 dove i duelli non sono possibili. La Formula 1 è una combinazione di tecnologia e capacità di guida. È un male per lo sport se al pilota, per mezzo della tecnologia, viene impedito di superare".


Patrick Head, invece, lancia l’allarme ascolti:


"Oggi gli spettatori a casa hanno la possibilità di scegliere fra oltre cinquanta canali. Se le gare automobilistiche non sono più attraenti, cambiano canale. Queste non sono più gare".


Costretto quantomeno a difendersi, il presidente della FIA, Max Mosley, giustifica i cambi di regolamento attuati negli ultimi anni con i miglioramenti avuti in materia di sicurezza dei piloti:


"Abbiamo ridotto sensibilmente il rischio di schianti mortali o pericolosi. Negli ultimi dodici mesi abbiamo visto incidenti che senza le modifiche introdotte a partire dal 1994 avrebbero avuto esiti più gravi. Ci sono sempre discorsi romantici di piloti che vogliono andare al limite e provare il brivido del rischio. Bei discorsi, fino a quando qualcuno non ci lascia la pelle. E sarebbe inaccettabile la morte di una persona fra i venti e i trent'anni di età. Questo deve essere impedito ad ogni costo".


Tra un ritorno dominante della McLaren che riapre i giochi iridati, e le polemiche per regolamenti che non favoriscono lo spettacolo, la Formula 1 si avvicina alla sesta tappa del Mondiale 1999, che si disputa sul circuito di Montreal, dove tutti sperano si possa assistere ad una corsa con maggiore azione in pista.


Davide Scotto di Vetta

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