#6 1998: GP Spagna, la McLaren-Mercedes domina, Schumacher è solo terzo...



Dopo la schiacciante vittoria della McLaren a Imola, la Formula Uno si sposta a Barcellona, per svolgere una classica sessione di test della durata di tre giorni sul circuito di Montmelò, dove la settimana successiva avrà luogo anche il sesto appuntamento della stagione 1998.


Sebbene la superiorità della Mp4/13 sia stata fino ad ora evidente, la Ferrari approccia i test catalani con ottimismo, poiché a detta dell’ingegnere Paolo Martinelli, responsabile del reparto motori del team di Maranello:


"Dal punto di vista del motore, il risultato di domenica è molto buono. Nessun problema durante tutto l'arco della gara, nessun calo di prestazioni, affidabilità assoluta. Adesso i due propulsori impiegati saranno esaminati, prima al banco prova per la verifica esatta delle prestazioni, poi smontati per le misure di tutti i particolari interni".


"Tutti dati importanti per proseguire sulla strada dei necessari miglioramenti, che potenzieranno un motore che è approdato alla sua prima evoluzione, la cosiddetta D, dopo una gara soltanto, vincendo il Gran Premio d'Argentina al suo debutto in corsa".


Durante la sessione di test ci si concentrerà molto anche suoi nuovi scarichi periscopici, un’innovazione sulla quale la Ferrari sta spendendo molte energie, al fine di perfezionarla di usufruirne in gara.


Su tale questione l’ingegnere dichiara:


"Il motore ne trarrà dei benefici, è vero, ma non enormi: nel rendimento di un impianto di scarico entrano in gioco configurazione, diametri e lunghezza. Chiaro che in occasione di questa innovazione, anche noi motoristi abbiamo cercato di ottenere qualcosa e ci siamo riusciti".


"Ma nulla di sostanziale".


Martinelli conclude con una rivelazione che fa ben sperare i tifosi:


"Verso la metà del campionato, e di sicuro per il Gran Premio di Germania, lo 047/D avrà una ulteriore iniezione di cavalli. Un piccolo incremento di potenza, senza perdere nulla sul piano dell'affidabilità, che resta l'obiettivo principale per i Gran Premi".


Soddisfatto, ma non troppo, il Presidente Luca di Montezemolo, che ha comunque dovuto assistere alla doppietta del team rivale sul circuito di casa della Ferrari:


"Sono molto soddisfatto per il risultato ottenuto nel Gran Premio di San Marino, ma non entusiasta. Nelle ultime due corse abbiamo ottenuto un successo, e siamo andati entrambe le volte con i nostri piloti sul podio. Però mi manca ancora qualcosa. Per conquistare il titolo mondiale ci vogliono delle vittorie. Le altre note positive riguardano l’affidabilità raggiunta dalle vetture, e il pieno recupero di Irvine. Eddie ha cominciato a portare punti preziosi alla squadra, come ha fatto stando davanti a Villeneuve. Insomma, i progressi ci sono, sono orgoglioso della squadra, del comportamento dei meccanici, dei tecnici e dei dirigenti. Ai box e in pista tutto funziona in modo perfetto".


"Sappiamo che la McLaren rimane la favorita, ed è per questo motivo che ho chiesto ai nostri uomini di continuare a lavorare come hanno fatto sinora. Non lasceremo nulla d’intentato per fare passi avanti. Gomme, elettronica, aerodinamica, motore, scarichi alti, tutto viene preso in considerazione. Poco alla volta, le vetture devono arrivare al cento per cento della loro effettiva potenzialità. Gli pneumatici restano il nostro cruccio, Michael e Eddie mi hanno detto che non sono ancora costanti nelle prestazioni. Dopo qualche giro, all’uscita delle curve fanno fatica a dare gas, e questo è un inconveniente da risolvere. Ovviamente ho sentito i responsabili di Goodyear, e ho chiesto loro il massimo impegno".


"Vedremo nei prossimi giorni in pista a Barcellona".


Le scarse prestazioni degli pneumatici statunitensi hanno contribuito ad accrescere la tensione tra Ferrari e Goodyear, che con tutta probabilità lascerà il circus alla fine della stagione. Si inizia a vociferare addirittura di un divorzio anticipato, con Bridgestone pronta a firmare un accordo con la squadra di Maranello, se non fosse per le solite questioni economiche ad interporsi.


Già, perché Goodyear non solo offre gratuitamente pneumatici alla Ferrari, ma paga anche una lauta cifra per la sponsorizzazione alla Scuderia. Pensare dunque di poter chiudere i rapporti prima del previsto, appare complicato.


Alla fine del primo giorno di test, svolto il 30 Aprile 1998, non ci sono sorprese nei tempi segnati: Hakkinen e Coulthard sono davanti a tutti, nonostante qualche problema di affidabilità evidenziato su ambedue le vetture. La rottura del motore V10 di Hakkinen, e una perdita al circuito idraulico di Coulthard, causano le due bandiere rosse di giornata. Il team di Ron Dennis, tuttavia, non dispera, poiché si trattava di componenti già a lungo testati in sessioni precedenti, e quindi prossimi alla rottura.


Prosegue il calvario di Giancarlo Fisichella, che proprio non riesce a dare una svolta alla sua stagione. Un solo punto conquistato in Brasile e un botto evitabile a Imola mentre gareggiava per posizioni di alta classifica; il pilota romano sta visibilmente faticando nel confronto col compagno Wurz.


Nemmeno il primo giorno di test inizia bene per lui.


Dopo un solo giro completato, mentre si trova ad alta velocità in percorrenza di curva 1, qualcosa si rompe sulla sua Benetton. Fisichella va a sbattere con violenza contro le barriere; uscito dalla vettura distrutta, raggiunge zoppicando le barriere e vi si appoggia, nell’attesa dell’ambulanza che lo porterà al centro medico.


Nulla di grave per lui, ma il fisioterapista gli consiglia almeno un giorno di riposo.


"Sì, mi è andata bene, viaggiavo a circa 300 km/h e si deve essere rotto qualcosa sulla macchina, perché quando ho iniziato a frenare il posteriore della mia Benetton ha perso aderenza all'improvviso, e non sono più riuscito a controllarla. In un primo momento credevo si fosse guastata la sospensione posteriore, invece potrebbe essersi afflosciata una gomma".


Giornata poco intensa per la Ferrari, che si limita a lavorare con il collaudatore Luca Baoder su assetti, mappature del motore e nuovi freni, prima che un acquazzone improvviso sul circuito mettesse fine prematuramente alla giornata di prove.


A partire dal secondo giorno toccherà ai due piloti titolari.


Per metà della prima giornata di test, la Tyrrell ha insistito a montare sulla vettura gli ormai vietati candelabri, per poi toglierli nel pomeriggio. Il progettista della storica scuderia britannica, Mike Gascoyne, non è per niente felice della decisione presa dalla FIA, spiegando:


"Abbiamo pensato la nostra vettura con queste alette e non sarà facile eliminarle anche se domani ne faremo a meno. Abbiamo già protestato con la FIA. Se è vero che sono pericolose lo stesso non si può dire anche delle telecamere sulle Formula Uno?"


Nei due giorni successivi di prove, si protrae il monopolio McLaren, anche se la Ferrari non sembra così distante. Schumacher porta a termina un’intera simulazione di gara senza alcun inconveniente, con la F300 dotata degli scarichi alti,del motore 047/D, e di una nuova ala posteriore ribassata, percorrendo novantadue giri, mentre Irvine lavora su assetto e pneumatici della seconda Ferrari.


Nei tempi sul giro, la Rossa è distante quattro decimi, ma è difficile ipotizzare che queste siano le reali distanze tra i due team, dovendo considerare le tanti variabili come le coperture utilizzate, i carichi di benzina e quanto hanno veramente spinto sull’acceleratore i piloti.


David Coulthard, tuttavia, considera la Ferrari una minaccia per l’imminente gara spagnola, dichiarando:


"Sono rimasto impressionato dai tempi di Michael, dovremo fare attenzione".


Contrariamente, il diretto interessato mette subito le mani avanti, nonostante un passo gara costante, e set di gomme poco usurati:


"La macchina è migliorata, ma non è ancora a livello della McLaren: sarà dura lottare per il trionfo. Ci vorrebbe un regalo dal cielo. Credo che se tutto sarà normale, realisticamente, potremo batterci per la terza posizione".


"Dovrebbero succedere cose strane per ribaltare la situazione. È ovvio che faremo il massimo per ottenere il miglior risultato possibile, ma le chance di vincere sono poche. È vero che stiamo progredendo, ma gli altri non stanno fermi".

"Ad ogni modo, temevo che il circuito di Barcellona potesse diventare un grosso problema per la Ferrari, ma la paura adesso è diminuita. Non sono più così lontano dai piloti al comando del mondiale". "Soprattutto a Barcellona, dove le curve sono larghe, la differenza fondamentale la faranno le gomme".


Durante la terza ed ultima giornata, si sviluppa qualche piccola polemica in seguito ad un testacoda di Damon Hill avvenuto nel pieno della simulazione di gara di Schumacher.


La luce rossa in corsia box si accende, ma la sessione non viene interrotta in base ad un accordo tra l’autodromo e la Ferrari.


Ciò fa insorgere alcuni team, nello specifico McLaren, Benetton, Stewart e Tyrrell, attaccando nello specifico il pilota tedesco, uno che da anni si batte per la sicurezza, e che a detta dei contestatori, sarebbe dovuto essere stato il primo a fermarsi.


I proprietari dell'autodromo si difendono immediatamente, dicendo che - in caso di simulazioni di gara in corso - quella seguita è una prassi ormai vigente da tre anni, mentre Schumacher, che sostiene di aver alzato il piede in occasione dell’incidente, liquida il caso dicendo:


"C’è una bella differenza tra bandiera rossa e luce rossa. Con quest'ultima si può girare".


Una piccola diatriba che si conclude senza strascichi.


Una volta conclusi i test i piloti hanno qualche giorno di riposo, prima di tornare a Barcellona, pronti per dare inizio al quinto round del Mondiale.


Giovedì 7 maggio 1998, in conferenza stampa, David Coulthard è deciso a mantenersi sulla falsa riga di Imola, dove ha ottenuto la prima vittoria stagionale:


"Per vincere un mondiale, bisogna cercare di andare a segno in tutti i Gran Premi. Il mio primo posto ottenuto a Imola mi sembra già lontano. Qui la pista cambia ogni giorno, e anche se provi molto, come abbiamo fatto noi, non puoi mai dire di conoscerla a sufficienza".


"Se sei fortunato, basta un piccolo aggiustamento di assetto per andare subito forte".


Durante i test, la McLaren ha collaudato un nuovo scivolo posteriore che potrebbe anche debuttare già domenica, ma per il momento, come conferma anche il direttore sportivo Jo Ramirez:


"Abbiamo al box questa novità, ma inizialmente resteremo allo scivolo già utilizzato. Se avremo tempo, proveremo le differenze di rendimento che sappiamo già essere molto piccole".


"Il fatto è che questa MP4/13 è molto buona, omogenea: il suo carattere vincente è il risultato del progetto nel suo insieme. Ottenere miglioramenti - modificando una parte anche importante - non è semplice, seppur stiamo lavorando per ottenerne".


È nello sconforto più totale la Williams, e lo si evince anche da come parla Heinz-Harald Frentzen, affianco a Coulthard nella medesima conferenza:


"Teoricamente, noi della Williams possiamo ancora centrare questo mondiale, ma ogni gara che passa l'ipotesi si allontana".


"Miglioramenti? Non prima del Gran Premio del Canada, forse qualcosa già avremo a Montecarlo, ma qui partiamo con lo stesso materiale con cui abbiamo finito il Gran Premio di San Marino".


"Un nuovo motore Mecachrome? Magari, lo sto aspettando. Ma senza la Renault, su quel fronte tutto procede al rallentatore".


Quasi in segno di solidarietà nei confronti della Tyrrell, che la settimana prima aveva esposto il suo malcontento per l’abolizione obbligatoria delle ali laterali, la Prost si presenta alle verifiche tecniche dotata dei medesimi dispositivi.


Cesare Fiorio, direttore sportivo della scuderia francese, fa chiarezza sull’accaduto:


"Non volevamo proclamare alcuna guerra santa, ma soltanto attirare l'attenzione sul fatto che queste soluzioni sono frutto di una sperimentazione lunga e costosa. La FIA, inoltre, per cambiare i regolamenti tecnici deve avere l'unanimità di tutte le scuderie, oppure deve darci un preavviso. Può farne a meno soltanto per motivi di sicurezza. Per noi, in questo caso, ciò è opinabile. E' vero che Alesi ha colpito una pistola con una aletta laterale, ma poteva farlo anche con una gomma".


Piccole contestazioni che, purtroppo per Tyrrell e Prost, senza dimenticare anche gli altri team che avevano puntato sui candelabri, non avranno alcun risvolto positivo.


Questi rimarranno illegali, e le due scuderie, in netta crisi di risultati, dovranno trovare altre soluzioni per ovviare ai risultati mediocri di inizio stagione, inaspettati soprattutto per la Prost, che sperava di fare un grosso passo in avanti, sostituendo i motori Mugen-Honda utilizzati nel ‘97 con i Peugeot.


Il giorno dopo si scende nuovamente in pista per le prime due sessioni di prove libere, e a stupire non sono certo Hakkinen e Coulthard davanti a tutti, né il finlandese, che distanzia di ben otto decimi il proprio compagno, bensì il secondo e tre decimi di vantaggio su Schumacher, solo quinto. In terza posizione, a sorpresa, si trova Johnny Herbert, che segna un giro da simulazione di qualifica nelle fasi finali.


Ancora una volta, sembrano essere le gomme Bridgestone a fare la differenza, come dimostra anche l’ottima prestazione della Stewart di Rubens Barrichello, piazzato in settima posizione, davanti a Jacques Villeneuve, il quale paga due secondi dal miglior tempo di Hakkinen.


"Qui la macchina è squilibrata, c'è qualcosa che non va, bisogna vedere, capire, rimediare".


Ammette Michael Schumacher, che poi prosegue dicendo:

"Troppo sovrasterzo nei curvoni veloci, troppo sottosterzo nelle curve lente, e poi i freni che mi danno molti problemi. Ho dovuto cambiare completamente stile di guida". "Me l'aspettavo. Già la settimana scorsa nei test che abbiamo fatto su questo circuito ci eravamo accorti che non andavamo bene e ora le cose sono uguali, non è cambiato nulla". "Un gap così elevato è certamente dovuto alle gomme. E anche questo ce lo aspettavamo, è dalla prima gara che abbiamo problemi di gomme. Ma diciamo che è un problema anche di gomme, non solo di gomme. La squadra leader ha un'altra marca e il gap si vede. Volendo quantificarlo, diciamo che il cinquanta per cento di quel vantaggio è dovuto certamente alle gomme. Ma c'è anche la macchina, e la nostra ha qualcosa che non va". "Ci sono dei problemi anche col vento, almeno qui, oggi, in queste condizioni. In certe curve squilibra la macchina, in altre no. Dobbiamo pregare che cambi direzione perché allora le cose potrebbero andar meglio".

"Se tutto va bene, posso essere terzo. Ma, ripeto: se tutto va bene, se non ci sono inconvenienti. Il fatto è che che non riusciamo ad avvicinarci". Conclude Schumacher, che se ne va.


Nel frattempo, il suo manager, Willi Weber, parla indaffarato sotto il tendone della Mercedes, e ad un giornale tedesco dichiara: "Noi vogliamo rispettare il contratto con la Ferrari, ma se la Ferrari dovesse scivolare in uno stato di mediocrità, allora sarebbe difficile considerare l'ipotesi di restarci ancora". "Tuttavia, una eventuale sconfitta di Michael in questo mondiale non vorrebbe necessariamente significare che lascerà Maranello".


Sabato 9 maggio 1998, con il tempo di 1'20"262, Mika Hakkinen distanzia tutti i suoi avversari, compreso David Coulthard, che paga ben sette decimi di ritardo dal compagno di squadra, nonostante i due abbiano la stessa identica vettura.


Michael Schumacher ottiene il massimo dalla sua qualifica e si piazza terzo, ad un secondo e mezzo dalla pole, seguito dalle due Benetton di Fisichella e Wurz, con l’italiano che finalmente batte il compagno in qualifica, dopo aver perso gli ultimi tre confronti.


Irvine è sesto, mentre Williams deve fare i conti con la peggior qualifica degli ultimi nove anni: Villeneuve è decimo dopo essere anche andato a sbattere, Frentzen è tredicesimo.


Prestazione incolore anche di Riccardo Rosset, che al volante della Tyrrell non riesce nemmeno a raggiungere il 107% del tempo utile per qualificarsi, rimanendo escluso dalla gara.


Il ventinovenne pilota di Helsinki sembra aver raggiunto la perfetta alchimia con la sua McLaren, e parla di una vettura impeccabile, senza difetti, ma predica calma e di non perdere mai la concentrazione; Coulthard promette battaglia sin dalle prime battute, ma è evidente che qui non è in grado di tenergli testa.


Michael Schumacher, invece, ringrazia i nuovi scarichi alti:


"Senza di loro non avrei ottenuto il terzo tempo. La scorsa settimana, su questa pista avevo effettuato una buona simulazione di gara: mi auguro di potermi ripetere. Non è piacevole subire certi distacchi dalla McLaren, ma spero che la situazione migliori nelle prossime corse".


Anche Schumacher, però, ha pochissime chance di contendere la vittoria ad Hakkinen.


Le gomme Bridgestone concedono alle due Frecce d'Argento un vantaggio difficile da colmare:


"Dobbiamo lavorare duramente per recuperare". "Ma tutto questo io me l'aspettavo, devo solo cercare di contenere i danni, racimolare qualche punto, mantenere un contatto ravvicinato coi miei avversari, lavorare duro perché dobbiamo assolutamente progredire". "Loro hanno delle gomme con un rendimento molto costante in gara, mentre noi dobbiamo verificare come si comporteranno le nostre. Abbiamo fatto dei test di durata la settimana scorsa, ma le condizioni erano diverse: solo a fine gran premio si potrà fare una valutazione esatta".


"In ogni caso, visti i distacchi minimi, sarà duro contenere gli attacchi dei due piloti Benetton".


"Durante le prove libere della mattina, ho avuto uno stupido guasto elettrico e sono rimasto fermo lungo la pista. Ne ho approfittato per guardare il comportamento delle altre macchine che passavano, e quando vedevo quelle gommate Bridgestone rimanevo sempre colpito da come andavano bene".


"Lo ripeto: non è tutta colpa delle gomme, ma bisogna assolutamente fare un passo avanti. E in ogni caso bisogna tener presente un'altra realtà: restiamo pur sempre la migliore squadra gommata Goodyear".


L’unica flebile speranza resta la pioggia, le cui probabilità sono poche, ma comunque sufficienti per sperare in qualcosa che possa rallentare la corsa delle McLaren.


Anche il Campione del Mondo in carica, Jacques Villeneuve, si lamenta della propria vettura, dopo una qualifica non certo esaltante: "Cosa posso fare? Non mi resta che aspettare momenti migliori. Il fatto è che lavoriamo, lavoriamo tanto ma non si vedono risultati".


Chi, invece, si dimostra fiducioso per la gara, è Giancarlo Fisichella: "Stavolta davanti a Schumacher ci finisco anch'io". "La macchina è perfetta, veloce, con le nuove sospensioni non scappa più sulla parte posteriore in accelerazione: puntare al podio è il minimo". "Ho passato un periodo nero, fuori ad Imola, ho sbattuto persino in strada, ma ora è tutto alle spalle. Questo circuito mi piace, l'anno scorso in gara feci il giro più veloce".


Domenica 10 maggio 1998, alle ore 14:00 ci sono solo poche innocue nuvole sparse nel cielo azzurro della Catalunya; la pioggia è già un pensiero lontano nella mente di Schumacher, che due anni prima, sullo stesso circuito inondato da una pioggia torrenziale, fu protagonista di una delle sue vittorie più memorabili.



Trattandosi di una pista abrasiva, tutti i piloti, ad eccezione di Johhny Herbert, decidono di montare le coperture più dure, e ciò vale sia per i gommati Bridgestone che Goodyear.


Per quanto riguarda le strategie, pare improbabile che si scelga di effettuare più di due soste.


Al momento di partire per il giro di ricognizione, rimane fermo sulla sua piazzola Pedro Paolo Diniz, che di conseguenza, una volta risolto il problema sulla sua Arrows, prenderà parte alla gara scattando dalla pit-lane.


Si spengono i semafori, e come già accaduto nelle due occasioni precedenti in cui era partito dalla pole, Mika Hakkinen ha uno scatto impeccabile, e non dà alcuna possibilità a Coulthard di attaccarlo.



Partenza pessima per Schumacher, saltato da Fisichella e Irvine ancor prima di approcciare la prima curva, dove riesce quanto meno a tener dietro Alex Wurz.


Il tedesco si ritrova comunque in quinta posizione.



Disastro per Frentzen, scattato dalla tredicesima posizione e coinvolto in un incidente con Jean Alesi in uscita dalla curva Seat. I due ne escono con le vetture danneggiate, e son pertanto costretti a rientrare ai box per riparare le auto.


Per il pilota tedesco, la conquista di punti iridati diventa ancor più un’utopia.


Dopo un solo giro effettuato, Hakkinen ha già quattro secondi di vantaggio su Eddie Irvine. Coulthard è meno dirompente, ma in ogni caso la fuga delle Frecce d’Argento è appena iniziata, e come facile prevedere, l’unica battaglia che si vedrà per il podio sarà quella tra Benetton di Fisichella e le due Ferrari.


Il pilota romano si mantiene nella scia di Irvine, nel mentre che Schumacher fa lo stesso col corridore della Benetton, ma i tre rimangono in fila, senza mai dare alcun segnale di battaglia: sorpassare è impossibile, per cui la conquista del terzo posto sarà determinata dalle soste ai box.



Intorno al ventesimo giro ha inizio la prima serie di pit-stop, e si conclude allo stesso tempo la gara delle due Arrows di Diniz e Salo, che con un tempismo al limite della perfezione rompono il motore nello stesso momento, mentre viaggiano tutti e due sul rettilineo principale. Il team britannico aveva deciso di utilizzare il nuovo motore soltanto in qualifica, per poi montare quelli vecchi in vista della gara.


Una scelta che non ha pagato.


Al venticinquesimo giro si fermano in simultanea Irvine e Fisichella: pit-stop senza alcun intoppo sia per la Ferrari che la Benetton, quindi i piloti ripartono esattamente nello stesso ordine in cui si trovavano in precedenza, con Irvine davanti e Fisichella vicinissimo.


L’overcut di Schumacher sui due ha l’effetto sperato, perché dopo la sosta il pilota tedesco rientra davanti al compagno di squadra, e si riprende così la terza posizione persa in partenza.



Aver dovuto cedere la posizione fa forse perdere la lucidità a Fisichella, che il passaggio successivo, grazie ad un’imprecisione di Irvine nell’ultimo settore, sfrutta tutta la scia offertagli dalla Ferrari e gli si porta affianco in staccata di curva 1, tentando un coraggioso sorpasso all’esterno.


Irvine non frena la sua corsa, Fisichella chiude la traiettoria convinto che invece l’avversario lo abbia fatto: le vetture si incrociano e finiscono nella ghiaia


I due piloti scendono dall’abitacolo, inesorabilmente ritirati.



Giancarlo è indiavolato, ed inveisce contro Irvine: il pilota romano gli blocca la strada, vuole spiegazioni, urla e gesticola, mentre il nord-irlandese non lo degna nemmeno di uno sguardo e prova a farsi strada.


"Io l'ho fatto passare due volte, in partenza e anche un giro prima dell'incidente, subito dopo l'uscita dai box di Schumacher. Anche io ero all'interno, lui era all'esterno, ma più avanti, e ho alzato il piede, per evitare collisioni. Nella stessa situazione, lui si è comportato in maniera opposta. E' questo che gli ho detto a caldo, sulla sabbia, non mi ha nemmeno degnato di risposta, ha solo allargato le braccia. Ha rovinato il mio lavoro, quello del mio team. E se ne frega".


Tuona Fisichella nel dopo-gara, mentre Irvine è molto più pacato nel dire la sua riguardo l’incidente:


"L'errore è suo, io non sono colpevole di nulla. Ero all'interno, ha tentato un sorpasso impossibile. Ho frenato, ma non è bastato, mi è scappata la parte posteriore della macchina, ho perso il controllo, ci siamo toccati. Ma è stato lui a tagliarmi la strada". "Trovatemi un pilota che si lascia sorpassare senza combattere. E per di più all'esterno". "E' arrabbiato? E' giovane, esuberante, si calmerà".


I commissari daranno ragione ad Irvine, e puniranno Fisichella con una multa di 7.500 dollari. David Richards, team principal della Benetton, preannuncia che non farà ricorso, ma afferma: "Sono molto sorpreso. Le autorità vanno rispettate, ma posso dire che questa decisione è incredibile. Capisco che la Ferrari sia più potente della Benetton, ma la mia opinione sull'incidente è completamente diversa da quella dei commissari".



Il doppio ritiro stravolge le prime sei posizioni: le McLaren continuano a fare l’andatura totalmente dimenticate dalla regia televisiva internazionale, Schumacher è terzo con un vantaggio di otto secondi su Wurz, ora quarto.


In quinta posizione si ritrova Rubens Barrichello, che ora può seriamente pensare di regalare al suo team i primi punti stagionali. Le gomme Bridgestone, un nuovo motore Ford e il talento del brasiliano stanno facendo la differenza, senza dimenticare la gentile concessione di Fisichella e Irivine.


Sesto è Jacques Villeneuve, che per tutta la gara deve difendersi dagli attacchi di Johnny Herbert.



La situazione rimane stabile fino al colpo di scena, che ha luogo al trentanovesimo giro: Michael Schumacher viene punito con uno Stop&go di 10 secondi, per aver superato il limite di velocità in pit-lane, durante la sua prima sosta: 126 km/h anziché i 120 previsti.


Scontata la penalità, il terzo posto passa ad Alexander Wurz, ma Schumacher non demorde, e appena tornato in pista spinge come un forsennato per avvicinarsi all’unica Benetton rimasta in gara.


Trascorsi quaranta giri, i piloti ricominciano a rientrare ai box per il secondo pit-stop, e mentre le McLaren continuano a passeggiare, con Hakkinen che si permette il lusso di poter sostare oltre dieci secondi per non prendere alcun rischio, si delineano momenti cruciali per definire le restanti posizioni nella zona punti.



Villeneuve ritarda il pit-stop per provare a superare Barrichello, ma come successo già ad Imola mentre era in lotta con Irvine, la sua sosta dura troppo, e la Stewart conserva la quinta posizione.


Schumacher intraprende la stessa tattica che in precedenza gli aveva consentito di risalire in classifica, rientrando due giri dopo Wurz. A causa del traffico incontrato dal giovane pilota austriaco, anche stavolta Schumacher si riprende la posizione, senza eccedere in velocità nella corsia box.


La fase conclusiva della corsa è resa vivace dalle Williams, con Villeneuve che corre in difesa per conservare il sesto posto su Johnny Herbert, riuscendo a mantenere la calma anche nei momenti delicati, come quando deve lasciare strada alle McLaren, e con Frentzen che scavalca Magnussen, Ralf Schumacher, Alesi e Trulli, e grazie al ritiro nel finale di Alesi, conclude in ottava posizione.


Ottima rimonta per il pilota tedesco, in attesa che a Monte Carlo arrivino numerose novità che si spera proietteranno la FW20 di nuovo nelle posizioni di alta classifica.



È l’ultimo giro, quando finalmente Hakkinen viene inquadrato dalle reti televisive internazionali, praticamente per la quarta volta in tutta la gara; le altre tre occasioni sono state la partenza e i due pit-stop.


Mika vince per la terza volta in questa stagione, impartendo una pesante lezione di guida a Coulthard, mentre Schumacher è terzo, a quarantacinque secondi, e Wurz, quarto, è l’ultimo dei piloti a pieni giri; un eccezionale Barrichello e Villeneuve completano la top six, composta per quattro sesti da vetture gommate Bridgestone.


In Spagna, ancor più che nelle gare precedenti, gli pneumatici giapponesi si mostrano incredibilmente più performanti dei Goodyear.



La doppietta conquistata permette alla McLaren di compiere un considerevole balzo in avanti nella classifica costruttori, dove vola a quota 65 punti, 30 in più rispetto alla Ferrari.


Nella classifica piloti, Hakkinen sale a 36 punti, e si gode i 7 punti di vantaggio su Coulthard e i 12 su Schumacher.

Il direttore sportivo della McLaren, Jo Ramirez, ammette al termine della gara: "Mi chiedete se abbiamo il Mondiale in mano? Sembra proprio di sì. Forse non è finito, ma quasi. E non è solo questione di gomme. Qui contano e sono risultate decisive. Ma se tutte le squadre avessero le Bridgestone, saremmo comunque avanti perché abbiamo la macchina migliore. Tutto gira alla perfezione e mettere le mani avanti non ha senso".


"Oggi Coulthard non era contento, non poteva spingere al massimo, non è mai riuscito ad impensierire Hakkinen. Eppure, con tutti i suoi problemi, ha rifilato trentotto secondi a Schumacher. Sapevamo che a Barcellona non c'era storia, ora aspettiamo Montecarlo e Canada, circuiti meno favorevoli".


"Ma se dominassimo anche lì, la stagione è chiusa".


Il pilota finlandese ha rasentato la perfezione, e lo sa.


Il rischio, in questi casi, è pensare che sia stata una vittoria facile, ma lui ci tiene a precisare che non è stato così:


"Fantastico. Una vittoria come questa potrebbe sembrare semplice, ma non lo è mai. Bisogna rimanere sempre concentrati, fare attenzione ai doppiaggi, che spesso danno qualche problema, anche se oggi posso dire di essermi quasi divertito nel superarli. Nei primi giri ho spinto molto, senza stressare troppo le gomme, perché se all’inizio si esagera si corre il rischio di distruggerle. Dopo ogni pit-stop, David si è avvicinato, ma c’è da dire che durante le mie soste abbiamo sempre cercato di non correre alcun tipo di rischio. Forse siamo stati troppo cauti".


Coulthard, che giura di avere avuto molti problemi nella scelta dell'assetto, può solo ammettere la sconfitta:


"Mika era troppo veloce per me oggi. Col passare dei giri ho avuto sempre una maggior confidenza con la vettura, ma lui era troppo veloce, posso solo fargli i complimenti. Io ho fatto il possibile, ho continuato a spingere per cercare di farmi trovare pronto per ogni evenienza, ma non è servito".


I due compagni di squadra si stringono sportivamente la mano, prima di lasciare la parola a Schumacher.


"Alla partenza ho peso due posizioni, che per fortuna sono riuscito a recuperare con il primo pit-stop. Allo stesso tempo, però, ho superato il limite di velocità in pit-lane, non so perché ma il limitatore non ha funzionato. Fortunatamente la strategia è stata perfetta, e ho riconquistato ancora la terza posizione. Se fossi tornato in pista dietro Wurz dopo la seconda sosta, non penso che avrei potuto passarlo, oggi sarebbe stato difficile anche con una Minardi".


"Nella prima parte di gara ero dietro Fisichella, ma non ho avuto la minima chance di tentare un sorpasso".


Riguardo la penalità subita durante la gara, il pilota tedesco ammette:


"Quando uno entra nella corsia, sta molto attento alla velocità: e io, infatti, mi sono accorto subito che ero troppo veloce. Il perché non lo so, si vede che il limitatore automatico non è entrato in funzione. Così ho subito rallentato molto, ma in questo modo non si guadagna niente, è una manovra penalizzante. La cosa che conviene di più, e in questo ho sbagliato, è quella di mantenere in tutta la corsia una velocità costante, al limite della soglia consentita".


Riguardo alla situazione in campionato, dichiara:


"Sono dodici punti dietro Mika, a Monaco mi piacerebbe se si riducessero almeno a sei".


"Vedremo se avremo delle possibilità".

"Non siamo per niente contenti di questo risultato, ma di più non potevamo pretendere. Il vantaggio delle McLaren è dovuto certamente alle gomme ma non solo a quelle". "Bisogna lavorare di più, i nostri partners tecnici ma anche noi. Dobbiamo lavorare molto sul telaio, sull'aerodinamica, sul motore, sui freni. Su tutto. Dobbiamo lavorare". "Loro hanno lavorato meglio durante l'inverno. Sì, le gomme danno loro un buon vantaggio ma bisogna anche dire che hanno sviluppato meglio la macchina".

La speranza dunque è quella di vincere la gara, ed aver qualcuno, nella più realistica delle possibilità Coulthard, che si metta davanti ad Hakkinen e lo releghi al terzo posto.


Difficile, ma non impossibile, poiché come spiega Schumacher:


"Il peggio per noi dovrebbe essere passato. Qui, a Barcellona, la McLaren era imbattibile. Non posso sapere in anticipo quale sarà il divario cronometrico tra noi e loro a Montecarlo, ma sarà di certo inferiore, a meno che non abbiano un secondo nascosto in tasca. Ma noi possiamo e dobbiamo continuare a crescere, di meccanica e motore".

Nel tardo pomeriggio, raggiunto da un giornalista spagnolo, gli viene chiesto se il Mondiale può già considerarsi finito. Schumacher si limita a fulminarlo con lo sguardo, ma quando il giornalista insiste, lui replica con un misto di stizza ed ironia:


"Sì, finito, me ne vado in vacanza".


No, il campionato non è finito, le gare da disputare sono ancora molte, ma la McLaren, settimana dopo settimana, sembra sempre più forte.


I prossimi test a Magny-Cours, però, sono un’imperdibile occasione per la Ferrari, che deve provare in tutti i modi ad invertire la tendenza.


Davide Scotto di Vetta

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella nostra pagina Info. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.