#6 1953: Gran Premio di Francia, a sorpresa vince Mike Hawthorn, in volata su Fangio e la Maserati



In questi ultimi appuntamenti stagionali non possiamo dire di essere arrivati ad una reale incertezza del pronostico, ma è sotto gli occhi di tutti che ci stiamo lentamente avvicinando ad un livellamento delle forze in campo, almeno nelle posizioni di vertice.


A Reims, durante le prove del Gran Premio dell'Automobile Club di Francia, che si sarebbe disputato il 5 Luglio 1953, questo equilibrio sembra reggere. Infatti, le prime dieci posizioni in griglia sono occupate da cinque Ferrari e cinque Maserati. In pole c’è Ascari, secondo un ottimo Bonetto su Maserati a soli tre decimi, poi Villoresi. La seconda fila è targata Maserati con Fangio e González. In terza ci sono Farina, Hawthorn e Marimon. Quindi De Graffenried e Rosier. Questo nonostante nella prima giornata di prove, i piloti italiani sono stati costretti a ritardare l'inizio degli allenamenti a causa di un incidente stradale - il crollo di un ponte in Savoia - che aveva interrotto il viaggio delle macchine.


Il ciclo dei successi riportati nelle corse di velocità dalle macchine della scuderia Ferrari, e in particolar modo da Alberto Ascari, può chiudersi a Reims, nel Gran Premio dall'Automobile club di Francia? E' questo l'interrogativo che pongono tutti i tecnici che assistono alle prove di allenamento, durante la quale il primato di velocità sul giro viene battuto otto volte consecutive dai piloti delle Ferrari e delle Maserati. Da queste battaglie, condotte a più di 180 km/h di media, è in definitiva Ascari ad uscirne vittorioso, stabilendo verso la fine della giornata il miglior tempo, ma l'argentino González lo segue con appena tre decimi di secondo in più, ed è appunto questa quasi uguaglianza di potenza che fa pensare che in gara la lotta sarà severa fra Maserati e Ferrari.


Al quartetto composto da Farina, Villoresi, Hawthorn e Ascari, le Maserati oppongono González, Marimon, Bonetto e Fangio, con quest'ultimo che dimostra di avere ritrovato la gran forma.


Gli iscritti al Gran Premio sono in tutto ventiquattro, e cioè Ascari, Farina, Hawthorn e Villoresi su Ferrari, poi Fangio, González, Bonetto e Marimon su Maserati, quindi Behra, Trintignant, Shell e Mieres su Gordini, Macklin, Collins e Giraud-Cabantous su H.W.M., Gerard e Wharton su Cooper-Bristol, Stirling Moss su CooperAlta, e i piloti che corrono con auto private, tra cui Chiron e Bayol con la Osca, de Graffenried su Maserati, Rosier su Ferrari e Claes su Connanght.


Tuttavia, a pochi minuti dall'inizio della gara, la Ferrari potrebbe non prendere il via: solo la sportività dei dirigenti della Ferrari evita che il trentaduesimo Gran Premio dell'Automobile Club di Francia possa naufragare in un mare di guai.


Parallelamente al Gran Premio di Formula Uno, infatti, si corre la 12 Ore di Reims sullo stesso circuito. Questa gara, partita alle ore 24:00 di sabato 4 Luglio 1953, terminata alle ore 12:00 di domenica 5 Luglio 1953, vede come vincitori la coppia Moss-Whitehead su Jaguar, a discapito della coppia Maglioli-Carini su Ferrari.


All'origine dell'incidente, che per parecchie ore mette in pericolo il successo della grandiosa manifestazione automobilistica, sta nella stranamente severa decisione del direttore della 12 Ore, Charles Faroux, che applicando con eccessiva severità il regolamento, decide di squalificare la Ferrari pilotata dalla coppia Maglioli-Carini che a metà corsa si era installata al comando con oltre un giro di vantaggio sulla Jaguar di Moss-Witheahead. Maglioli, che in quel momento si trovava allo stand dove si era rifornito di carburante, veniva spinto, per ripartire, da tre meccanici anziché da due come è previsto dal regolamento. E questa lieve infrazione, unita al fatto che i fari erano stati spenti anzitempo verso l'alba, era bastata a far si che i due italiani venissero squalificati e dichiarati fuori corsa.


Questa decisione, comunicata dopo più di mezz'ora di discussioni fra gli stessi commissari per nulla unanimi nell'omologarla, solleva molte proteste da parte del pubblico e provoca il legittimo risentimento dei dirigenti della Ferrari, i quali decidono di comunicare con la sede di Modena al fine di chiedere direttive. Le telefonate si moltiplicano nel corso delle due ore che separano l'arrivo della 12 Ore dalla partenza del Gran Premio di velocità, e quando l'astensione della casa Ferrari pare ormai un fatto compiuto, un ultimo intervento telefonico degli organizzatori verso Enzo Ferrari riesce a salvare la corsa dal fallimento sportivo.


Grazie a ciò, le quattro Ferrari si allineano al nastro di partenza, salutate da una calda ovazione della folla. Al via, prende subito il comando Ascari, seguito da due piloti della Maserati, Bonetto e Gonzales.


Il pilota argentino della Maserati prova la tattica che aveva utilizzato in Belgio, partendo con serbatoio riempito a metà nella speranza di riuscire ad acquisire un vantaggio tale da permettergli di rimanere in testa una volta effettuato il rifornimento. Chiaramente in Maserati sono perfettamente consci che se vogliono provare a vincere devono cercare di inventarsi qualcosa di diverso, anche tentando di affidarsi a tattiche aleatorie.


Quindi González, dapprima balza al comando, e successivamente, giro dopo giro, aumenta il suo vantaggio sul suo compagno di squadra Fangio e sulle quattro Ferrari. Quest’ultimo gruppo dapprima è guidato da Alberto Ascari, che viene poi sopravanzato da Hawthorn. La lotta sta entusiasmando il pubblico, e in questa fase il record sul giro viene continuamente battuto prima da González, poi Farina, Fangio e Ascari.


Nel frattempo, al termine del sedicesimo giro la Gordini di Trintlgnant si ferma senza poter ripartire.


Tallonato dal trio Ascari, Villoresi, Farina, nel quale dopo un lungo inseguimento viene pure a inserirsi l'argentino Fangio, González ha continuato a mantenersi in prima posizione, ed al ventiseiesimo giro arriva a poter vantare un vantaggio di ventisette secondi.


González sarà costretto a fermarsi ai box al trentesimo giro per effettuare il rifornimento, lasciando il comando della gara ad Ascari dopo aver perso quaranta secondi, ma al passaggio successivo le posizioni cambiano nuovamente, poiché Fangio riesce a passare Ascari sul rettilineo delle tribune.


Ristretta fra Maserati e Ferrari la lotta entusiasma ormai tutto il pubblico presente.


In questa fase, tuttavia, il pilota britannico Mike Hawthorn, che dei duellanti sarebbe quello meno esperto, si dimostra un pilota di alto livello ingaggiando un bellissimo duello con Fangio.


Addirittura i due per più di una tornata passano sul traguardo perfettamente appaiati, tanto da costringere il direttore di gara a preparare un impianto di ripresa cinematografica molto simile al fotofinish usato per le gare ippiche. Nel frattempo González, che è un altro lottatore, non ha per nulla gettato la spugna, e lasciatosi alle spalle Farina e Villoresi è pronto ad attaccare Ascari, mentre Marimon e Bonetto si fermano ai box per avarie meccaniche; solo l'argentino riparte, ma con molto ritardo.


Siamo alle battute finale e l’esito è quanto mai incerto, Fangio e Hawthorn sempre in testa seguiti da vicino da Ascari e González. Farina e Villoresi sono a più di un minuto, mentre tutti gli altri sono doppiati.


Il pubblico, che finalmente può assistere ad un duello emozionante fino all’ultimo giro, è tutto in piedi e si appresta ad assistere al gran finale.


Le Maserati di Fangio e González, e le Ferrari di Hawthorn e Ascari, continuano a passare davanti al cronometristi separate solamente da qualche secondo, mentre Giuseppe Farina segue a quarantacinque secondi. La fase finale della gara dà luogo ad un emozionante duello fra l'inglese Hawthorn e Fangio, i quali lottano ruota a ruota superandosi alternativamente di qualche metro.


Giunti all’ultima curva, Hawthorn sfrutta la migliore efficienza dei freni della sua Ferrari e riesce ad ottenere un sufficiente vantaggio, con il quale riesce a tagliare per primo il traguardo in volata, seguito da Fangio distante solo quattro decimi.


González sale sul podio dopo aver effettuato un grande recupero ed aver superato Ascari, che finisce quarto. Solo quinto è Giuseppe Farina, ad oltre un minuto di ritardo.


Questo finale inusuale lascia dietro di sé delle considerazioni interessanti.


Prima di tutto si conclude il monopolio di Ascari, che aveva ottenuto nove successi di seguito. E in secondo luogo si è assistito alla consacrazione di un astro nascente, il britannico Mike Hawthorn, che ha dimostrato di essere un pilota di razza. Infine la Maserati, con il secondo e terzo posto, dimostra di aver raggiunto un livello elevato in termini di tenuta e affidabilità.


Ludovico Nicoletti

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