#52 GP del Belgio 1956, a Spa trionfa Peter Collins, primo in classifica assieme a Stirling Moss



Il Gran Premio del Belgio, quarta prova del Campionato del Mondo conduttori che si disputerà domenica 3 Giugno 1956 sul velocissimo circuito di Spa-Francorchamps, trova un sensibilissimo equilibrio di forze tra la Maserati e la Ferrari, con l'aggiunta del rinnovato attacco delle vetture britanniche Vanwall e B.R.M., la cui arma migliore sembra proprio quella delle alte potenze e velocità, doti che a Spa potranno avere un grande peso.


Lo schieramento presenta la Ferrari con cinque vetture affidate a Fangio, Castellotti, Collins, Frére e Pilette, mentre la Maserati conterà su Stirling Moss, Behra, Perdisa e Godia; una o due delle vetture del tridente saranno del tipo a iniezione diretta, particolarmente indicata per i tracciati molto rapidi.


La Vanwall schiererà Schell e Trintignant, mentre la B.R.M. Hawthorn e Brooks.


SI annuncia insomma una gara apertissima, dal pronostico molto incerto.


Giovedì 31 Maggio 1956, a Spa, il Campione del Mondo in carica, Juan Manuel Fangio, spazza via ogni dubbio su chi è il favorito per la vittoria, e corre ad oltre 200 km/h di media sul circuito. L'argentino effettua il giro di 14.120 metri in 4'09"8, alla media di 203.490 km/h, battendo il record che l'hanno precedente Eugenio Castellotti, su Lancia, stabilì in 4'18"1 alla media di 196.746 km/h. Giusto per fare un raffronto, Castellotti gira alla media di 189.671 km/h, Jean Behra alla velocità di 193.571 km/h e Cesare Perdisa alla media di 183.609 km/h.


In questa prima giornata di allenamenti provano solo sei dei quattordici iscritti al Gran Premio di domenica, dato che verrà a mancare la partecipazione della B.R.M., le cui vetture, nelle prove di inizio settimana a Siverstone, hanno di nuovo accusato inconvenienti di tenuta delle valvole rivelatisi alla vigilia del Gran Premio di Monaco.


Così, venerdì 1° Giugno 1956, a Spa rimane la sola Vanwall a contrastare il passo alle Ferrari e alle Maserati. Comunque, la corsa non viene a perdere nulla del suo interesse, sia perché è appunto la Vanwall la vettura britannica più temibile, sia perché sono più vivi e attuali che mai i motivi di rivalità tra le due Case italiane e tra i rispettivi piloti.


Inutile soggiungere che al tema tecnico principale, costituito dalla lotta Maserati-Ferrari (ciascuna vincitrice di una delle due prove finora disputate, escludendo la 500 Miglia di Indianapolis), si innesta quello strettamente agonistico delta rivalità tra Fangio e Moss, di cui soprattutto il pilota inglese non fa mistero.


Moss e giovane, è in gran forma, ha una classe indiscutibile e sa benissimo di essere il più probabile successore del Campione del Mondo Juan Manuel Fangio. Naturalmente le possibilità di un corridore sono legate all'efficienza dei mezzi meccanici, e questi, a loro volta, possono rispondere più o meno bene a seconda dei tracciati di gara dove sono impiegati. Ora, non ci sono state finora, nella stagione, corse europee di Formula 1 su circuiti veloci come quello di Spa, dove si realizzano sul giro medie superiori ai 190 km/h.


Come si comporteranno domenica le Ferrari otto cilindri e le Maserati sei cilindri?


A parte le velocità sviluppabili da entrambe, quale influenza avrà un ritmo di gara cosi vertiginoso sulla tenuta dei motori? La Maserati pare possa correre con una o due vetture con motore a iniezione. Tale modello, scartato a Monte Carlo per la meno energica ripresa rispetto al tipo a carburatori, durante le prove effettuate sull'anello di Monza aveva fornito risultati ottimi.


Per analogia dovrebbe andar bene anche a Spa: lo si vedrà durante le prove.


Anche le Vanwall sono a iniezione, e anch'esse particolarmente temibili sui tracciati veloci. Lo hanno dimostrato a Silverstone, dove tuttavia non si raggiungono certo velocità così elevate come a Spa. Comunque, nell'imprevista vittoria delle Vanwall in Inghilterra molto contò l'apporto di una guida come quella di Stirling Moss, mentre Shell e Trintignant - i due piloti della Vanwall - sono di classe più modesta, per quanto il primo talvolta imbrocchi certe giornate in cui nessuno riesce a fargli paura.


Quanto alla Ferrari, si può essere certi che il periodo di relativa calma dopo il Gran Premio di Monaco ha consentito ai suoi tecnici di preparare a dovere le macchine. Tutto considerato, il Gran Premio del Belgio sarà una corsa di interesse palpitante.


Sabato 2 Giugno, al termine dell'ultima giornata di allenamenti ufficiali per il Gran Premio automobilistico del Belgio, sul velocissimo circuito di Spa, tracciato in una meravigliosa foresta di abeti ai margini della stazione termale, i piloti delle squadre provano definitivamente le loro forze in vista dell'importante confronto in gara.


Il bilancio dei tempi registrati nei tre giorni di allenamenti si chiude a tutto vantaggio della Ferrari, o forse, più esattamente, di Fangio, che, pur senza più raggiungere la formidabile velocità di oltre 203 km/h toccata giovedì, realizza ogni volta i tempi migliori di tutti.


Si dovrebbero quindi trarre previsioni favorevoli alle vetture di Maranello, tanto più che anche Castellotti e la rivelazione Collins compiono cose egregie in questo turno conclusivo degli allenamenti, e che per contro le Maserati, pur non deludendo, appaiono meno rapide sui lunghi tratti dove i mezzi meccanici possono sviluppare tutta la loro potenza e velocità. Si aggiunga che esiste parecchia incertezza, nel team della Maserati, sull'opportunità di mettere in pista la vettura con motore a iniezione diretta, pilotata dal solo Moss, ma la cui guida per il Gran Premio non è ancora stata designata.


Tuttavia, le prove hanno sempre avuto un valore relativo, anche se i tecnici vi legano grande importanza. Si possono presentare, in corsa, troppi fattori imponderabili, legati parte alla macchina con le sue innumerevoli incognite, e parte alla disposizione e alla giornata del pilota. Cinquecento chilometri ad una media prevista di circa 194-195 km/h prospettano problemi di tenuta, cioè di resistenza del mezzo meccanico, assolutamente determinanti.


Per questo, nessuno azzarda previsioni.


Le prove non forniscono spunti emozionanti, ma più di una indicazione non priva di interesse: prima fra tutte il comportamento del giovane pilota inglese della Ferrari, Peter Collins, che realizza inaspettatamente il terzo miglior tempo assoluto.


Come si è detto, ancora una volta Fangio è in testa alla graduatoria delle prestazioni, avvicinando i 200 km/h sul giro di quattordici chilometri e centoventi metri, girando in 4'14"4; Moss, sulla Maserati ad iniezione, dopo reiterati tentativi, ottiene il tempo di 4'14"7, poi Collins 4'15"3, Behra 4'16"7, Castellotti 4'16"7.


Questi cinque uomini occuperanno le prime due file all'allineamento di partenza del Gran Premio.


Discreta la prova delle Vanwall, il cui pilota più veloce, Schell, realizza il sesto tempo assoluto in 4'19", seguito da Trintignant, pure su Vanwall, e dal giornalista-corridore belga Paul Frére, che guiderà domani la quarta Ferrari ufficiale.


Al via, dato alle ore 15:00 ai quindici concorrenti in un pomeriggio grigio, e freddo, dato che poco prima della partenza una fitta pioggia sottile rende viscido e scivoloso l'asfalto, dei tre uomini allineati in prima fila, cioè Fangio, Moss e Collins, è il pilota della Maserati che riesce a partire meglio mentre il Campione del Mondo ha un attimo di ritardo.


Questi tre piloti, con l'aggiunta di Castellotti, formano il gruppetto di testa che subito si allontana dagli altri, frazionati: Moss rimane al comando per quattro giri, poi Fangio, che dalla quarta posizione è già risalito in seconda, lo attacca nel tratto più veloce del circuito e lo supera.


Nei minuti successivi si sviluppa il duello tra Castellotti e Collins, vinto da quest'ultimo poiché il lodigiano, nella foga della lotta, rompe la trasmissione nel corso del decimo giro. All'undicesimo giro anche Trintignant è costretto al ritiro con la sua Vanwall.


Intanto Moss, la cui ruota posteriore si stacca mentre che è lanciato a non meno di 140 km/h, è vittima di un lungo sbandamento nel corso del decimo giro.


Il pilota britannico riesce a controllare la sua vettura e fermarla sul lato destro della strada, dalla parte in cui ha inizio un pauroso strapiombo erboso, a circa seicento metri dai box, e con un'indifferenza che qualcuno potrebbe a torto scambiare per incoscienza, fermata la sua Maserati, non ha un attimo di indecisione o di pur comprensibile reazione psichica, bensì balza dal seggiolino e di corsa ritorna ai box, dove i dirigenti della Maserati, con perfetto sincronismo, fanno fermare Perdisa.


Così il campione inglese, come se nulla fosse appena accaduto, riprende la corsa su un'altra vettura, ma viene relegato ad oltre un minuto di ritardo da Fangio, mentre la pista, si asciuga e la velocità media aumenta, passando ad oltre 192 km/h, naturalmente per merito del pilota argentino che porta anche il primato sul giro a 197.559 km/h.


Al diciottesimo passaggio Fangio precede Collins di 1'45", Behra di 2'59"' poi Frère, Schell e Moss, che è doppiato. Poi, però, al ventitreesimo giro il pilota argentino si ferma al nono chilometro del circuito a causa della rottura della trasmissione: il sogno di vittoria e gli otto punti per la classifica di campionato svaniscono, mentre passa al comando Collins, che marcia con magnifica regolarità, e al secondo posto si insedia il giornalista-corridore belga Paul Frère, che riesce a vincere una lunga lotta con Behra, la cui vettura, a sei giri dal termine, lo tradisce costringendolo ad arrancare penosamente.


L'indomabile Moss continua vigorosamente la sua rimonta e si aggiudica al trentesimo passaggio il giro più veloce della giornata, nonché record assoluto ufficiale del circuito, a 199.575 km/h di media, classificandosi terzo, ma è la rivelazione di quest'anno, Peter Collins, a vincere il Gran Premio del Belgio, compiendo con la sua Ferrari i trentasei giri previsti chilometri della corsa a 190,614 di media.


Il venticinquenne pilota britannico già nel corso delle prove aveva dimostrato le sue capacità fuori dell'ordinario su questo circuito dove, se la macchina ha naturalmente la sua importanza, sono soprattutto i grandi piloti che riescono a emergere. Sul podio con lui salgono Paul Frére e Stirling Moss, mentre Harry Schell e Luigi Villoresi raccolgono gli ultimi punti messi a disposizione con il quarto e quinto posto.


La corsa ha offerto parecchie emozioni e colpi di scena, determinati proprio dal cedimento di quasi tutte le vetture dei piloti più attesi.


Nel complesso è emersa la sensibile superiorità delle Ferrari sulle Maserati, nessuna delle quali aveva il nuovo motore a iniezione, sulla cui tenuta i tecnici della Casa modenese hanno ancora qualche dubbio. Discreta la prova della inglese Vanwall, che si è aggiudicata il quarto posto con Harry Schell.


Nella classifica del campionato del mondo, agli aspiranti al titolo si è aggiunto Peter Collins che ha undici punti, alla pari con Stirling Moss, mentre Juan Manuel Fangio rimane a nove punti, preceduto da Jean Behra con dieci.


Terminata la gara, Peter Collins scende dalla sua Ferrari fresco e sorridente come dopo una pacifica passeggiata, e commenta:


"Come è stato facile. Certo se Fangio e Moss non avessero avuto tanta sfortuna sarei arrivato dietro a loro. Ma anche di un terzo posto, dopo campioni come quelli, sarei stato contentissimo".


Parallelamente Juan Manuel Fangio si mostra dispiaciuto per l'inconveniente che lo ha privato della vittoria e di otto preziosissimi punti per la classifica di campionato mondiale. Ma nello stesso tempo non nasconde la propria soddisfazione per aver dimostrato quanto fossero gratuite le affermazioni che Io volevano in fase di declino, stanco, preoccupato dell'ascesa del nuovo astro Stirling Moss.


Dopo l'acuto del 203 km/h nelle prove, Fangio, con il suo comportamento in gara ha in realtà convinto tutti di essere ancora il numero uno del mondo.


Rientrato ai box, Fangio apprende dai meccanici della Ferrari che hanno esaminato la vettura che il ritiro è stato causato dall’eccessivo surriscaldamento del differenziale, dovuto con ogni probabilità ad una perdita di olio. Di conseguenza, il pilota argentino va insieme a Giambertone a perlustrare l’intera pista - che a Spa è lunga più di quattordici chilometri - in cerca delle macchie d’olio che la sua vettura avrebbe dovuto per forza aver lasciato.


La perlustrazione del percorso tradisce una mancanza di fiducia nei confronti della propria squadra, che diviene sospetto di sabotaggio quando Fangio e Giambertone non trovano traccia alcuna di olio. Anche perché questo non è il primo strano inconveniente che si è verificato durante l'anno sulla vettura dell’argentino.


Giambertone ricorda a Fangio quanto è accaduto alle Mille Miglia in Aprile, quando un foro praticato da un meccanico di Ferrari per raffreddare i freni, a causa della pioggia che è caduta su gran parte del percorso, ha quasi allagato l’abitacolo della sua 290 MM...


Simone Pietro Zazza

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