#51 500 Miglia di Indianapolis 1956, Farina non riesce a qualificarsi a causa della pioggia



La lotta per il campionato mondiale di Formula 1 diventa ora più serrata: il 3 Giugno 1956 a Spa, tenendo conto della diserzione della 500 Miglia di Indianapolis da parte delle Case automobilistiche europee, nella quarta prova saranno di fronte Behra con dieci punti, Fangio con nove, e Moss con otto, per non tener conto di Musso, Hawthorn, Castellotti, Collins e altri che seguono da quattro punti in giù. Un francese, un argentino e un inglese sono dunque ai primi tre posti con distacco minimo, tutti su vetture italiane, mentre sfuma o si attenua il pericolo britannico delia Vanwall, della B.R.M., e della Connaught.


Nel mezzo sono numerosi gli appuntamenti di non certo meno interesse, e tra questi avrebbe dovuto prendere forma anche il Gran Premio del Valentino, in programma per domenica 20 Maggio 1956, ma questa viene rinviata a data da destinarsi.


In altre parole, non avrà più luogo.


Sei milioni di lire di spese organizzative se ne vanno in fumo, ed il lavoro per preparare la gara e farla iscrivere nel calendario internazionale resta nullo. Il motivo della mancata effettuazione della corsa sta nelle rinuncia comunicata lunedì 14 Maggio 1956, all'indomani del Gran Premio di Monaco, dalle due grandi marche italiane Ferrari e Maserati, causa la non disponibilità di mezzi meccanici in efficienza.


E' vero che la competizione di Monte Carlo è stata durissima, ma è altrettanto certo che Ferrari aveva preso l'impegno di far correre da due a quattro vetture e che la Maserati aveva subordinato il suo sì ai risultati di Monte Carlo, cui un successo ottenuto nelle strade del principato portava a pensare che potesse essere sufficientemente incoraggiante.


Di fronte all'impossibilità di avere in campo Fangio, Moss, Castellotti, Musso, Behra, Perdisa, e data anche la quasi sicura assenza delle Vanwall, la Commissione sportiva dell'A.C. Torino propone di rinviare a data da destinarsi sia la prova di Formula 1, in calendario per domenica, sia la Coppa per vetture turismo che l'avrebbe preceduta di ventiquattro ore.


A Torino rimarrà la nuova copertura di asfalto sui viali preparata per questa gara, ma soprattutto rimarrà molta amarezza negli appassionati delle corse automobilistiche.


Mercoledì 30 Maggio 1956 si correrà invece la 500 Miglia di Indianapolis, alla quale tenta di partecipare Giuseppe Farina con una Ferrari-Bardahl appositamente preparata per la gara. La monoposto ha il motore spostato sulla sinistra, il baricentro a sua volta spostato e le ruote di destra più grandi di quelle di sinistra, come le altre vetture, dato che il senso di marcia sul circuito di Indianapolis è tutto a sinistra, ed ha solo due marce, come la maggior parte delle vetture.


"Ho imparato a guidare, e vi assicuro che la pista di Indianapolis è meravigliosa, la velocità non si avverte ed anche la mia macchina va splendidamente con il nuovo carburatore americano".


Dichiara il pilota italiano dopo aver effettuato le prove sul circuito di Indianapolis, sabato 19 Maggio 1956. Farina ha dovuto superare uno speciale test in quattro prove successive, prima di essere ammesso alle qualificazioni; neppure il titolo di Campione del Mondo di Formula 1 lo ha salvato dal necessario esame preliminare. Il pilota italiano percorre l'anello in mattonelle e cemento quarantasei volte anziché cinquantacinque-sessanta, alla media di 205.996 km/h, per ottenere il diritto a compiere le prove di qualificazione, prima che gli organizzatori lo fermino.


Lo stile di Farina, anche a Indianapolis, convince immediatamente i funzionari che non esitano a definirlo uno dei migliori piloti in lizza; per cui difficilmente, a meno di clamorose sorprese, non si qualificherà.

Farina aveva mostrato delle preoccupazioni al riguardo del carburatore, poiché le curve soprelevate impedivano alla Ferrari, al momento della ripresa, di avere l'erogazione usuale di liquido: in Italia non esistono carburatori speciali utili per correre sul catino, e quello giunto a Modena non era stato possibile montarlo, ma ora è tutto a posto e il pilota italiano attende che giunga il suo momento per effettuare i quattro giri necessari alla qualificazione.


Quella di quest'anno promette di essere la corsa del record ed infatti, alla prima tornata delle qualificazioni, il diavolo di Miami, Jim Rathmann, stabilisce il record assoluto sia del giro compiuto alla media di 236.630 km/h, che dei quattro giri di qualificazione effettuati alla media complessiva di miglia di 283.648 km/h. Rathmann è il primo pilota a tentare la qualificazione e molto pubblico assiste dalle tribune mentre gli operatori della televisione mettono a fuoco gli obiettivi: l'aria è calma, il cielo coperto e la temperatura ideale.


Rathmann percorre il primo giro a 148.793 miglia orarie di media, abbassando già il record procedente che apparteneva dal 1955 allo scomparso Jack Mcgrath; il suo giro più veloce sarà però l'ultimo dei quattro complessivi.


Domenica 20 Maggio 1956, dinnanzi a circa 100.000 spettatori presenti, Farina non sa ancora se scenderà o meno in pista, ma si crede che egli attenda ancora qualche giorno prima di effettuare il tentativo: per quanto possa sembrare paradossale egli deve prima imparare a guidare, perché a Indianapolis la tecnica di guida che bisogna adottare è completamente differente. Quando viene chiesto a Farina come ha trovato il circuito, il pilota italiano risponde:


"Come me lo attendevo. Le curve non sono soprelevate eccessivamente, a Monza lo sono molto di più, ma il catino è indubbiamente pericoloso e se comincerà qualche macchina a perdere terreno ed a non ritirarsi sarà una vera battaglia. Spero comunque di non sfigurare ma molti si attendono forse troppo da me, senza ricordare che Indianapolis è una corsa particolare, nessun confronto è possibile ed il povero Ascari me ne parlava con esattezza definendola una corsa cieca".


Nel tardo pomeriggio di lunedì 21 Maggio 1956 finalmente nel box della Ferrari-Bardahl si iniziano a vedere dei sorrisi, dopo che le sospensioni posteriori ed il sistema d'iniezione della macchina vengono regolati. Giuseppe Farina, che è rimasto buona parte della giornata in tribuna e gira a velocità moderata a bordo di una Bardahl-Johnson Special che funge da muletto, vorrebbe provala subito, ma non è possibile data l'oscurità imminente data dal tramonto.


"La mia macchina è certamente ottima. Sono sicuro che potrò dire una parola nella gara, se tutto andrà bene. Se però una gara non ha favoriti è proprio questa, dove almeno la metà dei piloti che corrono hanno macchine e possibilità per vincere. Lo medie di sabato difficilmente saranno superate in gara, dove non si corre soli, ma anch'io sono del parere che la prossima 500 Miglia demolirà ogni primato".


Alla 500 Miglia di Indianapolis prendono parte, come è noto, solo trentatré vetture, ma al termine delle prime prove di qualificazione vengono assegnati ben ventinove presenze, a medie definite sbalorditive dai tecnici presenti: in pole position prenderà il via il nuovo primatista della pista, Pat Flaherty, che compie le dieci miglia necessarie alla qualificazione in 4'07"260.


Del quattro posti rimasti liberi Farina vuole prenderne uno, ma non di quelli di coda, dato che il regolamento stabilisce che quando uno dei qualificati nelle prime giornate viene superato nel tempo da un altro concorrente, ha diritto ad una prova d'appello nella quale, se ottiene un'altra volta un tempo superiore a quello dell'avversarlo, viene riammesso. Pertanto, ad eccezione della pole position che è assegnata, nessun concorrente, in linea teorica, è sicuro di prendere il via.


In questi ultimi giorni la battaglia è tutta nel box, ed anche la Ferrari-Bardahl effettua le prove più svariate: si controlla il tempo che i concorrenti perderanno nel rifornimenti e cambi di ruota, la Bardahl ha un meticoloso numero di meccanici praticissimi di queste cose e di Indianapolis.


Per Farina sono stati fabbricati speciali cartelloni in lingua italiana con segnali vari; questi sono presenti in un angolo del box, con le parole Attacca, Stop, Gas, Candele, Gomme, ed altre ancora.


Lunedì 21 Maggio 1956 un incidente spettacolare si conclude con una macchina sfasciata ed un pilota che rotola illeso in mezzo al prato, dopo estere stato espulso dalla vettura lanciata ad oltre 220 km/h: si tratta di Jim McWithey dell'Indiana, su una Walter Special della quale aveva perso il controllo. La vettura già lanciata infila la staccionata e si infrange contro Il muretto di protezione mentre McWithey fa un salto di oltre dieci metri e si rialza senza un graffio, ricevendo complimenti da tutti.


Sulla Ferrari-Bardahl di Farina lavorano sei meccanici specializzati, ma sembra che il campione italiano incontri serie difficoltà a portare la sua vettura alla messa a punto che è necessaria per una corsa così dura e impegnativa come la 500 miglia che si disputerà mercoledì 30 Maggio 1956.


"Il carburatore dà noia, ma si tratta di cosa da poco. Tuttavia non si possono correre rischi in una gara come la 500 Miglia di Indianapolis. Domani proverò la macchina nuovamente, e se tutto va bene sabato sarò fra i primi a tentare la qualificazione".


Martedì 22 Maggio 1956 al volante della Bardahl-Ferrari si posiziona Freddie Agabashian, un pilota esperto di corse americane che riscontra le stesse difficoltà nell'accelerazione che Farina ha già riscontrato; questo anche perché Johnny Baldwin riesce, al volante della Ferrari-Bardahl, a aggiungere la velocità minima stabilita per l'abilitazione dei piloti a guidare sulla pista di Indianapolis.


Passano i giorni, ma venerdì 25 Maggio 1956 non è àncora sicuro se Giuseppe Farina cercherà di qualificare la propria vettura sperimentale per la 500 miglia di Indianapolis del 30 Maggio: nel corso della giornata il pilota italiano esce dal garage della Ferrari-Bardahl infuriato a causa dei dissenti fra lui e il capo meccanico Jess Beene, e fra il personale italiano ed americano su questioni tecniche relative alla vettura.


Già il giorno precedente, giovedì 24 Maggio 1956, il proprietario della macchina sperimentale che Farina dovrebbe pilotare, Ole Bardahl, giunge personalmente in aereo ad Indianapolis da Seattle per cercare di calmare le acque e risolvere i contrasti che a suo dire sono dovuti soprattutto a difficoltà linguistiche. Beene non parla l'italiano, e Farina non conosce sufficientemente bene l'inglese per spiegare in modo chiaro a Beene i cambiamenti meccanici e i ritocchi che dopo le prove egli ritiene necessario apportare alla vettura.


Farina ha perfino un'accesa discussione con Bardahl relativa all'opportunità o meno di usare alcool puro nel motore della Ferrari, dato che il pilota italiano ritiene che questo additivo fosse sconsigliabile, mentre Bardahl indica al corridore torinese che se decidesse di non correre e non ci fosse modo di fargli mutare parere, affiderebbe la macchina a Johnny Baldwin che ha già superato la prova quale pilota su una vecchia Ferrari. Alla fine il pilota italiano ed il magnate dell'olio si rappacificano, e Farina acconsente a correre con alcool puro nel serbatoio.


Finora la vettura, che come è noto ha un motore Ferrari otto cilindri montato su di uno chassis Kurtis-Kraft, non ha girato ad una velocità superiore allo 136 miglia orarie, ma per potersi qualificare fra le trentatré vetture che saranno ammesse al via, la monoposto di Farina deve raggiungere almeno 140 miglia orarie.

Il giorno seguente, sabato 26 Maggio 1956, a poche ore dall'inizio delle prove ufficiali per l'assegnazione del quattro rimanenti posti di partenza, non si sa ancora se Giuseppe Farina scenderà in pista con la Ferrari per effettuare il tentativo.


I meccanici della Casa italiana lavorano duramente, ottenendo un discreto risultato, dato che nel corso della giornata di venerdì la vettura raggiunge finalmente 138 miglia orarie, ma Pat Flaherty e Fred Agabashian, i due piloti americani che stanno vicinissimi alla macchina di Farina, dichiarano che ci vuole di più per poter sperare di trovare la velocità necessaria.


E' così si giunge all'ultimo giorno utile per tentare la qualificazione, ma la pioggia provoca un rinvio delle prove per la grande Memorial Race del 30 Maggio 1956.


L'interesse della giornata è ancora dominato dalla polemica in corso fra il campione italiano Farina e la squadra internazionale di tecnici che cura la Ferrari-Bardahl, dato che Farina ha acconsentito a provare l'alcool, ma neanche questo ha portato al risultato sperato.


Gli interpreti di Farina dicono a Jees Beene, capo della squadra dei meccanici della Ferrari-Bardhal, che l'italiano avrebbe voluto fare un'altra prova, ma Jess, con un'espressione impenetrabile sul volto coperto di macchie d'unto, dichiara:


"Per quel che ne so lo, Farina è fuori macchina".


Soltanto gli avvenimenti delle prossime ore - con quel tanto di imprevisto romanzesco che non manca mai alla vigilia di una gara come la 500 Miglia - potranno definire se Farina, Beene e Bardahl si metteranno d'accordo.


Nel mentre, in Europa, domenica 27 Maggio 1956 cinquantamila persone entusiaste assistono alla disputa della 1000 Chilometri del Nurburgring. A rendere la contesa ancora più emozionante, non manca nemmeno un incidente, per fortuna senza conseguenze tragiche, di cui è protagonista Luigi Musso.


Nel corso del quarto giro il pilota della Ferrari, nell'affrontare una curva a gomito, esce di strada a tutta velocità e la sua vettura, dopo un volo di parecchi metri, si capovolge; se non fosse stato a sua volta proiettato fuori dalla carlinga di guida in seguito al primo urto contro un paracarro, Musso sarebbe stato schiacciato.


Il pilota italiano viene raccolto esanime e subito trasportato all'ospedale, dove in un primo tempo le sue condizioni appaiono disperate. Successivamente si può invece accertare che il pilota romano ha riportato la frattura del braccio destro e contusioni al torace e alla schiena, oltre ad escoriazioni al viso, pertanto il suo stato non desta eccessive preoccupazioni.


"Non sono preoccupato per lo stato di Luigi Musso".


Dichiarerà lunedì 29 Maggio 1956 il medico della clinica nella quale è ricoverato il pilota italiano che è rimasto ferito sul circuito del Nurburgring.


"Il suo stato non ispira alcuna inquietudine e il suo morale è eccellente".


Il coraggioso pilota già di recente, durante la disputa del Gran Premio di Monaco, aveva subìto un incidente che si era risolto unicamente con danni alla vettura: per evitare una collisione con il compagno di squadra Fangio, che aveva avuto un testacoda in una curva, Musso era finito direttamente contro un cumulo di paglia compressa, cavandosela senza danni.


Dopo la gara tutti i piloti della Ferrari, ed anche molti altri concorrenti, si recano all'ospedale per porgere a Musso affettuosi auguri.


La corsa, duramente combattuta, è nel frattempo vinta dalla coppia Moss-Behra, a bordo dell'unica Maserati - sulle tre partenti - giunta al traguardo. L'impresa dell'asso inglese Moss costituisce una specie di conferma del risultato di Monte Carlo, anche se occorre sottolineare come la 1000 Chilometri sia valida per il campionato per vetture sport e non già per quello di Formula 1.


Ed in tale classifica la Ferrari, benché si sia lasciata sfuggire la vittoria, conserva pur sempre il primato avendo piazzato la coppia Fangio-Castellotti al secondo posto e Portago-Gendebien al terzo. La Maserati si impone essenzialmente per la classe superiore di Moss, che nel finale si trova a lottare con un Castellotti forse sensibilmente stanco per la prova massacrante.


Comunque, e lo stesso Moss lo riconoscerà durante le rituali interviste, forse il pilota della Maserati non sarebbe riuscito a raggiungere e superare la Ferrari nel corso del quarantesimo giro, se la vettura di Castellotti non si fosse dovuta fermare ai box per effettuare un rifornimento. Nel momento in cui Castellotti riprende la corsa, Moss ha soltanto sette secondi di vantaggio ma negli ultimi otto giri, vale a dire in circa centottanta chilometri, riesce a guadagnarne altri diciannove, tagliando in tal modo il traguardo con un certo margine di sicurezza.


Se all'inglese spetta il merito di avere condotto a termine con successo la fase decisiva della corsa, bisogna ricordare che Behra è stato autore d'una formidabile rimonta circa a metà gara, quando le sorti della Maserati sembravano irrimediabilmente compromesse.


Il francese sta infatti ultimando il diciannovesimo giro quando deve arrestarsi quasi di colpo per la rottura dell'assale posteriore, per cui è impossibile procedere ad una rapida riparazione. Il direttore della Maserati, constatato che la vettura guidata dal giovane Perdisa già si è ritirata per noie al motore al tredicesimo giro, decide di fermare quella di Taruffi e dell'americano Shell per darla a Behra.


Il francese riparte in terza posizione, ma con un forte distacco dalla coppia Fangio-Castellotti. Forzando in modo quasi incredibile, il pilota della Maserati riesce a conquistare secondi su secondi, tanto che al ventottesimo giro si riporta in seconda posizione, poco distante dal pilota argentino della Ferrari.


Queste sono le fasi decisive della corsa, ma i colpi di scena non mancano fin dal principio, dato che la competizione è cosi logorante che, ad un terzo della gara, delle cinquantasette macchine partite, undici sono ferme.


Al via Fangio scatta in modo da guadagnare la posizione di testa, ma al secondo giro viene superato dalla Maserati di Moss che per i primi chilometri resterà al comando con un vantaggio oscillante da un minimo di quindici secondi ad un massimo di ottantotto.


Prescindendo dall'incidente di Musso, molti ritiri avvengono a non molta distanza dal via, e tra le macchine costrette a rinunciare vi è la Jaguar dell'inglese Duncan Hamilton.


Al nono giro la Ferrari del marchese De Portago si arresta all'improvviso in mezzo alla pista, a cui segue un momento di paura in quanto i bolidi sopraggiungenti minacciano di urtarla. Poiché il pilota non riesce a far ripartire la macchina da solo, questa verrà tolta dalla classifica finale della gara, ma con il compagno Gendebien, lo spagnolo passa alla guida di un'altra Ferrari.


La prova di questa coppia merita di essere sottolineata: riprendendo la gara con parecchi minuti di distacco, De Portago e Gendebien riusciranno a riconquistare la terza posizione ed a mantenerla sino al traguardo.


Tra le Jaguar anche quella di Hawthorn e Titterington non ha avuto fortuna, dato che al trentasettesimo giro, mentre si trova Hawthorn al volante, la vettura sbanda, ed in seguito ad un urto contro un muretto si sfonda il serbatoio della benzina.


Dovranno trascorrere quindici minuti, impiegati dai meccanici in un febbrile lavoro, prima che il bolide possa riprendere la competizione, ma il ritardo è incolmabile, tanto che dopo qualche giro il pilota abbandona.


Conclusa la quarta di cinque prove del campionato sport, che vede la Ferrari sempre più in fuga verso la vittoria finale, martedì 29 Maggio 1956 splende un sole tropicale sulla pista di mattoni e cemento di Indianapolis, mentre le pozzanghere che tre giorni di precipitazioni quasi ininterrotte avevano causato stanno rapidamente asciugandosi, ed è dunque certa la partenza della 500 miglia.


La pioggia caduta fino al giorno precedente ha però costretto gli organizzatori a sopprimere la qualificazione finale durante la quale Giuseppe Farina, al volante della Ferrari-Bardahl, avrebbe tentato insieme ad altri dodici concorrenti di qualificarsi.


Il pilota italiano è scurissimo in volto, appoggiato con la mano al cofano della sua scarlatta vettura da corsa, con le bandierine americana ed italiana dipinte sul cofano.


"Non ho nulla da dichiarare e non ho nessuna voglia di parlare. Maledetto tempo...".


Il pilota italiano non dice altro, ma circola voce che volesse tentare la qualificazione sabato, nell'intervallo concesso dalla pioggia, e che gli sia stato consigliato di attendere il giorno successivo. Ma il consiglio, come si può evincere, si è rivelato fatale per l'italiano, perché delle vetture che non hanno potuto allinearsi per le qualificazioni nessuna è stata ammessa a prendere il via.


Quest'anno la gara si disputerà comunque in un'atmosfera da tregenda, visto che le strade statali sono quasi tutte inondate. Il fiume Indiana è straripato ed i motoscafi della polizia hanno dovuto salvare bambini e donne rimasti isolati. La grande festa per la 500 Miglia sarà di conseguenza ridotta, perché le 600.000 persone che solitamente affluiscono alla competizione, quest'anno saranno probabilmente ridotte a 100.000, con punte massime forse di 150.000.


In un posto tranquillo della tribuna centrale, Giuseppe Farina sarà costretto ad assiste a quella che avrebbe dovuto essere la sua gara di addio alle corse. Il pilota torinese forse solo all'ultimo istante, quando già le vetture saranno scattate in un rombo assordante, si renderà conto che lui, veramente, non è tra i partenti. E sarà un momento molto triste.


"Assisterò alla gara? Certamente, almeno quello non possono impedirlo. E dire che erano mesi che non pensavo ad altro che a questa corsa, erano mesi che stavamo lavorando attorno alla macchina. La sfortuna ha voluto mettere la coda, e non è la prima volta in vita mia che questo succede...".


Sono in palio premi per 275.000 dollari, e di questi gli organizzatori ne hanno stanziati 20.000 solo per il vincitore mentre gli altri vengono da case automobilistiche e da case di accessori; chi è in testa alla fine di ogni giro guadagna 1.000 dollari.

Sarà Pat Flaherty a vincere la quarantesima edizione della famosa gara automobilistica di Indianapolis, e ad aggiudicarsi premi per circa sessantanove milioni di lire italiane, una cifra record, dato che in precedenza il compianto vincitore dell'edizione 1953, Bill Vukovich aveva incassato sessantaquattro milioni di lire.


Mentre a Farina non rimane che recarsi a Detroit, dove è stato invitato da Ford a visitare le famose officine.

Simone Pietro Zazza

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