#650 GP di Gran Bretagna 2000, è doppietta McLaren, Coulthard precede Hakkinen, Schumacher è terzo



Da martedì 11 fino a venerdì 14 Aprile 2000, tutti i team di Formula 1, reduci dalla trasferta imolese in occasione del Gran Premio della Repubblica di San Marino, si ritrovano a Silverstone per una sessione di test in preparazione del quarto round del Mondiale da disputare sulla medesima pista, in previsione del Gran Premio di Gran Bretagna. Ad esclusione di Ferrari, Prost, Minardi e Arrows, che alterneranno i rispettivi piloti, le altre scuderie impiegano due vetture per tutta la durata dei test.


Sono giorni di lavoro molto importanti soprattutto per prendere dimestichezza con le restrizioni riguardanti l’elettronica, compresi i sensori che regolano automaticamente la velocità delle monoposto in corsia box. Lo scopo della modifica in corso di stagione è evitare che i piloti possano utilizzare il controllo di trazione.


Il team principal della Ferrari, Jean Todt, il giorno dopo la terza vittoria consecutiva di Michael Schumacher in campionato, in vista dei test in terra britannica, precisa che al di là delle norme restrittive sull’elettronica:


"La Ferrari dovrà lavorare per mantenere l’affidabilità dimostrata sino ad oggi. In particolare, queste novità elettroniche potrebbero mettere in crisi i nostri motori. C'è ancora molto da fare per raggiungere i risultati che dobbiamo pretendere, per essere protagonisti sino in fondo in un mondiale così difficile".


A Silverstone, Barrichello e Schumacher si alterneranno sulla F1-2000, mentre in Italia, Luca Badoer lavorerà sia sul circuito di Fiorano che su quello di Vairano, per acquisire certezze proprio sulle suddette restrizioni:


"Dobbiamo fare un ulteriore sforzo, come già era accaduto negli anni passati, quando avevamo iniziato la stagione a livelli inferiori e poi avevamo fatto un balzo in avanti per recuperare. Adesso non so se il miglioramento sarà altrettanto grande quanto i progressi già compiuti in avvio di mondiale, poiché abbiamo a disposizione una monoposto così buona, ma qualcosa in più, però, lo otterremo di certo, ne sono convinto. Abbiamo già alcune novità molto promettenti che proveremo nelle prossime settimane in pista, oppure nella galleria del vento. Insomma, io sono fiducioso che la nostra Ferrari possa crescere ulteriormente".


In particolare, con riferimento diretto al prossimo appuntamento di Silverstone e alle novità in campo elettronico, il responsabile della Gestione Sportiva spiega:


"Sarà interessante vedere che tipo di effetto produrranno queste novità. Preoccupato? No, anzi: la ritengo una cosa giusta".


E qui racconta il dettaglio di una sua chiacchierata con Mosley:


"È stato lui a spiegarmi perché si è giunti a una simile decisione. Siamo arrivati a una sofisticazione tale che ormai è difficile fare un controllo approfondito delle macchine. Dunque, è importante metterci in una condizione ottimale per poter eseguire queste verifiche sull'elettronica. Quest'ultima, si sa, può aiutare a trovare una prestazione particolare, giocando con alcuni parametri. Rendendo l'elettronica meno sofisticata, caleranno le prestazioni. Proprio per verificare questi cambiamenti faremo questi test in settimana".


Tralasciando gli aspetti regolamentari, Todt non dimentica la partita aperta con la McLaren:


"Non ho mai avuto dubbi sul loro potenziale. Semmai, sono terrorizzato perché in una gara qualunque potrebbe capitare a noi di avere dei problemi. Qui non si può mai dare nulla per scontato. La strada è ancora ardua, ma queste tre vittorie di fila ci stimoleranno a lavorare ancora più duramente. Adesso dobbiamo concentrarci sul prossimo appuntamento".


Al primo giorno di test, Rubens Barrichello si presenta con un vasto ematoma nella zona inguinale della gamba destra, brutto ricordo del problema avuto in gara ad Imola con le cinture di sicurezza. Il brasiliano, tuttavia, è pronto per risalire in macchina, come lui stesso aveva sottolineato prima di lasciare Imola. Rubens ha un obbiettivo ben delineato in testa, quello di tener testa a Michael Schumacher, dominatore incontrastato delle prime tre uscite stagionali:


"Nella vita ognuno ha quello che si merita, e se Michael è arrivato a certi livelli, ciò è accaduto perché lui ha lavorato tanto, e bene, per molti anni. Ora è giunto il momento per lui di raccogliere i frutti, ma anche io ho fatto tanti sacrifici, e altri sono disposto a farne ancora per arrivare sempre più in alto. È bello sapere che dovrò confrontarmi con lui, che ora è il numero uno, per poter ambire a certi risultati".


Riguardo al problema accusato domenica dal paulista, la Ferrari fa sapere che la causa esatta è stata una fibbia non sufficientemente tesa, che si è poi allentata del tutto dopo che Barrichello aveva tentato di risolvere il guaio in corsa. Le cinture, insomma, erano a posto.


In contrasto alle vittorie di Schumacher, Rubens ha dovuto fare i conti con problemi di affidabilità in Brasile, e le noie appena descritte ad Imola. Ciononostante, il ferrarista vuole continuare a pensare positivo:


"So di poter dire ancora la mia parte nel Mondiale. L'importante è non arrendersi, e io non mollo mai. Per diventare il migliore devo battere Michael, il mio compagno: non potrebbe esistere uno stimolo più grande".


Durante la prima giornata di lavoro a Silverstone, per prendere dimestichezza con le nuove restrizioni, ecco che curiosamente rispunta il tachimetro per controllare la velocità ai box, visto ad esempio in Jaguar, sulla vettura di Eddie Irvine. In realtà, sembra che tutte le squadre si adattino abbastanza facilmente alle novità: i motori tengono bene il minimo, il Supertec della Benetton è regolato addirittura a 3.800 giri al minuto; quello Ferrari a 3.950.


Lo stesso non si può dire per i piloti, che diverse volte si bloccano in entrata e all’uscita dei box a prescindere dal livello di esperienza, dato che inconvenienti del genere capitano sia ad alcuni più esperti come Olivier Panis, collaudatore McLaren, che ai giovanissimi come Jenson Button su Williams. Primo giorno di test dedicato quasi del tutto a queste novità, poiché il maltempo non dà tregua fino al pomeriggio inoltrato.


Su pista bagnata, tra i piloti impegnati il più veloce è Barrichello, che gira in 1'35"377 e completa quarantadue giri, lavorando per quanto possibile sull’assetto della sua Ferrari. Per il brasiliano, il quale dichiara di non aver avuto problemi di nessun tipo con il livido alla gamba, anche un testacoda senza conseguenze.


Intanto, a Fiorano, Luca Badoer lavora alacremente sia il 12 che il 13 Aprile 2000 per adattare nel miglior modo possibile la F1-2000 alle nuove limitazioni elettroniche. Motore che rantola, partenze che lasciano poche illusioni, giri al piccolo trotto, un continuo cambiar marce dalla prima alla settima e viceversa. Lunghe soste ai box seguite da fugaci apparizioni in pista, pochi giri alla volta. Il tutto condito dalla pioggia. Insomma, per l’ex pilota della Minardi una giornata intensa al volante della vettura con la scocca numero 198, che ad Imola aveva fatto da muletto.


Il miglior tempo è realizzato nella mattinata del 13 Aprile con la pista asciutta, in 1'02"816, mentre col bagnato Badoer segna un tempo di 1'08"309. In totale cinquantatré giri, con la fine dei collaudi solo alle otto e venti.


In attesa di prendere il posto di Panis, Mika Hakkinen può dire di essersi tolto un peso dallo stomaco dopo aver finalmente conquistato i primi punti della sua stagione ad Imola, dove concludendo in seconda posizione ha guadagnato sei punti:


"Essere riuscito a concludere la gara a Imola è stata una cosa positiva: durante il Gran Premio la macchina era sufficientemente veloce per vincere, ed essere riuscito a percorrere oltre trecento chilometri mi ha suggerito qualche idea per migliorarla".


La visione ottimistica del Campione del Mondo non può certo prescindere dall'ennesimo guaio, questa volta di elettronica, che ha rischiato di lasciarlo ancora a piedi a metà gara. Ma anche il fatto che in questa occasione il suo dieci cilindri si sia rimesso a funzionare viene interpretato da Mika come un segnale positivo:


"Certo, potevo vincere, ma devo anche tenere a mente che potevo restare fermo ancora a zero. Quando il motore è calato mi è balzato il cuore in gola, ho subito pensato che fosse finita. D'altronde sapevo che questa sarebbe stata una stagione difficile, ma adesso possiamo almeno godere di una affidabilità decente".


I guasti in serie capitati in questa primissima parte della stagione hanno ovviamente lasciato degli strascichi. Ron Dennis, ad esempio, non ha avuto difficoltà ad ammettere, incalzato da chi gli chiedeva come mai Hakkinen non avesse attaccato con maggiore decisione nei momenti cruciali della corsa, che quando si è bersagliati dai problemi, come è capitato a Mika, l'ennesimo inconveniente è comprensibile che ci possa essere qualche remora psicologica ad attaccare a fondo.


Un'altra frase che lascia qualche dubbio è quella che il Campione del Mondo in carica pronuncia per spiegare perché dopo la disfatta di Interlagos ha rinunciato ai test di Silverstone, tenuti pochi giorni dopo dalla scuderia di Woking:


"Non ho partecipato alla scorsa sessione di prove perché a Silverstone faceva troppo freddo e in simili condizioni non sarei stato in grado di ottenere informazioni utili. Io vado alle prove, ma soltanto se è utile allo sviluppo della macchina, non certo per allenare il mio fisico".


Il malumore che regna in casa McLaren può essere scacciato solamente da una vittoria, che acquisterebbe ancora maggior valore se conquistata a Silverstone, sulla pista di casa del team. Hakkinen ha ben chiaro l'obiettivo:


"Ventiquattro punti sono tanti, soprattutto perché battere un tipo come Schumacher non è facile ma non mi scoraggio, adesso che c'è una affidabilità accettabile dobbiamo fare di tutto per finire davanti a Michael quanto prima. In questi giorni a Silverstone avremo delle novità importanti con le quali cercare di tirar fuori tutto il potenziale della nostra vettura".


Il pilota della McLaren, malgrado le tre vittorie ferrariste, d'altronde non è per nulla convinto che la F1-2000 sia superiore alla sua MP4/15, anzi:


"Nel confronto ravvicinato la McLaren ero leggermente più veloce, almeno sino a quando non si è rotto lo scalino sottostante".


Freme per risalire sulla sua Ferrari anche Schumacher, che torna sulla pista dove l’11 Luglio 1999, alle ore 14:03, subì l’infortunio più grave della sua carriera, che gli costò la possibilità di lottare per il titolo 1999. Per questo, forse, il tedesco vedrà qualche fantasma nel ripercorrere la curva Stowe, dove avvenne l’incidente. Per capire come egli stia preparando il suo ritorno su questo tracciato, possono rivelarsi utili le parole di due piloti che hanno vissuto sulla loro pelle quell’incidente: Eddie Irvine, suo ex-compagno di squadra dal 1996 al 1999, e Oliver Panis, anche lui vittima di un grave incidente a Montreal nel 1997, nel quale riportò la frattura entrambe le gambe.


Irvine non ha dubbi, e spiega:


"Ma quale problema. Non ne vedo, per lui è come un altro circuito. D'altronde non gli è successo nulla, si è soltanto rotto una gamba. Capita a tanti. Non è il caso di ingigantire una frattura".


Meno definitivo, ma sostanzialmente sulla stessa linea, Oliver Panis:


"Per me il guaio di Schumacher era doppio. Eppure, sono certo che Michael sarà tranquillo, qui. Dopo lo schianto in Canada ripresi a Magny-Cours. Sì, qualche dubbio l'avevo. Mi ero detto: se passerò la prima curva a tavoletta vorrà dire che non è successo nulla. È stato così. Come le fratture si sono risaldate, così nella mia mente non c'è traccia di quel pauroso incidente. A Magny-Cours, dopo tre giri su tempi subito buoni, rientrai al box pensando: sì, è tutto tornato come prima. Questo non vuole dire che noi piloti siamo dei marziani. Non è così. Però dopo un incidente la fase del recupero diventa per noi un periodo nel quale ci prendiamo gran cura del nostro corpo, lo ricostruiamo giorno dopo giorno, recuperiamo le forze, la forma, l'equilibrio. Tutto come prima. Anzi, meglio, perché c'è più rabbia".


"Ricordate Michael in Malesia? Proprio per questo l'appuntamento che attende qui Michael, il primo e tutti i passaggi successivi alla Stowe non rappresenteranno nulla di speciale. L'ha già detto anche lui. Ma sì, magari come ho fatto io a Montreal, ripassando nello stesso punto la prima volta, nel giro di verifica della macchina, a bassa velocità, uno sguardo lo darà. Ma sarà un istante. Poi, dal passaggio successivo, a gas aperto, sentirà che tutto è a posto, in lui e nella macchina. E non ci penserà più".


Il diretto interessato replica così:


"Oggi mi sento molto più forte di quanto non fossi prima. Quello che mi è accaduto lo scorso anno in Inghilterra è un incidente che si sarebbe potuto verificare dovunque, perché quando hai un problema ai freni il nome della pista conta poco".


Il timore di non essere più quello di prima lo superò una quarantina di giorni dopo la paura, risalendo sulla sua Ferrari al Mugello e ottenendo immediatamente dei tempi di rilievo. Ora, può anche sorridere e guardare con ottimismo a Silverstone, circuito sul quale tra l'altro ha anche già vinto, nel 1998, in seguito ad una prestazione magistrale sotto la pioggia, e il controverso Stop&Go scontato durante l’ultimo giro dopo aver tagliato la bandiera a scacchi.


Intanto, da Ginevra, mentre i piloti proseguono il loro lavoro in Gran Bretagna, trapelano notizie di una clamorosa marcia indietro da parte della Federazione in merito alle restrizioni sull’elettronica. Nulla di ufficiale, se non fosse che appena ricevuta l’indiscrezione i meccanici cominciano a smontare led di avvertimento, tachimetri incastonati nel volante e altre frivolezze.


Le prove vengono per altro caratterizzate da due episodi curiosi: al semaforo verde, Jacques Villeneuve travolge una malcapitata volpe che si trova proprio in traiettoria alla curva Copse; poi, poco prima delle ore 17:00, la fine delle prove viene segnalata da bandiere rosse che nessuno, tra chi si trova in pista, riesce poi spiegare. Infine, una grandinata costringe tutti ad abbassare le saracinesche dei box e tornare in albergo.


Barrichello, al secondo ed ultimo giorno di test, si concentra ancora sull'assetto, ma soltanto con gomme da pioggia, e a sessione conclusa dichiara:


"Una buona giornata, anche se la pista umida non mi ha mai permesso di girare con un fondo perfettamente asciutto. Solo nella penultima uscita ho potuto utilizzare, ma senza spingere, gomme scanalate, mentre nell'ultima sono stato fermato dalla bandiera rossa".


Il miglior tempo è di Ralf Schumacher, che gira in 1'30"288, a precedere Pedro Diniz su Sauber, e Barrichello.


Il 13 Aprile, l’indiscrezione diventa ufficialità.


La FIA ripristina il controllo di velocità in corsia box, ma le altre restrizioni attuate - le modifiche ai parametri sulle farfalle delle valvole, la posizione dell'acceleratore elettronico e non solo - rimarranno in vigore.


A prescindere dal dietrofront, non tutte le scuderie riescono a adeguarsi con la stessa rapidità all’ennesimo cambiamento. Infatti, se in top team come Ferrari e McLaren i tecnici che si occupano di programmi elettronici sono una cinquantina, in team minori questi sono appena tre. Per quest’ultimi, di conseguenza, per ultimare il lavoro è necessario più tempo. In ogni caso, la giornata di test non poteva certo essere sprecata.


Il 13 Aprile 2000 scendono in pista ben venti piloti, praticamente tutti quelli del mondiale ad eccezione di Alesi sulla Prost, di Coulthard - sostituito però sulla McLaren dal collaudatore Panis - e di Barrichello sulla seconda Ferrari. Michael Schumacher, che prende il posto del brasiliano, inizia a girare alle ore 10:37, domina come piace a lui, registra ottimi tempi, completa cinquanta giri e a fine sessione dichiara:


"La Ferrari va molto bene. Abbiamo provato prima col bagnato poi sull'asciutto. Credo che saremo competitivi anche nel Gran Premio. È stato molto difficile provare perché c'erano sempre bandiere rosse che rompevano il ritmo".


Sul limitatore di velocità, dice:


"Sono molto contento. Questo ritorno migliora la sicurezza. L'abolizione di quel controllo introduceva certi rischi che era assurdo correre avendo tanta tecnologia. Nel 2000 è inaccettabile fare passi indietro: Barrichello mi ha detto di aver rischiato un contatto perché concentrato sul volante per guardare la velocità, mentre un commissario, non visto, gli segnalava di fermarsi subito. Immaginate l'episodio di Rubens in scia a Coulthard a Imola: il tamponamento sarebbe stato certo. Inoltre, ci sono i piloti più giovani, abituati ad usarlo da sempre, che senza questo dispositivo sarebbero stati in grossa difficoltà. Sono soddisfatto".


Già concentrato sulla corsa?


"Non ancora ma ci sto arrivando. D'altronde sono stato influenzato dall'incidente. Ma la concentrazione arriverà al giusto livello il prossimo fine settimana".


L’incidente a cui fa riferimento il pilota tedesco è quello in cui incorre Ricardo Zonta intorno alle ore 11:15, proprio alla curva Stowe, la stessa dove andò a sbattere il ferrarista.


Il pilota della BAR esce indenne dal ribaltamento multiplo della sua vettura, uscita di pista nel prato davanti alla tribuna centrale. Secondo i tecnici della scuderia di Craig Pollock, la causa va individuata nel cedimento della sospensione anteriore destra.


Rientrato ai box dall'ospedale, Zonta cammina a fatica e si esprime a monosillabi, allungando la mano destra con la base dell'indice incerottata:


"Sto bene, ma è stato terribile. Stavo provando l'ultima specifica del motore che la Honda ci ha fornito ed ero riuscito a realizzare ottimi progressi nei pochi giri percorsi sotto il diluvio. Un peccato perché la macchina era perfetta. Il taglio? Me lo sono procurato cercando di uscire da sotto la macchina che è atterrata capovolta. Se pioverà girerò ancora io, altrimenti toccherà a Villeneuve".


Dopo aver visto le immagini dell’incidente, Schumacher racconta di essersi precipitato col fratello Ralf sul posto, per poi andare in ospedale per fare gli auguri di pronta guarigione a Zonta, al quale dice:


"È come se ti avessero regalato una seconda vita".


Con i giornalisti, invece, parla della dinamica dell’incidente e di cosa ha provato in quel momento, nel rivedere le immagini:


"Il filmato ricavato dall'impianto del direttore del circuito è stato uno shock. Ho visto la BAR perdere la ruota anteriore destra alla staccata dell'Hangar e girarsi diverse volte fuori pista, capottando. Quando il muso della macchina era vicino alle gomme di protezione, la macchina si è impennata, ha fatto ancora una giravolta ed è volata oltre le protezioni atterrando capovolta. Impressionante. Zonta è stato fortunato, nient'altro che una piccola ferita. La sicurezza delle macchine è buona. E quella del circuito, in quel punto, è stata migliorata. Significa che possiamo fermarci qui e stare a guardarci attorno prima di chiedere altri miglioramenti. Oggi e per alcuni giorni Charlie Whiting è in America ma siamo già in contatto per capire insieme come procedere in vista del prossimo Gran Premio".


È stata la copertura di plastica intorno alle gomme ad innescare l'impennata?


"No, è iniziata un attimo prima, provocata dall'attrito sulla ghiaia. La nuova soluzione è stata di grande aiuto per salvare Zonta. Per altre modifiche prima del Gran Premio dovrò parlarne con Whiting. Non si tratta di lavori pesanti, dettagli: credo che si potrà".


Con tali modifiche questo incidente sarebbe stato meno grave?


"Non lo so. Di certo le gomme sono molto vicine al muretto di cemento".


Poi Michael chiede ai presenti:


"Ma in quel punto, appena oltre la rete, c'è gente durante i Gran Premi?"


La risposta è no, soltanto alcuni commissari perché gli spettatori sono sulle tribune. Lui replica:


"Bene, altrimenti sarebbe stato un massacro".


Stesso posto: altre similitudini tra il suo schianto e quello di Zonta?


"Nessuna. Piuttosto mi ha ricordato il botto di Brundle nel 1996 a Melbourne, quando la macchina decollò; poi mi tornano in mente gli incidenti di Patrese e Fittipaldi. Osservo che oggi di decolli di macchine se ne registrano molti meno. Però in quelle situazioni il disastro è stato sfiorato. Se, per esempio, una gomma si fosse staccata dalla vettura in volo sarebbe stato gravissimo".


Spostatosi a Vairano in seguito ai test di Fiorano, Luca Badoer lavora con la sessa F1-2000 percorrendo cinquantaquattro giri, per un totale di duecentoventi chilometri.


Cambio di circuito dovuto al fatto che le peculiarità del circuito pavese sono paragonabili ad una galleria del vento naturale, utile per avere conferma dei dati raccolti in via sperimentale. Il programma di Badoer prevede un’altra giornata di test a Pavia, per poi tornare a Fiorano dove dovrà effettuare il controllo di routine sulle vetture che saranno utilizzate per il week-end di gara.


Nel frattempo, a Maranello, un pistone della F1-2000 di Schumacher, con tanto di dedica incisa, è il prestigioso soprammobile che arricchirà da oggi la reggia di Mohammed VI, souvenir della sua gita in casa Ferrari. Un quarto d'ora col Papa e un'ora con Montezemolo: i tre giorni italiani del re del Marocco si concludono, dopo gli incontri ufficiali al Quirinale e al Vaticano, con un salto alla Mecca dei motori, dove, in suo onore, vengono dischiusi i portoni di un tempio inviolabile per chiunque altro: la vietatissima galleria del vento, realizzata nel 1997 su progetto di Renzo Piano.


Montezemolo scombussola il cerimoniale per accompagnare il trentaseienne ospite d'onore là dove a nessuno, che sia meno di un re o di un ingegnere Ferrari, è dato entrare.


"Sire, allacci la cintura".


Vien detto da Luca Cordero di Montezemolo in persona nell'agganciare la protezione a Mohammed VI - completo grigio e cravatta - quando il sovrano sale sul lato passeggero a bordo di una 360 Modena, guidata dal capo dei collaudatori di Maranello Dario Benuzzi, per fare un paio di giri sulla pista di Fiorano.


L'erede di Hassan II, dopo aver compiuto un giro oltre i 240 km/h sul rettilineo, scende un po' sballottato dalla vettura, leggermente impallidito e teso, non si sa per timidezza o altro. Solo dopo aver tirato due o tre profondi respiri, si mette in posa con Montezemolo per le foto di rito.


"A me ha detto che si divertiva, anzi era lui a incitarmi ad andare forte".


Racconta Benuzzi.


Prima dei due giri sui 2976 metri di pista, Mohammed ne aveva fatto uno - molto più tranquillo - al volante della 550 Maranello blu di proprietà di Montezemolo, seduto accanto: un giocattolino da 364 milioni chiavi in mano.


Un portavoce della Ferrari esclude che durante la visita il re del Marocco si sia regalato un bolide ma la famiglia è già un cliente. Mohammed sogna di portare il Marocco in Europa e il circo della Formula 1 in Marocco, dove vorrebbe costruire un circuito.


Alla Ferrari giunge alle ore 16:47 con un codazzo di ventidue auto, tra ministri (quattro), consiglieri (due), segretario di Stato, capo del cerimoniale, cugino e dignitari assortiti, e viene accolto, fuori dal cancello, da un centinaio di sudditi entusiasti col vestito della festa, alcuni in costume tipico oppure avvolti della bandiere biancazzurre.


Al grido di Aash el Malik (viva il re) i marocchini di Maranello quasi invadono festosamente il cortile dell'azienda, agitando le foto del loro sovrano, anche se nessuno di loro lavora in Ferrari:


"No no, pagano troppo poco...".


Quando Mohammed VI riparte verso l'aeroporto di Bologna, alle ore 17:50 senza rilasciare dichiarazioni, allunga la mano fuori dal finestrino per stringerla a qualcuno dei più estasiati dalla sua apparizione, mentre da un'auto del seguito vengono lanciati calendarietti tascabili con la foto del monarca sponsorizzati da Photo Maradj Casablanca, tipo quelli col campionato di calcio.


Montezemolo accompagnato il suo ospite negli stabilimenti a visitare la linea di produzione, mostrandogli la nuova spider, e gli presenta Jean Todt, il capo della sezione sportiva, che gli illustra il volante ipertecnologico della monoposto di Schumacher.


Il corteo infine si trasferisce alla Galleria del vento e al circuito per i dieci minuti di giri.


Montezemolo attende poi sul traguardo il monarca e chiede una bandiera a scacchi da sventolargli all'arrivo ma, quando dalla truppa dei giornalisti qualcuno gli grida:


"Presidente, vuoi dare scacchi al re?"


Rinuncia alla goliardata, ma gli dona il pistone e due modellini.


Il 14 Aprile 2000, ultimo giorno di test, la sessione di prove in terra britannica non inizia bene per la Ferrari, che in una simulazione di Gran Premio con Michael Schumacher, deve fermarsi al primo giro per un guasto elettrico. A fine giornata, però, il pilota tedesco sorride, poiché vanta il miglior tempo di giornata in 1'25"480. Il ferrarista è per altro l’unico a completare una simulazione con la nuova elettronica con i tre sensori in meno. Tre stint da venti giri, inframmezzati da lunghi controlli, con Michael che nell’attesa controlla i tempi degli altri piloti.


A parità di condizioni, la Ferrari risulta imprendibile, le McLaren invece non brilla per costanza di rendimento né con Hakkinen che con Coulthard. Il collaudatore Panis risulta più veloce dei due piloti titolari, un dato interessante, dovuto al fatto che il francese ha guidato con l’ultima evoluzione del motore Mercedes, che si presuppone, farà la sua apparizione anche durante il Gran Premio di Gran Bretagna.


Prima di tornare a Silverstone, i piloti possono godersi qualche giorno di riposo, così come Luca Badoer, il quale, il 15 Aprile, delibera con un breve test a Fiorano le due F1-2000 da mandare in Inghilterra (il muletto viene omologato solo il giovedì successivo).


La monoposto di Barrichello, (la scocca numero 199) viene collaudata al mattino, con dieci giri completati senza alcun intoppo; quella di Schumacher (scocca numero 200), compie sempre dieci giri nel pomeriggio. Dopodiché, quattro simulazioni di rifornimenti di carburante, ma senza cambio gomme. A quanto pare, per i meccanici della Rossa qualcosa da migliorare nella specifica operazione.


Terminati i lavori, la Ferrari lascia il tracciato modenese alla Minardi, che sperimenta un nuovo cambio in titanio che porterà un consistente risparmio in peso. Una modifica importante che però non si vedrà a Silverstone, ma sarà portata la settimana dopo, ai test di Barcellona. Nei quattordici giri effettuati (1'03"990 il migliore) da Mazzacane si registra un notevole incremento nella rigidezza torsionale, ed un miglioramento dei dati relativi alla guidabilità ed accelerazione in uscita dalle curve.


Lunedì 17 Aprile 2000, nel consueto albergo presso l’aeroporto di Heathrow, si tiene una riunione tra la FIA e i team per arrivare finalmente ad un punto d’incontro per quanto concerne l’elettronica. Non a caso, alla riunione sono presenti i responsabili del reparto elettronica di ogni scuderia, il cui obiettivo è di ripristinare i software, o quantomeno sospendere la politica della Federazione di cambi continui durante la stagione.


A Londra il tempo non è dei migliori: fa freddo, c'è persino del nevischio nella zona di Silverstone e un clima che non si addice molto a una gara di Formula 1. Resta infatti un mistero perché la più importante delle gare britanniche, che da sempre si è disputata a luglio, stavolta sia stata messa in calendario in Aprile, con tutte le incognite sulle condizioni atmosferiche. Ciò non ha però impedito l'avvio dei lavori chiesti da Schumacher a nome della Grand Prix Drivers Association, alla curva Stowe, teatro dello spaventoso incidente di Ricardo Zonta. Per migliorare la sicurezza viene aggiunta una fila di gomme in altezza e due in larghezza, per un totale di cinque.


In quanto alla questione software, il limitatore automatico di velocità nella corsia di decelerazione ai box potrà essere utilizzato anche a Silverstone, dove in prova il limite sarà di 60 km/h, ed in gara di 80 km/h. Ciò soltanto a patto che contemporaneamente, cominci a lampeggiare il fanalino posteriore che va acceso quando piove e che, sempre in contemporanea, si apra lo sportellino che dà accesso al bocchettone in cui viene immesso il carburante. In tal modo, la FIA ritiene che se il limitatore di velocità verrà usato in curva come controllo di trazione, sarà smascherato immediatamente dal lampeggio e dallo sportellino. Per il resto, tutto rimane come era stato fissato dalla FIA nella circolare di metà Marzo. Solo in futuro, saranno introdotte altre limitazioni sull’elettronica del cambio e del differenziale.


Risolta una diatriba protrattasi fin troppo, tre giorni dopo le squadre sono di nuovo a Silverstone per prendere parte al Gran Premio di Gran Bretagna. E Michael Schumacher pensa ovviamente al poker di vittorie:


"Perché no, lo ritengo alla mia portata, come la pole. Correrò per vincere. Nei primi tre Gran Premi ci dono state circostanze differenti. Ma sono sempre stato competitivo. E a Imola si è visto che ho battagliato con gli avversari. D'altronde il margine di vantaggio è tale che mi accontenterei dei sei punti del secondo posto. I tifosi non temano. Punto assolutamente a vincere il Gran Premio. I test mi hanno detto che la Ferrari è forte".


La McLaren si è mostrata veloce, ma per il momento non vincente:


"È più lenta o meno affidabile: sono sorpreso dopo quello che avevo visto gli anni scorsi. Spero si ripeta, anche se nelle prove sono andati bene. A Imola abbiamo anche vinto perché avevamo gomme differenti. Noi, per ora, siamo i migliori. Se non altro a sfruttare al massimo tutte le opportunità. La partita resta aperta. Mi mancano ancora tante gare e molti punti per arrivare alla certezza matematica del Mondiale. Sono sempre motivato anche senza scordare i punti, che non bastano mai: ricordo tutte le rincorse fino all'ultima gara, formidabile quella del 1994. Nessun complesso di superiorità: affronterò ogni corsa con la medesima preparazione, fino alla fine".


L'unico problema resta il giro veloce in qualifica:


"È sempre meglio partire dalla prima fila. Però alla fine la Ferrari vince. Il problema non è questo. È in quello che può succedere con troppe macchine attorno, quando si parte indietro la possibilità di incidente, di danneggiare una ruota è molto alto. Non temo la confusione: osservo che è pericolosa. La pole ti solleva da tutte queste seccature che possono avere un peso rilevante in ogni gara. È più facile vincere un Gran Premio partendo davanti. Anche a Silverstone farò di tutto per la pole. Ma ci avevo provato anche prima: qualcosa, errori piccoli o grandi mi avevano sempre rallentato al momento buono. Sono sereno, anche se non ci riuscirò mi pare che la Ferrari abbia dimostrato come si riesce a vincere anche se parte da dietro".


E su Rubens Barrichello, dopo i suoi tre Gran Premi in Ferrari, commenta:


"Veloce, come me lo aspettavo. È molto bravo. Purtroppo, non è riuscito a finire il suo Gran Premio di casa, per lui è stato duro. Ad Imola ha avuto un problema banale. Mi dispiace: sono certo che la Ferrari avrebbe centrato altre doppiette. Noi lavoriamo bene insieme; è di grande aiuto per la squadra. È veloce, ma per fortuna non ancora più di me. Sapevo che sarebbe andato bene, con questa Ferrari. Vedremo in futuro se riuscirà a battermi".


Riguardo al pilota brasiliano, il direttore tecnico Ross Brawn rivela un retroscena sulla gara imolese:


"L’altra domenica abbiamo erroneamente messo nell'auto di Barrichello, alla sosta, una quantità di benzina eccessiva, tanto che ha finito con venti litri più del dovuto, e ad ogni giro perdeva tre-quattro decimi. È stato per colpa del sistema a tempo che usiamo per il rifornimento".


Brawn si esprime anche sull’elettronica ed i cambiamenti:


"In termini pratici, lo stop a un certo tipo di elettronica non porterà ad alcuna differenza nella guida dei piloti né alle prestazioni delle macchine. Mancando però il controllo automatico della carburazione, i consumi aumenteranno un po', non di molto, almeno per noi. E contrariamente a quello che alcuni colleghi pensano, ritengo che non ci sarà un incremento delle rotture".


La Ferrari lascia intendere di sentirsi piuttosto tranquilla, nonostante dovrà arginare nei prossimi giorni le offerte della Jaguar a Ross Brawn, l'ingegnere che si occupa delle strategie della scuderia di Maranello. Inoltre, sulla F1-2000 vengono portate poche modifiche evidenti, per lo più adattamenti al circuito. Anche i motori sono gli stessi di Imola: uno potenziato per la qualifica ed uno standard per la gara, con trecento giri di rotazione massima di differenza.


Tra l'altro, più che la curva Stowe Schumacher teme il freddo:


"Sembra di essere ai test di gennaio a Maranello".


Osserva scocciato Schumacher.


Poi in serata spunta il sole, asciuga tutto. Da qui a domenica può accadere qualsiasi cosa, azzeccare i colori del cielo è un'impresa:


"E questo tempo variabile rischia di diventare un grande problema, per la scelta delle gomme e degli assetti, per una pista che può risultare molto scivolosa".


Ma qualcosa bisogna escogitare, il grande duello con la McLaren va avanti, non ci si può far sottomettere da un clima impazzito. Schumacher sbuffa, guardando le nuvole. E intanto, per cominciare, esorcizza l'incubo della famosa curva Stowe, dove nel Luglio scorso vide spezzarsi gamba destra e possibilità di diventare campione del mondo.


"E' chiaro che ogni tanto penso all'incidente, è stato terribile, solo uno stupido potrebbe negarlo. Ma quella curva non mi fa paura e in gara non mi condizionerà. Ricordare non significa essere più lenti. Uno che è abituato ad andare oltre il limite, lo fa automaticamente".


Anche perché la battaglia lo richiede, visto che Hakkinen è categorico:


"Il Mondiale non si chiude domenica, ma una cosa è certa: qui dobbiamo battere la Ferrari a tutti i costi. Altrimenti ogni sogno diventa impossibile. Speriamo di non cadere nella solita frustrazione, pole al sabato e niente in mano alla domenica. E' demoralizzante vivere una situazione del genere. Finora la nostra macchina ha avuto sempre problemi, mi ha impedito di vincere tre gare, mi auguro che questa brutta storia sia finita ad Imola. E che la McLaren torni la macchina eccellente dell' anno scorso, la più forte".


Schumacher vive sentimenti opposti.


La sua Ferrari non deve cambiare, deve restare così com'è:


"Per ottenere la pole position ci manca ancora qualcosa, ma sono convinto che presto riusciremo a battere la McLaren anche al sabato. Partire davanti aiuterebbe molto, eliminerebbe i rischi della bagarre iniziale. Ma io comunque non temo nulla. E' in gara che bisogna fare la differenza. E la Ferrari per ora ci è riuscita benissimo. Qui con Hakkinen parto alla pari. Sarà dura, ma possiamo trionfare ancora. Fare poker".


Per ora, nell'attesa della nuova battaglia, si gode le modifiche apportate alla curva Stowe, frutto dei suoi suggerimenti, con migliore via di fuga e aumento di altezza e spessore delle gomme anti-urto.


"La Formula 1 è uno sport a rischio, non sarai mai garantito al 100%, ma con la sicurezza è meglio non scherzare".


E incassa soddisfatto anche il mantenimento del limitatore di velocità ai box.


"Eliminarlo sarebbe stato folle. Noi piloti dobbiamo preoccuparci solo della guida".


Comunque, se qualcuno volesse usarlo per altri scopi, come ad esempio in curva, o in partenza, ora una luce sulla parte posteriore sulla vettura comincerà a lampeggiare. Quanto alle altre limitazioni sull'elettronica, dice Schumacher:


"Per noi non cambia nulla, per chi era più furbo di noi sì".


E parlando dei 24 punti su Hakkinen:


"Io devo arrivare a ottantasei, ogni altro ragionamento è inutile".


Se la Ferrari approccia al week-end con delle certezze, sul fronte McLaren-Mercedes ci sono fitte nebbie. Difficile sapere se il motore V10 provato l'altra settimana, e che sarà montato sulle MP4/15, sia una nuova versione o un'evoluzione di quello che ha gareggiato nelle prime tre gare. Secondo voci interne al paddock pare che si sia lavorato sull'affidabilità, più che sulle prestazioni.


La prima domanda che viene da porre a Norbert Haug, gran capo della Mercedes, è: cosa succede se domenica Michael Schumacher cala il poker? La McLaren dovrà arrendersi? Haug risponde:


"Nemmeno per sogno. Ricordate cosa accadde nel 1998? Hakkinen dopo Montecarlo aveva 22 punti su Schumacher, eppure i due arrivarono alla penultima gara del Mondiale, quella del Nürburgring in parità e, per di più, proprio nelle qualifiche i piloti della Ferrari occuparono la prima fila. Poi in gara Hakkinen prese il volo e nessuno lo vide più. Non è la prima volta che ci troviamo in fasi delicate, e abbiamo dimostrato di saperle risolvere. Hakkinen ha centrato sinora tutte le pole e Coulthard è partito due volte davanti a Michael. Non solo: a Imola se Barrichello non l'avesse tenuto dietro per tanto tempo, anche David avrebbe potuto lottare per il successo".


E Mika Hakkinen, su una possibile quarta vittoria consecutiva del ferrarista, dice:


"Per noi l'importante è vincere il titolo, non tanto le singole tappe per cui non sarebbe una tragedia se anche qui dovesse rivincere Schumacher".


Un successo che, avverte il finlandese, Schumacher dovrà sudare:


"Michael è stato piuttosto rapido nelle prove della scorsa settimana, ma non sono affatto preoccupato di ciò: io non so in che condizioni fosse la sua Ferrari, per tipo di gomme e quantità di carburante, ma so in quali era la mia McLaren e sono tranquillo".


Questo anche se i test della settimana precedente non lo hanno lasciato pienamente soddisfatto:


"Vero, non ero contento al cento per cento del bilanciamento della mia vettura perché tempo e pista cambiavano in continuazione e abbiamo fatto troppi pochi giri sull'asciutto, ma questo non significa che non saremo competitivi questo fine settimana perché c'è il tempo necessario per poter regolare al meglio la vettura. Non posso garantire che la mia sia la miglior Formula 1, ma conosco la professionalità della gente che lavora nel team e resto fiducioso".


Mika ammette che le sconfitte un segno lo hanno lasciato:


"Quando raccogli meno di quanto hai seminato, un senso di frustrazione lo provi. Comunque, la mia filosofia è di guardare sempre avanti in maniera positiva".

Venerdì 21 Aprile, due giorni prima di Pasqua, una pioggia torrenziale accoglie i piloti per le prime due sessioni di prove libere. Pat Symonds, direttore tecnico della Benetton, riassume la giornata così:


"Sono almeno duemila anni che non faceva un venerdì santo così brutto".


La scelta di anticipare il Gran Premio ad Aprile si rivela scellerata: Silverstone affonda nel fango, i piloti vanno per prati a bordo delle vetture, gli organizzatori subiscono danni economici ingenti poiché la polizia li costringe a chiudere i parcheggi, inagibili per il fango, e rimborsare i biglietti a chi non riuscirà a raggiungere l’autodromo.


I conti sono presto fatti: per le qualifiche del sabato sono stati venduti quarantamila tagliandi e circa ventimila posti macchina, con prezzi che vanno dalle venti alle sessantacinque sterline; se almeno un quarto dei tifosi non se la sentisse di accogliere l'appello, o a piedi o con la macchina lontana chilometri, l'Autodromo dovrebbe restituire il denaro.


Michael Schumacher, rimasto ai box durante la prima mezz’ora di prove libere, risparmiata dal diluvio, gira solo su pista bagnata, ed è soltanto ventesimo. Il tedesco è perentorio:


"Due ore di perdita di tempo, queste prove libere non sono servite a nulla. Con l'acqua così alta, è inutile parlare di assetti. Ci sarebbe voluto un trattore. Una pista che non drena, dove l'acqua resta molto alta, dove non riconosci nemmeno il pilota che ti sta davanti o non capisci se il distacco è di dieci o di cento metri".


L’attacco di Schumacher viene rinforzato durante una riunione serale con Whiting, il direttore di corsa, alla quale partecipano tutti i piloti. Il ferrarista e Hakkinen, i portavoce più illustri, non hanno dubbi: a loro parere, se la pioggia sarà di tale intensità, sarà necessaria la Safety-Car. Poi via con gli esempi. Schumacher racconta:


"Io ad un certo punto ero dietro ad Herbert, che faticava a tenere in pista la sua Jaguar. Se fosse andato in testacoda, gli sarei finito addosso".


Non è meno drammatico Hakkinen:


"In certi punti non vedi niente. Quando ti accorgi che stai sbagliando, è troppo tardi. Speriamo che in gara non accada nulla di grave".


Jacques Villeneuve stava per travolgere Coulthard, fermo ai lati della pista con il fuoristrada che doveva trainarlo via impantanato sull'erba:


"Me lo sono trovato davanti all'improvviso, ho visto prima lui delle bandiere gialle, se fosse stato in mezzo alla pista, lo avrei preso in pieno".


E Trulli:


"Con Coulthard fermo hanno impiegato sei minuti prima di sospendere le prove, le bandiere manco le ho viste. A me la pioggia può anche andar bene, riduce il divario con i più forti, ma qui in rettilineo, a 200 km/h, si va in acquaplaning".


Ma Ron Dennis difende gli organizzatori e attacca la FIA:


"Si vuole la gara imprevedibile? Eccola servita. Ad aprile qui è sempre così. Che colpe hanno gli organizzatori che hanno speso miliardi per la sicurezza?"


Oltre all’argomento pioggia, Coulthard e Villeneuve portano all’attenzione di Whiting la partenza del Gran Premio di San Marino di Schumacher, dove il ferrarista aveva chiuso perentoriamente la traiettoria a Coulthard per evitare di subire il sorpasso.


Manovra non gradita in particolare dal canadese, sostenuto nel suo attacco anche da Coulthard e Irvine. Dopo il parere di tutti i piloti, il solo Alesi si schiera a favore di Schumacher; ad ogni modo, il tutto si chiude con una battuta scherzosa di Ralf Schumacher, che riporta il buonumore nella sala.


Tornando alle prove libere, la Ferrari utilizza per forza di cose assetti con alettoni al massimo dell’incidenza, e verso la fine della seconda sessione Barrichello gira con un assetto completamente da bagnato. Schumacher, invece, lo fa soltanto nelle ultimissime tornate, preferendo prima un assetto aerodinamico molto carico, ma un compromesso sulle regolazioni meccaniche.


Con un clima così incerto, secondo Rubens Barrichello, i candidati per pole e vittoria aumentano: oltre Ferrari e McLaren, infatti, bisognerà considerare le Jordan, la Benetton di Fisichella, o anche le Jaguar di Irvine e Herbert. Il brasiliano punta lo stesso alla pole, a prescindere dalle condizioni della pista. E se Schumacher naufraga sotto la pioggia e gira pochissimo, lui fa quel che deve fare, anche se a fine giornata è settimo nel computo totale dei tempi. Rubens dichiara:


"Sono andato veramente bene sul bagnato, non ho preso rischi inutili, perché più che il giro veloce cercavo il feeling con la macchina. Non ho potuto lavorare bene all'inizio, per un problema all'idroguida. Alla fine, le condizioni della pista si sono fatte quasi impossibili, ma la Ferrari era già migliorata molto. È stato importante girare con tanta acqua, perché c'è il rischio che la pioggia continui anche per la gara. Gli pneumatici possono essere un'incognita perché con l'acqua qui la temperatura s'abbassa, e le gomme non si scaldano. Per la pole sarà decisivo indovinare le uscite. Una schiarita, un leggero miglioramento dell'asfalto, sono situazioni da sfruttare al massimo. Ralf Schumacher si è buttato in pista con le gomme scanalate all'inizio, in una tregua della pioggia. Il suo 1'30" poteva bastare, se il diluvio fosse arrivato subito dopo, invece che negli ultimi minuti. La macchina mi soddisfa, con un po' di fortuna e con la scelta di tempo azzeccata mi vedo in prima posizione. Dopotutto ho conquistato la mia prima pole, nel '94 a Spa con la Jordan-Hart, in circostanze simili".

Sabato, le buone sensazioni di Rubens trovano riscontro durante la sessione di qualifiche. Il brasiliano conquista la pole position, con il tempo di 1'25"703, staccando di appena tre millesimi la Jordan di Heinz-Harald Frentzen e di trentotto millesimi Mika Hakkinen, che compone la seconda fila insieme al compagno di squadra Coulthard.


Michael Schumacher osserva l’altra Ferrari da lontano, in quinta posizione, affiancato dal giovane pilota della Williams Jenson Button.


Dopo il diluvio che accompagna anche le libere del mattino, durante le qualifiche è una pioggia ad intermittenza che caratterizza la sessione che vede le tribune desolatamente vuote, con soli ventimila spettatori contro i quarantamila attesi.


Al quarto giro del primo run, Schumacher ottiene il terzo tempo dietro il poleman provvisorio Frentzen, e il fratello Ralf. Poco dopo arriva Hakkinen, che con il tempo di 1'29"638 segna il primo tempo. Ma durante il secondo run, a metà sessione, è Barrichello ad andare in testa alla graduatoria. Successivamente, col gommarsi della pista, Coulthard stabilisce il nuovo limite, ma è subito battuto da Jacques Villeneuve, questi scalzato ancora dallo stesso scozzese, che gira sull'1'27"874.


A diciotto minuti dalla fine ecco di nuovo Schumacher, che ristabilisce le gerarchie e abbassa il tempo di mezzo secondo. Trascorrono cinque minuti e giunge Hakkinen, il quale fa meglio di soli novantacinque millesimi. Ma l’evoluzione della pista è tale che nell’ultimo minuto cambia tutto: prima Irvine, poi Jos Verstappen, quindi Frentzen, ma alla fine arriva Rubens Barrichello, che diventa il primo pilota a fare la pole position da compagno di squadra di Michael Schumacher.


Una pole dedicata a chi gli vuol bene:


"A chi ha creduto che finora con la Ferrari avevo avuto solo sfortuna, che potevo essere anch'io un vincente, che avendo la stessa macchina di Schumacher posso ottenere grandi risultati".


Ma anche a chi gli vuole male:


"Come in Brasile, dove qualcuno ha scritto che sono io a rompere la Ferrari, una macchina che arrivava sempre al traguardo prima che ci salissi io. Adesso la gente mi prenderà più sul serio, perché questa è una pole sull'asciutto, vera, non estemporanea come quelle sul bagnato di Spa nel '94 e di Magny Cours l'anno scorso, magari geniali, sicuramente fortunate".


E pure a chi gli parla sempre di Schumacher:


"Ci sono problemi se vinco io? Dà fastidio? Tutti a chiedermi cosa farò per Michael: se lui fosse diciassettesimo e io primo, cosa dovrei fare, fermarmi ed aspettarlo? Perché conta più la sua posizione della mia? Montezemolo mi ha fatto i complimenti. Mi ha detto: vai e vinci. E io andrò, sperando di fare una buona partenza. E chiedendo aiuto a Dio".


Un uomo raggiante, che galleggia sulle nuvole:


"Ho qualcosa dentro che mi morde, che non mi fa capire cosa fare. Sono in pole con la Ferrari, un risultato grandissimo, in un circuito in cui è difficile sorpassare. È la prima volta che ho la chance vera di vincere una gara. Vorrei fare salti di gioia, ma poi mi dico: calma, ci sono trecento chilometri di corsa, una domenica lunghissima, con la pioggia annunciata. Stanotte devo dormire tranquillo. Per le feste c'è tempo".


Però l'impresa rimane:


"Non ho mai fatto un giro così, il più veloce della mia vita, bello, perfetto. Mi sono divertito moltissimo".


Poi gli si ricorda che è la prima volta che un compagno di Schumacher fa la pole:


"Davvero? Non lo sapevo. Sarà merito del mio amuleto. Mia sorella Renata. Era presente a Interlagos, e lì è andata male, ma in passato mi aveva sempre portato fortuna. Solo che lavora molto e dal '96 non era mai potuta venire ad un Gran Premio. Per aiutarmi ha preso due settimane di ferie. Ci sarà anche a Barcellona".


Ecco perché l'ha abbracciata così a lungo alla fine delle qualifiche, prima di un enorme bacio a sua moglie Silvana.


"Quando sei raggiante, non ce la fai a controllarti. E' la prima volta nella mia vita che sono competitivo. Che esco dal gruppo".


Protagonista nel giorno del cinquecentenario della scoperta del Brasile. C' è spazio per un' altra dedica?


"Mi reputo un cittadino del mondo, ma oggi mi sento molto brasiliano e orgoglioso di esserlo. Sarebbe facile questa dedica. Ma io alla mia gente vorrei dare qualcosa di più...".


Per molti queste qualifiche sono state una lotteria. Qual è stato il suo momento peggiore?


"Ho tremato diverse volte. Quando ero diciassettesimo e ho pensato: se si mette a piovere, è finita. Poi quando ero undicesimo. Ma il più brutto, paradossalmente, è stato quando dai box mi hanno comunicato che ero in pole. Cinici, alla radio: bravo, ma c'è ancora Hakkinen. E io a trattenere il fiato, fino a quando non ho visto le bandiere gialle. Allora ho capito che era fatta".


A proposito di Hakkinen, il finlandese lo ha fatto passare con gran correttezza mentre Barrichello era nel pieno del suo giro veloce:


"Lo ringrazio, non mi ha fatto perdere nemmeno un centesimo. È difficile trovare un pilota così corretto. Altri fanno i furbi: prima ti ostacolano, poi si scusano e dicono: non ho visto".


Barrichello venerdì aveva previsto questa pole. Come ha fatto?


"E' facile. Conosco Silverstone e la mia abilità su questo circuito, sapevo di avere una grande Ferrari. Entri in macchina e dici: devi fare il giro più veloce. E lei non ti tradisce. Basta che la sfortuna ti lasci in pace".


Quest'anno chi è partito in pole non ha mai vinto.


"Non è una garanzia. Ma lo è Ross Brawn, il mago delle strategie. Il presidente Montezemolo era fiero di me, non tradirò la fiducia dei miei tifosi e della Ferrari. Questa pole è solo una tappa, l'inizio".


Barrichello, indossa le mutande rosse portafortuna?


"Naturalmente".



Il presidente Montezemolo, arrivato a Silverstone poco prima dell'inizio delle qualifiche, è letteralmente raggiante alla fine della sessione. C’è però da registrare uno Schumacher in difficoltà:


"Vero, ma in testa c'è una Ferrari e battere i nostri avversari, a casa loro, è eccitante. Sono molto contento, Barrichello si meritava un risultato del genere. Lo cercava, lo voleva a tutti i costi, non lo abbiamo preso per fare il turista, per lui sarà una grande iniezione di fiducia. Per Schumacher nulla è compromesso, la gara è lunga, vediamo in quali condizioni climatiche si correrà. E poi, se avesse fatto un giro in più, sarebbe in prima fila anche lui. Non dimenticatevi che adesso siamo noi in testa, è la McLaren a dover inseguire. Per come è messo il Mondiale, in gara potremmo anche accontentarci di una situazione come questa. Mi auguro che Frentzen ci dia una mano, tenendo dietro Hakkinen. E poi quando Schumacher non parte davanti, porta bene. Deve andare a punti. Se ne prende dieci, tanto meglio".


Ecco una delle chiavi di lettura più importanti. Con Schumacher in fuga, la classifica si può anche gestire. Lo pensa pure il tedesco, deluso ma non troppo:


"Io devo controllare Hakkinen, è l'unica cosa che conta per me. Mi è proprio davanti, posso vederlo bene. Se Barrichello vince, lui prende pochi punti e io mi avvantaggio. E poi in una lotteria del genere, avrei potuto finire decimo o quindicesimo. Quello sì che sarebbe stato un grosso guaio. Pronostici non ne faccio, ma con il quinto posto tutto è ancora possibile".


Resta il rammarico per quel giro sfumato di un soffio, con la bandiera a scacchi comparsa tre secondi prima di quanto servisse. Il tedesco spiega:


"Io sono uscito venti secondi dopo Barrichello. Ne ho persi almeno due con il semaforo rosso ai box, perché stava passando Irvine. Poi nel primo giro non volevo forzare e rovinare le gomme. Nel secondo, oltre a non avere un buon assetto, ho commesso due piccoli errori, una curva chiusa troppo e un passaggio sull'erba, così non ho potuto compiere il terzo, quello che mi avrebbe inserito in prima fila".


In appena trentotto millesimi sono racchiusi i primi tre piloti. L’ultimo di questi è Hakkinen, il cui umore non è dei migliori dopo aver perso per un nulla la quarta pole di fila, proprio sulla pista di casa della scuderia. Hakkinen spiega così il risultato deludente:


"Il traffico mi ha indubbiamente ostacolato, poi ci sono state le bandiere gialle che mi hanno costretto a sollevare il piede dall'acceleratore ben due volte, e infine la mia vettura non aveva un assetto perfetto ero troppo lento nella zona della curva Club. Un peccato, perché la pole era a portata di mano e partire davanti a tutti sarebbe stato fantastico in caso di corsa bagnata, perché mi avrebbe evitato problemi di visibilità".


Ma la delusione si limita alle prove ufficiali, perché non appena il discorso scivola sulla gara, l'ottimismo dell'iridato è ripreso a salire. A consolarlo c'è innanzitutto il fatto che a Michael Schumacher è andata peggio:


"Questo mi conforta un po', anche se debbo ammettere che sinora gli sono sempre stato davanti al sabato, e sapete bene come poi è andata a finire. Barrichello potrebbe bloccarmi per favorire una rimonta di Michael? Possibile, ma ho in mente una strategia precisa: la mia McLaren è sempre molto veloce con tanta benzina a bordo e devo essere abile a sfruttare questo nostro punto di forza. Come? Cercando di imboccare la prima curva in testa".


Secondo Mika la strategia di una partenza a razzo potrebbe persino funzionare con il fondo bagnato:

"La settimana scorsa ho fatto parecchie partenze sul bagnato, mi sono allenato a lungo. Certo, ero solo, partivo in prima fila, non dietro altri due piloti. E qui con le nubi d'acqua che si formeranno non si scherza. Mi aspetto una gara pazza, dove può succedere di tutto. Qui a Silverstone non ho mai vinto, devo spezzare il sortilegio. Mi preoccupa un po' il bilanciamento della macchina: dopo il primo settore non è ottimale. Bisogna migliorare".


E poi la solita affidabilità: Norbert Haug, il capo Mercedes, spiegato che a Imola sulla macchina di Hakkinen si è rotto un fissaggio della frizione che ha toccato un sensore e fatto resettare il motore.


Diversamente da Hakkinen, il neo papà Heinz-Harald Frentzen è più che soddisfatto, non nascondendo che la nascita della sua primogenita gli ha dato una carica speciale, in un Gran Premio che tra l’altro si disputa a poche centinaia di metri dalla sede della Jordan, un vantaggio non da poco in un week-end condizionato dalla pioggia, poiché eventuali pezzi di ricambio possono arrivare immediatamente. Sebbene l’appuntamento con la pole sia mancato per soli tre millesimi, il tedesco non dispera:


"Sono orgoglioso di questo risultato, anche perché la scorsa settimana non ero riuscito in pratica a fare dei test, ma è chiaro che il maltempo è stato nostro alleato. Con la pista asciutta non siamo ancora a livello di Ferrari e McLaren".


Giornata da ricordare anche per il pilota di casa e debuttante dalle grandi speranze, Jenson Button, quinto e per la seconda volta in quattro gare davanti a Ralf Schumacher in qualifica. Non male per un rookie che ha da poco compiuto vent’anni, e che ha dimostrato di saper mantenere il sangue freddo anche in situazioni difficili, come quando durante le prove libere del mattino, finito in testacoda, è stato centrato dalla Jaguar di Irvine, uscita nello stesso punto. Un contrattempo che lo ha costretto a saltare buona parte delle prove, in modo da consentire ai meccanici di riparare la sua auto, ma costringendolo a presentarsi alle qualifiche quasi al buio:


"È bello riuscire ad entrare nei primi sei dopo un inizio di giornata così terribile. Devo ringraziare la squadra per lo sforzo che ha compiuto e per aver pianificato strategie perfette. E sarà altrettanto eccitante partire accanto a Schumacher".


Ma ci sono altri calcoli che non vanno assolutamente falliti, quelli delle previsioni del tempo per domenica. In gioco ci sono gli assetti, la visibilità, una pista che può diventare una saponetta, con gara confusa e gerarchie tutte sballate. Incertezza che ieri ai box sembrava la parola dominante anche in fatto di elettronica.


I sospetti si sprecano e adesso tutti vedono luci lampeggianti nel posteriore e aperture dello sportello della benzina per l'utilizzo improprio del limitatore di velocità. Si parla di Alesi, c'è chi ha notato una Jordan, altri una Williams, ma la FIA tace e niente di ufficiale trapela.


A dispetto dei nubifragi abbattutisi nei giorni precedenti, domenica 23 Aprile 2000, sul circuito di Silverstone non cade nemmeno una goccia di pioggia per tutti i sessanta giri della gara.


Alle ore 13:00 si parte, tuttavia, dei quasi 130.000 spettatori attesi, solo 90.000 sono presenti sulle tribune. L’affluenza ridotta è causata da un gigantesco ingorgo stradale che attanaglia le strade d’accesso al circuito, al punto che sono necessarie dalle sei alle otto ore per uscire da code di auto lunghe la bellezza di venticinque chilometri.


Chi non è già nelle vicinanze del circuito almeno due ore prima del via, riesce nella migliore delle ipotesi ad assistere alle fasi finali della corsa. Tra le vittime di una disorganizzazione surreale figurano anche Joyce e Duncan Coulthard, genitori di David, che riescono a guardare soltanto gli ultimi diciotto giri.


Lo stesso Hakkinen rischia di saltare il warm up del mattino, essendo rimasto bloccato nel traffico a dieci chilometri dalla pista. Solo grazie al passaggio di un poliziotto in moto, il finlandese riesce a presentarsi in tempo. Un caos dovuto alla decisione degli organizzatori di chiudere nei giorni precedenti tutti i parcheggi pubblici ed i prati erbosi, ridotti dal maltempo a distese fangose inagibili, e che ha portato alcuni tifosi ad avviarsi verso Silverstone già nella notte. Con le code ferme, parecchia gente parcheggia le auto lungo la superstrada che porta dalla M1 a Silverstone e prosegue a piedi, dove la distanza non sia eccessiva, nonostante la polizia, a partire dalle ore 10:00 (tre ore prima del via) invita via radio la gente a restare a casa.


Max Mosley accusa gli organizzatori, che di fronte a due settimane di maltempo non hanno fatto nulla per rendere agibili per tempo i prati-parcheggio. Organizzatori che dovranno fare i conti con rimborsi biglietti e perdite ingenti (diciannove miliardi di lire italiane).


Nonostante tutto, le vetture sono pronte sulla griglia per prender parte al Gran Premio di Gran Bretagna. Dalla prima fila scattano bene Barrichello e Frentzen; faticano invece le due McLaren, incalzate da Michael Schumacher. Il ferrarista affianca all’esterno Hakkinen, ma questi si mostra piuttosto deciso nel non lasciare strada all’avversario, stringendo la traiettoria e costringendo Schumacher ad alzare il piede per non finire sull’erba.

Il contatto viene evitato per una questione di centimetri. Così facendo, Schumacher perde due posizioni a vantaggio di Button e Villeneuve, e nel tentativo di ripassare il canadese alla Stowe, si fa sorprendere alla curva successiva dal fratello Ralf.


Concluso il primo giro, Barrichello fa l’andatura davanti a Frentzen, Coulthard, Hakkinen, Button, Villeneuve e i fratelli Schumacher, con Michael autore di un primo giro da dimenticare.


Ralf, invece, nel corso della seconda tornata entra in zona punti scavalcando Villeneuve alla Stowe. Frentzen, intanto, si mantiene a stretto contatto con Barrichello, ed è seguito a ruota dalle McLaren.


Nella prima fase di gara, i primi sei piloti sono racchiusi in appena tre secondi, mentre Michael Schumacher impazzisce dietro Villeneuve, non riuscendo a compiere il sorpasso né tantomeno a rendersi pericoloso. Il passo della BAR-Honda è così lento che persino Jos Verstappen con la Arrows si attacca agli scarichi della Ferrari.



Il gruppetto di testa prosegue la corsa compatto, ma nessuno riesce ad attaccare chi lo precede, questo fino alla prima serie di pit-stop, inaugurata per i piloti di testa da Frentzen, che si ferma al venticinquesimo giro insieme a Ralf Schumacher. Il passaggio successivo tocca a Jenson Button, il cui pit-stop è leggermente più lento rispetto a quello del compagno di box; una sottigliezza che lo rimette in pista dietro di Ralf, e dunque con una posizione persa.


Allungano il primo stint Barrichello e le McLaren, le quali mantengono con facilità il passo gara del ferrarista. Dietro di loro, non si fermano nemmeno Villeneuve e Schumacher, momentaneamente quarto e quinto ma staccatissimi dalla testa della corsa, e con Frentzen che si avvicina a gran velocità.


Il primo vero colpo di scena della corsa arriva nel momento in cui David Coulthard sorprende Barrichello alla Stowe, completando il sorpasso addirittura dall’esterno: il ferrarista sembra avere un problema sulla sua Ferrari, dato che Coulthard riesce a scappare via in poche curve. Nel medesimo giro, il trentesimo, Hakkinen va ai box per quella che sarà la sua unica sosta. Il finlandese torna in pista dietro Frentzen e le due Williams.



Prima di effettuare la sua di sosta, Coulthard registra il giro veloce per assicurarsi di mantenere la posizione quantomeno sulle Williams e Hakkinen. Lo scozzese ci riesce, dato che in uscita dalla pit-lane è di poco dietro Frentzen. A questo punto, con anche Villeneuve rientrato ai box, in prima e seconda posizione, ma con ancora zero soste all’attivo, ci sono Barrichello e Schumacher. Quest’ultimo deve spingere al massimo, perché solo così potrà liberarsi di Villeneuve.


Poi, al trentaquattresimo giro, Rubens Barrichello finisce in testacoda alla curva Luffield, l’ultima prima dell’entrata dei box. Il brasiliano riprende la vettura e torna immediatamente ai box, dove i meccanici effettuano rifornimento e cambio gomme.


Rubens, però, comunica che c’è qualcosa che non funziona, ed infatti non riesce a ripartire. Per il poleman del sabato, la gara si conclude così, con un ritiro causato da un guasto all’impianto idraulico.



L’unica Ferrari rimasta in gara, quella di Schumacher, registra tempi record prima di effettuare la sosta al trentasettesimo giro. Il tedesco torna in pista in sesta posizione, lontano circa quindici secondi da Hakkinen, quinto. Così facendo, in testa alla gara si ritrova Heinz-Harald Frentzen, incalzato da Coulthard e Ralf Schumacher. Il pilota della Jordan, tuttavia, così come i due della Williams, ha imbarcato un quantitativo di carburante insufficiente per arrivare sino alla bandiera a scacchi senza doversi fermare ancora. Ciò significa che con un passo gara sufficientemente veloce, Michael Schumacher può ancora sperare nel podio, mentre le McLaren iniziano ad intravedere la possibilità di fare doppietta.


Prima Frentzen, poi Button ed infine Ralf Schumacher effettuano la seconda sosta in programma, ritrovandosi rispettivamente in quarta, sesta e quinta posizione: la strategia a due soste, dunque, si rivela quella meno redditizia.


La vittoria sfumata non è l’ultima delusione per Frentzen, che tutto d’un tratto non riesce più a cambiare marcia per un guasto al cambio che non rappresenta una novità in casa Jordan. Sia Ralf Schumacher che Button lo sfilano con facilità, poco dopo arriva anche Jacques Villeneuve, che sale così in sesta posizione. Il problema peggiora giro dopo giro, tanto che Frentzen può solo tornare ai box per decretare il suo terzo ritiro in quattro gare.


Mentre in testa alla corsa Hakkinen cerca invano di impensierire Coulthard riducendo gradualmente il distacco, gli unici che sembrano poter ravvivare un finale di gara che sembra avere poco da dire sono Villeneuve e Trulli, in lotta per la sesta posizione.


L’italiano trova quello che sembra un gran sorpasso in curva 14, ma in realtà è favorito da un guasto al cambio che si manifesta anche sulla BAR-Honda del canadese, che subito dopo aver perso la posizione imbocca la pit-lane per ritirarsi.


Non succede nient’altro, e così, dopo tre gare trascorse a vedere i rivali trionfare, la McLaren reagisce al filotto Ferrari con il successo di David Coulthard, che precede al traguardo Mika Hakkinen. Un risultato che decreta una fantastica doppietta McLaren proprio in Gran Bretagna.



In maniera un po' inaspettata se si guarda alla sua gara, Michael Schumacher ottiene un terzo posto che gli consente di non perdere troppi punti nella classifica piloti rispetto alle due Frecce d’Argento, e al tempo stesso di contribuire alla classifica costruttori della Ferrari, ancora agevolmente in testa ma con un gap ridotto sulla McLaren.


Completano la zona punti le Williams di Ralf Schumacher e Jenson Button, in costante crescita in questo suo scoppiettante inizio di campionato, e Jarno Trulli, che limita i danni per una Jordan ancora troppo poco affidabile.


Sul podio, a premiare il vincitore c’è una figura storica del paddock, Ken Tyrrell, mentre a ricevere il trofeo per la squadra c’è Norbert Haug, che riceve un inevitabile bagno di champagne dai suoi due piloti, con la collaborazione di Michael Schumacher, apparso di ottimo umore una volta sceso dalla vettura. Anche prima di salire sul podio, infatti, Michael scherza con un cameraman gettandogli un po’ d’acqua sulla testa prima di sorridergli amichevolmente.


In conferenza stampa, come consuetudine il primo a parlare è il vincitore, in questo caso David Coulthard, trionfante a Silverstone per il secondo anno di fila:


"Sono stato fantastico, però che paura. Mancavano quindici giri, avevo problemi al potenziometro del cambio, mi sono messo ad urlare alla macchina: no, per favore, non puoi farmi questo. Deve avermi ascoltato, tutto si è rimesso a funzionare. Un risultato fantastico per il team avere entrambi i piloti sul podio, meglio ancora se in prima e seconda posizione. Per quanto mi riguarda, sono molto felice di vincere ancora qui dopo la vittoria dell’anno scorso. È meraviglioso".


È raggiante, Coulthard, ora è secondo in classifica generale con 14 punti, distante venti dal leader Schumacher:


"La storia del Mondiale ricomincia. Il divario da Schumacher resta ampio, ma se io vinco altre gare...".


Hakkinen è deluso, nonostante il secondo posto consecutivo che gli consente di salire in terza posizione in classifica, con 12 punti:


"Non avevo un ottimo bilanciamento con la vettura, inoltre nel warm-up ho girato poco per delle problematiche sulla vettura, e questo non ha aiutato di certo. Non ho potuto provare l'assetto nel warm up, e ho tirato a indovinare: non l'ho azzeccato. Avere un buon run nella mattinata, anche se breve, può essere talvolta cruciale. Sei punti vanno bene, dieci erano meglio. Mi gioco tutto a Barcellona: è la mia gara. Se non vinco lì, si fa davvero dura".


"La partenza ha davvero deciso il Gran Premio. Sono stato sfortunato, perché ho perso aderenza mentre acceleravo. Così mi sono trovato con Coulthard a destra e Michael a sinistra. In quel momento ho pensato: devo alzare il piede? Mi spiace per Schumacher, ma ho deciso di tenerlo giù. Poi è andata come è andata".


È arrabbiato solo con sé stesso, Michael Schumacher, fuori dai punti per gran parte della gara, anche se alla fine, la strategia ed il ritiro di Barrichello gli hanno permesso di salire ancora sul podio:


"La mia partenza è stata buona, ho visto un buco a fianco di Hakkinen, credevo di avere più aderenza, ho cercato di andare all'esterno, sull'erba, per passare, ma non ho calcolato che negli ultimi giorni aveva piovuto tantissimo e i prati erano zuppi e scivolosi. Con questa manovra non solo non ho passato Hakkinen, ma ho perso altre tre posizioni, ritrovandomi ottavo".


Non è arrabbiato con Villeneuve, che lo ha tenuto dietro dal secondo al trentatreesimo giro:


"Ha fatto la sua gara, non poteva darmi strada. Io ero più veloce, ma avevo un carico di benzina maggiore. E in queste condizioni superare è praticamente impossibile".


Né ce l'ha con suo fratello Ralf, che lo ha superato nel primo giro senza remore:


"Un duello duro, ma il suo comportamento è stato più che legittimo. Non credevo fosse così tosto: di solito si impara dai fratelli più grandi".


Nemmeno l'esito del Gran Premio scuote più di tanto Schumacher, poiché secondo lui il rivale principale per il titolo rimane Hakkinen piuttosto che Coulthard, a meno che lo scozzese non rimanga su questi standard. Il finlandese, per la prima volta quest’anno, riduce il gap dal ferrarista, sebbene si tratti solo di due punti:


"Per com'era iniziata la corsa, va bene anche così. Ho disputato le prime tre gare da Dio, questa no, ma se finisce con così pochi danni devo essere contento. Posso vivere ancora tranquillo".


Jean Todt è meno diplomatico del suo pilota:


"Io avrei preferito veder vincere una Ferrari e sono molto dispiaciuto per Barrichello. Ma se proprio deve essere una McLaren a trionfare, meglio sia quella di Coulthard".


Un week-end, quindi, archiviato con danni minimi, ma che lascia comunque un po' d'allarme per la nuova rottura di Barrichello. Todt non nasconde l'apprensione:


"Perché l'affidabilità è fondamentale, e noi sappiamo benissimo che quando i punti non li prendiamo noi, vanno alla McLaren. Noi lavoriamo molto, ma non è mai abbastanza per migliorare la qualità. La lotta è lunga, serrata. Sapevamo che i nostri avversari non sono morti, non bisogna mollare la presa. Siamo competitivi su ogni circuito, lo vedrete anche a Barcellona. Non abbiamo più paura di nessuno, ma è necessario insistere, lottare sempre di più".


Un abbandono mesto, con l'amaro in bocca per Barrichello, il quale sentiva che qualcosa non andava sulla sua Ferrari già da sabato sera, ma nel momento in cui si aspettava che il team lo omaggiasse per la pole con il muletto solitamente a disposizione per Schumacher, non è stato così. Jean Todt spiega:


"La vettura di riserva spetta a Schumacher in tutte le corse. Ma se c'è una necessità, passa a Rubens. Questa necessità non si è verificata".


Ma allo stesso tempo cerca di consolarlo:


"Non deve perdere fiducia, ma capire che ha una squadra che lo segue e gli darà una buona macchina. A Silverstone è stato bravissimo alla partenza e fino al momento del ritiro, non ha alcuna colpa. Nemmeno da noi quest'anno ci sono gerarchie definite in squadra. Il suo momento arriverà".


Barrichello, invece, avrebbe probabilmente gradito poter fare una prova comparativa su due vetture nel warm-up, e nel caso virare sulla vettura di riserva. La sua ha avuto infatti problemi sin dal primo giro (il volante era storto, la macchina andava in un modo differente nelle curve a destra rispetto a quelle a sinistra) per cui, malgrado una bella partenza, non ha poi potuto prendere il largo e si è ritrovato incollati alle spalle Frentzen, le McLaren e le Williams. Il guaio all'impianto idraulico si è preannunciato cinque giri prima del ritiro, quando Coulthard ne ha approfittato sorpassandolo alla Stowe.


Rubens è sconfortato:


"Succede sempre qualcosa. Sembra che questa macchina ce l'abbia con me. Io non sono un uomo sfortunato, ma quest’anno sembra che mi capiti di tutto".


Questa volta non ha pianto come in Brasile. Sul volto di Barrichello c'è solo spazio per l'ira, la rabbia per la grande occasione sfumata, la sua Ferrari che finisce nel fango quando è in testa alla corsa, la vittoria, la prima della carriera, che scivola via.


"C'era qualcosa di sbagliato nell'assetto sin dall'inizio della corsa. Sono uscito di pista per un guasto idraulico, ma non è stato l'unico inconveniente che ho dovuto sopportare. Quando sono andato in testacoda avevo lo sportello della benzina aperto, la macchina ha preso una direzione strana, le marce erano bloccate. Ma già prima avevo dovuto lottare con la mia Ferrari, molte cose non funzionavano: sottosterzo in alcuni punti, sovrasterzo in altri, non ho mai potuto spingere a fondo, dare davvero il massimo, come invece avrei voluto e potuto. Già sulla griglia di partenza ho visto il volante un po' storto".


"Ed è stato storto per tutta la gara. Ho pensato: saranno le gomme vecchie. L'ho chiesto ai box e mi hanno risposto: vai tranquillo, non ci sono problemi. Poi il motore ha cominciato a perdere potenza in rettilineo, dava degli strattoni e ho cominciato a preoccuparmi. Parlo di nuovo via radio con i tecnici e loro: vai tranquillo, non è niente. Poi il motore non è più calato in rettilineo, ma in curva. E la macchina è schizzata via".


“Quando la McLaren mi ha superato, ero nei guai già da due giri. Altrimenti Coulthard non ce l'avrebbe mai fatta. E poi lui aveva la vettura con meno benzina, più leggera, tanto è vero che è andato subito ai box, facendomi ritornare in testa. Io avrei potuto ritardare ancora molto il rifornimento: viste tutte le difficoltà in cui mi ero trovato, avevo risparmiato tanta benzina. La nostra strategia era azzeccata. Credetemi, avrei vinto io. Sicuro".


"Sono arrabbiato, che cosa posso fare di più? La macchina toccava molto sul fondo, non mi era mai successo prima. Ogni volta compaiono inconvenienti nuovi. Però sono alla Ferrari: chi c'è di più bravo dei miei tecnici a risolvere i problemi? Io ho ancora fiducia, però spero di finire tutti i prossimi Gran Premi. E mi auguro che ora tutti comincino a capire che non è colpa mia se la macchina si rompe così tanto spesso".


Qualcuno in Brasile lo ha pensato, e qualcun altro lo ha scritto.


"Hanno anche affermato che sono qui soltanto per lavorare per Schumacher. Non è vero, e a Silverstone lo stavo dimostrando. Prima o poi la ruota girerà, anzi, nonostante tutto, sono convinto che stia già girando. A Imola ero più amareggiato, qui stavo per vincere la gara. E poi ho centrato la pole position, la prima della stagione per la Ferrari. Domani è un altro giorno, e sarà più bello".


E la prossima gara a Barcellona?


"Da mercoledì si ricomincia da zero, nonostante il dolore che sento dentro. Io non mi arrendo, nonostante il problema stupido capitato in Brasile, le cinture di sicurezza di Imola, i guai di Silverstone. Finora è andato tutto storto. Ma non smetterò mai di lottare".


Jean Todt spiega che il guasto manifestatosi sulla F1-2000 di Barrichello non è lo stesso del ritiro in Brasile. Allora fu un problema di disegno, stavolta riguarda un connettore che, perdendo olio, ha determinato la caduta della pressione del circuito mandando gradualmente in tilt frizione, cambio e sterzo:


"Dalle telemetrie lo abbiamo individuato proprio mentre Rubens via radio ci comunicava il sorgere di certe anomalie, attorno al trentesimo giro. Veramente un peccato, stava facendo una bellissima gara, lottava per la vittoria. Il problema lo abbiamo individuato, ora a Maranello dovremo capirne le cause e provvedere perché non possiamo perdere per strada punti importanti".


Problemi all'impianto idraulico la F1-2000 li accusava anche all'inizio dei test al Mugello ma, secondo i tecnici, anche quelli erano di natura diversa:


"Purtroppo non si lavora mai abbastanza per essere sicuri al cento per cento dell'affidabilità, questo succede un po' a tutti, mi dispiace molto per Rubens che, dopo le ottime qualifiche, era scattato benissimo in partenza. Proprio il via ha invece condizionato la corsa di Schumacher che, trovandosi in ottava posizione e tappato per trenta giri da un avversario, non poteva che confidare sulla strategia giusta per risalire sino al podio. La nostra macchina è stata competitiva anche qui e ritengo che pure a Barcellona sia in grado di dare battaglia. No, non temo che Barrichello esca sfiduciato da questo secondo inconveniente, lui sa benissimo che la Ferrari lo segue con la massima attenzione e gli garantisce sempre una buona macchina, identica in tutto e per tutto a quella di Schumacher. Come alla McLaren, anche alla Ferrari non c'è differenza fra i due piloti".


Ancora forte di un vantaggio cospicuo in entrambe le classifiche, la Ferrari comincia insieme a tutti gli altri team il lavoro di preparazione per il quinto appuntamento stagionale.


Come già avvenuto prima della gara di Silverstone, infatti, neanche il tempo di ricaricare le batterie che le squadre si ritrovano nella penisola iberica per sostenere una sessione di test sulla stessa pista che ospiterà il Gran Premio di Spagna, il circuito di Montmelò, dove la Ferrari aspira a stoppare immediatamente il tentativo di rimonta della McLaren Mercedes.


Davide Scotto di Vetta