#5 1999: GP Monaco, doppietta Ferrari, debacle McLaren-Mercedes



Nei giorni successivi al trionfo di Imola, la Ferrari continua a lavorare senza sosta per mantenere la prima posizione sia nella classifica piloti, dove Michael Schumacher precede Eddie Irvine di quattro punti, che in quella costruttori, dove la McLaren, malgrado la superiorità mostrata in quanto a performance nelle prime uscite del campionato, paga a caro prezzo la scarsa affidabilità della Mp4/14.


I test svolti a Fiorano pochi giorni dopo il Gran Premio di San Marino, tuttavia, vengono oscurati da una presunta lite tra i due alfieri del Cavallino, avvenuta il 6 Maggio 1999, che per la prima volta in quattro anni sono protagonisti di un alterco.


Verrebbe subito da pensare che il tutto sia causato dalla vicinanza nella classifica piloti tra i due, con Irvine forse stanco del suo ruolo da gregario. In realtà, come spiega Schumacher al quotidiano tedesco Bild am sonntag:


"Non abbiamo fatto un incontro di pugilato. Ma è vero che gli ho dato dell’idiota. È successo in una discussione sulla sicurezza alla quale non partecipava con la giusta serietà. Ma lavoriamo insieme da quattro anno ed è la prima volta che capita. Non voglio sapere quante volte lo ha fatto lui, senza che nessuno lo sentisse".


Nulla, dunque, che possa mettere a repentaglio la tranquillità presente in questa fase all’interno del team diretto da Jean Todt. Michael, infatti, preferisce focalizzarsi sul suo primo successo stagionale:


"E' stata una gran vittoria di squadra. Abbiamo fatto sentire agli avversari il peso della nostra presenza, ma questo non significa che il campionato sia cosa fatta. Se poi si vogliono dare altri significati perché si correva ad Imola, perché da sedici anni la Ferrari non vinceva, sta bene tutto. Basta restare con i piedi per terra. Non bisogna ridurre la pressione sugli avversari, immagino che la reazione della McLaren sarà adeguata e non si farà attendere".


"Per questo lavoriamo a tempo pieno".


Infatti, Schumacher continua i test, ed il 7 Maggio 1999 compie sessantanove giri a Fiorano. Il tedesco è carico in vista del Gran Premio di Monaco, dove, a suo dire, la Ferrari si presenterà da favorita. Un pronostico che non sembra per niente folle se si pensa agli sviluppi prestazionali compiuti dalla F399 in poche settimane. Una linea di pensiero che il ferrarista mantiene anche mercoledì 12 Maggio 1999, durante la consueta conferenza stampa che apre il week-end di gara.


"Ripetere il successo di Imola? Se dobbiamo farlo, questo è il posto ed il momento giusto. Ho un piccolo vantaggio in termini di punti da amministrare, mi piacerebbe molto andare a casa lunedì dopo averlo incrementato. Se la Ferrari ha ancora uno svantaggio tecnico nei confronti dei nostri diretti rivali, qui c’è la possibilità di rimediare. Dicono che il pilota conti più che altrove. Vedremo, ci proverò. Monte Carlo di sicuro è una corsa difficile, impegnativa".


"So che Hakkinen qui è molto veloce, ma io tenterò di tenere il suo passo".


Riguardo ai doppiaggi, un tema caldo in seguito alla sfuriata di Ron Dennis, che a Imola ha visto nella scarsa prontezza dei piloti nel farsi da parte il motivo principale della sconfitta di Coulthard nella lotta per la vittoria con Schumacher, quest’ultimo afferma:

"Bisogna fare grande attenzione su questa pista e preparare eventuali tentativi di sorpasso con calma. Ne so qualcosa io, l’anno scorso per guadagnare la posizione su Wurz ho buttato via la gara. Ma non ne farei comunque un caso, anche io ho avuto i miei guai con i doppiaggi. È successo recentemente, in Brasile".


Il segreto per essere veloci su questo tortuoso circuito cittadino, secondo Schumacher è:


"Preparare bene l’assetto per avere molta trazione e regolare il motore per renderlo più elastico possibile. Poi ci sono due punti decisivi da affrontare alla perfezione: la curva del Casinò e la esse delle Piscine".


"Abbiamo provato a Fiorano. C’è un pacchetto aerodinamico che dovrebbe dare buoni risultati. I tecnici hanno anche scoperto il motivo della rottura sulla vettura di Irvine a Imola. Non dovrebbe ripetersi. Per il resto siamo fiduciosi, ma dobbiamo attendere per vedere cosa hanno fatto i nostri avversari".


Parlando di avversari, la McLaren-Mercedes mostra tutta la propria voglia di mettere le cose in chiaro sia in pista che nelle classifiche iridate, portando nel Principato addirittura cinque vetture, un record assoluto, ciò dopo aver lavorato senza sosta per progredire sulle prestazioni, ma soprattutto sull’affidabilità, il vero tallone d’Achille di questa vettura.


Sebbene Schumacher sostenesse l’inutilità di costruire un caso attorno al comportamento dei piloti da doppiare, alla vigilia delle prove libere, ha luogo una riunione all’interno dei box alla quale prendono parte quasi tutti i piloti insieme al delegato FIA, Charlie Whiting.


In molti si chiedono come mai, in seguito alla sua nomina come direttore di gara, non siano più state comminate penalità ai piloti che per tre volte in un giro avessero ignorato le bandiere blu, che indicano di dare strada al pilota che segue.


Whiting non concede risposte precise, né ci verranno emessi comunicati ufficiali, ma a quanto pare, dopo le critiche di Dennis e l’incontro chiarificatore, è probabile che le sanzioni per quei piloti che tarderanno a farsi da parte saranno inasprite.


Come tradizione, a Monte Carlo le prime due sessioni di prove libere vengono disputate il giovedì, e, per la prima volta in questo campionato, la Ferrari risulta in testa alla graduatoria a fine giornata. Michael Schumacher fa registrare la migliore prestazione, staccando di un decimo e mezzo Mika Hakkinen.


In terza posizione, a sorpresa figura Olivier Panis, che su questo tracciato ha festeggiato la sua prima, e per ora unica, vittoria in carriera, nel 1996 al volante della Ligier, sotto un diluvio che causò numerose vittime illustri, tra cui lo stesso Schumacher, il quale andò a sbattere contro le barriere dopo poche curve nel corso del primo giro. Il ferrarista si è poi rifatto nel 1997, con una prestazione magistrale, sempre sotto la pioggia, che gli consentì di dominare la corsa.


Il rapporto di amore e odio con questa pista, però, continua nella stagione '98, col tedesco autore di una delle sue peggiori gare in carriera, caratterizzate dall'incidente con Alexander Wurz e, nel finale di una gara conclusa in ultima posizione e doppiato, da un futile tentativo di sdoppiarsi da Pedro Diniz, che a causa di quella manovra quasi perdeva un preziosissimo piazzamento a punti per la Arrows.


Ma le vittorie, se si aggiungono quelle ottenute con la Benetton nel '94 e '95, sono ben tre, e dal modo in cui inizia il suo fine settimana, Schumacher pare intenzionato a raggiungere Alain Prost, fermo a quota quattro successi tra le stradine del principato.


Alla fine della seconda sessione, il pilota di Kerpen dichiara:


"Siamo vicinissimi, ma sono contento perché ci sembra che la vettura viaggi un po' meglio che a Imola. Non è stato troppo difficile tenere ritmi elevati: abbiamo trovato un buon asseto. E qui conta parecchio, insieme alla concentrazione richiesta al pilota. Credo che i tempi ottenuti complessivamente siano realistici. L'importante qui è non trovarsi davanti, al via, un muro di macchine, perché poi non riesci più a fare un sorpasso".


"Per quanto ci riguarda, in alcun tratti della pista siamo stati più veloci dello scorso anno. Ciò significa, considerando la scanalatura in più degli pneumatici, che Bridgestone sta lavorando molto bene. Spero che nel week-end ci accompagni il bel tempo, anche se una eventuale pioggia non mi preoccupa molto".


"Ma quello che conta di più su questo circuito è avere una concentrazione elevatissima perché qui è facile sbagliare, e basta un minimo errore per finire fuori".


E lo sa bene Schumacher, che oltre ad aver provato una nuova ala posteriore, qualche ritocco aerodinamico necessario per il lay-out del circuito, ed un nuovo volante super-elettronico, in mattinata esagera nell'utilizzo del cordolo alla Chicane del porto e rompe un tirante della sospensione sinistra. Dopodiché, la Ferrari striscia leggermente contro i guard-rail, ma Schumacher rientra ai box e i meccanici possono constatare che i danni non sono poi così gravi, e il tempo perso per riparare la vettura è minimo.


In quarta posizione, dietro Olivier Panis, c’è Eddie Irvine, seguito da Giancarlo Fisichella, con una Benetton leggermente più in palla rispetto ad Imola grazie ad ali e sospensioni inedite.


Il nord-irlandese è tra i piloti che testano il nuovo pneumatico extra-soft portato da Bridgestone, e, come quasi tutti, non ne è soddisfatto appieno. Un’usura troppo rapida ed un sottosterzo eccessivo è ciò che limita le qualità, secondo il parere di Irvine, che tutto sommato si dice comunque contento del bilanciamento della vettura. Difficile quindi che queste nuove gomme vengano utilizzate da qualcuno in gara, soprattutto perché ciò significherebbe puntare su una strategia a più soste, che su un tracciato come quello di Monaco non è molto conveniente.


Con Hakkinen secondo e Coulthard sesto, la McLaren deve ammettere la superiorità della Ferrari su questo tracciato. I piloti delle due Frecce d’Argento faticano a trovare il set-up giusto, tuttavia, mentre Coulthard mostra preoccupazione, lo stesso non si può dire per il Campione del Mondo in carica:


"Ci sono dieci vetture racchiuse in un solo secondo? Bene. Un po' di equilibrio non farà che aumentare lo spettacolo. La gente non si annoierà. In questa situazione sarà anche più divertente conquistare la pole position. So benissimo che la Ferrari va forte. Ma io sono assolutamente sereno. Ho lavorato molto con i miei ingegneri, e sono convinto che abbiamo trovato ottime soluzioni tecniche per la vettura. Non sono preoccupato, né per i giri cronometrati, né per la gara di domenica".


Il primo posto nelle libere non fa di certo rilassare gli uomini del Cavallino, i quali sentono già odore di pole position, che a Monte Carlo equivale ad avere già mezza vittoria in tasca. Infatti, il venerdì di pausa che divide le prove libere dalla giornata di qualifiche vede Michael Schumacher, insieme al suo ingegnere motorista Castorino e il suo ingegnere specializzato in elettronica Czapski, compiere un blitz a Fiorano per una mini-sessione di test durante la quale ci si concentra sulle partenze, altro elemento cruciale, soprattutto quando si corre nel Principato.


Le prove sono messe a rischio dalla fitta nebbia del mattino che complica il viaggio verso Fiorano, ma Schumacher è disposto a tutto pur di recarsi sulla pista della Ferrari, persino andarci in macchina se necessario. La soluzione non tarda ad arrivare: si vola a Nizza in elicottero, si noleggia un aereo per giungere a Bologna, dopodiché ancora in elicottero con destinazione Fiorano.


Schumacher testa la vettura numero quattro con l’ultima scocca (numero 194), che per il resto del week-end diventerà il muletto di Irvine. Il pilota tedesco completa una dozzina di giri senza riscontrare problemi, e successivamente effettua svariate prove di partenza, attento a tornare subito ai box per non sforare il limite di cinquanta chilometri consentiti dalla FIA durante la settimana del Gran Premio.


A lavoro completato Michael dichiara:


"Ormai dovremmo essere a un livello di competitività pari alle McLaren, anche in qualifica. Non mi baso solo sulle prove di giovedì, ma sul fatto che sento la macchina ben guidabile, reattiva ad ogni sollecitazione, con un buon assetto generale. Non so se riuscirò a fare la pole, ma so che potrò lottare per centrarla e questo è già molto importante, significa che abbiamo compiuto dei passi avanti. Sì, ho chiesto io di andare a Fiorano perché volevo allenarmi nelle partenze e a Monte Carlo è impossibile. Soltanto questo, niente cose nuove o segrete, quel che c'era da fare sulla macchina l'avevamo già fatto. E sembra piuttosto bene".


Eddie Irvine, diversamente dal suo caposquadra, passa la giornata a rilassarsi in barca.


Raggiunto dalla stampa, in merito al viaggio di Schumacher a Fiorano, risponde scherzosamente:


"Ho mandato Michael a provare il mio muletto, così ho potuto dormire di più. Sono rimasto in barca, poi tornerò in albergo con la squadra. Volevo uscire un po' in mare con mia mamma, ma non è stato possibile spostare la barca, altre due mi impedivano la manovra. L’ho ormeggiata davanti ai motorhome Ferrari, così di notte controllo che non rubino le auto".


Il vincitore del Gran Premio d’Australia si candida per un posto in seconda fila, non escludendo però di poter essere tra la ristrettissima cerchia dei piloti che si giocheranno la pole. Il team manager Jean Todt ribadisce il concetto, dichiarando di sperare di poter avere, alla fine delle qualifiche, una vettura in prima fila e l’altra in seconda, una situazione a suo dire ideale per affrontare la corsa.


Per quanto concerne Schumacher e il suo test a Fiorano, venerdì 14 Maggio 1999 il manager francese rivela:


"Schumacher è andato a Fiorano a provare un nuovo sistema per le partenze. Quando sbaglia al via, voi giornalisti ve la prendete con lui; in realtà siamo noi a non avergli dato finora una vettura in grado di partire bene".


La Ferrari è in testa alle classifiche iridate, ma non può logicamente permettersi di abbassare la guardia:

"Sei punti non sono sufficienti, alla fine del mondiale sarebbe una bella cosa, ma ora è troppo poco, basta una gara che va male per tornare indietro. Dobbiamo stare molto attenti, perché alla McLaren sono dei mostri. Hanno un grandissimo motore, un'ottima macchina, una organizzazione magnifica, un progettista innovativo e poi un budget enormemente superiore al nostro. Quanto spendono alla McLaren? Non lo so, ma noi siamo 450, loro più di 700. Non cerco scuse, dico solo che sono bravi e sono più ricchi. E' giusto temerli".


Cosa manca dunque alla Ferrari per essere al livello del team anglo-tedesco? Todt risponde:


"Niente o poco. Per esempio, ci mancano cinque o sei specialisti in altrettanti settori, ma stiamo colmando la lacuna. La nostra vera forza è la squadra. Quando ero alla Peugeot, ogni mattina andavo a salutare uno per uno tutti i miei uomini. Lì erano 60, qui siamo 450 ma lo faccio almeno una volta al mese. E' importante conoscersi, parlarsi, guardarsi negli occhi".


"Per ora siamo ancora due decimi circa più lenti, siamo lì ma non ancora più avanti. Però ce la possiamo giocare, anche perché solo noi abbiamo Michael".


Parlando dei rapporti con Schumacher e il presidente Montezemolo, il team manager della Ferrari conclude dicendo:


"Schumacher fuori dalle piste dice sempre chiaro quello che pensa, specie le cose che non vanno, ma non si arrabbia mai. Montezemolo si, lui si arrabbia. Voi criticate, e lui si arrabbia con me".


Sabato 15 Maggio 1999, Michael Schumacher è vittima di un incidente durante le prove libere del mattino alla Sainte Dévote, e a causa di ciò prende parte alle qualifiche con il muletto. Poco importa, poiché l’incidente non sembra scalfire minimamente la confidenza del tedesco con la vettura e con la pista: durante le qualifiche, Michael è in testa alla graduatoria fin da subito. Poi, nelle fasi finali, con il tempo di 1'20"611, rifila mezzo secondo al suo diretto inseguitore, Hakkinen. La pole position sembra oramai cosa fatta, e con Irvine terzo davanti a Barrichello, e Coulthard solo sesto, le rosee aspettative di Todt si stanno prontamente verificando.


Mentre in Ferrari già festeggiano però, le due Frecce d’Argento tornano in pista negli ultimi minuti a disposizione, per un ultimo disperato tentativo.


Mika Hakkinen inizia il suo giro: nel primo settore guadagna qualcosina sul tempo di Schumacher, stesso dicasi nel secondo settore. Tutti sono convinti che nel terzo settore, punto debole delle McLaren fino a quel momento, Hakkinen lasci qualche decimo, ma così non è. Con il tempo di 1'20"547, il Campione del Mondo in carica beffa Schumacher, già sicuro della sua prima partenza al palo in stagione, e fa sua la quarta pole position consecutiva, con appena 64 millesimi di vantaggio sul rivale.



Poco dopo arriva anche Coulthard, il quale scalza Irvine dalla terza posizione, issandosi in seconda fila. Un colpo di reni delle due Frecce d’Argento che, come sostiene un raggiante Ron Dennis nel post-qualifiche, è pesantissimo in vista della gara. Il team manager tesse le lodi del suo pilota, autore di un giro strabiliante:


"Quella di Hakkinen è un'impresa tremenda. Partire davanti qui è come una vittoria, abbiamo già mezzo Gran Premio in tasca. E Schumacher può solo applaudirci".


Altrettanto felice è Mika, lui stesso incredulo del suo gran giro quando, dopo aver visto il tempo sul suo display, impreca un 'Jesus' liberatorio:


"E' il mio capolavoro, una delle più grandi prestazioni della mia vita. Eccitante, meraviglioso, una gioia da dividere con tutta la squadra, perché qui i miei meccanici e i miei ingegneri sono stati perfetti. Eravamo partiti malissimo giovedì, poiché avevamo problemi di assetto e di bilanciamento. In tre giorni sono stati capaci di cambiare la macchina, facendola andare ogni volta più veloce. Persino prima del mio ultimo tentativo abbiamo operato delle correzioni. Azzeccate, visto che ho superato la Ferrari".


Il team di Maranello recrimina per le bandiere gialle presenti sul tracciato per la vettura di Hill, rimasta ferma per un guasto al motore, ma la direzione gara spiega che è tutto regolare, dato che la segnalazione era presente da diversi giri e tutti sapevano cosa bisognava fare; inoltre, la Jordan era ferma fuori traiettoria e non costituiva il pericolo.


Per fugare ogni dubbio, Hakkinen, dopo averla superata alza un braccio, e afferma nel post-qualifiche di aver alzato leggermente il piede, manovra che gli è costata forse un decimo di secondo.


La pole persa a tempo scaduto infastidisce Schumacher, che continua ugualmente a lamentarsi tramite i media delle bandiere gialle non rispettate. Il presidente Montezemolo, però, getta acqua sul fuoco per spegnere le polemiche:


"Non appigliamoci a queste scuse, mi è stato spiegato che tutto è regolare, la griglia è questa. Niente scuse, siamo stati i più forti in questi giorni, avevamo detto che una prima fila ci sarebbe stata bene e quella abbiamo ottenuto. Va benissimo così, anche se la pole mi sarebbe piaciuta di più. Purtroppo è stato un peccato che Michael in qualifica abbia dovuto usare il muletto che non andava così bene come la vettura da gara, che aveva distrutto nelle prove libere".


In terza fila, dietro Ferrari e McLaren, seguono i soliti terzi incomodi, Rubens Barrichello e Heinz-Harald Frentzen; promettente settima posizione per Jarno Trulli su Prost, a precedere Jacques Villeneuve su BAR e le due Benetton di Fisichella e Trulli che chiudono la top ten.


Qualifiche da dimenticare per Marc Gené, che nel giro di sessanta minuti, ovvero la durata della sessione di qualifiche, riesce ad andare a muro per ben due volte: prima perde l’alettone in prossimità della chicane e sbatte contro le barriere, poi, si schianta alla curva del Tabaccaio dopo un errore di guida, distruggendo le due Minardi a sua disposizione.


"Due botte terribili, le più forti mai provate finora. Per fortuna non mi sono fatto niente".


Il venticinquenne spagnolo scatterà dall’ultima posizione, e, purtroppo per il portafoglio della piccola scuderia di Faenza, i suoi incidenti non sono finiti.



Il 16 Maggio 1999, le probabilità di pioggia vengono scongiurate da un sole limpido che assicura una gara completamente asciutta. Settantotto giri per un totale di 263 chilometri, durante i quali sarà vietato abbassare la guardia anche solo per un secondo, perché a Monte Carlo il guard-rail è sempre ad un palmo di mano.


Celebre è l’errore di Ayrton Senna, che nel 1988 finì contro le barriere al Portier mentre stava tranquillamente amministrando la prima posizione. Una minima distrazione da parte del fenomeno brasiliano, e tutto d’un tratto la vittoria era nelle mani del rivale Alain Prost.


Il quarto Gran Premio dell’anno avrà nella partenze e nelle strategie i fattori cruciali per assegnare il successo, perché con le Formula Uno moderne, compiere sorpassi a Monaco è quasi impossibile, specie se si è in lotta con vetture che girano su tempi pressoché simili.


In questa calda domenica monegasca, a rivelarsi cruciale non è la pole position fantasmagorica di Hakkinen, bensì il venerdì trascorso a Fiorano da Michael Schumacher.


Allo spegnimento dei semafori, il pilota tedesco sorprende tutti con una partenza bruciante, e alla prima curva Hakkinen è clamorosamente dietro. Lo stesso fa Eddie Irvine, che riesce ad avere la meglio su Coulthard.


Una partenza da sogno per i due alfieri della Rossa, che si gettano alle spalle in men che non si dica la delusione di ventiquattro ore prima.



Schumacher spinge sull'acceleratore fin da subito, facendo registrare il giro più veloce in 1'24"316. Dopo tre passaggi sul traguardo, Hakkinen paga già quasi quattro secondi.


A centro gruppo, nel tentativo di recuperare posizioni dopo essere scattato diciassettesimo, Damon Hill si getta all’interno della vettura di Ralf Schumacher alla Chicane del porto. Per il campione del mondo 1996 però, non c’è spazio per entrare in curva, Ralf chiude la porta e viene speronato dalla Jordan. Il tedesco della Williams riparte, Hill deve ritirarsi, e i commissari con gran tempestività rimuovono la monoposto incidentata dalla traiettoria pochi secondi prima dell’arrivo del battistrada Schumacher, evitando così l’ingresso della Safety-Car.



L’altra Williams di Alex Zanardi si trova in decima posizione, ma rallenta palesemente il folto gruppo di piloti che lo seguono, capitanato da Alexander Wurz. Nei giri successivi, a causa di un errore in frenata alla prima curva, l’italiano campione di Formula CART viene relegato nelle retrovie, trasformando anche questa in un’altra gara da dimenticare.


Nelle prime battute la gara risulta piuttosto statica, con le prime sei posizioni valevoli per i punti invariate: Schumacher fa l’andatura e continua a guadagnare su Hakkinen, il quale mantiene un gap di cinque secondi su Irvine, terzo, con Coulthard a chiudere un quartetto piuttosto sgranato a circa tre secondi dal nord-irlandese.


Più staccati, inseguono Barrichello e Frentzen.


Una preoccupante nuvola di fumo bianco, però, fuoriesce dal retrotreno della vettura di Coulthard ogni volta che questi si trova in uscita dal tornantino, e che si fa sempre più consistente giro dopo giro.


Nel frattempo, neanche i primi doppiaggi rallentano uno scatenato Schumacher, che al diciassettesimo giro abbassa ancora il tempo limite, scendendo sotto il muro dell'1'23. Hakkinen non può nulla: ora dista dodici secondi e, in contemporanea, deve cominciare a guardarsi negli specchietti, perché Irvine ha ridotto il gap a meno di due secondi.


Il primo pilota a rientrare ai box per la sosta è Jarno Trulli, al ventitreesimo dei settantotto giri previsti. Sosta che dura solo 7.4 secondi, ragion per cui è logico pensare che il pilota della Prost abbia adottato una coraggiosa strategia a due soste, con l’obiettivo di entrare in zona punti, trovandosi fino a quel momento in settima posizione.


Al venticinquesimo giro finisce la gara di Marc Gené, che per la terza volta in due giorni distrugge la sua Minardi, questa volta andando contro le barriere alla prima curva.


È il trentaduesimo giro ed il momento del pit-stop per Michael Schumacher si avvicina.


Per cercare di conservare ugualmente il primo posto, il ferrarista incrementa con costanza il gap, fa un nuovo giro veloce in 1'22"288, che è un secondo più rapido del giro veloce in gara fatto registrare la passata stagione. Semplicemente straordinario, se si considera che con queste nuove gomme con una scanalatura in più si dovrebbe contare su molta meno aderenza.



Hakkinen al contrario è in netta difficoltà, tanto che persino Coulthard si è attaccato a quello che ora è un vero e proprio terzetto formato dalla Ferrari di Irvine in mezzo alle due McLaren-Mercedes.


Irvine ha quasi una chance di superare Hakkinen quando il doppiaggio di Pedro de la Rosa dà qualche noia al finlandese, che nonostante il piccolo brivido mantiene la posizione.


Deve registrare il quarto ritiro su quattro gare con la Stewart il povero Johnny Herbert, il quale, deve fare i conti con il cedimento della sospensione posteriore destra, forse causato da un leggero contatto con le barriere nelle curve precedenti. Il britannico si ferma nella via di fuga al Mirabeau, e anche stavolta si evita l’ingresso della Safety-Car.


Al trentaseiesimo giro si registra il primo vero colpo di scena di questa gara: la regia inquadra la lotta tra Hakkinen e Irvine, ma dietro di loro non c’è più David Coulthard. Lo scozzese effettua un giro su tempi altissimi, dopodiché non ha altra scelta se non quella di tornare ai box e ritirarsi per la terza volta su quattro gare. Anche in quest'occasione, la McLaren non è in grado di portare entrambe le vetture sino alla bandiera fino al traguardo.



Nettamente più veloce di Hakkinen, Irvine viene richiamato ai box per un undercut sul pilota finlandese al trentottesimo giro. I meccanici svolgono il loro lavoro alla perfezione, pertanto Eddie mantiene la terza posizione, e comincia subito a spingere come da programma.


Il tutto mentre in un giro e mezzo si ritirano Mika Salo, che va a sbattere al Loews per problemi ai freni sulla sua BAR, Toranosuke Takagi per il cedimento del motore Arrows, e come già anticipato David Coulthard, per quelli che Ron Dennis rivela essere problemi alla scatola del cambio.


La rincorsa di Irvine viene facilitata da un grave errore di Hakkinen al Mirabeau: Mika blocca l’anteriore destra, ricorre alla via di fuga per evitare i guard-rail, ma per rientrare in pista è costretto a fare retromarcia. Perde così un’enormità di tempo, al punto che Irvine gli è già alle spalle.


Il sorpasso è oramai una formalità. Un’imprecisione, quella di Hakkinen, dovuta alla macchia d’olio lasciata sulla pista dal motore della Arrows di Takagi.



Al quarantaduesimo giro, con tutta la calma del mondo, grazie agli oltre quaranta secondi di vantaggio, Michael Schumacher effettua un pit-stop di 9.9 secondi e rientra comodamente in testa alla corsa. Una leadership solidissima da gestire sino alla fine, facendo sempre attenzione alle barriere.


Irvine si attacca di nuovo agli scarichi di Hakkinen, che ancora non si è fermato, ma non ha bisogno di tentare manovre spericolate di sorpasso, avendo virtualmente già in tasca la seconda posizione.


Quando Hakkinen rientra, al cinquantesimo giro, la doppietta Ferrari inizia a materializzarsi.


Nella medesima tornata va ai box anche Barrichello, impegnato in una serrata lotta per la quarta piazza con Frentzen. Il tedesco prosegue, abbassando i suoi tempi sul giro per un overcut che avrà successo.



Ai box Ferrari, i meccanici si preparano a più riprese per una eventuale sosta di uno dei due piloti: secondo alcune indiscrezioni provenienti dai box, Schumacher non è soddisfatto delle sue gomme e vuole cambiarle dal momento che c’è il margine per farlo, mentre è sicuro che Irvine abbia imbarcato meno carburante durante la prima sosta e quindi dovrà effettuare un secondo pit-stop.


La seconda sosta per Eddie viene effettuata a venti giri dal termine: il pilota nord-irlandese mantiene senza problemi la posizione su un Hakkinen poco combattivo e in crisi con la sua McLaren. Il finlandese ha un unico lampo al sessantasettesimo giro, quando segna il record di giornata in 1'22"259, appena trenta millesimi meglio rispetto a quanto aveva fatto Schumacher in precedenza. Poi, però, torna su tempi alti e gestisce la terza posizione sino al termine, poiché Irvine è a sette secondi e raggiungerlo - ma soprattutto superarlo - è una missione impossibile.


Le ultime fasi di gara vengono accese dall’inseguimento di Giancarlo Fisichella su Rubens Barrichello, una lotta valevole per la quinta posizione. Il brasiliano sente la pressione, e alle Piscine perde il controllo della sua Stewart impattando contro le barriere. La parte posteriore della Stewart è distrutta, così come il morale di Rubens, che rimane disperato al lato della pista appoggiando la testa al guard-rail, non trovando pace per l’errore commesso a soli cinque giri dalla fine.


Il ritiro di Barrichello consente ad Alexander Wurz di entrare in zona punti, in modo che la Benetton possa festeggiare un inaspettato doppio arrivo a punti.



Con mezzo minuto di vantaggio sul compagno di squadra, Michael Schumacher trionfa per la seconda volta consecutiva in campionato e per la quarta volta sullo storico circuito di Monte Carlo, agganciando Alain Prost in questa speciale classifica. A rendere ancora più indimenticabile questo successo è il fatto che Michael superi Niki Lauda in quanto a vittorie al volante di una Ferrari. Il tedesco è ora a quota sedici, una in più del campione austriaco.


Irvine completa una straordinaria doppietta Ferrari, che è anche la prima della scuderia di Maranello a Monte Carlo. Insomma, per il Cavallino una giornata storica.



Hakkinen è terzo, con la partenza mostruosa di Schumacher a far capolino nella sua mente, anche se, con il passo gara mostrato dalle due F399, un buono scatto non sarebbe comunque stato sufficiente.


Frentzen prosegue la sua stagione all'insegna della solidità, piazzandosi quarto davanti alle Benetton di Fisichella e Wurz, che con questo risultato scalzano la disastrosa Williams dal quarto posto nella classifica costruttori.


Una classifica guidata con autorità dalla Ferrari, che con questa doppietta vola a 44 punti, 24 in più della McLaren. Un dominio che vale anche nella graduatoria dei piloti, dove Schumacher incrementa il distacco su Irvine e Hakkinen. Il tedesco conta 26 punti, Irvine 18, Hakkinen 14, e Frentzen quarto con 13 punti.



La delusione fa capolino sul volto di Mika Hakkinen durante la conferenza stampa post-gara. Il pilota finlandese esordisce dicendo:


"Non si può dire adesso, ma con una buona partenza sicuramente la gara sarebbe stata diversa. Sentivo che la mia monoposto aveva qualcosa davanti che non funzionava come al solito. Ma non voglio dire niente prima di aver valutato esattamente quello che è successo".


La McLaren successivamente parla di un doppio problema verificatosi sulla Mp4/14 del Campione del Mondo in carica: uno alla sospensione che ha penalizzato la tenuta di strada, e l’altro allo sterzo che si è indurito nel corso dei giri; un inconveniente causato probabilmente dalla particolare struttura della geometria anteriore della monoposto, poiché la McLaren è l’unica ad aver carenato, oltre al triangolo della sospensione, anche il tirante dello sterzo, che scorre in diagonale dentro un profilo alare. Un utilizzo eccessivo dei cordoli o un leggero contatto con le barriere potrebbero aver portato così al malfunzionamento delle componenti, con conseguente perdita di velocità di Hakkinen, il quale prosegue dicendo:


"Questo è stato per noi un fine settimana molto difficile, e quasi subito ho capito che la mia macchina non avrebbe avuto il bilanciamento giusto per finire bene la gara. Anche per la seconda posizione. Michael è partito molto bene, mentre io ho fatto pattinare troppo le gomme. Potevo forzare la prima staccata, ma sarebbe stata una situazione pericolosa e non ne valeva la pena. Il campionato è lungo, e tutto può ancora succedere".


Ma l'errore al Mirabeau non ha di certo aiutato:


"Ho visto le bandiere gialle sventolare ma non capivo cosa stesse succedendo, se ci fosse stato un incidente o qualcos'altro. Mi sono accorto solo andando dritto che c'era olio in pista lasciato dalla macchina che era passata proprio un attimo prima di me. Non volevo finire sulle barriere e ho puntato alla via di fuga, cercando di uscire il più presto possibile da quella situazione".


"Non posso essere soddisfatto del risultato, ma almeno mi consolo con i punti raccolti. Il campionato è ancora all'inizio. Davanti abbiamo del tempo per progredire, e sono convinto che la squadra può riuscire a migliorare il motore e il bilanciamento della macchina: rimango ottimista".


Rimanendo in casa McLaren, fa un breve resoconto dell’ennesima gara conclusa in anticipo anche David Coulthard, che fino ad ora ha conquistato solo sei punti in stagione e vede già le sue speranze iridate affievolirsi:


"Anch'io in partenza non sono riuscito a stare davanti alle Ferrari, però anche con il pieno giravo su buoni livelli. A un certo punto ho iniziato ad avere problemi con la selezione delle marce, e dal box mi hanno avvertito di una perdita di pressione nel circuito idraulico che non mi avrebbe consentito di finire la gara".


Ron Dennis sintetizza lo svolgimento dell’intero week-end etichettandolo come insoddisfacente, mentre Norbert Haug prova a vedere comunque il lato positivo di quella che è a tutti gli effetti una sonora sconfitta:


"Questo risultato è il massimo che potessimo fare, oggi le Ferrari erano decisamente più forti. A noi è capitato di tutto: Coulthard che rompe la scatola del cambio, perde olio e deve ritirarsi, Hakkinen che inizia male, che trova olio in pista e va dritto alla curva Mirabeau. Di solito, in questi casi, non si raccoglie nulla. Così, se non altro, restiamo in corsa".


Come a Imola, la gioia è palpabile in Ferrari, che mantiene la leadership in ambedue le classifiche, e si gode uno Schumacher in stato di grazia. In conferenza stampa il due volte Campione del Mondo esordisce parlando della sua eccezionale partenza:


"Ad essere sinceri sono rimasto anch'io un po' sorpreso. Io mi trovavo sul lato sinistro della pista, ed ero proprio sulla linea giusta per affrontare la prima curva, che è molto vicina al punto da cui si parte; Hakkinen ha cercato un po' di chiudermi la strada, ma sono riuscito a passare lo stesso. Intendiamoci bene, non sto dicendo che Mika sia stato scorretto, assolutamente no: non si è spostato molto, diciamo che è stata, la sua, una manovra comprensibile e accettabile in quelle condizioni. Perché sono riuscito ad andare via così bene? Probabilmente perché la mia macchina era più leggera della sua in quanto avevo a bordo meno benzina".


Lo scatto è stato cruciale ai fini dello svolgimento della gara, che lo ha visto dominare in lungo e in largo, ma Schumacher è convinto che:


"Avrei potuto superarlo anche in gara, ma in quel momento ho cercato di partire bene e basta, e così sono riuscito subito ad andare in testa. Questo poi mi ha facilitato le cose, certo. Se devo essere sincero volevo proprio far vedere a tutti che sono capace di partire bene e ci sono riuscito. E' bello, è bello, è molto bello".


Poi, Michael prosegue nel raccontare la sua gara solitaria:


"All'inizio non mi sentivo per niente tranquillo. Avevo un solo obiettivo: cercare di accumulare un bel vantaggio per fare il pit-stop senza perdere il comando della gara. Dovevo quindi andare il più forte possibile ma anche stare attento a non commettere errori, e sappiamo che qui a Monaco ci vuole sempre una grande concentrazione. Una volta ripartito dai box, poi, la macchina non andava un granché, si comportava male, tanto che ho pensato di avere qualche problema agli ammortizzatori. Ma forse è successo solo perché ero molto carico di benzina. Dopo pochi giri andava già meglio. E dopo la sosta non ho più tirato molto. Avevo quaranta secondi di vantaggio e potevo permettermelo per non correre altri rischi. Ecco, mi ero imposto come tattica personale di non far avvicinare Hakkinen a meno di venti secondi, ma ogni tanto è accaduto e allora io riprendevo a tirare per ristabilire le distanze. Insomma, era tutto sotto controllo".


Riguardo alla strategia adottata, Schumacher ammette che il team aveva previsto ogni scenario, e basandosi sull’andamento della corsa avrebbe scelto il piano più adatto:


"Se fossi partito in testa ne avrei fatto uno soltanto, come in effetti è accaduto. Se fossi partito secondo ne avrei fatti probabilmente due. Avevamo una strategia flessibile, avevamo studiato le varie ipotesi ed eravamo pronti a realizzare il piano giusto".


Stesso dicasi, spiega Schumacher, anche per Irvine, il quale si è fermato due volte:


"Sono stati decisi in corsa per permettere a Eddie di superare Hakkinen. E la cosa è riuscita alla perfezione. Abbiamo una grande squadra, è stata una strategia formidabile".


Tornando alla partenza, inevitabile parlare delle prove svolte a Fiorano venerdì:


"Sono servite molto, avevo proprio voglia di collaudare io quella vettura. Ma non posso dire perché. Tra venticinque anni sì, lo dirò".


Prima doppietta Ferrari a Monaco e pilota più vincente della storia del Cavallino. Senza dubbio un giorno speciale:


"Vuol dire molto. Essere un pilota Ferrari è già una cosa speciale, vincere con la Ferrari è una cosa super-speciale, essere quello con più vittorie conquistate con la Ferrari è addirittura una cosa ultra-speciale. Se devo essere sincero, queste sensazioni le sto provando adesso che è finita, mentre quando ero in gara pensavo ad altro. In ogni caso per me in questo momento è più importante guardare al campionato e ai punti che devo difendere. Certo che un domani, quando mi ritirerò dalle corse e guarderò indietro, ricorderò con gioia queste statistiche. E già bello adesso, ma tra qualche anno lo sarà ancora di più".


Per il prosieguo del Mondiale, Michael si dice ottimista ma consapevole che la McLaren tornerà più forte che mai:


"E’ già una buona cosa avere due vittorie in quattro gare. Ci stiamo creando un cuscino che ci farà molto comodo, perché sarebbe un errore credere che adesso tutte le gare saranno così, che si concluderanno a suon di vittorie e di doppiette con Irvine. Arriveranno gare difficili, a cominciare dalla prossima che si correrà a Barcellona. Qui il circuito ha indubbiamente favorito noi, là favorisce i nostri avversari. Intanto per adesso incassiamo questo successo, ci farà comodo quando dovremo difenderci".


"Dobbiamo ancora progredire e cominciamo subito in questi giorni a preparare il Gran Premio di Spagna proprio a Barcellona. Ora ho un vantaggio che mi permette di correre entro i limiti, non oltre come dovevo fare quando ero dietro e dovevo inseguire. Questo significa anche avere meno probabilità di errori, dovermi prendere meno rischi. Poi magari succederà che anch'io farò lo stesso qualche errore, non sono mica perfetto, però avere un buon vantaggio di punti permette di stare più tranquilli. Insomma, possiamo amministrare meglio le cose. Ma è anche vero che dobbiamo lavorare per fare altri progressi e se guardo al lavoro fatto fin qui dalla nostra squadra non ho motivo di dubitare che riusciremo ad andare avanti. Già per Barcellona spero che riusciremo ad avere la nuova evoluzione del motore 048. Ci farebbe comodo, ma non è quella la sola cosa che stiamo preparando".


Sebbene non abbia assistito da vicino al trionfo del suo team, il presidente Montezemolo parla con entusiasmo alla stampa, tenendoci a sottolineare che questo successo non era poi così difficile da prevedere:


"Un giro della morte come quello che ha fatto Hakkinen per portarci via la pole è stato bellissimo, ma non significava affatto che fossimo sconfitti. E' da giovedì scorso che abbiamo dimostrato di essere più forti. In tutto, piloti, meccanici, tecnici, macchine, strategie, siamo stati veramente forti e quindi diciamo che me l'aspettavo. Poi c'è anche un'altra cosa: in tutte le gare, e in questa in particolare, non si sa mai che cosa può succedere e quindi ho tremato fino alla fine, ma dentro di me, sì, me l'aspettavo perché sapevo dove eravamo e cosa potevamo fare".


"Cosa mi è piaciuto di più? Tutto. A cominciare dalla partenza. Al momento del via è un po' come ai calci di rigore, ma questa volta noi siamo partiti benissimo e loro no. Anche quei primi trenta giri di Michael a ritmo di qualifica, sono stati una cosa eccezionale. E poi Irvine, è stato bravissimo. E quella strategia - com'è che la chiama Todt? - flessibile, non è la prima volta che dimostriamo questa bravura. Stavolta siamo stati proprio i più forti. Adesso magari qualcuno dirà che in fondo quel testacoda di Hakkinen ci ha favorito. Ma l'olio sul quale è scivolato Hakkinen lo ha trovato Schumacher, lo ha trovato Irvine, eppure non hanno sbattuto, non hanno sbagliato. In ogni corsa ci sono variabili uguali per tutti, ma c'è chi sbaglia e chi no. E per finire quella scena dopo l'arrivo dei piloti che abbracciano i meccanici e soprattutto dei due piloti che si sono abbracciati tra loro: non era una cosa di circostanza, era davvero un sentimento forte di persone che lavorano tutti i giorni insieme, e che a volte soffrono. Voglio dire anche un'altra cosa: il merito di tutto questo è di Todt, è davvero una roccia, questa squadra se l'è costruita pezzo per pezzo, è davvero bravo, bisogna rendergliene merito".


La Ferrari si gode il momento, festeggia i nuovi traguardi raggiunti insieme a Schumacher e per la prima volta dopo anni può seriamente dire di avere la vettura più forte sulla griglia.


"Ho lavorato fino alle tre di domenica mattina, mi sono svegliato dopo tre ore e adesso non ce la faccio più, sto crollando".


Ammette Ignazio Lunetta, ingegnere responsabile della vettura di Schumacher:


"Macché festa, era solo l'esternazione di una gioia tutta nostra che non provavamo da tempo".


E all'affermazione giornalistica "Senta ingegnere", risponde:


"Ma io veramente non so neppure se sono ingegnere. Ho fatto lo Scientifico in Sicilia poi sono andato a Modena per fare un corso su Automotive project e ho preso una laurea breve. Cosa sono? So che ho un contratto da funzionario metalmeccanico. Un'altra cosa certa è che sono il responsabile, nel bene e nel male, dell'auto di Michael".


"Come si lavora con Schumacher? Benissimo. Sa sempre tutto. Quando viene a Fiorano la sera ci lascia i compiti da fare a casa. Fa un elenco delle cose che la mattina dopo vuole trovare e provare. Poi magari di notte torna e mi dice: mi devi sistemare anche il nolder. Io gli rispondo che va bene. E lui: scusa, volevo accertarmi che avessi capito. All'inizio capivo poco, così la Ferrari mi ha mandato a fare un corso intensivo di inglese, e le cose vanno molto meglio. Ma non sempre è facile".


"Oggi abbiamo vinto, e quindi lo dico: qualche qui pro quo è successo. Quando lui è ripartito dal pit-stop mi ha chiesto per radio: come sono le gomme che avete tolto? Voleva sapere se erano molto o poco consumate. Io invece ho capito che non andavano bene le gomme che gli avevamo appena montato e così abbiamo fatto preparare un nuovo cambio. Sarebbe stato un disastro. Poi l'equivoco si è chiarito, e lui è andato a vincere tranquillo. Per radio ci sono rumori, scariche, momenti in cui non si sente niente e poi c'è lui che parla, parla, parla sempre".


"Schumacher non sta zitto un attimo, e a volte ci fa pure scherzi terribili. Un giorno, all'improvviso, con voce concitata, mi dice: il motore non va, non va, perde potenza. Ci precipitiamo tutti alla telemetria e andava tutto bene. Ma lui insisteva. Poi mi ha fatto una risata per radio dicendo: scherzavo. Io proprio non capisco come diavolo fa a rimanere concentrato e nello stesso tempo a parlare e scherzare via radio".


"Non è semplice preparargli bene la macchina. Michael odia una macchina sottosterzante e quindi vuole una serie complicata di regolazioni con le quali è capace solo lui di guidare. Per esempio vuole più peso avanti e un retrotreno più agile, ballerino, vuole che la macchina abbia un buon inserimento in curva poi se la vede lui se sbanda. Non è facile guidare così, ci riesce solo lui".


E' la McLaren ad essere andata indietro o voi ad aver fatto dei progressi?


"Tutte e due le cose. Loro sono partiti con una macchina nuova e piena di complicazioni, e in più sono arrivati al primo Gran Premio con poche prove alle spalle. Noi prima di Melbourne non avevano fatto nemmeno un long run. In Australia lo sapevo che avremmo vinto perché eravamo affidabili. Poi loro hanno dovuto pensare all'affidabilità e sacrificare qualcosa in prestazioni. Noi l'affidabilità ce l'avevamo e abbiamo potuto pensare alle prestazioni".


"Sembra che questo sarà l'anno buono per la Ferrari, anche se dentro di me penso che avremmo dovuto fare più punti ancora di quelli che abbiamo perché loro sono bravi. Il Gran Premio d'Australia era una lotteria, tutti con macchine nuove e poca esperienza, poteva vincere chiunque, abbiamo vinto noi e va benissimo. Imola è un circuito di freni e noi abbiamo i freni migliori. Monaco è un'altra lotteria ma ci è andata bene. Il Brasile invece è stata finora l'unica vera pista, una pista tecnica e lì abbiamo perduto. Questo vuol dire che dobbiamo lavorar ancora per fare progressi e metterci al riparo nei prossimi Gran Premi".


Ammette Lunetta, prima di correre a letto per riposarsi, dando spazio a Gianni Petterlini, il capo-macchina di Schumacher, che dichiara.


"Vedete Schumacher che tira secchiate d' acqua ai meccanici? E' questo il nostro segreto. Siamo una famiglia, una squadra unita".


Tanti segreti, molti elettronici e aerodinamici destinati a rimanere tali, e tanto lavoro, trovate geniali e ricerca quasi ossessiva del passo avanti, come dimostrano i test già programmati da mercoledì a venerdì a Barcellona:


"Utili per rendere la nostra superiorità completa e farci dimenticare in fretta questo trionfo. Guai a sottovalutare l' avversario, la McLaren non è morta, quindi piedi per terra e lavorare".


Spiega Paolo Martinelli, progettista del motore.


Un percorso di crescita strabiliante quello della Ferrari, considerando che a Marzo, in Australia, la McLaren rifilava un secondo alle F399, mentre adesso il team di Woking non ha ancora compreso come fronteggiare la scarsa affidabilità della vettura, ma soprattutto, deve accettare il fatto che in questo momento, la squadra di riferimento è un’altra.


A goderne sono anche gli ascolti della televisione italiana, dato che 11.535.000 spettatori assistono alla gara, per uno share del 63,57%. Nemmeno al Gran Premio della Repubblica di San Marino la Formula 1 era stata così seguita, dato che in quell'occasione lo share era stato del 61,41%.


In una lotta così serrata, tuttavia, è lecito aspettarsi una reazione decisa da parte del team Campione del Mondo, dopo le sconfitte brucianti quanto inaspettate di San Marino e Monaco. Reazione decisa che dovrà avere anche Mika Hakkinen, che in queste ultime due occasioni non è stato per niente impeccabile, tra l’uscita di pista con conseguente ritiro a Imola, seguita dalla partenza fiacca e dritto al Mirabeau in quel di Mote Carlo. Per fronteggiare un mastino come Schumacher, Mika lo sa, serve ben altro.


Davide Scotto di Vetta

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