#5 1997: GP Argentina, Irvine ad un passo dal sogno, Villeneuve nella storia!

Aggiornato il: mar 19



All'indomani del Gran Premio del Brasile, il presidente Montezemolo organizza a Maranello una riunione per valutare l'infelice esito della gara. In Ferrari, nessuno si dichiara soddisfatto del risultato ma allo stesso tempo nessuno si allarma, dato che il problema si scopre essere stato individuato nell'assetto delle vetture. Una diagnosi che all'apparenza sembra in contrasto con l'eccellente prestazione di Schumacher nelle qualificazioni. Tuttavia, c'è una spiegazione, e cioè le gomme, come affermano i tecnici di Maranello:


"Da sabato a domenica la temperatura si è abbassata e le gomme dure non hanno più avuto il rendimento che ci aspettavamo. Ma le prestazioni possono anche variare da Gran premio a Gran premio. Questi due tipi di gomme non sono molto diversi tra loro e quindi le valutazioni sono difficili".


"Noi queste gomme le scopriamo arrivando sui circuiti e abbiamo un giorno e mezzo per valutare e scegliere. In fondo, se può essere una consolazione col senno del poi, anche la Williams ha sbagliato scegliendo gomme dure: domenica andava meglio la Benetton con gomme tenere".


"Questa è la riprova di ciò che si sapeva e cioè che la Williams ha qualcosa in più che anche con uno sbaglio le permette di mantenere le distanze. Tutti gli altri, Ferrari compresa, sono invece compressi in distacchi minimi ed ecco che allora basta uno sbaglio apparentemente minimo per scivolare indietro".


La sorpresa in Brasile è stata quella della Bridgestone, in grado di fornire pneumatici da asciutto che richiedono una sosta in meno ai box, il che comporta un notevole vantaggio che nessun motore saprebbe dare. Il problema più urgente che si presenta adesso in Ferrari è dunque questo: con quali gomme correre in Argentina?


Dal Mugello intanto, non arrivano certo notizie confortanti. Il 1º aprile la Ferrari è in pista con Gianni Morbidelli per proseguire una serie di test importanti per studiare la tenuta del motore step 2. Il collaudatore italiano è appena partito dai box, quando il nuovo motore, che continua a essere sperimentale, si rompe un'altra volta.


Il giorno successivo, il 2 aprile, è il turno di Schumacher. Il pilota tedesco effettua quarantacinque giri (oltre 200 km) solo per provare il nuovo differenziale idraulico, cercare soluzioni aerodinamiche alternative e per mettere a punto l'assetto. Sia al mattino che al pomeriggio il tedesco gira con il vecchio motore; dopo le prime verifiche della mattina (la partenza è stata ritardata perché la pista era ancora bagnata), nel pomeriggio Schumi forza un po' girando in 1'26"363, a circa otto decimi dal record della pista.


La deludente prestazione di Interlagos costringe i piloti ed i meccanici a rivedere i programmi dei tre giorni al Mugello. Sotto controllo, soprattutto nella lunga distanza, sono il differenziale (per montare quello nuovo sono servite circa tre ore), le sospensioni, le gomme e alcune soluzioni per l'assetto.


"Per raggiungere buoni risultati c'è bisogno di tempo, e noi stiamo lavorando. Già dal prossimo Gran Premio cercherò di fare meglio, ma i problemi non sono del tutto risolti. In Argentina possiamo fare bene nelle qualifiche, ma in gara rischiamo di avere gli stessi problemi avuti in Brasile. Il mio obiettivo è Imola, lì possiamo arrivare sul podio", dichiara Michael Schumacher, al termine della seconda giornata di prove in terra toscana.


Finalmente un po' di ottimismo giunge al termine della terza giornata di prove: il motore 046/2 dimostra di aver fatto qualche passo avanti. Vengono infatti completati 87 giri a una media di 221 km/h con prestazioni da far tornare il sereno a Maranello, così come a Schumacher, che commenta l'esito delle prove così:


"Il motore è affidabile e oggi aveva anche qualcosa in più. Sono molto contento di questi test e di come ha risposto la macchina. Questa per noi era una prova molto importante e il motore step 2 ha dimostrato buona guidabilità e potenza. Un bel passo avanti".


L'ultima giornata di test sul circuito toscano comincia molto presto per i meccanici Ferrari: alle 8:30 sono già al lavoro per mettere a punto l'assetto ed eliminare piccoli difetti emersi in Brasile. Alle 10:00 Schumacher scende in pista con il motore 046/2 e il nuovo differenziale idraulico per effettuare un warm-up di 31 giri, oltre 150 km, durante i quali stabilisce il nuovo record della pista, 1'25"252.


Nel pomeriggio, invece, il pilota tedesco simula un gran premio completando 56 giri. E a parte qualche banale inconveniente, come la rottura di una barretta del telaio che costringe Schumacher a fermarsi mezz'ora dopo i primi 18 giri, ed una caduta di pressione nel circuito idraulico ha interrotto i test a 5 giri dalla fine, le facce dentro il box della Ferrari tornano finalmente ad essere distese. I risultati parlano chiaro: il motore funziona, il differenziale idraulico anche, e con le gomme morbide la monoposto ha avuto un rendimento costante, girando a 1'26 di media.


"I problemi ci sono, ma io sono pronto a scommettere sulla Ferrari. I test di oggi dimostrano che siamo sulla strada giusta", confessa Schumacher alla stampa presente al circuito.


L'unico che non vuole commentare i risultati dei test è invece Jean Todt, che si limita a chiedere come sono andate le prove senza dire niente. Ma il volto di Schumacher quando si infila dentro l'auto che lo riporta a Firenze parla chiaro. Michael riparte dal Mugello con la convinzione di aver fatto un notevole passo avanti. Anche se non si sbilancia:


"Il mio obiettivo è portare la Ferrari sul podio a Imola e oggi sono convinto di potercela fare. Le prestazioni del motore step 2 e la sua affidabilità sono davvero incoraggianti".


Dopo qualche intoppo di troppo, in casa Ferrari se non altro torna il buon umore. E c'è anche il tempo per un imprevisto siparietto con i calciatori della Fiorentina Batistuta e Rui Costa, che giungono a sorpresa al Mugello, con le rispettive signore, intorno a mezzogiorno per incontrare Schumacher e strappargli un regalo:


"Ci fai fare un giro?", chiedono i due calciatori. Il tedesco li accontenta: due giri per uno su un'Alfa Romeo a oltre duecento chilometri l'ora.


"Un'esperienza indimenticabile", commenta Batistuta.


"Paura? Solo al primo giro", confessa invece Rui Costa.


Poi, i due calciatori regalano le rispettive maglie al pilota tedesco, la numero 9 e la numero 10, che ricambia il gesto donando loro due cappellini Ferrari con tanto di autografo.


Alla vigilia del Gran Premio di Argentina, il GP numero 600 della storia della Formula Uno, la testa del campionato vede appaiati i due vincitori delle prime due gare a 10 punti, ovvero Coulthard e Villeneuve.


Il giovedì Damon Hill si lascia andare ad un pronostico su chi vincerà la gara di Buenos Aires:


"Domenica vincerà Michael, è un mio presentimento. Anche se il mondiale sarà di Villeneuve, lui è molto forte ed ha la macchina migliore".


Una previsione piuttosto ottimistica, specie dopo la deludente prestazione ad Interlagos dove Schumacher ha provato a rimediare come possibile; inoltre, la Ferrari decide all'ultimo che il motore step 2 ed il nuovo differenziale idraulico a cui si è lavoranto durante le sessioni di test, dovranno attendere almeno Imola per essere introdotti.


Anche il presidente argentino Carlos Menem è convinto che la Ferrari possa far bene, tanto che decide di ricevere Schumacher, Irvine e Todt nella sua residenza di Quinta de Olivos, augurando loro una strepitosa vittoria. In un trionfo in terra argentina spera tanto anche il presidente Montezemolo che, dopo averlo tanto promesso, non sarà presente a Buenos Aires.


Ma aldilà delle questioni tecniche, la Ferrari è costretta a rispondere anche alle accuse giunte addosso a Eddie Irvine, accusato dalla stampa internazionale di non essere all'altezza della sfida, dato che sia in Australia che in Brasile si è trovato coinvolto in incidenti alla partenza.


Così, nella consueta conferenza che i piloti di Maranello fanno alla vigilia di ogni Gran Premio, a parlare è soprattutto Irvine. Proprio lui, che di solito resta muto, aspettando educatamente che tutti finiscano di fare domande a Schumacher. Il caso Irvine, rimbalzato dai giornali europei a quelli argentini, portano la stampa a chiedere quando si sarebbe allontanato dalla Ferrari. Ma il pilota nord-irlandese si difende spiegando che i risultati deludenti di Melbourne e San Paolo non sono derivati da suoi errori, bensì sono dipese da un insieme di circostanze di cui lui non ha responsabilità.


Ed al suo fianco, Jean Todt sorride, lasciando capire appunto che un caso Irvine non esiste.


Concluso questo breve siparietto, Schumacher spiega alla stampa i motivi che hanno spinto la Ferrari a lasciare a Maranello il motore step 2, dopo che negli ultimi test aveva ben figurato:


"Al Mugello il motore step 2 è andato veramente bene e questo ci dà una grande soddisfazione, per noi è un notevole risultato. Ma siccome quello vecchio va ancora bene e su questa pista andrà anche meglio che in Brasile, abbiamo deciso di provarlo ancora a lungo la prossima settimana a Barcellona e poi saremo pronti al debutto".


Dopodiché il pilota tedesco si lancia in una previsione che si rivelerà più fondata di quanto si possa pensare alla vigilia di questo campionato:


"Non si può mai sapere a priori se si vincerà ma l'importante, specialmente per noi, è lottare. Essere lì con gli altri fino a fine campionato battagliando per pochi punti. Perché sono convinto proprio di questo e cioè che alla fine saremo ancora tutti lì, uno vicino all'altro a caccia del Titolo. Vinceremo? Perderemo? Non lo so ma sento che saremo lì che faremo la nostra parte come si deve e questo sarà comunque un risultato importante. Adesso abbiamo tutto o quasi tutto, ma abbiamo anche una variabile in più che sono le gomme. Dovremo dedicarci con cura a studiare questo problema e cercare di risolverlo al meglio".


Anche McLaren, tramite le parole di Coulthard, fa capire che la fisionomia del tracciato argentino pieno di dossi non si adatta per niente alle caratteristiche della Mp4/12, per cui si prospetta un altro week-end difficile.


Con queste premesse, ci si chiede chi potrà eventualmente creare qualche grattacapo alla Williams e a Villeneuve: l’antagonista più accreditata dopo la pimpante prestazione ad Interlagos sarebbe la Benetton, che tuttavia si mostra ancora piuttosto altalenante, e la gara argentina ne sarà una dimostrazione.


In casa Arrows intanto, aumentano le voci dell’ingaggio di John Barnard, da poco liberato dalla Ferrari, e di una fornitura di motori da parte di Honda a partire dalla stagione ‘98. Hill quindi può guardare con una punta di ottimismo al futuro.


Durante le prime prove del venerdì, Jacques prova diversi assetti fin tanto che, alla fine, riesce a togliersi lo sfizio di ripartire con un misto di gomme nuove e vecchie, siglando un tempo imprendibile per chiunque. Talmente buono che Schumacher, quando lo legge sul monitor si perde in un piccolo gesto di stizza:


"Molto buono, molto buono, non mi aspettavo una cosa così".


Anche Schumacher e Irvine provano gomme dure e gomme tenere, e relativi assetti, per cercare di capire quali dovranno essere scelte oggi alla vigilia delle qualifiche, ma alla fine il distacco che divide il tedesco dal pilota canadese è di un secondo e tre decimi. In Ferrari, è bastato un riscaldamento di quattro gradi dell'asfalto per disperdere i buoni risultati ottenuti al mattino con la pista più fresca.


Schumacher è quinto mentre Irvine, appena incassata la solidarietà da parte della Ferrari, è undicesimo. Dimostra invece di andare molto bene Gerhard Berger, a dimostrazione che la Benetton è tornata ad essere competitiva, mentre meno bene fa Alesi, che riscontra continui problemi con i freni. Deludente Frentzen, settimo, che forse è rimasto mal turbato dalla apparizione improvvisa in pista di Corinna Schumacher, sua appassionata ex.


Ma a sorprendere maggiormente gli addetti ai lavori e il pubblico sono soprattutto i risultati dei team gommati Bridgestone, portando i manager di quelli forniti da Goodyear ad mugugnare:


"Se continua così questi giapponesi ci daranno una bella mazzata, bisognerà che la casa americana faccia qualcosa perché sennò è inutile spendere follie in marchingegni tecnici quando poi una gomma ti stende a terra".


Con queste premesse, la pole position è quasi una formalità per Villeneuve, che riesce comunque a renderla speciale facendo registrare il nuovo record del circuito, in 1'24"473. Questa, tra l’altro, è la pole numero 100 della Williams. Contemporaneamente, dopo un venerdì in ombra, Frenzten sigla il secondo tempo, ma i 7 decimi di distacco incassati dal compagno di squadra sono decisamente troppi.


La Ferrari come previsto stenta a decollare, e Schumacher, già dopo delle prove libere frustranti, lascia trasparire un po' di nervosismo e lancia un piccolo allarme:


"Sapevo che venendo a Maranello avrei avuto delle difficoltà da superare. Adesso però mi sembra che siamo un paio di mesi in ritardo rispetto a ciò che mi aspettavo dall’inizio di stagione. C’è da dire tuttavia che dopo due gare sono a due punti dai leader e che in prospettiva, se arriveranno le novità previste per la nostra vettura potrò lottare per il titolo fino alla fine".


Michael si qualifica quarto dietro al sempre più sorprendente Panis, mentre Irvine è settimo. Ma Jean Todt si dichiara fiducioso per la gara:


"In gara andiamo meglio, il distacco è inferiore ma certo che per sfruttarlo dovremmo partire avanti e invece così, dalla quarta posizione, con due Williams davanti, non so cosa potremo fare, speriamo in un podio".


Il disastro preannunciato da Coulthard si materializza per le McLaren: lo scozzese è decimo a 2 secondi, Hakkinen addirittura diciassettesimo, a 3 secondi e mezzo.


Tra le difficoltà dei top team e le isolate prestazioni di rilievo di quelli meno blasonati, come la Prost di Panis o l’altro team debuttante, la Stewart, che piazza Barrichello in quinta posizione, l’unica costante rimane la supremazia della Williams; anche la Benetton infatti, con Alesi e Berger impantanati a metà classifica, manca all’appello delle prime file.


Da notare il tempo fatto registrare dall’ultimo classificato, Pedro Diniz su Arrows, che ha girato in 1'28"696; 1'30"346 è invece il tempo con cui Damon Hill, nella stagione precedente, aveva conquistato la pole position. La vettura più lenta del week-end, nel ‘96 avrebbe fatto mangiare la polvere alla dominante Williams, un dato che fa capire quanto le vetture siano progredite nel giro di un anno.


Splende il sole a Buenos Aires la domenica del 13 aprile, e un po' a sorpresa, o forse solo ad illudere un po' tutta la concorrenza, nel warm-up ci sono nove piloti racchiusi in 8 decimi. Resta solo da capire se la Williams si sia nascosta o si possa assistere per davvero ad una gara combattuta.


Nel pre-gara, sulla griglia di partenza, nasce un simpatico scambio di battute tra un giornalista e Jackie Stewart, al quale viene chiesto quale sia l’obiettivo di giornata, considerando il suo pilota, Barrichello, in quinta posizione. Sir Jackie risponde:


"Non abbiamo ancora finito una gara, quindi sarebbe fantastico se almeno una delle due macchine arrivasse fino in fondo. Se poi rimane in top 10, ancora meglio!".


Esattamente come in Australia e Brasile, anche in questo caso la partenza è altrettanto movimentata. Già nel giro di ricognizione scende un piccolo brivido sulla schiena di Frentzen, che rimane fermo alla sua piazzola mentre viene sfilato dagli altri; il tedesco riesce poi a ripartire e a rimettersi regolarmente in seconda posizione. Sulla sua Williams però c’è qualcosa che non va.


Dopo due (tre considerando il doppio start a San Paolo) partenze infelici, stavolta Villeneuve scatta perfettamente e si tiene lontano dai guai; dietro ha uno start pessimo Olivier Panis, il quale perde posizioni e va oltre il limite della pista in rettilineo per evitare il contatto con Schumacher, che dal canto suo in uscita della prima curva tocca la Stewart di Barrichello.


Il brasiliano non riesce a tenere la sua vettura in pista e si gira, ritrovandosi muso contro muso con la Ferrari.


I due si scontrano.



Barrichello, seppur col musetto visibilmente danneggiato, riesce a ripartire, Schumacher al contrario deve scendere dall’abitacolo. Il contatto tra i due coinvolge anche Coulthard, che finisce col colpire una Jordan che a sua volta tenta di evitare la Ferrari incidentata.


Anche lo scozzese è costretto a rientrare ai box.


La direzione gara decide di non interrompere l’azione in pista come fatto in Brasile, ed opta per mandare in pista la Safety-Car. Un commissario tuttavia rimane in curva 1 a sventolare una bandiera rossa, cosa che fa credere a Schumacher che la gara sia stata sospesa; di conseguenza il tedesco inizia a correre più veloce che può per tornare ai box e salire sul muletto, e solo quando si rende conto che c’è la vettura di sicurezza in pista, rallenta il passo e si convince che la sua gara è ufficialmente finita.


In tutto ciò, Villeneuve come detto si è tenuto fuori dai guai. Frentzen lo segue subito dietro insieme a Panis, dopodiché c’è Eddie Irvine, seguito da Damon Hill che è salito in sesta posizione.


Rientrata ai box la Safety-car, Panis mette le sue ruote davanti a quelle di Frentzen, che subito dopo aver subito il sorpasso rallenta vistosamente, fino a dover parcheggiare mestamente la sua vettura nella prima via di fuga che gli si presenta. Il pilota tedesco già molto criticato per gli scarsi risultati ottenuti nelle prime due gare, sperava certamente di avere in Argentina un’opportunità di riscatto, e invece, come anche in Australia, la fortuna gli volta le spalle.


Panis non si accontenta di aver scavalcato una sola Williams, e tenta di avvicinarsi anche all’altra, ma Jacques è in grado di tenerlo a debita distanza. La preoccupazione principale per Villeneuve però sta nella strategia, poiché il pilota francese alla guida della ex-Ligier dovrebbe optare come ad Interlagos per una sola sosta, e visto il passo di gara più che discreto, potrebbe diventare un serio contendente alla vittoria.



Se non fosse che al diciottesimo giro un problema elettronico costringe anche Panis ad abbandonare la gara; con Schumacher, Frentzen e anche l’outsider Panis fuori gara, per Villeneuve oramai la vittoria sembra una pura formalità. Nella totale tranquillità il canadese si concede anche il lusso di ritardare la sua prima sosta di qualche giro.


Alain Prost, nel dopo-gara, non nasconde il suo disappunto:


"Sono furioso perché è una gara che potevamo vincere. Ma anche dalle prove negative si può trarre l’opportunità di imparare qualcosa. Non dovremo però più lasciarci sfuggire simili occasioni".


Dietro intanto, non mancano le battaglie: su tutti si distingue l’unico Schumacher rimasto in gara, il giovane Ralf, che prima passa Damon Hill per guadagnare il quinto posto e qualche giro dopo tenta una manovra a dir poco azzardata sul compagno di squadra Fisichella, che viene speronato violentemente e finisce nella ghiaia, impossibilitato a continuare. Il disastro Jordan non si consuma del tutto, dato che il ventunenne tedesco riesce a proseguire ed è provvisoriamente secondo, avendo Irvine effettuato la sua prima sosta.



Anche Jean Alesi prova a farsi strada come può, ma anche il pilota italo-francese è un po' troppo avventato nell’attaccare Damon Hill addirittura dall’esterno; i due si toccano, Alesi si gira e Hill va fuori. Quando rientrano in pista, entrambi hanno perso svariate posizioni.


Il contatto controverso con il compagno di box non sembra turbare minimamente Ralf, che comincia perfino a ridurre il gap da Villeneuve, che da 9 scende a 3 secondi, anche se a differenza del canadese non è ancora rientrato per la sua sosta, che sarà anche l’unica, effettuata poi al giro 35.


Anche Irvine nel frattempo riduce il distacco da Villeneuve ad 11 secondi, e quando anche il leader del mondiale va per il suo secondo pit-stop, può anche gustarsi qualche giro in testa. Il ferrarista spinge come un forsennato stampando anche il giro veloce al quarantatreesimo passaggio sul traguardo, conscio che con il massimo sforzo potrebbe anche riuscire a mettere in discussione la facile vittoria di Villeneuve, oltre che assicurarsi il secondo posto a svantaggio di Ralf Schumacher.


Con una scodata aggressiva all’ingresso della pit-lane ed una sosta di 9.4 secondi, Irvine riesce a tenere il secondo posto per questione di pochi secondi su Ralf Schumacher, anche se Villeneuve è distante circa 15 secondi.


Al cinquantacinquesimo dei settantadue giri previsti, i meccanici della Williams si preparano ai box e Villeneuve rientra per effettuare un ulteriore pit-stop, il terzo della sua gara: 7.2 secondi per montare gomme morbide e per il rifornimento.


Il vantaggio su Irvine oscillava intorno ai 20 secondi, pertanto la Williams non è sicura di rimanere in testa una volta uscita dai box.


Tuttavia, all’uscita della pit-lane, solo per una manciata di secondi Villeneuve riesce a conservare la leadership, Ma Irvine, spinto anche dalle decine di bandiere rosso Ferrari presenti sugli spalti, riduce costantemente il gap fino a ricongiungersi con Villeneuve, esattamente quando mancano solo dieci giri alla bandiera a scacchi.



Irvine è nettamente più veloce di jacques, il che sorprende, quasi non ha senso considerando i valori in campo visti fino ad ora, sia per quanto riguarda le vetture che i piloti, avendo il buon Eddie avuto poche prestazioni di rilievo dal suo arrivo in Ferrari, specie in questo inizio di stagione orribile.


Per dieci giri Villeneuve riesce a mantenere il sangue freddo non commettendo alcun errore, salvo una minima sbavatura a tre dalla fine, che consente ad Irvine di aumentare la pressione e avvicinarsi ancora più minacciosamente, sfruttando tutta la scia sul rettilineo senza tuttavia riuscire a sorpassare l'avversario.


Sotto la bandiera a scacchi, Jacques può finalmente tirare un sospiro di sollievo e festeggiare la sua sesta vittoria in carriera, che sembrava già una pratica archiviata dopo appena venti giri.


Sei vittorie, esattamente come papà Gilles.


Anche se la vittoria è stata più che una mera suggestione salvo che nelle ultimissime battute di gara, Irvine può essere in ogni caso soddisfatto per il risultato, che corrisponde anche al suo miglior risultato in carriera; stesso dicasi per Ralf Schumacher, terzo, che attira su di sé gli occhi del paddock dopo un’ottima prestazione macchiata soltanto dal contatto col compagno di squadra Fisichella.



Chiudono la zona punti Herbert, Hakkinen e Berger, vicini tra loro e pronti ad far esplodere una ferrata battaglia senza però riuscirvi. E' deludente la prestazione della squadra di Briatore, che aveva scelto le gomme dure per fare una sola sosta, ma è rimasta penalizza sia il sabato in qualifica sia la domenica in gara, tant'è vero che nonostante un unico cambio gomme, Berger non è riuscito ad impensierire i piloti di testa.


"È stata una gara difficilissima - dichiara Villeneuve al termine della gara -. Panis all’inizio era molto veloce, e penso che fosse su una strategia che prevedesse meno soste rispetto alla nostra. Non so cosa gli sia successo, ma di certo sarebbe stata dura batterlo. La squadra ha fatto un gran lavoro come al solito, anche la macchina era fantastica, ma credo che questo week-end abbiamo scelto le gomme sbagliate. Nel finale avevo molto sottosterzo, blistering sulle gomme ed una carenza di benzina. Non è stato facile tenere Irvine dietro".


"La strategia a tre soste era programmata. Inizialmente non ci aspettavamo che qualcuno potesse provare a fare un’unica sosta, inutile dire che la cosa ci ha sorpreso. Abbiamo seriamente rischiato di perdere la gara".


"Durante il secondo stint ho spinto al massimo per creare un gap che mi permettesse di rimanere davanti. Sapevo che una volta tornato in pista, Irvine sarebbe stato più veloce di noi".


Sul podio Irvine guarda in cielo e viene distratto dal piccolo inconveniente causato dagli organizzatori che espongono la bandiera dell’Irlanda invece di quella britannica, di norma utilizzata per i piloti nord-irlandesi. Sebbene in possesso di un passaporto britannico, Eddie si identifica come un irlandese, anche se tale misfatto porta i lealisti dell’Ulster (che spinge per la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito alla riunificazione con l’Irlanda) a prendere di mira sia il ferrarista che la casa dei suoi genitori che vivono a County Down:


"Io non voglio litigare con nessuno e non voglio polemiche perché ce ne sono già troppe: mi sento irlandese, e allora voglio il quadrifoglio che è simbolo di tutti gli irlandesi, del nord e del sud. Basta con queste guerre, basta... viva il quadrifoglio".


Successivamente Irvine chiederà alla Federazione di utilizzare la bandiera bianca con il trifoglio nel caso in cui avesse ottenuto altri piazzamenti a podio, ma la FIA deciderà di far sventolare soltanto la Union Jack, non acconsentendo alla sua richiesta.


Lasciando da parte questa piccola disavventura, dopo mesi di critiche spietate, dovute a risultati non proprio esaltanti, messi ancora più in risalto dalle prestazioni del più blasonato compagno di box, Eddie può finalmente respingere tutte le accuse e ai giudizi pessimi che gli sono piovuti addosso fin dal suo approdo in Ferrari:


"Una giornata così me la ricorderò per un pezzo e spero ne arrivino altre. Una corsa come questa ci voleva proprio, più per la Ferrari che per me. Con tutto quello che hanno scritto su di me...".


"Io non mi sono mai depresso per questo. Sapevo che alla Ferrari mi stimavano e mi volevano bene, solo che per un motivo o per l'altro veniva sempre a mancare l'occasione".


"Sapevo di dover partire bene, era l'unica possibilità di tirarsi fuori da quel mio posto lontano sullo schieramento di partenza. Dopo, non sarei più riuscito a risalire la china. E sono partito bene, tanto bene che ad un certo momento ho superato perfino Michael. Mi dicono che quando avete visto in tv la scena dell'incidente avete subito gridato: ecco il solito Irvine. Invece io ero davanti. A volte basta un'occasione così ed ecco che tutto cambia".


"La strategia che avevamo scelto si è rivelata quella giusta. Ero fiducioso di fare una bella partenza e l'ho fatta. Vorrei tanto che le cose continuassero così. Sono andato a un passo dalla vittoria, ma non potevo e non volevo rischiare. Il risultato comunque è stato buono, non solo per me ma perché la macchina era bilanciata e andava benissimo. Speriamo. Adesso dobbiamo prepararci per Imola".


Tante prestazioni convincenti al volante della Jordan gli erano valse la chiamata da Maranello, che nel suo processo di ricostruzione ha deciso di includere anche lui, sì, come scudiero del due volte campione del mondo, ma trattasi pur sempre di un investimento su chi si riteneva un pilota valido e solido. Lui che, al suo esordio in Formula Uno a Suzuka nel ‘93, aveva fatto passare in secondo piano la sua bella gara facendosi prendere a pugni da Senna nel motorhome, dopo che con delle manovre spericolate mentre doveva semplicemente farsi da parte per essere doppiato, ebbe la brillante idea di non ammettere nemmeno le sue colpe quando Ayrton lo andò a cercare per fargli una lavata di capo.


A trentun'anni, non più un giovanotto, Irvine ottiene dunque il suo miglior risultato in carriera, sperando che ciò possa costituire uno snodo decisivo per la sua carriera in Rosso. In un’intervista rilasciata alla Stampa, Eddie parla del suo rapporto con Schumacher e degli ultimi giri della gara di Buenos Aires:


"Io da Schumacher ho imparato molte cose e gli voglio bene".


"Siamo diversi. Lui è il migliore, molto controllato, magari qualche volta gli piacerebbe fare bisboccia, ma si trattiene, pensa al lavoro e alla famiglia. Io sono single, mi piacciono le ragazze e qualche volta anche bere un bicchiere di birra o di vino. Ma non son un playboy o un beone scatenato come vorrebbero dipingermi. Sono un ragazzo normale, cosciente delle proprie responsabilità".


"Le ambizioni ci sono sempre, se si presenta l’occasione. Anche domenica forse avrei potuto tirare di più per battere Villeneuve, tentando il la va o la spacca. Ma se fossi uscito di pista all’ultimo giro mi avrebbero dato del coglione. In più credo che tutti ai box fossero contenti del secondo posto".


Sulla prestazione di Irvine, ma soprattutto sulla gestione della partenza da parte dei commissari, si esprime anche Luca Cordero di Montezemolo:


"Sono molto contento per la squadra e per Irvine. Mi ha fatto invece arrabbiare la decisione della direzione gara di non ripetere il via: non si possono usare due pesi e due misure. A San Paolo eravamo in testa e ci avevano fermati. In ogni caso, adesso siamo vicini ai migliori".


Mentre il grande deluso del week-end argentino, Michael Schumacher, ripercorrendo la prima fase di gara che gli è stata fatale, confessa:


"Hanno usato un metro di misura completamente diverso da quello delle due gare precedenti. Una cosa che mi è difficile accettare. Per quanto riguarda me e l'incidente, sono stato io a toccare le ruote posteriori della vettura di Barrichello, lui si è girato e io gli sono finito addosso in pieno".


"Avevo la visiera sporca per l'olio perduto dalla Williams di Frentzen e non avevo una visuale molto chiara. Ci siamo trovati uno di fronte all’altro, lui è riuscito a ripartire, io purtroppo no".


"Ho visto la bandiera rossa e sono tornato a piedi correndo verso i box per prendere il muletto e prepararmi alla seconda partenza. Mentre correvo però ho visto la Safety-car e ho capito che io ero fuori gara".


"Adesso pensiamo alla prossima gara. Dopo la bellissima prestazione di Eddie, la Ferrari ha mostrato di aver fatto progressi, penso che ne faremo ancora per Imola".


Poi, due parole sul fratello Ralf:


"Sono contento anche per mio fratello Ralf, per il suo terzo posto. Peccato però che abbia buttato fuori Fisichella in quel modo, non c'era spazio per superare e lui è ancora giovane, non ha esperienza ma sono sicuro che non farà più queste cose".


In effetti la pessima gestione dell’incidente, nella fattispecie la bandiera rossa esposta che ha creato evitabili incomprensioni e polemiche, costa agli organizzatori del Gran Premio una multa di 10 mila di dollari. Una condotta non esemplare evidenziata anche dalla mancata penalità a Panis, che aveva passato Irvine in regime di Safety-car.


"E' scandaloso quello che hanno fatto", tuona Jean Todt, che poi rincara la dose:


"In Brasile per molto meno di quello che è accaduto qui interruppero la gara subito con la bandiera rossa. Almeno in due punti del circuito le bandiere rosse sono state esposte, credo si possa avere la conferma guardando bene la registrazione televisiva. Ma, mentre le bandiere rosse venivano esposte, ripeto in almeno due punti, in un altro punto entrava in scena la Safety-car. Per farla breve: da una parte la gara era interrotta e da un' altra continuava, non mi pare una cosa fatta molto bene".


Mentre parlando della prestazione di Eddie Irvine, dopo averlo sempre difeso anche nei giorni dei disastri peggiori, il manager francese dice ai giornalisti presenti al circuito:


"Irvine ha fatto una gara molto saggia. E' facile dire oggi: ma non poteva provare a superare Villeneuve? Eh già! Figuriamoci che cosa gli avreste scritto contro. No, ha fatto benissimo tutto quello che ha fatto. Non poteva superare la Williams, forse non ci sarebbe riuscito neppure Schumacher, non c'erano le condizioni per fare una cosa del genere. E comunque queste sono tutte domande che non possono avere risposta perché non appartengono alla realtà".


"Se Eddie dopo la sosta ai box si fosse trovato davanti a Villeneuve, beh allora penso che neppure Jacques l'avrebbe superato perché anche per lui non c'erano le condizioni per farlo. E la Williams è sicuramente migliore di noi".


Altre due settimane di sosta e la Formula Uno si prepara per andare ad Imola; prima di recarsi nella Repubblica di San Marino però i team fanno tappa a Barcellona per una sessione di test. La Ferrari continua a lavorare senza sosta per implementare sulla F310B il nuovo motore 046/2, che regala ottime sensazioni a Schumacher sulla pista di Montmelò, tanto che il tedesco, in dovere di recuperare punti dopo lo zero di Buenos Aires, chiede di portarlo già ad Imola. Alla fine della tre giorni di prove svettano davanti a tutti Villeneuve e Hakkinen, proprio davanti a Schumacher, sebbene i primi due abbiano utilizzato pneumatici a mescola morbida, e i tempi sul giro fatti registrare in queste circostanze siano solitamente fini a sé stessi.


I valori in campo visti fino ad ora, specie in Argentina, hanno mostrato una Williams che seppur imbattibile sul giro secco, in gara vede assottigliarsi il vantaggio tecnico che detiene sulle altre. La Ferrari quindi si prepara al suo GP di casa, dove ad attenderla c’è la folla festante dei tifosi, annunciando attraverso il suo team manager Jean Todt di aver deciso di utilizzare il nuovo motore soltanto in qualifica, dove di fatto c’è un maggior deficit nel confronto con la Williams, non volendo forzare i tempi per evitare il presentarsi di eventuali problemi di eccessivo consumo in gara. Inoltre, Shell porta un nuovo tipo di carburante voluto esplicitamente da Schumacher, che lo ha scelto dopo averne valutate 26 tipologie differenti.


Anche la McLaren non resta a guardare, e rende noto di aver raggiunto un accordo con Adrian Newey, che dal 1° agosto agirà come nuovo direttore tecnico della scuderia anglo-tedesca. Un valore aggiunto non di poco conto per il team di Ron Dennis, visti i gran successi ottenuti da Newey nel suo periodo con la Williams, che continua ancora a beneficiare del suo genio.


Un accordo raggiunto al termine di una lunga diatriba con la stessa Williams, che aveva fatto finire il caso addirittura in tribunale, al punto che Newey non poteva nemmeno dirigersi presso il quartiere generale della McLaren per semplici visite di cortesia, prima che la faccenda si fosse risolta.


Davide Scotto di Vetta

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