#5 1982: GP della Repubblica di San Marino, Pironi vince, Villeneuve promette guerra al compagno



Mercoledì 14 Aprile 1982 Gilles Villeneuve comincia, sul circuito Dino Ferrari di Imola, le prove in vista del Gran Premio di San Marino, in programma domenica 25 Aprile. Si tratta di test attitudinali in attesa di forzare i tempi per quanto riguarda la velocità. Il canadese, anche a causa del maltempo, compie soltanto pochi giri, di cui il più veloce in 1'45"88.


La macchina utilizzata dalla Ferrari è la 126 C2/058, quella di Long Beach, ma senza il doppio alettone, nonché quella con cui correrà a Imola e a Zolder:


"Vediamo cosa porterà il nostro appello. Quello che mi ha dato fastidio è che mi abbiano fatto partire per poi squalificarmi. Se avessero subito ritenuto irregolare l'alettone, lo avremmo sostituito e non sarebbe accaduto nulla".


Venerdì 16 Aprile la Ferrari impegna per tutta la giornata entrambi i piloti al volante delle rispettive macchine. Nonostante i guai lamentati alle gomme, causato dalle bandelle laterali che producono un logorio nella parte interna dei pneumatici posteriori, Villeneuve e Pironi abbassano il primato ufficioso della pista, stabilito il 7 Aprile da Prost con la Renault. Il pilota francese aveva girato in 1'32"3: nel pomeriggio Villeneuve segna 1'32"11 e Pironi 1'32"22.


Due tempi eccezionali, che lasciano capire quali sono le intenzioni del due ferraristi.


Il canadese incorre anche in una uscita di pista alla Rivazza con lievi danni alla sospensione e macchina impantanata. Una volta riparata, la stessa vettura permette a Villeneuve di ottenere il tempo record. Bene è andato quindi anche Didier Pironi, fresco di nozze.


Il francese ha confermato di essersi sposato.


Martedì 20 Aprile 1982 viene accolto il reclamo di Ferrari e Renault, sporto alla Fia, per le macchine sotto peso nel Gran Premio del Brasile, pertanto dalla prossima corsa le vetture dovranno essere sempre a 580 chili. Saranno dunque vietati i rabbocchi di tutti i liquidi a fine gara.


Al di là della sentenza che riguarda il Gran Premio del Brasile, l'elemento più importante che si deduce dal comunicato emesso dai giudici internazionali riuniti a Parigi, è l'interpretazione del regolamento circa il peso delle vetture che deve essere in ogni momento non inferiore al limite stabilito di 580 chili. La sentenza quindi chiarisce definitivamente che d'ora in poi, sino a quando almeno avranno vigore le norme attuali, cioè fino al 1985, le monoposto non potranno scendere sotto il minimo consentito, né durante le prove, né durante le gare.


La Ferrari non rilascia commenti ufficiali a quanto è accaduto, anche se il suo fondatore lascia trasparire una giustificata soddisfazione per la battaglia vinta contro tutti coloro che volevano raggirare il codice tecnico:


"La sentenza si commenta da sola, non aggiungiamo altro".


Una cautela che ha delle ragioni ben precise. La Casa di Maranello, che nel reclamo presentato a Rio De Janeiro era affiancata dalla Renault, alla quale sono venuti i maggiori benefici pratici per l'avanzamento di Prost al primo posto in classifica, ha ancora in corso due procedure: una riguarda l'appello presentato a Long Beach per la squalifica di Villeneuve a causa del doppio alettone montato sulla 126 C2, mentre l'altra è il reclamo avverso alla McLaren di Lauda e alla Williams di Rosberg per la corsa americana.


Considerate le decisioni prese lunedì a Parigi, sarebbe facile per la scuderia modenese ottenere una sentenza analoga per la prova disputata negli Usa, e se Villeneuve venisse reintegrato al terzo posto otterrebbe anche la vittoria. Ma infierire sugli avversari potrebbe essere forse inopportuno, ragion per cui ogni decisione verrà rimandata a maggio, quando si riunirà nuova mente il tribunale della Fia.


Ovviamente, il momento è molto delicato.


Gli inglesi non se lo aspettavano: i rappresentanti della Brabham e della Williams si erano trovati di fronte al tribunale della Fia (Federazione internazionale automobilistica) convinti di veder respingere il reclamo presentato dalla Ferrari e dalla Renault contro le vetture di Piquet e Rosberg, ritenute sotto il peso minimo consentito di 580 chili.


Invece i giudici internazionali Ghy (Svizzera), Lattreuter (Germania), Weissenbringer (Austria), Robert de Wingehe (Belgio) e Macedo Ecnha (Portogallo) hanno deciso di accogliere l'appello e hanno tolto dalla classifica i due piloti classificati al primo e secondo posto.


La sentenza dice in sintesi:


"La pretesa dei concorrenti di ritenere normali certi rabbocchi di liquidi non è giustificata. Pur tenendo conto di tutti i consumi in gara di olio e di acqua le vetture, nello spirito del regolamento, non debbono mai scendere sotto il peso di 580 chili. D'ora in poi le macchine dovranno essere pesate all'arrivo della gara senza l'aggiunta di alcun elemento liquido o solido".


Il fatto più sconcertante e nello stesso tempo anche divertente dell'intera vicenda è che sono stati gli stessi tecnici della Brabham (Gordon Murray) e della Williams (lo stesso costruttore inglese) a fornire ai giudici l'opportunità di avere in mano gli elementi per la squalifica.


Nella memoria presentata alla corte le due scuderie hanno ammesso di avere aggiunto da un minimo di venti a un massimo di cinquanta litri di acqua nei serbatoi di raffreddamento dei freni, un minimo di tre chili d'olio nel cambio e di cinque chili nei radiatori.


Eseguito un rapido calcolo, il tribunale della Fia ha avuto la certezza che le macchine hanno preso parte alla gara di Rio de Janeiro nettamente sotto peso.


La sentenza non è appellabile e deve considerarsi definitiva.


La squalifica che ha colpito la Brabham del Campione Mondiale Nelson Piquet nonché la Williams del finlandese Keke Rosberg per la questione del peso irregolare mette in subbuglio tutte le squadre inglesi della Foca. Sintomatico il commento del Daily Mail:


"Dopo il Patto della Concordia è già ritornata la discordia, lo sport automobilistico è ripiombato nel caos".


Negli ambienti responsabili londinesi della Formula 1 non si nasconde il disappunto e l'irritazione per la squalifica decretata dalla Fia, che prende in contropiede l'Associazione dei costruttori inglesi, convinta com'era di essere regolamentare dopo aver ricorso all'espediente del serbatoi d'acqua per raggiungere il peso minimo.


Si apprende, pertanto, che durante la mattina del 21 Aprile verrà indetta una riunione d'emergenza della Foca nei locali di un albergo situato nei pressi dell'aeroporto di Londra. Poiché la sentenza della Federazione internazionale non ammette appello, la Foca farebbe pressione perché l'intero fronte dei costruttori inglesi dia una dimostrazione compatta di forza boicottando Imola.


La Williams, che avrebbe intenzione di esordire ad Imola con il nuovo modello FW08, dopo aver annunciato che avrebbe In serata diramato un comunicato, si trincera dietro il silenzio in attesa della riunione della Foca, riunione che si preannuncia tempestosa.


Pare infatti che la McLaren abbia già fatto sapere di non voler rinunciare all'imminente Gran Premio di San Marino, mentre le altre scuderie avrebbero ordinato ai responsabili delle squadre di far rientrare i van in viaggio per Imola o già presenti sul circuito italiano, 1il team di Niki Lauda sarebbe intenzionato a non disertare la gara. Se questa notizia sarà confermata il fronte della Foca potrebbe Infrangersi, con conseguenze che per il momento non sono valutabili.


Echi delle vicende della Formula 1 risuonano anche nella conferenza stampa dell'ingegner Vittorio Ghidella, amministratore delegato della Fiat Auto:


"La Formula 1 è veramente un circo e non sempre i clown sono dei migliori. La Ferrari ha presentato una vettura con soluzioni tecniche seconde a nessuno, dal turbo ai materiali impiegati. Tra i concorrenti stimiamo la Renault. GII altri giocano con formule consuete e inconsuete. Ne stigmatizziamo i trucchi, siamo solidali con Ferrari. Se In Formula 1 tornerà l'ordine, la Ferrari riprenderà a vincere".


L'ingegner Giovanni Sguazzini, presidente a amministratore delegato della Casa di Mannello, comunica subito dopo ai giornalisti il felice esito del reclamo presentato dalla Ferrari in Brasile per le vetture sottopeso, ed in risposta riceve un cordiale applauso.


La risposta non tarda ad arrivare: mercoledì 21 Aprile, com'era prevedibile i team della Foca, l'Associazione costruttori presieduta da Bernie Ecclestone, decidono di boicottare il Gran Premio di San Marino. Al termine di una lunga, ed evidentemente burrascosa riunione, in un albergo nei pressi dell'aeroporto di Londra trapelano solo indiscrezioni, in quanto solo giovedì mattina verrà emesso un comunicato ufficiale.


La rappresaglia per le decisioni prese a Parigi dal Tribunale della Fia con la squalifica della Brabham di Piquet e della Williams di Rosberg è, però, già in atto, poiché i van con le macchine della Lotus e della March che si trovano all'interno dell'autodromo Dino Ferrari escono in fretta, mentre rimangono, almeno sino a sera, quello della McLaren e della Toleman.


Da Parigi la Talbot-Ligier fa sapere che dovrà disertare la scorsa per ragioni tecniche.


La scusa sarebbe quella di non poter preparare in tempo delle vetture del peso regolamentare richiesto, cioè un minimo di 580 chilogrammi. La situazione comunque e molto confusa e in seno alla stessa Foca debbono esserci profonde divergenze, anche per le pressioni esercitate da alcuni sponsor italiani (Candy per la Tyrrell e Ragno per la Arrows) che ovviamente non vogliono mancare all'appuntamento.


Malgrado le discussioni, all'interno della Foca chi non ubbidisce alla maggioranza viene emarginato totalmente, con gravi rischi per il futuro. Il braccio destro di Bernie Ecclestone, l'avvocato Max Mosley, dichiara che tutto sarà spiegato nel documento che verrà emesso giovedì, e che riserverà una grossa sorpresa.


Si tratta ovviamente della decisione di non partecipare alla gara.


Lo stesso Ecclestone, del resto, si lascia scappare che il provvedimento preso dalla Foca sarà proprio quello di non partecipare alla corsa di Imola. Un provvedimento gravissimo, che potrà avere conseguenze disastrose per la Formula 1. Di fronte all'atteggiamento intransigente della Foca, che con la mancata partecipazione alla prova in programma domenica ammette chiaramente di avere delle vetture irregolari, le autorità sportive, cioè la Fisa non potrà che agire con estrema durezza, creando una spaccatura insanabile.


Per quanto riguarda la quarta prova del Campionato Mondiale, gli organizzatori del Gran Premio di San Marino fanno sapere che la corsa dovrebbe essere disputata in ogni caso anche con un numero limitato di macchine. E' sicura la partecipazione di Ferrari, Alfa Romeo, Renault, Osella e Toleman, più eventualmente McLaren, Arrows, e Tyrrell, che ha un contratto in scadenza con lo sponsor italiano Candy, e che non può permettersi di mancare per non perdere l'appoggio economico.


In pratica si è arrivati a ripetere la situazione che si era creata nel 1981, prima dell'inizio del campionato, quando si profilò la possibilità di una divisione del Campionato Mondiale e la Foca organizzò una gara-pirata in Sudafrica. Non è escluso, anzi, che Ecclestone approfitti dell'occasione per rilanciare il suo programma di un Mondiale alternativo a quello della Federazione internazionale.


Le notizie negative, tuttavia, non hanno fine per la Foca, dato che mercoledì 21 Aprile 1982 la Federazione Automobilistica Francese chiede che altre quattro vetture giunte ai primi posti nel Gran Premio del Brasile siano squalificate. Se la richiesta fosse accettata, il pilota della Ferrari, Didier Pironi, passerebbe dal sesto al secondo posto nell'ordine d'arrivo finale della gara, dietro al vincitore a tavolino, Alain Prost.


II segretario generale della Fia, Freville, dichiara a riguardo che l'esecutivo deciderà il 30 Aprile se convocare una nuova seduta della commissione giudicatrice per prendere in esame la richiesta francese. Inoltre, viene comunicato che un Tribunale d'Appello si riunirà motto presto per discutere il ricorso della Ferrari contro la squalifica per il doppio alettone montato sulla vettura di Gllles Villeneuve, terzo a Long Beach.


Giovedì 22 Aprile 1982 la FOCA propone agli organizzatori del Gran Premio di San Marino di spostare la gara al 3 Luglio 1982, vista l'impossibilità di approntare delle vetture in tempo per la gara, per potere rispondere alle nuove direttive in merito al peso minimo delle stesse, ma tale proposta viene respinta.


Nel frattempo, in un documento che porta la firma del responsabili delle maggiori case impegnate nell'attività agonistica, Alfa Romeo, Bmw, Ferrari, Hart, Toleman, Osella, Porsche e Renault, con l'appoggio della Honda che invia un telegramma di adesione, si legge:


"Nell'ipotesi spiacevole in cui la politica e le manovre si sostituissero ai valori tradizionali dello sport automobilistico, i firmatari di questo documento, dopo avere tentato di ricorrere in ogni modo, saranno obbligati a riconsiderare la loro partecipazione".


Il comunicato, sottoscritto ovviamente anche da Enzo Ferrari, che è presente al meeting, è un autentico ultimatum a Jean-Marie Balestre presidente della Fisa. L'intenzione del dirigente francese di presentare a Casablanca un programma per modificare i regolamenti tecnici sin dal 1983, violando l'Accordo della Concordia, viene così duramente stigmatizzata:


"Il programma del presidente Fisa non menzionando volontariamente il termine Campionato del mondo di Formula 1, rimpiazzandolo con un Campionato del Mondo di monoposto della Fia. E' un'astuzia illusoria che non inganna nessuno. L'obiettivo è quello di sterilizzare l'avvenire tecnico della ricerca, fondamentale nella Formula 1, penalizzando in maniera Irrimediabile le chance dei motori sovralimentati".


Nella confusione venutasi a creare, Balestre accusa Renault e Ferrari di avere ordito un complotto ai suoi danni. Il dirigente francese sostiene che il gruppo di Case automobilistiche firmatarie del documento di giovedì è composto a malapena da una sola grande marca, e da tre medi costruttori che non rappresentano l'industria mondiale dell'auto.


"Le maschere sono cadute, il grande pubblico ora sa chi sono gli istigatori di una campagna condotta per distruggere ed eliminare il presidente della Fisa".


Balestre fa sapere, inoltre, che presenterà il suo programma a Casablanca, e che nel corso del meeting della Fia renderà noto un dossier segreto su tutte le malefatte dei costruttori automobilistici che lo accusano.


Nel frattempo, come detto, venerdì 23 Aprile 1982 viene reso noto dagli organizzatori italiani che il Gran Premio di San Marino sarà disputato regolarmente, e sarà valido quale quarta prova del Campionato Mondiale di Formula 1.


Gli organizzatori, a questo punto, anche per una questione di orgoglio e perché certi meccanismi una volta messi in movimento è più costoso fermarli che non mandarli avanti, decidono di far gareggiare chi è rimasto, seppur pochi team: Alfa Romeo, Ferrari, Renault, Osella e Toleman due vetture ciascuno, più due Tyrrell e due Ats che danno qualche speranza partecipando alle prove.


I team della Foca, invece, mantengono la parola, rimanendo nei loro garage in Inghilterra o in Francia, come nel caso della Talbot-Ligier. Neppure la Arrows e la McLaren, ferme al di là della dogana, a Chamonix, riescono a spuntarla con Bernie Ecclestone.


Il presidente dell'Associazione costruttori è chiaro: chi va ad Imola è out, fuori dall'organizzazione. Neppure le pressioni degli sponsor, Ragno nel caso della Arrows e Marlboro in quello della McLaren, hanno effetto. I costruttori hanno paura di rimanere isolati, di perdere i vantaggi pratici ed economici che la Foca offre da tempo.


Per Ken Tyrrell, Jackie Oliver, Guenter Schmide, Ron Dennis, responsabili rispettivamente di Tyrrel, Arrows, Ats e McLaren, sono ore terribili, quasi un dramma.


O essere abbandonati dagli sponsor, o mandati alla deriva dalla Foca.


Loro avrebbero voluto correre, ma non gli è concesso. In ogni caso, le squadre di Alboreto-Henton e Winckelhock-Salazar si riservano di decidere all'ultimo momento.


Alle loro difficoltà si aggiunge un altro problema: gli organizzatori hanno già fatto sapere ufficialmente che, se andranno via, chiederanno il sequestro del materiale - camion e vetture - per danni.


Si è dimostrata, comunque, ancora una volta l'impotenza degli sponsor che, con contratti-capestro, pur versando milioni di dollari, non riescono a difendere i loro diritti di gareggiare.


La corsa, come detto, avrà comunque validità mondiale, in quanto il Patto della Concordia stabilisce che si può correre anche con una sola macchina: al massimo, possono essere gli organizzatori a rinunciare se non è presente un minimo di tredici monoposto, ma la decisione è quella di procedere.


Venerdì 23 Aprile 1982, al termine del primo turno di qualifica Alain Prost segna il miglior tempo e precede Villeneuve, Pironi, Arnoux, De Cesaris, Warwick, Alboreto, Jarier, Giacomelli, Henton, Wlnckelhock, Paletti, Salazar e Fabi.


Ovviamente, non c'è neppure il brivido delle eliminazioni.


Tutti hanno più o meno dei problemi: la Renault rompe due motori ed entrambi i piloti fanno il loro tempo con il muletto. Villeneuve fora due volte, Pironi rompe due sospensioni uscendo di pista.


L'Alfa Romeo risente delle modifiche necessarie a tornare a 580 chili, come confessa Giacomelli:


"Abbiamo dovuto aggiungere quaranta chilogrammi e non sappiamo bene dove metterli. Si ricomincia da capo. La gara, comunque, potrà avere qualsiasi risultato".


E l'asfalto del tracciato in alcuni punti si sbriciola, diventando una trappola dove è facile commettere errori.


Nel frattempo, dalla tribuna parte una bordata di fischi verso Niki Lauda, che entra sconsolato nei box stringendo le spalle. Questa accoglienza non gli piace, ma capisce i tifosi; la contestazione non è diretta a lui, ma a ciò che rappresenta, cioè la McLaren, che ha boicottato, come gli altri team della Foca, il Gran Premio di San Marino.


Sono le ore 11:00 della mattina; più tardi l'austriaco partirà per tornare a casa, dopo aver atteso sino all'ultimo una decisione con la speranza di correre, ma non c'è stato nulla da fare.


"Sono stati commessi molti errori da tutte le parti. Adesso è inutile andare a cercare delle responsabilità, la situazione è troppo deteriorata. Un grande casino".


Questi i motivi che hanno portato la maggioranza delle squadre a disertare questa corsa, secondo il parere di Lauda:


"A mio avviso sono quattro i punti da prendere In considerazione. Prima di tutto, gli inglesi hanno abusato dei regolamenti con l'adozione dei serbatoi d'acqua-bidone. Volevano difendersi dal turbo, ma hanno esagerato. Non si poteva accettare una simile soluzione tecnica".


"In secondo luogo, la decisione della Fia di togliere i punti ai piloti nel Gran Premio del Brasile è ingiusta. Hanno rischiato e sofferto sulla propria pelle".


"Terzo punto, gli inglesi hanno sbagliato a non venire a Imola. La Formula 1, noi stessi, esistiamo in quanto si corre. Stando a casa non si risolve nulla, anzi si aggrava il momento già difficile".


"E per ultimo, temo che la riunione della Fia della prossima settimana a Casablanca non serva a nulla, se non a creare ulteriore confusione. Se verranno fatti altri errori sarà la fine della Formula 1. Non sono ottimista".


Ovviamente Niki Lauda, temendo una squalifica a tavolino che gli tolga la vittoria di Long Beach, difende la posizione dei piloti:


"Sinceramente in queste condizioni noi non possiamo intervenire. Io sono pagato per correre e ho fatto veramente di tutto per essere presente, tanto è vero che sono venuto a Imola. Ma, è evidente, non c'era la volontà da parte della McLaren di rompere il fronte della Foca. Una decisione che del resto è giustificabile perché la mia squadra si sarebbe trovata isolata".


Eppure, nonostante tutto, la passione per le corse e l'amore per i motori sono più forti di tutte le polemiche che travagliano la Formula 1. Una folla enorme, circa 60.000 persone, di cui 45.000 paganti, sabato 24 Aprile 1982 riempie il circuito Dino Ferrari per l'ultimo giorno di prove del Gran Premio di San Marino. Gente ovunque, code di chilometri ai caselli dell'autostrada, ore d'attesa, il tutto malgrado l'assenza dei team della Foca, la presenza di sole quattordici macchine in pista, e l'assenza di molti campioni del volante; ciò significa che in pista saranno presenti anche Tyrrell e Ats.


Questa partecipazione che rompe il fronte Foca ha un doppio volto, e nasconde intenzioni provocatorie da parte delle squadre presiedute da Bernie Ecclestone


Ken Tyrrell, dopo aver convocato una conferenza stampa per dire che gareggia per un suo dovere morale ed un impegno con lo sponsor italiano, ed aver sostenuto che è sostanzialmente d'accordo con le rivendicazioni della Foca ma che si sente libero di agire e pensare come vuole, mette in atto quello che pare essere un programma di disturbo concertato con i suoi colleghi rimasti a casa.


La Tyrrell, dopo le prove, presenta un reclamo contro i motori turbo.


La protesta è giustificata con un articolo del testo inglese del regolamento tecnico, che afferma il divieto di utilizzare in Formula 1 i motori a turbina. Si tratta evidentemente di un reclamo pretestuoso, in quanto i turbo non sono affatto turbine, ed infatti i commissari sportivi respingono il reclamo, sostenendo che le piccole turbine utilizzate nei turbo sono consentite perché si tratta di un sistema di sovralimentazione regolare per un propulsore a quattro tempi convenzionale.


Naturalmente viene presentato appello, pertanto sarà competente il tribunale sportivo di San Marino e, in fase successiva, si arriverà al giudizio della Fia a Parigi. Una maniera per tentare di mettere sub judice la corsa e per far eventualmente annullare i punti presi dai primi sei classificati.


Il costruttore inglese non si smentisce neppure a livello di correttezza, perché i suoi meccanici vengono sorpresi a rabboccare i serbatoi dell'acqua a dieci minuti dalla fine delle prove, segno che la macchina in quel momento non rispettava i limiti di peso regolamentari. Un modo per approfittare della situazione in quanto una squalifica avrebbe diminuito il numero dei partecipanti.


Politica a parte, i favori del pronostico vanno alla Renault, dato che sabato 24 Aprile 1982, al termine dell'ultimo turno di prove, occupa la prima fila nello schieramento: René Arnoux sigla la pole position in 1'29"76, alla media 202,129 km/h, record della pista strappato a Villeneuve che lo deteneva dall'anno passato con 1'34"52, mentre Prost è in seconda posizione. Al terzo e quarto posto Villeneuve e Pironi, con le Ferrari, alle prese con problemi di gomme e assetto.


Primo dei piloti con vetture dotate di motori aspirati il bravo e regolare Alboreto, con la sua Tyrrell, davanti alla coppia dell'Alfa Romeo, con Giacomelli che precede De Cesaris, che palesano delle difficoltà di messa a punto.


Doveva e poteva essere un campionato mondiale avvincente: molte macchine competitive, la lotta fra i motori turbo ed aspirati, quattro marche diverse di pneumatici, il ritorno di Niki Lauda, i giovani piloti emergenti.


C'era insomma il pepe per una stagione ricca di sport e tecnica, di umanità e di suspense. Invece non si fa altro che parlare e discutere, le corse vengono cambiate a tavolino, e su quelle che vengono considerate regolari c'è il sospetto della irregolarità.


Eppure, addetti ai lavori a parte, al pubblico presente a Imola non interessano questi temi, ed anzi tra i rumori della folla multicolore si fa largo una musichetta.


E' una piccola banda, suona il samba, sono brasiliani; due bandiere giallo-verdi, qualche tamburo, e dei fischietti bastano per fare il ritmo e ballare.


Sono operai e tecnici da un mese in Italia per un corso di addestramento all'Italsider.


Non c'è Nelson Piquet, non c'è Raul Boesel, ma a loro non importa:


"Oggi facciamo il tifo per la Ferrari. Si, per la Ferrari, viva la Ferrari. I team della Foca non partecipano alla gara? Non sanno cosa perdono. Noi ci divertiremo ugualmente".


E la gente accorre al circuito per divertirsi.


Lo spettacolo della corsa può essere più o meno avvincente, ma l'importante è vederla.


Potrebbe essere una sagra paesana: le bancarelle rigurgitano di cibi semplici ma gustosi. Dalla porchetta alle salsicce, alle centomila piadine - la focaccia dei poveri fatta di farinai sale ed acqua, che si accompagna a tutto - cotte e vendute nella giornata. Il colore dominante, comunque, è il rosso. Gli stendardi della Ferrari e dell'Alfa Romeo si agitano ovunque. I tifosi si dividono in due categorie: i superspecializzati che in una curva contano il numero dei giri di un motore, valutano le traiettorie, controllano i cambi di marcia e le staccate e quelli cui la corsa non sembra interessare, che girano per i viali con una lattina di birra in mano o ancora meglio una bottiglia di Sangiovese o Lambrusco.


C'è perfino una giovane coppia, avvoltolata in una coperta perché fa anche freddo, che dorme in un prato, malgrado il frastuono assordante. E' lontana da tutto, dalle macchine, dai piloti, dai personaggi come Gina Lollobrigida o l'ex campione mondiale James Hunt che girano per l box.


Il Gran Premio è anche questo, una kermesse popolare.


Messe da parte le polemiche, domenica 25 Aprile 1982 dinnanzi ad un pubblico di 100.000 persone si disputa il Gran Premio della Repubblica di San Marino.


Alla gara non partecipa Derek Warwick, dato che durante il giro di formazione si verifica un guasto alla batteria, mentre Riccardo Paletti, all'esordio, è costretto a partire dai box, con due giri di ritardo, sempre per un problema tecnico.



Al via i primi quattro piloti mantengono le loro posizioni, con René Arnoux che precede Alain Prost e le due Ferrari. Le due vetture italiane, però, già nel corso del primo giro, alla Piratella, passano Prost. La gara di quest'ultimo termina dopo solo sette giri, per un problema elettrico.


Scala così al quarto posto Michele Alboreto.


Al decimo giro termina definitivamente la gara di Paletti, mentre Andrea De Cesaris, attardatosi per una sosta ai box al sesto giro, rientra in pista ma si ritira un giro dopo.


Il vantaggio di Arnoux sulle due Ferrari si riduce con Villeneuve che tenta, senza successo, di passare il francese. In zona punti entra, intanto, Manfred Winkelhock, dopo aver passato Teo Fabi: il pilota milanese, dopo poco, sarà costretto ai box per molti minuti.


Al ventiduesimo passaggio Pironi passa Villeneuve, per esserne poi ripassato al ventiseiesimo giro; un giro prima Bruno Giacomelli, quinto, si era ritirato col motore fuori uso.



Al ventisettesimo giro Villeneuve riesce a passare Arnoux alla curva Rivazza; quattro giri dopo, però, al Tamburello il pilota della Renault riprende il comando della gara. Ne approfitta anche Pironi, che passa nuovamente il suo compagno di scuderia, per il secondo posto. Il canadese, però, già alla Piratella, recupera la piazza d'onore.


Il giro seguente Eliseo Salazar entra in zona punti, passando Winkelhock.


Nei giri successivi continua la lotta tra i primi tre: al trentacinquesimo giro Pironi passa ancora Villeneuve, col canadese che si riporta secondo al quarantunesimo giro, mentre Salazar si ferma ai box, facendo così rientrare tra i primi sei Winkelhock; il tedesco sarà poi costretto anch'egli ai box per un problema elettrico.


Al quarantacinquesimo passaggio René Arnoux è costretto ad abbandonare la gara a causa di un problema al motore. Ora la classifica vede, con ampio margine, al comando le due Ferrari, seguite da Michele Alboreto, Jean-Pierre Jarier, Eliseo Salazar e Manfred Winkelhock.


Un giro dopo, approfittando del fatto che Gilles Villeneuve sta seguendo correttamente il logico ordine dei box di rallentare, visto che, uscite le Renault, nessun concorrente è in grado di insidiare le due Ferrari, Didier Pironi prende il comando della gara e incomincia a spingere, mettendo a rischio l'affidabilità delle vetture.


Il cronologico dimostra che, uscite le Renault, quando Gilles è in testa gira almeno un secondo più lento del solito, mentre quando è in testa Didier i crono si abbassano.


La lotta fra i due prosegue, così che al quarantanovesimo giro il canadese, con un'azione alla Tosa, ritorna a condurre. Dai box della scuderia italiana viene esposto nuovamente il cartello Slow, che di fatto impone ai piloti di preservare le vetture.


Gilles è, però, l'unico a seguire le indicazioni, tanto che al cinquantaduesimo giro Pironi supera ancora Villeneuve che, a sua volta, cerca di insidiare ancora il francese fino all'arrivo.



A un giro dal termine, sempre alla Tosa, Gilles Villeneuve riprende a condurre, ma all'ultimo giro Pironi, giunto al Tamburello, si porta all'esterno di Villeneuve per passarlo nella curva seguente.


Complice di questo doppio episodio una piccola valvoletta, la Wastgate, che regola la pressione del turbo. Il delicato meccanismo della Ferrari funziona in maniera incostante, e alla fine favorisce Pironi. La sconfitta, seppure con attenuanti, irrita Vilieneuve.


Didier Pironi vince così per la prima volta con la Ferrari, la seconda in carriera nel mondiale di Formula 1.



Terzo giunge Michele Alboreto, al suo primo podio iridato, quarto Jean-Pierre Jarier, che conquista così i primi punti in Formula 1 dell'Osella. Manfred Winkelhock, giunto sesto, verrà squalificato dopo che i commissari trovano la vettura sotto il peso consentito, mentre Teo Fabi non verrà classificato in quanto ha coperto meno del 90% della distanza del vincitore.


Il punto per il sesto classificato non verrà pertanto assegnato.


Gilles Villeneuve dopo il giro d'onore, si sente raggirato e non nasconde minimamente la sua rabbia: dopo essere sceso dalla macchina, si strappa il casco dalla testa, butta i guanti a terra e si dirige al motorhome della Ferrari, per apostrofare violentemente il direttore sportivo Marco Piccinini, che non trova nulla di insolito o di scandaloso nella vittoria di Didier Pironi.


"Dovevo portare l'acqua a Villeneuve e Pironi a fine corsa per farli bere. Incrociai per primo Gilles che mi fulminò con lo sguardo. Si girò verso Pironi e disse solo una cosa: Quell'uomo di merda...".


Racconta Paolo Scaramelli, capomeccanico di Gilles.


Poi, il canadese grida all'indirizzo di Piero Lardi Ferrari:


"Ed ora cercatevi un altro pilota".


Prima di allontanarsi come una furia, rifiutandosi di salire sulla Campagnola che avrebbe dovuto portarlo al podio, dove salirà controvoglia solo per non fare un torto alle autorità sanmarinesi e ritirare il piatto destinato al secondo classificato, ma mostrando una grande contrarietà.


Alla premiazione, poi, non dà la mano a Pironi e risponde con un gestaccio ad un tifoso che inneggia a al pilota francese.



Nel dopogara il canadese avrà un turbolento colloquio con Didier, durante il quale lo accuserà di avergli rubato la vittoria e di essere un falso amico, giurandogli che non gli avrebbe mai più rivolto la parola.


Il gatto stavolta ha giocato la volpe.


Il pacioso Didier Pironi è riuscito a beffare Gilles Vilieneuve, battendolo sul suo terreno favorito, quello della bagarre. Una vera sfida che trasforma due grandi amici in due autentici nemici:


"Credevo di avere un amico, un onesto compagno di squadra. Invece è un Imbecille. L'unico vantaggio che ho avuto dalla lezione è che ora lo conosco bene. Potevo dargli due giri di distacco, ma avevo guidato con prudenza perché sapevo che alla Ferrari ci tenevano a portare tutte e due le macchine al traguardo. Tutto è iniziato quando Arnoux è stato costretto al ritiro. Ovviamente ho rallentato e Pironi ne ha subito approfittato per passarmi di sorpresa. Allora mi sono rifatto sotto e dopo due giri gli sono andato nuovamente davanti. Avrà capito, mi sono detto. Invece mi sbagliavo. Al box hanno esposto il cartello slow, che significa andare piano. Avevamo un vantaggio incolmabile. Ma lui mi ha nuovamente attaccato".


Cosa è successo nel finale?


"E' semplice. Lui spingeva, tirava al massimo. Avevo il timore di finire la benzina, cercavo di controllare la situazione. A ogni giro vedevo il cartello della Ferrari che indicava di non forzare. Didier mi passa ancora. Mi viene un nervoso incredibile. Allora forzo, e rischiando di finire fuori strada gli vado davanti. Prima aveva frenato troppo presto e quasi lo tamponavo. Poi non mi ha centrato per un millimetro. Il motore non rendeva al massimo ed alla fine me lo sono visto sfrecciare all'Interno. Non credevo al miei occhi. Un comportamento da bandito".


Ma Pironi si difende dicendo:


"Alla Ferrari io ho firmato un contratto alla pari. Nessuno dice che io devo arrivare secondo, almeno a questo punto del campionato. Facciamo delle esibizioni di galateo o delle corse automobilistiche? Mi sono accorto che Gilles aveva dei problemi ed ho cercato di vincere. Dedico questo successo alla squadra che ha lavorato molto, ed anche a me stesso".


"Slow lo devi intendere come attenzione ai freni, alle gomme, alla benzina, cambia qualche giro sotto il limite. E non certo come se ti capita di vincere, non farlo".


Adesso, però, i rapporti nella squadra si sono deteriorati:


"Non credo. Fra due giorni ci vedremo a Fiorano e sono sicuro che Gilles, sbollita la rabbia, non parlerà più di questa gara. E' normale rimanere delusi quando si finisce secondi dietro al compagno di squadra. Le accuse di Villeneuve non sono giustificate, io non ho fatto nulla di scorretto".


II litigio verbale e agonistico fra i due piloti non sembra tuttavia preoccupare la Ferrari.


Piero Lardi Ferrari, figlio del commendatore, un po' pallido dopo aver osservato il duello in televisione, dichiara:


"La battaglia ha esaltato lo spettacolo. Le parole forti volate dopo la corsa sono nella normalità: tutti vogliono vincere".


Per Marco Piccinini, direttore sportivo, l'episodio rientra nell'ordinaria amministrazione:


"Quando si è ritirato Arnoux, abbiamo esposto II cartello slow. Ciò significa che i piloti non debbono prendere eccessivi rischi in quanto gli avversari sono staccati. Non abbiamo indicato, perché non era il caso, le posizioni da prendere. Quindi ritengo naturale che Didier abbia cercato di conquistare il primo posto. Ritengo comunque che molti del sorpassi effettuati durante la gara siano stati provocati da un difettoso funzionamento del turbo che sembravano andare a corrente alternata. Se ci sarà uno strascico nel contrasti fra i due piloti, cercheremo di superarlo".


"Per quanto riguarda il risultato complessivo della gara, credo che il Gran Premio di San Marino abbia fatto capire a molta gente che si può correre senza le macchine della Foca. Se i team assenti nella prova di Imola arriveranno nelle prossime gare con delle vetture di Formula 1 regolari, cercheremo di affrontarli e di batterli".


Insomma, sono bastate tre macchine per rendere indimenticabile il Gran Premio di San Marino.


Doveva essere una gara povera, priva di suspense per l'assenza di tanti campioni e di tanti team in seguito al feroce boicottaggio della Foca, e invece il pubblico assiste a una corsa stupenda, ricca di momenti di tensione, piena di imprevisti, tra cui, in primo luogo, l'emozionante duello tra i due piloti della Ferrari.


La Formula 1, e bisogna esserne davvero lieti, ha vinto una battaglia.


Lo sport, con i suoi momenti di ardimento umano e di incertezza tecnica, si è dimostrato superiore alle meschinità di una guerra politica ed economica. Lo show offerto dal Gran Premio di San Marino è superbo, quasi un film e non una competizione reale.


Chi ha seguito la gara dalle tribune del Dino Ferrari come dagli schermi televisivi si è certamente divertito, con buona pace di Bernie Ecclestone e di Jean-Marie Balestre.


Il Circo deve dir grazie alla Ferrari, alla Renault, e ai tanto odiati motori turbo, nonché a quei concorrenti che con onore sono scesi in pista. E domandarsi adesso se lo svolgimento del Gran Premio sarebbe stato il medesimo con le varie Brabham, Lotus, McLaren e Williams in pista, appare piuttosto futile, se non per un particolare: i turbo Renault hanno ceduto, e la Ferrari ha avuto i suoi problemi pur in una domenica cosi trionfale.


Ci si domanda, piuttosto, se il duello tra Villeneuve e Pironi sia stato regolare.


Hanno fatto bene o male a combattersi con tanto accanimento Il canadese e il francese, rappresentanti della stessa squadra? Una sfida che poteva concludersi In modo rovinoso, con un incidente o un cedimento meccanico.


Perché la Ferrari non ha stabilizzato a un certo momento la situazione?


Le prime discussioni sono cominciate proprio tra Villeneuve e Pironi, ma doveva il pilota francese inchinarsi al compagno di squadra, con il mondiale appena cominciato e, quindi, senza che nessuno del due fosse lanciato più dell'altro verso il titolo?


In molti, in questo 25 Aprile 1982 pensano di no, anche se in futuro cambieranno idea.


Il successo della Ferrari, tuttavia, è stato completato per i colori italiani dalla conferma delle doti di Michele Alboreto che ancora una volta, pur non disponendo di una macchina competitiva, ha dimostrato grinta e regolarità. Il terzo posto del milanese, seppure in una gara con un numero ridotto di concorrenti, lo porta in alto nella classifica mondiale, alle spalle di Prost e Lauda, rimasti nelle prime due posizioni. Altro motivo di soddisfazione l'ottimo piazzamento della Osella di Jean-Pierre Jarier al quarto posto.


Sono i primi punti mondiali, tre per l'esattezza, per il costruttore torinese.


Deludente invece la prova dell'Alfa Romeo, bloccata da due guasti.


La corsa, in definitiva, riconcilia la Formula 1 con lo sport.


Finalmente si è gareggiato ad armi pari e per la prima volta da due anni sono state fatte verifiche tecniche attente e precise, tanto è vero che l'Ats di Winckelhock dopo gara è stata squalificata: il tedesco, che si è classificato sesto con sei giri di distacco, poiché si era fermato alla fine per un problema di motore, si presenta alle verifiche con la macchina pesante 578 chili invece dei 580 consentiti.


Solo due chili in meno, ma la legge deve essere rispettata.


Adesso il problema consiste nel sapere cosa faranno le squadre della Foca per vedere quale regolarità avrà il Campionato Mondiale. Se si metteranno d'accordo, se torneranno in pista, tutto si appianerà, ma le probabilità di una risoluzione rapida del confronto sono minime.


Da mercoledì 28 Aprile, a Casablanca ci sarà il congresso della Federazione Internazionale dell'Automobile, in cui il presidente Balestre esporrà il suo programma per una nuova Formula 1.


Le Case automobilistiche hanno già fatto sapere che non lo accetteranno.


Un'altra lotta, un'altra polemica: cosa succederà?


E' difficile fare previsioni.


L'unica possibilità è che si mettano tutti intorno ad un tavolo e ricomincino a discutere fino a quando tutti i problemi non saranno risolti.


Ciò che è chiaro è che la Ferrari è rilanciata nel Campionato Mondiale: una vittoria nella prima parte della stagione, dopo solo quattro prove, significa fiducia e speranza, se non fosse che la diatriba tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi prosegue anche nei giorni successivi.


Si dice che la notte porti consiglio, ma certamente questo non e il caso di Gilles.


Chi pensava che il canadese, il giorno dopo la sconfitta subita ad opera del compagno di squadra Didier Pironi, si calmasse e addolcisse le pesanti dichiarazioni fatte contro il francese al termine del Gran Premio di San Marino, si sbaglia. A mente fredda, dopo essere tornato a Monte Carlo, il pilota della Ferrari rincara la dose contro quello che ora considera un avversario come tutti gli altri, anzi un nemico che non vorrà mai più avere alle spalle.


"Pironi mi ha rubato la vittoria. Un autentico furto il suo che mi brucia maggiormente perché avallato da Marco Piccinini, direttore sportivo della Ferrari. Se esporre il cartello con la scritta slow non vuol dire abbandonare ogni velleità e mantenere le posizioni, spieghi cosa significa allora. A casa mia un avvertimento del genere chiarisce che non si debbono prendere rischi. Ed io ho obbedito come ho sempre fatto in altre occasioni, magari a malincuore, per il bene della scuderia".


In quali occasioni Gilles sei trovato nelle condizioni di rispettare un gioco di squadra?


"Diverse volte. Per tutte ricorderò due gare nel 1979. In Sudafrica era primo Scheckter ed io inseguivo al secondo posto. Recuperavo due secondi al giro su Jody. Ma quando arrivai alle sue spalle arrestai il mio attacco. Solo quando Scheckter si fermò ai box passai al comando e mi aggiudicai la corsa. Un'analoga situazione si verificò a Monza: era la mia ultima chance per battermi per il mondiale, mentre Jody con nove punti avrebbe conquistato matematicamente il titolo. Potevo battermi e forse batterlo, ma rispettai un amico e la Ferrari".


Perché Gilles ritieni che il primo posto era un suo diritto?


"E' semplice. Quando Arnoux ha rotto il motore sono passato in testa alla corsa con due secondi di vantaggio. Prima giravamo ad un ritmo infernale, sulla base di meno di 1'36" al giro. Sapevo che potevano esserci dei problemi con la benzina, forse insufficiente per finire la gara. Così invece di attaccare ho cominciato a risparmiare la macchina. Pironi invece si è fatto sotto, ha forzato il ritmo e mi ha superato. Allora gli ho dato una dimostrazione e ho effettuato un altro sorpasso. Sinceramente ho pensato che volesse dare spettacolo, divertire il pubblico. E sono stato al gioco. Siamo andati avanti sino alla fine con Didier che prendeva rischi incredibili. Al penultimo giro sono passato al primo posto, sicuro di non dover subire più la sua pressione. Invece mi ha gabbato. Non guardavo neppure nei retrovisori tanto ero certo della vittoria".


Perché cosi sicuro?


"Perché avevo fiducia nel buonsenso di Pironi. Perché credevo che la squadra, dopo quattro anni e mezzo di Ferrari, mi avrebbe tutelato. E' stata sorpresa la mia buona fede; se avessi voluto chiudere il passo a Didier credete che non ne sarei stato capace? Nessuno si ricorda della Spagna e di Montecarlo quando ho tenuto dietro molte macchine più veloci della mia? Pironi è nettamente meno veloce di me: mi può battere solo con l'inganno".


Adesso il rapporto di Gilles con la Ferrari è in pericolo?


"Devo pensarci sopra. Domenica ho detto a Piero Lardi Ferrari: cercatevi un altro pilota. Ero infuriato. Continuerò a lavorare come sempre per Maranello, a cercare di vincere delle gare. Con Pironi, invece, ho chiuso. Non dimenticherò mai, in tutta la vita, lo sgarbo, la scorrettezza che mi ha fatto. Parola di Gilles Villeneuve".


Simone Ghilardini

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