#5 1954: GP Francia, al debutto in Formula 1 vince la Mercedes, Farina assente per infortunio



Il 25 Giugno 1954, un pauroso incidente si sviluppa nel pomeriggio all'autodromo di Monza, mentre si svolgono le prove per il secondo Gran Premio Supereortemaggiore, riservato alle vetture della categoria sport internazionale, che si corre domenica 27 Giugno 1954 sulla distanza di 1008 chilometri. Verso le ore 16:00 Giuseppe Farina, sceso in pista al volante di una Ferrari di nuovo modello espressamente preparata per la gara di domenica, proprio al primo giro, mentre sfreccia a circa 240 km/h sul rettilineo davanti alle tribune, richiama l'attenzione dei presenti perché una vampata si è sprigionata dalla macchina.


Il comunicato ufficiale diramato dall'Automobile Club Milano attribuisce l'incidente a un ritorno di fiamma, ma accertamenti più accurati consentiranno di ricostruire cosi la drammatica avventura vissuta dal pilota torinese. Mentre la velocità aumenta, un organo meccanico - bloccatosi all'improvviso per cause sconosciute - ha determinato un arresto subitaneo della macchina, con la conseguente incrinatura del serbatoio. Si suppone che la benzina, sparsa in un baleno sul collettore di scarico, abbia provocato l'incendio della vettura.


Farina viene investito da una fiammata alle gambe.


Il pilota torinese, prova in un primo momento a dominare la macchina ma, vinto dallo spasimo, riesce con prontezza di spirito a fermare la macchina, nonostante sfrecciasse a oltre 250 km/h, e si mette in salvo gettandosi e rotolarsi nell'erba per lenire le bruciature alle gambe e per spegnere il fuoco che gli si era attaccato alla tuta. L'automobile rimane come liquefatta, mentre lo sfortunato pilota viene trasportato subito all'ospedale di Circolo di Monza, dove i medici di guardia gli riscontrano ustioni di primo e secondo grado agli arti inferiori e qualche ustione alle mani, guaribili in un mese. In un primo momento si temono complicazioni renali; ma in breve tempo tale pericolo viene scongiurato e le condizioni del degente non destano preoccupazioni.


Giuseppe Farina era appena tornato alle competizioni dopo la drammatica avventura della Mille Miglia: appena gli era stato possibile muovere il braccio destro, era tornato ad allenarsi, proteggendo l'arto con una speciale fasciatura, ed aveva gareggiato nel Gran Premio del Belgio.


La moglie, avvertita telefonicamente della disgrazia, si precipita in macchina a Monza, terrorizzata dal pensiero che una bugia pietosa le avesse nascosto una sciagura più grave. Lo stesso Giuseppe abbracciandola la rassicura:


"Sta tranquilla non è niente: tornerò presto a correre".


Tra i primi a visitare l'ex Campione del Mondo sono stati Gonzalez e Maglioli; il pilota argentino, su Ferrari ha fornito durante la prova il miglior tempo, compiendo il giro della pista alla media di 181 km/h, vincendo il primo premio di 150.000 lire. Un tempo notevole lo ha stabilito anche Maglioli, che avrebbe dovuto correre in coppia con Farina, filando alla media di 180 km/h.


Appena arrivato dall'America, il dottor Vecchia apprende della disavventura toccata al pilota torinese, ed immediatamente telefona da Torino durante la sera, ricevendo notizie tranquillanti.


La mattina del sabato 26 Giugno 1954, invece, il dottore viene a sapere che che Giuseppe Farina aveva trascorso una notte piuttosto agitata, pertanto chiede di poter essere accanto al pilota soprattutto in qualità di amico di famiglia. Questo, nonostante i sanitari dell'ospedale di Monza assicurano che le condizioni dell'asso torinese del volante non destano preoccupazioni e che Farina potrà guarire presto, anche se dovrà per almeno un mese curarsi le ustioni di primo e di secondo grado agli arti inferiori (anche le mani sono lievemente ustionate).


Il Gran Premio Supercortemaggiore che si correrà all'autodromo di Monza per vetture della categoria Sport internazionale non vedrà quindi Ascari, Villoresi e Farina, i primi due impegnati in Portogallo e il terzo degente all'ospedale in seguito all'incidente, ma i 50.000.000 di lire messi in palio nella corsa di domenica, che si si svolgerà dalle ore 16:00 alle 22:30 circa (la pista di. Monza sarà illuminata a giorno come pure i viali interni dell'autodromo), richiamano tuttavia l'attenzione dei piloti, mentre le migliori case costruttrici si contenderanno il premio di 20.000.000 di lire: le migliori tre litri europee saranno rappresentate dalla nuovissima Ferrari alla Maserati, dalla Gordini alla Aston Martin, dall'Osca alla Connaught.


Domenica 27 Giugno 1954, il Gran Premio di Oporto vede una brillantissima affermazione delle macchine e dei piloti italiani: primo Luigi Villoresi, di ritorno alle competizioni dopo il pauroso incidente di cui rimase vittima durante la preparazione per le Mille Miglia, e secondo Castellotti, entrambi su Lancia.


Brillantissima l'affermazione di Villoresi, ottenuta dopo una lotta serrata sotto un sole cocente e lungo un circuito tormentato. La difficoltà della gara resta documentata dal fatto che dei sedici partenti, soltanto sette riescono a terminare. La maggior parte di quanti si sono ritirati hanno avuto avarie meccaniche e tra questi vi è un nome assai illustre, il Campione del Mondo Alberto Ascari - a bordo della nuovissima Lancia 8.800 - che si è dovuto fermare al trentanovesimo giro.


Il percorso di 333 chilometri, corrispondenti a quarantacinque giri, sono stati compiuti solo da Villoresi e Castelletti, mentre il terzo arrivato, l'Inglese Whitehead, compie appena quarantatré giri.


Parallelamente, il Gran Premio Cortemaggiore, dopo una gara emozionante e combattuta, festeggia la vittoria della coppia Maglioli-Hawthorn su Ferrari, mentre secondi si classifica la coppia González -Trintignant. La prima ora della competizione è contrassegnata da una pioggia temporalesca che flagella letteralmente la pista, ma dopo poco dallo squarcio di nubi occhieggia il sole. Tuttavia sotto questo finimondo sin dall'inizio Maglioli, Behra, González, Bentosi e Manzon danno luogo ad una lotta serrata ed avvincente. Giovedì 1° Luglio 1954, dopo aver tanto atteso, finalmente la Mercedes porta in pista il modello W196, guidata dal Campione del Mondo Juan Manuel Fangio, che fino a pochi mesi prima giurava fedeltà al team Maserati, Karl Kling e Hans Herrmann.


Curiosamente, quarant'anni prima, nel 1914, Mercedes debuttò durante una gara disputata a Lione, e vent'anni dopo il primo ritorno nel mondo delle corse della Casa tedesca avvenne a Monthléry: per la terza volta consecutiva Mercedes torna a gareggiare, e lo fa ri-iniziando nuovamente in Francia.

La vettura argentata monta un motore 8 cilindri con alimentazione a iniezione, una tecnologia inedita per il mondo dei Gran Premi europei, in grado di erogare una potenza pari a 275 CV a 8500 giri/min. Con un cambio a velocità e 720 kg di peso, la W196 presenta una carrozzeria carenata, in grado di migliorare notevolmente il profilo aerodinamico dell'auto, contribuendo a un miglioramento sul giro di ben cinque secondi.


Proprio per questo motivo, la Mercedes può riserbare qualche grossa sorpresa al Gran Premio di Francia che si disputa sul circuito di Reims. Fin dalle prime prove, Fangio riesce a raggiungere una media di circa 200 km/h, nonostante il forte vento, in un circuito di 8,301 km che comprende due curve strette.


"Sulla linea retta, la più lunga che possa essere cronometrata, sono sicuro che debbo superare i 290 km/h in velocità pura".


Dichiara Fangio dopo l'allenamento.


L'attesa in tutto l'ambiente automobilistico è assai viva perché di fatto questo esordio costituisce l'avvenimento più importante dell'annata per lo sport del motore: per questo motivo, sono annunciate fin dalla vigilia dell'evento l'arrivo di comitive provenienti dalle città della Germania, dato che folti gruppi di operai della Mercedes-Benz saranno presenti alla gara per assistere a questo ritorno.


Alberto Ascari e Luigi Villoresi rientrano ufficialmente nell'ambiente dei Gran Premi validi per il Mondiale di Formula 1, seppur entrambi hanno un contratto firmato con Lancia e non corrono per quest'ultimo team: dopo la dipartita di Fangio, la Maserati chiede loro di partecipare, ed i due piloti riescono a ottenere un permesso speciale per soddisfare tale richiesta.


Con loro correranno Onofre Marimon e Sergio Mantovani, mentre le Maserati del principe thailandese Bira sono ferme alla dogana del Molaretto e non possono entrare in Francia a causa dello sciopero dei doganieri. La loro presenza al circuito di Reims è quindi piuttosto problematica. La corsa in sé non avrebbe carattere di particolare gravità agli effetti della corsa, poiché tutti gli assi della Maserati e della Ferrari sono già in Francia con le loro macchine; quello invece che minaccia di compromettere la partecipazione italiana al Gran Premio è il fatto che anche i pezzi di ricambio delle case suddette sono fermi alla frontiera e se lo sciopero si protraesse ancora mancherebbe la possibilità di far pervenire ai concorrenti in tempo utile il necessario materiale meccanico.


Ferrari, priva di Giuseppe Farina ancora convalescente, porta due modelli 553, concessi a José Froilán González e Mike Hawthorn, e schiera una 625 per Maurice Trintignant, mentre la Gordini porta tre vetture per Jean Behra, Jacques Pollet e Paul Frère. Fin dalle qualifiche, la bontà della Mercedes W196 non lascia scampo agli avversari: Fangio conquista la pole, seguito dal compagno Kling e da Ascari; l'argentino si aggiudica così le cinquanta bottiglie di champagne messe in palio dal direttore di gara. Domenica 4 Luglio 1954, alle ore 14:45, dinnanzi a 100.000 persone ha il via la gara, con le due Mercedes che allo scatto iniziale mantengono la testa, mentre Ascari viene sopravanzato da González. Per il pilota Maserati, la gara si conclude al primo giro, a causa di un problema alla trasmissione.


Hans Herrmann, che partiva settimo, nei giri successivi registra il miglior tempo e sorpassa González, sicché le tre Mercedes conducono trionfanti il Gran Premio di Francia. Gli inseguitori spingono per cercare tenere il passo delle Frecce d'Argento, andando tuttavia oltre i limiti meccanici, con conseguenti problemi tecnici: prima Pollet con la sua Gordini all'ottavo giro, poi Hawthorn e Berger al nono, sono costretti al ritiro a causa di noie al motore.


Al decimo giro anche Macklin si ferma per la rottura del motore, così come González, che si ferma per un problema al condotto dell'olio.


Con il pilota argentino viene meno dalla battaglia il più valido conduttore delle macchine italiane che dovevano in tal modo cedere alla supremazia germanica.


La corsa del resto è durissima, tanto è vero che del ventitré partenti solo sei riescono a tagliare il traguardo.


Il ritmo dei piloti Mercedes è inarrivabile per chiunque: Fangio conduce la gara, incalzato da Kling, staccato di un paio di secondi, mentre Herrmann ha un ritardo di ben trentacinque secondi: per il tedesco la gara termina nel corso del sedicesimo giro, sempre per problemi legati al motore, dopo che anche Salvadori si è fermato con la sua Maserati.


Seguono i ritiri di Schell a causa del malfunzionamento della pompa benzina, Wharton, Mieres, Marimon, Rosier, Trintignant e Frère.



Sono solo sei i piloti che giungono al traguarod, e tra di essi il tandem Fangio-Kling che a bordo di due Mercedes, dopo essere riuscito a doppiare tutti i concorrenti, si disputano la vittoria in una entusiasmante volata sulla lunga linea retta prospiciente le tribune: un solo decimo di secondo separa i due rivali a favore dell'argentino.


Dietro alle due macchine tedesche si piazza la Ferrari di Manzon, seguita dalle Maserati del Principe Bira e di Villoresi, il solo italiano che riesce a concludere la estenuante competizione.

Il dominio Mercedes lascia pochi dubbi su chi sia il pilota da battere: Fangio, già leader del Mondiale, è riuscito a incrementare ulteriormente il proprio vantaggio, ma deve fare i conti con Kling, che a Reims ha tagliato il traguardo con un distacco che non supera la lunghezza della ruota dell'argentino. La W196 ha costretto i rivali a spremere le proprie vetture anche oltre il limite meccanico, facendo sì che solo sei piloti potessero arrivare al traguardo, seppur con distacchi considerevoli. Per i team italiani esiste solo la teoria legata all'eccessivo numero di Gran Premi stagionali, molti dei quali non fanno parte del campionato iridato, mettendo così sotto forte pressione i propri meccanici, stremati dai tanti appuntamenti stagionali, rendendo molto complicata la ricerca dell'assetto ideale delle proprie monoposto.


Tuttavia, la vittoria delle nuove Mercedes a Reims suscita impressione: ora gli sportivi italiani attendono la rivincita.


La Lancia ha in cantiere le macchine Gran Prix che possono battere i tedeschi, ma metterle completamente a punto è un'impresa che richiede tempo e non soltanto abilita. Quando i rossi bolidi torinesi potranno scendere in gara?


A questo interrogativo, il 5 Luglio 1954 rispondono dalle fabbriche della Lancia:


"E' un avvenimento che potrebbe capitare domani come tra un mese, o due, o tre o anche più. La nuova situazione non ha mutato il nostro programma".


La presenza di Ascari e Villoresi, prestati alla Maserati per disputare la gara a Reims, oltre ad essere un atto di cortesia ed a permettere al Campione del Mondo di difendere la sua chance nella classifica del campionato mondiale, ha messo due piloti della Lancia in grado di controllare da vicino le possibilità delle Mercedes.


Il rapporto degli inviati a Reims è naturalmente mantenuto segretissimo, ma si sa comunque che il punto di forza delle Mercedes sta nella ripresa. Altra buona dote del team tedesco è naturalmente la velocità, mentre meno soddisfacenti sembrano essere le caratteristiche per quanto riguarda la stabilità e la frenata.


In conclusione si ritiene che il primo round sia stato favorevole alle vetture tedesche, ma che le successive gare da disputare possano permettere nuove sorprese, incominciando dall'imminente circuito di Silverstone.


Di questo sono convinti anche i tedeschi, tanto è vero che si parla di un curioso progetto della Mercedes: infatti, per i circuiti veloci la casa germanica adotterà la caratteristica carrozzeria aerodinamica provata domenica a Reims, mentre per i percorsi meno rapidi si potranno vedere in gara le macchine svestite, cioè a siluro, e più leggere di parecchi chilogrammi.


Intanto, nell'attesa del debutto della Lancia, gli alfieri dei colori italiani, Ferrari e Maserati, affilano le armi.


Simone Pietro Zazza

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