#5 1953: Gran Premio del Belgio, Fangio termina la corsa all'ospedale, Ascari trionfa ancora



Dopo soli quattordici giorni dalla gara disputata in Olanda, il 21 Giugno 1953, sul Circuito di Spa-Francorchamps, si svolge il Gran Premio del Belgio.


Il pubblico sembra essere deluso dallo strapotere della Ferrari e spera in una sorpresa da parte della Maserati, dato che le premesse di inizio anno sembravano quelle di un campionato che potesse essere perlomeno combattuto. La Scuderia di Maranello, fino a questo momento, ha dimostrato di poter contare su un’affidabilità che in griglia non ha eguali, un fattore che, unito ad un campione come Alberto Ascari, risulta essere imbattibile.


Le Maserati, tuttavia, hanno raggiunto un buon livello qualitativo, ma quello che manca sono soprattutto le doti di fondo. I restanti costruttori britannici e francesi, non possono che recitare la parte delle comparse.


Al Gran Premio del Belgio sono iscritti ventidue vetture, ma anche questa volta, l'interesse della corsa è dato dal duello fra la Maserati e la Ferrari: la prima con Fangio, González come uomini di punta, la seconda con Ascari, Farina e Villoresi.


Tanto la Maserati che la Ferrari sono in cerca d'una rivincita: la Maserati è stata superata nel circuito di Zandvoort dalla vettura di Maranello; la Ferrari è reduce dalla sfortunata prova della 24 Ore di Le Mans.


Per questo è facile prevedere che la lotta sarà incerta e durissima.


Se da considerazioni generiche alla vigilia delle prove si poteva ipotizzare la Ferrari come favorita nei confronti della Maserati, dopo che i piloti compiono i primi giri di assaggio sulla pista si deve concludere che le due Case hanno più o meno le stesse possibilità.


Come sperato, le prove di questo Gran Premio riaccendono la speranza negli spettatori, dato che Fangio si aggiudica la pole position, seguito da Ascari e González sull’altra monoposto del tridente. In seconda fila scattano le due Ferrari di Farina e Villoresi, mentre in terza troviamo la Maserati di Marimon, la Ferrari di Hawthorn e Trintignant, ed il primo degli altri, il francese Maurice Trintignant, con la Gordini.


Al momento del via, a cui partecipano venti corridori, dato che non si presentano De Tornaco e Swaters, le due Maserati prendono la testa della corsa, con Fangio a dettare il ritmo. Al secondo giro, però, è González a balzare in testa e a porre un ritmo serrato alla gara. I due argentini cominciano a guadagnare parecchio terreno, ma al box della Ferrari non c’è preoccupazione.


In Ferrari, infatti, sono stati informati tramite una voce ufficiosa ma non confermata che la Maserati ha ideato un piano per indurli ad avere dei guasti e a ritirarsi. In sostanza la casa del tridente ha consegnato a González una macchina scarica di benzina, che unita alla sua proverbiale irruenza, lo avrebbe portato a guadagnare molto terreno sui propri avversari, che costretti ad inseguirli avrebbero dovuto attuare un forcing che avrebbe facilitato qualche rottura meccanica.


In effetti, González al decimo giro ha 12" di vantaggio su Fangio, 40" su Ascari e oltre un minuto su Farina, e al termine della tornata successiva eguaglia il record del circuito da lui stabilito nelle seconda tornata, in 4'34", ma a questo punto avviene il fatto che potrebbe confermare le voci circolate.


All’undicesima tornata González arriva alla curva Stavelot a motore spento, ed è costretto al ritiro. Ufficialmente, l'argentino è fermo per un guasto al comando dell’acceleratore, tuttavia la verità per ora la sanno solo i diretti interessati.


Fangio dunque si ritrova in testa, seguito a 34" da Ascari e a 53" da Farina. Il nuovo leader della corsa prosegue, e quando siamo già ad un terzo della gara ha già guadagnato una media di tre secondi al giro. La sua illusione di vittoria, però, dura poco, dato che al tredicesimo giro la sua monoposto subisce un guasto al motore che lo costringe al ritiro, lasciando la prima posizione ad Ascari.


A questo punto, i calcoli effettuati dalla Ferrari sembrano poter dare ragione agli uomini del Cavallino Rampante. Fangio rientra in pista prendendo il posto di Claes, sotto ordine del direttore sportivo della Maserati, ma lo svantaggio è incolmabile, poiché ammonta a tre minuti e cinquanta secondi.


Al sedicesimo giro anche Farina è costretto al ritiro per delle noie al motore. Da qui in avanti l’unico motivo di interesse è dato dalla rimonta di Fangio, che essendo un pilota generoso, e non avendo niente da perdere, sta facendo di tutto per recuperare terreno, suscitando l'entusiasmo dei 100.000 presenti.


Ascari, dunque, aumenta l’andatura in vista del rifornimento da effettuare, mentre Villoresi sosta ai box riuscendo a non farsi superare. Fangio continua a spingere nella speranza di ottenere almeno il secondo posto, dopo aver superato Marimon e Hawthorn, avvicinandosi a Villoresi, il quale sotto'l'incalzare dello scatenato argentino ha sorpassato a sua volta Hawthorn e Marimon, portandosi in seconda posizione.


Ma le speranze di Fangio si spengono all'ultimo giro, allorché il distacco da Villoresi è ridotto a una ventina di secondi, poiché alla curva Stavelot la sua vettura esce di pista a causa di una macchia d’olio. La Maserati del pilota argentino sbanda, compie un'impressionante serie di dietro-front ed esce di strada, mentre il pilota viene sbalzato fuori della macchina e nell'urto contro il terreno perde i sensi.


Poco dopo, sul luogo dell'incidente accorre un'ambulanza.


Fortunatamente, il pilota argentino non subisce danni, ma riceve un caloroso applauso del pubblico mentre saluta gli spettatori dal finestrino dell’ambulanza che lo sta accompagnando al box. Più tardi, all'ospedale Fangio non apparirà in gravi condizioni, nonostante sul principio i medici avevano temuto che lo svenimento fosse stato causato da commozione cerebrale. L'esame radiografico escluderà viceversa l'ipotesi di una frattura cranica.


Intanto Ascari conclude la sua corsa, tra applausi scroscianti, con un nuovo trionfo personale e della Ferrari, seguito dall'amico e compagno di squadra Luigi Villoresi.


Al terzo posto, con un giro di distacco, si piazza una Maserati, quella di Marimon, e al quarto quella dello svizzero De Graffenried. Quinto è Maurice Trintignant, con la sua Gordini. Sono dunque giunte al traguardo due delle cinque Maserati partite, quelle meno sollecitate dalla temerarietà dei piloti, mentre la Ferrari ne ha invece classificate tre su quattro: una al primo, una al secondo e la terza al sesto posto, con Hawthorn. Il fatto nuovo di Francorchamps è, dal punto di vista meccanico, il giro più veloce segnato dal settore Maserati.


In quanto all'esito del Campionato del Mondo mancano sei tappe alla fine; tuttavia c'è da pensare che dallo scorso anno non molto dovrebbe mutare, nonostante un ampio margine per quel che riguarda le sempre possibili sorprese.


I risultati di Francorchamps riconfermano una nota situazione di fatto: l'imbattibilità o quasi di Ascari, quando la macchina gli fornisce un regolare rendimento, e la netta superiorità delle vetture Ferrari per quel che riguarda gli ordini d'arrivo di ogni singola prova, ossia tenuta allo sforzo e un magnifico equilibrio tra le varie esigenze meccaniche che una macchina da corsa impone.


Ludovico Nicoletti

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info, o inviando una e-mail a staffosservatoresportivo@gmail.com Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.