#5 1951: Gran Premio di Francia e d’Europa, vince Fangio, e scavalca Farina in testa al campionato!



Il trentottesimo Gran Premio di Francia, denominato anche dodicesimo Gran Premio d’Europa, che si disputa il 1º luglio 1951 sul circuito di Reims, si porta dietro le continue diatribe tra le tipologie di motore che stanno dominando il mondiale, e tra i diversi piloti che si stanno dando battaglia per la vittoria del titolo mondiale.


L’Alfa Romeo porta quattro vetture ufficiali 159A, di cui una viene affidata a Luigi Fagioli, che si va ad aggiungere al Campione del Mondo in carica, Giuseppe Farina, all'asso argentino Juan Manuel Fangio, e a Consalvo Sanesi, ricomponendo così il trio delle famose tre effe.


La scuderia del quadrifoglio, per l'appuntamento francese, presta particolare attenzione all’impianto frenante, che in questo circuito risulta essere parecchio sollecitato, portandone una versione sovradimensionata. In realtà, ogni casa automobilistica partecipante sembra averlo fatto, perché, pur essendo presenti solamente tre frenate per giro, le vetture sono chiamate a decelerazioni molto cospicue, con le monoposto che passano da 300 km/h a 60/70 km/h nello spazio di pochi metri.


Tale accorgimento, dunque, lascia comprendere quanto sia fondamentale un buon impianto frenante, per guadagnare terreno sugli avversari.


Parallelamente, la Ferrari porta tre monoposto ufficiali, modello 375: due, con doppia accensione e ponte De Dion, sono affidate ad Ascari e Villoresi, mentre la terza, con accensione singola e ponte normale, viene data al pilota argentino José Froilán González, al debutto su una Ferrari in Formula Uno.


Altre due vetture, un modello 375 Thinwall Special, e una 125, sono affidate rispettivamente ai piloti britannici Reg Parnell e Peter Whitehead.


Lo schieramento viene completato da sette Talbot, quattro Simca e tre Maserati.


Uno dei problemi che salta subito all’occhio degli addetti ai lavori è dato dalle gomme, perché il battistrada, ad ogni uscita di curva, sembra vibrare molto: inoltre, a causa del caldo e delle alte velocità, l’usura è molto elevata.


Le Ferrari si affidano al costruttore belga di pneumatici Englebert, mentre le Alfa alle Pirelli; le vetture francesi, invece, utilizzano le Dunlop.


Al termine delle prove cronometrate, la pole position è del solito Fangio, che abbatte il precedente record stabilito nel 1939, abbassandolo di ben nove secondi, ad una media di 193,112 km/h.


Il pilota argentino precede il suo compagno di squadra, Giuseppe Farina, e la Rossa di Alberto Ascari, terza a chiudere la prima fila.


Al via, Fangio mantiene la vetta seguito da Ascari, Villoresi, Gonzales, Sanesi e Fagioli, ma al primo passaggio, il pilota milanese della Ferrari passa in testa alla corsa.


Al quinto giro la situazione vede Ascari al comando con Fangio, Villoresi e Farina a fare da inseguitori. Farina sembra scatenato nel suo recupero, e continua a far segnare giri record ad ogni tornata: all'ottavo, dodicesimo, quindicesimo, diciassettesimo e diciottesimo. I due uomini al comando, tuttavia, sono costretti ad effettuare una sosta forzata, il primo a causa di noie al cambio, mentre il secondo per problemi all’accensione.


Farina quindi riesce a sopravanzare Villoresi, e si ritrova in prima posizione, con Fangio che poco dopo essere ripartito è di nuovo costretto a fermarsi, e Ascari che ancora non riesce a riprendere la corsa. Farina è indiavolato, e al ventesimo giro ha già accumulato più di venti secondi di vantaggio su Villoresi, che è tallonato da Fagioli e Gonzales.


Proprio l’argentino riesce a mettere in sequenza dei buoni giri, portandosi in seconda posizione, mentre Fangio prende il posto del suo compagno Fagioli, che ripartirà poco dopo con la vettura dell’argentino.


La Ferrari attua la stessa mossa, sostituendo Ascari con Gonzales.


A questo punto, al trentacinquesimo giro, la situazione è la seguente: primo Farina, secondo Ascari distanziato di 1'23", terzo Fangio con 1'33" di distacco, quarto Villoresi e quinto Parnell. Ascari, però, ha nuovamente problemi, questa volta ai freni, e Fangio al quarantesimo giro ne approfitta salendo in seconda posizione, seppur distanziato di 1'17" dal compagno Farina.


Nello stesso giro, il Campione del Mondo in carica inizia ad accusare dei problemi alle gomme, dato che il battistrada dell’anteriore sinistra si stacca, e si avvolge fra il perno e il tamburo del freno, costringendo il pilota dell'Alfa ad una sosta ai box di oltre tre minuti. Quando riesce a ripartire, Farina è in terza posizione.


Ma la sfortuna del pilota italiano non si placa, e dopo diciassette giri anche un altro battistrada si stacca, facendogli perdere trentuno secondi che gli costano la propria posizione, in favore di Villoresi.


Nel frattempo, Fangio riesce ad abbassare nuovamente il record sul giro e Ascari, vittima di alcuni problemi ai freni, non riesce ad impensierirlo più di tanto. Farina non ne ha più, e cede il passo persino alla Ferrari privata di Parnell, concludendo in quinta posizione.


Nel finale, Sanesi si rende protagonista di un gesto eroico, spingendo la sua monoposto per oltre un chilometro e mezzo, permettendo alla sua scuderia di portare al traguardo tutte le vetture, mentre le Simca e le Talbot di Etancelin e Rosier non ce l’hanno fatta.

Le posizioni rimangono dunque immutate, quindi Fangio, in coppia con Fagioli, vince la gara con un minuto di vantaggio su Ascari, che si aggiudica il secondo posto assieme al compagno di squadra González, mentre Villoresi conclude terzo a tre giri.


Chiudono a punti Parnell, quarto con la sua Ferrari 375 Thinwall Special, e lo sfortunato Giuseppe Farina.


La classifica iridata vede ora Fangio in testa con 15 punti, seguito da Farina con 14, Ascari e Villoresi con 8 punti, Taruffi e Nazaruk a 6, ed a scalare il resto dei concorrenti.


Ludovico Nicoletti

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