#649 GP di San Marino 2000, per Schumacher sono tre su tre, Hakkinen è secondo



In occasione di una rassegna storica organizzata dall’Alfa Romeo e dai vertici della Fiat alla Royal Dublin Society, il 29 Marzo 2000 Michael Schumacher sbarca in Irlanda per prendere parte all’esposizione delle auto del Biscione. Schumacher si concede ai media con insolito entusiasmo, posando al voltante dell’Alfa che Fangio portò al trionfo iridato nel 1951.

Quando gli si chiede di paragonare Barrichello ad Irvine, Michael ha parole cordiali per l'ex compagno:


"Assolutamente impossibile fare paragoni tra i due. Eddie è un tipo del tutto speciale, e devo dire che mi sono divertito parecchio con lui alla Ferrari. Anche in privato abbiamo festeggiato diverse occasioni insieme. Attriti? In alcune circostanze avrebbe potuto comportarsi meglio, ma resta un soggetto unico. È stato sfortunato, agli inizi, con una Ferrari che nel primo anno non aveva nemmeno il muletto per lui. Ma ha saputo imporsi. Poi è uno che pensa con la sua testa, ha avuto parecchie buone idee, che sono risultate utili al team".

"Barrichello è più tranquillo, mi assomiglia, anche lui come me è tutto corse e famiglia. E ha la sua macchina per le prove, può permettersi di essere più rilassato dell'Irvine degli inizi".

Due vittorie nelle prime due gare, ma sempre terzo al via, dietro le McLaren. Schumacher sottolinea che:


"Non è un problema che mi preoccupa; in gara la Ferrari ha i mezzi per battere la McLaren. Naturalmente avremo bisogno di fare i tempi in tracciati come Monte Carlo, ma la Ferrari è partita col piede giusto. Date le sue grandi capacità di sviluppo, il resto della stagione potrebbe essere ancora più vantaggioso, ma restiamo con i piedi per terra. Poi in Australia e in Brasile avrei fatto senz'altro meglio in prova, ma in entrambi i casi è intervenuta la bandiera rossa".

Michael poi rivolge un appello alla FIA per la sicurezza:


"Se due macchine si toccano, decollano facilmente per il contatto degli pneumatici. Un pericolo che si potrebbe evitare con poco, ma la FIA non si muove. Prima o poi una macchina volerà tra la folla: posso accettare il rischio per i piloti, non per gli spettatori".

E sul futuro ha le idee chiare:


"Potrei correre oltre i quarant'anni, come Mansell, ma il mio fisico mi dirà quando smettere. Non farò come Prost, non mi vedrete in Formula 1 dopo il ritiro. E non correrò mai nelle gare USA, molto più pericolose dei Gran Premi".

Intanto, a Fiorano, il 30 Marzo 2000 la pioggia frena l’ultima giornata di test che Luca Badoer conduce al volante della vecchia F399. Già dopo pranzo la squadra lascia il tracciato di casa, mentre l'asfalto si asciuga dopo che Badoer ha percorso soltanto venticinque tornate, la migliore delle quali in 1'07"755.

Quanto provato dal trevigiano sulle monoposto 1998 e 1999 viene poi trasferito sulla F1-2000, che nei giorni successivi avrà al volante proprio Schumacher, di ritorno dall’Irlanda.


Nel primo giorno di test, effettuato il 31 Marzo 2000, Schumacher trascorre dodici ore in pista con la F1-2000 per prepararsi in vista della terza prova del Mondiale in programma ad Imola, per il Gran Premio di San Marino, prima tappa europea in calendario. Il due volte iridato lavora su assetto e aerodinamica, completando novantadue giri, mentre Badoer, sempre alla guida della F399, ne compie cinquantuno. Schumacher mostra nuovamente di essere di ottimo umore, e non potrebbe essere altrimenti dopo le due vittorie in Australia e Brasile, arrivate in concomitanza ai due ritiri dell’acerrimo rivale Mika Hakkinen. Michael, ad una settimana dall’appuntamento in Romagna, invita tutti alla calma, sostenendo che il mondiale è tutt’altro che finito, anche con una eventuale terza vittoria di fila ad Imola.

Stesso concetto espresso anche da Jean Todt:


"Non montiamoci troppo la testa. Diciamo che Imola è bella perché là incontriamo tutti i nostri tifosi e anche perché è vicina a casa, ci si può arrivare in un attimo; stavolta, però, io dovrò farlo da Parigi dove domani sono impegnato in una riunione della FIA. Ma domenica sera farò presto a tornare a casa come tutti i ragazzi".

Al di là della prudenza, la Ferrari si presenta ad Imola come nessuno avrebbe mai potuto immaginare e sognare:


"D'accordo, ma abbiamo appena compiuto l'11,7% della strada complessiva; e l'abbiamo compiuto benissimo perché le cose sono andate bene per noi, e meno bene per i nostri rivali diretti che restano fortissimi".

In merito al ricorso respinto dal Tribunale d'Appello della FIA sulla squalifica comminata a Coulthard in Brasile, Todt dichiara:


"Indossando la giacca della Ferrari io non mi permetterei mai di fare commenti su faccende degli altri, e vorrei che facessero così anche gli altri nei nostri confronti, cosa che però non sempre succede".

Stando alle caratteristiche del tracciato in quali condizioni si presenta la Ferrari?


"Abbiamo una macchina che è nata bene, si tratta di risolvere via via quei problemi che abbiamo conosciuto e di procedere nello sviluppo, in modo da compiere nel corso della stagione salti di qualità ben più consistenti ed importanti del passato. Questo è il nostro obiettivo e quindi bisogna continuare a concentrarsi sul lavoro che c'è e ci sarà da fare, senza illudersi del piccolo vantaggio che potrebbe dissolversi in due gare, come in due gare è stato guadagnato".


Schumacher afferma che finalmente quest'anno ha una Ferrari in grado di poter andare bene su ogni tipo di circuito, ma su questo argomento Todt corregge il suo pilota:


"Già da un po' è così, sono lontani i tempi in cui dicevamo questa pista ci va bene o non ci va bene. Michael intende dire che siamo arrivati ad un livello generale molto buono, in questo ha ragione ma non ci deve bastare. Intanto per Imola abbiamo preparato tutto con molta cura, senza particolari novità estreme, ma tante piccolissime cose che dovrebbero portare miglioramenti un po' in ogni area della macchina".


Potrebbe anche esser giunta l’ora di partire in prima fila se non addirittura in pole?


"Sia in Australia sia in Brasile ci siamo andati vicinissimi, solo circostanze occasionali ci hanno negato la prima fila. Ad Imola la battaglia sarà dura ma non è dato per certo che siano ancora gli altri a partire davanti; anzi penso proprio di no, penso che almeno una macchina in prima fila la metteremo, anche se ancora non so da quale lato della griglia".

Al di là dei successi, ciò che ha maggiormente impressionato Todt è stato:


"L’ambiente della squadra, dalla forma veramente eccezionale di Schumacher e dalla professionalità di Barrichello. Nonostante la profonda delusione del ritiro davanti alla sua gente, è rimasto sino a tarda sera con noi a festeggiare la vittoria di Michael. Sono sicuro che Imola accoglierà Rubinho con l'affetto e l'entusiasmo che merita".


Pochi giorni dopo, il 2 Aprile 2000, Michael Schumacher torna a parlare dell'incidente occorso a Silverstone nella passata stagione, attraverso una lunga intervista concessa a Welt am Sonntag, il giornale di qualità della domenica del gruppo Springer:


"Ad un certo momento, a Silverstone, mentre ero bloccato nella mia Ferrari, sentii il cuore battere sempre più lentamente, come se fosse vicino a fermarsi. Tutto attorno a me era solo silenzio, pensai che fosse finita, poi improvvisamente riaprii gli occhi e sentii di nuovo i battiti regolari, sempre più forti. Ero tornato alla vita".


"Pensai subito di essere arrivato a un passo dalla morte. La sensazione fu rafforzata da ciò che provai subito dopo l'impatto. Mi sentii in ogni istante cosciente e sveglio, mi ero perfettamente reso conto di quanto fosse accaduto. Provai ad abbandonare l'auto da solo, ma non ci riuscii. Chiaro che c'era qualcosa che non andava alla gamba. Arrivò il medico, gli dissi subito di tranquillizzare mia moglie e di spiegare alla gente del team Ferrari che c'erano problemi ai freni posteriori".


"Poi all' improvviso piombò su di me il silenzio. D'un tratto tutto tacque, e quando poi il mio cuore riprese a marciare, aprii gli occhi, mi sentii di nuovo al mondo. Subito pensai: allora è così che accade, quando la gente si sente andare nell'aldilà e poi torna al mondo dei vivi. Oggi, ripensandoci, so di certo che in realtà il mio cuore non si fermò, ma con precisione non sono in grado di dire che cosa mi accadde".


"Dopo l'incidente sono cambiato, nella mentalità. Non sono più puntiglioso come prima, in testa mi sento più libero".


Il 5 Aprile 2000, prima di recarsi ad Imola, Badoer collauda le tre monoposto con cui la Ferrari affronterà il Gran Premio di San Marino. Le vetture in questione sono le scocche numero 198, 199 e 200. Nulla da fare per la 201, la scocca danneggiata durante le qualifiche del Brasile da Michael Schumacher.


Nel mentre, il pilota tedesco torna a giocare a calcio.


Schumacher non segna, ma ci va vicino tre volte e deve maledire Cabrini (sì, il terzino campione del mondo, per una notte improvvisatosi portiere della selezione Romagna Vip) se lo stadio di Faenza non riesce ad esplodere. In più confeziona assist, fa partire l'azione del momentaneo 1-1 realizzato da Fisichella, semina il panico sulla fascia destra.


Schumacher non si era più disimpegnato in pubblico dall'incidente di Silverstone dell'11 Luglio 1999, ma 269 giorni dopo ricomincia alla grande, correndo con scioltezza, dimostrando di non avere alcun problema nei movimenti, nonostante la sua gamba abbia ancora all' interno due placche e il suo marcatore, almeno nel primo quarto d'ora, sia il monumentale ex pugile Francesco Damiani, uno che nei contrasti dovrebbe far paura.


Intanto, alla vigilia del week-end in terra romagnola, la FIA si riunisce a Ginevra per una prima bozza del calendario per la stagione 2001. E, a sorpresa, il Gran Premio della Repubblica di San Marino non figura tra le gare in programma, così come tante altre trasferte europee che si punta a sostituire con Gran Premi in altri continenti. Il tutto nasce da un conflitto di interessi tra Unione Europea e Federazione Internazionale, la quale continua nella sua strategia di pressione nei confronti di Bruxelles. L’obiettivo è avere mano libera su una serie di temi chiave per la gestione della Formula 1: dai diritti televisivi alle sponsorizzazioni del tabacco, che oggi sfuggono alle norme europee.


Così, per premere sul commissario Mario Monti, la FIA adesso minaccia di portare lontano dall'Europa la maggior parte dei Gran Premi, considerando l'Unione Europea un solo Paese (un po' come gli Stati Uniti), che può ospitare dunque un numero limitato di prove.


Tornando a questioni puramente sportive, la terza prova del Mondiale costituisce un vero e proprio bivio per Mika Hakkinen, ancora a quota zero punti a causa della scarsa affidabilità della sua McLaren-Mercedes, che lo ha appiedato sia a Melbourne che Interlagos. Curiosamente, in una cena a Jerez, la sera prima che venisse presentata la MP4/15, Hakkinen, col sorriso stampato in faccia, aveva proseguito il discorso interrotto mesi prima:


"Sì, credo proprio che ci siamo: la nuova McLaren è più robusta di quella che avevo prima. Sono stati percorsi migliaia di chilometri senza gravi inconvenienti. Ho fiducia".


Mai previsione si rivelerà più sbagliata. La McLaren si mostra fragile esattamente come la passata stagione, se non di più, al contempo la Ferrari è affidabile e anche incredibilmente veloce. Come se non bastasse, alla situazione già critica si è aggiunta la squalifica inflitta a Coulthard in Brasile per una irregolarità all’alettone anteriore.


La parola d’ordine per la scuderia di Woking è lasciarsi alle spalle questo inizio disastroso, e tentare di porre subito un freno alla fuga di Schumacher.


Coulthard, però, fa fatica dimenticare la squalifica di Interlagos:


"La macchina era regolare. I giudici non si sono mostrati d'accordo. Rispettiamo la decisione, ma è un'ingiustizia".


Giunti ad Imola, logicamente non è dei migliori nemmeno l’umore di Hakkinen, che evita meticolosamente i media, rilasciando qualche breve dichiarazione solo ad i suoi connazionali. Un breve sfogo che dice tutto:


"Venti punti di distacco da Schumacher sono un problema serio. Non riesco a trovare le parole giuste per dire quanto sia serio. Sapevo che questa sarebbe stata una stagione molto difficile. Non ho più pressione addosso dell'anno scorso, la strada è ancora lunga, ma che ci siano delle difficoltà ormai è indiscutibile. Io cerco di dare il massimo, ma senza affidabilità le gare non si vincono".


Con la attuale situazione in classifica generale, a maggior ragione è lecito aspettarsi una vera e propria invasione dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari da parte dei tifosi della Rossa. I biglietti sono finiti in poco tempo, e secondo gli organizzatori, potrebbe vacillare il record di presenze che resiste dal 1983: 187.000 paganti nel corso dell’intero week-end.


Schumacher, già vincitore nella stagione '99 dopo un serrato duello con Coulthard, prosegue sulla falsa riga dei giorni precedenti, invitando tutti ad essere prudenti:


"Fare venti punti in due corse è una grande cosa. Ma voglio chiedere a tutti di stare calmi, il campionato è appena cominciato, e sarebbe sbagliato credere che lo abbiamo già vinto. La stagione è ancora lunga, troppo lunga per vivere già di rendita".


Il tedesco è tranquillo, rilassato ma non vuole illudere i suoi fan:


"Non mi aspettavo che la McLaren avesse queste difficoltà. Soprattutto a San Paolo abbiamo vinto perché siamo stati forti, perché abbiamo dimostrato che li potevamo superare in gara, cosa che non succedeva da tempo. È un'altra conferma di quanto buona sia la nostra macchina, anche se dobbiamo aspettarci una reazione dei nostri avversari".


Per parare il colpo della prevedibile riscossa di Hakkinen, ha già in mente la strategia:


"La prima pole position dell'anno la voglio fare a Imola, è possibile e darò il massimo per centrare questo obbiettivo. Al momento non vedo alcun ostacolo specifico che ci possa fermare".


Il suo desiderio non è solo una questione statistica, è quasi una necessità:


"Su questa pista non ci sono molte occasioni per superare, e ottenere il miglior tempo in qualifica semplificherebbe tutto. Anche se, è altrettanto vero, che a Melbourne e Interlagos abbiamo dimostrato di saper vincere anche partendo da dietro".


Il tris, dopo Australia e Brasile, è alla portata?


"Direi di sì, abbiamo settanta probabilità su cento di farcela. Sarebbe molto bello perché i tifosi della Ferrari se lo meritano. Fino all'anno scorso, alla vigilia di Imola noi eravamo sempre un po' in affanno. Quest'anno è la prima volta che arriviamo qui ben preparati, con una macchina che va molto bene, che non ha bisogno di novità, ma solo di ritocchi e adattamenti al circuito. Ho vinto l'anno scorso, a maggior ragione dovrei vincere adesso. Per questo sono ottimista. Ma non mi faccio illusioni".


Quanto è importante vincere a Imola?


"Certo, è sempre importante vincere, ti dà una grande carica. Ma abbiamo un tale vantaggio di punti che potrei anche non vincere, nel senso che ci basta poco per mantenere un buon margine. Voglio dire che non sono costretto a correre per vincere, per fare punti, non ho questa pressione, mentre loro ce l'hanno. E questo è un vantaggio per me anche perché pure noi abbiamo avuto qualche problemino di affidabilità e quindi poter gareggiare con una relativa tranquillità è una buona cosa. I nostri avversari invece devono fare di tutto per vincere, subiscono una pressione non irrilevante".


Nove mesi dopo l'incidente, Michael è tornato a giocare a calcio in una partita di beneficienza alla quale ha partecipato anche Giancarlo Fisichella:


"La Ferrari non me lo aveva negato prima, né lo farà adesso. Voglio dire che era, ed è, un problema mio. Prima non me la sentivo e non giocavo. Ora mi sono sentito fisicamente a posto, pronto per giocare, e ho giocato una partita. Ho fatto un sacco di sbagli, chi è stato molto bravo invece è Fisichella".


Proprio il pilota della Benetton si presenta ad Imola dopo un gran podio conquistato in Brasile che gli ha consentito di salire in seconda posizione in classifica generale, a quota otto punti. Guardare la classifica, come ammette lo stesso Fisichella, fa davvero un bell’effetto:


"Soprattutto perché sono reduce da due stagioni difficili. Il campionato è iniziato bene e il futuro non può che essere migliore adesso che siamo passati nelle mani della Renault, e che al timone c'è Briatore. La strigliata di Flavio a San Paolo è stata proficua, perché ha rinvigorito gli stimoli di una squadra che comunque era intenzionata a far bene quest'anno".


A Imola il pilota romano potrà godere del tifo del suo fan club e, soprattutto, delle ultime novità provate la settimana precedente in Gran Bretagna, a Silverstone:


"Prima di partire per Faenza ho incontrato i miei cugini Luigi e Luca che curano il circolo dei tifosi a Roma. I primi arriveranno domani al Santerno ma sabato e domenica ci saranno proprio tutti. Per quanto riguarda le nuove soluzioni abbiamo affinato la frizione che ci dava qualche grattacapo in partenza, non è ancora al cento per cento ma è già meglio di prima. Le ali sono invece per condizioni di grande carico aerodinamico: le useremo soltanto in caso di pioggia".


Secondo le previsioni, nel fine settimana non cadrà neppure una goccia d'acqua, ma a Fisichella va bene anche così:


"Pur con l'asciutto ho le carte in regola per partire nei primi sei, e inseguire ancora il podio. Chiaro che se piovesse mi andrebbe benissimo visto che qui ho vinto con l'acqua in Formula 3, ho esordito in Formula 1 sul bagnato, e l'anno scorso ho rischiato di vincere al Nürburgring".


Tra Fisichella e la strada verso il secondo podio di fila potrebbe frapporsi Jarno Trulli, dando vita così a un entusiasmante derby tutto italiano. I due si conoscono da quindici anni, ed hanno un rapporto estremamente corretto. Dal canto suo, il pilota della Jordan non mostra alcuna invidia verso il connazionale che lo precede in classifica:


"Giancarlo ha avuto un avvio davvero buono ma anch'io posso finalmente guardare con ottimismo al Gran Premio di Imola, e se lungo la strada non ci saranno ostacoli potrei conquistare il mio primo podio dell'anno".


L'abruzzese spera che il quinto posto a Interlagos, divenuto nel dopo gara un quarto posto con la squalifica di Coulthard, costituisca una svolta in una stagione che era partita con il piede sbagliato:


"Sì, il mio primo avversario sinora è stata la sfortuna, anche se nelle prove ufficiali del Brasile ho commesso un errore che poi mi ha condizionato in gara. Adesso la macchina sembra affidabile e, salvo qualche inserimento a sorpresa, siamo sempre noi la terza forza del campionato. Nelle prossime gare avrò un motore evoluzione che ho saggiato a Silverstone, anche se poco perché la pista era bagnata".


Che gli spalti del Santerno si dipingano di rosso, non è cosa che turbi eccessivamente Trulli:


"So che la Ferrari catalizza sempre tutta l'attenzione, specialmente in un momento come questo, ma anch'io e Giancarlo avremo la nostra bella fetta di tifosi, e poi quando sei in macchina pensi soltanto a te stesso".


Così per fare davvero tutti felici, a Trulli non dispiacerebbe salire sul podio insieme a Schumacher e Barrichello:


"Così sarebbe una festa tutta italiana".


Quella di Imola sarà l’ultima gara con l’elettronica allargata. La FIA, infatti, aveva già deciso prima del Gran Premio brasiliano di voler imporre precisi limiti, ammettendo di non riuscire a controllare la situazione con i suoi ispettori. Le restrizioni dovevano essere imposte inizialmente proprio ad Imola, ma poi il tutto è stato posticipato alla quarta gara da disputare a Silverstone, dove sarà ammesso un solo sensore per il calcolo di giri motore, sarà consentita una sola mappatura - escludendo certi parametri - per Gran Premi, non saranno ammesse modifiche automatiche di carburazione in gara e non saranno più permessi dispositivi che regolano automaticamente la velocità delle macchine nella corsia box.


Secondo alcuni tecnici, tutto diventerà più costoso e richiederà più energie per eludere i vincoli imposti, dovendo studiare soluzioni alternative. Il fine ultimo, come dichiarato dal presidente FIA Max Mosley, è eliminare la possibilità che le scuderie impieghino il controllo di trazione.


Il presidente della Federazione internazionale rivela che nell’inverno precedente i commissari, dopo aver scaricato i dati dalle macchine, si accorsero che c'era un programma nascosto. Condanne non ne furono emesse per il semplice fatto che non si era sicuri del fatto che si trattasse di un’irregolarità. Da qui, però, la decisione di tagliare i tanti rami di gestione elettronica come il limitatore di velocità in corsia box.


Le scuderie storcono il naso: eliminare il controllo farebbe fioccare penalità in gara e multe in prova. E togliere certi sensori sul motore impedirebbe di conoscere in tempo un guasto imminente. Ron Dennis, d'accordo sui controlli più accurati, sostiene tuttavia che sarebbe stata data alle parole di Mosley un'interpretazione estensiva, e che resterà ugualmente un sistema di controllo.


Venerdì 7 Aprile 2000 si scende in pista per le prime due sessioni di prove libere, e la Ferrari mette subito le cose in chiaro. Al mattino il miglior tempo è di Michael Schumacher, nel pomeriggio invece è Rubens Barrichello a precedere David Coulthard, secondo in entrambe le sessioni. Per le McLaren la difficoltà è nel trovare il giusto assetto, mentre Schumacher ha un curioso battibecco con Jacques Villeneuve: il canadese rompe il motore Honda della sua BAR ma non si accorge di star spargendo olio sulla pista. Schumacher gli si affianca e, con gesti eloquenti e poco amichevoli, lo apostrofa facendogli segno di fermarsi. Successivamente, Villeneuve replica:


"Mi sono fermato quando ho capito che perdevo olio. Schumacher si è arrabbiato come se la pista fosse il giardino di casa sua. A volte gli si disconnette il cervello".


Sabato, dopo due sessioni complicate, sale in cattedra Mika Hakkinen. Il due volte Campione del Mondo segna la miglior prestazione durante la terza sessione di prove libere; poi, nelle qualifiche inizia un entusiasmante duello sul filo del centesimo con Michael Schumacher.


Il finlandese si mette in testa alla graduatoria già con il suo primo tentativo, dopodiché Coulthard lo scalza temporaneamente, mentre si fanno vedere nelle prime posizioni anche Frentzen e Ralf Schumacher, che però deve terminare in anticipo la sessione per problemi al motore BMW della sua Williams. Nella fase finale, Schumacher registra il giro veloce, battendo per venticinque millesimi Hakkinen, il quale, al suo ultimo tentativo, beffa il rivale facendo registrare il tempo di 1'27"714, appena novantuno millesimi meglio del ferrarista.


Per Mika si tratta della terza pole stagionale su tre qualifiche disputate, la numero ventiquattro della carriera, una in più di Schumacher, il quale, battuto ancora una volta sul giro secco, se la prende con sé stesso:


"Ho commesso un errore alla curva della Rivazza, altrimenti avrei battuto Hakkinen di circa quattro decimi".


Una cifra forse un po' troppo ottimistica, ad ogni modo, Michael può accontentarsi del fatto di poter partire per la prima volta in questa stagione dalla prima fila.


Terzo tempo per Coulthard, lontano tre decimi dal compagno di squadra, a precedere Rubens Barrichello, a sua volta distante mezzo secondo. Per il brasiliano continuano le difficoltà nel trovare una giusta messa a punto della sua F1-2000.


Malgrado la rottura del motore BMW, Ralf Schumacher conquista un eccellente quinto posto, grazie ad un tempo migliore per una manciata di millesimi rispetto a quello di Heinz-Harald Frentzen, sesto, a completare la terza fila.


Ottimo il decimo tempo di Pedro Diniz con la rientrante Sauber, assente nella gara ad Interlagos per i cedimenti anomali delle ali posteriori. Una scelta errata di gomme, invece, relega Fisichella al diciannovesimo posto; dietro di lui soltanto le due Minardi di Gené e Mazzacane, e la Prost di Nick Heidfeld.


Domenica 9 Aprile, al termine del warm-up Hakkinen è in testa alla classifica dei tempi, davanti a Coulthard e Michael Schumacher, staccato di due decimi dalle Frecce d’Argento. Il finlandese è l’unico ad aver scelto di disputare qualifiche e gara con gomme morbide, mentre il compagno di squadra e le due Ferrari optano per il compound medio.


Tornando ai box dopo il warm-up mattutino, Schumacher urta involontariamente Massimo Trebi, un meccanico della Ferrari addetto al sollevamento. Il meccanico cade e si fa un po' male a una mano. L'incidente si chiude con le scuse del tedesco, un lungo abbraccio e le rassicurazioni del meccanico più preoccupato di non scalfire il delicato equilibrio del campione che della sua mano.


A poche decine di minuti dalla partenza della gara, il clima è quello che ci si aspetta, con le speranze della McLaren di finire, finalmente, sul tabellone segnapunti del mondiale piloti.


"So che devo conquistare qualcosa in questa gara, voglio vincere o almeno prendere dei punti".


Mika Hakkinen è contento di essere primo ai blocchi di partenza ma sa che la gara sarà comunque dura. Il finlandese è in pole, seguito da Schumacher. Il suo rivale della Ferrari viene da due vittorie consecutive e gli è davanti nella classifica piloti di oltre venti punti.


Alle ore 14:00 ha inizio la gara.


Nel giro di ricognizione Nick Heidfeld riscontra problemi sulla sua Prost, non riuscendo a partire, per cui diventa necessario riportarlo ai box, da dove comincerà la sua corsa.


Alla partenza Hakkinen si mette al sicuro da eventuali attacchi con un’ottima partenza, a differenza di Schumacher che deve preoccuparsi subito d Coulthard, al punto che il ferrarista sterza immediatamente sulla sua sinistra per chiudere la traiettoria allo scozzese, il quale deve alzare il piede per evitare il contatto e perde la posizione a vantaggio di Rubens Barrichello. Non beneficia Ralf Schumacher, il quale, per evitare anch’egli incidenti, mette due ruote sull’erba e perde svariate posizioni. È un grande scatto quello di Jacques Villeneuve, che partito dalla nona posizione recupera il quinto posto alla fine del primo giro, mentre Mika Hakkinen è in testa alla corsa davanti a Schumacher, Barrichello, Coulthard, il canadese della BAR, Trulli e Frentzen.


Schumacher resta vicino al battistrada Hakkinen, mentre Barrichello è visibilmente più lento del suo compagno e rallenta Coulthard, che però non è favorito da una pista sulla quale effettuare sorpassi non è per niente facile. Dopo soli tre giri il duo Hakkinen Schumacher ha già sette secondi di vantaggio sul brasiliano della Ferrari.


Nelle retrovie Gastòn Mazzacane si gira alla chicane Villeneuve; inizialmente pare che la sua gara sia conclusa ma l’argentino, seppur a fatica, riesce a ripartire. Deve invece ritirarsi Heinz-Harald Frentzen, che rientra mestamente ai box per un guasto al cambio.


Per il tedesco della Jordan sono due ritiri in tre gare, entrambi causati dalla scarsa affidabilità della vettura.


Al quinto giro Marc Gené commette lo stesso errore del compagno Mazzacane alla Villeneuve e, in contemporanea, nella medesima curva anche Jenson Button finisce nella ghiaia, fermato da un problema al motore Bmw. Per tutti e due, la gara finisce qui.


Se davanti Schumacher mette pressione ad Hakkinen stabilendo a più riprese il giro più veloce, ad una decina di secondi di distanza, Barrichello subisce l’incessante pressione di Coulthard alle sue spalle.


Col passare dei giri, Mika risponde all’avversario abbassando per due volte di fila il tempo sul giro, staccando di quasi tre secondi la Ferrari numero tre.


Lontani dalla lotta per il podio, Jacques Villeneuve e Jarno Trulli ingaggiano una bella battaglia per la quinta posizione. Il pilota abruzzese si fa vedere alla prima curva, ma Villeneuve copre l’interno senza farsi intimidire. La bagarre favorisce il ricongiungimento di Eddie Irvine che, però, successivamente perde svariati secondi, nonché un paio di posizioni per un guasto momentaneo sulla sua Jaguar, che tuttavia non lo costringe a ritirarsi.


Quando si avvicina la prima serie di pit-stop Hakkinen ha un gap di quattro secondi su Schumacher, mentre la coppia formata da Barrichello e Coulthard è distante mezzo minuto. Il primo a fermarsi tra i piloti di testa è Trulli, al ventitreesimo giro, seguito il passaggio successivo da Coulthard, che tenta un undercut per liberarsi di Barrichello.


Prosegue l’inizio di stagione terribile per la Prost: oltre ad una vettura tutt’altro che competitiva, si aggiunge a ciò la fragilità delle componenti, in particolare il motore Peugeot, che tra il ventiduesimo ed il venticinquesimo giro costringe al ritiro prima Heidfeld e poi Alesi.


Uno dei momenti di alta tensione della corsa è il pit-stop in contemporanea di Hakkinen e Schumacher, al ventisettesimo giro: i meccanici della McLaren completano l’operazione di cambio gomme e rifornimento in 7.6 secondi, in Ferrari impiegano 9.9 secondi. Una discrepanza di due secondi dovuta al maggior quantitativo di carburante imbarcato sulla vettura di Schumacher, che punta ad allungare il secondo stint per tentare un overcut su Hakkinen.


Un giro dopo tocca a Barrichello effettuare il primo dei due pit-stop in programma. I tempi sul giro di Coulthard dopo la sosta non sono stati eccellenti, per cui l’ex pilota della Stewart conserva la terza posizione una volta uscito dalla pit-lane.


Dopo trenta giri, nella zona punti rimane tutto invariato ad eccezione del sesto posto, ora nelle mani di Ralf Schumacher, mentre Jarno Trulli paga il pit-stop anticipato perdendo la posizione anche a vantaggio di Mika Salo, settimo.


Divisi da quattro secondi, Hakkinen e Schumacher si destreggiano non senza qualche problema tra i doppiaggi, ma la situazione non subisce scossoni fino a quando, concluso il quarantaduesimo giro, un problema momentaneo al motore Mercedes rallenta il finlandese per una manciata di secondi. Poi, per il gran sollievo del pilota, la vettura riprende la sua andatura, Hakkinen conserva la testa della corsa, ma Schumacher gli è nuovamente alle calcagna.


Al quarantacinquesimo giro Hakkinen si ferma per la seconda sosta, della durata di 8.3 secondi. Schumacher va in prima posizione, ed è chiamato a percorrere giri da qualifica se vuole mantenerla. Nel mentre i meccanici della Ferrari accolgono Barrichello per un ulteriore pit-stop, in contemporanea con gli avversari della McLaren, che a loro volta richiamano Coulthard. Questa volta i meccanici del team di Woking sono perfetti, e consentono allo scozzese di liberarsi del ferrarista, che con un passo gara piuttosto lento, specie se messo a confronto con quello di Schumacher, ha di fatto compromesso le sue chance di lottare per la vittoria. A dimostrarlo è il fatto che Coulthard guadagni agevolmente molti secondi.


Finisce male il week-end della Williams-BMW che, dopo il ritiro di Jenson Button ad inizio gara, deve registrare anche l’uscita di scena di Ralf Schumacher, a causa di un problema alla pressione della benzina.


Il momento clou del Gran Premio di Imola avviene al quarantanovesimo giro: Michael Schumacher entra ai box per la seconda sosta. Il ferrarista ha girato su ottimi tempi, la sosta dura appena 6.2 secondi, due in meno rispetto a quella di Hakkinen.


La combinazione di questi due fattori permette al pilota della Ferrari di tornare in pista in prima posizione, con un vantaggio di quattro secondi su un incredulo Hakkinen: un ribaltamento della situazione che manda in estasi le migliaia di tifosi della Rossa presenti sulle tribune.


Hakkinen prova a reagire, abbassa i suoi tempi sul giro, riduce il distacco a due secondi, ma non va oltre. Sia lui che Schumacher dimostrano di avere un passo di gara eccezionale, ma fin troppo simile per permettere al finlandese di sferrare un attacco.


La differenza rispetto al compagno di squadra è tale che, a pochi giri dal termine, Rubens Barrichello dista settanta secondi dal battistrada Schumacher. Una lezione di guida volta a stabilire le gerarchie all’interno della scuderia di Maranello.


Nelle fasi finali della corsa Mika Salo bracca Jacques Villeneuve per la quinta posizione, mentre Jarno Trulli deve ritirarsi per un guasto al cambio, confermando i gravi problemi di affidabilità sulla nuova Jordan.


Durante l’ultimo giro Hakkinen è distante un secondo e otto decimi da Schumacher.


Mika spinge sino all’ultimo metro, ma non è abbastanza: Michael Schumacher vince il Gran Premio di San Marino, facendo sue le prime tre gare della stagione.


Il finlandese della McLaren è secondo, e conquista i primi sei punti della stagione; in terza posizione giunge staccato di cinquanta secondi David Coulthard. A completare la zona punti un deludente Barrichello, Jacques Villeneuve e Mika Salo, partito dodicesimo e autore di un’ottima rimonta. Una bella rivincita per il pilota della Sauber, squalificato in Australia, dove fu privato di un sesto posto, e impossibilitato a correre in Brasile.


Stavolta, nessuno può togliergli questo punto conquistato con merito.



In conferenza stampa il leader del Mondiale, a punteggio pieno, non nasconde la sua gioia per quella che può definirsi la vittoria più difficile delle tre conquistate.


"Qual è la più bella? Questa, per due motivi. Il primo è che vincere a Imola è sempre una cosa diversa. Qui c'è il nostro pubblico, la nostra gente che sabato era un po' delusa quando ha visto che non avevo fatto la pole position e si aspettava da me una vittoria. Se la meritavano tutti. Il secondo motivo è che stavolta ho vinto una gara con le McLaren in pista, dal primo all' ultimo giro. Ed è stata una lotta durissima, abbiamo fatto sessantadue giri a ritmo di qualifica, è una vittoria più vera".


"E' tutto veramente stupendo. È una soddisfazione grandissima rivincere a Imola, giocare una partita di calcio prima di questo Gran Premio mi ha portato bene anche stavolta, me lo sentivo. Questa è stata una gara vera con le McLaren, sessantadue giri tutti tirati al massimo; noi e loro siamo allo stesso livello, ma alla fine ha vinto la squadra migliore".


Squadra migliore che sembra avere anche la vettura migliore:


"Sinora sembrerebbe di sì visto che abbiamo vinto tre gare su tre, ma aspettiamo ancora un po' a dirlo. Senza dubbio la macchina più affidabile, e che quest'anno è anche particolarmente veloce. Oggi era fantastico guidarla".


Michael svela anche un retroscena dei suoi colloqui via radio con Ross Brawn:


"Lui mi dava istruzioni continue, e ci si scambiava idee e suggerimenti a non finire su come comportarsi anche in fatto di strategie. Durante quei quattro giri che sono poi risultati decisivi, lui mi urlava in continuazione: dai spingi, forza spingi ancora di più, devi andare al massimo, dai. E io rispondevo che stavo già andando al massimo, proprio al limite, più di così era impossibile. Mi sono divertito molto con queste conversazioni. Poi è arrivato il capolavoro della squadra nella sosta ai box, e quando sono uscito ancora davanti a Mika mi è scoppiato il cuore dalla gioia, ho cominciato a pensare che avremmo potuto farcela".


"È stato un duello continuo con Hakkinen, poteva veramente succedere di tutto sino alla fine. In Australia, invece, al ventesimo giro eravamo già soli io e Barrichello, e in Brasile qualche problemino mi ha fatto stare in ansia sino all'ultimo, perché Coulthard era sempre lì dietro".


"Anche ad Interlagos eravamo stati bravi nelle strategie, la scelta delle due fermate mi aveva consentito di superare presto Hakkinen, essendo più leggero. Comunque le vittorie sono belle tutte, anche se questa mi ha dato una soddisfazione particolare perché ottenuta sulle due McLaren in pista".


"In questa situazione non bisogna mollare neppure per un secondo; sicuramente l'obiettivo finale è il titolo, ma si sa che in Formula 1 in poco tempo possono cambiare tante cose. Le due McLaren al traguardo rappresentano già un avvertimento. Il campionato è lungo, bisogna continuare a lavorare e pensare solo alla gara che verrà. Ne abbiamo appena finita una e già ci mettiamo a preparare la prossima, sempre per migliorare perché gli altri stanno facendo la stessa cosa, in Formula 1 l'evoluzione è continua".


Schumacher ricorda il quarantatreesimo giro, quando c'è stata un'incomprensione con Diniz:


"Pedro è stato carino, voleva darmi strada, ma lo ha fatto nel momento sbagliato. Ho sbandato e dicevo: per favore vai, vai, vai, ti prego non farmi frenare troppo. Sono riuscito a evitare l'incidente. Sapevo che Mika aveva problemi e lo avevo avvicinato. Per fortuna avevo accumulato abbastanza vantaggio per superarlo lo stesso".


Sul podio è salito Rory Byrne, perché?


"Devo ringraziarlo, lavora come un pazzo. Ha un grande merito per la vittoria. E' giusto che la squadra abbia scelto lui a rappresentarla sul podio".


Cercando di fare un bilancio dopo la prima gara in cui le McLaren non si sono ritirate, come sembrano ora che vanno meglio?


"Fortissime, in parte lo sapevo e comunque me lo aspettavo. Dopo tante disgrazie, dovevano avere una reazione e l'hanno avuta. Vanno forte, sono veloci. Da un lato questo rende la vittoria più bella, dall'altro lato questo è anche motivo di sprone per noi. Non siamo più forti di loro ma non siamo più deboli. Credo sia giusto dire che siamo sullo stesso piano, che ci costringono a lottare e quindi noi dobbiamo fare un passo avanti, avere cioè un netto incremento di prestazioni perché siamo appena all' inizio del campionato. Sotto questo aspetto però mi sento tranquillo perché so quali sviluppi stiamo preparando e so che abbiamo la possibilità di accelerare questo passo avanti che del resto era già previsto".


Con ventiquattro punti di vantaggio su Hakkinen, Schumacher potrebbe anche fare delle gare più tranquille d'ora in avanti?


"Mica tanto. Il campionato è lungo e questo non è il momento buono per tirare i remi in barca e prendersela comoda. Devo continuare ad attaccare con una macchina sempre più veloce. Poi, più in là, vedremo. Ma non è tanto facile come può sembrare guardando i punteggi. I nostri avversari non ci faciliteranno le cose e quindi dobbiamo lavorare, migliorare, attaccare e vincere ancora".


Tre Gran Premi, tre vittorie: e tutte e tre le volte era presente Corinna, la signora Schumacher. Che ne pensa uno scaramantico come Michael?


"Già, è vero ed è bellissimo, ma non so se potremo continuare così. Il fatto è che a me fa piacere se mia moglie mi accompagna e a lei pure ma abbiamo dei figli e loro sono la cosa più importante. Infatti alla prossima gara, in Inghilterra, Corinna non verrà. Speriamo bene".


Per eliminare le possibilità che vengano utilizzati impropriamente certi sistemi di gestione elettronica, la FIA ha deciso di togliere fin da Silverstone il limitatore di velocità nella corsia box. Sulla questione, il ferrarista è scettico:


"Bisognerebbe capire bene come stanno le cose; controllarsi nella corsia-box sarà più difficile perché prima potevi tenere giù il pedale tanto ci pensava il limitatore a farti stare fra i 60 e gli 80 km/h. Adesso ci si deve sempre regolare da soli e, appunto, non sarà facile. Non sono molto soddisfatto, ma credo che l'abbiano dovuto fare perché qualcuno potrebbe aver utilizzato certe cose in maniera non giusta, anche se mi auguro di sbagliare dicendo così. Non conosco esattamente il motivo del cambiamento ma, ripeto, specie su certi circuiti non sarà facile regolarsi. Per esempio, in Brasile arrivi ai 280 km/h e devi passare in un attimo agli 80 km/h; con il limitatore tutto avviene facilmente, ma così non so. La difficoltà non sta tanto nel rallentare, possiamo anche andare ai 20 km/h, ma allora non facciamo più i piloti bensì i taxisti. Mah, vedremo; vorrà dire che da giovedì a Silverstone dovrò allenarmi anche in questo".


Assalito da telecamere e microfono, il presidente Montezemolo traduce sorridente tutta la sua euforia per il trionfo di Imola in tre lingue: inglese, italiano e francese.


"È stata una gara bellissima e molto sofferta, abbiamo fatto sessanta giri con tempi da qualifica. La squadra è stata semplicemente perfetta: da tempo vado dicendo che sono orgoglioso di questo team, e oggi i fatti mi hanno dato ragione".


La vittoria ad Imola è la seconda consecutiva su questo circuito:


"E' una cosa che mi riempie di gioia. Forse sarò vecchio ma io mi commuovo quando vedo tutta questa gente e sento l’inno di Mameli. Soprattutto se ripenso a dove eravamo qualche anno fa. Voglio ringraziare tutti questi tifosi perché loro erano qui anche nel '91 e nel '92 e nel '93. Ci hanno aspettato ed è anche grazie al loro supporto che siamo riusciti a costruire una squadra all'altezza dei team più forti, e delle grandi aziende che hanno alle spalle. Da vent'anni non eravamo a questi livelli".


Il secondo pit-stop è stato cruciale:


"Siamo stati perfetti ai box nella strategia e nel tempismo. Michael ha guidato in modo fantastico dal primo all'ultimo giro, è proprio il caso di dirlo. L'auto è stata perfetta per affidabilità e prestazioni".


La McLaren stavolta è arrivata in fondo e sul podio:


"Qualcuno voleva vederci a confronto con loro per un intero Gran Premio, e ora sarà contento. Per questo ho brindato anche a chi ci vuol male. La nostra è stata una vittoria netta, chiara e inequivocabile. Siamo stati superiori ma abbiamo anche visto come siano forti loro. Hakkinen ha guidato molto bene. Abbiamo acquisito la consapevolezza dei nostri mezzi ma anche quella che dovremo spingere forte sino in fondo. Sarà un mondiale combattutissimo, restiamo dunque coi piedi per terra".


Montezemolo spende due parole anche sul fine settimana complicato di Barrichello:


"Rubens stava facendo una gara perfetta, e solo per un millesimo di secondo ai box gli è passato davanti Coulthard. L'ho incontrato: ho visto le piaghe che aveva alle gambe per colpa delle cinture. Mi dispiace per lui, ma i suoi tre punti sono comunque importantissimi per il mondiale costruttori, al quale sapete bene quanto io tenga. Siamo gli unici in Formula 1 che non comprano team o che non fanno solo motori, ma facciamo tutto noi".


Il brasiliano, per l’appunto, ammette di essere deluso per la sua prestazione:


"Con questa Ferrari anche mia nonna arriva quarta. Il quarto posto mi può star bene con la Stewart, non con la Ferrari".


A fine corsa ha la gamba destra piagata, e la mostra anche a Montezemolo:


"Colpa delle cinture di sicurezza, mi hanno dato problemi sin dalla partenza. Mi schiacciavano il corpo, mi costringevano ad una posizione innaturale, tutto sbilanciato. Fisicamente sono distrutto. È frustrante arrivare così lontano dai primi, ad un minuto e mezzo da Schumacher. Abbiamo corso due gare differenti, lui e io, ed è strano, perché avevamo le stesse gomme. Mi chiedo se si possa dire lo stesso per la macchina".


Ecco che le sue certezze di avere uno status paritario con il tedesco cominciano a vacillare:


"Sono deluso, il mio è stato un week-end nero. In qualifica, per strappare il quarto posto, ho dovuto compiere un miracolo, con un giro della morte. Ma giri della morte ne puoi fare un paio, non sessantadue".


Come a Melbourne e in Brasile ha vinto la Ferrari, ma stavolta è dura partecipare alla festa:


"Sono contento per Schumacher e per la squadra, ma con me le cose devono migliorare. Sarei potuto arrivare terzo, non fossi stato sfortunato al pit-stop. Coulthard ha rischiato il tutto per tutto, era davanti. Io sono partito dai box prima di lui. Ma aveva un paio di metri di vantaggio, e non potevo andargli addosso. Lì mi sono giocato il podio".


"Continuerò a spingere. Attaccherò, perché deve arrivare il mio momento. Per essere il migliore al mondo devo battere il numero uno, Schumacher. Voglio provarci. E devono permettermelo. Possibile che con la stessa macchina Michael mi rifili mezzo secondo al giro? C'è qualcosa di sbagliato: o è nella mia Ferrari, oppure è nella mia testa".


Malgrado i primi punti in classifica conquistati, Mika Hakkinen ha più motivi per essere deluso che non altro. La terza pole di fila non è stata sfruttata: come nelle prime due occasioni, Schumacher ha guadagnato altri punti (ora il gap tra i due è di 24 punti) e la sfortuna continua a bersagliarlo:


"Ci sono sempre dei problemi. Certo sono contento di aver finalmente concluso una gara in questa stagione e di aver conquistato i primi punti, ma la situazione non cambia di molto: ci sono sempre dei guasti sulla mia strada. Alla Variante Alta, ho preso sotto la mia McLaren un pezzo di metallo che ha rotto la parte anteriore dello scalino, rendendola praticamente inguidabile, in particolare la macchina non riusciva ad essere bilanciata in frenata. Poi, prima della mia seconda sosta, all'improvviso, in pieno rettilineo, si è zittito il motore. Mi è andato il cuore in gola. Ho pensato: maledizione, è finita. Ho messo in folle, sono entrato in curva e all'improvviso tutto ha ripreso a funzionare. Ho perso almeno quattro secondi, garantito. Anche perché ci ho messo almeno due giri prima di riprendermi dallo spavento e ritrovare il ritmo giusto. Ero stordito. Non pensavo più alla velocità, ma come ritrovare la concentrazione".


"Abbiamo avuto di nuovo un problema, stavolta elettronico e non meccanico, ma tutto il team in questo weekend ha lavorato in modo favoloso. Siamo ancora più veloci della Ferrari, abbiamo almeno un decimo di vantaggio al giro, ma dobbiamo ficcarci in testa che l'affidabilità è fondamentale"


Un guaio che, seppur non ancora individuato, il responsabile dei propulsori Mario Illien imputa a un improvviso reset, spegnimento-riaccensione, dei computer a bordo:


"L'errore umano è escluso, Hakkinen non c'entra nulla. Non riusciamo a capire perché il motore si sia zittito. è sembrato come se l' elettronica si risincronizzasse, come quando si resetta un computer".


Guaio che è costato la gara, anche se Haug ha altri motivi per infuriarsi:


"La partenza di Schumacher è stata scorretta. Prima ha pattinato, poi ha svoltato brutalmente a sinistra, facendo inchiodare Coulthard, che è stato passato da Barrichello".


Hakkinen prosegue dicendo:


"Quel guaio mi ha fatto perdere tre o quattro secondi e, probabilmente, anche la gara".


Mika ha incontrato anche qualche problema di traffico nei momenti decisivi del Gran Premio:


"Per la verità non mi ha infastidito troppo, però qualche intoppo c'è stato, ci sono stati piloti molto corretti, altri no. Anche le bandiere non venivano sventolate in tempo. Ma lo dico senza far polemiche, non c'entra con il fatto che siamo in Italia, la verità è che questa è una pista difficile dove bisogna restare molto concentrati e le bandiere spesso si vedono in ritardo. Poi avranno vent'anni e ormai sono scolorite, per cui sembrano qualcosa d'altro. Ma è inutile stare a recriminare su queste cose, dopo quello che è successo al mio motore mi considero fortunato di aver potuto finire".


Un aspetto positivo che Hakkinen elenca insieme ad altri tre:


"La macchina è stata veloce, facile da guidare e la squadra ha lavorato perfettamente nelle soste ai box".


Fattore, quest' ultimo, che ha permesso a Coulthard di strappare il terzo posto a Barrichello. Lo scozzese ripercorre la sua gara:


"Alla partenza ho dovuto frenare subito per non finire addosso a Michael, e a quel punto non c'era più verso di riuscire a superare Rubens. Ce l'ho fatta al secondo rifornimento, ma devo ammettere che ero abbastanza preoccupato perché alla prima sosta avevo avuto un piccolo problema con la prima che non entrava. Nell'altra invece tutto ha funzionato perfettamente".


Un doppio podio che permette di guardare avanti con ottimismo in casa McLaren, nonostante il deficit ampio sia nei piloti che nei costruttori. Il quarto round del Mondiale è a Silverstone, pista di casa del team britannico, scenario ideale per contrastare una Ferrari sino ad ora imbattibile.



Davide Scotto di Vetta