#4 1999: GP San Marino, Schumacher torna alla vittoria, mentre Hakkinen incontra il muro di cemento



In vista del Gran Premio della Repubblica di San Marino, terza prova del Mondiale 1999, il 15 Aprile 1999 la Ferrari lavora a Fiorano per testare le gomme Bridgestone da bagnato, approfittando della pioggia caduta durante la giornata, con la F300, la vettura della passata stagione. Il giorno successivo, su una pista bagnata artificialmente da una dozzina di autobotti, Michael Schumacher completa il lavoro coprendo la distanza di ben 134 giri, al fine di effettuare un'analisi comparata con i dati raccolti nel '98, quando venivano utilizzate le coperture Goodyear. Il tedesco registra il tempo di 1'07"115 su asfalto bagnato, e di 1'05"995 in condizione di umido.


Una settimana dopo, i team si ritrovano a Jerez per una delle numerose sessione di test svolte durante l’anno, ed è proprio la scuderia di Maranello a portare le novità più rilevanti sul piano tecnico: viene, infatti, innestato alluminio e berillio nelle canne dello 048, mentre in precedenza questo materiale veniva utilizzato solo per le sedi valvole.


Una sperimentazione che porta a rischi calcolati, i quali si concretizzano con la rottura del motore della vettura di Schumacher dopo che questi ha compiuto trentanove giri.


Inoltre, curiosamente, il 22 Aprile 1999 sotto la visiera del casco del pilota di Kerpen viene installato un ripetitore dei contagiri, o meglio, una serie di led luminosi che si accendono in sequenza rapida in relazione all’accelerazione della vettura. Un nuovo accorgimento improntato a sfruttare al meglio i motori prodotti con metalli come l'alluminio ed il berillio, che richiedono gran precisione nella cambiata. Così facendo, il pilota può continuare a tenere gli occhi sulla pista, senza distogliere lo sguardo per concentrarsi sul volante.


In casa McLaren non restano di certo con le mani in mano: sotto la direzione tecnica di Adrian Newey, il team con sede a Woking continua a sfornare novità su novità sulla veloce, ma sino ad ora fragile, Mp4/14, sia durante test privati a Barcellona, che a Jerez.


Fragilità che si manifesta anche in Andalusia, con Coulthard che viene fermato da un guasto al cambio che gli costa un’ora di lavoro.


Alla fine dei test, il tempo più veloce è di Ralf Schumacher, in 1'24"276, per una Williams che malgrado il terzo e il quarto posto del giovane pilota tedesco nelle prime due uscite stagionali, è conscia di essere lontanissima non solo dalle prime due forze del campionato, ma anche da piccole scuderie in costante crescita come la Jordan e la Stewart.


Intanto, nei giorni che avvicinano il circus al Gran Premio di San Marino, sul circuito di Imola, aumentano le voci che danno Eddie Irvine lontano dalla Ferrari alla fine della stagione, per approdare alla Jordan al posto di un Damon Hill prossimo ad appendere il casco al chiodo.


Quando il 28 Aprile 1999 gli viene chiesto se ha intenzione di restare a Maranello o cambiare scuderia, il nord-irlandese risponde:


"Non dipende da me. Il mio manager si sta guardando attorno, è il suo mestiere, e ci sono buone occasioni sul mercato della Formula Uno, ma non so. Fosse per me resterei alla Ferrari, mi trovo bene, tra gente che sa lavorare, persone simpatiche, intelligenti, ma non dipende da me. Per ora non abbiamo ancora parlato, penso che vorranno vedere cosa posso fare, se vinco ancora, certo, tutto sarebbe diverso".


In caso di un altro anno di permanenza, di sicuro il suo ruolo rimarrà quello di gregario. A proposito di questa gerarchia, viene lecito domandarsi se i due piloti abbiano a disposizione lo stesso materiale:


"Mediamente sì. Del resto, però, Michael è il boss, il numero uno, lo sapevo già da prima, nulla da ridire e poi, Michael è una cosa incredibile: come guida, la facilità con cui fa certe cose, da lui c'è solo da imparare".


Tuttavia, il talento del due volte iridato non è bastato a riportare il titolo a Maranello, anzi, non sono mancate delle cocenti delusioni. A questo proposito, Irvine espone una teoria interessante:


"E' vero, ma non è colpa della Ferrari. Essa paga un prezzo alto per il fatto di essere a Maranello, in Italia anziché in Inghilterra. Lì, in Inghilterra, c'è un triangolo magico intorno a Londra, è il triangolo d'oro della Formula Uno, delle corse, della meccanica. Lì non ci sono soltanto scuderie, c'è tutto. Ci sono idee, invenzioni, intuizioni che circolano. Tutti coloro che lavorano in Formula Uno si incontrano al bar, al ristorante, e anche se non parlano, se non fanno le spie, e non lo fanno, però chiunque ne capisca è in grado di annusare qualcosa, di capire in che direzione si sta muovendo una squadra anziché un'altra. Insomma, si annusa sempre quello che c'è nell'aria. A Maranello no: non annusi niente, perché la Ferrari è sola. E se fosse a Milano sarebbe la stessa cosa. La vera isola è l'Italia non la Gran Bretagna. E così da quattro anni viviamo tutti con questo incubo: chi ci starà davanti quest'anno? Perché un anno è la Williams, un anno la McLaren, speriamo che non vadano davanti anche la Jordan o la Stewart".


Mentre Irvine si interroga sul suo futuro e sul vantaggio 'territoriale' delle scuderie britanniche, la Ferrari, in seguito a ore di lavoro nella galleria del vento, sotto la guida di Rory Byrne, prova sul circuito di Fiorano una nuova ala anteriore, più curva nelle parate laterali e con piccoli flap esterni. L’obbiettivo è avere meno incidenza e dunque minor freno aerodinamico, ma più carico per equilibrare la vettura.


Michael Schumacher compie prove comparative con la vecchia ala, e i risultati sono più che confortanti: con l’alettone anteriore utilizzato nelle prime gare, il tedesco gira in 1'03"2; con quello nuovo abbassa il tempo sul giro di circa sei decimi, facendo registrare un promettente 1'02"6. Esame superato a pieni voti, e nuova ala che è subito a disposizione di Schumacher a partire dalle prove libere della prova imolese. Per Irvine, invece, bisognerà attendere il sabato delle qualifiche.


"Non siamo sicuri al cento per cento che porterà ai miglioramenti sperati, ma in galleria del vento funziona, e a Fiorano funziona. Il circuito di Imola tuttavia, è un'altra cosa".


Dichiara Jean Todt, una volta giunti a Imola. Il team manager francese fa inoltre sapere che il nuovo motore portato in qualifica:


"Non avrà il berillio. Questo materiale lo useremo forse l'anno prossimo. È solo un motore più guidabile, che insieme alla nuova ala e ad altre cose dovrebbero permetterci di rosicchiare un centesimo qua, uno là".


Il Campione del Mondo in carica e vincitore della gara in Brasile, Mika Hakkinen, non è intimorito dalle novità annunciate dalla Ferrari per il suo Gran Premio di casa, poiché a suo dire, il motore Mercedes rimane di gran lunga il migliore. E se a Jerez la Rossa è parsa più rapida delle Frecce d’Argento, è solo perché il finlandese non ha cercato il giro veloce:


"Sono molto fiducioso. Può darsi che qui a Imola la sfida sia più serrata, ma noi sinora abbiamo dominato le qualifiche e siamo nel complesso i più veloci. Abbiamo lavorato duro sullo sviluppo della vettura. Tanti piccoli particolari per migliorare in ogni settore, motore, telaio, aerodinamica. Sono tranquillo anche per l’affidabilità. Certo, in Formula Uno non si è mai sicuri, io però sto vivendo un momento magico. Per anni ho combattuto senza ottenere risultati, ma dicevo a me stesso: sei veloce, puoi vincere gare, puoi vincere il mondiale. Ho aspettato tanto e ci sono riuscito. Adesso mi sento forte, resistente. A Schumacher è successo il contrario: lui ha avuto subito tutto e forse ora, dopo diverse delusioni, è un po' teso. Ma queste sono soltanto impressioni".


Secondo Hakkinen, inoltre, il tedesco della Ferrari non è l’unico che può contendergli alla corona iridata:


"C’è anche Coulthard. David ha avuto dei problemi tecnici, ma sta andando forte, e soprattutto, guida la mia stessa vettura. Poi attenzione a Barrichello e Irvine, che però ha l’handicap di dover lasciare strada a Schumacher".


Venerdì 30 Aprile 1999, Hakkinen sostituisce i fatti alle parole, prendendosi come suo solito la prima posizione nella classifica dei tempi dopo le due sessioni di prove libere.



David Coulthard, ancora senza alcun punto conquistato in questa stagione per i problemi tecnici che hanno afflitto la sua McLaren, non ha mai nascosto di gradire particolarmente questo tracciato, dove tra l’altro nel 1998 ha vinto la sua unica gara in campionato. Lo scozzese per ora si accoda, secondo a 138 millesimi. Irvine è terzo a mezzo secondo, seguito da Hill e Michael Schumacher, quinto, e ad un secondo da Hakkinen. Michael porta in pista il nuovo alettone, dopodiché sulla F399 viene rimontato quello standard per effettuare test comparativi, ma una foratura ad una gomma impedisce al ferrarista di completare il lavoro. Al netto di ciò, la nuova ala continuerà ad essere utilizzata, e come da programma, sabato è a disposizione anche di Irvine, il quale si mostra fiducioso a fine giornata:


"Ho trovato un buon assetto, simile a quello che avevo in Australia. Mi pare che siamo più vicini alle McLaren, che tuttavia al momento è ancora imbattibile. Per quanto mi riguarda, vorrei restare vicino a Michael. Sono sicuro di poter conquistare la seconda fila".


Sulla stessa lunghezza d’onda Schumacher, che parla di una Ferrari all’attacco, che non deve guardarsi dietro ma puntare solo alle McLaren:


"Non ho paura degli attacchi alle spalle, guardo avanti. Il mio obiettivo è quelli di rimanere a contatto con Hakkinen, visto che siamo a soli quattro punti. L’ideale al via sarebbe di potersi infilare fra le due McLaren, nel caso in cui mantengano la prima fila. L’affidabilità delle nostre vetture è buona, ma non perfetta. Sinora abbiamo disputato solo due gare, quindi niente processi alla Ferrari. Miglioriamo di volta in volta, stiamo ancora cercando di trarre il massimo dalle gomme che non conosciamo abbastanza bene, ma questa è colpa nostra, certo non della Bridgestone".


Il Gran Premio della Repubblica di San Marino riporta alla memoria il tragico incidente che tolse la vita al tre volte campione del Mondo Ayrton Senna, in quel maledetto week-end del 1994. Il 1° Maggio di cinque anni dopo c’è chi, come Jean Alesi, che prima di parlare del compianto Ayrton, si toglie qualche sassolino dalla scarpa criticando alcuni personaggi all’interno del paddock che in passato erano stati tra i principali critici del brasiliano, per poi tesserne le lodi in seguito alla tragedia. Tra questi Flavio Briatore, che parla di Senna definendolo 'un mito, la grande star dell’automobilismo moderno e che oggi questo sport non vanta più personaggi come lui'.


A tal proposito il pilota della Sauber dice:


"E’ curioso che sia lui a dirlo. Senna da vivo lo disturbava al punto che mi ricordo una sua lettera di protesta alla Federazione Internazionale, prima di Imola, in cui sosteneva che Ayrton non era un professionista perché arrivava dal Brasile poco prima dal Gran Premio. Mi fa ridere sentire certi giudizi adesso".


"Molti in Formula Uno sono saliti sul carro del mito in questi cinque anni. In realtà Ayrton aveva contro quasi tutto questo mondo. Era un solitario, un mistico. Era isolato: ce l’avevano con lui perché non teneva i contatti con l’ambiente. Aveva un legame fortissimo soltanto con il pubblico. Neppure io avevo con lui una vera amicizia, anche se ricordo un episodio simpatico quando all’esordio a Phoenix, con la Tyrrell, non avevo la maglia ignifuga e un meccanico me ne procurò una di Senna alla McLaren. Sul podio gliela mostrai e gli dissi: vedi, ha il tuo nome mi ha portato fortuna. Mi consideravo un suo ammiratore, volevo imitarlo perché con lui la Formula Uno diventava uno show. Perché guidava da dio, e dava spettacolo. Non erano i successi a tenerlo nel cuore della gente: il tifoso non giudica col palmarés in mano, come un ragioniere. Il tifoso si innamora di chi regala sensazioni, e Ayrton ne forniva più di ogni altro".


"È un mondo che va avanti qualsiasi cosa succeda, però in quei giorni ci sentimmo soli: Prost aveva smesso di correre e Senna era scomparso. I leader non erano più con noi. Per fortuna si cambiarono subito i regolamenti che resero più sicuri le macchine e i circuiti, Imola più di altri. Se la scomparsa di Ayrton è servita a qualcosa è proprio nell’aver costretto il nostro mondo a cambiare, salvando qualcuno di noi”.



Nel ricordo di Senna, il 1° Maggio 1999 si svolgono le qualifiche del Gran Premio della Repubblica di San Marino.


L’egemonia della McLaren prosegue in maniera incontrastata, così come la superiorità di Hakkinen su Coulthard, su una delle piste preferite dello scozzese. Mika fa sua la pole position, la terza su tre qualifiche, girando in 1'26"362. Coulthard tenta il colpo di reni nel finale ma si ferma a 22 millesimi dal compagno di box.


La Ferrari si accoda alle Frecce d’Argento, con Schumacher terzo e Irvine quarto, tuttavia c’è motivo per essere soddisfatti: se in Australia e in Brasile il gap da Hakkinen era di oltre un secondo, stavolta Schumacher è a 176 millesimi dal finlandese. Un passo in avanti enorme.


Irvine utilizza pneumatici morbidi, a differenza delle McLaren e di Schumacher che scelgono la mescola più dura pensando più alla gara, ma ciononostante il numero due della Rossa, nonché leader del mondiale, è a 6 decimi dal poleman.


Malgrado la pole, Hakkinen non appare così contento per il comportamento della vettura:


"Questa non è una pista facile: è molto difficile trovare le traiettorie ideali, e ho incontrato molta difficoltà in alcune curve, dove non ho la giusta confidenza, e perciò non riesco ad essere aggressivo come bisognerebbe essere su questo tipo di tracciato".


Il pilota del giorno è senza ombra di dubbio Jacques Villeneuve, che al volante della poco competitiva BAR (che intanto comincia le trattative con Honda per la fornitura di motori nel 2000) si piazza addirittura in quinta posizione, davanti a Rubens Barrichello che ormai insieme alla sua Stewart non costituisce più una sorpresa. L’ex Jordan deve solo sperare che la fragilità della SF3 motorizzata Ford non gli sia ancora fatale.



In leggera ripresa Alex Zanardi, decimo a pochi decimi dal compagno Ralf Schumacher, nono.


Disastro, invece, per la Benetton: il neo-papà Giancarlo Fisichella e Alexander Wurz naufragano in sedicesima e diciassettesima posizione. Peggio fanno solo le Arrows, le Minardi (il rientrante Badoer, infortunatosi prima del Gran Premio del Brasile, è ultimo) e la BAR di Mika Salo, che sostituisce per l’occasione l’infortunato Ricardo Zonta. Il finlandese ex-Arrows è diciannovesimo.


Il 2 Maggio 1999, su un circuito come Imola, dove compiere sorpassi non è per nulla semplice, con tutta probabilità saranno le strategie a fare la differenza. C’è chi andrà per una sosta, o chi invece opterà per farne due.


Dal modo in cui comincia la gara, sembra evidente che Mika Hakkinen abbia scelto la seconda opzione.


Allo spegnimento dei semafori, per un problema al cambio, uno sfortunatissimo Jacques Villeneuve rimane fermo sulla griglia, venendo sfilato da tutti gli altri piloti senza essere miracolosamente colpito. Per il canadese resta comunque l’amarezza di non aver potuto sfruttare una posizione di partenza molto promettente.



Non sbagliano le McLaren, che mantengono le rispettive posizioni senza darsi battaglia, così come le Ferrari. Il primo giro viene caratterizzato da un altro ritiro, oltre a quello di Villeneuve: in seguito ad un fuoripista in uscita dalla seconda chicane, Jarno Trulli deve abbandonare incustodita nell’erba la sua Prost.


Al primo passaggio sul traguardo, le due McLaren, le due Ferrari, Rubens Barrichello e Heinz-Harald Frentzen compongono la zona punti.


Hakkinen spinge al massimo fin da subito, imprimendo un ritmo di gara irraggiungibile per Coulthard e Schumacher. Il finlandese abbassa i suoi tempi giro dopo giro, stabilendo ogni volta il crono più veloce della gara.


Una prima parte della corsa piuttosto monotona nelle prime posizioni viene movimentata dalle azioni dei piloti a centro gruppo: Mika Salo, dopo un ottimo scatto che gli aveva consentito di salire in quattordicesima posizione, viene superato prima da Olivier Panis e poi da Toranosuke Takagi, mentre al quinto giro, alla Tosa, Alex Wurz e Pedro de la Rosa entrano in contatto: l’austriaco della Benetton finisce contro le barriere, perdendo uno pneumatico che per brevi istanti finisce anche in pista, mentre de la Rosa va in testacoda, ma nel suo maldestro tentativo di ripartire in fretta e furia fa spegnere la vettura.


È ritiro inevitabile per entrambi.



Pochi giri dopo, l’unica Prost rimasta in gara, quella di Panis, va in testacoda mentre cerca uno spiraglio per sopravanzare Giancarlo Fisichella, per il momento lontano dalle posizioni valevoli per la conquista dei punti.


Il passo di gara sontuoso di Hakkinen dimostra che con tutta probabilità il campione in carica ha meno carburante dei suoi avversari nel serbatoio, poiché Coulthard non è mai in grado di pareggiare i tempi del compagno di squadra.


Al sedicesimo giro c’è la prima sosta della gara, e ad effettuarla è Jean Alesi su Sauber. Con un tempo di 10.4 secondi, il francese è chiaramente su una strategia a due soste.


Il giro successivo, però, vi è il primo vero colpo di scena del Gran Premio della Repubblica di San Marino: in uscita dalla chicane che immette sul traguardo, Mika Hakkinen si fida eccessivamente del cordolo esterno, e lo sfrutta fin troppo al punto da perdere aderenza. La McLaren scoda, diventa ingovernabile e finisce contro il muro.


Il danno è irreversibile.



Hakkinen può solo scendere dall’abitacolo e disperarsi per un errore banalissimo per un Campione del Mondo, che getta alle ortiche una vittoria che sembrava certa. In una corsa dove l’affidabilità continua ad essere un punto di domanda da non sottovalutare per il team di Woking, è un clamoroso errore del pilota di punta a decretare il ritiro.


Ai box, raggiunto dai giornalisti, Mika non si nasconde e ammette il suo errore:


"Di solito noi piloti, quando commettiamo imprecisioni, diamo la colpa alla macchina, ma stavolta devo essere onesto e dire che è soltanto colpa mia, ho commesso un errore. Stavo spingendo al limite, sono finito sul cordolo in uscita dalla curva: in quel momento ho perso aderenza e sono finito in testacoda. Non avevo nessuna possibilità di controllare la vettura, e così sono andato a muro".


Riguardo le strategie, ovvero se lui e Coulthard fossero su piani diversi, Hakkinen fa spallucce e risponde:


"Ve lo dico domani".


Risposta da interpretare, ma che dà una ulteriore conferma che lui fosse su due soste, mentre Coulthard si fermerà, salvo imprevisti, una sola volta.


Il ritiro di Hakkinen fa infiammare il pubblico sulle tribune, e anche i commissari di pista, che al passaggio di Schumacher alla Tosa, agitano con veemenza i pugni per dare una spinta al ferrarista, adesso in seconda posizione, a soli tre secondi dal nuovo leader Coulthard. Adesso, per Schumacher la vittoria non è più un miraggio. Non lo è nemmeno per Coulthard, che punta ad un successo per rivitalizzare la sua stagione.



La spinta del pubblico forse aiuta, perché Schumacher comincia a ridurre gradualmente il gap da Coulthard. Questo anche perché il momento della sosta si avvicina, e per poter contendere la prima posizione allo scozzese, Michael ha bisogno di rimanergli il più vicino possibile.


Mentre gli altri piloti di testa si fermano (Barrichelllo e Frentzen prima, Irvine poi, con il nord-irlandese che conserva il terzo posto), Schumacher passa da 3.8 secondi a 3.3, dopodiché il distacco scende sui due secondi, fino a ridursi ad un misero secondo al trentesimo giro, dopo che Coulthard impiega molto, troppo tempo, per doppiare la Sauber di Pedro Diniz.


Il momento cruciale è il giro trentuno: il box Ferrari richiama Schumacher per la sosta, e dunque, effettua un tentativo di undercut su Coulthard. I meccanici sono perfetti, impiegano appena 6.9 secondi per cambio gomme e rifornimento, un tempo forse anche più breve del previsto. Ma è tutto secondo i piani. Tutto come ha pianificato la mente geniale di Ross Brawn.


Coulthard prosegue, perde altro tempo prezioso nel doppiare Marc Gené, ma a prescindere da ciò non gira su tempi straordinari, proprio ora che dovrebbe far registrare i suoi migliori parziali. Cosa che fa invece Michael Schumacher, che demolisce il giro veloce in gara della passata stagione, abbassandolo il limite di mezzo secondo, girando in 1'28"853.

Michael sta volando.



Trascorrono quattro giri prima che Coulthard vada ai box per la sua prima ed unica sosta, che è della durata di 9.2 secondi. Tre secondi più lenta rispetto a quella di Schumacher, il quale transita sul rettilineo principale e all’uscita della pit-lane abbondantemente davanti alla McLaren di Coulthard.


Al trentasettesimo giro, una Ferrari è in testa al Gran Premio della Repubblica di San Marino.


Coulthard subisce il colpo, è come tramortito, rimane bloccato svariati giri dietro i doppiaggi di Fisichella e Panis, e solo dopo che Ron Dennis si reca furibondo da Alain Prost, il pilota francese si fa da parte. Coulthard però finisce con due ruote sull’erba alla Rivazza, e prontamente Panis gli è di nuovo davanti.


Con il suo avversario in confusione totale, Schumacher non abbassa di certo la guardia, ed anzi continua a girare come se fosse in qualifica. Michael abbassa ulteriormente il tempo limite, girando sull’1'28"552. Al quarantesimo giro, Coulthard paga venti secondi dal battistrada.


A questo punto i meccanici della Ferrari si preparano per un secondo pit-stop. La minor benzina imbarcata alla prima fermata ha consentito a Schumacher di rientrare davanti a Coulthard, per poi spingere al fine di creare un gap che gli consentisse un secondo pit-stop di imbarcare la benzina necessaria a finire la gara.


Una strategia perfetta.


Dopo il secondo pit-stop, Schumacher conserva la leadership della corsa, con un margine di quattro secondi su Coulthard.



Tutto sembra andare per il meglio in casa Ferrari, con Schumacher in testa ed Irvine in terza posizione. Un risultato che porterebbe i due piloti in prima posizione nella classifica piloti, a pari punti.


Al quarantaseiesimo giro, tuttavia, il motore Ferrari della vettura del nord-irlandese esplode, costringendo l’ormai ex leader del Mondiale al primo ritiro stagionale. L’olio lasciato sulla pista dalla F399 beffa anche Frentzen, che scivola e va in testacoda. Il tedesco deve rinunciare alla sua quarta posizione, lasciandola nelle mani del compagno di squadra Hill.


Col ritiro di Irvine, sul podio sale virtualmente Rubens Barrichello, il quale, piuttosto che preoccuparsi della pressione di Hill, deve sperare che il motore Ford non ceda in queste battute finali.



Tra soste e ritiri, in quinta e sesta posizione salgono l’altra Stewart di Johnny Herbert e la Benetton di Giancarlo Fisichella, che al netto di una vettura tutt’altro che competitiva ha la seria possibilità di portare punti pesanti a casa. Dietro di lui, però, incombe Alex Zanardi, ringalluzzito dalla possibilità di conquistare i primi punti al suo ritorno in Formula Uno.


Jackie Stewart assapora di già la gioia di portare entrambe le vetture a punti, ma a quattro giri dal termine, uno dei due motori Ford, come si temeva, è soggetto ad un guasto.


Non quello di Barrichello, bensì di Johnny Herbert, autore di una prestazione maiuscola, essendo partito dalla dodicesima posizione. Il suo ritiro consente solo per pochi istanti a Zanardi di entrare in zona punti, ma come accaduto a Frentzen poco prima, anche l’italiano scivola sulla macchia d’olio lasciata sull’asfalto dalla Stewart di Herbert, finendo in testacoda alla seconda chicane intitolata a Gilles Villeneuve.



Con anche Ralf Schumacher ritiratosi a metà gara per un problema all’acceleratore, la Williams lascia Imola con un doppio zero. L’ecatombe di piloti termina con le uscite di scena di Herbert e Zanardi, per un totale di tredici ritiri.


Alla fine dei sessantadue giri previsti, Michael Schumacher taglia per primo il traguardo, con quattro secondi di vantaggio su Coulthard ed un giro in più su tutti gli altri. Terzo l’eccezionale Rubens Barrichello, che precede Damon Hill, Giancarlo Fisichella, e Jean Alesi.

Settimo Mika Salo con la BAR, mentre Luca Badoer giunge ottavo con la Minardi motorizzata Ford: un buon risultato per il team di Faenza, che di più non può chiedere ai suoi piloti.



Per Schumacher trattasi della prima vittoria in campionato, la seconda ad Imola, la trentaquattresima in carriera. Giunge al termine il digiuno della Ferrari nel Gran Premio della Repubblica di San Marino, poiché l’ultimo successo risaliva al 1983 con Patrick Tambay.




Sul podio, Michael sembra quasi commuoversi, è conscio dell’importanza di questo successo, arrivato davanti ai suoi tifosi che lo attendevano con ansia dopo quello sciagurato week-end di Suzuka nel gran finale della passata stagione, e delle due prime gare di questa stagione che lo avevano visto soccombere prima alla malasorte e poi alla superiorità della McLaren. Mentre viene suonato l’inno italiano, Michael, colmo di gioia, si improvvisa anche direttore d’orchestra.


Traspare la delusione sul volto di David Coulthard, che ha sì, conquistato i primi sei punti in campionato, ma quando è stato chiamato a prendere in mano le redini della situazione dopo il ritiro di Hakkinen, non è stato capace di reagire, ed è stato sonoramente sconfitto.


Porta con sé la bandiera brasiliana Rubens Barrichello, che in conferenza stampa, fa una dedica speciale:


"Prima di tutto voglio dedicare questo podio al mio amico Ayrton Senna. Dopo tutto quello che è successo, questo è il posto dove più di tutti desideravo finire sul podio, quindi ci tenevo a dedicargli questo risultato, dovunque egli sia. È stata una gran performance da parte del team, abbiamo una vettura competitiva, non al livello di McLaren e Ferrari ma comunque veloce, al punto da essere i migliori degli altri. Conquistare un podio qui, una pista dove ho passato dei brutti momenti, è senza dubbio una grande emozione per me".


"È la prima volta che guido una vettura competitiva, come ho già detto non siamo al livello dei migliori ma stiamo progredendo. Oggi sono stato anche fortunato, poiché senza i ritiri di Hakkinen e Irvine non sarei di certo arrivato terzo, ma talvolta la fortuna è necessaria in questo sport".



Diversamente, Coulthard ha sprecato una chance enorme, e lo sa:


"Dovevo vincere, il secondo posto non mi rende felice. L’aver ottenuto i primi punti della stagione è senza dubbio un buon risultato, anche se oggi avevo il passo per vincere la gara, il che lascia dell’amaro in bocca. Per alcuni tratti della gara, è stato piuttosto complicato effettuare i doppiaggi, qui è sempre molto difficile superare. Bisogna dire che alcuni non hanno certo collaborato quando sono arrivato dietro di loro, e per questo ho perso molti secondi, che si sono poi rivelati cruciali affinché Schumacher mi passasse durante il pit-stop".


Lo scozzese poi rincara la dose verso i suoi colleghi:


"Tutti noi piloti dobbiamo capire che, sebbene ognuno stia correndo la propria gara e sia restio a dare strada, se ci si trova ad avere un giro di svantaggio si deve alzare il piede anche se ciò significa perdere mezzo secondo o anche di più, se necessario. Un giorno potrebbero esser loro ad essere in testa ad una gara e a lamentarsi di questo tipo di comportamenti".


Se Coulthard lancia qualche frecciata, è letteralmente infuriato Ron Dennis, che proprio non ci sta ad aver perso una gara, secondo il suo punto di vista, a causa dei doppiaggi:


"Una gara decisa dai commissari. Solo a Coulthard non hanno segnalato che c'era olio sulla pista, così lui ha sbandato e ha perso diversi secondi. Poi, quando doveva doppiare qualcuno non c'erano mai le bandiere blu, mentre per Schumacher le mettevano fuori un giro prima. Se dobbiamo correre anche contro le bandiere, ce lo dicano. Il sorpasso al pit-stop? Succede, si possono fare male i conti. Come può esserci un errore di Hakkinen. Non accetto invece che Panis, già doppiato, rimanga sette giri davanti a Coulthard".


In casa Ferrari, invece, si fa festa. Michael Schumacher è il ritratto della felicità:


"E' un giorno straordinario, una gara fantastica, questa vittoria mi ha proprio divertito. Arrivare primi qui, davanti a questo pubblico formidabile, è una sensazione bellissima. Questa gente aspettava un trionfo del genere da troppi anni, sono felice di essere stato io coglierlo. Alla fine, nel giro d'onore, sono andato pianissimo perché volevo godermi fino in fondo l'emozione. Cercavo di guardare le facce del pubblico, non volevo perdermi neanche uno sguardo, un gesto anche minimo d'euforia".



La strategia a due soste, rivela Schumacher, è stata decisa in corso d’opera:


"Su questo circuito non si può sorpassare, se avessimo fatto una sola fermata saremmo finiti secondi. Bisognava prendersi dei rischi, mettere poca benzina, sfruttare le gomme nuove, sorpassare Coulthard ai box e poi allungare, guadagnare almeno venti secondi, per permetterci un secondo rifornimento. Poteva essere una scelta pericolosa, ma non ne esisteva un'altra. E siamo stati premiati. Ross Brawn si è confermato un mago di tattica. Ci siamo consultati via radio. Gli ho detto: decidi tu. Ha avuto ragione".


Il ritiro di Hakkinen ha senz’altro facilitato il compito, ma come dice il tedesco:


"Nelle gare ci vuole pure fortuna, ma noi in questo week-end siamo cresciuti moltissimo come prestazioni. Non siamo ancora veloci come la McLaren, cosa che resta il nostro obiettivo, ma siamo molto vicini a loro nelle qualifiche, ancora di più in corsa e questo probabilmente li mette in affanno, inducendoli a sbagliare. Nei primi due Gran Premi siamo partiti malissimo, se volevamo vincere il mondiale bisognava cambiare rotta, e ci siamo riusciti. Questo è un trionfo della squadra, strategia, macchina, lavoro dei meccanici: speriamo sia solo l'inizio".


"All’inizio, quando Hakkinen era in fuga, ho immaginato che avesse una strategia con due pit-stop e che quindi dovesse spingere al limite. Mi sono solo preoccupato di non prendere troppo distacco da Coulthard, per poterlo sorpassare ai box. Hakkinen si è tolto di mezzo da solo e tutto è filato liscio".


Oltre ad essere la vittoria numero trentaquattro in carriera, questa è anche la quindicesima al volante della Ferrari, come Niki Lauda:


"Mi fa piacere averlo raggiunto, ma penso solo al mondiale. Siamo in testa, è presto per cantare vittoria, ma abbiamo i mezzi per resistere e ampi margini di miglioramento. Un dato è sicuro: possiamo crescere con calma, lavorare meglio, mentre l'anno scorso, di questi tempi, eravamo venti punti indietro. Naturalmente bisogna continuare a spingere, senza rilassarsi, perché la McLaren resta un cliente pericoloso".

Il team manager Jean Todt, invece, è felice ma allo stesso tempo preoccupato per la rottura del motore di Irvine:


"Quella rottura è una cosa cui dobbiamo prestare molta attenzione. Abbiamo già guardato e, anche se non ne sono certo al cento per cento, direi che è successo questo: abbiamo trovato della sporcizia nel basamento che ha poi ostruito un condotto, ed è partito tutto. Può succedere, ma non deve succedere. Avevamo montato un basamento nuovo e forse non lo abbiamo pulito bene. Bisogna rivedere tutto il meccanismo, per fare in modo che tutti i pezzi nuovi vengano sottoposti ad una procedura più completa".


"L’affidabilità riguarda tutto, e noi in questo momento stiamo facendo dei progressi in ogni settore per migliorare le nostre prestazioni. In parte ci siamo già riusciti, in parte è quello che faremo per i prossimi Gran Premi, tutti quelli che restano. E dunque bisogna lavorare su due fronti: essere più veloci ma conservare l'affidabilità. Sa quanti punti abbiamo perso per l'affidabilità in queste tre gare? Dodici, e quindi dobbiamo stare attenti".


A prescindere dai punti persi, però, Michael Schumacher è in testa alla classifica piloti con 16 punti, davanti ad Irvine che ne ha 12. Di conseguenza, il Cavallino comanda anche la classifica costruttori a quota 28 punti, contro i 16 della McLaren.


Una situazione che può durare? Todt replica:


"Intanto ci siamo e abbiamo ribaltato la situazione di un anno fa dopo le prime tre gare. Vogliamo rimanerci, lavoriamo per questo, ma non dimentichiamo che abbiamo avversari fortissimi. Sappiamo quanto sono forti in tutti i campi, motore, elettronica, squadra, e sappiamo che faranno anche loro dei passi avanti, noi dobbiamo cercare adesso di anticiparli su tutti i fronti. È possibile, anche se non è facile".


In vista di Monte Carlo, la squadra continuerà a lavorare in sessioni di test:


"Quattro giorni di prove con Irvine prima, Schumacher dopo, e anche Badoer. Proviamo un'ala specifica per quel circuito che è diverso da tutti gli altri. Un'ala con un carico molto alto e poi le solite piccole cose che facciamo per ogni Gran Premio, perché non c'è una bacchetta magica che ti fa risolvere tutto d'un colpo. Ci sono invece questi piccoli progressi che alla fine si accumulano e fanno vincere. Come la nuova ala di Imola: non è stata quella a farci vincere, ma ha contribuito come tante altre cose di cui la stampa non parla. Per noi quell'ala rappresenta il successo di un lavoro fatto in galleria, e in tempi molto stretti, che può ripetersi su tante altre cose. E a Monte Carlo abbiamo la possibilità di vincere, sta a noi sfruttare bene quello che abbiamo e le situazioni che si possono creare sul posto, ma la possibilità c'è ed è concreta".


È al settimo cielo anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, il quale si dice ringiovanito di dieci anni grazie a questa vittoria:


"Ricordate il Gran Premio del Giappone dell'anno scorso? Scrissero che avevo dieci anni di più, ora ne ho guadagnati almeno dieci".


Inzuppato di champagne da Schumacher, e con una camicia pulita conquistata faticosamente, Montezemolo prosegue dicendo:


"Questa è una squadra che non ha sbagliato niente, che ha lavorato ancora una volta tantissimo e bene dopo il Brasile. La vittoria di oggi è soprattutto merito loro. Mi dispiace solo per il motore di Irvine, avrei preferito due Ferrari sul podio, ma bisogna sapersi accontentare".


"Questa è una vittoria che ha molti significati. Primo, arriva dopo sedici anni di attesa. Secondo, è una dimostrazione di forza e di grande capacità tattica. Terzo, siamo in testa al mondiale, basti pensare solo dove eravamo un anno fa o prima ancora. Quarto, sono contento per tutte le famiglie della nostra gente per le quali avevamo preparato una tribuna perché potessero vedere i loro cari al lavoro in momenti così delicati. Grande merito di questa vittoria è di una squadra unita e compatta sia in pista che fuori, di quelli che sono qui oggi e di quelli rimasti a casa".


E su Schumacher:


"Guardate come mi ha conciato, ci metterei una firma per essere ridotto così ad ogni Gran Premio. È un pilota fortissimo, concentrato, preciso, determinato. Lo sapevamo già, lo sanno tutti, ma oggi è stato grandissimo".


Infine, mentre rilascia l'intervista, giunge Jurgen Hubert, capo del settore auto della Mercedes, e stringe la mano a Montezemolo, vigorosamente. Forse, dopo anni di sofferenze, questa è una soddisfazione inattesa e non per questo meno bella.


In testa ad entrambe le classifiche, e capaci di reagire ad un inizio di stagione complicato, durante il quale la McLaren-Mercedes appariva come un’astronave ancora imperfetta, ma già irraggiungibile. A Imola, invece, una prova di forza sbalorditiva, sia da parte del team, che non si è mai scoraggiato e ha continuato a lavorare alacremente per risolvere i problemi della vettura, sia da parte di Michael Schumacher, chiamato ad una delle sue proverbiali prestazioni gigantesche per mettere le cose in chiaro: la Ferrari c’è, ed ha intenzione di giocarsela fino alla fine.


Davide Scotto di Vetta

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