#4 1998: GP d'Argentina, Schumacher trionfa, ma Hakkinen giunge secondo al traguardo!



Dopo il terzo posto conquistato a San Paolo da Schumacher, la Ferrari si prepara a compiere altri passi avanti per avvicinarsi alla sinora imbattibile McLaren.


"E' vero, avrei potuto spingere di più, la MP4/13 ha un potenziale enorme. L'unico vero problema è stato quello di reggere lo sforzo della guida per oltre trecento chilometri a quei ritmi infernali".


Dichiara Mika Hakkinen al termine del Gran Premio del Brasile.


Per questo motivo, a partire dal 1º aprile 1998, sul circuito di Barcellona il pilota tedesco collauda sulla F300 una nuova serie di pneumatici anteriori, più larghi di circa due centimetri, con i quali le F300 dovrebbero guadagnare anche mezzo secondo al giro.


La gomma, messa a punto dalla Goodyear, sarà diversa anche come costruzione interna e nel tipo di mescola adottata, garantendo una migliore tenuta all'entrata delle curve ed una maggiore velocità in uscita, oltre a un'usura inferiore.


Schumacher, che prova in sostituzione di Eddie Irvine, fermo a causa dell'influenza, approfitta per provare anche il motore 047/D e qualche piccola modifica aerodinamica.


Contemporaneamente, in Williams c'è aria di crisi.


"La sospensione posteriore non funziona".


Dichiara Villeneuve, che poi prosegue parlando della tattica di corsa imposta da Frank Williams, definendola una strategia confusa. Anche la squadra campione in carica, dunque, presenta problemi di natura tecnica e umana.


Ma pure la Williams, come la Ferrari, non ha altre strade da praticare se non quella di cercare nuove soluzioni e miglioramenti, per non essere schiacciata dallo strapotere del team di Ron Dennis.

"Io resto fiducioso. Nelle ultime settimane abbiamo recuperato qualcosa sulla McLaren e spero che andremo avanti su questa strada. Comincerò a preoccuparmi se fra qualche gara, per esempio a Monte Carlo, saremo ancora indietro rispetto ad Hakkinen e Coulthard. I risultati delle prove di oggi non possono essere indicativi. La pista, quando si è asciugata, era ancora molto sporca. E poi noi non cercavamo tempi a sensazione". Dichiara Michael Schumacher al termine dei primi test a Barcellona, effettuati il 1º aprile.


Una giornata che si chiude positivamente per la Ferrari, dopo che il pilota tedesco porta al debutto la F300 nell'autodromo catalano. Michael lavora soprattutto sull'assetto della vettura, tenendo conto che l'asfalto è bagnato a causa della pioggia caduta nella notte, e si asciugherà solo dopo le ore 16:00.


Durante l'intera giornata, Schumacher compie ben ottantasei giri senza rivelare problemi, provando con un motore prima versione 047, dato che del tipo 047/D usato a Interlagos la Ferrari ne ha ancora pochi a disposizione. Il 2 aprile, in una giornata caratterizzata da un forte vento, proseguono i test a Barcellona, anche se l'unico ad utilizzare le nuove gomme Goodyear è Heinz Harald Frentzen che, pur avendo problemi di motore sulla sua Williams, alla fine appare ottimista:


"Mi pare che questi pneumatici costituiscano un buon passo avanti, credo che siamo sulla buona strada per cominciare a recuperare sulla McLaren".


Nel frattempo, Damon Hill si concentra sulla affidabilità della sua Jordan, mentre per la Ferrari, invece, l'impegno riguarda soprattutto la messa a punto della F300:


"Ho preferito continuare a cercare il miglior assetto della vettura, anche in considerazione del fatto che stiamo affinando l'aerodinamica e che abbiamo un nuovo alettone da portare in Argentina. Sarebbe inutile fare dei giri a casaccio senza sapere come sarà la versione definitiva della monoposto per la terza gara della stagione. L'uso delle nuove gomme, fra l'altro, richiede qualche regolazione speciale delle sospensioni".


Spiega Schumacher.


Contemporaneamente si incominciano a notare i primi movimenti nell'autodromo Oscar Galvez di Buenos Aires, dove sono già al lavoro ai box alcuni meccanici della Minardi, della Prost, della Sauber, della Benetton, della McLaren, della Williams, della Jordan e della Tyrrell.


La pista del circuito argentino è stata riasfaltata completamente, ed i lavori sono stati approvati dal direttore generale della sicurezza della Federazione internazionale, Charlie Whiting.


La risistemazione del tracciato si è resa necessaria perché, in diverse parti del circuito, l'asfalto era stato letteralmente spazzato via nel corso di una gara della Coppa delle Nazioni, svoltasi una decina di giorni prima.


I responsabili dell'autodromo attribuiscono tale inconveniente ad un errore nella mescola utilizzata. Il 3 aprile, sempre a Barcellona, la Ferrari prosegue con la politica dei piccoli passi, percorrendo sessantasei giri senza segnalare problemi di sorta. Il tedesco lavora ancora sull'assetto della vettura, sulla quale è montata la nuova carrozzeria con gli scarichi alti che escono dalla parte superiore del cofano, ma rinuncia ad effettuare prove con i pneumatici anteriori più larghi, in quanto il forte vento non avrebbe permesso di ottenere risultati comparativi validi.


Al termine del test, Schumacher dichiara di essere soddisfatto, ma avverte che non bisogna attendersi miracoli per la prossima gara in Argentina: "Non tutte le cose che stiamo collaudando sono finalizzate alla gara di Buenos Aires, ma serviranno anche nelle corse successive. L'importante è fare progressi, trovare la strada giusta. Non possiamo ancora definire se abbiamo guadagnato mezzo secondo al giro o tre decimi, anche perché non conosciamo la situazione che si troverà nella pista sudamericana". Quindi il 4 aprile, il team di Maranello conclude i test condotti circuito della Catalogna.


Dopo aver cambiato un motore nella mattinata, Schumacher percorre cinquantacinque giri, provando assetti e gomme:


"Sono soddisfatto, durante questi quattro giorni abbiamo provveduto ad una buona messa a punto della F300, soprattutto per quanto riguarda l'uso dei pneumatici di. diverse dimensioni e differenti mescole. Per l'Argentina prevedo di essere un po' più vicino alle McLaren. Abbiamo fatto progressi. Per Buenos Aires posso puntare ancora al podio, entro due o tre corse saremo nelle migliori condizioni, per batterci alla pari con tutti i rivali".

Passano cinque giorni prima che Michael Schumacher, soddisfatto per come siano andati i test a Barcellona, giunga, con un volo della British da Londra, a Buenos Aires nella mattinata del 9 aprile.


Il pilota tedesco, appena sceso dall'aereo, scruta il cielo con la speranza di veder arrivare la pioggia:


"Sul bagnato, normalmente me la cavo abbastanza bene. Poiché non penso che il divario dalla McLaren sia stato colmato con i risultati ottenuti nei test di Barcellona, ci vorrebbe una ulteriore spinta dalla fortuna".


"Nelle prime due gare le abbiamo prese sode. E, onestamente, mi aspettavo in Brasile di avere ridotto lo scarto dalle McLaren in maniera più marcata. Con tutta probabilità le MP4/13 di Hakkinen e Coulthard hanno ancora margini di crescita e nascondono tutta la loro potenzialità. Non ci dobbiamo fare illusioni".


"Ma le corse sono tante, il campionato è molto lungo. Due doppiette della McLaren sono molto pesanti sia nella classifica piloti che in quella costruttori. Ma se gettassimo la spugna già adesso saremmo dei fessi. Non è il caso di demoralizzarsi e neppure di perdere gli stimoli".


"Potrei arrendermi solo se a metà stagione dovessimo trovarci allo stesso punto, ma io credo che faremo progressi, la situazione potrà cambiare. Anche con una certa rapidità".


"In Formula Uno non si è mai sicuri di nulla".


"L'unico punto di paragone valido con la McLaren è quello che si può fare con la Benetton, che dispone delle stesse gomme. Al momento non mi sembra che Fisichella e Wurz siano in una posizione migliore della nostra. Dobbiamo lottare tutti per recuperare".


Nel frattempo, Ron Dennis e la McLaren si godono la leadership sia nella classifica piloti che costruttori, ma il team manager britannico invita a non abbassare la guardia, perché il campionato è ancora lungo, e i valori in campo potrebbero cambiare tutto d’un tratto:


"Dobbiamo approfittare del momento favorevole, perché i nostri avversari stanno facendo di tutto per recuperare, noi ci sentiamo forti, ma non dobbiamo abbassare la guardia e guadagnare il maggior numero possibile di punti".


Intanto però, Hakkinen e Coulthard si concedono qualche giorno di vacanza prima di partire per l’Argentina: il leader del Mondiale si rilassa sulle spiagge di Miami, mentre Coulthard si reca in Uruguay.


Poi, dritti in Argentina, per mantenere intatta l’imbattibilità della Mp4/13.


Per farlo è necessario non trascurare assolutamente nessun dettaglio; pertanto, giunti in Sud America, mentre i box di tutti gli altri team sono aperti al pubblico, quelli della scuderia di Woking sono chiusi, eliminando così la possibilità che qualcuno possa vedere al suo interno.


Un incauto giornalista chiede a Jo Ramirez cosa succederebbe se lui si azzardasse ad entrare, ma il direttore sportivo della McLaren gli risponde minaccioso:


"Non scriveresti più nulla".


Se Hakkinen e Coulthard si sono concessi un po' di svago prima recarsi in Argentina, Michael Schumacher decide di farlo quando già si trova a Buenos Aires, cimentandosi in un altro sport, il tennis.


Ma una curiosa disavventura coinvolge il campione tedesco quando, mercoledì 8 aprile, effettua la prenotazione telefonica presso un campo da tennis. Schumacher, sacca in spalla, arriva accompagnato da un taxi al circolo, ma all’ingresso, quando dice il suo nome, gli viene detto che la sua prenotazione non risulta.


Michael insiste dicendo di aver telefonato la mattina stessa, dopodiché gli uomini della sicurezza lo invitano con toni pochi amichevoli ad allontanarsi. L'incomprensione si risolve quando si scopre che il taxi lo aveva accompagnato al circolo sbagliato, per altro in concorrenza con quello vicino dove doveva recarsi Schumacher.


Prima di scendere in pista, giovedì 9 aprile Jacques Villeneuve festeggia il suo ventisettesimo compleanno, intrattenendo gli ospiti con qualche fetta di torta in faccia.


Ma la piccola celebrazione e le risate dell’occasione vengono subito accantonate per lasciar spazio a rabbia e frustrazione che prendono il sopravvento durante un venerdì di prove libere difficile per l’iridato canadese.


Villeneuve è uno dei tanti che commettono errori nel cercare di portare al limite la vettura: il canadese si perde in un testacoda, culminato con una botta contro le barriere, costringendo la Williams a richiedere con urgenza dei nuovi pezzi di ricambio che devono arrivare direttamente dalla fabbrica presente in Inghilterra.


Poi, nel pomeriggio un problema al cambio gli impedisce di effettuare anche un solo giro. Il quarto tempo ottenuto nel computo totale dei tempi non è che una magrissima consolazione:


"Qualcosa nella nuova vettura non funziona bene, forse la sospensione posteriore. Magari è solo una questione di regolazioni, ma non abbiamo ancora trovato quelle giuste. In ogni caso le McLaren sono troppo lontane per noi".


Dichiara poco fiducioso Villeneuve.


Non va meglio a Frentzen, che sale letteralmente con la sua Williams sulla Minardi di Tuero danneggiando pesantemente entrambe le vetture.



È causa del suo male invece la Sauber, con Alesi e Herbert che si scontrano tra di loro.


La sorpresa di giornata però è il secondo posto di Michael Schumacher, che si infila tra le due McLaren fermandosi a pochi millesimi da quella più veloce di Coulthard.


"Non sono in grado di dire quanto le nuove gomme larghe anteriori ci abbiano portato avanti, perché abbiamo provato subito quelle e non ci sono parametri con le vecchie, più strette. Inoltre abbiamo ancora qualche problema di messa a punto”.

Spiega Michael Schumacher, ma palesa ottimismo anche Eddie Irvine, che dichiara:

"Mi sembra che così la mia vettura sia più stabile ed abbia un comportamento migliore nelle curve lente".

Al Nord-irlandese questa pista piace, non a caso nel ‘97 si rese protagonista di una delle sue migliori prestazioni in carriera, concludendo in seconda posizione alla fine di una dura lotta nei giri finali col vincitore Villeneuve.


Hakkinen, invece, dimostra di non amare più di tanto lo stretto e corto circuito argentino, stile go-kart e con fondo sconnesso, poiché è staccato di qualche decimo e in difficoltà nel trovare l’assetto giusto.


Sempre durante la stagione precedente, la Tyrrell introdusse sulla propria vettura quelle che vennero poi denominate X-Wings, ovvero delle alette supplementari poste ai lati del cockpit. Una soluzione che non ebbe molto successo, ma che i team minori riportano in auge anche quest’anno, tanto che, in Argentina, oltre alla Tyrrell, anche Prost, Jordan e Sauber equipaggiano le rispettive vetture di queste alette sulle quali ci sarebbe qualcosa da ridire soprattutto sul piano estetico.



Sabato, in qualifica, i valori in campo visti il venerdì vengono confermati: David Coulthard conquista la pole position, mentre Hakkinen è terzo, battuto nettamente dal compagno e da Schumacher, che si trova di nuovo in mezzo alle due Frecce d’Argento, a tre decimi dal poleman.


In quarta posizione si piazza un eccellente Irvine, il quale senza un’imprecisione nel suo miglior giro e il rallentamento di Diniz durante un altro tentativo, avrebbe potuto fare persino meglio. Grazie alla Ferrari, quello che si preannunciava un altro week-end monopolizzato dalle McLaren cambia improvvisamente scenario.


Le due Rosse sono vicine, pronte a dar battaglia.

Ciò nonostante, gli argentini non si sentono sollecitati a sufficienza dall'avvenimento, e neppure la presenza di un pilota connazionale come Tuero serve per attirare il grande pubblico, tanto che regna il timore, tra gli organizzatori, di non poter riempire le tribune dell'autodromo.


Nessuno dei responsabili ha voluto dare cifre precise sulle vendite dei biglietti, ma il quotidiano argentino Clarin avanza l'ipotesi che il deficit della manifestazione si potrebbe aggirare sui due milioni di dollari.


Un vero peccato, dato che in conferenza stampa Schumacher esordisce ricordando le premesse con le quali ci si avvicinava alla fine settimana:


"Si era detto che ci sarebbe voluto un miracolo per battere le McLaren: ebbene, mezzo l’abbiamo fatto ora, l’altro spero di farlo in gara".


"Abbiamo fatto notevoli progressi, non so dire se sono state solo le gomme o anche il lavoro sulle sospensioni fatto a Barcellona, ma la vettura va meglio, credo che per noi non sarà impossibile inserirsi lì dove volevamo arrivare".


"Ho molta fiducia, siamo più vicini alla McLaren in assetto da gara che non con quello da qualifica. Ovviamente sarà decisivo effettuare una buona partenza, ma per questo non sono preoccupato: in Australia avevo avuto un buono scatto, in Brasile c’erano stati dei problemi meccanici, ma abbiamo capito la causa e credo che non si ripeteranno".


Sprizza gioia David Coulthard, che festeggia la prima pole stagionale:


"Ho dovuto impegnarmi a fondo per andare davanti a tutti. E se non fossi uscito troppo largo dall’ultima curva avrei anche potuto fare meglio. È stata una dura battaglia tra me, Michael e Mika, è fantastico essere riusciti a conquistare questa pole position".


Il pilota finlandese della McLaren, invece, deve cedere per la prima volta il passo al compagno di box, e come se ciò non bastasse, contro ogni previsione anche a Schumacher:


"Mi ha tradito il sovrasterzo di potenza non riuscivo a guidare come avrei voluto. Ma mi rifarò in gara".


Dietro le Ferrari e le McLaren si nota una discreta qualifica per la Jordan, che piazza Ralf Schumcher quinto e Damon Hill nono, mentre la Williams limita i danni con Frentzen e Villeneuve rispettivamente sesto e settimo.


Chi, invece, si fa notare positivamente è il giapponese Toranosuke Takagi, capace di qualificarsi tredicesimo con la modesta Tyrrell; il suo compagno di box Riccardo Rosset è penultimo, un secondo e mezzo più lento.



Goodyear sembra aver fatto progressi notevoli, almeno per quanto riguarda il giro secco, ma bisogna ancora valutare come gli pneumatici anteriori appena introdotti si comporteranno in gara nel confronto con Bridgestone. I piloti che usufruiscono delle gomme giapponesi hanno optato, come in Brasile, per la mescola più dura, per cui è facile prevedere che si fermeranno una sola volta. Discorso diverso per i team che utilizzano le gomme Goodyear, le cui strategie potrebbero variare da una a due soste.


Domenica 12 aprile però c’è un’incognita che potrebbe far saltare tutti i piani: la pioggia.



Quando la gara è in procinto di cominciare, la pista è completamente asciutta, ma nuvoloni neri incombono minacciosi sul tracciato. Nella paura che possa scatenarsi un temporale all’improvviso, la gara comincia, ed è subito ricca di colpi di scena.


Allo spegnimento dei semafori, David Coulthard scatta immediatamente in testa, mentre ancora una volta un’indecisione rallenta Michael Schumacher, superato da Hakkinen, e lo stesso accade a Eddie Irvine, sorpreso da Frentzen e relegato in quinta posizione, davanti all’altra Williams di Villeneuve.



Sin dalle prime battute pare chiaro che le due F300 sono partite più scariche rispetto agli avversari, e lo si evince da come Schumacher si mette subito a braccare Hakkinen.


Al secondo giro il tedesco effettua il sorpasso in uscita di curva 8, si riprende la posizione di partenza e si lancia all’inseguimento di Coulthard, che ha un vantaggio di due soli secondi. Anche Irvine non resta a guardare e restituisce subito il favore a Frentzen, il quale, come tramortito dal sorpasso subito, viene infilato anche da Villeneuve in curva 1, e successivamente anche da Jean Alesi.



Nei giri seguenti, Schumacher ottiene parziali record e in un solo passaggio riduce di sei decimi il gap da Coulthard. Al quinto giro il pilota scozzese finisce largo rischiando quasi di finire sull’erba; Schumacher approfitta dell’occasione e si butta all’interno, ma il pilota della McLaren chiude repentinamente la traiettoria finendo addosso alla Ferrari.


Il contatto è inevitabile.


La vettura di Coulhard si perde in un testacoda, mentre quella di Schumacher riesce a proseguire senza che alcun importante danneggiamento si palesi in seguito al contatto.



Il pilota della Ferrari riesce così a prendere la testa della corsa, mentre Coulthard paga una manovra senz’altro evitabile, retrocedendo in sesta posizione ed unendosi alla lotta tra Villeneuve e Alesi per il quarto posto. Schumacher avvia subito il suo tentativo di fuga, poiché Hakkinen, distante cinque secondi, non è in grado di tenere il suo ritmo in questa prima fase di gara, ed anzi deve guardarsi da un arrembante Irvine. Con la vettura che va alleggerendosi, però, il finlandese riesce gradualmente a distanziare il secondo pilota della Ferrari.


Coulthard nel frattempo è indiavolato: essendo l'unico in pista capace di girare sugli stessi tempi di Schumacher, il pilota scozzese tenta a più riprese di liberarsi di Alesi, rischiando in un’occasione il contatto con la Sauber, evitandolo per una questione di centimetri.


Situazione indubbiamente frustrante per il poleman, che ha perso il gran lavoro svolto nei giorni precedenti a causa di un’eccessiva foga nel tentativo di tenere la posizione su Schumacher.


Adesso, da una potenziale chance di guadagnare punti su Hakkinen, si ritrova nuovamente a dover inseguire.



Non vuole proprio decollare, invece, la stagione di Ralf Schumacher: il giovane pilota della Jordan, ritirato al primo giro nelle due precedenti gare, scatta malissimo e da quinto finisce tredicesimo.


Poi, al diciannovesimo giro è autore di un’uscita di pista causata dalla perdita del posteriore.


Rientrato ai box a causa delle gomme spiattellate e su sua stessa richiesta perché voleva un controllo sulla vettura al fine di notare eventuali guasti, i meccanici non vedono nulla di insolito e lo lasciano ripartire; ma poco dopo Schumacher esce nuovamente di pista.


Sceso dalla vettura, Ralf deve constatare il cedimento della sospensione posteriore sinistra.


Per lui, quindi, sono tre ritiri in tre gare.


Prima di tornare ai box, il giovane pilota tedesco scarica il suo nervosismo sui commissari, coi quali litiga poiché questi non gli lasciano attraversare la pista al fine di accorciare la via del ritorno.



Le cose vanno sicuramente meglio a suo fratello, che riesce a tenere il suo vantaggio su Hakkinen stabile sui dodici secondi nonostante i tempi del finlandese si siano abbassati.


Dopo più di venti giri effettuati, si avvicina il momento del pit-stop per Schumacher; una necessità nata soprattutto a seguito dei numerosi bloccaggi delle ruote anteriori, verificatesi nelle frenate più pesanti.


Gli pneumatici sono al limite, ma nonostante ciò, i tempi di Schumacher non azzardano ad alzarsi, tanto che al ventitreesimo giro fa registrare persino il giro veloce, in 1'28"448.



Il primo a rientrare ai box, tra i piloti più vicini alle prime posizioni, è il pilota francese della Sauber, Jean Alesi, che lascia Villeneuve e Coulthard soli a darsi battaglia.


Nel ripartire dalla piazzola dei box, una delle x-wings posizionate sulla sua vettura, per la precisione quella di destra, si stacca; la dinamica rimane ambigua, ciononostante il danno non rappresenta un handicap per il prosieguo della gara di Alesi.


Il giro successivo, il ventottesimo, tocca a Michael Schumacher rientrare ai box.


La sosta dura 9.5 secondi, ed al ritorno in pista il pilota tedesco è in seconda posizione, a dieci secondi da Hakkinen, ora leader della gara.


Dopodiché rientra anche Irvine, e quindi è ancor più chiaro che le due vetture di Maranello corrono entrambe con una strategia a due soste.


Incapace di sbarazzarsi di Villeneuve, bravo nel difendersi coi denti dai suoi attacchi, Coulthard va ai box anticipando la sosta, diversamente dalle Williams che allungano il primo stint di gara, il che significa che puntano a finire la gara con una sola sosta.


L’undercut di Coulthard non porta i frutti sperati, poiché Villeneuve, dopo la sosta effettuata alla trentaduesima tornata, lo costringe ancora ad accodarsi.


È un pit-stop a dir poco travagliato quello che coinvolge Frentzen il giro successivo: al momento di ripartire il tedesco fa spegnere il motore, e per riavviarlo si perdono svariati secondi, troppi. Quando finalmente il pilota tedesco della Williams si avvia verso l’uscita della pit-lane, lo fa con eccessiva foga e supera il limite di velocità imposto nei box; un errore che gli costa uno Stop&Go, e che lo esclude definitivamente dalla lotta per conquistare punti.


Nella fase centrale di una gara molto accesa, si infiamma tutto d’un tratto Alex Wurz, già pilota di giornata due settimane prima a Interlagos: l’austriaco, alla sua sesta gara in Formula Uno, insieme al battistrada Hakkinen è l’unico a non essersi ancora fermato.


Il pilota austriaco si trova in quarta posizione dietro Irvine e, avvicinandosi il momento cruciale del pit-stop comincia a spingere sull’acceleratore facendo segnare tempi velocissimi, il migliore in 1'28"179, che sarà anche il giro più veloce della gara.


La sosta dell’austriaco, e soprattutto quella di Hakkinen, giungono intorno al quarantesimo giro. Il finlandese ha accumulato un vantaggio di tredici secondi su Schumacher, ovviamente insufficienti per consentirgli di rimanere in testa.


Il pilota della McLaren rientra in pista secondo, dietro Frentzen, ma la questione per la vittoria è ancora aperta, poiché Schumacher dovrà fermarsi nuovamente.


Quando tutti hanno effettuato almeno un pit-stop, la situazione è la seguente: Schumacher fa l’andatura ed ora deve dare lo strappo decisivo su Hakkinen per costruire un gap sufficiente per conservare la prima posizione dopo il secondo pit-stop; Irvine è terzo e Alesi è quarto, ma anche loro dovranno fermarsi ancora, poi seguono Villeneuve e Coulthard, sempre in bagarre tra loro ma parecchio distanti da chi li precede.


Al quantaseiesimo giro finisce la gara di Johnny Herbert, costretto a fermarsi lungo la pista dopo che Damon Hill gli causa la foratura di uno pneumatico nel tentativo di superarlo. Raggiunto dai giornalisti nella pit-lane, l’inglese è alquanto frustrato per come è andata questa trasferta sudamericana, che tra Brasile e Argentina gli ha regalato solo amarezze:


"Sono stati due week-end disastrosi, solo con un incidente aereo mentre torno a casa potrebbe andare peggio di così".


Esclama con tutta la frustrazione del caso il pilota della Sauber.


La strategia a due soste del suo compagno di squadra Alesi si rivela redditizia dopo che il francese effettua il secondo pit-stop, dato che all’uscita della pitlane Villeneuve e Coulthard gli rimangono dietro.


Un buon segno per Schumacher, che spera di fare lo stesso con Hakkinen, dato che il margine per restare davanti è di circa venti secondi, tanti quanti ne ha accumulati il pilota della Ferrari.


Al cinquantaduesimo giro, per evitare di essere rallentato dal gruppetto di doppiati in bagarre tra loro formato da Alesi, Villeneuve, Coulthard e Fisichella, Schumacher viene richiamato ai box.


È il momento cruciale della gara.


La sosta dura 8.1 secondi, un tempo più che accettabile, anche perché nel frattempo Hakkinen rimane bloccato dietro una Tyrrell, favorendo ulteriormente Schumacher, che riesce a restare ampiamente in testa alla corsa, mandando in visibilio i tanti tifosi Ferrari sugli spalti.


A peggiorare l’umore al muretto box McLaren ci pensa ancora David Coulthard, incappato in una giornata da dimenticare. All’ingresso della S de Senna Coulthard tenta un azzardata manovra all’esterno su Villeneuve che si conclude con entrambi i piloti fermi oltre i limiti della pista in seguito all’inevitabile contatto.



Il pilota scozzese può ritenersi fortunato in quanto riesce a ripartire, Villeneuve invece deve ritirarsi dopo una strenua difesa durata per quasi tutta la gara.


Secondo zero di fila per il campione in carica, sempre più nel baratro insieme ad una Williams mediocre.



Hakkinen fa capire fin da subito di non avere alcuna intenzione di prendere rischi tentando una complicata rimonta su Schumacher, preferendo restare in seconda posizione e guadagnando altri punti preziosi su Coulthard.


Ci pensa però la pioggia a regalare agli spettatori un finale di gara al cardiopalma.


A dodici giri dal termine, Wurz ha raggiunto Eddie Irvine per contendergli il terzo posto.



Alla S de Senna il pilota Benetton tarda la frenata, rischia un sorpasso improbabile e tocca la ruota posteriore sinistra di Irvine, per fortuna senza danneggiare né la sua vettura né quella dell’avversario.



Poi inizia a piovigginare, Irvine è tra i primi ad essere ingannato dall’asfalto insidioso e finisce lungo in curva 1; Wurz ringrazia prendendosi il terzo posto.


È solo l’inizio di una serie di giri caratterizzati dal caos totale.


Il secondo pilota a farsi sorprendere dall’asfalto umido è clamorosamente Michael Schumacher: il tedesco va su una chiazza di bagnato alla prima curva e si ritrova in men che non si dica a guidare sulla ghiaia. Schumacher mantiene il sangue freddo, prosegue dritto fino a raggiungere una striscia di asfalto che gli consente di tornare in pista, sempre da leader della corsa, con ancora quattro secondi di vantaggio su Hakkinen.



Poi tocca a Wurz, che si gira e riconsegna a Irvine il terzo posto, a Fisichella, che va per prati, o ancora a Coulthard, che perde meno tempo nella sua escursione e rientra in zona punti a svantaggio del romano. Hakkinen non commette errori ma gira lentissimo: in un solo passaggio è dodici secondi più lento di Schumacher. A pagare dazio più di tutti è il pilota di casa Esteban Tuero, il quale va a sbattere disintegrando il posteriore della sua Minardi.


Negli ultimi due giri la pioggia cessa, e Schumacher può gestire senza problemi la prima posizione fino alla bandiera a scacchi. Ventottesima vittoria in carriera per lui, che si inserisce prepotentemente nella lotta al Titolo: adesso non più una questione privata tra le McLaren.



Hanno di che sorridere anche tutti, o quasi, gli altri piloti che completano la zona punti, dato che Hakkinen consolida la testa del campionato grazie al secondo posto, mentre Irvine dà un ottimo contributo in chiave campionato costruttori, oltre a poter festeggiare il podio, e infine Wurz e Alesi, chiudono al quarto e al quinto posto, al termine di due eccellenti rimonte, dopo esser scattati rispettivamente dall’ottava e undicesima posizione.


Diverso è il discorso per David Coulthard, autore di una gara da dimenticare e con il rimpianto per una gara che, anche lasciandosi passare da Schumacher nelle prime battute, è molto probabile che alla lunga distanza avrebbe potuto vincere.



Sul podio, il bagno di champagne non è per Michael Schumacher, bensì per Jean Todt, inzuppato dalla testa ai piedi sia dai suoi due piloti che da Hakkinen, e vani sono i maldestri tentativi di bloccare il braccio di Schumacher, troppo in alto per lui.



Dopodiché, Schumacher può esprimere tutta la sua soddisfazione in conferenza stampa. Le prime domande che gli vengono rivolte sono sulla prima parte di gara, e sull’incidente con Coulthard:


"Sono partito ancora male, facendo pattinare le gomme. Ma avevo meno benzina a bordo e andavo più forte. Ho passato subito Mika e poi David. Coulthard aveva già sbagliato poco più avanti, arrivando lungo. Quando l'ho visto allargare, ne ho approfittato e sono riuscito ad entrare all'interno. Lui ha chiuso la porta e ci siamo urtati. Non ho alzato il piede dall'acceleratore perché ero più veloce, del resto non avevo altra possibilità. La mia auto è rimasta leggermente danneggiata, un po' fuori assetto e più difficile da guidare, ma fortunatamente abbastanza buona per riuscire a vincere". "Il momento cruciale sono stati i quattro-cinque giri prima di effettuare il secondo rifornimento. Ho dovuto tirare come un pazzo, per guadagnare quei pochi secondi che mi avrebbero permesso di tornare in pista davanti alla McLaren di Hakkinen. I meccanici, come al solito, sono stati fantastici, malgrado la pressione cui sono sempre sottoposti in questi casi". Quindi gli viene chiesto di parlare dell'escursione finale nel prato:

"Ho trovato la pista improvvisamente bagnata. Nel finale ha cominciato a piovigginare, e come abbiamo visto durante tutto il week-end, non appena quest’asfalto inizia ad inumidirsi diventa molto insidioso, ed infatti abbiamo assistito a molte uscite di pista. Ho perso il posteriore su una chiazza di bagnato e sono finito dritto, avevo visto che in generale riuscire a controllare la vettura in quella situazione sulla ghiaia era impossibile, quindi ho scelto di andare dritto e tornare in pista sfruttando la striscia d’asfalto".


"Se avessi frenato pesantemente, avrei finito per insabbiarmi e la mia gara sarebbe terminata lì. Ho preferito invece continuare la corsa nel prato, cercando di non perdere il controllo della vettura. Si poteva fare. Per fortuna mi è andato tutto bene. Ma di una cosa sono certo: sarà un campionato eccitante". "A Imola troveremo una situazione molto differente. Molto dipende da quello che riusciremo a fare sulla nostra vettura nel frattempo. Una cosa è certa: per noi il successo in Argentina è stato importantissimo. Adesso abbiamo il morale alle stelle. Vedere quelle bandiere sulle tribune, il pubblico che esulta per te, per la tua squadra, fa un gran bene. L'Argentina è un Paese ferrarista, il tifo era tutto dalla nostra parte. Adesso posso dire di essere realisticamente fiducioso".

Poi, parlando della competitività della Ferrari e di quella degli avversari, Schumacher ammette:

"Purtroppo siamo nel complesso ancora dietro alle McLaren. Se le cose non fossero andate in una certa maniera, se non avessimo azzeccato tutte le strategie, forse avrei potuto puntare soltanto a un secondo posto. Ho visto invece molto male Villeneuve: in questo momento, per come vanno le cose, lo vedo tagliato fuori dalla lotta per il titolo mondiale, la sua vettura ha diversi problemi da risolvere". "Dobbiamo provare molte cose: un leggero incremento di potenza per il motore, modifiche aerodinamiche, gli scarichi alti che escono dalla carrozzeria, una sospensione posteriore ridisegnata, probabilmente anche delle piccole ah poste sulle torri a fianco vettura, come hanno Tyrrell, Sauber, Stewart e Prost".



Per vincere Titoli Mondiali è cruciale guadagnare anche in situazioni proibitive, anche in quei week-end di gara difficili durante i quali nulla sembra funzionare. Esattamente quello che ha fatto Mika Hakkinen, che con i 6 punti conquistati si porta a quota 26 punti, a +12 su Schumacher e +13 su Coulthard.


"Non posso che essere soddisfatto per questo risultato, è il miglior piazzamento a cui potevo aspirare questo week-end, poiché non ho mai trovato un feeling eccellente con la macchina su questa pista".


Ammette il pilota finlandese, che poi prosegue dicendo:


"Speravo di poter passare Michael durante il suo secondo pit-stop ma ero conscio del fatto che sarebbe stato quasi impossibile. Inoltre ho avuto dei doppiaggi che mi hanno rallentato molto. Credo che per prendere la posizione su di lui avrei dovuto prendere dei grossi rischi e non volevo farlo. Molto meglio finire secondo che andare a cercare guai rischiando di non raccogliere nulla”.


I sorrisi non si risparmiano in casa Ferrari, dopo aver ottenuto un successo insperato. Tra gli uomini del Cavallino, il Presidente Montezemolo è l’emblema della felicità dopo la vittoria del suo pupillo:


"Schumacher ha fatto davvero una gran gara. Avere entrambi i piloti sul podio è esattamente quello che sognavo. È stata una corsa durissima, piena di emozioni e molto bella, non solo nel finale.Mi sono emozionato e commosso a vedere tante bandiere Ferrari in Argentina, sembrava di stare a Monza. Avevamo detto che avremmo recuperato e ringrazio molto anche Goodyear perché ci ha messo in condizione di essere così competitivi".


E' invece pragmatico come sempre, Jean Todt pensa già a nuove novità da introdurre sulla F300:


"Dobbiamo provare molte cose: un leggero incremento di potenza per il motore, modifiche aerodinamiche, una sospensione posteriore ridisegnata, scarichi alti da perfezionare e probabilmente anche delle piccole ali poste sulle torri a fianco della vettura, come hanno Tyrrell, Sauber, Stewart e Prost".


"Ho vissuto momenti di terrore per l’incidente con Coulthard e l’uscita finale di pista di Michael. Ma ne è valsa la pena. Sapevamo sin dall’inizio di avere una buona vettura, ma voi non ci credevate".


E su Irvine, al settimo podio con la Ferrari, il manager francese dice:


"E’ stato bravissimo, ha guidato con dei problemi nell’abitacolo per un cuscinetto di protezione che gli ballava fra le gambe con il rischio di cadere nella pedaliera".


Non solo Schumacher: la Ferrari può finalmente contare anche su Eddie Irvine, che dall'inizio dell'anno ha già portato alla causa 7 punti, concludendo tra i primi sei due delle tre corse disputate:


"La novità è che finalmente sono seduto in un'automobile"


Dichiara il pilota nord-irlandese, penalizzato in passato da programmi di lavoro che prevedevano sviluppi e innovazioni solo per Schumacher.


"Pensavo che la gara fosse più difficile, per noi, rispetto alle qualificazioni. Montavamo gomme più tenere di quelle della McLaren, e a lungo andare poteva essere una scelta rischiosa. Invece al box i nostri uomini hanno lavorato bene, la strategia delle due fermate si è rivelata azzeccata".


"Il momento più difficile in gara è stato quando Wurz mi ha sorpassato: è arrivato come un treno, enorme dentro gli specchietti retrovisori, ed è subito passato. Ho pensato di aver perduto il podio, lì per lì ci sono rimasto malissimo. Invece un errore lo ha commesso anche lui, più avanti nella gara: è finito fuori strada, io sono ripassato ed eccomi qui, sul podio, terzo".


Un altro problema, non previsto, si è creato all'intero dell'abitacolo della F300:


"Ma solo per 25 giri, e solo perché lo strumento che utilizzo per tenere bloccato il ginocchio si è mosso. Mi dava fastidio alle gambe, nei rettilinei cercavo di rimetterlo a posto, senza peraltro riuscirci. E' stato un pensiero costante, ho dovuto lottare a fondo, ma alla fine ho avuto ragione io".


All'uscita del circuito, Mika Hakkinen sembra aver perso il sorriso, mentre gli uomini della Ferrari possono festeggiare una ritrovata competitività.


La McLaren è avvisata, la sfida è stata lanciata.


Davide Scotto di Vetta

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