#4 1997: GP Brasile, come previsto, vince Villeneuve!

Aggiornato il: mar 19



Dopo un ottimo avvio di stagione, il 13 marzo Michael Schumacher è subito in pista a Fiorano con la sua F310B e con lo stesso motore montato a Melbourne, per condurre dei test privati. Il tedesco segna il nuovo record in 59"54 secondi, strappando il primato precedente attribuito a Eddie Irvine durante i test invernali con il tempo di 59"77. Il pilota nord-irlandese, per l'occasione aveva utilizzato utilizzando la F310 del 1996.


Al termine dei 71 giri compiuti, Schumacher si dimostra soddisfatto del lavoro compiuto:


"Sono molto contento di queste prove, perché stiamo andando nella direzione giusta".


Schumacher effettua delle prove di confronto tra i due nuovi tipi di pneumatici Goodyear di cui la Ferrari, al pari di altre scuderie, dispone, e per esplorare i parametri di prestazioni e usura dei due tipi.


Una settimana più tardi, il 19 marzo 1997, la Ferrari si sposta a Monza per effettuare ulteriori test privati, ma durante le prove Schumi incorre in un incidente. Alla Variante della Roggia, il tedesco sperimenta anche il nuovo tipo di cordoli introdotto, cerca di controllare l'auto, salvo poi doversi perdere in un testacoda e una conseguente uscita di pista. Nell'urto, la trasmissione si rompe completamente, e le susseguenti riparazioni ai box richiederanno molto tempo. La simulazione di gran premio che Schumacher avrebbe dovuto fare col nuovo motore è quindi rimandata al giorno successivo.


I cordoli, sperimentati a Monza, sono più alti di quelli in uso solitamente sui circuiti e sono stati installati per impedire che i piloti taglino troppo velocemente la chicane, ma si scopre attraverso la disavventura del tedesco che possono produrre danni notevoli alla vettura. Per quest motivo, poiché si tratta di cordoli che non fanno ancora parte dello standard dei circuiti, su richiesta della Ferrari questi vengono rimossi per le prove successive.


Nel frattempo, Eddie Irvine prova a lungo diversi tipi di gomme, compiendo in tutto 47 giri col motore spec.1 usato in Australia. Il suo miglior tempo, tuttavia, è di 1'25"17; un riscontro cronometrico piuttosto alto.


Nei giorni precedenti al successivo Gran Premio che si correrà sul circuito di San Paolo, in Brasile, Jean Todt ammette che la Ferrari sta svolgendo sia un lavoro di sviluppo della componentistica aerodinamica della F310B, sia del nuovo motore, che ancora non ha raggiunto un buon livello di potenza e affidabilità:


"Stiamo facendo molti affinamenti aerodinamici sulla vettura. Appena rientriamo dal Brasile andiamo tre giorni al Mugello con Morbidelli e Schumacher per le verifiche di questi miglioramenti che porteremo subito in Argentina".


"Poi c'è la delicata questione del motore, su cui stiamo lavorando, ma finché non ci darà dei vantaggi certi non lo useremo. Tra i quattro migliori motori di questo campionato non c'è molta differenza. Il vero problema sono i motori del prossimo anno che saranno tutti molto nuovi. E noi lavoriamo adesso in vista del motore '98. Dobbiamo diminuire il consumo, alleggerirlo, bilanciare meglio i pesi, farlo lavorare a temperature più alte. Ma rinunciare adesso a tutte le prove che facciamo col motore significherebbe compromettere quello del '98".


Ma intanto, per il Gran Premio del Brasile, la Ferrari non porterà alcuno sviluppo concreto dell'auto, tanto che lo stesso Direttore Sportivo della Ferrari ammette che un risultato positivo come quello ottenuto a Melbourne sarebbe da ritenere un successo:


"Magari facessimo domenica un secondo posto come a Melbourne, ci metterei la firma subito".


Dal canto suo, Michael Schumacher risponde ad alcune critiche rivolte al suo indirizzo, relative al fatto che il pilota tedesco abbia espresso il suo parere riguardo alle difficoltà da affrontare sul circuito di San Paolo, a causa delle numerose sconnessioni dell'asfalto:


"Si è parlato già troppo di questo circuito e del fatto che l'asfalto non è buono, che ci sono molti avvallamenti, che si salta troppo eccetera e eccetera. Ma so che hanno fatto dei lavori, non l'ho ancora visto e non sono in grado di dire nulla. Lasciatemi compiere un po' di giri e poi vedremo".


Chiuso così anche l'argomento più impellente, Schumacher preferisce parlare del Mondiale e spiega meglio una teoria che aveva già avanzato in Australia:


"Quest'anno mi pare che non ci sia più una sola macchina vincente, sicuramente vincente che possa andare via da sola per tutto il campionato. Ci sono invece più squadre che possono vincere, direi almeno quattro. Questo vuol dire che ognuno ha la possibilità di aggiudicarsi tre o quattro gare. E allora come si fa a vincere il Titolo Mondiale? Aggiungendo dei punti a quelli dei successi di tappa, diciamo così. Per questo è importante, soprattutto per me, stare tra i primi, salire sul podio e fare punti. Poi vinceremo anche noi, certo, corriamo per questo ma bisogna mettere insieme tutto quello che si può".


"Tra Villeneuve e Frentzen finora è mancato un vero confronto, quindi dobbiamo aspettare. Io penso però che da Imola in poi la Ferrari sarà molto ma molto vicina alla Williams e allora potrà esserci una lotta interessante. Per questo, ripeto, è importante per noi fare adesso, subito, dei punti".


Sul fronte opposto, Jacques Villeneuve sembra invece iper-motivato alla vigilia del secondo week-end stagionale, poiché il ventiseienne canadese punta dritto al successo per rimediare il prima possibile alla sciagurata domenica australiana per lui e la Williams:


"La nostra vettura non è solo la migliore, ma è anche abbastanza facile da mettere a punto su ogni tipo di circuito. San Paolo ha un asfalto molto sconnesso e questo potrebbe creare dei problemi, tuttavia credo che i nostri avversari ne avranno più di noi, per cui sono ragionevolmente ottimista. Il risultato della prima gara avrà almeno un merito: quello di averci caricati al massimo per recuperare".


Sulla breve pista dell’Autodromo José Carlos Pace, le due vetture blu e bianche del team campione in carica confermano i valori in campo visti in Australia, che li vede ampiamente più rapidi della concorrenza sin dalle prove libere. Non bastasse questo, chi inseguiva a Melbourne si ritrova a dover fare i conti con qualche difficoltà di troppo, come effettivamente pronosticato da Villeneuve.


Le Ferrari segnano il settimo tempo con Schumacher, e addirittura il terzultimo con Irvine, vittima anche di un’escursione fuoripista conclusasi mestamente nella ghiaia che ne ha compromesso un’intera sessione.



Peggio va alla McLaren, che naviga con entrambi i piloti a metà classifica. Subito dietro le Williams quindi troviamo le due Benetton e la sorprendente Sauber di Johnny Herbert, anche lui come Villeneuve desideroso di lasciarsi alle spalle la gara australiana.


Nonostante ciò, Schumacher non drammatizza, anzi:


"Francamente sono contento. Mi aspettavo peggio. Mi preoccupava molto il comportamento della vettura su un tracciato come questo, pieno di dossi e avvallamenti, e invece devo dire che è meno peggio di come credevo alla vigilia. Per la gara sarei molto contento di salire sul podio. Una vittoria mi sembra difficile perché su questo circuito bisognerà mantenere per trecento chilometri un ritmo molto sostenuto. Ma salire sul podio e prendere dei buoni punti per me è importante in questo momento".


Schumacher sembra infatti riuscire a risolvere le difficoltà incontrate dalla sua F310B, poiché il sabato, alla fine delle qualifiche, la graduatoria lo attesta in seconda posizione, distante solo sei decimi dal poleman Villeneuve. Considerando i quasi due secondi presi in Australia, tale distacco può essere giudicato comunque come un notevole passo avanti.


Escludendo il crono irraggiungibile del canadese, si assiste a qualifiche piuttosto tirate, dato che in un secondo sono racchiusi ben tredici piloti! Gerhard Berger conferma che la Benetton ben si adatta alle caratteristiche del circuito di San Paolo, qualificandosi terzo a 50 millesimi dalla Ferrari; delude invece Heinz-Harald Frentzen, che ammette di aver trovato difficoltà a trovare un assetto da qualifica decente ed è solo ottavo. E mentre Schumacher stampa un tempo di tutto rispetto e trova la prima fila, come Frentzen anche Eddie Irvine non riesce ad entrare in sintonia con la sua vettura, e per trovarlo sulla griglia bisogna scendere fino al quattordicesimo posto.


Tra quelli che alla conclusione della giornata possono stentare un mezzo sorriso c’è anche Damon Hill, il quale dopo un week-end da dimenticare è in grado di piazzarsi al nono posto, rifilando un secondo netto al compagno di squadra, Pedro Paolo Diniz. Per il campione in carica rimane però ancora il dubbio della scarsa affidabilità della sua Arrows, che purtroppo per lui lo tradirà di nuovo, anche se per lo meno non a partire dal giro di ricognizione come successo in Australia.


"È andata meglio del previsto, ci ha aiutato un po' la pista che si è progressivamente scaldata e non ha permesso a nessuno di migliorare. La gara è comunque nelle mani di Villeneuve. Per noi sarà importante il comportamento delle gomme".


Il cauto ottimismo di Schumacher viene confermato dallo stato d’animo dello stesso Jacques, che ai microfoni dei giornalisti scherza così e lancia una frecciatina ad Irvine, ricordando la folle staccata alla prima curva di Melbourne:


"Per il via sono tranquillo, perché stavolta Irvine è lontano!".


Anche se non si è ai livelli raggiunti quando c’era Ayrton Senna ad aizzare la folla e la torcida brasiliana, la domenica gli spalti sono gremiti. Migliaia e migliaia di appassionati accorrono per l’evento, che si preannuncia eccitante con i due potenziali candidati alla lotta per il titolo appaiati in prima fila.


Non ci sarà Irvine a dargli preoccupazioni, ma anche stavolta la partenza di Villeneuve è da dimenticare: a dire il vero il canadese ha uno scatto discreto, ma non eccellente, come è al contrario quello di Schumacher, che lo affianca alla S do Senna. Villeneuve non ci sta a mollare la posizione e prova a resistere all’esterno, ma perde il controllo della sua vettura ed è costretto a tirare dritto, andando per prati e perdendo numerose posizioni.


Nel frattempo si crea del caos a centro gruppo: Ralf Schumacher viene speronato e si gira, mentre altre vetture si trovano la strada sbarrata e preferiscono gettarsi nell'erba tagliando la prima chicane. Altri, invece, non riescono a evitare contatti con altre vetture: e tra i malcapitati ci sono soprattutto Frentzen, Hill, Fisichella e Irvine. Il tutto mentre Barrichello rimane piantato in partenza senza percorrere neanche un metro.



Diventa necessaria l’immediata esposizione della bandiera rossa, pertanto la grande partenza di Schumacher viene vanificata. Villeneuve avrà un’altra chance di mantenere la prima posizione, e chi non poteva proseguire avendo la macchina eccessivamente danneggiata può ripartire con il muletto.


Tutto da rifare quindi, ma fortunatamente non bisogna attendere troppo per il secondo start, la cui dinamica nella battaglia per la leadership rimane pressoché identica. Ancora una volta lo scatto sembra favorire la Williams, ma nella percorrenza dei metri che li separa dalla prima staccata, Schumacher è di nuovo davanti e Villeneuve, imparata la lezione precedente, decide di non resistere all’attacco.


E così facendo si accoda momentaneamente. Basta infatti che si arrivi sul rettilineo principale per iniziare il secondo giro: il campione di Formula Indy sfrutta tutta la scia della Ferrari e alla prima staccata restituisce il favore ai danni di Schumacher, che non può nulla di fronte alla potenza del V10 Renault.


Nelle posizioni di rincalzo, Berger supera Hakkinen riprendendosi la terza posizione che aveva perso al via e spicca anche Damon Hill, che sale al settimo posto davanti a Coulthard.


La prima fase di gara è caratterizzata proprio dalle due Benetton: per nulla appagato dal sorpasso sulla McLaren, il buon vecchio Gerhard si lancia anche all’inseguimento di Schumacher, incapace di mantenere l’impressionante passo di gara imposto da Villeneuve. Anche Jean Alesi, in dovere di farsi perdonare dopo il fattaccio di Melbourne dove è rimasto senza benzina per colpa sua, prova a metter pressione ad Hakkinen per il quarto posto.


Al settimo passaggio l’austriaco ci prova alla prima curva, ma Schumacher allunga la staccata e riesce a rintuzzare il tentativo della Benetton. Ma quattro giri dopo, Berger ci riprova alla stessa maniera, concludendo il sorpasso sul tedesco con successo.


La gara è piuttosto movimentata, almeno nelle prime fasi, poiché anche a centro gruppo si formano interessanti battaglie, come quella tra Hill, Coulthard e le due Jordan di Ralf Schumacher e Fisichella, con la Arrows che rallenta tutti e tre gli inseguitori.


Al ventiduesimo giro, Berger dà il via alla serie dei pit-stop, scoprendo le carte di chi è su una strategia a due soste. Infatti, poco dopo tocca nell’ordine anche ad Alesi, Villeneuve e Schumacher cambiare gomme ed effettuare il rabbocco di benzina. L’unico ad optare per una strategia ad una sosta è Olivier Panis, che ha imbarcato più carburante per la prima parte di gara e sfrutta al meglio le gomme Bridgestone, che a differenza delle Goodyear garantisce degli stint più lunghi. Il francese della Prost si ritrova secondo, ed è in grado di tenere a debita distanza Berger. Nel valzer delle soste chi ci perde è Schumacher, che perde la posizione a vantaggio di Hakkinen.



Oltre a Panis, anche Damon Hill tenta l’azzardo della sosta unica: così facendo, il campione del mondo in carica si issa per qualche giro in quarta posizione. Ma essendo visibilmente più lento, il pilota britannico rallenta sia Schumacher sia Alesi. Entrambi gli inseguitori, dopo qualche giro perso a cercar di trovare uno spiraglio, infine sorpassano la Arrows alla S do Senna.


Intorno alla trentacinquesima tornata si fermano Panis e Hill: il primo rientra il terza posizione, mentre il britannico esce dalla zona punti e si attesta a metà classifica fino a tre giri dal termine, quando deve rientrare ai box per un principio d’incendio divampato improvvisamente dal retrotreno della sua Arrows.


Da questo momento, la gara non offre più molte emozioni. Ogni giro lo si trascorre a fare i conti sui carichi di benzina e le soste effettuate, il tutto mentre Villeneuve viaggia in completa solitudine e gestisce in tranquillità il vantaggio di 10 secondi su Berger. Qualche minima preoccupazione gliela offrono i doppiaggi, come David Coulthard, vincitore in Australia ma assolutamente anonimo in Brasile, lui che poco prima della partenza aveva dichiarato che per fare punti sarebbe bastato rimanere in pista. Lo scozzese è solo decimo al traguardo, e si fa notare, per l’appunto, solo quando non si lascia doppiare per più di qualche giro da Villeneuve, che di conseguenza perde oltre due secondi su Berger.


Con la seconda ondata di pit-stop non cambia nulla, e i tentativi velleitari di Berger di riacciuffare un Villeneuve in modalità crociera, oltre che il terzetto formato da Hakkinen, Schumacher e Alesi per un’eventuale lotta per il quarto posto, non servono a dare pepe ad un finale di gara piuttosto piatto.


Jacques Villeneuve domina e vince il Gp del Brasile. Sul podio a festeggiare insieme a lui ci sono Berger ed un eccellente Panis, che regala il primo podio da costruttore ad Alain Prost.



L’inizio di gara era stato promettente ma a quanto pare solo illusorio per la Ferrari: Schumacher è solo quinto e lontano dal podio, ma limita i danni rispetto a chi era stato protagonista a Melbourne.


Frentzen, ad esempio, lo si è visto spento fin dalle qualifiche, ed il dover gareggiare col muletto lo ha penalizzato ulteriormente. Di Coulthard si è già detto, mentre Irvine affonda nella mediocrità. Il nord-irlandese giunge al traguardo addirittura sedicesimo e a due giri dal vincitore. Per il compagno di squadra di Schumacher, questo è un inizio di stagione a dir poco da dimenticare.


In conferenza stampa, i tre piloti arrivati sul podio sono tutti logicamente soddisfatti. Il primo a parlare, è come consuetudine il vincitore:


"Guardando il via sembrava che potesse ripetersi l’incidente avvenuto in Australia, ma per fortuna non è stato cosi. Non so perché ci sia stata la bandiera rossa ma ciò ci ha senza dubbio aiutato. Dopodiché la macchina è stata ottima: anche se non avevo molto downforce nelle curve lente, ciò veniva bilanciato dalla gran velocità sui rettilinei. Nel secondo stint le gomme non hanno lavorato benissimo, ma ciononostante sono riuscito a rimanere in testa".


"Alla prima curva non volevo lasciare la posizione a Michael, sono rimasto all’esterno ma sono entrato in curva troppo veloce e ho perso il controllo. Per quanto riguarda il secondo start, sapevamo già da stamattina guardando ai dati del warm-up che anche se fossi stato scavalcato alla partenza, nei primissimi giri, sfruttando la scia avrei potuto agevolmente riprendermi la posizione".


Oltre ad esprimere la sua gioia per il podio ottenuto, Berger accenna anche ai suoi tentativi di avvicinarsi a Villeneuve:


"Ad un certo punto ho davvero creduto di poterlo andare a prendere, ma ero conscio che sarebbe stato molto difficile superarlo, vista la grande velocità sul rettilineo della Williams. Ho avuto qualche difficoltà con i doppiaggi, specialmente con Hill, ma credo anche Jacques abbia avuto lo stesso problema".


Dichiara invece Olivier Panis, giunto sorprendentemente terzo al traguardo:


"Sono molto felice. Abbiamo preso un gran rischio con la strategia, ma le Bridgestone lavoravano alla grande. È stato onestamente facile, non ho mai avuto traffico o particolari difficoltà nel mantenere il gap con chi mi stava dietro".


Villeneuve ha reagito a dovere dopo il ritiro di Melbourne, e con il suo primo successo stagionale raggiunge Coulthard a quota 10 punti in testa al Mondiale.


Davide Scotto di Vetta

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