#4 1951: Gran Premio del Belgio, Farina vince e torna in testa al campionato!



Dopo aver disertato la trasferta statunitense, i costruttori europei giungono a Spa, in Belgio, sede della terza prova del Campionato Mondiale di Formula Uno.


Per la corsa, che si disputerà il 17 giugno 1951, gli addetti ai lavori e il pubblico prevedono un testa a testa tra Alfa Romeo e Ferrari, che portano in pista tre macchine ciascuno.


Le altre sette vetture iscritte al Gran Premio sono le Talbot, nettamente inferiori alle auto italiane, per un totale di tredici partecipanti, i quali, con 42 anni, 9 mesi e 12 giorni di età media, segnano un record mai più battuto.


Sia Ferrari che Alfa Romeo portano avanti correttamente le loro tesi, facendo progredire di gara in gara le rispettive vetture.


Le Alfa Romeo, dopo aver raggiunto un ottimo grado qualitativo e di affidabilità, continuano a superarsi, aumentando la loro potenza del motore, pur rinunciando a presentare la nuova 160, preferendovi le ormai note 159, equipaggiate dalle gomme Pirelli, mentre la Ferrari migliora le doti di fondo della 375, diventando sempre più incalzante, gareggiando con gli pneumatici Englebert.


Le auto milanesi sono dotate di una nuova testata-motore, che permette una migliore dispersione del calore e di elevare a 9.200 giri il regime di rotazione del motore. Inoltre, la vettura di Fangio, per questa gara, dispone di un nuovo ponte De Dion, mentre su quelle di Farina e Sanesi vengono montati dei soliti serbatoi supplementari.


E' doveroso ed essenziale ricordare che la macchina del Campione del Mondo in carica, Giuseppe Farina, appesantita da un serbatoio sperimentale, a Berna pagò a caro prezzo il vantaggio di non fermarsi, come invece dovette fare Fangio, al rifornimento; consumandosi il carburante, il gioco delle sospensioni si era trasformato, divenendo rigido, tanto da pregiudicare la stabilità di marcia.


Si trattava di una prova, anzi di una metà della prova, dato che l'altra venne compiuta nella stessa gara dall'Alfa di Sanesi; su tale macchina era stato piazzato il ponte De Dion che permette forti variazioni di carico.


Questo tentativo diede buoni frutti.


Ora i due esperimenti, quello fatto a Berna sulla macchina di Farina e quello riuscito sulla vettura di Sanesi, veranno abbinati su una sola Alfetta, ossia il nuovo tipo, contraddistinto con il numero 160, che avrà l'ampio serbatoio di Farina, eliminando però gli inconvenienti mediante l'utilizzo della più adatta sospensione provata da Sanesi.


Il risultato dovrebbe essere quello lungamente sognato dalla Casa milarese: eliminare uno dei due rifornimenti normalmente necessari ad una macchina con motore di 1500 cm³ a doppio compressore, durante le gare di Formula Uno, che mediamente richiedono di coprire una distanza di 600 km.


Intanto, però, anche a Spa l'interesse sarà rivolto alle Alfa, che saranno ancora costrette a rifornire durante la gara, e alle Ferrari di 4500 cm³ senza compressore, meno scattanti e meno potenti, ma in grado di giungere al traguardo senza dover sostare ai box.


L'incredibile impegno degli organizzatori del Gran Premio belga è dimostrato anche dal fatto che, pur di possedere il più suggestivo, interessante e veloce circuito d'Europa, nei mesi precedenti all'evento sportivo, spendono ben cinquantacinque milioni di franchi belgi, per ampliare da sei a nove metri la larghezza del circuito, e per quattordici chilometri e mezzo la lunghezza.


Denaro che, in parte, è stato recuperato mediante la vendita di 1504 alberi abbattuti durante i lavori che hanno permesso l'allargamento dell'autodromo.


La prima giornata di prove, tuttavia, viene condizionata dal maltempo.


Giuseppe Farina, che durante i primi minuti di prova sperimenta un unguento speciale per gli occhiali, ammetterà che la corsa domenicale potrebbe essere falsata dalla pioggia, presupponendo perfino pericoli maggiori rispetto a quelli percepiti sul circuito di Bremgarten, poiché la conformazione del circuito impone l'apertura dell'acceleratore per gran parte del tempo, correndo, tuttavia, su un asfalto troppo sdrucciolevole.


Proprio pochi giorni prima dello spostamento in Belgio, Giuseppe Farina, rientrando da Belfast, dove aveva trionfato in un'ulteriore gara disputata, per evitare un imprudente motociclista, era uscito di strada a Bussoleno, riportando contusioni alla nuca e al piede destro.


Alle prove di Francorchamp, Farina zoppica, ma il pilota italiano non si sente abbattuto, e lo dimostra durante le prove, pur senza voler strafare.


Diversamente da quanto accaduto durante i primi test, nelle due ore di prove ufficiali del venerdì il tempo torna ad essere mite, ed il cielo, per quanto cosparso di nubi, diventa luminoso.


Addirittura, ad un certo momento, il sole inonderà la vallata di Francorchamps, dove farà la sua apparizione anche il caldo.


I tecnici si preoccupano, pertanto, anche delle gomme che dovranno essere montate sulle macchine.


In questa prima sessione di prove, i piloti della Ferrari danno l'impressione di impegnarsi maggiormente, rispetto ai loro rivali. Infatti, Ascari, Taruffi e Villoresi risultano i migliori, con quest'ultimo che segna perfino il miglior tempo assoluto.


Il giorno successivo, con il meteo clemente e con clima caldo, i piloti della Ferrari


Fangio e Sianesi si limitano a brevi tornate che non permettono ai cronometristi di registrare nemmeno un giro lanciato. Solo Farina, allorché riceve la sua vettura personale completa, dato che il giorno precedente aveva girato con la vettura di scorta, compie con allegra andatura il tracciato, dimostrandosi il più rapido di giornata.


Al termine delle prove, tuttavia, sarà Juan Manuel Fangio a conquistare la pole, affiancato da Giuseppe Farina e da Gigi Villoresi su Ferrari, mentre la seconda fila va ad appannaggio di Alberto Ascari e Piero Taruffi.


In terza fila, Consalvo Sanesi si piazza davanti a Louis Rosier, il più veloce delle Talbot-Lagos, a quasi dieci secondi dal sesto posto.


La situazione del Gran Premio belga vede cosi alla vigilia due corse in una: la prima, quella autentica, tra sei assi, può essere considerata la battaglia dei record, meteo permettendo; l'altra è per le piazze d'onore tra le sette Talbot, tra cui solo Rosier, dotato di una vettura speciale, più veloce, si è avvicinato considerevolmente, ma il suo è sempre un distacco di venti secondi dal record di Fangio.


Sabato pomeriggio, i piloti si dedicano al meritato riposo, mentre i tecnici ed i meccanici entrano in scena per effettuare gli ultimi ritocchi, che in certi casi riservano autentiche sorprese.


Prima della partenza, Giuseppe Farina è stranamente irrequieto e nervoso.


Questo perché la vettura dell'amico e rivale Fangio è dotata del ponte De Dion, che assicura maggiore stabilita, mentre il pilota italiano è costretto a correre nuovamente con il vecchio modello Alfa 159, senza tale accorgimento.


Al via, Villoresi scatta in testa seguito da Farina, Fangio e Sanesi, ma al terzo giro è Farina a transitare per primo al traguardo, invertendo la posizione con il pilota della Ferrari, ed al termine della tornata successiva, il Campione del Mondo in carica precede il suo diretto inseguitore, Ascari, per ben nove secondi, dato che quest'ultimo ha appena scavalcato il compagno di squadra, sceso in soli due giri dal primo al terzo posto.


Nel frattempo, Fangio sta cercando di recuperare terreno, tanto che al sesto giro si ritrova già in seconda posizione, lanciatissimo all’inseguimento del suo compagno di squadra, ed al decimo giro segna il record di gara in 4'22"1, rendendo ancor più superba la sua rimonta.


Taruffi, invece, è costretto al ritiro, a causa di un guasto alla trasmissione.


Arriva dunque il momento del rifornimento, ed è Sanesi il primo a fermarsi; il pilota italiano, poco dopo essere rientrato in quinta posizione, è costretto al ritiro a causa di un guasto al radiatore. In seguito è il turno di Giuseppe Farina, che seppur al quattordicesimo giro ha un vantaggio di due minuti sul suo inseguitore, rimane fermo per ben cinquantasette secondi, rientrando in terza posizione, dietro a Fangio e Ascari.


Ma in Alfa i problemi ai box non sono certo limitati al pilota italiano, dato che anche l'asso argentino impiega addirittura più tempo del suo compagno di squadra.

Questo perché, oltre al rifornimento, Fangio decide di cambiare gli pneumatici in via precauzionale; tuttavia, durante le operazioni la ruota posteriore sinistra si blocca a causa del surriscaldamento del mozzo, ed il pilota è costretto a dover effettuare una sosta che durerà ben quindici minuti, escludendolo di conseguenza dalla lotta per la vittoria.


A questo punto il risultato non è più in discussione.


Ascari si fermerà brevemente ai box, lasciando il comando della gara a Farina, mentre Villoresi dovrà sostare in due occasioni per cambiare le gomme, consumate dall'eccessiva temperatura dell'asfalto.


Anche Farina effettuerà una seconda sosta a scopo precauzionale, ma al termine della gara, il Campione del Mondo in carica, Giuseppe Farina taglia per primo il traguardo, applaudito dai 200.000 spettatori assiepati lungo il circuito, precedendo rispettivamente di tre e quattro minuti e mezzo i piloti della Ferrari, Ascari e Villoresi, che conquistano il secondo ed il terzo posto.


Da sottolineare il risultato delle Talbot, che pur non potendo competere per i primissimi posti, occupano le posizioni che vanno dalla quarta all’ottava, mentre Fangio conclude nono, con quattro giri di ritardo, ma riuscendo ugualmente a guadagnare un punto, dopo aver segnato il giro più veloce, durante la gara.


Questa terza prova del campionato lascia la consapevolezza agli uomini del Cavallino di aver fatto ottimi passi avanti, e al pubblico la conferma che Fangio è un vero asso del volante, dato che l'argentino è riuscito a conquistare due pole position, e altrettanti giri veloci, nelle gare a cui ha preso parte dall'inizio del campionato.


Ludovico Nicoletti

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