#3 1999: GP Brasile, Hakkinen torna a dominare, Schumacher limita i danni ed è secondo



Il 15 Marzo 1999, Luca Badoer e Eddie Irvine effettuano un breve ma importante collaudo dell’innovativo asfalto anti-pioggia sul circuito di Monza. Al test presenziano anche alcuni esponenti della FIA, tra cui Charlie Whiting, Roland Bruynseraede e Ian Brawn, per valutare con attenzione il nuovo asfalto drenante preparato da Enichem e Agip, finalizzato ad eliminare - o quantomeno ridurre - il fenomeno dell’aquaplaning, e ad azzerare la formazione di nubi che riducono in maniera drastica la visibilità dei piloti.


Un tipo di asfalto steso un mese prima sul rettifilo, che raccorda le due sopraelevate dell’anello ad alta velocità.


Prima però, Luca Badoer, pilota titolare della Minardi, ma sotto contratto con la Ferrari col ruolo di collaudatore, effettua una breve sessione di test a Fiorano, guidando la vecchia F300 invece delle F399 da poco ritornate dall’Australia, e non utilizzabili perché non ancora sottoposte ad adeguati controlli e revisioni di routine.


Badoer completa cinquantadue giri, il migliore dei quali in 1'02"604. Il portavoce del team di Maranello, Claudio Berro, dichiara che alcune componenti meccaniche da trasferire sulla nuova vettura necessitavano di collaudi. L’obbiettivo è di riuscire ad utilizzare in maniera più performante le gomme Bridgestone, uno dei problemi principali palesati dalle nuove F399 in Australia, dove soltanto i guai di affidabilità delle McLaren Mercedes hanno consentito ad Irvine di andare a vincere la sua prima gara in carriera.


"Ci si è resi conto che bisogna cercare di sfruttare meglio le Bridgestone. Si tratta di gomme molto diverse, che richiedono un adeguato apprendistato e una loro perfetta conoscenza per utilizzarle al massimo. La McLaren le usava già lo scorso anno, e ovviamente fa valere quelle esperienze. Io sono contento che Michael non sia potuto venire per questa giornata di prove, più giro e più ritrovo dimestichezza con il mezzo, anche in funzione del mio ritorno alle competizioni con la Minardi".


Dichiara Badoer, il quale, parlando della sua nuova avventura con il team di Faenza, ammette di non essere molto soddisfatto del comportamento della vettura:


"Domenica, in Australia, stavo addirittura intravedendo la possibilità di andare a punti, ero sesto quando ho avuto il problema al cambio. Sarebbe stato un ottimo risultato per la squadra e anche per me stesso. Al venerdì e al sabato abbiamo invece dovuto constatare di essere ancora parecchio indietro come prestazioni, ci sarà da lavorare tantissimo per lo sviluppo della macchina. Proprio adesso mi recherò a Faenza per studiare con la squadra il programma dei test. Lunedì prossimo sarò ancora con la Ferrari a Monza, poi mi dedicherò per qualche settimana esclusivamente alla Minardi, a meno che il Cavallino, ogni tanto, non abbia bisogno di me".


"Ci sono da inseguire le McLaren, che sembrano partite nuovamente fortissimo. Comunque quello di Melbourne è un gran premio a sé, certe prestazioni non vanno prese per oro colato; quello australiano è un tracciato atipico, soprattutto come consistenza dell'asfalto stradale, si sapeva che non ci avrebbe favorito in quanto a velocità . Adesso bisognerà vedere a Interlagos e a Imola; credo che proprio sul circuito romagnolo si potrà ammirare la vera Ferrari F399".


Il 15 Marzo, a Monza, il test del nuovo asfalto anti-pioggia, con protagonisti Irvine e Badoer, dura poco meno di cinque minuti: al volante di due F300, i piloti della Rossa compiono quattro passaggi uno dietro l’altro, andando avanti e indietro, a velocità e distanza differenti. Infine, il nord-irlandese effettua due simulazioni di partenza, e ai microfoni dei giornalisti si mostra compiaciuto:


"Aderenza, tenuta della macchina in accelerazione e frenata sono davvero sorprendenti, come la visibilità. Però bisognerebbe fare delle prove anche in curva e valutare la compattezza quando fa caldo. Non si può usare un manto per l'asciutto e uno per la pioggia".


Soddisfatto anche Badoer, il quale parla di un miglioramento della tenuta in condizioni di aquaplaning, così come i promotori, Eni, Aci, e l'Autodromo, perché la ricerca sul fronte degli asfalti drenanti (il brevetto è italiano) non è solo finalizzata alla Formula Uno, come sottolinea Piero Ferrari, presidente della Csai:


"Questa prova è stata la risposta migliore a chi si chiede cosa serva la Formula 1: un laboratorio di idee che possono essere vantaggiose per tutti".


La settimana successiva, in vista dei test in programma sul circuito di Montmeló, un piccolo giallo coinvolge Michael Schumacher, che salta la sessione per una presunta distorsione alla caviglia rimediata mentre faceva jogging: presunta, perché per alcuni l’infortunio non è altro che una copertura per far sì che il tedesco possa stare affianco alla moglie, in procinto di dare alla luce il suo terzo figlio.


Per qualcun altro invece, il problema fisico deriva da una botta rimediata durante una partita di calcio, che Schumacher ha giocato con la squadra dilettantistica svizzera dell’Aubonne. Le speculazioni intorno al ferrarista aumentano, tra cui anche un rapporto incrinato con il compagno di squadra Irvine, che nel frattempo, a Barcellona, risulta essere il più veloce di tutti, anche se c'è da evidenziare l’assenza della McLaren, che preferisce lavorare a Silverstone con David Coulthard.


Il 21 Marzo 1999, ristabilitosi, il tedesco torna alla guida della sua F399, e completa la bellezza di cinquantacinque giri, fermando il cronometro sull'1'26"201, un tempo battuto il giorno dopo da Irvine, che gira sull'1'25"887.


Con la seconda prova del Mondiale in programma l'11 Aprile in Brasile, i team hanno a disposizione ben trentacinque giorni per porre rimedio ai limiti delle proprie vetture, soprattutto quelli riguardanti l’affidabilità, se si considera l’elevato numero di ritiri registrato a Melbourne durante la gara d’apertura. Si procede dunque a svolgere numerosi test, nonostante i limiti imposti dalla Federazione a seguito del limite di fornitura di pneumatici, e ciò vale anche per la Ferrari, la cui priorità assoluta è limare il preoccupante gap di un secondo dalla McLaren.


Dopo Barcellona e Jerez, il 25 Marzo il neo-papà per la terza volta Michael Schumacher si mette a lavoro sul circuito di Fiorano, completando con la F399 ben centouno giri. Sono tante le prove di partenza e di eventuali soluzioni di emergenza per riavviare la vettura in caso di spegnimento del motore: doverose poiché, se si considera anche la gara in Giappone dell’anno precedente, sono due di fila le partenze mancate di Schumacher, che in entrambi i casi è stato costretto a prendere parte al via dall’ultima fila. Nel mentre, da Monza spegne ogni polemica il leader del Mondiale Irvine, rimasto fermo poiché non c'è una seconda vettura per far provare entrambi i piloti, dopo che alcune testate giornalistiche parlavano di incomprensioni tra lui e Schumacher.


L'ex Jordan ribadisce di non aver dimenticato la sua posizione da subalterno:


"Se in Brasile mi troverò in testa alla corsa, farò passare Michael: è previsto dal mio contratto con la Ferrari".


Una dichiarazione a cui fa eco Michael Schumacher, il quale non esclude quelli che per ora rimangono solo remoti cambiamenti di gerarchie:


"Questo dimostra che i nostri rapporti sono buoni. Vuol dire che se Eddie a metà stagione sarà in testa al Mondiale, io lavorerò per lui".


Il giorno successivo, sempre a Fiorano, Schumacher approfitta di due lunghe soste dovute al maltempo per improvvisarsi istruttore di guida impartendo una particolare lezione a quattro connazionali piloti di kart, al volante di un'Alfa 156 Superturismo.


Il pilota tedesco prova soltanto per ventiquattro giri, segnando il miglior tempo in 1'02"082. I test Ferrari - ancora sulla macchina di Eddie Irvine, il telaio numero 191 - invece, servono per verificare le regolazioni fatte per Schumacher, che avevano portato al record (1'01"518) della vettura sulla pista emiliana.


Un test che non piace all'ex pilota della Ferrari, Clay Regazzoni, che il 27 Marzo 1999, da Monza, dichiara alla stampa:


"Mi sorprende la lentezza nei test. A Maranello hanno paura che da un momento all'altro Schumacher li pianti in asso".


Queste parole certamente non colpiscono gli uomini di Maranello.


Sul circuito del Mugello, il 29 Marzo 1999, dopo trentadue giri, davanti a un centinaio di tifosi in delirio, pronti a sfidare anche la pioggia, la monoposto numero 3 di Schumacher scivola via dopo appena una decina di giri della sessione pomeridiana, e si spegne proprio davanti ai box.


Un guasto alla trasmissione.


"Un normale incidente, niente di cui preoccuparsi. In gara non abbiamo mai avuto problemi del genere".


Spiega Claudio Berro alla stampa.


Schumacher aveva cominciato a girare intorno alle ore 9:45, e prima della pausa per il pranzo aveva completato una ventina di giri sulla pista bagnata a causa della pioggia caduta durante la notte. E proprio per questo il lavoro di Schumacher è stato incentrato soprattutto sulle regolazioni della vettura in configurazione da pioggia, con cui ha ottenuto un soddisfacente 1'37"388. Molto di più non ha potuto fare.


Poi nel pomeriggio effettua alcuni giri sulla pista che si sta lentamente asciugando (il giro più veloce lo effettua in 1'29"539) prima di fermarsi per il guasto alla trasmissione. Una breve riunione con i tecnici e poi la decisione di interrompere i test e rimandare tutto al giorno successivo, visto che la monoposto non è in grado di tornare in pista.


"La macchina va bene e sono ottimista. Credo che in Brasile riuscirò a fare una buona gara. Nonostante questo problema alla trasmissione sono davvero soddisfatto dei risultati che stiamo ottenendo. Sono io che guido la macchina, so quello che stiamo facendo e sono convinto di poter vincere il titolo mondiale quest'anno".


Dichiara Schumacher, mentre in Ferrari c'è chi dice che anche Luca di Montezemolo, appena rientrato da un viaggio a Miami insieme all'avvocato Agnelli, oggi potrebbe farsi vedere ai box del circuito del Mugello per salutare la squadra, ma sugli spostamenti del presidente non ci sono certezze. Anzi. Di sicuro, invece, in pista insieme alla Ferrari ci sarà anche la Minardi, che ha ritardato il suo arrivo a Scarperia di un giorno a causa dell'incidente capitato a Badoer sulla pista di Fiorano. Alla guida della M01 ci sarà lo spagnolo Marc Gené, che il giorno successivo segnerà come miglior tempo 1'31"774.


L’inconveniente porta il team del Cavallino a protrarre la sessione di test di una ulteriore giornata, per cui, oltre al 30, Schumacher gira al Mugello anche il 31 Marzo.


Sessioni che, come la precedente, non sono esenti da piccoli inconvenienti che però portano ad enormi perdite di tempo. La mattina del 31, il pilota tedesco decide di tornare ai box dopo aver sentito qualcosa di strano al motore, scegliendo di fermarsi in modo da non peggiorare ulteriormente la situazione. Dopo la sostituzione del motore, per il quale sono necessarie tre ore di lavoro intenso dei meccanici, Schumacher torna in pista, ma non per molto, perché un ennesimo problema al cambio riporta la F399 ai box, dopo che, durante uno degli spezzoni di prova effettuati, preferisce rallentare all'altezza della curva di San Donato e tagliare verso i box, facendosi spingere negli ultimi metri. Si saprà poi che si era distaccata una paratia laterale destra dell' alettone posteriore.


Alle ore 19:08 è tutto finito.


Eddie Irvine arriva a sorpresa nel primo pomeriggio del 1° Aprile 1999 al Mugello, e con lui arrivano le polemiche, dopo che un'agenzia riporta quanto Eddie avrebbe dichiarato al settimanale tedesco Bunte:


"Se Schumacher avesse voluto vincere un mondiale avrebbe dovuto scegliere la McLaren e non la Ferrari".


Parole pesanti, che subito vengono smentite da Irvine:


"Io e Michael siamo amici e lavoriamo bene insieme. Assai differente è quello che accade quando tutti e due scendiamo di macchina e torniamo a casa. Lui va da sua moglie Corinne e dai suoi figli, io no. Se Michael venisse con me sono sicuro che lei lo ammazzerebbe. Le mie parole sono state male interpretate. Quanto ho detto si riferiva all'anno scorso, quando in avvio di campionato la differenza fra la Ferrari e la McLaren era davvero tanta. Nella passata stagione con la McLaren Michael avrebbe avuto di sicuro molte più chance di vincere".


Per quanto riguarda le prove, Schumacher comincia a girare alle ore 9:30, e chiude alle 16:00, registrando il tempo di 1'26"801, non lontano dal record della pista del Mugello (1'26"704). Il pilota tedesco lavora principalmente sull'assetto e sull'aerodinamicità, prima di lasciare spazio ad Irvine che compie quarantasette giri (1'27"150 il suo miglior tempo) testando, tra l'altro, anche le gomme.


A Maranello si cerca un rimedio alla situazione, per non permettere alla McLaren di allontanarsi in classifica. Da questo punto di vista, il doppio ritiro in Australia è per gli inseguitori una manna dal cielo, perché tutto lascia presupporre che la corazzata gestita da Ron Dennis, con più di un mese a disposizione, abbia senza dubbio trovato il modo di trovare delle soluzioni alla mancanza di affidabilità della Mp4/14.


Una missione non semplice quella di Jean Todt&Co., ma supportata, per motivi che scindono dal tifo, dal presidente della FIA Max Mosley, che dichiara:


"Una nuova sconfitta della Ferrari sarebbe un peccato per tutta la Formula 1".


Più che altro, secondo Mosley, una stagione dominata dalla McLaren senza la concorrenza della Ferrari causerebbe indubbiamente un calo di interesse nei confronti della Formula Uno.


"Quella appena cominciata è una stagione promettente, a condizione che la McLaren non si dimostri troppo superiore alle altre scuderie. Il fatto che i due principali contendenti per il mondiale piloti, Hakkinen e Schumacher, non abbiano ottenuto punti in Australia è un bene. In Brasile sarà come ripartire da zero. Per quelli che sono i i valori in campo, ci si potrà fare un'idea più precisa dopo Interlagos e Imola".


"In Ferrari hanno tutti i mezzi per farcela: personale qualificato, ingegneri, motoristi, meccanici, piloti, direttori sportivi. Tutte le carte in regola, e sta a loro giocare. Sarei sorpreso se la McLaren vincesse facilmente".


Poi, Mosley parla delle novità nel calendario per i prossimi anni:


"Non vogliamo arrivare a disputare venti Gran Premi all'anno, bisogna che i team siano d'accordo perché la regola attuale parla di sedici corse, con una tolleranza per diciassette. Le squadre ritengono che carichi di lavoro e tempi dei trasferimenti non consentano di aumentare il numero. Soprattutto non si vuole che nuovi Gran Premi propongano viaggi ancora più lontani".


Inoltre, all'aumento dei Gran Premio si oppone il patron della Formula Uno, Bernie Ecclestone, dato che come confermato da Mosley:


"Non vuole che aumenti il numero delle corse, perché teme che la Formula 1 venga svilita. E non posso dargli torto".


Proprio Ecclestone, in un’intervista al periodico tedesco Kicker, dichiara di essere entusiasta per la stagione appena cominciata:


"Non sarà più dominio totale McLaren-Ferrari. Oltre a loro, vedremo altre due o tre scuderie: Jordan e Stewart, per esempio, anche se, per la vittoria finale non ci saranno altri candidati se non i team con sede a Maranello e a Woking".


In merito al calendario della stagione 2000, Ecclestone conferma il ritorno del Gran Premio degli Stati Uniti, da disputare ad Indianapolis, mentre si fa difficile la situazione del Gran Premio in Cina. Per quanto riguarda la situazione delle gomme, invece, sebbene il monopolio Bridgestone riduca il gap tra le squadre, Bernie ammette di essere un sostenitore delle concorrenze:


"Sarebbe bello tornare a vedere più marche di pneumatici: per esempio la Pirelli con la Ferrari, la Michelin con i francesi e di nuovo la Goodyear. Gli americani torneranno di sicuro, ma non so quando".


Come anticipato, a meno di due settimane dal Gran Premio del Brasile, alla guida della Minardi M01 motorizzata Ford, dopo aver percorso quarantanove tornate, Luca Badoer finisce dritto contro le protezioni di curva 5 della pista di Fiorano, e riporta una piccola frattura al secondo metacarpo della mano destra. Il trevigiano viene operato immediatamente, ma dopo qualche giorno di attesa per monitorarne i miglioramenti, viene ufficializzata la sua assenza al secondo appuntamento dell’anno.


A quanto pare, l’incidente è stato causato da un guasto al sistema fly-by-wire che gestisce l’acceleratore, una teoria confermata successivamente dallo stesso Badoer:


"Quando ho tolto il gas, in quarta marcia, per inserire la monoposto in curva e quindi riaccelerare, non vi è stato alcun rallentamento. La farfalla è rimasta aperta, la vettura è partita per la tangente e non ho potuto fare nulla. Non ha funzionato quel dispositivo che si chiama anti-stallo, per cui non ho potuto far altro che cercare di portare sulla sabbia la monoposto per evitare un impatto violento".


"Non sono riuscito, però, ad evitare le barriere di sicurezza, ho picchiato con la parte anteriore destra della monoposto e nel contraccolpo ho subito sentito un dolore alla mano destra. Non è una cosa grave, a detta dei medici, ma abbiamo deciso di effettuare l'operazione per accelerare la guarigione".


A sostituire Badoer nel Gran Premio del Brasile sarà il francese Stéphane Sarrazin, collaudatore della Prost con una discreta esperienza in Formula 3000.



Giunti in Brasile, giovedì 8 Aprile, Eddie Irvine conferma alla stampa che le priorità in casa Ferrari non sono di certo cambiate, dopo la sua prima affermazione in carriera:


"Tutto continua come prima. Io faccio quello che devo fare, la squadra lavora come ha sempre lavorato. Voglio dire che se fosse necessario io farei passare Schumacher ancora una volta. E' il mio dovere, è il mio contratto. Però, chissà, se riuscissi a vincere ancora e mi trovassi in testa al mondiale, beh, allora forse qualcosa cambierebbe".


Dopo trentacinque giorni di pausa e tante sessioni di test, la Ferrari ha compiuto un passo in avanti tale da poter competere con le McLaren? Secondo Irvine:


"Mah, credo di sì, abbiamo lavorato tanto, ora sappiamo come fare lavorare bene le gomme fin dal primo giro, perché quello era un po' il difetto nostro in Australia. Quanto al resto, le McLaren hanno sorpreso anche noi. Ross Brown però dice sempre: ragazzi, ricordatevi che l'affidabilità è cruciale. E noi siamo andati in Australia appoggiandoci sulla sola affidabilità".


"Un po' poco. Bisogna fare di più. Ci siamo riusciti? Non lo so, credo che abbiamo dimezzato il distacco dalle McLaren, poi vedremo. Se la McLaren poi ha migliorato ancora non lo so. A Melbourne, quanto a prestazioni hanno fatto sentire mediocri fior di bravi ingegneri che ci sono in Formula 1. Per fortuna non hanno retto".


Che sia gregario o meno, il leader del Mondiale fissa l’obbiettivo per Interlagos:


"Spero di vincere ancora. Spero di essere in testa al Mondiale anche dopo Imola, così forse Schumacher una volta tanto si arrabbia. Scherzi a parte, la pista è veloce, mi piace molto. Ci sono molte ondulazioni, speriamo che vada bene anche per la Ferrari. E' una pista strana; per esempio, hanno riasfaltato mezza curva sì e mezza no, così è un casino, non si sa mai dove mettere le ruote. Ma non so perché l'abbiano fatto. Comunque questo per la Ferrari è sempre stato un circuito ostico, ma credo che siamo messi meglio che a Melbourne".


Reduce da un Gran Premio d’apertura sciagurato, da un piccolo problema alla caviglia sul quale i media si sono scatenati, e dalla nascita del figlio Mick, Michael Schumacher si presenta con la giusta motivazione per rimettere subito in riga la sua stagione:


"Ero andato in Australia per vincere, ma sono stato molto sfortunato perché mi sono trovato alle prese con parecchi problemi. Il mio vero campionato comincia qui, in Brasile. Abbiamo lavorato molto per migliorare le prestazioni della F399, c’erano delle soluzioni tecniche che non avevamo capito a Melbourne. Ora conosciamo meglio la vettura. Sarei assai sorpreso se il ritardo da Hakkinen e Coulthard fosse rimasto così elevato. Noi abbiamo fatto progressi, probabilmente anche loro, ma mi auguro che il distacco in qualifica si sia ridotto. Non siamo ancora al cento per cento del potenziale, ma siamo vicini. Se tutto andrà bene, saremo al massimo per la gara di Imola in Maggio".


Schumacher scagiona la Bridgestone per le difficoltà incontrate nella ricerca delle massime prestazioni con l’utilizzo delle coperture giapponesi:


"La Bridgestone sta lavorando benissimo. Se ci sono delle difficoltà sono tutte nostre. È la Ferrari che deve cercare di adattarsi ai nuovi pneumatici, e riuscire a sfruttarli al meglio".


"La pista è bella e allo stesso tempo difficile, ricordo grandi battaglie nel passato, anche momenti di attrito (con Senna, quando il tedesco era alla Benetton), ma nella memoria restano solo gli episodi più piacevoli. Comunque, per puntare al titolo, è necessario ottenere risultati su tutte le piste".


"Io sono contento che Eddie abbia vinto in Australia, se lo meritava. Se lui cresce ulteriormente diventa maggiore il suo apporto per la squadra. Per il resto è inutile fare ipotesi ora. I rapporti non sono cambiati. Considero Eddie un ottimo compagno, e tutto è rimasto come prima".


Tante sono le prove di partenza effettuate dal tedesco durante i test, con la speranza di non dover fare i conti con altre problematiche come successo a Suzuka e poi a Melbourne.


Michael assicura che non ci saranno problemi:


"In Giappone avevo scelto io una frizione nuova che non era stata collaudata a fondo. In Australia il problema era legato ad un malfunzionamento del volante che poi ha condizionato tutta la mia gara. Sono dettagli che purtroppo in Formula Uno non possono essere eliminati del tutto. Però, credo che la cosa non si ripeterà".


Il venerdì di prove libere dà ragione ad Eddie Irvine: in una giornata fortemente condizionata da pioggia e da una pista solo a tratti asciutta durante la sessione pomeridiana, Michael Schumacher si piazza in terza posizione a sette decimi dal battistrada Hakkinen. Un dato confortante solo per il fatto che in Australia il gap era di oltre un secondo, e si è quindi ridotto drasticamente. Irvine è quarto, e mostra di essere in forma fermandosi ad un solo decimo dal compagno di squadra.



I due alfieri del Cavallino lamentano una F399 che tende ad essere troppo instabile in alcuni punti della pista, dove è soggetta a fastidiosi saltellamenti. Inoltre, nel pomeriggio un dado forse non avvitato alla perfezione, si svita improvvisamente e Schumacher deve tornare ai box su tre ruote:


"Sono soddisfatto della prestazione della vettura, in quanto è ben bilanciata sull’asciutto. Tuttavia ho un problema di tenuta in curva; ho rischiato di perdere il controllo un paio di volte. Dobbiamo analizzare i dati e cercare di porvi rimedio. C’è ancora margine di miglioramento, per ora ritengo che siamo in una situazione migliore rispetto a Melbourne, ma dobbiamo aspettare le qualifiche per conoscere l’esatta verità".


Tuttavia, il vero problema e che con un meteo variabile nulla si può prevedere o programmare, e quindi le prove sul bagnato servono fino a un certo punto. Quello che veramente la Ferrari prova sono gli assetti da asciutto su una pista molto sconnessa, dove perfino Hakkinen, che di solito sfiora appena il volante, è costretto a starvi abbrancato con due mani. Un problema riscontrato anche da Schumacher


"Prima dell'entrata ai box c'è un punto in cui la macchina salta e va per conto suo, e io sono costretto a rallentare anziché accelerare".


Dal canto suo, Jean Todt ammette che sebbene il distacco sia ancora troppo grande, l’averlo ridotto di mezzo secondo è senz’altro soddisfacente. Bisogna capire però il motivo per cui la vettura tende a saltare, mentre l’inconveniente della ruota non sembra preoccupare, trattandosi di una casualità che può capitare a chiunque.


Come al solito davanti a tutti nella classifica dei tempi, Mika Hakkinen non è sorpreso dai passi in avanti compiuti dagli uomini del Cavallino:


"Ci aspettavamo dei progressi da parte dei nostri rivali, ma non credo che la nostra supremazia possa essere messa in discussione. Il potenziale delle nostre vetture è sempre notevole, e ci consente di cercare le prestazioni con relativa facilità".


Sabato, le prove libere che precedono la sessione di qualifiche giocano un brutto scherzo al pilota di casa della BAR, Ricardo Zonta. Il brasiliano, in seguito ad un improvviso cedimento meccanico della sua vettura (probabilmente una sospensione, ma non si esclude che l’incidente sia stato causato dalle asperità del tracciato) in prossimità della curva Ferradura, ad una velocità di circa 260 km/h perde il controllo e si schianta contro il guard-rail con la fiancata sinistra.


Appena estratto dall’abitacolo e sottoposto alla visita sommaria sul posto, il dottor Sid Watkins riscontra fin da subito un taglio profondo e lungo sei centimetri sul piede sinistro del pilota brasiliano. Trasportato in elicottero all’ospedale, in seguito ad esami più approfonditi viene confermata una frattura, insieme ad una lesione del tendine del piede sinistro; ragion per cui, diventa necessario un intervento chirurgico.


Zonta salta senza alcun dubbio il suo Gran Premio di casa, che dovrà guardare da un letto di ospedale, ma sono tutti da valutare i tempi di recupero, e di conseguenza la sua partecipazione alle gare successive.


L’incidente provoca la bandiera rossa e l’interruzione, seguita alla cancellazione degli ultimi trenta minuti da disputare, un lasso di tempo utilizzato per riparare il guard-rail distrutto dalla BAR.


Inoltre, se il botto di Zonta conferma i gravi problemi di affidabilità della BAR, che già durante i test e in Australia con Villeneuve aveva riscontrato cedimenti di pezzi della vettura, giungono le accuse da parte di Rubens Barrichello e Pedro Diniz: il primo critica le nuove gomme, poiché a suo dire se fossero state più larghe avrebbero rallentato la monoposto, mentre il secondo indica la pericolosità delle vie di fuga, asserendo che con la sabbia, piuttosto che l’erba, non sarebbe successo quasi nulla.



Durante le qualifiche, dunque, c’è solo una BAR presente sul tracciato, ovvero quella di Jacques Villeneuve, la cui giornata non sarà certo indimenticabile. Il Campione del Mondo 1997, infatti, vede annullare tutti i suoi tempi sul giro perché a fine sessione i commissari giudicano irregolare la benzina imbarcata sulla sua monoposto. Il canadese, quindi, dovrà partire dall’ultima posizione. Un periodo frustrante per lui, che non si aspettava un inizio di stagione così travagliato con la nuova scuderia, la stessa che durante l’inverno puntava a lottare con costanza per le posizioni di alta classifica.


La frustrazione è tale che il giorno del suo compleanno, Villeneuve non si presenta alla piccola festa organizzata per lui con un centinaio di presenti, optando per un ritorno anticipato in albergo.


Diversamente, va tuttoa gonfie vele per Mika Hakkinen e la McLaren Mercedes, che sabato pomeriggio spengono l'entusiasmo che si era accesa in casa Ferrari dopo aver visto il distacco assottigliarsi nelle prove libere.


Mika conquista la seconda pole della stagione dopo quella ottenuta a Melbourne, alla fine di una battaglia sul filo dei centesimi combattuta con il compagno di box David Coulthard. Le due Frecce d’Argento per quattro volte di fila abbattono con facilità disarmante il tempo sul giro che valse la pole nel 1998, con tanti saluti alle misure adottate dalla FIA per rallentare questi bolidi.


Alla fine Hakkinen ha la meglio sul compagno di squadra per un decimo e mezzo, mentre a sette decimi, in terza posizione, non c’è come sarebbe logico aspettarsi Michael Schumacher, e nemmeno Eddie Irvine, ma Rubens Barrichello, che manda in visibilio la torcida brasiliana conquistando la terza posizione al volante della piccola ma velocissima Stewart.


Il giovane paulista sfrutta al massimo le gomme morbide Bridgestone.



Un vantaggio per il sabato che potrebbe tramutarsi in un handicap alla domenica, poiché gli altri team, ad eccezione di Benetton, Prost e Minardi che come la Stewart optano per il compound morbido, monteranno pneumatici duri, e con tutta probabilità correranno con una strategia ad un’unica sosta.


"I brasiliani amavano Senna. Quando è mancato, molti non hanno più visto una gara di Formula 1. Ora stanno tornando perché ci sono io. Magari non tutti, qualcuno, diciamo il dieci per cento, è ancora scioccato, ma gli altri hanno rimesso piede in un autodromo e oggi stanno impazzendo per me. Il loro urlo mi ha spinto, mi ha permesso di battere Schumacher, di spaventare le McLaren. è il giorno più bello della mia vita. Proprio qui, ad Interlagos, dove sono nato, ho capito di poter diventare l'erede di Senna. Per ora gli dedico questo terzo tempo".


Dichiara un commosso Barrichello, che spera di poter contare su una Stewart affidabile e capace di coprire l’intera distanza di gara.



Michael Schumacher è quarto, ad un secondo dal poleman Hakkinen, un distacco reso ancor più frustrante dall’esser stato battuto persino da una Stewart. Un pugno che per poco non sfonda la parete dei box palesa la rabbia del momento, perché dopo i tanti test nessuno si aspettava di ricevere un’altra umiliazione così pesante.


Jean Todt è preoccupato:


"Un divario importante, troppo importante. Una cosa così proprio non me l'aspettavo. Credevo in quattro decimi o mezzo secondo, ma oltre un secondo proprio no".


La pioggia del venerdì lascia spazio ad un sole splendente e una pista asciutta, ma con un clima gradevole, non eccessivamente caldo. Schumacher non è quasi mai in grado di completare un giro pulito, privo di sbavature. Fino a metà sessione il tedesco è solo ottavo, ma nel finale riesce a risalire in terza posizione, per poi essere scavalcato da Barrichello.


Scuro in volto, Michael dichiara alla stampa:


"La verità è che abbiamo mancato l'obiettivo che ci eravamo posto, e cioè essere competitivi fin dalla prima gara. Ora ci tocca risalire e sarà molto dura. Abbiamo già delle cose nuove da provare per migliorare la macchina, ma quando si è a oltre un secondo bisogna fare non passi avanti ma passi da gigante, e questo rende tutto più difficile. Non è concepibile, non è accettabile avere oggi un secondo di distacco. è una cosa sorprendente. Dentro di me pensavo, lo pensavamo tutti, di avere al massimo mezzo secondo di distacco, e invece con questa macchina qui siamo a oltre il doppio, è una cosa che mi sorprende, non può essere così".


E sulla prestazione della Stewart, Schumacher dice:


"Anche questa è stata una sorpresa. Avevo motivo di credere che Barrichello sarebbe andato bene, lo aveva fatto già in Australia, ma così forte no, non riuscivo a crederci. Cerco di consolarmi in qualche modo pensando al fatto che lui ha usato gomme tenere e quindi era prevedibile che andasse forte nelle qualifiche: i problemi per lui con quelle gomme verranno in gara. Speriamo sia così, ma anche la McLaren che ha usato le stesse gomme dure che avevo io, è andata molto forte. E' sorprendente ed incredibile quello che hanno fatto".


"Se non intervengono fattori esterni, sarebbe già un grande risultato salire sul podio".


Dominio totale delle Frecce d’Argento, esattamente come in Australia, dove però, le cose in gara sono andate diversamente. Per questo, Hakkinen non è per niente tranquillo:


"Sarà una gara piena di imprevisti. Tutte le macchine, chi più chi meno, saltano e vanno fuori controllo su questa pista, ci saranno parecchi incidenti, arriverà la Safety Car e così tutto cambierà".


Eddie Irvine è solo sesto, battuto anche da Giancarlo Fisichella, e davanti alle due Jordan di Damon Hill e Heinz-Harald Frentzen. Continuano le difficoltà di Alex Zanardi, solo sedicesimo, un secondo più lento del compagno di squadra Ralf Schumacher, undicesimo. A prescindere dalle prestazioni del campione di Formula CART, l’undicesimo posto di Ralf è ugualmente un risultato estremamente deludente per il team britannico, che sembra essere persino peggiorato rispetto alla passata stagione, quando la vettura presentava già tante problematiche, che dati alla mano, sono ben lontane dall’essere risolte.



Domenica 11 Aprile 1999, in un contesto praticamente identico alla prima gara in Australia, soltanto l’affidabilità delle vetture sembra poter minacciare un dominio altrimenti incontrastabile delle McLaren. Un punto interrogativo che ha già una mezza risposta allo spegnimento dei semafori.


Hakkinen parte bene e rimane indisturbato in testa, anche perché non incalzato da David Coulthard, rimasto fermo sulla sua piazzola senza muoversi nemmeno di un centimetro. In seconda posizione si porta quindi Rubens Barrichello, il quale tiene dietro con facilità Michael Schumacher, seguito da Irvine, Fisichella e Frentzen.



I commissari spingono la vettura di Coulthard, che poi viene riportata nei box dove i meccanici provano a rimetterlo in pista, sebbene ormai la sua gara sia di fatto compromessa. Lo scozzese, infatti, ritorna in pista dopo tre giri di attesa nei box, e lo fa proprio mentre sul rettilineo in uscita dalla curva 3 sopraggiungono i piloti di testa.


E anche in questo caso, c’è qualcosa che non va, ma non sulla McLaren di Coulthard.


Mentre il pilota scozzese esce dalla pitlane davanti a Schumacher, nello stesso momento Hakkinen rallenta improvvisamente, venendo superato da Barrichello, il compagno di squadra, che però è doppiato, e Schumacher. Sembra tutto finito per Mika, destinato al secondo ritiro consecutivo per guasti meccanici.



Poi però, in uscita dalla Descida do Lago, la Mp4/14 del campione in carica riprende velocità, scongiurando almeno per ora il ritiro. Il finlandese ha tuttavia perso la testa della corsa, che senza questo piccolo inconveniente - legato secondo indiscrezioni dai box al sistema idraulico - avrebbe potuto amministrare fino alla fine senza troppi patemi. Invece, adesso, Hakkinen è terzo, dietro il nuovo leader Barrichello e Michael Schumacher, con Coulthard di mezzo poco restio a lasciare strada libera al ferrarista.



Dopo l’entusiasmante terza posizione ottenuta al sabato, Barrichello manda in visibilio i tifosi di casa, soprattutto perché, sfruttando le gomme morbide montate sulla Stewart, Rubens è in grado di mantenere il gap su Schumacher costantemente sui tre secondi.


Hakkinen nel frattempo ha ripreso con facilità il contatto con Schumacher, ma superarlo appare tutt’altro che semplice; a dimostrarlo il fatto che il finlandese non si renda mai pericoloso, e più di una volta debba allontanarsi dal retrotreno della F399 per gestire le alte temperature.


Coulthard arriva persino a far registrare il giro veloce della gara, in 1'19"310, ma dopo quindici giri circa, i commissari gli sventolano le bandiere blu, e alla fine deve rassegnarsi a dare strada ai duellanti dietro di lui, coi quali oggi sperava di potersi giocare la vittoria.


L’azione non manca di certo a ridosso della zona punti, dove Jean Alesi passa Ralf Schumacher per la nona posizione, mentre Damon Hill deve ritirarsi in seguito ad un contatto con Alexander Wurz, che prova un attacco alla prima curva ai danni del britannico, il quale come in Australia, finisce in anticipo la gara per un incidente causato da altri (in quell’occasione fu Jarno Trulli a speronarlo).



Dopo il contatto, Wurz finisce lungo, e in questo modo, dopo aver superato Ralf Schumacher, Alesi guadagna altre due posizioni e sale in settima. Poco dopo però, giunge Johnny Herbert, in dovere di mettersi in mostra per non sfigurare nel confronto col compagno di squadra Barrichello; il britannico scavalca Alesi e sale in settima posizione, con ottime possibilità di andare a punti, se non fosse che un problema idraulico lo mette fuori dai giochi, condannandolo al secondo ritiro consecutivo.


Viene invece inflitto uno stop&go per partenza anticipata ad Olivier Panis, per aver anticipato la partenza. Un danno enorme per il francese della Prost, essendo la pit-lane tra le più lunghe in calendario (sono necessari circa trenta secondi per attraversarla con il limitatore).



Con l’uscita prematura di Herbert, prosegue senza intoppi la risalita di Jean Alesi, che sale addirittura in quinta posizione dopo aver avuto la meglio prima su Frentzen e poi su Fisichella. Non contento, il francese inizia a ridurre il gap che lo separa da Eddie Irvine, in quarta posizione e lontano dai tempi dei piloti che lo precedono.


La giornata storta di Coulthard raggiunge il culmine quando il pilota scozzese è autore di un testacoda mentre osservava da vicino un tentativo di Hakkinen di superare Schumacher, in seguito ad un doppiaggio complicato per il ferrarista. Dopodiché, il numero due della scuderia di Woking torna ai box: lo scozzese sembra voler decretare il ritiro, ma il team gli comunica di tornare in pista, stavolta con quattro giri di ritardo dal leader. Al ventiseiesimo giro infine, ferma la sua vettura al lato, e questa volta il ritiro è ufficiale.


Un inizio di campionato a dir poco frustrante per Coulthard, che non riesce, a causa della fragilità della sua McLaren, a far valere la sua voglia di rivalsa dopo la netta sconfitta subìta nel 1998. Dopo due gare i punti in classifica per lui sono zero.



Un giro dopo il ritiro di Coulthard, rientra ai box Jean Alesi, che vanifica gli sforzi compiuti per raggiungere la quinta posizione facendo spegnere il motore mentre si appresta a ripartire dopo la sua sosta. Poco importa, perché non passa molto tempo che un guasto al cambio estromette definitivamente l’ex ferrarista dalla corsa.


Al ventottesimo giro, il leader della gara Rubens Barrichello effettua la prima delle due soste programmate. Dopo un pit-stop di 8.8 secondi, l’idolo di casa rientra in pista al quarto posto, dietro Irvine, a ventotto secondi da Schumacher e Hakkinen, la cui lotta è ora valevole per la testa della corsa. Hakkinen tenta di sfruttare a suo vantaggio i tanti doppiaggi che i due incontrano sulla loro strada, ma Schumacher non si scompone e non offre alcuna chance all’avversario, aiutato da una ottima trazione in uscita dalle curve della F399.


Al trentaduesimo dei settantadue giri previsti finisce la gara del francese Stéphane Sarrazin, sostituto dell’infortunato Luca Badoer al volante della Minardi. Il collaudatore della Prost impatta con violenza contro le barriere in uscita dall’ultima curva. La Minardi ne esce distrutta, ma termina la sua corsa al lato della pista, pertanto la direzione gara non ritiene necessario l’ingresso della Safety Car.



È la trentacinquesima tornata e Rubens Barrichello, con gomme morbide nuove, si avvicina alla Ferrari di Irvine, e sfruttando tutta la scia sul lungo rettilineo principale, alla prima staccata non lascia la possibilità di difendersi al nord-irlandese, e lo sorpassa.


Il trentottesimo giro è il momento cruciale della gara.


Michael Schumacher effettua il suo primo ed unico pit-stop, e torna in pista secondo, davanti a Barrichello, a dimostrazione che la strategia a due soste non ha portato i frutti sperati. Hakkinen resta in pista tentando un overcut, conscio di dover compiere dei giri perfetti per rimanere davanti al tedesco una volta effettuata la sua di sosta. Il finlandese incontra qualche doppiaggio di troppo, nello specifico quello di Alex Zanardi, ma nonostante ciò gira su tempi molto più rapidi di Schumacher.


Dopo tre giri da qualifica, Hakkinen viene richiamato ai box.


La sosta dura 9.1 secondi.


Quella di Schumacher era stata un secondo più lento.


In uscita dalla pit-lane, per Schumacher non c’è scampo: Hakkinen torna ad essere leader della corsa, dopo che l’inconveniente alla sua McLaren lo aveva relegato in terza posizione. Il ferrarista paga tre secondi dal pilota finlandese, e nulla lascia presupporre che possa essere in grado di ridurre il distacco.



Schumacher non deve nemmeno preoccuparsi di guardarsi negli specchietti, perché al quarantaduesimo giro il motore Ford della Stewart tradisce il povero Barrichello, che deve dire addio alla possibilità di salutare i suoi tifosi dal terzo gradino del podio.


La sua prestazione comunque, resta gigantesca.



Come a Melbourne, il numero di ritiri rimane decisamente elevato, a dimostrazione che il mese di sosta non ha portato ai miglioramenti che i team speravano. Dice addio ad un piazzamento a punti Fisichella, per un problema alla frizione; conclude un’altra gara anonima Alex Zanardi, fermato dal cambio; e tra i tanti, si ferma anche Jacques Villeneuve, risalito dall’ultima alla settima posizione prima che una noia idraulica estrometta anche lui dalla corsa.


Non sarà sui tempi di Hakkinen, ma Schumacher evidenzia comunque un passo gara che è nettamente superiore al compagno di squadra e al resto della concorrenza, a riprova che a Melbourne, senza i guai che hanno afflitto i due contendenti designati alla lotta per il titolo, sarebbe stata tutta un’altra gara.


Le ultime battute del Gran Premio riservano poche sorprese, con il solo Irvine che effettua un pit-stop non programmato e, perdendo anche tempo nel ripartire dalla piazzola di sosta, ritorna in gara in quinta posizione, dietro Frentzen, terzo, e Ralf Schumacher, quarto, distante dieci secondi.


Il leader del mondiale riprende velocemente il pilota della Williams, ma non è in grado di portare l’attacco per risalire quantomeno in quarta posizione.


Hakkinen gestisce con estrema tranquillità la prima posizione, si concede il lusso di fare il giro veloce alla penultima tornata, in 1'18"448, e alla fine del settantaduesimo e ultimo giro, festeggia la sua decima vittoria in carriera.



Michael Schumacher conquista i primi punti in campionato, giungendo sul traguardo a cinque secondi dalla McLaren-Mercedes.


Frentzen si ritira all’ultimo giro per un problema di pressione del carburante, ma conserva ugualmente la terza posizione, essendo l’unico insieme a Schumacher a non essere stato doppiato.



Ralf Schumacher conclude quarto davanti a Irvine e, a sorpresa, Olivier Panis, il quale non conquistava punti dal Gran Premio del Lussemburgo 1997. Un risultato che è reso ancora più apprezzabile se si pensa alla penalità che il francese ha dovuto scontare per il jump start, anche se vi è da ammettere che i tanti ritiri, indubbiamente, hanno fatto la loro parte.


Sul podio, Hakkinen riceve il trofeo del vincitore dalle mani di Viviane Senna, la quale non viene risparmiata dal bagno di champagne del campione in carica. Stesso dicasi per Frentzen, sfinito a fine gara al punto da sedersi sul podio dopo aver ricevuto il trofeo.



Il tedesco viene subito preso di mira da Hakkinen e Schumacher, che lo inondano di champagne. Per l’ex Williams si tratta del secondo podio di fila, un ottimo inizio per lui al volante della Jordan:


"Avevo dei crampi terribili alle spalle colpa delle cinture troppo strette. E poi in gara avevo avuto problemi respiratori, per via dei fumi della macchina di Fisichella".


Queste le parole del nativo di Moenchengladbach, che ammette di aver temuto per la terza posizione dopo il problema occorso alla sua Jordan negli ultimi metri:


"Ero nel panico. Per fortuna Hakkinen ha chiuso in fretta la gara".


Il finlandese, che con quel brivido durante i primi giri pensava già al secondo ritiro di fila:


"Quando ho visto Barrichello e Schumacher che mi superavano, mi è crollato il mondo addosso. Ho pensato: la mia gara è finita. Non c'è più nulla da fare. Mi si era bloccato il cambio all'uscita dalla curva, ero in pieno rettilineo, non riuscivo a inserire la marcia più alta. Sono stati attimi di terrore. Poi, come d'incanto, il cambio ha ripreso a funzionare, e non mi ha creato più problemi".


"E’ stato un successo di strategia. Abbiamo aspettato a rientrare per il cambio delle gomme, abbiamo deciso di farlo dopo Schumacher. E' stata una scelta vincente, perché io, in quei pochi giri senza Ferrari davanti, ho tirato come un matto, nonostante ci fosse un po' di traffico. Lì abbiamo preso una parte del margine, il resto lo ha fatto il team, con una sosta ai box di un secondo inferiore a Schumacher. Sono rientrato in testa e non c'è stata più storia".


"Ammetto di essere stato fortunato, nella mia carriera non mi era mai capitato un problema simile al cambio e di solito, quando ti accade una cosa del genere, ti saltano almeno due marce. Però mi sono anche meritato questa buona sorte. Avrei potuto superare Schumacher in almeno due occasioni, ma ho preferito non correre rischi. Sul piano mentale sono stato perfetto. E ora si va avanti, nei prossimi test aumenteremo la velocità e miglioreremo l'affidabilità, proseguiremo nei progressi iniziati dopo l'Australia. La cosa che più mi rende felice è l'assetto, la macchina ha grande stabilità e riusciamo sempre a trovare cose nuove che ne aumentano la competitività".


"Avevo detto che questa gara sarebbe stata una lotteria. Per fortuna non si sono registrati incidenti, ma diverse curve sono pericolose e l'asfalto molto scivoloso. Sono stanco, ma sono molto felice. E a Imola dobbiamo cercare di guadagnare altri punti importanti per andare in testa alla classifica".


Conclude Hakkinen, che con questa vittoria sale in seconda posizione in graduatoria, a due punti di distacco da Irvine, che con il quinto posto ottenuto, conserva la leadership della classifica piloti.


È ancora a quota zero, invece, David Coulthard, che proprio non trova pace per come sono andate le cose:


"E' frustante essere ancora a zero dopo due gare, sapendo di avere in mano una macchina fantastica, capace di dare un secondo al giro alla Ferrari in qualifica, e di poter stare tranquillamente davanti a tutti gli avversari in gara. Per me è un momento pessimo. Sei alla partenza, in prima fila, provi ad accelerare e il motore si spegne. Mi dicono che sia un problema elettronico che ha investito il selettore delle marce, speriamo di poterlo risolvere in fretta, perché a Imola vorrei essere io a salire sul gradino più alto del podio. Sono rientrato in pista, pur sapendo che ormai la mia gara era compromessa, per aiutare il team, per capire se attraverso i dati si riusciva ad individuare l'inconveniente. La cosa curiosa è che per un po' tutto andava bene, poi sono ricominciate le difficoltà".


Il responsabile corse Mercedes, Norbert Haug, conferma la teoria esposta da Coulthard riguardo al problema avuto al via, uno dei tanti che la scuderia anglo-tedesca sta fronteggiando in questo inizio di stagione. Per questo:


"Si deve gioire, ma senza esagerare. C'è qualcosa che ci preoccupa, è andata meglio che a Melbourne per l'affidabilità, ma non è stato bello vedere Coulthard fermo sulla griglia di partenza e Hakkinen rallentato da problemi al cambio. Abbiamo avuto paura. Per un attimo ho temuto che non avremmo portato a casa niente. L'anno scorso molti Gran Premi erano rilassanti, partivamo in testa e non ci prendevano più, adesso la lotta è molto più serrata. La Ferrari, almeno in gara, è molto più vicina di quanto Schumacher voglia far credere".


In casa Ferrari, Michael Schumacher, ora quinto in campionato a quota sei punti, giusto dietro suo fratello che ne ha sette, confessa di aver creduto di poter vincere la gara dopo essersi trovato in testa:


"Fino a poche ore prima del Gran Premio ero molto pessimista, perché il risultato di sabato mi aveva scoraggiato e mi bruciava. Quando ero in testa, e sono rientrato ai box, ho pensato di potercela fare. Invece Hakkinen è stato bravissimo. Ha tirato fortissimo per alcuni giri, e quando è ripartito dal pit-stop in testa c'era lui. E' stato molto bravo. A quel punto non potevo più fare nulla, non mi rimaneva che amministrare bene il resto della gara. Ma il secondo posto mi va benissimo. Prima del via il massimo che speravo di ottenere era un terzo posto, ma poteva essere anche un quarto o un quinto. Va benissimo così. La macchina c'è, e con i lavori che abbiamo in programma, oggi mi sento di dire che a Imola le posizioni potranno invertirsi. Adesso non sono più preoccupato per il futuro, credo in questa macchina, credo nel lavoro di sviluppo che possiamo fare".


"Ci credo".


"L'anno scorso di questi tempi eravamo in ben altra situazione".


L’uscita di scena prematura di Coulthard è stata ovviamente una manna dal cielo per la Ferrari:


"Ad essere onesti, devo dire che in quel momento sono stato contento. In fondo era un regalo insperato, ti ritrovi un po' più avanti e questo poi può tornare comodo. Non è che per principio mi faccia piacere vedere uno che si ferma davanti a me, però, in fondo, in certi momenti sono cose che possono far comodo. Ecco appunto, un regalo. Però, dopo a mente fredda vedi le cose in modo diverso. Nel senso che non bisogna sperare che uno si fermi per andare avanti. Bisogna poterci andare con le proprie forze, con i propri mezzi, da soli, senza fare affidamento sugli errori altrui".


Se in qualifica la F399 si becca un secondo, a detta di Schumacher il distacco si assottiglia in gara:


"Secondo me in questo momento tra noi e la McLaren il distacco reale è di quattro decimi di secondo, forse in certe circostanze cinque, ma insomma siamo competitivi. E questo è un distacco che si può colmare. Abbiamo bisogno di tante piccole cose. La macchina è buona, il motore va benissimo. L'aerodinamica, quella sì: lì dobbiamo lavorare, ma erano già previsti degli step di avanzamento, delle migliorie già studiate in galleria. Non si improvvisa da un giorno all'altro secondo i risultati in pista. Sono convinto che con le prove che faremo a Fiorano, e la settimana prossima a Jerez, questi miglioramenti arriveranno. In certe curve la vettura salta ancora molto, si scompone. In gara andava già molto meglio di sabato, tanto per dire".


Un gap, quello dalla McLaren, che si è ridotto da un giorno all’altro soprattutto per le modifiche apportate sulla vettura dopo le qualifiche:


"Nel pomeriggio e nella notte di sabato abbiamo fatto delle modifiche che ci facevano sperare in un miglioramento. E così è stato, perché domenica mattina nel warm-up era tutta un' altra musica. Mi era tornato il sorriso. Questo non è merito mio, ma dei tecnici e della squadra che ha saputo fare le cose giuste".


A dispetto della tanto chiacchierata superiorità della McLaren tuttavia, la Ferrari è in testa al Mondiale Costruttori, a quota 18 punti, a +8 su McLaren e Jordan:


"Io ho sei punti, Hakkinen dieci. Adesso andremo a Imola con la Ferrari in testa al Mondiale costruttori e siamo appena alla terza gara: è tutto molto diverso da un anno fa. A Imola potrei andare anche davanti ad Hakkinen nel punteggio, ma anche noi dobbiamo stare attenti all'affidabilità: i problemi che ha avuto Irvine non ce li aspettavamo, e dimostrano che bisogna sempre curare tutto. Ma sono tutte cose che possiamo fare. Ecco, ora il problema immediato è recuperare quei quattro decimi. Mi sembra che abbiamo una squadra che sa lavorare bene. Questo 1999 lo vedo positivo, anche per un altro motivo: è vero che abbiamo qualche problema, ma anche gli altri...".



Aveva capitalizzato alla grande le vicissitudini di chi è solitamente più veloce di lui in Australia, ma in Brasile si sono visti di nuovo i veri valori in campo. Doppiato e distante anni luce dal compagno di squadra. Eddie Irvine, in ogni caso, è ancora leader del campionato. Inoltre, senza il pit-stop aggiuntivo, il terzo gradino sul podio sarebbe stato suo:


"L'impianto delle valvole pneumatiche del motore ha bisogno di un serbatoio di aria per funzionare, e per una ragione che dobbiamo ancora scoprire, questa aria usciva da qualche parte. Insomma a un certo punto ero quasi senza aria, e sono rientrato ai box per questo inatteso tipo di rifornimento che non si fa mai durante la gara. Questo vuol dire che anche noi dobbiamo stare attenti con l'affidabilità. Per il resto la macchina ha avuto un sacco di problemi fin dall'inizio della corsa con l'ala, con le gomme, con il retrotreno che sbandava".


"Dovremo lavorare per recuperare anche trazione, perché in certe curve le cose andavano proprio male".


Nel finale, l’assalto alla quarta posizione di Ralf Schumacher, concluso senza mai aver tentato il sorpasso:


"Volevo provarci e aspettavo solo il momento giusto, ma quando è arrivato lui ha sbandato e io per poco non l'ho tamponato. Poi non c'è stato più il momento buono. La gara era ormai finita. Peccato davvero, mi sarebbe piaciuto salire sul podio. Sarei arrivato a Imola con qualche punto in più".


Per il Gran Premio di San Marino bisognerà attendere altre tre settimane, durante le quali la Ferrari avrà a disposizione alcune sessioni di test per trovare quei famosi quattro decimi a cui faceva riferimento Schumacher. La McLaren, invece, dovrà lavorare intensamente per ovviare alla fragilità di una macchina altrimenti ancora imbattibile.


Davide Scotto di Vetta

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